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Elezioni, Letta: «Noi in difesa della Costituzione. La destra con i No vax»

Ilmessaggero.it - 3 ure 49 min ago
Pugni in alto, parte «Live is life» e un coro si alza da Piazza del Popolo, «En-ri-co». L?ultima arringa di Enrico Letta inizia con il leit-motiv della campagna...
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Mattia Luconi, ritrovato il corpo del bambino disperso durante l'alluvione. È stato trascinato dalla piena per 13 chilometri

Ilmessaggero.it - 3 ure 49 min ago
Dopo 8 giorni di ricerche è stato rinvenuto il corpo del piccolo Mattia Luconi, il bambino di 8 anni disperso dopo l'alluvione che ha sconvolto le Marche. Il cadavere è stato...
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“Meghan Markle voleva essere pagata per i viaggi reali ufficiali, non riusciva a capire il senso di stringere la mano a innumerevoli sconosciuti”

Il Fatto Quotidiano - 3 ure 52 min ago

“Non posso credere di non essere pagata“, si lamentava per questo ‘piccolo dettaglio’ Meghan Markle durante il primo viaggio ufficiale all’estero con il principe Harry. Era il 2018: il duca e la duchessa di Sussex visitavano Australia, Fiji, Tonga e Nuova Zelanda. come coppia della Royal Family. Lo racconta Valentine Low, nel suo libro in prossima uscita “Courtiers: The Hidden Power Behind the Crown“, pubblicato da The Times. La rivelazione arriva fonti interne al suo staff, Meghan avrebbe preteso che il suo fosse un lavoro retribuito. Ma non solo. Low raccoglie tutta una serie di critiche pesanti da parte dei suoi informatori sul comportamento della duchessa.

E svela un imbarazzante retroscena. I calorosi abbracci e i sorrisi alla gente da ore in attesa per un fuggevole contatto con lei non erano graditi. I membri dello staff regale raccontano a Low del suo disappunto nello stringere mani e sorridere a degli sconosciuti durante gli eventi ufficiali. “Dietro le quinte era tutta un’altra storia – scrive l’autore – e anche se le piaceva l’attenzione, Meghan non riusciva a capire il senso di tutti quei passaggi, di stringere la mano a innumerevoli sconosciuti”. Quel tour in Australia è stato descritto da Jason Knauf, l’ex segretario alle comunicazioni della coppia, “molto impegnativo” e “peggiorato dal comportamento della duchessa”. Che aveva persino sbottato così: “Non è il mio lavoro coccolare le persone”.

Una Meg ben diversa da quella che appariva in pubblico, sorridente nelle sue mise perfette. A proposito di look: si dice anche che la duchessa si sia scontrata con la sua assistente Melissa Toubati, la quale ha lasciato il posto alcuni mesi dopo il suo matrimonio con Harry. Ne erano nati uno scontri accesi. Perché? Meghan voleva tenere con sé i vestiti in omaggio da parte delle aziende, che arrivavano continuamente a Kensington Palace. Vestiti, monili, candele. Ma la regola è che i membri della famiglia reale non possono accettare omaggi da organizzazioni commerciali. E su questo Toubati era molto puntigliosa. C’è altro? Il racconto del suo rapporto con lo staff è davvero nutrito di episodi sgradevoli. Di critiche durissime. La duchessa del Sussex trattava con sgarbo e arroganza i membri della squadra che lavorava per lei e per Harry.

Aveva ammonito un assistente del marito: “Lo sappiamo entrambi che presto sarò uno dei tuoi capi”. E aveva “distrutto” il lavoro di una donna del suo staff. E quando la donna le spiegò che era difficile rifare tutto da capo, ecco la risposta: “Se c’è qualcun altro a cui posso affidarlo, lo chiedo a lui invece che a te”. Quando William era venuto a conoscenza del comportamento della nuora aveva rassicurato la donna dello staff: “Stai facendo un ottimo lavoro”. E Meghan era scoppiata in lacrime.

Ma nel libro Low va giù ancora più pesante. Sostiene che molti degli assistenti minori e senior di Meghan si consideravano come vittime di comportamenti prepotenti da parte della duchessa. Insomma, si comportava da bulla. Persino la segretaria privata Samantha Cohen cita il caso di una persona dello staff che voleva licenziarsi per gli atteggiamenti offensivi. Non rispettosi. Il libro di Low svela anche alcuni particolari sulla dinamica della relazione fra Meghan e Harry prima del matrimonio. Meghan aaveva minacciato di scaricare il principe. Non lo avrebbe mollato a una condizione: che rendesse pubblica la loro relazione . Queste le parole: “Se non fai una dichiarazione di conferma che sono la tua ragazza, ho intenzione di rompere con te”. Un ultimatum che Harry ha accolto.

La relazione è poi stata resa pubblica nell’ottobre 2016, il loro fidanzamento annunciato nel novembre 2017. Infine il matrimonio, nel 2018. Solo due anni dopo, la rinuncia al servizio per la Corona e la partenza per gli States. Già nel 2019 la coppia non vedeva un futuro come Working Royals, racconta l’autore di “Courtiers: The Hidden Power Behind the Crown“. E, sempre secondo Low, già allora avevano firmato un accordo per essere intervistati da Oprah Winfrey. La famosa platea televisiva da cui partirono da Meghan accuse di razzismo contro la Corte.

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Grande purga nella polizia cinese: «Cricca di corrotti e cospiratori»

Corriere.it - 3 ure 54 min ago

 «Cricca di corrotti e cospiratori»

In vista del congresso di ottobre, Xi Jinping fa piazza pulita tra chi riceve tangenti. Tra i condannati, l’ex ministro della Giustizia e l’ex vice capo della Sicurezza

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Crozza-Draghi e il premio come “statista dell’anno”: “Perché me l’hanno dato? Va bè, ci vediamo al Quirinale”

Il Fatto Quotidiano - 4 ure 1 min ago

Maurizio Crozza, nella prima puntata della nuova stagione di “Fratelli di Crozza” in prima serata sul Nove e in streaming su Discovery+ -, porta sul palco la maschera di Mario Draghi premiato come miglior statista a New York: “In questo momento di difficoltà per gli italiani, questo premio non è poco. C’è la guerra in Ucraina, le bollette per gli italiani andranno alle stelle, l‘inflazione aumenterà, chiuderanno i negozi, i ristoranti, le aziende. A me danno il premio come miglior statista. Va be’ ci vediamo al Quirinale…

“Live streaming ed episodi completi su discovery+ (www.discoveryplus.it)”

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Ita Airways, apre la data room: entrano Certares e Delta Air Lines

Corriere.it - 4 ure 3 min ago

 entrano Certares e Delta Air Lines

La decisione dell’aviolinea tricolore dopo la richiesta del Tesoro. Air France-Klm per ora non ammessa. Il 28 settembre c’è l’«expert session», il 30 scade il periodo di esclusiva

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Maneskin: ecco le anticipazioni del testo del nuovo singolo «The Loneliest»

Corriere.it - 4 ure 3 min ago

 ecco le anticipazioni del testo del nuovo singolo «The Loneliest»

Per la gioia dei fan la band romana ha annunciato con un video su Instagram l’uscita di un brano inedito il 7 ottobre

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Costringeva la figlia minorenne di amici ad atti sessuali: denunciato, dovrà restarle lontano un chilometro

La Stampa - 4 ure 3 min ago

Ha costretto per un anno la figlia minorenne di alcuni amici ad atti sessuali. Finché la giovane vittima non ha trovato la forza di denunciarlo e raccontare quanto stesse subendo da parte di quell’uomo che doveva essere un amico di famiglia. I Car ... [Continua a leggere sul sito.]

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“Harry è arrivato tardi a Balmoral il giorno della morte della Regina per una furiosa lite con il padre Carlo. La colpa era di Meghan”

Il Fatto Quotidiano - 4 ure 9 min ago

I sospetti erano fondati. Ora arriva la conferma della stampa inglese. Harry è arrivato in ritardo al castello di Balmoral, la sera della morte della regina Elisabetta, a causa di una furiosa lite con il padre Carlo. Il casus belli è sempre lo stesso: il principe voleva portare a tutti i costi con sé la moglie Meghan Markle. Quello che di lì a poche ore sarebbe diventato il nuovo monarca del Regno Unito è stato però irremovibile: “Non ci pensare nemmeno, è inappropriato”. Così, mentre al cellulare volavano parole grosse, Harry ha perso tempo. E non è riuscito a salire a bordo dell’aereo che ha portato gli altri familiari al capezzale di Lilibet.

Queste sono le nuove rivelazioni del Sun. Ricostruiscono quel che è accaduto quel giorno e rivelano ancora una volta un conflitto che pare insanabile. Nonostante gli sforzi dei giorni successivi alla morte di Elisabetta per offrire ai sudditi, quanto meno, l’immagine di una tregua in un momento così difficile. Seguiamo la cronologia di quella giornata. Mentre Harry e Meghan sono ancora in Germania, a Düsseldorf, per promuovere gli Invictus Game, proprio in quelle ore arriva ai componenti della Casa Reale una telefonata allarmante: le condizioni di salute di Elisabetta II si stanno aggravando. Tutti si muovono per raggiungere il castello in Scozia. Ma Harry si agita, insiste: vuole portare Meghan con sé. E la discussione, che si protrae, gli fa perdere il volo della Raf, l’aeronautica militare. Un volo organizzato in pochi minuti dove salgono Andrea di York, William, l’altro figlio della regina, Edoardo, insieme alla moglie Sophie di Wessex, la preferita di Elisabetta.

Harry, invece, perde il rendez-vous ed è costretto a organizzarsi da solo. Atterra all’aeroporto di Aberdeen senza Meghan alle 18,35 (le 19,35 italiane). Pochi minuti prima la notizia della morte della regina è stata ormai annunciata al mondo. Il Sun suggerisce che Harry avrebbe avuto la definitiva conferma solo dal web. Ma era giustificata l’ira di Harry? Probabilmente no, visto che neanche Kate Middleton in quel frangente è stata convocata a Balmoral. E’ rimasta a casa per non lasciare da sola i bambini, George, Charlotte e Louis. Ma niente. Una fonte, che in quelle ore ha visto personalmente Harry, ha raccontato al Sun: “Era furioso”.

Sono ore di grande tensione, perché anche Carlo si adira ancora di più dopo il rifiuto di Harry di cenare con lui: “Un grande affronto”. Sì, perché Harry snobba l’invito del padre, si siede al tavolo con Andrea ed Edoardo e poi riparte all’alba della mattina successiva. Vuole tornare subito a Londra, da Meghan. O forse è lei che lo sollecita a farlo immediatamente. Nei giorni successivi è William a cercare di mettere una buona parola. Intercede e ottiene che anche Harry e Meghan possano intervenire alla famosa passeggiata a Windsor, salutando una folla commossa. Poi però i Sussex lasciano la Capitale e il Paese. Senza aver risolto nulla. Con la sensazione di un pugno di mosche in mano.

Carlo non risponde alla richiesta di Meghan di un incontro privato. E William non si fida più di parlare con il fratello. Teme addirittura che le conversazioni possano essere registrate e finire in pasto al pubblico. Perchè? Harry sta preparando la sua autobiografia. Doveva uscire nel 2022, ma la pubblicazione è slittata al 2023. Proprio per la morte di Elisabetta. Che cosa racconterà? La Casa Reale teme il peggio, visto che Meghan ha già rivelato (dopo lo scandalo delle sue interviste in passato) di non aver ancora “vuotato il sacco”.

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Resolfin, le bandiere per le navi ottenute da plastica riciclata in mare

Corriere.it - 4 ure 13 min ago

Resolfin, le bandiere per le navi ottenute da plastica riciclata in mare

L’idea di Enrico Scozzari: «Usiamo inchiostri ad acqua e per ogni 400 metri quadri di tessuto piantiamo un albero»

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Ucraina, l’appello di Zelensky ai cittadini delle zone occupate da Mosca: “Sabotate i russi, sfuggite alla loro mobilitazione”

Il Fatto Quotidiano - 4 ure 14 min ago

Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky lancia un appello per condannare gli “pseudo-referendum” organizzati dalla Russia e in corso in quattro territori conquistati in Ucraina dall’inizio della guerra, poiché i delegati del Cremlino hanno iniziato a votare sull’annessione da parte della Russia nelle aree controllate da Mosca. Nel suo discorso quotidiano alla nazione, Zelensky si è detto convinto che “il mondo reagirà con la massima giustizia agli pseudo-referendum” e che questi “saranno inequivocabilmente condannati”. “Ho una semplice richiesta da fare a tutta la nostra gente che si trova nei territori temporaneamente occupati. Fate ciò che conta di più: salvate le vostre vite e aiutateci a indebolire e distruggere gli occupanti. Sfuggite alla mobilitazione russa con ogni mezzo. Provate a raggiungere il territorio libero dell’Ucraina. Ma se venite arruolati ed entrate nell’esercito russo, sabotate qualsiasi attività nemica, interferite con qualsiasi operazione russa”

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Elezioni, nei programmi di Fratelli d’Italia e Lega la solita ‘bla bla economy’

Il Fatto Quotidiano - 4 ure 23 min ago

Più spesa pubblica – ma anche “meno Stato” che deve erogare e controllare tale spesa – e, contemporaneamente, meno entrate (è il risultato della lusinga sirenica di meno tasse); Flat-Tax per il lavoro autonomo perché tanto le tasse le pagano i lavoratori dipendenti e i pensionati oppure perché si fa debito in barba agli accordi sottoscritti a livello europeo dall’Italia.

No al reddito di cittadinanza ma, contemporaneamente, ristori al lavoro autonomo e alle imprese (cioè regali in cambio del nulla) ovvero un autogol per l’economia, perché i secondi si sono trasformati in depositi bancari, cioè in speculazione finanziaria anziché in lavoro e reddito per i produttori; ridiscussione dei trattati Ue a partire da fiscal compact ed euro; divieto di utilizzo di termini stranieri negli atti ufficiali e normativi (come ad esempio Next Generation-Ue e Flat-Tax?).

È un estratto pregnante del programma di Fratelli d’Italia per le politiche del 2018, plagiato da quello del 2022.

La Lega di Salvini? Punta sull’abbassamento dell’età pensionabile, sulla Flat-Tax per tutti (benché al governo l’abbia riservata al solo lavoro autonomo e con un tetto di 65mila euro. Motivo di tali limiti? Semplice: la Flat-Tax è inattuabile a ragione del mostruoso “buco di bilancio” conseguente); condono fiscale (già in atto, però, e già calendarizzato per tutto il 2022); contenimento degli sbarchi che, nel primo semestre del 2022, sono pari a meno della metà di quelli in essere anni addietro.

Brillano, invece, ma per l’assenza, gli interventi (urgenti) volti ad aumentare i posti di lavoro e la crescita economica; quelli di contrasto del lavoro precario giovanile, quelli di fronteggiamento della fuga all’estero dei nostri figli in ricerca di lavori adeguati alla loro dote scolastica e formativa; quelli di contrasto alla povertà dilagante (e già troppo ampiamente dilagata); quelli di sostenibilità del debito pubblico italiano; le misure finalizzate ad aumentare la credibilità internazionale dell’Italia e la ricerca di investitori ed imprenditori anche stranieri. Mancano gli interventi volti a consolidare la naniforme e calante imprenditoria indigena e, infine, quelli volti ad evidenziare l’approccio “dadaista” della stessa nei confronti dello Stato. Dadaista? Sì, perché le associazioni di categoria – Confindustria in testa – chiedono allo Stato sempre più bonus e superbonus, ristori a go-go e di poter utilizzare più facilmente il lavoro precario e malpagato mettendo fine alla concorrenza esercitata dal reddito di cittadinanza (sopprimendolo).

Non si fa menzione alcuna, peraltro, alla necessità di misure di contrasto alla mostruosa evasione fiscale nostrana (oltre 100 miliardi annui) e tantomeno del lavoro nero che penalizza le imprese oneste oltre che lo Stato. Cioè tutti noi. L’immigrazione? Ė dipinta in termini ideologici e denigratori, presentata come una invasione di massa (cosa del tutto irreale sia in termini assoluti che nel confronto internazionale), contrastato lo ius soli, ecc. ecc., omettendo che gli immigrati sono preziosi perché, nella realtà, suppliscono al “gelo demografico” italiano, alla fuga dei nostri ragazzi all’estero e alla totale mancanza di manodopera per i tanti lavori poveri e generici (ma necessari) che gli italiani non vogliono, da tempo immemore, più svolgere.

Ciò che manca, pertanto, è anche una politica di inserimento lavorativo e sociale degli immigrati economici gestita grazie ad una regia intelligente e lungimirante volta a coprire i fabbisogni insoddisfatti di famiglie ed imprese indigene. Tirando le fila, insomma, siamo di fronte ad una “bla bla economy” che necessità di essere evidenziata e superata per progettare “l’Italia che vorremmo”, fatta di occasioni di lavoro per l’esercito di lavoratori “inutilizzati” (disoccupati, scoraggiati, sospesi dal lavoro) che supera le 5 milioni di unità e i 600mila italiani espatriati netti italiani degli ultimi anni che, purtroppo, non sognano un ritorno.

L’esito finale? Essere privati di affetti fondamentali (quello dei nostri figli laureati e diplomati), di cospicue e qualificate risorse per il mercato del lavoro nostrano, di energia e vitalità sociale. E di un welfare (per noi indigeni rimasti) che cala in conseguenza dell’impoverimento del lavoro e del calo dell’economia. L’entità dei fenomeni menzionati (i numeri ufficiali, cioè), le riflessioni su di essi e l’identificazione di possibili misure di fronteggiamento degli stessi potrete trovarli documentati nel mio Oltre la Bla bla Economy. L’Italia che c’è, che verrà, che desideriamo, L’Orto della cultura Editore, 2022, che propongo alla vostra attenzione e dal quale auspico una riflessione e un confronto.

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Sicilia, due candidati di centrodestra arrestati a due giorni dal voto: ma dai leader quasi nessun commento. Maria Falcone: “Rischio ritorno al passato più buio”

Il Fatto Quotidiano - 4 ure 28 min ago

“Siamo alla conclusione di una campagna elettorale che è stata molto bella, mi piacciono sempre le campagne elettorali, ma questa è stata particolarmente bella”. Così il vicerè berlusconiano in Sicilia, Gianfranco Micciché, apre l’evento di chiusura della corsa di Renato Schifani alla presidenza dell’isola. Lo fa nello stesso giorno in cui Salvatore Ferrigno, candidato del centrodestra nelle liste autonomiste di Raffaele Lombardo (ma ex deputato di Forza Italia) è stato arrestato su richiesta della procura di Palermo per voto di scambio politico-mafioso. Appena il giorno prima un’altra candidata – Barbara Mirabella di Fratelli d’Italia – era stata arrestata per corruzione su richiesta della procura di Catania. Ma per Micciché è stata una campagna elettorale “particolarmente bella”. Così parla l’ex presidente dell’Assemblea regionale, che ospita la serata finale di Forza Italia senza mai menzionare gli arresti.

L’atmosfera è tranquilla a Villa Bordonaro ai Colli, alle porte del parco della Favorita. “Possiamo dire con assoluta, anzi con probabile certezza, ché assoluta porta attasso (sfiga, ndr) che il risultato finale sarà a nostro favore, questa è la serata in cui Schifani fa il passaggio da candidato presidente a presidente”, assicura Micciché. A vele spiegate verso la vittoria, con l’unico pensiero per Fratelli d’Italia “che sta andando molto bene ma noi vogliamo arrivare primi”, e Cateno De Luca, l’ex sindaco di Messina che ruberà una quota di voti al centrodestra, che è una “rottura di palle” e “speriamo che raccolga quello che merita”. Micciché e Renato Schifani – il 72enne ex presidente del Senato che si prepara a entrare a palazzo d’Orleans mentre è a processo per rivelazione di segreto a Caltanissetta – sono costretti ad affrontare la questione solo a margine, rispondendo alle domande dei cronisti: “I partiti fanno una selezione in base all’aspetto giudiziario, ma non possono mai immaginare condotte delittuose. Stavolta è toccato alla nostra coalizione, ma può succedere anche ad altri partiti”, si giustifica il candidato governatore. Mentre Micciché minimizza: “Meglio prima che dopo il voto“.

Nient’altro. Neppure le parole di Maria Falcone hanno creato la minima increspatura tra i forzisti: “Lascia davvero sbigottiti che dopo tutto quello che è accaduto nella nostra terra, dopo gli omicidi di esponenti istituzionali per mano mafiosa, dopo le stragi, la politica non abbia ancora preso coscienza della necessità di tenere alta la vigilanza per scongiurare le infiltrazioni mafiose, cominciando da una scelta oculata dei candidati“, dice la sorella del giudice ucciso trent’anni fa. E insiste: “Spiace che dopo i gravissimi episodi degli ultimi due giorni le reazioni della politica siano state rare e blande. Non voglio pensare che ci si stia assuefacendo a un ritorno al passato più buio della nostra Sicilia”. Le fanno eco le opposizioni: “È secondo arresto in due giorni di un candidato delle liste a sostegno di Schifani”, sottolinea Nuccio Di Paola, candidato alla presidenza per il M5s. “Si tratta di episodi che non possono non preoccupare e che devono indurre i siciliani a stare molto attenti a chi dare il voto. È in gioco il loro destino e quello dei loro figli, ancor più che i prossimi cinque anni saranno decisivi per la Sicilia, considerato che ci sono da investire le risorse del Pnrr”. “Il metodo di costruzione delle liste e di gestione del consenso da parte del centrodestra è purtroppo sempre lo stesso, lo abbiamo contestato più volte e i fatti stanno lì a dimostrarlo”, attacca invece Anthony Barbagallo, segretario del Pd in Sicilia.

Dal centrodestra uno dei pochi a parlare è il fondatore di FdI Guido Crosetto, in questi giorni a Palermo, che così ha commentato il primo arresto di Catania: “Mi chiedo perché questo provvedimento di arresto non sia stato emesso tre mesi fa, o un mese fa ed è invece arrivato a pochi giorni dal voto. Quando accadono episodi con queste tempistiche rimane l’amaro in bocca, penso ad una giustizia staccata da alcune logiche”. È questo l’unico commento della coalizione. Mentre con spensieratezza Forza Italia si riunisce per l’evento conclusivo nel bel giardino della villa palermitana, occupato a macchia di leopardo da circa 400 persone: “Da lunedì bisognerà cominciare a lavorare”, dice Micciché, protagonista assoluto della serata. La stessa locandina è tutta un programma: il suo nome è scritto persino più grande di quello di Schifani. “Ho girato la Sicilia in lungo e largo”, dice. E promette: “Avremo il coraggio di proporre due termovalorizzatori, uno ad occidente e uno ad oriente, dobbiamo guardare al privato e presenteremo una legge per reintrodurre le province”. Così parla Schifani, mentre nella fresca aria settembrina della villa palermitana risuona inconfondibile l’eco degli anni ’90.

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Elezioni 25 settembre: come si vota, dove recarsi, gli orari dei seggi

Corriere.it - 4 ure 42 min ago

 come si vota, dove recarsi, gli orari dei seggi

In caso di smarrimento o esaurimento degli spazi per il timbro, i cittadini potranno chiedere la tessera elettorale sabato dalle 8.30 alle 18, domenica dalle 7 alle 23 nell’ufficio centrale in via Petroselli 50 o nei 15 municipi

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Torino, apre la pizzeria Da Michele: più di cento persone in coda per l’inaugurazione

Corriere.it - 4 ure 44 min ago

 più di cento persone in coda per l’inaugurazione

In via San Quintino 2, sarà aperta a pranzo, dalle 12 alle 15, e a cena, dalle 19 alle 23

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Politiche, a Torino una cabina elettorale simbolica per chi non può votare: la Prefettura dice «no»

Corriere.it - 4 ure 49 min ago

 la Prefettura dice «no»

L’associazione Acmos avrebbe voluto denunciare l’impossibilità di presentarsi alle urne per 5 milioni di elettori, il 10% degli aventi diritto

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Elezioni, cosa succede dopo il voto: ecco come nascerà il nuovo governo

La Stampa - 4 ure 59 min ago

Dal 26 settembre, passata la sbornia della nottata elettorale e qualsiasi sarà il risultato, gli occhi saranno puntati sulla formazione del Parlamento per la XIX legislatura. Entrambe le Camere si riuniranno il 13 ottobre con la c ... [Continua a leggere sul sito.]

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Elezioni, il 2022 sarà ricordato per il tramonto della cultura politica democristiana

Il Fatto Quotidiano - 5 ur 3 min ago

Votare, votare, votare. Vincendo delusioni, indifferenza e ogni tentazione di passività. È questo il messaggio della Chiesa di Bergoglio alla vigilia delle elezioni politiche del 2022. Un comunicato del consiglio permanente della Cei, guidato dal cardinale Zuppi, esorta sulla prima pagina del giornale dei vescovi Avvenire ad andare a votare: “Contro l’astensione per il bene comune in un’Italia solidale”. Sono elezioni cruciali non soltanto per la crisi economica e sociale e l’incombere del conflitto tra Russia e Occidente, ma perché l’Europa occidentale è risorta dalla seconda guerra mondiale sulla base del fermo ripudio del nazi-fascismo e di ogni parafascismo (franchismo, petainismo), mentre in Italia potrebbe arrivare al governo una presidente del Consiglio che si proclama atlantica però mantiene un atteggiamento ambiguo tra l’eredità ideale della Repubblica sociale e la lotta partigiana. Non è cosa di poco conto.

Nessuno immagina un ritorno delle camicie nere o dello stato dittatoriale, ma c’è un sostrato culturale sotterraneamente giustificazionista dell’avventura fascista che non ha senso rimuovere. Trump, alla cui retorica Giorgia Meloni spesso assomiglia, non diceva forse che tra suprematisti bianchi da un lato e anti-schiavisti dall’altro “ci sono persone per bene in entrambi gli schieramenti”? Francesco nelle settimane scorse ha messo nuovamente in guardia dai leader che si presentano come “salvatori” unicamente per dominare e “tenere in pugno” la situazione.
Il documento della Cei non tocca il tema dell’ideologia. Ma è pensato come pungolo per agire su quella massa di elettori indecisi se andare alle urne o no. L’appello dei vescovi non è moralistico, si rivolge con realismo all’opinione pubblica. “Il voto è un diritto e dovere – dice – da esercitare con consapevolezza”.

La posta in gioco è la “costruzione di una società più giusta, che riparta dagli ultimi” per rispondere ad un bisogno concreto di “comunità” in modo da non lasciare indietro nessuno. I giovani sono chiamati al voto proprio perché spesso, per esempio nel campo dell’ecologia, mostrano di porsi dalla parte di chi vuole affrontare e risolvere i problemi. Anche i “disillusi” sono coinvolti nell’appello, anzi chiamati per nome con insistenza. Sarebbe un errore pensare che nulla cambia, perché solo la partecipazione può spingere per superare le divisioni sociali e “guardare al bene del Paese”. L’agenda dei problemi, ricorda la Cei di Zuppi, è consistente: “Povertà in aumento costante e preoccupante, inverno demografico, protezione degli anziani, divari tra i territori, transizione ecologica e crisi energetica, difesa dei posti di lavoro, soprattutto per i giovani, promozione e integrazione dei migranti”. Chi ha orecchie per intendere intenda! C’è anche un accenno alla riforma della legge elettorale. Al di là delle elezioni questo 2022 sarà forse ricordato dagli storici per il tramonto definitivo della cultura politica democristiana. È una vicenda singolare perché alcuni degli attuali leader di spicco del Partito democratico, che più di altri aveva l’orgoglio di attingere anche alla linfa del cattolicesimo politico (oltre che all’esperienza del riformismo di stampo Psi e Pci), provengono proprio dal vivaio democristiano.

I segni di un oblio sono molteplici. Quando Enrico Letta (nato consigliere comunale democristiano) dichiara all’indomani dell’aggressione di Putin all’Ucraina che bisogna varare sanzioni tali da “mettere in ginocchio la Russia”, c’è qualcosa nella terminologia che suscita attenzione. Un Moro e un Andreotti non avrebbero mai usato un linguaggio del genere. In politica estera la tradizione di governo democristiana ha sempre tenuto ferma la barra sulla lealtà all’Alleanza atlantica, ma al contempo non ha mai rinunciato ad un dialogo speciale con la Russia. “Mettere in ginocchio” non è solo una concessione al linguaggio sbracato dei social, ma evidenzia l’abbandono di una politica orientata per decenni a costruire un polo europeo per la “politica orientale”. E infatti la svolta linguistica è sfociata nella rinuncia a costruire un asse con Francia, Germania e Spagna e – grazie alla mano morbida di Draghi – ci si è accodati ad una strategia che lascia le chiavi del conflitto totalmente nelle mani di Kyiv e di Washington.

Idem con la fine del governo di unità nazionale. Quando mai la Dc avrebbe permesso che una formula fallisse per un rigassificatore. L’arte di governo democristiana era maestra negli escamotage: astensione, non fiducia, sfiducia momentanea, entrate ed uscite dall’aula… “Nessun accordo con chi ha fatto cadere il governo”, proclama il ministro Guerini (matrice Dc) appena si profilano le elezioni. Mai nella sua storia la Democrazia cristiana ha detto “mai”. Il partito alleato di ieri diventava il non-nemico di domani, il partito avversario diventava il “convergente”, il lontano poteva essere funzionale ad un’astensione positiva. “Mai” era una parola sconosciuta. In effetti non sarebbe mai accaduto che il Pd si trovasse di fronte alla competizione con il centrodestra, privo di una rete di accordi elettorali inventati in base a qualche accrocco linguistico. C’era sapienza nell’inventiva di formule!

Ultimo dato: l’abbandono delle politiche sociali ad altri concorrenti. Con l’acqua alla gola, il Pd alza ora i vessilli del reddito di cittadinanza riformabile e del salario minimo, ma erano tematiche su cui poteva battagliare durante la stagione Draghi. L’unico che ha tenuto un discorso sociale da antico cristiano-democratico è stato Bergoglio, incontrando Bonomi e la Confindustria: il Papa ha parlato di sfruttamento e disuguaglianze eccessive di reddito tra lavoratori e manager, ha insistito per un salario adeguato e la protezione delle madri lavoratrici, ha denunciato le negligenze nel garantire la sicurezza, ha sottolineato che una quota troppo limitata del profitto va al lavoro. Non erano temi del cattolicesimo sociale?

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Roma, lancia ammoniaca sul viso del fratello: a processo stalker 89enne

Corriere.it - 5 ur 6 min ago

 a processo stalker 89enne

Chiamate continue con minacce, il lancio della sostanza tossica e la rottura di una porta con l’accetta in stile «Shining». Questi gli elementi che hanno spinto la vittima a denunciare. Adesso l’anziana dovrà difendersi dall’accusa di atti persecutori

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Scuola, in classe senza supplenti e bidelli. I presidi: «Non sappiamo come fare»

Corriere.it - 5 ur 7 min ago

 «Non sappiamo come fare»

Istituti ancora a orario ridotto: servono 3mila prof e più di mille collaboratoriRusconi (Anp): «I docenti possiamo chiamarli con le graduatorie d’istituto ma per i bidelli è diverso». La preside De Vincenzi: il reddito di cittadinanza li ha disincentivati

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