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Spacciatori con il reddito di cittadinanza, arresti in Calabria

Ilmessaggero.it - 5 ur 17 min ago
Era la «signora della Ciampa» Caterina Butruce, 50 anni, che dal carcere gestiva il traffico di droga all'interno del quartiere popolare «Ciampa di cavallo» a Lamezia...
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La Sapienza, studente entra nell'Aula professori occupata e viene allontanato: «Sei leghista, via di qui»

Ilmessaggero.it - 5 ur 17 min ago
Allontanato dall'aula professori occupata, all'interno della facoltà di Scienze Politiche, alla Sapienza, perché ?leghista? e, quindi, "fascista". La...
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Così il M5s si condanna all’impotenza

Il Fatto Quotidiano - 5 ur 18 min ago

Se Matteo Renzi è l’anello sommamente infido nella catena di contenimento del sovranismo/suprematismo montante – in altre parole l’ondata ultrareazionaria (fetido mix di xenofobia, fondamentalismo cattolico, omofobia, patriarcato, misoginia e chi più ne ha più ne metta) che sta travolgendo l’equilibrio democratico costituzionale dell’Italia – il M5S risulta a tutta evidenza quello più fragile e cedente.

Come rivela il fatto che dalle parti di Luigi Di Maio e compagni stia prevalendo una corsa all’intransigenza verbale, destinata esclusivamente a uso interno al Movimento: chetare i risentimenti di talebani alla ricerca di antiche purezze e le frustrazioni alla Barbara Lezzi per mancate riconferme ministeriali.

Insomma, uno spirito di bottega che non riesce a vedere oltre la punta del proprio naso e – rinunciando a ragionare politicamente – si condanna all’impotenza davanti al crollo verticale dei consensi evidenziato dalle ultime consultazioni elettorali; la priorità molto problematica di tenersi stretta la propria base attraverso irrigidimenti di principio, che si traducono nel solo progetto statico di tamponare in qualche modo l’emorragia di consensi nella fascia dei militanti e di quella parte del corpo elettorale che – illusoriamente – si riteneva fidelizzato. Ad esempio, perdendo tempo a mostrarsi irremovibili sugli “scudi vai e vieni” per Arcelor Mittal in Ilva.

Un falso problema, quando i “prenditori” (tipo “prendi i soldi e scappa”) venuti dall’India coltivano ben altri retro-pensieri nel loro precipitoso sbaraccamento da Taranto e Cornigliano: salvare il salvabile del loro impero transnazionale nell’ormai evidente crollo verticale della domanda siderurgica mondiale. L’ennesimo flop della succitata intransigenza labiale dopo Tav, Tap, Autostrade, eccetera. Moltiplicato nel suo effetto screditante dall’andamento ormai ripetitivo.

Venendo ad oggi, un dopo regionali umbre che ha ulteriormente devastato la psiche collettiva a Cinquestelle. Senza tenere conto dei limiti evidenti di quel primo esperimento unitario: l’improvvisazione e le successive maldestraggini gestionali e comunicative, a tutto vantaggio della banda di Matteo Salvini. Per non parlare dell’imbarazzante improbabilità del candidato posto alla guida della cordata: il pallido albergatore Umberto Bianconi, dal profilo politico più che abbastanza disomogeneo rispetto ai promotori giallorossi. Visto che – guarda caso – nelle precedenti elezioni si era impegnato a sostenere le liste destrorse di Forza Italia. All’insaputa di chi lo aveva ingaggiato a fare da uomo-immagine dell’operazione?

Andata come è andata (come non poteva che andare), ora il risultato umbro sembra trasformarsi anzitempo nella pietra tombale di qualsivoglia possibile collaborazione sul territorio tra partner di governo; magari tradotta in qualche forma di desistenza, come modo furbetto per non parlare di fuga. L’ipotesi di cancellazione della propria presenza ai prossimi appuntamenti del voto; che – come minimo – in Emilia favorirà l’attrazione dell’elettorato 5S da parte della candidata leghista. L’ex sottosegretario alla cultura Lucia Borgonzoni; ossia quella che si vantava di non leggere libri.

Ben triste fine per il disegno di un fronte comune contro l’avanzata arrembante dei vessilli dell’imbarbarimento: i truci labari sventolati dalla primordiale Giorgia Meloni con il cavaliere del caos Matteo Salvini, seguiti da Silvio Berlusconi, pronto a ingurgitare qualunque cosa pur di non essere tagliato fuori.

Anche se viene quasi da ridere (per non piangere) al pensiero che i difensori della nuova Vienna assediata dai turchi, di cui il comandante Di Maio si appresta ad abbandonare gli spalti, sono le ombre diafane di Nicola Zingaretti e Roberto Speranza. Non certo impavidi e vigorosi condottieri alla Eugenio di Savoia o Giovanni Sobieski.

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Il 14 novembre è la giornata mondiale del diabete. Un male che colpisce anche la sfera sessuale

Il Fatto Quotidiano - 5 ur 18 min ago

Oggi, giovedì 14 novembre 2019, si celebra la giornata mondiale del diabete, istituita dall’International diabetes federation (Idf) e dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) nel 1991. A questa giornata è stata data l’importante responsabilità di sensibilizzare le persone verso una patologia molto diffusa nel nostro paese: i dati Istat risalenti al 2016 infatti possono confermare che la prevalenza del diabete mellito è pari al 5,3%, ovvero 3 milioni di italiani.

Ricordiamo brevemente che il diabete mellito è una patologia caratterizzata da un difetto nella produzione o funzionalità dell’insulina che determina un aumento della concentrazione di glucosio nel sangue. Dettagliatamente, quello che accade potrebbe riguardare o una mancanza di risposta all’insulina da parte delle cellule dell’organismo, o una carenza nella produzione di insulina da parte del pancreas. L’insulina è fondamentale per la nostra sopravvivenza poiché è grazie a questa che il glucosio, che assimiliamo tramite il cibo, si trasforma in “carburante” per i muscoli e gli organi.

L’Oms ha effettuato una classificazione della patologia, identificandone due forme più comuni, il diabete mellito di tipo 1 e il diabete mellito di tipo 2, aggiungendo poi il diabete gestazionale o gravidico e un altro gruppo eterogeneo che riguarda forme più rare. Le due forme più frequenti, il diabete mellito di tipo 1 (che riguarda circa il 10% dei casi), e il diabete mellito di tipo 2 (che riguarda circa il 90% dei casi) si differenziano in base all’eziopatogenesi, all’età di insorgenza, alla sintomatologia di esordio, alle strategie terapeutiche e alla possibilità di prevenzione primaria.

Dopo alcuni anni il diabete mellito può comportare anche delle problematiche della sfera sessuale, le cui cause derivano sia dalla condizione fisiologica alterata, sia dalle ricadute psicologiche legate alla patologia. Infatti le persone che scoprono di essere ammalate possono sviluppare un vissuto di ansia, fragilità e tristezza in relazione alla condizione di malattia cronica.

Per quanto riguarda la popolazione diabetica maschile, la disfunzione erettile (De) risulta essere la problematica sessuale più comune che assume particolare importanza poiché è considerata un campanello d’allarme per patologie cardiovascolari. Date le numerose evidenze empiriche della relazione fra De e patologie cardiovascolari, è importante che questa sintomatologia sessuale non venga sottostimata. Infatti, la terapia di un paziente diabetico che lamenta De deve avere come primo approccio lo stretto controllo della patologia e delle sue complicanze. Fra le altre problematiche sessuali maschili è possibile riscontrare alterazione del riflesso eiaculatorio e disturbo del desiderio sessuale ipoattivo.

Nella popolazione femminile i disagi sessuali riguardano il disturbo del desiderio sessuale ipoattivo, la ridotta lubrificazione vaginale e il dolore durante la penetrazione. È possibile rilevare un abbassamento del desiderio sessuale soprattutto durante i sintomi d’esordio della patologia, in particolare in associazione alle sensazioni di stanchezza e apatia, collegate a un basso controllo glicemico.

Per quanto riguarda la mancata lubrificazione, essa sembra essere la conseguenza dello scarso affluire del sangue nella vagina, oltre alla presenza di bassi livelli di estrogeni nella donna diabetica. In riferimento al dolore vaginale invece, la causa potrebbe essere la presenza di infezioni vaginali dovute allo scarso controllo glicemico, le quali possono provocare dolore durante la penetrazione e quindi difficoltà nel rapporto.

Concludendo, possiamo affermare che è di fondamentale importanza non trascurare le sintomatologie sessuali delle persone affette da diabete mellito. L’attenzione alla sessualità dei diabetici può aiutare non solamente nella formulazione di diagnosi di patologie anch’esse gravi (come nel caso delle malattie cardiovascolari negli uomini con la De), ma anche a fornire un supporto psicologico che possa garantire un maggiore benessere nell’intimità della persona.

Le problematiche psichiche, che sorgono in conseguenza di un disagio sessuale di origine organica, possono essere alleviate con l’aiuto di un esperto del settore che può lavorare con il paziente che presenta il problema o prendere in carico la coppia, per migliorarne l’intimità e quindi anche il benessere generale.

Si ringrazia per la collaborazione la dr.ssa Martina di Juvalta

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L'umiliazione di Sinigaglia per tenere in casa una radio

La Stampa - 5 ur 19 min ago

TORINO. La carta bollata è ingiallita, il fascicolo azzurrino che la contiene è punteggiato di macchie di vecchiaia. Il loro posto è nel faldone 0001783 - scaffale 1, Arch ... [Continua a leggere sul sito.]

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Il Mise stila l’elenco degli Innovation Manager. Ma la vera impresa è orientarsi nella burocrazia

Il Fatto Quotidiano - 5 ur 21 min ago

Inaugurata una nuova procedura del Sistema Italia, destinata proprio a chi dovrebbe occuparsi di innovazione digitale, con la “I” maiuscola, quella di Innovation Manager, le nuove figure “riconosciute” dal Mise per permettere alle imprese italiane di ottenere dei voucher finalizzati allo sviluppo di progetti innovativi. Ed ecco subito venire a galla i risvolti tragicomici di un iter – ça va sans dire – altamente burocratizzato. Com’è noto, il Mise ha provveduto, previa procedura di iscrizione dei professionisti, a predisporre un elenco pubblico dei manager dell’innovazione, utile ai fini dell’avvio delle istanze da parte delle imprese.

Sì, innovare…

In pratica, questo elenco è nato per favorire l’incontro tra domanda e offerta ai fini dell’ottenimento dei voucher per l’innovazione e per tale motivo il Mise ha sviluppato una vera e propria piattaforma informatica rendendo disponibile un servizio pubblico in un contesto privatistico tra professionisti e aziende interessate a finanziare propri progetti innovativi.

Domanda numero 1: ben inteso che in questo Paese i finanziamenti a favore dell’innovazione digitale sono sempre da salutare con favore, qualcuno ci potrebbe spiegare perché si sia reso necessario, al fine di concedere a imprese finanziamenti a progetti di innovazione digitale, investire tempo e risorse nella predisposizione di un elenco pubblico di manager che si auto-qualificano tali (senza alcuna verifica preliminare o selezione da parte del Mise)?

Per semplificare la scelta del proprio manager qualificato da parte delle imprese che richiedono i voucher, probabilmente. Mi sia consentito, però, di obiettare che in ogni caso l’impresa avrebbe potuto scegliere tranquillamente un manager qualificato in grado di assisterla per portar avanti i progetti di innovazione digitale, senza doverlo ricercare in un elenco pubblico predisposto solo per questa occasione. E risulta forse ancora più surreale, inoltre, che l’ingaggio di uno di tali manager auto-qualificati sia imposto alle aziende come condizione necessaria per l’ottenimento di questi voucher, con buona pace della tutela della libera concorrenza nel settore dei professionisti che si occupano di innovazione!

Esistono già infatti metodi di qualificazione oggettivi delle professionalità, accertabili, come le iscrizioni in albi o elenchi ufficiali, oppure metodi “alternativi” di qualificazione delle competenze secondo la Legge 4/2013 sulle professioni non ordinistiche (peraltro portati avanti con attenzione dallo stesso Mise). E qui scatta la domanda numero 2: a che serve un (burocratico) elenco se non seleziona nulla e non è in grado di qualificare in modo serio i soggetti che sono inseriti nello stesso?

… evitando le buche più dure!

Pur con tutte le obiezioni del caso (non sarebbe stato forse più appropriato sviluppare un iter rigoroso per ottenere finanziamenti su progetti innovativi, valutabili con parametri oggettivi?) l’elenco ormai è fatto e se, come disse qualcuno, “L’Italia è fatta, ora facciamo gli italiani!”, non ci resta che elencare questi manager, magari prestando una certa attenzione ai criteri di pubblicazione adottati. E il Mise – va riferito – ha provveduto con chiarezza e in modo trasparente a precisare le finalità e le modalità di trattamento proprie della sua piattaforma, sebbene, per certi aspetti, l’informativa risulti eccessivamente generica nella sua impostazione (mancano, ad esempio, i dati riferiti al Dpo, obbligatori ex art. 13 del Gdpr).

Se, spesso, la questione sul corretto trattamento dei dati personali tende a passare in secondo piano, questa volta, complice anche il riferimento ai manager dell’innovazione, le ragioni legate alla “privacy” sono state al centro del dibattito e il Mise è stato a un passo dall’essere “condannato al rogo per la pubblicazione “in chiaro” dei dati personali di oltre 9mila professionisti.

Vero, in una prima fase sono state compiute diverse “leggerezze” da parte del Ministero, presumibilmente dovute a una certa fretta nell’applicazione del principio di minimizzazione dei dati personali (sono comparsi in chiaro dati probabilmente non indispensabili rispetto alle finalità di pubblicazione dell’elenco, come ad esempio i numeri di cellulare). Tuttavia, credo sia corretto sottolinearlo, è innegabile che sia stata assicurata la trasparenza informativa in favore degli interessati, i quali consapevoli della finalità di pubblicazione di tali dati ben avrebbero potuto gestire con attenzione le informazioni da inserire nel Cv. Non poteva di certo spettare al Mise stabilire lo stralcio o l’oscuramento di dati dal Cv perché superfluo o non necessario.

In proposito è opportuno chiarire che, rispetto al proprio Cv, è il professionista (a maggior ragione un manager dell’innovazione digitale che ben dovrebbe conoscere finalità e modalità delle procedure on line) ad assumersi le dirette responsabilità del contenuto presente nello stesso o delle informazioni fornite al Mise durante le procedura di avvio della domanda di iscrizione all’elenco.

Senza per questo cadere nelle tue paure!

Terza e ultima domanda: ma davvero ci stiamo indignando per qualche dettaglio mancante sull’informativa resa dal Ministero quando sistematicamente e spensieratamente cediamo sui social fette intere della nostra esistenza digitale a player privati che poi li distribuiscono a partner commerciali e politici, orientando sistematicamente i nostri comportamenti?

Forse abbiamo argomenti ben più importanti di cui occuparci.

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Clima, la perdita di biodiversità costa. Ecco perché abbiamo lanciato un decalogo

Il Fatto Quotidiano - 5 ur 22 min ago

Un milione di specie animali a rischio e la perdita di biodiversità costa più di una volta e mezza il Pil globale, per una cifra che arriva a 145mila miliardi di dollari l’anno. Questi alcuni dei dati raccontati da Sir Robert Watson, esperto internazionale di tematiche ambientali e direttore del Tyndall Centre for Climate Change Research, a Roma per la 32esima Peccei Lecture organizzata da Wwf Italia, Club di Roma e Fondazione Aurelio Peccei, con il sostegno di Novamont.

“I cambiamenti climatici e la perdita di biodiversità si devono affrontare insieme e ora” dice Watson, spiegando come l’uomo sia colpevole di aver “trasformato il 75% della superficie delle terre emerse, provocato impatti cumulativi per il 66% degli oceani e distrutto l’80% delle zone umide”. La sfida più grande è proprio fare vivere l’uomo in armonia con la natura e per renderlo possibile serve “una politica globale che permetta di integrare il capitale naturale nei sistemi di contabilità nazionale, applicare incentivi a produzioni e consumi sostenibili, oltre ad aumentare le aree protette”.

Oggi le #specie #animali e vegetali in pericolo sono circa un milione.
Cosa possiamo fare per invertire questa rotta e salvare il #futuro del nostro #Pianeta?
L’intervista di @AlePrampolini a Sir Robert Watson @TyndallCentre a #Roma per la @PecceiLecture #pecceilecture2019 pic.twitter.com/eCySr86VJA

— WWF Italia (@WWFitalia) 12 novembre 2019

Alla Peccei Lecture, moderata dal direttore scientifico del Wwf Italia Gianfranco Bologna, è seguito un confronto fra il ministro dell’Istruzione Lorenzo Fioramonti, Catia Bastioli di Novamont, il portavoce di Asvis Enrico Giovannini, il presidente della stazione zoologica A. Dohrn Roberto Danovaro, il direttore generale del Wwf Italia Gaetano Benedetto e il presidente della Fondazione Aurelio Peccei, Roberto Peccei. Per tutti il 2020 dovrà segnare una vera svolta per la salvaguardia della biodiversità.

“Il tasso di estinzione delle specie #animali e #vegetali è oggi a un livello che supera dalle decine alle centinaia di volte la media del livello di estinzione degli ultimi 10 milioni di anni” È iniziata la @PecceiLecture 2019 di sir #robertwatson #pecceilecture2019 pic.twitter.com/FNyPnSKkQ3

— WWF Italia (@WWFitalia) 12 novembre 2019

E per rendere possibile questo cambio di rotta anche in Italia, il Wwf ha lanciato il decalogo per un New Deal for People and Nature, col fine di arrestare la perdita di biodiversità e rendere operativi e concreti gli sforzi necessari per la strategia 2020-2030.

1. Biodiversità: si deve attuare un piano di azione per la conservazione della Natura, rafforzare il sistema delle aree protette e sviluppare un programma nazionale di restauro degli habitat degradati.

2. Clima e Energia: entro il 2030 si devono ridurre almeno del 55% delle emissioni e accelerare la giusta transizione verso un’economia totalmente decarbonizzata.

3. Governo dell’Ambiente: per gestire la conversione ecologica del sistema produttivo, si dovranno istituire un ministro per la Transizione ecologica e la Sostenibilità e un tavolo di confronto sulla giusta transizione presso la presidenza del Consiglio dei ministri.

4. Sviluppo sostenibile: il valore del capitale naturale deve essere integrato negli strumenti di programmazione economico-finanziaria delle imprese e dell’amministrazione pubblica, e calcolato nelle politiche settoriali a tutti i livelli, come proposto dal Comitato nazionale per il Capitale naturale.

5. Agricoltura: promuovere la transizione agroecologica delle filiere agricole.

6. Acque interne: Entro il 2027 va raggiunto l’obiettivo europeo del “buono stato ecologico” dei corpi idrici, aumentando almeno dal 20% al 50% la quota dei fondi nazionali per la riduzione del rischio idrogeologico.

7. Acque marine: gestire le risorse del mare con un approccio ecosistemico, che integri reti di aree marine protette e una gestione sostenibile delle attività di pesca.

8. Foreste: mantenere e incrementare la qualità degli ecosistemi forestali nazionali e i benefici che ne derivano.

9. Aree urbane: attuazione di una norma che stabilisca obiettivi nazionali e regionali per fermare il consumo di aree libere, incentivando una rigenerazione urbana che consideri il suolo bene comune e risorsa non rinnovabile.

10. Trasporti e infrastrutture: favorire le modalità di trasporto a basso consumo di suolo e low carbon con un Piano nazionale della mobilità aggiornato.

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Reggio Calabria, tra i container di banane nascosti 1200 kg di cocaina: sequestro record a Gioia Tauro

Il Fatto Quotidiano - 5 ur 25 min ago

Una tonnellata e 200 chili di cocaina purissima nascosta all’interno di un container di banane. Il porto di Gioia Tauro si conferma uno degli scali principali che la ‘ndrangheta utilizza per il traffico internazionale di sostanze stupefacenti. Il maxi-sequestro è avvenuto lunedì mattina quando i carabinieri di Reggio Calabria, assieme ai militari del Ros e alla guardia di finanza, hanno scoperto 1176 chili di cocaina occultata in 144 imballi celati in un container frigorifero adibito al trasporto di banane. Il carico, partito dal Sud America e sbarcato a Gioia Tauro, era diretto in Germania.

Non è escluso che la cocaina se non fosse stata scoperta, sarebbe stata recuperata da qualcuno all’interno del porto calabrese prima che il container ripartisse per il nord Europa. A quel punto gli uomini delle cosche l’avrebbero immessa nel mercato e la cocaina avrebbe fruttato oltre 250 milioni di euro ai trafficanti. All’operazione, coordinata dal procuratore di Reggio Calabria, Giovanni Bombardieri, hanno partecipato i funzionari dell’Europol e dell’Agenzia delle Dogane.

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Caso Avastin-Lucentis, dirigenti dell’Agenzia italiana del farmaco indagati dalla Corte dei Conti per danno erariale da 200 milioni

Il Fatto Quotidiano - 5 ur 35 min ago

Avrebbero imposto limitazioni alla prescrivibilità di un farmaco più economico, l’Avastin, per curare alcune malattie oculari. favorendo invece un altro medicinale, il Lucentis, che per ogni dose costava tra i 600 e i 730 euro in più. Con un danno per l’erario di 200 milioni, pari ai maggiori costi sostenuti dal Servizio sanitario nazionale. E’ l’accusa contestata ad alcuni membri dell’Aifa, l’Agenzia italiana del farmaco, tra cui dirigenti e componenti pro tempore della Commissione consultiva tecnico scientifica. La Guardia di Finanza sta notificando ai soggetti coinvolti nell’indagine della Corte dei Conti del Lazio un invito a dedurre.

Gli accertamenti svolti dai finanzieri del Nucleo di Polizia economico-finanziaria di Roma, coordinati dal procuratore regionale della Corte dei Conti Andrea Lupi e dal vice procuratore Massimo Perin, avrebbero consentito di accertare che i due farmaci erano equivalenti dal punto di vista terapeutico, come dimostrato da una serie di studi comparativi. Ma nonostante questo, il primo non è stato inserito tra i prodotti rimborsabili dal Servizio sanitario nazionale fino al 2014 e sono state imposte una serie di “ingiustificate limitazioni” al suo utilizzo almeno fino al 2017, causando un aggravio di spesa per lo Stato. Al totale di 200 milioni, dice la Gdf, si è arrivati calcolando la differenza di prezzo tra i farmaci – tra i 600 e i 730 euro per singola dose – in relazione al numero di trattamenti che sono stati effettuati con il Lucentis anziché con l’Avastin. I dirigenti dell’Aifa e i componenti della Commissione tecnico scientifica dell’Agenzia hanno ora 60 giorni di tempo per fornire la loro versione alla Corte dei Conti.

Sulla vendita dei due farmaci si è pronunciata in passato anche l’Autorità garante per la concorrenza ed il mercato: nel 2014 infatti l’Autority ha multato le due case farmaceutiche produttrici – Roche e Novartis – con una sanzione di oltre 180 milioni per aver creato una sorta di ‘cartello’, decidendo una differenziazione dei prodotti che in realtà era artificiosa. “I due gruppi si sono accordati illecitamente per ostacolare la diffusione dell’uso di un farmaco molto economico, Avastin, nella cura della più diffusa patologia della vista tra gli anziani e di altre gravi malattie oculistiche, a vantaggio di un prodotto molto più costoso, Lucentis, differenziando artificiosamente i due prodotti. Per il Sistema Sanitario Nazionale l’intesa ha comportato un esborso aggiuntivo stimato in oltre 45 milioni di euro nel solo 2012, con possibili maggiori costi futuri fino a oltre 600 milioni di euro l’anno” scriveva l’Authority nel 2014 aggiungendo: “le condotte delle imprese trovano la loro spiegazione economica nei rapporti tra i gruppi Roche e Novartis: Roche, infatti, ha interesse ad aumentare le vendite di Lucentis perché attraverso la sua controllata Genentech – che ha sviluppato entrambi i farmaci – ottiene su di esse rilevanti royalties da Novartis. Quest’ultima, dal canto suo, oltre a guadagnare dall’incremento delle vendite di Lucentis, detiene una rilevante partecipazione in Roche, superiore al 30%”. La sanzione dell’Antitrust è stata di recente confermata da una sentenza del Consiglio di Stato, che ha respinto il ricorso delle due aziende farmaceutiche condannandole anche al pagamento delle spese.

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Zaia: «Devastazione apocalittica» Brugnaro: «Documentate i danni»

Il Gazzettino.it - 5 ur 37 min ago
VENEZIA - Dopo il picco straordinario di marea da 187 centimetri che questa notte ha colpito Venezia, l'amministrazione comunale presenterà richiesta di stato di crisi alla Regione Veneto,...
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Suicidio sotto un treno a Francavilla: a giudizio il macchinista e due operatori

Ilmessaggero.it - 5 ur 37 min ago
Il gup del Tribunale di Chieti Andrea Di Berardino ha rinviato a giudizio Raffaele Doria, 38 anni, Giacomo Amoruso, 36 anni e Maurizio Zazzera, 46 anni tutti pugliesi, rispettivamente macchinista...
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Paura per i passeggeri a Sharm el-Sheikh: l’aereo prende fuoco sulla pista d’atterraggio. Il video

Il Fatto Quotidiano - 5 ur 39 min ago

Minuti di paura all’aeroporto di Sharm el-Sheikh, in Egitto, quando un velivolo della compagnia low cost ucraina SkyUp ha preso fuoco in pista. Come si vede dalle immagini, l’incendio è divampato dal carrello di sinistra del Boeing 737-800 e gli addetti alla sicurezza sono prontamente intervenuti. Nessun ferito tra i 189 passeggeri e i membri dell’equipaggio.

Video Twitter

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Tangenti Milano, il gip: “Comi è giovane ma ha non comune esperienza con schemi criminosi. Ha sfruttato ruolo pubblico per suoi interessi”

Il Fatto Quotidiano - 5 ur 56 min ago

“Nonostante la giovane età, Lara Comi ha mostrato nei fatti una non comune esperienza nel fare ricorso ai diversi, collaudati schemi criminosi volti a fornire una parvenza legale al pagamento di tangenti, alla sottrazione fraudolenta di risorse pubbliche e all’incameramento di finanziamento illeciti”. E’ scritto nell’ordinanza di custodia cautelare che ha portato l’ex europarlamentare di Forza Italia agli arresti domiciliari nel secondo filone dell’inchiesta milanese “Mensa dei poveri” su presunte mazzette e finanziamenti illeciti. Ai domiciliari anche Paolo Orrigoni, titolare della catena Tigros ed ex candidato al Comune di Varese per il centrodestra, mentre in carcere è finito Giuseppe Zingale, ex direttore generale della agenzia per il lavoro Afol. Per i magistrati i reati contestati agli indagati – tra cui truffa ai danni del parlamento europeo e finanziamento illecito – evidenziano “un quadro di grave allarme sociale“.

“Dall’esame degli elementi indiziari”, scrive ancora il gip di Milano Raffaella Mascarino nell’ordinanza chiesta dai pubblici ministeri Silvia Bonardi, Luigi Furno e Adriano Scudieri,”emerge la peculiare abilità che l’indagata Comi ha mostrato di aver acquisito nello sfruttare al meglio la sua rete di conoscenze al fine di trarre” dal ruolo pubblico “di cui era investita per espressione della volontà popolare il massimo vantaggio in termini economici e di ampliamento della propria sfera di visibilità”. Per l’ex eurodeputata la misura degli arresti domiciliari risulta idonea rispetto ai reati contestati, vista la “refrattarietà dimostrata dalla Comi in merito al rispetto delle regole“. Inoltre la Comi potrebbe ripetere le condotte che le vengono contestate “in una pluralità di scenari che non presuppongono necessariamente l’attuale copertura di una pubblica funzione”.

Comi, infatti, non è più parlamentare europeo, ma è “rappresentante legale delle associazioni” Siamo italiani, We Change, del Popolo della libertà coordinamento provinciale di Varese e presidente onorario dell’associazione Europe 4 you ed è “indiscutibile” che la sua “rete relazionale, trasversale fra alti livelli politici e imprenditoriali” può “costituire un utile ‘volano’ per ulteriori attività illecite“. In più, aggiunge il gip, Comi può “contare sulla sua visibilità politica“. Sempre il gip parla di “pianificazione” dei reati che le vengono contestati, dello “stabile legame” con Caianiello, della ricerca di Comi di “incarichi di sempre maggiore influenza e molto remunerativi”.

L’operazione è un nuovo filone della maxi indagine che il 7 maggio portò a 43 misure cautelari eseguite, tra gli altri, nei confronti dell’ex coordinatore di Forza Italia a Varese Nino Caianiello, del consigliere lombardo azzurro Fabio Altitonante e dell’allora candidato alle Europee e consigliere comunale in quota Fi Pietro Tatarella. Sono state proprio le dichiarazioni ai pm di Caianiello, presunto “burattinaio” del sistema e interrogato molte volte nei mesi scorsi, a confermare un quadro accusatorio già emerso dai primi racconti di imprenditori e indagati in Procura dopo il blitz.

Caianiello ha raccontato ai magistrati lo stratagemma escogitato con la Comi per intascare denaro: “Più volte avevo espresso alla Comi la necessità di trovare una modalità attraverso cui retrocedere delle somme in favore della mia persona, in ragione dei costi che la quotidiana attività politica mi comportava”, ha messo a verbale l’esponente di Forza Italia. Il passaggio riguarda la presunta truffa al Parlamento europeo – di cui è accusata, tra le altre cose, la Comi- attraverso uno “stratagemma”, gonfiare fino a 3mila euro al mese lo stipendio dell’addetto stampa dell’epoca dell’eurodeputata, rimborsato dall’Europarlamento, per poi girare 2mila euro a Caianiello. “Comi – ha spiegato Caianiello il 2 settembre – era recalcitrante a retrocedere una parte del suo stipendio per finanziare le strutture del partito di Forza Italia, anche in vista delle imminenti elezioni europee, escogitammo lo stratagemma di far maggiorare lo stipendio del giornalista Aliverti”.

Di fronte ai taccuini dei magistrati Caianiello è un fiume in piena e racconta della volta in cui la Comi gli chiese di intercedere per lei presso Maria Stella Gelmini: “Ricordo un episodio che si è verificato tra la fine del 2018 e gli inizia del 2019 presso la casa dell’onorevole Gelmini a Milano – ricorda l’ex coordinatore di Forza Italia – in particolare un incontro al quale partecipammo io, la Comi, Gelmini e Marco Bonometti, che conobbi in quell’occasione. In particolare la Comi voleva che io intercedessi in suo favore nei confronti della Gelmini per creare le condizioni di un sostegno in favore della sua candidatura. Allo stesso modo anche Bonometti nel corso di quella riunione si spese con la Gelmini in favore della Comi”.

L’esponente di Forza Italia sapeva di essere nel mirino degli inquirenti e di poter essere indagata. Così in una conversazione intercettata cerca di concordare versioni da fornire a giornalisti e magistrati. “Comunque oggi io dirò che non ho mai preso 17k (17mila euro, secondo l’accusa, ndr), non ho mai avuto consulenze con Afol né di società a me collegate che non esistono…”, dice rivolgendosi a Maria Teresa Bergamaschi.

All’amica con cui tesse affari nel gennaio scorso consiglia di utilizzare “Telegram che è più comodo” e consente la distruzione dei messaggi, a confermare la paura di essere intercettata. La Comi suggerisce anche di non rispondere a telefonate ‘sospette’: “Se dovessero chiamarti non rispondere né al telefono, né agli sms. Poi ti spiego”. Bergamaschi, avvocato e stretta collaboratrice dell’ex eurodeputata, mette a verbale in un interrogatorio del 14 maggio: “Il 15 dicembre 2018 mi arrivò un messaggio di Lara Comi (…) mi scriveva ‘Zingale vorrà un regalo di Natale‘”. E aggiunse : “Mi parlò della necessità di pagare in vista dell’estensione dell’incarico una cifra di 10mila euro a Zingale”.

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Conte in laguna, subito un vertice con Zaia e Brugnaro: «Situazione drammatica»

Il Gazzettino.it - 5 ur 57 min ago
VENEZIA Il premier Giuseppe Conte è giunto poco dopo le 18:30 a Venezia, dove aveva programmato una riunione tecnica dopo l'acqua alta di Venezia, nella Centrale operativa comunale....
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