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Scrive Celso Vassalini: Preghiera Laica per gente in mare

Pon, 18/06/2018 - 16:10

Egregio Direttore,

E il Governo italiano Lega e Mov5stelle, la smetta di essere vigliacco, questa battaglia si fa al Consiglio Europeo e non sulla pelle delle persone in mare.

Erri De Luca: Mare Nostro – Preghiera Laica.

Mare nostro che non sei nei cieli e abbracci i confini dell’isola e del mondo sia benedetto il tuo sale e sia benedetto il tuo fondale accogli le gremite imbarcazioni senza una strada sopra le tue onde pescatori usciti nella notte le loro reti tra le tue creature che tornano al mattino con la pesca dei naufraghi salvati Mare nostro che non sei nei cieli all’alba sei colore del frumento al tramonto dell’uva di vendemmia, Che abbiamo seminato di annegati più di qualunque età delle tempeste tu sei più giusto della terra ferma pure quando sollevi onde a muraglia poi le riabbassi a tappeto custodisci le vite, le visite cadute come foglie sul viale fai da autunno per loro da carezza, da abbraccio, da bacio in fronte di padre e di madre prima di partire.

Mi piacerebbe che questa poesia diventasse materia di studio nelle scuole. Questa generazione di ragazzi è troppo presa dalla tecnologia e non sa cosa sta succedendo nel mondo. Erri De Luca raggiunge il cuore degli uomini.

Celso Vassalini,
cittadino europeo

Kategorije: Italija

Sempre più persone accedono ai servizi con l’applicazione ‘Inps Mobile’

Pon, 18/06/2018 - 15:55

Consulenti del lavoro

FARI PUNTATI SU APE AZIENDALE

La Fondazione studi consulenti del lavoro, con la circolare n.13/2018, fa luce sull’Ape aziendale. Dal 13 aprile scorso, l’Inps ha infatti reso disponibile sul proprio sito il servizio che consente di fare domanda per l’anticipo finanziario a garanzia pensionistica, l’Ape volontario. “Questa possibilità ha aperto le porte anche alla cosiddetta Ape aziendale: un ulteriore strumento di flessibilità in mano ai datori di lavoro privati, che consente di incentivare l’esodo dei lavoratori”, spiegano i consulenti del lavoro. Nella circolare della Fondazione studi si ricorda che l’Ape aziendale è richiedibile “contestualmente alla domande dell’Ape volontario fino al 31 dicembre 2019, salvo ulteriori proroghe previste da future disposizioni normative”.

I consulenti, nella circolare, evidenziano con esempi pratici la natura, convenienza e modalità di calcolo della possibilità di uscita anticipata dal lavoro. Si ritiene, infatti, che l’Ape aziendale possa annoverarsi, se opportunamente usata, fra le iniziative più interessanti con cui favorire i ricambi generazionali nelle imprese. L’Ape aziendale consente, infatti, ai datori di lavoro e agli altri soggetti designati dalla norma di aumentare, direttamente e senza costi aggiuntivi, la posizione assicurativa del proprio lavoratore attraverso una ‘dote contributiva’ che comporta un incremento stabile della cosiddetta Quota C (Contributiva) della posizione assicurativa, senza alcun aumento delle settimane contributive utili ad avere diritto alla pensione.

I destinatari della misura sono i datori di lavoro privati, gli enti pubblici economici; gli Istituti autonomi case popolari, trasformati in base alle diverse leggi regionali in enti pubblici economici; gli enti che – per effetto dei processi di privatizzazione – si sono trasformati in società di persone o società di capitali ancorché a capitale interamente pubblico; le ex Ipab trasformate in associazioni o fondazioni di diritto privato, in quanto prive dei requisiti per trasformarsi in Asp, e iscritte nel registro delle persone giuridiche; le aziende speciali costituite anche in consorzio; i consorzi di bonifica; i consorzi industriali; gli enti morali; gli enti ecclesiastici. L’Ape aziendale è accessibile anche agli ‘enti bilaterali’ e ai Fondi di solidarietà bilaterali.

Innovazione

CRESCE USO APP MOBILE INPS

Sempre più persone accedono ai servizi messi a disposizione dall’Inps con l’applicazione ‘Inps Mobile’, utilizzabile su dispositivi Apple e Android. E’ quanto si legge in una nota dell’Inps. Fra quelli che l’Istituto ha da tempo reso disponibili, grande successo stanno ottenendo in particolare i servizi ‘Stato domanda’ e ‘Stato pagamenti’, che consentono agli utenti di acquisire importanti informazioni senza doversi recare agli sportelli. Con il servizio ‘Stato domanda’, fornendo il proprio codice fiscale e il proprio pin o spid, si può visualizzare lo stato di lavorazione di una richiesta presentata all’Istituto. Con il servizio ‘Stato pagamenti’, invece, sempre fornendo il proprio codice fiscale e il proprio pin o spid, ciascuno può visualizzare il dettaglio di un pagamento erogato dall’Istituto in suo favore, a fronte di una o più prestazioni pensionistiche o non pensionistiche.

Le informazioni visualizzabili si riferiscono all’ultimo pagamento erogato, in ordine cronologico, per ogni prestazione e con un orizzonte temporale non superiore agli ultimi due mesi precedenti alla data di consultazione. La finalità del servizio è, infatti, quella di fornire all’utente un riscontro immediato del pagamento disposto, in suo favore, dall’Inps per il mese corrente.

Nei primi 4 mesi del 2018 i contatti del servizio ‘Stato pagamenti’ sono stati 18.748.283, contro i 34.003.761 dell’intero 2017, con un picco nel mese di gennaio di 5.447.415 visite virtuali. I contatti del servizio ‘Stato domanda’ nel primo quadrimestre 2018 sono stati invece 5.978.612, a fronte dei 9.977.400 dell’anno precedente (in questo caso il numero maggiore di visite, 1.777.825, si è registrato nel mese di marzo).

Imprese e sindacati

INSIEME PER LA SICUREZZA SUL LAVORO

Parte dal Bhge Florence Learning Center l’iniziativa congiunta di Federmeccanica, Assistal e Fim Cisl, Fiom Cgil, Uilm Uil per promuovere la cultura della sicurezza e le buone pratiche nei luoghi di lavoro. “Con la stipula del contratto nazionale del 26 novembre 2016, Federmeccanica, Assistal, Fim-Cisl, Fiom-Cgil e Uilm-Uil -spiega una nota delle sigle di datori e lavoratori della meccanica- hanno condiviso che la tutela della salute dei lavoratori impone la massima attenzione e responsabilità e che l’impegno in tale ambito debba essere totale e dettato da un profondo rispetto per la persona, che rappresenta il primo presupposto sia della cultura della sicurezza sia di un’efficace attività di prevenzione. A questo fine il nuovo ccnl ha previsto la costituzione della Commissione paritetica nazionale”.

L’incontro svoltosi di recente a Firenze, presso Bbghe-Nuovo Pignone, rappresenta la prima iniziativa pubblica della Commissione e l’inizio di un percorso congiunto che, lungo tutta l’Italia, porterà i temi della salute e della cultura della sicurezza nei luoghi di lavoro nelle diverse tipologie di aziende e impianti che compongono il settore metalmeccanico.

A sancire la prima fase dei lavori della Commissione è stata la sottoscrizione, avvenuta nel corso del convegno fiorentino, di un protocollo di intesa con Inail rappresentato dal presidente, Massimo De Felice, che permetterà di perseguire gli obiettivi di conoscenza del fenomeno degli infortuni e delle malattie professionali nel settore metalmeccanico e della installazione di impianti e di svolgere con più efficacia la diffusione della cultura della sicurezza e delle attività di prevenzione.

“La scelta di organizzare questo evento presso un’azienda non è casuale -spiega la nota- ma dettata dalla volontà di far conoscere e approfondire gli esempi di ‘buone pratiche’ in materia di sicurezza che ogni giorno le aziende mettono in campo e che, come nel caso di Bhge-Nuovo Pignone, il controllo della sicurezza è esteso anche a tutta la filiera degli appalti. L’invito che le parti hanno rivolto alle istituzioni è quello di cominciare a premiare queste esperienze, attraverso un riconoscimento concreto affinché venga incentivata sempre più la diffusione di queste buone pratiche, tra le grandi aziende come nelle piccole (perché vi sono esempi virtuosi anche tra le Pmi)”.

“Federmeccanica – ha commentato Alberto Dal Poz, presidente di Federmeccanica – è impegnata a promuovere la sicurezza sul lavoro e la tutela dell’ambiente. Si tratta di diffondere la cultura della sicurezza e di farlo in maniera capillare, pervasiva. Occorre, quindi, agire sempre di più sulla leva informativa. La sicurezza è prevenzione, la sicurezza è responsabilità di ognuno e richiede il coinvolgimento attivo di tutti”.

“Questo è quello che abbiamo previsto nel nuovo contratto e per questo siamo qui oggi, insieme. Perché sicurezza e cooperazione vanno di pari passo. Le imprese, gli incaricati dalle aziende (Rspp, i preposti, il medico incaricato della sorveglianza sanitaria), assieme ai rappresentanti dei lavoratori in materia di sicurezza e a tutti i lavoratori, possono innescare un circuito virtuoso basato sul confronto e sull’ascolto reciproco. E’ importante che il nostro messaggio parta da un’azienda modello, una buona pratica che può rappresentare un esempio. Qui si fa la cultura della sicurezza, il nostro compito, il nostro impegno è diffonderla”, ha concluso Dal Poz.

Previdenza

PENSIONI PIÙ BASSE DAL 2019

Assegni più leggeri per chi andrà in pensione nel 2019. A partire dal prossimo anno, chi si ritirerà dal lavoro percepirà una pensione annua inferiore, mediamente, di oltre l’1% rispetto a chi ci è già andato o ci andrà quest’anno. Il decreto che lo stabilisce è il dm 15 maggio del ministero del lavoro, pubblicato ieri in Gazzetta Ufficiale, che fissa i coefficienti di trasformazione del montante contributivo validi dal 2019 al 2021 (i coefficienti che applicati al totale dei contributi versati durante la vita lavorativa, determinano l’importo annuo di pensione cui ha diritto il lavoratore).

Come ha opportunamente ricordato al riguardo ‘Italia Oggi’, da quando nel 2009 è stata introdotta la revisione dei coefficienti non ci sono mai state variazioni positive. Quella corrente è la numero quattro. Il quotidiano specializzato riporta anche un esempio: un lavoratore con 100 mila euro di contributi versati e 65 anni d’età, ha visto calare in questi anni la propria pensione di circa 900 euro. Il prossimo anno sarà di 5.245 euro, nel 2009 è stata di 6.136 euro.

Il quotidiano economico nazionale ha calcolato che se nel triennio 2013/2015, a parità di ogni altra condizione, gli assegni sono stati alleggeriti in media di circa il 3% rispetto al triennio precedente, 2010/2012, con il terzo taglio c’è stata una riduzione ulteriore di circa il 2%, sempre in media, portando a circa l’11% la riduzione, in media, di tutto il periodo che va dal 2009 al 2018.

La riforma Fornero ha agevolato chi rimarrà al lavoro fino a 70 anni e 7 mesi ma dal prossimo anno, ha ribadito il quotidiano ‘Italia Oggi’ entrerà in vigore un nuovo coefficiente: quello legato all’età di 71 anni.

Lavoro

ISPETTORI AD AMAZON ASSUMETE 1.30 INTERINALI

Oltre 1.300 lavoratori precari di Amazon Italia hanno il diritto di essere assunti dal colosso americano dell’e-commerce. È quanto stabilito dall’Ispettorato del lavoro che ha contestato ad Amazon di aver ‘sforato’ le quote consentite dalla legge di lavoratori “somministrati” e chiede la stabilizzazione degli oltre 1.300 lavoratori interinali utilizzati oltre i limiti. L’accertamento nei confronti di Amazon Italia Logistica era iniziato lo scorso 7 dicembre e il verbale, si legge sul portale dell’Ispettorato, è stato notificato il 30 maggio scorso.

L’Ispettorato del Lavoro contesta ad Amazon di aver ‘sforato’ le quote consentite dalla legge di lavoratori “somministrati” e chiede la stabilizzazione degli oltre 1.300 lavoratori interinali utilizzati oltre i limiti. E’ in sintesi la conclusione cui giunge l’Ispettorato che dipende dal ministero del Lavoro nel verbale con cui si conclude l’accertamento iniziato nei confronti di Amazon Italia Logistica lo scorso 7 dicembre. Il verbale, si legge sul portale dell’Ispettorato, è stato notificato il 30 maggio scorso.

“È stato contestato all’azienda di aver utilizzato, nel periodo da luglio a dicembre 2017, i lavoratori somministrati oltre i limiti quantitativi individuati dal contratto collettivo applicato. Si evidenzia infatti che l’impresa, a fronte di un limite mensile di 444 contratti di somministrazione attivabili, nel periodo suindicato, ha invece sensibilmente superato tale limite, utilizzando in eccesso un totale di 1.308 contratti per lavoratori somministrati” scrive l’Ispettorato.

“L’iniziativa ispettiva potrà consentire la stabilizzazione degli oltre 1.300 lavoratori interinali utilizzati oltre i limiti, i quali pertanto potranno richiedere di essere assunti, a tempo indeterminato, e a far data dal primo giorno di utilizzo, direttamente dalla società Amazon” prosegue la nota. In esito ad altri profili oggetto di accertamento non sono invece emerse irregolarità, né sono state accertate violazioni in tema di controllo a distanza dei lavoratori.

La replica dell’azienda – Amazon, scrive in una nota il colosso dell’e-commerce, “è un datore di lavoro corretto e responsabile”. “Rispettiamo il lavoro svolto dall’autorità ispettiva e ci impegniamo affinché tutte le osservazioni che ci vengono rivolte siano affrontate il più rapidamente possibile”. Nello specifico in questi giorni, sottolinea Amazon, “abbiamo ricevuto il verbale di accertamento e in esso non è riportato il numero di contratti in somministrazione, citato nei media e nel comunicato stampa dell’Ispettorato del Lavoro”.

Carlo Pareto

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Giuseppe Romita, una vita per la repubblica e i lavoratori

Pon, 18/06/2018 - 15:46

Giuseppe_Romita_2Nacque a Tortona, piccolo comune piemontese, il 7 gennaio del 1887 in una famiglia di contadini che a prezzo di enormi sacrifici lo fecero studiare permettendogli di conseguire il diploma di geometra. Dotato di viva intelligenza e con forti aspirazioni, volle continuare gli studi e si iscrisse al Politecnico di Torino, dove frequentò i corsi di Ingegneria aiutandosi economicamente con il frutto delle lezioni che dava privatamente.

Fin dai più giovani anni si sentì attratto dalle idee socialiste, e nel 1903 aderì al PSI, iscrivendosi al gruppo giovanile della sezione socialista di Alessandria e successivamente a quella di Torino. In questo periodo fu corrispondente de “L’Avanguardia”, organo centrale della Federazione Giovanile Socialista , l’organizzazione costituita nel settembre del 1903 a Firenze con l’adesione dei vari gruppi già operanti in alcune regioni, ed ebbe così modo di farsi conoscere e apprezzare fino a meritare l’ingresso nel Consiglio nazionale. Nel 1911, a 24 anni, già abbastanza noto tra i lavoratori organizzati sia nel partito che nel sindacato, venne eletto segretario della sezione socialista di Torino. Qualche anno dopo raggiunse due importanti traguardi nella sua vita: conseguì infatti la laurea in ingegneria e venne eletto nei consigli comunali della città natale e di Torino.

L’entrata in guerra dell’ Italia contro gli Imperi centrali lo collocò tra i più decisi oppositori: tenne infatti viva tra i socialisti del capoluogo piemontese la fiamma della pace e della libertà, e partecipò nell’agosto del ’17 ai moti del pane con Maria Giudice e altri, per cui fu arrestato e per alcuni mesi tenuto in carcere.

Con l’inizio del dopoguerra si immerse nuovamente nella lotta politica e nel ’19 venne eletto deputato alla Camera. Attivissimo tra i lavoratori, partecipò all’occupazione delle fabbriche, fatto di grande rilievo a livello nazionale in un periodo di lotte aspre e coinvolgenti dei lavoratori e particolarmente importante in una città a forte sviluppo industriale com’era Torino. In quella occasione ebbe modo di porre al servizio degli operai le proprie competenze di tecnico e le proprie capacità di dirigente, e concorse a dimostrare, contro la propaganda denigratoria dei conservatori, che i lavoratori erano in grado di garantire la prosecuzione dell’attività produttiva.

Nel gennaio del ’21 non condivise le motivazioni addotte dai comunisti in favore della scissione nel PSI che diede vita al PCd’I, e riconfermò la propria fedeltà al partito. Nel successivo aprile venne presentato candidato alla Camera e fu tra gli eletti. Nell’ottobre del ’22, sempre animato da spirito unitario, cercò di impedire la nuova rottura nel partito con la nascita del PSU, ma i suoi sforzi non ebbero successo. L’anno dopo, fortemente convinto della inconciliabilità di socialismo e comunismo, con Nenni, la Giudice e altri si oppose alla proposta di fusione del PSI e del PCd’I avanzata dall’Internazionale di Mosca. Nel 1924 venne nuovamente eletto alla Camera. Dopo l’assassinio di Matteotti aderì alla secessione dell’Aventino, e fu tra i più attivi oppositori del regime nascente, sicchè il 6 novembre del ’26 venne dichiarato decaduto dal mandato parlamentare. Arrestato pochi giorni dopo e condannato a cinque anni di confino, venne inviato a Pantelleria, successivamente a Ustica, e ancora a Palermo e infine a Ponza. Riacquistò la libertà due anni dopo, ma venne escluso dall’albo degli ingegneri, sicchè per vivere dovette accettare lavori di vario tipo. Tornato a Torino, si impegnò per fare rinascere il Partito socialista, ma nel ’30 subì un nuovo arresto e l’invio al confino a Veroli. Nel ’33, cessata la detenzione, fissò la propria dimora a Roma, dove si dedicò a diversi lavori per mantenere la famiglia.

Nel ’42 con Olindo Vernocchi, Nicola Perrotti, Oreste Lizzadri e altri lavorò per la ricostituzione del partito, che di lì a poco, con la confluenza di vari gruppi, assunse il nome di PSIUP. Dopo la caduta del fascismo, con Nenni fece parte del gruppo dirigente centrale del CLN in rappresentanza dei socialisti. Dal giugno del ’45 entrò in successivi governi sempre con incarichi di grande rilievo, e nelle elezioni politiche per l’Assemblea Costituente e nel contemporaneo referendum su Repubblica o Monarchia del 2 giugno 1946, come Ministro degli interni, si impegnò con straordinaria passione nello sforzo per dare al paese una nuova forma istituzionale e un parlamento aperto al rinnovamento e al progresso. Monarchici e conservatori gli rivolsero forti critiche, che il tempo ha dimostrato assolutamente ingiustificate.

Storici e politici di ogni tendenza concordano da tempo nell’affermare che assieme a Nenni egli fu grande artefice dell’avvento della Repubblica: se Nenni diede la passione al Partito socialista e alle forze progressiste con lo slogan “O la repubblica o il caos”, egli profuse straordinarie energie perché l’Italia mutasse le strutture statuali e si avviasse decisamente verso un avvenire di giustizia, di libertà e di pace.

Sempre autonomista, non approvò mai le proposte di fusione col PCI e nemmeno la politica frontista, desiderando che il partito si distinguesse da ogni altra organizzazione, anche di classe, considerata non pienamente democratica. Quando perciò ritenne che i legami tra i due partiti rischiavano di divenire soffocanti per il Partito Socialista e a lungo andare avrebbero finito per snaturarlo e distruggerlo, assunse posizioni di critica: attorno alla rivista “Panorama”, pubblicata dal gennaio dl ’49, e a un pugno di autonomisti, politici e sindacalisti, tra cui Viglianesi, Carmagnola, Luisetti, nel dicembre del ’49 diede vita al PSU, che nel maggio del ’51 si fuse con il PSLI nel PSDI. Successivamente, preoccupato di impedire una deriva autoritaria e conservatrice del paese, sotto la spinta della guerra fredda, di cui individuava i pericoli, perorò il ritorno nel governo con la DC. Fu allora Ministro dei Lavori Pubblici, ciò che gli permise di dare il via alla realizzazione di un piano che prevedeva la modernizzazione del paese.

Egli sognava una Italia che, libera dalle vecchie chiusure e dalle vecchie limitazioni, si collocasse finalmente a più alti ed avanzati livelli di sviluppo. Promosse perciò lo sviluppo della rete stradale nel paese, avviò la costruzione della “Strada del Sole”, di acquedotti, e inoltre un vasto piano di ampliamento dell’edilizia popolare. Si impegnò ancora nella vita del partito perorando l’unità di tutti i socialisti, ma non vide concretarsi il suo sogno. Morì infatti a Roma il 15 marzo del 1958 per un attacco cardiaco. Unanime fu allora il compianto delle forze politiche, che ne riconobbero la grande passione, la fede sincera e profonda nell’ideale socialista, la moralità assoluta, la capacità realizzatrice.

Giuseppe Miccichè

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Scrive Mario Michele Pascale: La corruzione da morti di fame

Pon, 18/06/2018 - 15:45

La vicenda di Michele Civita mi mette tristezza. Ma non per ragioni morali. Ma perché un padre, anche un padre importante, è costretto ad umiliarsi e a scendere a patti con chiunque, anche con Parnasi, per far avere un lavoro al figlio.
Questo il dialogo tra Civita e l’imprenditore pubblicato dalla stampa:
– “Io ti voglio chiedere una cortesia per mio figlio. Tu me l’avevi detto no? Allora ovviamente per ragioni di opportunità nulla che riguarda le tue società. Ovviamente. Però tu mi avevi detto con qualcuno? Lui è laureato in Economia. Se ti mando il curriculum?”.
– “No, non mandarmi il curriculum mandami la mail, il numero e la mail”
– “Anche la cosa più umile? Non ti preoccupare. Ci penso io”
La seconda cosa che mi mette tristezza è la subalternità, decisamente servile, della politica nei confronti di un certo tipo di imprenditoria. Civita dimostra, nonostante la sua brillante carriera di amministratore pubblico, di essere ben poca cosa davanti ad un palazzinaro.
L’avvocato di Civita sostiene la tesi per la quale non c’è un problema giudiziario, ma un problema etico. Io gli credo e mi auguro che la posizione del suo assistito si chiarisca subito. Non di meno il problema etico è importante. La merce di scambio è stata la posizione pubblica del papà del giovane raccomandato. Non è poco. E, per quanto comprensibile sia la preoccupazione di un padre per il futuro di un figlio non è un esempio di cui la sinistra possa andare fiera.

Mario Michele Pascale

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Brunori SAS, Ruggeri e Mirkoeilcane al Festival di Amnesty a Rovigo

Pon, 18/06/2018 - 15:36

collage-volontari-807x600Saranno quattro giorni pieni di musica di qualità e di attenzione ai temi dei diritti umani quelli dal 19 al 22 luglio a Rosolina Mare, in provincia di Rovigo, con la 21a edizione di “Voci per la Libertà – Una Canzone per Amnesty”. Brunori sasvincitore del Premio Amnesty Italia, sezione Big, sarà uno dei protagonisti di un programma ricco di eventi, che sosterrà la campagna di Amnesty International “La solidarietà non è reato” e vedrà tra gli ospiti Enrico RuggeriMirkoeilcane e la Med Free Orkestra.

Grandi artisti che si alterneranno sul palco di Piazzale Europa con otto band e cantautori provenienti da tutta Italia, da Bergamo a Pantelleria, da Venezia a Napoli, in concorso per il Premio Amnesty Italia, sezione Emergenti, dedicato ai migliori brani legati alla Dichiarazione universale dei diritti umani. Il contest proporrà le semifinali il 20 e 21 luglio e la finale fra i cinque migliori il 22 luglio.

Il 20 luglio si fronteggeranno: Storie Storte da Venezia con “Mare nostro” (folk), Giulia Ventisette da Firenze con “Tutti zitti” (pop d’autore), La Malaleche da Monza/Bergamo con “Siamo migranti” (patchanka), Iza&Sara da Forlì/Faenza con “Favola” (pop).

Il 21 luglio toccherà a: Pupi di Surfaro dalla Sicilia con “’Gnanzou” (nu kombat folk), Danilo Ruggero da Pantelleria con “Agghiri ddrà” (folk / canzone d’autore), Mujeres Creando da Napoli con “E je parlo ‘e te” (world music), Eleonora Betti da Arezzo con “Libera” (folk / canzone d’autore).

Voci per la libertà è un evento sostenuto da Amnesty International Italia in cui la creatività tocca le persone su temi importanti quali uguaglianza e rispetto. Quest’anno il festival promuoverà la campagna “La solidarietà non è reato” con cui Amnesty International vuole sfidare la criminalizzazione della solidarietà nelle sue varie forme: il lavoro umanitario e dei diritti umani non dovrebbe mai essere criminalizzato perché aiutare le persone ad attraversare i confini in modo irregolare, senza alcun vantaggio personale, non è contrabbando e non dovrebbe essere considerato un reato. Individui e organizzazioni che aiutano rifugiati e migranti sono l’esempio più visibile dell’impegno per costruire comunità più accoglienti in Europa: testimoniano le violazioni dei diritti umani e gli abusi; rispettano l’imperativo umanitario, anteponendo le persone ai confini.

Sui temi dei diritti umani saranno due le installazioni presenti quest’anno a Voci per la libertà e visitabili al Centro Congressi a fianco al palco: “Inalienabile” di Silva Rotelli, progetto multimediale sul rapporto tra musica e diritti umani e “Ciokorà” progetto fotografico di Valentina Tamborra che testimonia la condizione delle migliaia di bambini di strada in Kenia. Verranno inaugurate nella serata di apertura, quella del 19, che vedrà l’esibizione del caleidoscopico e multietnico ensemble musicale della romana Med Free Orkestra, preceduta da quella di BO.RO.FRA, che alle 18.30 sarà anche protagonista dell’aperitivo in spiaggia.

Il giorno dopo, l’aperitivo sarà affidato al live di Carlo Valente, il vincitore del Premio Amnesty sezione Emergenti lo scorso anno. Ospite della serata, dopo l’esibizione dei semifinalisti, sarà Mirkoeilcane, giovane cantautore romano noto per aver presentato a Sanremo 2018 un brano intenso sui migranti come “Stiamo tutti bene”.

Sabato 21 luglio si aprirà alle 18.30 con un Dj set interculturale, per proseguire la sera con la seconda semifinale e con il live di Enrico Ruggeri, artista dalla lunga carriera, spesso costellata da brani sui temi dei diritti umani (da “Nessuno tocchi Caino” alla stessa “Si può dare di più”).

La giornata di chiusura inizierà all’alba alle 5.00 con una performance di musica e danza contemporanea a cura dei Cantieri Culturali Creativi. Nel pomeriggio ci sarà un incontro alle 18.30 con il portavoce di Amnesty International Italia Riccardo Noury e con Dario Brunori, che la sera salirà sul palco per eseguire la canzone vincitrice del Premio Amnesty Italia Big, la sua “L’uomo nero”, insieme ad altri brani del suo repertorio. Durante la serata verrà anche assegnato, fra i cinque finalisti, il Premio Amnesty Italia, sezione Emergenti, il Premio della Critica e il Premio Giuria Popolare.

Durante tutte le serate del festival ci saranno laboratori didattici per bambini sui diritti umani a cura di Cooperativa Porto Alegre, Cooperativa Peter Pan e Libreria Ricarello.

Tutti gli eventi sono ad ingresso libero.

Presentano: Savino Zaba (Rai1, Radio2) e Carmen Formenton (Voci per la Libertà).

Il festival dallo scorso anno fa parte di una rassegna più ampia, “Arte per la libertà, il festival della creatività per i diritti umani” realizzata con il sostegno di MiBACT e di SIAE, nell’ambito dell’iniziativa “Sillumina – Copia privata per i giovani, per la cultura”. L’iniziativa, iniziata già dal mese di aprile e che tocca le province di Rovigo, Padova e Ferrara, propone, oltre alla musica, arte contemporanea, cinema, fotografia, teatro, libri e danza. Un intenso viaggio nell’arte giovanile a favore dei diritti umani.

Tutto il ricco calendario è consultabile sul sito: www.vociperlaliberta.it e www.arteperlaliberta.com

XXI EDIZIONE VOCI PER LA LIBERTÀ – UNA CANZONE PER AMNESTY
Rosolina Mare (RO) 19-22 Luglio 2018

GIOVEDÌ 19 LUGLIO
ore 18.30 aperitivo in spiaggia con progetto BO.RO.FRA “l’arte che accoglie”
ore 21.00 Arena Piazzale Europa
Inaugurazione installazioni Centro Congressi:
INALIENABILE di Silva Rotelli, CIOKORÀ di Valentina Tamborra
LIVE: BO.RO.FRA. + MED FREE ORKESTRA

VENERDÌ 20 LUGLIO
ore 18.30 aperitivo in spiaggia con CARLO VALENTE
ore 21.00 Arena Piazzale Europa LIVE
SEMIFINALI CONCORSO con GIULIA VENTISETTE – LA MALALECHE – STORIESTORTE – IZA & SARA + MIRKOEILCANE


SABATO 21 LUGLIO
ore 18.30 aperitivo in spiaggia con DJ SET INTERCULTURALE
ore 21.00 Arena Piazzale Europa LIVE
SEMIFINALI CONCORSO con MUJERES CREANDO – PUPI DI SULFARO – ELEONORA BETTI – DANILO RUGGERO + ENRICO RUGGERI


DOMENICA 22 LUGLIO
ore 5.00 performance di danza in spiaggia con CANTIERI CULTURALI CREATIVI
ore 18.30 centro congressi incontro pubblico con RICCARDO NOURY e BRUNORI SAS
ore 21.00 Arena Piazzale Europa LIVE
FINALE CONCORSO con I MIGLIORI 5 ARTISTI
+ PREMIO AMNESTY INTERNATIONAL ITALIA a BRUNORI SAS

Un’iniziativa di:
Associazione Culturale Voci per la Libertà e Amnesty International Italia


Con il sostegno di:

MiBACT e di SIAE, nell’ambito dell’iniziativa “Sillumina – Copia privata per i giovani, per la cultura”, CGIL Rovigo, CISL Padova e Rovigo, ITALPIZZA


Con la collaborazione di:

Provincia di Rovigo, ReteEventi, il Comune di Rosolina, Pro Loco Rosolina, Cooperativa Porto Alegre, Cooperativa Peter Pan, Libreria Ricarello


Partner tecnici:

Alce Nero, ARS audio & light, Idee Grafiche, Grafiche Nuova Tipografia, Meeting degli Indipendenti, Musica nelle Aie, OPS Group, Rete dei Festival, Studioartax, Peruzzine


Media Partner:

Rai Radio7 Live, Radio Popolare, Radio LatteMiele, Radio LoveFM, Radio 41, Viva la Radio, DeltaRadio, ArtTribune, FunnyVegan, Rumore, Mescalina, La Scena, Post Scriptum, Spettakolo, ViaVaiNet, REMweb, Il Gazzettino, Il Resto del Carlino, La Voce di Rovigo, RovigoOggi, RovigoInDiretta

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Amministrative Imperia, affermazione dei socialisti

Pon, 18/06/2018 - 15:26

comune imperia

“Imperia di tutti – Imperia per tutti”. Questo il nome della lista di chiara ispirazione socialista che ha partecipato alle elezioni amministrative a Imperia. I valori sono nel nome e la rosa nel simbolo del movimento. Otto candidati sindaci, 18 liste e oltre 500 candidati al consiglio comunale. Situazione molto fluida nel capoluogo ligure, che ha visto anche il ritorno di Claudio Scajola in lizza per la poltrona da primo cittadino e che, proprio a Imperia, negli anni ottanta ha cominciato la sua carriera politica.

In questo contesto politico caotico e fortemente frammentato Imperia di tutti si ripresentava alle elezioni dopo essere già stata in amministrazione, tra le file della maggioranza, nei cinque anni precedenti ed aver espresso due consiglieri comunali, un assessore ed anche l’attuale presidente della Provincia. Il movimento si era presentato assieme al Partito Democratico e a due liste civiche a sostegno del candidato sindaco Guido Abbo , già assessore della precedente amministrazione e proposto in prima battuta proprio da Imperia di tutti.

Gli elettori imperiesi hanno, in maniera inaspettata, premiato l’ex ministro che, al primo turno, ha superato ogni aspettativa, raggiungendo oltre il 35% e che andrà al ballottaggio con il candidato del centro destra che ha raggiunto circa il 28%. Poco dietro Guido Abbo anche a causa di un pessimo risultato del Partito Democratico rimasto sotto il 10%.

imperia-di-tutti-+-psiOttimo successo di Imperia di tutti che, raggiungendo quasi il 4%, ha migliorato il suo precedente risultato di circa un punto percentuale, unica realtà politica in controtendenza nel panorama del centrosinistra imperiese. Un risultato che, proprio alla luce del contesto nazionale e del gran numero di liste e candidati, assume un valore ancora più importante. Male invece il resto della sinistra che si è presentata anch’essa divisa e che ha raggiunto nel complesso poco più del 4%.

Imperia di tutti rimane ora in attesa dei risultati del ballottaggio per capire se grazie all’ottimo risultato raggiunto potrà vedere seduto nelle file dell’opposizione il primo tra i propri votati.

Claudio Luppi

coordinatore movimento politico
Imperia di tutti Imperia per tutti

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La corruzione fa diminuire gli investimenti esteri

Pon, 18/06/2018 - 15:23

palazzi in costruzioneIl fenomeno della corruzione in Italia fa diminuire gli investimenti esteri del 16% e fa aumentare del 20% il costo complessivo degli appalti. Lo afferma lo studio di Unimpresa sui costi dell’illegalità, pubblicato mentre è in corso l’inchiesta della Procura della Repubblica di Roma sul nuovo Stadio della Roma. Negli ultimi 10 anni, la corruzione ha eroso 10 miliardi di euro l’anno di prodotto interno lordo per complessivi 100 miliardi in un decennio.
Ma non solo. Le aziende che operano in un contesto corrotto crescono in media del 25% in meno rispetto alle concorrenti che operano in un’area di legalità. In particolare, le piccole e medie imprese hanno un tasso di crescita delle vendite di oltre il 40% inferiore rispetto a quelle grandi. Per il presidente di Unimpresa, Giovanna Ferrara, le indagini di questi giorni sulla città di Roma rendono urgente un intervento serio da parte del governo e del Parlamento per ridurre i costi dell’illegalità che gravano sulle imprese italiane.
Lo studio di Unimpresa parte dal presupposto che il costo della corruzione nell’Ue raggiunge i 120 miliardi di euro l’anno, pari all’1% del Pil dell’Unione europea. La corruzione può far aumentare del 20% i costi complessivi dei contratti di appalti pubblici. Non è facile calcolare i costi economici complessivi del fenomeno che può essere calcolata, facendo una sintesi tra diverse fonti internazionali, come il 5% del Pil a livello mondiale.
Nel mondo ogni anno si pagano più di 1.000 miliardi di dollari di tangenti e va sprecato, a causa della corruzione, circa il 3% del Pil mondiale: a questi danni economici vanno aggiunti quelli altrettanto gravi del degrado etico e sociale. Unimpresa rileva che secondo una recente analisi internazionale, il peggioramento di un punto dell’Indice di percezione della corruzione in un campione di paesi determina una riduzione annua del prodotto interno lordo pari allo 0,39% e del reddito pro capite pari allo 0,41% e riduce la produttività del 4% rispetto al prodotto interno lordo.
Unimpresa nel suo rapporto ha segnalato: “Visto che l’Italia nell’ultimo decennio ha visto un crollo del proprio punteggio nel Cpi (indice di percezione della corruzione) da 5,5 a 3,9, si può stimare una perdita di ricchezza causata dalla corruzione pari a circa 10 miliardi di euro annui in termini di prodotto interno lordo, circa 170 euro annui di reddito pro capite e oltre il 6% in termini di produttività”.
Particolarmente pesante secondo l’associazione, poi, è: “L’impatto di questi costi sulla crescita del Paese, perché la corruzione diffusa altera, innanzi tutto, la libera concorrenza e favorisce la concentrazione della ricchezza in capo a coloro che accettano e beneficiano del mercato della tangente a scapito di coloro che invece si rifiutano di accettarne le condizioni”.
Nello studio di Unimpresa è stato indicato: “La sola discesa nella classifica di percezione della corruzione provoca la perdita del 16% degli investimenti dall’estero; le imprese che operano in un contesto corrotto e che devono pagare tangenti crescono in media quasi del 25% in meno di quelle che non devono affrontare tale problema; mentre le piccole imprese hanno un tasso di crescita delle vendite di oltre il 40% inferiore rispetto a quelle grandi”. Secondo gli analisti dell’associazione: “Quando la corruzione assume carattere endemico e pervasivo, essa diviene sistema, in grado addirittura di falsare la rappresentanza democratica e compromettere la stabilità governativa di un paese”.
Nella ricerca di Unimpresa si legge anche: “Recenti avvenimenti testimoniano che talvolta le stesse leggi, omettendo di prevedere precisi vincoli di destinazione e rigorosi obblighi di rendiconto all’attività di spesa, crea i presupposti per favorire l’illecita dissipazione del pubblico denaro. Inefficaci risultano anche i sistemi di controllo sociale. Nella finalizzazione dei suoi programmi delittuosi ed economici, la criminalità organizzata pone sempre più cura alle forme di condizionamento dei rami dell’apparato pubblico, alle intromissioni negli stessi circuiti finanziari, ritagliandosi, in tal modo, spazi di potere in ambito economico e nella società civile”. Gli avvertimenti degli analisti di Unimpresa sono stati molto chiari: l’etica nell’economia e nella politica sono fondamentali per la democrazia.
Risolvere la piaga sociale della corruzione significa risolvere molti problemi del paese. Le forze politiche che sapranno farlo, otterranno certamente i consensi elettorali per poter governare l’Italia nei prossimi anni.

S. R.

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Macron sfida Salvini a chi vince le europee

Pon, 18/06/2018 - 15:02

emmanuel_macronUn occhio agli immigrati e uno ai ballottaggi per le comunali del 24 giugno. Anzi, due occhi ben aperti verso le elezioni europee della primavera 2019. Matteo Salvini si scatena. Sui migranti è entrato in rotta di collisione con Tunisia, Malta, Spagna e Francia. Lo scontro è stato rovente soprattutto con Parigi, tradizionale alleata dell’Italia: «La Francia ci dice che siamo cinici ma dal 1 gennaio al 31 maggio ha respinto alle frontiere 10.249 persone, comprese donne e bambini disabili». Il ministro dell’Interno, parlando al Senato mercoledì 13 giugno, ha assunto anche i panni di ministro degli Esteri e, un po’, anche quelli di presidente del Consiglio: «Spero che arriveranno le scuse della Francia. Non abbiamo niente da imparare da nessuno in termini di solidarietà».
A far partire il corpo a corpo è stato Emmanuel Macron. Al leader della destra sovranista e nazionalista italiana non è andata giù l’accusa di «cinismo e irresponsabilità» lanciata dal presidente della Repubblica francese contro la sua decisione di rifiutare l’approdo alla motonave Aquarius (decisione “vomitevole” per il partito di Macron), con 629 migranti a bordo provenienti dalla Libia (alla fine il porto spagnolo di Valencia ha accolto l’imbarcazione evitando pericolose conseguenze umane e diplomatiche). Sotto accusa è la decisione del ministro dell’Interno italiano di respingere le navi delle organizzazioni umanitarie internazionali mentre quelle militari continuano a salvare profughi e immigrati economici.
Dal capo dello Stato francese, però, non sono arrivate le scuse e il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, dopo molte incertezze, ha considerato “il caso chiuso” così venerdì 15 giugno ha incontrato a Parigi Macron come da calendario.
Tutti i contrasti sembravano rientrati. Tra Macron e Conte è scattata la convergenza. Il presidente francese ha solidarizzato con l’Italia sia sulle modifiche per l’euro sia sull’impegno comune sui migranti: «Desidero che Italia e Francia lavorino mano nella mano insieme con la Spagna, la Germania e gli altri partner. La risposta giusta è europea ma quella attuale è inadeguata». Conte ha apprezzato e ha messo sul tavolo la proposta di creare dei “centri di protezione europei” nei paesi africani (non solo in Libia ma anche in quelli sahariani come il Niger) per chiudere “la rotta del Mediterraneo” e salvare la vita ai migranti.
Poi, a sorpresa, è ripartito il furibondo scontro. Macron al presidente del Consiglio italiano ha riservato strette di mano e sorrisi all’Eliseo, mentre al suo vice presidente del Consiglio e ministro dell’Interno ha destinato un nuovo attacco da bomba atomica: l’”asse” ipotizzato tra i ministri dell’Interno di Roma, Vienna e Berlino sui migranti «riporta a un triste passato». Il riferimento è stato allo sciagurato “asse Roma-Berlino” realizzato da Benito Mussolini e Adolf Hitler. La replica di Salvini ha rilanciato lo scontro: «Non prendo lezioni dalla Francia» e «abbiamo finito di fare gli zerbini».
La sfida di Macron a Salvini ha un motivo preciso: anche lui pensa alle elezioni europee dell’anno prossimo. In casa, in Francia, ha una temibile antagonista da battere: Marine Le Pen, euroscettica, sovranista e nazionalista come il vice presidente del Consiglio italiano, ministro dell’Interno e segretario della Lega.
Macron lo scorso anno riuscì a sconfiggere la presidente del Front National, amica e alleata di Salvini, nel ballottaggio per le elezioni presidenziali così salvò l’euro e la stessa vita della Unione europea. Adesso vuole replicare quel successo nel voto per il Parlamento europeo ergendosi a campione dell’europeismo contro Salvini, divenuto alfiere del sovranismo. Non sarà facile. I consensi popolari verso il presidente della Repubblica sono in calo per il duro piano di riforme diretto a modernizzare e a rendere più competitiva la Francia.
Non solo. Macron è contestato anche all’interno di En Marche! (In Marcia!), il partito di centro-sinistra da lui fondato dopo aver lasciato il Partito socialista francese. La deputata Sonia Krimi ha accusato il presidente della Repubblica di rimanere in silenzio sui migranti e di praticare «la politica dello struzzo».
Il 28 e 29 giugno si riunirà il Consiglio europeo per cruciali decisioni sull’ immigrazione e sull’euro. La cancelliera tedesca Angela Merkel ha recitato il ‘mea cupa’: gli italiani sono stati lasciati “soli” sui migranti. Il capo dello Stato francese cerca alleati in Europa. Punta all’intesa anche con il presidente del Consiglio italiano, il cinquestelle Conte, mentre il suo vice presidente del Consiglio leghista sarà certamente un avversario. Giuseppe Conte e Matteo Salvini, così vicini sui banchi del governo alla Camera, sono sempre più lontani su come cambiare l’Unione europea.

Rodolfo Ruocco
SfogliaRoma

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In nome del popolo italiano. L’arresto di Tortora

Ned, 17/06/2018 - 18:17

tortora arrestoI gendarmi aspettarono l’alba e i fotografi per poterlo arrestare: l’uomo più popolare e amato dell’Italia degli anni ’80 era in manette. 35 anni fa Enzo Tortora veniva consegnato alla gogna mediatica pronto per essere dato in pasto ai media e ai giustizialisti con la bava alla bocca. E ancora peggio fu che quell’uomo era innocente.
Ma l’Italia sembra non solo aver dimenticato quegli anni e quelle vicende che portarono alla distruzione della vita del conduttore di Portobello, ma tutt’ora mille persone finiscono ogni anno in carcere ingiustamente e per questo vengono risarcite dallo Stato.
Proprio per questo il Partito Radicale ha voluto ricordare il giorno di quell’arresto mettendo in evidenza gli attuali punti critici di una giustizia che spesso finisce per condannare con ‘leggerezza’ non solo persone note che hanno quindi la possibilità di proclamare la propria innocenza, ma uomini e donne comuni a cui viene sottratta una parte delle loro vita. Maurizio Turco ha ricordato che dopo il referendum nel 1988 quella volontà popolare che si era pronunciata a favore della responsabilità civile dei magistrati venne in realtà tradita. E riferendosi all’attuale governo ha precisato: “Se ci saranno riforme giustizialiste pretendiamo un dibattito pubblico al riguardo”.
Francesca Scopelliti, Presidente della Fondazione Internazionale per la Giustizia Enzo Tortora, ha ricordato quei giorni di dolore del giornalista Rai, ma soprattutto ha messo in risalto l’involuzione culturale sul tema delle carceri. “Far capire al popolo che non sempre chi va in galera è colpevole”. I cittadini spesso sono manettari perché si ritrovano di fronte persone libere dopo una sentenza di colpevolezza non sapendo che  l’imputato ha già scontato la condanna con il carcere preventivo.
E riprendendo il tema della responsabilità della magistratura ha innanzitutto precisato che non si dovrebbe mettere alla berlina la categoria, ma che “almeno i magistrati che sbagliano non facciano carriera”. Com’è invece avvenuto con quelli che condannarono Tortora e dei quali, al contrario di come avviene con i condannati, non si parla mai e non si “fanno mai i loro nomi”. Non è lo stesso per i presunti colpevoli, le cui facce e nomi si ‘guadagnano’ le pagine dei giornali.
E’ il caso di Ilaria Capua, ricercatrice e già deputata di Scelta Civica, che si è ‘guadagnata’ la prima pagina dell’Espresso con accuse infamanti di aver venduto e ‘trafficato virus’. Una storia che la stessa virologa ha raccontato in prima persona. Ma esistono altre le vittime di ingiusta detenzione di cui nessuno parla, alcuni dei quali presenti alla Conferenza: Gerardo De Sapio, Vittorio Gallo, Bruno Lago, Antonio Lattanzi, Anna Maria Manna, Angelo Massaro, Diego Olivieri, Antonio Perruggini.
Di questi casi e di altri e soprattutto per rendere note le vittime della malagiustizia in Italia, si occupa il sito errorigiudiziari.com creato da Valentino Maimone e Benedetto Lattanzi. Un sito nato dal caso di Schillaci, padre ingiustamente accusato di pedofilia e altri clamorosi errori giudiziari. Ma soprattutto Maimone ha reso noto qualcosa che conoscono in pochi, la facoltà di non rispondere “spesso dovuta a timore nei confronti del Giudice” è inserita tra quei punti che portano a non risarcire la vittima di ingiusta detenzione.

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Onestà, onestà…

Sob, 16/06/2018 - 16:56

Se fossi il presidente Pallotta manderei tutto all’aria e me ne tornerei in America convinto che a Roma non solo non sia possibile svolgere un’Olimpiade, ma neppure costruire uno stadio pagato dai privati. Se fossi il sindaco Raggi svanirei nel nulla come un fantasma che qualche follia elettorale ha voluto incarnare. Questa povera ragazza, che si trova per quei misteri umani che alla lunga diventano inspiegabili, alla guida della capitale d’Italia è un pesce fuor d’acqua. Non si accorge di nulla. Non si era accorta ieri delle irregolarità commesse dal suo Marra, fedelissimo, uno del raggio magico, capo del personale al Campidoglio, accusato di aver intascato una tangente. La dichiarazione della candida Virginia dopo l’arresto, é stata: “Lui fuori noi avanti”. Il che stonava anche con la situazione di fatto, essendo Marra dentro.

Poco prima il magistrato in pensione De Dominicis, appena nominato assessore, era stato costretto a rinunciare perché indagato, e se n’erano andati Carla Ranieri, il capo di gabinetto che aveva sostituito un altro del raggio magico, quel Frongia spostato poi alla guida dell’assessorato allo sport. Era stata costretta alle dimissioni ed era scattata una curiosa catena di solidali dimissioni che avevano coinvolto l’assessore Marcello Minenna e il vertice dell’Atac. Poi la dichiarazione della Raggi, quel “Noi non ci fermiamo” che era apparsa più una minaccia di una assicurazione. E ancora, le dimissioni di Paola Muraro dall’assessorato all’Ambiente dopo aver ricevuto un avviso di garanzia per reati ambientali. E non ricordo cos’altro in questo turbine di tensioni, arresti, sostituzioni, minacce, rese dei conti, proclami, rifiuti, indecisioni. Con la Lombardi contro la Raggi e Di Battista a mediare. Con Grillo dalla barba sempre più ispida e dagli occhi felini.

Non credo che sia tutto e non voglio continuare negli elenchi. Anche perché non vorrei dimenticare la figuraccia di Virginia sulle Olimpiadi gentilmente cedute all’esterefatta Parigi. E quel suo mancato appuntamento con Malagò che l’attendeva in comune mentre lei era a pranzo coi suoi. E arriviamo allo stadio. E prima alla farsa Almirante. C’è di tutto nelle vie italiane, figurarsi se mi devo scandalizzare per Almirante. Certo è che rifiutare via Craxi, leader del Psi, vice presidente dell’Internazionale socialista e presidente del Consiglio italiano, fa rizzare tutti i peli di tutte le parti dei corpo. Meglio un dirigente della Republica di Salo del figlio del vice prefetto della Liberazione di Milano? Quando hanno comunicato alla Raggi la decisione del Consiglio comunale, Virginia ha confessato di non saperne nulla. Come, quasi, sempre. Poi ha fatto marcia indietro.

E adesso? Adesso esplode la triste vicenda di questo Lanzalone, uno dei massimi dirigenti della municipalità pentastellata, la figura di più alta esposizione sulla vicenda stadio (ma non é Frongia l’assessore allo sport, perché coinvolgere o addirittura delegare siffatta competenza a un non assessore?), nonché presidente dell’Acea. Costui conterebbe un passato nelle giovanili socialiste, figurarsi se i giornali se lo lasciavano scappare, e una collocazione in una non meglio definita “area Cicchitto”, aggiunge il Corriere, e non si capisce quale visto che Cicchitto non ne aveva alcuna e che Lanzalone ha ben 28 anni in meno di Cicchitto col quale non poteva certo far comunella nella Fgsi. Luca Lanzalone é stato arrestato con l’accusa di corruzione, dopo le telefonate che lo hanno visto coinvolto col costruttore Parnasi. Sapete come ha reagito Virginia? Cosi: “L’avvocato Luca Lanzalone era diretta espressione dei vertici del M5S e mi fu suggerito dagli attuali ministri Alfonso Bonafede e Riccardo Fraccaro dopo l’arresto dell’ex dirigente e mio collaboratore Raffaele Marra». Una chiamata in correo bella e buona. L’avrà capito il sindaco dell’unica città dove il Pd vince? Ma perché il vecchio Previti non ha insegnato a lei e ai suoi come si fanno certe cose? Come diceva il vecchio sir John Falstaff: “Rubar con garbo e a tempo. Siete dei rozzi artisti”. Altro che “Onestà, onestà”….

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Il Psi a Caserta

Sob, 16/06/2018 - 12:28

Ultimata la tre giorni casertana. Socialisti da prendere ad esempio. Sezioni aperte nei comuni, tre consiglieri comunali e due assessori a Caserta città. Molti giovani. Sindaci del Pd che si stanno avvicinando a noi. A settembre propongono di allestire una festa nazionale dell’Avanti nella magnifica cornice del Belvedere, sopra la Reggia. Qui non parlano di Nencini e Bobo, di me o di Biscardini. Agiscono sul territorio e aggregano gente. Instancabile il contributo del mio amico Francesco Brancaccio. Ringrazio tutte le compagne e i compagni che mi hanno accolto con un senso dell’ospitalità commovente. Ringrazio la sezione di Cesa con il vice sindaco socialista Esposito in prima fila, Giggino di Sant’Arpino per lo striscione davvero eccessivo che mi ha voluto dedicare, ringrazio il sindaco di Cesa, quello di Maddaloni, quello di Sant’Arpino, la consigliera comunale socialista Rosanna Boerio che ha battuto ogni record di preferenze. Ringrazio il consigliere comunale di Caserta Jannucci che mi ha traghettato alla stazione, e ringrazio l’avvocato per le riflessioni anche critiche, e tutti per le meravigliose mozzarelle.

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AFFAIRE DI STADIO

Pet, 15/06/2018 - 19:22

stadio romaL’affaire-stadio cresce. Così come si allunga la lista degli indagati. Anche Giovanni Malagò finisce sul taccuino della Procura di Roma. Il presidente del Coni avrebbe favorito la costruzione dell’impianto sportivo di Tor di Valle in cambio di “utilità” destinate al genero. A mettere nei guai il numero uno dello sport italiano è stata un’intercettazione. Nella conversazione con Luca Parnasi – l’imprenditore accusato di corruzione e finanziamento illecito – si evincerebbe la richiesta di Malagò di migliorare la situazione professionale del fidanzato della figlia Ludovica. Secondo gli inquirenti, la dimostrazione dell’accordo tra il costruttore e Malagò è rappresentata nel cambio di opinione del Coni, inizialmente scettico, sul progetto dello stadio. All’improvviso la struttura fu giudicata “conforme”. Nonostante i dubbi precedenti. Il presidente del Coni ha comunque smentito ogni coinvolgimento nella vicenda.

La caccia della pm Barbara Zuin e dell’aggiunto Paolo Ielo si allarga, dunque. E si fa sempre più grossa. Membri del Governo, come il sottosegretario Giorgetti, possono vantare una solida amicizia con Parnasi. Amicizia che sarebbe sfociata in finanziamenti alla fondazione vicina alla Lega. Circa 200 mila euro per la campagna elettorale delle politiche. Anche i rapporti con il Movimento 5 Stelle sarebbero strutturati. Soprattutto con Luca Lanzalone, il presidente grillino di Acea finito in manette. A leghisti e pentastellati Parnasi avrebbe garantito anche i biglietti per accedere alle partite della Roma. “I grillini sono miei sodali – si legge in un’intercettazione di Parnasi – qui il Governo lo sto facendo io. Se vincono loro è fatta”.

La posizione peggiore, per ora, è quella del Movimento 5 Stelle. Da sempre cavalieri senza macchia, da un paio di giorni l’esercito che fa capo a Di Maio ha scoperto il garantismo. Meglio tardi che mai. In compenso indagini, arresti e rinvii a giudizio andranno spiegati agli elettori, che hanno già iniziato a storcere il naso. In cima alla lista c’è naturalmente Virginia Raggi. La sindaca, che dovrà presentarsi davanti a un giudice la settimana prossima per rispondere alle accuse di falso, oggi si è recata in Procura. A piazzale Clodio è stata ascoltata dai magistrati come persona informata dei fatti. Raggi ieri sera ha voluto precisare di sentirsi “parte lesa” e di non essere coinvolta nella storia dello stadio. A essere messa in discussione dall’opinione pubblica, tuttavia, non è mai stata la sua onestà, ma la sua capacità amministrativa.

Sulla vicenda, l’ex vice ministro dei Lavori Pubblici Riccardo Nencini, ha ricordato quanto potrebbe essere importante regolamentare il rapporto tra Istituzioni e portatori di interessi particolari. “Non dico – ha affermato il leader Psi – che una legge sulle lobby, quale quella che ho immediatamente ripresentato a inizio legislatura, avrebbe risolto il problema, ma almeno avrebbe messo in imbarazzo quei parlamentari protagonisti di cene e incontri segreti con quei portatori di interessi noti alle cronache di questi giorni”. Quanto alla questione politica, secondo Nencini la sindaca Raggi e il premier Conte sono “due capi senza testa benché rappresentino i grillini ai vertici delle Istituzioni più importanti. Il sindaco non sa chi sia Lanzalone, sostiene che le sia stato imposto; il secondo zoppica dietro i due vice delegando loro i dossier più significativi”.

Anche Enrico Buemi, responsabile Giustizia del Psi e senatore nella XVII Legislatura ha commentato la vicenda entrando nel merito di quanto detto da Di Maio. “Il premio ammesso da Di Maio nei confronti di Lanzalone – ha detto Buemi – al di là della vicenda giudiziaria riguardante la costruzione del nuovo stadio della Roma, sulla quale manteniamo un atteggiamento garantista di presunzione di non colpevolezza fino al passato in giudicato, mette in risalto un aspetto che non ha bisogno di conferme giudiziarie”. “Il fatto che Di Maio riconosca che l’incarico di Presidente dell’Acea sia stato un regalo fatto a un dirigente del M5s – ha continuato – pone una domanda a cui si deve dare risposta non solo da parte del M5s ma anche da parte della Procura di Roma”, ha aggiunto Buemi. “ È lecito che il sindaco di una città ammetta che la nomina le sia stata imposta da altri che non hanno responsabilità pubblica alcuna nella gestione della città di Roma?”, ha continuato Buemi. “Qui non si tratta di non riconoscere il tempo per il cambiamento ai nuovi governanti. Il cambiamento che c’è stato è nella sfrontatezza di assumere atteggiamenti di illegalità diffusa”, ha concluso Buemi.

F.G.

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Pd, pronte le cartelle per 60 morosi. C’è anche Grasso

Pet, 15/06/2018 - 17:18

francesco bonifaziIl partito democratico ha appena approvato il bilancio per l’anno 2017 con un utile stimato di circa 500mila euro, ma 180 dipendenti sono stati mandati in Cassa Integrazione.
Le casse del partito erano in profondo rosso, anche per i mancati pagamenti del contributo mensile da 1.500 euro che ogni parlamentare è tenuto a versare al partito, morosi che hanno fatto salire il debito fino a 1,6 milioni. Versamenti che il tesoriere Francesco Bonifazi è deciso a recuperare. Bonifazi ha inoltre smentito la ventilata ipotesi di un’abbandono della costosissima sede a Largo del Nazareno. Bonifazi è andato a caccia di questi ‘morosi’ stanando anche deputati e senatori che non avevano pagato i conto negli ultimi 5 anni. Tra questi, in cima alla lista per il debito più alto, c’è l’ex presidente del Senato Pietro Grasso, che pur essendo stato eletto con il Pd nel 2013 non aveva mai pagato i 1.500 euro mensili, arrivando a 83.250 euro di debito. “Abbiamo provato a risolvere questa spiacevole situazione in maniera amichevole, con più tentativi — spiegano dal Nazareno — ma non avendo ottenuto alcun effetto siamo stati costretti a rivolgerci al tribunale”.
Il Pd ha dunque deciso di rivolgersi alla magistratura con la procedura delle ingiunzioni di pagamento e ha così fatto partire ben 60 decreti ingiuntivi. Di fatto ci sono già dieci casi in cui è stata data esecuzione come il caso dell’ex deputato Marco Meloni (10mila euro), Simone Valiante (50mila euro), Guglielmo Vaccaro (43mila euro) e Giovanna Palma (19mila euro), Vincenzo Cuomo (40 mila), Giovanni Falcone (38 mila). Nella lista ci sono anche i bersaniani Giovanni Greco e Luigi Lacquaniti, ex dem poi confluiti in Articolo 1 – Mdp.

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Neet, un triste primato per i giovani italiani

Pet, 15/06/2018 - 17:05

neet

Un altro triste primato per i giovani italiani. Purtroppo non siamo solamente il Paese con la più alta percentuale di giovani disoccupati, ma anche la quello in cui è più alto il numero di giovani che non studiano, non lavorano e neppure cercano il lavoro. I cosiddetti Neet: “not (engaged) in education, employment or training”.

Lo sentenzia Eurostat. Il termine è stato usato per la prima volta nel luglio 1999 in un report della Social Exclusion Unit del governo della Gran Bretagna, per classificare una determinata fascia di popolazione, in quel caso tra 16 e i 24 anni. Ed è proprio questo range che varia a seconda dei contesti nazionali. In Italia, ad esempio, l’indicatore statistico si riferisce alla fascia tra i 15 e i 29 anni, anche se in alcuni usi si amplia fino a 35 anni, se i giovani vivono ancora con i genitori.

I dati diffusi oggi da Eurostat si riferiscono al 2017 e prendono in esame la fascia tra i 18 e i 24 anni. Nel nostro Paese lo scorso anno, in questo ‘range’, i Neet erano il 25,7%, più di uno su quattro, contro una media europea pari al 14,3%. Il dato è in crescita rispetto al 2016 e non lontano dal massimo registrato nel 2014 (26,2%)

Una percentuale simile si registra a Cipro, dove (22,7%), seguono poi Grecia (21,4%), Croazia (20,2%), Romania (19,3%) e Bulgaria (18,6%). Un tasso Neet superiore al 15% è stato registrato anche in Spagna (17,1%), seguito da Francia (15,6%) e Slovacchia (15,3%). Il dato più basso è stata invece registrato nei Paesi Bassi (5,3%), davanti a Slovenia (8%), Austria (8,1%), Lussemburgo e Svezia (entrambi a 8,2%), Repubblica Ceca (8,3 %), Malta (8,5%), Germania (8,6%) e Danimarca (9,2%). A livello Ue, nel 2017 circa 5,5 milioni di giovani di età compresa tra i 18 e i 24 anni (pari al 14,3%) non erano né occupati né in istruzione o formazione.

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Via Almirante. Quando il M5S si mosse contro via Craxi

Pet, 15/06/2018 - 16:03

bettino-craxiUn Movimento a targhe alterne, i cinquestelle ignorano completamente il passato e la storia d’Italia. A Roma la mozione per intitolare una via a Giorgio Almirante, già repubblichino, fascista ed esponente missino, ha ottenuto i voti favorevoli di gran parte del gruppo consiliare M5s con la sola astensione dei consiglieri Valentina Vivarelli e Pietro Calabrese e il voto contrario della consigliera Maria Agnese Catini. “La decisione del Consiglio Comunale di votare una mozione per intitolare una via a Almirante è una vergogna per la storia di questa città. Chi ha ricoperto il ruolo di segretario di redazione del Manifesto per la Difesa della Razza, senza mai pentirsene, non merita una via come riconoscimento”, fa sapere subito in una nota la comunità ebraica di Roma. Insomma non viene rispettata non solo la memoria, ma anche un’intera comunità di cittadini. Eppure per i pentastellati non è stato un problema. Tuttavia proprio in nome del ‘popolo e dei cittadini’ il M5S si è battuto con foga contro la decisione di intitolare una via al leader socialista, Bettino Craxi, nella sua città, Milano. “Intitolare una via a una persona serve per preservarne la memoria, valorizzarne le gesta”, scriveva sul blog delle stelle Stefano Buffagni, ex capo dei 5Stelle nel consiglio lombardo e neo deputato, legato al giro Casaleggio Associati e in buoni rapporti con la Lega. Quindi valorizzare le gesta di Almirante che in passato ha propugnato la ‘difesa della Razza’ e offeso gli ebrei per i cinquestelle va bene…
Ad ogni modo per Buffagni intitolare una via di Milano a Craxi era “un insulto ai milanesi, alla città e al suo futuro”.
Buffagni però non è solo il plenipotenziario di Luigi Di Maio, ma è anche l’uomo che commentò così l’arresto per corruzione di un famoso medico: “Questa gente deve essere linciata ed esposta in pubblica piazza affinchè casi di questo genere non succedano mai più”.
La via a Bettino Craxi è arrivata a Sesto San Giovanni, anche se recentemente c’è stato un nuovo atto vandalico contro la targa che richiama il nome del leader socialista. Tornando ai cinquestelle un altro caso in cui si sono battuti i militanti del Movimento è quello relativo a Viale Craxi ad Albano laziale, dove hanno persino raccolto delle firme per rimuovere la targa. Dalla primavera del 2010 i 5S di Albano hanno segnalato quella che loro definiscono “anomalia nella toponomastica stradale”.

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Francia-Italia. Si cerca accordo sugli hot spot

Pet, 15/06/2018 - 15:49

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Forse è necessario avvisare Di Maio prima che torni a pretendere le scusa francesi, ma tra Francia e Italia sta tornado il sereno. Dopo lo scontro diplomatico innescato dal caso Aquiarius che ha rischiato di far saltare l’incontro, il presidente della Repubblica francese, Emmanuel Macron, ha ricevuto con una calorosa stretta di mano il presidente del Consiglio Giuseppe Conte nel cortile d’onore dell’Eliseo. Le parole ignobile del portavoce del governo francese e la piccata risposta italiana sono al momento derubricate. Il lavoro delle diplomazie ha riportato il sereno. Più per necessità che per convinzione. Al termine del pranzo di lavoro, che vedrà al centro del confronto le recenti tensioni sul tema migranti e la possibile riforma del regolamento di Dublino sull’accoglienza dei richiedenti asilo, è prevista una conferenza stampa congiunta.

Una delle proposte che Conte farà a Macron sarà quella di istituire hotspot nei Paesi africani d’origine per chiudere la rotta verso il Mediterraneo tutelando, al tempo stesso, le vite dei migranti. I centri di prima accoglienza dovrebbero sorgere non solo in Libia ma anche negli Stati sahariani, come il Niger. La proposta, spiegano le stesse fonti, è per un’attuazione nel breve periodo in vista di una riforma del regolamento di Dublino, fortemente voluta dal governo italiano.

Tra le proproste, che non sono nuove, l’istituzione di hotspot nei Paesi africani d’origine – non solo la Libia ma anche quelli sahariani, come il Niger – per chiudere la rotta verso il Mediterraneo tutelando, al tempo stesso, le vite dei migranti. La proposta di Conte, è pensata per un’attuazione nel breve periodo in vista di una riforma che l’Italia vuole radicale, del regolamento di Dublino.

Dopo la vicenda della chiusura dei porti italiani all’Aquarius, Conte arriva forte del mandato del governo giallo-verde per chiedere – questo è l’obiettivo – una maggiore “collaborazione e solidarietà a livello europeo” perché la parola d’ordine è ancora la stessa: l’Europa non può lasciare sola il nostro paese. In quest’ottica, tornerà a insistere sulla richiesta di modifica dei regolamenti di Dublino. Ma il faccia a faccia tra i due potrebbe non essere facile considerando le ‘asprezze’ dei giorni che hanno preceduto il vertice e che hanno rischiato di farlo saltare fino all’ultimo. Le parole durissime arrivate dall’Eliseo – “Italia cinica” e comportamento “vomitevole” per la decisione di chiudere i porti alla nave Aquarius con 629 migranti a bordo – riecheggiano ancora e potrebbero incidere nella relazione tra i due. Macron, in realtà va ricordato, fu il primo dei partner europei a chiamare il 26 maggio scorso Conte al suo primo incarico (al quale poi rinunciò a causa dello stop del Quirinale sul nome di Paolo Savona al ministero dell’economia); poi Conte e Macron si sono visti al G7 in Canada. E ieri, quando il presidente del Consiglio ha definito il “caso chiuso” dopo l’incidente diplomatico e la telefonata di disgelo del presidente francese, ha detto sicuro: “Con Macron parliamo di tutto, come abbiamo fatto già al G7 del Canada”. Sul tavolo, oltre al nodo della gestione dei flussi migratori e al regolamento di Dublino, ci saranno anche gli altri punti del prossimo Consiglio europeo di Bruxelles fissato per il 28 e 29 giugno. In primis, la riforma della governance dell’Eurozona.

Sul tema immigrazione è interventuo anche l’ex premier Paolo Gentiloni parlando alla presentazione del volume del Cespi “La questione orientale. I Balcani tra integrazione e sicurezza”. “Si possono fare molte cose – ha detto – per governare meglio i flussi migratori; si possono fare meglio i rimpatri; però è importante il dialogo con l’Unione Europea e con la Germania. Noi ci siamo trovati meglio e abbiamo ottenuto risultati grazie a Bruxells e al ‘diavolo’ Merkel che non grazie ad altri governi europei oggi osannati”.

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Giorgio Galli e Mario Caligiuri. 50 società che governano il mondo

Pet, 15/06/2018 - 15:02

giorgio galli, mario caligiuoriCon l’avvento della globalizzazione, la struttura capitalistica del mondo ha subito una radicale trasformazione, caratterizzata soprattutto da un processo di concentrazione in termini di potere che non ha eguali rispetto al passato; si tratta di un potere in grado di condizionare a tal punto la politica degli Stati integrati nell’economia mondiale, che è legittimo chiedersi, con Giorgio Galli e Mario Caligiuri (“Come si comanda il mondo. Teorie, volti, intrecci”), “se ci siano Stati, entità o persone che, in modo palese o occulto, siano in grado di condizionare gli equilibri presenti e futuri dell’ordine mondiale”.
A parere degli autori, l’argomento è diventato oggetto di molte inchieste giornalistiche, sebbene sinora non siano state effettuate ricerche scientificamente fondate sulla supposta esistenza delle relazioni e degli intrecci che consentirebbero al potere economico di condizionare quello politico; relazioni ed intrecci normalmente visibili senza eccessivi sforzi ed approfondite indagini.
La necessità di una sistemazione scientifica dell’argomento s’impone, soprattutto per dare una risposta ai molti interrogativi sollevati con la diffusione nell’immaginario collettivo, dopo gli attentati dell’11 settembre del 2001 alle “Torri gemelle” di New York, delle tesi insite nella “teoria del complotto, secondo la quale pochi attori politici ed economici tutelano i propri interessi ai danni delle moltitudini”; secondo gli autori, queste tesi, lungi dall’essere il risultato dell’agire di poteri più o meno reali, sono “probabilmente un alibi delle classi politiche contemporanee per mascherare le inefficienze e l’impossibilità ad agire nel contesto della democrazia rappresentativa del nostro tempo”.
Con il loro libro, gli autori, considerando che le “decisioni non sono mai impersonali ma hanno nomi e cognomi, volti e storie”: al fine di porre un limite alle affermazioni generiche della teoria del complotto, hanno cercato di dare una risposta all’interrogativo “se a decidere le sorti del pianeta siano effettivamente quelli che appaiono sistematicamente sugli schermi televisivi e di cui scrivono i giornali”. Essi, gli autori, hanno verificato che spesso le cose non stanno come dicono i mass-media.
Il lavoro di Galli e Caligiuri è articolato in due parti: nella prima è affrontato principalmente il tema dell’evoluzione del concetto e del ruolo delle élite, con particolare riferimento a quelle nordamericane; nella seconda, è ampliato uno studio del Politecnico di Zurigo, per individuare “persone e relazioni” che potrebbero rappresentare la base di comprensione del modo in cui è “governata” l’economia mondiale, “identificando un possibile nocciolo duro del sistema finanziario globale”. Ciò ha consentito agli autori di sostenere che la protesta dell’opinione pubblica contro il disagio provocato dall’instabilità economica e dall’inefficacia dell’azione politica sia erroneamente indirizzata. Oggi, infatti, la protesta è “indirizzata verso le classi politiche che non sono quelle che detengono effettivamente il potere, che, invece, al di là del giudizio che si può dare, viene gestito prevalentemente delle élite economiche, all’interno delle quali hanno un ruolo determinante le dinastie nordamericane”.
Con la dislocazione del potere decisionale, volto a “governare” l’economia mondiale dalla politica al nocciolo duro del sistema finanziario globale, ha perso di significato ogni discussione riguardo alla scomparsa dei problemi alla cui soluzione era tradizionalmente votata la politica (come quello, ad esempio, dell’individuazione delle pratiche più convenienti per contrastare la disuguaglianza distributiva); la politica è divenuta quasi incontrollabile in tutte le economie integrate nell’economia mondiale. Ciò è accaduto perché essa “è stata neutralizzata dall’economia attraverso un potere che non è anonimo […], bensì è rappresentato dai manager che controllano determinate multinazionali economiche e finanziarie”. Si tratta di un’élite che, benché ignota all’opinione pubblica mondiale, ha – affermano Galli e Caligiuri – “nomi e cognomi ben individuabili” e il “controllo del loro operato è il problema della democrazia nel XXI secolo”.
Riguardo al concetto di élite e della sua evoluzione, gli autori, partendo dalla definizione che ne ha dato originariamente la “scuola élitista italiana” di Gaetano Mosca, Vilfredo Pareto e Roberto Michels, con riferimento alla classe politica (intesa quest’ultima come gruppo sociale che, per ricchezza e qualità culturale, aveva consentito che “pochi” si imponessero ai “molti”), hanno considerato il mutamento intervenuto nella sua composizione, verificatosi con l’evoluzione del capitalismo dopo la fine del secondo conflitto mondiale. Seguendo i lavori di ampio respiro delle ricerche socio-politiche nordamericane (di Charles Wright Mills, Kevin Phillips e David Rothkopf), gli autori illustrano come ai componenti dell’élite politica, cui avevano fatto riferimento Mosca, Pareto e Michels, si siano aggiunti anche i grandi dirigenti delle imprese multinazionali.
L’avvento della nuova élite, secondo Wright Mills, ha avuto nel mondo nordamericano conseguenze politiche radicali, nel senso che ha causato la trasformazione dell’America di oggi “in una democrazia politica formale e burocratica”, della quale ha inceppato i meccanismi tradizionali, declassando l’insieme delle istituzioni su cui era basato il corretto funzionamento del regime. Gli uomini che ora decidono per l’intero sistema sociale non sono più uomini rappresentativi, e il successo riscosso non ha alcuna relazione con i loro meriti, in particolare con quelli culturali: “non si tratta – afferma Mills – di uomini selezionati e formati da una burocrazia legata al mondo della cultura; non si tratta di persone legate da partiti nazionali responsabili […], non si tratta di uomini che […] stabiliscano un contatto tra il pubblico esercitato alla discussione e coloro che prendono le decisioni più importanti”; si tratta, invece, di uomini che “hanno fatto le loro carriere nell’ambito del sistema americano dell’irresponsabilità organizzata”.
Coloro che comandano nelle imprese multinazionali – affermano Galli e Caligiuri- costituiscono un’”élite cooptata”, selezionata autonomamente dai cittadini, ai quali invece dovrebbe essere restituito il potere di scelta di coloro che prendono le decisioni nell’interesse di tutti, essendo questo potere “l’essenza della democrazia rappresentativa”. Accade, invece, che “gli uomini potenti”, che costituiscono la nuova élite, selezionati da altri che come loro controllano le fonti della ricchezza, si legittimino sulla base della “teologia del mercato”, che ha loro consentito di relegare in secondo pian la politica
Per quanto riguarda l’individuazione del “nocciolo duro” costituito da un piccolo numero di persone e istituzioni che controllano una parte rilevante del mercato globale, gli autori si sono avvalsi, come già si è detto, di una ricerca di un gruppo di docenti dell’Università di Zurigo, dal titolo eloquente: “The Network of Global Corporate Control; sulla base di questa ricerca, è stato individuato un groppo di multinazionali che, attraverso un sistema di partecipazioni azionarie incrociate, esprimerebbe un centro decisionale che orienterebbe “le sorti dell’economia mondiale”.
Per la conduzione della loro indagine, i ricercatori si sono avvalsi del database “Orbis 2007”, contenente informazioni confrontabili su aziende, banche e società di tutto il mondo; essi hanno individuato una lista di 43.060 multinazionali, selezionate in un campione estratto da circa 37 milioni di operatori economici, appurando che 1.318 società del campione sono situate al centro del mercato globale e rappresentano circa il 50% degli utili di tutte le multinazionali.
Inoltre, la ricerca ha accertato che 147 società formano un gruppo ancora più ristretto cui va ricondotto il controllo del 40% delle multinazionali, che può essere ulteriormente circoscritto allo studio di 50 società globali, appartenenti al ramo delle attività bancarie e assicurative. In cima alla classifica di tali attività sta la banca inglese Barclays, seguita da altre società tutte operanti nel campo finanziario, tra le quali, al 43° posto, risulta il gruppo italiano UniCredit.
Le 50 società costituiscono il punto di partenza dell’analisi di Galli e Caligiuri, volta ad appurare l’esistenza, a livello mondiale, dei “reali rapporti di potere”, fondati sull’accertamento delle relazioni correnti tra appartenenti ai consigli di amministrazione delle 50 società, da un lato, e governi, editoria, università e superclub planetari, dall’altro. Poiché, con la globalizzazione, le istituzioni finanziarie sono divenute dominanti, esse hanno preso sulla politica un tale sopravvento da giustificare l’assunto che esista oggettivamente “una élite costituita da presidenti e amministratori delegati di poche società finanziarie mosse soltanto dal profitto”.
L’influenza che possono esercitare le società finanziarie gestite da tali presidenti e amministratori va ben oltre, a parere di Galli e Caligiuri, la sfera economica, in quanto “attraverso il loro peso finanziario, sono in grado di determinare indirettamente anche la politica degli Stati”. E’ il caso, ad esempio, del Fondo d’investimento Black Rock, il quale, oltre a possedere “un forte potere di mercato, può anche incidere a livello politico”, mentre i nomi di Larry Fink e Rob Kapito, rispettivamente amministratore delegato e presidente del Fondo, “sono sconosciuti ai più, ma il benessere e i destini di centinaia di milioni di persone nel mondo sono influenzati dalle loro scelte”.
Ai vertici delle 50 società considerate, Galli e Caligiuri hanno individuato un ristretto gruppo di 65 persone che fanno parte di diversi consigli di amministrazione di altre società multinazionali, università e fondazioni; l’insieme dei rapporti che si sono consolidati tra i vertici di tali società hanno concorso a definire quello che Galli e Caligiuri chiamano “capitalismo di relazione”, i cui gestori sono dotati del potere di “dominare il sistema politico di vari Paesi e l’economia mondiale nel suo complesso”.
Dall’analisi dei curricula dei 65 top manager, Galli e Caligiuri hanno anche accertato che molti di essi hanno incarichi di insegnamento presso istituzioni universitarie; incarichi, questi, che concorrono a realizzare la “saldatura tra élite e mondo accademico”, da un lato, e a rivelare come “attraverso l’influenza sul sistema della formazione[…], si possa influenzare l’opinione pubblica proponendo modelli sociali e culturali dominanti”, dall’altro.
Pur non esistendo una “cupola globale” – osservano Galli e Caligiuri – che condizioni i destini del mondo, si deve tuttavia riconoscere che le multinazionali “esprimono un forte potere di indirizzo sui destini del pianeta”. Attraverso il potere da esse assicurato, i loro dirigenti tendono all’arricchimento, prescindendo, non solo “da qualunque interesse nazionale, ma, a volte, anche societario”, come dimostrano i diversi scandali societari che costantemente si succedono.
In un contesto di post-democrazia, quale è quello creato dalla pervasiva presenza delle multinazionali, viene spontaneo chiedersi, concludono Galli e Caligiuri, quali potranno essere gli sviluppi futuri della loro crescente capacità di sostituirsi alla politica e, in particolare, se quest’ultima riuscirà a riprendere il suo ruolo e se la democrazia potrà “dimostrare la sua vitalità”, evitando d’essere “sostituita da un governo diretto dall’economia”.
La situazione attuale non consente facili previsioni, anche perché gli strumenti per comprendere quello che sta accadendo davvero sono molto pochi; a parere degli autori, per ricuperare la democrazia e per realizzare un mondo con minori disuguaglianze, l’unica chance a disposizione dei singoli sistemi sociali sta nella soluzione della “questione pedagogica”. Ciò comporta che “l’investimento nell’istruzione” debba rappresentare la priorità di ogni governo, allo scopo di “formare cittadini consapevoli ed élite responsabili”, per una “convivenza civile che non porti al disastro e arrivare ad un effettivo controllo di chi comanda.
Con l’auspicio di Galli e Caligiuri non si può non concordare; esso, però, lascia il dubbio che, considerati i tempi lunghi necessari per la formazione di cittadini dotati dei valori utili per dare concretezza alla democrazia, l’istruzione non basti; se l’azione pedagogica, suggerita dagli autori, mancasse d’essere sorretta da preventive riforme strutturali idonee a consentire la correzione e il contenimento degli effetti negativi del “capitalismo relazionale” del quale essi parlano, diventa sempre più difficile evitare che il futuro riservi alla democrazia e all’equità distributiva il disastro preannunciato dal continuo aumento dello strapotere di chi controlla le multinazionali.

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Trump ci ripensa, Dazi anche per la Cina

Pet, 15/06/2018 - 13:55

trump dazi

All’ultima riunione sulla politica monetaria, la Federal Reserve ha manifestato preoccupazione per gli effetti dei dazi. Donald Trump non ha ascoltato gli economisti dell’Istituto Centrale degli Stati Uniti ed ha riaperto il fronte bellico dei dazi con la Cina. Nel quadro del suo braccio di ferro commerciale con Pechino, il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump ha approvato nella notte l’applicazione dei dazi su una lunga lista di prodotti provenienti dalla Cina per un valore di circa 50 miliardi di dollari. Lo ha riferito oggi il Wall Street Journal, precisando che restano al momento poco chiari i tempi di effettiva attuazione di queste misure.

La decisione di Trump, presa per punire la Cina accusata di rubare tecnologie alle aziende Usa e di violare i diritti sulla proprietà intellettuale, è arrivata al termine di una riunione che il presidente ha tenuto alla Casa Bianca con i suoi consiglieri commerciali.

Trump aveva annunciato a marzo che gli Stati Uniti avrebbero imposto dazi del 25% su circa 50 miliardi di dollari di importazioni cinesi. Il presidente aveva poi minacciato di gonfiare la lista dei prodotti colpiti fino a 100 miliardi di dollari, ma finora non aveva intrapreso alcuna azione concreta.

Un elenco preliminare di circa 1.300 prodotti cinesi esportati era stato reso pubblico ad aprile dal rappresentante al Commercio, Robert Lighthizer.

A fine maggio, la Casa Bianca aveva reso noto che avrebbe pubblicato il 15 giugno una lista di prodotti cinesi sui quali aveva intenzione di applicare dazi del 25%. Un annuncio accolto con durezza a Pechino, dove si chiariva che la Cina non teme una guerra commerciale. E ora Pechino promette rappresaglie: poche ore fa, infatti, è arrivato un avvertimento agli Stati Uniti. Il portavoce del ministero degli Esteri cinese, Geng Shuang, ha detto ai giornalisti: “Se la parte statunitense adotta misure unilaterali di protezionismo e danneggia gli interessi della Cina, allora risponderemo immediatamente e prenderemo le misure necessarie per salvaguardare risolutamente i nostri legittimi diritti e interessi. Tutte le operazioni commerciali negoziate dalle due parti non avranno effetto se gli Stati Uniti adotteranno le tariffe”.

Stando a quanto riporta la Cnn, che parla di annuncio ufficiale e cita una fonte bene informata, la luce verde è stata data da Trump dopo l’incontro alla Casa Bianca con il segretario al Tesoro Steven Mnuchin, quello al Commercio Wilbur Ross e il rappresentante per il Commercio Robert Lighthizer.

Pechino aveva precedentemente annunciato l’intenzione di rispondere ad eventuali dazi su beni per un valore di 50 miliardi con misure protettive di rappresaglia su beni americani.

Dopo gli incontri di Donald Trump con Xi Jinping sembrava che tra Usa e Cina fosse stata raggiunta una tregua sui dazi. Ma così non è stato e Donald Trump porta avanti come un ‘bulldozer’ la sua politica di Usa ‘First’ a prescindere da qualsiasi accordo diplomatico con gli altri paesi. L’atteggiamento ondivago dell’attuale presidente degli Stati Uniti desta non poche preoccupazioni per la pace nel mondo. Anche se non si arriverà al conflitto militare, la guerra commerciale dei dazi influirà notevolmente sugli equilibri economici nello scenario mondiale.

Salvatore Rondello

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Pediatri, no a smartphone e tablet prima dei 2 anni

Pet, 15/06/2018 - 13:24

bambini-smatphoneLa Società italiana pediatria ha pubblicato per la prima volta un report sull’uso dei device da parte dei bimbi da 0 a 8 anni: sconsigliati per calmare o distrarre i piccoli. Se l’uso di applicazioni educative promuove l’apprendimento nei bambini in età prescolare e nei primi anni delle elementari, i medici osservano però che un’elevata quantità di tempo speso davanti allo schermo è correlata a scarso profitto in matematica, a bassi livelli di attenzione e anche a minori relazioni sociali con i coetanei. Inoltre, l’utilizzo dei touchscreen potrebbe interferire con lo sviluppo cognitivo dei bambini, perché questi hanno bisogno di un’esperienza diretta e concreta con gli oggetti in modo da affinare il pensiero e la capacità di risolvere i problemi.
No a smartphone e tablet prima dei due anni, durante i pasti e prima di andare a dormire. Limitare l’uso a massimo un’ora al giorno nei bambini di età compresa tra i 2 e i 5 anni e al massimo 2 ore al giorno per quelli i 5 e gli 8 anni. Sono queste alcune delle raccomandazioni contenute nel primo documento ufficiale sull’uso dei media device da parte dei bimbi da 0 a 8 anni di età redatto dalla Società italiana di pediatria e pubblicato sulla rivista Italian Journal of Pediatrics. Nel Position Statement dei pediatri italiani vengono illustrati gli effetti negativi e positivi dell’uso dei device tecnologici sulla salute fisica e mentale dei bambini, ma anche sulle capacità di apprendimento e sul rendimento scolastico.
In Italia otto bambini su dieci tra i 3 e i 5 anni sanno usare il cellulare dei genitori. E mamma e papà sono troppo spesso permissivi: il 30% dei genitori utilizza infatti lo smartphone per distrarli o calmarli già durante il primo anno di vita, mentre il 70% al secondo anno. Il documento sconsiglia, inoltre, programmi con contenuti violenti e soprattutto ribadisce il “no” al cellulare “pacificatore”.

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Il Parlamento Ue l’istituzione europea più affidabile

Čet, 14/06/2018 - 17:43

parlamento-europeo

Secondo un sondaggio diffuso oggi dalla Commissione europea, il Parlamento europeo consolida la sua posizione come istituzione europea più affidabile. I risultati pubblicati oggi dalla Commissione europea, estratti dal sondaggio Eurobarometro della primavera 2018 sul livello di conoscenza del pubblico delle istituzioni dell’Ue, rivelano che il 50% degli intervistati ha dichiarato di fidarsi del Parlamento europeo. Si tratta di un aumento sostanziale di 5 punti rispetto all’autunno 2017, mentre il livello di sfiducia è diminuito del 3% rispetto allo stesso periodo.

Durante la legislatura, la fiducia nel Parlamento europeo, sempre secondo i risultati dell’Eurobarometro, è passata dal 34% di maggio 2014 al livello record attuale del 50%.

Il sondaggio indica inoltre che il 93% degli intervistati conosce il Parlamento europeo: è molto più di quello che si registra per le altre istituzioni e rappresenta un piccolo aumento rispetto all’ultimo Eurobarometro.

L’Unione europea, nel suo insieme, rimane anche più affidabile (42%) rispetto agli organi nazionali di governo (34%).

“Questo Parlamento – ha commentato il Presidente Antonio Tajani – sta lavorando per ridurre la distanza tra istituzioni europee e cittadini e sta facendo bene il suo lavoro. Ce lo dicono i cittadini stessi attraverso i risultati dell’Eurobarometro. Negli ultimi sei mesi la fiducia nel Parlamento europeo è passata dal 45% al 50%. Il Parlamento è in assoluto l’istituzione Ue più apprezzata.” “Voglio ringraziare i 751 parlamentari che compongono l’assemblea. Abbiamo dimostrato di saper essere protagonisti mettendo il Parlamento al centro del dibattito per cambiare l’Europa e renderla più efficace.”

“In particolare, sull’immigrazione che, come conferma l’Eurobarometro, è in cima alle preoccupazioni dei nostri cittadini, abbiamo contribuito a dare riposte europee. Già a novembre abbiamo adottato un testo di riforma del sistema dell’asilo, compreso il regolamento di Dublino, che concilia fermezza e solidarietà. Abbiamo anche proposto una strategia di breve, medio e lungo termine per fermare le partenze dall’Africa. Il Consiglio non può più rimandare la riforma dell’asilo e deve prendere coscienza che sul governo dell’immigrazione è in gioco il futuro stesso della nostra Unione.”

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