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La scure di Papa Francesco sui movimenti ecclesiali, stop a presidenti a vita e abusi di potere

Ilmessaggero.it - 2 uri 33 min ago
Città del Vaticano ? Dopo la scure che si è abbattuta sul vasto e frastagliato arcipelago dei movimenti ecclesiali ? dai Neocatecumentali al Rinnovamento dello spirito, da...
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Meteo, le previsioni di domani venerdì 17 settembre: forti piogge e grandine (ma al Sud è ancora estate)

Corriere.it - 2 uri 34 min ago

 forti piogge e grandine (ma al Sud è ancora estate)

Allerta gialla per Veneto, Friuli, Toscana e Campania e perturbazioni diffuse in Centro Italia. Al Sud temperature estive e in aumento

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Coldiretti: “Più di 1.200 nubifragi in una delle estati più calde dal 1800”

La Stampa - 2 uri 35 min ago

Piste allagate, locali tecnici sommersi dall’acqua e famiglie intrappolate nelle proprie auto sommerse dall’acqua. Sono le impressionanti immagini arrivate ieri sera dall’aeroporto di Malpensa dopo ... [Continua a leggere sul sito.]

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Non ho mai avuto problemi a trovare lavapiatti a 9 euro netti all’ora, in regola

Il Fatto Quotidiano - 2 uri 35 min ago

Paga chi lavora e vedrai che li trovi. E se offri paghe da fame ti devi vergognare! Per molti imprenditori la moda del momento è lamentarsi perché non trovano lavapiatti, camerieri, manovali, raccoglitori di frutta. E la colpa la danno al Reddito di cittadinanza, che con i 780 euro al mese che offre toglierebbe del tutto la voglia di lavorare ai fannulloni che se ne stanno stesi sul divano, magari anche frugolando con altri fannulloni e fannullone, dal mattino alla sera. Poi di notte vanno in discoteca a ubriacarsi grazie a questo Reddito di cittadinanza da nababbi.

Non gli viene in mente che se pagassero decentemente le persone che lavorano per loro i dipendenti li troverebbero?

Io gestisco la Libera Università di Alcatraz da 40 anni e di problemi non ne ho mai visti. Certo ne hanno avuti certi imprenditori della zona perché, visto che io rispetto abbondantemente i minimi sindacali, poi magari diventa più difficile pagare le persone 3/5 euro l’ora, in nero. Quando nel 1981 iniziai a riparare i ruderi di Alcatraz alcuni muratori, grandissimi artigiani, mi chiesero 10mila lire al giorno e gli arnesi li portavano loro da casa. Erano le paghe correnti in Umbria, 40 anni fa. Io dissi che mia madre mi avrebbe scuoiato con il cric (che fa più male) se avessi pagato una cifra simile. E fissai la paga a 30mila lire. Mi presero per scemo per chilometri. Poi però alcuni si rifiutavano di lavorare per 10mila lire al giorno. E io mi guadagnai l’odio imperituro dei latifondisti della zona. Che me la fecero pagare cara in tutti i modi a loro disposizione. Che si fottano.

Molti mi rispondono che gli imprenditori non possono pagare 9 euro netti l’ora per via delle tasse che sono spaventose. È vero, da noi le tasse sono ingiuste ed eccessive. Perché ci sono 100 miliardi minimo di evasione fiscale all’anno. Perché la burocrazia è per le piccole imprese una tassa aggiuntiva e sadica che costa il 10% del fatturato. Perché gli sprechi idioti e quelli della corruzione rubano allo Stato miliardi e miliardi… Ma non potete scaricare il problema affamando i lavoratori.

Iniziate un po’ a protestare veramente, smettete di sostenere chi pratica la politica corrotta… 9 euro l’ora (comprendendo in questa cifra tredicesima, quattordicesima, ferie e trattamento di fine lavoro) non sono una cifra che può far crollare un’azienda. Certo con il fatto che poi devi anche pagare i contributi aumentano i costi; questi si aggirano intorno al 35% della paga netta che il lavoratore percepisce e comprendono tasse, pensione che andrà al lavoratore e contributi per la sanità, aggiungi il commercialista e le spese della contabilità e superiamo i 110 euro per 8 ore. E faccio notare che quando molti dicono che un dipendente in regola costa il doppio per via dei contributi, dimostrano che non sanno fare i conti.

Ma quel che pochi imprenditori hanno capito è che il costo orario del lavoratore è solo la metà del problema: l’altra metà è la qualità del lavoro. La differenza di rendimento tra chi lavora male, chi lavora bene e chi lavora molto bene è enorme. Un dipendente di qualità, che lavora con intelligenza e passione, produce molto più del doppio di un lavoratore che non si impegna e non ha passione. Certo questo non vale per mansioni elementari che anche una macchina poterebbe realizzare. Ma se parliamo di muratori, camerieri, cuochi, lavapiatti (e rompipiatti), receptionist e simili, la qualità è essenziale per il successo dell’impresa. Ed è chiaro che le persone pagate il giusto e trattate con rispetto e gratitudine sono quelle nelle migliori condizioni di eccellere e di determinare con le loro capacità il successo di un’impresa.

Una persona pagata il giusto, quando appoggia un piatto di lasagne sul tavolo dell’ospite lo fa producendo un impatto decisamente diverso da quello prodotto da un cameriere che riceve una miseria e lavora 12 ore di seguito. E poi il cameriere pagato il giusto quando sorride lo fa in modo diverso e questo aumenta la gradevolezza del cibo che l’ospite porta alla bocca, ed è più appagante del semplice impiattamento dei cuochi alla moda. Ma vallo a spiegare a certi ristoratori incattiviti dal pessimo olio che servono in tavola e che usano anche per condire l’insalata che mangiano loro. La grettezza d’animo e di palato corrompe e corrode.

In 40 anni la differenza che fa la qualità del lavoro l’ho vista continuamente. In special modo nei momenti di emergenza che nei decenni è ovvio che ti capitino. Vogliamo aggiungere che pagare il giusto le persone ti permette di instaurare migliori rapporti umani? Avere rapporti buoni con le persone che lavorano per te lo giudico un lusso più rilevante che avere la Ferrari.

P.s. Con questo non voglio negare che ci sia il problema della formazione dei lavoratori. C’è un gran numero di persone che non sono proprio capaci di lavorare. Esiste anche una massa di gente che non ha passione per niente e non vuole impegnarsi. La mancanza di passione per il lavoro è figlia di una scuola che impone lo studio con la paura invece di risvegliare passione e desiderio. Ed esistono molte famiglie che non trasmettono il gusto di fare le cose, di saper modificare la realtà e la vita. Ma questo, che è il padre di tutti i problemi sociali, non lo affronti affamando chi lavora per te.

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Sex Education, The Morning Show, Britannia: grandi ritorni da non perdere nel weekend

Corriere.it - 2 uri 37 min ago

 grandi ritorni da non perdere nel weekend

Frale serie in arrivo anche L’ispettore Coliandro 8 e la sudcoreana Squid Game. Le novità su Netflix, Apple Tv+, Sky, RaiPlay, Infinity+ e Amazon Prime Video

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Milano, bambina di 7 anni investita da un’auto mentre va a scuola

Corriere.it - 2 uri 37 min ago

Milano, bambina di 7 anni investita da un’auto mentre va a scuola

È accaduto alle 8.20 in via Ucelli di Nemi, a Ponte Lambro. Il conducente si è fermato a prestare soccorso. Trasportata in codice giallo, per un trauma cranico, all’ospedale Fatebenefratelli

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Uomini e Donne, Angela Caloisi dopo il vaccino: “Dolori lancinanti al petto, piangevo dal dolore. Ancora in ospedale, sto impazzendo”

Il Fatto Quotidiano - 2 uri 39 min ago

“Ieri nuova corsa al Pronto Soccorso e nuova diagnosi. I dolori, soprattutto al petto, erano lanciati, piangevo dal dolore“, inizia così il racconto social di Angela Caloisi, ex corteggiatrice di Uomini e Donne scelta dal tronista Paolo Crivellin. La 27enne, in una Instagram story pubblicata ieri 16 settembre, ha spiegato: “Avevo le vene di braccia e gambe gonfie ed ero davvero preoccupata. Così fatti altri controlli e tac ai polmoni per escludere embolia polmonare, è risultato un residuo ritmico”.

L’influencer (645mila follower su Instagram) ha poi spiegato di aver avuto una forte risposta infiammatoria al vaccino, per questo si è rivolta ad uno pneumologo e immunologo. Infine ha concluso: “Per fortuna i dolori oggi sono diminuiti e sto molto meglio. Ovviamente cambiata di nuovo terapia, che spero sia quella giusta. Sto impazzendo“.

“Di nuovo in ospedale”, ha scritto poi Angela. Sì perché infatti, stando a quanto riportato da Libero, alla corteggiatrice del programma di Maria De Filippi nei giorni precedenti era stata diagnostica una pericardite acuta, dopo un brutto dolore che l’aveva costretta a recarsi in ospedale. Lei aveva spiegato: “Il vaccino? Lo rifarei 1000 volte però vi dico: se sentite qualcosa che non va, fatevi controllare”. Infine la tenera foto con il suo Paolo e la didascalia: “La mia roccia” e i fan la sostengono: “Coraggio Angela, presto sarà solo un brutto ricordo”.

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Elezioni Milano, Sala: campagna low profile senza i leader di partito. «Nessun comizio finale»

Corriere.it - 2 uri 39 min ago

 campagna low profile senza i leader di partito. «Nessun comizio finale»

Il sindaco avanti nei sondaggi: non c’è bisogno di alzare i toni

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Arriva il “Cous Cous Fest”, dalla cucina alla cultura

Avanti! - 2 uri 39 min ago

Dal 17 al 26 settembre, a San Vito Lo Capo, in provincia di Trapani, nella parte nord occidentale della Sicilia, si svolgerà il Cous Cous Fest 2021, festa dedicata a questo gustoso piatto mediterraneo di origine araba. I visitatori avranno la possibilità di imparare a preparare il cous cous, potranno partecipare a esibizioni di arte culinaria, concorsi, degustazioni e talk show. Questa zona autentica e incontaminata è affascinante: un’ottimo punto di partenza per esplorare in auto i siti e le attrazioni affascinanti della Sicilia occidentale tra cui Segesta (templi greci), Erice (città medievale in collina), Marsala, Mothia (città fenicia), Selinunte (templi greci) e Castellammare del Golfo (città di pescatori siciliana). Da qui i visitatori possono anche fare gite in barca lungo la Riserva Marina dello Zingaro, ideale per immersioni e snorkeling. Ma anche le escursioni alle isole Egadi con imbarco dal porto di Trapani.
Il Cous Cous Fest è uno degli appuntamenti culinari annuali più attesi e consolidati della Sicilia. Il titolo completo dell’evento è ‘Cous Cous Fest – Il Festival Internazionale dell’Integrazione Culturale’, in quanto il cous cous funge da alimento che promuove la fratellanza e l’integrazione tra i popoli.
Questa pietanza, dal sapore mediterraneo, insieme al riso e alla pasta, rappresenta uno degli alimenti base del mondo, composto da semola di grano duro sapientemente macinata in grani fini e poi cotta a vapore. L’influenza culinaria araba in Sicilia, dunque, si esprime proprio attraverso questo piatto dal sapore singolare, di questo piatto della cultura nordafricana, che può essere abbinato a pesce, carne, verdure e legumi.
In questa nuova edizione della kermesse culinaria, ci saranno sfide tra cuochi italiani e internazionali, le cui creazioni saranno analizzate dalla giuria composta da Sonia Peronaci e Annalisa Cavalieri, presieduta da Paolo Vizzari. I campionati si terranno nel giardino del Santuario di San Vito Martire.
Oltre alle competizioni tra professionisti e ai cooking show, saranno avviati anche laboratori ed incontri, nonché degustazioni da consumare sul posto o con la formula del take away alla Casa del Cous Cous in spiaggia. Non avranno luogo, invece, gli spettacoli e i concerti che hanno caratterizzato la festa negli anni precedenti, al fine di garantire la sicurezza di tutti i partecipanti, osservando, in tal senso, le norme di distanziamento sociale imposte dalla pandemia di Coronavirus.
L’affascinante e suggestivo giardino mediterraneo alle spalle del Santuario di San Vito Lo Capo è la nuova location che ospiterà un punto di degustazione, la Casa del cous cous di San Vito Lo Capo e le due competizioni di cous cous: il Campionato italiano ‘Conad’ e il ‘Biacouscous World Championship.
Il primo vedrà sfidarsi i sei chef italiani preselezionati, mentre nel secondo ci saranno chef di otto Paesi che si contenderanno il prestigioso titolo di Campione del mondo del Cous Cous Fest.
L’accesso al Giardino avviene esibendo il greenpass  e un documento di identità in corso di validità (in ottemperanza al D. L. 23/07/2021).
Per assistere agli appuntamenti in programma è necessario acquistare il ticket degustazione di 10€ per la Casa del Cous Cous di San Vito lo Capo. Fino ad esaurimento dei posti a sedere.

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L’atmosfera medioevaledel pianeta fantastico Arrakis

Corriere.it - 2 uri 40 min ago

L’atmosfera medioevaledel pianeta fantastico Arrakis

Il regista sceglie di restare ancorato a un realismo di tipo più tradizionale

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Barbero: «Green pass obbligatorio per tutti i lavoratori? Non è quello che mi aspettavo»

Corriere.it - 2 uri 47 min ago

 «Green pass obbligatorio per tutti i lavoratori? Non è quello che mi aspettavo»

Il prof al fianco del candidato sindaco della coalizione delle sinistre Angelo d’Orsi

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Aukus, l’alleanza anti Cina tra Usa, Gb e Australia

Avanti! - 2 uri 48 min ago

Usa, Gran Bretagna e Australia, a sorpresa, formano un patto di sicurezza nell’area Indo-Pacifica, una sorta di Nato del Pacifico che si chiamerà Aukus (acronimo dei tre Paesi) e che prevede la vendita di sottomarini a propulsione nucleare a Canberra, una tecnologia che Washington aveva condiviso finora solo con Londra. L’accordo è stato annunciato in una videoconferenza congiunta di Joe Biden, del premier Boris Johnson e del primo ministro australiano Scott Morrison. Questa mossa ha fatto ovviamente infuriare la Cina, dato che l’alleanza mira proprio a contrastare la minaccia del Dragone nella regione, pur non nominandolo mai. L’accordo ha creato malcontento anche a Parigi, che ha perso un contratto astronomico per la fornitura di sommergibili all’Australia. Inoltre, gli alleati Ue, sostengono di non essere stati informati di nulla.
Joe Biden, parlando alla Casa Bianca in un vertice virtuale con il premier bitannico Boris Johnson e con il primo ministro australiano Scott Morrison, ha detto: “La nuova partnership tra Usa, Gran Bretagna e Australia aggiornerà la nostra capacità condivisa di affrontare insieme il XXI secolo e le sue minacce”.
In una nota della Casa Bianca si legge: “Ci impegniamo nella ambizione condivisa di sostenere l’Australia nell’acquistare i sottomarini a propulsione nucleare per la Royal Australian Navy. Oggi intraprendiamo uno sforzo trilaterale per cercare una via ottimale per raggiungere questa capacità”.
Secondo le fonti della Casa Bianca, la partnership, riguarderebbe la sicurezza, la difesa, la condivisione di informazioni e tecnologia, le cyber capacità e l’intelligenza artificiale. L’obiettivo dichiarato sarebbe quello di contribuire a sostenere la pace e la stabilità nella regione indo-pacifica. Nel testo non si nomina mai la Cina, ma la nuova alleanza sembrerebbe una mossa per contenere e contrastare la minaccia cinese nell’area.
Pechino protesta per l‘iniziativa che ritiene “estremamente irresponsabile“, che “mina gravemente la pace e le stabilità regionali, intensifica la corsa agli armamenti e compromette gli sforzi internazionali di non proliferazione nucleare”. Lo ha denunciato il portavoce della diplomazia cinese Zhao Lijian, ammonendo che “il rischio di questo obsoleto pensiero a somma zero della Guerra Fredda alla fine è quello di spararsi ai piedi”.
Intanto, la Cina ha fatto subito una contromossa, presentando ufficialmente la domanda di adesione al ’Comprehensive and Progressive Trans-Pacific Partnership Agreement’, l’accordo di libero scambio di 11 Paesi dell’area Asia-Pacifico, evoluzione del Tpp (Trans-Pacific Partnership) voluto dall’ex presidente americano Barack Obama proprio per contenere Pechino, ma da cui gli Usa si erano poi ritirati con l’arrivo di Donald Trump alla Casa Bianca nel 2017. Un modo per Pechino di allargare la propria influenza sfruttando un’intesa architettata dagli stessi americani.
Con molto risentimento, la Francia sembra caduta dalle nuvole per questa situazione che giudica “Deplorevole“, da “pugnalata alla schiena”, “atteggiamento inaccettabile”. Infatti, per la Francia, l’accordo di Naval Group per 12 sottomarini a 56 miliardi di euro con l’Australia è sfumato dopo l’annuncio dell’accordo trilaterale per la sicurezza nel Pacifico tra Usa, Regno Unito e Australia, e a Parigi nessuno ne sapeva niente. Le Monde scrive: “E’ crisi diplomatica tra Parigi e Washington mentre il governo non si arrende: non finisce qui, tuonano al Quai d’Orsay”.
Jean-Yves Le Drian, che da ministro della Difesa aveva concluso “il contratto del secolo” nel 2016, è uno dei più infuriati. A un giornalista che, usando un gergo poco diplomatico gli si è rivolto chiedendo se la Francia si sia “fatta fregare”, il capo del Quai d’Orsay ha risposto: “Penso che lei analizzi più o meno bene la situazione, ma è una cosa che fra alleati non si fa. La nostra posizione è quella di una grande fermezza, di una totale incomprensione e di una richiesta di spiegazioni”. Soltanto un paio di settimane fa Le Drian e la collega della Difesa, Florence Parly, avevano avuto un’ultima riunione in videoconferenza con gli omologhi australiani, al termine della quale avevano reso omaggio “all’elevatissimo livello di cooperazione strategica ed operativa tra la Francia e l’Australia”.
Per questo, Le Drian chiede spiegazioni all’Australia: “Non finisce qui, ci sono dei contratti, gli australiani ci dicano come pensano di uscirne. Sul piano industriale, certamente, sono in gioco centinaia di posti di lavoro attuali e futuri”.
La Parly ha già dichiarato: “La Francia studierà ogni strada per fare in modo che il gruppo coinvolto, Naval Group, non subisca un danno economico”.
Naval Group, in un suo documento, ha espresso “grande delusione” ed ha già dato il via a uno studio sulle conseguenze possibili per l’Australia dopo il dietrofront.
Però, nel suo discorso, Biden ha anche detto: “Gli Stati Uniti, non vedono l’ora di collaborare con la Francia e con altri Paesi chiave. Noi metteremo insieme i nostri marinai, scienziati, le nostre industrie per sviluppare le nostre capacità in settori come la cyber-sicurezza e l’intelligenza artificiale”.
Biden ha precisato: “I sottomarini di cui si doterà l’Australia non avranno armi nucleari, ma saranno armati convenzionalmente, però saranno alimentati da reattori nucleari”.
Tra una settimana, il 24 settembre, Biden ospiterà un vertice con i leader di Australia, India e Giappone, un’alleanza denominata QUAD, creata nel 2007 per contrastare la Cina in campo militare.
Il primo ministro australiano, Scott Morrison, ha dichiarato: “L’Australia non confermerà l’accordo da 66 miliardi di dollari (pari a 56 miliardi di euro) con la Francia per la fornitura di sottomarini e opterà per l’utilizzo della tecnologia statunitense e britannica. La decisione di non continuare con il sottomarino Attack Class e di percorrere questa nuova strada non è un cambiamento di idea, è un cambiamento di necessità”.
Morrison ha inoltre anticipato: “Il Paese acquisirà, nell’ambito del patto siglato con Gran Bretagna e Usa, missili da crociera statunitensi Tomahawk a lungo raggio, in modo da rafforzare le difese militari in chiave anti cinese. Miglioreremo la nostra capacità di attacco a lungo raggio, compresi i missili Tomahawk da schierare sui cacciatorpediniere della classe Hobart della Royal Australian Navy e i missili congiunti aria-superficie a portata estesa per le nostre capacità della Royal Australian Air Force”.
Il primo ministro australiano ha aggiunto: “La Francia rimane un partner incredibilmente importante nel Pacifico. Il rapporto tra Canberra e Parigi ha subito un duro colpo. Condividiamo una profonda passione per la nostra famiglia del Pacifico e un profondo impegno nei loro confronti. Non vedo l’ora di incontrarci una volta superata quella che è ovviamente una decisione molto difficile e deludente per la Francia. Lo capisco, lo rispetto, ma come primo ministro devo prendere decisioni che sono nell’interesse della sicurezza nazionale australiana. So che la Francia farebbe lo stesso”.
Il primo ministro australiano, Scott Morrison, ha puntualizzato: “Il patto per l’Indo-Pacifico con gli Stati Uniti e la Gran Bretagna riguarda solo la propulsione dei sottomarini. L’Australia non è interessata all’acquisto di armi nucleari”.
In un’intervista a France Info, il ministro degli esteri francese, Jean-Yves Le Drian, ha dichiarato: “Biden ha preso una decisione brutale, unilaterale e imprevedibile che assomiglia a quanto fatto da Trump. Si tratta di una decisione contraria alla lettera ed allo spirito della cooperazione che ha prevalso tra Francia e Australia, basata su un rapporto di fiducia politica come sullo sviluppo di una base industriale e tecnologica di difesa di altissimo livello in Australia. La scelta americana che porta a rimuovere un alleato e un partner europeo come la Francia da una partnership strutturante con l’Australia, in un momento in cui ci troviamo di fronte a sfide senza precedenti nella regione indo-pacifica segna un’assenza consistente che la Francia non può osservare e rammaricarsi. La deplorevole decisione appena annunciata non fa che rafforzare la necessità di sollevare forte e chiaro la questione dell’autonomia strategica europea. Non c’è altro modo credibile per difendere i nostri interessi e i nostri valori nel mondo”.
La Cina, in risposta, ha sollecitato Stati Uniti, Gran Bretagna e Australia a “scrollarsi di dosso la loro mentalità da Guerra Fredda e il pregiudizio ideologico”. Lo ha dichiarato il portavoce dell’Ambasciata cinese negli Stati Uniti, Liu Pengyu.
Londra e Canberra smentiscono. Il primo ministro australiano ha affermato di essere pronto a discutere di altre questioni con il presidente cinese Xi Jinping nonostante le crescenti tensioni tra i due Paesi ed i colloqui ad alto livello congelati da tempo.
Ben Wallace, il ministro della Difesa britannico, ha assicurato che il nuovo patto con Usa e Gran Bretagna non è una nuova Guerra Fredda con la Cina.
Il primo ministro neozelandese, Jacinda Ardern, ha dichiarato: “La posizione della Nuova Zelanda in relazioni al divieto di navi a propulsione nucleare nelle nostre acque rimane invariata”.
Nell’annunciare Aukus dalla Casa Bianca, affiancato via teleconferenza dal leader britannico Boris Johnson e dal premier australiano Scott Morrison, Biden ha sottolineato di voler preservare una libera e aperta regione Indo-Pacifica e fare i conti con l’attuale clima strategico. Washington denuncia con crescente preoccupazione l’aggressività di Pechino, dalla Via della Seta in economia fino alle bellicose rivendicazioni di isole contese nel Mar Cinese Meridionale e a minacce a Taiwan.
Da tempo ha iniziato una virata verso l’Asia, ora accelerata dal ritiro dall’Afghanistan, quale epicentro delle priorità geopolitiche, etichettando la Cina come principale avversario strategico. I nuovi sottomarini avranno raggio d’azione illimitato, capaci di spingersi nel Mar Cinese Meridionale e a Taiwan, di operare in assoluto silenzio e difficili da intercettare, con la possibilità di manovre navali alleate nell’aera che modifichino drasticamente l’equilibrio militare nella regione.
Il significato della mossa è nella natura stessa di un accordo che condivide tecnologia nucleare top secret, senza precedenti recenti per la Casa Bianca. Una simile intesa era stata raggiunta solo con la Gran Bretagna nel 1958. Quel patto viene ora di fatto allargato a Canberra e i dettagli saranno messi a fuoco entro 18 mesi da una squadra che per Washington sarà guidata dal Segretario alla Difesa Lloyd Austin.
La flotta di sommergibili sarà costruita in Australia. Maggior cooperazione trilaterale è prescritta poi in cybersicurezza e intelligenza artificiale. Biden ha spiegato: “Investiamo nella nostra fonte di forza, le alleanze, aggiornate per le minacce di oggi e domani”. Il Presidente statunitense ha trovato un alleato naturale nel leader britannico Johnson, che ha anche proprie ragioni per partecipare: dar corpo a una politica di «Global Britain» dopo l’uscita dall’Unione Europea con Brexit. Il governo australiano, a sua volta, è salito a bordo senza riserve: un tempo cauto nel prendere di petto la Cina, oggi teme il suo espansionismo ed è reduce da giri di vite nel tech, tra cui il blocco del colosso tlc Haiwei.
La mossa ha anche sollevato malessere tra gli alleati internazionali degli Usa, non solo nei ranghi di un’Unione Europea emarginata dall’intesa. Se la Francia, che ha perso un contratto per rinnovare i sottomarini di Canberra, ha protestato contro rigurgiti di America First, nella stessa regione asiatica, la Nuova Zelanda è rimasta fredda. Il premier Jacinda Ardern, da anni parte dell’intesa di intelligence Five Eyes con Usa, Gran Bretagna, Canada e Giappone, ha fatto sapere che non farà eccezione alla messa al bando dalle acque territoriali di vascelli a propulsione nucleare per la flotta australiana. Morrison ha assicurato che Canberra non intende sviluppare arsenali nucleari ma i sommergibili ricorreranno a controverso uranio fornito dagli Usa e arricchito al livello usato per bombe atomiche.
Nel proscenio della geopolitica, la partita che si sta giocando è sempre più dura e difficile. I destini dell’umanità e del pianeta sono la preoccupazione maggiore.

 

Salvatore Rondello

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Cerca il Garofano

Avanti! - 2 uri 48 min ago

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Claudia Rivelli, arrestata la sorella di Ornella Muti: aveva in casa 3 litri di “droga dello stupro”. Lei dice: “La uso per pulire l’argento”

Il Fatto Quotidiano - 2 uri 51 min ago

È un prodotto che utilizzo per pulire gli oggetti d’argento di casa“. Così ha detto Claudia Rivelli, la sorella di Ornella Muti, alla polizia che mercoledì ha suonato alla sua porta, in via della Camilluccia a Roma, chiedendole conto di un flacone della cosiddetta “droga dello stupro” che aveva impacchettato ed era pronta a spedire al figlio Giovanni, che vive e lavora a Londra. L’attrice 71enne ha spiegato di ignorare che quella fosse in realtà Gbl, una sostanza stupefacente molto pericoloso ma questo non le ha evitato l’arresto nella giornata di giovedì 16 settembre.

È stata quindi portata in Procura a Roma per la convalida del fermo: il giudice Valentina Valentini ha convalidato l’arresto e poi ha disposto il suo ritorno in libertà dal momento che Claudia Rivelli non ha precedenti penali. Il pubblico ministero Mario Pesci aveva chiesto invece per lei gli arresti domiciliari. Difesa dall’ex marito Paolo Leone (il figlio dell’ex presidente della Repubblica Giovanni Leone, ndr), la sorella di Ornella Muti ha spiegato davanti ai magistrati di aver spedito la sostanza al figlio perché lui la usa per “pulire la macchina, io invece lo uso per pulire casa”. Le analisi però non lasciano dubbi quella è proprio la “droga dello stupro”: “È stata mia madre a scoprire questi detersivi..”, ha aggiunto precisando che né lei né suo figlio fanno uso di stupefacenti.

Intanto proseguono le indagini della polizia che è risalita alla signora Rivelli dopo una segnalazione della Polaria di Fiumicino, che aveva rinvenuto tre flaconi con un litro di Gbl, spediti dall’estero all’interno di pacchi studiati ad hoc: seguendo le tracce di questi pacchi, lo scorso 25 agosto la polizia aveva già arrestato l’attore Ciro Di Maio. Poi, seguendo un’altra spedizione, hanno visto che il pacco veniva portato inizialmente nell’abitazione della madre della Rivelli, Ilse Renate Krause, morta il 16 ottobre del 2020 a 91 anni. Da quest’appartamento, un secondo corriere, anche lui all’oscuro del contenuto, il giorno dopo l’ha trasportato nella casa dove abita la sorella di Ornella Muti che effettivamente aveva in casa la sostanza e a sua volta la spediva al figlio. A febbraio è stata fissata la prima udienza del processo a suo carico.

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Tale e Quale Show, ecco il cast scelto da Carlo Conti e la scaletta della prima serata

Il Fatto Quotidiano - 2 uri 53 min ago

Tale e Quale Show” torna per l’undicesimo anno consecutivo su Rai Uno, in prima serata ogni venerdì con alla conduzione Carlo Conti. Confermata la presenza del pubblico in studio con 173 spettatori e Carlo Conti, durante la presentazione alla stampa, ha presentato alcune piccole novità sullo show che sarà “all’insegna della leggerezza e della spensieratezza, di cui c’è tanto bisogno”.

Otto le puntate totali e anche in questa nuova edizione ci sarà poi uno spin-off, quando entrerà in scena il Torneo con i migliori Artisti della passata edizione. Per la prima puntata Alba Parietti farà Loredana Bertè, Stefania Orlando sarà Lady Gaga, Francesca Alotta sarà Emma, Federica Nargi sarà Elettra Lamborghini, Simone Montedoro diventerà De Gregori. Biagio Izzo si cimenterà con “Bongo Cha Cha Cha”, Ciro Priello sarà Stash dei The Kolors, Pierpaolo Pretelli avrà il volto di Ricky Martin, i Gemelli di Guidonia diventeranno Fedez, Achille Lauro e Orietta Berti e Dennis Fantina farà Eros Ramazzotti. Infine Deborah Johnson sarà Donna Summer. “L’indicazione era quella di non fare i più i cantanti di colore, – ha spiegato Conti – a me sembrava una grande ingiustizia. Allora per interpretare una persone di colore abbiamo una concorrente di colore. Non si parlerà più di black-face. Noi mettiamo rispetto nell’interpretare gli artisti. Così come abbiamo usato rispetto quando abbiamo interpretato altre etnie. Sarebbe stato ghettizzante non rappresentare la musica black e così abbiamo utilizzato questa soluzione”.

Quest’anno dedichiamo questa edizione dello show a Raffaella Carrà. – ha continuato il conduttore -. Vorrei che fosse l’edizione della leggerezza e del divertimento. Non a caso abbiamo voluto un quarto giudice speciale, un grande imitatore. Per la prima puntata ci sarà un Vittorio Sgarbi molto speciale. Tra le novità anche la preferenza social e alle fine i tre più votati avranno rispettivamente 5, 3 e 1 punto”.

COLETTA: “HO STUDIATO STAR IN THE STAR, MI HA INFASTIDITO”

“Sono pacifico nella vita e nel lavoro ma confesso che mi ha infastidito la partenza coeva di ‘Star in The Star’ con ‘Tale e quale show’”. Il direttore di Rai Uno Stefano Coletta non le manda certo a dire e durante la presentazione alla stampa del programma ha detto: “Appena letta la notizia sui giornali ho approfondito la questione. Ho cercato di capire di cosa si trattava. Mi sento di dire che ormai nella produzione di format ci sono tantissime assonanze. Sicuramente ha delle stretta affinità con Il Cantante Mascherato perché utilizza la maschera. Però penso anche nella mia lunga storia autoriale che i programmi si possono valutare soltanto quando li vediamo. Un programma è fatto anche da una dinamica che avviene in studio. Penso che ci siano analogie e differenze. Invoco sempre una correttezza di tutti noi e mi auguro che anzi sia un traino per Tale e Quale”. Carlo Conti ha provato a chiudere l’argomento: “Mi occupo del mio orticello, penso a Tale e Quale sperando di farlo al meglio. C’è grande spazio in televisione, quello che conta è la scelta del telespettatore che col telecomando decide. Saremo con la Settimana Enigmistica, vantiamo il maggior numero di interpretazioni (ride, ndr)”. Elegantemente Loretta Goggi sul finale ha detto: “Non si imita chi non ha personalità”.

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Regioni gialle, monitoraggio Iss: salgono a 4 quelle a rischio moderato

Ilmessaggero.it - 2 uri 53 min ago
È il monitoraggio sull'andamento epidemiologico del Covid-19 in Italia svolto poco prima la riapertura delle scuole nella maggior parte delle regioni italiane. Fotografa, quindi, la...
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Su Facebook si reclutano narcotrafficanti, si schiavizzano donne, si organizzano gruppi armati. Ma il social non muove un dito

Il Fatto Quotidiano - 2 uri 55 min ago

Cartelli della droga messicani, trafficanti di essere umani mediorientali, gruppi armati africani. C’è di tutto nei post pubblicati su Facebook ed Instagram. L’azienda lo sa ma, come al solito, fa poco o nulla per contrastare il fenomeno. È quanto emerge dalla quarta puntata della lunga inchiesta che il Wall Street Journal sta dedicando al gruppo di Mark Zuckerberg dopo aver avuto accesso a documenti interni della società. Eppure sono gli stessi dipendenti a bussare allarmati alla porta del capo. Ma la risposta è stata inadeguata o del tutto assente.

I dipendenti hanno segnalato come i trafficanti di esseri umani in Medio Oriente abbiano usato i siti per attirare alcune donne in situazioni di lavoro abusivo in cui sono state trattate come schiave o costrette a prestazioni sessuali. Hanno avvertito che alcuni gruppi armati in Etiopia hanno usato il sito per incitare alla violenza contro le minoranze etniche. Hanno inviato avvisi ai loro capi risultanze sulla vendita di organi, sulla pornografia e sull’azione del governo contro il dissenso politico, e sulla pratica di narcotrafficanti sudamericani di arruolare “manovalanza” tramite il social.

Come in tutte le altre situazioni evidenziate dal quotidiano della finanza newyorkese, le posizioni ufficiali di Facebook divergono profondamente da quello che è poi il suo vero comportamento. Qualche pagina è stata rimossa, molte altre restano dove sono. La società ha affermato di aver eliminato i post controversi ed offensivi. Tuttavia non ha corretto il sistema che ne consentiva la pubblicazione. Al solito la fidelizzazione degli utenti ha avuto la priorità su qualsiasi altra considerazione. Anche perché, a differenza che nei paesi più ricchi dove spesso sono in vigore regole più stringenti e controlli più attenti, la politica di Facebook negli stati via di sviluppo è molto lassista.

Facebook considera i danni provocati nei paesi meno ricchi come un semplice “effetto collaterale” dell’ essere presente anche in queste aree, ha spiegato uno degli ex vicepresidenti della società Brian Boland. Nulla di cui preoccuparsi, nonostante si tratti delle aree che mostrano il più alto tasso di crescita degli utenti. Gli sforzi in tema di sicurezza si concentrano invece sui mercati più ricchi. Le aree del mondo in via di sviluppo contano già centinaia di milioni di utenti di Facebook in più rispetto agli Stati Uniti: ormai oltre il 90% degli iscritti alla piattaforma si trova al di fuori degli Usa e del Canada. MA soprattutto si tratta di zone dove, a differenza di Usa ed Europa, le iscrizioni aumentano e dove Facebook è il principale canale di comunicazione online e fonte di notizie

Come racconta il Wall Street Journal molte delle sono emerse da un’indagine interna condotte da un ex membro della polizia assunto da Facebook. Il team di cui è responsabile si è concentrato soprattutto sulle pagine Facebook “Cjng”, l’abbreviazione di Cartél Jalisco Nueva Generación, organizzazione messicana di legata al commercio di droga. Il team ha identificato i soggetti chiave del gruppo, ha monitorato pagamenti effettuati ai sicari e ha scoperto come stavano reclutando adolescenti poveri da trasferire in appositi campi di addestramento per trasformarli in killer. Sono stati portati all’attenzione dell’azienda post da cui emergeva il rischio di percosse o assassinio per i teenager che tentavano di fuggire dal campo di addestramento. Il social ha ospitato pagine in cui compaiono pistole placcate in oro e/o sanguinose scene criminali. Nonostante le sollecitazioni del team investigativo interno, la società ha rimosso solo alcune delle pagine segnalate, e, in diversi casi ha poi lasciato che riapparissero.

Un altro caso emblematico riguarda l’India, dove Facebook contra 300milioni di utenti. Il team interno del gruppo ha creato nel 2019 un finto profilo di donna indiana per testare il tipo di interazioni che venivano suggerite all’utente virtuale dall’algoritmo del social. Il risultato è stato sintetizzato con la parola “incubo”. “Il flusso di notizie ricevute dal profili di prova è rapidamente diventato una raffica continua di contenuti nazionalisti estremi, disinformazione, violenza e sangue”, si legge nel rapporto. Il servizio video Facebook Watch, inoltre, “sembra consigliare un sacco di video soft porno“. Dopo che un attentato suicida ha ucciso dozzine di ufficiali paramilitari indiani, e l’India ha incolpato il Pakistan, al profilo venivano suggeriti disegni raffiguranti decapitazioni e foto che lasciavano intuire l’immagine di un torso mozzato di un uomo musulmano. “Ho visto più immagini di persone morte nelle ultime 3 settimane di quante ne abbia viste in tutta la mia vita”, ha scritto uno dei ricercatore.

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