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Pedofilia Usa, inchiesta choc rivela abusi di 301 preti su più di mille bambini. Petizione chiede “dimissioni collettive”

4 ure 34 min ago

Dopo l’inchiesta dell’Investigating Grand Jury della Pennsylvania che accusa 301 sacerdoti di aver abusato di oltre 1000 minori, è stata lanciata una petizione per chiedere a tutti i vescovi degli Stati Uniti di presentare le dimissioni a Papa Francesco. A firmarla sono 140 teologi, educatori e cattolici laici e recita: “Facciamo appello ai vescovi cattolici degli Stati Uniti affinché considerino, nella preghiera e nella sincerità, di sottoporre le loro dimissioni collettive come un atto pubblico di pentimento davanti a Dio e al Popolo di Dio” si legge in uno stralcio del testo pubblicato sul blog Daily Theology.

Il dossier che sta travolgendo la Chiesa americana è stato pubblicato questa settimana ed è composto da oltre 1300 pagine. Tutti gli abusi sono stati compiuti da membri del clero dagli anni ’40 in poi su oltre mille bambini in sei su otto diocesi dello Stato: Harrisburg, Allentown, Pittsburgh, Greensburg, Erie e Scranton. Degli oltre 300 sacerdoti coinvolti, 100 facevano parte della diocesi di Pittsburgh: sotto accusa l’attuale arcivescovo di Washington Donald W. Wuerl che a Pittsburgh fu vescovo per 18 anni dal 1988 al 2006.

La Santa Sede ha dichiarato di provare “dolore e vergogna”.”Gli abusi descritti nel rapporto sono penalmente e moralmente riprovevoli”, sono state le parole del direttore della sala stampa vaticana Greg Burke. “Atti che hanno tradito la fiducia e hanno rubato alle vittime la loro dignità e la loro fede. La Chiesa deve imparare dure lezioni dal passato e che dovrebbe esserci un’assunzione di responsabilità da parte sia di coloro che hanno abusato, sia di quelli che hanno permesso che ciò accadesse”. Gli abusi sarebbero tutti anteriori ai primi anni del 2000, per la chiesa una prova che le riforme fatte dalla Chiesa Cattolica negli Stati Uniti hanno ridotto drasticamente l’incidenza degli abusi commessi dal clero.

Il rapporto viene ritenuto il più articolato e globale pubblicato sinora sulla pedofilia nella Chiesa americana. Il dossier ha portato all’incriminazione di due preti, ma la maggioranza dei presunti responsabili è ormai morta e la gran parte dei fatti è prescritta. Secondo L’Investigating Grand Jury il “reale numero” dei bambini abusati potrebbe ammontare a diverse migliaia  perché alcuni documenti segreti della Chiesa sono andati perduti e le vittime hanno avuto paura a farsi avanti. “I preti hanno violentato ragazzini e ragazzine e i loro superiori non solo non fecero niente, ma hanno nascosto tutto”, ha detto il procuratore generale Josh Shapiro, precisando che l’indagine “va avanti”. Il rapporto copre un arco di 70 anni e ha rivelato un sistema di protezione diffuso fatto di insabbiamenti e trasferimenti riportati negli archivi segreti delle diocesi, dove si evidenzia che il silenzio e l’inazione di vescovi e cardinali hanno consentito il protrarsi dei crimini.

Molte le dichiarazioni a sostegno delle vittime da parte di vescovi e arcivescovi per quanto accaduto, l’arcivescovo di Filadelfia Charles J. Chaput ha affermato: “Le uniche risposte accettabili sono il sostegno alle vittime e sforzi globali per garantire che tali cose non si ripetano mai più. E rabbia. Anche la rabbia è una risposta giusta e necessaria ma deve essere una rabbia che porta buoni frutti; una rabbia guidata da un pensiero trasparente, dalla prudenza e da un desiderio di vera giustizia. Fa invece discutere l’affermazione del cardinale messicano Sergio Obeso Rivera che al riguardo ha affermato:”Le vittime di pedofilia che accusano gli uomini di Chiesa dovrebbero avere un po’ di pietà perché hanno una coda molto lunga e dunque facile da pestare”.

Il lavoro d’inchiesta è partito il 4 agosto scorso con la lettera aperta del vescovo di Harrisburg, mons. Ronald W. Gainer: nel documento si denunciavano gli abusi commessi da 71 sacerdoti e ordinava la rimozione da tutti gli edifici collegati alla diocesi dei nomi degli abusatori, inclusi i vescovi che avevano taciuto i nomi di questi “preti predatori”, proteggendone i delitti. Gainer aveva reso pubblici i nomi degli abusatori e delle parrocchie da loro guidate, per incoraggiare le vittime alla denuncia. Ora anche altre diocesi, come quella di Eire, hanno pubblicato “disclosure list” con i nomi di colpevoli di abusi o coperture, mentre tutti i vescovi dello Stato esprimono profondo rimorso perché “l’abuso è spregevole e non trova posto nella Chiesa”.

Sempre sul lavoro eseguito dall’Investigating Grand Jury il procuratore generale della Pennsylvania Josh Shapiro ha affermato: “Lo schema era abuso, negazione e copertura”aggiungendo: “Come diretta conseguenza della sistematica copertura da parte delle alte autorità ecclesiastiche, quasi ogni caso di pedofilia che abbiamo rilevato è troppo datato per un processo“. Sinora solo due preti sono stati incriminati per accuse che sono al di fuori della prescrizione: uno è accusato di aver eiaculato nella bocca di un bambino di sette anni e si è dichiarato colpevole, secondo la procura; l’altro ha aggredito due bambini, uno dei quali da quando aveva 8 anni per un periodo di otto anni, sino al 2010. L’Investigating Grand Jury ha chiesto che la prescrizione per i reati di pedofilia sia cancellata, che le vittime abbiano più tempo per presentare denuncia e che sia rafforzata la legge che obbliga a denunciare gli abusi sessuali di cui si viene a conoscenza.

Le vittime, afferma il dossier, sono state speso traumatizzate per la vita finendo per abusare di droga alcol, o per suicidarsi. Tra i casi elencati c’è quello di un religioso che ha stuprato una bambina di 7 anni in ospedale dopo che la piccola aveva subito una tonsillectomia. Un altro bambino bevve un succo di frutta e si svegliò il mattino dopo sanguinante dal retto, senza poter ricordare che cosa gli fosse accaduto. Un prete costrinse un bambino di 9 anni a praticargli sesso orale, poi gli lavò la bocca con l’acqua santa per “purificarlo”. Un altro sacerdote abusò di cinque sorelle della stessa famiglia, tra cui una da quando aveva 18 mesi ai 12 anni. Quando una delle bambine lo disse ai genitori nel 1992, la polizia trovò nella casa del prete slip, bustine di plastica contenenti peli pubici, fiale d’urina e fotografie a sfondo sessuale di bambine.

Secondo Bishop Accountability negli Stati Uniti sono tra 5.700 e 10mila i preti cattolici accusati di abusi sessuali, ma poche centinaia sono stati processati, dichiarati colpevoli e condannati. Da quando il problema della pedofilia nella Chiesa cattolica è diventato noto all’inizio degli anni 2000, la Chiesa americana ha speso più di 3 miliardi di dollari in patteggiamenti. Questo ha documentato accordi con 5.679 presunte vittime del clero cattolico, solo un terzo delle 15.235 denunce che i vescovi hanno detto di aver ricevuto fino al 2009. Una stima ipotizza che le vittime negli Usa siano 100mila. Sotto la pressione dell’aumento di denunce nel mondo e delle continue critiche per la insufficiente risposta della Chiesa, papa Francesco nel 2013 ha promesso una nuova legge sulla pedofilia e pedopornografia.

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Ponte Morandi, ovazione per Salvini e Di Maio ai funerali di Stato. Gelo sugli esponenti Dem. Martina (Pd) contestato

5 ur 22 min ago

Una folla immensa ai funerali delle vittime del crollo del ponte Morandi che si sono svolti sabato mattina alla fiera di Genova. Un pubblico che ha partecipato con grande emotività alla cerimonia e che non ha risparmiato emozioni nemmeno nei confronti dei politici e delle istituzioni. All’ingresso di Matteo Salvini e Luigi Di Maio c’è stata una vera e propria ovazione: molti applausi, segno di vicinanza e affetto. Una reazione di segno diametralmente opposto è stato riservato agli esponenti del Partito democratico, a partire dall’ex ministra genovese Roberta Pinotti. L’ingresso del segretario Maurizio Martina è stato accolto da un silenzio assordante, accompagnato da qualche fischio e contestazione. (Video realizzato da Local Team)

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Ponte Morandi, funerali di Stato per 19 persone. Bagnasco: “Giustizia doverosa”. Muore un ferito: vittime salgono a 43. Il governo stanzia altri 28,5 milioni – LA DIRETTA

5 ur 49 min ago

È la giornata del lutto nazionale per le vittime del crollo del ponte Morandi. Un lungo, commosso applauso ha accolto una delegazione delle squadre dei vigili del fuoco al loro ingresso nel padiglione blu della Fiera di Genova, dove l’arcivescovo Angelo Bagnasco ha celebrato sabato mattina i funerali di Stato: “Sappiamo che qualunque parola umana, seppure sincera, è poca cosa di fronte alla tragedia, così come ogni doverosa giustizia nulla può cancellare e restituire”, ha detto il cardinale nell’omelia. Intanto è salito a 43 il numero delle vittime, dopo la morte di uno dei feriti ricoverati all’ospedale San Martino. A Genova nel pomeriggio si è tenuto anche il cdm che ha stanziato altri 28,5 milioni per la Regione Liguria e il Comune.

Applausi per Mattarella e il governo – Commosso, il capo dello Stato Sergio Mattarella ha parlato di “tragedia inaccettabile”, si è intrattenuto e ha abbracciato i parenti delle vittime prima dell’inizio della cerimonia. Applausi anche all’arrivo dei rappresentanti del governo Giuseppe ConteLuigi Di Maio, Matteo Salvini e Danilo Toninelli, e del governatore della Liguria Giovanni Toti. Mentre alcuni fischi si sono levati all’indirizzo del segretario del Pd Maurizio Martina e della senatrice Roberta Pinotti. Presente anche Beppe Grillo. Hanno assistito alle esequie anche Giovanni Castellucci, amministratore delegato di Autostrade per l’Italia e il presidente Fabio Cerchiai, che nel pomeriggio hanno tenuto la prima conferenza stampa dal giorno del crollo, senza per ora assumersi la responsabilità di quanto successo [LEGGI]”.
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Il cdm stanzia altri 28,5 milioni – Dopo i funerali di Stato, nel pomeriggio il Presidente del Consiglio Conte ha tenuto in Prefettura a Genova la riunione del consiglio dei Ministri che ha accolto le richieste della Regione Liguria e del Comune di Genova. Dal governo arriveranno altri 28,5 milioni in aggiunta ai 5 già stanziati per superare le prime emergenze dopo il crollo del ponte. “Avevamo urgenza di aggiornare l’ordinanza con cui è stato decretato lo stato di emergenza a materie che non vi erano contenute – ha detto il governatore Toti -. L’ordinanza è stata integrata con fondi per viabilità, trasporti su ruota e gomma, alloggi per gli sfollati più permanenti”.

L’omelia di Bagnasco – “Il viadotto è crollato: non era solo un pezzo importante di autostrada, ma una via necessaria per la vita quotidiana di molti, un’arteria essenziale per lo sviluppo della città – ha detto l’Arcivescovo nell’omelia – Genova però non si arrende“. E ha descritto i sentimenti della popolazione davanti alla tragedia. “Il crollo del ponte Morandi sul torrente Polcevera ha provocato – ha scandito Bagnasco – uno squarcio nel cuore di Genova”. “La ferita è profonda, è fatta innanzitutto dallo sconfinato dolore per coloro che hanno perso la vita e per i dispersi, per i loro familiari, i feriti, i molti sfollati”, ha aggiunto. Un lungo applauso ha interrotto l’omelia quando ha citato i vigili del fuoco e la loro “professionalità generosa“. Anche Papa Francesco ha voluto manifestare la sua vicinanza alle famiglie delle vittime e ai genovesi in una telefonata al cardinale.

Le parole dell’Imam – Alle preghiere di Bagnasco, si sono unite anche quelle della comunità islamica: “Quando cade un ponte fisico o metaforico è un grande dolore, due punti che non si toccano più e portano via le vite di tante persone, segnando una perdita grave per l’umanità intera”, ha detto l’Imam di Genova Salah durante un momento di raccoglimento in ricordo delle due vittime albanesi di fede islamica. L’Imam ha parlato in nome “di un Dio unico“. “Chiediamo al signore che ci ha insegnato il valore dei ponti di renderci consapevoli delle nostre responsabilità, chiediamo di accogliere le anime delle vittime e i familiari – ha detto ancora tra gli applausi – Preghiamo per Genova la superba, che saprà rialzarsi con fierezza, la nostra Genova, ‘Zena’ che in arabo vuol dire ‘la bella’. La comunità islamica di Genova e d’Italia pregano perché la pace sia con tutti voi e il Signore protegga l’Italia e gli italiani“.

Morto uno dei feriti: 43 vittime – Sono intanto salite a 43 le vittime del crollo del ponte Morandi a Genova. Dopo il ritrovamento dei corpi di tutti i dispersi, è morto uno dei feriti gravi ricoverati all’ospedale San Martino. Si tratta di Marian Rosca, il paziente di origini romene di 36 anni che aveva riportato un trauma toracico e uno cranico. La scorsa notte, intorno alle 3, i soccorritori hanno recuperato tra le macerie del viadotto un’automobile, una Hyundai, completamente schiacciata, sotto un grosso blocco di cemento che faceva parte del pilone della struttura crollato nei pressi dell’argine sinistro del Polcevera. All’interno c’erano tre corpi: si tratta della famiglia Cecala, il papà Cristian, la mamma Dawna e la piccola Kristal di 9 anni. È stato poi ritrovato anche il corpo dell’ultimo disperso: il dipendente dell’Amiu Mirko Vicini che con il collega Bruno Casagrande aveva appena terminato il turno di lavoro quando il ponte è collassato.

Riti privati per altre 20 famiglie – Ma alle esequie c’erano solo 19 bare, meno della metà delle vittime, perché 20 famiglie hanno deciso per le esequie in forma privata, alcuni dei quali si sono già svolte, come quelli dei quattro amici di Torre del Greco, tra risentimento e voglia di riservatezza. Uno dei primi ad esternare disappunto era stato il padre di Giovanni Battiloro, Roberto, uno dei quattro ragazzi: ” “Mio figlio è stato ammazzato – ha detto l’uomo – lo Stato non ha tutelato i suoi cittadini. Non diventerà un numero nell’elenco dei morti causati dalle inadempienze italiane“. Dal governo il commento del vicepremier Luigi Di Maio: “Non posso biasimare le famiglie che hanno scelto di celebrare i funerali nel proprio comune di appartenenza, anche in dissenso con uno Stato che invece di proteggere i loro figli, ha preferito per anni favorire i poteri forti”.  jwplayer("jwp-en2h12fs").setup({ playlist: [{"mediaid":"en2h12fs","description":"","pubdate":1534579621,"tags":"ansa,genova,crollo,funerali,camera ardente,cronaca","image":"https:\/\/cdn.jwplayer.com\/thumbs\/en2h12fs-720.jpg","title":"Disastro Genova, in Fiera la camera ardente","variations":[],"sources":[{"type":"application\/vnd.apple.mpegurl","file":"https:\/\/cdn.jwplayer.com\/manifests\/en2h12fs.m3u8"},{"width":320,"height":180,"type":"video\/mp4","file":"https:\/\/cdn.jwplayer.com\/videos\/en2h12fs-2kLOQlpN.mp4","label":"180p"},{"width":480,"height":270,"type":"video\/mp4","file":"https:\/\/cdn.jwplayer.com\/videos\/en2h12fs-mgX5kRUd.mp4","label":"270p"},{"width":720,"height":404,"type":"video\/mp4","file":"https:\/\/cdn.jwplayer.com\/videos\/en2h12fs-DGOVPaTh.mp4","label":"406p"},{"type":"audio\/mp4","file":"https:\/\/cdn.jwplayer.com\/videos\/en2h12fs-jz9FGUIN.m4a","label":"AAC Audio"}],"tracks":[{"kind":"thumbnails","file":"https:\/\/cdn.jwplayer.com\/strips\/en2h12fs-120.vtt"}],"link":"https:\/\/cdn.jwplayer.com\/previews\/en2h12fs","duration":92}] });

CRONACA ORA PER ORA

19.20 – Benetton: “Con rispetto esprimiamo dolore e vicinanza” – “In questo giorno di lutto, il nostro pensiero è rivolto a ogni persona che abbia conosciuto e amato coloro che oggi non ci sono più in seguito alla tragedia di Genova”. La famiglia Benetton firma una nota con cui ribadisce il suo cordoglio. “Con rispetto – prosegue la lettera – vogliamo esprimere il nostro profondo dolore e manifestare la nostra concreta vicinanza a chiunque sia stato colpito dai terribili eventi del 14 agosto”.

18.39 – Salvini: “Da Autostrade minimo sindacale” – “Ho visto che Autostrade ha chiesto scusa e che metterà dei soldi, meglio tardi che mai, ma se qualcuno pensa che con questo possano pagare le loro colpe ha sbagliato, è solo il minimo sindacale”. Lo ha detto il vicepremier e ministro dell’Interno Matteo Salvini al caffè della Versiliana a Marina di Pietrasanta (Lucca).

18.37 – Conte a riunione Centro Coordinamento Soccorso – “Il Presidente Conte ha partecipato alle esequie solenni delle vittime del crollo del ponte Morandi. Successivamente, in Prefettura, ha presieduto il Consiglio dei Ministri e, in seguito, la riunione del Centro Coordinamento Soccorso”. Lo riferisce una nota di palazzo Chigi.

18.25 – Di Maio: “Avanti con la revoca, scuse servono a poco” – “L’unica strada che il governo seguirà è quella di andare avanti con la procedura di revoca. Le loro scuse servono a poco e non vi è modo di alleviare le sofferenze di una città distrutta dal dolore”. Lo afferma il vicepremier Luigi Di Maio su Facebook, commentando le dichiarazioni dell’ad di Autostrade per l’Italia, Giovanni Castellucci. “Abbiamo fatto una promessa ai familiari delle vittime e a tutti i cittadini rimasti coinvolti nella tragedia di Genova e la onoreremo andando fino in fondo”.

18.19 – Di Maio: “Stato non accetta elemosine” – “Sia ben chiaro: lo Stato non accetta elemosine da Autostrade. Pretendiamo risarcimenti credibili e non vi sarà alcun baratto”. Lo scrive il vicepremier Luigi Di Maio su Facebook, al termine della conferenza stampa di Autostrade per l’Italia sul crollo del ponte Morandi.

17.43 – È il 36enne Marian Rosca la 43esima vittima – E’ morto nel pomeriggio uno dei feriti nel crollo di ponte Morandi a Genova. Si tratta di Marian Rosca, il paziente di origini romene di 36 anni ricoverato all’ospedale San Martino. Il decesso è avvenuto per le gravi ferite riportate nel disastro: un trauma toracico e un trauma cranico definito solo ieri “molto importante”, dal dipartimento per le Emergenze. Le sue condizioni erano critiche, l’uomo era in coma farmacologico. Sale così a 43 il bilancio delle vittime della tragedia.

17.31 – MORTO UNO DEI FERITI: LE VITTIME SALGONO A 43

17.29 – Castellucci: “Interventi per mezzo miliardo” – Sommando gli interventi e gli indennizzi più immediati “si arriva velocemente a mezzo miliardo” di euro, ma oggi è “sterile parlare di importi, che sono disponibili da lunedì. Ci auguriamo che le autorizzazioni possano arrivare velocemente”. Lo ha detto l’ad di Autostrade Castellucci.

17.26 – Castellucci: “Tutte le relazioni davano uno stato di salute del ponte buono” – “Non ho molto da aggiungere rispetto a quanto detto a caldo martedì. Tutte le relazioni di cui sono a conoscenza davano uno stato di salute buono” del ponte. Però questo sarà oggetto di verifiche, di analisi della magistratura e di perizie e sarà prima priorità”. Lo ha detto l’ad di Autostrade Castellucci.

17.24 – Castellucci: “Dubbi su manutenzione erano stati superati” – “Dubbi sullo stato di manutenzione del ponte mi dicono che erano stati superati. Ma verificheremo e daremo tutto il nostro sostegno alla magistratura”. Lo ha detto l’ad di Autostrade Castellucci.

17.17 – Castellucci: “Indennizzi agli sfollati, ipotesi pedaggi liberi a Genova” – “Per potere costruire il ponte in sicurezza sarà stanziato un fondo per dare indennizzi a tutti coloro che saranno costretti a lasciare le case”. Lo ha detto l’amministratore delegato di Autostrade, Giovanni Castellucci. “C’è l’ipotesi di liberalizzare i pedaggi nel nodo di Genova da Bolzaneto a Voltri a Genova Ovest da lunedì”.

17.15 – Castellucci: “Progetto per un ponte in acciaio in 8 mesi” – “Abbiamo sviluppato un progetto che permette di lavorare in parallelo, accelerando i tempi, e ci permetterà in otto mesi di costruire un ponte in acciaio in otto mesi”, una opera che sarà simbolo “della velocità con cui la città di Genova” si rialzerà. Lo annuncia Giovanni Castellucci, a.d. di Autostrade per l’Italia.

17.13 – Castellucci: “Fondi per le famiglie delle vittime” – “La prima azione è per le famiglie delle vittime. Abbiamo stanziato un fondo per le esigenze immediate che affineremo con il Comune e che verrà gestito dal Comune”. Lo ha detto l’amministratore delegato della società Autostrade nel corso di una conferenza stampa.

17.10 – Castellucci (Ad Autostrade): “Non siamo riusciti a far percepire la nostra vicinanza a Genova” – “Esprimo cordoglio e vicinanza alle vittime, ai loro familiari, ai loro amici, ai genovesi, ai soccorritori per i quali ho ammirazione. E’ uno strazio che mi porto nel cuore”. Autostrade “non è riuscita a far percepire” la propria vicinanza nel dramma del ponte di Genova e di questo “mi scuso”, ha aggiunto.

17.06 – Cerchiai (Presidente Autostrade): “Profonda tristezza nel cuore. Faremo possibile per alleviare sofferenze”

17.04 – Toti: “Dal governo altri 28,5 milioni” – Dal Governo la Regione Liguria e il Comune di Genova avranno altri 28,5 milioni in aggiunta ai 5 già stanziati per superare le prime emergenze dopo il crollo del ponte Morandi. Lo ha annunciato il governatore della Liguria Giovanni Toti dopo il consiglio dei ministri straordinario. “Avevamo urgenza di aggiornare l’ordinanza con cui è stato decretato lo stato di emergenza a materie che non vi erano contenute – ha detto Toti -. L’ordinanza è stata integrata con fondi per viabilità, trasporti su ruota e gomma, alloggi per gli sfollati più permanenti”.

16.41 – Salvini: “Decisi i contributi” – Il ministro dell’Interno Matteo Salvini lasciando la riunione di ministri in corso in Prefettura a Genova per il crollo di ponte Morandi a chi gli chiedeva cosa fosse stato deciso ha risposto: “I contributi”.

16.31 – In corso Cdm in prefettura a Genova – “Il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha partecipato, a Genova, alle esequie solenni delle vittime del crollo del ponte Morandi. In corso, presso la Prefettura, la riunione del Consiglio dei Ministri”. E’ quanto si legge in una nota di Palazzo Chigi. L’inizio del Cdm era fissato per le ore 15.

16.07 – Vescovo Pinerolo: “Tanta rabbia e tante parole vane” – “Siamo radunati qui dal dolore. E proviamo tutti rabbia. Siamo arrabbiati perché con tutta la tecnologia di cui dispone il mondo moderno, è crollato un ponte”. Lo ha detto il vescovo di Pinerolo, Derio Olivero, ai funerali dei quattro concittadini morti a Genova nel crollo del viadotto Morandi. Durante la funzione, Olivero ha anche affermato che “in questi giorni abbiamo letto e sentito tante parole vane”.

15.26 – Regione chiede 30 milioni al governo – Ammonta a 30 milioni la richiesta che Regione Liguria ha avanzato al Consiglio dei ministri. “Si tratta di una cifra legata sempre alla fase della gestione dell’emergenza”, ha spiegato il governatore Giovanni Toti, nel punto stampa insieme al presidente del Parlamento europeo e vicepresidente di Forza Italia Antonio Tajani. “Non stiamo ancora parlando di una fase di ricostruzioni – dice Toti – Sono soldi che, con il sindaco Bucci, avevamo già pronti da anticipare per coprire le prime spese, ora il governo decide di inserirle nell’ordinanza di Protezione civile”. Toti conclude: “Ne sono felice e mi pare che sia un gesto di sensibilità e attenzione importante”. Il Consiglio dei ministri tenutosi a Genova nel giorno di Ferragosto aveva già stanziato 5 milioni per interventi urgenti.

15.07 – Ritrovato il corpo di Mirko Vicini, l’ultimo disperso – Anche l’ultimo corpo che mancava all’appello dei dispersi nel crollo del ponte Morandi a Genova è stato ritrovato: i vigili del fuoco hanno infatti estratto poco fa il corpo di Mirko Vicini il dipendente dell’Amiu che con il collega Bruno Casagrande aveva appena terminato il turno di lavoro quando il ponte è collassato. Il cadavere di Vicini era sotto uno dei grossi blocchi di cemento che contenevano la struttura del pilone del ponte. Con il ritrovamento del dipendente dell’Amiu è dunque completa la lista dei dispersi.

14.39 –  Fico: “I familiari ci hanno chiesto giustizia. Andremo fino in fondo” – I familiari delle vittime ci hanno chiesto giustizia e questa è una richiesta legittima e noi che siamo servitori dello Stato e quindi serviamo tutti i cittadini la vogliamo accogliere fino in fondo, perché è il nostro compito fare chiarezza e giustizia”. Lo ha detto il presidente della Camera Roberto Fico arrivando in prefettura a Genova dopo il funerale delle vittime del crollo di ponte Morandi.

14.24 – Fico: “Chiedo scusa a nome dello Stato” – “Oggi i familiari delle vittime ci hanno dato un grande insegnamento e chiedo scusa, anche se non è mia colpa oggi, a nome dello Stato per quello che può non aver fatto negli ultimi anni. Le scuse sono sempre una parola importante”. Lo ha detto il presidente della Camera Roberto Fico raggiungendo la prefettura di Genova.

13.25 – Mattarella: “Tragedia inaccettabile –  “Genova è stata colpita. Tutti i genovesi e tutti coloro che si sono recati a Genova in questi anni sono passati su quel ponte, anche io l’ho percorso tante volte, anche di recente. È una tragedia che ha coinvolto tanti, tutto il nostro Paese. È una tragedia inaccettabile”, ha detto il presidente Mattarella al termine dei funerali. Vi sono tre impegni che vanno adesso onorati. Quello di vicinanza ai familiari di chi ha perso la vita, ai feriti, alle famiglie che hanno dovuto lasciare la abitazioni perché in pericolo; l’impegno di un accertamento rigoroso e sollecito delle responsabilità; il dovere di assicurare al nostro Paese la sicurezza delle strade e dei trasporti”, ha aggiunto.

13.20 – I funerali privati di altre vittime – Quasi in contemporanea con i funerali di Stato a Genova, nella chiesa di San Giacomo Apostolo ad Arquata Scrivia, nell’alessandrino, è stato celebrato il rito funebre per le due vittime alessandrine nel crollo del viadotto Morandi, Alessandro Robotti e Giovanna Bottaro. “Non siamo qui – ha detto nell’omelia il parroco, don Pasqualino Piccinini – per accusare né individuare i responsabili di questa tragedia, né chi avrebbe potuto evitarla. Non ne abbiamo capacità e conoscenza. Mi faccio portavoce delle condoglianze di tutti alle famiglie – ha proseguito il parroco – Una decisione presa per mantenere la sobrietà e la discrezione del rito scelto. Alessandro – ha ricordato don Piccinini – aveva conosciuto Giovanna durante il periodo della malattia, superata anche grazie al carattere forte della compagna”.

13.05 – Terminate le esequie, Bagnasco con i parenti delle vittime –  Dopo aver salutato le autorità, l’Arcivescovo ha salutato, una per una, tutte le famiglie delle vittime del crollo del ponte Morandi presenti alle esequie di Stato. Accarezza le bare, parla con i congiunti e benedice i familiari.

12.50 – Applausi al momento di raccoglimento della comunità islamica – Al termine delle esequie c’è stato un momento di raccoglimento della comunità islamica per due loro fedeli fra le vittime. Applausi dei presenti hanno accompagnato la preghiera islamica: “Quando cade un ponte fisico o metaforico è un grande dolore, due punti che non si toccano più e portano via le vite di tante persone, segnando una perdita grave per l’umanità intera”, ha detto l’Imam di Genova Salah che ha parlato in nome “di un Dio unico”. “Chiediamo al signore che ci ha insegnato il valore dei ponti di renderci consapevoli delle nostre responsabilità, chiediamo di accogliere le anime delle vittime e i familiari – ha detto ancora l’Imam – Preghiamo per Genova la superba, che saprà rialzarsi con fierezza, la nostra Genova, ‘Zena’ che in arabo vuol dire ‘la bella’. La comunità islamica di Genova e d’Italia pregano perché la pace sia con tutti voi e il signore protegga l’Italia e gli italiani”.

12.45 – Bagnasco benedice le salme –  L’arcivescovo di Genova, il cardinale Angelo Bagnasco, sta benedicendo le salme, con l’acqua e con l’incenso, rito conclusivo dei funerali di Stato.

12.25 – Applausi alla lettura dei nomi delle vittime – Un lungo e commosso applauso si è levato dal padiglione della Fiera dove si celebrano i funerali di Stato per le vittime del crollo di ponte Morandi, quando, durante la celebrazione, sono stati letti i nomi di battesimo dei morti.

12.20 – Alle 15.00 Consiglio dei ministri – Si terrà oggi alle 15 in Prefettura un Consiglio dei ministri per integrazioni alla delibera sullo stato di emergenza di Genova.

11.55 – L’omelia di Bagnasco: “Genova ferita, squarciato il suo cuore” –  “Sappiamo che qualunque parola umana, seppure sincera, è poca cosa di fronte alla tragedia, così come ogni doverosa giustizia nulla può cancellare e restituire”, ha detto l’arcivescovo di Genova, card. Angelo Bagnasco, nell’omelia. “L’iniziale incredulità e poi la dimensione crescente della catastrofe, lo smarrimento generale, il tumulto dei sentimenti, i ‘perché’ incalzanti, ci hanno fatto toccare ancora una volta e in maniera brutale l’inesorabile fragilità della condizione umana”. “Il crollo del ponte Morandi sul torrente Polcevera ha provocato uno squarcio nel cuore di Genova – ha detto ancora Bagnasco -. La ferita è profonda, è fatta innanzitutto dallo sconfinato dolore per coloro che hanno perso la vita e per i dispersi, per i loro familiari, i feriti, i molti sfollati. Innumerevoli sono i segni di sgomento e di vicinanza giunti non solo dall’Italia, ma anche da molte parti del mondo. Genova però non si arrende: l’anima del suo popolo in questi giorni è attraversata da mille pensieri e sentimenti, ma continuerà a lottare”. “Insieme alla preghiera del Santo Padre Francesco – che anche ieri sera, con una telefonata affettuosa, ha voluto manifestarci la sua prossimità – in questi giorni ovunque si innalza a Dio un’onda di preghiera. Genova è nello sguardo del mondo, in un grande abbraccio di commozione, di affetto e di attesa” ha concluso. Un lungo applauso ha interrotto l’omelia quando ha citato i vigili del fuoco e la loro “professionalità generosa”. Bagnasco, che sta celebrando i funerali di Stato delle vittime, era stato interrotto con un altro applauso quando aveva sottolineato come Genova sia capace di non arrendersi anche di fronte alle tragedie.

11.40 – Dopo i funerali vertice in Prefettura –  Al termine delle esequie di Stato, il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte,  presiederà, in Prefettura, la riunione del Centro Coordinamento Soccorsi.

11.30 – Inizia la celebrazione dei funerali di Stato – Sulle bare bandiere nazionali per i cileni, poi peluche, magliette ed altri oggetti personali cari alle vittime. Per tutti corone di rose bianche. Silenzio e commozione nel padiglione della Fiera, dove sono presenti tutte le massime cariche dello Stato. L’arcivescovo Bagnasco e i sacerdoti che celebreranno le esequie hanno raggiunto l’altare passando tra due file di pubblico e accanto ai feretri. Al termine un lungo applauso del pubblico.

11.25 – Salvini saluta i parenti del piccolo Samuele – Il ministro dell’Interno Salvini, prima della cerimonia funebre, si è intrattenuto in particolare con i parenti del piccolo Samuele Robbiano, di 8 anni, morto nel crollo del ponte con i genitori Roberto e Ersilia.

11.20 – Premier Conte arriva ai funerali – È arrivato anche il presidente del Consiglio Giuseppe Conte nel padiglione della Fiera dove tra pochi minuti verranno celebrati i funerali di Stato.

11.15 – Mattarella arriva ai funerali – Sergio Mattarella ha fatto il suo ingresso in Fiera accolto dagli applausi dei parenti delle vittime. Il capo dello Stato si è intrattenuto con i parenti delle vittime ai quali si è stretto in un abbraccio. Prima, ha visitato i feriti nei 3 ospedali della città, Villa Scassi, San Martino Galliera.  jwplayer("jwp-ABuPtVU9").setup({ playlist: [{"mediaid":"ABuPtVU9","description":"","pubdate":1534586345,"tags":"mattarella,genova,ospedali,morandi,cronaca","image":"https:\/\/cdn.jwplayer.com\/thumbs\/ABuPtVU9-720.jpg","title":"Ponte Morandi, Mattarella visita gli ospedali di Genova","variations":[],"sources":[{"type":"application\/vnd.apple.mpegurl","file":"https:\/\/cdn.jwplayer.com\/manifests\/ABuPtVU9.m3u8"},{"width":320,"height":180,"type":"video\/mp4","file":"https:\/\/cdn.jwplayer.com\/videos\/ABuPtVU9-2kLOQlpN.mp4","label":"180p"},{"width":480,"height":270,"type":"video\/mp4","file":"https:\/\/cdn.jwplayer.com\/videos\/ABuPtVU9-mgX5kRUd.mp4","label":"270p"},{"width":720,"height":406,"type":"video\/mp4","file":"https:\/\/cdn.jwplayer.com\/videos\/ABuPtVU9-DGOVPaTh.mp4","label":"406p"},{"width":1280,"height":720,"type":"video\/mp4","file":"https:\/\/cdn.jwplayer.com\/videos\/ABuPtVU9-00rmffRE.mp4","label":"720p"},{"type":"audio\/mp4","file":"https:\/\/cdn.jwplayer.com\/videos\/ABuPtVU9-jz9FGUIN.m4a","label":"AAC Audio"}],"tracks":[{"kind":"thumbnails","file":"https:\/\/cdn.jwplayer.com\/strips\/ABuPtVU9-120.vtt"}],"link":"https:\/\/cdn.jwplayer.com\/previews\/ABuPtVU9","duration":143}] });

11.10 – Fischi per i parlamentari Pd – Fischi dai cittadini presenti alle esequie di Stato hanno accolto alcuni parlamentari del Pd, mentre applausi prolungati si sono levati per i rappresentanti del governo Di Maio, Salvini e Toninelli.

11.07 – Mit: “Entro 15 giorni notizie delle verifiche fatte” – Nella lettera inviata dal ministero dei Trasporti ad Autostrade si legge ancora che “alla luce degli specifici poteri e compiti ricadenti” su Autostrade ai sensi del Codice della Strada “nonché degli obblighi connessi alla gestione e manutenzione del corpo autostradale definiti dalla Convenzione di concessione, si richiede di inoltrare entro 15 giorni dalla data odierna, una dettagliata relazione nella quale sia fornita chiara evidenza di tutti gli adempimenti posti in essere per assicurare la funzionalità dell’infrastruttura in questione e prevenire lo specifico evento accaduto, con allegato ogni atto posto in essere al fine di garantire il mantenimento della funzionalità dell’infrastruttura e volto a prevenire il crollo poi in effetti verificatosi”.

11.05 – Luigi Di Maio e Matteo Salvini arrivano in Fiera –  I due vicepremier Luigi Di Maio e Matteo Salvini sono stati accolti da un applauso al loro arrivo ai funerali.

11.00 – Lettera del Mit ad Autostrade contesta grave inadempimento – “In relazione al crollo del ponte Morandi a Genova il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti avvia, in modo formale, la contestazione del gravissimo inadempimento” della società Autostrade “agli obblighi di manutenzione (ordinaria e straordinaria) e custodia, in oggettiva considerazione del collasso dell’infrastruttura, delle vittime accertate e degli ingenti danni riportati ai beni anche di soggetti terzi, senza considerare l’interruzione del sistema di viabilità e quindi la compromissione della funzionalità delle infrastrutture concesse”. È quanto si legge nella lettera inviata dal Mit alla società Autostrade in cui si annuncia l’avvio della procedure per la revoca della concessione dopo il disastro del ponte Morandi.

10.55 – Genoa e Sampdoria insieme ai funerali – I giocatori di Genoa e Sampdoria sono arrivati insieme ai funerali. Sono entrati nel padiglione della Fiera di Genova dove il cardinale Bagnasco officerà la cerimonia camminando vicini. Ci sono i presidenti Ferrero e Preziosi e gli allenatori Ballardini e Giampaolo. Le partite Sampdoria-Fiorentina e Milan-Genoa sono state rinviate per lutto. L’arrivo delle squadre è stato accolto da un lungo applauso.

10.50 – Vertici di Autostrade ai funerali – Ci saranno anche Giovanni Castellucci, Amministratore Delegato di Autostrade per l’Italia, e il presidente, Fabio Cerchiai, ai funerali di Stato a Genova.

10.47 – Toninelli: “Oggi giorno di dolore e riflessione” – “Oggi a Genova è il giorno del dolore, del raccoglimento, della riflessione, della vicinanza ai familiari delle vittime e dei dispersi, ai feriti, agli sfollati. Qui ci sono solo 18 bare, molti hanno scelto cerimonie in forma privata. Ma questa città è il simbolo di una sofferenza che percorre tutto il Paese. Sofferenza che ha sete di risposte. Di verità. Di giustizia”, scrive su Facebook il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Danilo Toninelli.

10.45 – La commozione di Mattarella – Sergio Mattarella si è commosso osservando i resti dell’auto trovata nelle ore scorse dai soccorritori sotto il ponte crollato a Genova sui cui viaggiava la famiglia Cecala, il papà Cristian, la mamma Dawna e la piccola Kristal di 9 anni.  jwplayer("jwp-sMvZQgMq").setup({ playlist: [{"mediaid":"sMvZQgMq","description":"","pubdate":1534584100,"tags":"mattarella,genova,cronaca,ponte morandi","image":"https:\/\/cdn.jwplayer.com\/thumbs\/sMvZQgMq-720.jpg","title":"Ponte Morandi, il presidente della Repubblica visita la zona rossa. La commozione di Mattarella davanti ai resti delle auto","variations":[],"sources":[{"type":"application\/vnd.apple.mpegurl","file":"https:\/\/cdn.jwplayer.com\/manifests\/sMvZQgMq.m3u8"},{"width":320,"height":180,"type":"video\/mp4","file":"https:\/\/cdn.jwplayer.com\/videos\/sMvZQgMq-2kLOQlpN.mp4","label":"180p"},{"width":480,"height":270,"type":"video\/mp4","file":"https:\/\/cdn.jwplayer.com\/videos\/sMvZQgMq-mgX5kRUd.mp4","label":"270p"},{"width":720,"height":406,"type":"video\/mp4","file":"https:\/\/cdn.jwplayer.com\/videos\/sMvZQgMq-DGOVPaTh.mp4","label":"406p"},{"width":1280,"height":720,"type":"video\/mp4","file":"https:\/\/cdn.jwplayer.com\/videos\/sMvZQgMq-00rmffRE.mp4","label":"720p"},{"type":"audio\/mp4","file":"https:\/\/cdn.jwplayer.com\/videos\/sMvZQgMq-jz9FGUIN.m4a","label":"AAC Audio"}],"tracks":[{"kind":"thumbnails","file":"https:\/\/cdn.jwplayer.com\/strips\/sMvZQgMq-120.vtt"}],"link":"https:\/\/cdn.jwplayer.com\/previews\/sMvZQgMq","duration":303}] });

10.44 – Settimana prossima informativa di Toninelli alle Camere – Secondo quanto si apprende da fonti di Palazzo Madama, la prossima settimana saranno convocate le competenti Commissioni parlamentari di Senato e Camera per l’informativa urgente del Ministro delle Infrastrutture e Trasporti Danilo Toninelli.

10.40 – Sirene del porto rendono omaggio alle vittime – Le sirene del porto saluteranno l’inizio delle esequie di Stato per le vittime del crollo del ponte Morandi, a Genova. Sulle bare, allineate davanti all’altare, mazzi di rose bianche e i cartellini con i nomi delle vittime. Più indietro, tra il pubblico, c’è anche una delegazione di parenti della strage di Viareggio.

10.35 – Arriva il capo della polizia Gabrielli – Alla Fiera di Genova è arrivato anche il capo della polizia Franco Gabrielli.

10.25 – Trovato un altro corpo sotto le macerie – In mattinata i soccorritori hanno individuato un altro corpo sotto i detriti. Non è ancora stato identificato ma potrebbe trattarsi di Mirko Vicini, l’unica persona che risulta ancora dispersa.

10.20 – Rimane un solo disperso – L’unica persona ad essere ancora dispersa è Mirko Vicini, il genovese operaio di Amiu, la municipalizzata dei rifiuti, che era nel capannone dell’azienda investito dal crollo di ponte Morandi. Albert, il cittadino tedesco che mancava ancora all’appello è vivo e sta bene: questa mattina ha telefonato in prefettura attraverso il numero dedicato rassicurando gli addetti dell’unità di crisi.

10.15 – Mattarella nell’area del disastro –  Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha raggiunto il cantiere dei vigili del fuoco sotto ponte Morandi, dove proseguono le attività di ricerca dei dispersi e della messa in sicurezza dell’area, e ha incontrato i soccorritori impegnati nelle ricerche.

10.10 – Alle 16.00 conferenza stampa Autostrade – Fabio Cerchiai, presidente di Autostrade per l’Italia e Giovanni Castellucci, a.d. della società, terranno alle 16.00 a Genova una conferenza stampa per “rinnovare personalmente il loro cordoglio per le vittime e la profonda vicinanza nei confronti dei familiari e dell’intera comunità genovese, gravemente ferita dalla tragedia del viadotto Polcevera”. I vertici “illustreranno tutte le iniziative discusse con il Comune di Genova e la Regione Liguria in questi giorni di intenso lavoro comune a supporto delle famiglie delle vittime e dei dispersi, gli aiuti concreti nei confronti degli sfollati, le attività a supporto della viabilità e della mobilità dei genovesi”.

10.05 – I soccorritori arrivano in Fiera – Sono stati accolti dal un lungo applauso i soccorritori che hanno lavorato senza sosta in questi giorni sul luogo del crollo del ponte Morandi. Hanno percorso la parte sottostante l’altare in omaggio alle vittime del disastro, accolti dai familiari e dai presenti con lunghi minuti di applausi e commozione. I vigili del fuoco, i cinofili e gli Usar hanno salutato una per una le bare facendosi il segno della croce.

10.00 – Mattarella arriva a Genova – Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella è arrivato a Genova. L’aereo presidenziale è atterrato all’aeroporto Colombo. Il capo dello Stato farà un sopralluogo sul luogo del disastro, poi visiterà i feriti e i loro familiari, in forma privata e poi parteciperà ai funerali di Stato che saranno celebrati per 19 morti alla Fiera.

09.30 – Conferenza informale dei capigruppo a Montecitorio – Al termine dei funerali di Stato, si svolgerà una conferenza informale dei capigruppo di Montecitorio convocata dal presidente della Camera Roberto Fico. Il governo tira dritto sulla questione della revoca delle concessioni ad Autostrade per l’Italia: venerdì, tramite la Direzione del Ministero delle Infrastrutture, è stata notificata ad Autostrade la lettera di contestazione che avvia la procedura di disdetta della concessione.

9.00 – Aperta la camera ardente in Fiera – Stanno cominciando ad affluire all’interno del padiglione decine di familiari, amici, parenti e poi semplici genovesi che prenderanno parte alla funzione in un abbraccio collettivo dalla città ai testimoni e protagonisti del disastro di martedì scorso. Alle 11 in punto suoneranno le sirene del porto, oggi fermo in segno di lutto, per testimoniare la vicinanza alle famiglie colpite e alla città.

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Privatizzazione, quando e come è iniziata la (s)vendita del patrimonio pubblico

5 ur 52 min ago

All’indomani della svalutazione del 1992 iniziano i nuovi saldi del patrimonio pubblico. Multinazionali angloamericane, ma anche francesi, arrivano in Italia per “fare shopping”: vanno in cerca di società, specialmente agroalimentari e di meccanica di precisione. Italgel, per esempio, viene aggiudicata alla Nestlè a 680 miliardi di lire contro una valutazione di 750. Ma anche i giganti italiani guadagnano dallo smembramento del patrimonio nazionale: il gruppo Benetton si aggiudica per 470 miliardi GS Autogrill che poi rivende ai francesi di Carrefour GS per 10 volte tanto. Poi fagocita la rete autostradale usando la leva finanziaria, si indebita per acquistarla e poi scarica il debito sulle autostrade, naturalmente si guarda bene dal vendere l’impresa perché genera proficui profitti, specialmente mantenendo la manutenzione a livelli bassissimi.

Vengono privatizzate totalmente Telecom, parzialmente Enel ed Eni. Molte di queste aziende, fino ad allora considerate all’estero concorrenti temibili, subito dopo l’acquisizione vengono smembrate o comunque messe in condizione di non nuocere. Dal 1992 al 2002 il Tesoro ha “effettuato direttamente operazioni di privatizzazione per un controvalore di circa 66,6 miliardi di euro. A questa cifra vanno però aggiunte le privatizzazioni gestite dall’Iri (sempre sotto il coordinamento del Tesoro), per un controvalore di circa 56,4 miliardi di euro, le dismissioni realizzate dall’Eni (5,4 miliardi di euro) e la liquidazione dell’Efim (440 milioni di euro). Si tratta di cifre molto consistenti, da cui è facile intuire il valore e l’importanza dei beni venduti, o per meglio dire “svenduti“.

Per capire quanto valgono questi stessi beni che non ci appartengono più possiamo comparare gli incassi delle privatizzazioni con i valori attuali. Nel 1992 la cessione del 58% del Credito Italiano produce ricavi lordi per 930 milioni di euro, nel 2002 Unicredito Italiano capitalizza 26.593 milioni di euro. Tra il 1994 e il 1996 la cessione del 36,5% dell’Imi rese 1125 milioni di
euro, le successive tre tranche, pari al 19% e al 6,9%, rispettivamente 619 e 258 milioni di euro, nel 2002 Imi-Sanpaolo capitalizza 16.941 milioni di euro. Un caso a parte è poi rappresentato dal Banco di Napoli: quel 60% che lo Stato vende alla Bnl per 32 milioni di euro (una volta ripulito delle perdite e dei crediti inesigibili con 6200 milioni di euro di denaro pubblico), è rivenduto dalla Bnl, a distanza di pochi anni, per 1000 milioni di euro. È anche vero che la BNL lo ha risanato completamente, ma la differenza tra i due valori è enorme.

In ogni caso perché questo risanamento non poteva avvenire per mano dello Stato? Perché chi lo dirigeva non era all’altezza? Non è così, e ce ne accorgeremo più avanti. Alle cifre di vendita da parte del Tesoro vanno aggiunte le commissioni per i collocatori di borsa, banche che compongono il sindacato di collocamento e altri consulenti, così come le spese di registrazione e listing sui mercati azionari, spese per adempimenti Consob, Sec eccetera. Questi costi nel corso degli anni sono diminuiti ma si aggirano comunque tra il 2% e il 3% dell’ammontare totale del ricavato. Una fetta consistente di questo denaro, circa l’1%, l’hanno poi incassata le maggiori investment bank anglosassoni, come J.P. Morgan, Goldman Sachs, Morgan Stanley, Credit SuisseFirst Boston, Merrill Lynch e così via, per la loro attività di consulenza. Il tutto senza ovviamente rischiare in proprio neanche un dollaro. E senza dover neppure sostenere una gara pubblica per l’affidamento dell’incarico.

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La seconda fase del processo di privatizzazione riguarda invece le banche di diritto pubblico, e include la privatizzazione de facto della Banca d’Italia, i cui azionisti fino ad allora erano banche italiane di diritto pubblico. Dal 1992 la proprietà passa nelle mani di privati spesso addirittura esteri, che hanno rilevato quote sostanziose delle banche italiane come Bnp Paribas, Crédit AgricoleBanco Bilbao, Allianz eccetera. Il tutto in palese violazione dell’articolo 3 del vecchio statuto, sostituito soltanto nel 2006. Le conseguenze più importanti di questa decisione riguardano la creazione di moneta, che dalle mani dello Stato – cioè noi cittadini – passa a quelle di soggetti esteri.

A questi ultimi viene virtualmente ceduta una fetta della nostra sovranità nazionale. Chi produce il denaro è una casta di banchieri, anche stranieri, che ce lo presta a un tasso d’interesse variabile, a seconda della fiducia che il mercato ripone nei nostri confronti. E questo denaro viene creato dal nulla. Non c’è qualcosa di assurdo nel fatto che questa situazione sia considerata migliore e più moderna del vecchio modello dove Tesoro e Bankitalia appartenevano allo Stato? Com’è possibile che ci si fidi più di forze commerciali di mercato straniere che del nostro governo?

Completate le privatizzazioni comincia il gioco delle sedie: alcuni personaggi chiave lasciano il settore pubblico e vanno a lavorare per le grandi banche che hanno guidato la vendita del patrimonio nazionale sul mercato. Mario Draghi diventa vicepresidente della Goldman Sachs e Vittorio Grilli – ai tempi vicedirettore generale del Tesoro con delega alle privatizzazioni, viene assunto al Credit Suisse. Ma se costoro erano tanto bravi da essere chiamati dalle più grandi banche d’affari mondiali “i maghi della ristrutturazione delle imprese pubbliche”, allora perché non si sono rimboccati le maniche e queste metamorfosi le hanno fatte in casa, con gli stipendi dello Stato?

Dal libro Democrazia vendesi. Dalla crisi economica alla politica delle schede bianche (Rizzoli, 2014)

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Ponte Morandi, nel giorno dei funerali catena umana in spiaggia in memoria delle vittime

6 ur 6 min ago

Alle 11.30 le campane delle chiese di Genova hanno iniziato a suonare a morto in concomitanza con la celebrazione dei funerali delle vittime del crollo del ponte Morandi nel padiglione Nouvelle della Fiera. Anche le chiese del quartiere Campi, vicino al viadotto distrutto hanno suonato richiamando l’attenzione della popolazione. Inoltre in tutta la città la partecipazione alle esequie e al dolore collettivo per quanto accaduto è testimoniata dalla chiusura degli esercizi commerciali per la durata dei funerali. In spiaggia minuti di silenzio e una catena umana in memoria delle vittime

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Autostrade affronta Genova: “Scuse perché percepiti lontani, ma non ci sono condizioni per assunzione responsabilità”

6 ur 15 min ago

“Non siamo stati capaci di far sentire la nostra vicinanza alla città. Mi scuso profondamente”. Autostrade per l’Italia affronta Genova e manda avanti l’amministratore delegato Giovanni Castellucci accompagnato dal presidente Fabio Cerchiai. Quattro giorni dopo la strage del Ponte Morandi, i vertici della società controllata dalla famiglia Benetton hanno presenziato ai funerali di Stato di 19 delle 42 vittime e, poche ore più tardi, hanno incontrato la stampa in un hotel del centro di Genova. La conferenza stampa, come nelle attese era funzionale a “rinnovare personalmente il cordoglio” di presidente e amministratore delegato “per le vittime e la profonda vicinanza nei confronti dei familiari e dell’intera comunità genovese, gravemente ferita dalla tragedia del viadotto Polcevera”. Autostrade “non è riuscita a far percepire” la propria vicinanza nel dramma del ponte di Genova e di questo “mi scuso”, ha detto Castellucci. “Ma noi eravamo qui tra voi a lavorare ed è colpa nostra se non ci siamo riusciti”, ha aggiunto, sottolineando a proposito della tempistica adottata per la comunicazione, che è stata data la precedenza all’emergenza: “non era nostra intenzione urtare la suscettibilità di nessuno, se l’abbiamo fatto ce ne scusiamo”.

I due manager, poi, hanno illustrato “tutte le iniziative discusse con il Comune di Genova e la Regione Liguria in questi giorni di intenso lavoro comune a supporto delle famiglie delle vittime e dei dispersi, gli aiuti concreti nei confronti degli sfollati, le attività a supporto della viabilità e della mobilità dei genovesi”. La prima azione “è per le famiglie delle vittime. Abbiamo stanziato un fondo per le esigenze immediate che affineremo con il Comune e che verrà gestito dal Comune“: facendo “la somma sarà mezzo miliardo“. Il primo impegno, invece è “ripristinare il prima possibile la viabilità e ricostruire il ponte sul Polcevera – ha proseguito l’ingegnere – Abbiamo un progetto che ci permette in otto mesi, tra demolizione e ricostruzione di avere un nuovo ponte in acciaio”.   Autostrade costruirà “in accordo con il Comune, la nuova viabilità interna alle aree Ilva per alleggerire il traffico pesante dalla città. Cominceremo da lunedì prossimo. È un modo per ricucire la viabilità cittadina”. Mentre per potere costruire il ponte “in sicurezza sarà stanziato un fondo per dare indennizzi a tutti coloro che saranno costretti a lasciare le case“, ha aggiunto Castellucci per il quale “parlare di numeri rischia di essere arido. È più rilevante l’aspetto tecnico. Sui tempi di ricostruzione siamo al lavoro il conto dei costi non è una priorità. Sono molto importanti ma non è elemento fondamentale”. Gli stanziamenti saranno di “svariati milioni di euro per le famiglie, svariate decine di milioni per le demolizioni e le ricostruzioni, ma valuteremo con la Regione gli aggiustamenti”.

“Altri temi, come il rapporto tra noi e governo, li tratteremo un’altra volta”, ha detto poi il manager rifiutandosi più volte di entrare nel tema della concessione dopo che, nelle ultime ore si sono susseguite indiscrezioni di stampa sui nomi dei prestigiosi studi legali assoldati da Ponzano Veneto. Dallo Studio Severino a Gianni, Origoni, Grippo, Cappelli & partners.  “Non ho molto da aggiungere rispetto a quanto detto a caldo martedì. Tutte le relazioni di cui sono a conoscenza davano uno stato di salute buono“, è stata l’unica dichiarazione nel merito del manager che nega di aver mai ricevuto le relazioni e le analisi in senso opposto che sono state rese note dalla stampa in questi giorni: “dubbi sullo stato di manutenzione del ponte mi dicono che erano stati superati. Ma verificheremo”, ha detto. Quindi nessuna assunzione di colpa – “non riteniamo che ci siano le condizioni per un’assunzione di responsabilità per il crollo che devono ancora essere accertate” – ma solo “compassione, vicinanza” e profonde scuse per il tipo di comunicazione che è stato dato. In ogni caso, lo stato di salute del viadotto “sarà oggetto di verifiche, di analisi della magistratura e di perizie e sarà prima priorità. Collaboreremo con la magistratura per arrivare alla verità sul disastro”, garantisce il manager.

Che pure si è spinto a dichiarare che “sulla base delle analisi fatte da strutture tecniche e progettisti, i ponti della nostra rete sono sicuri. Ho chiesto a tutti di rifare una analisi critica di tutte le relazioni perché un eccesso di cautela forse è il momento di giusto di spenderla”. Quanto ai lavori sul Morandi decisi la scorsa primavera “non erano con una procedura d’urgenza ma ristretta. Perché le imprese che potevano partecipare a un intervento così complesso dovevano essere selezionate. Riguardava anche l’altro pilone non danneggiato. Era per allungare il tempo della vita utile del ponte”.

L’incontro con la stampa è arrivato dopo le polemiche sui comunicati intempestivi di Ponzano Veneto, nonché sulle dichiarazioni a caldo dell’amministratore delegato Giovanni Castellucci (pure confermate dall’interessato anche a freddo) e, più in generale, sui rapporti tra la famiglia veneta e la stampa. A proposito dei quali molti osservatori non hanno potuto non notare lo storico legame tra il gruppo delle autostrade e l’ex amministratore delegato del gruppo Espresso, Monica Mondardini: l’attuale vicepresidente di Gedi, editore tra gli altri di Repubblica, La Stampa e Il Secolo XIX fino al 2017, anno in cui ha passato il testimone all’ex presidente dell’Antitrust Antonio Catricalà, è stata presidente degli Aeroporti di Roma ed è tuttora consigliere indipendente di Atlantia, la holding che controlla Autostrade.

Intanto il governo, per bocca del vicepremier Luigi Di Maio, fa sapere che l’unica strada che il governo seguirà è quella di andare avanti con la procedura di revoca, che pure avrà tempi e costi rilevanti, come ben sa anche l’esecutivo che per ora non ha potuto far altro che iniziare a mettere in mora Autostrade per l’Italia. “Le loro scuse servono a poco e non vi è modo di alleviare le sofferenze di una città distrutta dal dolore”, ha scritto il leader pentastellato su Facebook, commentando le dichiarazioni di Castellucci. “Abbiamo fatto una promessa ai familiari delle vittime e a tutti i cittadini rimasti coinvolti nella tragedia di Genova e la onoreremo andando fino in fondo”, ha detto per poi concludere: “Sia ben chiaro: lo Stato non accetta elemosine da Autostrade. Pretendiamo risarcimenti credibili e non vi sarà alcun baratto”.  Mentre la famiglia Benetton ha diramato una nota per ribadire il proprio cordoglio: “In questo giorno di lutto, il nostro pensiero è rivolto a ogni persona che abbia conosciuto e amato coloro che oggi non ci sono più in seguito alla tragedia di Genova”, si legge nel documento. “Con rispetto – prosegue la lettera – vogliamo esprimere il nostro profondo dolore e manifestare la nostra concreta vicinanza a chiunque sia stato colpito dai terribili eventi del 14 agosto”.

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Tesla, Elon Musk in lacrime rivela: “Quest’anno è stato il più difficile e doloroso della mia carriera”

6 ur 25 min ago

Per due decenni Elon Musk è stato uno degli imprenditori della Silicon Valley più ambiziosi e impertinenti, uno spavaldo pioniere dell’hi-tech incurante delle critiche. Ha una compagnia di razzi spaziali, vuole portare Internet fuori dalla Terra e salvare l’umanità dall’estinzione spedendola su Marte (per incominciare ha lanciato in orbita una delle sue auto). Ma ora, a 47 anni, confessa in una intervista al New York Times di essere “esaurito” da un superlavoro che lo porta a trascurare famiglia e amici, costringendolo ad assumere sonniferi per dormire. “Quest’anno è stato il più difficile e doloroso della mia carriera. È stato atroce”, sottolinea, riferendo di avere amici “che sono davvero preoccupati” per il suo stato di salute.

E come se non bastasse, su di lui incombono anche due inchieste della Sec (la Consob americana): l’ultima sul controverso tweet del 7 agosto per il delisting della società, quella precedente – svelata dal Wall Street Journal– per accertare se la società ha fuorviato gli investitori sui problemi di produzione della sua auto elettrica Model 3, di cui nel secondo semestre 2017 sono state realizzati solo 2700 esemplari, contro i 200 mila previsti.

Dal 2011, racconta Musk in lacrime al Nyt, si è fermato solo una settimana, ricoverato a letto con la malaria, mentre recentemente ha lavorato 120 ore a settimana e tutte le 24 ore del suo ultimo compleanno, rischiando di mancare anche alle nozze di suo fratello. E se “il peggio è passato da un punto di vista operativo alla Tesla, dal punto di vista della sofferenza personale il peggio deve ancora arrivare“, prosegue.

Il tweet che ha terremotato Wall Street è l’ultimo di una serie di campanelli d’allarme. Ultimamente Musk se l’è presa con i venditori allo scoperto – quelli che scommettono che le azioni Tesla perderanno valore – poi con le domande “stupide e noiose” degli analisti, infine con uno speleologo che ha salvato i giovani calciatori nella grotta tailandese definendolo “pedofilo”. Ma lui quel cinguettio lo difende come un “tentativo di trasparenza” e racconta di averlo scritto mentre si recava all’aeroporto, senza informare nessuno e senza aver fatto uso di ‘erba’“, anche se alcuni membri del board – secondo il Nyt – sarebbero al corrente che ha usato occasionalmente “stupefacenti ricreativi”. Nessun rimorso (“perchè dovrei?”) e nessuna intenzione di astenersi dall’uso del social media, anche se ora dovrà renderne conto alla Sec, forse già la prossima settimana. Musk afferma anche di non avere alcun progetto di lasciare il suo doppio ruolo di presidente e chief executive di Tesla, smentendo che sia in corso la ricerca di un numero 2 da affiancargli per alleggerirlo dalle responsabilità e dicendosi pronto a cedere le redini se “c’è qualcun altro che può fare meglio questo lavoro”.

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Migranti, nave Guardia costiera italiana da tre giorni attende porto per attraccare: a bordo 177 persone

6 ur 28 min ago

La nave Diciotti della Guardia costiera italiana aspetta al largo di Lampedusa con 177 migranti a bordo di avere l’autorizzazione di attraccare in un porto. Un’attesa che va avanti da tre giorni: il ministro dell’Interno Matteo Salvini chiede che sia Malta ad accogliere gli stranieri salvati dal naufragio in mare, ma La Vallette ha già fatto sapere di non essere disponibile. Un caso simile, che aveva coinvolto proprio la nave Diciotti, era avvenuto un mese fa: in quell’occasione intervenne Sergio Mattarella chiedendo che fosse dato il via libera allo sbarco in Italia e così avvenne. In serata, fonti del governo hanno fatto sapere che il ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi ha iniziato ad attivarsi per chiedere aiuto ai Paesi dell’Unione europea. I migranti e l’equipaggio sono in sicurezza e costantemente monitorati.

I migranti soccorsi erano all’inizio 190, ma 13 di loro, tra cui alcuni bambini e una donna che avrebbe subito violenze in Libia, sono stati trasferiti nel poliambulatorio di Lampedusa perché bisognose di cure. Tra i 177 rimasti a bordo, ci sarebbero 11 donne e alcuni minori. I bambini più piccoli sarebbero invece stati tutti trasferiti. Ieri sera sulla vicenda è intervenuto anche il Garante nazionale delle persone detenute e private della libertà, Mauro Palma, che ha chiesto informazioni urgenti sul caso.

Intanto il titolare del Viminale su Twitter e Facebook ha diffuso una foto di un gommone stipato di migranti, in cui mette in evidenza l’uomo posizionato vicino al motore: “Immagini esclusive di un gommone con 70 immigrati, scafista alla guida e motore potente, in acque maltesi. Qualcuno si degnerà di intervenire o li manderanno ancora una volta in direzione Italia???”.

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Meghan Markle ha lo stesso hobby di Lady Diana: ecco qual’è

6 ur 50 min ago

Da quando è diventata a tutti gli effetti un membro della famiglia reale britannica, Meghan Markle è stata spesso oggetti di confronti e paragoni, soprattutto con la cognata Kate Middleton. Ma la neo duchessa del Sussex ha in realtà molto in comune anche con la principessa Diana, la defunta madre di suo marito Harry. Meghan, con il suo passato da “commoner”, da cittadina comune (neanche di origini borghesi come la cognata Kate), la sua eleganza e i suoi modi di fare sempre spontanei, ha ricordato fin da subito ai sudditi di Sua Maestà Lady D., l’amatissima “principessa del popolo”. Entrambe belle, decise e influenti: anche il principe Harry ha detto che sarebbero andate molto d’accordo. E il tabloid britannico Mirror ha rivelato un’altro particolare che avvicina ancora di più Meghan e Diana: le due donne condividono lo stesso hobby. Un passatempo davvero particolare. 

Prima di fidanzarsi ufficialmente con Harry infatti, Meghan teneva un blog di lifestyle, The Tig, e proprio in uno dei suoi ultimi post (prima di chiuderlo definitivamente) ha rivelato di avere una passione per le lettere scritte amano. “Tra le cose che amo (il porsche speedster del ’62 di Dylan McKay di Beverly Hills 90210, le pin-up di Alberto Vargas, i film di Busby Berkeley, o cuocere sulla carbonella)” scriveva l’ex star di Suits, “quella che vince su tutto è la passione per i biglietti scritti a mano, da comporre o da ricevere”. Proprio come Diana: anche l’ex moglie di Carlo D’Inghilterra amava infatti scrivere a mano bellissimi biglietti di ringraziamento. Lo faceva senza fretta, dosando bene le parole.

La duchessa del Sussex si è poi detta immune alle mail. “Conosco il nome del mio postino”, diceva quando ancora viveva a Los Angeles e non a Kensington Palace, “quando arriva la posta (di solito solo volantini) corro verso la porta e spero ogni giorno di trovare una lettera. In modo da poter sentire la carta, recitare le parole, assaporare i pensieri di qualcuno”.

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Ilary Blasy verso l’addio a Le Iene: al suo posto Melissa Satta. E con lei lascia anche Teo Mammucari

7 ur 20 min ago

A poco meno di un mese dal ritorno in onda, Le Iene potrebbe perdere due conduttori simbolo del programma di Italia 1. Secondo Dagospia infatti, nei corridoi di Mediaset ci sarebbero voci sempre più insistenti sull’addio di Ilary Blasi e Teo Mammucari. La moglie di Francesco Totti è tutta assorbita dal Grande Fratello Vip, in partenza il prossimo 24 settembre, mentre Mammucari si prepara a diventare giurato a Tu si que vales. Nelle scorse settimane, in un’intervista al settimanale Chi, aveva lasciato intendere che la sua presenza non fosse certa: “Al momento è tutto in divenire, sarà un settembre molto caldo“.

La signora Totti aveva debuttato al timone dello show di Davide Parenti il 10 gennaio 2007 al fianco di Luca e Paolo, mentre Mammucari aveva iniziato a collaborare con la trasmissione come inviato già nel 1999 per approdare poi alla conduzione. E per quanto riguarda la conduttrice, si fa già il nome di Melissa Satta come possibile sostituta alla guida del programma. La showgirl ha già ufficializzato il suo addio a Tiki Taka, dicendo di essere pronta per nuove sfide. Chissà che tra queste ci siano anche Le Iene. Confermata, invece, Nadia Toffa, che qualche giorno fa ha scritto su Instagram: “Ci vediamo a settembre con le dirette delle Iene, ora inizio le vacanze”.

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Firenze, al presidio dei lavoratori dell’ex Pirelli Bekaert di Figline Valdarno arriva anche Sting e canta con gli operai

7 ur 22 min ago

Visita eccellente questa mattina davanti ai cancelli della Bekaert a Figline Valdarno (Firenze) dove gli operai sono in presidio permanente dopo l’annuncio della chiusura dello stabilimento e il conseguente licenziamento dei 318 lavoratori: intorno alle 11, chitarra in spalla, è arrivato Sting, figlinese d’adozione perché da anni possiede in zona una tenuta. Il cantante inglese ha ascoltato le storie degli operai e si è intrattenuto con loro cantando alcune delle sue hit più famose, insieme alla moglie Trudie. Quest’ultima e Sting, infine, hanno indossato la maglietta ‘Io sto con i lavoratori Bekaert’, realizzata per raccogliere fondi per le iniziative di lotta degli operai.

Il video dell’esibizione è stato postato sulla pagina facebook di Potere al Popolo: “Il cantante si è messo a disposizione della lotta degli operai che da giorni presidiano la fabbrica per impedirne la chiusura e le centinaia di licenziamenti, ha cantato per loro e con loro, portando il suo contributo e la sua solidarietà. Insomma, una brava persona che usa i doni che ha per fare un po’ di bene. Una cosa che dovrebbe essere normale ma che nell’Italia della retorica “anti-ideologica” e de “la politica fa schifo” sembra un miracolo. Speriamo faccia riflettere la musica italiana che vive il suo momento più cupo, divisa fra “grandi” artisti pavidi e conformisti e giovani emergenti che parlano di stronzate e vogliono solo denaro”.

 

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I furbetti del cartellino e lo Stato di rovescio

7 ur 44 min ago

Dopo una settimana trascorsa, purtroppo, a passare in rassegna norme e cavilli, regole e eccezioni, il rispetto e l’oltraggio, la fine e il principio dello Stato di diritto, abbiamo finalmente la possibilità di occuparci dello Stato di rovescio. I fatti sono imparagonabili con la tragedia di Genova ma utili ugualmente a capire di che pasta è fatta l’Italia e, per proprietà transitiva, chi la abita.

Da aprile a maggio del 2011 i finanzieri indagano l’enorme emorragia di funzionari del comune di Reggio Calabria a metà mattinata. Un fuggi fuggi verso bar e boutique, strade e edicole, parchi e casali della bellissima città calabrese. Per un mese scattano foto, filmano, descrivono, accertano e infine denunciano gli impiegati facenti parte di quella classe di sfruttati che prende il nome di “furbetti del cartellino”. Diciassette in manette, settantotto a piede libero. Praticamente tutto il Municipio!

I fatti accertati e all’apparenza incontestabili devono però essere validati ed eventualmente sanzionati da un tribunale, perché siamo un Paese civile. Anzi: uno Stato di diritto.

Sicché due anni dopo, anno 2013, il Pubblico ministero chiede il rinvio a giudizio. Il tempo è danaro, ma anche la fatica è immensa, cosicché solo l’anno successivo, 4 dicembre 2014, si celebra l’udienza preliminare davanti al Gup e agli albori del quarto anno (marzo 2015) si firma il decreto che fissa il giudizio per i fatti e le indagini compiute nel 2011.

Il tempo è denaro, e l’abbiamo capito, ma purtroppo i tribunali sono intasati, la fatica resta immensa e un rinvio dopo l’altro sposta il giudizio al 2016, poi al 2017, infine a quest’anno.

In tempo forse per giungere, incrociando le dita, alla prescrizione. Cioè all’assoluzione.

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Gino Paoli organizza un concerto per Genova: “Raccogliere soldi serve sempre. Più fatti, meno parole”

7 ur 46 min ago

Le polemiche non servono a nulla“, dopo “tutta la passione che si è scatenata, ci si dimenticherà di tutto” e “per questo sto pensando che bisognerà fare qualcosa”. Il cantautore Gino Paoli, genovese, intervistato dal Messaggero, vuole organizzare un concerto, “come quello che feci dopo l’alluvione di quattro anni fa. Vennero tutti, Renato Zero, Renzo Arbore, Ornella Vanoni. Se chiamassi di nuovo, penso che succederebbe la stessa cosa. Raccogliere soldi, in questi casi, serve sempre: penso agli sfollati. Ma non lo farei subito. Meglio fra sei mesi, così servirà a risvegliare le coscienze quando si saranno addormentate, dimenticando tutto”.

Più fatti, meno parole – dice -. Da noi comanda sempre il concetto del piove, governo ladro. Qualcuno deve avere la colpa con cui prendersela e si cerca il capro espiatorio. Bisognerà, invece, ripensare rapidamente all’idea della Gronda, la città così resta spezzata in due e per la circolazione è un vero casino, perché c’è solo una strada alternativa”. Paoli non esclude “che all’origine del disastro ci possa essere stato un fulmine. Gira su internet un filmato di una persona che stava riprendendo il temporale, al momento del crollo si vedono distintamente due lampi. Potrebbero aver colpito le parti in metallo, aggravando la situazione”, ma “tutti sappiano che ogni opera ha un tempo oltre il quale non regge più. E che la manutenzione non si può affidare ai privati”.

Paoli è intervistato anche da La Stampa: “Vedo i miei concittadini molto solidali. Davanti a una sciagura, la genovesità fa miracoli“, “credo che il crollo del Morandi darà una spinta definitiva”, “non sono del mio segno politico, ma sindaco e presidente della Regione stanno facendo bene”.

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Ponte Morandi, i vigili del fuoco del nucleo Saf lavorano alla messa in sicurezza del viadotto. Il video dal drone

7 ur 48 min ago

Sono terribili e spettacolari le immagini diffuse dai vigili del fuoco dal luogo della tragedia. Gli uomini del nucleo Saf sono sulla parte del viadotto rimasta in piedi per cercare di mettere in sicurezza l’area per evitare la caduta di calcinacci e oggetti. Le riprese sono state effettuate da un drone

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Autostrade, ora il governo rinazionalizzi l’intera rete

7 ur 52 min ago

*con la collaborazione di Giuseppe Palma

Stamattina a Genova ci sono stati i funerali di Stato per le vittime causate dal crollo del Ponte Morandi sulla A10. È il momento del lutto, di un nuovo grande lutto per Genova e per tutto il Paese. Le responsabilità sono molteplici: austerità legata ai vincoli europei, inattività del governo Renzi al cospetto delle interrogazioni parlamentari del senatore Maurizio Rossi e un concessionario privato negligente. Autostrade per l’Italia SpA, che insieme alle sue società controllate ha in concessione circa l’80% della rete autostradale italiana, è una società del Gruppo Atlantia, famiglia Benetton. Tanto profitto e scarsa o inadeguata manutenzione causano insicurezza e morte, ma allo stesso tempo riempiono le tasche del gestore privato.

La tragedia di Genova ha dimostrato dunque che non è vera la vulgata che più privato equivale a più efficienza. Oggi stesso dovrebbe tenersi proprio a Genova un consiglio dei ministri straordinario. Che fare ? Il vicepremier e ministro dello Sviluppo economico Luigi Di Maio è stato chiaro: “La nostra intenzione è revocare le concessioni ad Autostrade per l’Italia. Ci sono 40 morti. C’è una volontà politica chiara del governo di revocare le concessioni. Stiamo parlando di gravi inadempienze”. Gli ha fatto eco l’altro vicepremier e ministro dell’Interno, Matteo Salvini: “In Consiglio dei ministri è stato approvato l’avvio dell’iter per il ritiro della concessione”, confermando – per la verità dopo qualche iniziale tentennamento – la condivisione di questa scelta.

Giusta la linea indicata sin dall’inizio da Di Maio. La procedura di revoca della concessione richiede certo i suoi tempi, anche perché il governo deve prima acquisire i pareri di alcuni dei soggetti coinvolti. Ma la “revoca” è legittima perché fondata su uno dei principi cardine del codice civile, vale a dire la risoluzione unilaterale del contratto per grave inadempimento dell’altra parte, senza che venga applicata alcuna penale a carico dello Stato in quanto il recesso risulta giustificato da gravi motivi attinenti al mancato rispetto da parte di Autostrade per l’Italia SpA di un obbligo contrattuale cosiddetto “di fare”, nel caso di specie la manutenzione e la messa in sicurezza delle strutture di viabilità. Chi oggi invoca la penale da 20 miliardi non sa di cosa parla. In Tribunale o davanti a qualsiasi organismo arbitrale lo Stato avrebbe tutte le carte in regola per dimostrare il grave inadempimento di Autostrade per l’Italia SpA.

Chiarito questo aspetto, occorrerà a mio avviso prendere una decisione politica “sovrana” di forte impatto, che faccia capire che questo è veramente il “governo del cambiamento”. Ri-nazionalizzare l’intera rete autostradale quale servizio pubblico strategico per gli interessi generali e l’economia nazionale. Lo Stato deve tornare a fare lo Stato in tutti quei settori che sono strategici per l’interesse nazionale.

Per giungere a questo bisogna però comprendere prima come siamo arrivati alle privatizzazioni selvagge. Agli inizi degli anni Novanta il nostro rapporto debito pubblico/Pil era intorno al 120%, causa non le politiche clientelistiche degli anni Ottanta (come vi raccontano i giornaloni) bensì lo scellerato divorzio Tesoro-Bankitalia avvenuto nel 1981 deciso da Beniamino Andreatta e Carlo Azeglio Ciampi, rispettivamente all’epoca ministro del Tesoro e governatore di Bankitalia. In dieci anni il debito pubblico schizzò alle stelle causa gli interessi ma per poter entrare a far parte dell’eurozona occorreva abbattere il rapporto debito pubblico/Pil. Ed ecco la trovata delle privatizzazioni, avviate dal primo governo Prodi (1996-1998) e – per quanto riguarda le autostrade – completate nel 1999 dal governo D’Alema (1998-2000). Il rapporto debito pubblico/Pil scese intorno al 100% e così avevamo fatto bene i compiti per entrare nell’euro. All’inizio tutti felici e contenti. Poi nei decenni ci siamo accorti che la moneta comune era una truffa e talvolta piangendo i morti come in questi giorni, che non esiste privato che faccia gli interessi generali, anche perché i prezzi delle tariffe sono aumentati (e di molto) mentre la sicurezza e la manutenzione non sono state garantite.

Rispetto agli anni Novanta la storia d’Italia e del mondo intero è però cambiata. La globalizzazione sfrenata ha avuto una forte battuta d’arresto e i popoli hanno deciso di “ritornare” a difendere gli Stati nazionali. “Corsi e ricorsi” storici avrebbe detto Giambattista Vico e allora si abbia il coraggio di “ritornare” alle autostrade pubbliche. La Costituzione lo consente all’articolo 43: “Ai fini di utilità generale la legge può riservare originariamente o trasferire, mediante espropriazione e salvo indennizzo, allo Stato, ad enti pubblici o a comunità di lavoratori o di utenti determinate imprese o categorie di imprese, che si riferiscano a servizi pubblici essenziali o a fonti di energia o a situazioni di monopolio ed abbiano carattere di preminente interesse generale”.

Nel “contratto di governo” M5s-Lega c’è l’obiettivo specifico di ripristinare la prevalenza della nostra Costituzione sul diritto dell’Unione europea. Si porti quindi in esecuzione il “contratto” e si riaffermi la preminenza della Costituzione sulle speculazioni dei privati e sulle regole della Ue in materia di concorrenza e privatizzazioni. Nel caso di specie l’utilità e l’interesse generale sono evidenti. Resterebbe il problema dei gestori privati diversi da Autostrade per l’Italia SpA, nei confronti dei quali sarebbe quantomeno arbitrario revocare la concessione in assenza di gravi inadempimenti, con conseguenze risarcitorie da non sottovalutare.

Stiamo parlando di appena un 20% circa dell’intera rete autostradale, gestita per lo più da consorzi regionali o società private che hanno uno stretto collegamento con la realtà territoriale. Ma una volta revocata la concessione ai Benetton non sarà un problema sedersi al tavolo con gli altri e trovare una soluzione condivisa. Se al termine di questa imponente operazione di ri-nazionalizzazione i “vincoli europei” non consentissero allo Stato di spendere per mettere in sicurezza strade e ponti, la soluzione non potrebbe che essere una soltanto: “prima gli italiani”!

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Molise, nella notte altre scosse. Nuovi controlli in corso sul viadotto del Liscione

8 ur 54 min ago

La terra in Molise trema ancora: l’Istituto nazionale di Geofisica e Vulcanologia ha registrato nella notte altre scosse. La prima, di magnitudo 2.4, ha avuto come epicentro Guglionesi, in provincia di Campobasso, ed è stata registrata alle 23,17. La seconda, di magnitudo 3.3, ha avuto come epicentro Montecilfone, in provincia di Campobasso, già colpita dal sisma dei giorni scorsi. Quest’ultima scossa è stata registrata alle 00:48. E questa mattina presto si è verificata una scossa di magnitudo 2.9 sempre nella stessa zona. Intanto sono in corso i controlli tecnici e strumentali sul viadotto che attraversa in più punti la diga del Liscione sulla statale 647 Bifernina, nei pressi di Guardialfiera, dopo le prime verifiche eseguite in seguito alle prime scosse.

Nella sera del 16 agosto alle 20:19 il primo sisma di magnitudo 5.2 sempre a Montecilfone. Poi nella notte del 17 agosto nuove scosse: una di magnitudo 3.1, mentre tutte le altre più lievi. L’ultima è stata registrata nella mattina di venerdì alle 7.07 con magnitudo 2.5. La terra ha tremato anche nelle Marche: una scossa di magnitudo 2.6 è stata registrata alle 6.12 sulla costa Anconetana. Il sisma è stato localizzato dall’Ingv ad una profondità di 8 km, con epicentro a 9 km da Ancona.

“I disagi per la popolazione indubbiamente ci sono stati, ma devo dire che la macchina dell’emergenza ha risposto in maniera egregia e sono state poste in essere tutte le misure necessarie a gestire il rischio sismico”, ha detto il presidente della Regione Molise Donato Toma. “Dalle prime verifiche – ha aggiunto – il terremoto, nettamente avvertito dalla popolazione, non ha prodotto danni a persone. Proseguono, invece, le operazioni di valutazione dei danni al patrimonio abitativo pubblico e privato, come pure il monitoraggio del viadotto del Liscione, che è stato chiuso, al momento, a scopo precauzionale”.

In questo senso sono cominciate le nuove verifiche tecniche e strumentali sul viadotto della diga del Liscione. I controlli vengono eseguiti dall’Anas attraverso una piattaforma speciale che permette di verificare le condizioni della parte sottostante le campate dei ponti e della sede stradale. Lo ha riferito all’Ansa l’ingegnere Massimo Pillarella, responsabile del dipartimento Territorio della Regione Molise. “I lavori dovrebbero terminare entro domenica – ha aggiunto – l’Anas ha dimostrato ampia disponibilità. Ulteriori verifiche sono state effettuate nella zona dell’invaso – ha concluso – al momento non sono emerse criticità”.

A preoccupare i molisani ora c’è il problema della viabilità oltre al maltempo in arrivo. “Gli eventi sismici delle ultime ore hanno riportato in primo piano la necessità di un piano straordinario per la viabilità del territorio per consentire collegamenti più agevoli e valide alternative in caso di emergenze”, hanno detto il consigliere regionale Nicola Eugenio Romagnuolo e i sindaci di Larino e Casacalenda, Pino Puchetti e Michele Giambarba, che hanno chiesto di riprendere al più presto il piano per le aree interne già esistente e, in particolare, il secondo lotto dell’ammodernamento della Statale 87 dalla zona di Casacalenda fino a Larino.

Nel pomeriggio di venerdì a Roma si è riunito su richiesta del Capo Dipartimento della Protezione Civile Angelo Borrelli, la Commissione Nazionale Grandi Rischi, presieduta dal presidente prof. Gabriele Scarascia Mugnozza. Nel corso della riunione la Commissione ha sottolineato che “la sequenza mostra un rapido e progressivo aumento del tasso di sismicità a partire dal 11 agosto”, segnalando, inoltre, che “il contesto tettonico non permette di escludere la possibilità di terremoti con magnitudo più elevata”. Sulla base di queste informazioni, il Capo Dipartimento, Angelo Borrelli ha dato indicazioni alle autorità locali di protezione civile di mantenere elevato il livello di attenzione, dando pieno corso alle attività di prevenzione previste dai piani locali di protezione civile, compresa l’informazione della popolazione da parte degli organismi competenti, sensibilizzando i privati sull’importanza delle verifiche strutturali sugli edifici di proprietà.

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Il senatore Alberto Airola tenta il suicidio, salvato dalla sorella. M5s: “Massimo sostegno, ora chiediamo rispetto”

8 ur 54 min ago

Il senatore Alberto Airola (M5s) ha tentato il suicidio nel suo appartamento alla periferia di Torino. Come riportato da la Stampa, il parlamentare è stato ricoverato nei giorni scorsi in ospedale e non è in pericolo di vita. A dare l’allarme è stata la sorella. Nella sua abitazione sono state trovate due lettere, una indirizzata alle forze dell’ordine, l’altra ai familiari. Airola, 48 anni, noto per le sue battaglie No Tav, è al secondo mandato come senatore.

“La notizia ci colpisce e ci addolora profondamente”, ha scritto il gruppo parlamentare M5s in una nota. “Siamo vicini ad Alberto e ai suoi familiari, cui manifestiamo il massimo sostegno possibile e tutto il nostro affetto e vicinanza. In questo momento così delicato chiediamo agli organi di stampa e a tutti di dimostrare il dovuto rispetto evitando appostamenti in ospedale ed ogni altro atto possa disturbare la famiglia di Alberto”. Anche la sindaca M5s di Torino, Chiara Appendino, ha espresso la sua solidarietà ad Airola su Twitter: “Alberto è prima di tutto un amico con cui sin dall’inizio abbiamo condiviso una grande avventura. Provo profondo dolore per quello che è successo. Gli auguro una pronta ripresa e, nell’esprimere vicinanza alla famiglia, mi associo alla richiesta di rispetto e privacy”.

Nella notte tra il 3 e il 4 settembre scorso, Airola era stato aggredito da due uomini sotto casa e aveva riportato la frattura della mandibola. L’ultimo post di Airola sul suo profilo Facebook risale al 14 agosto e riguardava il crollo del viadotto Morandi: “Sono scioccato da quello che è successo a Genova. Sono addolorato e angosciato per le vittime, i feriti e i loro cari”, aveva scritto.

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Claudio Lolli era un gigante

8 ur 56 min ago

Ieri, in Italia, è morto un grandissimo artista, è morto Claudio Lolli. Uno dei cantautori più importanti della storia della canzone d’autore italiana, un macigno. C’è stato un tempo – gli anni Sessanta – in cui la figura del cantautore e della canzone d’autore come genere si sono stabilizzati, si sono plasmati nell’immaginario e si sono fatti riconoscere. Gli anni Settanta sono poi stati il periodo aureo. Claudio Lolli quegli anni Settanta li ha vissuti da protagonista di primissimo piano, in una Bologna che era culla e crogiolo, da enfant prodige di una forma espressiva che appariva rivoluzionaria: colta e orizzontale, estetica e sociale come pochissime altre arti riuscivano a essere.

Con la figura di Claudio Lolli, come con pochissimi altri artisti, in Italia ci si riusciva a riferire a un genere intero, tanto era forte la sua aderenza a questa forma d’arte che si pone nella metà esatta tra poesia e musica e non è né l’una, né l’altra. Non son bravo a scrivere parole di commiato ma, d’altra parte, Claudio Lolli era un gigante e non si può tacere. Mi piace allora ricordarlo con parole che scrissi quand’era ancora vivo; me le chiesero come motivazione di un premio alla carriera, che avrei dovuto consegnargli nella sua casa di Bologna. Per contrattempi e circostanze sfortunate, non riuscii ad andare. Per me, è uno dei più grandi rimpianti.

“Lolli, letterario fino al midollo, con la sua poetica, con i suoi zingari felici, col radar che invitava a disoccupare le strade dai sogni in un controverso 1977, con le ballate intrise di rivisitazioni e citazioni letterarie, ha usato il codice linguistico della canzone da uomo del proprio tempo, sempre cosciente della forza della parola nella musica. Sempre autentico, per di più, in ballate anche amare come Io ti racconto o Morire di leva e molte altre, Lolli è riuscito a non cedere alle sirene pop, che impongono una falsa felicità per sedurre l’industria, quando ancora l’industria discografica c’era ed era forte, potente. Così facendo, il cantautore bolognese è riuscito a preservare un’esclusività d’autore che ha proposto in ogni momento della carriera come proprio modo di fare, indifferente alle necessità mercantili; e lo ha fatto con uno sguardo lucido, rilevando paradossi dei giorni cantati, senza mai piegarsi all’ideologia priva di senso critico, come troppa canzone d’autore faceva”.

Che la terra ti sia lieve, cantautore.

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Ponte Morandi, il presidente Mattarella: “Tragedia inaccettabile. Accertamento rigoroso della verità”

9 ur 24 min ago

Genova è stata colpita. Tutti i genovesi e tutti coloro che si sono recati a Genova in questi anni sono passati su quel ponte, anche io l’ho percorso tante volte, anche di recente. E’ una tragedia che ha coinvolto tanti, tutto il nostro Paese. E’ una tragedia inaccettabile“. Così il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, subito dopo i funerali delle vittime del crollo del Ponte Morandi. Poi il presidente ha invocato: “Un accertamento rigoroso delle responsabilità. Sono momenti di dolore condiviso da tutta l’Italia che dimostra unità in questo stato d’animo – aggiunge – il Paese unito rende più forte l’accertamento della verità che va perseguita con rigore”. Ora, sottolinea – è il momento della “vicinanza ai familiari, ai feriti ed alle famiglie che hanno dovuto lasciare le proprie abitazioni”

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Ponte Morandi, sindaco Mastella ordina la chiusura di quello di Benevento. Ora le verifiche, ma manca il progetto iniziale

9 ur 30 min ago

A pochi giorni dal crollo del ponte Morandi di Genova il sindaco di Benevento, Clemente Mastella, ha dato indicazione di chiudere “per motivi precauzionali” il ponte San Nicola progettato dallo stesso ingegnere Riccardo Morandi. L’annuncio ha riacceso l’attenzione sullo stato delle infrastrutture del nostro paese: “Ci saranno dei problemi di traffico e dei sacrifici e me ne dispiace – scrive il primo cittadino su Facebook – Ma la sicurezza dei cittadini, di Benevento e non, è per me e la mia amministrazione un bene primario ed intangibile con qualsiasi altra ragione”. 

Una scelta motivata anche dal fatto che negli uffici di Palazzo Mosti, la sede del Comune, non sono state trovate tracce del progetto iniziale. L’opera, progettata nel 1955 per collegare l’area di Capodimonte alla zona alta della città, rientra nelle prime costruzioni edificate seguendo l’idea del telaio precompresso, tecnica diversa da quella utilizzata per il viadotto di Genova. Da allora il ponte, lungo 121 metri, è divenuto sempre più un punto strategico di collegamento tra l’area industriale ed il centro, oltre che di accesso in città dallo svincolo del raccordo autostradale di Benevento.

“Sono consapevole – afferma Mastella – che tale provvedimento creerà disagi ai cittadini ma è anche vero che è meglio avere disagi che disgrazie, come avvenuto con il crollo del ponte a Genova“. Le preoccupazioni del sindaco per la incolumità pubblica sono accresciute anche a causa del terremoto che sta interessando il Molise, le cui scosse sono state avvertite, in modo lieve, anche nel Sannio. L’ordinanza di chiusura resterà in vigore fino a quando la commissione tecnica, composta da vari esperti come la professoressa Maria Rosaria Pecce dell’Università degli Studi del Sannio e dal professor Edoardo Cosenza dell’Università di Napoli, non garantirà la sicurezza del ponte, già oggetto di lavori di consolidamento due anni fa in seguito all’alluvione del 2015.

“So che la chiusura del ponte – continua Mastella – dividerà ancora una volta in due la città, come accadde a causa dell’alluvione, e per questo ho chiesto la cortesia istituzionale all’Anas di darci una mano, in quanto il ponte è di proprietà del Comune, e nello stesso tempo, grazie all’intervento odierno del prefetto di Benevento Francesco Antonio Cappetta, già domani giungerà in città una rappresentanza del Genio Militare al quale ho chiesto la possibilità di allestire un ponte provvisorio ed alternativo sul torrente Serretelle”. “Ma chi pagherà? Chi rimborserà il mio comune, in dissesto finanziario, per fronteggiare questa emergenza?, si chiede l’ex Guardasigilli. Da qui la richiesta di aiuto alla Regione Campania e al governo nazionale al quale, in particolare, Mastella rinfaccia “lo scippo di 20 milioni di euro col decreto periferie che creerà enormi problemi anche alla città di Benevento”.

L'articolo Ponte Morandi, sindaco Mastella ordina la chiusura di quello di Benevento. Ora le verifiche, ma manca il progetto iniziale proviene da Il Fatto Quotidiano.

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