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Sente le urla della figlia al baby monitor mentre lo zio la uccide: Josephina muore a 3 anni

Ilmessaggero.it - Tor, 11/12/2018 - 19:00
Le grida al baby monitor poi il silenzio. Ben, il papà della piccola Josephina Bulubenchi, non ha fatto in tempo a fermare la mano omicida del cognato e ha perso la sua bambina a soli tre...
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Le pietre d’inciampo rimosse ci ricordano cosa sono stati capaci di fare gli italiani

Il Fatto Quotidiano - Tor, 11/12/2018 - 18:58

Cosa ci dicono i buchi lasciati nel selciato dalle venti “pietre d’inciampo” divelte a Roma nella notte tra il 9 e il 10 dicembre? Cosa ci dicono quei segni posti per volere della grande testimone e sopravvissuta alla Shoah Giulia Spizzichino proprio in quella via Madonna dei Monti dove aveva vissuto la famiglia Di Consiglio, cancellata durante il rastrellamento del Ghetto del 16 ottobre 1943 e la retata del 21 marzo 1944?

Cosa non doveva essere visto, cosa accusava talmente forte da dover essere strappato dal terreno? Qual era l’inciampo tanto insopportabile? “Qui abitava”, dicono le targhe d’ottone – 70mila in tutta Europa, realizzate dall’artista tedesco Gunter Demnig. Qui, proprio qui, qualcuno venne strappato dalla propria casa, e assassinato. Qui è accaduto e qui potrebbe accadere ancora.

I buchi che segnano l’assenza delle pietre d’inciampo stanno lì come una bocca che grida, varchi in cui ora si infossa il passo. Sono un rimosso che dice con ancora maggior forza ciò che le pietre testimoniavano: che gli italiani sono stati capaci di isolare, perseguitare, deportare e consegnare all’eliminazione intere famiglie di innocenti. Persone che avevano un nome, una data di nascita diversa – perché erano bambini, vecchi, giovani e adulti – ma una stessa data di morte, tra il 1943 e il 1945, voluta dal regime nazifascista che in Italia aveva il volto di Mussolini e delle camicie nere.

Nascita, data e luogo di arresto, deportazione, assassinio: pochi caratteri incisi su sampietrini d’ottone che nel loro essere infissi al suolo colpiscono più che se venissero scagliati. Mentre le nostre giornate sono scandite ormai da mesi da un frasario fascista fatto di “tireremo dritto” e “non mollo”, consapevolmente declinato da figure istituzionali che hanno giurato sulla Costituzione, le pietre d’inciampo ci legano alla storia – una storia recente e immonda, che non può essere divelta o rimossa. Una storia che dice a cosa ha condotto il fascismo, con la sua costruzione di disprezzo razzista, la sua xenofobia elevata a ideologia identitaria, la sua semina di odio, la sua invenzione di un nemico fittizio, necessaria all’illusione di sicurezza che sempre è funzionale all’instaurarsi dei regimi.

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Migranti, pm Ragusa chiude indagini su Open Arms: contestata anche la violenza privata con Viminale parte lesa

Il Fatto Quotidiano - Tor, 11/12/2018 - 18:56

La Procura di Ragusa ha emesso un avviso di conclusione indagini sullo sbarco, il 15 marzo scorso, di 216 migranti a Pozzallo nei confronti del comandante della nave Proactiva Open Arms, Marc Reig Creus, di 42 anni, e della capo missione Ana Isabel Montes Mier, di 31 anni. I reati ipotizzati sono violenza privata e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. La Procura di Ragusa ha individuato come parte lesa il ministero dell’Interno. La nave della Ong spagnola era stata sequestrata dalla Procura distrettuale di Catania che contestava il reato di associazione. Il provvedimento fu confermato dal gip che escluse il reato associativo e gli atti furono trasmessi a Ragusa dove il gip ha rigettato la richiesta di sequestro della locale Procura. Il legale della Ong, l’avvocato Rosa Emanuela Lo Faro, si dice “sorpresa dalla decisione della Procura sia per i reati contestati sia per la parte lesa: perché – si chiede – il Viminale e non il ministero dei Trasporti?”.

L’avviso di conclusione indagine è stato firmato dal procuratore di Ragusa, Fabio D’Anna, e dal sostituto Santo Fornasier. La Procura contesta al comandante Creus Reig e alla capo missione della nave Open arms, Mier Montes, in concorso, la violenza privata perché avrebbero “disatteso le istruzioni date loro dal comando Imrcc di Roma di non intervenire in occasione dell’evento Sar” e “nell’effettuare comunque il soccorso imbarcando, altri” migranti. I due sono accusati anche, “una volta giunti in prossimità del vicino porto di La Valletta per effettuare lo sbarco medico di alcuni migranti”, di avere “omesso di chiedere alle autorità maltesi l’organizzazione dello sbarco, ovvero l’indicazione di un porto sicuro”, nonostante fossero stati “sollecitati sia dalle autorità italiane che spagnole”. Il reato di violenza privata è contestato anche nell’avere “deciso di dirigersi verso le acque territoriali italiane, costringendo le autorità italiane a concedere loro l’approdo in un porto del territorio italiano per sbarcare 216 migranti soccorsi”. La Procura di Ragusa contesta anche al capitano e al capo missione della Open arms il favoreggiamento dell’immigrazione clandestina per avere “favorito l’ingresso in Italia di 216 cittadini extracomunitari” con “l’aggravante di avere commesso” la violenza privata per eseguire il favoreggiamento.

“Si prospetta un’ulteriore imputazione, estratta dal grande cappello dei reati previsti dal codice penale: in modo, ci permettiamo di dire, stupefacente, li si accusa di violenza privata, per aver costretto l’autorità marittima italiana a dar loro un porto di sbarco per i migranti che avevano raccolto in mare: il porto di Pozzallo dove sbarcarono – dicono gli avvocati Alessandro Gamberini e Rosa Lofaro – Si poteva pensare – osservano i due penalisti – che, dopo il provvedimento del gip di Ragusa, che aveva negato il sequestro della nave, e la sua conferma da parte del Tribunale al quale si era rivolto il Pm impugnandolo, sulla base del fatto che l’accusa non aveva i requisiti di serietà per essere proseguita, vi fosse una ragionevole presa d’atto della necessità di archiviare la vicenda. Così non è. Anzi”.

“La violenza e la minaccia – sottolineano gli avvocati – sarebbe consistita nel disobbedire agli ordini di consegnare i migranti ai libici, che erano sopraggiunti nella zona dove erano stati effettuati i soccorsi, in acque internazionali. Così, invece di prendere in esame se quell’ordine non fosse manifestamente criminoso alla luce della consapevolezza derivante dal notorio delle violenze alle quali sarebbero stati esposti i migranti se riportati in Libia, si pretende di trasformare quella disobbedienza – udite udite – addirittura in una violenza nei confronti delle autorità italiane, saltando così le regole minime che giustificano da un punto di vista sostanziale il reato contestato. Non può meravigliare allora, che, forse tradendo l’ispirazione culturale di una simile scelta – concludono i due difensori – si indichi come parte offesa specificamente e unicamente il ministro degli Interni, in luogo eventualmente della Presidenza del Consiglio o del ministro dei Trasporti”.

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Gilet gialli, Toni Negri: “Macron? Era modello Pd, ora è spernacchiato. Salvini è dalla sua parte, Di Maio no”

Il Fatto Quotidiano - Tor, 11/12/2018 - 18:56

Gilet gialli? Indubbiamente ora il Pd dovrebbe essere più schivo col modello Macron, anche se certe forze neoliberali, da Blair a Renzi, vari partiti democratici e socialdemocratici europei avevano scelto una linea che aveva come simbolo Macron. Spero che finisca questa agonia del Pci e che si facciano fuori tutti i residui di quel partito, ormai finito nella più terribile miseria”. Sono le parole pronunciate ai microfoni di InBlu Radio da Toni Negri, filosofo e co-fondatore di Potere Operaio e Autonomia Operaia, intervistato da Chiara Placenti.
L’ex deputato Radicale spiega la genesi delle proteste dei gilet gialli e osserva: “Di fatto ciò che succede in Francia lo abbiamo vissuto anche in Italia. Molti dei comportamenti dei gilet gialli richiamano la nascita del M5s. Salvini sta sicuramente dalla parte di Macron e Di Maio indubbiamente è dalla parte dei manifestanti. Resta il fatto che le rivendicazioni in Francia sono terribilmente radicali. Dietro c’è una grande protesta contro una miseria crescente che l’ordine neoliberista ha imposto a larghissimi strati della società. Quello che è strano è che sia scoppiata la protesta in maniera così spontanea e generalizzata”- continua – “E’ un cumulo di proteste, di disaffezioni, di distacco, di estraneità nei confronti delle forze politiche e degli strumenti della democrazia rappresentativa. La crisi non coinvolge solo Macron e il suo modo di governare, ma anche la Costituzione della Quinta Repubblica e con essa il tipo di Costituzione democratica che conosciamo in Europa dal 1945 e in Francia da ben più tempo.”.
E aggiunge: “Una delle cose più interessanti della serie di nullità che ha detto ieri sera Macron è il fatto che bisogna ricorrere non più al Parlamento, ma ai sindaci come elemento di mediazione tra il potere e i sudditi, saltando i sindacati e tutto. È, insomma, una rivendicazione sindacale che viene ottenuta, vinta e concessa sulla base di una insurrezione popolare che non ha nulla a che vedere con i sindacati. C’è una serie di stranezze, di paradossi e di rovesciamenti di fronte, che questa crisi, non solo sociale e territoriale ma profondamente istituzionale, tocca la struttura dello Stato. Questa è una cosa che veramente solo i francesi sanno fare”.
Negri torna sul presidente francese: “Il sovrano Macron con il suo discorso è stato spernacchiato, questa è una cosa molto pesante in Francia. E’ una rottura nei confronti dell’autorità presidenziale, un fatto estremamente raro e pesante. Ieri sera ciò che è stato terribile è questa sproporzione: con una certa accondiscendenza Macron ha accettato che la crisi lo facesse parlare e i gilet gialli gli hanno risposto senza alcun rispetto”.

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Lo strepitoso successo dei Queen: «Bohemian Rhapsody» è la canzone con più streming del 20esimo secolo

Corriere.it - Tor, 11/12/2018 - 18:54

 «Bohemian Rhapsody» è la canzone con più streming del 20esimo secolo

Anche grazie al film al cinema, diventato la biografia musicale con gli incassi maggiori di sempre, vola negli streaming anche la canzone del 1975. E ora si aspettano gli Oscar

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“Osiris-Rex ha rilevato tracce di acqua nelle rocce dell’asteroide Bennu”

Il Fatto Quotidiano - Tor, 11/12/2018 - 18:45

Ci sono sono tracce d’acqua intrappolate nelle rocce dell’asteroide Bennu: “intraviste” dalla sonda Osiris-Rex della Nasa tra agosto e dicembre durante la fase di avvicinamento, suggeriscono la presenza di acqua liquida sull’asteroide madre da cui si sarebbe staccato Bennu. Un motivo in più per attendere con ansia il campione di questo sasso cosmico che verrà riportato a Terra nel 2023 per capire meglio l’origine e l’evoluzione del Sistema solare.

Le prime osservazioni, fatte con gli spettrometri Ovirs e Otes a bordo di Osiris-Rex, rivelano la presenza di molecole contenenti atomi di ossigeno e idrogeno legati insieme, noti come idrossili. I ricercatori sospettano che siano presenti in tutto l’asteroide, all’interno dei minerali. Ciò potrebbe significare che in passato il materiale roccioso abbia interagito con l’acqua: anche se Bennu sembra troppo piccolo per aver mai ospitato acqua liquida (ha un diametro di 500 metri), questa potrebbe essere stata presente sul corpo ‘genitore’ di Bennu, un asteroide dal diametro stimato di 100 chilometri.

“Le prime analisi che sono state fatte dagli strumenti di Osiris-Rex sono ancora ancora su scala globale, vista la distanza che separava la sonda dall’asteroide, ma già ci forniscono delle informazioni importantissime“, commenta John Robert Brucato, esobiologo dell’Istituto nazionale di astrofisica (Inaf) all’Osservatorio Astrofisico di Arcetri, nel team scientifico della missione. “Le indagini spettroscopiche rivelano la presenza di molecole d’acqua nei minerali sulla superficie dell’asteroide. Stiamo parlando di silicati idrati, che cioè contengono acqua nella loro struttura cristallina: sono materiali antichissimi, originati nella nebulosa protosolare da cui si sono formati i corpi del Sistema solare. Un’altra caratteristica di Bennu che abbiamo rilevato è la sua bassissima riflettività alla luce solare. È un corpo celeste molto scuro e presto potremo sapere quali materiali lo rendono tale”.

Intanto i dati ottenuti dallo strumento Ocams confermano le osservazioni di Bennu fatte coi telescopi a terra e avvalorano il modello originale della sua forma sviluppato nel 2013 da Michael Nolan e dai suoi collaboratori. Un’anomalia riscontrata rispetto al modello è la dimensione del grosso masso posizionato vicino al polo sud di Bennu che si pensava fosse alto meno di 10 metri, mentre i calcoli preliminari basati sulle osservazioni di Ocams mostrano che è più vicino ai 50 metri di altezza. Attualmente Osirix-Rex sta effettuando una ricognizione preliminare sull’asteroide, sorvolando il polo nord, l’equatore e il polo sud di Bennu a distanze fino a 7 chilometri dalla superficie, al fine di determinare al meglio la massa dell’asteroide e progettare l’orbita del satellite. Il primo inserimento orbitale della sonda è previsto per il 31 dicembre, dopodiché Osiris-Rex rimarrà in orbita fino a metà febbraio, quando ne uscirà per iniziare un’altra serie di voli in vista della prossima fase di rilevamento. 

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Mafia capitale, un clan con una data di nascita e di morte: così Buzzi e Carminati crearono un’unica associazione criminale

Il Fatto Quotidiano - Tor, 11/12/2018 - 18:42

Mafia capitale esiste. Anzi è esistita: ha una data di nascita, ma anche una di morte. La prima è il 14 settembre 2011. È la data che compare sul certificato di nascita della “piovra romana” così come “compilato” dai giudici della III Corte d’appello di Roma che in 590 pagine motivano come e perché un incontro, in un bar all’Eur, tra Massimo Carminati e Salvatore Buzzi abbia generato “un’associazione di tipo mafioso di nuova formazione, di piccole dimensioni e operante in ambito limitato” che puntava a far eleggere e collocare “soggetti affidabili” in posti chiave del Campidoglio. Una visione che, l’11 settembre 2018, ha abolito il giudizio della X sezione penale Tribunale, che pur infliggendo pene fino a 20 anni, aveva scisso “in due diversi gruppi criminali” quello che per la procura di Roma, a partire dal capo Giuseppe Pignatone, era un’organizzazione criminale come Cosa nostra o la camorra. Un gruppo di personaggi con un passato in Romanzo criminale e un presente nei palazzi che contano, capace di infiltrarsi e fare business nella gestione dei centri accoglienza per immigrati e dei campi nomadi, di finanziare cene e campagne elettorali, che aveva una filosofia ben precisa ed era appunto mafia. Che, però, per i giudici, a differenza di altre organizzazioni criminali ha una data di morte: il 2 dicembre 2014, il giorno degli arresti.

L’articolo 416 bis del codice penale non punisce solo le mafie tradizionali – spiegava Pignatone – le piccole mafie, piaccia o non piaccia, hanno piena cittadinanza per essere punite, anche le piccole mafie sono tali se usano il metodo mafioso”. Ed è in questo scenario che i giudici, Claudio Tortora Roberta Palmisano e Patrizia Campolo, calano il mondo degli appalti di un ex detenuto poi laureatosi in lettere, che grazie alle tangenti aveva infiltrato le istituzioni romane, e la fama criminale di un personaggio, vicino sia al mondo dell’estrema destra che a quello della banda della Magliana, così temuto da essere definito in una intercettazione “l’ultimo re di Roma, sopra a tutti i boss de Roma”. “Un’unica associazione” con “progetti espansionistici” che utilizzava “corruzioni“, metteva a frutto “contributi elettorali“, offrendo “protezione” e potendo contare “sull’omertà” generata dalla paura che il solo nome di Carminati, il Cecato, scatenava.

“Buzzi e Carminati concordarono sempre la linea strategica da seguire”
“Nell’associazione Carminati conferì la sua forza di intimidazione e Buzzi conferì l’organizzazione delle cooperative e il collaudato sistema di corruttela e di prevaricazione” scrivono a pagina 461 i magistrati che aggiungono come l’associazione abbia potuto raggiungere grazie a false fatture e interposizioni fittizie una “posizione dominante” che “era garantita dalla politica anche grazie ai legami di Carminati con soggetti che con lui condividevano un passato di appartenenza ai movimenti eversivi di destra e che avevano raggiunto importanti responsabilità amministrative nel comune di Roma e nelle società partecipate (Eur e Ama). I due imputati – ragionano i giudici – concordarono sempre la linea strategica da seguire e Carminati agevolò, con i suoi interventi, la soluzione dei problemi. L’associazione che fu cosi costituita diminuì ancor di più la possibilità di concorrenza da parte degli imprenditori facendo passare le cooperative (di cui Carminati divenne amministratore di fatto insieme a Buzzi) da metodi di corruzione semplice a metodi di corruzione di tipo mafioso per effetto dei quali la forza di intimidazione derivante dal vincolo associativo determinò all’esterno una condizione di assoggettamento all’omertà. Questo salto di qualità (che ebbe subito un risultato quando le cooperative, dal fatturato di 26 milioni di euro nel 2012, superarono nell’anno successivo il fatturato di 50 milioni) è un’ulteriore conferma della avvenuta fusione dei due gruppi…”.

Mafia capitale come risultato di due “progetti espansionistici”
Mafia capitale quindi, in quanto “nuova associazione”, “fu la risultante di due progetti espansionistici: quello di Carminati che, utilizzando la forza criminale del gruppo di Corso Francia e la sua capacità di intimidazione voleva inserirsi anche nel settore amministrativo e imprenditoriale di cui Buzzi era espressione e quindi accedere dai reati di strada al Mondo di Sopra (come questo settore era stato da lui denominato nel suo manifesto programmatico) e il progetto di Buzzi che voleva utilizzare la fama criminale di Carminati e i rapporti di amicizia e la comune militanza politica che quest’ultimo aveva avuto in passato con persone della destra politica”. Si tratta di esponenti della destra che “avevano assunto nel Comune di Roma importanti responsabilità amministrative per rafforzare e implementare la sua posizione nel settore degli appalti pubblici”. Nell’associazione Buzzi “conferì l’organizzazione delle cooperative e il collaudato sistema di corruttela e Carminati i contatti con gli ambienti della destra che venivano dal suo passato e soprattutto la sua forza di intimidazione. Questo disegno trovò terreno favorevole nei comportamenti dei numerosi politici e funzionari e di quelli compiacenti“. Un “contesto amministrativo e politico” definito “permeabile” dai giudici. Che si inseriva perfettamente nella filosofia di Carminati: “È la teoria del mondo di mezzo compà. Ci stanno, come si dice, i vivi sopra e i morti sotto e noi stiamo nel mezzo. E allora vuol dire che ci sta un mondo… un mondo in mezzo in cui tutti si incontrano… come è possibile… che ne so… che un domani io posso stare a cena con Berlusconi”.

Le “corruzioni come sistema” e i “contribuiti elettorali”
La politica che garantiva era allo stesso tempo la politica corrotta con le tangenti e foraggiata con i contribuiti elettorale. “Carminati condivise il sistema instaurato da Buzzi: quello di infiltrasi nei gangli dell’amministrazione comunale individuando ed eventualmente corrompendo i politici e i funzionari che – spiegano i giudici –  potevano agevolare gli interessi dell’associazione e delle cooperative. Una strategia condivisa per assicurasi una rete di rapporti e rafforzare le diverse modalità“. Mazzette, ma anche finanziamenti: “Nei rapporti con i politici la loro complicità fu assicurata anche con la corresponsione di contributi elettorali” in molti casi il “prezzo della corruzione”. Sintetizzato in una intercettazione dallo stesso Buzzi: “Ce sta’ trenta in nero e cento in chiaro”.

La protezione garantita e l’omertà
Ma “a conferma del carattere mafioso” c’è la “protezione garantita ad imprenditori e dal successivo inserimento nella loro attività con un rapporto caratterizzato dalla gestione di affari in comune”. Senza dimenticare l’omertà. Nell’orbita del distributore di benzina di Corso Francia, quartier generale di Carminati, “non furono presentate denunce delle violenze e intimidazioni subite e nel settore della pubblica amministrazione nessuno, e nemmeno gli imprenditori che avevano rinunciato a gare di appalti, presentò atti di denuncia o manifestò dissenso”. Una “condizione di assoggettamento e di omertà derivante dalla forza intimidatrice espressa dall’associazione emerse – chiosano i magistrati – soltanto grazie alle intercettazioni telefoniche”. Del resto gli imprenditori concorrenti erano talmente intimiditi che non hanno deposto davanti al giudice o hanno negato e ridimensionato i fatti. E poco importa che le vittime siano state poche: “Non è rilevante né il numero modesto delle vittime né il limitato contesto relazionale e territoriale…”. La capacità di intimidazione “fu utilizzata nei settori dell’estorsione, dell’usura e del recupero crediti e trasfusa nel mondo imprenditoriale e della pubblica amministrazione per gestire e controllare…”

Pressione per le nomine del Campidoglio
I due capi però puntavano sempre più in alto. “Carminati e Buzzi ebbero contatti ed esercitarono pressione per le nomine e i posti chiave dell’amministrazione Capitolina avendo interesse alla elezione e alla collocazione di soggetti affidabili nei ruoli decisionali”. Ed è per questo che nel giorno degli arresti che squassò la capitale con 37 persone individuate dagli uomini del Ros emerse che nel registro degli indagati erano iscritti politici di quasi tutti i partiti. “Gli interventi per posizionare in ruoli strategici persone gradite sono significativi della forza prevaricatrice dell’associazione nei confronti dei pubblici amministratori, mentre l’eliminazione dei personaggi scomodi e non graditi è una forma di prevaricazione esercitata anche nei confronti degli imprenditori… Buzzi in alcune situazioni di contrasto o difficoltà chiese espressamente l’intervento di Carminati per la sua forza di convincimento riconosciuta all’esterno. Carminati si inseriva quindi nel mondo imprenditoriale quando l’attività corruttrice di Buzzi non era sufficiente assicurandogli la soluzione dei casi più difficili e rilevanti con una provvista di violenza e capacità criminali“. “Lo famo strillà come n’aquila sgozzata” diceva il Cecato parlando di un imprenditore da minacciare.

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Francia vs Italia: la fragilità della democrazia e le differenze tra la piazza di Parigi e quelle di Lega e M5s

Il Fatto Quotidiano - Tor, 11/12/2018 - 18:40

Tre immagini: Roma, Piazza del popolo, adunata leghista, aperta dal ministro dell’Interno che indossava addirittura la felpa della uniforme della Polizia di stato. A significare, non fosse abbastanza chiaro, la volontà di piegare al suo volere le istituzioni democratiche in spregio a qualsiasi minimo rispetto del ruolo che riveste. Crocifissi nelle aule scolastiche, e, soprattutto, pretesa di rappresentare il “Popolo” in Europa nominato per acclamazione. Una piazza di destra e di estrema destra con slogan di destra e di estrema destra.

Seconda immagine, la “piazza” di Torino, stesso giorno, Manifestazione No Tav, insieme alla contrarietà all’opera si rivendicano più diritti, si contestano le leggi liberticide di questo governo. Non ci sono Ministri in veste di capopopolo. Una piazza di sinistra, con slogan di sinistra. In quella piazza anche elettori ed amministratori locali del Movimento 5 Stelle che del No al Tav aveva fatto la sua bandiera elettorale.

Due piazze incompatibili tra loro, opposte. Eppure Il M5S governa per “contratto” con il partito di Salvini, anzi consente che Salvini travalichi, invada ogni settore del governo medesimo (ultimo esempio gli industriali ricevuti al Viminale).

Terza “piazza” Parigi. I Gilet Gialli in rivolta, una piazza che letteralmente brucia. Una protesta che vede mischiarsi e confondersi richieste di maggior democrazia, motivate proteste contro un governo espressione diretta dei poteri finanziari, con istanze Lepeniste, sovraniste, xenofobe e con la rabbia ed il rancore sociale allo stato puro senza alcun obiettivo se non lo sfogo, purtroppo spesso violento. Una piazza alla quale è praticamente impossibile dare una connotazione. Una miscela che è potenzialmente micidiale.

Come sarebbe forse altrettanto pericoloso se le due “piazze”, quella di Piazza del popolo e quella di Torino divenissero una sola piazza. Elementi contrapposti ed uniti unicamente dalla rabbia dove probabilmente prevarrebbero le “ragioni” dei più aggressivi e dei più vicini alla cosiddetta “Pancia del Paese”.

Quello che in Francia accade in piazza in Italia è accaduto al governo. Due forze che si son presentate come contrapposte in campagna elettorale si sono “mischiate”per “contratto” in un unico esecutivo. Quella più aggressiva e più vicina alla “pancia del paese” sta rapidamente prendendone l’egemonia. In Italia non esiste più una sinistra istituzionale distrutta dal fallito tentativo Macronista di Renzi. La sinistra sociale che pur esiste e resiste è confusa, disgregata, priva di ogni sponda politica. Il Movimento 5 Stelle è vittima del proprio stesso presupposto ideologico sul superamento di destra-sinistra, in base al quale ha stipulato il “contratto” in nome di un pragmatismo che sta mostrando tutta la sua contraddittorietà, superficialità culturale e, in definitiva, fragilità politica. Certo Roma non è Parigi, non brucia la piazza ma il rischio è che bruci la democrazia.

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Topo in ospedale, paura a Bisceglie tra i malati: l’intruso nel reparto di Malattie infettive

Corriere.it - Tor, 11/12/2018 - 18:35

 l’intruso nel reparto di Malattie infettive

Un roditore di grosse dimensioni è stato notato nei pressi di una porta in una stanza di degenza

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Luca Fantò La sinistra riformista ha mancato il proprio compito

Avanti! - Tor, 11/12/2018 - 18:34

Care compagne e cari compagni,
è evidente a tutti come oggi l’Italia si trovi in un momento fondamentale del suo percorso storico e sociale. Come ben descritto alcuni giorni fa dal Censis, gli italiani tendono sempre più a perdere la propensione alla solidarietà e appaiono più chiusi, invidiosi, egoisti. Alla solidarietà si sostituisce la diffidenza.

Noi cari compagni e care compagne, dobbiamo riconoscere che la sinistra riformista negli ultimi 25 anni ha mancato il proprio compito, per un eccesso di ottimismo o forse per mancanza di fiducia negli ideali di solidarietà, uguaglianza e giustizia sociale. Ci siamo lasciati affascinare da un liberalismo democratico che in realtà nascondeva dietro di sé un sistema economico desideroso di sottomettere all’economia e alla finanza, la politica e i governi. Siamo stati sottomessi alla crisi economica scoppiata nel 2008. In Italia non siamo riusciti a dare una risposta a tale crisi, non siamo riusciti a far percepire ai cittadini, nel momento del bisogno, la vicinanza dello Stato e delle istituzioni.

Il sentimento di fragilità determinato dagli effetti della crisi che ha devastato il mondo per oltre 5 anni, ha determinato in Italia il successo, apparentemente incomprensibile, della Lega e dei 5 Stelle. Lega e 5 Stelle oggi al governo del Paese. Un governo che appare evidentemente poco stabile, minato dall’incompetenza di alcuni suoi membri e che rischia di gettare ancora di più nel caos la nostra società.

Compito di noi socialisti, della sinistra riformista, è oggi risollevarci dalla narcosi ideologica degli scorsi decenni, ritornare a credere e lottare affinché solidarietà, uguaglianza e giustizia sociale tornino a rappresentare agli occhi dei cittadini traguardi auspicabili e raggiungibili. Dobbiamo tornare al fianco dei cittadini.

I cittadini hanno percepito l’allargarsi delle distanze tra i pochi, sempre più ricchi, ed i molti, sempre più in difficoltà e senza speranza di migliorare la propria condizione. Spetterebbe a noi porre fine a questa radicalizzazione delle diseguaglianze.
Questo è il nostro compito, ridistribuire la ricchezza non solo attraverso il necessario adeguamento dei salari (pubblici e privati) agli standard europei, ma anche potenziando i servizi offerti dallo Stato e dagli Enti Locali.
I cittadini hanno percepito e provato nella loro quotidianità gli effetti del blocco della mobilità sociale determinato dall’inefficacia di un sistema scolastico obbligato da anni a star dietro ai provvedimenti di bandiera dei diversi ministri deputati all’istruzione pubblica. Riattivare l’ascensore sociale, questo è il compito di noi socialisti, della sinistra riformista, dotando di risorse umane ed economiche le scuole statali, restituendo autonomia didattica ai docenti, accrescendo le risorse disponibili per le università statali, potenziandone le capacità nel campo della ricerca.

I cittadini hanno percepito e provato nella loro quotidianità gli effetti del blocco della mobilità sociale determinato dalla mancanza di coraggio di molte imprese. Riattivare la mobilità sociale vuol dire sostenere quelle aziende che hanno successo e che dimostrano di saper ottenere legittimi profitti e al contempo di salvaguardare il benessere dei propri dipendenti. Dobbiamo ristabilire la funzione sociale delle imprese e del lavoro come contributo dei singoli cittadini al benessere della collettività. Noi socialisti dobbiamo ritrovare il coraggio di sostenere la parte migliore dell’imprenditoria italiana e lasciare ai processi del libero mercato chi si è dimostrato poco capace.

Lo Stato deve tornare a fare il proprio dovere, ossia salvaguardare il benessere dei propri cittadini. Noi socialisti dobbiamo innescare e contribuire a tale virtuoso compito.

Luca Fantò
Segretario regionale del PSI del Veneto

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Casa svaligiata, gli rubano anche le armi: e finisce lui sotto processo

Il Gazzettino.it - Tor, 11/12/2018 - 18:31
MASERADA - Una giornataccia quel mercoledì per Beniamino Gorza. Il sindacalista della Uil, conosciuto negli ambienti della sanità trevigiana per il suo lungo impegno nella...
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Camion della Bartolini esce di strada e finisce nel fossato: ferito l'autista

Il Gazzettino.it - Tor, 11/12/2018 - 18:31
ORSAGO - Incidente stradale questa mattina, 11 dicembre, sulla Pontebbana a Orsago, di fronte allo stabilimento Doria. Un camion della Bartolini è uscito di strada per cause in corso di...
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Amianto in un deposito di treni   «Ho un tumore, denuncio le Fs»

Corriere.it - Tor, 11/12/2018 - 18:26

Amianto in un deposito di treni   «Ho un tumore,  denuncio le Fs»

Operaio in pensione denuncia le Ferrovie. Il tumore polmonare si è manifestato di recente. «Ho inalato veleno per 17 anni: con la ‘bestia’ dentro di me non è vita»

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Vladimir Luxuria, l’accusa: «La Rai continua a spostare il mio programma perché parlo di omofobia e bullismo»

Corriere.it - Tor, 11/12/2018 - 18:14

 «La Rai continua a spostare il mio programma perché parlo di omofobia e bullismo»

L’ex parlamentare ha registrato una puntata del programma «Alla Lavagna!», la trasmissione già finita nell’occhio del ciclone quando fu ospite Salvini

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Natale a tavola tra mangiate e brindisi made in Italy

Avanti! - Tor, 11/12/2018 - 18:13

cena natale

“Natale con i tuoi” è un modo di dire che suggerisce con chi trascorrere detta ricorrenza. Ben inteso – invito e non obbligo – poiché poi ognuno fa come meglio desidera, tuttavia è tra le mura domestiche che di solito si fa festa. I motivi per far baldoria sono tanti, ma uno in particolare è perché nelle prime settimane di dicembre corriamo come matti alla ricerca di regali e regalini, perciò, giunti al traguardo del “venticinque” senza soldi (e pure senza fiato) cosa c’è di meglio di una bella mangiata strizzando così l’occhiolino all’intramontabile “semel in anno licet insanire”? Ciò detto vediamo quali sono le tradizioni culinarie in auge in queste imminenti occasioni…

Da sempre esistono una mole di ricette consacrate alla scorpacciata natalizia ed anche alle feste consecutive – quali Santo Stefano, Capodanno e l’Epifania che d’abitudine tutto l’ambaradan si porta via. In verità più che giornate sono “tour de force” che mettono a dura prova persino lo stomaco dei più golosi, in tutti i casi, al pranzo di Natale quasi nessuno dice no. Per quanto riguarda le vettovaglie indicate sono all’incirca identiche da Nord a Sud; per svelare qualcosina – l’antipasto all’italiana a base di numerosi salumi, gli stuzzichini col salmone affumicato o l’insalata russa; seguono tortellini, capelletti e passatelli accomodati al calduccio nel brodo, il must dei primi piatti ovvero le lasagne e subito appresso i secondi, nella fattispecie, il tacchino (lesso, farcito od arrosto), il capone, i bolliti misti che flirtano con zamponi e cotechini adagiati su letti a due piazze di purè di patate e, dulcis in fundo, il panettone e il pandoro. Queste le delikatessen nei convivi nostrani per una giornata all’insegna del diletto. Giusto ricordare che la vigilia è celebrata con pietanze di magro, quindi il menu sarà di pesce – in primis zuppa, brodetti, spaghetti alle vongole o comunque con sauces di mare, in seguito gli appuntamenti squisiti con l’immancabile capitone o il baccalà.

Oltre a queste vi sono le raffinatezze del posto talvolta sommate alle sfiziosità poc’anzi descritte. Ad esempio, a Napoli, nel giorno di Natale le ricette proverbiali sono la minestra maritata, la pasta al forno e l’eccellente sartù di riso. E come seconde opzioni? Nessun timore – non manca nulla – ad esempio le polpettine fritte, le salsicce con i friarielli e la gallinella in brodo. Per quanto concerne i dolci quelli tipici sono superlativi – si pensi agli struffoli, ai mostaccioli e ai roccocò ma non solo, visto che la tradizione dolciaria campana ha pochi rivali. In tutti i casi ogni città o paese ha le sue propensioni culinarie e da sempre la tradizione gastronomica ha un appeal irresistibile. Restando a tema di consuetudini eccoci a Milano. Qui, nel capoluogo meneghino il pranzo prende le mosse con un antipasto di affettati ove svetta il culatello di Zibello, poi la giardiniera e il paté di fegato con cui spalmare crostini, tartine e canapè. Seguono i ravioli in brodo, il cappone chiaramente lesso (con l’ottimo brodo di cottura si deliziano i ravioli) in compagnia della salsa verde, della mostarda di Cremona e i contorni più opportuni a quanto sinora “inventariato”, cioè purè di patate e verdura cotta. E alla fine, quando cioè cala il sipario? Ma il panettone naturalmente che qui a buon diritto “gioca” in casa.

Mangiate e brindisi a parte, si ricordino un paio di cosette che spesso e volentieri sfuggono, vuoi per sbadataggine, vuoi per altri motivi: il primo è un consiglio “gourmet” e cioè che con i dolci ci vuole un vino dolce e non uno a caso. Messa così sembra una cosa scontata, in realtà è una défaillance in cui si potrebbe scivolare. Altra raccomandazione è quella di non esagerare col desinare e con i beveraggi, insomma, anche a Natale prima di tutto la moderazione. Infine, tenere a mente che le feste dovrebbero essere un’occasione per stare insieme, rievocando i bei momenti e le persone care che non ci sono più, senza precipitare in esternazioni di melanconia bensì con serenità. Come visto in ogni località (anche in quelle che non abbiamo annoverato) ci sono imperdibili delizie dedicate al Natale ma a farla da padrone sono soprattutto i piatti tradizionali, oramai decennali, ampiamente collaudati ma buoni come non mai. Buone feste a tutti – all’insegna del buon cibo che in definitiva è quello che più ci piace ed emoziona.

Stefano Buso

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Il sindaco leghista di Diano Marina nel mirino dei ladri: due furti in due mesi, in pieno giorno 

La Stampa - Tor, 11/12/2018 - 18:09
Un tempo veniva definito “sindaco sceriffo”, forse perché in casa aveva diverse armi e anche per il suo piglio decisionista che lo aveva portato a entrare nella Lega Nord e a fare interventi duri contro immigrazione clandestina e altri temi “caldi”. Fatto sta che Giacomo Chiappori, primo cittadino di Villa Faraldi, negli ultimi tempi più che “sce...
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CONTRATTACCO

Avanti! - Tor, 11/12/2018 - 18:08

si maio salviniSicuramente mangeranno insieme il panettone, ma per il momento tra Lega e Movimento cinque stelle non sembra correre buon sangue. Dopo il botta e risposta di ieri tra i due Vicepremier in cui l’ultima parola è toccata al Capo del Viminale, ora riparte all’attacco il Capo politico del Movimento cinque stelle proprio su uno dei punti tanto cari ai pentastellati, l’Onestà, lo stesso che sembra il nervo scoperto dei loro alleati condannati per la sottrazione di 49 milioni. “Chiederò chiarimenti a Salvini, sono certo che non minimizzerà. Prima di dichiarare pubblicamente bisogna parlare con i nostri contraenti del contratto di governo, ma sicuramente Salvini non minimizzerà”. Luigi Di Maio richiama il leader della Lega e ministro dell’Interno e gli chiede spiegazioni sull’indagine che coinvolge il tesoriere della Lega Giulio Centemero per finanziamento illecito ai partiti. Il Ministro del Lavoro dà il La ai suoi per poter attaccare gli alleati, i pentastellati sono ormai sempre più di cattivo umore non solo per lo scandalo dei 49 milioni, ma anche per le continue ingerenze del ministro degli Interni.
“Siamo certi che la Lega fornirà ulteriori chiarimenti sul caso Centemero. E ci auguriamo che Salvini non minimizzi la vicenda. Una cosa è doverosa dirla: da sempre ci battiamo contro i finanziamenti illeciti ai partiti, perché in un Paese civile non devono esserci interessi esterni a influenzare l’attività delle forze politiche presenti in Parlamento”, scrivono Francesco D’Uva e Stefano Patuanelli, capigruppo M5S di Camera e Senato. ”Per quanto riguarda le fondazioni legate ai partiti – continuano i parlamentari M5s – vogliamo quella trasparenza che per troppo tempo è mancata in Italia. Per questo motivo nello ‘spazzacorrotti’, che approveremo nelle prossime settimane, prevediamo norme che garantiranno assoluta trasparenza sui finanziamenti di cui beneficeranno partiti, movimenti e fondazioni collegate”.
Il tesoriere del Carroccio è accusato di finanziamento illecito ai partiti e sulle vicende della Lega, ora non indagano soltanto la procura di Genova e quella di Milano, ma anche quella di Bergamo che ha aperto un fascicolo a modello 44, cioè senza indagati, ipotizzando il reato di finanziamento illecito.
Sulla vicenda è intervenuto il responsabile giustizia Psi e già senatore, Enrico Buemi che fa notare come il problema in realtà sia a monte. “I parlamentari del M5s la smettano di fare melina se vogliono affrontare seriamente la questione del finanziamento pubblico e della gestione economica dei partiti sia in termini di trasparenza che di democrazia interna e diano finalmente attuazione all’articolo 49 della Costituzione”, così in una nota l’ex Senatore socialista Enrico Buemi, primo firmatario nella scorsa Legislatura di un disegno di legge in merito (AS 891 Norme in materia di organizzazione e di trasparenza dell’attività dei partiti politici). “Certo, ci sarà la Lega che con la sua coda di paglia sul finanziamento pubblico e sulla gestione interna del partito avrà qualche difficoltà a seguirli ma non si esce da questa gestione opaca da tutti i punti di vista: economico, decisionale e di selezione delle candidature e dei gruppi dirigenti senza una puntale attuazione dell’articolo 49”, ha concluso Buemi.

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Fabrizio Corona aggredito nel “bosco della droga”, Massimo Giletti: “È molto provato. Penso a una collaborazione “fissa” con lui”

Il Fatto Quotidiano - Tor, 11/12/2018 - 18:02

“Stanotte l’ho sentito molto provato, molto preoccupato, mi ha detto di essersela vista davvero brutta. Insomma, non è stata una bella notte per lui“. Così Massimo Giletti ha commentato a Fanpage l’aggressione subita lunedì notte da Fabrizio Corona mentre stava girando un servizio per la sua trasmissione Non è L’Arena. “Lo sto raggiungendo adesso a Milano – ha aggiunto il conduttore -, è stato assalito da un gruppo di ragazzi di colore, abbiamo tutte le immagini perché si è salvata una microcamera, per cui c’è del materiale che mostreremo domenica”.

“Il nostro disegno era proprio andare nei luoghi dove lo Stato non va, per raccontare quei luoghi delle nostre città, spesso attaccati al centro storico, dove non c’è lo Stato, dove si ha paura ad entrare. Volevamo raccontare il problema dell’eroina che in questo momento a Milano è dilagante. Si sa che Fabrizio sta seguendo un percorso per disintossicarsi, quindi chi meglio di lui conosce quei meandri?“, ha spiegato ancora Giletti dicendo che sta pensando ad un ruolo “fisso” per Corona: “Io penso che ci sarà uno sviluppo, l’intenzione è quella di avere lui che racconta in queste condizioni un po’ al limite“.

 

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Marcello Pittella, la Cassazione: “No elementi indiziari. Raccomandazione non costituisce concorso morale in reato”

Il Fatto Quotidiano - Tor, 11/12/2018 - 18:02

Il tribunale del Riesame di Potenza “non ha individuato elementi indiziari dai quali desumere che Pittella abbia fatto sorgere” o “rafforzato il proposito criminoso nei coindagati”; non è motivato nell’ordinanza il pericolo di inquinamento delle prove e quanto al pericolo di reiterazione, basato sulla possibilità di ricoprire nuovi incarichi, il giudice non può spingersi fino a “ritenere adeguata una misura cautelare per comprimere l’esercizio del diritto costituzionale di elettorato passivo”.

Lo scrive la quinta sezione penale della Cassazione nelle motivazioni della sentenza con la quale, il 26 novembre, ha accolto il ricorso di Marcello Pittella contro le esigenze cautelari a suo carico, accogliendo il ricorso presentato dal professor Franco Coppi e dall’avvocato Donatello Cimadomo. Secondo l’accusa, Pittella da governatore della Regione Basilicata avrebbe istigato i suoi coindagati a pilotare concorsi e nomine nella sanità lucana a favore dei candidati a lui più graditi: il suo coinvolgimento nell’ipotesi accusatoria sarebbe un “concorso morale” e di “dolo eventuale”. Il Riesame, il 19 luglio, ha motivato le esigenze cautelari (gli arresti domiciliari, sostituiti poi a settembre con il divieto di dimora) con il pericolo di inquinamento delle prove e di recidiva, derivante dalla possibilità di Pittella di assumere nuovi incarchi politici. Seconda la Cassazione l’ordinanza del riesame “si caratterizza per una serie di affermazione che non superano il confine meramente congetturale”.

La Corte evidenzia nel complesso una “valutazione monca e caratterizzata da affermazioni solo assertivamente probabilistiche”. Quanto all’ipotesi del concorso morale, i giudici ricordano che “la partecipazione psichica a mezzo istigazione richiede che sia provato che il comportamento tenuto dal concorrente morale abbia effettivamente fatto sorgere il proposito criminale” o la abbia anche soltanto rafforzato, ma “la mera ‘raccomandazione’ o ‘segnalazione’ non costituisce una forma di concorso morale nel reato, in assenza di ulteriori comportamenti positivi o coattivi che abbiamo efficacia determinante”, in quanto il “soggetto attivo” è libero di aderire o meno alla segnalazione.

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Operazione Scuole Sicure, sequestrati sui bus marijuana e hashish

Il Gazzettino.it - Tor, 11/12/2018 - 18:01
JESOLO - Questa mattina, 11 dicembre,  gli uomini del Commissariato di Jesolo unitamente all?unità cinofila della Polizia Locale, hanno effettuato l?operazione ?Scuole...
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