Italija

Venezia allagata, il fantasma del Mose: costato 6 miliardi al palo da 5 anni

Ilmessaggero.it - 5 ur 58 min ago
Cinque miliardi e 493 milioni. Più del doppio di quanto destinato in Legge di bilancio al taglio del cuneo fiscale. È il costo finale del Mose, l'opera che dovrebbe salvare Venezia dall'acqua alta...
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Partorisce a 19 anni sulla pista da ballo, la discoteca regala al figlio l'ingresso gratis a vita

Ilmessaggero.it - 5 ur 58 min ago
Una notte da ricordare per la 19enne francese che ha partorito nel mezzo di una pista da ballo di una discoteca in Francia. La 19enne, la cui identità è ancora ignota, ha ballato tranquillamente...
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Muore a 19 mesi soffocato da un panino al nido. La madre: «Mi dicevano che era tutto ok»

Ilmessaggero.it - 5 ur 58 min ago
Il piccolo Symhir Penn, 19 mesi, è morto soffocato da un panino mentre si trovava in un nido a Tempe, in Arizona. I fatti risalgono allo scorso 23 ottobre, ma nelle ultime ore sono...
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Torino, striscione di Forza Nuova appeso ai cancelli dell'Allianz Stadium: «Balotelli sei africano»

Ilmessaggero.it - 5 ur 58 min ago
Un gruppo di militanti di Forza Nuova la scorsa notte ha appeso ai cancelli dell'Allianz Stadium di Torino uno striscione con la scritta «Mario hai ragione, sei africano». Il...
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Gaza, fonti mediche: «Ventidue morti negli attacchi di Israele». Ancora razzi nel sud dello stato ebraico

Ilmessaggero.it - 5 ur 58 min ago
È salito a 22 il bilancio dei palestinesi uccisi a Gaza per gli attacchi di Israele a seguito del lancio di razzi sullo stato ebraico. Lo fa sapere il ministero della sanità della...
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Ladri di polli in azione a Moncalieri: rubate dieci galline da un pollaio a Bauducchi

La Stampa - 6 ur 3 min ago

C’è chi ruba denaro e preziosi, chi prende di mira i genitori all’uscita delle scuole per arraffare borse o portafogli lasciati in auto con leggerezza e chi, invece, torna al passato e ... [Continua a leggere sul sito.]

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Teatro alla Scala, tra sacchi a pelo e liste autogestite, decine di giovani in coda tutta la notte per l’anteprima della Tosca dedicata agli under 30

Il Fatto Quotidiano - 6 ur 9 min ago

Marco è il numero uno. “Quest’anno non volevo rischiare”, spiega. Viene da Arezzo ed è in fila dalle 10 della mattina di martedì, anche se sa bene che la biglietteria aprirà solo alle 9 di mercoledì. Obiettivo: un posto all’anteprima del 4 dicembre della Tosca al Teatro alla Scala, dedicata agli under 30. Alle 22,30 in coda ci sono già 63 persone. Sotto al loggiato di via Filodrammatici ci sono studenti, lavoratori, ma anche qualche genitore che, intrepido, si prepara ad affrontare la nottata insieme ai figli. Alcuni sono appassionati di opera e già scambiano con i compagni informazioni sulla rappresentazione che vedranno in scena, con la regia di Davide Livermore. Altri invece non hanno mai partecipato all’evento, ma sono curiosi.

L’organizzazione è autogestita. Marco, arrivato per primo, tiene una lista. Segna, a mano a mano, i nuovi arrivi e ogni ora fa l’appello: gli assenti vengono depennati. “Sono partito prestissimo perché volevo assicurarmi di essere il primo visto che quest’anno l’apertura della vendita online è alle 9, in contemporanea a qui, e non alle 12 come gli altri anni”, spiega il capofila a ilfattoquotidiano.it. Secondo Marco aprire così presto la vendita tramite piattaforme “è un regalo ai bagarini” ed è “ingiusto per chi sta facendo nottata”.

L’obiettivo è arrivare, senza saltare neanche una conta, alle 7 del mattino, quando i volontari dell’associazione L’Accordo, distribuiranno i numerini, come al supermercato, con l’ordine di arrivo segnato nel foglietto di Marco. “Questo per me è il primo anno – spiega Francesco, studente 18enne – I biglietti online? Credo che tutti si accalcheranno sperando di fare i più ‘furbi’, ma potrebbe intasarsi. Noi siamo più vecchio stampo”.

Il pavimento sotto al loggiato è gelido. Fuori ci sono 5 gradi, ma i più esperti si sono organizzati bene. Hanno sacchi a pelo, coperte e alcuni addirittura delle seggiole e un materassino gonfiabile: sanno che la notte sarà lunga. “Io vengo qui da tre anni. Inizialmente volevo prendere il biglietto online, poi mi hanno convinto a tornare – racconta Vito studente al quinto anno di giurisprudenza – Non sono molto d’accordo con questa scelta perché punisce noi (che abbiamo fatto la fila ndr)”. “Credo sia giusto che la Scala o gli organizzatori diano un minimo di diritto di prelazione per noi che facciamo un sacrificio qui tutta la notte”, continua ricordando le tempistiche dello scorso anno.

Dormire non è facile. C’è chi ci riesce e chi invece preferisce giocare. Seduti in cerchio, ma senza nessun fuoco al centro, organizzano sessioni di briscola e giochi di ruolo come “Lupus in fabula”. Anche le chiacchiere non mancano. “Io ho preso un giorno a lavoro – spiega una ragazza – Mi mancano ancora tre anni e poi non potrò più venire. Non potevo perdermelo”. Ha trascinato con sé anche la sua amica, 30enne: è l’ultimo anno che potrà partecipare.

Puntuale, Lorenzo, aiutato dalla seconda e dal terzo della fila, fa l’appello. Alle due di notte, in cinque hanno abbandonato la coda, che nel frattempo ha raggiunto le 90 persone. “Nel momento in cui le metro chiudono l’affluenza è minore”, spiegano i veterani, quelli che da anni, imperterriti, si accampano fuori dal teatro. Il flusso, in effetti, ricomincia attorno alle cinque del mattino. Arrivano alla spicciolata, ma i numeri della fila crescono rapidamente. I genitori, ora, si presentano anche da soli. “Sono qui per prendere i biglietti per le mie due figlie – spiega una mamma al Fatto.it – La maggiore vive fuori per studio, mi ha chiamato alle 5 per ricordarmi di venire qua per il biglietto, ma io le avevo già promesso che sarei venuta”.

I ritardatari si ritrovano alla fine della fila. Fino allo scorso anno sarebbero riusciti, quasi certamente, a prendere un biglietto. Ora, però, c’è l’incognita della vendita online. Alcune voci sostengono che i biglietti saranno divisi: un numero per chi ha stoicamente retto la fila, un altro, minore, per chi ha cercato la fortuna dei rivenditori online. La certezza è solo una: alle 9 anche Ticketone e il sito ufficiale del teatro apriranno la vendita dei biglietti. “Ci hanno lasciato nell’incertezza – si lamenta Marco – Hanno distrutto quella che era la nottata. Lo spirito del fare nuove conoscenze e amicizie che caratterizzava le altre notti”.

A rassicurare, almeno in parte, è l’arrivo delle volontarie dell’associazione L’Accordo. Dopo un piccolo malinteso con i ragazzi gestori della coda, la fila si riforma. Nel frattempo è diventata lunghissima e dall’inizio del loggiato si snoda fino ad arrivare di fronte alla biglietteria del teatro. Con i ticket ufficiali l’ordine sembra ristabilito e intanto i volontari assicurano che i biglietti online saranno separati da quelli presi alla biglietteria.

L’attesa però non è ancora finita. Sono appena le 7 e la biglietteria aprirà solamente alle 9. “Queste sono le ore più difficili”, spiega Francesco, appassionato di opera, al suo terzo anno di “code” per riuscire a prendere i biglietti. “L’anno scorso sono arrivato alle 3 ed ero novantesimo. Quest’anno prima, ma ero comunque sessantesimo”, racconta, anche lui dubbioso sulla scelta di aprire la vendita online nello stesso momento di quella in biglietteria.

L’incontro è nuovamente fissato per le 8,45. Circa un’ora e mezza per sgranchirsi le gambe e fare colazione. Al ritorno, sotto il loggiato, i ritardatari dell’ultimo minuto cercano ancora un ticket, mentre altri, all’ultimo, si registrano online sul sito del Teatro alla Scala, un passaggio obbligatorio se si vuole acquistare un biglietto per l’anteprima.

All’ora X sotto il loggiato è il panico. Chi è più indietro nella fila aggiorna Ticketone in maniera compulsiva. “Ce l’ho fatta”, grida una ragazza, che è riuscita ad accaparrarsi dei biglietti online. Altri, delusi, dopo appena 10 minuti, constatano che “i ticket online risultano esauriti”. Intanto la fila scorre. Alessandro e Martina sono fratello e sorella e sono venuti da Vigevano martedì. Per un soffio, con i numeri 60 e 61 sono riusciti a prendere quattro posti in platea. “Ci siamo organizzati con sacchi a pelo, tappetini e la cerata per proteggersi dal freddo. Ma ce l’abbiamo fatta, siamo troppo contenti – dicono al Fatto.it – Abbiamo provato anche a connetterci online 20 minuti prima dell’apertura della biglietteria, ma dopo 10 minuti era già tutto esaurito. Quindi è meglio essere qui, accampati. È anche una bella esperienza”.

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Rivalta, trovano buoni postali seppelliti nel giardino per 40 milioni di lire

La Stampa - 6 ur 13 min ago

Per risparmiare e difendere il denaro che si guadagnava con fatica, un tempo non era strano nasconderlo sotto un materasso o dietro qualche piastrella smossa del pavimento. Spesso i nostri nonni lo ... [Continua a leggere sul sito.]

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Tangenti, arrestata l’ex eurodeputata Lara Comi

La Stampa - 6 ur 17 min ago

Ha rinunciato all'immunità parlamentare per difendersi dalle accuse “da libera cittadina”. Ma questa mattina è finita agli arresti domiciliari l’ex europarlamentare forzista Lara Comi ... [Continua a leggere sul sito.]

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Venezia devastata: un morto, incendio a Ca' Pesaro, danni alla Basilica

Il Gazzettino.it - 6 ur 18 min ago
VENEZIA - Dopo l'inferno di vento e acqua di ieri sera il bilancio è pesantissimo. Un uomo è deceduto, danni ingenti ovunque, barche arrivate sulle fondamenta e sulle calli e...
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Mara Carfagna, Berlusconi: «Poteva candidarsi in Campania ma non volle»

Ilmessaggero.it - 6 ur 18 min ago
«In Campania c'è un nome che tutti avremo considerato, potete immaginare qual è ma visto che non intende candidarsi, il nome che possiamo mettere in campo è Stefano...
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Favorivano il medicinale più costosoAgenzia del farmaco, dirigenti indagati

Affaritaliani.it - 6 ur 20 min ago
Per anni è stato preferito un farmaco più costoso nonostante sia stata accertata l'equivalenza tra i due prodotti. Già l'Antitrust aveva concluso le indagini con una multa da 180 mln per “intesa resrittiva della concorrenza” Segui su affaritaliani.it
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Ilva, Conte: «Governo non rischia». Il Cdm slitta alla settimana prossima. Scudo penale, stop a emendamenti

Ilmessaggero.it - 6 ur 38 min ago
All'indomani del primo passo concreto di ArcelorMittal verso l'addio all'Italia (la società franco-indiana ha depositato in tribunale l'atto di recesso dal contratto di affitto...
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Centocelle, da periferia a quartiere di movida in cui la ‘ndrangheta insidia il clan Senese. “Controllano il territorio e nessuno denuncia”

Il Fatto Quotidiano - 6 ur 41 min ago

Er pizzo c’è a Centocelle, ma non è che te lo venimo a dì a te. E manco ai carabinieri. Perché se non paghi te bruciano er locale, ma se denunci te vengono a cerca’. E dopo so’ ca… amari”. Parole che sanno di omertà, ma che nascondono tanta paura, quelle di un ristoratore – che ovviamente vuole restare anonimo – del quartiere romano incastrato fra le consolari Casilina e Prenestina, colpito nell’ultimo mese da ben tre attentati incendiari ad altrettanti locali. Il 9 ottobre la pinseria ‘Cento55’ di via delle Palme; il 6 novembre la caffetteria ‘La Pecora Elettrica’ sempre in via delle Palme; il 9 novembre il ‘Baraka Bistrot’ di via dei Ciclamini. Prima ancora, il 25 aprile, il primo rogo alla Pecora Elettrica, quando tutti guardavano all’estrema destra e in pochi avevano capito che, probabilmente, il fatto che la caffetteria-libreria si dichiarasse “antifascista” era solo un caso e che nella criminalità romana qualcosa si stava muovendo. Tutti sostengono di non aver mai ricevuto minacce o intimidazioni. “Il pizzo è una ‘voce di popolo’, ma di sicuro ci sono intromissioni intimidatorie che sanno di controllo del territorio”, confida a IlFattoQuotidiano.it Monica Paba, rappresentante degli esercenti di via dei Castani.

Il contesto: la borgata travolta dalla movida – Centocelle è sempre stata l’esemplificazione della classica borgata romana, un quartiere di periferia con i suoi problemi, che ogni tanto portava alla ribalta qualche eccellenza – Claudio Baglioni, Michele Zarrillo e Gigi Sabani i suoi “cittadini” più noti – ma che ospitava anche capetti locali assimilabili al personaggio de “Er Terribile” di Romanzo Criminale. Dopo le 19, i giovani che non migravano in centro si dividevano fra le serate antiproibizioniste al Forte Prenestino da una parte, e i film di Vanzina al Broadway o le pinte di Guinness all’Highlander Pub dall’altra. Poi c’era chi si riuniva al Riccio di Mare per gustare il menù pizza e supplì a 6 euro, come fecero nel 2007 i primi “Amici di Beppe Grillo” con un giovane Alessandro Di Battista al seguito. Il finale unico per tutti: il cornetto caldo dallo “Zozzone”.

Tutto è cambiato dal giugno 2015, quando il sindaco Ignazio Marino ha inaugurato (finalmente) la metro C. Tre fermate, Parco di Centocelle, Mirti e Gardenie, che hanno reso improvvisamente raggiungibile per chiunque, in città, una borgata fino a quel momento servita da due linee tram lumaca e da un trenino urbano degli anni ’20. Nel giro di 5 anni Centocelle è diventata una delle zone della movida più importanti della Capitale: affianco alle pizzerie di quartiere sono arrivati i bistrot, i locali per gli aperitivi, ristoranti di cucina ricercata, centri culturali, librerie. Via dei Castani ormai somiglia a un’avenue dell’Upper East Side newyorkese e Piazza dei Mirti da squallida rotatoria è diventata ritrovo di centinaia di giovani con accenti mai ascoltati a queste latitudini. Un exploit improvviso che ha risvegliato un quartiere dormiente, con tutto ciò che ne è conseguito.

L’ombra del racket della movida – Ecco allora che altrettanto velocemente stanno cambiando anche gli assetti criminali. Gli investigatori sospettano che il normale controllo esercitato dal clan camorristico legato a Michele Senese (in carcere dal 2013) sia messo fortemente in dubbio dalla ‘ndrangheta (e non solo) che sta investendo moltissimo nella movida romana. Fra il 2017 e il 2018 la dda di Roma ha messo a segno le operazioni ‘Babylonia 1’ e ‘Babylonia 2’ che ha portato al sequestro di 46 esercizi commerciali in tutta Roma, molti situati in zone altamente frequentate come Piazza Bologna, Ostiense-Gazometro e Montesacro. La tattica è sempre la stessa: investire i soldi derivanti dal narcotraffico per acquistare (possibilmente a prezzo ridotto) locali e riciclare denaro in attività che vanno ad incastrarsi in un contesto redditizio.

“Da qualche anno a Trastevere si registrano acquisti multipli di attività, anche storiche, da parte di società nuove rispetto al tessuto urbano”, spiega Fabio Mina, presidente della Libera Unione Pubblici Esercizi di Roma. A Centocelle sta accadendo la stessa cosa? Lo sta verificando un pool di magistrati messo in piedi dal procuratore reggente di Roma, Michele Prestipino – già a capo della dda di Roma – che dovrà capire se il fenomeno descritto nelle due inchieste Babylonia si incastri con la movida giovane del quartiere prenestino. Agli atti, per il momento, c’è un blitz della Squadra Mobile di Roma, risalente all’aprile 2019, che ha arrestato 10 persone accusate di far parte di un’associazione a delinquere di usurai ed estorsori operanti a Centocelle, appunto, e a Montesacro.

Quelle “strane presenze” negli esercizi commerciali – Monica Paba, presidente della Rete Imprese di Centocelle, testimonia che “le presenze ci sono, eccome”. “Alcuni commercianti ci raccontano di visite – spiega – persone che entrano nei negozi, fanno dei giri, e poi escono. A volte con aria di sfida. Denunce non ne vengono fatte, noi non ne abbiamo notizia. E nemmeno di minacce. Però questo è un modo per controllare il territorio”. I comitati di quartiere hanno organizzato una nuova manifestazione di solidarietà, lunedì alle 18.30 a piazza dei Mirti. “Ma così purtroppo non risolvi”, racconta un ristoratore, che preferisce rimanere anonimo: “Hanno incendiato La Pecora Elettrica, hanno fatto la manifestazione, organizzata dal partito e dopo due giorni ristiamo punto e a capo. Va bene la solidarietà, ma qui serve altro”.

Proprio affianco al Baraka Bistrot, dato alle fiamme il 9 novembre, c’è un bar aperto h24. “Qui non abbiamo sentito niente, sinceramente. Lo spaccio? Forse lì al parchetto, o al centro sociale”, spiegano gli esercenti, tagliando di netto la conversazione. Si tratta di una nuova gestione, proprio come quella del Baraka. “Mio marito l’aveva rilevato poche settimane fa – racconta Marina – ci aveva investito 70mila euro. Pochi cambiamenti, perché andava bene. Noi abitiamo da sempre qui a Centocelle, una cosa del genere non si era mai vista”. Intanto, probabilmente La Pecora Elettrica non riaprirà più: “Ringrazio tutti per la solidarietà – dice Danilo – ma sto per diventare padre e sinceramente oggi ho paura per me e per mia moglie. Difficilmente riapriremo, almeno qui”. Ecco come vince la criminalità.

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L’instancabile risalita dell’anguilla

La Stampa - 6 ur 43 min ago

Un’anguilla che risale il fiume Po è il piatto italiano più conosciuto dedicato a questo straordinario pesce migratore apprezzato in tutto il ... [Continua a leggere sul sito.]

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Il borgo da fiaba delle donne

La Stampa - 6 ur 44 min ago

BRUGES – GENT. Cupa, malinconica, quasi luttuosa. Così appare Bruges a fine Ottocento nel romanzo di Georges Rodenbach pubblicato a puntate su Le Fig ... [Continua a leggere sul sito.]

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Sardegna: ospedali chiusi, personale carente e servizi scarsi. Azienda sanitaria a dipendenti: “Assolutamente vietato divulgare notizie”

Il Fatto Quotidiano - 6 ur 46 min ago

Donne costrette a partorire in elisoccorso, pazienti in dialisi che devono percorrere centinaia di chilometri per accedere ai trattamenti e ospedali chiusi nei fine settimana. La riorganizzazione della rete ospedaliera in Sardegna, ereditata dalla riforma della passata giunta di centro sinistra e sulla quale l’attuale maggioranza sardo-leghista aveva annunciato “tabula rasa” in campagna elettorale, continua a creare disagi e malcontento nella popolazione. Situazioni che hanno spinto la Procura di Tempio Pausania a svolgere verifiche su eventuali ipotesi di reato relative alla sospensione del punto nascita dell’ospedale Paolo Dettori di Tempio, anche se ufficialmente non è stato aperto alcun fascicolo d’indagine. Ma la risposta dei vertici dell’Azienda sanitaria regionale (Ats) è in una circolare, datata 27 settembre 2019, in cui si intimano i dirigenti sanitari, il personale medico, amministrativo ed Oss a non esprimere alcuna opinione su possibili episodi scaturiti dalla progressiva perdita di funzioni e di servizi nei presidi ospedalieri sardi. Un divieto talmente stringente da impegnare il personale ad astenersi da qualsiasi commento, anche sui proprio profili social. Situazione che è arrivata fin dentro a Montecitorio, dopo che la deputata M5s, Mara Lapia, ha denunciato la situazione in aula.

Nel documento firmato dal commissario di Ats, Giorgio Steri, e indirizzato a tutti i Direttori responsabili delle strutture sanitarie sarde e a tutti i dipendenti si fa presente che nei rapporti con gli organi di stampa e persino nella gestione delle relazioni personali sul web “è fatto divieto assoluto di divulgare notizie d’ufficio”. Non solo: “È inoltre fatto divieto di assumere giudizi o affermazioni denigratorie nei confronti dell’Ats e delle sue articolazioni organizzative o comunque lesive dell’onorabilità e della reputazione dei propri superiori gerarchici e dei colleghi in genere”. Per chi viola queste prescrizioni sono previsti “provvedimenti disciplinari da adottare nelle opportune sedi”.

“Benché giuridicamente legittima e conforme al codice di comportamento dei dipendenti pubblici, la circolare è sufficientemente eloquente per essere giudicata un vero e proprio bavaglio messo oggi a tutti i dipendenti dell’Ats”, ha denunciato Lapia nel suo intervento in aula. “Una minaccia nemmeno troppo velata – ha poi continuato la deputata – Non è un caso che sia venuta fuori proprio adesso, visto lo stato in cui versa la sanità in Sardegna. Oggi la stampa permette ai medici e ai cittadini di denunciare tutto ciò che avviene e la gravissima situazione in cui si trovano ospedali, reparti e malati. La stampa coadiuva la lotta di queste persone. Se sono rispettati i limiti della veridicità e dell’interesse pubblico a divulgare le notizie senza espressioni ingiuriose il diritto di critica del lavoratore non può essere sanzionato neanche sotto il profilo disciplinare. Ciò perché rimane fermo il principio costituzionale della libertà di manifestazione del pensiero”.

L’ultimo episodio è quello di Carlotta, la neonata nata in volo sull’elisoccorso mentre sua madre veniva trasportata dall’isola de La Maddalena ad Olbia a causa della chiusura del punto nascita nel locale ospedale Paolo Merlo. Una vicenda a lieto fine che però mette in luce il paradosso di una comunità di undicimila abitanti priva da più di un anno di un servizio per le partorienti, costrette a prendere il traghetto, o l’elicottero in caso di emergenza, per mettere alla luce i loro figli. Non molto migliore è la situazione dell’Ospedale di Ghilarza, che annuncia la chiusura del pronto soccorso nei week end per mancanza di personale. La soluzione proposta non è stata quella di incrementare le assunzioni, ma di impiegare i medici della continuità assistenziale, ovvero le ex guardie mediche convenzionate prive di competenze specifiche sull’emergenza-urgenza, per coprire i “buchi” in organico. Ancora: chiude il centro dialisi di Dorgali, in Ogliastra, e i pazienti sono così costretti fare cento chilometri di curve fra andata e ritorno verso Nuoro o Siniscola per potersi curare: un viaggio che per pazienti debilitati e bisognosi di trattamenti continui può rivelarsi davvero oneroso.

Con questa situazione che si protrae ormai da tempo, la Procura di Tempio Pausania ha ricevuto un esposto, il 23 maggio scorso, da parte di un’attivista del comitato “Abali Basta” che ha presentato anche 1600 firme di cittadini tempiesi chiedendo di indagare per interruzione di pubblico servizio e abuso di potere a seguito del perdurare della sospensione-chiusura del servizio, che inizialmente era stato previsto a causa della mancanza in via temporanea di personale medico, del punto nascita dell’ospedale Paolo Dettori. Come a La Maddalena, la perdurante chiusura costringe da più di un anno le partorienti ad affrontare un lungo tragitto montano in ambulanza o, in estrema urgenza, in elicottero verso Olbia, pur in presenza di un reparto attrezzato in loco. Per gli attivisti del comitato tempiese è l’ennesima conseguenza di una riforma nata con la coperta corta e che, pur di assegnare 200 posti letto alla nuova struttura pubblico-privata del Mater Olbia, di proprietà qatariota, ha pianificato la chiusura di interi reparti nei piccoli ospedali pubblici sardi.

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