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Updated: 24 min 40 sek od tega

Violenza, Fiore: “Forza Nuova argine per l’ordine civile. Traduciamo il malessere in azione politica”

24 min 58 sek ago

“Non so niente dell’aggressione di Perugia. So solo quello che è successo a Palermo“. Risponde così Roberto Fiore, leader di Forza Nuova, a ilfattoquotidiano.it sull’aggressione dei militanti di Potere al Popolo. “Noi stiamo subendo questo clima d’odio”.

“Il modus operandi di FN è l’unico possibile per evitare la violenza. Quando FN sarà sciolta la gente questo farà: andrà a farsi giustizia da sola”.

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Elezioni, Salvini: “Serve manifestazione unitaria centrodestra, il 1 marzo a Roma”. E chiude ai fuoriusciti M5S

26 min 23 sek ago

Dopo l’appello di Giorgia Meloni e il silenzio di Silvio Berlusconi, ora anche Matteo Salvini rivendica la necessità di una manifestazione unitaria del centrodestra prima del voto: “Serve un momento di unità. La Lega ha prenotato il teatro Brancaccio per giovedì 1 marzo. Mi auguro che gli alleati partecipino”, ha rivendicato, nel corso di una conferenza stampa in Senato.

In merito alla mancata partecipazione della Lega alla alla manifestazione anti-inciucio di Fratelli d’Italia, Salvini si è invece difeso: “La Lega non ha mai sostenuto governi di larghe intese. Abbiamo tanti difetti ma non quello di tradire il mandato degli elettori. E poi ho tanti impegni in campagna elettorale non posso inseguire le manifestazioni degli altri”. Per poi attaccare: “Si possono fare manifestazioni e manifestazioncine…”.

Dopo le aperture di Berlusconi ai fuoriusciti pentastellati, Salvini ha invece chiuso a possibili accordi post-elettorali, nel caso servano altre forze per formare un governo: “I 5 stelle potevano selezionare meglio prima i loro candidati, è  il primo caso della storia dove se ne vanno prima di essere eletti. Punto a vincere seguendo il programma del centrodestra, senza raccattare i transfughi e profughi politici dei Cinque Stelle”, ha concluso.

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Militante di Potere al popolo accoltellato, Viola Carofalo: “Fascisti e Forza nuova sono i mandanti morali”

36 min 12 sek ago

“Un episodio gravissimo che si inserisce in un clima di sdoganamento del fascismo”, commenta così l’aggressione di stanotte a Perugia Viola Carofalo, leader di Potere al Popolo, incontrano la stampa davanti a Montecitorio. “Forza Nuova e i fascisti sono i mandanti morali”. “Che fanno questi fascisti in circolazione per l’Italia?”, dice Giuseppe Aragno, anche lui candidato per Potere al Popolo alle prossime politiche. “Sembra il 22esimo anno di fascismo. Se un ministro non se ne rende conto, le preoccupazioni per la democrazia le dà anche il governo”

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Elezioni, la Lega scrive “Prima gli italiani” ma nei manifesti usa modelle straniere

47 min 6 sek ago

“Prima gli italiani” è il mantra di Matteo Salvini da anni. E la difesa dei connazionali è diventata il vessillo da sbandierare in campagna elettorale dalla Lega. Lo slogan è in bella vista anche sulle foto di copertina del profilo Facebook del leader del Carroccio, che chiama all’adunata del prossimo sabato in piazza Duomo a Milano.

La faccia di Salvini, i loghi, i pullman, il countdown e poi mamme e papà con le proprie figlie e figli. Tutti sorridenti, biondissimi e bellissimi. Italiani? Macché. La coppia di donne è ceca, quella di uomini slovacca.

Se n’è accorto il sito The Vision che ha ricostruito dove e come quelle immagini siano state acquistate da agenzie straniere che le vendono in stock su internet. Mamma e figlia sono due modelle ceche, fotografate in piazza Duomo da un’agenzia altrettanto ceca, la Citalliance. E lo stesso discorso vale per padre e figlio in posa sulle guglie del Duomo, immortalati dalla reporter Soloviova Liudmyla. Italiana? No, slovacca.

Modelli e fotografi per il “Prima gli italiani” sono quindi stranieri. Come gli ‘attacchini’ impegnati negli scorsi giorni ad affiggere i manifesti della Lega e di altri partiti di centrodestra: “Ore 7.10 Milano. Qui si fa l’Italia. Ma i manifesti li facciamo attaccare agli extracomunitari che ci costano meno”, sottolineava l’autore della foto, Luca Paladini, portavoce de I Sentinelli di Milano, in un post su Facebook.

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Forza Nuova, blitz negli studi di La7 a DiMartedì. Floris: “Volevano partecipare al programma”

55 min 44 sek ago

Blitz di un gruppo di attivisti di Forza Nuova ieri intorno a mezzanotte negli studi tv di via Tiburtina che ospitano diMartedì, il talk show condotto da Giovanni Floris su La7. Alcuni militanti sono riusciti a entrare, chiedendo di partecipare alla puntata, mentre era in onda un contributo registrato e quindi a telecamere spente. Le forze dell’ordine hanno identificato i componenti del gruppo, ma l’episodio si è chiuso in modo non violento. “Verso la mezzanotte – spiega Floris – si è presentato un gruppo di persone. Saranno state una ventina. Si sono qualificati come Forza Nuova e di Forza Nuova avevano le insegne. Volevano interagire col programma. Questo non era possibile, sia tecnicamente (in quel momento andava in onda un contributo registrato) sia per ragioni di opportunità. Non mandiamo in onda chi non è da noi invitato, tanto meno se si presenta in quel modo. Fermo restando che la modalità con cui si sono posti non è accettabile, il confronto si è svolto in un clima non violento. Dopo aver esposto le loro ragioni si sono fatti accompagnare all’uscita”

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Palermo, qual è la cosa più inquietante del pestaggio del dirigente di Forza Nuova

56 min 39 sek ago

Fino a ieri sera le uniche tangibili notizie su tale Massimo Ursino si potevano reperire solo sulle pagine della cronaca giudiziaria. L’Ansa lo ricorda, infatti, per il suo arresto nel 2006 per aver pestato e rapinato due cittadini originari del Bangladesh, come incriminato per un’altra aggressione a sfondo razziale nel 2005 e protagonista di numerosi atti di violenza verbale e non. Insomma il titolo, che oggi scopro, di coordinatore palermitano di Forza nuova acquisito sul campo.

Sempre relegato alla cronaca giudiziaria, quindi, e mai approdato sulle pagine della politica. Questo almeno fino alla serata di martedì 20 febbraio, quando un gruppetto di 6 o 5 persone decide in pieno centro di legarlo, buttarlo a terra e, con volto rigorosamente coperto, dare sfoggio della propria forza muscolare a suon di calci e pugni. Riuscendo a far diventare, quasi, vittima tale Ursino e costruendo la migliore propaganda per il tour elettorale di Roberto Fiore, leader di Forza Nuova, in Sicilia e a Palermo. Operazione talmente geniale da sembrare partorita dalla mente di un Fantozzi in preda al tafazzismo più spinto.

Ma non è solo questo aspetto a meritare una riflessione. Il cretinismo di alcuni è, dopo tutto, abbastanza noto. La cosa più inquietante è l’epos che si vuole dare, sempre che le “rivendicazioni” giunte alle redazioni dei giornali locali siano vere, alla spedizione punitiva. L’idea, cioè, che alla violenza fascista e ai rigurgiti, oramai direi qualcosa di più che semplici escrezioni visto il continuo apparire di fascisti conclamati o più o meno camuffati su tutti i mezzi di informazione, l’unica risposta sia una violenza uguale e contraria. Il terreno, per altro, più facile per forzanovisti e simili.

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Parliamoci chiaro, la mia riflessione non è la solita manfrina mainstream su estremismi opposti  o fenomeni sottovalutati. Non penso che Forza Nuova e le altre organizzazioni neofasciste debbano avere spazio nel dibattito politico e democratico, penso che siano nemiche di chiunque ami la libertà e la democrazia a prescindere dallo schieramento politico. Penso che, per essere chiari, bene abbiano fatto organizzazioni e partiti a manifestare a Bologna, Napoli e ovunque contro le piazze concesse a questi odiatori di professione. Vale anche per Palermo, dove un ampio cartello di associazioni – Arci, Centro S. Chiara, Cobas, Anpi insieme a tantissimi singoli e singole – hanno scritto al Prefetto e al Questore per chiedere l’annullamento dei permessi per il comizio di Fiore nei prossimi giorni in città. Una richiesta che è un vero e proprio atto d’accusa nei confronti dell’organizzazione che, ricordiamo, può annoverare come ultime grandi imprese quella dello sparatore di Macerata e le simpatiche ronde anti migranti su alcuni autobus nel capoluogo siciliano.

Ed è quella la pratica politica che spaventa questi nostalgici di manganello e olio di ricino, quella che puntualmente prova a ricordare tutti i crimini, attuali e passati, di quell’ideologia criminale chiamata fascismo e che sul piano culturale prova a costruire spazi di resistenza. Anche occupando le piazze troppo facilmente concesse.

I pestaggi, invece, sono un balsamo. Soprattutto quando sono contornati, ed è un ulteriore tassello di questa storia triste, da riprese video per costruire un senso di eroismo dell’impresa. Che suona come una rappresaglia, un termine che si adatta bene ai nostalgici delle fucilazioni e impiccagioni di massa non certo a chi vuole ricordare cosa è stato il fascismo e quale pericolo corra un paese quando smarrisce la memoria di ciò che è stato. E a proposito di memoria, mentre scrivo queste due righe, mi torna vivido il ricordo di alcune chiacchierate con chi i fascisti li ha scacciati da questo paese e dalla storia. Chi aveva rischiato la pelle per impedire l’arrivo di un convoglio di repubblichini e aveva dovuto farlo sparando. E che parlando a noi, che avevamo meno di 20 anni, ricordava sempre come non c’era eroismo nell’imbracciare un fucile e non c’era gioia e risata quando si combatteva, perché la gioia della violenza – come la rappresaglia – sono cose da fascisti. Appunto.

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Elezioni e hacker: i cyberattacchi influenzeranno il voto, ma non troppo

1 ura 12 min ago

Nella relazione annuale dei servizi segreti presentata ieri a Palazzo Chigi si denunciano i rischi delle cosiddette minacce ibride al nostro paese e, in particolare, un rischio cyberattacchi che assumerebbero la forma di «campagne di influenza che, prendendo avvio con la diffusione online di informazioni trafugate mediante attacchi cyber, mirano a condizionare l’orientamento e il sentimento delle opinioni pubbliche, specie allorquando queste ultime sono chiamate alle urne».

Il richiamo è giusto e, considerata la fonte, c’è da crederci. Però. In realtà come non abbiamo una teoria unificante e condivisa delle scelte elettorali così non abbiamo una teoria unica ed esaustiva degli effetti dell’informazione nel processo di costruzione dell’opinione pubblica. E ancora meno sappiamo del ruolo che le fake news, al centro delle campagne di disinformazione, possono avere nell’orientare l’elettorato. Questi effetti li stiamo ancora studiando.

Il ruolo della disinformazione e della propaganda

Sappiamo però che le campagne di disinformazione e propaganda sono da sempre un mezzo di influenza e che, mentre nel passato miravano a colpire singoli decisori e opinion leader, nel presente puntano a condizionare quella forma larvale di dibattito pubblico che avviene nei social network. Ma, attenzione, le fake news raramente creano un nuovo modo di pensare, piuttosto agiscono da potenti conferme dei nostri pregiudizi rafforzando opzioni politiche e culturali preesistenti.

Il punto, come sostiene il professore Walter Quattrociocchi, è che le fake news non sono diverse dalla propaganda e che queste, diffuse viralmente sui social, creano un pregiudizio di conferma, inducono gli utenti a cooperare per una visione condivisa e a ignorare le informazioni a contrasto. Il suo gruppo “Data scienze e complexity” ha studiato il fenomeno su 376 milioni di utenti Internet.

È in questo contesto che proliferano la propaganda filorussa di alcuni media come RT e Sputnik, le “fabbriche di troll” di San Pietroburgo e le campagne di disinformazione che nel caso della Clinton calunniata di gestire un giro di pedofilia in una pizzeria nell’Indiana ha generato l’assalto armato di un esaltato nei confronti dei suoi avventori. E nonostante i 13 russi indiziati nel Trumpgate non sappiamo ancora come essi abbiano influenzato le opinioni degli elettori americani. È probabile che abbiamo avuto un ruolo, ma insieme ad altri fattori: l’erosione della credibilità dei media e delle istituzioni e sopratutto la capacità di agenzie specializzate nell’utilizzare profili personali per cucirgli addosso un messaggio politico che non erano in grado di rifiutare.

Rimane quindi difficile dire come la diffusione virale di credi e convinzioni anche sballate influenzino il voto. Se pensiamo che in base a una ricerca del Cnr si è dimostrato che la maggioranza dei follower dei politici è fatta di utenti inattivi o da profili fake capiamo che le casse di risonanza (echo chambers), possono non essere così efficaci.

Il vero allarme: la sottrazione di dati personali e l’attacco alle infrastrutture critiche

Perciò più interessante ci sembra l’altro richiamo fatto dai nostri servizi e cioè che «vanno intensificandosi, in particolare, le manovre di attori esteri – sospettati di operare in raccordo con i rispettivi apparati intelligence – attivi nel perseguimento di strategie finalizzate ad occupare spazi crescenti di mercato anche attraverso pratiche scorrette, rapporti lobbistici, esautoramento o avvicendamento preordinato di manager e tecnici italiani, nonché ingerenze di carattere spionistico per l’acquisizione indebita di dati sensibili».

E qui il discorso si fa interessante. Le fake news sono effettivamente un problema cyber. Esse sono l’evoluzione degli attacchi basati sui metodi dell’ingegneria sociale: “Più cose so di te a partire dai tuoi dati digitali più posso offrirti ciò che sei già propenso a desiderare, anche l’offerta politica costruita intorno alle fake news”.

Il trait d’union di queste due minacce, le campagna cibernetiche di influenza, la profilazione di gusti e tendenze degli internauti è rappresentato dal ruolo di Nation state hacker. Sono loro che lo fanno. Spesso assumono la forma di APT, Advanced persistent threats (minacce avanzate persistenti) in grado di installarsi dentro un database elettorale, come nel caso della Clinton, dentro una banca, una oil company, o capaci di interrompere un servizio critico per la società, come la sanità, i trasporti, l’elettricità. È già successo in Inghilterra, Estonia ed Ucraina.

Pensate cosa accadrebbe se un attacco cyber bloccasse la filiera dei rifiuti in una grande città o spegnesse d’un tratto semafori, torri di controllo aeree e la purificazione delle acque. A parte i morti che potrebbe fare, creerebbe una situazione di allarme, panico e forse rivolte di piazza. Di questi attori ne conosciamo molti. Quelli di lingua russa APT28 e APT29 attaccano ministeri, ambasciate e media europei ed americani. Quelli coreani come Lazarus attaccano le istituzioni finanziarie e le cryptomonete, quelli mediorientali, Turla, rubano profili sui social network e quelli di lingua inglese usano le armi cibernetiche sottratte alla NSA per sorvegliare i cittadini e trafugare segreti industriali.

L’Italia si sta attrezzando per fare fronte a queste minacce. Probabilmente bisogna lavorarci, anche dopo le elezioni.

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Elezioni, Berlusconi riabilitato dal Ppe, tra battute e attacchi a Pirozzi. E sdogana Brunetta ministro dell’Economia

1 ura 15 min ago

Tutto dimenticato. Ormai sono lontani i tempi delle risatine d’intesa tra Merkel e Sarkozy e dei dissapori con i popolari europei. Dopo aver incassato il sostegno a Bruxelles e rassicurato il Ppe sulla capacità di “ammansire” l’alleato Salvini, Berlusconi viene riabilitato dal Partito popolare europeo pure in Italia, con tanto di incontro con il capogruppo a Strasburgo, il tedesco Manfred Weber. “Forza Italia ha molti candidati provenienti dall’imprenditoria, direttori di giornale, vertici delle associazioni di volontariato. Una bella squadra e ci sono delle belle facce”, ha rivendicato il leader di FI, insieme ad Antonio Tajani.

Per poi rilanciare la Flat tax e sdoganare pure Renato Brunetta “prossimo ministro dell’Economia”. Non sono poi mancate le solite boutade in occasione della foto di rito (“Chi mi tocca il culo”, ha detto Berlusconi, tra le risate dei dirigenti del partito e di Weber, nell’occasione senza interprete). E pure alcuni attacchi a Sergio Pirozzi, sindaco di Amatrice, che correrà da governatore per le Regionali del Lazio in modo autonomo, dato che non ha trovato l’accordo con il centrodestra che sosterrà Parisi. “Abbiamo un ottimo candidato alla Regione Lazio, ma adesso abbiamo alcune difficoltà perché un sindaco di centrodestra si è candidato anche lui e ci porta via il 6-7%. Cercheremo di convincerlo con le buone maniere, per i calci in culo c’è tempo”, ha attaccato Berlusconi. Per poi rivolgersi all’interprete di Weber: “Questo non tradurlo…”.

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Elezioni, Napolitano beatifica Gentiloni (e le larghe intese): “Punto di riferimento per futuro e stabilità politica dell’Italia”

1 ura 16 min ago

Le parole d’ordine ci sono tutte: “Paolo Gentiloni è divenuto punto essenziale di riferimento per il futuro prossimo e non solo nel breve periodo della governabilità e della stabilità politica dell’Italia”. A tessere le lodi del presidente del Consiglio uscente a dieci giorni dal voto del 4 marzo che con tutta probabilità consegnerà il Paese all’ingovernabilità è stato Giorgio Napolitano. Durante la consegna al capo del governo del premio Ispi istituito in ricordo dell’ambasciatore Boris Biancheri, il presidente emerito della Repubblica ha tracciato il ritratto del premier ideale di un possibile esecutivo di larghe intese.

In Paolo Gentiloni, ha spiegato l’ex inquilino del Quirinale, principale sponsor del governo Renzi e del patto con Silvio Berlusconi sulle riforme della Costituzione, “alla coerenza, alla lealtà, alla disciplina si accompagna sempre quella impronta di libertà, quello spirito di ricerca senza preclusioni” e “vi si accompagna una attitudine all’ascolto e al dialogo che diventerà sua dote decisiva da ministro degli Esteri e poi da presidente del Consiglio”, ha proseguito il presidente emerito. Secondo Napolitano, “in ciò è la chiave del ristabilimento da lui perseguito e realizzato di rapporti costruttivi e fecondi con gli alleati europei, della crescita di dignità e di influenza dell’Italia in tutte le sedi internazionali”. Gentiloni ha quindi “conquistato una limpida e piena fiducia tra gli italiani e nelle relazioni internazionali”, ha concluso l’ex capo dello Stato.

La risposta del premier è altrettanto carica di affetto: “Giorgio Napolitano ha anche dato una ulteriore dimostrazione del suo senso delle istituzioni e della sua generosità”, ha detto Gentiloni ricevendo il riconoscimento dall’ex presidente della Repubblica. Da ministro degli Esteri e premier “se c’è una cosa che ho visto con chiarezza – ha aggiunto – è a livello internazionale quanto l’autorevolezza di Napolitano sia considerata un asset per l’Italia”.

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Olbia, la scuola intitolata alla mamma dell’emiro? Lettera al sindaco Settimo Nizzi

1 ura 20 min ago

Gentile sindaco di Olbia, Settimo Nizzi,

È passato un anno e mezzo dall’ultima volta in cui ho parlato di lei qui sul mio blog e, per l’esattezza, fu in occasione della sua prima azione da vero e integerrimo sindaco di (centro?) destra: la censura della proiezione a Olbia de “La Trattativa”, il film-documentario di Sabina Guzzanti sulla trattativa Stato-mafia, sostenendo che il film mettesse in relazione Forza Italia e la mafia (ma dai?!) e che l’annullamento della proiezione rispondesse a ragioni di etica, verità e correttezza. Ancora riecheggia nella mia mente l’eco di queste tre parole, il loro significato profondo, il loro valore in realtà calpestato senza ritegno. All’epoca azzardai un accostamento immediato al Ventennio fascista e al suo organo di propaganda, il MinCulPop, qualcuno mi accusò di esagerare, ma oggi sono assolutamente certa di non essermi sbagliata. Avrei fatto a meno di tornare a renderla protagonista del mio blog, sindaco Nizzi, purtroppo però è riuscito a smontare persino la mia più remota speranza che lei potesse trasformarsi in un buon sindaco per i cittadini di Olbia.

Dunque, facciamo un passo indietro e parliamo di una scuola elementare, la scuola Maria Rocca, distrutta dopo l’alluvione del novembre 2013 e ricostruita grazie alle donazioni dei lettori de La Nuova Sardegna che raccolsero 98 mila euro, alla Fondazione Sardegna, ad Acri, al Banco di Sardegna, a Bper, alla Banca di Sassari, a Optima Sim e a Meridiana Fly. Quella scuola è un simbolo di rinascita, di unione, il ricordo indelebile di una tragedia superata con forza, il futuro dei bimbi di Olbia. Quella scuola appartiene a Olbia. E cosa vogliamo farne di questo meraviglioso simbolo di rinascita sarda? Lo intitoliamo alla madre dell’emiro del Qatar Sheikha Mozah bint Nasser al-Missned. Menomale sindaco Nizzi, che per togliere ogni dubbio su una sua ennesima scelta a dir poco discutibile, ci ha spiegato la nobile motivazione sostenendo che l’emiro ha investito tanto nella nostra bella isola, quindi sarebbe stato giusto ringraziarlo con un gesto importante. A parte il fatto che quando chiederanno ad un bambino che scuola frequenta, gli prenderà il panico e continuerà a dire “studio alla scuola Maria Rocca”, ma poi dico io, non solo l’eminente emiro s’è comprato metà Sardegna per farne l’ennesimo parco giochi extra lusso, con buona pace di noi sardi che potremo giusto farci due selfie con i mega yacht alle spalle e fingere che quella sia ancora la nostra bella terra, ma intitoliamo pure alla madre una scuola che risorge dal fango grazie ai sardi. Che dire, sindaco Nizzi? Chissà se in Qatar decideranno di intitolare a lei il chiosco dei gelati.

In mezzo a tutto questo marasma, fortunatamente si è levata una voce fuori dal coro, che ovviamente ha placato lievemente il suo romantico entusiasmo per il benefattore arabo. Il quotidiano on line Olbia.it, che non si sa perché si azzarda a fare il suo lavoro di informazione libera da compiacimenti e piaggerie varie, propone un sondaggio ai propri lettori per capire quanti fossero o meno d’accordo con la sua decisione di intitolare la scuola Maria Rocca alla madre dell’emiro. Dai primi risultati parziali, in cui sono state coinvolte circa 1800 persone, è venuto fuori un dato interessante: il 96% dei votanti si dichiarava contrario alla sua proposta – ma tu guarda questi impuniti – e suggeriva invece di intitolare la scuola a Enrico e Morgana, i due bambini vittime dell’alluvione. Non deve essere stato facile per lei, sindaco Nizzi, sopportare un affronto simile, vedersi sbattuto in faccia il dissenso dei cittadini. Bisognava agire e mettere a tacere questi poveri sentimentali, che credevano fosse giusto dedicare la ricostruzione di una scuola elementare a dei bambini e non alla madre dell’emiro del Qatar. Dunque, signor sindaco, la prima cosa da fare, era andare alla fonte e impedire all’acqua di sgorgare libera. E come? Estromettendo ufficialmente dalla mailing list del Comune il quotidiano ficcanaso, escludendolo in questo modo da qualsiasi comunicato stampa, ordinanza, notizie di pubblica utilità e convocazione stampa.

Insomma, ancora una volta, sindaco Nizzi, agisce come se il Comune di Olbia fosse il soggiorno di casa sua, decidendo autonomamente di sbattere fuori i rompiscatole. In fondo, lei è stato eletto dai cittadini, ma quei poveri scemi che ne sanno di come si manda avanti una città, perciò fa come le pare. La democrazia, quale illusione!

Mi dispiace solo che mia figlia sia nata in una città che ha come sindaco lei. Da ora in poi devo cominciare a preoccuparmi anche del mio blog?

Con poca stima,
Francesca Petretto

Foto tratta dalla pagina ufficiale del sindaco

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Fabio Fulco racconta la separazione da Cristina Chiabotto: “La donna che avevo idealizzato non è mai esistita”

1 ura 27 min ago

Fabio Fulco, dopo mesi dalla separazione, per la prima volta parla di Cristina Chiabotto, la sua ex. Sul settimanale OGGI, l’attore rivela: “Non c’è davvero nulla o nessuno da ricordare. È una ferita profonda quella che ho, non si rimargina ancora. Sono scappato in Cina. Me ne sono andato dall’altra parte del mondo, completamente solo, dove il telefono manco prendeva, con l’intento di metabolizzare“. Parole amare e dure quelle di Fulco: “Era importante per me capire per cosa soffrivo. L’oggetto della mia sofferenza è esistito soprattutto nella mia immaginazione, era la proiezione di qualcuno che oggi so che non esiste… Quella donna che avevo idealizzato, non è mai esistita!“.

Fabio Fulco e Cristina Chiabotto si erano conosciuti durante la trasmissione Ballando con le stelle e sono stati insieme dal 2005 al 2017. L’attore, infine, aggiunge: “Non facevo parte del progetto di Cristina, però con me c’è stata 12 anni. Bastava non starci con me, no?… Io ricordo tante cose bellissime, ma non hanno più il suo volto. Mi guardo indietro e vedo un uomo che ha sempre creduto nella “coppia”: ci credo talmente tanto che in due sia meglio, che ho pensato che con lei fosse per sempre. Ma ero il solo a crederlo“.

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Antimateria, il Cern di Ginevra punta a realizzare il primo “trasporto su strada”

1 ura 36 min ago

Come portare da un posto all’altro anche se molto vicini qualcosa che perde forza e vitalità molto velocemente? Sembra uscito dalla sceneggiatura del film o dalle pagine del libro Angeli e demoni, il nuovo progetto del Cern di Ginevra – che continua senza sosta la caccia all’antimateria – che punta a realizzare il primo trasporto su strada. Nel 2022 partiranno i primi test sulle tecnologie che serviranno a intrappolare’una quantità record di antimateria e a caricarla in tutta sicurezza sul camion che dovrà spostarla di poche centinaia di metri: in questo modo sarà possibile portare l’antimateria a destinazione in un secondo laboratorio del Cern che studia nuclei atomici radioattivi molto rari, che decadono così in fretta da non poter essere trasportati altrove per fare esperimenti. Il Cern ha già intrappolato l’antimateri a nel 2014, ma si trattava di un fascio.

Grazie allo scontro con l’antimateria, sarà possibile capire le loro proprietà, le stesse che regolano anche il funzionamento delle stelle di neutroni, gli oggetti più densi dell’Universo che contengono una massa paragonabile a quella del Sole ma strizzata nel volume di una città. A raccontarlo sul sito di Nature è il coordinatore del progetto Puma (anti-Proton Unstable Matter Annihilation), il fisico Alexandre Obertelli dell’Università tecnica di Darmstadt, in Germania. “L’antimateria di per sé è stata studiata a lungo, ma ora la padroneggiamo a sufficienza per iniziare a usarla come una sonda per studiare la materia”, spiega il fisico Alexandre Obertelli che coordinerà il progetto Puma.

Con il suo gruppo di ricerca Obertelli si propone di usare campi elettrici e magnetici per intrappolare la cifra record di un miliardo delle particelle-specchio dei protoni, gli antiprotoni, alla temperatura di quattro gradi sopra lo zero assoluto e in condizioni di vuoto paragonabili a quelle dello spazio intergalattico. Questa gabbia dovrebbe poi essere caricata su un camion per essere trasportata a poche centinaia di metri di distanza in un secondo laboratorio del Cern dove, nell’ambito dell’esperimento Isolde, si producono nuclei atomici radioattivi molto rari, che decadono così in fretta da non poter essere trasportati altrove. Facendoli interagire con l’antimateria, i ricercatori potrebbero capire come sono formati i loro nuclei ricchi di protoni, il cui comportamento è regolato da interazioni simili a quelle presenti nel cuore delle stelle di neutroni, che sono la chiave per comprendere come si formano gli elementi più pesanti dell’Universo.

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Fabri Fibra, il suo Mr. Simpatia è disco d’oro dopo 14 anni: “Quell’album ha cambiato la storia del rap italiano, non ci sono cazzi”

1 ura 58 min ago

Che senso ha festeggiare quattordici anni dopo un disco d’oro? Lo deve aver pensato ieri Fabri Fibra mentre si trova negli Stati Uniti.  “Ecco un’altra certificazione” avrà esclamato, lontano da tutto e tutti. Per lui che in carriera ne ha collezionati così tanti e forse non sa neanche più dove metterli, il rischio forse è farci l’abitudine.

Questa volta però è diverso. Se Fabri Fibra oggi è Fabri Fibra lo si deve soprattutto a Mr Simpatia, album uscito nel 2004. Un dico spartiacque nella carriera del rapper di Senigallia. Un album che gli spalancherà le porte nel mainstream e lo farà conoscere al grande pubblico. Ieri è arrivata la conferma dalla FIMI: Mr. Simpatia dopo 14 anni è diventato disco d’oro. Nel suo libro, Dietrologia, Fibra inquadra così il suo progetto: “Voglio dirvi una cosa che penso da molto: Mr. Simpatia l’ho fatto io, l’ho scritto io, l’ho pensato io, l’ho realizzato io, l’ho portato in tour io, Mr. Simpatia sono io. Quel disco ha cambiato la storia del rap italiano, non ci sono cazzi“.

E come dargli torto. Era il 2004 l’Italia non era pronta ai suoi testi così nudi e crudi. Un album scritto e prodotto con l’intento di smuovere le certezze, di rimescolare le carte, insomma di scuotere l’opinione pubblica. A partire dalla copertina, con Fibra nel suo ufficio che si è appena sparato un colpo in testa. Si può dire che Mr Simpatia abbia spianato la strada agli artisti e a tutto il movimento. Con coraggio e un po’ di follia si è messo in gioco e ha vinto la sua scommessa. Un disco che dal vivo emanava un’energia incredibile. Dentro c’era il biglietto da visita di Fabrizio Tarducci: un rapper metricamente impeccabile, schietto, sincero e senza peli sulla lingua.

Ecco perché quattordici anni dopo ha senso festeggiare questo traguardo. Riconoscere l’importanza che ha avuto in un preciso momento storico. Un album che ancora oggi divide critica e ascoltatori per testi e rime. Senza quel cd oggi non apprezzeremmo pezzi come “Stavo Pensando A Te”, “Pamplona” e una lista infinita di hit. Chissà se ripenserà al passato, Fabri Fibra. Alle difficoltà, alle sofferenze e alle attese. Oppure si godrà il presente pensando al futuro. Quello che conta è che non passi inosservata questa notizia. Mr. Simpatia è l’album che ha rivoluzionato un po’ tutto. Fibra compreso.

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Sviluppo, Giovannini: “Italia migliora, ma resta in condizione di non sostenibilità economica, sociale e ambientale”

2 uri 43 sek ago

“L’Italia non è sostenibile”. Mentre il Tesoro vede rosa per il futuro delle famiglie della Penisola, prevedendo addirittura un incremento  “superiore ai 1000 euro” in tre anni del reddito disponibile aggiustato pro capite, l’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS) prende atto del fatto che, tra il 2010 e il 2016, il Paese ha fatto molti passi indietro in alcune aree chiave che includono proprio il reddito. Al punto tale da rischiare di compromettere gli obiettivi Onu dell’Agenda 2030. “Malgrado i passi avanti compiuti in alcuni campi, l’Italia resta in una condizione di non sostenibilità economica, sociale e ambientale – ha commentato il portavoce dell’ASviS ed ex presidente dell’Istat, Enrico Giovannini – Se i partiti non metteranno lo sviluppo sostenibile al centro della legislatura, le condizioni dell’Italia saranno destinate a peggiorare anche in confronto ad altri Paesi”.

Sei, in particolare, le aree in cui l’Italia è sensibilmente peggiorata tra il 2010 e il 2016, in base ai nuovi indicatori compositi pubblicati mercoledì 21 febbraio e utilizzati per descrivere l’andamento del Paese rispetto ai 17 obiettivi di sviluppo sostenibile e consentire, alla vigilia delle elezioni politiche, una valutazione del Paese rispetto agli impegni che ha assunto in sede Onu con la sottoscrizione appunto dell’Agenda 2030. Si tratta di povertà, condizione economica e occupazionale, disuguaglianze, acqua e strutture igienico-sanitarie, condizioni delle città ed ecosistema terrestre.

A proposito in particolare della disuguaglianza, nell’analisi sull’andamento del Paese rispetto all’obiettivo numero 10 (Ridurre l’ineguaglianza all’interno di e fra le Nazioni), nell’analisi si legge che “dal 2009 in poi l’indicatore relativo all’Italia segna un evidente peggioramento. Anche se dal 2014 aumenta il reddito disponibile, contestualmente cresce il rapporto tra il reddito dei più ricchi e quello dei più poveri e la percentuale di persone che vivono in famiglie con un reddito disponibile inferiore al 60% del reddito mediano (peraltro, la tendenza all’aumento delle disuguaglianze si manifesta anche a livello territoriale in termini di dinamica del reddito disponibile)”.

Sette invece le aree di miglioramento secondo l’analisi contenuta nel database dell’ASviS che comprende gli indicatori compositi e oltre 170 indicatori elementari pubblicati dall’Istat nel dicembre 2017. E sono salute, educazione, uguaglianza di genere, innovazione, modelli sostenibili di produzione e di consumo, lotta al cambiamento climatico, cooperazione internazionale. Quattro, infine, i temi per i quali la condizione appare sostanzialmente invariata: alimentazione e agricoltura sostenibile, sistema energetico, condizione dei mari e qualità della governance.

 

Gli indicatori, spiega l’associazione, sono stati costruiti utilizzando la metodologia AMPI, adottata anche dall’Istat per costruire gli indicatori compositi del Benessere Equo e Sostenibile (BES). “Rispetto a quelli presentati nel Rapporto ASviS pubblicato nel settembre 2017, gli indicatori compositi qui illustrati sono basati su un insieme rivisto e ampliato di indicatori elementari. Di conseguenza, essi presentano revisioni, anche significative, che però non alterano le conclusioni contenute nel Rapporto”, conclude l’Asvis. Secondo la quale “se un indice composito presenta un miglioramento, ciò non significa necessariamente che l’Italia sia su un sentiero che le consentirà di centrare gli Obiettivi nel 2030, ma semplicemente che il Paese si sta muovendo nella direzione giusta “in media”, in quanto non si tiene conto della distribuzione (cioè sugli aspetti legati alle disuguaglianze) del fenomeno”.

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Berlusconi, show tra i giovani di Forza Italia che lo acclamano: “Ne so una su Di Maio… ma non posso raccontarla”

2 uri 11 min ago
Tra battute e le solite barzellette, a due settimane ormai dalle elezioni, Silvio Berlusconi si è lanciato in uno dei suoi classici show tra i giovani di Forza Italia, che lo aspettavano fuori dalla sede di San Lorenzo in Lucina, prima dell’incontro con Manfred Weber, capogruppo del Ppe al parlamento europeo. Il leader di FI si è messo a saltare tra i supporter del partito, che intonavano cori da stadio (“Chi non salta Cinquestelle è”). Poi, ha rivolto una battuta ai militanti: “Vi dico la cura per essere giovani, vi do la marca delle mie supposte“. E ancora: “Ho una barzelletta su Di Maio ma non ve la posso dire perché è troppo cattiva e se finisse sui giornali….”. In vista del voto, invece, Berlusconi si è detto sicuro di vincere: “Sono abbastanza ottimista sul risultato delle elezioni e andare a formare il governo con i nostri alleati di centrodestra”. Poi, ironizzando, ha spiegato: “Bisogna barrare il simbolo di Forza Italia, ma c’è di più: se Forza Italia a uno gli sta proprio sulle palle, fa una croce sopra e cancella…”.

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Embraco, una domanda sconveniente per il ministro Calenda

2 uri 23 min ago

La recente vertenza sui lavoratori della Embraco ha visto il ministro Carlo Calenda prendere una posizione molto dura nei confronti dell’azienda che si rifiuterebbe di portare la trattativa su toni ragionevoli dimostrandosi insensibile al valore delle persone e fortemente carente sotto il profilo della responsabilità sociale dell’impresa. Il passaggio successivo ha visto un colloquio con il commissario Vestager per verificare che non ci siano stati aiuti di Stato illegittimi e valutare la possibilità di avviare un fondo straordinario in deroga alla normativa sugli aiuti di Stato che consenta di ammortizzare gli effetti sociali delle delocalizzazioni produttive verso i paesi dell’est.

Premesso che è perfettamente legittimo da parte del ministro perseguire la politica industriale che ritiene più opportuna c’è una questione di fondo, più generale che mi pare non sia stata discussa e che va al di là della singola vertenza. Prima di evidenziarla, stante anche la delicatezza della materia, vorrei ribadire la massima solidarietà ai lavoratori che in questi giorni vedono in pericolo la propria stabilità e augurarmi che ci possano essere delle soluzioni che riducano il più possibile l’impatto sociale connesso a questa vicenda specifica.

La domanda scomoda è la seguente: se abbiamo i costi del lavoro e il fisco di un paese ricco e sviluppato, come pensiamo di poter competere su produzioni che ormai sono alla portata dei paesi in via di sviluppo? Al netto delle possibili irregolarità che la Vestager non mancherà di censurare e gestire auspicabilmente le criticità più urgenti con un eventuale fondo che ammortizzi la transizione, dove andiamo dopo?

Come opportunamente evidenziato anche nelle dichiarazioni del ministro, la concorrenza tra giurisdizioni è questione complessa ed un problema non solo italiano, tuttavia e questa obiezione è più per i candidati alle prossime elezioni e per commentatori che non per Calenda, qualcuno si è accordo che perdiamo su tutti i fronti?

Da una parte, i paesi ricchi ed avanzati, ci sottraggono i cosiddetti “cervelli”, dunque i lavoratori (e i contribuenti e consumatori) con avanzate competenze tecniche e reddito elevato che non trovano in patria adeguate opportunità per esprimere il proprio potenziale, che invece all’estero si realizza e contribuisce al benessere delle nazioni che li accolgono. Dall’altra, i paesi meno sviluppati sono sempre più in grado di competere nelle produzioni che costituivano la spina dorsale del nostro apparato industriale.

Dunque se è una realtà di cui prendere atto che nel presente globale i cittadini più ricchi e istruiti si muovano con una certa frequenza, seguendo percorsi professionali e inclinazioni personali, così come le attività produttive si spostino non solo verso le giurisdizioni, ma anche e soprattutto verso le tecnologie (Amazon, Aibnb, Uber) e forme contrattuali (lavoro a chiamata etc) più convenienti, è una questione del tutto aperta capire come il nostro sistema economico possa posizionarsi in questo scenario.

Ci si potrebbe interrogare sulle responsabilità della politica miope e opportunista che, mirando a manutenere il consenso presente, ha ipotecato il futuro del nostro paese, ma preferisco rimanere sulle domande scomode, seguendo il filo di quella inizialmente posta al ministro Calenda:

1. E’ meglio ostinarsi a difendere produzioni sulle quali competiamo con paesi in meno sviluppati oppure dovremmo guardare alle attività prevalenti nei paesi con costo del lavoro e fisco più simili al nostro?
2. Cosa possono fare la politica e lo Stato per arginare l’esodo di lavoratori e imprese? Per rendere meno difficile la vita a chi ha voglia di lavorare e produrre per creare valore per la collettività?
3. Quanta parte del problema è legata alla ridondanza di un apparato statale che assorbe risorse ingenti, concorre in modo sleale in numerosi comparti economici e promuove normative disfunzionali e inefficienti?
4. Dove ci porterà il percorso declinante di carattere politico, sociale ed economico su cui siamo avviati e del quale nessuno sembra seriamente interessato a discutere?

@massimofamularo

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Serena Williams confessa: “Durante il parto ho rischiato di morire”

2 uri 28 min ago

Serena Williams è diventata mamma di Olympia, sei mesi fa. Oggi la tennista americana ha raccontato il terrore che ha vissuto in quei giorni di settembre: “Ho subito un taglio cesareo d’urgenza a causa del crollo della mia frequenza cardiaca. L’intervento è andato bene ma quello che è seguito solo 24 ore dopo il parto è stato terribile“. Perché? Colpa di coaguli di sangue nei polmoni che hanno messo a repentaglio la vita della tennista. Per questo adesso vive con il pensiero che possa succederle ancora qualcosa del genere: “Dopo aver rischiato la vita, vivo nella paura“.

Adesso le cose sono tornate alla normalità, ma la tennista ha dichiarato ai microfoni della Cnn: “Quando finalmente sono tornata a casa dalla mia famiglia ho dovuto trascorrere le prime sei settimane di maternità a letto. Adesso nonostante le ansie riconosco di essere stata molto fortunata. Ho una splendida bambina e punto a tornare in campo per vincere”. Ha poi rivolto un pensiero ai medici: “Ringrazio sempre il personale dell’ospedale, se non fosse stato per le loro cure tempestive, oggi non sarei qui“.

 

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India, le torri di lusso di Donald Trump Jr.? Ecco le immagini che indignano: donne scalze al lavoro nel cantiere

2 uri 31 min ago

Stanno facendo il giro del mondo le sequenze realizzate da Askanews, in cui si vedono alcune donne scalze mentre lavorano alla costruzione delle due torri da 47 piani in stile Trump Tower che ospiteranno 254 appartamenti di lusso. La cordata di imprenditori di cui fa parte Donald Trump Jr. conta di concludere i lavori nel 2023, ma le condizioni lavorative delle donne indiane fanno decisamente a pugni con il lussuoso progetto.

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Embraco, la commissaria Vestager: “I fondi Ue devono creare nuovi posti, non spostarli da uno Stato all’altro”

2 uri 33 min ago

I fondi strutturali Ue “dovrebbero servire a creare nuovi posti di lavoro, non a spostare posti di lavoro da un Paese all’altro. Abbiamo un paio di casi che ci sono stati segnalati, naturalmente li seguiamo”. Quanto alla richiesta italiana di poter derogare alle norme sugli aiuti di Stato per finanziare le reindustrializzazioni, “non ho alcuna valutazione per ora, perché non ho alcun dettaglio sulle idee dell’Italia, ma in generale siamo sempre aperti a discutere le idee che gli Stati membri mettono sul tavolo”. Dichiarazioni interlocutorie quelle della commissaria europea alla Concorrenza Margrethe Vestager, che ha tenuto una conferenza stampa a Bruxelles dopo l’incontro di martedì con il ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda riguardo al caso della Embraco. Il gruppo controllato da Whirlpool ha annunciato la chiusura dello stabilimento di Riva di Chieri (Torino) per spostare la produzione in Slovacchia.

“Prima di tutto – ha spiegato la commissaria europea – per qualsiasi azienda può essere un’opportunità per fare affari quella di trasferirsi in un altro Stato membro. Possono avere le loro ragioni per farlo, non è assolutamente una cosa che ci riguardi”. Detto questo, però, le delocalizzazioni produttive all’interno dell’Ue “ci riguardano se la cosa coinvolge i denari dei contribuenti. Nel 2014, e ancora l’anno scorso, abbiamo reso più stringenti le regole per impedire che i soldi pubblici vengano utilizzati per spostare posti di lavoro da uno Stato membro ad un altro”.

“Questa è una questione fondamentale, cosa che si riflette nel fatto che abbiamo reso le regole più stringenti. Prima di conoscere l’esatto contenuto della questione, naturalmente non emettiamo alcun giudizio di sorta, ma vogliamo naturalmente che le nostre regole vengano rispettate”, ha proseguito la Vestager. Nessuna decisione, per ora, rispetto alle deroghe chieste da Calenda. Che martedì sera, intervistato da Bianca Berlinguer a #cartabianca su Rai3, ha attaccato: “Voglio spazio fiscale per fare tutto ciò che serve per reindustrializzare. Se ci sarà un’infrazione andremo serenamente in corte di giustizia europea, perché la situazione non è accettabile”. L’idea, come tale, “non ci è estranea”, ha concesso dal canto suo Vestager. “Fin dal 2007 c’è un fondo europeo creato per tentare di mitigare le conseguenze della globalizzazione, quando un’intera regione viene colpita dalla chiusura di un settore o dal trasferimento di produzioni fuori dall’Ue. Stanziamenti sono stati fatti esattamente per mitigare queste conseguenze”.

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Uomini e Donne, Nilufar si sfoga dopo insulti choc ricevuti in rete: “Mi hanno detto che sono lurida. Piango per me e per le donne che scrivono queste cose”

2 uri 40 min ago

Mi sorprende la ferocia di queste donne, mi sorprende la superbia di riuscire a sentenziare sulle persone senza conoscerle, perché di sentenze si tratta mica di opinioni”. Inizia così lo sfogo della giovane Nilufar a Uomini e Donne. La ragazza, diciannovenne partenopea di origini persiane, è la protagonista del programma di Maria De Filippi e come accade in questo format deve scegliere tra i vari corteggiatori.

Durante la puntata di ieri, però, la giovane ha deciso di sfogarsi con chi in rete la offende in maniera continua e aspra. “Mi hanno detto che tra le mie colpe c’è quella di avere l’età che ho. Mi hanno detto che sono la persona più cattiva che abbiano mai visto, che sono ridicola, livorosa, pettegola, falsa ed impicciona, che faccio schifo – ha proseguito la ragazza in lacrime – Mi hanno detto che sono volgare, inopportuna, che sono grassa. ‘Sei lurida’, mi hanno detto che merito insulti peggiori di quelli che ricevo. ‘Sei una psicopatica di merda’ ‘Curati’ ‘Vergogna di come sei’, dovrebbero farlo anche i tuoi genitori”. Insulti non da poco, quelli arrivati a Nilufar. “Alcuni scrivono chi ti credi di essere, altri mi dicono che sono complessata, odiano il modo che ho di sedermi e che manco di rispetto. Non capisco perché essere attaccata con tanta ferocia, per una cosa del genere. Non ho pianto solo per me, ho pianto anche per le donne, per le figlie, per le mamme e per le nonne che hanno scritto queste cose, e ho pianto per mia mamma a cui chiedo scusa che queste cose non le ha mai scritte a nessuno, ma che per colpa mia deve vederle scritte su di me”.

 

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