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Renzi con Italia viva parte dal 3,8%. Sondaggi: Lega sotto il 30, Pd al 21,6

Ilmessaggero.it - 5 ur 30 min ago
Matteo Renzi parte dal 3,8 per cento. Italia Viva, il nuovo soggetto politico lanciato da Renzi, ha un bacino di partenza di potenziali elettori in larga prevalenza costituito da elettori Dem (2,3%)...
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Buche a Roma, fondi sprecati tra facchini e bonus: strade con i rattoppi

Ilmessaggero.it - 5 ur 30 min ago
Facchini, addetti delle pulizie, stracci, armi, munizioni, accessori per gli uffici, una carrellata di bonus pagati ai vigili urbani, ?extra? talvolta bizzarri come quello per la...
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Milano, rapper arrestato per aggressione e rapina: “Avevo bisogno di soldi per la base del mio nuovo singolo”

Il Fatto Quotidiano - 5 ur 36 min ago

Volevano acquistare una base musicale, ma non avevano i soldi. Così hanno aggredito brutalmente in via Val Sabbia a Milano lo scorso 4 agosto un cittadino cinese di 26 anni per rubargli il telefono e avere il denaro necessario. In manette è finito il rapper 18enne Adamo Bara Luxury e il suo complice di 17 anni. “Avevo bisogno di soldi per comprare la base del mio nuovo singolo“, ha spiegato il giovane rapper agli agenti del commissariato di Comasina dopo che lo hanno arrestato nell’appartamento dove vive con la madre. Il 26enne aggredito, colpito oltre 25 volte con un pesante gancio per auto, ha riportato una prognosi di 25 giorni per numerose fratture al volto e agli arti.

I due aggressori ora dovranno rispondere di rapina aggravata in concorso e lesioni aggravate. Questa non è la prima rapina per il più giovane dei due arrestati: il minorenne è stato accusato di altre rapine messe a segno il 28 e il 24 agosto scorso a bordo di un treno a Cesate, in provincia di Milano.

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La classifica Forbes 2019: le 100 donne italiane più influenti

Corriere.it - 5 ur 37 min ago

 le 100 donne italiane più influenti

Da Samantha Cristoforetti a Lilli Gruber, passando per Diletta Leotta e Anna Zegna. La rivista stila l’elenco delle italiane di successo. Il 18 settembre un party al Boga Space di Milano per celebrarle

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Palermo: nella scuola per risvegliare una generazione

Avanti! - 5 ur 38 min ago

Palermo. Dopo aver redatto un articolo sulla pregevole iniziativa del “Sindacato degli Umbertini”, sono tornato al liceo classico Umberto I per incontrare alcuni rappresentanti e saperne di più su questo “Sindacato”. L’aria è sempre quella di casa per un umbertino, e sono stato accolto da Carmen, Carlotta ed Anna come si confà tra umbertini. Sono subito state disponibilissime a parlare per conto di questa aggregazione studentesca.  Non solo mi ha colpito la disponibilità, quasi d’altri tempi, di queste ragazze, ma addirittura la pregevole formazione di queste giovani tra i sedici ed i diciotto anni.

Prima domanda secca: cosa vi spinge a definirvi, appunto, “Sindacato”?
Noi ci occupiamo principalmente dei diritti degli studenti e di creare una consapevolezza all’interno della comunità studentesca che non riguarda solamente i diritti ma tutto ciò che ci renderà cittadini in futuro. Ci riteniamo un corpo intermedio capace di dialogare con le istituzioni a vari livelli, a partire dal livello scolastico fino a livelli provinciali e regionali con la “Rete degli studenti medi”. Il nostro essere “sindacato” deriva dall’essere a servizio degli studenti, rappresentandone non una sola fetta “eletta” ma l’interezza del corpo degli studenti.

Nel vostro statuto vi definite “apartitici”, ed un sindacato non può non esserlo. Però molti traducono l’apartiticità in apoliticità. Ora, Thomas Mann diceva “L’apoliticità non esiste. Tutto è politica”. Quindi vi chiedo: potete seriamente definirvi apolitici o semplicemente apartitici?
Noi non siamo assolutamente apolitici. Anzi, condividiamo con la sinistra gli ideali che facciamo nostri, tra i quali l’antifascismo, una vera lotta alle mafie, l’ecosostenibilità, il femminismo. Però non abbiamo una affiliazione politica ad un partito perché crediamo fortemente che la lotta per i diritti prescinda totalmente da un’affiliazione a questo o quel partito. Le osservazioni e discussioni politiche che facciamo sia all’interno del sindacato sia all’interno della rete degli studenti nascono dalla diversità che esprimiamo nel confronto interno, ma la linea politica non viene mai dettata dal singolo. Soprattutto, noi rimaniamo una associazione studentesca che vuole declinare diversi interessi con diverse posizioni, senza quindi indottrinarci vicendevolmente.

L’apartiticità quindi non si declina in una forma di atarassia nei confronti dell’interesse della cosa pubblica, o sbaglio?
Noi ci teniamo veramente a dialogare con le istituzioni, il nostro obiettivo è anche quello di diventare interlocutori di una regione (Sicilia, n.d.r.), in cui siamo riusciti a far approvare una nuova legge sul diritto allo studio, benché la regione stessa non stanzi i fondi per attuarla. Ovviamente ci sono delle posizioni politiche e dei partiti che non precludono al dialogo con noi, così come dei politici e dei partiti molto preclusivi al dialogo. Noi non abbiamo nessun tipo di pregiudizio, ed anzi vogliamo influire. Lo facciamo regolarmente già a livello regionale e stiamo pian piano arrivando a livello nazionale.

Il vostro sindacato si propone come “Anti-fascista, Anti-mafioso, Anti-razzista, Ambientalista e Femminista”. Questi valori come si declinano nel vostro agire?
Noi ci poniamo come obiettivo quello di partire da questi valori e costruire una Rete di studenti. Quindi c’è un’analisi politica dietro ogni nostra attività, sviluppando sempre un punto di vista critico che rimane comunque personale. Ci occupiamo di attività di approfondimento che possano interessare chi non è avvezzo alla politica, partendo da dibattiti e rassegne stampa come momento collettivo di discussione politica democratica, ma anche di organizzare manifestazioni o attività mutualistiche come può essere il mercatino del libro usato. Insomma, tutte una serie di iniziative che mirino a risvegliare la collettività da quel torpore politico-sociale al quale la pseudo-politica degli ultimi anni li ha quasi condannati.

“Siamo antifascisti perché la nostra patria non si misura a frontiere e cannoni, ma coincide col nostro mondo morale e con la patria di tutti gli esseri umani”, Carlo Rosselli, 1934. Vi rivedete in questo aforisma?
Assolutamente sì. Per noi “Antifascismo” significa esercizio della democrazia. Che, onestamente, è un esercizio che sembra essere mancato negli ultimi anni in Italia, e che noi vogliamo ricostruire partendo da una dimensione comunitaria. Questo essere antifascisti vuol dire ricordarci ogni giorno il valore della Democrazia e del modo in cui essa debba essere costantemente alimentata, a partire da cittadini “in erba”. Essere antifascisti significa anche dare il giusto peso ad ogni singola parola e non abusarla o svilirla, perché lo svuotamento delle parole del loro peso reale significa spianare la strada alla demagogia, ahinoi ciclica in questo paese. Mi viene in mente l’abuso della parola “Migrante”, che ha un’accezione negativa oggi ma che in realtà identifica semplicemente un soggetto che, per necessità naturali o sociali, si sposta da una località ad un’altra. Ci guardiamo quindi bene dal propugnare espressioni di queste forme malate di neolingua che nocciono soltanto ad una precipua comprensione dei fenomeni umani. Essere attenti perché si eviti un nuovo avvento del fascismo, essere presidio per la democrazia, è fondamentale, perché come diceva Hannah Arendt l’antifascismo è sempre lo stesso, ma i fascismi sono esseri mutevoli, cambiano aspetto e obbiettivo in funzione ai tempi in cui vivono.

In questi giorni state svolgendo il “Mercatino del libro usato”. Questo tipo di gesti, tipici della teoria del socialismo “rosselliano”, sono volute o sono forme di socialismo innato ed intrinseco nella vostra azione “sul campo”?
Allora, il mercatino nella nostra scuola deriva da una tradizione ereditata dalle generazioni precedenti della rappresentanza e del sindacato, che ci ha lasciato le idee e ci ha proposto i mezzi e i modi su come organizzare anche questo mercatino. I ragionamenti politici che riguardano le discussioni interne del sindacato si rispecchiano sempre nel percorso intrapreso nella pratica, ma ogni attività del sindacato ha come fine ultimo gli studenti e in alcun modo è connessa ad una ideologia politica “calata dall’alto”. Il mercatino nasce dall’osservazione dei bisogni della comunità studentesca e dal riconoscimento della necessità di un’attività del genere. Non nasce da una lettura di una lettura filosofico-politica e dalla messa in pratica di essa. Siamo contenti nel vedere comunque che i nostri ideali sono declinati in diverse teorie politico-filosofiche e che ad essa abbiano dato e diano voce ideologi di un grande calibro, però l’attività del mercatino nasce principalmente dalla necessità di ovviare al costo eccessivo dei libri di testo, dal caro-libri non affrontato dal governo nazionale e regionale, e spinge la comunità studentesca ad auto-organizzarsi. Questa attività peraltro riguarda non solamente il piano “economico”, ma cerca di lanciare un messaggio importante anche per l’ecosostenibilità della scuola: vendendo libri di seconda mano si cerca di applicare un risparmio di carta ed inchiostro che, altrimenti, andrebbe ad inquinare. Non a caso, le cartiere sono gli stabilimenti produttivi con il maggior tasso di inquinamento rapportato alla produzione.

Il 27 settembre a Palermo a piazza Verdi si svolgerà lo Sciopero per il Futuro. Qual è il centro di questo sciopero?
“Fridays for Future” ha fatto breccia nei cuori di milioni di giovani nel mondo perché il tema non è solamente l’ambiente ma, appunto, il futuro. Il nostro “diritto al futuro” che è messo ogni giorno a rischio, in Italia e nel resto del mondo, anche dal punto di vista ambientale. La lotta è quindi generazionale: non si è mai parlato di clima come se ne parla oggi, non c’è mai stata prima d’ora un’attenzione come quella di oggi da parte dell’Unione Europea, e non c’è mai stata una così grande mobilitazione contro l’emergenza climatica. È veramente bello che questo parta dal basso perché noi ci crediamo tantissimo. Scenderemo in piazza, senza alcuna bandiera o stendardo, perché siamo tutti uniti come giovani ed esseri umani nel chiedere e cercare di ottenere un cambio di rotta netta di politiche che, finora, hanno ignorato il problema e che non si sono fatte carico dei risvolti e delle conseguenze che il pianeta sta sostenendo. E per far questo chiediamo anche agli studenti un cambio personale: un cambio di abitudini, una maggiore attenzione all’utilizzo ed al potenziale riciclo di ciò che usiamo quotidianamente, un utilizzo meno spasmodico della plastica anche. Noi a Palermo parteciperemo allo sciopero globale del 27 settembre, parteciperemo anche alla manifestazione nazionale del 20 settembre e la settimana che andrà dal 20 al 27 organizzeremo delle attività connesse alla questione ambientale, collaborando anche con associazioni ed enti come – per esempio – Legambiente.

Visto che vi definite sindacato, tornerei un attimo a bomba sul tema. Maria Elena Boschi, membro dell’area ormai dominante nel PD ed all’epoca esponente di governo, non molto tempo fa ha dichiarato “La scuola con associazioni sindacali può funzionare? No”. Siete concordi o discordi con questa visione?
Non credo che esista posizione più distante dalla nostra. Noi incarniamo lo spirito sindacale all’interno delle scuole, e crediamo che una comunità che voglia autodeterminarsi non possa dirsi tale senza la presenza di corpi intermedi di rappresentanza e coinvolgimento attivo. La comunità studentesca non nasce e non vuole sentirsi nata per un mondo del lavoro che non ci rispecchia e non ci coinvolge. Noi vogliamo crescere, prendere coscienza e formarci come cittadini, entrare nel mondo del lavoro e non per divenire funzionari. Quindi una scuola senza un sindacato la vediamo morte, così come le anime di chi sta nelle scuole. La tensione tra la teoria e la pratica è un’esperienza da cui crediamo gli studenti possano apprendere molto: forma il carattere, aiuta a superare vincoli, siano essi interni od esterni, aiuta a comprendere che le sconfitte non esauriscono le energie né la persona in sé. Le politiche sulla scuola nel nostro paese svantaggia lo spirito d’iniziativa collettiva come il nostro, generando disillusione verso il mondo, causa l’esclusiva astrattezza dell’apprendimento, e di conseguenza una forma malata di cosmopolitismo relativistico che altro non è che un individualismo di comodo.

Dell’esperienza degli scioperi dell’autunno del 2008, quelli della generazione “Onda Anomala”, di incredibile collaborazione sociale, di quello spirito di giustizia sociale, di quella voglia di cambiare questa scuola ma non peggiorandola, di quell’anelito di cambiare il mondo… cosa avete ereditato come generazione?
Come in quegli anni, anche noi siamo scesi in piazza contro la “Buona scuola”, al fianco di docenti, dirigenti, personale scolastico. Siamo contenti di quel che si vide nelle piazze, molto meno dell’approvazione di quella riforma, che non rispecchia la nostra visione della scuola. Ci sentiamo un po’ figli di una vecchia canzone. Non “Nata sotto il segno dei pesci” (ridono, ndr), ma figli di una vecchia canzone, nel senso che sentiamo vicine alcune generazioni passate per una sorta di desiderio di riscatto per un “esperimento fallito” che non ci ha abbandonati. Noi sentiamo forte la eco di quelle voci e di quelle battaglie, ma siamo forse diventati incapaci di esprimere i nostri bisogni. Ecco perché, secondo noi, servono nelle scuole i sindacati. Anche quelli degli studenti, perché c’è un potenziale, una energia che va incanalata ma che è sopita. Quella energia inespressa che è vista come apatia ma che è dovuta al totale disinteresse verso le generazioni per le quali lo Stato non fa nulla né per la formazione né per creare occupazione. In Sicilia ad esempio viviamo una situazione in cui i “NEET” (Not Emplyed, in Education or Training) sono costretti ad emigrare per poter essere adeguatamente formati o per trovare un’occupazione per non rimanere tagliati fuori dal mondo del lavoro. Questi sono i disastri di una politica che non guarda ai bisogni sociali, questi sono i disastri di una politica che non fa meritocrazia ma ci mantiene in un regime quasi punitivo.

Come cambiereste questa scuola? Come proporreste di modificare il sistema scolastico del nostro paese? Da cosa comincereste?
Ci sono tante idee diverse. Sicuramente il rendere la scuola realmente pubblica, soprattutto evitare che le famiglie con figli studenti siano soffocati dalle spese per libri e cancelleria, soprattutto visto il caro-libri. C’è chi propone l’aggiunzione di una “quarta media” per permettere una maggiore formazione di base, chi amplierebbe il monte ore di storia, soprattutto considerando che non riusciamo mai ad approfondire bene i contesti storico-geopolitici e di conseguenza le differenze caratteristiche dei contesti culturali, le mutazioni ideologiche e politiche concrete dalla cui comprensione discende una maggiore consapevolezza e per non essere un popolo di contemporanei, come diceva Montanelli. Poi, la scuola è la nostra casa: la scuola dovrebbe essere più aperta fuori dalle ore curriculari e permettere l’aggregazione e gli approfondimenti. La formazione, infatti, non si concretizza solamente nel nozionismo delle ore curriculari ma trova il suo culmine nel confronto e nel dialogo. Non è possibile che, finita l’ultima ora curriculare, i battenti della nostra scuola si chiudano a qualsiasi fenomeno di aggregazione studentesca.

Ed invece, dell’intero “Sistema paese”, cosa ritenete sia opportuno cambiare?
Ci sono, anche qui, tante cose. Ci sarebbe da sbloccare i fondi destinati all’istruzione, tagliati più volte negli ultimi dieci anni. Ora, anzi, sembra che il governo sia intenzionato a sbloccare 2 miliardi di fondi per la scuola, e la cosa ci rende fiduciosi. La spesa pubblica non può più permettersi tagli all’istruzione, così come alla sanità ed alle pensioni. Vanno riviste integralmente le politiche sul lavoro, che non danno più tutele ai lavoratori favorendo solamente i grandi imprenditori. Questo non crea benessere, ma solamente instabilità in prospettiva dei lavoratori e, quindi, della popolazione italiana. Il benessere non si crea per “sgocciolamento” delle risorse dai “piani alti”. Un lavoratore che non ha stabilità occupazionale e un reddito umanamente sostenibile come può pensare di creare una famiglia e mettere al mondo un bambino? Ecco il circolo vizioso in cui politiche capitalistiche a vantaggio dei soli grossi gruppi imprenditoriali ha catapultato il paese. Va rivisto il sistema di formazione secondaria di secondo grado, creando anche percorsi alternativi o complementari specializzati, come le Ausbildung in Germania, che diano possibilità di entrare nel mondo del lavoro. Alternativi agli istituti tecnici e complementari e paralleli ai licei. Poi, al posto di tagli sui servizi iniziare una seria politica fiscale che veda una tassazione vera sui grandi patrimoni, i colossi industriali e l’imprenditoria gigantesca che si nasconde nel web, che costituiscono oggi i veri evasori. L’evasione è stimata intorno ai 130 miliardi l’anno: non è il fornaio che non ti fa lo scontrino di 20 centesimi di pane ad essere evasione, quanto pane dovrebbe vendere per arrivare a 130 miliardi? Una vera lotta all’evasione dei colossi industriali ed economici, una politica serrata che tolga ossigeno alle mafie, come potrebbe anche essere la legalizzazione delle cosiddette droghe leggere, darebbe allo stato quel gettito per produrre posti di lavoro, creare percorsi d’inserimento e, parallelamente, mantenere il finanziamento dei beni e dei servizi essenziali per lo Stato.

Ultima domanda: visto che siete apartitici ma non apolitici, come la vedete sul governo Conte II e come sul precedente esecutivo Conte?
Allora, avevamo una linea completamente oppositiva rispetto al primo governo Conte, soprattutto per la linea politica troppo sbilanciata verso il “fenomeno-Salvini”, che ha imbarbarito temi, modi e toni nelle istituzioni, sul web e sui media. Era un governo che precludeva ogni ascolto di voci fuori dal coro. Ora col governo Conte II siamo più speranzosi di poter essere ascoltati, visto le possibilità di dialogo e vista anche la distensione dei toni, che erano diventati veramente barbarici. Non ci sbilanciamo e giudicheremo a suo tempo, ma le premesse sembrano migliori rispetto al governo gialloverde.

Il Compagno Mattia Giuseppe Maria Carramusa
Federazione dei Giovani Socialisti – Palermo

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Trovati con 4 kg di droga: erano tre rifugiati con protezione umanitaria

Il Gazzettino.it - 5 ur 40 min ago
MESTRE - I carabinieri di Mestre hanno arrestato tre rifugiati stranieri con protezione sussidiaria e umanitaria per detenzione di stupefacenti ai fini di spaccio di droga. Due degli indagati hanno...
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Mediobanca, le strategie di Del Vecchio su Generali dietro l’ingresso nel capitale di piazzetta Cuccia

Il Fatto Quotidiano - 5 ur 43 min ago

Nel giorno in cui il presidente francese Emmanuel Macron è in vista a Roma, Leonardo Del Vecchio diventa socio (6,94%) di Mediobanca. Ed entra così a gamba tesa in una delle partite più delicate che si giocano fra Italia e Francia. Con Generali, da sempre ambita preda d’Oltralpe, nonché grande investitore nei titoli pubblici italiani. E il management di Piazzetta Cuccia che fa il bello e il cattivo tempo nelle più rilevanti operazioni finanziarie fra i due Paesi.

Con un investimento da 580 milioni, il fondatore di Luxottica, oggi fusa con la francese Essilor, è diventato azionista di Piazzetta Cuccia che, a sua volta, è il maggior socio delle Assicurazioni Generali. Del Vecchio si è subito definito un “investitore di lungo periodo” pronto a dare “sostegno per accelerare la creazione di valore a vantaggio di tutti” i soci (Unicredit con l’8,8%, Bolloré con il 7,86% e Mediolanum). Qualcosa in più sulle intenzioni dell’industriale si saprà il 28 ottobre, data in cui è in programma l’assemblea di Mediobanca. Intanto non resta che domandarsi perché il fondatore di Luxottica abbia deciso di muovere su Piazzetta Cuccia. Di sicuro il blitz permetterà a Del Vecchio di avere un ruolo chiave nel futuro. Anche perché tecnicamente Mediobanca è una società scalabile sul mercato e al momento la banca fondata da Enrico Cuccia è governata da un accordo fra alcuni soci che mettono assieme il 20,94% del capitale. Intesa a cui Del Vecchio non ha ancora chiesto di partecipare.

Ma i due più importanti soci, Unicredit e Vincent Bolloré, hanno da tempo dichiarato di voler cedere la loro partecipazione. Tuttavia, alle parole non sono finora seguiti i fatti. Anzi, durante l’estate Unicredit aveva cumulato alcuni certificati destinati alla clientela con sottostante azioni Mediobanca. Sommando questi prodotti alla partecipazione detenuta in Piazzetta Cuccia, Unicredit aveva superato la soglia del 10% facendo scattare una segnalazione in Consob. Secondo quanto riferito dal Sole24Ore, la posizione era poi stata smantellata. Ma indirettamente l’intera vicenda ha testimoniato l’elevato interesse di Unicredit per Mediobanca e, a cascata, per Generali.

Così, secondo alcuni osservatori, la mossa di Del Vecchio sarebbe finalizzata a gettare le basi per mettere in discussione i vertici di Mediobanca e a dare man forte a Unicredit che ha sostenuto Del Vecchio nell’offerta da 550 milioni per lo sviluppo Istituto europeo di Oncologia e il centro cardiologico Monzino. Offerta che non andò a buon fine perché proprio Mediobanca, primo socio Ieo, si è messa di traverso assieme a Unipol. Senza contare che i soci italiani di Generali (Del Vecchio, Caltagirone e Benetton) puntano ad avere peso nel consiglio di amministrazione dove quest’anno Mediobanca ha presentato una lista di maggioranza senza consultarsi con i soci privati, anche per scongiurare il sospetto di azioni di concerto fra i soci della compagnia triestina. Intese che avrebbero potuto far scattare un’offerta pubblica d’acquisto obbligatoria. Difficile dire se alla fine la mossa di Del Vecchio sia finalizzata a mettere i bastoni fra le ruote a Nagel il cui mandato scadrà ad ottobre del prossimo anno. Ma di certo d’ora in poi Mediobanca ha un socio che fa valere le sue ragioni.

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Milano Fashion Week, Benetton dà il via ufficialmente alla settimana della moda e porta in passerella (o meglio, a bordo piscina) Braccio di Ferro

Il Fatto Quotidiano - 5 ur 43 min ago

La Milano Fashion Week si è aperta con un tuffo in piscina (la storica Cozzi, gioiello di architettura degli anni Trenta). In questi ultimi giorni d’estate, complice il clima ancora caldo, Benetton ha portato a bordo vasca la sua “color wawe“, una sfilata che è una vera onda di colore mentre dal trampolino si esibiscono i campioni mondiali Giovanni Tocci, Noemi Batti e Gabriele Auber che, dalla pedana, hanno incantato il pubblico con i loro tuffi. È proprio l’acqua a fare infatti da fil rouge, assieme all’iconografia delle storiche campagne pubblicitarie firmate dal fotografo Oliviero Toscani per il brand trevigiano, il tutto all’insegna della sostenibilità ambientale. Jean Charles de Castelbajac ha fatto sfilare il trench di carta simbolo di questa collezione, che è un viaggio in barca tra i porti del Mediterraneo, con tante suggestioni marinare ma a tutto colore, gonne come cartoline da Saint Tropez e felpe e abiti con le stampe di Braccio di Ferro, eletto da Benetton “ambasciatore ecologico” (un po’ come Greta Thumberg) in qualità di “marinaio forzuto che protegge gli oceani”.

C’è poi la maxi t-shirt decorata con tanti piccoli maglioncini applicati a mo’ di tasche o quelle con stampati preservativi giganti o baci gay, direttamente dalle campagne di Toscani, o ancora quelle multicolor con pennellate arcobaleno. Le tinte più accese si alternano ai “Pastel-Bajac”, i toni pastello del rosa, lilla e celeste tanto cari al direttore artistico, accompagnati dal classico cappello da marinaio. Suggestioni svariate e eterogenee, che valorizzano capi basic tra i bestseller del brand come il pullover, calze a righe, t-shirt e li caban in tela cerata, rendendoli al contempo esclusivi e pratici, da indossare nel look da ufficio (come lo spezzato dal taglio maschile) o nel tempo libero, come le gonne-cartolina dal taglio bon ton. A dimostrazione che il fast fashion può competere con le grandi griffe da fashion week, offrendo capi “da passerella” a prezzi democratici.

Nell’attesa di entrare nel vivo con i defilé di N21, Alberta Ferretti, Jil Sander e Prada – in programma questo pomeriggio – c’è stata un’altra sfilata a bordo piscina, quella di Arena in collaborazione con Dhl Express ai Bagni Misteriosi, che ha presentato la nuova collezione di costumi ideata dalla designer Francesca Liberatore con uno spettacolo di nuoto sincronizzato.

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Conte stasera vede Macron, al centro del colloquio ci sarà la Libia

Corriere.it - 5 ur 44 min ago

Conte stasera vede Macron, al centro del colloquio ci sarà la Libia

Archiviati i mesi difficili, dopo l’appoggio di Di Maio ai gilet gialli, le relazioni diplomatiche riprendono. Il presidente francese vedrà prima il capo dello Stato Mattarella e poi il presidente del Consiglio Conte

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Decreto Clima, bonus di 2mila euro per rottamare le auto inquinanti. Sconti sui prodotti sfusi

Ilmessaggero.it - 5 ur 50 min ago
Bonus fiscali per la rottamazione delle auto inquinanti. Un programma di incentivazione del trasporto sostenibile nelle grandi città e un insieme di misure urgenti per il miglioramento della...
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La Spezia, ha il reddito di cittadinanza ma lavora in nero in un panificio: denunciato

Ilmessaggero.it - 5 ur 50 min ago
Percepiva il reddito di cittadinanza ma lavorava in nero, di notte, in un piccolo panificio artigiano dello Spezzino. Lo ha scoperto l'ispettorato del lavoro de La Spezia nel corso di un...
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Meteo, previsioni: maltempo e freddo in arrivo, con temperature giù di 10 gradi

Ilmessaggero.it - 5 ur 50 min ago
?Meteo, le previsioni: l'estate inizia a lasciare spazio all'autunno, con maltempo e freddo in arrivo, e con le temperature che scenderanno di 10 gradi. Si sta per concludere questa...
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Conte ai sindacati: «Meno tasse sul lavoro, lotta all'evasione e un piano per il Sud»

Ilmessaggero.it - 5 ur 50 min ago
«Ho accolto al vostra richiesta di un incontro urgente per discutere insieme a voi delle misure che riteniamo indispensabili per la crescita e lo sviluppo dell'economia italiana in vista...
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La cultura del rave sbarca in galleria

Corriere.it - 5 ur 53 min ago

 La cultura del rave sbarca in galleria

Alla prestigiosa Saatchi di Londra, una mostra sui protagonisti dei megaraduni techno. Con un po’ d’Italia: c’è il Movement di Torino con scatti di Toscani Alla prestigiosa Saatchi di Londra, una mostra sui protagonisti dei megaraduni techno. Con un po’ d’Italia: c’è il Movement di Torino con scatti di Toscani

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Arresti domiciliari per Diego Sozzani (FI), alla Camera il dibattito per l’autorizzazione a procedere. Segui la diretta

Il Fatto Quotidiano - 5 ur 54 min ago

Si discute oggi in aula alla Camera l’illustrazione della relazione della Giunta per le autorizzazioni a procedere, e quindi il voto, sull’applicazione della misura cautelare degli arresti domiciliari per Diego Sozzani, il parlamentare novarese di Forza Italia coinvolto nell’inchiesta “Mensa dei poveri” coordinata dalla Dda di Milano.

Il deputato azzurro, che ha depositato una memoria difensiva, è accusato di finanziamento illecito dei partiti. Nelle votazioni che ci sono state nella Giunta delle autorizzazioni di Montecitorio, Forza Italia, Lega ma anche il Pd non fecero passare l’autorizzazione all’uso delle ‘captazioni’ via trojan, mentre M5S votò a favore. Quanto alla richiesta di arresto, tuttavia, il Pd ha successivamente espresso voto favorevole.

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Pozzi sauditi, Trump annuncia nuove sanzioni contro l’Iran

Corriere.it - 5 ur 57 min ago

Pozzi sauditi, Trump annuncia nuove sanzioni contro l’Iran

La Cnn cita fonti investigative secondo le quali gli ordigni sarebbero partiti da una base iraniana per poi volare sopra il Kuwait. Il segretario di Stato Pompeo aveva già accusato Teheran

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Sarah Thomas, un fantastico record contro il tumore

Avanti! - 5 ur 57 min ago

La 37enne americana è la prima persona a nuotare il Canale della Manica per quattro volte consecutive. In passato ha sconfitto un cancro al seno: “Non ci posso credere, la dedica è per tutte le persone che lottano contro la malattia”

LONDRA – Non solo ha sconfitto un tumore al seno, ma è anche la prima persona ad aver attraversato per quattro volte il Canale della Manica per quattro volte di fila. La straordinaria impresa porta la firma di Sarah Thomas, ragazza americana di 37 anni, che da domenica 15 a martedì 17 settembre, è riuscita a nuotare per 54 ore di fila: una maratona stremante nelle gelide acque tra la costa britannica e quella francese, lunga poco meno di 200 km. “Dedico questa impresa a tutti i sopravvissuti di cancro. Non posso credere a quello che ho fatto – le parole della Thomas -. Mi sento stordita, senza sensi. C’erano tantissime persone in spiaggia ad aspettarmi e incoraggiarmi, ma ero stravolta dalla fatica”. Solo quattro nuotatori avevano precedentemente attraversato il Canale tre volte senza fermarsi, ricorda la Bbc, ma nessuno – prima di Sarah – aveva completato la quarta tappa.

Francesco Carci

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Inizia l’anno scolastico e il trasporto pubblico va in crisi

Avanti! - 5 ur 57 min ago

Agli ormai quasi ordinari disservizi che si determinano nelle grandi città, Roma su tutte con i guasti alle scale mobili, le problematiche della metro e i tempi lunghi di attesa e di percorrenza dei bus urbani, senza contare i sempre più frequenti guasti, se non incendi, a veicoli ormai vetusti, e poi Milano con i lavori ferroviari di Rfi che non ha garantito già dal periodo estivo la puntualità dei mezzi di Trenord, fino a giungere a Bari, dove nella giornata di martedì 17 settembre si è determinato un vero e proprio caos con il servizio destinato a studenti e pendolari a cui le Ferrovie Sud Est non sono state in grado di corrispondere all’esigenza di mobilità locale stante i lavori per l’ammodernamento della tratta Mungivacca-Noicattaro, utilizzando bus sostitutivi, peraltro già avviato nel periodo estivo con l’apertura del cantiere sopracitato nel tratto compreso tra Bari e Putignano.

Anche dove gli investimenti sono stati importanti, penso alla tranvia fiorentina gestita da Gest, si temono sovraffollamenti già con l’inizio del periodo scolastico tanto da far pensare all’aumento considerevole di corse per garantire la mobilità dei pendolari. Un segnale che potremmo definire in controtendenza, ma che, essendo mal calibrato rispetto alle esigenze ed al servizio programmato e finanziato, rischia di determinare disservizi per gli utenti e per la città.

E se a Genova si pensa ad un avveniristico progetto di monorotaia elettrica (l’elettricità sempre più al centro delle aspettative di mobilità sostenibile ed entro dieci anni, secondo gli esperti, il vero core businnes del settore), tra Prato e Piazzale Kennedy attraverso la Valbisagno, in aree collinari e montane del Paese, i ragazzi non raggiungono la scuola perché gli autobus saltano le corse a causa di guasti di vario genere.

Un problema questo annoso che si ripropone quotidianamente, frutto di un parco rotabile vetusto, di mancati investimenti nel comparto e, non di rado. mala organizzazione interna aziendale.

Anche lo stesso affidamento per gara delle concessioni Trasporto Pubblico Locale su gomma in Toscana, pur rispettoso dei termini con cui si è proceduto nel suo iter che dovrebbe trovare definizione il prossimo 10 ottobre, lascia nei Socialisti forti dubbi e perplessità che peraltro abbiamo già più volte espressi in ambito locale sul futuro sviluppo e potenziamento del TPL soprattutto nelle aree decentrate dei territori.

Problematiche che gravano sulle spalle dei cittadini/clienti/utenti, che si ritrovano similari anche nell’ambito del trasporto ferroviario, dove ad esempio, la precedenza assegnata ai Treni ad Alta Velocità, costringe spesso il TPL regionale, che viaggia nella sede promiscua comune, a ritardi sulle coincidenze mettendo a rischio la regolarità del servizio e le conseguenti ricadute sulle attività lavorative e di studio per i fruitori della rete, molti dei quali, costretti a svariati cambi per raggiungere le destinazioni. Uno tra i casi più evidenti è quello, tornato al centro dell’attenzione, e su cui invece occorrerebbe puntare molto per dare una definizione, della stazione piemontese di Chivasso “Porta del Canavese”, nodo di interscambio con la linea di AV/AC Torino-Milano; una infrastruttura che offrirebbe l’accesso alla rete nazionale, tramite appunto il nodo di Chivasso, alla Valle d’Aosta, al Canavese, al Chivassese, al Monferrato e all’Ovest Vercellese, permettendo agli abitanti di questi territori di beneficiare effettivamente dell’alta velocità per raggiungere Milano e il resto dell’Italia.

Ci siamo limitati a trattare questo primo aspetto delle storture del TPL in Italia che sono state evidenziate già da subito con l’avvio dell’anno scolastico; siamo tutti consapevoli, anche perché fruitori, di quante altre mancanze si riscontrano nel comparto, spesso legate a problemi di mancanza di infrastrutture adeguate, altrettanto spesso mancanza di piani urbani del traffico nelle città che potrebbero rendere le medesime più fruibili e contemporaneamente garantire la mobilità cittadina attraverso l’uso dei mezzi pubblici, coordinati tra loro, in grado di raggiungere ogni parte dei centri recuperati alla collettività, attraverso l’uso di parcheggi scambiatori ed infrastrutture di supporto.

Questo Dipartimento dedicato al Trasporto Pubblico Locale, si ripromette non soltanto di essere uno strumento politico che raccoglierà suggerimenti di cittadini ed utenti con i quali intendiamo interloquire e confrontarci ponendo attenzione sulle varie situazioni di disagio ed insufficienza che si evidenzieranno, e ce ne sono tantissime nel nostro territorio nazionale, ma sarà lo strumento per redigere una serie di proposte e di suggerimenti, in ambito nazionale e regionale, per i parlamentari e gli amministratori socialisti, in grado di dare risposte alle esigenze ed alle attese di coloro che usufruiscono di un servizio essenziale, ancora troppo “Cenerentola” in Europa.

Graziano Luppichini
Responsabile Nazionale Settore di Lavoro TPL del PSI

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Giulia De Lellis, il suo libro in vetta alle classifiche. E alcune frasi già virali: “Sono schifata! Quanto? Prendete ciò che vi fa venire la nausea… mescolate fino a ottenere un composto di me***”

Il Fatto Quotidiano - 5 ur 58 min ago

Che Giulia De Lellis abbia scritto un libro non è una cosa così sconvolgente. Dagli youtuber fino ai cuochi, il mondo dell’editoria non nega una pubblicazione proprio a nessuno. Vederlo ai vertici delle classifiche di vendita, invece, fa un po’ più strano: non tanto per il seguito che ha l’ex corteggiatrice di Uomini e Donne (il suo fan club, composto dalle “bimbe di Giulia”, è imponente e ‘incute terrore’ a chiunque), quanto per i contenuti del libro.

D’accordo, è l’opera di una ragazza di 23 anni che racconta le corna ricevute dal suo ex fidanzato. Non c’era da aspettarsi una candidatura al Premio Strega, e nemmeno al Campiello. Anche perché, forse, il libro della De Lellis va letto con una chiave ironica. Come se leggessimo il libro di barzellette di Francesco Totti. Con l’ausilio della scrittrice-influencer Stella Pulpo, Giulia De Lellis ha scritto ‘perle comiche’ come questa: “Facciamo l’amore ed è bellissimo. Siamo sudati, bagnati, affannati (…) Trasudo passione, e disincanto. Ho paura di scoppiare di vita. È incredibile. È intento. È finito. È venuto. Fisso il soffitto e non riesco a dire niente. Brava Giulia, tu sì che sai resistere alle tentazioni”. Una sorta di 50 sfumature, insomma.

Alcuni brevi stralci del libro (presumibilmente i più trash-cult) sono già diventati virali sui social. Come quest’altro, dove Giulietta racconta il tradimento: “Peccato che quello stesso soggetto, magari fino a poche ore prima, avesse preso, toccato e baciato un altro corpo, un altro seno, un altro c**o, scivolando con sconcertante agilità tra le cosce di un’altra”. Che profondità, signori. E la rabbia? Viene descritta così, come una ricetta di Benedetta Parodi: “Sono schifata! Quanto? Prendete gli insetti, i topi di fogna, i piedi sporchi, la puzza di sudore, i cassonetti della monnezza… tutto ciò che vi fa venire più la nausea. Mettetelo insieme, sommate il disgusto al disgusto… mescolate bene, fino a ottenere un composto di merda, e infornate a 200°, per sempre!”.

Ma le perle sono tante altre e se le pubblicassimo tutto rovineremmo la sorpresa dei coraggiosi che decideranno di leggerlo. Ve ne lasciamo un’ultima: “Devo convincermi che ho fatto bene a mollarlo, che era una zavorra. Devo accorgermi che il mondo è pieno di manzi, il mare è pieno di pesci ed il cielo pieno di uccelli”. Michela Murgia commenterebbe così: “Giulia, stai attenta: gli alberi si vendicheranno”. Ma perlomeno ti meriti un brava per la simpatia.

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Pietro, avvocato super: «Io e il master ad Harvard tutto pagato»

Corriere.it - 6 ur 28 sek ago

 «Io e il master ad Harvard tutto pagato»

Ha 27 anni e ha vinto il bando per la borsa di studio in memoria di Franco Bonelli. «In Italia è la migliore, la più generosa»

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