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I grillini e il loro padrone L’Espresso Claudio Martelli

Avanti! - 4 ure 12 min ago

Al principio era il verbo, la parola di Beppe Grillo con le sue invettive comiche e violente con il progresso, l’industria, le banche, la crescita l’Europa e naturalmente la casta dei politici…

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Kosovo, ucciso in agguato leader serbo. Belgrado sospende i colloqui a Bruxelles. Cresce la tensione nel Paese

Il Fatto Quotidiano - 4 ure 15 min ago

Quattro colpi di arma da fuoco sparati alla schiena da sicari a bordo di un’auto. Così, secondo le prime ricostruzioni delle forze dell’ordine, è morto Oliver Ivanovic, leader di Libertà, Democrazia, Giustizia in Kosovo, freddato mentre stava entrando nella sede del proprio partito, a Mitrovica Nord. Un omicidio che, nonostante l’immediata condanna da parte non solo dei rappresentanti serbi del piccolo Stato dei Balcani, ma anche degli esponenti di etnia albanese, del governo di Pristina e delle istituzioni internazionali, rischia di provocare una nuova stagione di tensione. Un omicidio a sfondo politico, sembra, ma che non convince totalmente Andrea Lorenzo Capussela, capo dell’unità economica in Kosovo dell’International Civilian Office dell’Unione Europea dal 2008 al 2012: “Questo omicidio rischia di far esplodere di nuovo la tensione tra le due principali etnie del Kosovo – dice a Ilfattoquotidiano.it – Ricordiamo, però, che per un commando armato albanese è difficile penetrare nell’enclave serba di Mitrovica e uccidere un esponente politico, tra l’altro conosciuto per le sue posizioni moderate. Con le notizie che abbiamo in mano adesso, non è da escludere la pista della resa dei conti interna al movimento nazionalista serbo”.

Il politico è rimasto vittima dell’agguato nella prima mattinata. Trasportato d’urgenza all’ospedale di Mitrovica, è morto alle 9:30, come dichiarato dal suo avvocato, Nebojsa Vlajic, al Balkan Investigative Reporting Network (Birn). La polizia kosovara ha dichiarato in un comunicato che le indagini si stanno concentrando su una Opel Astra ritrovata carbonizzata e senza targa che potrebbe essere il mezzo utilizzato dal commando. Le forze dell’ordine hanno anche offerto alla popolazione un compenso di 10mila euro per chiunque offra informazioni che permettano la risoluzione del caso.

La notizia della morte di Ivanovic ha subito generato preoccupazione per le conseguenze sulla sicurezza interna del Kosovo. Oltre alle condanne giunte dall’establishment serbo sono arrivate, non a caso, quelle del governo di Pristina, del Presidente del Kosovo, Hashim Thaci, e delle istituzioni internazionali, compresa Federica Mogherini che ha contattato telefonicamente i Capi di Stato di Serbia e Kosovo invitandoli alla calma.

Una prima conseguenza dell’omicidio di Ivanovic, però, c’è già: Marko Duric, direttore dell’Ufficio governativo serbo per Kosovo e Metohija, ha annunciato che il governo di Belgrado ha richiamato in patria i propri delegati giunti a Bruxelles per una nuova sessione di colloqui di pace con i colleghi kosovari. “Episodi di violenza più o meno gravi tra gli abitanti di etnia albanese e serba – spiega Capussela – sono avvenuti generalmente in periodi di forte tensione politica, non necessariamente legata a questioni relative alla convivenza. Credo che il Kosovo sia sull’orlo di una nuova crisi interna dovuta ad anni di malgoverno, corruzione e ruberie da parte dei leader che si sono succeduti al potere. Questo è un problema ancora più grave della convivenza tra le due etnie e ha generato un clima di insoddisfazione nel Paese che, in alcuni casi, sfocia in intimidazioni o atti di violenza contro la minoranza serba”.

Il riferimento è, nel passato recente, all’operato dell’ultimo governo nato dopo le elezioni parlamentari del maggio 2017, quando a vincere è stato il partito del Primo Ministro, Ramush Haradinaj, più volte sotto processo per crimini di guerra. Ci sono voluti tre mesi al nuovo premier per formare una coalizione risicata che gli permettesse di governare: “Questa coalizione – dice Capussela – ha rimesso insieme tutte le anime del vecchio Esercito di Liberazione del Kosovo (Uck), divise da anni su questioni che potremmo definire superficiali ma che, in questa occasione, hanno deciso di unirsi contro le opposizioni al fine di mantenere uno status quo che li vede in completo controllo politico ed economico del Paese. Questo, unito alla mancanza di riforme per lo sviluppo richieste dalla popolazione, ha generato molte critiche”. Il malcontento è cresciuto ulteriormente dopo il recente tentativo della maggioranza parlamentare, fallito per mancato raggiungimento del quorum, di chiedere urgenti emendamenti alla legge del 2015 che ha istituito un nuovo Tribunale Speciale per i crimini dell’Uck in Kosovo, approvato tre anni fa proprio dal Parlamento di Pristina. “Da indiscrezioni sembra che la Corte abbia pronte accuse molto concrete contro leader kosovari di alto profilo che hanno fatto parte dell’Uck – continua Capossela – Questo avrebbe impaurito l’establishment di Pristina che ha tentato di azzoppare il Tribunale. Dal Rapporto Marty approvato nel 2010 dal Consiglio d’Europa da cui prendono il via le indagini, emergono nomi altisonanti, compresi quelli dell’attuale Presidente Thaci e del Primo Ministro Haradinaj. Non dimentichiamo che stiamo parlando di indagini su crimini di guerra, traffico di organi e criminalità organizzata”.

Nonostante il clima nel Paese e le nuove generazioni legate al vecchio Esercito di Liberazione ancora ben armate e capaci di compiere attacchi in tutto il Paese, l’analista ed ex diplomatico dice di non essere sicuro che l’omicidio di Ivanovic possa essere considerato un atto di guerra compiuto dai nazionalisti albanesi. “Sono due gli aspetti che mi fanno dubitare – conclude Capussela – Il primo è che Ivanovic è un politico serbo che potremmo definire moderato. È sotto processo per crimini di guerra, ma si tratta di accuse da prendere con le pinze, visto che la maggior parte dei macellai serbi è fuggita subito dopo il conflitto per paura di ritorsioni. Perché sarebbe rimasto in Kosovo rischiando di essere linciato dalla maggioranza albanese? Il secondo punto si basa sul fatto che, nonostante i gruppi nazionalisti albanesi siano in possesso di una grande quantità di armi, vedo ancora oggi difficile per un commando armato penetrare nella parte nord di Mitrovica, la più grande e abitata enclave serba nel Paese, e uccidere un esponente politico serbo. Non è da escludere, quindi, che le posizioni politiche di Ivanovic potessero infastidire alcune anime del nazionalismo serbo”.

Twitter: @GianniRosini 

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Lorella Boccia, la ballerina di «Amici» sposa il figlio di Lucio Presta (e avrà Paola Perego come suocera)

Corriere.it - 4 ure 17 min ago

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Fidanzamento ufficiale per Lorella Boccia e Niccolò Presta, figlio di Lucio: la proposta di matrimonio durante una vacanza in Kenya

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Feste, relax, Krav Maga e yoga:  Tel Aviv vista dai suoi tetti

Corriere.it - 4 ure 24 min ago

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Una fotografa ha raccontato la città israeliana immortalando quello che accade sulla sommità dei palazzi

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L’uomo perde ancora: il robot  lo supera in un test  di lettura (dopo il poker, gli scacchi..)

Corriere.it - 4 ure 25 min ago

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Il programma dell'azienda cinese ha superato per la prima volta il punteggio di un essere umano nella prova realizzata dalla Stanford University. Un giorno dopo anche l'AI di Microsoft ha raggiunto lo stesso risultato

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Milan, la Guardia di finanza ha segnalato 3 “operazioni sospette” dietro la vendita. La procura dovrà valutare se ci sono reati

Il Fatto Quotidiano - 4 ure 25 min ago

Ci sono tre “operazioni sospette” segnalate dalla Guardia di finanza alla base delle valutazioni che ora i magistrati dovranno effettuare sulla vendita del Milan. Al momento non è possibile dire se vi siano state irregolarità o procedure anomale nel passaggio di almeno 300 dei 740 milioni incassati da Fininvest per la cessione del club, ma i primi dubbi sono venuti alla Banca d’Italia e ai finanzieri. E infatti il Nucleo speciale di polizia valutaria delle Fiamme Gialle ha ritenuto di dover scrivere alla procura perché faccia chiarezza su eventuali operazioni di riciclaggio al termine delle verifiche sulla carte inviate dall’Uif, l’Unità di informazione finanziaria di Bankitalia che a sua volta le aveva già vagliate e ritenute ‘sospette’.

Sono partite così le verifiche della procura di Milano sulle transazioni da Hong Kong alle casse della famiglia Berlusconi. A metà dicembre è arrivato il rapporto di 12 pagine – come spiegava lunedì l’Agi – ed è stato affidato al procuratore aggiunto Fabio De Pasquale. Sarà lui che dovrà capire se quelle “segnalazioni di operazioni sospette” si sostanziano in qualche reato o meno, e nel caso a carico di chi. Una decisione verrà presa nelle prossime settimane. Secondo alcuni, l’eventuale apertura ufficiale di un’inchiesta potrebbe slittare a dopo le elezioni per non incidere negativamente sulla campagna elettorale.

Sabato, dopo l’anticipazione della notizia da parte della La Stampa, il procuratore capo Francesco Greco aveva specificato che “al momento non ci sono procedimenti aperti”. Una smentita sull’esistenza di un’inchiesta, ma in realtà – secondo quanto ricostruito dal quotidiano torinese – l’attività investigativa c’è. Nelle scorse ore in procura è tornato il legale della famiglia Berlusconi, Niccolò Ghedini, per incontrare Greco. Dopo che in estate si era già recato negli uffici del Palazzo di giustizia per presentare i documenti che attestavano la regolarità dell’operazione, oggi l’avvocato è rimasto a colloquio con il procuratore capo di Milano per oltre mezz’ora.

Ma cosa sono le Sos che hanno dato il via alle verifiche? Sono i rapporti che banche, intermediari finanziari, operatori e professionisti sono obbligati a consegnare all’Unità di informazione finanziaria della Banca d’Italia, la Uif, quando notano operazioni sospette che potrebbero nascondere del riciclaggio. Segnalazioni che vengono poi rilette dai finanzieri, che a loro volta informano la procura se i primi sospetti sono confermati. Alla luce di quelle segnalazioni, è stata consegnata la relazione ai magistrati milanesi.

Dubbi su chi abbia realmente comprato il club non mancano fin dall’inizio dell’operazione. Nell’agosto 2016, Yonghong Li aveva versato alla Fininvest una prima caparra di 100 milioni. La transazione era avvenuta attraverso Sino Europe Sports, una società nata appositamente come veicolo finanziario per l’operazione. Alla fine dell’anno, era stata versata una seconda tranche da 100 milioni, ma la chiusura dell’affare era slittata per mancanza di soldi. Nell’aprile 2017 la vendita, che pareva ormai sfumata, invece era andata in porto grazie al contributo del fondo americano Elliott, che ha prestato oltre 320 milioni agli acquirenti cinesi, i quali avevano versato 120 milioni al Milan e 200 a una società del Lussemburgo. Nel pomeriggio è intervenuto anche Li, dopo giorni di silenzio. Con un lungo intervento sul sito del Milan, il proprietario del club rossonero ribadisce che “il processo di acquisizione si è sempre svolto con la massima trasparenza, regolarità e correttezza, con il supporto e la consulenza di advisor finanziari e legali di livello internazionale”.

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Fontana insiste: “È la costituzione che parla di razze”. E Salvini lo difende 

La Stampa - 4 ure 25 min ago
All’indomani della frase sulla «razza bianca» minacciata dal fenomeno dell’immigrazione non controllata, Attilio Fontana torna sulle sue dichiarazioni a “Radio Padania”. Intervistato da Paolo Liguori per Tgcom24, il candidato del centrodestra alla presidenza della Regione Lombardia ammette di «aver usato un’espressione inappropriata». Però, aggiung...
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F1: Kubica terzo pilota Williams per il Mondiale 2018, il titolare è Sirotkin

Corriere.it - 4 ure 29 min ago

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Il posto fisso va al russo, il polacco sperava di ottenerlo dopo il test di Grove. Ma a sette anni dall'incidente nel rally di Andora è una grande possibilità

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Ribéry, abbandonato da piccolo, si racconta: «Una cicatrice fin da bambino, mi fissavano e ho sofferto»

Corriere.it - 4 ure 30 min ago

 «Una cicatrice fin da bambino, mi fissavano e ho sofferto»

Il francese del Bayern Monaco fu vittima di un incidente stradale a due anni: «La gente mi offendeva perché ero brutto, ma non sono andato mai a piangere in un angolo»

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Piazza Affari in crescita,  ma le Poste perdono terreno

Corriere.it - 4 ure 30 min ago

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Il titolo dell’azienda pubblico-privata in calo dopo la multa da 23 milioni dell’Antitrust. Crescono Leonardo e Azimut

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Draghi non è sempre stato l’eroe degli stati del Sud

Avanti! - 4 ure 30 min ago

Abbiamo raccontato tre storie di malafinanza (esiste la malavita, la malasanità, perché non cominciare a parlare anche di “malafinanza”?). Tre storie con un lo stesso fil rouge: Bankitalia tra scandali, imbrogli, crack e scalate illecite; Bankitalia qualche volta protagonista attiva (vedi la gestione di Fazio), più spesso come spettatrice passiva, ma ugualmente e a ragione pregiudizievolmente coinvolta.

Potevamo dimenticarci della Bankitalia di Draghi?
Innanzitutto, non si può fare a meno di esprimere un plauso per la gestione della BCE da parte di Draghi: se oggi l’Europa si ritrova un po’ meno sotto la bandiera dell’austherity, nonostante fiscal compact e Trattato di Maastricht, lo dobbiamo anche a Draghi che ha messo un freno ai tentativi di espansione “coloniale” e dominante della Germania.

Ma Draghi non è sempre stato l’eroe salvatore degli stati del Sud che i giornali italiani e stranieri dipingono. Anzi, tutt’altro.
La nostra storia comincia nel marzo 2007 a Padova. Il dott. Minnella, zelante direttore della Filiale 221 della Banca d’Italia, telefona ai suoi capi a Roma. Si accinge così a comunicare il risultato della perizia da lui svolta.

Il rapporto dell’ispezione era inequivocabile: Banca Antonveneta era ormai un fantasma, un cadavere che restava inspiegabilmente in piedi, chissà ancora per quanto però. Che fine aveva fatto quel rapporto non ci è dato saperlo. Forse “riposava” in qualche cassetto di Palazzo Koch a via Nazionale, prima che l’archeologo… ehm, scusate l’avvocato Paolo Emilio Falaschi, legale degli azionisti “bidonati” del Monte lo riportasse alla luce, come un reperto fossile proprio in questi giorni.

Forse non è neppure mai stato consultato o visionato. Fatto sta che a novembre di quello stesso anno il Monte dei Paschi di Siena acquista quel “cadavere” per ben 9 miliardi (che poi diventano addirittura 17), scelta che si rivela dopo pochi mesi disastrosa per il Monte e per l’intero sistema bancario. Ed è proprio Mario Draghi a benedire nel marzo 2008 l’ingresso definitivo del gruppo Monte dei Paschi in Antonveneta.

Eppure, ci risulta difficile pensare che Mister Draghi non fosse stato a conoscenza di quel documento, pervenuto a via Nazionale con tanto di protocollo. Bankitalia era quindi al corrente della situazione. Come, del resto, era al corrente anche del prestito di quasi 9 miliardi che la stessa Antoveneta aveva ricevuto dagli olandesi di Abn Amro, i quali non tardarono, una volta scoppiato lo scandalo, ad esigerne la restituzione.

Ne erano a conoscenza sicuramente, oltre a Draghi, il direttore generale Saccomani (poi ministro dell’Economia) e la responsabile della Vigilanza Anna Maria Tarantola (poi presidente della Rai). Ma siamo pure sempre in Italia, e si sa: se hai un posto dirigenziale e fai una bestialità, hai la carriera assicurata ai vertici di aziende o delle cariche di Stato; se stai zitto e omertoso, hai un successo ancora più assicurato!

Cosa sono le polemiche attuali che coinvolgono Visco e la Vigilanza di Bankitalia a confronto di precedenti così “nobilitanti”? Oggi Casini, il quale presiede la Commissione parlamentare, ha intenzione di convocare gli ex vertici di Mps Profumo e Mussari che, poverini, dopo il disastro bancario, sono divenuti rispettivamente amministratore delegato di Leonardo e Presidente dell’associazione bancaria italiana fino al 2013. Sì, proprio Pier Ferdinando Casini, che casualmente si è sposato a Siena con Azzurra Caltagirone, figlia del grande “palazzinaro” nonché amico stretto dell’ex Presidente ABI e della Banca MPS – Mussari.

Assieme all’ex direttore generale Antonio Vigni, Mussari è indagato per reati gravi come manipolazione dei mercati attraverso false comunicazioni (aggiotaggio) e ostacolo all’attività di vigilanza. Nel novembre 2007, secondo gli inquirenti, Mussari “comunicava, al di fuori del normale esercizio della professione” la notizia dell’acquisto di Antonveneta all’allora sindaco di Siena Maurizio Cenni e all’allora presidente della Provincia Fabio Ceccherini.

Si da il caso che erano proprio Comune e Provincia a nominare i vertici della Fondazione Mps, principale azionista di controllo della banca, nonché diretta precedentemente da Mussari stesso. Lo stesso Mussari comunicava le stesse informazioni riservate (reato di insider trading) a Bombieri, un banchiere dell’americana di JP Morgan. Ma reati quali “Falso” e “manipolazione del mercato” per il reperimento delle risorse finalizzate all’acquisizione di Antonveneta sono per Mussari una passeggiata di salute.

Perché per gli inquirenti Mussari, in concorso con Vigni e Baldassarri, sarebbe responsabile dell’occultamento con mezzi fraudolenti del contratto “mandate agreement” stipulato a luglio 2009 tra Nomura e Mps sul derivato Alexandria. Questo contratto è stato rinvenuto nella cassaforte di Mps, anche in questo caso non da archeologi, bensì dai nuovi dirigenti di Mps tre anni dopo la stipulazione.

Sull’ex Presidente di Mps Profumo (che ricoprì la carica dal 2012 al 2015), invece, pende un’indagine della Procura di Milano per ostacolo alla vigilanza, mentre il Gip Cristofano ha già disposto per lui e per Fabrizio Viola, ex amministratore delegato di Mps, l’imputazione coattiva per aggiotaggio.
Le cause del dissesto di Mps, secondo la Procura, non sono da rintracciare nella crisi internazionale dei mercati finanziari, bensì nella cattiva gestione della banca, in particolar modo per l’acquisto a prezzi spropositati di quel cadavere che era Antonveneta e per una cattiva gestione dei crediti deteriorati che hanno cercato poi disperatamente di svendere a prezzi stracciati.

Dunque, si diceva: a novembre del 2007 Mps Acquista Antonveneta, senza premurarsi di analizzare le condizioni di salute di quel “cadavere”, né di introdurre clausole per un’eventuale ridiscussione del prezzo.
Sull’acquisizione di Antonveneta gli inquirenti hanno aperto grandi armadi pieni di scheletri. Si diceva dei 9 miliardi e rotti sborsati da Mps per l’acquisto, ma a questi vanno aggiunti ulteriori 8 miliardi per dotare Antonveneta di liquidità al fine di portare avanti la normale operatività. E gli inquirenti che hanno accertato pagamenti “anomali”, realizzati dalla banca o da intermediari si chiedono: e se, dietro questi, si celassero mazzette?

Ciò che è certo è che i derivati sottoscritti con le banche Nomura e Deutsche Bank servivano per abbellire i bilanci e nascondere il dissesto causato dall’acquisizione di Antonveneta. Su questo fronte, l’indagato è Baldassari, il capo della “banda del 5 percento” (ma un tempo le bande non erano fatte da banditi? O meglio, forse è così anche oggi, solo che i banditi contemporanei non rapinano più le banche, ma le acquistano e poi manomettono i conti).

Ebbene questa banda, capitanata da Baldassari e composta da esperti di finanza internazionale, per oltre dieci anni avrebbero sfruttato triangolazioni con finanziare italiane e straniere per fare “la cresta” sulle operazioni di Mps, mettendosi in tasca il bottino. Poi c’è il caso dei derivati rischiosissimi “Alexandria” e “Santorini”. I derivati hanno la funzione di spostare il rischio che si assume sull’andamento di un indice di borsa, di un’azione o di un titolo di debito pubblico o privato su soggetti terzi che se ne farebbero carico.

Ma in questo caso, i derivati “Alexandria” e “Santorini” sono serviti per coprire le perdite nette in bilancio di Mps, spostandole su esercizi futuri. Anche in questo caso questi “giochi di prestigio” sulla pelle degli azionisti sono sfuggiti ai controlli di Bankitalia. Ancora un’altra svista dei controllori?
La sensazione è che, giorno dopo giorno, le indagini rivelano nuovi elementi che aggravano la situazione. Come il bandolo di una matassa che non smette di crescere sembrerebbe che questa vicenda, fatta di connivenze politiche-affaristiche, manipolazione delle informazioni, vigilanza ostacolata o deliberatamente non svolta e quant’altro, sia destinata a rivelare ulteriori particolari che estendono il coinvolgimento di attori e istituzioni.

Che dietro questa fitta trama non ci siano responsabilità evidenti della Banca d’Italia di Draghi, al cui confronto Visco potrebbe essere un docile agnellino? Che forse più che un vizio degli ultimi tempi, la svista dei controllori di Bankitalia non sia un elemento ricorrente in certi casi, ovvero in vicende di mala-finanza? Chissà se gli indagati cominceranno a fare qualche nome… quel che è certo è che ne vedremo delle belle.

Quanto ai dirigenti della vigilanza di Bankitalia consigliamo due cose, per star sicuri e non sbagliare ancora: una bella visita oculistica e un paio d’occhiali nuovi. Così che se dovessero esserci ulteriori fenomeni strani di malafinanza non potranno più giustificarsi dietro al “si è trattata di una svista”.

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Alitalia, ricavi in crescita. Resta aperta la partita

Avanti! - 4 ure 36 min ago

alitalia-lufthansa

Il ministro dello Sviluppo Carlo Calenda e quello dei Trasporti Graziano Delrio hanno incontrato i commissari di Alitalia, Luigi Gubitosi, Enrico Laghi e Stefano Paleari. I commissari hanno confermato che la società nel primo trimestre presenterà ricavi in crescita rispetto all’anno precedente e che il prestito dello Stato non è stato sostanzialmente intaccato. La notizia è stata data alla stampa con una nota congiunta dei due ministri al termine dell’incontro odierno con i commissari. L’incontro è stato finalizzato per fare il punto sulla procedura di Amministrazione e sul processo di vendita. Per quanto riguarda la procedura di vendita, le manifestazioni di interesse pervenute devono essere ulteriormente approfondite prima di poter procedere ad una negoziazione in esclusiva.

Il Ministro dello Sviluppo Economico, Carlo Calenda, ed il Ministro dei Trasporti, Graziano Delrio, hanno dato istruzione ai Commissari di procedere velocemente in presenza di un’offerta solida e credibile.

Dunque,  la partita della vendita di Alitalia rimane ancora aperta. Una partita che ora vede più giocatori in campo allargandosi anche a nuovi soggetti che erano rimasti alla finestra: da Air France a Delta Air Lines ma anche compagnie come Wizz Air, la compagnia low cost dell’Europa centrale. In pista rimangono sempre anche i potenziali acquirenti che hanno presentato, ad ottobre, nei termini previsti dalla procedura, l’offerta vincolante come Lufthansa ed Easyjet ma anche il fondo di private equity Cerberus, che si era detto interessato all’acquisto della compagnia nel suo complesso.

Quello dei commissari sarà, dunque, un lavoro a 360 gradi per individuare il soggetto con il quale avviare la trattativa in esclusiva. L’obiettivo è quello di avere un’offerta che consenta di vendere al meglio la compagnia. È per questo, del resto, che, a fronte delle offerte a suo tempo arrivate e non giudicate soddisfacenti, si è deciso di allargare l’orizzonte e riaprire i giochi.

I tempi sembrano destinati ad allungarsi. Ma questo non dovrebbe giocare a sfavore di Alitalia in questa fase. I commissari hanno riferito al Mise del positivo andamento dei ricavi che si prefigura nel primo trimestre dell’anno, che dovrebbero registrare una performance migliore di quelli del 2017. Anno che ha invertito il trend negativo che durava da anni con un incremento dell’1%. Altro fattore positivo la cassa della compagnia, che vede il prestito ponte pressoché intatto.

Sarebbero confermati, pertanto, i buoni motivi per i quali è possibile che Alitalia possa decollare da sola senza bisogno di essere ceduta. Poi, se dovesse risultare che il problema della compagnia di bandiera italiana si annidava nel suo gruppo dirigente, dunque, per quale motivo bisognerebbe insistere con la procedura di cessione ?

Salvatore Rondello

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L’allarme del Viminale: in commercio una pistola grande come una carta di credito  

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Abusi sessuali su studentessa minorenne, arrestato professore di una scuola di Roma 

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Abusi sessuali reiterati su una studentessa minorenne di 15 anni. Con l’accusa di violenza sessuale su minore D.A.M, professore di 53 anni del liceo “Massimo”, uno dei più noti della Capitale, è stato arrestato dai poliziotti del commissariato Viminale, coordinati dalla procura di Roma. ...
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