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Terza Grosse-Koalition, ultimo scoglio i giovani SPD

Pet, 12/01/2018 - 15:34

schulz-620x372“Una buona notizia per l’Europa”, così il Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni, plaude alla notizia dell’accordo Cdu-Csu e Spd per un nuovo governo entro Pasqua. Si tratta della terza grande colazione tedesca a guida della Cancelliera che ha affermato di aver “lavorato in uno spirito di fiducia per poter dare al Paese un governo stabile”, ha detto Angela Merkel, aggiungendo: “Dobbiamo essere più veloci nelle decisioni”. Nelle trattative si è giunti all’accordo per quanto riguarda tasse e migranti, ma anche sull’assicurazione sanitaria. Un accordo così dettagliato da sembrare un vero e proprio programma di Goveno, ma il testo dell’accordo è deludente e molto generico proprio per quanto riguarda l’Europa, anche se le cancellerie del Vecchio Continente sembrano tutte entusiaste per la coalizione. Nel testo infatti sottolinea l’importanza dell’Europa per la Germania, dell’asse franco tedesco, del rafforzamento della democrazia parlamentare nelle istituzioni dell’Unione Europa e della solidarietà tra gli stati membri.
Tuttavia il vero problema adesso si presenta per il leader dei socialdemocratici tedeschi che ha di fronte l’ultimo ostacolo da superare: il voto della base dell’SPD il prossimo 21 gennaio.
“Abbiamo raggiunto un risultato eccezionale”, ha detto Martin Schulz, mettendo l’accento sui risultati raggiunti “per un contratto di governo” sullo stato sociale, con l’aumento degli aiuti alle famiglie, gli investimenti nel sistema della formazione.
Ma la base non sembra molto d’accordo per un’intesa che premia soprattutto la leadership della Merkel e ancora peggio per Schulz è che sono proprio i Giovani della Spd quelli più agguerriti, tanto che hanno annunciato battaglia al congresso.

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Il libro di Wolff e la stabilità di Trump

Pet, 12/01/2018 - 14:55

trump-bannon-wolff“Se lui stesso non si dichiara un genio nessun altro lo farà”. Ecco come Lindsey Graham, senatore repubblicano della South Carolina, rispondeva a una domanda nel programma “The View” della Abc sulla questione di Donald Trump e la sua dichiarazione di essere un genio. In realtà Graham si sbagliava dato che Stephen Miller, uno dei più fedeli consiglieri dell’attuale inquilino alla Casa Bianca, ha detto a Jake Tapper della Cnn che il suo capo “era un genio” come aveva dimostrato nella campagna politica del 2016.

Miller è stato il miglior difensore di Trump dopo le notizie eclatanti di “Fire and Fury”, il libro di Michael Wolff che dipinge il 45esimo presidente come un bambino alla Casa Bianca circondato da persone che si sforzano a capire che cosa vuole questo instabile individuo. Wolff ci informa che quasi tutti i collaboratori di Trump lo vedono come incompetente e stentano a capire quali saranno i suoi capricci da un momento all’altro dati i suoi bisogni per gratificazione istantanea. Wolff cita spesso gli atteggiamenti di Trump come meritevoli di azioni da 25esimo emendamento che permetterebbe al Cabinet di deporre il presidente per incapacità fisica o mentale di svolgere i suoi compiti.

Wolff basa le informazioni del suo libro su interviste con funzionari del presidente condotte alla Casa Bianca dove lui era riuscito ad ottenere facile accesso per parecchi mesi. Come vi era riuscito? A differenza di altri giornalisti che ricevono un badge grigio per accedere alla sala stampa della Casa Bianca, Wolff aveva un badge blu ottenuto dai servizi segreti che gli dava accesso a quasi tutte le aree della residenza presidenziale. Chi gliela aveva approvato? Steve Bannon. Ovviamente con la consapevolezza del presidente. Le osservazioni di Wolff dunque hanno più credibilità dei cronisti perché ottenute dal di dentro il mondo di Trump mediante quasi 200 interviste incluso 3 ore con il presidente stesso.

Wolff è stato etichettato da Miller “un autore di spazzatura”. La difesa di Miller ha fatto piacere al suo capo il quale ha subito mandato un tweet complimentando il suo consigliere per avere sconfitto Tapper nel loro focoso dibattito. Tapper, non ricevendo risposte alle sue domande, ha alla fine perso la pazienza e ha bruscamente posto fine all’intervista. Miller da parte sua si è poi rifiutato di lasciare gli uffici della Cnn ed è stato eventualmente portato via dalle forze di sicurezza.

Miller non ha fatto altro che ripetere le frasi di Trump il quale si era difeso personalmente dalle dichiarazioni del libro di Wolff. Il 45esimo presidente, dopo avere attaccato la credibilità del giornalista, si era dichiarato un uomo di grande successo per essere stato “a very excellent student” (sic), (uno studente molto eccellente). Inoltre, Trump aveva continuato ripetendo le sue capacità imprenditoriali, i miliardi guadagnati, il successo alla televisione e la vittoria della presidenza al suo primo tentativo.

Trump, come spesso fa, storpia la grammatica e si allontana dall’inconveniente verità. Si ricorda che ha conquistato la Casa Bianca al secondo e non al primo tentativo dato che era stato candidato alla presidenza nel 2000 con il Reform Party che abbandonò solo dopo pochi mesi. Ma al di là delle menzogne che il New York Times e il Washington Post catalogano quasi quotidianamente la difesa tipica di Trump è di attaccare la veridicità dei suoi detrattori. Quindi dopo avere tentato di impedire la pubblicazione del libro di Wolff per vie legali, come sarebbe potuto avvenire in un Paese di terzo mondo, il 45esimo presidente ha iniziato la campagna di diffamazione. Lo ha fatto mediante i suoi tweet e spedendo i suoi fedeli collaboratori ai programmi televisivi per smentire Wolff e cercare di rassicurare gli americani e il mondo che lui è un uomo stabile.

L’altra strategia di Trump quando le cose vanno male è di addossare la colpa a qualcun altro. In questo caso Bannon è stato l’ovvio bersaglio. È vero che l’ex stratega aveva concesso numerose interviste a Wolff. Trump però lo aveva licenziato nel mese di agosto del 2017, quindi “lo sciatto Bannon” aveva tutta la responsabilità per l’ingresso di Wolff alla Casa Bianca senza la cui assistenza il libro non avrebbe mai visto luce.

Ma bisognava anche colpire Wolff per insabbiare le acque sulla stabilità mentale di Trump, come ha fatto Miller nella sua intervista alla Cnn. Altri collaboratori hanno dunque preso le difese del loro capo per cercare di smentire le pericolose asserzioni di Wolff sulla competenza di Trump. Rex Tillerson, segretario di Stato, che solo pochi mesi fa aveva etichettato Trump di “deficiente”, adesso dice di non avere mai messo in dubbio “la capacità mentale” del suo capo. Mike Pompeo, direttore della Cia, ha anche lui difeso Trump dichiarando “assurde” le asserzioni sull’incapacità mentale del suo capo. Nicky Haley, l’ambasciatrice americana alle Nazioni Unite, ha anche lei detto che “nessuno mette in dubbio la stabilità del presidente”. Viviamo in un mondo strano in cui i collaboratori del presidente devono difendere le sue capacità mentali. Trump deve sottomettersi fra poco a una visita medica. Il presidente potrebbe togliere tutti i dubbi includendo un’analisi psichiatrica. Ma come ha fatto con le sue tasse e tante altre cose bisogna crederlo. Il problema è che, come ha detto Wolff, Trump “è l’individuo che probabilmente ha meno credibilità di tutti”.

Domenico Maceri
PhD, University of California, scrive su politica americana. Alcuni dei suoi articoli hanno vinto premi della National Association of Hispanic Publications.

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Emanuele Felice e le origini storiche delle disuguaglianze sociali

Pet, 12/01/2018 - 14:47

emanuele-feliceEmanuele Felice, docente di Storia economica, ha pubblicato di recente il volume “Storia economica della felicità”, dalla cui lettura è possibile ricavare, non tanto la possibilità di valutare se nei secoli è aumentata o diminuita le felicità (intesa, in astratto, come miglioramento o peggioramento di un generico senso della vita), quanto la consapevolezza del come, nel “corso della storia umana”, è cresciuto progressivamente il divario “tra il potere di cui dispone l’Homo sapiens e la sua dimensione etica”; divario, che è diventato un abisso negli ultimi due secoli, a seguito della Rivoluzione industriale, per via della profonda contraddizione della quale essa è stata, e continua ad essere, portatrice: “Da un lato, il progresso tecnologico ha posto gli esseri umani nelle condizione di distruggere il pianeta, se stessi. Dall’altro, l’assenza di un significativo cambiamento sul piano etico ha comportato che l’umanità di fatto corresse, e ancora corra, proprio questo rischio”. Il divario, però, non ha aperto per l’umanità un abisso dal quale sia impossibile salvarsi; ciò, perché esso lascia intravedere flebili segnali che “potrebbero aiutare a risalire dal fondo”.
Secondo l’autore, il lungo cammino del genere umano è stato contrassegnato da tre grandi rivoluzioni, ognuna di portata millenaria, che hanno causato profonde trasformazioni, culturali innanzitutto, ma anche sociali ed economiche. La prima è la Rivoluzione cognitiva, quella che ha dotato gli uomini di tratti che sono serviti a trasformarli in esseri umani moderni e a distinguerli dai loro antenati e da altre linee estinte di ominidi; dalla Rivoluzione cognitiva hanno tratto origine i cacciatori-raccoglitori, che hanno cambiato il modo di pensare, di vivere e di produrre. La seconda è la Rivoluzione agricola, occorsa 11-10 mila anni fa, che ha trasformato il modo di vivere nomade ed erratico in stanziale ed ha consentito agli uomini di produrre direttamente ciò di cui avevano bisogno per la sopravvivenza. Infine, la terza è la Rivoluzione industriale, avvenuta nel corso del Settecento, che ha portato alla sostituzione della fatica umana e animale con il lavoro delle macchine, il cui svolgimento, ancora in corso, caratterizzerà la storia dell’umanità nei secoli successivi.
Considerando i profondi mutamenti avvenuti a seguito del succedersi delle tre rivoluzioni, viene spontanea la domanda: come sia stato possibile che, dopo millenni di stagnazione, abbia avuto inizio un processo cumulativo che ha dato origine al crescente divario tra il potere e le disponibilità materiali di cui gli uomini hanno potuto disporre (a partire soprattutto dalla Rivoluzione agricola) e la dimensione etica che ha regolato il modo in cui è stata attuata la distribuzione intersoggettiva delle disponibilità che venivano acquisite. L’inizio del divario ha tratto origine dalla nascita dell’agricoltura; questa però, secondo alcuni antropologi e storici economici, avrebbe dato luogo a una “trappola”, perché si è trasformata nel motore che ha alimentato il processo cumulativo delle disuguaglianze tra gli uomini. Com’è potuto accadere?
La risposta all’interrogativo può essere formulata nei termini che seguono: nelle società agricole si è affermata “una medesima disposizione esistenziale”, supportata da istituzioni analoghe; queste, ovunque hanno regolano la disuguaglianza che si è formata tra i vari gruppi creatisi durante il lento processo di divisione sociale del lavoro, indotta dal continuo aumento della popolazione, reso possibile dal miglioramento delle condizioni materiali. Si è trattato, afferma Felice, di un modello di vita deterministico, che ha promosso un processo inevitabile, senza ammettere alcuna scelta da parte dell’uomo, se non quella, inconsapevole, operata a monte, di lasciare che aumentasse la popolazione.
Con la Rivoluzione agricola, via via che la popolazione è aumentata, è stato necessario incrementare la produzione, per cui si sono imposte, da un lato, la specializzazione del lavoro e, dall’altro lato, una cultura che ha comportato la formazione di istituzioni che giustificassero la divisione della società in classi, alcune dedite all’esecuzione dei lavori più usuranti, altre alle attività di direzione e comando, o alle attività di “propaganda ideologica” per la conservazione dell’ordine costituito. Si è trattato di un processo durato millenni, che, pur in presenza di un continuo e lento miglioramento delle condizioni del “vivere insieme”, ha conservato l’uomo in uno stato di povertà che ha connotato l’esistenzialità di tutte le classi sociali, indipendentemente dal consolidamento delle disuguaglianze sociali che la Rivoluzione agricola era valsa ad affermare.
Le cose sono radicalmente cambiate con l’avvento, nel corso del XVIII secolo, della Rivoluzione industriale, verificatasi soprattutto in Europa e caratterizzata dal fatto che nella produzione di quanto era necessario per la sopravvivenza la fatica umana e animale è stata sostituita dalle macchine; ciò, grazie alla crescita del capitale umano, in termini di conoscenza e istruzione, verificatasi sin dal basso Medioevo, per la fede che l’uomo aveva interiorizzato sulla possibilità di migliorare le proprie condizioni di vita con il progresso realizzabile attraverso riforme istituzionali.
Tuttavia, “come era accaduto millenni prima con la Rivoluzione agricola – afferma Felice -, inizialmente sembrò che anche la rivoluzione industriale non fosse un buon affare per le persone coinvolte”, a causa del peggioramento delle condizioni di lavoro ed esistenziali. Grazie al movimento resistenziale delle classi sociali subalterne, però, la situazione generale è cominciata a migliorare. Nei decenni successivi, dall’Ottocento sino a gran parte del Novecento, la popolazione dei Paesi nei quali maggiormente è cresciuta la capacità di produzione, pur vivendo l’esperienza negativa di dittature di diversa ispirazione e di due guerre mondiali, ha potuto godere dei benefici della dichiarazione dell’uguaglianza dei diritti e della nascita della “società del benessere”, nonché della costituzione del “villaggio globale”, formatosi a seguito del fenomeno della globalizzazione; tutto ciò è accaduto in virtù dei principi politici affermatisi, prima con la Rivoluzione inglese (1688-1689), poi con la Rivoluzione americana (1775-1783) e la Rivoluzione francese (1789).
La Rivoluzione industriale, quindi, ha segnato il momento, secondo Felice, a partire dal quale è iniziata la “grande fuga” dalla povertà e dall’indigenza dell’umanità; in linea di principio, è iniziata la fuga dalle ineguaglianze sociali. Queste ultime, infatti, hanno cessato di essere necessarie, come lo erano invece nelle società sorte dopo la Rivoluzione agricola; perciò, il paradigma fondativo, proprio della società agricola, è venuto meno, per essere sostituito da un nuovo paradigma espresso dall’affermata uguaglianza dei diritti, non solo tra tutti gli uomini, ma anche tra tutte le nazioni.
In realtà, è accaduto il contrario, nel senso che, con la Rivoluzione industriale, le ineguaglianze sono enormemente cresciute; sono cresciute soprattutto tra le nazioni, fra quelle che sono state le prime ad iniziare la “grande fuga” e quelle che sono rimaste “prigioniere del vecchio mondo”. Le conseguenze dell’approfondimento delle disuguaglianze è – sostiene Felice – che i divari tra gli esseri umani e tra le nazioni “non sono mai stati così evidenti, preoccupanti (per i ricchi) e sofferti (per gli altri)”; ciò ha rappresentato, e continua a rappresentare, per il principio dell’affermata uguaglianza dei diritti, una seria minaccia, nel senso che ne ha “messo a rischio” la possibilità della sua conservazione.
Da dove origina la contraddizione intrinseca al modo proprio di funzionare delle società industriali? Secondo Felice, deriva dal fatto che uno dei postulati su cui il funzionamento si regge, “incarnatosi nel capitalismo industriale”, è “l’arricchimento personale”, affermatosi con la nascita dell’economia politica classica. Il postulato è valso ad assumere che ogni singolo soggetto fosse lasciato libero di perseguire egoisticamente il proprio vantaggio personale e che solo in questo modo sarebbe divenuto possibile perseguire la massimizzazione del vantaggio complessivo di tutti, nel senso che l’interesse individuale, motore dell’’iniziativa di ogni singolo, avrebbe coinciso con quello dell’interesse collettivo.
Secondo Felice, il postulato è di natura utopistica, in quanto basato “sul convincimento di una fondamentale bontà dell’essere umano”, proprio dei padri fondatori dell’economia politica, i quali erano fermamente convinti che gli uomini fossero dotati di un’innata bontà, che però poteva essere corrotta da istituzioni sociali, le cui regole imbrigliassero o corrompessero gli esiti del libero operare del principio dell’arricchimento personale. Questo postulato, però, ritiene Felice, avrebbe potuto avere “esiti migliori” se fosse stato reso operante per tutti e non fosse affermato come riserva esclusiva solo per ristretti gruppi sociali privilegiati.
Nel mondo attuale, al fine di orientare diversamente il postulato dell’arricchimento personale, sarebbe necessaria una svolta culturale che, a livello globale, favorisse, sul piano istituzionale e sociale, la sua sostituzione con il nuovo postulato della “valorizzazione delle relazioni umane”; ciò renderebbe possibile il compimento di una “Rivoluzione etica” con cui rimediare agli esiti negativi della contraddizione che sinora ha contrassegnato la storia dell’umanità: crescita e sviluppo continui delle condizioni materiali di sopravvivenza che, in linea di principio, potrebbero consentire la fuga dalla povertà dell’intera umanità in condizioni di giustizia distributiva, da un lato, e reale peggioramento delle disuguaglianze tra gli uomini e tra le nazioni da rendere conflittuale, instabile e precaria la convivenza sociale, dall’altro.
Concludendo, Felice sostiene che proprio “la valorizzazione delle relazioni umane può arrivare a configurarsi come un nuovo pilastro di un diverso paradigma” che, pur sempre ispirato ai principi sanciti dalle moderne Rivoluzioni politiche (inglese, americana e francese, alle quali si può aggiungere sul piano del significato ideale anche quella russa del 1917), ma adattato a un mondo non più afflitto dal fenomeno della povertà e caratterizzato dal “diritto alla felicità” e al benessere, cioè all’uguaglianza sostanziale degli uomini e delle nazioni; un mondo cioè idoneo a “colmare il divario che si è spalancato tra sviluppo tecnologico e dimensione etica”.
Non è detto però che questo obiettivo sia facilmente perseguibile; ciò perché, come lo stesso Felice afferma, “l’essere umano è l’unico animale che non trova inscritto il suo comportamento nel Dna (se non in parte): lo assume dall’esperienza”; egli, perciò può rivelarsi altruista ed empatico oppure egoista, oltre che per la sua struttura genetica, anche e soprattutto per la cultura che lo plasma e per le istituzioni che ne orientano l’agire: se la cultura e le istituzioni “gli dicono di privilegiare l’arricchimento personale sulle relazioni umane, e comunque il proprio gruppo di appartenenza sull’idea di una fratellanza universale”, la conseguenza non può che essere un ulteriore allargamento e approfondimento delle disuguaglianze, la cui conseguenza è inevitabilmente il sacrificio della possibilità per l’intera umanità di vivere senza possibili conflitti in uno stato di felicità.
Considerando lo stato attuale del mondo (soprattutto di quella parte di esso rappresentata dai Paesi più avanzati sul piano della produzione materiale) e l’ideologia che lo pervade (quella neoliberista) l’auspicio e le speranze di Felice sono destinati a conservarsi nello stato di una irremovibile distopia. La dominante ideologia neoliberista, che predica l’arricchimento personale da perseguire a qualsiasi costo, anche al prezzo del sacrificio dei principi affermatisi con le grandi rivoluzioni politiche, non è di conforto al raggiungimento, sia pure in un tempo futuro remoto, di un possibile abbandono dell’attuale stato “infelice” del mondo.

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Simona Russo Basta con i sensazionalismi, ridateci la politica

Pet, 12/01/2018 - 14:29

Le elezioni nazionali si avvicinano e tutti i segnali indicano un ritorno alla politica sensazionalista che abita il nostro tempo. Dai grandi proclami alle demonizzazioni, dai furori alla composizione delle liste elettorali che somiglia sempre di più alla notte degli Oscar bensì che riguardare la politica, quella vera. Di cui siamo in tanti ad averne nostalgia. Si potrebbe dire che il sensazionalismo abbia sempre fatto parte della cultura politica italiana, ma non posso pensare che il Paese si riduca meramente a questo. Vi è più di un’Italia. Vi è l’italia che rincorre la competizione televisiva fatta di grida e di insulti come se fossimo al mercato e vi è quella che invece avrebbe enorme piacere a poter assistere ad un confronto chiaro e civile tra i diversi candidati. Per non parlare della par condicio che non sempre è garantita a tutte le forze in campo, noi socialisti ne sappiamo qualcosa. Ma torniamo al punto di partenza, i trionfalismi delle liste elettorali. Grandi nomi, grandi personalità, ma senza alcuna storia politica, nessuna battaglia alle spalle, nessuna idea per il Paese. Qualcuno direbbe che il è risultato diretto della democrazia, ma ne siamo realmente sicuri? L’accesso in politica deve essere certamente garantito a tutti, ma come in ogni arte che si rispetti, un minimo di conoscenza sull’argomento dovrebbe appartenere ad ogni candidato e candidata. Perché se no, che differenza c’è tra le casalinghe ignare di cosa sia questa politica maltrattata, candidate nelle liste del M5S e un giudice, attore o notabile che sia, candidato nelle liste del PD? Non è il titolo che dovrebbe contare, ma l’esperienza, la storia di ogni individuo legata alla sfera politica. Perché se dunque le cose devono proprio stare cosi, dove in politica, tutti si sentono in diritto di potersi improvvisare mentre in altri ambiti ciò non è concesso, ancora una volta mi batterò per dire che mai ingiustizia più grande fu fatta ai tanti e alle tante che per l’organizzazione della vita pubblica si sono battuti e si battono. Battaglie quotidiane e non a giorni alterni. La politica è difficile, ma è un fuoco che ti arde dentro, dove vi sono vittorie e sconfitte. Che a volte non ti fanno dormire la notte, o che ti fanno svegliare la mattina pensando a cosa bisogna fare per migliorare la condizione dell’individuo. Una ricerca della felicità collettiva come ci ha insegnato Pepe Mujica in Uruguay. Per questo, il mio primo appello è che si torni a questa, che fidatevi, è una donna indispensabile e di enorme seduzione. Mi permetto di fare un secondo appello, rivolto invece ai tanti che come me, sono spesso stanchi di questi tempi un po’ bui, ai quali sento di dire che il 4 marzo è il nostro giorno! Andiamo oltre il circo della campagna elettorale, scendiamo in campo per votare le idee, seppur messe da parte, perché vi garantisco che ci sono. Votare non è solo un diritto ed un dovere, è lottare per cambiare, è darsi una possibilità, è pretendere che al peggio vi sia sempre una via d’uscita e che si può’ e non si deve, smettere di sognare “Insieme” una società più giusta e più inclusiva.

Simona Russo
Membro della DN PSI
Segretaria PSI Bruxelles

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Molestie. Francesco Bellomo espulso dalla Magistratura

Pet, 12/01/2018 - 10:23

ragazza minigonnaDopo il caso incredibile di Francesco Bellomo, magistrato del Consiglio di Stato accusato di una lunga e bizzarra lista di abusi e molestie dalle studentesse che frequentavano i suoi corsi di formazione per aspiranti magistrati, è arrivata la decisione storica. Il Consiglio di presidenza della giustizia amministrativa, organo di autogoverno dei magistrati di Tar e Consiglio di Stato, ha dato il via libera definitivo alla destituzione di Francesco Bellomo. Dopo la proposta della Commissione e il via libera dell’adunanza, l’organo di autogoverno della magistratura amministrativa (Cpga) non ha potuto far altro che prendere atto di quanto deciso sul direttore di Diritto e Scienza e lo ha destituito in via ufficiale. Ora spetta al Presidente del Consiglio firmare le carte e inviarle al Presidente della Repubblica che con un decreto presidenziale ufficializzerà la destituzione.
Bellomo è indagato a Piacenza e Bari per la vicenda delle pressioni e minacce a borsiste della scuola di diritto da lui gestita. Coinvolto anche un pm di Rovigo, Davide Nalin, che il Csm ha sospeso. Le studentesse dopo essere state selezionate dovevano firmare un contratto in cui veniva specificato l’abbigliamento che le borsiste avrebbero dovuto adottare durante le occasioni formali: una descrizione dettagliata al punto da specificare il tipo di scarpa (con tacchi alti), di trucco, di calze e la lunghezza della gonna (che avrebbe dovuto essere particolarmente corta). Ma era solo il principio di un contratto ‘strano’: una delle clausole prevedeva che la borsa di studio venisse revocata se il borsista si fosse sposato, inoltre il fidanzamento del o della borsista era consentito solo in seguito all’approvazione personale di Bellomo, che avrebbe dovuto valutare il quoziente intellettivo del potenziale compagno o compagna.
ma il contratto era solo l’inizio, secondo le accuse molte ragazze hanno denunciato tentativi di approcci da parte del magistrato che ora è stato radiato dalla magistratura.

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Insieme tre storie

Čet, 11/01/2018 - 19:57

C’era, finalmente, la stampa con le televisioni alla presentazione di Insieme, la lista per le elezioni del 4 marzo che unisce socialisti, verdi e movimenti civici, nonché esponenti di tendenza ed esperienza prodiana, che si é tenuta all’Hotel Quirinale di Roma, di fronte a una sala gremita e fervida di consensi per i vari oratori. L’incontro, aperto dal nostro consigliere regionale del Lazio Daniele Fichera, e al quale ha recato il saluto del Pd Piero Fassino, si é poi arricchito del contributo dell’ex ministro Enrico Giovannini, della vice presidente dei Verdi europei Monica Frassone, di Angelo Bonelli, coordinatore dei Verdi italiani, dell’economista Efisio Espa e poi concluso da una conferenza stampa alla quale hanno partecipato il segretario del Psi Riccardo Nencini, la coordinatrice dei Verdi Luana Zanella e il prodiano Giulio Santagata. In sala, tra gli altri, anche i radicali Maurizio Turco e Sergio D’Elia, molto applauditi.

Bonelli e Nencini hanno lanciato un ultimo appello a Emma Bonino per unificare le due liste facendo nascere Insieme più Europa. Vedremo le risposte, se mai ci saranno. L’unione delle tre storie é stato il leit motiv dei vari interventi. Tre storie oggi quanto mai necessarie, quella socialista, quella ambientalista e quella ulivista originaria, indispensabili oggi per un futuro migliore. La cultura e la storia del Psi portano in dote una nuova pulsione che tende all’equità nel momento i cui più acute si presentano le disuguaglianze, assieme a una tensione a sviluppare propositi di riforma (la Costituente) che il voto del 4 dicembre 2016 non può aver cancellato. La cultura e la storia dei Verdi ci consegnano il testimone di un’indispensabile progetto di sostenibilità dello sviluppo (la proposta è di inserirlo in Costituzione) che, come ha rilevato Monica Frassone, può produrre nuova occupazione, oltre che risolvere i drammi causati dai disastri ed emergenze ambientali. L’esperienza prodiana porta un necessario e nuovo europeismo che ne superi la miope versione attuale, unita ad anni di buon governo italiano, senza tentazioni politicamente egemoni e nel rispetto del pluralismo di una coalizione.

Fassino ha voluto ammettere che il Pd non é il centro-sinistra e che il campo di quest’ultimo é più ampio. Santagata ha opportunamente ricordato quanto l’identificazione dei due termini abbia prodotto confusione e rigetti. Bonelli ha voluto rispondere all’obiezione secondo la quale i Verdi non c’entrano nulla con Renzi, dichiarando di non essere per nulla soddisfatto delle politiche ambientali dei governi del Pd e di augurarsi una svolta, ma di non essere disponibile a favorire l’avvento di Salvini al ministero degli Interni. La lista presenta forti propositi di autonomia politica nell’ambito della coalizione di centro-sinistra. Sfornerà idee e proposte originali e innovative. La sensazione, magari con l’apporto dei radicali disponibili, é che Insieme, che si presenterà anche alle elezioni regionali della Lombardia e del Lazio, non sia solo una lista, ma un progetto politico destinato a sopravvivere dopo le elezioni.

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Insieme è meglio: l’iniziativa della lista ulivista

Čet, 11/01/2018 - 19:12

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“Due piccoli partiti ma di grandi tradizioni si mettono insieme per contrapporsi al declino perché è nei momenti di crisi che nascono le opportunità”. Così ha aperto i lavori della convention di Insieme, Daniele Fichera, consigliere regionale del Psi, aperta oggi Roma. L’iniziativa della lista di ispirazione ulivista lancia così la campagna “Sostenibilità sociale, ambientale e del lavoro in Costituzione”. Sul palco i promotori della Lista Insieme Riccardo Nencini, Angelo Bonelli e Giulio Santagata. Intervento del Prof Enrico Giovannini, portavoce dell’ASviS – Allenza per lo sviluppo sostenibile, Monica Frassoni, co-presidente dei Verdi Europei, Prof. Efisio Espa, Economista, Esperto di Valutazione delle Politiche Pubbliche, Luana Zanella, coordinatrice dei Verdi.

Fichera introducendo i lavori ha sottolineato che l’esperienza di Insieme “si colloca in campo del centro sinistra che ha garantito la crescita sia nel campo economico che in quello della giustizia sociale che in quello della tutela ambientale. Una esperienza che fa riferimento e che vuole ricordare gli anni dei governi Prodi che seppero evitare la marginalizzazione del nostro Paese. Una proposta politica nazionale che vuole diventare un riferimento permanente per chi non si rassegna. Per questo riproporremo questa esperienza nelle elezioni di Lazio e Lombardia con un riformismo civico, socialista e ambientalista”.

Nel corso dell’iniziativa è stata lanciata la proposta di inserire in Costituzione il principio di sostenibilitá dello sviluppo, come giá fatto ad esempio da Francia e Svizzera e di aderire al Manifesto proposto a tutte le liste dall’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASVIS). È stato proprio Enrico Giovannini, Portavoce dell’Asvis, a ricordare la necessitá di dotare l’Italia di un’agenda di politiche economiche, sociali ed ambientali che ci riporti sulla rotta della sostenibilitá dello sviluppo, secondo le definizioni dell’Agenda 2030″, sottolineando la necessità di inserire il principio dello sviluppo sostenibile in Costituzione come già hanno fatto molti paesi. Necessitá ripresa anche dagli altri relatori, l’economista Efisio Espa e la co-presidente dei Verdi Europei, Monica Frassoni.

Dopo il consigliere regionale socialista è intervenuto Piero Fassino che si è soffermato sulla particolare difficoltà di queste elezioni per il contesto in cui si svolgono. “Abbiamo alla spalle un decennio di crisi economica e sociale. Con ferite che ancora non si sono rimarginate nonostante stiano arrivando segnali positivi. Ci sono fratture sociali ancora non superate tra chi ha mantenuto le proprie condizioni e chi ha vissuto sulla propria pelle la crisi”. “Partiamo da qui: Trump, Brexit, la vittoria di movimenti estremisti e anti europeisti nascono da questa frattura. Per questo il voto del 4 marzo è importante. Per questo serve una coalizione larga, aperta e inclusiva. C’è la consapevolezza che senza Pd non ci sarebbe centrosinistra ma il centrosinistra è più largo del partito democratico. Siamo a qui anche a rivendicare le esperienze passate di governo: gli ultimi 20 anni quelle migliori sono state quelle del centrosinistra. I governi dell’Uivo e Prodi e quelle di centrosinistra di Letta, Gentiloni e Renzi. Ora il riformismo socialista e ambientalista ci permettono di presentarci in maniera migliore e più forte”.

Bonelli nel suo intervento ha posto una domanda: “Cosa c’entrano i Verdi con Renzi e il Pd? La risposta è nel fatto che le politiche ambientali fatte fino ad oggi non ci hanno convinto. È necessario rivederle. Ma può essere riferimento anche per ora è fuori dal centrosinistra come LeU a cui chiedo se avere Salvini come ministro degli interni non può essere indifferente per chi si dice di sinistra”. “Dobbiamo essere all’altezza della sfida epocale per il futuro e per il mondo che lasceremo alle prossime generazioni. La conversione ecologica non è solo un modo di dire è una cosa sostanziale. A Emma Bonino chiediamo quale è la ragione politica della sua scelta: siamo ancora in tempo per dire più Europa e per un polo laico come alternativa forte all’interno del centrosinistra. Per questo auspico che nei Radicali ci possa essere una riflessione”.

Riccardo Nencini ha parlato di una “lista inclusiva. Non è una lista per la rottamazione. Certo – ha detto con riferimento alla scelta dei Radicali – che rimane aperta la porta. Le nostre sono storie compatibili”. Mentre le storie che si sono unite nella alleanza tra Bonino a Tabacci “è complicato dire che lo siano. Noi continuiamo a presentare un progetto politico aperto perché c’è bisogno anche di quelle storie affinché per permettere al centrosinistra di essere competitivo”. “Di partito a vocazione maggioritaria ve ne è stato uno solo. Era la Dc di De Gasperi del ‘48, ora però è necessario che il Fassino pensiero diventi il Pd pensiero”.

In chiusura, i promotori della lista sono tornati sul messaggio politico di unitá e condivisione del centrosinistra. “Il centrosinistra – hanno concluso i promotori di INSIEME Luana Zanella, Giulio Santagata e Riccardo Nencini – deve agire con determinazione e compattezza per proporre agli italiani un progetto di riduzione delle disuguaglianze e per costruire un’Europa capace di far crescere democrazia e coesione. INSIEME si rivolge a chi ha a cuore la stessa voglia di fare squadra per il bene dell’Italia, perché c’è bisogno di una forza tranquilla, responsabile ma, soprattutto, c’è bisogno di servire l’Italia.”

Angelo Bonelli ha illustrato a nome di INSIEME l’iniziativa per l’inserimento della sostenibilitá sociale, ambientale, economica e del lavoro nella nostra Costituzione.

Questo il testo dell’appello, che verrà adesso aperto alle firme e all’adesione di cittadini, associazioni, sigle e movimenti:

“Poco più di due anni fa l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha preso atto che l’attuale modello di sviluppo del mondo non è più sostenibile non solo dal punto di vista ambientale, ma anche della tenuta della struttura sociale ed economica.

Viviamo con il rischio concreto di consegnare alle prossime generazioni un mondo più diseguale e profondamente compromesso sotto il profilo ambientale e delle risorse naturali.

Riportare il pianeta su un sentiero di sostenibilità è un’esigenza improrogabile a cui i governi, la politica, la società civile e le imprese sono chiamate a rispondere.

Per queste ragioni INSIEME lancia una campagna di sottoscrizioni perché priorità della prossima legislatura sia la riforma della Costituzione che introduca il principio di precauzione, della sostenibilità ambientale, dei modelli produttivi e del lavoro.”

“Vogliamo spiegare agli italiani – questo il senso della proposta – che l’unica ricetta per il futuro dell’Italia e dei nostri figli passa attraverso politiche e azioni concrete con obiettivi di crescita misurabili e sostenibili come, ad esempio:

1) il raddoppio in tre anni degli investimenti pubblici procapite in ricerca e formazione (oggi pari a 100 euro) e la creazione di un Fondo, con i 300 milioni del bonus ai 18enni, per assegni di studio ai ragazzi della scuola superiore che li indirizzino verso la formazione tecnico-scientifica;
2) Un nuovo Piano casa, un fondo di mezzo miliardo l’anno per dieci anni per realizzare nuovi alloggi di Edilizia Residenziale Pubblica e dare sostegno ai cittadini che devono affrontare la sopravvenuta impossibilità di pagare l’affitto (per perdita del lavoro o motivi di salute) allargando la platea dei beneficiari
3) Un Patto per il Clima con obiettivi chiari e definiti per attuare gli accordi di Parigi che comprenda, tra le altre cose, 1000 treni per i pendolari, Progressiva eliminazione auto diesel entro il 2035 e benzina 2040, Decontribuzione per i primi tre anni delle nuove assunzioni sui lavori verdi.

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INSIEME È MEGLIO

Čet, 11/01/2018 - 19:12

apre insieme buona

“Due piccoli partiti ma di grandi tradizioni si mettono insieme per contrapporsi al declino perché è nei momenti di crisi che nascono le opportunità”. Così ha aperto i lavori della convention di Insieme, Daniele Fichera, consigliere regionale del Psi, aperta oggi Roma. L’iniziativa della lista di ispirazione ulivista lancia così la campagna “Sostenibilità sociale, ambientale e del lavoro in Costituzione”. Sul palco i promotori della Lista Insieme Riccardo Nencini, Angelo Bonelli e Giulio Santagata. Intervento del Prof Enrico Giovannini, portavoce dell’ASviS – Allenza per lo sviluppo sostenibile, Monica Frassoni, co-presidente dei Verdi Europei, Prof. Efisio Espa, Economista, Esperto di Valutazione delle Politiche Pubbliche, Luana Zanella, coordinatrice dei Verdi.

Fichera introducendo i lavori ha sottolineato che l’esperienza di Insieme “si colloca in campo del centro sinistra che ha garantito la crescita sia nel campo economico che in quello della giustizia sociale che in quello della tutela ambientale. Una esperienza che fa riferimento e che vuole ricordare gli anni dei governi Prodi che seppero evitare la marginalizzazione del nostro Paese. Una proposta politica nazionale che vuole diventare un riferimento permanente per chi non si rassegna. Per questo riproporremo questa esperienza nelle elezioni di Lazio e Lombardia con un riformismo civico, socialista e ambientalista”.

Nel corso dell’iniziativa è stata lanciata la proposta di inserire in Costituzione il principio di sostenibilitá dello sviluppo, come giá fatto ad esempio da Francia e Svizzera e di aderire al Manifesto proposto a tutte le liste dall’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASVIS). È stato proprio Enrico Giovannini, Portavoce dell’Asvis, a ricordare la necessitá di dotare l’Italia di un’agenda di politiche economiche, sociali ed ambientali che ci riporti sulla rotta della sostenibilitá dello sviluppo, secondo le definizioni dell’Agenda 2030″, sottolineando la necessità di inserire il principio dello sviluppo sostenibile in Costituzione come già hanno fatto molti paesi. Necessitá ripresa anche dagli altri relatori, l’economista Efisio Espa e la co-presidente dei Verdi Europei, Monica Frassoni.

Dopo il consigliere regionale socialista è intervenuto Piero Fassino che si è soffermato sulla particolare difficoltà di queste elezioni per il contesto in cui si svolgono. “Abbiamo alla spalle un decennio di crisi economica e sociale. Con ferite che ancora non si sono rimarginate nonostante stiano arrivando segnali positivi. Ci sono fratture sociali ancora non superate tra chi ha mantenuto le proprie condizioni e chi ha vissuto sulla propria pelle la crisi”. “Partiamo da qui: Trump, Brexit, la vittoria di movimenti estremisti e anti europeisti nascono da questa frattura. Per questo il voto del 4 marzo è importante. Per questo serve una coalizione larga, aperta e inclusiva. C’è la consapevolezza che senza Pd non ci sarebbe centrosinistra ma il centrosinistra è più largo del partito democratico. Siamo a qui anche a rivendicare le esperienze passate di governo: gli ultimi 20 anni quelle migliori sono state quelle del centrosinistra. I governi dell’Uivo e Prodi e quelle di centrosinistra di Letta, Gentiloni e Renzi. Ora il riformismo socialista e ambientalista ci permettono di presentarci in maniera migliore e più forte”.

Bonelli nel suo intervento ha posto una domanda: “Cosa c’entrano i Verdi con Renzi e il Pd? La risposta è nel fatto che le politiche ambientali fatte fino ad oggi non ci hanno convinto. È necessario rivederle. Ma può essere riferimento anche per ora è fuori dal centrosinistra come LeU a cui chiedo se avere Salvini come ministro degli interni non può essere indifferente per chi si dice di sinistra”. “Dobbiamo essere all’altezza della sfida epocale per il futuro e per il mondo che lasceremo alle prossime generazioni. La conversione ecologica non è solo un modo di dire è una cosa sostanziale. A Emma Bonino chiediamo quale è la ragione politica della sua scelta: siamo ancora in tempo per dire più Europa e per un polo laico come alternativa forte all’interno del centrosinistra. Per questo auspico che nei Radicali ci possa essere una riflessione”.

Riccardo Nencini ha parlato di una “lista inclusiva. Non è una lista per la rottamazione. Certo – ha detto con riferimento alla scelta dei Radicali – che rimane aperta la porta. Le nostre sono storie compatibili”. Mentre le storie che si sono unite nella alleanza tra Bonino a Tabacci “è complicato dire che lo siano. Noi continuiamo a presentare un progetto politico aperto perché c’è bisogno anche di quelle storie affinché per permettere al centrosinistra di essere competitivo”. “Di partito a vocazione maggioritaria ve ne è stato uno solo. Era la Dc di De Gasperi del ‘48, ora però è necessario che il Fassino pensiero diventi il Pd pensiero”.

In chiusura, i promotori della lista sono tornati sul messaggio politico di unitá e condivisione del centrosinistra. “Il centrosinistra – hanno concluso i promotori di INSIEME Luana Zanella, Giulio Santagata e Riccardo Nencini – deve agire con determinazione e compattezza per proporre agli italiani un progetto di riduzione delle disuguaglianze e per costruire un’Europa capace di far crescere democrazia e coesione. INSIEME si rivolge a chi ha a cuore la stessa voglia di fare squadra per il bene dell’Italia, perché c’è bisogno di una forza tranquilla, responsabile ma, soprattutto, c’è bisogno di servire l’Italia.”

Angelo Bonelli ha illustrato a nome di INSIEME l’iniziativa per l’inserimento della sostenibilitá sociale, ambientale, economica e del lavoro nella nostra Costituzione.

Questo il testo dell’appello, che verrà adesso aperto alle firme e all’adesione di cittadini, associazioni, sigle e movimenti:

“Poco più di due anni fa l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha preso atto che l’attuale modello di sviluppo del mondo non è più sostenibile non solo dal punto di vista ambientale, ma anche della tenuta della struttura sociale ed economica.

Viviamo con il rischio concreto di consegnare alle prossime generazioni un mondo più diseguale e profondamente compromesso sotto il profilo ambientale e delle risorse naturali.

Riportare il pianeta su un sentiero di sostenibilità è un’esigenza improrogabile a cui i governi, la politica, la società civile e le imprese sono chiamate a rispondere.

Per queste ragioni INSIEME lancia una campagna di sottoscrizioni perché priorità della prossima legislatura sia la riforma della Costituzione che introduca il principio di precauzione, della sostenibilità ambientale, dei modelli produttivi e del lavoro.”

“Vogliamo spiegare agli italiani – questo il senso della proposta – che l’unica ricetta per il futuro dell’Italia e dei nostri figli passa attraverso politiche e azioni concrete con obiettivi di crescita misurabili e sostenibili come, ad esempio:

1) il raddoppio in tre anni degli investimenti pubblici procapite in ricerca e formazione (oggi pari a 100 euro) e la creazione di un Fondo, con i 300 milioni del bonus ai 18enni, per assegni di studio ai ragazzi della scuola superiore che li indirizzino verso la formazione tecnico-scientifica;
2) Un nuovo Piano casa, un fondo di mezzo miliardo l’anno per dieci anni per realizzare nuovi alloggi di Edilizia Residenziale Pubblica e dare sostegno ai cittadini che devono affrontare la sopravvenuta impossibilità di pagare l’affitto (per perdita del lavoro o motivi di salute) allargando la platea dei beneficiari
3) Un Patto per il Clima con obiettivi chiari e definiti per attuare gli accordi di Parigi che comprenda, tra le altre cose, 1000 treni per i pendolari, Progressiva eliminazione auto diesel entro il 2035 e benzina 2040, Decontribuzione per i primi tre anni delle nuove assunzioni sui lavori verdi.

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Migranti, Macron ringrazia l’Italia e Gentiloni

Čet, 11/01/2018 - 17:36

macron gentiloniL’Italia entra nel vivo della Campagna elettorale e saluta la sua XVII legislatura, ma Oltralpe ci viene ricordato quanto è stato fatto dal presidente del Consiglio uscente, Paolo Gentiloni, soprattutto in materia di immigrazione.
“L’Italia ha fatto un ottimo lavoro nel 2017, cui rendo omaggio, per ridurre la destabilizzazione causata dal fenomeno migratorio. Ha tutto il mio rispetto per il lavoro condotto”, è quanto ha affermato il presidente francese Emmanuel Macron in conferenza stampa a Palazzo Chigi con il premier Paolo Gentiloni, in occasione della sua visita a Roma.
“L’Italia entra in un periodo elettorale. Voglio sottolineare quanto sono stato contento di lavorare con Paolo Gentiloni in questi mesi, la sua azione in Italia e in Europa ha consentito di avviare una nuova dinamica”, ha detto il presidente francese, che poi ha proseguito: “Continueremo a fare grandi cose con l’Italia. Continueremo a procedere con le ambizioni tra i nostri due Paesi e con le ambizioni europee”.
Dal canto suo l’attuale presidente del Consiglio italiano ha affermato: “Credo sia molto importante che alle relazioni storiche tra Italia e Francia abbiamo deciso di dare una cornice più stabile e più ambiziosa con l’idea, già emersa nel vertice di Lione e che in questo incontro abbiamo messo a fuoco, di mettere al lavoro un gruppo di persone per un Trattato bilaterale italo-francese. Cooperiamo da sempre in modo straordinario ma siamo convinti che possa rendere ancora più forti e sistematiche le nostre relazioni”.
Tornando all’Europa il presidente francese ha detto: “Abbiamo bisogno di un’Europa più unita. I processi di armonizzazione consentiranno di ridurre i populismi perché i populismi si nutrono di cose che non si riescono a spiegare”. “Serve un’Europa più democratica, con liste europee che consentiranno di prendere atto della forza di un demos europeo”.
Macron ha poi ribadito il suo appoggio a un’Europa a più velocità. “Dobbiamo integrare le convinzioni europee che ci legano, portando avanti una specie di mandato europeo su progetti strutturanti, un’avanguardia aperta, una maggiore ambizione per alcuni partner che non ne escludono altri. È una Ue a più velocità? Sì, perché c’è già una zona Schengen, una zona euro. Noi siamo per un’Europa che avanza, una potenza economica, sociale e culturale aperta a chi vuole seguire”.

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Brexit, Farage propone secondo referendum

Čet, 11/01/2018 - 16:37

Farage-elezioniNel caos che è seguito alla Brexit, il paladino dell’uscita dall’Unione europea, Nigel Farage, ha detto che il Regno Unito dovrebbe “avere un secondo referendum sull’appartenenza all’Ue” per porre definitivamente fine al dibattito sulla Brexit dopo che l’ex primo ministro Tony Blair ha chiesto un secondo voto sull’accordo finale sull’uscita dall’Unione Europea.
“Forse, dico forse, dovremmo tenere un secondo referendum sulla Brexit. Metterebbe fine alla questione per una generazione una volta per tutte”. Lo scrive su Twitter l’ex leader dell’Ukip e soprattutto paladino della Brexit Nigel Farage.
Immediata la replica della premier britannica Theresa May che ha escluso categoricamente una seconda consultazione in quanto “sarebbe un tradimento agli elettori”.
Tuttavia per il leader dell’Ukip con un altro referendum sull’appartenenza all’Ue “la questione sarebbe chiusa per una generazione. La percentuale che voterebbe per uscire la prossima volta sarebbe molto più grande dell’ultima volta”, ha assicurato Farage, auspicando che in questo modo “Blair possa scomparire nell’oscurità più totale”.
“Quello che è certo – ha detto Farage – è che i Clegg, i Blair, gli Adonis non si rassegneranno mai. Andranno a vanti a lamentarsi e a frignare per tutta la durata di questo processo”. Quindi, un secondo referendum potrebbe essere, secondo Farage, lo strumento per metterli a tacere “per generazioni”, perché questa volta “le percentuali (per la Brexit, ndr) sarebbero molto più grandi”.

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Riforma Madia, al via assunzione dei precari P.A.

Čet, 11/01/2018 - 15:46

madiaCon l’anno nuovo parte la stabilizzazione dei precari nella pubblica amministrazione, così come stabilito dalla Riforma Madia e in particolare dall’articolo 20 del decreto legislativo 75 del 2017. A renderlo noto infatti è l’Anci (l’Associazione dei comuni) con un comunicato del 10 gennaio 2018 dove si annuncia che a partire dal 1 gennaio 2018 e per il triennio successivo è possibile procedere alla stabilizzazione del personale degli enti locali assunto con contratto in forma flessibile. Il programma riguarda tutta la pubblica amministrazione ma sarà focalizzato sul territorio. L’associazione ha inoltre preparato «una nota tecnica», una sorte di vademecum per aiutare le amministrazioni in questo passaggio.
Anci stima che possa trattarsi di circa 20.000 unità di personale interessato, anche frutto del blocco del turn over per le assunzioni a tempo indeterminato degli ultimi dieci anni, che Anci si è impegnata a rimuovere e superare ottenendo significativi risultati negli ultimi provvedimenti normativi. I più interessati sono i sindaci a cui dovrebbe quindi spettare un quaranta per cento del totale delle stabilizzazioni in palio.
Nella nota tecnica dell’Associazione dei comuni si riassumono le novità – intervenute da ultimo con la legge di bilancio per il 2018 – per attuare le norme. Gli interessati alla stabilizzazione sono i contratti a tempo determinato o altre forme di rapporto, come le collaborazioni, purché abbiano maturato tre anni di servizio nella Pubblica amministrazione. Per i contratti a termine, accesi dopo un concorso, si può procedere all’assunzione diretta, mentre al resto sarà riconosciuta una riserva nelle prossime selezioni.

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Scontro nella Lega. Maroni a Salvini: io Lenin tu Stalin

Čet, 11/01/2018 - 15:37

Salvini-Maroni-675È scontro tra Matteo Salvini e Roberto Maroni. A tre giorni dalla rinuncia a correre per un secondo mandato per Palazzo Lombardia, il governatore sembra non aver affatto gradito la reazione pubblica del segretario leghista che, all’indomani del suo passo indietro, aveva chiarito che se “uno rinuncia alla Regione non potrà fare altro”. In una lunga intervista al ‘Foglio’, Maroni si toglie qualche sassolino dalla scarpa e attacca il ‘capitano’ leghista accusandolo di “metodi stalinisti”. “Non rispondo a insulti – replica Salvini su Facebook -: le polemiche le lascio ad altri”. “Io sono una persona leale. Sosterrò il segretario del mio partito. Lo sosterrò come candidato premier. Ma, da leninista, non posso sopportare di essere trattato con metodi stalinisti e di diventare un bersaglio mediatico solo perché a detta di qualcuno potrei essere un rischio”, si sfoga Maroni.

“Consiglierei al mio segretario non solo di ricordare che fine ha fatto Stalin e che fine ha fatto Lenin ma anche di rileggersi un vecchio testo di Lenin. Ricordate? L’estremismo è la malattia infantile del comunismo. Se solo volessimo aggiornarlo ai nostri giorni dovremmo dire che l’estremismo è la malattia infantile della politica”, attacca. Nella lunga intervista, Maroni non manca di sottolineare le differenze di orientamento politico che lo separano dal suo ex delfino. Le distanze politiche da Salvini sono “uno dei tanti motivi che mi hanno spinto a ragionare su un futuro diverso, lontano da un modo di fare politica, che capisco ma che, le dico la verità, proprio non mi appartiene”.

Per esempio, l’ex ministro del Welfare – promotore ai tempi del libro bianco di Marco Biagi – ‘salva’ il Jobs act renziano. “Io penso che la riforma del lavoro migliore che la politica dovrebbe portare avanti è quella di migliorare la flessibilità prevista dal Jobs Act con alcuni correttivi che erano già contenuti nella legge Biagi, che conteneva un giusto equilibrio tra apertura del mercato e protezione del lavoro”, afferma. “Purtroppo – aggiunge – tutto questo non si può dire perché in campagna elettorale, e vale anche per questa campagna elettorale, da una parte e dall’altra ci sono spesso valutazioni su questi temi che prescindono dal merito, frutto di perversi atteggiamenti ideologici in base ai quali tutto quello che è stato fatto prima di noi deve essere cancellato. Questa non è politica, è propaganda”. “Purtroppo bisogna essere sinceri e dire che la campagna ricca di propaganda è causata anche da una legge elettorale che costringe in un modo o in un altro a essere tutti gli uni contro gli altri: per ottenere un voto in più di un altro partito viene quasi naturale parlare più alla pancia che alla testa. E proprio per questo, ma spero di sbagliarmi, mi sembra di essere tornati al 1994”, conclude Maroni. Malgrado vi fossero voci da mesi, nel partito, la decisione di Maroni ha spiazzato un po’ tutti. E sono insistenti – alimentate anche dalle ricostruzioni di stampa – le letture ‘maliziose’ sul suo gesto: ovvero che sarebbe una mossa anti-Salvini, in accordo con Silvio Berlusconi, per prenotare un’eventuale posto a Palazzo Chigi, anche nell’ipotesi di un governo di larghe intese, nel caso il centrodestra non ottenesse la maggioranza alle politiche.

“La Lega di Salvini è questa. Prendere o lasciare. Come era la Lega di Bossi. C’è spazio per Maroni

così come per tutti. L’importante è rispettare le regole”, è l’avvertimento del capogruppo al Senato, Gian Marco Centinaio. Mentre Salvini non perde occasione pubblica per ribadire che il centrodestra sarà vincente, la Lega si affermerà come primo partito della coalizione e lui si sente “pronto” per governare.

Redazione Avanti!

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Ilva, arriva la controproposta di Regione e Comune

Čet, 11/01/2018 - 15:12

emiliano e melucciRegione Puglia e Comune di Taranto avevano respinto l’accordo di programma sull’Ilva inviato dal Ministero dello Sviluppo Economico.
Oggi hanno inviato al Governo la loro bozza per l’accordo di programma sull’Ilva, impegnandosi, a fronte di un risultato positivo della trattativa, a ritirare i ricorsi sul Piano ambientale del siderurgico. La bozza, in 21 articoli ed un’appendice, contiene modifiche e integrazioni al protocollo di intesa proposto dall’Esecutivo composto da soli 9 articoli.
Al termine di una lunga riunione con il sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci e con gli staff tecnici, il governatore della Puglia, Emiliano, ha detto: “Abbiamo fatto la nostra controproposta che non è molto dissimile dal Protocollo. In alcuni passaggi siamo stati molto esigenti e nella bozza è contenuto tutto ciò che c’era stato chiesto dalle associazioni ambientaliste, dagli organismi di vigilanza, dall’assessorato alla Sanità e all’Ambiente, da Arpa e Aress. Insomma il testo raccoglie tutte le nostre esperienze e quegli elementi che fanno parte di questa eccellenza, che è la conoscenza da parte delle istituzioni locali della fabbrica. Il lavoro che la Regione Puglia con il Comune di Taranto ha svolto a partire dalla presentazione del ricorso ha dato i suoi risultati. In questa vicenda, Regione e Comune stanno tenendo una posizione istituzionale chiara in base ai loro programmi e ai loro doveri”.
La controproposta è stata trasmessa oggi stesso alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, al Mise, al Ministero della Sanità e al Ministero per la coesione territoriale e Mezzogiorno. La bozza è stata integrata rispetto alla formulazione originaria proposta dal Governo, secondo le esigenze della comunità locale in tema socio-economico e sanitario, nonché secondo i migliori obiettivi tecnici e temporali perseguibili in materia ambientale.
Il Presidente della Regione Puglia, Emiliano, ha anche spiegato: “Stiamo facendo il nostro dovere. Noi esistiamo e chiediamo al Governo, a chi vuole comprare la fabbrica, al sindacato, che venga riconosciuto il ruolo alla Regione Puglia e al Comune di Taranto, perché in questo modo sarà possibile gestire tutte le vicende contenute nell’accordo con una permanente sorveglianza da parte della comunità. E attraverso la trasparenza si potrà avere un migliore rapporto tra fabbrica e comunità. Se l’Ilva deve continuare a funzionare, deve farlo non solo in modo legale, moderno, aggiornato e competitivo, ma in modo accettato dalla comunità. L’accordo di programma è un riequilibrio in termini costituzionali del rapporto tra la comunità di Taranto e la fabbrica. Adesso l’augurio è che il presidente del Consiglio Gentiloni prenda l’iniziativa di convocare le parti per stabilire l’indirizzo politico, per approfondire la trattativa e firmare la bozza preliminare che poi verrà sottoposta al Consiglio regionale e votata. A Taranto è in corso un processo presso la Corte di Assise per avvelenamento di sostanze alimentari e disastro ambientale, che dimostra il buio della ragione e della democrazia che si era creato all’interno dell’Ilva. Noi stiamo tentando di reagire anche a ciò che i magistrati hanno accertato, trasformando quel buio e cambiando le regole del gioco secondo le leggi vigenti. Ringrazio quindi il sindaco di Taranto e tutti i partecipanti a questo percorso verso la legalità e l’efficienza della fabbrica. La città di Taranto è protagonista di questa storia perché per la prima volta, grazie anche al suo sindaco, ha preso in mano il suo destino e si è ripresa la sua dignità nei confronti di un gigante come Ilva”.
A sostenere l’iniziativa di Regione Puglia e Comune di Taranto, ci sono anche la Provincia di Taranto, i Comuni di Crispiano, Massafra, Montemesola e Statte.
La bozza prevede che, ‘entro venti giorni dalla ratifica dell’Accordo di Programma, il Comune di Taranto e la Regione Puglia rinunceranno ai ricorsi proposti dinanzi al Tar Puglia’.
Melucci, sindaco di Taranto, ha spiegato: “Su alcune questioni particolarmente critiche resta un po’ di distanza con le posizioni del governo, ma siamo pronti a dialogare nell’ottica dell’interesse più generale che è quello della conclusione della trattativa. Nella bozza inviata, gli enti locali propongono, tra l’altro, la definizione di un Collegio di vigilanza sull’adempimento dell’Accordo, che sarà composto da dieci componenti tra cui il prefetto di Taranto, che lo presiede”. Nell’accordo, viene precisato, inoltre, che ‘rimane efficace fino al 23 agosto del 2023, termine di scadenza dell’Aia, e comunque fino all’espletamento di tutti gli interventi previsti dal presente atto’. Tra le altre richieste ci sono l’ applicazione della legge pugliese sulla valutazione previsionale del danno sanitario. E, per quanto riguarda la decarbonizzazione, si chiede la conferma da parte di Am Investco (Ami) del “proprio impegno contrattuale a utilizzare tecnologie non a carbone nel processo produttivo, allorquando tale tecnologia si dimostri economicamente sostenibile ed ambientalmente vantaggiosa rispetto a quella attualmente in uso”. Sulla messa in sicurezza dell’indotto, si chiede poi il pagamento dei debiti pregressi. Inoltre, si richiede ad Ami l’impegno a fornire idonee garanzie fideiussorie in favore dell’Amministrazione straordinaria dell’Ilva per un importo pari ai costi degli interventi ambientali previsti nel Dpcm, a garanzia dell’adempimento delle prescrizioni “così come integrate anche con il presente atto e per il rispetto dei cronoprogrammi stabiliti”.
Nel frattempo al Mise proseguono gli incontri con le organizzazioni sindacali. Prossimamente, si prevedono le risposte dell’Esecutivo e dell’AMI.

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Caso De Benedetti. Pignatone, violato segreto d’Ufficio

Čet, 11/01/2018 - 13:58

de benedettiRiesplode il caso De Benedetti in piena campagna elettorale dopo che la registrazione della telefonata tra l’imprenditore e l’ex presidente del Consiglio, allegata al fascicolo che la Procura di Roma ha trasmesso alla Commissione parlamentare banche — rimasta finora segreta — è balzata agli onori della cronaca.
Adesso però proprio perché le elezioni sono sempre più vicine ci si chiede come sia venuta fuori la registrazione di quella telefonata.
La Procura di Roma ha aperto un fascicolo in relazione alla fuga di notizie su alcuni documenti depositati nella commissione banche e in particolare il verbale della telefonata intercettata tra l’imprenditore Carlo De Benedetti e un broker. I pm procedono per rivelazione di segreto d’ufficio.
Un mese fa, su richiesta del senatore Andrea Augello (Idea) la commissione banche chiede ai magistrati romani l’invio del fascicolo. Il plico arriva il 29 dicembre. E contiene quel colloquio finora inedito, destinato a rimanere segreto proprio perché il procuratore Giuseppe Pignatone e il sostituto Stefano Pesci hanno chiesto l’archiviazione dell’indagine.
Il presidente della Commissione d’inchiesta sulle Banche Pier Ferdinando Casini, secondo quanto si apprende, ha fornito, in risposta alla richiesta avanzata dal procuratore capo di Roma Giuseppe Pignatone, l’elenco dei nominativi delle persone che hanno preso visione degli atti, coperti da segreto. Pignatone ha aperto un fascicolo contro ignoti sulla fuga di notizie riportate dalla stampa ipotizzando il reato di rivelazione di segreto d’ufficio. Gli atti, da cui sono state estrapolate le conversazioni telefoniche riportate sulla stampa fra Carlo De Benedetti e il broker per l’acquisto dei titoli delle banche popolari, sono consultabili sotto la supervisione della Guardia di Finanza ed esclusivamente nei locali della Commissione a Palazzo San Macuto.

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Roma, intitolata una via a Giacomo Mancini

Sre, 10/01/2018 - 19:30

Roma Capitale ha intitolato una via, nel corso di una cerimonia al più volte ministro, parlamentare e segretario nazionale del Psi, Giacomo Mancini. La strada è ubicata nel quinto municipio al Quartiere Collatino, tra via Prenestina e via Vittorino Colombo. Alla manifestazione hanno partecipato i figli Pietro e Giuseppina ed il nipote omonimo dell’uomo politico calabrese, Giacomo junior, che ha dato notizia con un comunicato dell’intitolazione. “Felici e orgogliosi – ha detto Giacomo Mancini intervenendo alla manifestazione – ci sono occasioni in cui occorrono poche parole. E’ questa è una di quelle. Ecco perché ne dico solo una: grazie. Grazie a Roma Capitale per questa intestazione. E ringrazio a nome di tutti i cosentini e di tutti i calabresi che oggi sono certo saranno tutti almeno un pizzico felici e orgogliosi”. “A Roma Giacomo Mancini – ha aggiunto – guidò la resistenza partigiana dopo che nel ’44 Giuliano Vassalli fu imprigionato dai nazisti. Per Roma si impegnò da Ministro contro la devastazione del parco dell’Appia Antica. Da Roma da parlamentare, da dirigente politico, da uomo di governo profuse il suo impegno e indirizzò quello del Partito Socialista verso un percorso di riforme che ha reso migliore il nostro Paese”.

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Fabio Ruta Insieme per un nuovo manifesto laico e dei diritti

Sre, 10/01/2018 - 19:16

Inaspettatamente la legislatura che ci lasciamo alle spalle – con il contributo dei parlamentari socialisti – ha prodotto significativi avanzamenti nel campo delle libertà e dei diritti civili.

Unioni Civili, Testamento biologico, Divorzio Breve, Responsabilità civile dei magistrati, Introduzione del reato di Tortura, legge contro il femminicidio e tutela degli orfani di crimini domestici, parità di diritti dei figli naturali rispetto a quelli nati in costanza di matrimonio, Dopo di Noi e legge sull’autismo per quanto riguarda i diritti delle persone con disabilità: questi sono solo alcuni tra i più importanti provvedimenti assunti. Leggi che istituiscono diritti prima inesistenti, garantiscono tutele e libertà.

Il bicchiere dunque, si può vedere come “mezzo pieno”. Ma anche “mezzo vuoto”.

Poiché il nostro Paese appare ancora arretrato in materia di libertà individuali rispetto ad altre democrazie europee. E la laicità dello Stato e delle Istituzioni – pur in presenza di un pontificato considerato dai più come aperto – resta ancora pienamente da conquistare: in un Paese dove vige da tempo immemore il combinato disposto delle ingerenze confessionali e della quasi generalizzata propensione alla genuflessione dei ceti politici.

I temi laici e dei diritti civili – per quanto trasversali – sono una componente importante della tradizione socialista, liberale, ecologista. Lascia sbigottiti la scelta di Emma Bonino di candidarsi con “più Europa” insieme al “centro democratico” di Bruno Tabacci, rispettabilissimo esponente della tradizione democristiana italiana. Il rifiuto di costituire insieme a noi un soggetto laico-riformista genera un vuoto nel panorama politico italiano. Quello che rappresentò la Rosa Nel Pugno, fortemente incentrata sullo spirito libertario, antiproibizionista, laico.

Oggi la lista Insieme, orfana della auspicata ed attesa partecipazione di Emma Bonino, è chiamata a riprendere quel filo. A rivolgersi al più ampio mondo dell’associazionismo laico, antiproibizionista, al movimento per i diritti civili, alla comunità lgbt, al mondo della ricerca scientifica, alle rappresentanze dei culti minoritari che sostengono la laicità e la libertà religiosa, ai cristiani riformisti che interpretano la loro fede in modo non impositivo, alle tante compagne e compagni radicali che non si riconoscono nella scelta divisiva di “Più Europa”. Occorre farlo, sia chiaro, senza pretese egemoniche e senza intenti strumentali. Ma puntando dritto ad obiettivi e contenuti che si intende conquistare. E che una presenza laico-eco-liberal-socialista in Parlamento potrebbe oggettivamente facilitare.

Andiamo a vedere dunque alcuni temi che potremmo affrontare, alcune proposte che potremmo lanciare. Cercando di essere il più possibile completi ed insieme sintetici.

Il 31 Dicembre la Consulta Milanese per la Laicità delle Istituzioni ha pubblicato sulla propria pagina facebook il seguente post : “C’è chi guarda alla legislatura appena conclusa pensando che con le leggi su ‘divorzio veloce’, ‘unioni civili’ e ‘fine vita’ si siano raggiunti tutti i traguardi di laicità e si sia esaurito il dibattito su certe questioni. In verità l’agenda laica per la prossima legislatura è più ricca che mai, e quelli di seguito sono solo alcuni temi annotati. -Legge sul pluralismo religioso e per il libero pensiero; – Abuso dell’obiezione di coscienza, come ad esempio su 194; – 8×1000 (quote inespresse); – insegnamento della regione cattolica a scuola (regime e status degli insegnanti di religione); – legge su omofobia (questa dimenticata); – sfruttamento prostituzione, prostituzione, vittime di tratta; – superamento della legge 40 e questione della GPA; – riforma delle adozioni. Sappiamo già che diranno che sono cose che riguardano pochi, che ci sarà chi sgomiterà per stabilire che questi temi non sono prioritari, in realtà questi “argomenti” toccano la vita quotidiana della maggioranza delle cittadine e dei cittadini. Chi si candida alla guida del Paese dovrebbe avere l’interesse a governare i fenomeni sociali e il loro cambiamento, ma anche il dovere di riconoscere i diritti negati, permetterne il loro esercizio e ristabilire il primato della laicità dello Stato, delle sue istituzioni e delle sue leggi”.

Mi pare che il mondo politico nel suo complesso – e segnatamente il variegato fronte progressista – dovrebbero dare risposte a questo primo (seppur parziale) elenco di questioni ancora aperte segnalate dalla Consulta Milanese. La nostra lista in primis.

Ad esempio occorrerebbe enunciare che le Unioni Civili siano da considerarsi come un primo passo, verso la parificazione dei diritti che si potrà avere solo con il matrimonio egualitario e la possibilità di adozione (non solo la step child adoption) anche per le coppie omosessuali (provvedimento che potrebbe anche essere esteso ai single, previa verifica delle capacità di cura, sostentamento ed educazione a cui occorre far fronte in caso di una adozione).

Inoltre andrebbe ripreso il discorso della legalizzazione della Cannabis, che non può essere limitato alle sole funzioni terapeutiche. Ma deve comprendere anche il consumo ludico, considerare la auto coltivazione, pensare a canali legali di produzione e commercio che sottraggano alle mafie ingenti introiti. Rompendo inoltre quella contiguità di mercato tra sostanze leggere ed altre più pericolose che hanno i medesimi canali di distribuzione.

La prevenzione all’AIDS ed alle MTS è praticamente sparita dai radar. Andrebbe rilanciato il ruolo di campagne di informazione mediatiche sull’uso corretto del profilattico in funzione di protezione dei rapporti. E possibilmente non a tarda notte. Nella fascia Marzullo. Andrebbero anche individuate nuove funzioni per i consultori famigliari, al riparo dalle incursioni confessionali che hanno dovuto subire negli scorsi anni.

Occorre battersi per la abolizione della IRC nelle scuole e per la sua sostituzione con una disciplina improntata allo studio storico e scientifico non solo delle diverse confessioni religiose, ma anche dei pensieri atei, agnostici, razionalisti.

Il testamento biologico non esaurisce il tema del “fine vita”. Occorre guadagnare una legge che consenta la Eutanasia Legale ed il suicidio assistito, delimitandone e circoscrivendone il campo a determinate condizioni di inguaribilità, incurabilità ed insostenibilità di gravi condizioni fortemente inabilitanti e deficitanti (come nel caso noto di DJ Fabo, portato a conoscenza dalla coraggiosa iniziativa di Marco Cappato).

Un altro tema su cui occorre riflettere a fondo è quello dei costi delle Chiese, termine che in Italia vien da usare al singolare. A tal proposito da parecchio tempo la associazione UAAR ha il merito di renderne note dimensioni ed articolazioni, con tanto di voci e paragrafi di spesa. Tra finanziamenti ed esenzioni. Il tutto è riportato nel sito http://icostidellachiesa.it/. In data odierna, secondo il censimento UAAR i costi annui della Chiesa sarebbero di € 6.415.797.808. L’elenco delle voci che comporrebbero questo gettito sono molteplici, tra le quali: otto per mille; cinque per mille; esenzioni irpef per erogazioni liberali; Esenzioni Imu (Ici, Tares, Tasi); insegnamento della religione cattolica nelle scuole; contributi statali per i cappellani nelle forze armate- polizia di stato – carceri; contributi a scuole e università cattoliche; grandi eventi della Chiesa.

A fronte di una tale evidenza Insieme potrebbe portare in Italia almeno un refolo del vento di laicità della repubblica francese. Iniziando a ragionare sulla adozione di una carta della laicità analoga a quella francese sul divieto di ostensione dei simboli religiosi nelle scuole pubbliche, di tutti.

Una iniziativa opportuna che si potrebbe lanciare, credo con il consenso di nove italiani su dieci a prescindere dal credo religioso, potrebbe essere quella di una moratoria decennale (almeno quinquennale) dell’otto per mille alle confessioni religiose: con destinazione di quella parte di gettito fiscale alla messa in sicurezza di un territorio dissestato ed a alto rischio idrogeologico. La riduzione dei finanziamenti alle scuole private a vantaggio di un rilancio ed una riqualificazione della scuola pubblica è una altra carta che dovremmo giocarci.

Inoltre – se parliamo di laicità e diritti – dobbiamo farlo a 360 gradi. Senza dimenticare o far finta di vedere la minaccia che “fondamentalismi” di importazione possono arrecare alla cultura ed alla convivenza civile nel nostro Paese. Occorre lavorare affinché la accoglienza possibile sia sempre coniugabile a legalità e sicurezza ed integrabile con i valori propri delle democrazie liberali. Non bisogna avere alcun cedimento. Occorre dire che lo Ius Soli va adottato, ma affiancato da una campagna di promozione dei valori costituzionali: in primis quelli della laicità delle istituzioni, dei diritti individuali, dei diritti di genere. Occorre avere lo stesso coraggio che ebbe il primo ministro socialista francese Valls quando definì il burkini “incompatibile con i nostri valori”. Occorre proibire espressamente, senza alcuna esitazione (e senza trincerarsi dietro generiche leggi storiche sulla identificabilità), le coperture come burqa integrali e niqab. Occorre di un secco “no” ad ogni richiesta di orari differenziali di frequenza risevati a donne musulmane nelle piscine pubbliche ed altre cose di questo genere. Chi viene a vivere in Italia deve avere la contezza che si trova in una democrazia liberale, in un Stato di Diritto, paritario, incompatibile con precetti teocratici e discriminazioni di genere. Non possiamo lasciare la carta dell’antifondamentalismo alle varie Santanché.

Il tema dei diritti non dovrebbe poi assolutamente prescindere da chi è maggiormente colpito nella sfera della libertà, poiché recluso. Come scriveva Voltaire: “Non fatemi vedere i vostri palazzi ma le vostre carceri, poiché è da esse che si misura il grado di civiltà di una nazione”. L’espiazione della pena non deve essere una condanna a vita ed a morte. Occorre lavorare su più fronti per rendere la carcerazione rispettosa del dettato costituzionale, non vendicativa, ma rieducativa e risocializzante. I suicidi dei detenuti e persino del personale di sorveglianza sono un triste dato che ogni anno le statistiche registrano, testimoniando la invivibilità di molti istituti di pena. Occorre combattere il sovraffollamento carcerario, attraverso provvedimenti una tantum come amnistie ed indulti. Che però risolvono solo temporaneamente il problema. Bisognerebbe andare verso un sistema penale minimo che favorisca le alternative al carcere e consideri la carcerazione solo come extrema ratio. In Francia recentemente è passata la proposta di mettere un telefono in ogni cella. Mi sembra una misura giusta e minima affinché le mura carcerarie non divengano anche invalicabili barriere alla esperienza umana. Occorre abolire l’ergastolo ed il 41 bis. E occorre pensare ad una forma di carcerazione che si differente dalla “cattività” ma fornisca – come solo in certi casi avviene, prospettive di formazione, studio, riabilitazione. E non ultimo garantisca la affettività e la sessualità, rendendo la vita di un detenuto passibile di essere vissuta. Su questi temi è meritorio l’impegno da sempre profuso da personalità del mondo radicale come Rita Bernardini.

Questo seppur abbozzato e parzialissimo elenco parte dalla considerazione personale della necessità, anzi della urgenza, che la lista “Insieme” pensi alla proposta di un “Nuovo Manifesto Laico e per i diritti”. Aperto a tutti coloro che vorranno. Anche solo per fare un pezzettino di strada INSIEME.

Fabio Ruta

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“Il ragazzo invisibile” di Salvatores 1 e 2: normali vs speciali

Sre, 10/01/2018 - 19:07

ragazzo invisibileLa fine dell’anno del 2017 si è conclusa con Rai Uno che ha mandato in onda il film, per la regia di Gabriele Salvatores, “Il ragazzo invisibile”. Il nuovo anno si apre con un 2018 che vede uscire nelle sale cinematografiche (a partire dal 4 gennaio scorso) “Il ragazzo invisibile-seconda generazione”. Il proseguo regalerà molte sorprese. È stato lo stesso regista a spiegarne analogie e differenze. Il primo invitava a riflettere anche sul tema del bullismo in maniera divertente, il secondo vuole andare oltre; ma il 2 sembrava un obbligo doveroso nei confronti di tutti i fan del precedente, che tanto successo ha riscosso. E, data la curiosità che ha già sollevato, anche quest’ultimo sembra destinato a far parlare di sé a lungo. Il primo trattava il tema del bullismo in maniera semplice, ma puntuale, chiara; utilizzando anche molti effetti scenici per ottenere soprattutto quello della trasparenza, con qualche battuta ironica buttata qua e là per far anche sorridere. Il secondo aggiungerà altri tasselli importanti alla storia del protagonista, Michele Silenzi, usando ancora più azione ed effetti scenografici speciali. “Nel primo film il nostro supereroe aveva solo 13 anni e abbiamo pensato fosse giusto continuare a seguire il suo cammino” -ha premesso Salvatores sul sequel-. “Dovrà imparare a gestire ancora meglio il suo superpotere e a confrontarsi con altri eroi; per questo vi saranno ancora di più effetti scenici” -ha aggiunto il regista-. “Per lui, come per tutto il pubblico, vi saranno delle sorprese. Scoprirà di avere una sorella un po’ speciale, che si infiamma facilmente e una madre -anche lei molto particolare- che credeva morta” -ha proseguito-. “Ma soprattutto imparerà che c’è una regola principale da seguire, come gli insegnerà bene la sorella: ‘gli umani non devono mai sapere dei nostri superpoteri’. Insomma, un bel ritorno, ed è entusiasmante ritrovarlo a 16 anni”. A tre anni esatti di distanza dal film commedia-fantascientifico de “Il ragazzo invisibile” (del 2014 appunto), che tra l’altro ha ricevuto il David di Donatello per i “Migliori effetti speciali” aVisualogie. Se questo era un film per i ragazzi e su di loro, ancor più lo è “Il ragazzo invisibile-seconda generazione”. Ricordiamo, infatti, che per la colonna sonora de “Il ragazzo invisibile” è stato indetto il concorso (intitolato appunto ‘Una canzone per il ragazzo invisibile’) per giovani musicisti non legati a nessuna etichetta o casa discografica, al fine di ricevere la canzone originale del film. A scegliere: lo stesso Gabriele Salvatore, Linus (di Radio Deejay), Federico De Robertis (autore delle musiche originali), Guido Lazzarini, Marco Alboni (Warner Music Italia). 414 i brani arrivati e tre quelli selezionati: ‘Halloween Party’ di Luca Benedetto, ‘Wrong Skin’ di Marialuna Cipolla e ‘In a Little Starving Place’ dei Carillon.

In “Il ragazzo invisibile-seconda generazione” ritroviamo Michele Silenzi (Ludovico Girardello), sua madre adottiva Giovanna Silenzi (Valeria Golino); ma anche altri personaggi ‘nuovi’: la sua madre naturale Yelena (Ksenia Rappoport), sua sorella gemella Natasha (Galatea Bellugi); la prima ha il dono dell’invisibilità come il figlio, l’altra può evocare e controllare il fuoco. Nella lotta manichea tra esseri umani normali e speciali, si cercherà di ricongiungere la famiglia di Michele (suo padre vero e sua madre adottiva compresi, con alcune fini tragiche). Più incentrato su un’inquietudine che nasce da un confronto generazionale, attraverso cui si preparano grandi cambiamenti.

Curioso come viene affrontato, soprattutto nel primo “Il ragazzo invisibile”, il concetto di esseri speciali. Inizialmente il 13enne Michele soffre di scarsa integrazione all’interno della scuola. ‘Nerd’, e pertanto per definizione ‘tendenzialmente predisposto non solo per la tecnologia, quanto soprattutto ad essere solitario e poco propenso asocializzare’, Michele è facile vittima di atti di bullismo, ben descritti in maniera diretta, essenziale, semplificativa, focalizzando e centrandone gli elementi fondamentali. È quasi come fosse inseguito da mostri che lo perseguitano, e per questo vorrebbe diventare invisibile. Viene pestato a botte come si calpesta un insetto mostruoso orribile, come avviene per Gregor Samsa ne “la metamorfosi” di Kafka del 1915: qui il protagonista si sveglia una mattina tramutato in “un orrido e gigantesco insetto”, ovvero un orribile ed enorme, gigantesco scarafaggio (che sarà calpestato dai famigliari spaventati). Dal lontano 1915 molti anni sono passati, ma curioso che il tema della trasformazione venga ancora affrontato con interesse e sviscerato in diverse forme, in un’epoca in cui il soggetto della mutazione ha assunto i connotati più variegati: dalle mutazioni genetiche dapprima su animali (pensiamo alla pecora Dolly), poi sugli uomini (si cerca di mutare e correggere persino il DNA) e dunque la clonazione stessa è all’ordine del giorno. Eppure è questo soggetto così perseguitato che pensa “sono un mostro”, per questo Michele desidera essere invisibile agli occhi dei genitori e degli amici (realmente e metaforicamente possiamo dire). Il bullismo stesso assume altre sfaccettature. Altri due ragazzi ne saranno coinvolti: i suoi ‘amici’ Martino Breccia (Filippo Valese) e Brando Volpi (Enea Barozzi) che, prima di ‘scomparire’ lasciano due messaggi inequivocabili: “Non vi preoccupate, me ne vado solo per un po’” e “voglio stare da solo, non mi cercate”. Silenzi (cognome molto significativo del protagonista, perché indice dell’incomunicabilità pirandelliana a richiamo della figura dell’‘inetto’ di Svevo, che è ben associabile alla vittima del bullismo) sembra ricevere solo ‘silenzi’ dalla gente e rinchiudersi sempre più nei suoi ‘silenzi’ assoluti di un mutismo fragoroso però. Par di sentire le parole della canzone di Renato Zero “Nei giardini che nessuno sa”: “c’è chi dimentica distrattamente un fiore una domenica e poi silenzi”. Quel fiore che lui cercava di donare, con il suo amore, a Stella Morrison (Noa Zatta), che neppure pare né notarlo né accorgersi di lui. Problemi di cuore tipici degli adolescenti, descritta come “un’età terrificante”, di cambiamenti che ti stravolgono la vita: ti cambia, come ti cambia la voce al ritmo di un attimo, perché “non sei più un bambino, ma non sei ancora un adulto”. E lui si considera “solo uno sfigato”. Eppure lei lo avvicinerà di più proprio quando diventerà “invisibile”, considerandolo una sorta di amico immaginario (argomento trattato già nel film “Bogus-il mio amico immaginario” con Whoopi Goldberg e Gérard Depardieu). “Chi sei? Un fantasma, un angelo o semplicemente il vento?”, gli chiede vedendo l’altalena su cui sedeva muoversi. “Non ti faccio paura?” -le chiede lui-. “No”, gli risponde lei: “ci rivediamo, si fa per modo di dire”, gli domanda lei -scherzando- ironicamente. “Ma tu esisti veramente”, lo interroga lei senza mezze misure. “Penso di sì” è la risposta di Michele. “Se chiudo gli occhi ti vedo, dovresti, venire più vicino”, -gli confessa lei-. Il tema dei fantasmi non è nuovo, che sono anche quelli che ognuno ha dentro di sé e che cerchiamo di combattere con noi stessi e poi raffigurati per incarnare la diversità e ciò che fa paura per antonomasia; ma anche la risposta non è sorprendente, perché non fa che sottolineare la superficialità umana, il fatto che spesso guardiamo, ma non osserviamo, ascoltiamo senza capire e comprendiamo solo una parte della vera essenza delle cose e di chi ci è di fronte, che spesso impariamo meglio a conoscere ad occhi chiusi, senza puntarsi lo sguardo l’uno nell’altro; se quest’ultimo è la cosa più essenziale e trasparente che vi possa essere, dall’altra parte è vero che spesso si conoscono meglio le persone in chat -scrivendo-, quando ci sia apre di più, che di persona, parlandoci dal vivo (perché ci si può chiudere per timidezza ed essere più restii e meno propensi ad aprirsi, piuttosto che non scrivendo e dialogando sui social ad esempio, quasi protetti dallo schermo del pc). Ma esiste un’altra verità assoluta e certa che “Il ragazzo invisibile” ben mostra: “quel costume che indossi non significa nulla, il potere (e la forza) è dentro di te”, nella tua testa -gli insegna Andreij (Christo Jivkov)-. E, a proposito di fantasmi e stravolgimenti nella vita, “Il ragazzo invisibile-seconda generazione” sarà ancor più fantascientifico (quasi come una saga di Harry Potter, alla Twilight o sul genere de “Le cronache di Narnia”) e a cambiargli la vita ci penseranno proprio due figure femminili: la madre Yelena e la sorella Natasha. L’adolescenza è un’“età difficile, di grandi cambiamenti: si iniziano a scoprire le potenzialità che abbiamo dentro” si afferma nel primo. Come il fatto di essere “speciali” (metaforicamente e non). La reazione immediata di Michele è di spavento: “penseranno tutti che sono un mostro” -pensa il ragazzo-. “No, tu sei speciale, solo che ora che tutti lo sanno sei in pericolo”. Per questo si devono cancellare i ricordi, un po’ come la memoria, e rinnegare il proprio passato. Per questo il giovane si oppone: “non voglio tornare normale come prima”. Tornare indietro a quando si sentiva nessuno, insignificante. Ora, con indosso una tuta nera aderente con la S cirillica (С) si sente più forte e sicuro, un supereroe a tutti gli effetti (quello che ha sempre sognato magari che lo salvasse, con la stessa iniziale ‘s’), un campione con la ‘c’ maiuscola davvero. Ma in realtà quello che sogna è racchiuso nel finale, quando riesce a liberare i compagni (Brando, Martino e Stella) ed esclama: “siamo liberi finalmente”, da ogni ingiustizia e sopruso, da ogni forma di vessazione e violenza, da ogni costrizione e pregiudizio. Forse questo il senso del simbolo dello smile che indosserà: essere lui l’artefice del cambiamento e di una possibile conciliazione tra normali e speciali. Che cosa significa essere speciale? Diverso? In fondo ognuno lo è a suo modo. Che cosa significa poi normalità? Non c’è un migliore e un peggiore, ma c’è un cambiamento possibile di sicuro che deriva dalla conoscenza reciproca sincera, senza maschere. Per tornare a sorridere insieme. In fondo è un po’ come andare in equilibrio sulle assi della vita, sempre in bilico, sull’orlo del precipizio: basta un errore per la morte, la fine di tutto, una semplice distrazione, un’ingenuità o un briciolo di superficialità in più può distruggere tutto quanto costruito sino a quel momento.  Forse per questo il cognome di Stella (Morrison) si fa emblema del richiamo alla figura del cantautore e poeta statunitense Jim Morrison: icona per eccellenza e simbolo dell’inquietudine giovanile, unimpetuoso “profeta della libertà” e poeta maledetto come spesso fu definito, sempre portavoce di una delle più grandi e forte rivoluzioni culturali epocali mai avvenute; quella che veicola anche un po’ lo stesso film di Salvatores “Il ragazzo invisibile”.

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Rifiuti, Roma chiede soccorso all’Abruzzo

Sre, 10/01/2018 - 18:57

roma rifiutiMentre i 5 Stelle guardano già a Palazzo Chigi, Roma, guidata dalla giunta pentastellata di Virginia Raggi, è alle prese con l’emergenza rifiuti. Continua il botta e risposta sulle responsabilità tra la sindaca e la giunta regionale, mentre il presidente della Regione Abruzzo, Luciano D’Alfonso, conferma che è pronto a dare una mano alla capitale per accogliere negli impianti di stoccaggio sul suo territorio parte dei rifiuti indifferenziati romani ma pone dei paletti: quali sono le quantità, per quanto tempo servirà la disponibilità, quanti camion circoleranno sulle strade abruzzesi. “Noi domani abbiamo la giunta regionale e per domani mi aspetto che arrivino questi elementi semplici. Al momento – spiega D’Alfonso – non abbiamo assolutamente avuto risposte”. Lo stesso governatore chiede di sapere “qual è la spinta riorganizzativa del ciclo dei rifiuti a Roma per cercare di capire quanto può durare la loro questione e la nostra solidarietà”. Sul suo profilo Facebook la sindaca Raggi, invece, fa sapere di aver risposto al governatore della regione Abruzzo e di averlo “tranquillizzato sulla validità del Piano per la gestione dei materiali post consumo che abbiamo approvato lo scorso marzo e che contribuirà alla drastica riduzione dei rifiuti indifferenziati”.

Raggi tiene a evidenziare un risultato a suo favore, e cioè l’accordo sottoscritto ieri dall’Ama con un’azienda privata di Aprilia, la Rida Ambiente srl, alla quale verranno conferite circa 40.000 tonnellate di rifiuti della capitale. Ciò consentirà, sottolinea, “sia di contribuire a rinforzare il sistema di smaltimento di Ama, sia di superare le criticità legate alla sovrapproduzione di rifiuti del periodo natalizio”.

Per il Pd non sarà così. “L’accordo che è stato sottoscritto con la società Rida Ambiente di Aprilia non sarà sufficiente per smaltire le 8 mila tonnellate di rifiuti ferme negli impianti di Ama” dice la consigliera capitolina del Pd, Valeria Baglio, nel corso di una conferenza stampa. “Siamo molto, molto preoccupati – dice la capogruppo, Michela Di Biase – gli impianti sono al collasso e i cittadini allo sbando, essendo costretti a tenersi la spazzatura o ad abbandonarla per strada. In questi giorni – aggiunge l’esponente Dem – ci sono arrivate tantissime segnalazioni drammatiche da parte della cittadinanza per quanto riguarda i rifiuti, ma questa Amministrazione continua a negare che la città si trovi in una situazione di emergenza”.

Raggi accusa la regione Lazio di non aver fatto la sua parte, non avendo ancora aggiornato dal 2013 il piano regionale rifiuti. L’assessore ai Rifiuti e Ambiente della Regione, Mauro Buschini, contrattacca: è “totalmente infondata l’affermazione di Di Maio secondo la quale Roma sta costruendo tre impianti. Probabilmente si riferisce ai tanto decantati impianti di compostaggio, dei quali in Regione non vi è traccia delle richieste di autorizzazione. La stessa assessora Montanari ha dichiarato questa mattina che si tratta di impianti in fase di progettazione. Difficile che in una mattinata siano diventati impianti in fase di costruzione”. Per l’assessora all’Ambiente del comune di Roma, Pinuccia Montanari, nella capitale “c’è un problema di ‘percezione’ non di reale criticità”. “Subito dopo Natale – sostiene Montanari – abbiamo avviato un’accurata valutazione delle criticità e monitorato 60 mila cassonetti. Solo nel 2 per cento dei casi abbiamo riscontrato problemi: un dato in linea con la media di altre città, ma capisco che la percezione sia pesante”.

Secondo la Montanari, “le criticità erano concentrate nel VI e X Municipio, in particolare all’Axa, e a macchia di leopardo in quartieri con un’alta concentrazione di negozi che conferiscono i rifiuti non domestici nei cassonetti”.

Intanto mette le mani avanti il sindaco di Chieti, Umberto Di Primio, pronto a vietare il passaggio dei camion che trasportano i rifiuti che dovrebbero arrivare da Roma se non ci sarà chiarezza su impatto ambientale, quantità, tipologia e durata di conferimento dei rifiuti.

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I conti di Sofri e di Martelli

Sre, 10/01/2018 - 18:31

La politica non sarà matematica, ma vedere nei sondaggi due liste attigue che, sommate insieme, arriverebbero a sfiorare, già oggi, lo sbarramento del tre per cento, fa rabbia. Così Adriano Sofri, nella sua posta pubblicata su Il Foglio, si chiede come mai le due liste, parlo della nostra di Insieme e di quella di Emma Bonino, non si uniscano. Oltretutto, rileva opportunamente Sofri, trattandosi di due liste con evidenti affinità, essendo composte da socialisti, verdi e radicali, oltre che da un imprecisato numero di esponenti vicini a Romano Prodi. Scrive in particolare Adriano: “I componenti di questo eventuale accordo hanno un passato di collaborazione significativa, anche elettorale, come nell’esperienza della Rosa nel pugno” e rilancia in extremis la possibilità di una ricucitura.

Ho risposto sulla pagina facebook di Sofri che ormai non ho più parole, che le abbiamo spese tutte e ho ricordato che quel che hanno ottenuto dal soccorso bianco di Tabacci glielo avevamo assicurato noi. Parlo del diritto di esenzione dalle firme, in presenza del gruppo Psi e autonomie al Senato. Chissà che le risposte che non sono arrivate a noi arrivino a Sofri. Personalmente resto convinto che perdurerà il silenzio, perché il bel tacer non fu mai scritto, soprattutto quando non si hanno argomenti. Anche Claudio Martelli, sul Quotidiano nazionale, torna sull’argomento e va giù duro così commentando la mancata alleanza: la Bonino “ha preferito andare da sola, mentre Bruno Tabacci dava forfait insieme con l’amletico Pisapia. Tra l’altro, essendo rappresentati in Parlamento, i socialisti disponevano di un simbolo riconosciuto e avrebbero risparmiato all’ex commissaria europea di dover raccogliere le firme. Ma la Bonino ha continuato a dire no sino all’ultimo minuto quando – sorpresa! – si è accordata col solo e redivivo Tabacci sotto il suo simbolo democristiano. Se queste sono le premesse cosa ci aspetterà il 4 marzo?”

Amara conclusione di Claudio nell’ennesimo suo articolo intitolato La trappola. Inutile, però, restare fermi al principio della razionalizzazione dell’irrazionale. Dobbiamo infatti concertarci sull’ennesimo svarione di mamma Rai (dovremmo davvero dare indicazione ai nostri di non pagare il canone) a proposito di socialisti. Nella trasmissione di Bianca Berlinguer, con Scalfari in studio, la figlia di cotanto leader, e giornalista di professione nel servizio pubblico da quando faceva l’università, ha esplicitamente ridotto a tre le liste alleate del centro-sinistra. E cioè il Pd, la lista centrista della Lorenzin e appunto quella di Emma Bonino se deciderà di allearsi. Scomparsi noi come il solito, e stavolta assieme ai verdi e ai prodiani. La vera notizia é che la damnatio memoriae nostra porta ormai alla stessa condanna i nostri alleati. Per trasferimento analogico. Un vero schifo.

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Dopo le capriole sull’Euro arriva Di Maio il semplificatore

Sre, 10/01/2018 - 18:24

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Come non ricordare Calderoli, al tempo ministro per la semplicazione del governo Berlusconi, mentre, fornito di lanciafiamme e con un’ascia sulla spalla, al centro del piazzale della Caserma dei Vigili del fuoco di Capannelle, si apprestava, a favore di telecamere e macchine fotografiche, a dar fuoco a scatoli impilati e pieni delle norme che, a detta sua, rendevano vecchia e lenta la burocrazia italiana. Quella volta in sol colpo bruciò colpo 375mila leggi. Nel rogo finirono carte e faldoni di leggi che il novello Nerone si vantava di aver abolito in due anni di governo. Circa 8 anni dopo, gesto plateale a parte, il candidato premier del Movimento 5 Stelle, Luigi Di Maio, si ripropone nell’intento lanciando una campagna pubblica per sfoltire la burocrazia statale. L’obiettivo del pentastellato
è arrivare a quota 400 leggi da cancellare nel primo anno di governo. E ogni cittadino potrà fare la sua segnalazione direttamente sul sito leggidaabolire.it. E Di Maio spiega quali sono le leggi e in in cima alla lista mette “gli studi di settore, lo split payment, il redditometro e lo spesometro”.

Incendiari di scatoloni di leggi all’opera ci sono già stati, come l’allora ministro leghista Calderoli: “Ma i roghi – afferma il senatore socialista Enrico Buemi –  si sono spenti subito dopo la registrazione tv. Il leader pentastellato – aggiunge  – sta spiluccando un po’ di qua e un po’ di là qualche idea per giustificare la sua esistenza politica, però, con qualche problema di coerenza perché tra il dire e il fare e tra le cose dette prima e quelle dopo, e in particolare tra quelle fatte dopo, vi è un percorso faticoso. In quanto, poi, a capacità di innovazione e progettualità siamo al massimo”, conclude Buemi.

Una tirata di orecchie arriva anche dal Pd: “Vorremmo dare – affermano in una nota Silvia Fregolent e Michele Pelillo del Pd – un suggerimento al candidato pentastellato: si rilassi, faccia un respiro profondo e studi un pochino di più. Ad esempio, si legga il decreto ‘Disposizioni urgenti in materia fiscale e per il finanziamento di esigenze indifferibili’, convertito in legge il 22 ottobre 2016. Scoprirà che sono stati aboliti sia lo spesometro che gli studi di settore. Anche lo stesso redditometro di fatto non esiste più, sostituito da strumenti meno invasivi ma più utili in termini di lotta all’evasione, visto ad esempio il record dei 19 miliardi recuperati nel 2016. Non vorremmo che le capriole su ‘euro si’ ed euro no’ gli abbiano offuscato la memoria”.

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