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Shoah, Emanuele Filiberto condanna le leggi razziali firmate da Vittorio Emanuele III e chiede perdono. Levi: “Atto dovuto e naturale”

10 min 23 sek ago

Una lettera per condannare le leggi razziali del 1938 e chiedere perdono a tutti gli ebrei. La missiva è stata scritta da Emanuele Filiberto che ne parla in una intervista nello speciale Tg5 Parole dal Silenzio in onda il 23 gennaio in seconda serata. Le leggi razziali in Italia furono firmate da Vittorio Emanuele III, bisnonno di Emanuele Filiberto, il 5 settembre del 1938. “Vedere la sua firma su queste leggi è un grande dolore, per me e per casa Savoia”, ha detto. “È una ferita che ho sempre avuto nel cuore. Ritengo che sia ora di prendere le mie responsabilità e di scrivere questa lettera alla comunità ebraica per chiedere perdono. Perdono per quell’atto orribile, osceno, e per la firma di Vittorio Emanuele III”. Emanuele Filiberto continua rivolgendosi alle comunità ebraiche e auspicando la nascita di un “dialogo importante”: “Voglio guardare insieme al futuro. Chiedo perdono oggi ma non mi aspetto il perdono”, ha concluso.

La lettera di Emanuele Filiberto ha subito scatenato reazioni nella comunità ebraica italiana. Tra i primi a rispondere, Ricardo Franco Levi ha definito come “atto dovuto” la condanna delle leggi razziali. “Nell’anno in cui siamo, 2021, che un europeo, un italiano e persona degna consideri le leggi razziste italiane una vergogna e un abominio mi sembra dovuto e naturale“, ha detto il presidente dell’Associazione Italiana Editori. “Se, invece, parliamo di perdono questo è sempre individuale. Avrebbe dovuto chiederlo Vittorio Emanuele III che ebbe tempo di farlo, ma scelse di non farlo”.

Ricardo Franco Levi ha ricordato che i Savoia furono tra le prime monarchie a dare l’emancipazione agli ebrei italiani: “La questione non è il perdono e neppure è una questione della famiglia – osserva il presidente dell’Aie – È una responsabilità personale di Vittorio Emanuele III di cui lui non si pentì mai in vita, con tutte le drammatiche, disastrose e orribili conseguenze che ciò ebbe. Ora Emanuele Filiberto le riconosce, ma non è – ribadisce – una questione né di chiedere né di concedere perdono”.

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La sindaca di Roma Virginia Raggi ritira le deleghe al vicesindaco e all’assessore allo Sviluppo economico

10 min 40 sek ago

La sindaca di Roma Virginia Raggi ha ritirato le deleghe al vicesindaco Luca Bergamo e all’assessore allo Sviluppo economico Carlo Cafarotti. La sindaca dunque ha ripreso le deleghe alla Crescita culturale e Sviluppo economico, Turismo e Lavoro. “Con Bergamo non ci sono dissapori ma abbiamo una visione politica diversa per il futuro della Capitale”, ha commentato la sindaca.

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In Uk altri 40mila contagi e 1.400 morti. Biden: “In Usa ci saranno almeno 600mila vittime”. Belgio vieta i viaggi all’estero fino al 1 marzo

36 min 19 sek ago

Mentre la Cina ha dato il via a uno screening di massa con tamponi per quasi 2 milioni di persone, Hong Kong si prepara ad entrare nel suo primo lockdown dall’inizio della pandemia di Covid. Guardando all’Europa, nel Regno Unito resta pesante il bilancio dei contagi e delle vittime: nelle ultime 24 ore si sono registrati 40mila nuovi positivi, a fronte di 665mila tamponi, e 1.400 decessi. Per l’Irlanda del Nord l’ultima settimana è stata la più micidiale dall’inizio della pandemia, complice la diffusione della variante inglese che preoccupa tutta Europa. La sua elevata contagiosità ha spinto il Portogallo a interrompere i voli con il Regno Unito a partire da domani, ad eccezione di quelli di natura umanitaria per i rimpatri di portoghesi e cittadini britannici. Una decisione annunciata dal premier Antonio Costa dopo aver partecipato alla videoconferenza dei leader Ue sul coordinamento delle misure anti-Covid, durante la quale la Francia ha deciso l’obbligatorietà del tampone per i cittadini europei che entrano sul territorio nazionale. Mentre il Belgio ha deciso di vietare fino al 1 marzo i viaggi non essenziali all’estero. L’Ungheria, dopo essere stata il promo Paese ad approvarlo, ha firmato invece un accordo per acquistare “grandi quantità” del vaccino anti-Covid russo Sputnik, che non è ancora stato valutato dalle autorità sanitarie europee.

Negli Stati Uniti i numeri di contagi e vittime continuano a essere tra i più alti al mondo. Così il neoeletto presidente Joe Biden, mentre presentava i suoi ultimi ordini esecutivi, ha dichiarato che il Covid farà “più di 600 mila morti” nel Paese che, al momento, conta già 420mila vittime dall’inizio della pandemia.

Hong Kong – La città, che fino ad ora era sempre riuscita a tenere sotto controllo la diffusione del virus con chiusure mirate e un efficace sistema di tracciamento, ora è anch’essa travolta dalla seconda ondata dell’epidemia, con 9.797 nuovi casi di Covid e 166 morti registrati, come riferiscono i dati della Johns Hopkins University. A dare la notizia è il South China Morning Post, secondo cui il lockdown scatterà sabato 23 gennaio e sarà in vigore per almeno due settimane: il mancato rispetto delle norme sarà punito con sanzioni.

Cina – Il virus sta allarmando di nuovo anche la Cina, a quasi un anno dall’entrata in lockdown di Wuhan (23 gennaio 2021): nel centro di Pechino è stato avviato un ciclo di tamponi di massa organizzato nei distretti di Dongcheng e Xicheng. Sui social media cinesi circolano numerosi video con le lunghe code fatte di centinaia di persone in fila in attesa del test, ad esempio in Wangfujing Street, nel Dongcheng. Pechino ha finora organizzato i controlli sugli 1,71 milioni di residenti del distretto di Daxing – che sono in lockdown – e sugli 1,23 milioni di quello di Shunyi, rispettivamente a sud e a nordest della capitale, entrambi vicini agli aeroporti. La capitale, intanto, ha registrato giovedì tre nuovi casi di Covid-19 di trasmissione domestica, tutti nel compound residenziale di Ronghui, a Daxing. In aggiunta, la Commissione sanitaria municipale ha menzionato un ulteriore asintomatico e due contagi importati.

Francia – L’allerta è massima invece in Francia, dove il presidente Emmanuel Macron ha annunciato giovedì sera, durante la riunione con i leader Ue, l’obbligo di tampone molecolare per tutti i cittadini europei che entrano nel Paese. Il test dovrà essere fatto 72 ore prima della partenza o meno, con l’eccezione dei viaggi cosiddetti essenziali. Oltre al test, è prevista una quarantena di sette giorni e un secondo test per uscire dalla quarantena.

Irlanda del Nord – Si sposta dall’Inghilterra all’Irlanda del Nord uno dei principali focolai di contagi e decessi da Covid nel Regno Unito, alimentati dalla nuova variante più virulenta dell’infezione manifestatasi a piena forza oltre Manica da dicembre. Lo evidenziano gli ultimi dati diffusi oggi da Belfast. Se a Londra e dintorni, dopo oltre due settimane di lockdown, si segnala una pur lenta frenata della curva (malgrado la situazione ancora pesantissima negli ospedali e nel sistema sanitario, costretto ad allestire a scopo per ora precauzionale alcuni bus come super ambulanze aggiuntive), in Irlanda del Nord l’ultima settimana è stata la più micidiale dall’inizio della pandemia, con un record di casi e un totale di 156 morti in più, sulla scia di record analoghi registrati del resto nella limitrofa Repubblica d’Irlanda. Il governo locale nordirlandese ha del resto già deciso di estendere fino ad almeno il 5 marzo il lockdown e la stessa cosa si attende ora da Dublino.

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Biden: “La crisi si aggrava. Il Covid farà 600mila morti”. Nuove misure per l’economia, salario minimo a 15 dollari, dimezzare la povertà minorile

48 min 6 sek ago

“La crisi si sta aggravando, non possiamo e non consentiremo che la gente diventi affamata, sia sfrattata o perda il lavoro per una colpa non sua. Agire è un obbligo morale, un imperativo economico”: lo ha detto il neopresidente statunitense Joe Biden presentando due nuovi ordini esecutivi dedicati al rilancio dell’economia. “I benefici degli aiuti saranno superiori di gran lunga ai loro costi”, ha aggiunto. Biden ha quindi rilanciato il suo appello al Congresso ad agire subito per approvare un nuovo pacchetto di aiuti anti Covid. “Dobbiamo agire ora, muoverci subito e insieme, in modo deciso e coraggioso”, ha proseguito, ricordando che il Paese è in una “emergenza nazionale”. Il Covid farà “più di 600 mila morti” negli Usa, ha avvertito il presidente. Al momento gli Stati Uniti contano oltre 412 mila vittime.

“Molti americani sono stati sfrattati e vivono in auto sperando di trovare un nuovo lavoro, molti non sanno se avranno il cibo per i figli. Chi ha mantenuto il lavoro spesso ha visto ridursi lo stipendio e non sa che cosa accadrà. Ciò accade negli Usa oggi, non possiamo lasciare che la gente abbia fame, che perda il lavoro”, ha affermato Biden, parlando alla Casa Bianca. Tra le misure più importanti contenuti nei due ordini l’innalzamento del salario minimo federale a 15 dollari l’ora, poco più del doppio rispetto agli attuali 7,25$, un valore fermo dal 2009. Biden ha indicato questa come soglia minima per consentire a chi lavora di non scivolare in condizione di povertà. Tra gli altri elementi qualificanti del piano l’impegno a dimezzare la povertà tra i minori che oggi colpisce circa 10 milioni di bimbi statunitensi, per il 40% di famiglie ispaniche. Nell’ambito del sostegno a famigli e lavoratori si inquadra anche lo sforzo per facilitare l’accesso agli asili nido per cui vengono proposte nuove agevolazioni oltre al blocco degli affitti e agli aiuti a chi deve pagare un mutuo.

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Il Garante per la privacy dispone il blocco di TikTok per gli utenti senza accertamento età: “Urgenza dopo la terribile vicenda di Palermo”

1 ura 27 min ago

Il Garante per la protezione dei dati personali ha disposto nei confronti di TikTok il blocco immediato dell’uso dei dati degli utenti per i quali non sia stata accertata con sicurezza l’età anagrafica. Lo annuncia una nota dell’Autorità che “ha deciso di intervenire in via d’urgenza a seguito della terribile vicenda della bambina di 10 anni di Palermo”. La bambina è morta in seguito a un arresto cardiocircolatorio causato da una prova estrema di soffocamento sul popolare social network.

Il Garante – come ricorda la stessa Autorità in una nota – già a dicembre aveva contestato a TikTok una serie di violazioni: scarsa attenzione alla tutela dei minori, facilità con la quale è aggirabile il divieto di iscriversi per i minori sotto i 13 anni. E ancora poca trasparenza e chiarezza nelle informazioni rese agli utenti e uso di impostazioni predefinite non rispettose della privacy. “In attesa di ricevere il riscontro richiesto con l’atto di contestazione, l’Autorità ha deciso comunque l’ulteriore intervento odierno al fine di assicurare immediata tutela ai minori iscritti al social network presenti in Italia”. Per questo l’Autorità ha vietato a TikTok l’ulteriore trattamento dei dati degli utenti “per i quali non vi sia assoluta certezza dell’età e, conseguentemente, del rispetto delle disposizioni collegate al requisito anagrafico”.

Il divieto “durerà per il momento fino al 15 febbraio, data entro la quale il Garante si è riservato ulteriori valutazioni. Il provvedimento di blocco – conclude la nota – verrà portato all’attenzione dell’Autorità irlandese, considerato che recentemente TikTok ha comunicato di avere fissato il proprio stabilimento principale in Irlanda”.

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Acqua e sale al posto del vaccino, a Rovereto iniezioni sbagliate per almeno 12 persone, verifiche per altre 35

1 ura 34 min ago

Nell’ospedale di Rovereto, durante una seduta di vaccinazioni anti-Covid, le fialette del vaccino sono state scambiate con quelle della soluzione fisiologica. Risultato: dodici operatori sanitari (medici e infermieri) si sono visti iniettare, a loro insaputa, acqua e sale, che non fanno male all’organismo, ma che non hanno effetto per contrastare il virus. Quel giorno, il 15 gennaio, le persone sottoposte a vaccinazione erano 47. Saranno richiamate e per ognuna di loro sarà effettuata una verifica sierologica. Se non risulterà che abbiano ricevuto il vaccino, non riceveranno il richiamo, ma dovranno ripetere la prima dose.

L’incidente avvenuto in Trentino ha avuto una scia di polemiche. Il 20 gennaio, infatti, durante un incontro con i sindacati per fare il punto proprio sul piano vaccinale, l’Azienda Sanitaria aveva definito una “fake news” la voce riportata da alcuni rappresentanti dei lavoratori. Poi però uno degli operatori richiamati per il controllo ha confermato l’accaduto e il giornale “L’Adige” ha diffuso la notizia. A quel punto la struttura sanitaria ha dovuto a sua volta confermare, seppur minimizzando. “Questo è accaduto a fronte di oltre 12mila vaccinazioni già somministrate in tutto il Trentino. – è scritto in una nota dell’Azienda – La percentuale di errore è inferiore all’1 per 1.000 e non c’è nessun problema sanitario. Il caso è stato prontamente individuato grazie al protocollo e alle check-list utilizzate che prevedono, tra l’altro, una comparazione tra dosi preparate e somministrate e flaconi residui ancora integri. Il controllo anticorpale con test sierologico in ventesima giornata avverrà prima della somministrazione della seconda dose”.

Ma perché è avvenuto lo scambio? Il vaccino viene diluito con una sostanza fisiologica. “Quando un flaconcino viene utilizzato, normalmente viene messo da parte. In questo caso specifico non è stato messo da parte, l’ipotesi più plausibile è che sia stato riempito nuovamente con soluzione fisiologica e poi da lì sono state aspirate le sei dosi che sono state somministrate. Quindi probabilmente c’erano anche tracce di vaccino all’interno” ha spiegato il direttore del Dipartimento prevenzione dell’Azienda sanitaria di Trento, Antonio Ferro. I sindacati denunciano: “E’ grave che non siamo stati informati della situazione, ma è ancor più grave perchè un lavoratore dopo il vaccino è convinto di avere una copertura, e quindi abbassa le cautele, aumentando il rischio”.

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Sami Modiano racconta l’orrore della Shoah: “Non c’è definizione per spiegare Birkenau. Credevo che non mi avrebbero creduto”

1 ura 40 min ago
“Non c’è una definizione per spiegare cos’era Birkenau, la fabbrica della morte. Grazie a Dio ho incominciato a parlare, a rompere il mio silenzio. Credevo che non mi avrebbero capito e che non mi avrebbero creduto”. In occasione dell’uscita in edicola del libro Per questo ho vissuto. La mia vita ad Auschwitz – Birkenau e altri esili, l’autore Sami Modiano racconta l’orrore della Shoah ai ragazzi della Rete degli studenti Medi durante la diretta di Marco Lillo insieme a Mario Venezia, presidente della Fondazione Museo della Shoah e al Professor Umberto Gentiloni Silveri. Il libro, nella nuova versione per le edicole, è una co-edizione PaperFirst con BUR Rizzoli. Rivedi la diretta completa.

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M5s, ecco il nuovo statuto: al posto del capo politico un comitato direttivo di 5 membri per 3 anni. Convocati gli iscritti per il voto finale

1 ura 59 min ago

E’ pronto il nuovo statuto del Movimento 5 stelle che cambia definitivamente la gestione della leadership e a metà febbraio sarà sottoposto al voto degli iscritti. Dopo mesi di discussioni e rinvii, e nel pieno di una crisi di governo che al momento sembra in una fase di stallo, il M5s cerca di sbloccare uno dei processi interni più delicati. L’annuncio è stato fatto dal capo politico reggente Vito Crimi sul Blog delle Stelle e arriva esattamente un anno dopo le dimissioni di Luigi Di Maio. Le modifiche saranno votate “dall’Assemblea degli iscritti convocata dalle ore 12 di martedì 9 febbraio 2021 fino alle ore 12 di mercoledì 10 febbraio 2021 in prima convocazione e dalle ore 12 di martedì 16 febbraio 2021 fino ore 12 di mercoledì 17 febbraio 2021 in seconda convocazione”. Il documento verrà votato per parti separate.

La proposta di modifica dello statuto prevede un cambiamento radicale nella gestione della leadership e una vera e propria nuova struttura (qui il documento che confronta il vecchio Statuto con il nuovo modificato). All’articolo 5, si prevede l’istituzione del Comitato Direttivo, ovvero dell’organo collegiale. L’articolo che viene modificato principalmente è il numero 7, che inizialmente si occupava del capo politica. La proposta di modifica prevede il trasferimento di tutte le funzioni di competenza del Capo Politico appunto al “Comitato direttivo” di nuova istituzione, composto da 5 membri, eletti dagli iscritti, della durata di tre anni e le cui deliberazioni sono assunte a maggioranza dei membri. “Ogni membro è rieleggibile per non più di due mandati consecutivi”.

L’articolo 7 prevede inoltre che venga eletto un “rappresentante legale ed istituzionale” del comitato: “Il Comitato direttivo elegge e revoca al proprio interno a maggioranza, con rotazione annuale, colui che assumerà le funzioni di rappresentante legale ed istituzionale del Movimento 5 stelle e per l’esercizio delle sole funzioni che le leggi pro tempore vigenti richiedono. Il Comitato direttivo è l’organo che ha tutti i necessari poteri di ordinaria amministrazione. Gli atti di straordinaria amministrazione sono subordinati al consenso e/o ratifica da parte dei componenti del Comitato di Garanzia”. Ma come verrà eletto? Su questo si esprimerà il comitato di garanzia. “Il Comitato di Garanzia, nella definizione del regolamento per l’elezione dei membri del comitato direttivo, individuerà eventuali cause di incompatibilità, e stabilirà che ciascun genere sia rappresentato per almeno i due quinti e che ciascuna delle seguenti tipologie di portavoce: membri del governo, parlamentari europei, nazionali, consiglieri regionali e consiglieri comunali, non sia rappresentato all’interno del Comitato da un numero di membri superiore ai due quinti”. I membri del comitato potranno essere sfiduciati: “Il Comitato direttivo, o uno o più membri dello stesso, può essere sfiduciato con delibera assunta a maggioranza assoluta dei componenti del Comitato di Garanzia e/o dal Garante, ratificata da una consultazione in Rete degli iscritti, in conformità a quanto previsto dal presente Statuto. Il Comitato direttivo delibera a maggioranza dei propri membri”.

Quali le funzioni del Comitato direttivo? “Il Comitato direttivo convoca e dirige i lavori dell’Assemblea, indice le votazioni in rete degli Iscritti e mantiene l’unità dell’indirizzo politico del MoVimento 5 Stelle. Il Comitato direttivo si coordina con gli eletti ed i membri del Governo espressi dal MoVimento 5 Stelle e in particolare concerta l’azione politica con i capigruppo parlamentari, il capo della delegazione governativa, nonché con il capo della delegazione europea per le materie di sua competenza”.

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Ex Ilva, Arcuri nella fabbrica ArcelorMittal di Genova: “Lo Stato cura tutti gli stabilimenti, si punti ad acciaio sempre più verde”

2 uri 18 min ago

A margine della commemorazione in ricordo di Guido Rossa (operaio, sindacalista e militante del Pci assassinato dalle BR nel 1979) l’amministratore delegato di Invitalia, Domenico Arcuri, promette investimenti di Stato nell’acciaio attraverso l’imminente passaggio alla maggioranza della quota capitale dell’azienda siderurgica attualmente nelle mani di ArcelorMittal. L’Agenzia nazionale per lo sviluppo Invitalia, di proprietà del ministero dell’Economia e amministrata dal commissario straordinario per il contrasto dell’emergenza Covid, promette un rientro nella proprietà al 50% per poi passare alla maggioranza in un secondo momento. Dopo anni di commissariamento e la contestata gestione ArcelorMittal, per i delegati sindacali “bisogna fare investimenti subito”, come ribadisce al microfono l’rsu della Fiom, Armando Palombo.

Salvo colpi di scena la cogestione diretta degli stabilimenti Mittal da parte dello Stato partirà a febbraio: “L’ingresso dello Stato del capitale avrà a che fare con la volontà di prendersi cura di tutti gli stabilimenti che ci sono in Italia – anticipa Arcuri – il piano di investimenti che è stato approvato prevede un impegno di 3,1 miliardi e avranno a che fare col rinnovamento dei sistemi produttivi in tutti gli stabilimenti italiani, con la necessità di fare operazioni di manutenzione straordinaria e ordinaria ma anche la realizzazione di un forno elettrico”. Per lo Stato l’obiettivo prioritario sarebbe quindi cercare di conciliare lavoro e salute:“Il nostro obiettivo è far diventare l’ex-Ilva leader nella produzione dell’acciaio verde”. Per il segretario genovese della Fiom, Bruno Manganaro, “la presenza dello Stato è un messaggio positivo che però deve tradursi in fatti concreti. Per fare i fatti ci vuole un piano industriale discussi con noi e servono investimenti perché la siderurgia nel mondo è ripartita, sono ripartite le produzioni, il valore dell’acciaio aumenta e l’industria ha bisogno di acciaio. Quindi non si possono aspettare due-tre anni come dice il piano industriale ma gli investimenti servono subito”.

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Lombardia finita in zona rossa per un suo errore. Fontana accusa Roma, l’Iss lo sbugiarda: ha mandato dati sbagliati, poi ha rettificato

2 uri 19 min ago

La Lombardia è finita in zona rossa per via di un suo errore. Mentre il governatore Attilio Fontana accusava il governo di aver punito i lombardi e con la neo-assessora Letizia Moratti presentava pure ricorso al Tar, in realtà se dieci milioni di abitanti sono rimasti una settimana con i negozi chiusi e i limiti agli spostamenti, la colpa è dei dati sbagliati forniti dalla stessa Regione che hanno di conseguenza sballato il valore Rt. La spiegazione è contenuta in una relazione tecnica dell’Istituto superiore di sanità: i dati della sorveglianza epidemiologica fornita dalla Lombardia il 20 gennaio 2021, si legge, “cambiano il numero di soggetti sintomatici notificati dalla stessa Regione. Pertanto, una rivalutazione del monitoraggio si rende necessaria alla luce della rettifica fornita dalla Regione Lombardia”, spiega la relazione. In serata la Regione ha diffuso una nota in risposta all’Iss: “Nessuna richiesta di rettifica, ma un necessario aggiornamento di un ‘campo del tracciato’, tracciato che quotidianamente viene inviato all’Istituto Superiore di Sanità. Azione, condivisa con l’Istituto Superiore di Sanità resasi necessaria a fronte di un’anomalia dell’algoritmo utilizzato dall’Iss per l’estrazione dei dati per il calcolo dell’Rt, segnalata dagli uffici dell’assessorato al Welfare della Regione e condivisa con Roma”.

Il 20 gennaio, un giorno dopo aver presentato il ricorso al Tar, la Regione Lombardia ha inviato l’aggiornamento della situazione epidemiologica nel quale era indicata “una rettifica dei dati relativi alla settimana 4-10 gennaio“. Mentre protestava pubblicamente, stava correggendo i propri dati. Uno sbaglio nemmeno da poco: quello che veniva cambiato è il “numero dei casi in cui viene riportata una data inizio sintomi e, tra quelli con una data di inizio sintomi, quelli per cui viene data un’indicazione di stato clinico laddove assente”. Cambiamenti che, spiega sempre la relazione dell’Iss, “riducono in modo significativo il numero di casi che hanno i criteri per essere confermati come sintomatici e pertanto inclusi nel calcolo Rt“. Ora, anche sulla scorta dell’ultimo monitoraggio in cui la Lombardia ha un Rt medio a 0,82 (0,78-0,87), è possibile una rivalutazione che porti la Regione in zona arancione. Una ricostruzione che il governatore Fontana però contesta: “Per quanto riguarda la trasmissione dei dati, Regione Lombardia ha sempre mandato dati puntuali, precisi e corretti“, sostiene il leghista, di fatto accusando di falso la relazione.

L’Iss poco dopo pubblica una nota: “L’Istituto Superiore di Sanità è un organo tecnico scientifico che lavora con i dati inviati dalle Regioni e Province autonome e ripetutamente validati dalle stesse. Questo – si legge sempre nella nota – avviene da 37 settimane regolarmente con tutte le Regioni e Province autonome. La Regione Lombardia, nella settimana corrente, ha modificato i dati relativi alla settimana precedente il 22 gennaio. La modifica ha riguardato in particolare il numero di pazienti sintomatici con infezione confermata sui quali si basa il calcolo dell’Rt. Questa variazione – conclude la nota – ha comportato la modifica della stima di Rt della settimana precedente“. Quindi, la Lombardia era in zona rossa, ma se Fontana avesse inviato i dati corretti sarebbe finita in zona arancione, con i negozi aperti. Di fronte alle accuse di Fonta, interviene anche il ministero della Salute che esprime “massima fiducia nell’Istituto Superiore di Sanità che dall’inizio della pandemia di Covid-19 è al lavoro per affrontare l’emergenza”.

Ecco la relazione integrale dell’Iss, a pagina 7 il passaggio decisivo: Allegato 1 – Implicazione tecnica della nuova disponibilità di dati di sorveglianza in Lombardia (leggi)

Eppure, da una settimana il governatore Fontana ha continuato ad attaccare il governo sulla zona rossa. “Una punizione che non ci meritiamo”, diceva il governatore il 15 gennaio. Aveva paradossalmente ragione, ma il motivo erano gli errori del Pirellone. Poi, il 19 gennaio, insieme all’assessora al Welfare Letizia Moratti ha presentato ricorso al Tar, parlando di una decisione “fortemente, e ingiustamente, penalizzante” . Ancora oggi, Fontana ha puntato il dito contro il governo: “A Roma devono smetterla di calunniare la Lombardia per coprire le proprie mancanze”, ha detto. “Abbiamo sempre fornito informazioni corrette“, ha ribadito, intestandosi anche il merito del possibile passaggio a zona arancione: “Dai rumors che ci arrivano la Lombardia entrerà in zona arancione. Quindi io credo che il ricorso abbia avuto sicuramente un suo effetto”. A fargli eco ci ha pensato Matteo Salvini: “Se 10 milioni di cittadini lombardi sono stati rinchiusi in casa per mesi in base a dati e valutazioni sbagliate del governo, saremmo di fronte a danni morali ed economici enormi, un vero e proprio sequestro di massa“, ha dichiarato sui social. “Chi ha sbagliato paghi, chieda scusa e ripari al danno causato”, ha concluso. Peccato che la responsabilità sia della Regione amministrata dalla Lega.

Le reazioni
“La Lombardia è finita in zona rossa sulla base dei dati inviati dalla Regione alla Cabina di Regia la settimana scorsa. Numeri evidentemente sbagliati, visto che nelle ultime ore è in atto un tentativo piuttosto maldestro di rettifica. Questo significa, molto semplicemente, che la Lombardia potrebbe essere finita in zona rossa a causa di un grossolano errore dei vertici della Regione”, commenta Simona Malpezzi (Pd), sottosegretaria ai Rapporti con il Parlamento. “Hanno attaccato il governo, fatto ricorsi e polemiche – aggiunge Malpezzi – denunciato un fantomatico attacco per affossare la Regione quando in realtà si sarebbe trattato di un loro preciso, ennesimo sbaglio“. Anche il deputato M5S lombardo e viceministro al Mise Stefano Buffagni commenta: “Io penso alle partita Iva, ai nostri negozianti, ai professionisti, e a tutto il nostro comparto produttivo. Un errore come questo è costato caro proprio a queste categorie”, scrive su Facebook.

In Lombardia Pd e Movimento 5 Stelle attaccano il governatore lombardo e la nuova assessora: “Fontana e Moratti spieghino subito e in modo convincente se da una settimana siamo in zona rossa perché la Regione Lombardia ha sbagliato a calcolare l’Rt – ha dichiarato per il gruppo regionale Dem il capodelegazione in commissione Sanità Samuele Astuti – Inutile dire che sarebbe un errore molto grave, che ha avuto ricadute pesanti sulla vita dei lombardi, sugli studenti che non sono andati a scuola, sui ristoratori e sui negozianti che hanno dovuto tenere chiuse le loro attività. Se, dopo giorni di polemiche e di ricorsi, la responsabilità della serrata fosse della Regione, Fontana dovrebbe perlomeno chiedere scusa pubblicamente e con lui tutti gli esponenti del centrodestra regionale che hanno accusato il Governo di aver voluto affossare la Lombardia e la sua economia”.

Fa eco il pentastellato Massimo De Rosa, capogruppo in Lombardia: “Così fosse, Regione Lombardia risponda di questo imperdonabile errore e paghi i danni a tutte quelle imprese, a tutti quei lavoratori, a tutti quegli studenti che stanno subendo sulla propria pelle gli effetti dell’incapacità di questa Giunta. Non solo hanno dimostrato di non saper gestire l’emergenza, ma ora parrebbe che per un loro errore nel comunicare i dati abbiamo pagato il prezzo, economico e psicologico, di una settimana in zona rossa. Ora paghino i danni. Se la notizia fosse confermata il Movimento Cinque Stelle valuterà se intraprendere in tal senso un’azione legale nei confronti della Giunta di centrodestra”.

In serata, il ministro per gli Affari Regionali, Francesco Boccia, cerca di abbassare la tensione: “Vorrei che tornassimo alla solidarietà, all’unità, alla leale collaborazione che ha caratterizzato il lavoro di questi mesi, anche in momenti difficili – ha dichiarato ospite di Titolo V su Rai3 – A volte, quando c’è un errore fatto in totale buona fede, non c’è nulla di male ad ammetterlo. Succede nella pubblica amministrazione, poi ci si assume la responsabilità”. E ha poi aggiunto che “la Lombardia andrà in zona arancione perché i dati sono migliori, ma quelli della settimana scorsa trasmessi e certificati avevano fatto scattare in automatico la zona rossa”.

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Ritardo vaccini Covid, Sileri: “Secondo richiamo va garantito, regioni che hanno dosi in eccesso possono aiutare chi non ne ha”

2 uri 46 min ago

“È evidente che la seconda dose del vaccino deve essere garantita. Finché non si scioglie il nodo delle dosi mancanti è necessario garantire la seconda in regioni virtuose come nelle regioni non virtuose”, così il viceministro della Salute, Pierpaolo Sileri intervenendo in un talk show dedicato al Covid andato in onda su Primocanale. Sileri poi aggiunge: “La regione che ha le dosi per il secondo richiamo può aiutare, nel caso in cui ne avesse in eccesso, le regioni che non dove questo non è avvenuto. Se salta la seconda dose è inutile la prima”.

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Toyota C-HR Gr Sport, la prova de Il Fatto.it – Il suv pepato che non t’aspetti – FOTO

2 uri 47 min ago

Negli ultimi anni Gazoo Racing è diventata un’icona nel panorama motoristico internazionale: quello che nel 2007 nasceva come un piccolo team privato dedito a sovraintendere le attività motorsport della Toyota è divenuto, nel tempo, un caposaldo sempre più strettamente legato alla casa Giapponese, fino a trasformarsi, nel 2015, nella divisione sportiva della casa madre. Questo ha portato alla nascita di veicoli marchiati GR, come la nuovissima GR Yaris da 260 Cv o il coupé GR Supra, permettendo inoltre la creazione di allestimenti che strizzano l’occhio alla sportività, denominati “GR Sport”.

In quest’ottica di espansione del marchio Gazoo Racing all’interno della gamma Toyota si inserisce il C-HR GR Sport: il suv compatto è proposto con nuovi cerchi di lega, finiture esterne “piano black” e verniciature bicolore che richiamano le livree “Toyota Gazoo Racing” delle vetture da corsa. Sono inoltre stati aggiornati lo spoiler e la griglia anteriori, mentre troviamo al posteriore il badge GR Sport.

Anche gli interni sono stati rivisti: il logo identificativo è presente sul pulsante d’accensione, inciso sui battitacchi di alluminio e sullo schienale dei sedili, che sono stati rivestiti in Alcantara e pelle, dando un tocco di sportività in più e maggior sostegno al guidatore. L’atmosfera sportiva non modifica le volumetrie interne: la posizione di guida rimane soddisfacente anche per i più alti con una buona visibilità ed un’inaspettata abitabilità.

La linea molto inclinata del lunotto posteriore non incide sullo spazio riservato ai passeggeri posteriori, che possono contare su un discreto spazio verticale. Solo il bagagliaio ne risulta compromesso, soprattutto nella parte alta, nonostante i 358 litri di capienza dichiarati.

Il cuore, anzi, i cuori della C-HR non sono cambiati: sono infatti confermati i due propulsori ibridi 1.8 e 2.0 da 122 e 184 cavalli, accoppiati al cambio E-CVT a variazione continua. Diverse, invece, le tarature delle sospensioni, che ora prevedono molle più rigide del 15% all’anteriore e del 10% al posteriore. Questa modifica, associata ai generosi pneumatici 225/45R19 e a una diversa taratura dello sterzo, equivale a un maggior coinvolgimento di guida rispetto al passato. Le performance della versione più potente – scatta da zero a cento all’ora in 8,2 secondi e tocca i 180km/h di velocità massima – sono di tutto rispetto. In altri termini, l’accoppiata suv-ibrido e allestimento sportivo, che può sembrare una forzatura, trova nella C-HR una valida interpretazione.

L’allestimento GR Sport include i vetri oscurati posteriori, specchietti richiudibili elettrici e il sistema di navigazione satellitare con monitor touch-screen associato all’impianto audio JBL. Sono inoltre stati aggiornati i sistemi di sicurezza attiva che fanno parte del “Toyota Safety Sense”, con il sistema precollisione (PCS), l’assistenza alla sterzata di emergenza e il sistema di mantenimento di corsia. Non manca il cruise control adattativo, un utile supporto nei trasferimenti autostradali o extraurbani.

GR Sport è anche l’allestimento di punta del crossover nipponico e include, praticamente, tutti gli optional disponibili per C-HR. Il listino segue le aspettative: servono 37.600 euro per la motorizzazione 1.8 e 39.600 per la 2.0. Essendo entrambe ibride, si possono sfruttare gli incentivi statali e quelli della casa, che portano il prezzo finale rispettivamente a 31.600 e 32.600 euro. Non mancano, infine, le soluzioni “pay per drive”, con rate a partire da 346 € al mese e il noleggio a lungo termine “Kinto One,” a partire da 349 € al mese.

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Servizi segreti, Conte nomina tre vicedirettori: Della Volpe e Massagli all’Aise, Carlo De Donno all’Aisi

2 uri 54 min ago

La nomina di Pietro Benassi a sottosegretario con delega ai Servizi segreti, arrivata nel consiglio dei ministri di ieri sera, ha permesso di sbloccare altre tre nomine per i vertici dell’intelligence italiana. Giuseppe Conte infatti, come anticipato dall’agenzia Adnkronos, oggi ha firmato i decreti di nomina di due vicedirettori all’Aise (Agenzia informazioni e sicurezza esterna) e un vice all’Aisi (Agenzia informazioni e sicurezza interna). All’Aise sono stati designati il generale della Guardia di Finanza Luigi Della Volpe e l’ammiraglio Carlo Massagli, mentre all’Aisi il nuovo numero due è il generale dei carabinieri Carlo De Donno.

Il comparto dell’intelligence attendeva da alcune settimane la nomina dei vicedirettori, che andranno dunque a ricoprire incarichi cruciali in attesa delle deleghe. L’ammiraglio Carlo Massagli, fino a oggi consigliere militare del presidente Conte, nell’estate 2019 era entrato nella terna anche per ricoprire l’incarico di Capo di Stato Maggiore della Marina, poi però assegnato all’ammiraglio di squadra Giuseppe Cavo Dragone. Il generale della Guardia di Finanza Della Volpe ha invece un lungo corso all’interno dell’agenzia e da molti per questo viene considerata una nomina naturale e unitaria, che ha visto la convergenza di gran parte delle forze politiche di maggioranza e opposizione, nonché il benestare dei principali partner internazionali.

De Donno prenderà infine il posto di Valerio Blengini in pensione da dicembre: generale dei Carabinieri, è ai Servizi fin dai tempi del Sisde dove arrivò dal Ros. All’Aisi affiancherà l’altro vice, il dirigente generale della Polizia di Stato Vittorio Pisani. Per quanto riguarda il Dis (Dipartimento delle informazioni per la sicurezza), guidato dal prefetto Gennaro Vecchione, la nomina dovrebbe arrivare prossimamente, quando si libererà una delle caselle dei vice destinato ad altro incarico.

Tra i primi a esprimere soddisfazione per le nomine, Elio Vito, vicecapogruppo Fi alla Camera e componente del Copasir: “Bene aver nominato come da legge Autorità delegata con personalità di fiducia ed aver proceduto alle nomine dei vicedirettori servizi, dando certezza ad un comparto, l’intelligence, recentemente tirato in ballo da polemiche e pretese partitiche fuori luogo. Buon lavoro a tutti”.

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È morta Cecilia Mangini, fu la prima donna documentarista italiana. Pioniera del cinema del reale, Rai Storia la dedica una serata

2 uri 56 min ago

Fotografa, regista, pioniera del cinema del reale. In un mondo quasi totalmente presidiato dagli uomini, fu la prima donna documentarista in Italia. Cecilia Mangini è morta a Roma giovedì 21 gennaio all’età di 93 anni. Era nata a Mola di Bari il 31 luglio 1927. I suoi primi importanti lavori sono stati presentati, discussi e premiati a Venezia. Documentò la storia del Paese a partire dal secondo dopoguerra, dedicandosi in primo luogo a raccontare i problemi del Mezzogiorno. Ha collaborato agli inizi della carriera con Pier Paolo Pasolini e poi a lungo con il marito Lino Del Fra, tra le voci più autorevoli del documentario italiano. Mangini ha dedicato la sua vita al ‘cinema militante‘, un aggettivo che “oggi sembra quasi una parolaccia“, ha dichiarato lei stessa. Per renderle omaggio, Rai Storia propone la sua intervista a ”Cortoreale” che sarà in onda questa sera, venerdì 22 gennaio alle 23.10, domenica 24 gennaio alle 19.00 e lunedì 25 alle 12.00.

Alla fine degli anni Cinquanta Cecilia Mangini scelse di raccontare la realtà contadina insieme a Pier Paolo Pasolini. Nacquero così “Ignoti alla città” (1958), ispirato al romanzo dello scrittore “Ragazzi di vita”, “Stendalì” (1960), “La canta delle marane” (1962). Questi documentari condensavano la poetica che orienterà la sua produzione: dare voce a coloro che vivono ai margini, mostrare la desolazione della campagna devastata dal cemento delle periferie, registrare gli ultimi istanti di vita dei rituali della cultura contadina spazzata via dalla civiltà industriale e dei consumi. Durante gli anni Sessanta ha indagato l’umanità delle fabbriche. Fu proprio la Rai che le commissionò un’inchiesta, “Essere donne” (1965), che disattese le aspettative delle aziende che le avevano permesso di intervistare le operaie, tanto che il cortometraggio venne escluso dalla programmazione in sala dalla Commissione del Ministero del Turismo e dello Spettacolo.

Il suo cinema affrontò consapevolmente le trasformazioni politiche e socio-culturali del Dopoguerra. Con “All’armi siam fascisti!” (1962), Mangini e Del Fra furono i primi, insieme a Lino Micciché, a realizzare una riflessione sul regime di Mussolini, insieme al commento dello scrittore Franco Fortini. Apertamente comunista, la sua fede politica non le impedì di realizzare nel 1963 un documentario su “Stalin”, seguendo lo stesso principio di storicizzazione e critica che aveva tenuto sul fascismo. Con il documentario “Fata Morgana” (1961) la coppia Del Fra-Mangini vinse il Leone d’Oro a Venezia. Hanno poi conquistato il Pardo d’Oro al Festival del cinema di Locarno con “Antonio Gramsci – I giorni del carcere” (1977), del quale Mangini firmò soggetto e sceneggiatura. Il suo lungo silenzio cinematografico è stato interrotto solo nel 2012 quando insieme alla sua allieva Mariangela Barbanente è tornata alla regia con il documentario “In viaggio con Cecilia”.

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Lombardia, il premio ai medici è l’ingiunzione: “Restituiteci 14,7 milioni di euro d’indennità”. Pasticcio sui servizi di continuità assistenziale

3 ure 1 min ago

Dal governatore Attilio Fontana in giù son tutti dalla parte dei medici, a parole. Regione Lombardia, che resta in stato di massima allerta, ha pensato bene di premiarli con ingiunzioni a restituire entro 30 giorni cifre che variano da poche centinaia a diverse migliaia di euro a testa, per totali 14,7 milioni. Tutto per un euro di troppo, e per un pasticcio che riporta proprio al Pirellone, per altro sul fronte della “continuità assistenziale” che si è rivelato fragilissimo alla prova del virus. Il pasticcio riguarda la remunerazione delle cure ai pazienti “fuori ambito”. Dal 2005, a livello nazionale, un cittadino che si trova al di fuori della propria zona di residenza e si rivolge alla guardia medica paga 15 euro per una visita in ambulatorio e 25 a domicilio come onorario extra per il medico. Il paziente, fattura alla mano, chiede il rimborso alla propria azienda sanitaria.

Ma in Lombardia no, si fa diversamente. Nel 2007 la Regione e i sindacati dei medici stabiliscono di cancellare il pagamento cash per i non residenti. La Regione dice “pago tutto io”, elimina i compensi extra di 15-25 euro e aumenta di un euro all’ora (da 22 a 23 euro) la tariffa riconosciuta ai medici di continuità assistenziale. Così per 13 anni, finché nel 2018 l’aumento forfettario finisce sotto la lente della Finanza di Varese, che svolge indagini e trasmette i risultati alla Procura della Corte dei conti. Perché? Perché il contratto collettivo del 2005 prevedeva per i medici una “indennità onnicomprensiva”: quindi l’aumento di un euro deciso a livello lombardo era ingiustificato. Il danno economico calcolato dalla Corte dei Conti per la regione è di minimo 14.7 milioni. A risponderne ad aprile saranno 11 dirigenti regionali lombardi.

Nel frattempo il Pirellone sospende l’accordo a maggio 2019 e inizia a lavorare per il recupero delle somme in via cautelare. Si mette in moto la macchina delle ingiunzioni via Pec che ingrana la quarta nell’autunno 2020, con le otto Ats lombarde che inviano ai medici le lettere con la messa in mora dei soldi “in più” ricevuti tra il 2007 e il 2019 per visitare pazienti di notte di notte, nei festivi, giorno di Natale e Capodanno. Peccato che a distanza di tanti anni quelle guardie siano diventate per lo più medici di base, proprio quelli ai cui studi hanno bussato orde di pazienti covid. Non avevano il tempo di respirare, ma dovevano trovare quello per chiamare un avvocato e i sindacati per capire come fosse possibile.

“Quando ho ricevuto l’avviso mi sono cadute le braccia”, racconta Mirko Tassinari, medico di base a Bergamo, la città dove sfilavano i camion con le bare. E’ uno dei tanti camici che si è speso per fermare il Covid rischiando la vita, uno dei primi ad ammalarsi a marzo 2020. Anche lui ha avuto un passato da guardia medica tra dal 2009 al 2014. “La paga di una guardia è molto bassa, quell’euro in più la alzava di circa 1000-1500 euro l’anno”. Il calcolo è presto fatto. In virtù del “pasticcio” dovrà restituire qualcosa come 6-8mila euro. “Quello che mi fa più rabbia è che la messa in mora sia scattata pochi mesi dopo che i medici di famiglia sono stati mandati allo sbaraglio senza protezioni, senza medicinali, in quelle province dove ci sono stati il 25% dei medici ammalati per il covid. Nella mia sei sono morti”.

La categoria alza ovviamente un muro. Il segretario generale della Federazione Italiana dei Medici di Medicina generale Paola Pedrini ha affidato ai legali dell’associazione la tutela degli iscritti invitandoli a non pagare: “I nostri legali danno supporto a tutti i medici che si ritrovano l’ingiunzione tra le mani e la Federazione invita gli iscritti a non pagare”. Avete proposto impugnative e ricorsi? “In realtà no, il parere degli avvocati è che la pretesa sia tanto infondata che non è neppure necessario agire in questo senso”.

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Ritardi in vista anche per il vaccino di AstraZeneca-Oxford. L’Italia L’Italia ha pianificato 16 milioni di dosi entro marzo

3 ure 14 min ago

Altra tegola sul piano di vaccinazione anti Covid in cui sono impegnati i paesi europei. Dopo Pfizer anche Astrazeneca ha comunicato che le consegne subiranno dei ritardi. Come ha spiegato un portavoce della casa farmaceutica anglo-svedese, la causa è un problema che si è verificato sulle linee produttive e che ha ridotto i volumi iniziali di produzione rispetto alle previsioni su cui sono state costruite le tabelle di consegna. Si tratterebbe secondo le prime rilevazioni di un deficit produttivo “significativo”.

Il vaccino, realizzato in collaborazione con l’università di Oxford, è stato il primo ad essere preordinato dai paesi europei che hanno acquistato 400 milioni di dosi. Anche con questo farmaco la somministrazione avviene in due fasi. L’Italia in particolare conta su 40 milioni di dosi da Astrazeneca, 16 milioni dei quali previsti in consegna entro marzo. Il vaccino attende l’approvazione finale a giorni dell’Agenzia europea per i farmaci, che dovrebbe arrivare la prossima settimana. Il vaccino Oxford – Astrazeneca ha ricevuto quasi 2 miliardi di euro di finanziamenti per il suo sviluppo, per la maggior parte stanziamenti governativi. Pure il farmaco ha avuto una genesi piuttosto travagliata dopo che nella prima fase di sperimentazioni erano emersi alcuni errori metodologici che ne avevano ritardato la messa a punto. Una dose e mezza, somministrata per caso a 3mila volontari, era risultata più efficace della doppia dose.

Il vaccino è stato approvato come è noto in Gran Bretagna a fine dicembre e in altri paesi più avanti proprio nella modalità della doppia dose, meno efficace ma testata su un numero sufficiente di persone per essere approvata dall’ente regolatore inglese Mhra (Medicines and Healthcare products Regulatory Agency). Il composto – sviluppato con la tecnica del vettore virale – è quello che in questo momento si trova in fase più avanzata in termini di revisione autorizzativa da parte di Ema, che ha fissato la data del responso al 29 gennaio, anche se la decisione, secondo indiscrezioni, potrebbe arrivare anche 48 ore prima.

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Variante inglese, Johnson: “Evidenze ci dicono che ha un più alto grado di mortalità”

3 ure 14 min ago

Fino ad oggi, i timori sulla variante inglese del coronavirus erano legati soprattutto a una maggiore contagiosità e aggressività. Ma il primo ministro britannico, Boris Johnson, parlando in conferenza stampa insieme agli esperti sanitari che supportano il governo britannico, ha annunciato che, secondo i primi studi effettuati, è stata riscontrata anche una maggiore mortalità. Parole, quelle pronunciate nel corso del briefing a Downing Street, che il premier ha pronunciato citando un’indicazione degli scienziati a questo proposito, sulla base di alcune prime evidenze registrate.

“Devo dirvi – è stato il suo intervento – che oggi pomeriggio siamo stati informati che vi sono alcune evidenze sul fatto che la nuova variante, oltre a diffondersi più rapidamente, possa essere associata anche a un più alto grado di mortalità”, ha detto ribadendo che questa variante ha già portato il numero dei ricoveri negli ospedali nel Regno Unito a 38.562, ossia il 72% in più rispetto al picco della prima ondata della pandemia ad aprile.

Il professor Patrick Vallance, consigliere scientifico capo del governo britannico presente alla conferenza stampa, ha da parte sua precisato che le evidenze riferite da Johnson sono ancora “parziali” e “da confermare”. Ma ha rimarcato che alcuni dati sembrano indicare come, nelle fasce di età più colpite dal Covid, il rapporto fra morti e contagiati possa passare da una media di 10 contro mille “a 13-14 contro mille”. In positivo Vallance ha invece citato dati aggiornati che sembrano confermare l’efficacia dei vaccini esistenti sulla variante inglese, mentre ha mantenuto un’ombra d’incertezza, in attesa di elementi scientifici attendibili, sulla medesima efficacia nei confronti di altre mutazioni di coronavirus emerse di recente, ossia delle cosiddette varianti brasiliana e sudafricana.

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I gioielli di Franca Valeri all’asta: c’è anche un pendente con un micro-mosaico che raffigura il cane dell’attrice. Ecco tutta la collezione – Video

3 ure 36 min ago

Vanno all’asta i gioielli di Franca Valeri, l’attrice e autrice morta a cento anni lo scorso 9 agosto, diventata famosa con personaggi come la “signorina snob”. Saranno inclusi nella “Jewels online – La Dolce Vita”, della casa d’asta Christie’s Milano, in una raffinata selezione di oltre 70 gioielli firmati dalle più rinomate case italiane e internazionali. “In seguito alla morte dell’artista – ha spiegato Leo Criaco, Senior Specialist Jewellery Department di Christie’s – gli eredi si sono rivolti a noi per la vendita di questi preziosi”. Tra i gioielli dell’artista, oltre all’iconico anello Trombino con zaffiro cabochon realizzato da Bulgari negli anni ’70, spicca un pendente con micro-mosaico antico dove è raffigurato un cane Cavalier King, l’animale da compagnia dell’attrice al quale Valeri “era molto affezionata”.

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È morto Gernot Langes-Swarovski, il magnate dei cristalli che ha guidato l’azienda per 35 anni durante la fase di espansione globale

3 ure 49 min ago

L’azienda Swarovski piange oggi la scomparsa del suo “re dei cristalli”, Gernot Langes-Swarovsky. Aveva 78 anni ed era malato da tempo. Pronipote del fondatore del celebre marchio di gioielli Daniel Swarovski, ha trasformato l’azienda di famiglia austriaca in un brand globale, guidandola per oltre 35 anni. È morto “dopo una lunga lotta con una grave malattia e alla presenza degli affetti più cari”. A darne notizia è stata la compagnia, di cui Langes-Swarovski è stato socio amministratore. I funerali si svolgeranno nei prossimi giorni in Austria, in forma privata.

Langes-Swarovsky aveva 24 anni quando entrò nel Cda dell’impresa a conduzione famigliare, nata dall’idea di Daniel Swarovski di sviluppare una macchina che trasformava il vetro in un collage di diamanti: luminosi come quelli veri, ma notevolmente più economici. Sotto la guida di Gernot Langes-Swarovski l’impresa tirolese è diventata una società globale che oggi conta 2.800 negozi in 170 Paesi e oltre 27 mila persone che lavorano per il marchio.

Fu il “re dei cristalli” ad aprire negli anni ’80 il primo punto vendita a New York e a progettare per 13 anni la stella sulla cima dell’albero di Natale al Rockfeller Center. La maison austriaca ha anche un forte legame con Milano: da sette anni contribuisce alle decorazioni natalizie della città e della Galleria Vittorio Emanuele II.

Nel 2002, per motivi di salute, aveva passato le redini dell’azienda al figlio Markus, senza mai però staccarsi veramente dagli affari della Swarovski. Oltre alla passione per i cristalli, Gernot Langes-Swarovsky coltivava un interesse per i vigneti. Ne possiede svariati in Cina e in Argentina, affidati alla gestione dell’altro suo figlio Michael. Gernot Langes-Swarovski, che in Austria ha ricevuto varie onorificenze, è stato presidente della squadra di calcio FC Swarovski Tirol e fondatore della compagnia aerea Tyrolean Airways.

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Covid, si dimette il sindaco di Wuhan alla vigilia del primo anniversario del lockdown dei suoi 11 milioni di cittadini

3 ure 59 min ago

Alla vigilia del primo anniversario del lockdown dei suoi 11 milioni di cittadini, Zhou Xianwang si è dimesso da sindaco di Wuhan, il capoluogo dell’Hubei ed epicentro dell’epidemia di Covid 19. Zhou era il primo cittadino della città durante la lotta al coronavirus. Tra le critiche sulla risposta tardiva da parte del governo cinese, Zhou fece a gennaio 2020 una rivelazione pesante: oltre 5 milioni di residenti di Wuhan erano partiti per le vacanze in patria e all’estero per il Capodanno lunare. La sua mossa portò diversi Paesi a decidere lo stop ai voli dalla Cina.

Un anno fa, il 23 gennaio, veniva imposto il lockdown nella città, ma per molti sembrava una vicenda di un paese lontano. Oggi, nella città cinese di 11 milioni di abitanti dove tutto è cominciato, la vita è quasi tornata alla normalità, ma molte domande rimangono ancora senza risposta, dall’origine dell’infezione ai reali numeri dei morti e i contagiati. Proprio in questi giorni è finalmente arrivata la missione di esperti dell’Oms per indagare sulle origini del virus. Il lockdown fu imposto due giorni prima dell’inizio del capodanno cinese, ricorrenza durante la quale milioni di persone si mettono in viaggio per andare a trovare i famigliari. La città fu completamente isolata, la gente chiusa in casa, si poteva uscire solo per fare la spesa, indossando la mascherina e rispettando le distanze. Altri paesi, compreso il nostro, organizzarono voli aerei speciali per riportare a casa i connazionali. Il confinamento a Wuhan, poi esteso a gran parte del resto della Cina, fu sollevato solo dopo 76 giorni. I dati ufficiali parlano di 3800 morti in città e circa 50mila contagi. Fra loro anche Li Wenliang, il medico eroe che per primo denunciò, inascoltato, l’insorgenza del nuovo virus, e ne morì il 7 febbraio.

“Non possiamo parlare di quello che abbiamo passato. Così il trauma non se ne va”, dice al Post, Guo Jing, che raccontò in un diario i 76 giorni del lockdown. “Vedere anziani che cascano a terra, donne incinte che non sapevano dove partorire, ospedali senza disinfettante, lavoratori senza mascherine, chiedersi se la febbre che hai è influenza o covid, non può capirlo se non lo hai sperimentato”, nota Zhou Ying, 48 anni, che si adoperò come volontario nella consegna di materiale protettivo per gli ospedali. Intanto il ricordo ufficiale di quanto è accaduto viene affidato a “Wuhan, giorni e notti”, un documentario che celebra “il miracolo cinese”, coprodotto dalla Tv di stato in occasione del primo anniversario. Si vedono medici in tuta protettiva che tengono la mano di un’anziana allettata, promettendo dure 24 ore su 24, persone in paziente attesa in fila, volontari che distribuiscono cibo.

Ma alla luce di quello che è successo poi in altri paesi, delle immagini degli ospedali in difficoltà, dell’alto numero di urne cinerarie consegnate ai parenti, vi sono molti dubbi sul reale numero delle vittime a Wuhan. Anche perché il mese scorso il Centro cinese per il controllo e al prevenzione delle malattie ha diffuso dato di uno studio secondo il quale in aprile il 4,4% degli abitanti della città aveva anticorpi del covid-19, il che fa pensare a mezzo milioni di contagiati. A Wuhan la vita funziona ora quasi normalmente, con uffici, scuole, bar, ristoranti e negozi aperti. Ma la gente indossa ancora la mascherina e vi sono app che controllano lo stato di salute e i movimenti delle persone. La propaganda ufficiale indica Wuhan come ‘città eroica’ e loda il successo del governo e del partito comunista cinese nell’aver ormai quasi sconfitto la pandemia in tutto il paese, mentre procede il programma di vaccinazione di massa.
Ma la gente di Wuhan porta dentro di sé ferite psicologiche, domande senza risposta. E non parla volentieri con gli stranieri, per paura di ripercussioni. A dicembre, le autorità cinesi hanno condannato a quattro anni di carcere Zhang Zhan, una dei ‘citizen journalist’ che avevano raccontato sui social il dramma di Wuhan. E in questi giorni il social cinese Weibo ha bloccato tutte le ricerche collegate all’anniversario. Domenica è stato chiuso un gruppo su WeChat che riuniva 100 parenti di vittime, fra cui il 51enne Zhanh Hai, fra i più attivi a chiedere spiegazioni e risarcimenti alle autorità.

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