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«Fadil morta per malattia»: i pm chiedono l’archiviazione

Corriere.it - 4 ure 47 min ago

 i pm chiedono l’archiviazione

L’inchiesta sulla morte della modella tunisina 34enne. La Procura: «La consulenza medico-legale sulla sua morte ha dato un esito piuttosto sicuro»

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Roma, tre sorelle morte nel camper in fiamme a Centocelle: Seferovic condannato a ergastolo

Il Fatto Quotidiano - 4 ure 54 min ago

Serif Seferovic, accusato di omicidio per aver appiccato il rogo al camper di Centocelle in cui morirono le tre sorelle, Elisabeth, Francesca e Angelica Halilovic di 20, 8 e 4 anni, dovrà restare in galera per tutta la vita. A condannarlo all’ergastolo una sentenza emessa dalla III Corte d’Assise di Roma. Il 20enne è accusato anche di detenzione, porto, utilizzo da armi da guerra, e di incendio doloso. Per la stessa vicenda, nel 2018, era stata condannata a 20 anni, in rito abbreviato, Lisabeta Vicola, cognata di Seferovic, mentre il fratello di lui, Renato, è fuggito in Bosnia e risulta tuttora ricercato.

L’episodio risale al 10 maggio 2017. Era notte quando un incendio, divampato dopo il lancio di bottiglie di molotov, distrusse totalmente un camper in sosta nel parcheggio di un centro commerciale nel quartiere a est di Roma. All’interno viveva un’intera famiglia rom, di 13 persone. In 10 riuscirono a salvarsi, otto fratelli, madre e padre, mentre per le tre sorelle non ci fu nulla da fare. Le indagini si orientarono subito sulle tensioni fra le due famiglie, entrambe facenti parte del campo nomadi di via Salviati, gli Halilovic e i Seferovic. Un agguato simile, infatti, si era verificato solo cinque giorni prima, quando due ordigni vennero lanciati contro la casa mobile della nonna delle vittime.

Gli investigatori arrivarono in pochi giorni a Serif, Renato e Lizabeta, fermando il 20enne a Torino. Seferovic aveva già precedenti: era stato arrestato a febbraio dello stesso anno per lo scippo alla studentessa cinese Zhang Yao, morta il 5 dicembre 2016 dopo essere stata travolta da un treno vicino alla stazione di Tor Sapienza, mentre cercava di recuperare proprio la borsa che le era stata rubata. Per l’episodio Seferovic aveva patteggiato una condanna a due anni di reclusione, tornando poi libero.

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Ferrero: «Obiettivi raggiunti». Premio di 2.000 euro ai dipendenti in busta paga

Corriere.it - 4 ure 55 min ago

 «Obiettivi raggiunti». Premio di 2.000 euro ai dipendenti in busta paga

La cifra massima stabilita dall’azienda e dai sindacati è di 2.200 euro lordi per ciascun dipendente, secondo quando previsto dall’Accordo integrativo aziendale

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Lavoro, 2 italiani su 3 pronti a trasferirsi all’estero per carriera migliore e stipendio più alto

Corriere.it - 4 ure 56 min ago

Lavoro, 2 italiani su 3 pronti a trasferirsi all’estero per carriera migliore e stipendio più alto

Secondo il Randstad Workmonitor le mete più ambite sono Germania, Francia e Svizzera e Stati Uniti e Canada fuori dall’Europa. Uomini più propensi delle donne al trasferimento

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CRONACA - CONFCOOPERATIVE, IL 16 GENNAIO AD ACI CASTELLO ASSEMBLEA REGIONALE ED ELEZIONE DEL COMITATO TERRITORIALE DI CATANIA

CRONACAOGGI - 4 ure 58 min ago
ACI CASTELLO, Catania - Sabato 16 gennaio, alle ore 10.30 all'hotel Sheraton di Aci Castello, si svolgerà l'assemblea regionale di Confcooperative per le cooperative della provincia di Catania: un'occasione per parlare del lavoro svolto, dei successi del presente - attraverso il racconto di alcune s.....
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Auto elettriche, risparmi fino a 12mila euro in 10 anni. In un anno si pareggia il costo di una a benzina

Ilmessaggero.it - 4 ure 58 min ago
ROMA - Il prezzo è superiore rispetto alle auto ad alimentazione ?convenzionale?, ma basta un anno per pareggiare il costo di un? auto paragonabile a benzina. E il risparmio...
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La sosta davanti alla chiesa si paga con la preghiera: per un'ora dieci Ave Maria

Ilmessaggero.it - 4 ure 58 min ago
La sosta davanti alla Chiesa si paga pregando. Succede ad Avezzano, in provincia dell'Aquila, dove, sul piazzale della parrocchia della Madonna del Passo, è spuntato un parchimetro che...
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Pippo Baudo: “Non sopporto più i programmi di cucina in tv. Lorella Cuccarini? Ho un debole per lei”

Il Fatto Quotidiano - 5 ur 6 min ago

“E’ un periodo di crisi, non c’è varietà e ideazione di nuovi programmi. I palinsesti sono tutti uguali. E’ anche colpa dei reality e dei talent che condizionano le reti perché è più facile proporre elementi familiari per il pubblico piuttosto che rischiare con un programma ex novo. Aumentano i canali, aumentano i programmi, ma non aumentano le idee. Non sopporto più i programmi di cucina in tv, si mangia a tutte le ore e i programmi sono tutti uguali. I talk non mi divertono perché non c’è polemica dialettica e idee su cui scontrarsi, è un bla bla bla sterile”, parola di Pippo Baudo.

Il conduttore di Militello dalla pagine del Corriere della sera boccia la tv di oggi e avvisa i colleghi: “Conti, Bonolis, De Filippi, Scotti sono tutti personaggi di grande carisma, che però si affezionano a programmi che vanno avanti per più stagioni. Una volta dopo due anni al massimo mi chiamavano e mi dicevano: guarda che il programma lo devi cambiare”. Il conduttore siciliano promuove la scelta di Amadeus al timone della settantesima edizione di Sanremo 2020 (“Se lo merita, ha lavorato tantissimo, è una soddisfazione giusta” e ricorda l’edizione del 2008 che avrebbe potuto evitare: “Era un papocchio, meno male che c’era Chiambretti. Le canzoni non erano granché e senza soldati la guerra non si vince. Però almeno mi sono portato a casa il record dei 13 Sanremo. Mi sa che è difficile batterlo”.

Baudo che sulla carta d’identità segna 83 anni non vede eredi all’orizzonte: “Io eredi non ne voglio, né mi auguro che ci siano. Un conduttore deve avere caratteristiche fisiche, gestuali, vocali che siano proprie. Non ho nostalgia di avere un programma mio. L’età c’è: come potrei concorrere con la Balivo? E poi anche il pubblico mi rimprovererebbe questo attaccamento morboso alla tv. Quindi va bene così. E come diceva Marcello Marchesi: tutto è perduto tranne l’ospite d’onore. Le ospitate mi divertono, ma anche lì non devi esagerare, l’ospite fisso alla fine puzza come il pesce.”

Il presentatore si sofferma anche sulla sfida pomeridiana tra Barbara D’Urso e Lorella Cuccarini: “Lorella è quasi una mia parente, per lei ho un debole. Barbara d’Urso debuttò con me come valletta a Domenica In: diceva al massimo 10 parole, ora ne dice 10 milioni. Rimango meravigliato dalla sua capacità di creare dal nulla un discorso lunghissimo, che varia dalla commozione alla risata, una ricchezza degna di Paola Borboni e delle grandi attrici del passato”.

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Napoli, gli operai Whirlpool in corteo dopo l’assemblea bloccano l’autostrada A3

Il Fatto Quotidiano - 5 ur 8 min ago

I lavoratori della Whirlpool hanno bloccato l’autostrada Napoli-Pompei-Salerno all’altezza del casello dell’A3. I manifestanti si sono messi al centro dell’arteria e stanno tenendo un sit-in. “E’ chiaro che la Whirlpool prova a esasperare i sindacati e i lavoratori napoletani e a minarne la resistenza, ma abbiamo coesione e volontà per non perdere questo importante insediamento produttivo”. Così il segretario generale della Uil Campania, Giovanni Sgambati, presente al presidio.

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Chiesta l’archiviazione dell’indagine sulla morte di Imane Fadil, i pm: “Nessuna colpa”

La Stampa - 5 ur 8 min ago

MILANO. “Sto morendo. Mi hanno detto che sono stata avvelenata. Volevano farmi fuori”. È la telefonata disperata che Imane Fadil, una delle testimoni dei processi Ruby, fa al suo legale dal letto d ... [Continua a leggere sul sito.]

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Dl Clima, la bozza: “Sconti sui prodotti sfusi, bonus rottamazione auto e riduzione del 10% annuo dei sussidi dannosi per l’ambiente”

Il Fatto Quotidiano - 5 ur 10 min ago

Maxi-sconto sui saponi o alimentari sfusi, privi di confezione di plastica. Un bonus fiscale da 2.000 euro per chi abita in città metropolitane delle zone sotto procedura di infrazione comunitaria e rottama la vecchia auto. E il taglio del 10% all’anno a partire dal 2020 dei cosiddetti “sussidi ambientalmente dannosi“, che sottraggono alle casse pubbliche oltre 19 miliardi l’anno, fino ad azzerarli nel 2040. Sono alcune delle misure prevista dal decreto per il contrasto dei cambiamenti climatici e la promozione dell’economia verde, che come anticipato dal ministro Sergio Costa dovrebbe essere all’esame del prossimo consiglio dei ministri.

“Al fine di ridurre la produzione di imballaggi per i beni alimentari e prodotti detergenti, per gli anni 2020, 2021 e 2022 è riconosciuto un contributo pari al 20% del costo di acquisto di prodotti sfusi e alla spina, privi di imballaggi primari o secondari”, si legge nella bozza. Lo sconto è diretto per gli acquirenti e sotto forma di credito di imposta, nel limite di 10 milioni l’anno, per i venditori. Anche chi rottama vetture fino alla classe Euro 4, se risiede in determinate zone, avrà un credito di imposta che può essere utilizzato entro i successivi cinque anni per abbonamenti al trasporto pubblico locale e servizi di sharing mobility con veicoli elettrici o a zero emissioni. Ci sarà poi un programma di incentivazione del trasporto sostenibile nelle grandi città e un insieme di misure urgenti per il miglioramento della qualità dell’aria. Tra i punti anche il trasporto scolastico sostenibile e incentivi per il trasporto a domicilio, oltre ad azioni di imboschimento e l’indicazione ogni anno di una ‘Città verde d’Italia’. Nasce un fondo da 10 milioni l’anno per incentivare il servizio di scuolabus a ridotte emissioni per le scuole dell’infanzia, primarie e secondarie di primo grado, comunali e statali, delle città metropolitane più inquinate e su cui grava la procedura di infrazione Ue. Per le famiglie che sceglieranno gli scuola bus ‘green’ sarà garantita una detrazione fino a 250 euro sulle spese sostenute.

L’articolo 4 dispone che “al fine di adottare misure urgenti per l’adattamento climatico nelle città metropolitane e migliorare la qualità dell’aria, nel limite complessivo di 15 milioni di euro delle relative risorse riassegnate nel 2020 al ministero dell’ambiente, è istituito un programma sperimentale di messa a dimora di alberi, di reimpianto e di silvicoltura, anche nel quadro di attività di educazione e ricerca ambientale”.

Rimanda invece alla legge di Bilancio l’articolo sulle spese fiscali dannose per l’ambiente indicate nel catalogo dei sussidi ambientalmente dannosi istituito presso il Ministero dell’ambiente, che vanno “ridotte nella misura almeno pari al 10% annuo a partire dal 2020 sino al loro progressivo annullamento entro il 2040”. All’individuazione dei sussidi infatti “si provvede in sede di legge di bilancio annuale e i relativi importi sono destinati, nella misura del 50 per cento, a uno specifico fondo istituito presso il ministero dell’economia e delle finanze per il finanziamento di interventi in materia ambientale, con priorità alla revisione dei sussidi ambientalmente favorevoli, alla diffusione e innovazione delle tecnologie e dei prodotti a basso contenuto di carbonio e al finanziamento di modelli di produzione e consumo sostenibili“.

Per lo sviluppo dei parchi nazionali e la tutela degli ecosistemi, i territori dei parchi diventano “zone economiche ambientali a regime economico speciale”. E allora “le richieste, relative alle attività edilizie e alle iniziative economiche e produttive presentate da cittadini ed imprese del parco sono esaminate da una Conferenza di servizi. Sono previste, in alcuni casi, “detrazione fiscale” e il “concorso alle spese pubbliche” (per esempio 2,5 milioni per le micro, piccole e medie imprese di rifiuti e rinnovabili), oppure finanziamenti fino a 30mila euro a tasso zero per le attività produttive eco-sostenibili, fino a un massimo di 10 milioni di euro.

A palazzo Chigi sarà infine istituita una ‘piattaforma per il contrasto ai cambiamenti climatici e il miglioramento della qualità dell’aria’, presieduta dal presidente del Consiglio dei ministri o su sua delega dal Ministro dell’ambiente, “senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica”, composta dal Ministro dell’economia, quello delle infrastrutture e dei trasporti, quello dello sviluppo economico e quelli per le politiche agricole, per il Sud e per gli affari regionali, integrato dai “Ministri interessati alle materie trattate” nonché dal Presidente della Conferenza delle regioni e delle province autonome, dal Presidente dell’Unione delle province d’Italia e dal Presidente dell’Associazione nazionale dei comuni italiani. La piattaforma avrà una lunga lista di compiti tra cui “studiare le attuali emissioni in atmosfera a livello nazionale, individuando le aree più impattate e le eventuali cause, nonché monitorare la qualità dell’aria, promuovendo la costituzione di una rete nazionale di monitoraggio e di pubblicazione dei dati; monitorare gli investimenti inerenti la mobilità sostenibile e lo stato di attuazione dell’abbandono delle fonti fossili di produzione di energia, in coerenza con quanto indicato dal Piano nazionale integrato per l’energia e il clima; redigere un Programma nazionale per il monitoraggio e la riduzione dell’inquinamento atmosferico, promuovendo accordi di programma tra Amministrazioni centrali e territoriali; proporre misure per la riduzione delle emissioni in atmosfera nei settori delle infrastrutture e trasporti, del riscaldamento e raffrescamento civile, nella gestione dei rifiuti, nelle attività produttive con analisi di livello valutazione ambientale strategica nazionale, anche in ottica di programmazione a breve e lungo termine; approfondire lo studio degli impatti positivi occupazionali, sanitari ed economici dei modelli a emissioni ridotte e tendenti a zero”. E anche “valutare, entro tre anni dalla data di entrata in vigore del decreto, gli effetti prodotti dalle misure e presentare ulteriori proposte di intervento normativo finalizzato a disporre divieti, obblighi e prescrizioni al fine del raggiungimento degli obiettivi di lungo periodo di abbattimento delle emissioni climalteranti, nel caso in cui non sia rilevato un impatto sufficiente sulla salubrità dell’ambiente”.

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Governo, Di Stefano: “Renzi? Ha fregato Zingaretti, non il M5s. Io non mi fido né di lui, né del Pd, né della Lega”

Il Fatto Quotidiano - 5 ur 11 min ago

Renzi e il suo nuovo partito? Ha fregato Zingaretti, perché di fatto gli ha fregato un paio di ministri e dei sottosegretari. Non ha certo fregato noi del M5s, se è vero che sosterrà il governo Conte bis. Lo dico sinceramente: io non mi fido né del Pd, né di Renzi, né ovviamente della Lega“. Sono le parole del sottosegretario M5s agli Esteri, Manlio Di Stefano, ospite di 24 Mattino, su Radio24.

E aggiunge: “L’unica cosa che mi interessa è che, alla fine della storia, in Aula ci siano i voti. Ricordo che in Parlamento siamo noi al 34% e non abbiamo mai detto che vogliamo stare al governo a tutti i costi. Se Renzi pensa di fare giochini di palazzo per sedersi al tavolo e avere un po’ più di peso specifico e di potere, noi un Matteo lo abbiamo appena lasciato a casa. Se Renzi vuole fare la stessa fine, si accomodi pure. Invito il Matteo nuovo – continua – all’accortezza e a ricordarsi che questo è il momento storico in cui si è fatto già un grande sforzo per evitare che estremisti e gente senza scrupoli né etici, né politici andassero al potere, come volevano. Quindi, è un momento in cui bisogna stare molto attenti a quello che si fa e soprattutto rispettare il presidente della Repubblica Mattarella e il presidente del Consiglio Conte, che ci ha messo la faccia nel rispetto di tutti”.

Circa l’incontro oderno tra Conte e il presidente francesce Emmanuel Macron, Di Stefano puntualizza: “I rapporti con la Francia non sono mai stati messi a rischio dal M5s, dopo l’incontro di Di Maio e di Di Battista coi gilet gialli. E’ successo semplicemente che in Francia qualcuno non ha gradito l’incontro con i gilet gialli che ai tempi non erano ancora quelli che spaccavano le vetrine per strada. Quando, infatti, hanno degenerato, ci siamo allontanati e li abbiamo allontanati pubblicamente con un comunicato. Ma abbiamo ricucito i rapporti con la Francia, anche grazie a Mattarella, a Conte e a Di Maio stesso, che ha incontrato più volte ministri francesi”.
Poi spiega: “L’obiettivo primario dell’incontro tra Conte e Macron è definire un quadro strutturale della gestione dei migranti. E il presidente Conte ha messo al centro anche un altro problema, e cioè che la quota di ripartizione dei migranti che spetta ai francesi non è rispettata“.

Battuta finale sulle dimissioni dell’ad di Altlantia Giovanni Castellucci, dopo la bufera scatenata dagli sviluppi dell’inchiesta sul crollo del ponte Morandi di Genova e a seguito delle misure cautelari a carico di alcuni dipendenti del gruppo accusati di aver manipolato alcuni rapporti sullo stato di salute di altri viadotti: “Questo dimostra che, mentre tutta Italia ci attaccava perché eravamo troppo avventati sulla questione autostrade, in realtà avevamo ragione. Già i primi report manifestavano come ci fossero delle piene incuranze e un chiaro tentativo dei Benetton di far sembrare tutto più normale di come fosse realmente. Non mi accontento delle dimissioni dell’ad Castellucci, perché questo è un caso gravissimo con 43 morti. Le concessioni delle autostrade vanno assolutamente cancellate e lo faremo. Rivedremo tutte le altre concessioni e da ora in poi chiunque prenda concessioni in Italia deve garantire un obbligo di percentuale di profitti da investire in manutenzione. Altrimenti è come affidare le porte della propria casa a un ladro

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Jeremy Corbyn, la Brexit e le opzioni in ballo

Avanti! - 5 ur 14 min ago

Tytti Tuppurainen, ministro agli Affari Europei della Finlandia, ha detto: “Un’uscita della Gran Bretagna dall’Ue, rimane un esito piuttosto probabile, perché il Regno Unito continua a ripetere di essere pronto ad uscire senza un accordo. Quindi, i preparativi vanno velocizzati”. Attualmente la Finlandia ha la presidenza di turno dell’Ue, e la Tuppurainen, intervenendo nella plenaria del Parlamento Europeo a Strasburgo, ha aggiunto: “In Gran Bretagna le opinioni restano divise. Solo il fermo rifiuto di un’uscita senza accordo. Malgrado ciò, il governo britannico continua ad insistere sulle sue linee rosse. La scadenza del 31 ottobre si avvicina a grandi passi, e abbiamo di fronte a noi più incertezza, non meno. Questa situazione piuttosto cupa non ci deve distrarre: la nostra priorità resta avere un ritiro ordinato e spero che riusciremo ad averlo”.

Il ministro finlandese, consapevole della maggioranza del Parlamento inglese che ha votato per una Brexit ordinata ha sottolineato: “Da luglio il Regno Unito ha un nuovo primo ministro. Purtroppo è sempre più chiaro che ciò non ha aiutato a chiarire la situazione e la posizione negoziale del Regno Unito. Per quanto riguarda le questioni più complicate, come il confine irlandese, non è stata presentata ancora alcuna proposta concreta”.
Boris Johnson, sotto tiro in Parlamento, sotto tiro sull’arena diplomatica europea e sotto tiro anche di fronte ai giudici del Regno, attende da oggi un altro verdetto chiave nella sua partita sulla Brexit: quello della Corte Suprema britannica, in seduta sino a fine settimana per decidere sulla contestata legittimità dell’atto con cui il primo ministro ha chiesto e automaticamente ottenuto dalla regina una sospensione prolungata dei lavori di Westminster fino al 14 ottobre nel pieno della volata decisiva sul se, su come e su quando avverrà l’addio di Londra a Bruxelles. Un caso che si gioca in punta di diritto, ma sotto l’evidente pressione dell’opinione pubblica e degli schieramenti politici contrapposti. Con tanto di trasmissione in diretta streaming delle audizioni, a beneficio della trasparenza collettiva. La data della sentenza, che sarà inappellabile, non è stata per ora annunciata, ma il calendario prevede udienze per almeno tre giorni, fino a giovedì compreso.

Aspettando di sapere come vada a finire, Johnson intanto continua ad aggrapparsi soltanto alla promessa di portare a compimento la Brexit il 31 ottobre senza altri rinvii a dispetto della legge anti-no deal. Ma insiste anche a dire di volere una nuova intesa di divorzio con Bruxelles, ‘senza backstop’ sul confine irlandese. Obiettivo difficile a giudicare dall’esito del suo deludente incontro di ieri a Lussemburgo con Jean-Claude Juncker. Tuttavia, il premier britannico sembra sperare ancora in una sponda con Angela Merkel, leader di una Germania dove il mondo del business teme lo spettro della hard Brexit quasi quanto buona parte di quello britannico. Con la Merkel ha concordato per telefono se non altro l’impegno ad accelerare lo sforzo negoziale dell’ultimo minuto.
Il Parlamento britannico, e chi ne sostiene le ragioni contro quelle della piazza invocata da Boris Johnson (BoJo), ha segnato due punti nella battaglia politica e legale sulla Brexit: la Court of Session di Edimburgo, il tribunale d’appello in Scozia, ha ritenuto illegittima la sospensione delle Camere fino al 14 ottobre, a sole due settimane dall’uscita del paese dalla Ue; e l’esecutivo ha dovuto, ubbidendo a quanto deciso da Westminster, rendere noti i contenuti dell’operazione Yellowhammer, che riguarda le conseguenze immediate di una Brexit senza accordo e indica scenari di un paese in guerra, con carenze nelle scorte di cibo e medicine.

Tre giudici della Inner House (sezione interna) del tribunale hanno ribaltato la sentenza emessa la settimana scorsa dal collega Lord Doherty, secondo cui sono i politici e non i tribunali a dover decidere sulla sospensione del Parlamento. Il governo Johnson ha presentato appello alla Corte Suprema, il più alto tribunale del Regno Unito, che sta esaminando il caso da ieri 17 settembre. Nello stesso giorno è stato fissato anche l’esame del ricorso contro la sentenza dell’Alta corte di Londra, che venerdì si era pronunciata a favore del premier respingendo un ricorso simile a quello presentato in Scozia.
Joanna Cherry, la deputata dello Scottish National Party, tra i promotori del ricorso, ha dichiarato: “Chiediamo che il Parlamento venga riconvocato immediatamente”.
Un portavoce del governo ha già affermato: “Il governo deve portare avanti una forte agenda domestica e legislativa, sospendere il Parlamento è il modo legale e necessario per farlo. Vi sono ora verdetti contrastanti nei tribunali inglese e scozzese e la questione verrà esaminata dalla Corte Suprema la prossima settimana”.
Il vantaggio principale di Johnson nella partita interna è dato dal fatto che l’opposizione è divisa: il fronte compatto schierato dal leader Jeremy Corbyn, contro il no deal del premier, scricchiola quando si tratta di parlare di scenari futuri. Tom Watson, il numero due dei laburisti, si è detto a favore di un secondo referendum prima di andare a elezioni anticipate, schierandosi apertamente per il ‘Remain’. Una posizione indigesta per Corbyn, che sul referendum non si è mai sbilanciato, tanto da essere stato accusato di avere una posizione vaga in merito.

In un discorso a Brighton, Corbyn ha confermato che il futuro governo laburista terrà un nuovo referendum, in ballo le due opzioni, ‘Remain’ e ‘Leave’, ma senza indicare quale sosterrà. Il leader laburista, al contrario di una parte del partito, non ha mai cercato con fermezza di riportare i concittadini al voto sul tema dell’uscita dalla Ue, e preferisce spingere per elezioni anticipate non appena sarà archiviata il minacciato no-deal del 31 ottobre.
I Tory continuano a mantenere, nei sondaggi, un ampio margine di vantaggio sull’opposizione laburista nel Regno Unito. Secondo un sondaggio online di Kantar, il partito del premier Boris Johnson ha il sostegno del 38% degli elettori, contro il 24% del Labour, ma entrambi perdono consensi. La crisi rischia di coinvolgere Buckingham Palace. Secondo Dominic Grieve, ex procuratore generale e deputato Tory, espulso dal partito per aver votato contro il governo la settimana scorsa, l’inquilino di Downing Street dovrebbe dimettersi se si accertasse che abbia mentito alla monarca. Alla Bbc, il deputato Grieve ha affermato: “Se il governo avesse indotto in errore la Regina sulle ragioni della sospensione del Parlamento, sarebbe davvero una questione molto seria. A mio avviso, sarebbe il momento per Johnson di dimettersi e molto rapidamente”.
Dello stesso avviso il numero due dei Lib-Dem, Ed Davey, convinto che la questione “potrebbe benissimo” costringere Johnson a lasciare l’incarico.
Downing Street ha reagito: “I motivi che sono stati indicati per la sospensione sono stati assolutamente coerenti e cioè la necessità di presentare un programma legislativo”. Non ha tuttavia indicato cosa è stato detto dal premier a Elisabetta II e non ha smentito direttamente che l’accusa di averla ingannata sia falsa. L’Europa spererebbe ancora in un accordo, ma si prepara a quella che Angela Merkel ha definito una Brexit ‘disordinata’.
Il Parlamento europeo è pronto ad approvare una terza proroga della Brexit, spostando la data di uscita oltre il 31 ottobre, ma a condizione che il governo britannico fornisca ragioni concrete e continui a partecipare alle istituzioni dell’Ue compresa la nomina di un commissario europeo.

Il governo di Londra, costretto da una legge approvata dalla Camera dei Comuni, ha pubblicato il rapporto relativo all’operazione Yellowhammer, finora secretata, sugli effetti immediati della Brexit senza accordo. Nel documento di sei pagine emerge che la Gran Bretagna avrà seri problemi nella fornitura di emergenza elettrica, con notevole aumento dei prezzi, così come importanti ritardi nei controlli alla frontiera della Manica con la Francia.
Nei primi giorni dopo il divorzio, in programma il 31 ottobre, vi saranno carenze di scorte di cibo e medicine con ‘prolungati ritardi nelle forniture’. I camion con le merci potrebbero subire ritardi fino a due giorni e mezzo per i controlli alla Manica. Così come i traghetti potrebbero subire ritardi notevoli e ci vorranno fino a 3 mesi per tornare alla normalità. Le forniture di alcuni alimenti freschi diminuiranno, mentre aumenteranno i prezzi. Verrà interrotta la condivisione dei dati delle forze dell’ordine tra Regno Unito e Ue. Nel documento è stato oscurato il paragrafo 15 e ora molti cittadini, e membri dell’opposizione, chiedono che cosa contenga.
In un articolo di Jeremy Corbin pubblicato da ‘The Guardian’ si legge: “Boris Johnson ed i conservatori minacciano di guidare il nostro paese verso il bordo della scogliera no-deal tra sei settimane. Non ha mandato per questo ed è osteggiato dalla maggioranza del pubblico. Da quando è diventato primo ministro a luglio, Johnson è stato sempre sconfitto in Parlamento. Ora le sue manovre antidemocratiche e la sua decisione di chiudere il Parlamento ed evitare la responsabilità sono contestate alla Corte suprema. La visita di Johnson in Lussemburgo di lunedì scorso è stata un’ulteriore umiliazione. Il primo ministro è andato in Europa senza piani e proposte, e ha fatto del suo meglio per nascondersi dal controllo mentre era lì.

Tre anni fa Johnson sostenne la Brexit perché pensava che avrebbe rafforzato la sua carriera politica, scrivendo un articolo a favore del permanere e un altro a sostegno del congedo. Ora non sostiene nulla perché pensa che sia politicamente conveniente: riconquistare voti dal partito Brexit e tenere a bordo i suoi ultras Tory per la Brexit . Allo stesso tempo, sembra che stia cercando un accordo per riunire il suo gabinetto ed il gruppo parlamentare.
Non c’è nulla di nuovo negli shenanigans di Johnson. Theresa May ha sottoscritto linee rosse contraddittorie sulla Brexit per evitare che i conservatori cadano a pezzi, e David Cameron ha chiamato in primo luogo il referendum per respingere la minaccia di Ukip.
La saga della Brexit degli ultimi anni è stata una litania di fallimenti di Tory, poiché un primo ministro conservatore dopo l’altro ha messo gli interessi propri e del proprio partito di fronte agli interessi della gente e del nostro paese. Ora il prossimo mese dovremo schiantarci fuori dall’UE senza un accordo, solo per salvare il lavoro di Johnson. Sappiamo da Amber Rudd, che ha rassegnato le dimissioni dal suo gabinetto questo mese, che ci sono pochi sforzi per ottenere un accordo con l’UE, in effetti è difficile vedere alcun segno di reale sforzo. Ciò è avvenuto dopo le notizie trapelate secondo cui i negoziati del Primo Ministro sono una ‘finzione’ e nessun accordo è il vero obiettivo.

Strappando dai denti della residenza n. 10, il parlamento ha assicurato il rilascio dei documenti riservati di Yellowhammer, esponendo i preparativi del governo a nessun accordo. L’analisi del governo ha rilevato che il Regno Unito sarebbe a rischio di carenza di cibo e medicine e affronterà il caos nei porti chiave. Ha inoltre rivelato che i ministri avevano deliberatamente indotto in errore il pubblico. Ci dissero che non ci sarebbero state carenze di cibo o medicine, quando i loro rapporti interni mostrarono che ci sarebbero stati.
Yellowhammer ha aumentato ulteriormente la posta in gioco. La sconsiderata Brexit senza compromessi di Johnson minaccerebbe posti di lavoro e standard di vita e aumenterebbe i prezzi dei prodotti alimentari. E spianerebbe la strada a un accordo commerciale unilaterale con Donald Trump che poteva essere negoziato solo da una posizione di debolezza.
Non si tratterebbe di una Brexit senza accordi, ma di una Brexit con accordi di Trump, con una corsa al ribasso nei nostri diritti e protezioni vendute alle società statunitensi.
Né un accordo sarebbe una ‘pausa pulita’, come alcuni immaginano. Non significherebbe che potremmo ‘solo andare avanti con esso’. In realtà sarebbe l’inizio di un nuovo periodo di confusione e ritardo, poiché una serie di nuovi accordi dovrebbe essere stipulata con l’UE, ma questa volta in un contesto di crescente disoccupazione, approfondimento della povertà e intere industrie in movimento in mare aperto.

Farà tutto il lavoro necessario per fermare un disastroso affare, con tutto il caos, le interruzioni e le perdite di posti di lavoro che ci sarebbero, e la grave minaccia che porterebbe al processo di pace in Irlanda del Nord. Ecco perché abbiamo lavorato con altri partiti in tutto il Parlamento per approvare una legge per impedirci di schiantarci alla fine del prossimo mese.
Ma non appena nessun accordo è fuori dal tavolo e il primo ministro ha rispettato la legge, abbiamo bisogno di un’elezione generale per sbarazzarci del governo Tory di Johnson. Quell’elezione sarà molto più della Brexit. Sarà una scelta tra un governo laburista che metterà ricchezza e potere nelle mani di molti, e i conservatori al governo di Johnson che si prenderanno cura dei pochi privilegiati. Si tratterà di chi porrà veramente fine all’austerità e realizzerà il cambiamento di cui la Gran Bretagna ha bisogno, investe in ogni regione e nazione del nostro paese e ricostruisce i nostri servizi pubblici, comunità e industria.
Il popolo britannico merita di dire la propria in una elezione generale. Solo un governo laburista porrebbe fine alla crisi della Brexit riprendendo la decisione al popolo. Daremo alla gente l’ultima parola su Brexit, con la scelta di un’offerta di congedo credibile e resteremo.
Un governo laburista garantirebbe un accordo ragionevole basato sui termini che abbiamo a lungo sostenuto, compresa una nuova unione doganale con l’UE; una stretta relazione con il mercato unico; e garanzie dei diritti dei lavoratori e delle tutele ambientali. Vorremmo quindi metterlo a un voto pubblico insieme a rimanere. Mi impegnerò a svolgere qualunque cosa la gente decida, come primo ministro laburista.

Siamo l’unica parte del Regno Unito pronta a riporre la nostra fiducia nel popolo britannico per prendere la decisione. Johnson vuole uscire senza alcun accordo. Questo è qualcosa a cui si oppongono le imprese, l’industria, i sindacati e la maggior parte del pubblico, e persino il co-convocatore della campagna di Vote Leave, Michael Gove, che ha dichiarato all’inizio di quest’anno: “Non abbiamo votato per andarcene senza un accordo”.
E ora i liberaldemocratici vogliono che i parlamentari ribaltino il risultato del referendum revocando l’articolo 50 in una discussione parlamentare. È semplicemente non democratico ignorare la decisione della maggioranza degli elettori senza tornare al popolo.
Il lavoro è l’unica parte determinata a riunire le persone e dare alla gente l’ultima parola. Solo un voto per il lavoro darà un voto pubblico sulla Brexit. Solo un governo laburista rimetterà il potere nelle mani del popolo. Fermiamo una Brexit senza affare e lasciamo che le persone decidano”.
Corbyn ed i laburisti inglesi sostengono oggi ciò che dalle pagine di questo giornale sosteniamo da diverso tempo: ridare la parola agli inglesi sulla Brexit. Ormai dovrebbe essere chiaro alla maggioranza degli inglesi che rimanere in Europa è un vantaggio per tutti. Nel frattempo, l’Ue potrebbe decidere saggiamente una proroga del 31 ottobre anche unilateralmente.

Salvatore Rondello

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Nuoro, tentata violenza sessuale durante la “Notte Bianca”. Indagini in corso per trovare l’aggressore

Il Fatto Quotidiano - 5 ur 16 min ago

Si era addormentata in macchina ed è stata svegliata da un aggressore, che ha cercato di violentarla. È successo a Nuoro, in piazza Su Connottu, durante la “Notte Bianca” fra sabato 14 e domenica 15 settembre. La notizia è stata riportata dai media locali. Vittima una donna del posto di 31 anni, che è riuscita a scappare e a chiedere aiuto. Una volta soccorsa, è stata portata all’ospedale San Francesco, dove le sono stati riscontrati diversi segni di violenza e dei lividi sul collo. La giovane ha poi sporto denuncia e la procura ha aperto un’inchiesta per violenza sessuale. Al momento, le forze dell’ordine stanno indagando per rintracciare l’aggressore.

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Renzi con Italia viva parte dal 3,8%. Sondaggi: Lega sotto il 30, Pd al 21,6

Ilmessaggero.it - 5 ur 18 min ago
Matteo Renzi parte dal 3,8 per cento. Italia Viva, il nuovo soggetto politico lanciato da Renzi, ha un bacino di partenza di potenziali elettori in larga prevalenza costituito da elettori Dem (2,3%)...
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Buche a Roma, fondi sprecati tra facchini e bonus: strade con i rattoppi

Ilmessaggero.it - 5 ur 18 min ago
Facchini, addetti delle pulizie, stracci, armi, munizioni, accessori per gli uffici, una carrellata di bonus pagati ai vigili urbani, ?extra? talvolta bizzarri come quello per la...
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Milano, rapper arrestato per aggressione e rapina: “Avevo bisogno di soldi per la base del mio nuovo singolo”

Il Fatto Quotidiano - 5 ur 23 min ago

Volevano acquistare una base musicale, ma non avevano i soldi. Così hanno aggredito brutalmente in via Val Sabbia a Milano lo scorso 4 agosto un cittadino cinese di 26 anni per rubargli il telefono e avere il denaro necessario. In manette è finito il rapper 18enne Adamo Bara Luxury e il suo complice di 17 anni. “Avevo bisogno di soldi per comprare la base del mio nuovo singolo“, ha spiegato il giovane rapper agli agenti del commissariato di Comasina dopo che lo hanno arrestato nell’appartamento dove vive con la madre. Il 26enne aggredito, colpito oltre 25 volte con un pesante gancio per auto, ha riportato una prognosi di 25 giorni per numerose fratture al volto e agli arti.

I due aggressori ora dovranno rispondere di rapina aggravata in concorso e lesioni aggravate. Questa non è la prima rapina per il più giovane dei due arrestati: il minorenne è stato accusato di altre rapine messe a segno il 28 e il 24 agosto scorso a bordo di un treno a Cesate, in provincia di Milano.

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La classifica Forbes 2019: le 100 donne italiane più influenti

Corriere.it - 5 ur 25 min ago

 le 100 donne italiane più influenti

Da Samantha Cristoforetti a Lilli Gruber, passando per Diletta Leotta e Anna Zegna. La rivista stila l’elenco delle italiane di successo. Il 18 settembre un party al Boga Space di Milano per celebrarle

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Palermo: nella scuola per risvegliare una generazione

Avanti! - 5 ur 25 min ago

Palermo. Dopo aver redatto un articolo sulla pregevole iniziativa del “Sindacato degli Umbertini”, sono tornato al liceo classico Umberto I per incontrare alcuni rappresentanti e saperne di più su questo “Sindacato”. L’aria è sempre quella di casa per un umbertino, e sono stato accolto da Carmen, Carlotta ed Anna come si confà tra umbertini. Sono subito state disponibilissime a parlare per conto di questa aggregazione studentesca.  Non solo mi ha colpito la disponibilità, quasi d’altri tempi, di queste ragazze, ma addirittura la pregevole formazione di queste giovani tra i sedici ed i diciotto anni.

Prima domanda secca: cosa vi spinge a definirvi, appunto, “Sindacato”?
Noi ci occupiamo principalmente dei diritti degli studenti e di creare una consapevolezza all’interno della comunità studentesca che non riguarda solamente i diritti ma tutto ciò che ci renderà cittadini in futuro. Ci riteniamo un corpo intermedio capace di dialogare con le istituzioni a vari livelli, a partire dal livello scolastico fino a livelli provinciali e regionali con la “Rete degli studenti medi”. Il nostro essere “sindacato” deriva dall’essere a servizio degli studenti, rappresentandone non una sola fetta “eletta” ma l’interezza del corpo degli studenti.

Nel vostro statuto vi definite “apartitici”, ed un sindacato non può non esserlo. Però molti traducono l’apartiticità in apoliticità. Ora, Thomas Mann diceva “L’apoliticità non esiste. Tutto è politica”. Quindi vi chiedo: potete seriamente definirvi apolitici o semplicemente apartitici?
Noi non siamo assolutamente apolitici. Anzi, condividiamo con la sinistra gli ideali che facciamo nostri, tra i quali l’antifascismo, una vera lotta alle mafie, l’ecosostenibilità, il femminismo. Però non abbiamo una affiliazione politica ad un partito perché crediamo fortemente che la lotta per i diritti prescinda totalmente da un’affiliazione a questo o quel partito. Le osservazioni e discussioni politiche che facciamo sia all’interno del sindacato sia all’interno della rete degli studenti nascono dalla diversità che esprimiamo nel confronto interno, ma la linea politica non viene mai dettata dal singolo. Soprattutto, noi rimaniamo una associazione studentesca che vuole declinare diversi interessi con diverse posizioni, senza quindi indottrinarci vicendevolmente.

L’apartiticità quindi non si declina in una forma di atarassia nei confronti dell’interesse della cosa pubblica, o sbaglio?
Noi ci teniamo veramente a dialogare con le istituzioni, il nostro obiettivo è anche quello di diventare interlocutori di una regione (Sicilia, n.d.r.), in cui siamo riusciti a far approvare una nuova legge sul diritto allo studio, benché la regione stessa non stanzi i fondi per attuarla. Ovviamente ci sono delle posizioni politiche e dei partiti che non precludono al dialogo con noi, così come dei politici e dei partiti molto preclusivi al dialogo. Noi non abbiamo nessun tipo di pregiudizio, ed anzi vogliamo influire. Lo facciamo regolarmente già a livello regionale e stiamo pian piano arrivando a livello nazionale.

Il vostro sindacato si propone come “Anti-fascista, Anti-mafioso, Anti-razzista, Ambientalista e Femminista”. Questi valori come si declinano nel vostro agire?
Noi ci poniamo come obiettivo quello di partire da questi valori e costruire una Rete di studenti. Quindi c’è un’analisi politica dietro ogni nostra attività, sviluppando sempre un punto di vista critico che rimane comunque personale. Ci occupiamo di attività di approfondimento che possano interessare chi non è avvezzo alla politica, partendo da dibattiti e rassegne stampa come momento collettivo di discussione politica democratica, ma anche di organizzare manifestazioni o attività mutualistiche come può essere il mercatino del libro usato. Insomma, tutte una serie di iniziative che mirino a risvegliare la collettività da quel torpore politico-sociale al quale la pseudo-politica degli ultimi anni li ha quasi condannati.

“Siamo antifascisti perché la nostra patria non si misura a frontiere e cannoni, ma coincide col nostro mondo morale e con la patria di tutti gli esseri umani”, Carlo Rosselli, 1934. Vi rivedete in questo aforisma?
Assolutamente sì. Per noi “Antifascismo” significa esercizio della democrazia. Che, onestamente, è un esercizio che sembra essere mancato negli ultimi anni in Italia, e che noi vogliamo ricostruire partendo da una dimensione comunitaria. Questo essere antifascisti vuol dire ricordarci ogni giorno il valore della Democrazia e del modo in cui essa debba essere costantemente alimentata, a partire da cittadini “in erba”. Essere antifascisti significa anche dare il giusto peso ad ogni singola parola e non abusarla o svilirla, perché lo svuotamento delle parole del loro peso reale significa spianare la strada alla demagogia, ahinoi ciclica in questo paese. Mi viene in mente l’abuso della parola “Migrante”, che ha un’accezione negativa oggi ma che in realtà identifica semplicemente un soggetto che, per necessità naturali o sociali, si sposta da una località ad un’altra. Ci guardiamo quindi bene dal propugnare espressioni di queste forme malate di neolingua che nocciono soltanto ad una precipua comprensione dei fenomeni umani. Essere attenti perché si eviti un nuovo avvento del fascismo, essere presidio per la democrazia, è fondamentale, perché come diceva Hannah Arendt l’antifascismo è sempre lo stesso, ma i fascismi sono esseri mutevoli, cambiano aspetto e obbiettivo in funzione ai tempi in cui vivono.

In questi giorni state svolgendo il “Mercatino del libro usato”. Questo tipo di gesti, tipici della teoria del socialismo “rosselliano”, sono volute o sono forme di socialismo innato ed intrinseco nella vostra azione “sul campo”?
Allora, il mercatino nella nostra scuola deriva da una tradizione ereditata dalle generazioni precedenti della rappresentanza e del sindacato, che ci ha lasciato le idee e ci ha proposto i mezzi e i modi su come organizzare anche questo mercatino. I ragionamenti politici che riguardano le discussioni interne del sindacato si rispecchiano sempre nel percorso intrapreso nella pratica, ma ogni attività del sindacato ha come fine ultimo gli studenti e in alcun modo è connessa ad una ideologia politica “calata dall’alto”. Il mercatino nasce dall’osservazione dei bisogni della comunità studentesca e dal riconoscimento della necessità di un’attività del genere. Non nasce da una lettura di una lettura filosofico-politica e dalla messa in pratica di essa. Siamo contenti nel vedere comunque che i nostri ideali sono declinati in diverse teorie politico-filosofiche e che ad essa abbiano dato e diano voce ideologi di un grande calibro, però l’attività del mercatino nasce principalmente dalla necessità di ovviare al costo eccessivo dei libri di testo, dal caro-libri non affrontato dal governo nazionale e regionale, e spinge la comunità studentesca ad auto-organizzarsi. Questa attività peraltro riguarda non solamente il piano “economico”, ma cerca di lanciare un messaggio importante anche per l’ecosostenibilità della scuola: vendendo libri di seconda mano si cerca di applicare un risparmio di carta ed inchiostro che, altrimenti, andrebbe ad inquinare. Non a caso, le cartiere sono gli stabilimenti produttivi con il maggior tasso di inquinamento rapportato alla produzione.

Il 27 settembre a Palermo a piazza Verdi si svolgerà lo Sciopero per il Futuro. Qual è il centro di questo sciopero?
“Fridays for Future” ha fatto breccia nei cuori di milioni di giovani nel mondo perché il tema non è solamente l’ambiente ma, appunto, il futuro. Il nostro “diritto al futuro” che è messo ogni giorno a rischio, in Italia e nel resto del mondo, anche dal punto di vista ambientale. La lotta è quindi generazionale: non si è mai parlato di clima come se ne parla oggi, non c’è mai stata prima d’ora un’attenzione come quella di oggi da parte dell’Unione Europea, e non c’è mai stata una così grande mobilitazione contro l’emergenza climatica. È veramente bello che questo parta dal basso perché noi ci crediamo tantissimo. Scenderemo in piazza, senza alcuna bandiera o stendardo, perché siamo tutti uniti come giovani ed esseri umani nel chiedere e cercare di ottenere un cambio di rotta netta di politiche che, finora, hanno ignorato il problema e che non si sono fatte carico dei risvolti e delle conseguenze che il pianeta sta sostenendo. E per far questo chiediamo anche agli studenti un cambio personale: un cambio di abitudini, una maggiore attenzione all’utilizzo ed al potenziale riciclo di ciò che usiamo quotidianamente, un utilizzo meno spasmodico della plastica anche. Noi a Palermo parteciperemo allo sciopero globale del 27 settembre, parteciperemo anche alla manifestazione nazionale del 20 settembre e la settimana che andrà dal 20 al 27 organizzeremo delle attività connesse alla questione ambientale, collaborando anche con associazioni ed enti come – per esempio – Legambiente.

Visto che vi definite sindacato, tornerei un attimo a bomba sul tema. Maria Elena Boschi, membro dell’area ormai dominante nel PD ed all’epoca esponente di governo, non molto tempo fa ha dichiarato “La scuola con associazioni sindacali può funzionare? No”. Siete concordi o discordi con questa visione?
Non credo che esista posizione più distante dalla nostra. Noi incarniamo lo spirito sindacale all’interno delle scuole, e crediamo che una comunità che voglia autodeterminarsi non possa dirsi tale senza la presenza di corpi intermedi di rappresentanza e coinvolgimento attivo. La comunità studentesca non nasce e non vuole sentirsi nata per un mondo del lavoro che non ci rispecchia e non ci coinvolge. Noi vogliamo crescere, prendere coscienza e formarci come cittadini, entrare nel mondo del lavoro e non per divenire funzionari. Quindi una scuola senza un sindacato la vediamo morte, così come le anime di chi sta nelle scuole. La tensione tra la teoria e la pratica è un’esperienza da cui crediamo gli studenti possano apprendere molto: forma il carattere, aiuta a superare vincoli, siano essi interni od esterni, aiuta a comprendere che le sconfitte non esauriscono le energie né la persona in sé. Le politiche sulla scuola nel nostro paese svantaggia lo spirito d’iniziativa collettiva come il nostro, generando disillusione verso il mondo, causa l’esclusiva astrattezza dell’apprendimento, e di conseguenza una forma malata di cosmopolitismo relativistico che altro non è che un individualismo di comodo.

Dell’esperienza degli scioperi dell’autunno del 2008, quelli della generazione “Onda Anomala”, di incredibile collaborazione sociale, di quello spirito di giustizia sociale, di quella voglia di cambiare questa scuola ma non peggiorandola, di quell’anelito di cambiare il mondo… cosa avete ereditato come generazione?
Come in quegli anni, anche noi siamo scesi in piazza contro la “Buona scuola”, al fianco di docenti, dirigenti, personale scolastico. Siamo contenti di quel che si vide nelle piazze, molto meno dell’approvazione di quella riforma, che non rispecchia la nostra visione della scuola. Ci sentiamo un po’ figli di una vecchia canzone. Non “Nata sotto il segno dei pesci” (ridono, ndr), ma figli di una vecchia canzone, nel senso che sentiamo vicine alcune generazioni passate per una sorta di desiderio di riscatto per un “esperimento fallito” che non ci ha abbandonati. Noi sentiamo forte la eco di quelle voci e di quelle battaglie, ma siamo forse diventati incapaci di esprimere i nostri bisogni. Ecco perché, secondo noi, servono nelle scuole i sindacati. Anche quelli degli studenti, perché c’è un potenziale, una energia che va incanalata ma che è sopita. Quella energia inespressa che è vista come apatia ma che è dovuta al totale disinteresse verso le generazioni per le quali lo Stato non fa nulla né per la formazione né per creare occupazione. In Sicilia ad esempio viviamo una situazione in cui i “NEET” (Not Emplyed, in Education or Training) sono costretti ad emigrare per poter essere adeguatamente formati o per trovare un’occupazione per non rimanere tagliati fuori dal mondo del lavoro. Questi sono i disastri di una politica che non guarda ai bisogni sociali, questi sono i disastri di una politica che non fa meritocrazia ma ci mantiene in un regime quasi punitivo.

Come cambiereste questa scuola? Come proporreste di modificare il sistema scolastico del nostro paese? Da cosa comincereste?
Ci sono tante idee diverse. Sicuramente il rendere la scuola realmente pubblica, soprattutto evitare che le famiglie con figli studenti siano soffocati dalle spese per libri e cancelleria, soprattutto visto il caro-libri. C’è chi propone l’aggiunzione di una “quarta media” per permettere una maggiore formazione di base, chi amplierebbe il monte ore di storia, soprattutto considerando che non riusciamo mai ad approfondire bene i contesti storico-geopolitici e di conseguenza le differenze caratteristiche dei contesti culturali, le mutazioni ideologiche e politiche concrete dalla cui comprensione discende una maggiore consapevolezza e per non essere un popolo di contemporanei, come diceva Montanelli. Poi, la scuola è la nostra casa: la scuola dovrebbe essere più aperta fuori dalle ore curriculari e permettere l’aggregazione e gli approfondimenti. La formazione, infatti, non si concretizza solamente nel nozionismo delle ore curriculari ma trova il suo culmine nel confronto e nel dialogo. Non è possibile che, finita l’ultima ora curriculare, i battenti della nostra scuola si chiudano a qualsiasi fenomeno di aggregazione studentesca.

Ed invece, dell’intero “Sistema paese”, cosa ritenete sia opportuno cambiare?
Ci sono, anche qui, tante cose. Ci sarebbe da sbloccare i fondi destinati all’istruzione, tagliati più volte negli ultimi dieci anni. Ora, anzi, sembra che il governo sia intenzionato a sbloccare 2 miliardi di fondi per la scuola, e la cosa ci rende fiduciosi. La spesa pubblica non può più permettersi tagli all’istruzione, così come alla sanità ed alle pensioni. Vanno riviste integralmente le politiche sul lavoro, che non danno più tutele ai lavoratori favorendo solamente i grandi imprenditori. Questo non crea benessere, ma solamente instabilità in prospettiva dei lavoratori e, quindi, della popolazione italiana. Il benessere non si crea per “sgocciolamento” delle risorse dai “piani alti”. Un lavoratore che non ha stabilità occupazionale e un reddito umanamente sostenibile come può pensare di creare una famiglia e mettere al mondo un bambino? Ecco il circolo vizioso in cui politiche capitalistiche a vantaggio dei soli grossi gruppi imprenditoriali ha catapultato il paese. Va rivisto il sistema di formazione secondaria di secondo grado, creando anche percorsi alternativi o complementari specializzati, come le Ausbildung in Germania, che diano possibilità di entrare nel mondo del lavoro. Alternativi agli istituti tecnici e complementari e paralleli ai licei. Poi, al posto di tagli sui servizi iniziare una seria politica fiscale che veda una tassazione vera sui grandi patrimoni, i colossi industriali e l’imprenditoria gigantesca che si nasconde nel web, che costituiscono oggi i veri evasori. L’evasione è stimata intorno ai 130 miliardi l’anno: non è il fornaio che non ti fa lo scontrino di 20 centesimi di pane ad essere evasione, quanto pane dovrebbe vendere per arrivare a 130 miliardi? Una vera lotta all’evasione dei colossi industriali ed economici, una politica serrata che tolga ossigeno alle mafie, come potrebbe anche essere la legalizzazione delle cosiddette droghe leggere, darebbe allo stato quel gettito per produrre posti di lavoro, creare percorsi d’inserimento e, parallelamente, mantenere il finanziamento dei beni e dei servizi essenziali per lo Stato.

Ultima domanda: visto che siete apartitici ma non apolitici, come la vedete sul governo Conte II e come sul precedente esecutivo Conte?
Allora, avevamo una linea completamente oppositiva rispetto al primo governo Conte, soprattutto per la linea politica troppo sbilanciata verso il “fenomeno-Salvini”, che ha imbarbarito temi, modi e toni nelle istituzioni, sul web e sui media. Era un governo che precludeva ogni ascolto di voci fuori dal coro. Ora col governo Conte II siamo più speranzosi di poter essere ascoltati, visto le possibilità di dialogo e vista anche la distensione dei toni, che erano diventati veramente barbarici. Non ci sbilanciamo e giudicheremo a suo tempo, ma le premesse sembrano migliori rispetto al governo gialloverde.

Il Compagno Mattia Giuseppe Maria Carramusa
Federazione dei Giovani Socialisti – Palermo

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Trovati con 4 kg di droga: erano tre rifugiati con protezione umanitaria

Il Gazzettino.it - 5 ur 28 min ago
MESTRE - I carabinieri di Mestre hanno arrestato tre rifugiati stranieri con protezione sussidiaria e umanitaria per detenzione di stupefacenti ai fini di spaccio di droga. Due degli indagati hanno...
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