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La madre di Simon: «Avvisata tardi. Avevamo la mappa, poteva essere trovato»

Corriere.it - Tor, 20/08/2019 - 22:18

 «Avvisata tardi. Avevamo la mappa, poteva essere trovato»

La mamma del 27enne francese:spero che sia davvero morto subito

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Infortuni e crisi tecnicaLorenzo torna in pista tra mille incognite

Corriere.it - Tor, 20/08/2019 - 22:18

Infortuni e crisi tecnicaLorenzo torna in pista tra mille incognite

Sarà a Silverstone dopo le voci di divorzio dalla Honda

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Raul Bova, scooter  addio: «A Roma  strade pericolose»

Corriere.it - Tor, 20/08/2019 - 22:13

 «A Roma  strade pericolose»

L’attore fa un appello affinché le strade della Capitale siano più sicure: «È pericoloso andare sulle due ruote»

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Dimesso dall’ospedale, muore a 17 anni. Indagati 2 medici

La Stampa - Tor, 20/08/2019 - 22:11

BARI.  Due medici in servizio all'ospedale di Monopoli sono indagati per la morte del 17enne Giulio Vitti, deceduto due giorni fa per un malore in casa, due giorni dopo essere andato al p ... [Continua a leggere sul sito.]

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SPORT - RUGBY - SERIE B, NEL RECUPERO CON IL REGGIO CALABRIA L'AMATORI CATANIA SI IMPONE AL "PAOLONE" PER 30-11

CRONACAOGGI - Tor, 20/08/2019 - 22:10
CATANIA - Vince netamente oggi pomeriggio al "Benito Paolone" l'Amatori Catania che, nel recupero con il Reggio Calabria, nel girone 4-poule 2, si impone per 30-11 conquistando anche il punto di bonus ed attestandosi così, con 33 punti, al secondo posto ad una sola lunghezza dalla capolista Benevent.....
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Brexit, l’Ue chiude a Boris Johnson «Non trattiamo sull’Irlanda»

Corriere.it - Tor, 20/08/2019 - 22:07

Brexit, l’Ue chiude a Boris Johnson «Non trattiamo sull’Irlanda»

Il premier di Londra: siete antidemocratici. E «ritira» i suoi funzionari dalle riunioni

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Il linguaggio di Trump: fra parole e violenza

Avanti! - Tor, 20/08/2019 - 22:05

La retorica divisiva del presidente Donald Trump è “direttamente responsabile” per la sparatoria a El Paso, Texas. Queste le parole di Alexandria Ocasio-Cortez, la parlamentare liberal di New York, mentre parlava a una veglia funebre tenutasi a Brooklyn per le vittime di El Paso e quelle di Dayton, Ohio. Corey Booker, senatore del New Jersey e candidato alla nomination democratica, ha fatto eco alle parole di Ocasio-Cortez, addossando anche lui la colpa a Trump poiché alimenta la paura e l’odio, invece di condannare la supremazia bianca. Julian Castro, però, ex sindaco di San Antonio e membro del cabinet dell’amministrazione di Barack Obama, ha detto che “l’unico direttamente responsabile” in questi sanguinosi episodi è l’individuo che ha sparato.

Castro ha letteralmente ragione, ma il linguaggio incendiario di Trump si collega indirettamente (ma probabilmente anche direttamente) alle recenti stragi. Le informazioni finora venute a galla spiegherebbero la motivazione dell’individuo responsabile per la morte di 22 persone, additando a una matrice suprematista. Poche ora prima della tragedia, il killer avrebbe postato un manifesto in cui riprende il linguaggio anti-immigranti di Trump. Il manifesto, postato nello stesso sito di ultra destra usato dal killer responsabile per la morte di 50 musulmani in Nuova Zelanda, reitera “l’invasione” degli immigrati. Ci dice anche che lui si sente attaccato da questi stranieri e quindi vuole “difendere il suo Paese”. Accusa gli immigrati di volere rimpiazzare la razza bianca, idea anche caldeggiata dai suprematisti bianchi nelle vicende di Charlottesville del 2017 e parecchie altre stragi in cui giovani bianchi sono stati responsabili di sparatorie, causando la morte di decine di persone, in genere membri di gruppi minoritari.

Il manifesto non si collega direttamente a Trump ma l’affinità con il linguaggio incendiario e pericoloso usato dall’inquilino della Casa Bianca deve essere valutata. Trump ha fatto uso di attacchi agli immigrati dall’inizio della sua campagna, avendola iniziata accusando i messicani di essere stupratori. In uno dei suoi tanti comizi il candidato Trump ha incoraggiato i suoi sostenitori a “prendere a botte” alcuni manifestanti, offrendo di pagare loro le eventuali spese legali. Un linguaggio retorico continuato nella sua presidenza come ci dimostra il più recente discorso a Panama City, in Florida. Parlando della situazione al confine col Messico, Trump si è riferito ai migranti dicendo che non “li lasceremo entrare”. Non si useranno armi da fuoco per fermarli anche se altri Paesi lo fanno, ha continuato il 45esimo presidente. “Come si fermano dunque?” ha domandato Trump al suo pubblico. La risposta immediata da alcuni sostenitori è stata di “spararli”.

Sarà coincidenza ma è proprio quello che ha fatto il killer della strage di El Paso. La scelta della città al confine col Messico non è stata casuale poiché l’80 percento della popolazione è formata da latinos, la maggior parte di origine messicana. Inoltre, 8 delle vittime della tragedia erano infatti cittadini messicani che avevano attraversato la frontiera per fare shopping a Walmart.

Trump ha condannato, anche se debolmente, la strage di El Paso e anche quella di Dayton, Ohio, leggendo dal teleprompter che la “nostra nazione condanna il razzismo e la supremazia bianca”. Al di là del suo sbaglio “geografico” (ha detto che la strage era avvenuta a Toledo anziché di Dayton ), le parole del 45esimo presidente odoravano di falsità e incoerenza. Trump ha cercato di addossare la colpa delle stragi ai videogiochi e all’accesso di armi ai malati di mente. In ciò reitera il linguaggio della National Rifle Association (NRA) che le armi da fuoco non sono pericolose in sé ma i veri colpevoli sono le persone che premono il grilletto.

I videogiochi e i malati di mente esistono anche in molti altri Paesi, i quali non subiscono queste stragi che in America sono divenute routine. La spiegazione dunque risiede nella disponibilità di armi da fuoco. Quando il linguaggio politico che demonizza alcuni gruppi etnici o razziali si fonde con il facile accesso ai fucili di assalto, si ottiene un clima letale.

Trump però non è completamente responsabile per queste stragi, nemmeno quelle che si collegano almeno indirettamente alla sua retorica politica. Non ha nemmeno lui inventato l’idea degli immigrati come invasori che distruggono l’America. Patrick Buchanan, candidato presidenziale nel 1992 e 1996, ne aveva già parlato usando infatti la stessa espressione di “invasione illegale”. Trump l’ha definitivamente adottata e ampliata nella campagna elettorale e continuata durante la presidenza. In ciò lui ha ricevuto notevole sostegno dai media di destra, in particolar modo dalla Fox News. Già nel 2014, prima che Trump annunciasse la sua corsa alla presidenza, parecchi conduttori della rete di Rupert Murdoch, parlavano di immigrazione come “invasione”. Rush Limbaugh, il noto conduttore radiofonico conservatore, ha anche lui amplificato gli aspetti negativi degli immigrati, dicendo che si tratta di “un’invasione” che alla fine farà perdere l’identità all’America (vedi identità bianca). Ann Coulter, una delle star di Fox News, ha detto in un’occasione che bisognava “sparare questi invasori”.

Un’analisi comprensiva del New York Times di questo linguaggio anti-immigranti promosso dai media di destra ha rilevato più di centinaia di esempi che si sovrappongono alle parole del manifesto del killer di El Paso. Trump ripete questo linguaggio e i media di destra lo riecheggiano, ottenendo un effetto cumulativo che non spiega fino in fondo queste stragi. Di certo però le alimenta, colorandole anche di legittimità con le parole incendiarie attualmente in auge nel linguaggio della Casa Bianca attuale.

La scrittrice americana Toni Morrison, deceduta recentemente, nel suo discorso di accettazione del premio Nobel nel 1993, disse che “la lingua oppressiva va oltre la rappresentazione della violenza; è la violenza stessa”. Le parole vengono usate per tanti scopi dalle aziende per vendere prodotti e dai politici per convincere gli elettori e dunque contengono un forte peso. Trump dà l’impressione di non capire che le parole feriscono e a volte uccidono. In realtà lo capisce molto bene e continuerà a usare il suo solito linguaggio aggressivo perché lo considera la sua carta vincente.

Domenico Maceri
Professore emerito all’Allan Hancock College, Santa Maria, California. Alcuni dei suoi articoli hanno vinto premi della National Association of Hispanic Publications.

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Era finito sul materassino in Calabria, non in Sicilia

Corriere.it - Tor, 20/08/2019 - 22:05

Era finito sul materassino in Calabria, non in Sicilia

Luigi Vazzana, 28 anni, naufrago per nove ore, non si era allontanato troppo dalla riva: la Capitaneria di Porto di Reggio Calabria lo ha trovato nascosto tra gli scogli

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Banche centrali, in atto una nuova espansione monetaria

Avanti! - Tor, 20/08/2019 - 22:01

E’ in atto una nuova espansione monetaria. La Federal Reserve ha abbassato a fine luglio il tasso di sconto al 2,25%. Entro la fine dell’anno si prevedono nuovi ribassi. Molti temono che, a differenza del 2007 quando il tasso di sconto era del 5,25%, la Fed, in caso di una nuova crisi, potrebbe avere minori spazi di manovra. Il suo bilancio è cresciuto dai mille miliardi di dollari del 2007 ai 4.500 miliardi odierni. Il 55% dell’ammontare sarebbe costituito da asset backed security (abs), titoli spesso ad alto rischio.
La Banca centrale europea ha annunciato che a settembre si potrebbero attivare nuove forme di Quantitative easing . Dal 2005, soprattutto dopo la Grande Crisi del 2008, la Bce ha quintuplicato il suo bilancio comprando dalle varie banche titoli sia pubblici sia privati in loro possesso.
La domanda cruciale resta sempre la stessa: questa nuova liquidità arriverà veramente ai settori produttivi? Vi saranno prestiti e investimenti oppure, invece, acquisti di titoli del debito pubblico e altri più rischiosi, “parcheggiando”, di fatto, la nuova liquidità nel sistema bancario?
E’ ben noto che tutte le grandi banche americane ed europee sono esposte a forti stress e a possibili instabilità, in particolare per la loro attività con i derivati finanziari anche di tipo speculativo. Al riguardo vi è una fortissima compenetrazione tra le banche americane e quelle europee.
Ovviamente, se l’economia reale è in difficoltà, è inevitabile che il sistema bancario e gli stessi bilanci degli Stati ne soffrano.
Uno dei problemi più seri, come riporta anche la Barclays Bank inglese, è che a livello mondiale circa 12.000 miliardi di dollari di obbligazioni private e pubbliche hanno un tasso d’interesse negativo. Principalmente in Giappone e in Europa, dove il tasso d’interesse per il Bund decennale è sotto il – 0,5%. Circa la metà delle obbligazioni pubbliche europee, cioè 4.400 miliardi di euro, hanno un tasso negativo. Anche il 20% delle obbligazioni delle imprese private europee.
E’ una situazione del tutto inedita e foriera d’instabilità, tanto che molti investitori potrebbero essere tentati a cercare altri guadagni più remunerativi ma anche più rischiosi.
Negli Usa i problemi del sistema bancario incominciano a “intrecciarsi” con le crescenti difficoltà del sistema industriale. Difficoltà dovute non solo agli effetti della guerra dei dazi e dello scontro tecnologico con la Cina e con l’Europa. Se paragonati con il 2018, i profitti delle imprese produttrici di beni sono in caduta. In una forbice si va dal – 4% per i beni di consumo durevoli al -18% per i produttori di materiali. Il settore delle “imprese industriali” registra un meno 12% di profitto.
Si prevede che nel 2019 le imprese americane riacquisteranno sul mercato le loro azioni per circa 1.000 miliardi di dollari. Tale somma sembra superiore alla loro disponibilità di liquidità. Il che vuol dire che molte di queste operazioni di riacquisto saranno fatte attraverso nuovi indebitamenti.
In Europa le generali difficoltà del settore bancario sono ben evidenziate dalla situazione della Deutsche Bank, che nel secondo trimestre del 2019 ha registrato una perdita di ben 3,15 miliardi di euro, 2,94 dei quali solo nel cosiddetto settore investment.
Adesso, ma in ritardo, la DB vorrebbe abbandonare questo ramo di attività più rischioso. La decisione, però, è osteggiata dal fondo d’investimento statunitense Cerberus, che detiene il 3% delle azione e che, al contrario, vorrebbe che il settore derivati crescesse. Il portafoglio derivati di DB, al suo valore nozionale, è già di 48.000 miliardi di euro, il più alto al mondo. Per capire, 24 volte il debito pubblico tedesco,
Intanto DB vorrebbe cedere alla francese BNP Paribas 150 miliardi di attività legate agli hedge funds. La banca di Parigi, però, non sta molto meglio di quella tedesca. Il rapporto tra capitale sociale e debito di Deutsche Bank è del 36%, quello di BNP Paribas è del 41%.
Come sottolineato più volte su questo giornale, DB deve, inoltre, far fronte a gravi problemi legali negli Usa, dove la sua filiale potrebbe essere stata coinvolta in vaste operazioni di riciclaggio di denaro in Estonia. Il Dipartimento della Giustizia Usa indaga anche sul fatto che la Deutsche Bank, insieme alla Goldman Sachs americana, possano aver violato le leggi anti-riciclaggio per attività svolte per conto del fondo statale malese 1Malaysia Development Berhad.
Dati e situazioni non rosei, preoccupanti, che ripropongono l’urgenza di riconsiderare le politiche dei dazi e di rivisitare le regole della finanza.

Mario Lettieri* e Paolo Raimondi**
*già sottosegretario all’Economia **economista

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Farmaci per chemioterapia per 830 mila euro abbandonati dai rapinatori a Bari: non sono più utilizzabili

Ilmessaggero.it - Tor, 20/08/2019 - 22:00
Un patrimonio di farmaci per la chemioterapia in malore dopo la rapina: medicinali per un valore di 830mila euro sono stati trovati nel patio di una villa disuso nel rione Santo Spirito di Bari....
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L’uscita anticipata dal lavoro non aiuta l’occupazione

Avanti! - Tor, 20/08/2019 - 21:52

Inps
ASSENZA A VISITA MEDICA
Come noto i lavoratori assenti per malattia hanno l’obbligo di essere reperibili negli orari delle visite fiscali. Nel dettaglio, sia i lavoratori del comparto pubblico che privato – per i quali le visite fiscali dopo la riforma Madia sono di competenza del Polo Unico Inps – devono farsi trovare al domicilio indicato nel certificato negli orari previsti, così da essere a disposizione del medico inviato dall’Istituto per l’accertamento dello stato di malattia. L’obbligo di reperibilità vale per tutti i giorni della settimana – anche nei festivi e nelle domeniche se compresi nel periodo di assenza dal lavoro – e nelle seguenti fasce orarie: 9-13 e 15-18 per i dipendenti del pubblico impiego, 10-12 e 17-19 per quelli del settore privato. Inoltre, così come disposto dal Decreto Madia, le visite fiscali possono essere anche ripetute nello stesso periodo di malattia. Rispettare l’obbligo di reperibilità è di fondamentale importanza per il lavoratore, poiché in caso di assenza alla visita fiscale scattano delle sanzioni severe. Nello specifico, in caso di mancata reperibilità il lavoratore perde il diritto all’indennità economica di malattia per i primi 10 giorni di assenza; dal 10° giorno, in poi, invece, questa viene dimezzata. Dalla data della terza assenza alla visita di controllo non giustificata, si perde il diritto all’intero trattamento numerario per tutto il periodo della malattia. Tuttavia il dipendente anche in caso di assenza può evitare la sanzione dimostrando, entro 15 giorni, che rientrava in uno dei casi di esenzione riconosciuti dalla legge. Ad esempio, è considerato motivo di esenzione il doversi sottoporre ad una terapia salvavita o a degli accertamenti specialistici, oppure il doversi recare in farmacia (qualora non ci sia nessuno a farlo per conto vostro).
Va, per ogni opportunità, ricordato, al riguardo, che le sanzioni possono essere ancora più severe nell’ipotesi di assenza reiterata; in relazione alla gravità del caso, infatti, il mancato rispetto in più di un’occasione dell’obbligo di reperibilità può portare al licenziamento per giusta causa del lavoratore.

Serve personale qualificato
LAVORO: POCHI NUOVI INGRESSI CON USCITA ANTICIPATA
Per le professioni più qualificate, come i dirigenti, i tecnici specializzati, gli operatori scientifici, i militari (tanto per citarne qualcuna), l’uscita anticipata dal lavoro dei più anziani non favorisce l’ingresso di giovani nel mercato del lavoro. È quanto messo in luce dal rapporto elaborato di recente dall’Osservatorio statistico dei consulenti del lavoro che ha tentato di rispondere ad alcune domande come “Anticipando il pensionamento dei lavoratori anziani si può ridurre la disoccupazione giovanile? E in quali settori?”.
La sostituibilità tra pensionati e giovani alla prima esperienza lavorativa è strettamente correlata alla professione che svolgono e al comparto economico nel quale lavorano. Non necessariamente, quindi, affermano i consulenti del lavoro, politiche di pensionamento anticipato si traducono in maggiore occupazione giovanile, specie in un mercato del lavoro rigido e poco flessibile come quello nostrano. E mentre per le attività poco qualificati il ricambio occupazionale è quasi assoluto e anche più economico, per i lavori qualificati non è così. La ricerca entra infatti nel dettaglio delle professioni ‘sostituibili’ e ‘non sostituibili’. Ad esempio, si registra un saldo negativo tra l’ingresso nel mondo del lavoro di giovani alla prima esperienza lavorativa e pensionati per quanto attiene legislatori, imprenditori e alta dirigenza (-48 mila), professioni intellettuali, scientifiche e di elevata specializzazione (-48 mila), per impiegati (-27 mila), conduttori di impianti, operai di macchinari fissi e mobili e conducenti di veicoli (-45 mila) e per i militari (-3 mila).
Dunque, solo una parte dei posti dei pensionati è stata sostituita dai giovani alla prima esperienza lavorativa, in quanto la restante è stata affidata a lavoratori meno giovani, adulti con maggiore esperienza oppure non è stata avvicendata affatto.
Tra le professioni, invece, dove si osserva il maggiore ricambio occupazionale ci sono innanzitutto quelle inerenti le attività commerciali e i servizi (+358 mila), a testimonianza della vocazione terziaria del nostro Paese. Un barista o un commesso può essere sostituito con un lavoratore di qualsiasi età, ma se è giovane costa meno. Non sembrano presentarsi difficoltà di ricambio occupazionale difatti per le professioni esecutive relative all’accoglienza nei settori del turismo (+9 mila).
L’esame delle professioni tecniche, poi, mostra un basso ricambio occupazionale e un saldo negativo in mestieri come tecnici del lavoro bancario (-2 mila) e segretari amministrativi, archivisti e tecnici degli affari generali (meno di mille unità), “probabilmente causato – spiega l’Osservatorio dei consulenti del Lavoro – da fattori esogeni come la quarta rivoluzione industriale, che con la diffusione dei servizi bancari e di pagamento on-line ha determinato la chiusura degli sportelli e la drastica riduzione del personale amministrativo”.
Non si presentano, viceversa, difficoltà di ricambio generazionale in professioni come quelle di programmatori (+11 mila), disegnatori industriali (+9 mila), esperti in applicazioni informatiche (+7 mila), ma anche in professioni più tradizionali ma in espansione come i tecnici di vendita e distribuzione (+7 mila) e in professioni sanitarie riabilitative (+5 mila) come fisioterapisti, podologi, ortottisti e terapisti della riabilitazione psichiatrica.
Il rapporto si focalizza, inoltre, sul livello d’istruzione degli anziani pensionati, nettamente inferiore a quello dei giovani alla prima esperienza di lavoro: oltre la metà dei pensionati (51,1%) ha conseguito al massimo la licenza media (il 18% al massimo la licenza elementare), un terzo è diplomato (34%) e solo il 14,9% è laureato. La quota con titolo terziario tra i giovani (26,5%) è superiore di 12 punti percentuali a quella degli anziani, oltre la metà è diplomato (53,9%) e il 19,7% ha conseguito al massimo la licenza media. Il differente livello d’istruzione e di esperienza lavorativa, le diverse attitudini verso la tecnologia e le competenze trasversali maturate non consentono di prevedere che la diminuzione dell’età pensionabile porti all’assunzione di giovani, perché più probabilmente si assumeranno lavoratori adulti che hanno le stesse caratteristiche e skill di quelli che devono essere sostituiti.
“Misure di uscita anticipata dal mercato del lavoro non sempre producono gli effetti sperati. Spesso accade il contrario, soprattutto nel settore privato” ha sottolineato il presidente della Fondazione Studi consulenti del lavoro, Rosario De Luca, commentando i risultati dell’Osservatorio statistico dei consulenti del lavoro. “Le imprese – ha precisato De Luca – potrebbero sfruttare i prepensionamenti come strumento di gestione delle ristrutturazioni aziendali per ridurre il personale, più che per il ricambio generazionale. Così, come avevamo annunciato già a marzo, nel 2019 per effetto di Quota 100 un giovane su tre pensionati farà ingresso nel mondo del lavoro (circa 116 mila ragazzi under 30) in virtù di quei 314 mila richiedenti accesso al prepensionamento, stimati nella fase di avvio della misura”. “Ipotizzando, infatti, tassi differenziati per fondo previdenziale la percentuale di turnover ipotizzata è pari al 37%”, ha concluso De Luca.

Naddeo (Aran)
ETA’ MEDIA STATALI 55 ANNI IN 2017, CON ASSUNZIONI SCENDERA’
L’età media dei dipendenti pubblici statali continua ad aumentare, in 16 anni è cresciuta di 10 anni. “Nel 2001 l’età media dei dipendenti pubblici dei ministeri era di 45 anni, a distanza di 16 anni, nel 2017, è arrivata a 55 anni”. Ad affermarlo all’Adnkronos è stato il neo presidente dell’Aran Antonio Naddeo, anticipando il report semestrale dell’Agenzia che è stato recentemente pubblicato sul sito dell’Aran.
“Proprio per effetto del blocco delle assunzioni non c’è stato un turn over che potesse consentire il mantenimento di un giusto rapporto tra giovani e anziani – ha spiegato Naddeo – al contrario il personale della pa si è invecchiato. Ma con quota 100 e con la politica del ministro della Pubblica amministrazione Giulia Bongiorno che ha voluto riattivare le assunzioni ci potranno essere benefici perché con l’accelerazione alle uscite e le nuove assunzioni si potrà abbassare l’età media e ristabilire un giusto rapporto”. Quanto a uno svuotamento degli uffici, paventato da molti osservatori, che si potrebbe determinare con quota 100 Naddeo ha osservato che “alcuni settori possono essere più a rischio di altri, nella scuola ad esempio e nella sanità dove è più facile trovare persone che per il tipo di attività che svolgono, sono più incentivate di altre ad andare in pensione”. “La cosa ottimale – ha concluso – è prevedere un turn over ordinario (1 entra e 1 esce), quello che si prospetta, che superi finalmente la fase straordinaria del blocco delle assunzioni e faccia entrare giovani con competenze specifiche negli uffici pubblici”.

Carlo Pareto

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L’ex della (quinta) moglie: «Fu adulterio, Schröder paghi»

Corriere.it - Tor, 20/08/2019 - 21:46

 «Fu adulterio, Schröder paghi»

Grana in Corea. Il (vecchio) consorte della quinta moglie gli chiede 75 mila euro

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Scrive Celso Vassalini:Il richiamo alle regole

Avanti! - Tor, 20/08/2019 - 21:43
Egregio Direttore,   ho ascoltato Conte in Senato, devo dire che mia ha rincuorato il richiamo alle regole, al rispetto dei patti, all’ascolto, all’attenzione al lavoro egli altri senza invasioni di campo, alle violente sovrapposizioni, alla pericolosa priorità data all’interesse di partito o personale, alla democrazia costituzionale, alla valorizzazione dei luoghi appropriati del dibattito e confronto oltre che della progettazione del paese, all’uso sconsiderato di simboli religiosi in vista di una onesta laicità, … CHE DIRE: sono contento di questa Costituzione e del nuovo umanesimo inclusivo che ci ha lasciato in eredità e che ancora una volta ci ha difeso da derive sconsiderate. Questa politica mi appassiona e so che ci aiuterà a sconfiggere crisi economiche, umanitarie, politiche, sociali e culturali oltre che spirituali. Una sfida che stiamo affrontando in modo sterile, autoritario e inconcludente compromettendo i nostri interessi, ponendoci fuori dall’Europa e dal Mondo. 5 stelle e Lega si sono presi sonori randellate durante l’intervento dell’Avv. Prof. Conte. Il solco è ormai profondo. Lo si vede anche nelle facce tirate dei membri del governo (alcuni dei quali non si erano mai visti). Hanno capito che è davvero finita!   Celso Vassalini
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Crisi, l’annuncio del Quirinale: “Conte ha rassegnato le dimissioni”. Domani consultazioni

Il Fatto Quotidiano - Tor, 20/08/2019 - 21:39

Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha ricevuto questa sera al Palazzo del Quirinale il Presidente del Consiglio dei Ministri Giuseppe Conte, il quale ha rassegnato le dimissioni del Governo da lui presieduto. Il Presidente della Repubblica ha preso atto delle dimissioni e ha invitato il Governo a curare il disbrigo degli affari correnti. Lo rende noto il Quirinale. Le consultazioni del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella inizieranno domani alle 16 al Quirinale. Lo rende noto il Quirinale.

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Il discorso di Conte al Senato: «Qui si arresta l’azione del governo, Salvini irresponsabile, chiarisca sulla Russia». Poi le dimissioni

Corriere.it - Tor, 20/08/2019 - 21:37

 «Qui si arresta l’azione del governo, Salvini irresponsabile, chiarisca sulla Russia». Poi le dimissioni

La replica del premier al termine del dibattito parlamentare: «Mancanza di coraggio» da parte di Salvini. Le consultazioni del Capo dello Stato cominciano domani alle 16

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IL GOVERNO FINISCE QUI

Avanti! - Tor, 20/08/2019 - 21:36

La crisi di governo esistente da tempo nei fatti, finalmente è stata ufficializzata. Nei giorni passati la frattura tra M5S e Lega non è recuperabile. Per evitare nuove elezioni dagli esiti incerti, sembrerebbe avviarsi un dialogo tra M5S e PD. Tuttavia, liti e dialoghi finora sono avvenuti con un linguaggio e toni inadeguati rispetto alle problematiche sociali, economiche e politiche esistenti.
Matteo Salvini, all’improvviso, con abilità demagogica, sarebbe pronto a scendere in piazza per difendere gli italiani e la democrazia. Se dovesse concretizzarsi l’alleanza PD-M5S, il leader della Lega chiamerebbe a raccolta milioni di italiani per protestare. Da via Bellerio qualche importante dirigente del Carroccio ha detto: “A quelli del Pd e del Movimento 5 Stelle lanceranno le monetine. Sarà il popolo a cacciarli…”. Ma prima di alzare ancor di più i toni, Matteo Salvini ha aspettato di ascoltare il premier Giuseppe Conte.
Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha passato la giornata di lunedì a Palazzo Chigi per mettere a punto l’intervento tenuto oggi nell’aula del Senato.
Conte, nel suo intervento ha tracciato un bilancio del suo governo, a partire dal cosiddetto ‘contratto di governo’ e dai risultati raggiunti in poco più di un anno a Palazzo Chigi. Ma, come ha già iniziato a fare in questi giorni, si è tolto qualche “sassolino” dalle scarpe, parlando dei rapporti difficili con il vicepremier Matteo Salvini, culminati nella presentazione della mozione di sfiducia leghista nel giorno del suo compleanno. La linea del premier è che Salvini ha voluto la crisi per cercare di sfruttare il trend positivo dei sondaggi, ponendo fine così a quel ‘governo del cambiamento’ che stava lavorando nella giusta direzione. Poi dopo essere salito in cattedra ha annunciato la fine di questa esperienza di governo. Dopo il dibattito in aula al Senato, Conte si recherà dal Presidente della Repubblica per rassegnare le dimissioni.

Per il segretario del Psi, Enzo Maraio, “l’intervento del Presidente Conte è stato di grandissimo spessore a difesa dei ruoli e delle prerogative previste nella Costituzione. In vari passaggi non ha risparmiato attacchi all’ex alleato di governo ed ex vice premier, Matteo Salvini, che ci appaiono del tutto condivisibili ma molto tardivi. Nessuna autocritica, però”. “I socialisti – ha aggiunto Maraio – non modificano di un millimetro la loro posizione critica nei confronti di tutto l’esecutivo che ha governato il Paese in questo ultimo anno.
Crescita zero, infrastrutture bloccate, Sud dimenticato, lotta alla mafia ai minimi storici, precarizzazione del lavoro, scuola impoverita, pubblica amministrazione depauperata sono solo alcuni dei temi che ci hanno visti convintamente alla opposizione di tutto l’esecutivo gialloverde”. “L’azione di questo Governo lega-5 stelle finalmente si arresta qui”- attacca Maraio. Ora il Presidente Mattarella, figura di garanzia per l’Italia, verifichi la possibilità di una nuova maggioranza, non fondata su accordicchi ma su prospettive di ampio respiro, che avvii una nuova fase e risollevi le sorti del paese. In assenza – conclude Maraio – non c’è altra strada che quella del ritorno alle urne”.

Il Senatore socialista Riccardo Nencini ha sottolineato come l’intervento del presidente Conte sia stato di “una durezza senza uguali. Mai, proprio mai, nella storia della Repubblica, il capo del governo aveva mai attaccato con tale virulenza il leader di un partito e suo vice presidente. Si è trattato di un autentico processo”. “Le dimissioni annunciate del prof. Conte aprono una nuova e diversa prospettiva che il Presidente della Repubblica saprà valutare. Quanto a noi, la strada maestra è evitare governicchi e puntare a un esecutivo di largo respiro che non si fondi su atti notarili ma su scelte politiche” ha aggiunto concluso Nencini.

Il premier Giuseppe Conte nel suo discorso al Senato ha detto: “L’azione di governo si arresta qui”.
Puntando il dito sulle parole di Matteo Salvini che hanno ‘innescato la crisi’ portando l’esecutivo alla fine del suo percorso. Conte ha accusato: “Se tu avessi mostrato cultura delle regole l’intera azione di governo ne avrebbe tratto giovamento. La cultura delle regole non si improvvisa ma è la qualità fondamentale per fare il ministro o il presidente del Consiglio”. L’accusa è stata chiara: “Di aver agito per interessi personali di partito, compromettendo con il suo partito l’interesse nazionale. Amici della Lega, per preparare e giustificare la scelta delle urne avete tentato di rappresentare maldestramente l’idea del governo del no, del non fare. Pur di battere questa falsa grancassa avete macchiato 14 mesi di intensa attività di governo”.
Mentre Giuseppe Conte parla in aula al Senato sulla crisi di governo e accusa Matteo Salvini di aver pensato solo ai suoi interessi personali, il leader della Lega scuote più volte il capo, in segno di disapprovazione, e alza gli occhi al cielo, prendendo appunti. Conte ha continuato, facendo riferimento alla “vicenda russa che oggi merita di essere chiarita per i riflessi sul piano internazionale”.
Nel suo intervento Conte ha fatto notare: “Per un ufficiale contraddittorio l’unica sede in cui confronto pubblico può svolgersi è il Parlamento. L’esperienza di questo governo è nata sulla base della trasparenza e del cambiamento e non posso permettere che questo passaggio istituzionale così rilevante possa consumarsi attraverso conciliaboli riservati, sui social o in dichiarazioni fatte per strada o in una piazza”.
Il premier ha contestato i tempi dell’apertura della crisi: “Perché ad agosto rappresenta un gesto di imprudenza istituzionale. La crisi in pieno agosto comporta, tra l’altro, il rischio di ritrovarci in esercizio provvisorio altamente probabile. I comportamenti del ministro dell’Interno rivelano scarsa sensibilità istituzionale e grave carenza di cultura costituzionale”.
Dalla Lega si sono levate contestazioni contro il presidente del Consiglio Giuseppe Conte che nel suo discorso non risparmia critiche a Salvini, e a ogni critica applausi scroscianti del M5S. Gli applausi della Lega invece sono arrivati quando Conte dice che bisogna far votare i cittadini. Il Senato, oggi, si è trasformato in un teatro dove gli attori hanno ricevuto fischi ed applausi.
Con le dimissioni del Presidente del Consiglio, la crisi è passata direttamente nelle mani del presidente della Repubblica, che dovrà aprire le consultazioni con le forze politiche.
In Aula al Senato, Matteo Salvini ha ribadito la necessità di dare la parola agli elettori.
Ieri da Luigi Di Maio, durante l’assemblea congiunta dei parlamentari M5S, è stata ribadita la “Piena fiducia a Conte”. Per il capo politico penta stellato: “Il premier è un uomo di una rettitudine che non ho mai visto in nessuno e non merita di essere trattato come in questi giorni e neanche di essere accusato di trame segrete”. Per quanto riguarda il percorso in cui sfocerà la crisi, Di Maio si affida al Presidente della Repubblica e al percorso istituzionale che verrà delineato.
Intanto il Pd, scosso dal confronto interno tra i favorevoli e i contrari a un eventuale governo con il M5S, aspetta gli eventi. Per il segretario Nicola Zingaretti: “O nel corso delle consultazioni si verificano le condizioni per un governo forte e di rinnovamento anche nei contenuti o è meglio il voto”.
Matteo Renzi, ha preso la parola dopo il leader della Lega ricordando il fallimento del populismo e della politica di questo governo. L’ex capo del Pd ha manifestato preoccupazione sul rischio derivante dalla crisi per un aumento dell’IVA.
Emma Bonino, nel suo intervento in Aula, ha preso atto della correttezza delle dimissioni del Presidente del Consiglio, ma anche fatto notare che fino a ieri il governo ha dato ampia copertura al ministro degli Interni. Quindi, per la Bonino, questa scelta è arrivata in ritardo. Inoltre, per la leader radicale, rimettersi al Presidente della Repubblica è l’ammissione di chi sa di avere sbagliato e di non sapere come uscirne fuori.
Restano molti i dubbi sull’intesa giallo-rossa per un nuovo governo. Una parte del Movimento 5 stelle resta ‘fredda’ sulla prospettiva dell’asse con il Pd. Ieri però i vertici pentastellati con il vertice al quale hanno partecipato Di Maio, Grillo, Casaleggio, i capigruppo Patuanelli e D’Uva ed il presidente della Camera, Fico, hanno voluto lanciare un messaggio di compattezza. Con la Lega, il M5s ha chiuso ogni rapporto. Invece, in un governo con il Pd, potrebbero avere più spazio uomini dell’ala ortodossa del Movimento.
C’è preoccupazione anche nel Carroccio: “Basta farci insultare da Di Maio e Renzi, basta retromarcia”. Naturalmente la Lega non può tornare indietro e sembra essere guidata dal motto ‘o la va o la spacca’.
Divisioni pure nel Pd, anche se l’invito ad un patto di fine legislatura sia arrivato da Prodi e servirà a Nicola Zingaretti per dare copertura all’operazione, qualora dovesse partire il dialogo nella seconda fase della crisi.
C’è anche una spaccatura in Forza Italia. Molti azzurri sostengono: “Salvini viene a cercarci solo quando vuole”. In tanti in FI sono attratti dalla possibilità che questa legislatura prosegua e non è stato un caso che Salvini oggi abbia tirato in ballo anche il partito di Silvio Berlusconi.
Romano Prodi, in un fondo scritto per il Messaggero, ha avallato esplicitamente l’ipotesi di un accordo tra Pd e M5S (e verosimilmente anche con parte di FI), ma questo accordo dovrà essere di legislatura. Prodi ha osservato: “Bisogna partire dalle ragioni che hanno portato al declino del governo attuale e preparare le basi di una maggioranza costruita attorno a un progetto di lunga durata, sottoscritto in modo preciso da tutti i componenti della coalizione. È un compito difficilissimo ma non impossibile. È stato messo in atto in Germania. È chiaro che l’accordo deve prima di tutto fondarsi sul reinserimento dell’Italia come membro attivo dell’Unione europea. Deve essere un accordo duraturo: non per un tempo limitato ma nella prospettiva dell’intera legislatura. Perché questo sia credibile è innanzitutto necessario che contenga, in modo preciso e analitico, i provvedimenti e i numeri della prossima legge finanziaria. Non sarà certo facile trovare l’unità necessaria per definire questo programma fra partiti che si sono tra di loro azzuffati per l’intera durata del governo e che hanno perfino un diverso concetto del ruolo delle istituzioni nella vota del Paese”.
Adesso si apre l’iter istituzionale per la formazione di un nuovo governo. Il dilemma sarà sui contenuti e sulla fiducia del Parlamento o altrimenti ci saranno le elezioni con grandi incertezze sui risultati.
Platone soleva dire: “Ogni problema ha tre soluzioni: la mia soluzione, la tua soluzione e la soluzione giusta.”
Non è neanche da escludere la riuscita di un governo tecnico con il sostegno di Pd e M5S.

Salvatore Rondello

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