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Silvio Berlusconi, la grande attesa per l’udienza a Strasburgo. Ma la sentenza della Cedu arriverà nel 2018

15 min 39 sek ago

La grande attesa di Silvio Berlusconi è (quasi) finita. L’appuntamento è fissato per le 9.15 domani a Strasburgo. Nell’aula della Grande Camera della Corte europea dei diritti umani prenderà il via la prima e unica udienza per l’esame del ricorso presentato dal leader di Forza Italia contro l’applicazione della legge Severino che lo rende incandidabile dopo la conferma della condanna il 1 agosto 2013 per frode fiscale per il processo Mediaset. Per Berlusconi è un evento cruciale: dalla decisione dei giudici europei dipende la possibilità di presentarsi alle elezioni e di proporsi come candidato premier. La prima conseguenza della decisione degli ermellini fu la decadenza dal seggio di senatore proprio in virtù della legge Severino ignorata quattro anni dopo da Palazzo Madama per il caso di Augusto Minzolini.

Giudici e avvocati, tutti i protagonisti in aula
Prima di affrontare il caso, la Corte ha dovuto risolvere il problema della sua composizione. Nel collegio dei 17 magistrati di Strasburgo chiamati a pronunciarsi sul ricorso non ci sarà il presidente della Corte, Guido Raimondi: il magistrato era stato proposto a suo tempo dal governo Berlusconi ed ha preferito non partecipare. Al suo posto ci sarà Ida Caracciolo, uno dei cinque giudici “ad hoc” nominati dal governo. Tutti i personaggi in campo e un ruolo nell’affaire Berlusconi sono stati “analizzati” nel numero di FqMillennium di ottobre (leggi l’articolo di Giuseppe Pipitone)

La Grande Camera della Corte sarà presieduta per l’occasione dalla tedesca Angelika Nussberger che, insieme ai suoi 16 colleghi, ascolterà le parti, le quali avranno a disposizione 30 minuti ciascuna per presentare le loro argomentazioni. Il collegio della difesa sarà capeggiato dagli avvocati Andrea Saccucci e Edward Fitzgerald (dello studio londinese di cui fa parte Amal Alamuddin, moglie di George Clooney), mentre le ragioni del governo italiano saranno esposte dagli avvocati Maria Giuliana Civinini e Paola Accardo. La parola passerà poi ai giudici per formulare eventuali domande. Ma al dibattimento – che si svolgerà in inglese e francese – non è prevista, al momento, la partecipazione di Berlusconi.

La “liturgia” della Grande Camera prevede quindi una sospensione dei lavori di un quarto d’ora circa. Alla ripresa dell’udienza le parti avranno ciascuna una decina di minuti per rispondere ai quesiti posti dai giudici. Al termine, il collegio giudicante si ritirerà a porte chiuse per deliberare. A giudicare dai precedenti, per conoscere la sentenza potrebbero servire mesi. Negli ultimi due anni, le decisioni della Grande Camera sono state rese note, in media, nove mesi dopo l’udienza, scesi a sei quando la Grande Camera ha pronunciato sentenze d’appello rispetto al primo giudizio espresso dalla Corte. Anche per questo Berlusconi ha provato a chiedere uno slittamento delle elezioni politiche a maggio: al leader di Forza Italia serve una decisione in tempo utile per candidarsi. Comunque sia, la decisione dei giudici europei sarà definitiva: contro le sentenze della Grande Camera non può essere presentato appello. Una ventina i giornalisti di televisioni e carta stampata che si sono già accreditati per seguire l’udienza, anche se all’interno dell’aula non sono ammesse né riprese né foto e non è neanche possibile l’utilizzo degli smartphone, tablet o pc portatili.

Le tappe della vicenda: dal ricorso alla udienza
L’udienza di domani è l’ultima tappa di un un lungo percorso iniziato il 7 settembre del 2013 con la presentazione del  ricorso. Il 30 gennaio 2014 la Cedu rifiuta la richiesta di Berlusconi di dare la priorità al suo ricorso. L’8 aprile alcuni parlamentari di Forza Italia e circa 3.900 cittadini italiani domandano alla Cedu di imporre al Governo misure urgenti affinché Berlusconi possa candidarsi per il Parlamento Europeo. La richiesta viene respinta. Il 5 luglio del 2016 la Cedu comunica al Governo il ricorso dando inizio al contraddittorio tra le parti. Il 26 aprile scorso 2017 la corte annuncia che intende esaminare il ricorso in sede di Grande Camera, ovvero senza possibilità d’appello. Lo scorso 8 giugno 2017 la prima e unica udienza del procedimento viene fissata per il 22 novembre. Il 12 settembre 2017 viene accolta la richiesta dell’Associazione politica nazionale Marco Pannella di presentarsi al procedimento come parte terza mentre viene respinta analoga richiesta avanzata dell’Unione Camere Penali Italiane. Il 10 ottobre scorso la Commissione di Venezia, organo d’esperti costituzionalisti del Consiglio d’Europa, pubblica l’opinione sulle garanzie minime che uno Stato deve assicurare ai parlamentari sottoposti a una procedura per la decadenza del mandato.

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Whatsapp, messaggi cancellati? Su Android si possono recuperare: ecco come

27 min 50 sek ago

No, non basta premere “elimina” entro sette minuti dall’invio per cancellare un messaggio su Whatsapp. Sappiate che il destinatario riceverà una notifica con la scritta “questo messaggio è stato eliminato” e saprà che avrete cancellato un messaggio a lui destinato. E, molto probabilmente, avrà la curiosità di sapere cosa ci fosse scritto. E se ha un telefono Android riuscirà a scoprirlo. Come? Facile, scorrendo il registro delle notifiche del sistema. A scoprirlo è stato il blog spagnolo Android Jefe, che ha scoperto questa falla nella nuova funzionalità introdotta all’app di messaggistica: basta installare il widget ‘Impostazioni’ sulla schermata principale e poi aprire il registro notifiche del proprio smartphone, scorrere fino a trovare la notifica Whatsapp che dice “Questo messaggio è stato eliminato”. Subito sotto ci sarà la notifica con l’anteprima del messaggio cancellato.

Un meccanismo che funziona però solo se il telefono ha almeno ricevuto il messaggio (per intendersi, se il telefono del destinatario ‘non prende’ il “giochino” non funziona) e se non si ricevono troppe notifiche in contemporanea: il registro di Android, infatti, tiene solo le notifiche più recenti per questo se nel frattempo ci sono arrivati molti messaggi non potremo più soddisfare la nostra curiosità. Non vale quindi anche per i contenuti cancellati durante una conversazione aperta, perché vengono ricevuti subito senza lasciare tracce. C’è anche un’altra limitazione: trattandosi di una notifica, si possono leggere solo i primi 100 caratteri del messaggio che compaiono in anteprima. Il resto del testo cancellato è perduto per sempre. Una scappatoia che funziona solo se il telefono è aggiornato alla versione 6 o 7 di Android e solo con i messaggi di testo: foto, video e note vocali sono persi per sempre proprio perché non è possibile visualizzarne un’anteprima. In compenso però, funziona anche per i messaggi di Telegram, che già da tempo potevano essere cancellati.

La possibilità di cancellare i messaggi era stata recentemente introdotta da Whatsapp, sollecitata dagli stessi utenti che da tempo invocavano un’opzione per cancellare i messaggi inviati per sbaglio o di cui ci si è pentiti.

 

 

 

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Elezioni Ostia, il ‘cretinismo astensionista’ sta uccidendo la democrazia

38 min 18 sek ago

Il presidente del Municipio di Ostia è stato scelto da un cittadino su tre. Ha ottenuto più meno la stessa quota di consensi che il presidente francese Macron ha guadagnato tra i potenziali elettori. Non è un successo della democrazia rappresentativa, anche se la funzione è di natura esecutiva e il messaggio di ogni astenuto è, tutto sommato, l’indifferenza: non m’importa chi governerà. Una delega in bianco ci può anche stare; soprattutto se si pensa, come Henry David Thoreau, che il miglior governo è quello che governa il minimo, perché la gente disciplina sé stessa.

Nella seconda metà dell’800, il socialismo e l’anarchia nacquero come movimenti antiparlamentari e astensionisti. Sempre Thoreau scrisse che “ogni votazione è una sorta di gioco d’azzardo, come la dama o il backgammon, con una lieve sfumatura morale, un gioco con il giusto e l’ingiusto, con le questioni morali; e naturalmente le scommesse lo accompagnano. Il buon nome dei votanti non è in discussione. Può darsi che io dia il mio voto in base a ciò che considero giusto; ma non è per me vitale che il giusto prevalga. Sono disponibile a lasciare ciò alla maggioranza. L’impegno del voto, dunque, non va mai oltre quello della convenienza”.

L’autore di Stato e Anarchia, Michail Bakunin, pensava che i marxisti “per governo popolare intendono un governo del popolo per mezzo di un numero insignificante di rappresentanti del popolo”. Confutava Karl Marx, per il quale “le elezioni sono una forma politica persino nelle più piccole comunità e nelle cooperative”. Thoreau e Bakunin saluterebbero quindi soddisfatti le alte quote di astensionismo dei nostri giorni?

Non tutti gli anarchici furono astensionisti. Per esempio, Camillo Berneri scrisse nel 1936: “Una volta, a Londra, una sezione municipale distribuì dei bollettini per domandare gli abitanti del quartiere se volessero o no la creazione di una biblioteca pubblica. Vi furono degli anarchici che, pur desiderando una biblioteca, non vollero rispondere al referendum perché credevano che rispondere sì fosse votare. A Parigi e a Londra, degli anarchici non alzavano la mano in un comizio per approvare un ordine del giorno rispondente alle loro idee e presentato da un oratore che avevano calorosamente applaudito… per non votare. Se domani si presentasse il caso di un plebiscito (disarmo o difesa nazionale armata, autonomia degli allogeni, abbandono o conservazione delle colonie, eccetera) si troverebbero ancora degli anarchici fossilizzati che crederebbero doveroso astenersi. Questo cretinismo astensionista e così estremo che non vale la pena di soffermarvici”. L’anno successivo Berneri fu arrestato a Barcellona dai compagni comunisti, al cui fianco stava combattendo nella Guerra di Spagna contro i falangisti del Generale Franco. E fu ucciso assieme all’amico Barbieri, anche lui anarchico.

Perché richiamo qui opinioni così discordanti, sparse lungo il giardino del tempo? Oggi l’astensionismo viene spesso liquidato come un raffreddore della società moderna; anzi, una malattia esantematica che non ha soltanto effetti negativi. Si trascura del tutto il significato politico dell’astensionismo, che riguarda profondamente la questione della democrazia, tra le più importanti che l’umanità dovrebbe affrontare per costruire un futuro sostenibile.

Tra la fine del 700 e il 900 ci si è chiesti a lungo come declinare il concetto di democrazia, dando spesso risposte contraddittorie. Il modello uscito dal dopoguerra sembrava soddisfacente ma, come ogni conquista dell’uomo, non è eterno e i gloriosi trent’anni, l’età del welfare dal 1945 al 1975, sono finiti da un bel pezzo. Nel nuovo millennio il sistema democratico si è involuto in silenzio, senza entrare in nessuna agenda politica se non per l’aspirazione di mitigare il rischio elettorale da parte di chi comanda. Nel frattempo, la tradizionale separazione dei tre poteri (legislativo, esecutivo e giudiziario) appare sempre più nebulosa, così come le modalità con cui scegliamo chi li esercita.

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Nuoro, diagnosticava tumori inesistenti e prometteva cure miracolose. Dottoressa di 48 anni segnalata alla Asl

44 min 21 sek ago

Inventava tumori e prometteva di curarli con gli ultrasuoni e “terapie miracolose” Alba Veronica Puddu, dottoressa di 48 anni di Tertenia, in provincia di Nuoro. L’operato della donna è stato smascherato con un servizio delle Iene, anche se la Asl di Lanusei ha precisato che la donna era già stata segnalata numerose volte negli ultimi due anni. L’ordine dei medici di Nuoro-Ogliastra ha acquisito le segnalazioni e convocato il consiglio disciplinare, mentre la Procura di Lanusei sta valutando se aprire un’inchiesta.

Silvio Schembri, inviato della trasmissione di Italia 1, è sceso in Sardegna con una telecamera nascosta per denunciare il comportamento della dottoressa. Fingendosi paziente, il giornalista si è visto diagnosticare due tumori da curare con gli ultrasuoni. La donna, guardia medica in vari paesi dell’Ogliastra, era anche titolare di uno studio privato a Tertenia, dove proponeva le sue cure miracolose. In un caso, la Puddu ha curato una vasculite con gli ultrasuoni e all’uomo è stata amputata la gamba. Tra le cure proposte anche rimedi speciali per guarire definitivamente dal diabete e la centrifuga del sangue che poi, immesso nuovamente nel paziente, poteva trattare diverse patologie. Mentre sulla chemioterapia si mostrava scettica: “Io non gliela consiglio la chemio – dice all’inviato – io sono contraria, perché se lei si risolve il problema del linfoma poi le viene un altro tumore”.

Il caso era stato segnalato alla Asl anche dal sindaco di Perdasdefogu Mariano Carta nel 2016, che aveva raccolto numerose denunce per le cure che avevano ricevuto dalla dottoressa: “I pazienti non erano così convinti dell’appropriatezza delle cure proposte e mi chiesero di parlare con la Asl”.

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Le favole sono sessiste?

57 min 25 sek ago

Mi ha colpito un recente articolo apparso su questo giornale nel quale si presentava un progetto mirante ad eliminare le discriminazioni di genere dai libri scolastici, dalle favole, etc. Sebbene lo spirito del progetto sia ineccepibile, la logica mi sembra dubbia. In primo luogo mi sembra dubbio che questo tipo di discriminazione sia intenzionale e recepita come tale dagli studenti. Se in un problema di aritmetica si descrive la spesa che la mamma fa al mercato, è ovvio che l’attenzione è sulle somme e sulle differenze, non sul sesso dell’acquirente, e io ritengo che gli studenti, anche se giovanissimi, lo capiscano perfettamente. Si scriva pure lo stesso problema immaginando che la spesa la faccia il papà ma è dubbio che gli studenti lo noterebbero: l’informazione è completamente irrilevante rispetto ai dati necessari alla soluzione e viene data a titolo descrittivo.

Quanto alle favole, al contrario dei problemi di aritmetica, le eroine sono frequenti e lamentarsi che cavalieri maschi salvino principesse femmine è fuorviante. Ad esempio in Pinocchio la figura buona più rilevante è la Fata Turchina, nel Mago di Oz è Dorotea (e il mago è un ciarlatano), in Cenerentola le figure rilevanti sono esclusivamente femminili, e così via. Se poi si vuole proprio che l’eroina invece che una fata sia una guerriera basta guardare le donne guerriere dell’Orlando Furioso (che a scuola si studia) come Bradamante e Marfisa, o per cercare modelli più recenti, le Mulan e Pocahontas di Disney. Lo stereotipo del cavaliere e della principessa esiste, senza dubbio, come esistono tanti altri stereotipi: è quello che il lettore più o meno si aspetta e si presta a costruire una narrazione che di solito veicola altri significati come le maschere della commedia tradizionale sono caratteri stereotipati che l’autore può usare. Ciononostante l’inversione dello stereotipo, come negli esempi citati è frequente.

Appuntare la propria attenzione sullo stereotipo è fuorviante per due motivi: in primo luogo significa concentrarsi sullo strumento narrativo anziché sulla narrazione. Se in alcune favole c’è un problema questo non sta nella scelta del sesso dei protagonisti, ma nella storia in sé. Ad esempio Pinocchio è premiato quando diventa un suddito obbediente, dopo essere stato punito ogni volta che ha contestato l’autorità, mentre i veri criminali come Mangiafuoco, il Gatto e la Volpe etc. rimangono impuniti e in fondo non sono neppure giudicati. In secondo luogo significa immaginare che lo studente subisca un condizionamento subliminale dagli strumenti narrativi, e presumere la direzione di questo messaggio. Se in un problema di aritmetica la mamma fa la spesa e si chiede quanti soldi le restino nel portafoglio lo studente riceve un messaggio implicante la sottomissione della donna? Nella società moderna fare la spesa è il ruolo principe che la pubblicità assegna al consumatore e il messaggio che lo studente potrebbe leggere è che la mamma gestisce il potere di acquisto.

Il politically correct ci induce a preoccuparci delle reazioni dell’altro di fronte a qualunque stimolo prima ancora che questo altro le abbia manifestate. Noi vorremmo, per political correctness proteggere l’altro, specialmente se minore, da ogni possibile turbamento. Ma i turbamenti sono inevitabili e fanno crescere, mentre la protezione è paternalistica e deve essere messa in atto soltanto a fronte di rischi certi. Inoltre il nostro presumere le reazioni dell’altro si basa spesso sullo stereotipo del protettore, o del nobile cavaliere, e inventarsi un cattivo da combattere dà soddisfazione; ma la battaglia è male intesa e il rischio è quello di creare una generazione di adolescenti (e al limite di adulti) ipersensibili, che scambiano un contrattempo per un sopruso. Infine questa battaglia difende la pignoleria a discapito della comprensione del messaggio e rende la singola parola usata più importante (cioè più criticabile) del significato complessivo del testo: ciò che noi dobbiamo insegnare agli studenti è saper capire un problema e saperlo risolvere, e che chi fa la spesa è irrilevante.

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M5s, Lombardi: “Di Battista non ci ha lasciato, è sempre in prima linea. Raggi? Mitologie sul nostro rapporto”

1 ura 1 min ago

Alessandro Di Battista? La cosa meravigliosa è che noi non lo perdiamo affatto. Sarà con noi in prima linea in campagna elettorale. Da fuori seguirà il M5s e magari ci starà giustamente col fiato sul collo“. Sono le parole di Roberta Lombardi, senatrice del M5s e candidata pentastellata alla presidenza della Regione Lazio. Ospite de L’Aria che Tira (La7), la parlamentare smentisce categoricamente l’articolo odierno de La Stampa, secondo cui, in realtà, l’intento di Di Battista è quello di saltare un turno e candidarsi come presidente del Consiglio tra due legislature: “Questi tatticismi non ci appartengono e soprattutto non appartengono ad Alessandro Di Battista, che è una persona di cuore e di stomaco. Lui non lascia, esce solo dal Palazzo”. Poi si pronuncia sulla sindaca di Roma: “Si è fatta mitologia sul rapporto tra me e Virginia Raggi. In realtà, sulla scelta che lei fece relativamente a Raffaele Marra, non fui d’accordo con Virginia. Ebbi la coerenza di dire la mia privatamente e pubblicamente, perché bisogna sempre dimostrare coerenza. Non è che si deve essere severi con le altre forze politiche e non con all’interno della propria casa. Ma poi Virginia chiese anche scusa per quella scelta sbagliata” – continua – “e questa sembra una cosa rivoluzionaria per la politica italiana. Ora vedo con quanta fatica si sta scardinando un sistema che durava da 30 anni a Roma. A fine legislatura i romani daranno il loro giudizio”

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La beffa sull’Ema e il flop della coalizione Giamaica: una lezione per l’Italia

1 ura 5 min ago

La coalizione Giamaica tra i conservatori tedeschi della Cdu-Csu, i liberali della Fdp e i Verdi è affondata a seguito della rinuncia della Fdp: i liberali di Christian Lindner hanno fatto armi e bagagli e, affermando pubblicamente di preferire nessun governo a un malgoverno, hanno abbandonato il tavolo dei negoziati.

Sono tre i fattori principali intorno contro i quali sono naufragati questi “colloqui esplorativi” (Sondierungsgespräche): Europa, clima e migrazione, simboleggiate da tre posizioni lontane fra loro fin dall’inizio. Da una parte, infatti, i Verdi che chiedevano misure più efficaci per lottare contro i cambiamenti climatici, tra cui la chiusura delle 20 centrali a carbone più inquinanti del paese e la continuazione di una politica aperta in materia di immigrazione ed Europa. Dall’altra, i liberali e neoliberisti Fdp sostenitori della più rigida austerità fiscale in Europa (ancora più rigida rispetto a quella cui Schäuble ci aveva abituati) e contrari alla solidarietà. Dall’altra ancora, gli unionisti bavaresi della Csu severamente contrari alla migrazione e soprattutto ai ricongiungimenti familiari, che obbligano nel limbo migliaia di mogli, mariti, figli, genitori rimasti nelle isole greche o in Turchia dopo l’esodo del 2015.

Si è tentato di raggiungere dei compromessi tra queste posizioni molto lontane e, a detta sia di Angela Merkel che dei Verdi, si era quasi riusciti. I liberali hanno tentato fino all’ultimo di staccare la Csu bavarese da Merkel per creare un fronte di destra dura contro la Cancelliera, ma non ci sono riusciti e alla fine hanno avuto paura di governare. La polemica contro la loro mancanza di coraggio in Germania è forte. Senza i liberali, ora non resta che un governo di minoranza Cdu-Verdi (che non pare probabile), una nuova Grosse Koalition con i social-democratici (che la SPD – per ora – non vuole), oppure nuove elezioni (che il presidente Steinmeier non vuole). Tutti i partiti politici, tranne i Verdi, sono divisi sul da farsi.

Il dato che emerge, molto importante anche per il dibattito italiano, è che diventa sempre più forte e chiara la linea di spartizione tra un fronte di apertura, progressista, che resiste cercando di governare al meglio mutamenti epocali come l’austerità e le diseguaglianze, i cambiamenti climatici e le migrazioni, e un fronte che cede al grande business e alle grida xenofobe della destra amica di Salvini. In mezzo sta Angela Merkel, che finora è riuscita a governare queste posizioni lontane anche con la complicità di una Sdp succube e senza idee, e che ovviamente si trova tanto più in difficoltà quanto più diventano indispensabili delle scelte chiare. Vedremo cosa succederà in Germania, ma io non sono così convinta che saranno le posizioni dure e di destra ad averla vinta.

Quanto all’Italia, in un momento storico in cui la questione dell’identità politica, culturale perfino sociale diventa di nuovo determinante e l’idea della “mixité” perde velocità e appeal, l’elettorato più aperto e progressista è indubbiamente sfiduciato, quando non disorientato da messaggi contraddittori. Chi si candida al governo deve invece necessariamente avere un programma positivo ed esplicito, privo di ambiguità e tentennamenti proprio su Europa, migranti e clima.

La scelta dell’ambiguità e della rincorsa al consenso su posizioni eco-indifferenti per fare piacere a questo o quel potere economico, lasciando da parte la vastissima platea degli operatori “verdi” di fatto, le imprese, i cittadini consapevoli, le associazioni, sarebbe una scelta miope. E cavalcare come fa Minniti le ragioni e il cinismo della destra non fa che rafforzare e avvalorare gli argomenti divisivi e razzisti di Salvini e compagni, che ormai dilagano nell’opinione pubblica e incontrano solo una debole resistenza, pur se sul territorio non mancano bellissimi esempi contrari.

Quanto al ruolo dell’Italia in Europa, la vicenda dell’Agenzia europea per i medicinali (Ema) dimostra chiaramente, al di là della sfortuna e del lodevole gioco di squadra, che è inutile urlare alla UE pusillanime o bara: quella per la nuova sede dell’Ema è stata una scelta esclusiva dei governi nazionali, le istituzioni Ue non c’entrano e il processo è stato voluto fortemente da Donald Tusk, pur se sostenuto da Juncker. È chiaro che un processo più basato sul merito della candidatura, aperto e con la partecipazione anche del Parlamento europeo ci avrebbe avvantaggiati. Proprio alla luce degli eventi dell’Ema, dovrebbe essere evidente a tutti che noi avremmo solo da perdere da un ulteriore indebolimento delle istituzioni e procedure comuni della Ue, dato che la battaglia navale fra i governi e i rapporti di forza attuali non ci favoriscono, con buona pace delle urla degli anti-europei che non sanno come vanno le cose – di certo non bene – a Bruxelles e sparano regolarmente sul bersaglio sbagliato.

È inutile anche negare che l’Italia non è abbastanza credibile al momento delle scelte neppure per paesi amici come la Spagna o la Germania, i quali, a quasi parità di merito, preferiscono un paese del Nord. Nonostante il lavoro di squadra encomiabile, non è da escludere, inoltre, che quel Maroni al governo della Lombardia, che fa parte di un partito alleato con Marine Le Pen e che gigioneggia con l’autonomia (quando non con la secessione), non sia esattamente rassicurante, come pure la prospettiva di un governo targato Grillo o Berlusconi-Salvini tra qualche mese. Giusta o sbagliata che sia, è una realtà che tutti, anche chi si atteggia a difensore dell’anima pura di una sinistra perfetta, dovrebbe comprendere e cercare di contrastare nell’imminenza delle elezioni.

Sono questi gli elementi di rottura che dovrebbero segnare la svolta tra forze che bisticciano di politica e forze che si candidano alla guida di un paese. Anche e soprattutto in Italia, dove, anche tra i “progressisti”, ci si ostina ancora a pensare che su questi temi le elezioni non si possono vincere. Ma, si sa, non si può vincere una battaglia se si rinuncia in partenza a combatterla.

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Riciclaggio, Giancarlo Tulliani chiede la scarcerazione su cauzione

1 ura 9 min ago

Arrestato lo scorso 4 novembre in un aeroporto di Dubai, Giancarlo Tulliani ha chiesto la scarcerazione su cauzione. L’istanza è stata presentata dal suo avvocato Nicola Madia, e oltre al pagamento di una somma di denaro, prevede il trattenimento del passaporto di Tulliani, cognato dell’ex presidente della Camera Gianfranco Fini anche lui indagato, e il suo affidamento a due persone che dovranno depositare anche loro il passaporto. L’autorità degli Emirati Arabi sta esaminando la richiesta e la risposta dovrebbe arrivare a breve. La vicenda dell’arresto era stata ricostruita dal suo avvocato: “Il mio assistito era in aeroporto e pensava di essere pedinato. Credendo fossero giornalisti si è presentato al posto di polizia. Nel raccogliere la sua denuncia, i militari hanno visto il mandato di cattura internazionale e lo hanno arrestato”. Tulliani è in attesa di estradizione in Italia.

Su Tulliani, latitante a Dubai, pendeva un ordine di arresto nell’ambito di un’inchiesta della Procura di Roma. L’ordine era arrivato dopo un approfondimento dell’attività di indagine che il 13 dicembre scorso aveva arrestato Francesco Corallo, re dei casinò ai Caraibi,  e l’ex parlamentare Amedeo Laboccetta, scarcerato pochi giorni dopo. I due erano accusati di essere i capi di un’associazione a delinquere a carattere transnazionale. L’accusa sostiene che Corallo e soci non pagavano le imposte sul gioco on-line e riciclavano in tutto il mondo i guadagni. Una volta ripuliti, i soldi venivano investiti in attività economiche e finanziarie ed erano destinati anche ai membri della famiglia di Tulliani.

In quest’ambito venne così svelata la compravendita della casa di Montecarlo. Per l’acquisto, Giancarlo Fini e la compagna Elisabetta Tulliani rischiano di andare a processo per riciclaggio. La casa era di proprietà di Alleanza Nazionale ed era stato venduto nel 2008 a una società offshore riconducibile a Giancarlo Tulliani. Dopo, la casa passa a una seconda società offshore, questa volta riconducibile alla compagna dell’ex leader di An.  Nello scorso ottobre ai due erano state notificata la chiusure delle indagini, ovvero l’ultimo atto prima della richiesta di rinvio a giudizio.

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Carlo Cracco, perché chi parla di “chef delle patatine” dovrebbe tacere (e magari informarsi)

1 ura 12 min ago

Le stelle vanno e vengono, ma Carlo Cracco attapirato proprio no. Il cuoco taumaturgo per eccellenza, colui che ovunque è stato a cucinare ha fatto lievitare dal nulla giudizi blasonati e giubilo della guida con l’omino bianco più grasso al mondo, non può finire nella spirale della depressione, del muso lungo, dell’occhio spento dal dolore, solo perché il suo Cracco Peck è passato da due a una stella Michelin. Vicentino prima e milanese acquisito poi, un’onesta scuola alberghiera di provincia come migliaia di altri alunni, poi l’apprendistato chez Gualtiero Marchesi, l’affinamento in barrique con Alain Ducasse, di nuovo a braccetto con Marchesi tra un gocciolante ossobuco e un uovo da rielaborare a piacere, infine a spadroneggiare perfino tra i fornelli televisivi più seguiti d’Italia, Cracco è di quegli enfant prodige che vanno oltre il piatto malriuscito lanciato contro una parete in Hell’s Kitchen.

Più di qualsiasi altro sapientone talentuoso da brigata, più di qualsiasi pomposo chef d’alto bordo con toque blanche, Cracco ha saputo semplicemente far riemergere dalle ceneri ogni locale, ristorante, trattoriola che gli è capitata tra le mani. Pensate all’Enoteca Pinchiorri a Firenze. Nel 1991, quando ancora Cracco non aveva ideato la Milano Sbagliata – cotolettina sezionata come il tronco di un albero, svuotata della sua imbottitura, a sua volta riappoggiata di lato come fosse uno sfarfallamento oculare – ecco che come capo chef in tre anni, cioè nel 1994, fa piovere dal cielo ai nobili Pinchiorri tre stelle che ancora brillano nel firmamento fiorentino.

Negli ultimi giorni di questo travagliato 2017, in mezzo al pubblico ludibrio del declassamento, Cracco è stato visto vagare per Milano come un umile personaggio dostojevskiano, perso nei propri tormentati e colpevoli pensieri, inseguito da mille galoppatori della tv del dolore pronti a fargli la festa. Lui, che marinando un uovo ha rivoluzionato la cucina mondiale, ha accolto tutti con un sorriso a mezza bocca. Ravvivati con una mano i lunghi capelli castani che lo hanno reso perfino idolo sexy su mezzo pianeta, Cracco ha incassato ogni colpo come nemmeno Jack La Motta. Tutti a dirgli di stare meno in tv e più in cucina, anche se poi in cucina gli chef stellati stanno pochino pure se non hanno Masterchef da registrare. Lui che poteva allontanare fastidiosi tapiri e stelle di natale con un semplice gesto di rifiuto con la mano, ha accolto signorilmente lo sfottò. Proprio come fece umilmente da ragazzino quando lo chef Mario, proprietario di un’osteria vicentina, vero iniziatore del nostro, lo accolse tra i fornelli e le stoviglie da lavare. “Avevo 14 anni e mezzo, ero un ragazzo svogliato e non veloce, mai andato in un ristorante e mi ritrovo in cucina perché un professore mi ha dato 4”, ha spiegato Cracco nel suo biopic Dire, fare, brasare (Rizzoli). “Il professore è stato cattivo? A suo modo è stato bravo perché il risultato l’ha ottenuto. A me è servito. I miei genitori mi hanno mandato a lavorare per capire se ero un fannullone o meno, così il sabato e la domenica quando la scuola era chiusa mi dovevo rimboccare la maniche. Alla fine avevo otto”.

Tenacia, pervicacia, ma soprattutto genialità. E soprattutto osare con combinazioni di sapori fuori dal comune, senza mai perdere di vista proprio l’impatto estetico. “Carlo si è fatto da solo, lavora da quando aveva 16 anni e la sicurezza che trasmette se l’è sudata”, spiegò in un’intervista la moglie Rosa Fanti, vero deus ex machina strategico del tenebroso chef vicentino. “È un po’ cupo, va bene. Ed è un testone. Ma anche molto ironico. Fragilità ne ha come tutti, la cosa bella è che le ammette. Se deve prendere una decisione importante è capace di interrompere una riunione, uscire e chiamarmi per chiedere consiglio”. Così più esplori il suo cursus honorum, più comprendi che tutto ciò che Cracco ha toccato è diventato oro. Pardon, stella Michelin.

E per stare a quel livello altissimo di professionalità e di reddito (secondo Business Insider nel 2017 è il terzo chef più ricco d’Italia con sette milioni e mezzo di fatturato l’anno) di certo un po’ di tv, fatta con toni e metodi all’apparenza nazi, non guastano. Altro che distrazione dalla cucina. Scherziamoci pure su. Se cambi location e ti trasferisci da un’altra parte con un ristorante che conduci dal 2007 dopo aver raggiunto da zero a due stelle, una stellina può sparire come ridere. Poi certo Cracco ha voluto precisare che nel nuovo ristorante, che forse aprirà nel 2018, proprio sui sei piani dell’Ottagono della Galleria Vittorio Emanuele II a Milano – canone di un milione di euro l’anno per 18 anni – “ci saranno otto finestre, mentre in via Victor Hugo ce n’era nemmeno una”. E proprio come nella più luminosa delle favole, la tanta luce di cui avrà bisogno Cracco sarà si per riacquisire la stella perduta, prima di compiere inutili gesti estremi, ma soprattutto per sbirciare da nemmeno 150 metri il viavai de Il Marchesino. Non era Marchesi ad aver fatto la storia della cucina rifiutando le stelle Michelin?

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Torino, piazza San Carlo – La sindaca Appendino per oltre tre ore davanti ai pm

1 ura 18 min ago

A due settimana dalla chiusura delle indagini su quanto avvenne in piazza San Carlo a Torino lo scorso 3 giugno durante la finale di Champions League Real Madrid-Juventus, la sindaca di Torino, Chiara Appendino, tra i venti indagati dell’inchiesta per lesioni e omicidio colposi e disastro colposo, ha risposto per oltre tre ore dalle domande del procuratore capo di Torino, Armando Spataro, e dei pm pm Antonio Rinaudo e Vincenzo Pacileo. La prima cittadina ha spiegato come funziona la macchina di un grande comune dove il sindaco è responsabile di tutto, ma non fa tutto. Appendino, assistita dagli avvocati Luigi Chiappero ed Enrico Cairo, ha risposto “per quanto di mia conoscenza e a tutela mia e delle istituzioni che rappresento”.  Anche perché l’esponente del M5s ha tenuto per sé le deleghe agli eventi e alla sicurezza.

L’atto di accusa dei pm ha individuato in una lunga serie di errori – dalle transenne alla capienza della piazza – il motivo della morte di Erika Pioletti, 38 anni, e il ferimento di oltre 1.500 persone di cui oltre 300 hanno presentato querela. Per la procura è la Città l’”effettiva organizzatrice e responsabile della manifestazione”. E quindi la sindaca avrebbe dovuto “sovrintendere al corretto funzionamento dei servizi e degli uffici e alla corretta esecuzione degli atti”. Alla contestazione che Turismo Torino, l’agenzia di promozione della Città, non avrebbe potuto gestire di un evento del genere Appendino – secondo quanto riporta La Stampa – ha risposto ricordando che l’amministrazione precedente aveva seguito lo stesso protocollo del 2015 per la finale di Champions League tra Juventus e Barcellona. E che per la gestione dell’organizzazione erano stati incaricati il suo capo di gabinetto e il direttore. Tra l’altro tra le contestazioni agli indagati c’è anche il fatto di non aver messo Appendino al corrente che prescrizioni e procedure previste dalla legge non erano state rispettate l’evento andava annullato o bisognava intervenire per correggere gli errori come le transenne e la carenza di personale. Appendino ha anche spiegato che non toccava a lei prendere l’iniziativa di bloccare la vendita di alcolici. I vetri delle bottiglie hanno ferito molte delle persone che fuggirono impazzite senza un motivo.

“Come sapete oggi mi sono recata dai magistrati – ha dichiarato con una nota diffusa in serata la sindaca – Sono andata a rispondere- contribuendo per quanto a mia conoscenza alla ricostruzione dei fatti, a tutela della mia persona e delle istituzioni che rappresento. È interesse di tuta la cittadinanza, che vengano ricostruiti i fatti e definite le responsabilità di ognuno”, aveva detto dicendosi “serena” e riponendo “piena fiducia” nella magistratura“.

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Derivati, Corrado Passera assolto in primo grado nel processo per truffa a Trani

1 ura 41 min ago

L’ex ministro Corrado Passera è stato assolto per non aver commesso il fatto nel processo di primo grado per truffa su prodotti derivati a Trani. Il tribunale, come riferisce La Gazzetta del Mezzogiorno, ha comminato tre condanne a 6 mesi di reclusione e 51 euro di multa col beneficio del non luogo a procedere per funzionari e dirigenti di Banca Intesa e Banca Caboto, oggi Banca Imi, e 11 assoluzioni con formula piena, fra le quali quella dell’ex ministro ed ex ad di Intesa. L’inchiesta della Procura era partita dalla denuncia di un imprenditore barlettano che si era ritenuto danneggiato dalla filiale di Banca Intesa Mediocredito per un mutuo rivelatosi particolarmente gravoso, proprio perché collegato ai derivati finanziari.

Condannati a sei mesi di reclusione (pena sospesa) Matteo Farina, responsabile dell’ufficio Financial risk management, Vincenzo Petrarulo e Giovanni Civico, dipendenti della filiale di Barletta. Il pm Michele Ruggiero aveva chiesto l’assoluzione per i vertici e condanne per sei imputati. Secondo l’accusa avrebbero fatto sottoscrivere prodotti derivati swap dicendo loro che avrebbero permesso una “copertura dal rischio di variazione del tasso d’interesse” variabile dei mutui che essi avevano stipulato tra il 2004 e il 2011. Invece, secondo l’accusa, ai due clienti furono fatti firmare derivati truffaldini che avrebbero favorito solo le banche che ottennero un ingiusto profitto patrimoniale stimato in oltre 260 mila euro.

Oltre all’ex ministro Passera, erano finiti sotto processo, tra gli altri, Giovanni Bazoli, ex presidente del consiglio di sorveglianza di IntesaSanpaolo ed ex presidente del Cda di Banca Intesa, Giovanni Gorno Tempini, ex amministratore delegato di Banca Caboto, oggi ad di Cassa depositi e prestiti, Enrico Salza, ex presidente del consiglio di gestione di IntesaSanpaolo, Giampio Bracchi, ex vicepresidente e componente del comitato esecutivo di Banca Intesa e Andrea Munari, ex ad di Banca Caboto.

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Orfini: “Di Battista? Scelta che rispetto. Avversario serio e divertente, spiace che non sia più in Parlamento”

1 ura 51 min ago

“Non credo che quella di Di Battista sia una “mossa” a cui dare lettura politica: ha detto che non si ricandida per motivi personali e almeno per una volta abbiamo motivo di credergli. Sono scelte che vanno rispettate: dispiace non sia più in Parlamento. In fondo si tratta di un avversario vero e divertente“. Così Matteo Orfini, presidente del Pd, ha commentato la decisione di Alessandro Di Battista, che ha detto di non volersi ricandidare in Parlamento

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M5s, Voltolina vs De Masi: “Incompetenti”. “Abbiamo avuto ministri che facevano calendari porno”

1 ura 53 min ago

Bagarre a Omnibus (La7) tra il sociologo Domenico De Masi e la giornalista Eleonora Voltolina, direttrice della testata online Repubblica degli Stagisti. Voltolina invoca la necessità di un ricambio generazionale e denuncia la crescente disaffezione dei giovani nei confronti della politica. Poi sottolinea: “Ho un passato da militante Radicale e comunque sono iscritta a un partito. Se volete, ve lo dico: è il Pd. Una perplessità che ho rispetto al ricambio generazionale versione M5S è che il movimento sembra non dare valore all’esperienza. Anzi, pare che questa sia un disvalore. Prova è che, se ti vuoi candidare col M5S, devi dimostrare di non aver mai avuto una tessera con altri partiti. Questa è una cosa aberrante“. “Non è vero” – insorge De Masi – “Di Battista era iscritto al Pd“. “No, era un militante”, replica la giovane esponente del Pd, Laura Sparavigna. “Va bene, roba del genere” – sottolinea De Masi – “Questa non è l’essenza”. Voltolina continua: “Di riflesso, c’è tutto un discorso sulla qualità e sulla competenza della classe politica del M5S”. “Ma sono ragazzi, che competenza possono avere?”, ribatte De Masi. Interviene la conduttrice Gaia Tortora: “Uno di questi ragazzi per un anno salta un giro e non è un ragazzo da poco, perché è Alessandro Di Battista. L’ha annunciato ieri e c’è il panico nel M5S. No, scherzavo, altrimenti mi arrivano i troll che mi massacrano“. Il sociologo puntualizza: “Bisogna dire alla Voltolina che il suo partito ha avuto tanti ministri totalmente inesperti. Ci sono stati politici che sono passati dal fare i calendari porno all’avere un ministero in un attimo“. Esplode il dissenso di Voltolina, con cui concorda la conduttrice: “Tutti i cameramen stanno ridendo per questa sua frase”. “Adesso non faccia teatro”, ribatte De Masi alle rimostranze della direttrice della Repubblica degli Stagisti

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Crozza-Tavecchio: “Malagò? Non ce l’ho con lui, ma gli consiglio di mettere gli antiscivolo. Potrebbe sempre cadere nella vasca da bagno”

2 uri 2 min ago

Nella copertina di Che fuori tempo che fa, il programma di Fabio Fazio in onda ieri sera su Rai1,  il comico Maurizio Crozza ha messo i panni dell’ormai ex-presidente della Fgci Tavecchio: “Io non ce l’ho con Malagò, anzi gli auguro una pronta guarigione. Anche se sta benissimo potrebbe sempre scivolare nella vasca da bagno, capita quando accoltelli gli amici alle spalle. Basta un piede messo male sulla piastrella ed è un attimo, anzi, ne approfitto per dire a Malagò di mettere gli antiscivolo di gomma quando fa il bagno”.

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Bari, madre fa arrestare il figlio latitante. Poi in una lettera spiega: “Odiami pure, volevo salvarti la vita”

2 uri 9 min ago

“Mentre ti circondavano io ti chiedevo perdono per quello che avevo fatto”. Lo ha fatto arrestare dai Carabinieri e poi gli ha scritto una lettera per spiegare il suo gesto. Il giovane, agli arresti domiciliari per spaccio di droga e latitante da tre mesi è stato arrestato il 31 ottobre quando la madre Daniela, 47 anni, ha avvisato i carabinieri che il figlio avrebbe accompagnato la compagna incinta all’ospedale. Il giovane, 24 anni, si trova adesso nel carcere di Trani, e dovrà rispondere delle accuse di rapina, furto, spaccio ed evasione.

“Carissimo figlio mio, l’altra mattina ho fatto qualcosa che una madre non vorrebbe e non dovrebbe mai fare: ho tradito la cieca fiducia“. Comincia così la missiva che la donna ha fatto pubblicare su un sito locale, coratolive.it. Una scelta che Daniela giudica “necessaria ed inevitabile” per evitare che la latitanza del figlio potesse terminare in modo peggiore. “Anni fa morì un tuo carissimo amico. Sua madre mi sussurrò ‘avrei preferito andare in carcere a fargli visita per tutta la vita, almeno avrei potuto vederlo, abbracciarlo e parlargli ancora. Tu sei fortunata!'”. Il ragazzo si trovava agli arresti domiciliari, prima di darsi alla latitanza. Una situazione che terrorizzava la donna: “Le notizie frammentarie che mi giungevano durante la tua assurda latitanza mi trafiggevano il cuore e, purtroppo, non avevo modo di poterti raggiungere, aiutarti a ragionare e a trasmetterti il malessere che stavo vivendo”. Tre mesi che Daniele vive con l’ansia di ricevere un messaggio, una chiamata, una notizia sulle condizioni del figlio: “Ero terrorizzata quando sul display compariva un numero a me sconosciuto che potesse annunciarmi una disgrazia, un fatale incidente, un tragico epilogo della tua vicenda”.

La donna viveva con angoscia le continue perquisizioni dei carabinieri nella sua abitazione o a casa degli amici del ragazzo: “Spesso leggevo nei loro occhi l’accanimento nei tuoi confronti, il loro desiderio morboso di prenderti come per aggiudicarsi un trofeo. Temevo che, se ti avessero trovato, un tuo innocuo movimento avrebbe potuto scatenare una loro reazione tragica e sproporzionata”. Una latitanza che si è conclusa la mattina del 31 ottobre: “All’ospedale avevi capito che qualcosa non andava. Forse leggevi l’angoscia nei miei movimenti, mi sentivo “Giuda” che tradì suo fratello”. Il ragazzo non ha opposto resistenza all’arresto: “Il comandante – continua la lettera – mi aveva dato la sua parola: nessuna violenza. Mentre ti circondavano io ti chiedevo perdono per quello che avevo fatto. Più volte hai ripetuto che mi avresti odiata per il resto della tua vita”. Una lettera che si chiude con una speranza: “Un giorno ammetterai che era ciò che volevi anche tu. Odiamo finché vorrai. Io, al contrario, continuerò ad amarti con la stessa intensità di sempre e anche di più”.

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Roma, sciopero dei taxi: strade bloccate e tensione con polizia. “Le regole non possono valere solo per noi”

2 uri 25 min ago

Protesta di oltre 500 tassisti a Roma, di fronte alla sede del ministero dei Trasporti in occasione dello sciopero nazionale del servizio taxi (la categoria protesta contro le proposte del governo di riforma della legge quadro). I tassisti, in presidio davanti al Ministero dei trasporti, hanno bloccato il traffico a Porta Pia.

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Roma, 14enne muore per un aneurisma. “I medici le dicevano che era solo stress”

2 uri 28 min ago

Si era sentita male pochi minuti dopo essere entrata a scuola, nel liceo classico Orazio. Ed è stata trasportata all’ospedale Pertini di Roma. “Solo stress”, le avevano detto i medici del pronto soccorso, mentre la ragazza – che aveva perso sangue dalla bocca e dalle orecchie – era in uno stato di totale incoscienza su un lettino con una flebo attaccata al braccio, secondo quanto riporta La Stampa.

Si trattava invece di un aneurisma cerebrale. Così dopo un calvario di ore una 14enne, trasportata in un altro ospedale per essere sottoposta a un intervento chirurgico, è deceduta. Sulla dinamica dei fatti, accaduti lo scorso 6 novembre, la procura di Roma ha procede per omicidio colposo, al momento contro ignoti.

Dopo il malore, stando alla denuncia della famiglia che si è affidata all’avvocato Giuseppe Rombolà, “è stata subito chiamata l’ambulanza che in codice giallo ha trasportato la ragazza all’ospedale. Lì la raggiunge la madre. Mentre la ragazza viene tenuta in osservazione per circa due ore”. I medici, spiega l’avvocato, “dicono alla madre che è stress e solo dopo insistenze fanno una tac dalla quale emerge l’aneurisma”. Nonostante ciò – spiega ancora il legale – la ragazzina non viene sottoposta ad intervento ma trasportata al Bambino Gesù in ambulanza dove giunge “dopo un’ora in condizioni disperate e dopo un intervento chirurgico muore”.

L’indagine è stata avviata dal pm Giovanni Musarò, che ha disposto l’autopsia affidando il caso al pool che si occupa delle colpe professionali. Secondo l’avvocato “siamo in presenza di una tragedia che ha colpito una ragazza assolutamente sana fino a quel momento. Lotteremo perché vengano accertate tutte le responsabilità“. Sul cadavere della 14enne è stata disposta l’autopsia che dovrà chiarire se un intervento più rapido avrebbe potuto evitare il decesso.

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Germania, “progettavano attentato”: arrestati sei richiedenti asilo siriani

2 uri 34 min ago

“Preparavano un attentato al mercatino di Natale di Hessen“. Per questo motivo secondo i media locali sei richiedenti asilo siriani sono stati arrestati in diverse città della Germania nel corso di un maxi blitz antiterrorismoA quasi un anno dall’attentato del 19 dicembre scorso al mercato di Breitscheidplatz a Berlino dove morirono 12 persone, la polizia tedesca ha scoperto una cellula composta da sei persone, sospettate di collaborare con l’Isis e di preparare un attentato con armi o esplosivi. Il procuratore di Stato Christian Hartwig ha spiegato che l’organizzazione del piano non era ancora conclusa e che “non ci sono indicazioni né a favore né contro” l’ipotesi di colpire un mercato di Natale. Hartwig si è riferito a questa opzione come una “speculazione”, dichiarando alla testata Berliner Morgenpost che “al momento non ci sono indicazioni concrete né sull’obiettivo né sulla modalità di attuazione” dell’attacco che era in preparazione.

I sei fermati sono di età compresa fra 20 e 28 anni. Tutti erano registrati come richiedenti asilo: quattro di loro da dicembre del 2014, mentre gli altri da agosto e settembre del 2015. La procura non ha precisato se le richieste di asilo fossero state approvate o meno. Secondo Die Welt, i sei sarebbero arrivati nel Paese con identità false, spacciandosi per rifugiati in fuga dalla guerra. L’operazione antiterrorismo è stata dalla polizia del Land di Hessen, che ha schierato 500 agenti e ha perquisito otto abitazioni nelle città di Kassel, Hannover, Essen e Lipsia. Sempre secondo Die Welt, nelle perquisizioni sono stati sequestrati cellulari, computer portatili e documenti. Gli investigatori sarebbero stati messi sulle tracce della cellula tramite le indicazioni di altri rifugiati.

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Pensioni, nuova proposta del governo: attenzione a donne e giovani. Sindacati spaccati, Cgil: ‘2 dicembre mobilitazione’

2 uri 45 min ago

L’ultima proposta del governo divide ancora di più i sindacati. Un ulteriore ampliamento della platea di lavoratori esentati dall’aumento dell’età pensionabile che scatterà nel 2019 e un impegno ad allargare i requisiti per l’accesso all’Ape social delle donne. Sono alcune delle novità presentate oggi ai sindacati dal Governo Gentiloni in un documento che contiene quanto illustrato nelle riunioni precedenti sul pacchetto pensioni, con l’inserimento di alcuni elementi emersi nella discussione con le parti sociali. Proposte, però, che non sono bastate a trovare un accordo. Restano le divisioni tra la Cgil, che conferma il giudizio di “grande insufficienza” sulla proposta del Governo e indice una prima mobilitazione del sindacato per il 2 dicembre, la Cisl e Uil, positive rispetto al documento. È ancora una volta fumata nera, dunque, dopo l’incontro a Palazzo Chigi, al quale hanno partecipato il premier, i ministri Pier Carlo Padoan, Giuliano Poletti e Marianna Madia e i segretari di Cgil, Cisl e Uil, Susanna Camusso, Annamaria Furlan e Carmelo Barbagallo. I sindacati non hanno firmato il documento formalizzato oggi dall’esecutivo al termine di mesi di confronti, tavoli tecnici e vertici politici. E intanto il deputato di Sinistra Italiana-Possibile Giorgio Airaudo ha scritto su Twitter: “Il governo e il Pd non vogliono discutere né su come si fermano i licenziamenti ingiustificati, Art. 18, né di come si cambiano le pensioni per tutelare i giovani e fermare l’innalzamento dell’età pensionabile. Il 2 dicembre saremo al fianco della Cgil”. .meride-video-container{width:100%!important; height:0 !important; padding-top:56% !important;} .meride-video-container > video, .meride-video-container > object {position: absolute; top:0; left:0; width: 100% !important; height:100% !important} @media screen and (min-width: 641px){ .left-column .meride-video-container{width:675px!important; max-width:675px!important; padding-top:70% !important;} }

IL DOCUMENTO DEL GOVERNO – Nel corso dell’incontro il governo ha consegnato ai sindacati un documento con una nuova proposta, rispetto a quella già presentata sabato 18 novembre sul tema delle pensioni. Nelle categorie di lavori gravosi da esentare dall’aumento dei requisiti per la pensione, passate già da 11 a 15, verrebbero considerati operai e braccianti agricoli, marittimi, addetti alla pesca e anche i lavoratori siderurgici di prima fusione, oltre quelli di seconda fusione e del vetro addetti ai lavori ad alte temperature, che non sono già compresi tra gli usuranti. Le attività gravose devono essere state svolte per almeno 7 anni dei 10 che precedono il pensionamento e bisogna possedere una anzianità contributiva pari ad almeno 30 anni.

Anche i sindacati, inoltre, parteciperanno al lavoro della Commissione che studierà, ai fini dei una rilevazione scientifica anche in relazione all’anzianità anagrafica dei lavoratori, la gravosità delle attività lavorative e che dovrà concludere i lavori entro il 30 settembre 2018. La Commissione tecnica sarà presieduta dall’Istat e sarà composta da rappresentanti del Ministero dell’Economia, del Lavoro, della Salute, di Inps, di Inail con la partecipazione, appunto, di esperti indicati dalle organizzazioni maggiormente rappresentative dei datori di lavoro e dei sindacati. Il Governo ha poi confermato l’obiettivo di “consentire la proroga e in prospettiva la messa a regime” dell’Ape social, al termine del periodo di sperimentazione (nel 2018), grazie all’istituzione di un fondo ad hoc “dei risparmi di spesa”. Novità di oggi: dopo le richieste inoltrate dai sindacati al termine dell’ultimo incontro, l’esecutivo si è impegnato ad allargare i requisiti per l’accesso all’Ape social delle donne, oltre quindi alla riduzione dei contributi necessari di sei mesi per ogni figlio fino a un massimo di due anni. L’esecutivo ha anche chiarito di essere d’accordo sulla necessità di dare priorità alla discussione sulla “sostenibilità sociale dei trattamenti pensionistici destinati ai giovani al fine di assicurare l’adeguatezza delle pensioni medio-basse nel regime contributivo con riferimento sia alla pensione anticipata che alla vecchiaia”.

LA DIVISIONE SULLA PROPOSTA – Al termine dell’incontro il leader della Cisl, Annamaria Furlan, ha commentato: “Abbiamo messo in sicurezza circa 30mila lavoratori che avrebbero visto l’adeguamento alle aspettative di vita”. E ancora: “Nessuno si aspettava di più anche se si avvicina il periodo, ma a Babbo Natale non ci crediamo più”. Furlan ha poi auspicato che in Parlamento “le risorse stanziate dal governo non vengano destinate ad altri interventi. Queste risorse non devono essere sciupate – ha detto – per questo nei prossimi giorni incontreremo i gruppi parlamentari”. Non molto distante la posizione del leader della Uil Carmelo Barbagallo: “Era il massimo possibile con le risorse date. Se non avessimo mantenuto il dialogo aperto con il governo sui temi pensionistici, avremmo giudicato il pacchetto insufficiente”. E ha aggiunto: “Abbiamo fatto il massimo sforzo, ricomprendendo anche i lavoratori dell’Ilva” e “abbiamo aperto una breccia sulla rigidità della legge Fornero”. Ma la Cgil non ci sta: “Non stiamo parlando di 300 milioni di euro ma di 63 milioni” ha affermato Susanna Camusso, secondo cui “la platea è più ristretta di quella che il governo dichiara”. In termini di platea si tratta per la Cgil di “poche migliaia di persone” in quanto “queste categorie vanno in pensione per vecchiaia, perché sono lavori faticosi e anche discontinui”. Secondo la leader della Cgil “è stata una occasione persa dal governo”. “La distanza tra la proposta di oggi e gli impegni assunti dal governo nella fase due del confronto è assolutamente evidente – ha dichiarato – come è evidente che mentre l’obiettivo doveva essere un intervento per correggere l’iniquità del sistema previdenziale, il governo invece continua a muoversi per deroghe che rende incerto il sistema previdenziale”. Per sabato 2 dicembre saranno previste manifestazioni articolate sul territorio compresa una manifestazione a Roma.

L’AUSPICIO DEL GOVERNO – Consapevole delle divisioni tra le parti sociali il premier Gentiloni. Che però al termine dell’incontro ha sottolineato: “Più sostegno il pacchetto avrà dalle forze sindacali, più sarà forte nel trovare spazio compiuto nella Legge di Bilancio”. Pur conoscendo le divisioni sul pacchetto pensioni l’auspicio del premier “è che queste posizioni differenti rimangano in una dialettica non conflittuale. Ognuno – ha detto – è naturalmente padrone delle proprie scelte e decisioni”. Sul punto si è espresso anche il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti: “Avremmo preferito – ha detto riferendosi alle misure proposte – che fossero sostenute in modo analogo da tutti i sindacati”. Ma così non è.

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M5s, Alessandro Di Battista dice addio al Palazzo. E dà l’esempio

2 uri 51 min ago

di Angelo Mazzoleni

Ci sono moltissimi personaggi della politica italiana che farebbero carte false pur di entrare in Parlamento. C’è chi invece, per libera scelta, decide di lasciarlo ancor prima del termine dei due mandati, previsti dal non statuto del M5S. Credo stia anche in questo la differenza tra questa forza politica e la partitocrazia.

La scelta di Alessandro Di Battista di non candidarsi alle prossime elezioni potrà sembrare ad alcuni militanti del M5S un po’ egoista, ma credo vada comunque rispettata. Lascerà un grande vuoto, essendo indubbiamente una delle sue punte di diamante, un esempio, per tanti giovani, di come ancora si può fare politica, lottando per il bene del Paese, con onestà, impegno e passione autentica. Mi chiedo solo quali ripercussioni potrà avere, in termini elettorali, questa decisione anche se sono sicuro che Di Battista non farà mancare il suo contributo nella prossima campagna elettorale. Dopo le elezioni siciliane, perse per poco, quelle di Ostia, vinte nonostante tutte le campagne mediatiche anti-Raggi, con l’approvazione della legge elettorale anti-M5S, targata Pd-Pdl-Lega, il quadro confuso della politica italiana sembra essersi d’altra parte semplificato pur lasciando intravvedere un orizzonte incerto.

La sconfitta del Pd renziano, la sua lenta ma, stando ai sondaggi, inarrestabile disgregazione, la rinascita di Berlusconi, riportano in effetti l’Italia, nella prospettiva di un bipolarismo anomalo. Di nuovo, anche se ora in modo più chiaro, alle prossime elezioni politiche nazionali, gli elettori italiani dovranno infatti scegliere realisticamente tra due sole opzioni di governo:
– il solito inciucio Pd-Pdl, con Renzi, questa volta, nello scomodo ruolo di ruota di scorta della destra;
– un governo alternativo del M5S, con o senza un appoggio esterno al programma di altre forze politiche.

Con questa legge elettorale, nessuna coalizione politica avrà infatti la maggioranza per poter governare da sola. Sembrerebbe gioco facile per Renzi e Berlusconi ritrovarsi per rinverdire l’eterno patto del Nazareno. Eppure l’esito della partita non è, a mio parere, così scontata. Molto dipenderà da dove andrà a finire la maggior parte dei voti in uscita dal Pd e, soprattutto, da quanto il M5S riuscirà a recuperare, in termini di consensi, nel grande serbatoio congelato degli astenuti. Se Di Maio e, appunto, Di Battista, riusciranno a condurre una campagna elettorale efficace, con nuove metodologie di approccio, incentrata sui contenuti e, soprattutto, sulla dimostrazione della credibilità del M5S come forza di governo, i Pentastellati potrebbero non solo confermarsi come primo partito, ma aspirare a raggiungere quella percentuale di consensi necessaria per vincere e governare in autonomia.

Sarà dunque, per il M5S, fondamentale una battaglia per conquistare la fiducia dei rassegnati e degli astenuti attraverso una demistificazione dei luoghi comuni e le etichette spregiative sui “Grillini inaffidabili ed incapaci di governare” che gli avversari politici hanno diffuso in questi anni, ad essere decisiva. Parallelamente, risulterà importante la scelta e la presentazione, come annunciato, di una squadra credibile di governo e, in particolare, la comunicazione dei contenuti del programma alternativo, di breve, medio e lungo periodo, costruito dal basso in questi anni, col supporto di esperti in tutti i settori. Soprattutto, i rappresentanti del M5S dovranno convincere tanti cittadini della negatività di una sterile protesta attraverso un’astensione improduttiva. Se ci riusciranno, il miraggio di quel 40% potrebbe diventare realtà, smentendo tutti i pronostici ed i calcoli degli autori del Rosatellum.

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