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LA MACCHINA DELLA MISTIFICAZIONE

Pon, 10/08/2020 - 20:44

Sarebbero tre i deputati che hanno ricevuto dall’Inps il bonus per gli autonomi, lo avevano richiesto in cinque. Lo si apprende da fonti parlamentari. Tra i beneficiari, ci sarebbero due parlamentari della Lega e uno del M5S. E’ fortissima la pressione dei partiti (a cominciare dai 5 stelle) affinché si autodenuncino. Una pressione che può essere solo psicologica, perché da un punto di vista tecnico e legale non consente altri spazi -si spiega in ambienti parlamentari – per via della privacy e visto che non viene contestato alcun reato. Una soluzione, nel caso in cui non dovesse bastare la pressione psicologica a sbloccare la situazione – si ragiona ancora – potrebbe essere la convocazione formale in commissione parlamentare dei vertici Inps. Convocazione di cui comunque al momento non vi è traccia.

 

“È scoppiata come una bomba ad orologeria la macchina di mistificazione della classe politica, a meno di un mese dal referendum sul taglio dei parlamentari”. Lo afferma il segretario del Psi Enzo Maraio che aggiunge: “È inconcepibile che alcuni parlamentari abbiano richiesto il bonus di 600€ sull’emergenza Covid ma è ancor più assurdo generalizzare e mortificare una intera classe politica per via delle poche mele marce. I deputati che hanno preso il bonus devono dimettersi. Non c’è altra strada.”

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La bomba ad orologeria della mistificazione della politica

Pon, 10/08/2020 - 20:05

È scoppiata come una bomba ad orologeria la macchina di mistificazione della classe politica, a meno di un mese dal referendum sul taglio del numero dei parlamentari. È inconcepibile che alcuni parlamentari abbiano richiesto il bonus di 600€ sull’emergenza Covid ma è ancor più assurdo generalizzare e mortificare una intera classe politica per via delle poche mele marce. I deputati o i senatori che hanno chiesto il bonus devono dimettersi.

 

Non c’è altra strada. Ci sono stati e ci sono tutt’oggi – al netto di chi vuol far credere che i politici sono il peggio prodotto della società – amministratori capaci e competenti, sindaci di piccoli comuni che a meno di mille euro al mese per una firma rischiano di andare a processo, amministratori che per dare risposte alle propria comunità ci hanno rimesso in salute, soldi, lavoro e affetti familiari. A questa generalizzazione della classe politica io non ci sto. Non per colpa di un manipolo di parlamentari, che si trovano ad occupare gli scranni istituzionali più autorevoli, immeritatamente. Se non fosse ancora chiaro, ci troviamo in un circolo vizioso di delegittimazione della classe politica simile a quello del ‘92. Mentre i partiti vengono resi sempre più deboli, altri poteri si stanno impadronendo dello Stato e stanno agendo indisturbati.

 

Enzo Maraio

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I furbetti del Parlamentino

Pon, 10/08/2020 - 16:52

Stupore e sconcerto ha suscitato la notizia secondo la quale cinque deputati, tre della Lega, uno del Movimento Cinque stelle e uno di Italia viva (la notizia su quest’ultimo é stata oggi smentita dall’Inps) avrebbero chiesto e ottenuto i 600 euro riservati alle partite Iva da una legge del governo, pur incassando la bellezza di oltre 12mila euro netti dallo stipendio di parlamentari. Penso che lo stupore, lo sconcerto, e anche un senso di diffusa vergogna per tanto spudorato atteggiamento, siano sentimenti condivisi, ma non sufficienti per spiegare quel che é avvenuto. Vi aggiungerei innanzitutto un senso di profonda condanna per stupidità, una caratteristica che dovrebbe sconsigliare chiunque a delegare chi ne é afflitto ad una funzione di rappresentante del popolo. Per questo mi unisco a chi chiede a gran voce le dimissioni degli spudorati. E basterebbe che i loro nomi, dopo che sono state diffuse le loro identità politiche, venissero alla luce. Non solo spudorati, ma anche dementi. Solo dissennati, infatti, possono chiedere risorse destinate a chi sta peggio e pensare di farla franca. Qui la scarsità di intelligenza supera perfino il livello dell’immoralità e rende necessario un discorso più generale sulla crisi, forse l’eclissi, della politica. Mi chiedo come possa un partito politico candidare ed eleggere gente simile, neppure lontanamente appropriata a svolgere una delicata funzione come quella alla quale sono stati chiamati. Per la verità la crisi della politica risale almeno alla fine dei partiti tradizionali, forse in difficoltà, a causa dei grandi rivolgimenti della fine degli anni ottanta, praticamente ovunque in Europa, ma che in Italia sono stati distrutti e sostituiti da partiti di plastica e senza identità. Dove la formazione dei gruppi dirigenti é stata abolita e la selezione dei candidati-eletti affiidata solo ai vertici di turno. E dove l’elettorato é stato privato dal diritto di scelta, in presenza come siamo, ormai da molti anni, di liste bloccate e senza preferenze. Tutto questo deve essere sottoposto a un bilancio critico. Anzi demolitorio, anche alla luce dell’evento dei cinque cavalieri della vergogna. Se a questo punto siamo arrivati ciò dipende anche dalla mancanza di strumenti democratici nella selezione dei quadri politici e nell’elezione dei rappresentanti in Parlamento, al contrario di quanto avviene nei consigli regionali e comunali dove se non altro si mantiene l’uso, così deprecabile, di fare decidere gli eletti dagli elettori. Siamo arrivati forse all’anno zero della democrazia. Mai un rappresentante del popolo ha suscitato tanta beffarda e sconsolata considerazione da parte della pubblica opinione. Che quattro su cinque dei reietti (anzi tutti visto che la presenza di un renziano e oggi stata negata) appartengano a partiti che hanno fatto del rinnovamento della politica e della sua rigenerazione morale il loro leit motiv la dice lunga di quanto distante sia il dire dal fare. Ma di più. Di quanto la mancanza di formazione e selezione politica (ma chi elegge i parlamentari della Lega e dei Cinque stelle, un capo, una piattaforma, cinquanta iscritti al partito?) ammorbi le nostre istituzioni. Che oggi si stia addirittura valutando una nuova legge elettorale proporzionale con liste bloccate completa il quadro. I dottori paiono sempre di più la malattia. E coloro che sventagliano i loro propositi moralizzatori sono, non da oggi, sorpresi spesso con la marmellata in mano. Doppia vergogna. Il fatto quando si oppone al proposito determina il peggiore degli atteggiamenti, e cioè l’ipocrisia. E cosi continuiamo a votare (il popolo italiano in questo senso, orientato e supportato dagli organi di informazione e dalla giungla dei social, é profondamente colpevole) per chi la spara più grossa, per chi propone veri e propri rivolgimenti, se non rivoluzioni e poi quando é chiamato a governare si accorge che quel che ha promesso non é realizzabile e viene punito alle elezioni successive. E l’Italia continua la sua decrescita triste. E la sua alternanza nevrotica di governi fondata sul binomio illusione-delusione. Ma il dramma é che il comportamento dei cinque non è perseguibile per legge, perché non é reato, visto che quel che avvenuto la legge lo consente. Continui pure il governo con la politica dei bonus incondizionati e poi non si stupisca che questi siano utilizzati anche da chi non ne ha alcuna esigenza. Oggi é uscito il caso di cinque parlamentari e si dice anche di 2mila amministratori locali, ma in questo caso la cautela é d’obbligo. Ma quante sono le risorse concesse per le partite Iva senza scandagliare la situazione economica del richiedente? Alla conferenza di Rimini il famoso discorso di Claudio Martelli era tutto incentrato sulla differenza tra equità e ugualitarismo. Non é equo, come non lo era negli anni settanta non far pagare a nessuno i servizi pubblici, elargire risorse a pioggia. E’ profondamente ingiusto, perché vengono sciupate risorse e non elargite a sufficienza a chi ne ha bisogno e per di più a costoro viene indirettamente chiesto di pagarle a chi può farne a meno. Meditate, gente di governo, meditate. E un ultimo doveroso appunto. I parlamentari, compresi i cinque, hanno votato a favore del riconteggio indiscriminato dei vitalizi che hanno costretto il mio amico Mario Monducci a morire nell’indigenza. Fanno i moralisti coi soldi degli altri che, già prima della riforma, ammontavano a un quinto o un sesto dei loro emolumenti. E non si toccano un euro dai loro stipendi. I cinque fanno di peggio e aggiungono ai 12.460 euro mensili i 600 euro destinati alle partite Iva. Senza pudore. Con la certezza di essere nel giusto e di non venire scoperti. Bè a questo punto anche Razzi, al loro confronto, diventa un deputato normale…

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Oppedisano: “Il PSI in campo con il suo simbolo nazionale”

Pon, 10/08/2020 - 16:31

25 anni il Psi ripresenta il suo simbolo alle Elezioni Regionali con una lista riformista a supporto del Prof. Fausto Massardo, docente e Preside presso il dipartimento di ingegneria all’Università di Genova, oggi candidato alla Presidenza della Regione Liguria. Massardo registra attorno a se un consenso straordinario in particolare quello riformista ligure che coinvolge nella sua esperienza elettorale tre forze parlamentari: quella che fa capo a Matteo Renzi, Italia viva, Benedetto Della Vedova e Emma Bonino +Europa, e Enzo Maraio Psi, il gruppo Socialista. Chi ben comincia… Si consoliderà questo percorso politico in movimento da tempo? Staremo a vedere -dice Oppedisano- ma è quanto auspicano i socialisti liguri.

 

“C’è bisogno – dice Oppedisano – di una politica alternativa a quella populista sovranista, nazional populista, senza patria. Questa alleanza pone le basi per un rilancio politico parlamentare di tutto rispetto e di grande respiro. Si può partire da questa e altre esperienze italiane in attesa che, anche gli amici di Azione di Carlo Calenda in Liguria, osservatori privilegiati e positivamente incuriositi, prendano le loro decisioni in merito”.
Psi,+Europa, ItaliaViva, tre forze riformiste, europeiste laiche, danno vita in Liguria al terzo polo che si riconosce nei valori dell’Unione della solidarietà e dello sviluppo sostenibile. Un progetto, quello della lista di Fausto Massardo, imbevuto nei principi dell’agenda 2030, declinato ad una Liguria macro regione: contrasto alle povertà, protezione socio sanitaria coesione sociale, lavoro e sviluppo, mobilità sostenibile, digitale e nuove tecnologie al servizio del sociale e della legalità, infrastrutture e sanità pubblica. Cooperazione Europea e Internazionale e rilancio del Terzo settore e del suo capitale umano e sociale elementi focali per lo sviluppo in particolare con forti infrastrutture sociali rivolte alla scuola e al contrasto alla povertà educativa. Si parte da questi temi per garantire un governo ad alta capacità alla Liguria con una alleanza politica che risponde al populismo con la coesione sociale la cooperazione Europea.

 

 

La tecnologia a servizio della legalità

Vogliamo un intervento sulla tassazione a livello europeo delle società che operano su più paesi e sfruttano regimi di tassazione favorevoli, soprattutto dei giganti del web. In Italia, vogliamo una politica di contrasto seria all’evasione fiscale che costa all’Italia più di 100 miliardi all’anno. Va incentivato l’utilizzo di strumenti di pagamento tracciabili per contrastare il lavoro nero e garantire la concorrenza leale tra attività economiche emerse. Legalità e lotta alle mafie sono al centro dell’agenda di +Europa, per non lasciare i cittadini soli a difendere i principi dello stato di diritto. Il termometro della legalità passa dalla cultura e da processi educativi virtuosi, ma anche da come ripensiamo burocrazia e trasparenza dei processi. In questo, la digitalizzazione è fondamentale perché consente a imprese sane di investire evitando intoppi ed è strumento di contrasto alla corruzione.

 

Impresa e università: rinnovate e sempre più vicine
Va promosso un nuovo modo di fare impresa, più aperto al merito e all’apporto di competenze e investitori esterni, più votato alla crescita e meno legato a logiche di mera sussistenza. Le imprese devono crescere di dimensioni, adottando strutture di governance più moderne e sperimentando forme più incisive di aggregazione. Le imprese dovranno essere sempre più parte di un ecosistema integrato con il mondo dell’università e della formazione. Quest’ultimo produce spesso conoscenza che pochi vogliono o sanno trasformare in innovazione e in soluzioni, prodotti commerciali e modelli di business vincenti. Le università vanno incentivate maggiormente affinché possano investire in ricerca e brevetti e attrarre finanziamenti privati. Dovrebbero essere creati meccanismi forti di incentivo per università e centri di ricerca che moltiplichino i fondi conferiti dalle aziende, e facilitino collaborazioni di tipo continuativo anche nella didattica, per esempio con progetti di lavoro sviluppati insieme da università e aziende o altri programmi di didattica applicata.

Liguria coraggiosa in Europa:
Più coraggiosa perché siamo la liguria che sfida la corrente, che crede nella forza dei cittadino di auto-determinarsi, di scegliere, di crescere. La corrente che non segue il mito ma la comunità, che guarda avanti e mai indietro quando si parla di diritti, che rispetta la diversità come valore, in Liguria in Italia e in Europa.
E’ una liguria più libera che vuole crescere e sa come farlo liberando le idee, il talento, la creatività di chi vuole scommettere sul proprio futuro e quello di tutto il paese. Pensare al domani positivamente nella terra del saper fare, dell’innovazione, della bellezza, della cultura, segna un tempo, quello di riprenderci il nostro posto, in Italia, in Europa e nel mondo.
Una Liguria Più europea che vuole lasciare ai propri figli un mondo più pulito e più giusto. Siamo l’Italia che coglie la sfida per cambiare davvero puntando su un nuovo modello di sviluppo sostenibile, dalla dimensione europea a quella comunale. Una Liguria Vera, da favola a realtà.

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Nencini: “Crimi e Salvini chiedano conto. Tridico ha Fatto di tutta l’erba un fascio”

Pon, 10/08/2020 - 16:19

“Il coordinatore di Italia Viva ha preso la strada giusta: ha chiesto ai membri dei gruppi parlamentari se avessero goduto del bonus. Nessuno l’ha preso. Io ho informato il mio segretario: nessun bonus (600 euro, bicicletta, monopattino, nulla di nulla, com’è giusto che sia). Bene. Mi domando cosa aspettino Crimi e Salvini a fare altrettanto. Si chiama etica della responsabilità”.

 

Così in un post su Facebook Riccardo Nencini, senatore del Psi e presidente della commissione cultura del Senato. “Mi domando infine cosa aspetti il presidente dell’Inps ad applicare la delibera dell’Anac, adottata nel 2013, che obbliga a fare nomi e cognomi. Lanciato il sasso non può ritirare la mano. Dura lex sed lex, dicevano i romani. Semmai un punto va chiarito. Che nessuno paragoni i consiglieri e i sindaci di piccoli comuni ad assessori regionali e parlamentari. I primi percepiscono una manciata di euro, poche lire davvero, e solo quando partecipano alle rare sedute consiliari. Se la crisi li ha messi in difficoltà economiche hanno fatto bene a richiedere il bonus. Quanto ai sindaci di comuni minuscoli, vale lo stesso concetto. E allora si torna al punto di partenza, al conflitto tra trasparenza e privacy. Male ha fatto il presidente dell’Inps a fare di tutta l’erba un fascio, a gettare in pasto alla folla inferocita donne e uomini che fanno politica indipendentemente dalle indennità percepite, per passione, a servizio della loro comunità. Servirebbe buon senso ma anche per Tridico ha prevalso il senso comune”.

 

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Scrive Lucio Garofalo:Gli “eroici furori”

Pon, 10/08/2020 - 16:11

Per i suoi interessi e le sue attitudini a 360 gradi, per le sue coraggiose teorie e le posizioni controcorrente, per la sua radicale ed accesa avversione ad ogni sorta di dogmatismo e di fanatismo (oggi si denominerebbe fondamentalismo), Giordano Bruno ha incarnato, quasi per antonomasia, il prototipo ideale dell’intellettuale rinascimentale ed universale, il genio ribelle ed eclettico, tanto scomodo ed anticonformista, quanto versatile e poliedrico. Alla stessa stregua di Leonardo da Vinci, per intenderci, anzi persino più audace. Egli non fu soltanto un filosofo ed un “protoscienziato” naturalista, bensì anche uno scrittore ed un letterato, un artista e un cultore nell’ambito delle arti esoteriche, un esperto di tecniche per la memoria, le “mnemotecniche” di origine lulliana (dal suo inventore, il filosofo e teologo Raimondo Lullo, vissuto nel XIII secolo).

 

Giordano Bruno è forse l’ultima figura di un intellettuale “a tutto tondo”, cioè di uno studioso totale, di un pensatore assai duttile, completo e sfaccettato, come pochi altri in tutta la storia umana (e nella stessa epoca rinascimentale). In seguito, a partire dalla “rivoluzione” scientifico-culturale operata da Galilei e altri scienziati nel 1600, le scienze si sono parcellizzate in varie discipline di studi e gli scienziati si sono trasformati in specialisti, ossia studiosi sempre più specializzati in un ramo di ricerche e di interessi limitati, con funzioni assai specifiche. È quello stesso “paradigma” culturale borghese che è all’origine del vasto processo di suddivisione del lavoro produttivo a partire dalla prima, grande rivoluzione industriale che si è realizzata in Gran Bretagna e, poi, nel resto d’Europa, per approdare ai giorni nostri, percorrendo le fasi tecnologiche contrassegnate dal taylorismo e dal fordismo (si pensi solo alla “catena di montaggio” nella fabbrica fordista). Voi obietterete: ma cosa c’entra tutto ciò con Giordano Bruno? C’entra! Ed ora ne espongo le ragioni. La figura e l’opera di Giordano Bruno, così come quelle di Leonardo da Vinci ed altri personaggi vissuti nel Rinascimento, hanno incarnato un modello di umanità e di pensiero aperti a 360 gradi. È una concezione che si pone agli antipodi, sia della tradizione culturale e religiosa che ha dominato la vita nel Medio Evo, oppressa dai rigidi dogmi imposti da una fede cieca, sia della visione del mondo affermatasi con l’avvento della civiltà industriale, alienata dai dogmi dettati da una falsa “scienza”, elevata al rango di un feticcio ed asservita alla logica di un Potere assoluto, supremo, che esercita un controllo pervasivo sulla vita, sui corpi e sulle coscienze degli esseri umani.

 

A tale proposito, mi permetto di rinviare all’analisi condotta da Michel Foucault sulle problematiche della “biopolitica” e del “biopotere” nel mondo capitalista, oppure al più noto saggio di Herbert Marcuse, “L’uomo a una dimensione”, e alla critica sociale elaborata dalla grande Scuola di Francoforte. Ma si pensi, altresì, agli “eroici furori” che animarono Bruno, alla infinita sete di sapere e di amore che ha sospinto il filosofo nolano. Il quale ha attinto in maniera eclettica e geniale da diversi pensatori ed autori precedenti, come, ad esempio, dal neoplatonismo di Niccolò Cusano. La visione bruniana di un universo infinito è anticipatrice del moderno concetto di infinito. Grazie al copernicanesimo, sposato da Bruno, l’infinito è assunto a fondamento di un universo penetrato dalla medesima sostanza divina. La “coincidentia oppositorum” (di Cusano) “si tuffa” nell’immensità senza limiti degli innumerevoli mondi infiniti. In tal senso, il pensiero di Giordano Bruno ha fornito la base di partenza per le successive e più ampie elaborazioni della cognizione di “infinito”, declinate nella “sostanza” di Baruch Spinoza, nel concetto di “Io puro” di Fichte, nell’idea di “Assoluto” di Schelling e nello “Spirito” di Hegel. In altri termini, Bruno è il precursore di alcune sofisticate speculazioni della metafisica offerte nella storia della filosofia moderna e contemporanea: dal panteismo di Spinoza, fino alla dialettica di Hegel ed all’attivismo di Giovanni Gentile.

Lucio Garofalo

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Perché voto NO al Referendum Costituzionale

Pon, 10/08/2020 - 16:07

“La Costituzione è il fondamento della Repubblica. Se cade dal cuore del popolo, se non è rispettata dalle autorità politiche, se non è difesa dal Governo e dal Parlamento, se è manomessa dai partiti, verrà a mancare il terreno sodo sul quale sono fabbricate le nostre istituzioni e ancorate le nostre libertà”. Non sono le parole di un giurista ma il discorso al Senato della Repubblica del 27 giugno 1957 di don Luigi Sturzo. La nostra Costituzione è piena grandi conquiste di diritti e di libertà: “pari dignità sociale”; “rimozione degli ostacoli che impediscono il pieno sviluppo della persona umana”; “il lavoro”; “un’esistenza libera e dignitosa” e così via. Grandi valori che entrano nei cuori del Popolo sovrano e che dovrebbero essere garantiti proprio con la centralità del Parlamento. Oggi, invece, deputati e senatori sono rappresentanti del Popolo solo formalmente, in realtà, sono delegati accomodanti del partito di appartenenza.

 

L’efficacia del sistema parlamentare, dunque, non dipende dal numero dei parlamentari ma dall’ingerenza e dal ruolo dei partiti politici. Il 20 e 21 settembre si voterà per il referendum confermativo della riforma costituzionale che riduce il numero di parlamentari pensando di rendere più efficiente il Parlamento. Non è così. L’Assemblea passerà dagli attuali 630 deputati a 400 e dagli attuali 315 senatori a 200. Vista aritmeticamente sembra una conquista, è invece, una sconfitta per la democrazia. Per giustificare questa falsa conquista si sono addotte motivazioni smentite dalla realtà. Si dice che in Italia ci sia il più alto numero di parlamentari rispetto a tutti gli altri Stati membri dell’Unione europea. Falso! Rispetto al numero di abitanti l’Italia ha meno deputati di tutti i Paesi europei, esclusa la Francia, la Spagna e la Germania. Con la nuova riforma l’Italia avrà il minor numero di deputati per abitanti, e ciò a discapito della rappresentanza dei cittadini. Saranno colpiti le minoranze linguistiche, i partiti più piccoli, le forze all’opposizione nei governi regionali.

 

Tagliare così il numero dei parlamentari vuol dire tagliare il diritto di scegliere i nostri rappresentanti. Un’altra motivazione falsa è quella del risparmio economico. Si risparmierebbero 500 milioni di euro in 5 anni. Falso! Si risparmiano 285 milioni pari allo 0.007% della spesa pubblica come dimostrato dall’Osservatorio Conti Pubblici diretto da Cottarelli. Un’inezia. Un conto risparmiare, come giusto, altro conto è tagliare senza criterio. I costi per far funzionare la democrazia non sono mai sprechi ma investimenti affinché siano garantiti diritti e libertà fondamentali. Altra motivazione addotta al fine di giustificare la riforma è la maggiore efficienza del Parlamento. Falso! Nessuno dei suoi compiti sarà agevolato, anzi, si complicherà, in primis, il lavoro delle commissioni e bisognerà riscrivere certamente tutti i regolamenti parlamentari. Sarà indispensabile cambiare la legge elettorale in senso proporzionale soprattutto per tutelare quelle minoranze che altrimenti sparirebbero dall’arco costituzionale.

 

Sarà necessario cambiare la Costituzione per l’elezione del Presidente della Repubblica. Di tutto questo non c’è ancora nulla, quindi, siamo di fronte ad una riforma scritta male e attuata al buio. Oltre queste distorsioni, la cosa, a mio giudizio, più grave è la scelta di unire il referendum al voto amministrativo in tante Regioni e Comuni in un’unica data talmente ravvicinata da rendere di fatto impossibile per i cittadini un’adeguata informazione. Si voterà senza avere elementi di conoscenza necessari per giudicare se questo taglio di parlamentari proposto sia una scelta giusta o errata. Lo affermo con piena convinzione: siamo di fronte ad una riforma senza alcuna motivazione sostenibile tranne quella qualunquista delle “poltrone” inutili e della “casta” sprecona che peraltro non sono minimamente intaccate. Invece degli sprechi si riduce la democrazia.

 

Andiamo a incidere sulle nomine di dirigenti esterni che si sommano alla costosissima burocrazia già esistente o al continuo proliferare di società a partecipazione pubblica inutili o ancora sulle commissioni fatte nascere per gli amici, o sulle tantissime consulenze costose e fuori dal controllo. Si vada a vedere dove stanno gli sprechi reali e ci si accorgerà che questi non dipendono dal numero dei parlamentari. Tutto questo non si tocca ma si penalizza l’unico organo democraticamente eletto. Si umilia ancora una volta e pesantemente il Parlamento trasformandolo in un’assemblea superflua, mentre, all’Italia servirebbe il contrario e cioè il ritorno alla centralità del Parlamento. Una vera democrazia è forte se realmente rappresenta i cittadini attraverso organismi autorevoli e riconosciuti cui i cittadini rivolgono la loro fiducia. Ricordiamoci che la democrazia parlamentare è stata una conquista di libertà donata dalla Resistenza con tanti morti e tanta sofferenza! Per questi motivi, con animo sereno mi accingo a votare convintamente NO!

 

Vincenzo Musacchio

Giurista

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Non c’è pace sotto i Cedri. Il Libano ancora nel caos.

Pon, 10/08/2020 - 16:02

I giovani ragazzi di Beirut hanno scatenato la loro rabbia nel pomeriggio di sabato Nella piazza dei martiri. Una protesta trasversale, popolare, non confessionale Rivolta genericamente contro il governo e le Elite che dominano il paese dei cedri Da mezzo secolo.
Gli ultimi 10 anni libanesi sono stati attraversati da una calma relativa pensando alle guerre civili che hanno contrassegnato la breve storia del paese mediterraneo, il fragile equilibrio politico interno, che si fonda sulla complessa architettura istituzionale determinata dalle confessions religiose che compongono il mosaico della identità libanese, é stato sconvolto nuovamente dai miasmi e dai venti di guerra che provengono dai paesi confinanti. La tragedia siriana ha riproposto nel piccolo paese una nuova ondata immigratoria (calcolata in milioni), e la scaramuccia perenne che oppone gli sciiti di obbedienza iraniana agli israeliani ha rimesso a soqquadro la fragile stabilità politica.

Il resto lo ha fatto la dura crisi economica che gia stava aggredendo il Libano aggravata dalla pandemia mondiale, il Governo a trazione musulmana puntellato da una Presidenza della Repubblica (Aoun, cris tiana ma di fatto di obbedienza iraniana, segna il punto di equilibrio più fragile dalla guerra civile del 1975 ad oggi.
Un paese che ha vissuto per anni di traffici economici nel mediterraneo (leciti e non) e di rimesse provenienti dalla possente diaspora mondiale del popolo che orgogliosamente rinnova le sue antiche tradizioni nel laborioso ceppo fenicio si trova oggi alle prese con una difficile svolta, intrappolato nella antinomia tradizione/modernità.
Le giovani generazioni diseredate non intendono più pagare il prezzo della lunga, secolare, divisione confessionale, sono cresciute, per loro fortuna, al riparo della guerra civile e non intendono ripercorrere il cammino dei loro padri.

Hanno sviluppato un senso civico prima ancora che un senso laico. Si tratta di una generazione che ha imparato a non odiare il proprio vicino di casa perché di una religione diversa dalla propria ed ha assimilato i processi economici e culturali che sono propri della globalizzazione migliore, quella che non intende alzare né muri né frontiere, persino con Israele dove vive una nuova generazione animata del medesimo spirito.
Il punto ê che sopravvivono a loro stessi i signori della guerra e i neo-fondamentalisti che detengono armi, potere ed alleanze internazionali ancora salde; ê il caso del movimento di Hi’zbullah che non a caso ha voluto allontanare il sospetto che quella saltata in aria la scorsa settimana fosse una “santabarbara” nascosta al fine di sferrare l’attacco finale contro Israele.

Di certo é che qualcuno lo sapeva e l’ha fatta saltare in aria, per rappresaglia, si può pensare ad una mano sunnita per vendicare l’omicidio del Primo Ministro Hariri ancora rimasto senza colpevoli, o qualcuno che preventivamente abbia voluto privare “l’esercito di Dio” di una potenza di fuoco così enorme; e infatti i sospetti ricaduti sugli scomodi vicini di casa riecheggiano in tutti i quartieri di Beirut anche quelli meno ostili verso Israele.
Sta di fatto che ci troviamo nuovamente dinnanzi ad un caos e ad un nuovo tornante della Storia di un paese giovane e fragile attraversato dal rischio di una nuova implosione e preda di tanti motivati interessi, lo sbocco al mare per i paesi confinanti, la posizione strategica nel Mediterraneo nonché la proverbiale capacità della popolazione di essere attiva e produttiva anche nei momenti peggiori della Storia.
Il Libano non sembra riuscire a sviluppare la capacità di una pace perpetua, eppure i segnali di rivolta sono da cogliere in un senso diverso e meno scontato.

Non é una rabbia alla quale seguirà una rassegnazione, ma una presa di coscienza della possibilità e necessità di rigenerare un nuovo è possibile equilibrio politico fondato sulla compatibilità interna ma soprattutto dialogante e aperto sul piano internazionale.
Naturalmente questo può avvenire a patto che il Libano non venga abbandonato al suo destino, e penso che questo sia il compito di noi europei ed anche di noi italiani che abbiamo molteplici legami storici ed anche moderni da proteggere e da implementare.

 

Bobo Craxi

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CosenzaFranz Caruso invita alla costituzione di un Comitato per il No

Pon, 10/08/2020 - 15:59
La segreteria provinciale del PSI di Cosenza, guidata da Franz Caruso, invita alla formazione del Comitato per il No al referendum costituzionale confermativo  che prevede il taglio da 630 a 400 deputati e da 315 a 200 senatori. “E’ un referendum basato sulla menzogna – afferma Franz Caruso – che mette a repentaglio la democrazia del Paese. Si tenta, infatti, di camuffare il taglio  del numero dei deputati e dei senatori con il taglio dei costi della politica.  In realtà il risparmio sarebbe veramente irrisorio nel mentre si comprometterebbe definitivamente il buon funzionamento del nostro Parlamento ledendo l’ordinamento politico della Repubblica italiana improntato ad una democrazia rappresentativa. Ciò non può essere consentito, soprattutto, se tale tentativo si basa su slogan propagandistici di antipolitica ed antiparlamentarismo, tesi a carpire la fiducia del cittadino.  Ed, infatti, se veramente l’obiettivo è il taglio dei costi della politica  sarebbe assai più semplice ed immediato votare una legge ordinaria per la riduzione dell’indennità dei parlamentari e la cancellazione di ogni altro benefit  e privilegio oggi previsto”. “Peraltro – prosegue Caruso – la riforma costituzionale, andando ad incidere sugli articoli 56, 57 e 59 della Costituzione per essere funzionale dovrà comportare l’approvazione di una nuova  legge elettorale  con una conseguente ulteriore modifica costituzionale relativa alla composizione del Senato, all’introduzione della sfiducia costruttiva, all’introduzione del referendum propositivo e al numero dei delegati regionali in fase di elezione del Presidente della Repubblica. Insomma, se dovesse malauguratamente vincere il Si ci troveremmo di fronte ad una mostruosità che metterebbe in ginocchio l’Italia e la sua tenuta democratica”. “Il No dei socialisti italiani al Referendum costituzionale del  20 e 21 settembre pp.vv.,  è, dunque, chiaro e convinto – conclude Franz Caruso – Si tratta di una battaglia per la democrazia e contro l’antipolitica populista e demagogica di chi parla alla pancia di un popolo che, soffrendo disagio e privazioni sempre più diffusi, fa giustamente fatica a fermarsi a riflettere per separare il grano dall’oglio. Per cui che si capisca bene che tagliare i parlamentari significherà solo ridurre la rappresentanza territoriale in Parlamento, mentre per tagliare i costi della politica basta votare in Parlamento una legge ordinaria”.
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Dl agosto, le novità per il lavoro

Pon, 10/08/2020 - 15:53

Dl agosto
LE MISURE PER IL LAVORO
Arriva l’ultimo tassello di un pacchetto di interventi complessivi da 100 miliardi di euro. Approvato sabato scorso “salvo intese tecniche” il decreto Agosto, che contiene misure a sostegno di lavoratori e imprese. Tra queste, il decreto prevede “18 settimane di cassa integrazione” ma “per incentivare le imprese ci sarà un nuovo intervento, un vantaggio per chi richiama” i dipendenti in azienda “con 4 mesi di sgravi contributivi al 100%” ha spiegato il premier Giuseppe Conte in una apposita conferenza stampa. “Ovviamente – ha sottolineato – non ci saranno licenziamenti”. E “per non dividere l’Italia in due, dal 1° ottobre la fiscalità sarà a vantaggio Sud. Non ci sarà differenza, nessuno sarà privilegiato a dispetto di un altro”.
E, ancora, “un occhio di riguardo andrà sempre verso le persone in difficoltà. Per questo motivo abbiamo deciso di aumentare le risorse per i disabili a 648 euro al mese”. “Aumentiamo le pensioni agli invalidi civili al 100% a partire già dai 18 anni, come agli inabili, ai sordi e ai ciechi civili assoluti titolari di pensione” ha detto Conte sottolineando come “si passa dai circa 285 euro attuali fino a 648 euro al mese per 13 mensilità”.
Ecco, nel dettaglio, i provvedimenti su lavoro approvati dal Consiglio dei ministri.
Si introducono importanti agevolazioni fiscali per le aree svantaggiate e ulteriori nuove indennità specifiche per alcuni settori. Vengono inoltre prolungate e rafforzate alcune delle misure a sostegno dei lavoratori varate con i precedenti provvedimenti.
In primo luogo viene introdotto uno sgravio del 30% sui contributi pensionistici per le aziende situate nelle aree svantaggiate, con l’obiettivo di stimolare crescita e occupazione. Il decreto finanzia la misura per il periodo ottobre-dicembre 2020, in attesa che questa venga estesa sul lungo periodo con prossimi interventi. Prolungati per un massimo di diciotto settimane complessive i trattamenti di cassa integrazione ordinaria, assegno ordinario e cassa integrazione in deroga previsti per l’emergenza.
Per le aziende che non richiederanno l’estensione dei trattamenti di cassa integrazione verrà riconosciuto l’esonero dal versamento dei contributi previdenziali per un massimo di quattro mesi, entro il 31 dicembre 2020. Fino a tale data, vengono inoltre escluse dalla corresponsione degli oneri previdenziali, per un massimo di sei mesi dall’assunzione, le aziende che assumono lavoratori subordinati a tempo indeterminato, in presenza di un incremento dell’occupazione netta.
Per i datori di lavoro che non hanno integralmente fruito della cassa integrazione o dell’esonero dai contributi previdenziali resta precluso l’avvio delle procedure di licenziamento individuali e restano sospese quelle avviate dopo il 23 febbraio 2020. Inoltre, si conferma la sospensione delle procedure di licenziamento collettivo. Queste disposizioni non si applicano in caso di licenziamenti motivati dalla cessazione definitiva dell’attività dell’impresa.
È possibile rinnovare o prorogare, per un periodo massimo di 12 mesi (fermo restando il limite complessivo di 24 mesi) e per una sola volta, i contratti di lavoro subordinato a tempo determinato anche in assenza di causale.
Sono previsti ulteriori 400 euro per il reddito di emergenza per le famiglie più bisognose.
Vengono prorogate per ulteriori due mesi la Nuoca assicurazione sociale per l’impiego (Naspi) e l’indennità di disoccupazione mensile “Dis-Coll” per i collaboratori coordinati e continuativi il cui periodo di fruizione termini nel periodo compreso tra il 1° maggio 2020 e il 30 giugno 2020.
Vengono introdotte nuove indennità per alcune categorie di lavoratori. Tra queste, 1.000 euro per gli stagionali del turismo, degli stabilimenti termali e dello spettacolo danneggiati dall’emergenza Covid-19 e per altre categorie di lavoratori (iscritti al Fondo pensioni lavoratori dello spettacolo in possesso di determinati requisiti, dipendenti stagionali appartenenti ad altri settori, gli intermittenti e gli incaricati di vendite a domicilio). Si prevede un’indennità di 600 euro per i lavoratori marittimi e gli stagionali sportivi.
Viene aumentata di 500 milioni di euro per il biennio 2020-21 la dotazione del Fondo nuove competenze introdotto dal “decreto rilancio” (decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34) per la formazione e per favorire percorsi di ricollocazione dei lavoratori. Stanziati infine 3 milioni per la formazione delle casalinghe.

 

Dl Agosto
IN ARRIVO UN FONDO PER LA FORMAZIONE DELLE CASALINGHE
“Ancora un altro passo, continuiamo a investire nelle donne. Nel dl agosto abbiamo inserito 3 milioni di euro per un fondo interamente destinato alla promozione della formazione personale delle donne e in particolare alle casalinghe, servirà ad attivare percorsi volti a favorire l’acquisizione di nuove competenze e l’accesso a opportunità culturali e lavorative”. Lo ha scritto su Facebook Elena Bonetti, ministra per la Famiglia.
“È un provvedimento – ha spiegato l’esponente di Italia viva – che ho voluto e sostenuto con forza, pensando alla necessità che l’autonomia personale delle donne sia sempre sostenuta, anche nei contesti domestici. Quello che chiamiamo empowerment femminile nasce dalla formazione, e le opportunità di formazione nascono lì dove si crede e si investe nel valore delle persone. Anche oggi affermiamo che l’Italia crede nelle donne, tutte, e scommette su di loro, soprattutto ora che abbiamo l’opportunità di ripartire. Con le energie di tutti, donne e uomini insieme”.

 

Cura Italia
CONGEDO E INDENNITA’ PER I LAVORATORI DEL SETTORE PUBBLICO
Il decreto Cura Italia ha esteso il congedo Covid-19 anche ai dipendenti del settore pubblico. I genitori, anche affidatari, si vedranno riconosciuta una indennità pari al 50 per cento della retribuzione, insieme alla copertura della contribuzione figurativa ai fini pensionistici.
L’Inps, in considerazione delle richieste pervenute da parte delle Amministrazioni Pubbliche, con il messaggio del 27 luglio scorso, n. 2968 fornisce chiarimenti sugli obblighi contributivi e sulla valutabilità dei detti periodi ai fini dei trattamenti di fine servizio/fine rapporto (Tfs/Tfr).
A tal fine, i periodi a retribuzione piena (primi 30 giorni entro i primi sei anni di età del bambino), e i periodi a retribuzione al 30% (dal 2° al 6° mese di congedo entro i primi sei anni di età del bambino), sono interamente valutati ai fini delle prestazioni previdenziali in esame, con l’esclusione dello straordinario, degli emolumenti legati alla presenza e, nel secondo caso, anche della quota di tredicesima mensilità.
Quindi i periodi di congedo Covid-19 sono valutabili, ai fini delle prestazioni di Tfs/ Tfr, secondo quanto già disposto per i periodi di congedo parentale parzialmente retribuito.

Fondo di Garanzia
NUOVE MODALITA’ DI PAGAMENTO
Per contenere l’emergenza epidemiologica da Covid-19, sono state introdotte rilevanti novità in materia di pagamento delle prestazioni a carico del Fondo di garanzia del Tfr e dei crediti di lavoro relativi alle ultime tre mensilità e delle conseguenti modalità di surroga.
È stato infatti stabilito che i pagamenti sono eseguiti dal Fondo di garanzia mediante accredito sul conto corrente del beneficiario e che il Fondo di garanzia sia surrogato di diritto previa esibizione della contabile di pagamento.
In attesa dell’implementazione della nuova procedura di liquidazione delle prestazioni, l’Inps, con il messaggio del 31 luglio 2020, n. 3008, fornisce indicazioni sulle nuove modalità di pagamento delle prestazioni e di surroga del Fondo di garanzia, e informa che vengono superate le previgenti modalità che prevedevano l’acquisizione preliminare da parte dell’Istituto della quietanza che il lavoratore rilasciava presso lo sportello bancario, ai fini della successiva disposizione in suo favore del bonifico o del pagamento in contanti, in ragione dell’ammontare delle prestazioni stesse.
Le strutture territorialmente competenti, dopo aver eseguito l’elaborazione definitiva delle domande istruite, dovranno far pervenire alla filiale della banca dell’Istituto ordinante l’elenco dei lavoratori, completo dei rispettivi codici fiscali, Iban e importi, parallelamente al mandato di pagamento (Mod. I.P.6Bis) a copertura dell’ammontare della disposizione di pagamento.

 

Spot Inca-Cgil sui sociali
COVID E’ INFORTUNIO ED E’ UN DIRITTO DENUNCIARLO
Il contagio da Covid-19 è un infortunio sul lavoro. Denunciarlo è un tuo diritto. Il messaggio è contenuto in un video spot, con il quale l’Inca nazionale ha recentemente avviato una campagna di sensibilizzazione sui social, rivolta alle lavoratrici e ai lavoratori per informarli sulle tutele previste dalla normativa vigente e permettere loro di accedere più facilmente alle prestazioni Inail.
Con un’animazione dinamica e accattivante, il Patronato della Cgil invita tutti coloro che disgraziatamente sono stati vittime del virus o che lo potrebbero contrarre in futuro a rivolgersi agli uffici dell’Inca per avere tutta l’assistenza necessaria, ricordando che il sistema di protezione antinfortunistico vigente prevede un indennizzo economico per i periodi di non lavoro e soprattutto la valutazione degli eventuali postumi provocati dal virus.
“La pandemia ci ha colti tutti di sorpresa – ha spiegato Silvino Candeloro, del collegio di Presidenza Inca – ma il nostro Patronato, durante i lunghi mesi di lockdown non si è mai fermato. Le nostre operatrici e i nostri operatori, pur con tutte le difficoltà, si sono prodigati con abnegazione svolgendo centinaia di migliaia di pratiche per conto di numerosissimi cittadini e cittadine in difficoltà, che chiedevano il riconoscimento delle misure emergenziali di sostegno messe in atto dal governo”.
Un impegno che con l’avvio della terza fase deve essere ulteriormente rafforzato. “L’idea del video spot sul tema degli infortuni da Coronavirus, che ci auguriamo possa diventare virale sui social –ha puntualizzato ancora Candeloro -, nasce dopo aver constatato come siano diventate più drammatiche le condizioni di lavoro a seguito dell’epidemia e di quanto sia diventato grave il problema della mancanza di corrette informazioni su questo delicato tema”.
“La grave emergenza sanitaria – ha aggiunto – ci ha messo di fronte alla necessità di rivedere le nostre modalità di comunicazione, rafforzando soprattutto l’uso dei social, che sono diventati strumenti indispensabili per far sentire la nostra presenza anche nell’attuale fase di riavvio delle attività produttive e di fronte al persistere di focolai pericolosi nel nostro paese”.
Per ottimizzare gli effetti di questa campagna di informazione e per dare ai lavoratori e alle lavoratrici maggiori occasioni di contatto con il Patronato della Cgil, l’Inca ha anche predisposto un indirizzo specifico di posta elettronica (tutela.covid@inca.it), al quale si può scrivere per avere le delucidazioni e l’assistenza necessarie.

 

Carlo Pareto

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Il genocidio della Cina ai danni degli uiguri

Pon, 10/08/2020 - 15:44

Quanto sta accadendo a Hong Kong, con la copertura di una legge sulla sicurezza nazionale, è la ripetizione di una prassi già attuata in numerose circostanze dal comunismo cinese con la soppressione del libero pensiero e la repressione di ogni volontà di indipendenza e di differenziazione. Vergognoso è il caso degli uiguri, un’ etnia turcofona di religione islamica, che vive nel nord ovest della Cina soprattutto nella regione autonoma dello Xinjiang

 

Da tempo il Presidente e capo del Partito comunista Xi Jimping sta attuando un vero e proprio genocidio ai danni di questa popolazione riempiendo campi di rieducazione, attuando la sterilizzazione delle donne e usando l’aborto come mezzo per evitare la prolificazione dell’ etnia. Pratiche che fanno tornare alla memoria gli orrori nazisti e quelli dei gulag sovietici. Pechino dal parte sua cerca di giustificare queste azioni con il tentativo di salvaguardare la sicurezza nazionale di fronte al pericolo di attacchi terroristici. Vi sono in effetti dei movimenti indipendentisti che agiscono per fare ottenere all’ etnia degli uiguri maggiore autonomia ma le misure repressive messe in atto da Pechino sono intollerabili e tese a una pulizia etnica offensiva e a un vero e proprio annientamento delle minoranze. I crimini del Governo cinese sono stati documentati da varie organizzazioni internazionali e anche dalla diffusione di video che testimoniano le condizioni disumane in cui vivono gli uiguri detenuti nel campo di rieducazione. Particolarmente riprovevole , con la scusa di contenere i tassi di natalità, la pratica della sterilizzazione delle donne di etnia uigura.

 

Lo scopo è invece quello che la minoranza musulmana non possa più riprodursi. Nelle province dello Xinjiang più popolate dagli uiguri il tasso di natalità è sceso da 22 nati all’ anno per mille abitanti a 8. Alle donne oltre a pillole contraccettive viene inserita una spirale uterina che a differenza di quanto accade in varie parti del mondo si può togliere solo con un intervento chirurgico. Ma nonostante gli sforzi della propaganda cinese che tenta inutilmente di minimizzare questa vergogna , nonostante sia in atto da parte di Xi Jimping un costante utilizzo di grandi investimenti in Europa e in Africa per realizzare imponenti progetti di espansione con la cosiddetta Via della Seta, le reazioni internazionali non si sono fatte attendere. Donald Trump, che in un primo momento aveva glissato su possibili sanzioni per non intaccare l’ accordo commerciale con la Cina, ha fatto approvare nei giorni scorsi dal Congresso una legge bipartisan che lo impegna a punire i funzionari del partito comunista cinese protagonisti dell’ oppressione delle minoranze e ha deciso alcune sanzioni su società cinesi coinvolte nella persecuzione degli uiguri.

 

Regno Unito e Unione Europea hanno anche preso posizione per la difesa dei diritti umani. È auspicabile che anche il Governo italiano , nonostante gli investimenti prospettati da Xi Jimping su infrastrutture e porti( Trieste e Genova) assuma le proprie responsabilità in merito alla salvaguardia dell’ etnia uigura in pericolo per la pulizia etnica cinese svegliandosi dal suo torpore. Pecunia non olet ma non a condizione che i diritti umani vengano calpestati.

 

Alessandro Perelli

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Zavoli e Mondoperaio

Ned, 09/08/2020 - 12:05

Nel prossimo numero di Mondoperaio ricorderemo Sergio Zavoli in maniera singolare: pubblicando un suo intervento in memoria di Paolo Grassi. Non perché furono entrambi presidenti della Rai, ruolo tutto sommato minore nella biografia dell’uno e dell’altro, né soltanto perché erano socialisti: perché entrambi furono protagonisti di stagioni innovative della cultura italiana.
A Zavoli, fra l’altro, toccò il compito di guidare una Rai non più monopolista, come era stata quella di Bernabei: ed ebbe il merito di accettare la navigazione in mare aperto nella competizione con le emittenti commerciali, evitando di arroccarsi nella difesa dei residui privilegi del servizio pubblico.
Del resto anche e soprattutto con la sua attività giornalistica si era misurato coi colleghi della carta stampata senza complessi: forse perché aveva il dono di parlare “come un libro aperto”, e la virtù di non usare il mezzo per emozionare il pubblico, al contrario di quanti poi diedero vita a quella “neotv” così ben descritta da Alberto Abruzzese dopo l’inatteso successo di Berlusconi alle elezioni del 1994: quella, cioè, in cui sono stati privilegiati “eccessi individualisti, eccitazioni della piazza, ibridazioni tra politica e spettacolo, il massimo dell’interattività possibile concesso dalla unidirezionalità del mezzo, una forte personalizzazione degli stili, un grande protagonismo anti-istituzionale”. La notte della Repubblica, infatti, non era un talk show: e se Zavoli fosse rimasto presidente della Rai forse i talk show non sarebbero mai nati.

Come Grassi, non si preoccupava di adeguarsi alle oscillazioni dell’audience: loro l’audience lo creavano, anche perché avevano alle spalle una committenza pubblica capace di guardare oltre il proprio naso ed il naso dei sondaggisti. Non a caso l’unico insuccesso professionale Zavoli lo subì quando, nel 1993, subentrò a Pasquale Nonno nella direzione del Mattino di Napoli. Per la prima volta gli toccava di lavorare sotto padrone: e per di più sotto un padrone a sua volta nuovo come Caltagirone, ansioso di prendere le distanze dalla prima Repubblica morente e tuttavia incerto (come tutti, allora) su quale leadership si sarebbe affermata nella seconda Repubblica nascente.
Un anno Sergio volle darmi una mano in campagna elettorale: senonché, come talvolta capita, trovammo la piazza vuota. Ovviamente volevo annullare la manifestazione: ma lui mi convinse a salire comunque sul palco. “L’importante è la qualità di quello che hai da dire, non la quantità di quelli che ti ascoltano”, mi disse: e forse anche per questo dieci anni fa non mi mancarono il suo incoraggiamento e il suo sostegno quando ripresi le pubblicazioni di Mondoperaio.

Luigi Covatta

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Van Aert vince a Sanremo, la prima delle Classiche

Ned, 09/08/2020 - 11:57

Ieri è arrivato finalmente il momento di correre la prima delle Classiche Monumento del calendario internazionale di ciclismo, la Milano Sanremo.
L’emergenza sanitaria dovuta al Covid19 ha prima sconvolto l’intero calendario della stagione e poi ha stravolto anche il percorso dell’edizione numero 111 della Classicissima, normalmente corsa nella terza decade di marzo.

A causa del rifiuto dei comuni del savonese a lasciar transitare la gara, quest’anno gli atleti non sono giunti a lambire il mare scendendo come sempre dal Turchino ma ci sono arrivati quasi all’ultimo momento, calando dal Colle di Nava giù fino ad Imperia, cittadina sulla Riviera di Ponente creata nel 1923 con decreto reale, quando Vittorio Emanuele III pensò di riunire in un unico comune ben undici comuni preesistenti.
Gran parte dei 305 chilometri della gara si sono sviluppati senza scossoni agonistici lungo le strade piemontesi dell’alessandrino e poi del Monferrato e delle Langhe, terra cara a Mario Soldati ed a tutti coloro che amano i vini longevi e ricchi di struttura, come il Nebbiolo, che prende il nome dall’uva autoctona per eccellenza della regione. Pare che il suo nome derivi da nebbia ma oggi i corridori da quelle parti hanno trovato ben altro, sole e temperature estive, dando fondo alle borracce contenenti anonima acqua e sali minerali.

La corsa è stata animata fin dalle prime battute da una fuga promossa da 7 tra i 162 atleti iscritti e regolarmente partiti da Milano; gli italiani Bais, Boaro, Mazzucco, Tonelli, Damiano Cima, Frapporti e l’iberico Carrettero.
I sette hanno guadagnato fino a sei minuti e mezzo con il gruppo a controllare da lontano, sornione. Le squadre dei migliori tutte in prima fila.
A circa 85 chilometri dall’arrivo si ritira Matteo Trentin, uno dei favoriti, vittima di una caduta verificatasi a centro gruppo.
Prima di Imperia i fuggitivi vengono risucchiati uno ad uno nella pancia del gruppo, in attesa della prima vera difficoltà del giorno, la Cipressa.
Cipressa è stata affrontata per la prima volta nel 1982, 5,6 chilometri di lunghezza al 4,1% di pendenza media. Secondo una antica leggenda Cipressa è stata fondata da esuli ciprioti approdati sulla spiaggia degli Aregai e per tutto il cinquecento è stata nel mirino dei pirati saraceni.
Anche la Trek Segafredo di capitan Nibali mette la Cipressa nel mirino, iniziando a manovrare in testa al gruppo e ad andare in avanscoperta, prima con Jacopo Mosca, che segue il belga Vliegen in uno scatto, e poi con Ciccone.

Il forcing imposto dalla testa del gruppo durante l’ascesa miete le prime vittime tra i velecisti più attesi. Caleb Ewan e Fernando Gaviria si spengono piano piano e rimangono attardati. Per loro non è giornata.
E’ però il trentino Oss, fido scudiero di Sagan, che riesce ad avvantaggiarsi arrivando con 13 secondi ai piedi del Poggio, l’ultima temuta e spesso decisiva asperità della Classicissima.
Il gruppo inizia la salita a velocità molto elevata e poco dopo saltano anche Sonny Colbrelli e Sam Bennett. Ancora qualche centinaio di metri ed anche Viviani e Bouhanni restano al palo.
La squadra di Vincenzo Nibali torna ad attaccare.
Brambilla si porta avanti con De Gendt e dopo è lo stesso Vincenzo Nibali a provare a scrollarsi di dosso la compagnia degli altri atleti. Il vincitore del 2019 Alaphilippe mette il turbo e scollina da solo dopo una terribile progressione. A poche decine di metri Van Aert. Nibali è poco dietro ma non ce la fa.
In discesa Alaphilippe spinge sui pedali come un forsennato e sembra in grado di involarsi da solo verso Sanremo ma Van Aert, fresco vincitore la settimana scorsa delle Strade Bianche, riesce infine ad aggrapparsi alla ruota del francesino.
Il gruppo affronta la difficile discesa del Poggio con 10 secondi di distacco, in fila indiana, formando un coloratissimo serpentone.

Quando la corsa ritorna sull’Aurelia, per gli ultimi 2 chilometri di strada pianeggiante, i due battistrada hanno ancora 6 secondi di vantaggio.
Alla fine basteranno.
I due atleti trovano subito l’accordo e riescono a concludere la gara con poco meno di 2 secondi sugli inseguitori, regolati dall’australiano Michael Matthews.
La volata a due è emozionante.
Il belga Van Aert è davanti e pedala guardingo, non è certo la posizione ideale per affrontare uno sprint con uno come Alaphilippe.
Il francese lo sa ed attende il momento buono per il balzo decisivo.
Van Aert parte lunghissimo, ci mette l’anima e qualcosa di più, la Milano Sanremo è sua per pochi centimetri.
Qualche decina di metri dopo la linea d’arrivo i due avversari si fermano esausti dopo oltre sette ore di gara, parlottano e si abbracciano.
Non sappiamo cosa si sono detti ma sappiamo ciò che poco dopo il belga Van Aert, ha dichiarato alla stampa:
“nel giro di una settimana ho vinto Strade Bianche e Milano Sanremo. Adesso posso anche ritirarmi”

1 – Wout VAN AERT
2 – Julian ALAPHILIPPE
3 – Michael MATTHEWS a 2 secondi
4 – Peter SAGAN
5 – Giacomo NIZZOLO

Vincenzo Nibali, Andrea Vendrame, Davide Formolo, Alberto Bettiol, Damiano Causo gli altri italiani nel gruppo dei migliori.

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E se la nave affonda?

Sob, 08/08/2020 - 15:49

Ho la vaga sensazione che il governo Conte non abbia ben chiaro l’obiettivo strategico che ci sta dinnanzi e dunque neppure le riforme che giustamente pretende l’Europa. I maestri dell’assistenzialismo pre industriale, e cioè i grillini, hanno fatto del reddito di cittadinanza uno strumento di portata metafisica. E cioè di per sé funzionale, in base a un meccanismo puramente tecnico, composto di reti e di navigator, a produrre occupazione anche senza sviluppo. Cosa impossibile per qualsiasi economista di destra o di sinistra. I leghisti non sono stati da meno e hanno concepito la cosiddetta quota cento per favorire, in base a un meccanico turn over, l’occupazione attraverso la sostituzione di chi va in pensione. Calcolo che prescinde dall’andamento dell’economia e dunque altamente astratto e utopistico. Anche oggi nel governo Conte si assumono o si preannunciano provvedimenti extra economici, alcuni utili come la cassa integrazione estesa anche a chi non ne aveva diritto, altri discutibili come il blocco generalizzato dei licenziamenti, ma tuttavia ispirati a criteri di solidarietà e infine taluni invero incomprensibili che rimbalzano e alcune volte evaporano per poi scomparire e poi ricomparire in forme diverse. Parlo della multiforme categoria dei bonus, da quello per le vacanze, alle bici, ai monopattini, ai nonni, alle mamme, ai ristoranti (verrebbe applicato uno sconto del 20%, ma sarà vero e quando verrebbe rimborsato?). Ultimo in ordine di tempo, e non poteva mancare, quello alle casalinghe. Naturalmente non é dato sapere se questi bonus, una volta approvati, si trasformino in soldi realmente erogati e in che tempi visto che nella maggior parte dei casi a coloro che hanno chiesto il bonus più opportuno, e cioè quello relativo ai 600 euro per i lavoratori indigenti, ben che vada sono arrivati, e siamo ad agosto, i contributi di aprile. Quello che non si capisce é che non serve a molto, come si diceva per i paesi del terzo mondo, noi purtroppo rischiamo tra un po’ di essere considerati tali, dar da mangiare il pesce se non hai la canna da pesca. Il dramma italiano é che lo sviluppo nel 2020 segnerà, secondo tutte le fonti, un meno 12.5% contro una percentuale della media europea che é di poco superiore alla metà. Siamo oggi i malati più gravi dell’Europa tutta, più della Grecia che nella fase precedente il covid segnava un Pil superiore all’1% contro il nostro 0 virgola. Per non parlare della Spagna, che ha certificato l’anno passato il più alto sviluppo dei paesi Ue, con il 2,4%. Non penso che il governo italiano abbia consapevolezza della nostra tragedia, visto che si rifiuta di attingere le uniche risorse oggi a nostra disposizione, i 37 miliardi del Mes senza condizioni che non siano quelle di una loro utilizzazione nella sanità. E non penso che oggi siano in cantiere quelle riforme che l’Europa giustamente pretende per sbloccare i 200 e più miliardi, 90 a fondo perduto, del Recovery found per il 2021. Tra le altre, la riforma della giustizia, ma anche una revisione di quota cento, altro affresco di stupidità governativa questa volta di stampo leghista. Coi bonus e con le leggi che accrescono la spesa corrente non si crea sviluppo, come con il reddito di cittadinanza e con quota cento non si è creata occupazione. Quest’ultima é strettamente legata alla ripresa. E per incentivarla servono oggi infrastrutture, defiscalizzazioni, flessibiltà. Una flessibilità del lavoro che non si trasformi in precarietà, ma si inquadri in un corretto rapporto di mercato in cui lo stato gioca una partita di sostegno, di formazione, di supporto. Un piano economico per l’Italia dei prossimi anni e naturalmente una seria e praticabile green economy, come sollecita da tempo Ursula Von Der Leyen, richiederebbe una comune assunzione di responsabilità. Se questo non é possibile almeno una cornice di visioni comuni di tutte le forze politiche, Dubito che anche questo sia possibile. Nel 1920-21, con l’Italia in preda a una vera guerra civile e mentre i fascisti stavano diventando stato, le forze democratiche si dividevano sul concetto di democrazia e di rivoluzione, con Psi che appariva lacerato tra rivoluzionari e riformisti e che per paura di dividersi in due si troverà a poche settimane dalla marcia su Roma addirittura diviso in tre. Si può sempre, anche oggi, guardare altrove e approfittare delle debolezze altrui e conquistare qualche regione. Ma quando la nave affonda, nonostante qualche citrullo continui a suonare nell’orchestrina, si affonda tutti insieme.

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RISALGONO I CONTAGI

Pet, 07/08/2020 - 17:51

Impennata di casi totali di contagio da coronavirus: nelle ultime 24 ore, secondo il bollettino diffuso dal ministero della Salute, sono stati 552 (ieri 402) per un totale di 249.756 casi. In calo i decessi, 3 (ieri 6) per un totale di 35.190 vittime dall’inizio della pandemia.

I decessi si sono registrati in Piemonte, Emilia Romagna e Veneto. I casi di infezione in corso sono 12.924 (+230 rispetto a ieri) e sono così suddivisi: 779 i malati ordinari (+13), 42 quelli ricoverati in terapia intensiva (0) e 12.103 quelli in isolamento domiciliare (+213). Nelle ultime 24 ore sono stati 319 (ieri 347) i guariti o i dimessi, che raggiungono la cifra complessiva di 201.642 unità.

Molise e Basilicata, le sole regioni che ieri non avevano registrato casi nuovi di contagio, nell’ultima giornata hanno segnalato rispettivamente uno e 21 casi. Dei 552 nuovi casi, 183 sono del Veneto. Stabile, infine, il numero dei tamponi: ne sono stati fatti 59.196 (ieri 58.673) per un totale di 7.158.909.

 

Nuovi casi positivi in calo e nessun decesso oggi in Lombardia, secondo il bollettino quotidiano della Regione. I contagi sono stati 69, contro i 118 di giovedì, mentre i decessi erano stati cinque. I tamponi effettuati sono pari a 8128. Dei nuovi positivi, 5 lo sono debolmente e 1 a seguito di test sierologico.

Si registrano inoltre 152 guarigioni, con totale a 74.232, un calo di due unità nei ricoveri in terapia intensiva (ora sono 9) e un aumento sempre di due nei ricoveri in terapia non intensiva, a 170.

La suddivisione dei casi positivi per provincia vede 14 contagi nel Milanese, di cui 10 nel capoluogo, 11 a Brescia, 9 a Bergamo, 9 a Mantova, che comprende ancora alcuni dei casi del focolaio dell’azienda agricola. Inoltre ve ne sono 7 a Monza Brianza, 5 a Como, 4 Pavia, 3 Varese, 2 a Sondrio, Lecco e Lodi, 0 a Cremona

 

Nelle regioni dove attualmente l’R0 (l’indice di contagio) è salito sopra la soglia di preoccupazione di 1 “ci sono dei focolai, ma sono circoscritti. Il virus circola ma è controllato”. Lo ha detto il viceministro della Salute, Pierpaolo Sileri, intervenendo questo pomeriggio a SkyTg24. Restano dunque “regioni da guardare con maggiore attenzione”, e in cui aspettarsi “che qualcun altro sia positivo”.

Una seconda ondata è possibile, e significa che il virus “potrebbe rialzare la testa, ma non necessariamente che dovremo avere molti malati in ospedale”. Inoltre l’Italia è più preparata: abbiamo più posti letto, riusciamo a fare piu’ tamponi con tempi veloci” ed è ormai “passata dopo le prime incertezze la regola della mascherina”. L’unica fonte di preoccupazione sarebbe “se saltassero protocolli nelle Rsa, dove vivono i nostri anziani”, ha concluso Sileri.

 

Nella ripresa della circolazione del Covid c’e’ poi un’ulteriore “variabile: il freddo”, ha spiegato ancora il viceministro, che di formazione è anche un medico. “È probabile che con l’abbassamento delle temperature il virus alzera’ la testa”. In questo caso bisognerà nei prossimi giorni osservare quello che avviene nelle zone del nord Europa dove le temperature iniziano a calare con la fine dell’estate: “Guardiamo la Germania del nord: quando la temperatura sara’ 15 gradi piu’ bassa della nostra media potremo dare uno sguardo a quello che avviene e avere una previsione di cosa potrà accadere a settembre o ottobre” in Italia.

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Sfidare la sorte, “L’ultima spiaggia” dell’impoverito

Pet, 07/08/2020 - 17:40

Era il 1977 quando Califano intona per la prima volta al grande pubblico la sua canzone “L’ultima spiaggia”; pensate, solo l’anno prima aveva scritto il suo pezzo più conosciuto – “tutto il resto è noia” – che è stato interpretato divinamente anche da Ornella Vanoni, con cui si favoleggia abbia avuto una relazione, peraltro mai confermata. Penso volutamente mai confermata, perché lasciata scorrere con una certa malizia sui rotocalchi per creare quell’aria di mistero che faceva tanta pubblicità. Ricordiamo che i due artisti erano amatissimi dai loro fans, e non solo.
Questa introduzione non deve presagire ad un articolo che ambisca a dare l’ennesima versione di dove fosse quell’ultima spiaggia interpretata da Califano. Tantomeno che la sua poesia sia stata dedicata ad una sua breve esperienza d’amore di cui solo troppo tardi ne avesse preso coscienza della vera importanza.

 

L’articolo ha l’ardire di acchiappare il profondo del significato del pezzo, per condurre il lettore ad immedesimarsi di quanto oggi sia grave la situazione economica: al punto di indurre milioni di italiani disperati a giocare d’azzardo. Un po’ lo stesso gioco d’azzardo che aveva stregato Califano nel condurre la sua vita.
Il Diavolo che spinge l’uomo verso il gioco d’azzardo è sempre stato quell’attimo fuggente che, soprattutto nei momenti di solitudine, lo ha fatto cadere nel burrone e, in quel lento scivolare verso il basso, sognare la ricchezza con un punto vincente per buggerare la sorte infame, unica padrona della sua miserabile vita. La psicologia si è spesa in ogni angolo interpretativo e, ogni volta, in ogni fase dell’esistenza che percorre il tempo ad una velocità vertiginosa, in maniera altrettanto vertiginosa getta l’uomo verso quel baratro che, nei pochi attimi precedenti la fine della sua vita, gli fa provare l’ebrezza di Icaro e gli regala l’emozione di volare.
Dopo anni di crescita e benessere ci risiamo: quel gioco che pareva aver attenuato la presa sul ceto medio è ripiombato con violenza su di lui come unica, illusoria, alternativa per riscattarsi, vincere d’un fiato, e riprendersi i risparmi che erano andati in fumo.

Prima, nel periodo della violenta crisi economica che si era affacciata soprattutto in Occidente nel 2008 e poi, oggi, per responsabilità di quest’ultima pandemia che ha colpito l’uomo abbattendosi su di lui come una mannaia affilata; tutto ciò, beffa della sorte, proprio mentre sembrava aver relegato nel cassetto dei cattivi ricordi il crollo della Lehman Brothers: fatto saliente a cui il popolo fa riferimento per significare il terremoto provocato da quella crisi.

Sempre il popolo, ora più che mai, si ritrova in quell’ultima spiaggia dove davanti a se vede solo un mare senza fine e, pur scrutandolo attentamente, non vede isole d’approdo e neanche una ciambella di salvataggio, magari abbandonata da qualche peschereccio affondato durante l’ultima burrasca. Niente, solo il nulla, la fine di ogni cosa e della sua stessa vita. Allora gioca, gioca non spinto dal Diavolo, ma è lui stesso a cercarlo per farsi suggerire quelle mosse azzardate che gli possano far vincere il benessere immediato in cambio dell’anima.
La pandemia sta spingendo l’uomo verso quell’ultima spiaggia di Califano che, in questo caso, interpretiamo come il suo e il nostro momento di disperazione, vuoi per un’amore di cui l’artista si è accorto troppo tardi e, nel nostro caso per una lucida, cosciente, volontà la quale ci sta facendo prendere atto che dall’ultima spiaggia, proprio perché ultima, possiamo venirne fuori solo con l’aiuto del Demonio. O almeno è così ci illudiamo.

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I gruppi minoritari in Usa: una pandemia ma barche diverse

Pet, 07/08/2020 - 17:18

“Siamo tutti nella stessa tempesta ma ovviamente non siamo tutti nella stessa barca”. Ecco come David Saunders, il Direttore dell’Ufficio di Equità Sanitaria della Pennsylvania, ha spiegato la differenza degli effetti del Covid-19 sui diversi gruppi etnici e sociali in America. La pandemia ha colpito tutti i segmenti della società ma ovviamente i più poveri e i gruppi minoritari sono stati puniti più severamente.

 

All’inizio della pandemia si credeva che i focolai si sarebbero concentrati su alcune regioni degli Stati Uniti. Il Nordest ha avuto effetti devastanti ma nelle ultime settimane gli Stati del Sud, quelli dell’Ovest e adesso anche nel Midwest ne risentono di più. Il problema è stato aggravato dalla politica nazionale largamente assente che ha lasciato agli Stati la responsabilità di affrontare il Covid-19. Donald Trump e i suoi collaboratori credevano che tutto si sarebbe risolto senza grandi sforzi, sottovalutando il pericolo. Poi quando il problema sembrava essere isolato al Nordest del Paese, zona governata dai liberal, la Casa Bianca ha deciso, secondo un articolo di Vanity Fair, di stare alla larga e assegnare la colpa ai Democratici per la pandemia. Un grosso sbaglio non solo umano ma anche politico perché i contagi si sono poi trasferiti anche al Sud e Midwest, la roccaforte dei sostenitori di Trump.

 

Se la pandemia non ha discriminato dal punto di vista geografico lo ha fatto però dal punto di vista sociale ed economico. I più poveri in tutte le parti del Paese hanno sofferto in proporzioni maggiori. A differenza dei professionisti che sono riusciti a continuare a lavorare da casa mediante l’Internet, i ceti più bassi sono stati costretti a presentarsi ai luoghi di lavoro che richiedono la presenza fisica. Spesso questi lavori non permettono il distanziamento sociale e il ritorno a casa di solito non include spazi domestici molto vasti per stare distanti dai propri cari in caso di sospetti che qualcosa non va bene. Questi individui spesso fanno lavori essenziali nella sanità, cliniche, fattorie, fabbriche, supermercati e trasporti pubblici. Sono ovviamente esposti al pubblico e gli inevitabili rischi di contagio. Un’analisi della NPR (National Public Radio) ci informa che il possibile contagio degli afro-americani è due volte maggiore di quello che ci si aspetterebbe tenendo in conto la proporzione di popolazione. In quattro Stati la cifra è quattro volte maggiore.

 

Al livello nazionale i bianchi rappresentano il 61 percento della popolazione, seguiti dagli afro-americani col 17 percento e i latinos col 12 percento. Le vittime dei decessi causati dalla pandemia sono rispettivamente 52 per cento bianchi, 22 percento afro-americani e 17 percento latinos. In alcuni Stati le cose sono molto più gravi. In Alabama gli afro-americani rappresentano il 27 per cento della popolazione ma il 45 percento dei decessi. In California, lo Stato più popoloso con 40 milioni di abitanti, i latinos rappresentano il 39 percento della popolazione ma hanno sofferto il 55 percento dei contagi. Queste dolorose cifre non riflettono la completa realtà poiché non pochi ospedali escludono la razza e l’etnia dei pazienti nei loro rapporti.

Le morti dei contagiati dei gruppi minoritari sono anche molto più alte di quelle dei bianchi per ovvie ragioni. I decessi di Covid-19 sono spesso determinati da malattie croniche dei quali gli anziani soffrono di più. Ma ne risentono di più anche i gruppi minoritari poiché la loro assicurazione medica è spesso precaria e se devono scegliere fra andare dal medico o pagare l’affitto spesso rimandano le cure mediche che si accumulano. Questi ritardi di cercare cure basiche causano serie conseguenze specialmente in questo clima di pandemia. La situazione è stata anche peggiorata dal fatto che non pochi “red states” (stati conservatori) si sono rifiutati di ampliare l’assicurazione ai ceti bassi sancita da Obamacare, la riforma sanitaria del 2010, approvata dall’ex presidente Barack Obama.

La pandemia ha messo a nudo che il quando il governo si lava le mani, come ha fatto il presidente Trump, tutti ne soffrono ma specialmente i meno abbienti. Ciò è avvenuto in America, un Paese ricco, dove Trump si è preoccupato più della rielezione invece della salute dei cittadini. Ma questa politica del 45esimo presidente si è sentita anche a livello internazionale perché le risorse degli Stati Uniti non sono disponibili ad alleviare le sofferenze in Paesi sottosviluppati. La politica di “America First” dell’attuale inquilino della Casa Bianca ha abdicato la leadership americana nel mondo con l’isolamento del Paese. Le conseguenze sono disastrose poiché le notevoli risorse economiche e scientifiche degli Stati Uniti potrebbero apportare contributi sostanziosi al bene mondiale.

Gli americani hanno notato la pessima qualità della leadership di Trump e tutti i sondaggi lo danno perdente alle elezioni del 3 novembre. Andando avanti in un’eventuale presidenza di Joe Biden bisognerà fare molto per ridurre il gap fra benestanti e poveri non solo dal punto di vista della sanità ma anche da quello sociale ed economico. Dopotutto è difficile separare la sanità dal resto delle altre attività umane. Ci vorrà anche un cambiamento di rotta al livello internazionale. Biden non sarà il perfetto presidente ma la pandemia ha fatto aprire gli occhi a tutti lo sbaglio fatto dagli americani nel 2016 eleggendo Trump.

 

Domenico Maceri
PhD, è professore emerito all’Allan Hancock College, Santa Maria, California. Alcuni dei suoi articoli hanno vinto premi della National Association of Hispanic Publications.

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La calda estate in musica del Torino Jazz Festival

Pet, 07/08/2020 - 17:07

A causa del forzato stop per l’emergenza da Covid-19 durante aprile e maggio scorsi, l’ottava edizione del Torino Jazz Festival, sempre diretto da Diego Borotti e Giorgio Li Calzi, avrà una nuova doppia programmazione: estiva, da venerdì 21 a domenica 30 agosto, e autunnale, da venerdì 2 a domenica 11 ottobre.
In entrambi i casi i concerti saranno organizzati osservando le più scrupolose norme di sicurezza per il pubblico, gli artisti sul palco e il personale al lavoro.
Il Tjf estivo, che si terrà dal 21 al 30 agosto, fa parte della rassegna Torino a Cielo Aperto, il ricco cartellone di eventi culturali e ricreativi diffusi su tutto il territorio il cui obiettivo è invitare i cittadini a riappropriarsi degli spazi pubblici e dei parchi dopo il lockdown (www.torinoacieloaperto.it). In particolare, è inserito in Blu Oltremare (www.bluoltremare.it), un calendario di iniziative organizzate nel cortile di Combo, il nuovo ostello in corso Regina Margherita 128 a pochi passi da Porta Palazzo, con locali al piano terra dedicati alla somministrazione e a eventi culturali come concerti, performance e mostre. La Città di Torino, insieme alla Fondazione per la Cultura, ha incaricato il Teatro Stabile di coordinarne le iniziative.
Anche quest’anno, nonostante il cambio data obbligato, il ricco programma del Festival – progetto della Città di Torino realizzato dalla Fondazione per la Cultura Torino, main partner Intesa Sanpaolo e Iren, con il contributo di Fondazione Crt, Confartigianato e Ancos, media partner Rai – riserverà delle sorprese.

L’interessante e prestigioso cartellone, infatti, conferma il Tjf quale evento culturalmente sempre attivo e stimolante, punto di riferimento imprescindibile per il jazz nel nostro Paese. La rassegna unirà, nei dieci giorni consecutivi di programmazione, grandi artisti internazionali e italiani a musicisti meno conosciuti ed emergenti. Il tutto sotto il segno della qualità con quattro produzioni originali e due esclusive.
«L’ottava edizione del Torino Jazz Festival si caratterizza per una programmazione particolarmente ricca di artisti italiani e irrinunciabili presenze di star internazionali che il Tjf è riuscito a confermare nel proprio palinsesto – sottolinea Francesca Leon, assessore comunale alla cultura -. Oltre a mantenere alto il livello qualitativo, gli obiettivi di quest’anno sono valorizzare i talenti musicali del territorio e sostenere l’ampia filiera di imprese e operatori che gravitano intorno a ogni evento musicale, tanto penalizzati durante i mesi di pandemia».

Sul palcoscenico si susseguiranno le esibizioni (alcune delle quali in esclusiva) di Enzo Favata Glocal Report Quartet (venerdì 21 agosto); Manu Katché (sabato 22); Roberto Gatto Perfect Trio e Valerio Mastandrea (domenica 23); Souad Asla (lunedì 24); Antonio Faraò Trio; (martedì 25) Cafiso / Cigalini / Davis (mercoledì 26); Paolo Fresu & Daniele Di Bonaventura + Cbs Trio (giovedì 27); Marc Ducret Metatonal (unica data italiana venerdì 28); Gianni Coscia/Enrico Rava (sabato 29); Daniele Sepe – Special Guests Hamid Drake e Roy Paci (domenica 30 agosto).
«Il contatto assiduo mantenuto con buona parte della comunità jazz nazionale conferma un istinto di sopravvivenza straordinario che ha impiegato i mesi di isolamento per riproporsi al pubblico in modalità nuove e profondamente ripensate – ha sottolineato Diego Borotti -. Il Torino Jazz Festival raccoglie lo spirito innovativo di questi tempi e produce un palinsesto diverso dai precedenti e simile nei principi, mescolando grandi personaggi del jazz italiano con musicisti meno famosi e di grande valore artistico, “stranieri” residenti in Italia con musicisti provenienti da Paesi vicini, produzioni originali e incursioni verso musiche confinanti. Il jazz è vivo e gode ancora di buona salute».

«Il Torino Jazz Festival 2020 non poteva fermarsi. Il nostro primo pensiero è stato di sostenere in tutti i modi il diritto al lavoro, specie in una situazione di emergenza – ha dichiarato Giorgio Li Calzi -. Un evento culturale deve essere in grado di ricollocarsi all’occorrenza e riaprire le porte a una comunità in attesa di risposte. Il Tjf
sarà caratterizzato da due momenti, il primo ad agosto, affinché il pubblico possa tornare subito ai concerti e, il secondo a ottobre in appoggio alla comunità dei musicisti, dei jazz club, degli operatori e del pubblico».

Torna, rivisitata, la formula dei Jazz Blitz, introdotta nel 2018, che ha portato il jazz nei luoghi dell’assistenza e dell’accoglienza torinese coinvolgendo case di cura, ospedali, centri diurni e case circondariali. L’emergenza sanitaria ha impedito di riproporre questa formula ma il Torino Jazz Festival sarà comunque vicino a chi vive quotidianamente quelle strutture, perché vi soggiorna o vi lavora, e lo farà con la musica. È nata infatti l’idea di registrare delle pillole musicali appositamente create per questi luoghi che saranno trasmesse e rese disponibili agli ospiti. La musica del Jazz Blitz On Demand 2020 è di Tencofamiglia (Emy Spadea, voce; Simone Garino, sax contralto; Nicola Meloni, tastiere; Donato Stolfi, batteria). Il gruppo, ideato dalla cantante torinese Emy Spadea si pone l’obiettivo di rivedere il repertorio dei cantautori italiani coniugando la musica di Gaber, Bindi e Tenco con le suggestioni trip hop, neo soul e jazz.

 

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Parla Emmanuele Emanuele: “Non si vive solo di arte”

Pet, 07/08/2020 - 16:52

Non si vive solo di arte, bellezza e cultura, soprattutto ai tempi del Covid-19 e di un lockdown che ha messo in ginocchio un bel po’ di persone che oggi devono far quadrare il pranzo con la cena.
Lo sa bene uno che di arte se ne intende, il professor Emmanuele Emanuele, presidente della Fondazione Terzo Pilastro – Internazionale e presidente onorario della Fondazione Roma, che ha destinato fondi alle famiglie bisognose di diverse città, alla ricerca sul Covid-19 ma che ha già ripreso a occuparsi di arte e di mostre, dei bisogni artistici delle persone, cosa alla quale dedica tutto il suo tempo. Lo abbiamo intervistato.


Emergenza Covid-19, lockdown, distanziamento sociale, blocco di gran parte delle attività, non hanno impedito alla Fondazione di essere in prima linea anche in un momento di grande crisi come questo. Come siete intervenuti?

«La Fondazione in sostanza non si è mai fermata durante il lockdown perché i bisogni della gente, in questa occasione non più di livello culturale, artistico, istruzione e quant’altro, si sono manifestati preminentemente nel bisogno di sopravvivere mediante aiuti atti a consentire ai bisognosi di cibare loro e le loro famiglie. La gente ha bisogno di consumare cibo per sopravvivere e noi abbiamo dato una risposta sentita con grande intensità attraverso la donazione di 1 milione di euro alla città di Roma che verrà distribuito dalla Caritas alle parrocchie. Inoltre, da uomo mediterraneo quale sono e resto, ho pensato di distribuire altre 700mila euro nel meridione d’Italia, nelle città di Napoli, Cosenza, Reggio Calabria, Trapani, Palermo, Enna, Agrigento, per consentire anche ai più bisognosi di quei Comuni di poter avere una risposta alla necessità elementare della sopravvivenza. Infine, abbiamo donato 500mila euro allo Spallanzani per la ricerca sul Covid-19 che, come dovremmo ben capire, è un virus mutevole e come tale potrebbe accadere che una volta trovata la soluzione, tra qualche tempo compaia un virus Covid-20 pronto a continuare la strage degli innocenti».

 

Anche in emergenza, però, non si vive di solo pane …

«Esatto. Nonostante queste priorità assolute, quindi, non ho dimenticato che la cultura e l’arte sono le attività che mi hanno consentito di mantenere in equilibrio il mio impegno esistenziale e pertanto non ho smesso un attimo di ipotizzare una grande mostra dopo quella di “Alsoudani”, che abbiamo dovuto sospendere a marzo scorso e che speriamo di poter inaugurare nella primavera prossima. Sto perciò organizzando una mostra di Manolo Valdès, a cura di Gabriele Simongini, e in collaborazione con la Galleria Contini di Venezia. L’apertura della mostra è prevista il 17 ottobre prossimo, sperando che il Covid ci consenta di realizzarla e non ne impedisca la fruizione».

 

C’è anche un altro progetto, un’idea che, in pratica, è figlia della pandemia. Ce ne vuole parlare?

«La mostra che ho in mente è quella che consentirà di mostrare le opere degli artisti italiani e internazionali che, durante il periodo del lockdown, sono stati reclusi nelle loro case e che hanno sfogato le loro disperazioni in maniera artistica. Questo progetto mi piacerebbe molto, e il titolo sarebbe: “L’arte non si ferma neanche di fronte alla pandemia”».

 

Arte e cultura che, anche se non si fermano, sono in grande affanno, in una crisi di cui è difficile ipotizzare tempi e modi di ripresa. La politica ha fatto tutto quello che poteva essere fatto oppure ci sono state delle manchevolezze?

«Ho sempre sostenuto che la cultura è l’unico vero grande asset del nostro Paese visto che, purtroppo, dobbiamo prendere atto che la grande industria statale non esiste più e l’industria privata è in grande difficoltà a causa della pressione fiscale e della oppressione burocratica. Io ho sempre pensato che la meraviglia del nostro Paese, che ospita le più belle e armoniose realtà estetiche naturali e quelle create dall’uomo, sia nell’universo mondo un punto assolutamente di bellezza irripetibile. Credo che la politica avrebbe dovuto tenere conto di quanto dico e intervenire in maniera massiva per sostenere gli imprenditori, come nel caso della Fondazione che presiedo, privi di interessi di lucro, potenziando, così facendo, queste attività. Non è stato così, e tra le tante promesse che sono state fatte agli italiani, è mancata quella che forse più mi aspettavo, una risposta che gratificasse almeno dal profilo estetico e intellettuale i cittadini del nostro Paese».

 

Durante la sua presidenza lei ha arricchito molto la collezione del Museo del Corso. non solo per numero di opere ma anche per l’ampiezza temporale, raccogliendo esempi di diversi periodi artistici. Vuole parlarcene?.

«Io credo di poter dire di essere protagonista nella creazione di un’istituzione museale, il Museo del Corso, che annovera tra i suoi capolavori opere dal ‘400 a oggi, convinto come sono che l’arte non ha tempo, non ha periodi, ma è un fluire ininterrotto che parte dalla mente e dal cuore dell’uomo, e che quindi bisogna farla ammirare in tutta la sua interezza. Sono orgoglioso di affermare che ho raccolto in un unico museo opere d’arte dal ‘400 fino a quelle degli street-artist di fama mondiale che hanno illuminato con le loro creazioni un quartiere periferico di Roma come Tor Marancia, ma sono addolorato di dover dire che a causa della burocrazia di questo Paese – in particolare di questa città, che da cinque anni mi denega la possibilità di aprire al pubblico gratuitamente lo spazio espositivo, nonostante io paghi tutte le spese per ristrutturarlo e renderlo fruibile -, questo progetto ancora non ha visto la luce».

 

Antonio Salvatore Sassu

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Export/import al tempo del coronavirus

Pet, 07/08/2020 - 16:39

La crisi sanitaria mondiale da Covid-19 si riflette pesantemente sulle esportazioni di merci italiane e sulla spesa degli stranieri presenti nel nostro Paese per turismo o per lavoro.
Nel 2020 si registrerà una caduta delle esportazioni di merci in volume di oltre il 15%; la spesa degli stranieri in Italia subirà un crollo di oltre il 54% e, pur parzialmente compensata da quella degli italiani che non si recheranno all’estero, produrrà un effetto negativo di 3 punti percentuali sulla crescita del PIL. Tendenze che, comunque, segneranno un’inversione già dall’anno prossimo, la seconda in maniera più marcata della prima.

Queste previsioni sono contenute nello studio “Gli scambi con l’estero dell’Italia”, elaborato nell’ambito del progetto MonitorFase3 nato dalla collaborazione tra Prometeia e Area Studi Legacoop per testare l’evoluzione dell’economia e dei mercati in conseguenza dell’epidemia Covid-19.
Lo studio evidenzia come la caduta delle esportazioni di merci nel 2020 sia dovuta al crollo dei mercati di sbocco, in quanto, la pandemia ha prodotto conseguenze particolarmente pesanti nei paesi che assorbono oltre il 45% delle esportazioni complessive del nostro paese (Germania 12,2%; Francia 10,5%; Stati Uniti 9,6%; Regno Unito 5,2%; Spagna 5,0%; Cina 2,7%).

In ogni caso, nell’ipotesi che non si verifichi una seconda ondata del virus di intensità pari a quella affrontata nei mesi scorsi, già dalla seconda metà dell’anno in corso le esportazioni torneranno a crescere per la ripresa del commercio mondiale (condizionata, però, dal riemergere di tensioni tra USA e Cina) mettendo a segno un +11,2% nel 2021, per poi posizionarsi, negli anni successivi, su una crescita media attorno al 3% (inferiore a quella del 2017, ovvero prima della guerra dei dazi e del crollo dell’automotive).
Dopo la crisi del 2020, considerando i primi 15 mercati di sbocco, che assorbono circa l’80% delle esportazioni italiane, le opportunità di crescita maggiori saranno soprattutto nei paesi emergenti, Cina in primis, e nei paesi dell’Europa centrale.
Tuttavia, nel prossimo anno gli incrementi non raggiungeranno i livelli pre-crisi e saranno più lenti del previsto.

Non si intravede ancora una politica del governo italiano per il commercio estero adeguata alla crisi pandemica in atto, soprattutto per l’export.

 

S.R.

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