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CRONACA - MOSTRA DEI PRESEPI NELLA CHIESA SAN DOMENICO DI NOTO, PIÙ DI 7MILA VISITATORI: "QUANDO SI FA RETE E L'AMMINISTRAZIONE È SENSIBILE, ARRIVANO QUESTI RISULTATI”

CRONACAOGGI - Tor, 20/08/2019 - 23:50
NOTO, Siracusa - Settemila presenze in circa un mese, la riapertura della chiesa di San Domenico e il coinvolgimento delle scuole di Noto e provincia. Snocciolando questi dati Salvatore Celeste, presidente della Cooperativa Etica Oqdany della Diocesi di Noto, ha sottolineato quanto sia stato importa.....
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SPETTACOLO - TEATRO, AL "MUSCO" DI CATANIA FINO AL 30 GENNAIO IN SCENA "C'ERA UNA VOLTA. UN VIAGGIO NEL PAESE DELLE FIABE DI CAPUANA", ADATTAMENTO E REGIA DI EZIO DONATO

CRONACAOGGI - Tor, 20/08/2019 - 23:50
CATANIA – “C’era una volta”: s’intitola così la prima e più importante raccolta di fiabe di Luigi Capuana. Del resto non iniziano così tutte le favole? Non è in quel remoto retaggio ancestrale che risiede il loro fascino e il loro insegnamento? Lo sapeva bene il grande scrittore di Mineo, a cui il T.....
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CULTURA - ALLA GALLERIA VERTICALISTA DI CATANIA FINO AL 10 GENNAIO 2016 SI CONFRONTANO LINGUAGGIO ARTISTICO E NARRATIVO NELLA MOSTRA "ARTE E NARRATIVA"

CRONACAOGGI - Tor, 20/08/2019 - 23:50
CATANIA - Alla Galleria Verticalista di Catania in via Suor Maria Mazzarello 12, è stata inaugurata la mostra “Arte e narrativa”. L’idea è quella di mettere insieme ed a confronto le ragioni di due linguaggi, quello artistico e quello narrativo, che molto spesso producono un processo di significazio.....
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CATANIA NEWS - FERMATI DA POLIZIA E FIAMME GIALLE TRE SCAFISTI PER LO SBARCO DI MIGRANTI DEL 16 GENNAIO AL PORTO DI CATANIA

CRONACAOGGI - Tor, 20/08/2019 - 23:50
CATANIA - La Polizia di Stato e la Guardia di Finanza di Catania, con la collaborazione della Guardia Costiera, hanno posto in stato di fermo di indiziato di delitto tre sedicenti cittadini stranieri, di nazionalità gambiana, guineana e ciadiana, per il reato di favoreggiamento all’immigrazione clan.....
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APPUNTAMENTI - AL REATRO DON BOSCO DI CATANIA IL 17 E 17 GENNAIO IN SCENA "MEGGHIU SULI" DI MARCO VINICIO MASTROCOLA CON L'ASSOCIAZIONE ALCHIMIA DELL'ARTE

CRONACAOGGI - Tor, 20/08/2019 - 23:50
CATANIA- Prosegue con "Megghiu Suli" di Marco Vinicio Mastrocola la stagione teatrale 2015/2016 dell’associazione culturale “Alchimia dell’Arte”. Al teatro Don Bosco, viale Mario Rapisardi 54, a Catania, sabato 16 Gennaio alle 20.30 (primo spettacolo) e domenica 17 alle 18.30 (secondo spettacolo) .....
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Crisi di governo, Salvini ancora al Viminale: “Finché posso resto”. E #Salviniacasa diventa trending topic su Twitter

Il Fatto Quotidiano - Tor, 20/08/2019 - 23:48

“Faccio quello che dice il presidente della Repubblica. Finché posso rimango a lavorare” al Viminale. Il governo gialloverde è finito e il premier Giuseppe Conte si è dimesso, ma alla fine della giornata Matteo Salvini insiste e scrive sui social network che finché sarà possibile resterà sulla poltrona senza dimettersi. La reazione in rete è immediata e a fianco dei suoi sostenitori, parte l’hashtag #Salviniacasa che in poco tempo diventa trending topic: “Avrai un voto in meno”, scrivono in diversi sotto al video del suo intervento in Senato, pubblicato su Facebook con la scritta “Mai col Pd! Prima gli italiani”. E sul suo profilo Facebook, a fianco delle diverse frasi di supporto incondizionato al ‘Capitano’, in diversi commentano la decisione di ritirare la mozione di sfiducia subito dopo l’annuncio delle dimissioni Conte, giudicando la mossa incoerente e provocatoria: “Ma come? Rifaresti tutto quello che hai fatto e poi ritiri la mozione di sfiducia subito dopo che hai detto che rifaresti tutto quello che hai fatto? Ma stai in Parlamento o al reparto ortofrutticolo?”, si legge in un commento, accompagnato da altri dello stesso tenore.

Quindi:
Ha sfiduciato il suo governo e i suoi ministri.
Non ha dimesso i suoi ministri sotto sfiducia.
Ha ritirato la sfiducia dopo che il premier si è dimesso.
I suoi ministri non si sono dimessi.
Come era? Ah si, #primalepoltrone !#SalviniACasa #LaLegaTiFrega #cazzaroverde

— DiCi 10 (@dici_10) August 20, 2019

Su Twitter per il vicepremier leghista la situazione non è migliore: #Salviniacasa è il primo hashtag di tendenza in Italia con più di quattromila tweet in poche ore. “Ti sei autodegradato da solo”, scrive un utente del social. “Io me lo terrei Conte presidente, dopo questo discorso credo di rispettarlo di più!”, si legge in un commento sul discorso di Salvini. E ancora: “Dopo averla ascoltata in Aula, ho prenotato al Papeete per sabato. Se torna, mi trova al banco ad ordinare ‘Quello che ha bevuto Salvini’. Se mi fa lo stesso effetto sono dieci euro spesi bene”. Sempre sullo stabilimento di Milano Marittima dove Salvini ha passato le vacanze scrivono: “#SalviniACasa ma anche al Papeete. Qualsiasi posto va bene purché lontano dalla politica“. C’è poi chi ironizza sul simbolo leghista, la ruspa: “Ora per sfrattarlo dal Viminale, io, per sfregio, gli manderei una bella ruspa”. Qualcuno commenta invece il braccialetto indossato dal ministro dell’Interno in Senato, con la scritta “Salvini Premier“: “Messaggi subliminali e braccialetti parlanti”, c’è scritto in un tweet con la foto del capo della Lega che guarda Giuseppe Conte.

Messaggi subliminali e braccialetti parlanti #Salviniacasa pic.twitter.com/hiVDZct8gj

— Claudio Lanconelli (@lancos_com) August 20, 2019

Tra i tweet contro Matteo Salvini, spicca l’immagine del senatore ex M5s Gregorio De Falco, che durante il discorso del vicepremier Matteo Salvini, gli fa cenno con la mano di andare a casa e gli dice: “Buffone, vai a casa”. Sono molti, tra cui anche il dem Matteo Richetti, ad accostare l’immagine alla celebre frase usata dall’ufficiale nei confronti del capitano della Costa Concordia, Francesco Schettino, “Torni a bordo, c…”, in questo caso trasformata in “Scenda da bordo, c…”. Tra i tanti tweet, in uno si vede un’immagine dell’ex calciatore della Roma Francesco Totti che con la mano fa il gesto del silenzio e la frase “De Falco è giallorosso“, facendo riferimento a un eventuale governo Pd-M5s, in contrasto con quello gialloverde con la Lega.

#DeFalco è #Giallorosso #governogiallorosso #CrisiDiGoverno #crisigoverno #Conte #GiuseppeConte #maratonamentana #Salvini #Renzi #zingaretti #governoistituzionale #Mattarella #quirinale #Grillo #20Agosto #venti08FR #Saviano #CrisiDiGoverno #MimmoLucano #riace #FATELISCENDERE pic.twitter.com/VzLpsvRFIH

— marru (@marru74063474) August 20, 2019

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PRIMA PAGINA - IL FREDDO FA MALE AI CELLULARI, NON LASCIATELO IN MACCHINA MA TENETELO IN TASCA, AL CALDO

CRONACAOGGI - Tor, 20/08/2019 - 23:30
ROMA - Il freddo fa male anche ai telefonini. Se la temperatura scende sotto lo zero il gelo può danneggiare i cristalli liquidi del visore. In questi giorni di abbassamento della temperatura consigliamo ai possessori di cellulare di non lasciarlo in macchina o all'aperto ma di tenerlo in tasca, al .....
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CATANIA NEWS - SIAP CATANIA: "SICUREZZA GARANTITA IN CITTA' DALL'IMPEGNO DEI POLIZIOTTI CATANESI, MA ANCORA TANTE LE QUESTIONI DA RISOLVERE"

CRONACAOGGI - Tor, 20/08/2019 - 23:30
CATANIA - La sicurezza a Catania è stata garantita dal sacrificio dei poliziotti catanesi e dal loro spirito di servizio. Le statistiche saranno pure importanti e significative per Catania e per i suoi abitanti, anche se appaiono numeri vuoti a fronte della realtà quotidiana.
”Il Siap – si legg.....
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Crolla la traversa della porta, 13enne gravemente ferito mentre giocava con gli amici

Ilmessaggero.it - Tor, 20/08/2019 - 23:20
Un ragazzino di 13 anni è rimasto ferito a Mendatica, nell'entroterra di Imperia, dopo essere stato colpito alla testa dalla traversa della porta del campo sportivo comunale che ha ceduto...
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SPETTACOLO - TEATRO, RISATE ED ATTENZIONE AL TEMA TERZA ETA' E SOLITUDINE AL "DON BOSCO" DI CATANIA CON "MEGGHIU SULI" DI MARCO VINICIO MASTROCOLA PROPOSTO DALL'ASSOCIAZIONE ALCHIMIA DELL'ARTE

CRONACAOGGI - Tor, 20/08/2019 - 23:10
CATANIA- Consensi al Teatro Don Bosco di Catania per la commedia dialettale "Megghiu Suli", di Marco Vinicio Mastrocola e con la regia di Marcello Marchese. Sul palco l’associazione culturale “Alchimia dell’Arte” (nella foto) con l’opera in due atti in cui quattro anziani amici si incontrano per la .....
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Federico, studente morto per l’eroina nella casa del pusher: «Era la sua prima dose»

Corriere.it - Tor, 20/08/2019 - 23:04

 «Era la sua prima dose»

Il giovane aveva 23 anni, figlio di un noto medico. L’iniezione fatta dal pusher

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Open Arms, Procura sequestra nave e ordina l’evacuazione. I migranti sbarcano a Lampedusa dopo 19 giorni

Il Fatto Quotidiano - Tor, 20/08/2019 - 23:00

Si sblocca al 19° giorno lo stallo di Open Arms. La procura di Agrigento ha disposto il sequestro della nave ferma davanti a Lampedusa e l’evacuazione immediata dei 90 migranti ancora a bordo. La decisione è stata presa al termine di un vertice tra il pm Luigi Patronaggio, che nel pomeriggio aveva fatto una ispezione sulla nave con uno staff di medici, e i vertici della Capitaneria di porto. Intorno alle 23.30 la nave Open Arms è entrata nel porto commerciale di Lampedusa dove attenderla c’erano decine di carabinieri e poliziotti. Scene di giubilo sul ponte della nave dove si trovano gli 83 migranti che sono da 19 giorni sulla imbarcazione.

Quello disposto dal magistrato è un sequestro preventivo. Oltre all’inchiesta per sequestro di persona avviata nei giorni scorsi sulla base di esposti della ong spagnola, i pubblici ministeri hanno aperto un fascicolo a carico di ignoti per omissione e rifiuto di atti d’ufficio “per non avere risposto alle gravi condizioni di salute dei migranti”, secondo l’Adnkronos. Il reato, previsto dall’articolo 328 del codice penale, punisce “il pubblico ufficiale o l’incaricato di un pubblico servizio, che indebitamente rifiuta un atto del suo ufficio che, per ragioni di giustizia o di sicurezza pubblica, o di ordine pubblico o di igiene e sanità, deve essere compiuto senza ritardo, è punito con la reclusione da sei mesi a due anni“.

Il sequestro, si apprende, è stato disposto “per evitare che il reato sia portato a ulteriori conseguenze“. I magistrati stanno ricostruendo la catena di comando per risalire a chi ha impedito lo sbarco dei profughi che, dopo la decisione dei pm e la già avvenuta notifica del provvedimento, verranno fatti scendere a terra nelle prossime ore. La nave, invece, verrà condotta nel porto di Licata, in provincia di Agrigento.

Nel pomeriggio altri due migranti sono stati evacuati dalla nave per motivi sanitari. Sono stati 17 i passeggeri che oggi hanno lasciato la nave, 90 quelli ancora a bordo fino alla decisione della procura. Questa mattina alcuni di loro hanno cominciato a buttarsi in acqua nel tentativo di raggiungere a nuoto l’isola, che dista circa 700 metri dall’imbarcazione. Sono stati tutte recuperati dalle motovedette della Guardia costiera e portati a terra. Il tutto davanti ad alcuni bagnanti, che dalle spiaggette vicine si sono precipitati sul costone di Cala Francese, dinanzi alla quale si trova la nave, per riprendere quei momenti di tensione con i telefonini.

Spagna invia nave militare per portare migranti a Maiorca – Nel primo pomeriggio il ministero della Difesa spagnola aveva annunciato che la nave Audaz sarebbe partita alle 17 ora locale dalla base di Rota (Cadice) per far rotta verso l’isola delle Pelagie (tre giorni di navigazione) e recuperare i migranti, per poi portarli a Maiorca, nelle Baleari. E’ una situazione di “emergenza umanitaria“, aveva spiegato la ministra della Difesa spagnola Margarita Robles. Madrid ha proseguito, “non guarderà dall’altra parte come sta facendo il ministro Matteo Salvini“, e ha attaccato chi come lui “si vanta del dramma umano vietando ai migranti di entrare in Italia”.

Toninelli: “Ue ci volte le spalle per colpa di Salvini” – Prima della decisione di Madrid il ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli, su Facebook, aveva scaricato la colpa dello stallo sull’alleato: “C’è un dato politico da registrare: gli altri Paesi europei (…) stanno ricominciando a voltarci le spalle e questo ha un unico responsabile: Matteo Salvini, che ha indebolito il Governo e, di conseguenza, la nostra posizione in Europa”. Toninelli in una nota ha poi commentato l’invio dell’imbarcazione militare da parte della Spagna. “Auspico che la Spagna – ha aggiunto il ministro – risponda al nostro appello e si impegni a fermare, per il futuro, la Open Arms, con i mezzi e i modi che ritiene più opportuni”.

Patronaggio: “Situazione esplosiva” – “La situazione è esplosiva – ha detto il procuratore di Agrigento Luigi Patronaggio, volato d’urgenza in elicottero a Lampedusa con alcuni medici – devo riportare la calma e fare in modo che nessuno si faccia male. L’impegno e l’attenzione sono massimi per l’incolumità delle persone”, ha spiegato il magistrato. Patronaggio ha poi fatto un’ispezione sulla nave durata quasi un’ora, ma ha preferito non rilasciare dichiarazioni. A bordo è salito anche il sindaco di Lampedusa Salvatore Martello: “Ci sono persone totalmente assenti, chissà quali torture o porcherie hanno dovuto subire mentre erano prigionieri in Libia. E noi li facciamo ancora stare sulla nave. Non capisco. Venti giorni su una barca in quello stato psicofisico…Oggi la riposta è che si stanno gettando a mare per la disperazione“, aggiunge Martello.

Emergency: “Spazi ristretti, promiscuità e diverse provenienze culturali vanno ad aggravare la condizione di vita ormai giunta al limite” – Al diciannovesimo giorno in mare, si legge nella relazione di Alessandro Dibenedetto, “la situazione sta peggiorando sempre di più” al punto che le condizioni rischiano di diventare ancora “più critiche e insostenibili”. L’evacuazione dei 27 minori ha prodotto in chi è rimasto a bordo “una profonda tristezza con conseguenti comportamenti di chiusura, isolamento e mutismo”. Depressione – continua lo psicologo di Emergency – ma anche rabbia e agitazione con alcune donne che, quando quattro migranti si sono gettati in mare nel tentativo di raggiungere a nuoto l’isola di Lampedusa, hanno reagito con “attacchi di panico e profonda sofferenza chiedendosi perché questa violenza insostenibile e assurda si perpetrasse nei loro confronti”.

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CULTURA - IL MOVIMENTO ARTISTICO - CULTURALE VERTICALISMO (LA VIA DEL POSSIBILE) DAL 14 GENNAIO A LONDRA E BERLINO, CON DUE WORKSHOP PARALLELI

CRONACAOGGI - Tor, 20/08/2019 - 22:50
CATANIA - Come da programma continuano gli incontri internazionali “Arte a colloquio con il pubblico” del movimento artistico-culturale Verticalismo (la Via del Possibile). Le “vetrine” sono Londra e Berlino, il prossimo 14 gennaio, con due workshop paralleli (all’aperto), a “Trafalgar Square” (a cu.....
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SPORT - PALLANUOTO FEMMINILE/ A1 - COPPA ITALIA - RITORNO, PRIMA FASE, L’EKIPE ORIZZONTE BATTE 10-9 L’ACQUACHIARA ATI 2000 E SI QUALIFICA ALLA FINAL SIX

CRONACAOGGI - Tor, 20/08/2019 - 22:50
CATANIA - Ancora una vittoria per l’Ekipe Orizzonte, che ieri mattina ha battuto 10-9 l’Acquachiara ATI 2000 nella seconda partita di ritorno della prima fase di Coppa Italia. Le catanesi conquistano così la qualificazione e si qualificano alla Final Six. Ininfluente ma ben giocata dalle rossazzurre.....
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Traghetto si scontra con yacht nelle Eolie: 5 feriti, uno grave

Corriere.it - Tor, 20/08/2019 - 22:46

 5 feriti, uno grave

Sul mezzo della Sicily Tours c’erano 350 turisti, tutti illesi gli occupanti dello yacht. Ma per gli inquirenti è colpa della precedenza non rispettata proprio dal vaporetto

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Zingaretti: “Condivido parole Conte, ma rischio è l’autoassoluzione”. Poi: “Verificare altre maggioranze, ma serve discontinuità”

Il Fatto Quotidiano - Tor, 20/08/2019 - 22:42

“Tutto quanto detto sul ministro Salvini dal presidente Conte non può che essere condiviso. Ma attenzione anche ai rischi di autoassoluzione“. A Nicola Zingaretti non è bastato il duro discorso di Giuseppe Conte contro Matteo Salvini nell’Aula del Senato. E, pochi minuti dopo il suo intervento in Senato, ha diffuso una nota molto critica sul governo gialloverde e il suo leader, tanto da sembrare voler chiudere all’ipotesi di sostegno a un Conte-bis. “In questi 15 mesi”, ha attaccato. “Conte è stato il presidente del Consiglio, anche del ministro Salvini, e se tante cose denunciate sono vere perché ha atteso la sfiducia per denunciarle?”. E non solo, Zingaretti ha chiuso ricordando quelli che secondo lui sono i fallimenti dell’esecutivo Lega-M5s: “All’elenco delle cose fatte non può non seguire l’elenco dei disastri prodotti in economia, sul lavoro, sulla crescita, sullo sviluppo. Questo è il vero motivo del pantano nel quale l’Italia è finita. Per questo qualsiasi nuova fase politica non può non partire dal riconoscimento di questi limiti strutturali di quanto avvenuto in questi mesi”. Ovvero, il messaggio chiaro che Zingaretti voleva mandare, prima di parlare di qualsiasi altra cosa e prima che Matteo Renzi facesse il suo intervento, è che il Pd prende le distanze da quanto ha fatto il governo gialloverde e, ancora per qualche ora, difende il suo ruolo di forza d’opposizione.

Dopo le dimissioni del premier Conte però, ora si apre la partita delle consultazioni e Mattarella vedrà i partiti per capire se è possibile formare una nuova maggioranza. Una strada in salita, nonostante dal fronte M5s e pure da quello dem (renziani in testa) siano arrivati segnali di apertura. E uno dei nodi fondamentali sarà appunto capire qual è il nome che può andare bene a tutte e due le parti, soprattutto per dimostrare il cambio di passo. In serata è stato sempre il segretario dem Zingaretti, interpellato dal Tg1, a parlare di quali sono le condizioni per provare a dare luce a una nuova esperienza di governo: “In una Repubblica parlamentare è giusto verificare se sono possibili altre maggioranze ma in netta discontinuità a partire dal metodo. Dobbiamo verificare non se esiste la possibilità di un nuovo contratto bensì di una ampia maggioranza su una visione di crescita del Paese, altrimenti si va al voto. Quello che mi preoccupa non sono i numeri in Parlamento, ma la serietà e la discontinuità. Non si vota un governo della paura per qualcosa, ma per dare una prospettiva al Paese. Se diamo questo futuro costruiremo una maggioranza parlamentare altrimenti andremo al voto”. Alla domanda sul che cose Zingaretti intenda per “discontinuità”, ovvero che cosa dovranno fare i 5 stelle perché per il Pd l’offerta sia accettabile, ha risposto: “Vogliamo un governo nuovo, non la continuazione dell’avventura di questi 14 mesi. Allora sì sarebbe fondata l’accusa di accordicchio. Occorre verificare se ci sono le condizioni che facciano durare la legislatura con una prospettiva di sviluppo. No a soluzioni di piccolo cabotaggio, perché non abbiamo nessuna ha paura delle elezioni”.

La possibilità di sedere al tavolo con i 5 stelle non è esclusa e anche di questo gli esponenti Pd parleranno nella direzione del 21 agosto. I rischi, come ha fatto capire Zingaretti, sono tanti e il Pd dovrà riuscire a presentarsi compatto al momento delle trattative. Uno degli ostacoli più grandi è Matteo Renzi. Il M5s ha detto che non intende dialogare con l’ex segretario e questo permetterà a Zingaretti di poter tenere le redini del gioco. Ma i renziani in Parlamento fanno pressione per far partire l’accordo e il Pd dovrà giocare bene le sue carte per riuscire a chiedere un rinnovamento totale della squadra di governo del M5s. Altrimenti, e Zingaretti su questo sembra davvero convinto, meglio tornare alle urne.

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Ustica e Bologna un unico mandante? I sospetti sul terrorismo arabo-palestinese

Avanti! - Tor, 20/08/2019 - 22:37

Dopo quarantanni su quanto avvenne il 27 giugno 1980 nel cielo tra le isole di Ponza e di Ustica una sola cosa è certa: cioè che l’aereo DC-9 della compagnia Itavia, partito da Bologna e diretto a Palermo, s’inabissò nel cd Punto Condor del Mar Tirreno. Le vittime furono 81. Non ci fu nessun superstite.
Sulle cause di questa strage l’Italia è reticente o solo latitante a seconda che l’incidente del DC-9 sia da considerare normale o straordinario. Nell’incertezza non ha ancora presentato all’Inter national Civil Aviation Organiza tion di Montreal (l’agenzia delle Nazioni Unite che dal 1970 è spe cializzata in materia di aviazione civile) il Final Report nel quale siano descritti i risultati delle indagini sulle cause che hanno determinato la caduta del velivolo.
Continua,invece, la vera e propria campagna,con la gogna mediatica riservata agli imputati o semplicemente sospettati, che sin dal 1980 si è scatenata sul drammatico evento.In assenza di una sentenza finale, dura ancora oggi.
L’istruttoria e in generale la narrazione pubblica ha coinvolto politici, militari, magistrati, periti (anche stranieri) e l’intero sistema mediatico.
Gli storici sono stati i grandi assenti. Questo vuoto è stato appena incrinato dall’ampio ed efficace saggio di Franco Bonazzi e Francesco Farinelli.
Il primo è pilota collaudatore nel l’Aeronautica militare e nell’indu stria relativa. E’ stato consulente per diverse commissioni d’inchie sta per incidenti aeronautici, ma ha anche due lauree. Il secondo e’ ricercatore di storia(formatosi al l’Università di Bologna).Dirige l’Eu ropean Foundation for Democracy di Bruxelles ed è membro del pool di esperti della Radicalisation Awa reness Network della Comunità europea.
Entrambi sono autori di un volu me intitolato Ustica.I fatti e le Fake News, edito a Firenze da LoGisma.
Malgrado lo definiscano pudica mente “Cronaca di una storia italia na tra Prima e Seconda Repubblica”, il lettore non tarda a rendersi conto di avere tra le mani un te sto di rottura, che si dovrebbe chiamare devastante.
Infatti,la sua caratteristica, anche se il tono è discorsivo e pacato, risiede nel rompere coperture ed omissioni, e mettere a nudo come su un tavolo anatomico vere e proprie falsificazioni.
Si sono venute sedimentando per l’assenza di una volontà, come quella dimostrata da Bonazzi e Farinelli. Essa consiste nel non ave re complessi di inferiorità o timori di lesa maestà.
Il loro libro non è malthusiano nell’elencarle. Da istituzioni come la magistratura alle commissioni parlamentari di inchiesta,da nu goli di consulenti italiani e strani eri fino a un gruppo di pression group come l’associazione dei parenti delle vittime(determinata-al pari di quella ancora più rissosa, sulla strage alla stazione centrale del 2 agosto 1980, a Bologna- ad avere competenza in ciò che non le spetta come l’accertamento del la verità giudiziaria), dai giornali sti ai leaders politici.
Decenni di inchieste, sentenze, dibattiti e controversie vengono, punto per punto, riprese in mano e certosinamente smontate.
Bonazzi e Farinelli non ragionano in base ad un partito preso (politico o ideologico).Intendono dare alla vicenda del DC-9 la misura della sua importanza (è stato il delitto – semprechè venga davvero confermato – più impenetrabile, insieme all’eccidio pri ma citato presso la stazione di Bologna, della storia dell’Italia repubblicana) e dell’ampiezza della mistificazione apportata a danno dell’opinione pubblica.
Si tratta di un progetto di ricerca ambizioso e irto di ostacoli che si è svolto nell’arco di molti anni. Sotto i ferri della loro minuziosa contestazione sono stati sradicati come fiori secchi o ridotti allo scheletro posticcio di fuochi fatui, miti, fantasticherie, cioè la rete intricatissima di complotti e depistaggi.
L’intera favolistica su chi avrebbe messo fine al viaggio del DC-9 e al suo equipaggio, ha prosperato per un tempo infinito. Il convinci mento dei due autori è che dalle aule dei tribunali a quelle di Camera e Senato, dalla stampa ai video, sia stata ingaggiata una vera e propria guerra di disinformazione.
Si può parlare di una regia a direzione unica? Agli autori è suffi ciente rilevare come in questa trama di inganni sarebbero finiti 4 magistrati, 15 collegi peritali di nomina giudiziaria, i molti consu lenti delle Parti civili e della Difesa e circa 4 mila testimoni interro gati. Nell’insieme un archivio costituito da circa 1.750.00O pagine di atti istruttori generali.

Credo che tanto nella saggistica quanto nei seminari universitari e nelle pieces teatrali, la vicenda di Ustica rimarrà emblematica. A dimostrazione della forza a testa multipla che si può costruire con u n’opera ben confezionata di mistificazione dell’opinione pubblica.
Questo obiettivo, semprechè ci sia stata una regia, è classicamente quello dei regimi dispotici: i cittadini sono sudditi, non devono sa pere e soprattutto non debbono essere messi in condizione di capire.
Perciò, si è fatto loro credere che la fine del DC-9 sia stato l’esito di una battaglia aerea in tempo di pace con l’aviazione libica di Gheddafi, del tiro al piccione dei missili-in particolare francesi o americani-lanciati da stazioni o portaerei della Nato dislocate nel Mediterraneo, dell’esplosione di un ordigno all’interno del velivolo ecc.
Sfortunatamente nessuno di questi episodi è dimostrabile, cioè prossimo alla realtà. Resta nel cielo delle ipotesi.
Non la formilazione di un’altra, ma la contestazione del lungo lavoro istruttorio e delle sentenze come dell’invasione di campo a gamba tesa dei media (a cominciare dal Corriere della Sera) o delle acquisizioni delle commissioni parlamentari d’inchiesta è il risultato principale e più persuasivo del lavoro lavoro compiuto da Bonazzi e Farinelli.
I molti tasselli della vicenda (comprese le registrazioni, i radar, le scie degli eventuali missili,le intercettazioni, le “narrazioni” dei residui rinvenuti del relitto sti vato per 8 anni in fondo al mare, le dichiarazioni dei governi della Nato) sono stati staccati e ricomposti in pagine di grande interesse e leggibilità.
Bonazzi non ha paura di scrostare e segnalare ai lettori i depositi di improvvisazione,incompetenza, pura e semplice strumentalizzazione politica,insieme a più semplici pregiudizi, e superficialità. Non sono le falesie, ma le pareti rocciose in cui hanno finito per imbattersi pubblici ministeri autorevoli come V. Bucarelli, R. Priore, G. Salvi ecc. o gruppi di tecnici,periti e docenti universitari.

L’esame o il riesame accurato de gli autori si rivolge alle risultanze emerse o documentabili sul funzionamento degli apparati interni ed esterni all’aereo di linea. (radar, ali, motori, tracce lasciate da eventuali corpi esplosivi, regi stri di conversazioni telefoniche ecc. ).
Non c’è un momento in cui la complessità delle indagini e dei raffronti inducano Bonazzi (tra i due autori è l’esperto tecnico) a cedere il passo ad un atteggiamento di prudenza interessata, alla finzione o all’opportunismo.
Per esempio la polemica col giudice istruttore Rosario Priore è net ta,tagliente,ma equilibrata.
La ragione risiede nel fatto che i media, i periti,gli stessi dirigenti politici hanno identificato l’attività istruttoria del processo nel decennio (1990-1999) in cui esso è stato guidato da Priore. Non si sono resi conto o,peggio, non hanno dato importanza ad un’altra circostanza, direi decisiva, cioè che il processo su Ustica è durata venti anni (ed è ancora sub jusdice).
In secondo luogo non si è attribuito molto peso al fatto che
A causa di questa mutilazione temporale,non si è tenuto conto dei lavori (accertamenti,inchieste ecc.) svolti dai magistrati che han no preceduto Priore. Nell’arco di tempo 15980-1999, si sono succeduti Guarino, Santacroce e Buca relli.

Gli autori muovono dal rilievo oggettivo (ma dalle conseguenze stravolgenti e mistificatrici) sul modo in cui è stata condotta la ricerca della verità sul disastro di Ustica.
La si è fatta stato consistere in un solo documento (di 5.468 pagine), cioè l’Ordinanza-sentenza emessa dal giudice Priore nel 1999, al termine di un’attività investigativa che egli aveva inizia to nel 1990.
E’ dalla limitazione temporale e dall’assunzione con valore mono teistico delle conclusioni di Priore prima citati che sono derivati molti dei gravi travisamenti e fraintendimenti in cui sono incorsi commissioni peritali, dibat titi politici, e soprattutto inchieste giornalistiche.
E’ impressionante dover rilevare l’uso incongruo, se abusivo, che si è fatto di quanto il magistrato romano ha scritto sulle cause del disastro aereo del 27 giugno.
Non ha emesso nessuna sentenza. La preoccupazione di mettere al centro di ogni narrazione sull’affaire Ustica questo esito non ricorre quasi mai.
Priore si è limitato a prospettare delle ipotesi senza verificarne nessuna. Dell’eventuale conflitto armato tra il DC_9 dell’Itavia e altri velivoli non ha si fornito né le ragioni che l’avrebbero determinato, nè il numero dei partecipanti, né la nazionalità. Ha escluso che,in mancanza di degli autori del reato (rimasti ignoti) si potesse proceder per il delitto di di strage. È vero che dispose il rinvio a giudizio di nove esponenti dell’Aeronautica milita re con l’accusa di falsa testimoni anza e attentato contro gli organi costituzionali.Ma la terza sessione della Corte d’Appello di Roma ha dichiarato “la nullità dell’attività istruttoria” e della stessa ordinan za di rinvio a giudizio.
Per la verità, il magistrato romano non è stato tetragono d fronte a nuove proposte e analisi. Infatti, nel corso degli anni ha oscillato nell’attribuzione delle cause della caduta del Dc-9.E lo ha confessato candidamente nel convegno su Ustica tenuto a Firenze presso il Consiglio regionale della Toscana, il 7 ottobre 2016.Prima ha parlato di un attentato missilistico. Poi di una quasi-collisione con altri aerei. E infine di collisione bella e buona.
In secondo luogo non si è tenuto conto che la ripresa di interesse mediatico per Ustica ha avuto luo go con le sentenze, emesse in ambito non penale ma civile. Sono state relative ai risarcimenti chiesti dall’Itavia e dai parenti delle vittime. Solo allora,anche grazie al silenziatore e alle distorsioni sui processi penali in Corte di Assise, di Appello e in Cassazione nel periodo 2000-2007, le ipotesi del missile,delle collisioni intere o parziali con altro aereo, della stes sa fantomatica battaglia aerea han no fatto assumere alle favole sulle cospirazioni il valore di certezze, anzi, come scrivono gli autori, di “verità monolitiche”.
E’ una fase su cui gli spunti presenti nel volume fanno sperare si traducano in una versione più estesa che potrebbe arricchire la ricostruzione di questo gravissimo incidente aeronautico.
Pertanto,la cultura complottistica che ispira la maggioranza dei giornalisti e dei saggisti (e sta influenzando la stessa storiografia) non ha fatto un passo indietro.

Ancora di recente, dagli schermi della Tv7, Andrea Purgatori ha tentato, con i migliori propositi, di rendere un servizio alla sua professione, di ridare fiato ad una tecnica di indagine giornalistica di grande disinvoltura.
In passato lo aveva fatto mettendo in una gogna mediatica la notizia (semplicemente infondata) di 4 aerei francesi levatisi all’inseguim ento del DC-9, poi parlando di Mig libici nascosti dietro la sua scia.
Di recente, sempre sugli schermi di Umberto Cairo,si è esibito nel ricostruire un attacco missilistico in grande stile partito dalla portaerei Usa Saratoga ormeggiata a Napoli con l’obiettivo di abbattere il Dc-9.
Alla fine il marine testimone di questo suo ultimo asso nella manica (utile per uno scoop televisivo) si è rifiutato di rendere al magistrato questa cruciale testimonianza.
Il timore di fare dei nomi,crearsi delle ostilità se non dei nemici, non fa parte delle preoccupazioni di Bonazzi e Farinelli.
Grazie a questo forte sentimento di autonomia e indipendenza, costi quel che costi, il lettore vede finire sotto schiaffo, oltre al giudice istruttore Priore(persona,peraltro, irriducibile a conformismi o negoz iazioni), esponenti politici come il pidiessino Libero Gualtieri (presi dente della Commissione bi-came rale sulle stragi),tecnici e docenti universitari.
La loro chiamata in causa avviene in funzione di un libero dibattito, senza sconti né concessioni. I ragionamenti sono ineccepibili. In generale, va detto che sono quasi sempre implacabili,ma rispettosi delle opinioni, anche le più maldestre, delle persone da cui gli autori dissentono.
Nel caso di Ustica come in quello di Bologna la verità è finita presa in ostaggio (secondo le parole mi sembra di Farinelli nell’introduzione) dalla fiction,dalla memorialisti ca,dalla cronaca giudiziaria e giornalistica, e – aggiungerei – da una fa melica longanimità politica.
Pertanto, nell’inabissamento del Dc-9, l’Introduzione del volume deve evocare un senso dolente di amarezza. E’ lo stato d’animo per la grande sconfitta subita dagli inquirenti e più ampiamente dallo stesso Stato: ”a fronte di una cospicua mole di documenti, si assi ste al paradosso della mancanza di un colpevole, di un’arma del delitto unanimamente riconosciuta, di un chiaro movente e di una ricostruzione dei fatti condivisa”.
Ogni atto ufficiale e testimonianza fin dal primo giorno confermano quanto hanno dichiarato i dirigenti della nostra Aeronautica milita re (trascinati in tribunale, ma assolti alla fine di una tormentosa e lunga caccia alle streghe): cioè che nel cielo di Ustica e neanche durante il tragitto fino ad essa, non ci furono aggressioni o conflitti,e che nessun altro velivolo libico si fece scudo di quello dell’Itavia, e nessun missile fu sparato contro di esso.

E’ un risultato non diverso, ma più approfondito di quanto aveva proposto nel 2016 l’ex parlamen tare E.Baresi nella sua Ustica. Storia e controstoria, Roma,Koinè Nuove Edizioni.
A emergere da decenni di inchieste, perlustrazioni dei relitti dell’aereo (stipati in un museo a Bologna) e spese elevatissime è un esito impressionante: il sa crificio plateale della verità. Sia giudiziaria sia storica.
E’ la conseguenza del metodo su cui si soffermano ampiamente la documentata analisi tecnico-scientifica di Bonazzi e quella storico-politica e mediatica di Farinelli. E’ lo stesso con cui non di rado sono stati condotti molti degli esami per venire a capo delle responsabilità (esecutori e|o eventualmente mandanti) della strage di Ustica.
Gli autori alludono, senza enfasi alcuna o ricerca di altri miti interpretativi, a quanto ha avuto un ruolo molto minore, assolutamente ininfluente, nella kermesse delle ricostruzioni.
Purtroppo al volume manca una bibliografia analitica, se non critica. Ma si può dire che a dominarle sono state un surplus di sentenziosità e i reticoli di paradigmi assertivi privi spesso di fondamento.
Di conseguenza, finiscono per essere valorizzate alcune opinioni ormai lontanissime nel tempo.
Mi riferisco a quelle che si cominciarono a formulare nella stessa estate del 1980.
Il quadro era occupato dalle tensioni sui nuovi equilibri internazionali nel Mediterraneo. A innescarli, nel 1979, fu l’indipendenza ottenuta dall’isola di Malta dalla Corona britannica. Ad essa seguì,come ha documentato nel 2011 V.R. Manca, un protettorato di fatto delineato dai cospicui investimenti (circa 50 milioni di dollari) e dalle consegu enti mire egemoniche (assai pericolose per l’intero Occidente) del colonnello libico Gheddafi.

Sono dettate da questo stato di cose le riflessioni del ministro dell’Industria Antonio Bisaglia. Sono contemporanee e si muovo no nella stessa direzione quelle più documentate (e a carattere anche autobiografico) del sottosegretario agli Esteri Giuseppe Zamberletti (in un saggio-testimonianza esemplare – pubblicato dall’editore Franco Angeli – sull’azione politica di contrasto agli interessi della Libia svolta dal governo italiano).
A riprenderle un decennio più tardi, cioè nel 1990, sarà il capo della polizia, nel governo guidato da Giuliano Amato, Vincenzo Pari si.Ma di recente (siamo nel 2016) ha aggiunto la sua voce lo stesso giudice Rosario Priore e il coautore Valerio Cutonilli del volume I segreti di Bologna, edito da Laterza.
A loro avviso, nel giugno 1980 Usti ca avrebbe anticipato una strage successiva, quella(ugualmente or renda, oggetto di alcune sentenze poco convincenti) del 2 agosto presso la stazione di Bologna. In entrambi i casi, la mano che ha armato gli esecutori non sembra diversa da quella dei probabili mandanti: il terrorismo arabo-palestinese.
L’argomento merita di essere ripreso liberandolo dall’uso politico-propagandistico che spes so finora ne è stato fatto.
Un primo contributo potrebbe venire dalla liberalizzazione (fino a consentirne l’accesso agli studio si) delle carte riservate del capo-centro del Sismi, molto legato ad Aldo Moro, presso l’ambasciata italiana di Beirut, Carlo Giovannone.
Coprono il periodo ottobre 1979-ottobre 1980 e riguardano i rap porti del funzionario italiano con gli esponenti del Fronte Po polare per la liberazione della Palestina e in generale con l’Olp di Arafat.
Sono depositate presso l’archivio dei nostri servizi a Roma.La nota direttiva di Renzi sulla de-secre tazione degli archivi ne ha reso possibile la visione(ma con divieto di fotocopiatura e tanto più di pubblicazione) ad un gruppo di parlamentari membri della Com missione Moro.
Essa è avvenuta nel maggio 2016, ma dalle dichiarazioni da loro for nite ai principali agenzie di stam pa (Ansa, Adn kronos, Agi) le opini oni sul contenuto delle carte Gio vannone, per quanto concerne le stragi di Ustica, della stazione centrale di Bologna e dello stesso “lodo Moro” sono risultate non solo diverse,ma addirittura oppo ste. Lux a non lucendo, dunque.
Sembra solo di capire che la condanna, ad opera del Tribunale di Chieti, del dirigente(soi dicant studente) del FPLP Abu Saleh Anzeh (insieme ad alcuni dirigenti dell’Autonomia operaia di Roma) per il trasporto dal porto di Ortona di due missili terra-aria di origine sovietica, non abbia determinato né la fine, e neanche la sospensione, dei rapporti tra il governo italiano e le organizzazioni (terroristiche) palestinesi. Il parlamentare diessino Paolo Cor sini, che di professione è un ricercatore e un docente di storia contemporanea, dalla consultazione dei documenti relativi a Giovannone avrebbe rilevato la loro “continuità”:
“”Dentro non c’e’ alcun collegamento con le stragi di Bologna e Ustica”, e nemmeno “testimonianza del cosiddetto ‘lodo Moro'”, il ‘patto’ che avrebbe garantito alcuni vantaggi ai palestinesi in cambio dell’immunita’ del nostro Paese ad eventuali at tentati. “Non c’e’ niente che faccia pensare alle stragi come ritorsione alla violazione di quel lodo”. 1
Il suo collega (di Nuovo Centro Destra), Carlo Giovanardi, ha parlato, in vece di minacce di attentati profferite dal FPLP con ntro il governo italiano proprio per la sanzione penale irrogata al loro rappresentante in Italia Saleh Anzeh e di misteri su Ustica e Bologna:” è davvero incomprensibile e scandaloso che, mentre continuano in Italia polemiche e dibattiti, con accuse pesantissime agli alleati francesi e statunitensi di essere responsabili dell’abbattimento del DC9 Itavia a Ustica nel giugno 1980, l’opinione pubblica non sia messa a conoscenza di quanto chiaramente emerge dai documenti secretati in ordine a quella tragedia e più generale degli attentati, che insanguinarono l’Italia nel 1980, ivi compresa la strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980″

Salvatore Sechi

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