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Tangenti Milano, il gip: “Comi è giovane ma ha non comune esperienza con schemi criminosi. Ha sfruttato ruolo pubblico per suoi interessi”

Il Fatto Quotidiano - 6 ur 4 min ago

“Nonostante la giovane età, Lara Comi ha mostrato nei fatti una non comune esperienza nel fare ricorso ai diversi, collaudati schemi criminosi volti a fornire una parvenza legale al pagamento di tangenti, alla sottrazione fraudolenta di risorse pubbliche e all’incameramento di finanziamento illeciti”. E’ scritto nell’ordinanza di custodia cautelare che ha portato l’ex europarlamentare di Forza Italia agli arresti domiciliari nel secondo filone dell’inchiesta milanese “Mensa dei poveri” su presunte mazzette e finanziamenti illeciti. Ai domiciliari anche Paolo Orrigoni, titolare della catena Tigros ed ex candidato al Comune di Varese per il centrodestra, mentre in carcere è finito Giuseppe Zingale, ex direttore generale della agenzia per il lavoro Afol. Per i magistrati i reati contestati agli indagati – tra cui truffa ai danni del parlamento europeo e finanziamento illecito – evidenziano “un quadro di grave allarme sociale“.

“Dall’esame degli elementi indiziari”, scrive ancora il gip di Milano Raffaella Mascarino nell’ordinanza chiesta dai pubblici ministeri Silvia Bonardi, Luigi Furno e Adriano Scudieri,”emerge la peculiare abilità che l’indagata Comi ha mostrato di aver acquisito nello sfruttare al meglio la sua rete di conoscenze al fine di trarre” dal ruolo pubblico “di cui era investita per espressione della volontà popolare il massimo vantaggio in termini economici e di ampliamento della propria sfera di visibilità”. Per l’ex eurodeputata la misura degli arresti domiciliari risulta idonea rispetto ai reati contestati, vista la “refrattarietà dimostrata dalla Comi in merito al rispetto delle regole“. Inoltre la Comi potrebbe ripetere le condotte che le vengono contestate “in una pluralità di scenari che non presuppongono necessariamente l’attuale copertura di una pubblica funzione”.

Comi, infatti, non è più parlamentare europeo, ma è “rappresentante legale delle associazioni” Siamo italiani, We Change, del Popolo della libertà coordinamento provinciale di Varese e presidente onorario dell’associazione Europe 4 you ed è “indiscutibile” che la sua “rete relazionale, trasversale fra alti livelli politici e imprenditoriali” può “costituire un utile ‘volano’ per ulteriori attività illecite“. In più, aggiunge il gip, Comi può “contare sulla sua visibilità politica“. Sempre il gip parla di “pianificazione” dei reati che le vengono contestati, dello “stabile legame” con Caianiello, della ricerca di Comi di “incarichi di sempre maggiore influenza e molto remunerativi”.

L’operazione è un nuovo filone della maxi indagine che il 7 maggio portò a 43 misure cautelari eseguite, tra gli altri, nei confronti dell’ex coordinatore di Forza Italia a Varese Nino Caianiello, del consigliere lombardo azzurro Fabio Altitonante e dell’allora candidato alle Europee e consigliere comunale in quota Fi Pietro Tatarella. Sono state proprio le dichiarazioni ai pm di Caianiello, presunto “burattinaio” del sistema e interrogato molte volte nei mesi scorsi, a confermare un quadro accusatorio già emerso dai primi racconti di imprenditori e indagati in Procura dopo il blitz.

Caianiello ha raccontato ai magistrati lo stratagemma escogitato con la Comi per intascare denaro: “Più volte avevo espresso alla Comi la necessità di trovare una modalità attraverso cui retrocedere delle somme in favore della mia persona, in ragione dei costi che la quotidiana attività politica mi comportava”, ha messo a verbale l’esponente di Forza Italia. Il passaggio riguarda la presunta truffa al Parlamento europeo – di cui è accusata, tra le altre cose, la Comi- attraverso uno “stratagemma”, gonfiare fino a 3mila euro al mese lo stipendio dell’addetto stampa dell’epoca dell’eurodeputata, rimborsato dall’Europarlamento, per poi girare 2mila euro a Caianiello. “Comi – ha spiegato Caianiello il 2 settembre – era recalcitrante a retrocedere una parte del suo stipendio per finanziare le strutture del partito di Forza Italia, anche in vista delle imminenti elezioni europee, escogitammo lo stratagemma di far maggiorare lo stipendio del giornalista Aliverti”.

Di fronte ai taccuini dei magistrati Caianiello è un fiume in piena e racconta della volta in cui la Comi gli chiese di intercedere per lei presso Maria Stella Gelmini: “Ricordo un episodio che si è verificato tra la fine del 2018 e gli inizia del 2019 presso la casa dell’onorevole Gelmini a Milano – ricorda l’ex coordinatore di Forza Italia – in particolare un incontro al quale partecipammo io, la Comi, Gelmini e Marco Bonometti, che conobbi in quell’occasione. In particolare la Comi voleva che io intercedessi in suo favore nei confronti della Gelmini per creare le condizioni di un sostegno in favore della sua candidatura. Allo stesso modo anche Bonometti nel corso di quella riunione si spese con la Gelmini in favore della Comi”.

L’esponente di Forza Italia sapeva di essere nel mirino degli inquirenti e di poter essere indagata. Così in una conversazione intercettata cerca di concordare versioni da fornire a giornalisti e magistrati. “Comunque oggi io dirò che non ho mai preso 17k (17mila euro, secondo l’accusa, ndr), non ho mai avuto consulenze con Afol né di società a me collegate che non esistono…”, dice rivolgendosi a Maria Teresa Bergamaschi.

All’amica con cui tesse affari nel gennaio scorso consiglia di utilizzare “Telegram che è più comodo” e consente la distruzione dei messaggi, a confermare la paura di essere intercettata. La Comi suggerisce anche di non rispondere a telefonate ‘sospette’: “Se dovessero chiamarti non rispondere né al telefono, né agli sms. Poi ti spiego”. Bergamaschi, avvocato e stretta collaboratrice dell’ex eurodeputata, mette a verbale in un interrogatorio del 14 maggio: “Il 15 dicembre 2018 mi arrivò un messaggio di Lara Comi (…) mi scriveva ‘Zingale vorrà un regalo di Natale‘”. E aggiunse : “Mi parlò della necessità di pagare in vista dell’estensione dell’incarico una cifra di 10mila euro a Zingale”.

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Ladri di polli in azione a Moncalieri: rubate dieci galline da un pollaio a Bauducchi

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Teatro alla Scala, tra sacchi a pelo e liste autogestite, decine di giovani in coda tutta la notte per l’anteprima della Tosca dedicata agli under 30

Il Fatto Quotidiano - 6 ur 16 min ago

Marco è il numero uno. “Quest’anno non volevo rischiare”, spiega. Viene da Arezzo ed è in fila dalle 10 della mattina di martedì, anche se sa bene che la biglietteria aprirà solo alle 9 di mercoledì. Obiettivo: un posto all’anteprima del 4 dicembre della Tosca al Teatro alla Scala, dedicata agli under 30. Alle 22,30 in coda ci sono già 63 persone. Sotto al loggiato di via Filodrammatici ci sono studenti, lavoratori, ma anche qualche genitore che, intrepido, si prepara ad affrontare la nottata insieme ai figli. Alcuni sono appassionati di opera e già scambiano con i compagni informazioni sulla rappresentazione che vedranno in scena, con la regia di Davide Livermore. Altri invece non hanno mai partecipato all’evento, ma sono curiosi.

L’organizzazione è autogestita. Marco, arrivato per primo, tiene una lista. Segna, a mano a mano, i nuovi arrivi e ogni ora fa l’appello: gli assenti vengono depennati. “Sono partito prestissimo perché volevo assicurarmi di essere il primo visto che quest’anno l’apertura della vendita online è alle 9, in contemporanea a qui, e non alle 12 come gli altri anni”, spiega il capofila a ilfattoquotidiano.it. Secondo Marco aprire così presto la vendita tramite piattaforme “è un regalo ai bagarini” ed è “ingiusto per chi sta facendo nottata”.

L’obiettivo è arrivare, senza saltare neanche una conta, alle 7 del mattino, quando i volontari dell’associazione L’Accordo, distribuiranno i numerini, come al supermercato, con l’ordine di arrivo segnato nel foglietto di Marco. “Questo per me è il primo anno – spiega Francesco, studente 18enne – I biglietti online? Credo che tutti si accalcheranno sperando di fare i più ‘furbi’, ma potrebbe intasarsi. Noi siamo più vecchio stampo”.

Il pavimento sotto al loggiato è gelido. Fuori ci sono 5 gradi, ma i più esperti si sono organizzati bene. Hanno sacchi a pelo, coperte e alcuni addirittura delle seggiole e un materassino gonfiabile: sanno che la notte sarà lunga. “Io vengo qui da tre anni. Inizialmente volevo prendere il biglietto online, poi mi hanno convinto a tornare – racconta Vito studente al quinto anno di giurisprudenza – Non sono molto d’accordo con questa scelta perché punisce noi (che abbiamo fatto la fila ndr)”. “Credo sia giusto che la Scala o gli organizzatori diano un minimo di diritto di prelazione per noi che facciamo un sacrificio qui tutta la notte”, continua ricordando le tempistiche dello scorso anno.

Dormire non è facile. C’è chi ci riesce e chi invece preferisce giocare. Seduti in cerchio, ma senza nessun fuoco al centro, organizzano sessioni di briscola e giochi di ruolo come “Lupus in fabula”. Anche le chiacchiere non mancano. “Io ho preso un giorno a lavoro – spiega una ragazza – Mi mancano ancora tre anni e poi non potrò più venire. Non potevo perdermelo”. Ha trascinato con sé anche la sua amica, 30enne: è l’ultimo anno che potrà partecipare.

Puntuale, Lorenzo, aiutato dalla seconda e dal terzo della fila, fa l’appello. Alle due di notte, in cinque hanno abbandonato la coda, che nel frattempo ha raggiunto le 90 persone. “Nel momento in cui le metro chiudono l’affluenza è minore”, spiegano i veterani, quelli che da anni, imperterriti, si accampano fuori dal teatro. Il flusso, in effetti, ricomincia attorno alle cinque del mattino. Arrivano alla spicciolata, ma i numeri della fila crescono rapidamente. I genitori, ora, si presentano anche da soli. “Sono qui per prendere i biglietti per le mie due figlie – spiega una mamma al Fatto.it – La maggiore vive fuori per studio, mi ha chiamato alle 5 per ricordarmi di venire qua per il biglietto, ma io le avevo già promesso che sarei venuta”.

I ritardatari si ritrovano alla fine della fila. Fino allo scorso anno sarebbero riusciti, quasi certamente, a prendere un biglietto. Ora, però, c’è l’incognita della vendita online. Alcune voci sostengono che i biglietti saranno divisi: un numero per chi ha stoicamente retto la fila, un altro, minore, per chi ha cercato la fortuna dei rivenditori online. La certezza è solo una: alle 9 anche Ticketone e il sito ufficiale del teatro apriranno la vendita dei biglietti. “Ci hanno lasciato nell’incertezza – si lamenta Marco – Hanno distrutto quella che era la nottata. Lo spirito del fare nuove conoscenze e amicizie che caratterizzava le altre notti”.

A rassicurare, almeno in parte, è l’arrivo delle volontarie dell’associazione L’Accordo. Dopo un piccolo malinteso con i ragazzi gestori della coda, la fila si riforma. Nel frattempo è diventata lunghissima e dall’inizio del loggiato si snoda fino ad arrivare di fronte alla biglietteria del teatro. Con i ticket ufficiali l’ordine sembra ristabilito e intanto i volontari assicurano che i biglietti online saranno separati da quelli presi alla biglietteria.

L’attesa però non è ancora finita. Sono appena le 7 e la biglietteria aprirà solamente alle 9. “Queste sono le ore più difficili”, spiega Francesco, appassionato di opera, al suo terzo anno di “code” per riuscire a prendere i biglietti. “L’anno scorso sono arrivato alle 3 ed ero novantesimo. Quest’anno prima, ma ero comunque sessantesimo”, racconta, anche lui dubbioso sulla scelta di aprire la vendita online nello stesso momento di quella in biglietteria.

L’incontro è nuovamente fissato per le 8,45. Circa un’ora e mezza per sgranchirsi le gambe e fare colazione. Al ritorno, sotto il loggiato, i ritardatari dell’ultimo minuto cercano ancora un ticket, mentre altri, all’ultimo, si registrano online sul sito del Teatro alla Scala, un passaggio obbligatorio se si vuole acquistare un biglietto per l’anteprima.

All’ora X sotto il loggiato è il panico. Chi è più indietro nella fila aggiorna Ticketone in maniera compulsiva. “Ce l’ho fatta”, grida una ragazza, che è riuscita ad accaparrarsi dei biglietti online. Altri, delusi, dopo appena 10 minuti, constatano che “i ticket online risultano esauriti”. Intanto la fila scorre. Alessandro e Martina sono fratello e sorella e sono venuti da Vigevano martedì. Per un soffio, con i numeri 60 e 61 sono riusciti a prendere quattro posti in platea. “Ci siamo organizzati con sacchi a pelo, tappetini e la cerata per proteggersi dal freddo. Ma ce l’abbiamo fatta, siamo troppo contenti – dicono al Fatto.it – Abbiamo provato anche a connetterci online 20 minuti prima dell’apertura della biglietteria, ma dopo 10 minuti era già tutto esaurito. Quindi è meglio essere qui, accampati. È anche una bella esperienza”.

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Rivalta, trovano buoni postali seppelliti nel giardino per 40 milioni di lire

La Stampa - 6 ur 19 min ago

Per risparmiare e difendere il denaro che si guadagnava con fatica, un tempo non era strano nasconderlo sotto un materasso o dietro qualche piastrella smossa del pavimento. Spesso i nostri nonni lo ... [Continua a leggere sul sito.]

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Tangenti, arrestata l’ex eurodeputata Lara Comi

La Stampa - 6 ur 24 min ago

Ha rinunciato all'immunità parlamentare per difendersi dalle accuse “da libera cittadina”. Ma questa mattina è finita agli arresti domiciliari l’ex europarlamentare forzista Lara Comi ... [Continua a leggere sul sito.]

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Venezia devastata: un morto, incendio a Ca' Pesaro, danni alla Basilica

Il Gazzettino.it - 6 ur 24 min ago
VENEZIA - Dopo l'inferno di vento e acqua di ieri sera il bilancio è pesantissimo. Un uomo è deceduto, danni ingenti ovunque, barche arrivate sulle fondamenta e sulle calli e...
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Mara Carfagna, Berlusconi: «Poteva candidarsi in Campania ma non volle»

Ilmessaggero.it - 6 ur 24 min ago
«In Campania c'è un nome che tutti avremo considerato, potete immaginare qual è ma visto che non intende candidarsi, il nome che possiamo mettere in campo è Stefano...
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Favorivano il medicinale più costosoAgenzia del farmaco, dirigenti indagati

Affaritaliani.it - 6 ur 27 min ago
Per anni è stato preferito un farmaco più costoso nonostante sia stata accertata l'equivalenza tra i due prodotti. Già l'Antitrust aveva concluso le indagini con una multa da 180 mln per “intesa resrittiva della concorrenza” Segui su affaritaliani.it
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Ilva, Conte: «Governo non rischia». Il Cdm slitta alla settimana prossima. Scudo penale, stop a emendamenti

Ilmessaggero.it - 6 ur 45 min ago
All'indomani del primo passo concreto di ArcelorMittal verso l'addio all'Italia (la società franco-indiana ha depositato in tribunale l'atto di recesso dal contratto di affitto...
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Centocelle, da periferia a quartiere di movida in cui la ‘ndrangheta insidia il clan Senese. “Controllano il territorio e nessuno denuncia”

Il Fatto Quotidiano - 6 ur 48 min ago

Er pizzo c’è a Centocelle, ma non è che te lo venimo a dì a te. E manco ai carabinieri. Perché se non paghi te bruciano er locale, ma se denunci te vengono a cerca’. E dopo so’ ca… amari”. Parole che sanno di omertà, ma che nascondono tanta paura, quelle di un ristoratore – che ovviamente vuole restare anonimo – del quartiere romano incastrato fra le consolari Casilina e Prenestina, colpito nell’ultimo mese da ben tre attentati incendiari ad altrettanti locali. Il 9 ottobre la pinseria ‘Cento55’ di via delle Palme; il 6 novembre la caffetteria ‘La Pecora Elettrica’ sempre in via delle Palme; il 9 novembre il ‘Baraka Bistrot’ di via dei Ciclamini. Prima ancora, il 25 aprile, il primo rogo alla Pecora Elettrica, quando tutti guardavano all’estrema destra e in pochi avevano capito che, probabilmente, il fatto che la caffetteria-libreria si dichiarasse “antifascista” era solo un caso e che nella criminalità romana qualcosa si stava muovendo. Tutti sostengono di non aver mai ricevuto minacce o intimidazioni. “Il pizzo è una ‘voce di popolo’, ma di sicuro ci sono intromissioni intimidatorie che sanno di controllo del territorio”, confida a IlFattoQuotidiano.it Monica Paba, rappresentante degli esercenti di via dei Castani.

Il contesto: la borgata travolta dalla movida – Centocelle è sempre stata l’esemplificazione della classica borgata romana, un quartiere di periferia con i suoi problemi, che ogni tanto portava alla ribalta qualche eccellenza – Claudio Baglioni, Michele Zarrillo e Gigi Sabani i suoi “cittadini” più noti – ma che ospitava anche capetti locali assimilabili al personaggio de “Er Terribile” di Romanzo Criminale. Dopo le 19, i giovani che non migravano in centro si dividevano fra le serate antiproibizioniste al Forte Prenestino da una parte, e i film di Vanzina al Broadway o le pinte di Guinness all’Highlander Pub dall’altra. Poi c’era chi si riuniva al Riccio di Mare per gustare il menù pizza e supplì a 6 euro, come fecero nel 2007 i primi “Amici di Beppe Grillo” con un giovane Alessandro Di Battista al seguito. Il finale unico per tutti: il cornetto caldo dallo “Zozzone”.

Tutto è cambiato dal giugno 2015, quando il sindaco Ignazio Marino ha inaugurato (finalmente) la metro C. Tre fermate, Parco di Centocelle, Mirti e Gardenie, che hanno reso improvvisamente raggiungibile per chiunque, in città, una borgata fino a quel momento servita da due linee tram lumaca e da un trenino urbano degli anni ’20. Nel giro di 5 anni Centocelle è diventata una delle zone della movida più importanti della Capitale: affianco alle pizzerie di quartiere sono arrivati i bistrot, i locali per gli aperitivi, ristoranti di cucina ricercata, centri culturali, librerie. Via dei Castani ormai somiglia a un’avenue dell’Upper East Side newyorkese e Piazza dei Mirti da squallida rotatoria è diventata ritrovo di centinaia di giovani con accenti mai ascoltati a queste latitudini. Un exploit improvviso che ha risvegliato un quartiere dormiente, con tutto ciò che ne è conseguito.

L’ombra del racket della movida – Ecco allora che altrettanto velocemente stanno cambiando anche gli assetti criminali. Gli investigatori sospettano che il normale controllo esercitato dal clan camorristico legato a Michele Senese (in carcere dal 2013) sia messo fortemente in dubbio dalla ‘ndrangheta (e non solo) che sta investendo moltissimo nella movida romana. Fra il 2017 e il 2018 la dda di Roma ha messo a segno le operazioni ‘Babylonia 1’ e ‘Babylonia 2’ che ha portato al sequestro di 46 esercizi commerciali in tutta Roma, molti situati in zone altamente frequentate come Piazza Bologna, Ostiense-Gazometro e Montesacro. La tattica è sempre la stessa: investire i soldi derivanti dal narcotraffico per acquistare (possibilmente a prezzo ridotto) locali e riciclare denaro in attività che vanno ad incastrarsi in un contesto redditizio.

“Da qualche anno a Trastevere si registrano acquisti multipli di attività, anche storiche, da parte di società nuove rispetto al tessuto urbano”, spiega Fabio Mina, presidente della Libera Unione Pubblici Esercizi di Roma. A Centocelle sta accadendo la stessa cosa? Lo sta verificando un pool di magistrati messo in piedi dal procuratore reggente di Roma, Michele Prestipino – già a capo della dda di Roma – che dovrà capire se il fenomeno descritto nelle due inchieste Babylonia si incastri con la movida giovane del quartiere prenestino. Agli atti, per il momento, c’è un blitz della Squadra Mobile di Roma, risalente all’aprile 2019, che ha arrestato 10 persone accusate di far parte di un’associazione a delinquere di usurai ed estorsori operanti a Centocelle, appunto, e a Montesacro.

Quelle “strane presenze” negli esercizi commerciali – Monica Paba, presidente della Rete Imprese di Centocelle, testimonia che “le presenze ci sono, eccome”. “Alcuni commercianti ci raccontano di visite – spiega – persone che entrano nei negozi, fanno dei giri, e poi escono. A volte con aria di sfida. Denunce non ne vengono fatte, noi non ne abbiamo notizia. E nemmeno di minacce. Però questo è un modo per controllare il territorio”. I comitati di quartiere hanno organizzato una nuova manifestazione di solidarietà, lunedì alle 18.30 a piazza dei Mirti. “Ma così purtroppo non risolvi”, racconta un ristoratore, che preferisce rimanere anonimo: “Hanno incendiato La Pecora Elettrica, hanno fatto la manifestazione, organizzata dal partito e dopo due giorni ristiamo punto e a capo. Va bene la solidarietà, ma qui serve altro”.

Proprio affianco al Baraka Bistrot, dato alle fiamme il 9 novembre, c’è un bar aperto h24. “Qui non abbiamo sentito niente, sinceramente. Lo spaccio? Forse lì al parchetto, o al centro sociale”, spiegano gli esercenti, tagliando di netto la conversazione. Si tratta di una nuova gestione, proprio come quella del Baraka. “Mio marito l’aveva rilevato poche settimane fa – racconta Marina – ci aveva investito 70mila euro. Pochi cambiamenti, perché andava bene. Noi abitiamo da sempre qui a Centocelle, una cosa del genere non si era mai vista”. Intanto, probabilmente La Pecora Elettrica non riaprirà più: “Ringrazio tutti per la solidarietà – dice Danilo – ma sto per diventare padre e sinceramente oggi ho paura per me e per mia moglie. Difficilmente riapriremo, almeno qui”. Ecco come vince la criminalità.

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L’instancabile risalita dell’anguilla

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Un’anguilla che risale il fiume Po è il piatto italiano più conosciuto dedicato a questo straordinario pesce migratore apprezzato in tutto il ... [Continua a leggere sul sito.]

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