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Milano, 21 settembre, presentazione ‘Il Vangelo Socialista’; Bolzano, 22 settembre proposte Psi

Čet, 20/09/2018 - 14:02

Milano, 21 settembre ore 18, Casa della Cultura di Milano (Via Borgogna 3), presentazione del Volume ‘Il Vangelo Socialista’

21-settembre-2018-il-vangelo-socialista Bolzano, sabato 22 settembre, presentazione proposte Psi. i candidati socialisti  nella lista  PD-PSE – Liste Civiche nella giornata di  sabato 22 settembre 2018 alle   ore   10.30  in  Lungotalvera S. Quirino/Ponte Talvera presentano alla cittadinanza le  proposte  della  Lista sul  tema  : Salute, prevenzione e cura al cittadino. Saranno presenti i candidati  Bertinazzo, Fonte, Tomi.

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Trieste, Mussolini e le leggi razziali

Čet, 20/09/2018 - 13:46

fascisti a triesteL’Assessore alla Cultura di Trieste ha negato agli organizzatori del Liceo cittadino “Petrarca” la sala per avviare un dibattito sulle leggi razziali proclamate da Mussolini il 18 settembre 1938 contro gli Ebrei, a seguito del “Manifesto della Razza” pubblicato sul “Giornale d’Italia”. L’invito, rivolto dagli studenti liceali, non ha ricevuto largo consenso dalla Giunta di destra, che ha “censurato il manifesto del progetto culturale”. Eppure la città di Trieste è stata un centro importante dell’ebraismo europeo, restando la “Porta di Sion” per gli esuli del Centro Europa in transito verso la Palestina o le Americhe.

Appoggiati dalla Preside, gli studenti liceali hanno espresso il desiderio di organizzare una mostra nella città dove il duce annunciò il provvedimento con solenni parole: “Triestini! …. nei riguardi della politica interna il problema di scottante attualità è quello razziale. Anche in questo campo noi adotteremo le soluzioni necessarie”, volte alla “conquista dell’Impero” e dettate da “una severa coscienza razziale che stabilisca non soltanto delle differenze ma delle superiorità nettissime”. Il provvedimento, comprensivo di un corpus di leggi antiebraiche, rimase in vigore fino al 25 luglio 1943 ed ebbe una chiara impronta razzistica biologica, costringendo le persone di “razza ebraica” ad allontanarsi dall’Italia e vietando loro di svolgere qualsiasi attività lavorativa.

A Trieste gli Ebrei si erano distinti per la loro operosità e per il loro senso di patriottismo italiano dal Risorgimento fino al successo del fascismo cittadino. Insigni storici come Tullia Catalan e da Michele Sarfatti hanno sottolineato l’efficienza organizzativa del Comitato italiano di assistenza agli emigranti ebrei, che ricevettero grande sostegno durante il regime fascista: nel periodo 1933-36 si ebbero 17-26 mila imbarchi annui. In quegli anni Mussolini, prima del suo cedimento al nazismo, non professò un acceso antisemitismo, come si può rilevare dal suo comportamento contraddittorio e da alcuni episodi riconducibili alla sua attività politica. L’8 marzo 1934 egli chiese informazioni al prefetto di Trieste per nominare senatore Edgardo Morpurgo, presidente e amministratore delegato delle Assicurazioni Generali.

Uno dei più attivi e apprezzati podestà di Trieste era stato Paolo Emilio Salem (nato nel 1884) che – come amministratore comunale dall’ottobre 1933 all’agosto 1938 – legò il suo nome al riordino urbanistico del centro storico con la demolizione di case fatiscenti e la costruzione di nuovi edifici. La destituzione di Salem come podestà era stata richiesta sin dalla sua nomina da autorevoli giornalisti come Ottavio Dinale che il 4 ottobre 1933 – sul quotidiano “Il Popolo d’Italia” – deplorò il fatto che a Trieste gli Ebrei detenessero “cariche, funzioni di comando e posti di controllo nella proporzione del cento per cento”.

Altri casi di fascisti triestini possono essere ricondotti a quelli di Piero Jacchia, uno dei fondatori dei fasci locali, che morì in combattimento il 14 gennaio 1937 contro la dittatura di Franco. Oppure quello di Enrico Rocca, anch’egli fascista della prima ora e insigne studioso di letteratura tedesca, morto suicida a causa delle leggi razziali. Il 17 giugno 1937 il presidente della Provincia di Trieste consegnò a Mussolini un lungo elenco degli ebrei triestini, identificati sulla base “della razza e non della religione professata”. Era il preludio della promulgazione delle leggi razziali, che furono invocate proprio a Trieste nel suo discorso del 18 settembre 1938, quando Mussolini definì l’ebraismo mondiale “un nemico irreconciliabile del fascismo” per il suo antifascismo, promulgando così quel corpus di leggi che confluì nell’esclusione degli Ebrei dalle cariche pubbliche e dall’esercito proprio a significare la loro identità etnica e la lontananza dalla patria italiana.

Nel caso degli Ebrei triestini fu approntato un elenco con le relative partenze e gli spostamenti da un luogo ad un altro per esercitare un controllo capillare sulle loro attività produttive. Così alla fine del 1938 le ditte ebraiche triestine furono censite e sottoposte al vaglio di specifiche commissioni nazionali. Il risultato fu quello di una loro svendita o di un passaggio fittizio a prestanome “ariani” delle ditte, molti delle quali mai restituite. Pittori e scultori furono esclusi dalle mostre e privati di ogni forma di sostentamento: nel settembre 1940 il museo comunale di Trieste rimosse dalle sale pubbliche le opere di artisti ebrei e ritirò il catalogo che ne illustrava la presenza. L’8 ottobre dell’anno successivo cominciò una sequela di atti intimidatori contro gli ebrei triestini, che quasi provocò venti giorni dopo l’incendio della sinagoga.

L’applicazione delle leggi razziali sconvolse infatti la comunità ebraica triestina, che fu privata dei suoi esponenti più autorevoli. Addirittura durante l’occupazione nazista molti ebrei furono arrestati dai tedeschi e concentrati a Trieste prima nel carcere del Coroneo e poi con la deportazione nella Risiera di San Sabba, l’unico forno crematorio esistente in Italia. Per gli Ebrei la Risiera divenne un centro di raccolta per la deportazione: almeno 1173 ebrei furono deportati da Trieste con 23 convogli o piccoli trasporti compiuti tra il 7 dicembre 1943 e il 24 febbraio 1945 (si vedano le molteplici pagine scritte da L. Picciotto Fargion, Il libro delle memoria. Gli Ebrei deportati dall’Italia (1943-1945), Milano 1991).

Questi episodi incresciosi, messi in rilevo dagli studenti liceali nella loro mostra, potrebbero sviluppare una benefica azione pedagogica e frenare i rigurgiti razzisti in atto in alcuni ambienti culturalmente degradati del nostro Paese. La conoscenza delle cosiddette “leggi della vergogna” dovrebbe essere meglio stimolata in molte città con mostre e attività culturali più di quanto sia stata fatta dalla Giunta di Trieste.

Nunzio Dell’Erba

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Immigrazione. Tusk: “Ora basta con la retorica”

Čet, 20/09/2018 - 13:43

tusk ue

Va in soffitta il principio delle redistribuzione obbligatoria dei migranti. Dopo mesi di battaglie, il Consiglio europeo di Salisburgo archivia d fatto un sistema che non era stato mai accettato soprattutto dai paesi del nord Europa. Ieri era stato il presidente della Commissione Jean Claude Juncker ad annunciare per primo il nuovo meccanismo per la gestione degli sbarchi e di redistribuzione che non riguarderà tutti i Paesi con le stesse modalità. “Chi non partecipa alla redistribuzione partecipa finanziariamente”, aveva ribadito ieri notte Giuseppe Conte rientrando in hotel dal vertice.

In buona sostanza il governo italiano accetta la linea della monetizzazione della solidarietà purché, questo il senso delle parole del premier, siano pochi gli Stati che non accettano quote di redistribuzione dei migranti e si impegnano, in alternativa, a un contributo finanziario. Quanti al massimo dovranno essere questi Stati affinché si possa parlare di meccanismo europeo, non si sa. Conte ha usato il termini ‘residuale”riferendosi al numero tollerabile. Grossomodo si può indicare che sceglierebbero la via “finanziaria” i quattro di Visegrad più Austria, probabilmente i tre Stati baltici, la Finlandia. Dunque, una decina su 27. Tutto dipenderà però anche dalla consistenza delle ‘quote” redistribuite. La possibilità del sostegno finanziario agli Stati più esposti alla migrazione, Italia, Grecia e Spagna, come alternativa alla ripartizione obbligatoria, era stata più volte sollevata dai paesi di Visegrad.

Insomma comincia sotto i peggiori auspici il vertice sui migranti di Salisburgo. Dopo un lungo silenzio è tornato a parlare il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk: “Basta al gioco delle colpe sull’immigrazione, non possiamo più essere divisi tra coloro che vogliono risolvere i problemi e coloro che vogliono usarli per un guadagno politico”, ha ammonito. “Bisogna affrontare il tema dell’immigrazione – ha aggiunto – senza retorica e puntare a risolverlo cooperando tra i diversi Paesi”. Un chiaro attacco ai sovranisti, e alle politiche del nostro Paese.

 

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Rugby Championship. Argentina: vincono perché sono duri

Čet, 20/09/2018 - 13:31

rugbyLa notizia della settimana è, anzi a pensarci bene quella del mese o forse del 2018, insomma gli All Blacks hanno perso con l’aggravante che la sconfitta è arrivata a Wellington, uno dei templi del rugby neozelandese, e contro i grandi rivali del Sudafrica. Non sono state sufficienti le mete dei “tutti neri” , 34 a 36 il risultato finale, contro un Sudafrica che ha giocato un match tutto orgoglio e forza fisica, alla vecchia maniera Bok, capaci di resistere gli ultimi 10 minuti ad uno tsunami nero e riaprendo di fatti il Championship.

Ci può essere qualcosa di più forte? Sì, l’Argentina che piega l’Australia a Brisbane per 19 a 23. Erano ben 35 anni che non succedeva. L’Australia è fra le grandi potenze finanziarie dove lo sport è una delle basi della società e i Governi Centrali e locali elargiscono milioni di dollari. L’Australia ha una delle nazionali di rugby più blasonate. Ma in questa Argentina è chiara l’impronta di Coach Mario Ledesma, uomo di rugby a tutto tondo con esperienze nel Top 14 francese come giocatore e in Australia come allenatore delle difese, capace di restituire i Pumas ai grandi fasti. Un gioco elementare senza troppi fronzoli con gli avanti che spingono ed i trequarti che corrono, tutto guidato da una mediana sagace. Insomma riesce ad accentuare temperamenti innati. La vittoria di Mendoza, un mese or sono, contro il Sudafrica, la bella prestazione se pur battuti di inizio mese contro gli All Blacks segnano positivamente il passo di questa squadra. Vi è stato un cambio generazionale senza grossi scompensi con giovani talenti di grande carattere che in molti ammirano e schiererebbero fra le proprie file.

E questa Argentina, sarà anche per l’innumerevole presenza di cognomi italiani, ci ha da sempre portato a raffronti con il nostro rugby e rimuginare come facciano ad essere sempre davanti, così in alto nel ranking, occupando tenacemente posizioni fra i primi dieci posti nella classifica mondiale, e a batterci sistematicamente. Una federazione, la UAR, che finanziariamente non vive nella prosperità, non potrebbe anche per i noti motivi economici che stanno tormentando lo stato argentino negli ultimi trent’anni, un campionato che da sempre vede innumerevoli poco più che adolescenti vivere con il mito della fuga nei campionati anglo-francesi. C’è stato un periodo in cui, in parecchi, si accasavano anche in Italia. Giocatori che non sempre li si poteva classificare di “prima scelta” ma da noi sfangavano la giornata con contratti economici poco più elevati di quello di un quadro direttivo nell’industria. Certo poi ci sono i Dominguez, i Parisse, i Castrogiovanni e i Neto e tanti altri che indossando la maglia Azzurra hanno portato lustro alla nostra nazionale. Ma questo non cambia e ti prende il mal di stomaco nel pensare a noi e quanto abbiamo e quella Terra così. Così agli antipodi da tutto il rugby che conta, così discosti dal giro di business. E poi arrivi ad una risposta, forse non proprio alla risposta tecnica ma con una sua logica, con un raziocinio. Sono un popolo tànghero e tanghèro, è gente dura che pare sia sortita dal pennello di un naif come Covili. A loro basta un pallone ovale e un paio di vecchie scarpe tacchettate per sgambare e azzuffarsi sulle zolle di un campo di periferia di una delle strepitanti popolose grandi città come in mezzo al nulla nel silenzio della pampas in Patagonia. Questi possono battere chiunque. Sono i figli e i nipoti di chi ha penato realmente e mordere la sofferenza è nel DNA. Sanno che, anche nel terzo millennio, spingere e correre può essere ancora il modo per fuggire dalle tante miserie che può riservare un paradiso infernale. Noi lo abbiamo dimenticato.

Rugbyingclass
di Umberto Piccinini

 

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Scrive Sonia Gradilone: Lo Stato non fa sconti neanche alla Lega

Sre, 19/09/2018 - 17:49

Le tasse, i tributi, le pretese dello Stato sono sempre indigeste, quando gli inglesi imposero denari anche sul tè, presero qualche sterlina in più ma rinunciarono ad un continente intero. Ribadisco anche, che uno dei principi cardine di un fisco meno pesante per i contribuenti è che “il pagamento sia comodo”. Comodo per i cittadini, non “ridicolo” o peggio “beffa” per chi si fa più cittadino degli altri, più rispettabile degli altri e chiede più comodo degli altri. La dilazione del dovuto allo Stato e concessa ai cittadini, va concessa a tutti, ma a nessuno è possibile che sia “straordinaria” oltre quello possibile a tutti. La Lega deve soldi allo Stato, se è vero lo decideranno i giudici, ma, se deve pagare, lo deve fare non in regime straordinario, ma in quello ordinario, altrimenti la sua libertà diventa ingiustizia per gli altri. Esistono rate annuali? NO, esiste una dilazione di 81 anni? NO. Allora la strada è: o si introduce per tutti, o non esiste per alcuno, Lega compresa. A noi socialisti non furono fatti sconti, ma furono aggiunti oneri e falsità. Ritenemmo ingiusto per noi quel che riteniamo ingiusto per gli altri, ma non abbiamo mai chiesto eccezioni per noi, mai. Abbiamo ritenuto, e riteniamo, le azioni nei nostri confronti in massima parte inique e politiche, ma non abbiamo chiesto trattamenti di favore.
Ci battiamo, e ci batteremo, perché anche la Lega abbia garanzie davanti ad attacchi politici, a magistrati “intraprendenti” “fantasiosi”, ma davanti alle condanne non possiamo tollerare nessuna altra misura che quella prevista per tutti. L’iniquità, i soprusi di poteri dello Stato, se ci sono, non si combattono con eccezioni, condizioni e trattamenti speciali, ma con la politica e le norme che, per noi socialisti sono uguali per tutti. Per noi tutti gli animali sono eguali e i maiali pure.

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IL GRANDE BLUFF

Sre, 19/09/2018 - 17:12

di maio

Alla fine anche i due vicepremier si devono arrendere all’evidenza. Per realizzare le promesse sbandierate in campagna elettorale c’è un solo sistema, sforare il tetto del deficit e quindi andare ben oltre l’1,6%, limite indicato dalla Ue e che il ministro Tria vuole assolutamente rispettare. Un punto essenziale questo sul quale si sta accendendo lo scontro interno all’esecutivo con il ministro Di Maio che ha addirittura detto di pretendere i soldi per il reddito di cittadinanza tanto caro ai pentastellati.  Al momento Tria si “limita” al ribadire che non si torna indietro su quanto deciso a Palazzo Chigi, ovvero che il deficit resti “murato” a quel’1,6% considerato l’argine giusto per non “irritare i mercati”. Reggerà? Ma c’è da chiedersi se reggerà il ministro delle finanze già al centro del malumori del vicepremier giallo-verde che in nome delle promesse elettorali è pronto a mandare all’aria il conti dello Stato.

“Ho piena fiducia nel ministro dell’Economia Giovanni Tria – si è affrettato a dire Di Maio – per quello che sta facendo e ho piena fiducia nel gioco di squadra che stiamo facendo come governo”. Dopo questa assicurazione di facciata Di Maio ha ribadito le priorità del governo: flat tax, reddito di cittadinanza e superamento della legge Fornero. “Le metteremo nella legge di Bilancio”. Sul come fare la ricetta è molto semplice: “Si attinge ad un po’ di deficit per poi far rientrare il debito l’anno dopo o tra due anni, tenendo i conti in ordine e senza alcuna manovra distruttiva dell’economia”.

In sostanza si scarica sul domani. Magari immaginando un voto che non arrivi tra cinque anni ma molto prima. Dipenderà molto dal risultato delle europee. Insomma il costo delle promesse ci allontanerà ancora di più dall’Europa pregiudicando un rapporto già compromesso dalla spregiudicatezza con cui Salvini ha affrontato il dossier immigrazione nei primi mesi dell’esecutivo.

Eppure i primi elementi di preoccupazione già ci sono. Come i dati Istat sul fatturato e ordinativi dell’industria in rallentamento e un conseguenza gap di crescita tra Italia e resto d’Europa. Anche il premier Giuseppe Conte, in un’intervista a “La Verità”, ha confermato che le misure saranno in manovra. Così come la pace fiscale (oggi i condoni si chiamano così) che, parole del presidente del Consiglio, “è imprescindibile”.  Intanto, contro l’intenzione di Tria di mantenere il deficit all’1,6% si schiera anche la sua viceministra, ovvero la pentastellata Laura Castelli, che ovviamente si schiera con il suo capo partito: “Vorrebbe dire non fare quasi niente, a meno che non si facciano solo tagli”, ha detto su Radio Capital. Parole che involontariamente smascherano senza appello il grande bluff di chi sta al governo mettendo in risalto la verità, ossia la non realizzabilità delle promesse fatte in campagna elettorale.

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Servizio Civile, pronto il bando. Bonus bus e metro, novità in arrivo

Sre, 19/09/2018 - 17:01

Civ Inps
APPROVATO ASSESTAMENTO DEL BILANCIO PREVENTIVO 2018

Il Consiglio di Indirizzo e Vigilanza dell’Inps ha approvato l’Assestamento del Bilancio Preventivo 2018. Ne ha dato notizia una nota che ricorda come “gli organi dell’Inps hanno aggiornato il Bilancio Preventivo 2018 dell’Istituto sulla base della situazione finanziaria al primo semestre di questo anno”. “I riscontri al 30 giugno hanno permesso di registrare un contenimento del ‘rosso di bilancio’ (disavanzo) prevedibile al 31/12/2018 in 1,841 miliardi di euro con un dimezzamento in confronto alle previsioni di inizio anno. Questo risultato riflette la moderata ma positiva crescita delle ore lavorate, che hanno comportato un incremento dello 0,6% dei contributi da imprese e lavoratori del settore privato”, prosegue la nota del Civ.
I contributi Inps ammontano complessivamente a 228,794 miliardi di euro, per far fronte alle prestazioni previdenziali (pensioni al netto delle componenti assistenziali) e a quelle di protezione sociale (cassa integrazione, naspi) che necessitano di 229,461 miliardi di euro a carico del sistema solidale tra imprese e lavoratori. Il Civ sottolinea che queste attività (“cuore dei compiti dell’Istituto”), presentano quindi una previsione di disavanzo di 667 milioni di euro che potrà essere coperto da un positivo andamento della ripresa economica.
“Le prestazioni a carico del Bilancio dello Stato di carattere assistenziale o di protezione sociale fanno registrare una riduzione dello 0,9% relativa alla contrazione delle prestazioni per invalidità civile ed accompagnamento. Nonostante questi contenimenti di spesa i trasferimenti dallo Stato a questo titolo pesano sul disavanzo Inps per 621 milioni di euro”, evidenzia la nota.
Il Civ dell’Inps, nel quale sono rappresentati lavoratori e imprese, cioè i maggiori contribuenti, ha rimarcato, nell’approvare l’assestamento al Bilancio 2018, come “il disavanzo sia conseguenza, anche, di un prelievo ‘forzoso’ di 798 milioni di euro dai contributi Inps, prefigurato dalle norme della cosiddetta spending review e, quindi, destinato alle Casse dello Stato”. Un prelievo che porta alla diminuzione degli investimenti in tecnologia e innovazione e risorse umane e che alimenta, inevitabilmente, criticità organizzative e funzionali.
Grava, inoltre, negativamente la politica di cartolarizzazione del patrimonio istituzionale dell’Inps costretto, oltre un decennio fa, alla cessione delle più importanti sedi con l’obbligo, fino al 2022, di sottoscrizione di onerosi canoni di affitto. Risulta importante sottolineare, altresì, che i pensionati Inps concorrono, con il prelievo sulle pensioni, al fabbisogno del Bilancio dello Stato con un versamento annuo di oltre 56,377 miliardi di euro.
Il Civ Inps ha anche messo in rilievo che nella prossima Legge di Bilancio per il 2019 risulterà opportuno prevedere il rifinanziamento dei provvedimenti adottati negli scorsi anni per sostenere l’occupazione e gli ammortizzatori sociali. È poi urgente che le diverse amministrazioni pubbliche mettano a disposizione dell’Inps i dati dei contributi dovuti per i dipendenti pubblici affinché essi abbiano piena consapevolezza della propria storia contributiva.
Guglielmo Loy, presidente del Civ Inps, proponendo l’approvazione in via definitiva dell’Assestamento del Bilancio Preventivo 2018 ha precisato che “la situazione Inps mette in mostra la possibilità di mantenere un importante ruolo dell’Istituto come soggetto di garanzia del nostro welfare. Occorre, però, una forte iniziativa del legislatore che liberi l’Inps da prelievi economici gravosi e dai vincoli che ne riducono l’efficienza e rallentano il miglioramento dei servizi verso l’utenza anche per prevenire l’eccesso di contenzioso”. Continua la nota del Consiglio di indirizzo e vigilanza dell’Inps.
“Il Civ Inps è impegnato a costruire un rapporto positivo con i cittadini, le parti sociali e gli intermediari istituzionali, anche per mezzo di un forte impulso agli ‘open data’, affinché tutti possano essere partecipi delle scelte strategiche di carattere previdenziale e di protezione sociale”, afferma la nota.
“Questi dati fanno pure maggiore chiarezza, non solo sullo stato economico dell’Istituto, ma anche sulla più netta distinzione tra le uscite di carattere previdenziale rispetto a quelle, orientate dalle leggi e da scelte politiche, più strettamente assistenziali e di incoraggiamento alla crescita economica. Maggiore comprensibilità andrebbe riportata anche nel Bilancio generale dello Stato per permettere all’opinione pubblica ed ai cittadini di avere il massimo della trasparenza su un tema, quello della sostenibilità della protezione sociale, che coinvolge 40 milioni di cittadini”, conclude la nota del Civ dell’Inps.

Servizio civile
BANDO PER 50MILA VOLONTARI

Sono 53.363 i posti disponibili per i giovani tra i 18 e 28 anni che vogliono diventare volontari di Servizio Civile. Fino al 28 settembre 2018, infatti, riferisce il Dipartimento della Gioventù e del Servizio civile nazionale della Presidenza del Consiglio dei ministri, è possibile presentare domanda di partecipazione a uno dei 5.408 progetti che si realizzeranno tra il 2018 e il 2019 su tutto il territorio nazionale e all’estero.
Nel bando nazionale sono inseriti anche i 94 progetti all’estero, che vedranno impegnati 805 volontari, e i 151 progetti ‘sperimentali’ che consentiranno a 1.236 giovani di ‘collaudare’ alcune novità introdotte dalla recente riforma del servizio civile universale. Si tratta, nello specifico, della flessibilità della durata del progetto e dell’orario di servizio; di un periodo di tutoraggio, fino a tre mesi, finalizzato a facilitare l’accesso al mercato del lavoro dei volontari o, in alternativa, di un periodo di servizio in un altro Paese dell’Unione europea; di misure che favoriscono la partecipazione dei giovani con minori opportunità.
Quest’anno, per facilitare la partecipazione dei giovani al Bando volontari e, più in generale, per avvicinarli al mondo del servizio civile, è stato realizzato il sito dedicato www.scelgoilserviziocivile.gov.it che, spiega il dipartimento, “grazie al linguaggio più semplice, diretto proprio ai ragazzi, potrà meglio orientarli tra le tante informazioni e aiutarli a compiere la scelta migliore”.
Per consultare l’elenco dei progetti di Servizio Civile disponibili in Italia e all’Estero basta utilizzare i motori di ricerca ‘Scegli il tuo progetto in Italia’ e ‘Scegli il tuo progetto all’Estero’ collocati nella sezione ‘Progetti’ del sito ufficiale. La domanda di partecipazione e la relativa documentazione vanno presentati a mano, via pec o con raccomandata direttamente all’ente che realizza il progetto scelto entro il 28 settembre 2018 .

Economia
ARRIVA IL BONUS PER BUS E METRO

Bonus bus e metro, novità in arrivo. Le spese sostenute quest’anno per l’abbonamento a metropolitana e trasporto pubblico locale, regionale e interregionale possono essere detratte con la dichiarazione dei redditi 2019. È quanto ricorda l’Agenzia delle Entrate, via Twitter, specificando che “la legge di Bilancio 2018 ha introdotto una detrazione Irpef del 19% per le spese sostenute per l’acquisto degli abbonamenti ai servizi di trasporto pubblico locale, regionale e interregionale, su un costo annuo massimo di 250 euro”.
“L’agevolazione – si legge sul sito dell’Agenzia – riguarda sia le spese sostenute direttamente dal contribuente per l’acquisto di un abbonamento del trasporto pubblico, sia quelle affrontate per conto dei familiari fiscalmente a carico. Per le detrazioni relative all’acquisto dell’abbonamento da parte dei cittadini e dei familiari a carico dovranno essere conservati il titolo di viaggio e la documentazione relativa al pagamento”.
Inoltre, “non concorrono a formare reddito di lavoro le somme erogate o rimborsate ai dipendenti dal datore di lavoro o le spese sostenute direttamente da quest’ultimo per l’acquisto degli abbonamenti per il trasporto pubblico del dipendente e dei suoi familiari”.

Carlo Pareto

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Vertice sui Migranti. Europa ancora divisa

Sre, 19/09/2018 - 16:48

Italian Prime Minister Giuseppe Conte talks with Foreign Minister Enzo Moavero Milanesi during his first session at the Lower House of the Parliament in RomeL’Italia, con il pressing del premier Giuseppe Conte e del ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi, insiste nel chiedere una risposta europea alla gestione dei flussi migratori del Mediterraneo. Ma perché questa risposta arrivi, se arriverà, bisogna aspettare ancora. Di certo non c’è nulla di decisivo, né sulla questione dei porti di sbarco delle missioni europee, né sulla riforma del regolamento di Dublino sull’asilo. Dal vertice informale dei leader dell’Ue in programma oggi e domani a Salisburgo potrebbe arrivare qualche risposta. All’appuntamento, gli Stati del Vecchio Continente si presentano ancora una volta divisi.

Delle questioni poste in discussione, nel recente incontro a Roma, Conte ne ha parlato con il cancelliere austriaco Sebastian Kurz, il cui Paese ha fino a dicembre la presidenza di turno dell’Unione. Kurz, dopo avere incontrato Merkel e Macron, a Roma ha fatto l’ultima tappa del suo tour organizzato per tastare il polso dei diversi Paesi in vista del vertice. Conte lo ha incalzato: “Se non vogliamo un altro caso Diciotti abbiamo bisogno di una risposta europea”. Conte ha anche ribadito al premier austriaco la posizione fortemente contraria dell’Italia su un’altra questione: quella dei doppi passaporti che Vienna vorrebbe per i cittadini altoatesini di lingua tedesca e ladina. Sulle migrazioni, il premier italiano ha ribadito la richiesta di più investimenti in Nord Africa e di rivedere le missioni europee, per far sì che anche i porti di altri Paesi rivieraschi siano coinvolti negli sbarchi. Kurz ha sottolineato ancora una volta la necessità di rafforzare quanto prima Frontex, l’agenzia Ue per il controllo delle frontiere, come propone la Commissione europea, anche se l’idea ha già suscitato perplessità in vari Stati membri. Nel blocco dei Paesi Visegrad, ad esempio, nel mirino delle critiche c’è sia il rafforzamento del mandato dell’agenzia perché svolga compiti all’interno dei Paesi, sia il fatto di destinarle più finanziamenti. La Repubblica Ceca ha già dichiarato: “Meglio dare i fondi direttamente agli Stati”.

I capi di Stato e di governo dell’Ue parleranno del punto specifico di Frontex in una discussione ad hoc prevista per domani durante il vertice in Austria. Gli altri dossier relativi al nodo delle migrazioni saranno invece affrontati già stasera a cena. Ma secondo fonti europee non c’è da attendersi alcuna svolta o passo in avanti. L’unica speranza potrebbe essere quella di recuperare un clima costruttivo, come ha chiesto il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk, il quale ha ammonito: “La crisi rimarrà irrisolvibile finché ci sarà qualcuno che non vuole risolverla e che di fatto la usa per i propri tornaconti di consenso”. Nei palazzi delle istituzioni europee è palpabile il fastidio nei confronti di certe prese di posizioni muscolari contro l’Ue. Anche il ministro degli Esteri, Moavero, volato a Bruxelle per una riunione del Consiglio Affari Generali, ammettendo che il clima non sia dei migliori per una soluzione condivisa, sui migranti ha detto: “Siamo molto divisi, anche aspramente. Ma si tratta di una questione reale, politica e concreta, con un’incidenza sui flussi elettorali”. Un tema, insomma, su cui potrebbe giocarsi una buona fetta di campagna elettorale per le europee in calendario la prossima primavera.

In concomitanza dell’incontro di Salisburgo, l’Unione Africana ha espresso ‘sconcerto’ per le frasi del vice premier e ministro dell’Interno Matteo Salvini. L’Organizzazione Africana, in un comunicato ha scritto: “Nella recente conferenza a Vienna ha paragonato gli immigrati africani agli schiavi. L’Unione Africana chiede al vice premier italiano di ritirare la sua sprezzante affermazione sui migranti africani”. Già nei giorni scorsi il ministro aveva tuttavia precisato il senso della sua frase spiegando di non aver mai definito schiavi i migranti.

L’ufficio stampa del ministro Salvini aveva scritto: “E’ necessario smentire seccamente alcune ricostruzioni della stampa internazionale, secondo le quali il ministro Salvini avrebbe definito ‘schiavi’ gli immigrati africani. Come è facilmente verificabile dai numerosi video e dalle dichiarazioni del ministro, Salvini non ha mai insultato gli africani, ma anzi ha censurato l’idea di farli arrivare in Europa per costringerli a lavorare e/o a vivere in condizioni così degradate da ricordare, appunto, la schiavitù. Esattamente il contrario di quanto riportato da alcuni organi di informazione stranieri”.

Criticando la posizione del vice premier e ministro dell’Interno Matteo Salvini sulla questione dei migranti, nel comunicato dell’Organizzazione Africana si legge anche: “L’Unione Africana invita l’Italia a seguire l’esempio e sostenere altri Paesi membri dell’Unione europea, come la Spagna, che hanno dato sostegno e protezione ai migranti in difficoltà, indipendentemente dalla loro origine e status legale, prima che il loro status per l’ammissione venisse determinato. L’emigrazione dall’Italia, negli ultimi due secoli, è stata il più importante caso di migrazione di massa nella Storia moderna dell’Europa, poiché dal 1861 al 1976 oltre 26 milioni di persone hanno lasciato il Paese e l’Italia ha beneficiato grandemente di questa gigantesca diaspora attraverso le rimesse e il commercio”.

Domani sapremo come si concluderà il summit europeo a Salisburgo. Ma sembrerebbe che non ci saranno passi avanti nella UE per regolamentare un fenomeno che è sempre esistito tra i diversi popoli della terra e che l’Italia aveva ottimamente risolto con la legge ‘Martelli’.

Salvatore Rondello

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Europa: nessun cenno a prossimi restyling

Sre, 19/09/2018 - 16:45

L’ultima riunione del Parlamento europeo ha messo sotto accusa l’Ungheria, aggirando il regolamento che prevede che qualsiasi intervento sia fatto contro un Paese membro avvenga per decisione della maggioranza dei due terzi del parlamento. In quell’occasione, il Presidente Jean-Claude Junker ha tenuto il suo discorso prima delle prossime elezioni continentali.

Che il clima in Europa sia surriscaldato e non a causa di effetti climatici mi pare di tutta evidenza, così come è di tutta evidenza che l’unica cosa concreta che è stata realizzata è la moneta unica. Per il resto di particolarmente significativo non è stato fatto nulla, o poco di più.

La solfa che in Europa sono ottanta anni che non ci sono più guerre, dopo secoli e secoli di cannoneggiamenti, non regge più: i ragazzi di oggi non sanno neanche dei milioni di morti e feriti delle due guerre mondiale, oltre a non avere più anziani in casa che raccontano gli stenti e la fame che l’ultimo devastante conflitto ha generato. Quello che però avvertono è la guerra quotidiana strisciante fatta dai signori dell’Euro e della Troika, da chi impone il ricatto: “o lo spread o il rispetto dei parametri deciso nei Trattati”, da chi ha una visione della democrazia subalterna alle oligarchie finanziarie e bancarie.

I ragazzi, oggi, sono nati in Europa e si sentono europei, per questo la politica, a parte l’Erasmus, avrebbe potuto e dovuto fare molto di più. Molto di più del dire “Prima la stabilità economica, poi i diritti sociali, il lavoro, la democrazia”.
Invece, sembra che la demenza senile degli Juncker sia stata più attenta all’apparato burocratico che a ringiovanire un continente vecchio e stanco. Quando parlo di ringiovanire non necessariamente mi riferisco ad un fatto anagrafico, alla “rottamazione”… perché si può essere cretini a venti anni e capaci a settanta, come il contrario. Macron è giovanissimo, eppure è più “vecchio” di un Corbyn ad esempio.

Dall’avvento della moneta unica si parla solo di banche e finanza, ma non si è mai parlato di un fisco comune, di un welfare comune, di una scuola e lingua comune, oltre ad una giustizia comune, insomma di tutto ciò che unisce un popolo sotto un’unica bandiera e sotto le medesime istituzioni. La pace, come dicevo, è importantissima, così come sono importanti l’Euro e la NATO, ma è poco, troppo poco come risposta a quei cittadini impoveriti che mordono il freno del cambiamento.

Ho citato Juncker, solo perché il suo intervento non doveva essere l’elenco di una serie di banalità, ma avrebbe dovuto infiammare il Parlamento spalancando le porte ad un futuro che ridimensionasse i divieti e aprisse a nuovi mercati così come al rilancio dell’intervento pubblico in settori chiave come quello della ricerca e della cultura; insomma, parole di speranza per famiglie in difficoltà che non vogliono elemosine, ma opportunità.

Aver ridotto l’Europa ad una discussione continua sui migranti, aver affossato Paesi Membri come la Grecia e messo sotto accusa uno Stato sovrano come l’Ungheria in nome di regolamenti che, guarda caso, favoriscono sempre i più ricchi del Reame non mi sembrano segnali che fanno sperare in una rimonta elettorale europea a favore dell’Unione. Mai come oggi, invece, l’Unione avrebbe bisogno di un plastico di restyling a cominciare da tutto ciò che favorirebbe l’unione dei cittadini: lavoro e sviluppo, welfare, unione fiscale che consenta un’equa redistribuzione della ricchezza e una diminuzione delle diseguaglianze, investimenti in settori strategici e una Costituzione politica. Una strada che sembra oggi lontanissima, soprattutto per la mancanza di volontà di intraprenderla da parte di eurocrati come Juncker

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Legittima Difesa. Bonafede, competenza non è di Salvini

Sre, 19/09/2018 - 16:42

legittima difesaIl governo punta a modificare la legge sulla legittima Difesa e Salvini punta a farne uno dei fiori all’occhiello del suo Esecutivo, dopo aver puntato sul tema dell’immigrazione, il leader leghista passa ora anche all’ampliamento dei diritti nell’uso delle armi di fronte, in particolare, all’irruzione notturna di ladri in casa. Ma il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede all’Aria che tira precisa: “La competenza non è di Salvini”, precisando che è materia del Guardasigilli.
Bonafede ha poi risposto al presidente dell’Anm, Francesco Minisci, secondo cui con la riforma della legittima difesa “si rischia di legittimare l’omicidio” e di “fondare una giustizia fai da te”. “Una frase sbagliata e molto generica”, ha commentato Bonafede. “Il presidente dell’Associazione nazionale magistrati ha tutto il diritto di esprimere perplessità, ci mancherebbe – ha proseguito – ma la frase è generica e non dice nulla del testo”. Minisci si era dichiarato poi, preoccupato “per un eventuale liberalizzazione” della vendita d’armi. “Siamo contrari – ha detto – alla vendita nei supermercati”, scatenando subito la reazione del ministro dell’Interno, Matteo Salvini, che aveva denunciato “un’invasione di campo”.
Ma nonostante i moniti del Guardasigilli al Ministro degli Interni sulle ‘varie competenze’, sulla materia interviene anche il Ministro della Pubblica Amministrazione, Giulia Bongiorno, per la quale “chiunque entri in casa altrui per rubare o per uccidere ne accetta le conseguenze”.

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Vita, Famiglia e Libertà. Intergruppo ‘ultracattolico’

Sre, 19/09/2018 - 16:01

gandolfiniL’Italia continua a mettere le lancette indietro, dopo la discussione del famigerato ddl Pillon che porterebbe alla cancellazione dell’assegno di mantenimento rendendo più difficile il divorzio per donne meno abbienti, adesso lo stesso senatore leghista, Simone Pillon, prende parte a un nuovo progetto politico. L’intergruppo, presentato ieri sera a Palazzo Madama, si chiama Vita, Famiglia e Libertà, è composto da 150 parlamentari, e ha come obiettivo contrastare i cambiamenti che ha avuto il nostro Paese con l’approvazione delle leggi sulle unioni civili e sul fine vita. Ma non solo. Ad essere promossi sono natalità, obiezione di coscienza sul testamento biologico, genitorialità e “scoraggiare il ricorso all’aborto”.
Il promotore dell’iniziativa è stato Massimo Gandolfini, neurochirurgo di Brescia e organizzatore dei Family Day del 2015 e 2016, oltre a Simone Pillon c’erano Maurizio Gasparri, Gaetano Quagliarello e il leghista Alessandro Pagano. Tra loro poi anche i cinquestelle, come la grillina Tiziana Drago, che tempo fa aveva organizzato una “veglia” delle Sentinelle in piedi a Catania.

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Luca Pellegri Comunità, identità. Unità?

Sre, 19/09/2018 - 15:28

Ci sia consentita una breve riflessione ed un auspicio fondato sulla bella Festa dell’“Avanti!” a Caserta lo scorso fine settimana.

Grazie all’ostinazione ed all’impegno dei compagni Casertani, di Mauro Del Bue e del PSI abbiamo vissuto tre giorni certamente pieni di dibattiti politici, ma soprattutto un momento di incontro reale, direi fisico, della comunità socialista, dal Piemonte alla Sicilia, senza mediazioni telefoniche, virtuali, “Social media”.

Ora, è proverbiale la litigiosità intrinseca del socialista medio, tanto da farsi maniera e caricatura, che pur essendo una deformazione, nasce sempre da un principio di verità. Ne siamo perfettamente consapevoli. Eppure la festa è stata davvero Festa; senza ipocrisia ma in maniera spontanea, nelle coscienze delle compagne e compagni ha prevalso lo spirito di fratellanza.

Questo clima che tutti ha avvolto si è basato, molto probabilmente su due evidenze immediate ed inconfutabili: siamo una Comunità reale fondata su un’Identità molto forte, storica, culturale, politica.

Questa evidenza è rafforzata, per contrasto, nell’osservare lo smarrimento, e di questa osservazione nessuno ce ne voglia, degli amici e compagni del PD, palesemente afflitti da una profonda e forse irreversibile crisi di identità tanto da apparire come una foto completamente sfuocata e “mossa”. Questa crisi identitaria inevitabilmente pesa e rende più laschi i vincoli di Comunità.

Da aggiungere che in molte parti d’Italia, compagni che si richiamano con forza all’identità socialista lavorano e si sacrificano come matti per creare occasioni di incontro reale, spinti soprattutto da una necessità interiore a mantenere solida, e lo riscriviamo per sottolineare il concetto, la propria identità socialista.

Chi scrive queste righe ritiene, con molta umiltà, di aver compreso questo meccanismo virtuoso: il mio ritorno alla militanza attiva dopo tanti anni è certamente legato alla necessità interiore di ristrutturare la mia identità socialista e quindi di farlo in mezzo ai socialisti.

Nel titolo di questo articoletto, dopo la parola unità c’è un punto interrogativo. Archiviando per sempre la questione della “diaspora socialista” ripartiamo da questi due mattoni: identità, comunità.

10, 100, 1000 Caserta, se son rose (anzi garofani) fioriranno

Grazie Caserta

Grazie Avanti! Grazie a tutte le Socialiste e Socialisti d’Italia

Luca Pellegri

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Ermanno Scervino non abbandona la nazionale

Sre, 19/09/2018 - 15:06

NazionaleModa

La Nazionale di calcio va a fondo, ma Ermanno Scervino non la abbandona. Il marchio toscano, che dal 2015 veste gli Azzurri e la cui ‘Luxury Partnership’, da contratto, durerà fino ad agosto 2018, Mondiali russi inclusi, non verrà meno al proprio accordo. “Il contratto è in essere, e non abbiamo intenzione di rivederlo”, fanno saperes dall’azienda.L’accordo di sponsorizzazione per le divise (la maglia da gioco è invece realizzata da Puma) era stato siglato nel novembre del 2015, e aveva visto la maison sostituire Dolce&Gabbana. Il debutto ufficiale era stato in occasione dei campionati Europei 2016, che si erano svolti in Francia. L’intesa con la Nazionale si era poi ulteriormente cementata con la sponsorizzazione anche dell’Under21 e della Nazionale Femminile. Si tratta di una (parziale) buona notizia per il calcio italiano: il disastro di lunedì sera non è stato solo sportivo, ma anche economico. La perdita finanziaria derivante dalla non partecipazione ai Mondiali si stima sia intorno ai 100 milioni, ed è legata, in aggiunta ai mancati guadagni legati alla partecipazione e alla flessione dei diritti tv, anche dai ricavi da sponsor (tra cui c’è anche Puma). Si calcola che ci sarà nell’immediato una perdita di circa 4 milioni dovuta al minor merchandising, e una riduzione significativa nel quadriennio che condurrà a Qatar 2022 (attualmente i ricavi commerciali della Figc ammontano a 43 milioni).

Mario Valtaneda

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Politeia, Savona contro il crollo Ue

Sre, 19/09/2018 - 14:59

paolo savonaPoliteia, la parola non esiste. Non se ne trova traccia né sfogliando il dizionario della lingua italiana Devoto-Oli né consultando il vocabolario Zingarelli. Ma è un termine che presto potrà diventare di uso comune in Italia e in Europa. Il nome lo lancia Paolo Savona, scavando nella cultura dell’antica Grecia, per indicare la sua proposta: una politica diretta a perseguire l’interesse generale, per delineare la costruzione di una Europa dei popoli e non delle banche.
La svolta è arrivata ai primi di settembre. Il ministro degli Affari europei ha inviato a Bruxelles un documento dal titolo: «Una politeia per un’Europa diversa, più forte e più equa». L’economista sardo ha presentato un documento di 17 pagine, proponendo le scelte per “completare” l’unità europea, recuperando la fiducia dei cittadini colpiti dalla crisi economica, in rivolta contro una Ue più attenta al rigore della finanza che alle necessità delle persone.
Assegna un profondo senso alla parola politeia. Il ministro del governo Lega-M5S ha spiegato in un comunicato stampa: il riferimento lessicale a una “politeia”, anziché alla consueta “governance” è perché «la prima esprime una politica per il raggiungimento del bene comune, mentre la seconda -mutuata dalle discipline di management- indica le regole di gestione delle risorse. Politeia è quindi qualcosa di più di governance».
Rilancia quanto disse a maggio, quando la sua candidatura a ministro dell’Economia (proposta con determinazione da Matteo Salvini e sostenuta da Luigi Di Maio) fu bocciata dal presidente della Repubblica per il suo euroscetticismo comprendente anche l’idea di un Piano B su una eventuale uscita dalla moneta comune nel caso della comparsa del «cigno nero, lo choc straordinario». L’economista argomentò: «Voglio una Europa diversa, più forte, ma più equa». Successivamente Sergio Matterella nominò Giovanni Tria ministro dell’Economia e Savona ministro degli Affari europei.
Adesso, con il documento inviato a Bruxelles, l’economista ha proposto un progetto per cambiare la Ue costruendo una unione politica vera dotata anche di una solida moneta comune. Ha proposto «un Gruppo di lavoro» per esaminare «la rispondenza dell’architettura istituzionale europea vigente e della politica economica con gli obiettivi di crescita nella stabilità e di piena occupazione esplicitamente previsti nei Trattati».
Teoria e decisioni operative marceranno insieme. Il ministro punta su 50 miliardi di euro d’investimenti in Italia per sostenere l’occupazione e lo sviluppo. Enel, Eni, Terna e Leonardo potrebbero investire fino a 36 miliardi mentre gli altri 14 arriverebbero dal governo Conte. In questo modo nel 2019, è il suo ragionamento, potrebbe raddoppiare al 2% la zoppicante crescita del Pil (Prodotto interno lordo) italiano permettendo anche un consistente aumento delle entrate fiscali. Solo la crescita «può sventare il collasso» dell’Italia e della Ue.
Ad agosto il ministro è andato a Francoforte a trovare Mario Draghi, il presidente della Bce (Banca centrale europea) fiero difensore della Ue, dell’”irreversibilità” dell’euro, autore del piano di espansione monetario osteggiato dalla Germania di Angela Merkel e ormai agli sgoccioli. Savona, 81 anni, ministro dell’Industria del governo Ciampi, professore di Politica economica, già direttore dell’ufficio studi della Banca d’Italia e stretto collaboratore di Guido Carli, ha avviato un difficile dialogo con Draghi sui malandati conti pubblici italiani in vista della prossima manovra economica dai possibili contenuti molto costosi (reddito di cittadinanza, flat tax, modifiche alle legge Fornero sulle pensioni). Ha più volte ripetuto di non vuoler distruggere l’Europa ma di volerla forte, unita e interprete degli interessi dei cittadini. Con il populismo della Lega e del M5S non sembra avere nulla da spartire: vuole dare uno sbocco europeo alla protesta sociale. Non vuole confini nazionali chiusi: «Non sono un sovranista, sono un duro trattativista».
È una corsa contro il tempo. Servono profonde e urgenti riforme della Ue a trazione tedesca dominata da severe regole finanziarie e non di sviluppo, pervasa da pericolose spinte autoritarie. Occorre fare presto perché i tempi sono stretti. Entro ottobre il governo Conte-Salvini-Di Maio dovrà presentare la Legge di bilancio 2019 e a maggio si terranno le elezioni europee.

Rodolfo Ruocco
SfogliaRoma

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Scrive Celso Vassalini: Caro Presidente Zingaretti, hai sbagliato tiro gli avversari sono altri…

Sre, 19/09/2018 - 14:58

“ È possibile ora chiedere a tutti i dirigenti nazionali (e io dico anche “locali”) del mio partito una mano perché la manifestazione del 30 settembre a Roma sia grande, bella e partecipata? Perché sia un segnale collettivo di ripartenza e sfida a Lega e Cinque Stelle che vogliono dissolvere le nostre Città e l’Europa? La nostra gente vuole vedere al lavoro una squadra, non ne può più delle prediche dei singoli che pensano di avere verità in tasca.”

Ora dirò la mia e non me ne frega nulla se scatenerò un vespaio…Tutta sta polemica per una cena mi sembra davvero assurda! Non ci vedevo niente di male se esponenti del Partito Democratico a cui continuo a credere si incontrano per parlare. Che siano 2 3 4 5 6 7 8 che importa, andava fatto! Un aperitivo, una cena un dopo cena ma che importa! Parlare tra voi in questo momento è secondo me fondamentale per capire esattamente cosa fare e come si vuole procedere. Sinceramente tutti noi militanti e simpatizzanti ci sentiamo lasciati in mezzo al nulla poiché non si riesce ad avere una linea chiara e unica da seguire. L’ha spiegato benissimo il giovane Bernard Dika nel suo discorso a Ravenna cosa significa per tanti di noi il PD e tutto questo marasma in cui ci troviamo non giova nessuno, anzi ci rende ancora più deboli e ridicoli davanti a chi invece vorrebbe continuare a crederci. Vogliamo darci una mossa! Ok il congresso sarà a gennaio… ma da qui ad allora che facciamo? Ci prendiamo in giro tra di noi? Vogliamo perdere ulteriore consenso..? Oggi stiamo facendo proprio questo, sappiatelo e lo dice un semplice militante che ha iniziato a seguire e credere nella politica perché sembrava che finalmente un serio e vero cambiamento poteva avvenire grazie al progetto di Partito Democratico iniziato da Matteo Renzi. E ora non venite a dirmi che non è vero. Le varie riforme fatte in 5 anni nessuno prima aveva mai avuto il coraggio di farle! Che Matteo Renzi non se la senta più di candidarsi NON VUOL DIRE buttare all’aria questo grande progetto che può e deve continuare. Certamente che mi spiace perché oggi non vedo nessun altro Leader capace come lui di fare #verapolitica, ma MAI dire MAI e mai mollare… quindi per favore andiamo #avanti e basta con stupide polemiche… cresciamo e svegliamoci che è ora! Buona cena locali, regionali e nazionali a tutti con il guttalax… quella poltrona/toilet, sarà indispensabile…. e chi vi siederà per primo democraticamente!

Celso Vassalini
Circolo PD Bs Est.

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Eurobarometro: cosa chiedono i cittadini alla UE

Sre, 19/09/2018 - 14:51

europaGli europei chiedono un maggiore intervento dell’UE su molti fronti, dal terrorismo, alla disoccupazione, all’ambiente. In Italia migliora la percezione dell’Europa. È questo il risultato di un sondaggio di Eurobarometro. Più del 50% dei cittadini europei che hanno partecipato al sondaggio ha dichiarato di volere un’Europa più attiva in settori che vanno dalla politica economica alle migrazioni all’uguaglianza di genere. La lotta contro il terrorismo, la lotta alla disoccupazione e la protezione dell’ambiente sono le tre aree in cui, in media, i tre quarti degli europei si aspettano un’Europa più presente.

Fra gli italiani il sentimento è simile: rispetto a dodici temi su quindici sondati la considerazione nei confronti dell’UE negli ultimi due anni è migliorata. Una chiara maggioranza degli europei vuole che gli stati membri agiscano insieme sulla scena internazionale. Sette intervistati su dieci pensano che gli stati membri debbano lavorare insieme per far fronte alla crescente influenza della Russia e della Cina (71%), all’instabilità nei paesi arabi (71%) e agli Stati Uniti con la presidenza Trump (68%).

Non bisogna però perdere di vista i bisogni e gli interessi dei singoli paesi. Il 58% degli italiani ritiene, ad esempio, che gli interessi del proprio paese vadano presi in considerazione lavorando con gli altri stati membri. Il 43% degli intervistati italiani ha un giudizio positivo sulle iniziative di promozione della democrazia e della pace nel mondo, mentre il 40% ne ha un’opinione tendenzialmente negativa.

Gli europei considerano che le azioni dell’UE sufficienti superano quelle insufficienti in diverse aree fra cui: l’uguaglianza di genere (46% contro 40%), la politica industriale (42% contro 31%) e la politica estera (41% contro 36%). La soddisfazione degli intervistati cresce anche in aree come terrorismo, immigrazione e disoccupazione.

Le iniziative UE nella lotta al terrorismo sono considerate adeguate dal 32% degli intervistati, contro il 23% dell’aprile 2016. Per quanto riguarda l’immigrazione, il 26% pensa che l’UE faccia abbastanza, una percentuale in aumento di sette punti rispetto al 2016.

Su sicurezza e protezione dei confini esterni gli italiani ritengono che l’azione dell’UE sia adeguata o buona con incrementi tra 8 e 10 punti percentuali rispetto al 2016.

I risultati sono molto diversi da paese a paese. Se il 92% dei greci considera le azioni contro la disoccupazione inadeguate, è dello stesso parere solo il 27% dei cechi.

I risultati sono stati annunciati il 18 settembre 2018 e provengono da una ricerca Eurobarometro effettuata da Kantar Public su un campione di 27.601 persone in aprile 2018 per il Parlamento europeo. Una prima relazione, che vede in aumento il consenso verso le istituzioni europee, è stata pubblicata a maggio 2018.

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Pd alla frutta?

Tor, 18/09/2018 - 18:46

Forse sarebbe meglio dire “nemmeno all’antipasto”. Visto che non riesce nemmeno a cominciare quello. D’altronde Calenda doveva saperlo. Chi di cena ferisce, di cena perisce. Povero Carlo, che pensava a un invito innocuo quanto costruttivo con Renzi, Gentiloni e Minniti, da consumare a casa sua, magari sul balconcino al lume di candela iniziando con qualche crostino e vino piemontese. Apriti cielo. Già i commensali si sono sentiti in dovere di giustificarsi.

Gentiloni ha premesso che non é con le cene che si risolvono i problemi e Renzi dalla Cina (chissà perché tutti vanno in Cina. La Cina è vicina, vero Di Maio?) ha chiosato sulla cena delle beffe. Zingaretti, sentendosi escluso non a caso, ha subito promosso un’altra cena in trattoria, una cena popolare e progressista, con un operaio, un imprenditore, uno studente e un professore. In stile vecchio Pci e col salame che é di sinistra, mentre i crostini sono decisamente di destra. Anche Orlando, non invitato né alla cena né alla controcena, si é sentito in dovere di dire la sua e Martina, un segretario a dieta, anche troppo, ha preferito glissare e dare appuntamento al 30 settembre per l’oceanica manifestazione del Pd.

Orfini si sarà chiesto se anziché sciogliere il Pd qualcuno avesse gia sciolto lui ed Emiliano avrà sentito il dovere di avvisare Di Maio che la cena si svolgeva a Roma, precisandogli che é nel Lazio. Calenda a questo punto ha rinunciato. Meglio un aperitivo? Credo che a quel punto si sarebbe passati alla guerra degli aperitivi. Il Pd non deve parlare, non deve mangiare e neppure bere, altrimenti si divide. Meglio stare mummificati….

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INDOVINA CHI VIENE A CENA

Tor, 18/09/2018 - 16:39

 matteo salvini

La politica passa dalla piazza agli incontri esclusivi per pochi convitati. Sia a destra che a sinistra le carte si decidono a un tavolo, ben ristretto. Ma mentre il Centrodestra si organizza senza lasciarsi critiche alle spalle, il Centrosinistra sconta ancora una volta una crisi che non vuole cedere il passo e anzi, peggiora di giorno in giorno e di iniziativa in iniziativa.
Ieri due cene, nessuna delle quali prevedeva come invitato l’attuale segretario del Pd, Maurizio Martina: una convocata a casa sua dall’ex ministro Carlo Calenda, che si è pubblicamente rivolto a Renzi, Gentiloni e Minniti con due obiettivi dichiarati: farli smettere di litigare, e metterli d’accordo su una ricetta che faccia uscire il Pd dall’impasse. L’altra convocata subito dopo da Nicola Zingaretti, per rispondere per le rime all’iniziativa ostile di Calenda. Entrambe sono state annullate e hanno portato al ‘digiuno’ di Roberto Giachetti che ha annunciato lo sciopero della fame per chiedere che venga fissata la data del Congresso. “La situazione che ci troviamo di fronte non consente più di giocare, abbiamo giocato anche abbastanza. Devo dire francamente che sono incazzato nero, penso che non sia accettabile quello a cui abbiamo dovuto assistere a proposito di cene e incontri. Penso che non sia più possibile andare avanti così. Tutto questo lo avevo ampiamente previsto, tutti avevano deciso di non fare il congresso subito e che questo avrebbe comportato che il congresso si sarebbe svolto dappertutto tranne che nella sede opportuna”, afferma durante una diretta Facebook e sottolinea: “Il sondaggio ci dà sotto il 17 per cento: davvero al nostro popolo possiamo offrire uno spettacolo di questo tipo? Io penso che sia necessario che tutti inizino a ragionare sulla situazione che ci troviamo di fronte. Io le ho provate tutte, ho spiegato che non era possibile rimandare il Congresso, che la situazione necessitava una reazione immediata”. Infine, l’annuncio roboante: “A questo scenario indecoroso reagisco tornando alle mie origini: dalla mezzanotte di ieri sera ho iniziato lo sciopero della fame perché sia immediatamente convocata una assemblea straordinaria e fissata la data del congresso del Partito democratico”.
“Una cena a quattro con invito su Twitter è fatta apposta per farti litigare. E se invece di rimestare nel solito mortaio si mangiasse un panino, tutta la sinistra riformista, per decidere che fare? C’è poco tempo e il rischio è che il Pd ci porti tutti a fondo”, scrive su Facebook il segretario del Psi, Riccardo Nencini.
I toni non sono morbidi da parte del neo iscritto ai dem, Carlo Calenda, per il quale ai dirigenti del Pd “non importerà” di perdere le prossime elezioni europee e regionali: “Quello che importa a loro è il congresso. Sta diventando un posto in cui l’unico segretario che si dovrebbe candidare è il presidente dell’associazione di psichiatria”. Ma smentisce la frase che gli è stata attribuita sul fatto che ‘il Pd merita l’estinzione’. “Con Gentiloni e Minniti parlo continuamente – prosegue Calenda – nel Pd c’è un’entità, che si chiama Renzi, che non si capisce cosa voglia fare e che va avanti per conto suo. È una roba un pò singolare. È stato un presidente del Consiglio che all’inizio aveva veramente voglia di cambiare l’Italia e che ha fatto cose buone. È un grosso peccato”. Poi conclude: “L’unica cosa che vuole fare il Pd in questo momento è una resa dei conti fra renziani e antirenziani in vista di un congresso che doveva esserci, per me, settimane fa, e tutto sarà paralizzato in questa cosa di cui al paese non frega nulla. Nel frattempo, l’opposizione si fa in ordine sparso”. Calenda poi risponde sul mancato invito all’attuale segretario che non sente da ‘due mesi’. Maurizio Martina risponde: “Adesso basta, chiedo a tutti più generosità e meno arroganza. Il Pd è l’unico argine al pericolo di questa destra”. E fa un appello in vista della mobilitazione del 30 settembre a Roma: “È possibile chiedere a tutti i dirigenti nazionali del mio partito una mano perché la manifestazione del 30 sia grande, bella e partecipata?”.
Nel frattempo però a destra si decide senza intoppi. Domenica sera la riunione ad Arcore tra Silvio Berlusconi e Matteo Salvini, alla quale hanno preso parte anche Antonio Tajani e Giancarlo Giorgetti e che fonti di Forza Italia definiscono un “positivo” anche se ambienti del centrodestra precisano che nessuna decisione è stata presa. Che il leader della Lega avesse deciso che la ‘visita’ al Cavaliere dovesse rimanere in ambito privato è ormai noto, tanto che i dossier più caldi come la decisione sulla presidenza della Rai e le alleanze per le elezioni regionali sono stati rinviati ad un successivo incontro. Ma nel frattempo non si maschera l’irritazione degli alleati di Governo della Lega. Anche se ufficialmente il Movimento cinque stelle ha finto disinteresse, alla base continua lo sgomento per l’alleanza di Salvini con il Cavaliere che potrebbe mettere così le mani proprio sulla tv di Stato, la Rai. “È stata una cena positiva, non si è parlato di Rai ma del futuro del centrodestra e del rapporto Lega-Fi. Ci sarà un incontro nei prossimi giorni tra Cav, Salvini e Meloni”. Così a Rtl 102.5 il vicepresidente di Forza Italia Antonio Tajani.

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Se l’opposizione diventa un frutto esotico

Tor, 18/09/2018 - 16:14

Piovono su questo cosiddetto Governo Italiano censure, ammonimenti e valutazioni negative d’ogni genere. Gran parte di questi interventi pare che Salvini se li sia andati a cercare, rompendo ogni consuetudine di moderazione di linguaggio quando si tratta di rapporti internazionali. Sono affermazioni per lo più fondate e facilmente sostenibili. Acqua si direbbe, al mulino dell’Opposizione. Solo che l’Opposizione non c’è. Questa grottesca anomalia fa sì che molti degli strali lanciati al di qua delle Alpi finiscano per avere per obiettivo il Popolo Italiano. Che in maggioranza non è antieuropeista né può dirsi sostenitore delle stravaganze che cadono più frequentemente sotto gli occhi di allarmati analisti stranieri.

Che il coro di sfiducia che dall’Europa si fa sentire fino in Italia costituisca una palla al piede per il Governo, è da escludere. Nella propaganda soprattutto Leghista, ciò è determinato, invece. dalla constatazione che con “questi qua” al Governo l’Europa non può più permettersi di trattarci come sudditi e che cominciano ad aver paura di un’Italia che si sarebbe desta agli squilli di Salvini e di Di Maio. Spesso le peggiori bugie sono quelle costruite su di un minimo di verità.

E’ vero che per anni la nostra politica Europea è stata incredibilmente remissiva e che molti alti Funzionari Italiani abbiano preferito ottenere plauso e riconoscenza in Europa a scapito degli interessi italiani. Come pure è difficile oggi, quando un Salvini fa lo spaccatutto per accaparrarsi consensi e voti, sostenere che certe cavolate non siano ascrivibili ai cattivi istinti di tutto il Popolo Italiano.

Certo è che i mentori europei che non fanno mancare al nostro Governo quegli ammonimenti che avrebbero fatto meglio a far arrivare ben prima d’ora, stanno facendo un buon lavoro in favore del Governo e di Salvini in particolare.

E, poi, si arriva alla grottesca situazione per cui quell’Opposizione che invano cerchiamo di capire dove sia finita, sempre più appaia alla gente come un “prodotto esotico”. Che, di conseguenza, fa apparire smargiassate e pericolose scelte come la vera politica nazionale.
Ecco un’altra conseguenza della mancanza di un’Opposizione che sia veramente tale, viva e vivace. Quegli ammonimenti che oggi ci prevengono dall’Europa sarebbero un forte sostegno ad un’Opposizione di cui si avvertisse una presenza coerente ed attiva.
Sono oggi invece il contrario. Non si aiuta chi non esiste.

Mauro Mellini

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Di Maio contro Tria su manovra e reddito di cittadinanza

Tor, 18/09/2018 - 16:05

tria

Tria cerca la linea del buonsenso e manda su tutte le furie Di Maio e Salvini. La linea prudenziale del Ministro dell’economia è infatti del tutto incompatibile con le proposte della flat tax e del reddito di cittadinanza. Tria ha come obiettivo principale quello di non sforare il tetto di deficit imposto dalla Ue. I due vicepremier invece quello di vedere realizzati, o almeno di dare inizio a quelle che sono stare le loro principali promesse della campagna elettorale. Evidentemente la tenuta dei conti e la soddisfazione delle sparate per prendere voti non sono compatibili. “Bisogna andare oltre la flat tax riducendo il carico fiscale sulla classe media” ha detto il ministro dell’Economia, Giovanni Tria. “Siamo ad uno studio molto avanzato – ha spiegato – che ridurrà il carico fiscale sulla classe media mantenendo il budget gestibile”. Nella prossima Manovra, la Lega in particolare ha puntato su una riproposizione di aliquote agevolate per le Partite Iva, desistendo dalla formula iniziale di revisione della tassazione generale che avrebbe portato a un conto eccessivo. È stata anche presa in considerazione l’ipotesi di abbassare la prima aliquota Irpef dal 23 al 22 per cento, poi abbandonata perché avrebbe disperso troppe risorse per dare benefici di pochi euro.

Ma se sul lato fiscale comunque qualcosa di è mosso, almeno come tema su cui mettere l’attenzione, le grandi promesse dei 5 Stelle non sono mai state neanche oggetto di discussione da parte di Tria. Infiatti alla fine del del vertice sulla manovra Luigi Di Maio era infuriato contro il ministro dell’Economia, Giovanni Tria. La battaglia più grande per il vicepremier M5S è quella sul reddito di cittadinanza. E Luigi Di Maio non la prende bene e sbatte i pugni sul tavolo come fosse un capriccio: “Nessuno ha chiesto le dimissioni del ministro Tria ma pretendo che il ministro dell’Economia di un governo del cambiamento trovi i soldi per gli italiani che momentaneamente sono in grande difficoltà”. Il tutto mentre si sommano altri i punti di scontro all’interno del governo: tra questi la vicenda della ricostruzione del ponte Morandi e del commissario straordinario per Genova, il dossier servizi e la pace fiscale. Su quest’ultimo punto Di Maio assicura: “Il M5S non voterà nessun condono”. Infatti il vicepremier ha detto più volte di non essere disposto a cedere sul reddito di cittadinanza, anche a costo di mandare a casa Tria.

“Sono settimane – ha commentato Domenico Proietti Segretario Confederale UIL – che il Governo annuncia la pace fiscale, il concordato e il condono. Sia chiaro: i lavoratori dipendenti e i pensionati, che sono i cittadini a più alta fedeltà fiscale, non sopporteranno nuovi interventi volti a coprire e favorire l’odiosissimo fenomeno dell’evasione fiscale. L’Italia detiene il triste primato di essere il Paese con la più elevata evasione fiscale in tutto l’Occidente. È questo il vero tema che il Governo deve affrontare, con una svolta politica radicale, nella lotta senza quartiere a chi non fa il proprio dovere con il fisco. Questo intervento – ha concluso Proietti – permetterebbe di ridurre significativamente le tasse a tutti gli italiani che le pagano, a partire da lavoratori dipendenti e pensionati”.

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