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Coronavirus, ministro Finanze olandese: “No a coronabond. Mes? In passato ottimi risultati”. Sanchez: “Salva-Stati solo in fase iniziale. Poi serve solidarietà”. Bce: “Eurobond una tantum sono una possibilità”

2 min 56 sek ago

Mentre dalla Banca centrale europea continuano ad arrivare segnali di apertura alle richieste dei Paesi del centro e sud Europa, tra cui l’Italia, rinnovando la disponibilità a fare tutto il necessario per sostenere gli Stati membri durante la crisi dovuta al coronavirus e mantenendo aperta la possibilità dei coronabond “una tantum”, è di nuovo il ministro delle Finanze olandese, Wopke Hoekstra, a mettersi alla guida del gruppo dei rigoristi. Dopo le dure critiche raccolte in seguito alla richiesta di un’indagine della Commissione Ue sulla gestione dei bilanci da parte di Paesi come l’Italia e la Spagna, il capo del Tesoro di Amsterdam è tornato a chiudere la porta agli eurobond e a sponsorizzare il Mes: “In passato ha dato ottimi risultati“.

Hoekstra: “La Bce sta facendo abbastanza, no ai coronabond”
In un’intervista a Repubblica, il ministro delle Finanze del governo guidato dal liberale Mark Rutte ha dichiarato che “nella strategia di lungo termine dobbiamo assicurarci che l’Unione Europa sviluppi resilienza e prosperità capaci di durare nel futuro. Concordo sul fatto che gli strumenti per riuscirci debbano essere comuni, ma ci sono differenti punti di vista. A nostro avviso la Bce sta facendo abbastanza e gli eurobond non rappresentano una soluzione“.

Quando gli viene chiesto quali siano i piani di Amsterdam e dei paesi del Nord che, insieme alla Germania, compongono il blocco dell’austerity, il ministro olandese risponde: “Per noi l’obiettivo è duplice. Rispondere alle esigenze immediate e assicurarci che a lungo termine gli stati membri e la zona euro siano resilienti. In passato il Fondo Salva-Stati o Mes ha dato ottimi risultati. Comunque è difficile dire come proseguirà la discussione, ne stiamo parlando con i partner Ue”.

All’appello dei Paesi del Sud, tra i quali anche quello del presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, che in varie interviste a quotidiani olandesi e tedeschi ha chiesto maggiore unità, solidarietà e collaborazione da parte di tutti i Paesi membri, ricordando che una crisi del Sud Europa metterebbe in difficoltà le economie di tutti gli altri Stati, Hoekstra risponde dicendo di credere “fermamente nella collaborazione europea. Concordo sul fatto che dobbiamo agire insieme visto che i nostri Paesi sono totalmente interconnessi dal punto di vista economico e dei valori. Dobbiamo creare più stabilità, non più instabilità. La grande domanda è come. E su questo abbiamo opinioni diverse, ma i Paesi Bassi lavorano per creare ponti, non per dividere”.

E sul futuro delle imprese disegna un quadro cupo: “In Parlamento mi è stato chiesto se posso garantire che nessuna azienda fallisca. La mia risposta è che come governi e come Unione saremo capaci di uscire da questo momento, ma in tutta onestà devo anche dire che in Olanda e in Europa alcune imprese finiranno nei guai“.

Sanchez: “Mes? Utile solo in una prima fase”
Al ministro Hoekstra, sempre dalle colonne di Repubblica, risponde il capo del governo spagnolo, Pedro Sanchez. Il Mes “può tornare utile in una prima fase per iniettare liquidità nelle economie europee tramite una linea di credito, qualora questa sia universale e senza condizionalità, ma non sarà sufficiente a medio termine – ha detto – È il momento di agire in modo solidale, creando un nuovo meccanismo di mutualizzazione del debito, agendo in blocco per l’acquisto di prodotti sanitari di prima necessità, stabilendo delle strategie coordinate sulla cybersicurezza e preparando un grande piano di intervento affinché la ripresa del continente sia veloce e solida”.

Non è certamente d’accordo sul fatto che in passato il Fondo Salva-Stati abbia portato a ottimi risultati, riferendosi implicitamente al caso greco: “Gli Stati Uniti hanno risposto alla recessione del 2008 con degli incentivi, mentre l’Europa rispondeva con l’austerità. I risultati sono noti a tutti. Oggi, in un momento in cui si presenta una crisi economica globale più profonda di quella, gli Stati Uniti hanno applicato la più grande mobilitazione di risorse pubbliche della loro storia. E l’Europa? È disposta a rimanere indietro? Questo è il momento di rompere i vecchi dogmi nazionali“.

In una situazione così eccezionale, aggiunge il premier di Madrid, “o siamo all’altezza delle circostanze o falliremo come Unione. Abbiamo bisogno di una solidarietà decisa. Senza solidarietà non ci sarà coesione, senza coesione ci sarà disaffezione e quindi la credibilità del progetto europeo verrà gravemente danneggiata”.

Schnabel (Bce): “Faremo tutto il necessario. Ok a coronabond una tantum”
La Bce, intanto, rinnova la propria apertura a ogni tipo di soluzione condivisa. Il membro tedesco del comitato esecutivo della Bce, Isabel Schnabel, in un’intervista al giornale greco To Vima, ha detto che il piano da 750 miliardi (Pepp) con il quale la Banca centrale europea comprerà titoli pubblici e privati rappresenta “la nostra risposta a questo shock economico straordinario causato dalla pandemia”. Si tratta di un piano “temporaneo, significativo per dimensioni ed elastico”, ha aggiunto precisando che “durerà fino a quando la crisi sarà finita, ma comunque almeno fino alla fine dell’anno”.

Ma non chiude alla possibilità di ricorrere ai coronabond: “L’emissione una tantum dei coronabond potrebbe essere una possibilità”, continua aggiungendo che “ci sono altri strumenti che potrebbero essere utilizzati, come un Fondo di salvataggio dell’Ue oppure misure che coinvolgono il Mes o la Banca Europea per gli Investimenti“.

E lancia un messaggio alle banche: “La crisi avrà certamente effetti negativi sulle banche, ma questa volta gli istituti di credito non sono la causa della crisi, ma piuttosto devono essere parte della soluzione visto che si trovano in una posizione migliore, con più capitale e liquidità”.

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Coronavirus, il teologo Mancuso: “Perché abbiamo così paura? E’ piccolo, ma sconosciuto: sembra più grande di noi. Ma può essere un’occasione per conoscere se stessi e diventare migliori”

8 min 18 sek ago

Uno dei fenomeni che inevitabilmente ha accompagnato queste settimane di epidemia è stato quello della paura. Una paura gigante, che ha contagiato quasi ogni angolo della Terra e che ha atrofizzato la vita di milioni di persone. “Siamo al cospetto di qualcosa di molto più grande di noi” dice a ilfattoquotidiano.it Vito Mancuso, teologo milanese, estimatore ricambiato del cardinale Carlo Maria Martini, autore di molti libri di successo sulla religione e in senso più ampio sulla spiritualità. “Se riusciamo però a interpretare i segnali della paura – continua Mancuso – possiamo imparare a diventare liberi”.

La paura è una cosa negativa, ma molto spesso ne siamo affascinati. Penso ai film horror, ai luoghi abbandonati, alle esperienze estreme. Perché?
Penso che sia per una legge fisica, la legge dell’attrazione gravitazionale, quella in base alla quale una massa maggiore attrae una massa minore. Perché abbiamo paura? Perché è qualcosa più grande di noi. Il virus è piccolo ma moltiplicandosi diventa enorme e attrae la nostra massa minore.

Un’attrazione magnetica?
È quell’ambiguo rapporto di attrazione e repulsione, quell’allontanarsi ma al contempo andare a vedere, come di fronte a un burrone: con una gamba sto indietro, con l’altra invece mi avvicino e voglio vedere. Quest’ambiguità si riproduce oggi nella nostra situazione. Ci troviamo al cospetto di qualcosa di molto più grande di noi, qualcosa di sconosciuto, che fa tanta paura e soprattutto dolore per chi ha perso i propri cari. Nei suoi confronti però è possibile provare anche una sorta di attrazione che può diventare quasi fatale.

Possiamo dire che c’è qualcosa di bello nella paura?
La categoria estetica che costituisce la percezione più integrale della bellezza non è quella del bello ma quella del sublime. Nel sublime è presente anche quell’attrazione che viene generata dal brutto, dal disarmonico, l’orrido, il grottesco, quindi il pauroso e il terribile. Mentre l’estetica classica sottolinea il primato unilaterale dell’armonia, intesa come ordine, bellezza e proporzione, esiste anche una dimensione estetica che fa leva sulla disarmonia, la paura e il brutto.

Possiamo superare la paura?
Noi non siamo del tutto liberi, però lo possiamo diventare. La paura è l’emozione negativa che si produce in noi quando la mente capta dei segnali che generano un senso di pericolo nell’ambiente circostante. Captare questi segnali e decifrarli correttamente è fondamentale per capire di essere esposti a forze più grandi di noi; solo quando realizziamo di essere incatenati possiamo iniziare il percorso per sciogliere almeno in parte queste catene.

La paura c’entra qualcosa con il divino?
Se andiamo a vedere nella storia delle religioni come la religiosità umana si è configurata, certamente una delle due dimensioni costitutive del fenomeno divino ha a che fare con la paura. L’altra con il fascino. Questa è stata la grande lezione dello studioso Rudolf Otto, che ha spiegato come il sentimento del sacro nell’umanità si basi su due esperienze fondamentali, il mysterium tremendum e il mysterium fascinans, laddove tremendum va interpretato come ciò di fronte a cui devi tremare. Si trema di fronte alla paura, quindi timore e tremore, che può diventare anche terrore. Il senso del divino si genera anche da questa dimensione.

E l’altra dimensione?
È quella della tenerezza. Fascinans è da intendersi proprio come ciò che abbraccia, ciò che crea un fascio dentro al quale voglio essere avvolto, essere insieme, aggregarmi, abbracciarmi: è il sentimento proprio dell’intimità, che pure è alla base delle religioni mondiali. Questo contrasto tra paura e tenerezza vale per tutte le religioni.

E con la politica, invece, quale rapporto ha la paura?
È evidente che i politici hanno molto a che fare con le paure della gente, un po’ suscitandole, un po’ combattendole. Essendo la paura una componente essenziale della dimensione umana, è inevitabile che sia così. A mio avviso ci sono due tipi di acquisizione del consenso politico, irrazionale e razionale, e il primo fa molto leva sulla paura. Esige che le persone siano spaventate, che abbiano un nemico, per instillare in esse il bisogno della propria soluzione politica, che quasi sempre coincide con quella dell’uomo forte e dirigente. La gente deve sentire paura di fronte a qualcuno di specifico affinché ci si possa offrire come grandi guerrieri nei confronti del nemico.

L’altro tipo invece?
È quello razionale, che riconosce le paure ma fa in modo che non diventino fobie – perché la paura quando non viene riconosciuta ma viene nutrita diventa fobia, terrore, persino panico. È l’acquisizione che si basa su argomenti razionali, che considera i propri “nemici” come avversari e non come nemici, che cerca di favorire il bene comune, il dialogo, la cittadinanza critica, ecc. Questa è la via razionale e democratica. Naturalmente, quella che sta vincendo oggi è l’altra.

Secondo alcune scuole la filosofia e la scienza hanno la stessa origine antropologica: tenere sotto controllo la paura. Concorda?
Paura in greco si dice Phobos, ma si può anche dire Thauma, che significa “meraviglia” nel duplice senso del termine: positivo, come quando ci stupiamo della bellezza delle cose; negativo, come quando ci troviamo di fronte a uno scandalo che suscita indignazione e orrore. La filosofia nasce da queste due dimensioni, non solo dalla paura, ma anche dal senso del bello. E così anche la scienza. Da un lato si celebra il mondo come un orologio dove tutto fa tic-tac nel modo più regolare possibile, dall’altro si ha che fare con il disordine, la malattia, la morte.

La paura può avere un significato positivo nella nostra vita o dobbiamo evitarla in tutti i modi?
Non si può sfuggire la paura. Sottrarvisi significa cadere nell’estremo negativo della temerarietà. Le virtù secondo Aristotele, e io sono completamente d’accordo con lui, sono sempre il frutto di un punto di equilibrio, di una medietà. La paura si sconfigge con il coraggio, che è un punto di equilibrio tra l’estremo della vigliaccheria e quello della temerarietà. Il vigliacco è colui che diventa preda della paura, non la vince e scappa; il temerario è colui che non legge in alcun modo i segnali che la mente gli dà, e fa finta che non ci sia la paura.

Anche la temerarietà è negativa quindi?
Tanto quanto la vigliaccheria, perché non avvertire i segnali del pericolo significa andare a sbattere, annegare, naufragare. La paura è negativa ma importante, per questo non bisogna ignorarla. Essa arriva prima o poi nella vita, si tratta quindi di captarne il messaggio e di agire di conseguenza. La mente è vera quando è in relazione, è autentica quando è aperta. È un sistema che funziona nella misura in cui è aperto: solo in questo modo può ospitare i vari segnali della vita, uno dei quali è la paura.

La paura può essere un’occasione per diventare migliori?
Certamente. Una delle maniere per diventare migliori è conoscere se stessi. E come mi conosco? Chiedendomi ad esempio di cosa ho paura e in che misura. Ci sono diverse scale: un conto è la paura, un conto è la fobia, cioè la paura irrazionale di fronte alla quale perdo la capacità di agire. Un’altra cosa ancora è l’inquietudine, cioè la paura permanente che rimane sempre dentro di me e che diventa ansia, terrore, panico. È importante saper distinguere i vari gradi.

In questo modo è possibile conoscersi meglio.
Certo, la paura però può anche essere un’occasione per diventare peggiori, nella misura in cui non leggo i vari segnali e non li interpreto. A mio avviso il criterio che ci fa capire che stiamo diventando migliori è la luce della conoscenza. Non è l’unico, ce ne sono anche altri, come la qualità delle relazioni, la capacità delle generosità, eccetera, ma è il più importante. Conoscere se stessi nelle proprie paure quindi è certamente una via per diventare migliori.

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Coronavirus. Nessuna via crucis al Colosseo, processione per la domenica delle palme o lavanda dei piedi: la Settimana Santa del Papa

40 min 29 sek ago

Nel Venerdì Santo del 2005 fu San Giovanni Paolo II a disertare il Colosseo per la via crucis in mondovisione. Il Papa polacco, che sarebbe morto appena otto giorni dopo, fu costretto a seguire in diretta tv le meditazioni che ricordano la salita di Gesù al Calvario. Immagini che fecero il giro del mondo con Wojtyla ripreso soltanto di spalle, nella cappella del suo appartamento privato, nella terza loggia del Palazzo Apostolico Vaticano, intento a guardare la tv sistematagli davanti. All’ultima stazione della via crucis, la quattordicesima, San Giovanni Paolo II abbracciò forte il crocifisso commuovendo i milioni di telespettatori collegati da ogni parte del mondo.

Nel Venerdì Santo del 2020 non sarà solo il Papa a non essere fisicamente presente al Colosseo, bensì per la prima volta nei tempi moderni non sarà quello storico scenario a fare da sfondo al rito suggestivo della via crucis. La pandemia di coronavirus ha infatti impedito ogni tipo di celebrazione con la presenza dei fedeli, ciò per evitare l’ulteriore diffusione del contagio. La via crucis presieduta da Francesco si svolgerà sul sagrato della Basilica Vaticana, ovviamente deserto, come durante la preghiera che il Pontefice ha rivolto, il 27 marzo, chiedendo la fine della pandemia.

Quest’anno il Papa ha affidato le meditazioni delle quattordici stazioni alla parrocchia del carcere “Due Palazzi” di Padova guidata da don Marco Pozza. Proprio pensando alle ulteriori e gravi difficoltà che i detenuti stanno vivendo durante la pandemia, Bergoglio ha rivolto un appello molto importante: “Ho letto un appunto ufficiale della Commissione dei Diritti Umani che parla del problema delle carceri sovraffollate che potrebbero diventare una tragedia. Chiedo alle autorità di essere sensibili a questo grave problema e di prendere le misure necessarie per evitare tragedie future”.

L’assenza dei fedeli e dei concelebranti ha ovviamente modificato sensibilmente i riti della Settimana Santa. Non solo di Francesco, ma di ogni cardinale, vescovo e prete, in particolare in Italia. Il Papa celebrerà tutte le funzioni all’altare della Cattedra della Basilica Vaticana. Con lui potranno concelebrare soltanto il cardinale Angelo Comastri, arciprete della Basilica Papale di San Pietro, e il vescovo Vittorio Lanzani, delegato della Fabbrica di San Pietro. Nessun altro porporato o presule sarà ammesso. La celebrazione della domenica delle palme, con la quale inizia la Settimana Santa e ricorda l’ingresso di Gesù a Gerusalemme, si svolgerà senza la spettacolare processione dall’obelisco di piazza San Pietro fino al sagrato della Basilica. Tutto in tono decisamente minore. E soprattutto non ci saranno le palme.

Nel presbiterio sono stati collocati il Crocifisso di San Marcello, in attesa del restauro, che nel 1522 salvò Roma dalla peste, e la Salus populi romani. Due antichi simboli di fede davanti ai quali Bergoglio ha pregato sia recandosi nelle due chiese dove sono custoditi, sia in piazza San Pietro chiedendo la fine della pandemia.

Il Papa ha deciso di non celebrare la mattina del Giovedì Santo, come previsto, la messa crismale nella quale si consacrano gli oli necessari per alcuni sacramenti e si rinnovano le promesse sacerdotali. Ma di rimandarla a quando sarà finita la pandemia. Posizione contenuta nelle disposizioni emanate dal prefetto della Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti, il cardinale Robert Sarah. Anche la Cei ha deciso fare lo stesso trasferendo la messa crismale “a una data successiva alla Pasqua e che sarà indicata in base a quanto disporrà il Consiglio permanente della Conferenza episcopale italiana, in sintonia con quanto il Santo Padre stabilirà per la diocesi di Roma”.

Il Giovedì Santo si svolgerà, invece, la messa dell’ultima cena di Gesù che ricorda l’istituzione dell’Eucaristia. Nei suoi sette anni di pontificato, il Papa non l’ha mai celebrata né a San Pietro, né a San Giovanni in Laterano, la cattedrale di Roma, come facevano i suoi predecessori. Ma, seguendo una tradizione che aveva già instaurato quando era arcivescovo di Buenos Aires, ha sempre scelto di anno in anno luoghi scartati dalla società, come lui stesso li definisce, principalmente istituti penitenziari. Nel 2013 il carcere minorile di Casal del Marmo, nel 2014 il Centro Santa Maria della Provvidenza della Fondazione don Gnocchi, nel 2015 Rebibbia, nel 2016 il Cara di Castelnuovo di Porto, nel 2017 il carcere di Paliano, nel 2018 Regina Coeli e nel 2019 il carcere di Velletri. Ogni volta lavando i piedi a dodici ospiti di queste strutture, sia uomini che donne, sia credenti che non credenti o di altre fedi religiose.

Quest’anno, invece, non solo Francesco non potrà celebrare la messa del Giovedì Santo in un carcere, ma non potrà nemmeno fare la lavanda dei piedi. Questo ovviamente per le norme anti contagio. Vietata anche la processione eucaristica al termine della celebrazione con la reposizione del Santissimo Sacramento nei tipici altari addobbati per l’occasione anche in modo molto creativo, popolarmente denominati “sepolcri”. Ciò anche per scoraggiare la visita dei fedeli alle numerose chiese parrocchiali per un momento di preghiera, seppure in privato.

Nel pomeriggio del Venerdì Santo si svolgerà la liturgia della passione con l’adorazione della croce. A San Pietro, come tradizione, non sarà il Papa a tenere l’omelia bensì il predicatore della Casa Pontificia, il cappuccino padre Raniero Cantalamessa. Niente battesimi la sera del Sabato Santo durante la Veglia Pasquale. La domenica di Pasqua il Papa presiederà la messa e al termine rivolgerà il suo messaggio Urbi et Orbi con la benedizione alla quale è annessa l’indulgenza plenaria. “Celebriamo in modo davvero insolito – ha spiegato Francesco – la Settimana Santa, che manifesta e riassume il messaggio del Vangelo, quello dell’amore di Dio senza limiti. E nel silenzio delle nostre città, risuonerà il Vangelo di Pasqua”. E ha aggiunto: “In Gesù risorto, la vita ha vinto la morte. Questa fede pasquale nutre la nostra speranza. È la speranza di un tempo migliore, in cui essere migliori noi, finalmente liberati dal male e da questa pandemia. È una speranza: la speranza non delude; non è un’illusione, è una speranza”.

Twitter: @FrancescoGrana

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Coronavirus, la settimana santa e la pandemia. Monsignor Spreafico: “Riti online? Vantaggio. Gesù non aveva social, ma li avrebbe usati”

42 min 32 sek ago

Lo streaming è finito, andate in pace. Da quando è iniziata la fase più acuta della pandemia di coronavirus, i fedeli sono costretti a seguire le messe attraverso tv e web. Cardinali, vescovi e preti, anche di solito molto poco social, si sono dovuti aggiornare velocemente per poter restare connessi coi fedeli. Anche Papa Francesco ha deciso di far trasmettere in streaming la sua quotidiana messa mattutina nella cappella di Casa Santa Marta insieme agli Angelus domenicali e alle udienze del mercoledì. E ovviamente la Settimana Santa del 2020, per la prima volta nella storia, sarà interamente social. Ma come è possibile viverla con la stessa intensità senza la presenza fisica dei fedeli ai numerosi riti? All’inizio della Quaresima del 2019, monsignor Ambrogio Spreafico, biblista di fama internazionale, vescovo di Frosinone-Veroli-Ferentino e presidente della Commissione episcopale della Cei per l’ecumenismo e il dialogo, mise in guarda dal “peccato digitale”: “Chi mette ‘mi piace’ a un insulto si deve confessare”.

Gesù non aveva i social, – spiega monsignor Spreafico a ilfattoquotidiano.it – ma se ci fossero stati li avrebbe usati di certo! Vangelo infatti vuol dire buona notizia, l’opposto di una fake news. Condividiamo la sua parola sul web, perché stare con lui, pregare, leggere la Bibbia, dà pace al cuore, rende migliori, più umani. Ci dà speranza in questo tempo difficile, asciuga le lacrime del dolore e della solitudine, ci rende un popolo unito dal suo amore per tutti noi”. Il presule sottolinea che “anche Papa Francesco è rimasto sorpreso della creatività di tanti preti e laici per continuare a vivere la Chiesa, che vuol dire proprio ‘riunione, assemblea’, sia pure a distanza. Su di un sito, durante la preghiera, ho visto che si poteva perfino accendere una candela virtuale per i malati”.

“Spero che la Settimana Santa per i cristiani – sottolinea monsignor Spreafico – intensifichi questa preziosa opportunità, perché per la prima volta nella storia del nostro Paese non potremo viverla con le nostre comunità, ma dovremo seguirla da casa, in famiglia, oppure soli, come faranno tanti anziani. Seguire Gesù ci aiuterà a vivere meno isolati, in unità, cenando con lui in quella Pasqua triste ma allo stesso tempo carica di novità per l’umanità intera. Partecipando ai riti online, ascoltando le letture della passione e della resurrezione, torneremo a vivere quelle ore intense e drammatiche del Figlio di Dio, che non ha rinunciato ad amare fino alla fine, che si è opposto alla violenza della spada, che non ha voluto salvare se stesso, che ha detto a un delinquente, anche se non se lo meritava proprio: ‘Oggi sarai con me in paradiso!’”.

Il presule evidenzia, inoltre, come “siamo stati costretti, a causa dell’epidemia, a stare separati, a distanza di sicurezza. Questo ha sconvolto la nostra vita quotidiana, inclusa quella dei fedeli che frequentano le nostre chiese. Banchi vuoti, niente catechismo, oratorio, nessuno scambio della pace. Forse mai come ora ci accorgiamo di quanto ci mancano gli altri, persino, talvolta, quelli che non ci stavano tanto simpatici o che, prima, avremmo evitato il più possibile. Non ci basta più vedere gli altri, immagine e somiglianza di Dio stesso, come dice la Genesi, solo attraverso uno schermo, sia pure ad alta definizione. Tutta la Bibbia, in effetti, è racconto di donne e uomini che incontrano, ascoltano, parlano, tra di loro e con Dio. I contatti umani offline, ora lo abbiamo chiaro, sono indispensabili alla convivenza e al benessere. Mai come oggi, credenti e non, italiani e stranieri, giovani ed anziani, sentiamo il bisogno di un ‘noi’. È stato sufficiente un virus venuto da lontano per abbattere ogni muro e confine, anche quelli che piacciono ai ricchi per difendersi dai poveri. È stato un contagio globale velocissimo. Sarebbe bello se oggi scoprissimo finalmente che i confini non servono. Per questo, impariamo a sfruttare l’aspetto più positivo dei social non per arroccarci sulle nostre idee, disprezzando chi non la pensa come me, chi non è la mia fotocopia digitale, ma per aiutarci, sostenerci, incoraggiarci, darci speranza”.

Di esempi di preghiera social in giro per l’Italia ce ne sono tanti. Come il rosario serale in streaming organizzato da monsignor Lorenzo Leuzzi, vescovo di Teramo-Atri, al quale si è unito anche Papa Francesco con un messaggio vocale registrato per i tanti giovani della diocesi che si sono ritrovati collegati col loro pastore. Don Antonio Raimondo Fois, parroco di Santa Maria delle Grazie al Trionfale, a Roma, ha chiesto ai fedeli di realizzare quattro gesti per vivere lo stesso, seppure a casa, le celebrazioni della passione, morte e risurrezione di Gesù. Dalle palme di carta al pane azzimo, da una croce fatta con la pasta di sale a una candela a forma di uovo. Il tutto grazie all’aiuto di appositi tutorial. Anche chiedendo ai parrocchiani di inviare una foto della propria famiglia con le palme di carta per realizzare una processione virtuale prima della messa che ricorda l’ingresso di Gesù a Gerusalemme e apre i riti della Settimana Santa. Ancora più tecnologici i salesiani della comunità di Novara che, grazie alla bravura di Antonio Carriero, hanno realizzato una vera e propria serie video intitolata Dottor Frankhouse con alcune divertenti pillole di saggezza per continuare a fare catechesi ma online, visto che gli oratori sono chiusi per evitare il contagio.

L’Associazione WebCattolici Italiani, presieduta dal giornalista di Tv2000 Fabio Bolzetta, ha realizzato un vero e proprio vademecum, con tanto di tutorial, con alcuni consigli pratici per le messe in streaming. Anche l’Ufficio nazionale per le comunicazioni sociali della Cei ha dato alcune indicazioni pratiche per le celebrazioni in diretta tv o in streaming, con alcune regole da osservare nella regia. Questo per non incorrere nell’incidente che è capitato a don Antonio Nuara, diventato ormai famosissimo sui social, per aver attivato inavvertitamente i filtri durante la diretta di una preghiera.

La Cei sottolinea che “la celebrazione eucaristica va svolta in un luogo sacro, ponendo la doverosa attenzione alla cura e al corretto svolgimento delle diverse sequenze rituali. Non è rispettoso del mistero celebrato, mai e neanche in situazioni come questa, soprattutto per trasmissioni in tv e mediante i social, affidarsi a celebrazioni improvvisate in qualunque luogo (fuori dall’aula liturgica) e poco curate”. Non va trascurata l’omelia, che deve essere adeguatamente preparata, anche per evitare lo zapping dei fedeli a casa. “Bisogna – aggiunge ancora la Cei – salvaguardare la trasmissione ‘in diretta’ della celebrazione. Questo dovrebbe metterci in guardia da un proliferare di celebrazioni registrate. Resta valido l’invito a collegarsi ‘in diretta’ e proprio questa contemporaneità vuole e può favorire la ‘partecipazione’, che è molto più di un semplice ‘seguire’ la messa, tanto meno ‘vedere’ o ‘sentire’ la messa”.

Quale social scegliere per la diretta delle celebrazione? “Facebook – spiega Bolzetta – è più adatto per un pubblico più largo, specie se abbiamo pagine e profili ben seguiti. Instagram è in continua crescita, specie tra i giovani, ma non ha ancora raggiunto gli stessi numeri di Facebook. Se però l’incontro è per i giovani, Instagram potrebbe essere la soluzione migliore. Youtube, infine, è meno ‘forte’ per le dirette, ma decisamente il più adatto per essere cercati in un secondo momento. C’è chi non partecipa alle attività parrocchiali – aggiunge il giornalista – perché non ha voglia o non ha tempo. Trovarsi un evento parrocchiale in diretta su Facebook può dar loro la voglia di vedere che succede: un piccolo seme, che potrà in futuro germogliare. Non dimentichiamoci però anche dei tantissimi che sono al centro dell’affetto e delle preghiere delle nostre parrocchie: gli anziani, i malati. Basta poco, un giovane con un cellulare in mano che riprenda un rosario o una celebrazione per far stare meglio, almeno per un po’, chi è ammalato. Diamo questa possibilità: programmiamo in anticipo queste dirette, annunciandole per tempo e spargiamo la voce specie tra chi sappiamo saprà apprezzarle di più”.

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Coronavirus, la diretta – Speranza presenta il nuovo “Piano Sanitario” in cinque punti: dal rafforzamento degli ospedali Covid alle app per mappare i luoghi del contagio. “L’emergenza non è finita”

1 ura 25 min ago

“L’emergenza non è finita, l’Italia dovrà imparare a convivere con il virus fino a quando non saranno trovati un vaccino o una cura“. Sono le parole pronunciate dal ministro della Salute, Roberto Speranza, in due colloqui con Repubblica e il Corriere della Sera nei quali ha presentato il “Piano Sanitario” per il Paese che si articola in cinque punti: mascherine e “scrupoloso distanziamento sociale nei luoghi di vita e di lavoro”, “rafforzamento delle reti sanitarie locali“, Covid Hospital, uno studio a campione per capire quanti sono i contagiati in Italia e un’app, modello Corea del Sud, sia per mappare gli spostamenti del malato nelle 48 ore precedenti il contagio che per la telemedicina, cioè per avviare una “cura domiciliare” attraverso test clinici e contatti diretti con i medici.

“Dobbiamo dire la verità – ha esordito il membro del governo – La situazione resta drammatica. L’emergenza non è finita, il pericolo non è scampato. Ci aspettano mesi ancora difficili. Il nostro compito è creare le condizioni per convivere con questo virus, almeno fino a quando non avremo il vaccino o una cura”. Mesi durante i quali alcune restrizioni dovranno inevitabilmente essere allentate, ma durante i quali devono rimanere fermi alcuni punti che permettano al sistema sanitario nazionale di dare assistenza a chi ne ha più bisogno senza rischiare il collasso, come successo per la prima ondata di Covid-19.

Proprio a questo scopo è stato pensato, spiega Speranza, il nuovo piano. “Se hai delle squadre di intervento veloci, riesci a tenere il malato a casa”, senza affollare le corsie dei reparti Covid o, peggio ancora, le terapie intensive. Per intervenire sui casi più gravi, invece, è fondamentale mantenere e potenziare le strutture dedicate al contrasto alla pandemia “perché non si può escludere un’ondata di ritorno fino a quando non ci sarà il vaccino, perché l’ospedale misto è ingestibile in questo quadro, troppo rischioso per gli altri degenti e per tutto il personale e perché non si può nemmeno correre il rischio di penalizzare tutti gli altri pazienti e tutte le altre cure. Non è che il malato di cancro non c’è più”.

Confermata anche l’idea di test rapidi e dei tamponi in auto che permetteranno una più fedele stima e mappatura dei contagi nel Paese: con un campione di “diversi milioni di cittadini” si capirà quanti italiani “hanno contratto il virus, se e come sono immuni, quanti e in che area possono tornare alla vita normale”, spiega Speranza.

È inoltre necessaria, dopo l’obbligo imposto dalla Regione Lombardia sull’uso delle mascherine all’aperto, “una diffusione intelligente che ci aiuti in questa battaglia, purché non le si utilizzi per andare a correre nel bosco e si eviti di usare quelle con il filtro, riservate al personale sanitario”.

Il ministro vuole però concludere fornendo anche alcuni dati positivi registrati negli ultimi giorni: “Il numero di ricoveri in terapia intensiva si sta riducendo e questo è fondamentale per il nostro sistema ospedaliero. E si sta abbassando la moltiplicazione dell’infezione. Fino a poche settimane fa ogni contagiato trasmetteva il virus ad altre tre persone, adesso il rapporto è sceso sotto soglia 1. Ma senza rigore si rischia di vanificare tutti gli sforzi fatti”.

CRONACA ORA PER ORA

9.26 – Sicilia, arrivato carico con dispositivi di protezione dalla Cina
Quaranta tonnellate di dispositivi di protezione destinati alla sanità dell’isola. È il contenuto di un aereo-cargo atterrato stamane all’aeroporto di Palermo per conto della Regione Siciliana e proveniente dalla Cina.

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Coronavirus, le vittime – Storia di Oualid, infermiere della casa di riposo: lascia 4 figli minorenni. “Colpa anche di ritardi ed errori”

1 ura 38 min ago

Parlava la lingua così bene che nessuno si ricordava più da quanti anni si fosse trasferito in Italia. Veniva dalla Tunisia Oualid Ayachi, infermiere di 50 anni morto il 2 aprile a Legnano, dove era ricoverato da marzo. Ancora una volta, si tratta di coronavirus. “Non doveva andare così – tuona Livio Frigoli, direttore generale della Rsa Sant’Erasmo di Legnano (Milano), la residenza per anziani dove Ayachi lavorava: “E’ vittima anche di errori e ritardi del sistema, gli operatori – continua il direttore – dovevano essere subito sottoposti al tampone”.

Oualid viveva a Novara con la moglie e i quattro figli tutti minorenni, tre femmine e un maschio nato da un anno. Faceva il pendolare fra una città e l’altra. Un diploma da infermiere ottenuto in terra tunisina, era stato l’unico della sua famiglia a trasferirsi. I suoi fratelli erano rimasti là. L’anno scorso gli si era rotta la macchina: si svegliava all’alba per arrivare in tempo alle 7 di mattina, prendendo un treno fino a Legnano. Poi, dalla stazione alla Fondazione Sant’Erasmo, usava la bici anche se pioveva o nevicava. Doveva aspettare che il meccanico gli riparasse l’auto, e non poteva permettersi di comprarne una nuova.

“Da noi è arrivato circa dieci anni fa, come me. Abbiamo iniziato insieme” ricorda Francesca Nido, medico geriatra della residenza sanitaria assistenziale (rsa) Fondazione Sant’Erasmo di Legnano. “Piaceva a tutti. Era umile, sorridente, pronto alla battuta. Mi ricordo che di recente avevamo parlato del cantante Ghali, che è di origine tunisina: era orgoglioso che fosse suo conterraneo. Mi ripeteva sempre ‘si pronuncia Hali, con la h aspirata, non Ghali’”. Oualid faceva il suo lavoro con entusiasmo. Quando qualcuno aveva bisogno di lui, c’era sempre. “Aiutava dovunque potesse. A volte dava una mano anche in mansioni che non erano proprie della sua professione. Per esempio, aiutava a spostare i pazienti e a imboccarli”.

Due mesi fa aveva perso un fratello, alla cui famiglia inviava parte del suo stipendio: “Aveva preso un permesso per essere presente al funerale. Una volta tornato, ha chiesto di poter lavorare ancora di più”, dice il direttore generale della struttura, Livio Frigoli. “Mi guardava con rispetto, da lontano, per via della mia qualifica. Mi ricordo quando ci comunicò la nascita del figlio maschio, un anno fa: faceva i salti di gioia. Aveva voglia di crescere e di far crescere la sua famiglia”, ricorda Frigoli. “È stato vittima del virus, ma anche dei ritardi e degli errori che ci sono stati nella gestione dell’emergenza da parte del sistema sanitario Lombardo. I soldati in prima linea, cioè gli operatori sanitari, dovevano essere subito sottoposti al tampone”.

Alla moglie preoccupata per una bocca da sfamare in più, Oualid aveva risposto che “dove mangiano in tre mangiano in quattro”. Era la colonna portante della sua famiglia: la donna non lavora e non conosce l’italiano. “Noi tutti colleghi stiamo raccogliendo denaro da mandare ai suoi cari, perché capiscano che ci siamo”, spiega Francesca Nido. Il Presidente della Fondazione Domenico Godano ha inoltre deciso di destinare alla famiglia una parte dei contributi che verranno raccolti per la campagna “Aiuta il Sant’Erasmo” lanciata nei giorni scorsi.

Le case di riposo sono alcune delle realtà più colpite dal coronavirus, e quella di Legnano non fa eccezione. “Stiamo affrontando molte difficoltà, ma facciamo del nostro meglio”, continua il direttore generale Frigoli. Oualid è stato ricoverato il 9 marzo. “L’allarme è partito il 23 febbraio, noi siamo riusciti a dare un giro di vite effettivo qualche giorno dopo, l’1 marzo. Non posso essere certo che in quell’arco di tempo siano state adottate le stesse misure di sicurezza e prevenzione attivate in seguito, ma penso che lo stesso valga per le altre rsa. Si navigava a vista, non c’era ancora chiarezza sulla gravità della cosa. Abbiamo subito introdotto presidi come mascherine (già Ffp3, dai primi giorni) e guanti per proteggere gli operatori, e limitato gli accessi dall’esterno. Dall’ 1 li abbiamo completamente chiusi. Con il passare dei giorni, insomma, abbiamo introdotto sempre più cautele e protezioni”.

La Fondazione Sant’Erasmo fa sapere, con una nota: “Dalle informazioni in nostro possesso, risulta che Oualid è l’unico dei lavoratori in malattia che è stato ricoverato in terapia intensiva. Altri sono stati ricoverati a seguito del tampone effettuato in ospedale e poi dimessi. Alla data odierna (2 aprile 2020, ndr) la metà dei 31 assenti per malattia (16 per la precisione) non ha effettuato il tampone. Dei 15 che invece sono stati sottoposti al test: 8 hanno avuto esito positivo (fra cui Oualid Ayachi) e 7 hanno avuto esito negativo. Nei prossimi giorni l’ATS ha garantito che sottoporrà a tampone anche il restante personale”.

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Coronavirus, aumentano i contagi tra i 312 stranieri bloccati dalla burocrazia tra Roma e Fiumicino. E partono gli esposti in Procura

1 ura 40 min ago

Non ripartiranno né “a ore”, né “a breve”, come auspicato dalla Protezione civile. Mentre, nonostante l’isolamento, continuano a crescere i numeri dei contagi. Sta diventando un problema serio quello delle 312 persone, fra passeggeri e membri dell’equipaggio di due navi da crociera e di un volo internazionale, rimaste “incastrate” dalla burocrazia in quattro alberghi fra le città di Roma e Fiumicino. Non possono né partire, né tornare indietro, come nel film The Terminal di Steven Spielberg. Tra loro, ci sono ben 55 casi di positività al Covid-19, in 45 concentrati nella città sede del principale aeroporto italiano, che prima di questi arrivi contava ‘solo’ 25 casi fra i suoi residenti. Per la rabbia del sindaco dem di Fiumicino, Esterino Montino, che teme per la sua cittadina alle porte della Capitale e ha presentato un esposto alla Procura di Roma: “Curateli sulle navi, da noi solo con i voli pronti”. Un diktat, stando a quanto spiegano dal suo staff, “condiviso in videoconferenza con il capo della Protezione civile, Angelo Borrelli”.

Dopo il caso del Collatino, gli arrivi a Fiumicino – Il 31 marzo ilfattoquotidiano.it aveva raccontato la storia di uno dei 229 ospiti dell’iH Hotels del quartiere Collatino a Roma, passeggeri della Costa Luminosa sbarcati il 25 marzo a Savona. Lo stesso giorno, c’è stato lo sfogo dell’assessore alla Sanità del Lazio, Alessio D’Amato e le rassicurazioni della Protezione civile, circa una veloce soluzione per le procedure di rimpatrio con voli in partenza dallo scalo capitolino. Nel frattempo, altri 3 alberghi a Fiumicino sono stati assegnati a personale sbarcato proveniente dall’estero. Ecco i numeri: 75 dipendenti indonesiani della Costa Crociere (di cui 32 trovati positivi) alloggiati presso il B&B Hotel Parco Leonardo; 25 dipendenti indonesiani della Msc (di cui 6 positivi) ospitati presso l’hotel Isola Sacra Golden Tulip; 34 persone di varie nazionalità (di cui 7 positivi), scesi da uno scalo tecnico proveniente da Miami e mai più ripartito, alloggiati presso l’Hotel Mercure. Tutti sarebbero dovuti restare per poche ore, ma ormai l’isolamento dura da giorni.

Fiumicino “cluster”? Sindaco presenta esposto – Le persone sono arrivate a Roma e a Fiumicino su iniziativa delle compagnie di crociere, di concerto con l’Usmaf, l’ufficio di sanità marittima del ministero della Salute. A gestire gli spostamenti la Protezione civile e, per quanto riguarda l’assistenza, la Croce Rossa Italiana. E gli enti locali? “Abbiamo subito questa situazione”, ha spiegato il sindaco Esterino Montino, dichiarando di essere stato all’oscuro di tutto. Anche perché, come affermano dal Comune aeroportuale, “i test effettuati a bordo delle navi non avevano presentato particolari criticità”. Quadro poi ribaltato dai tamponi effettuati dalla Asl. “Non possiamo rischiare di diventare zona rossa – ha detto due giorni fa il primo cittadino al Corriere della Sera – adesso chiudo gli hotel”. A quelle dichiarazioni, Montino ha fatto seguire un esposto in procura, che è andato ad aggiungersi a quello presentato dai rappresentanti della Lega sul territorio, capitanati dal senatore William De Vecchis: “Dobbiamo farci rispettare”, ha detto il rappresentante del Carroccio. Il provvedimento del sindaco è stato recapitato anche alle compagnie di crociera e al ministero degli Esteri.

Ancora a Roma i 180 passeggeri della Costa Luminosa – Gli aerei previsti per i rimpatri, d’altronde, stanno partendo con il lumicino. Per questo motivo, in molti fra crocieristi e lavoratori delle navi rischiano di passare la quarantena nel nostro Paese. Loro malgrado, perché vorrebbero tornare a casa al più presto. Come Dimitri, il 35enne russo che alloggia al Collatino e che è tornato a contattare ilfattoquotidiano.it: “L’ambasciata del mio Paese si è dimenticata di noi – denuncia – l’unico contatto che abbiamo con l’esterno è il momento della consegna del pasto. Nessuno ci dice nulla, siamo bloccati”. Al Roma Z3 alloggiano ancora 180 persone, ma da fonti della Asl Roma 2 si apprende che in 10 sono risultati positivi e sono stati trasferiti nei reparti di terapia intensiva del territorio. Il 9 aprile finiranno i 14 giorni di quarantena: è possibile che solo a quel punto verranno “liberati” e sarà permesso loro rimpatriare.

Costa Crociere: “Al lavoro h24 per i rimpatri” – Ed è proprio il tema dei rimpatri che tiene banco in queste ore. La scorsa notte 160 filippini provenienti da Genova si sono imbarcati proprio da Fiumicino per un volo in direzione del loro paese d’origine. Non è andata bene, però, a gran parte dei passeggeri e dei membri dell’equipaggio della Costa Diadema, ancora attraccata al porto di Piombino (Livorno). A bordo vi sono oltre 1200 persone. Due membri dipendenti della Costa sono stati trasferiti in ospedale a Livorno e a Grosseto mentre per gli altri sono iniziati i cordoni sanitari: in 15 presentano i sintomi, mentre in 164 sono risultati positivi ai test sierologici (il che non significa che siano infetti). “Ci sono tavoli h24 per trovare soluzioni con le ambasciate e rimediare voli charter”, spiegano dall’ufficio stampa di Costa Crociere. La compagnia italiana ha sospeso le crociere dal 13 marzo, ma non si esauriranno prima del 30 aprile: “Stiamo lavorando di concerto con la Protezione civile, che a sua volta si raccorda con le autorità locali – affermano – Il problema riguarda i paesi d’origine. Le persone si trovano in totale sicurezza, per loro e per il territorio che li ospita. Anche a bordo, dove serve, sono state prese misure di isolamento con camere singole esterne”.

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Coronavirus, niente pigiama né screenshot: ecco le regole dei presidi per le lezioni online

1 ura 41 min ago

Addio alle comode lezioni online in pigiama sgranocchiando qualche snack, tra una versione di Cicerone e un compito di matematica. Dopo un mese di didattica a distanza, i presidi hanno deciso di mettere qualche paletto agli alunni adeguando i regolamenti e le norme di comportamento. La prima a decidere nuove regole è la preside dell’istituto tecnico “Marconi” di Torre Annunziata, Pasqua Cappiello, che sul profilo Facebook della scuola ha pubblicato il nuovo regolamento con un messaggio chiaro: “La didattica digitale ha bisogno di regole. Per i docenti e per gli studenti! Invitiamo pertanto gli alunni del “Marconi” e le loro famiglie a prendere visione del regolamento che pubblichiamo in allegato. Nessuna formazione né pratica sociale può prescindere dall’educazione e dal rispetto di regole condivise. Avanti tutta …perché nel giusto si è più forti!”.

Per gli allievi della scuola campana arrivano 17 nuove stringenti regole con tanto di punizione in caso di mancata osservazione. Tra queste un chiaro richiamo alla puntualità: “Negli appuntamenti in presenza accedere alla piattaforma con almeno cinque minuti di anticipo, in modo da risolvere eventuali problemi tecnici”. E poi basta con le lezioni in pigiama: l’articolo 4 prevede che bisogna “vestire in maniera appropriata, anche se si segue da casa, con il dovuto rispetto per i docenti ed i compagni di classe”. A seguire alcune norme di “etichetta digitale”: “Collegarsi alla piattaforma didattica con il proprio nome e cognome evitando pseudonimi o sigle”; “Chiudere tutte le altre applicazioni durante le lezioni”; “Abbassare la suoneria del cellulare e non rispondere né effettuare telefonate durante le lezioni”; “Durante i corsi mantenere un tono di voce basso ed essere cortesi negli interventi”. La dirigente scolastica richiama i ragazzi persino ad “occupare, per quanto sia possibile, una stanza di casa, in cui si è da soli e senza distrazioni di alcun genere”. Tra le regole, infine, al punto 15 c’è: “Durante le lezioni sincrone evitare di pranzare o fare colazione”.

Ma la dirigente Cappiello non è l’unica ad aver pensato di regolamentare la didattica a distanza. A Pegli la dirigente dell’istituto comprensivo Iris Alemanno nei giorni scorsi ha inviato una lettera alle famiglie dove indica – soprattutto per gli studenti della scuola media – le modalità di partecipazione che andranno a pesare sul voto di comportamento. Nella missiva si legge: “E’ accettabile un ritardo di pochi minuti alla connessione. Si effettueranno due appelli, al termine del secondo l’alunno ancora non in presenza e/o con la webcam spenta, è dichiarato assente anche se poi parteciperà alla lezione”. Mentre all’istituto comprensivo “Albaro” di Genova la dirigente Francesca Baldi con un vademecum ha chiarito che bisogna connettersi avendo a disposizione il materiale che serve per la lezione, chiedere la parola attraverso la chat e non fotografare o utilizzare la funzione “cattura schermo” per usare impropriamente l’immagine di docenti o compagni.

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Coronavirus, sei pensionati violano le misure e si imboscano nella campagna del milanese per giocare a briscola: traditi dalle imprecazioni

1 ura 43 min ago

La briscola è sacra, anche ai tempi del coronavirus. Tanto da sfidare una pandemia, un decreto del Governo e un’ordinanza del sindaco. Succede a Castano Primo, comune dell’hinterland milanese a pochi passi dall’aeroporto di Malpensa, dove un gruppo di pensionati si imbosca in campagna per giocare a carte, dopo aver ideato perfino un piano. Non sono gli unici, nella zona a nord di Milano, a violare il divieto di uscire di casa “senza una valida ragione”. Si contano anche innumerevoli fughe d’amore, tutte finite male.

Ma il caso degli anziani giocatori di briscola ha fatto il giro della provincia, anche perché i sei pensionati – di età compresa tra i 65 e i 75 anni, quindi tra le persone più a rischio – avevano messo a punto una vera e propria strategia in quattro mosse. Intanto, hanno eluso la sorveglianza dei familiari con scuse credibili: dalle visite mediche alle code per fare la spesa. Poi, hanno evitato di farsi notare dagli agenti della Polizia locale, che controllano i movimenti in paese. Per questo ognuno raggiungeva il luogo convenuto, a piedi oppure in bicicletta, usando un percorso diverso. Inoltre, per non incontrare nessuno, gli anziani si sono radunati lungo l’alzaia del Canale Villoresi in una specie di anfratto, scelto proprio perché al riparo da occhi indiscreti. Da ultimo, un dettaglio non trascurabile: la logistica, che consisteva in un tavolo e sei sedie. Allestimento trasportato all’alba per non correre rischi.

Un piano perfetto. Guastato però dalla passione per il gioco, che spesso porta ad alzare la voce e imprecare, soprattutto quando il tuo socio sbaglia a giocare una briscola o non butta il carico al momento giusto. Così un cittadino, insospettito, prima è andato a verificare e poi ha informato i vigili, che pochi minuti più tardi hanno colto i pensionati nella più classica flagranza di reato, gomito a gomito e senza neppure le mascherine. Gli agenti hanno chiuso un occhio: niente denuncia e neppure una multa, solo una ramanzina. Amaro il commento del sindaco di Castano Primo, Giuseppe Pignatiello, ancora oggi basito: “Con una pandemia globale e con misure restrittive che in Italia non si vedevano dalla Seconda guerra mondiale, con tutti sigillati in casa, secondo voi è normale che io debba mandare la Polizia locale a chiudere un ritrovo lungo il canale, perché un gruppo di cittadini va a giocare a carte?”

Decisamente più raffazzonate le numerose fughe d’amore. Due, in particolare. La prima riguarda un 25enne di Vittuone che ha sconfinato nella vicina Cornaredo per andare a trovare la fidanzata. Un pomeriggio di effusioni che sarebbe finito senza conseguenze, se il ragazzo fosse tornato dritto a casa, invece di concedersi un giretto in centro, sorseggiando una birra e fumando una sigaretta. Notato dai Carabinieri, ha confessato senza accampare scuse. Ma questo non gli è bastato per evitare una denuncia.

Una sorte simile è toccata un 17enne di Corbetta, che ha atteso la mezzanotte per montare in sella al suo scooter e dirigersi ad Abbiategrasso, dove lo attendeva la sua ragazza. L’adolescente aveva studiato il tracciato per evitare le strade principali, di norma più controllate. Così era passato attraverso paesini e frazioni. Ce l’aveva quasi fatta. Le Forze dell’ordine lo hanno fermato a pochi passi dalla meta, cioè dall’abitazione della sua amata. Nessuna denuncia, ma una telefonata ai genitori. Che, arrabbiatissimi, sono venuti a riprendersi il figlio, sequestrandogli seduta stante le chiavi della moto.

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Coronavirus, Brasile: dopo critiche e proteste per la gestione Bolsonaro, cresce il potere dei militari per arginare il ministro della Salute

1 ura 50 min ago

Arginato e controllato in ogni azione dai militari sempre più presenti all’ombra della presidenza della Repubblica e nel governo. Screditato, criticato e minacciato di dimissioni dal presidente Jair Bolsonaro per la sua posizione preoccupata di fronte ai rischi collegati alla diffusione del coronavirus nel paese. Così il ministro della Salute brasiliano, Luiz Henrique Mandetta, è diventato una delle pedine più importanti per capire gli equilibri di potere nel confuso scacchiere politico brasiliano ai tempi del coronavirus. Il rapporto complicato tra Bolsonaro e Mandetta è dovuto a due fattori principali. Il primo è legato al risvolto politico della questione sanitaria. Medico, sin dal primo momento il ministro ha inteso i rischi per la popolazione e ha adottato una posizione ragionevole, in linea con le raccomandazioni dell’Oms.

Consapevole delle difficoltà storiche e del sistema sanitario nazionale, in ogni conferenza stampa Mandetta ha spiegato i rischi collegati alla pandemia, accanto a un presidente negazionista che continuava a parlare di ‘influenzuccia’. La posizione di Mandetta è stata intesa da Bolsonaro come un’insubordinazione, una mancanza di rispetto per non volersi allineare alle parole del capo. Inoltre, col passare del tempo, la posizione di Mandetta gli è valsa elogi da parte di vari settori politici brasiliani, finendo per diventare il volto ragionevole del governo, identificato come interlocutore valido soprattutto dai governatori degli stati che, preoccupati per la pandemia, decretavano isolamento sociale e chiusura delle attività non necessarie in tutto il paese. Scatenando la reazione violenta di Bolsonaro in diretta tv.

Per settimane è circolata la notizia di una possibile sostituzione del ministro. Una decisione mai assunta da Bolsonaro che tuttavia ci ha tenuto a inviare poco velate intimidazioni. “Mandetta sa che da tempo ci stiamo punzecchiando. Io non voglio licenziarlo in mezzo a una guerra, ma ha superato il limite. Sa che c’è una gerarchia tra di noi”, ha dichiarato Bolsonaro lo scorso giovedì. Dal canto suo Mandetta, pur rimanendo fedele al presidente, non ha mai nascosto il malcontento verso Bolsonaro. Ieri, secondo quanto riporta quotidiano Folha de Sao Paolo, ancora una volta il ministro avrebbe confessato ai suoi collaboratori l’intenzione di lasciare l’incarico ma di non volersi dimettere, lasciando al presidente Jair Bolsonaro la responsabilità di “estrometterlo nel bel mezzo di una emergenza sanitaria”.

Evitando il licenziamento, Bolsonaro ha tuttavia progressivamente eroso il potere del ministro della Sanità. Prima affidando la comunicazione ufficiale sul coronavirus alla presidenza della Repubblica e spostando la sede delle conferenze stampa presso il Planalto. Poi, affidando il gabinetto di crisi sulla pandemia al potente ministro della casa Civile Walter Braga Netto, ex capo di stato maggiore dell’Esercito nominato alla guida del ministero (una sorta di centro governativo che coordina l’avanzamento delle azioni dei ministeri, il cui ministro ha funzioni paragonabili a quelle di un primo ministro in una repubblica presidenziale) appena lo scorso 13 febbraio. Il Centro di coordinamento delle operazioni del comitato di crisi del governo federale, subordinato alla presidenza del Repubblica e quindi gerarchicamente superiore al ministero della Salute, è stato creato non a caso il 24 marzo, stesso giorno in cui i governatori di Rio e San Paolo decretavano la quarantena.

Isolato, senza più il supporto di Corte suprema e parlamento. Senza partito, stizzito per le critiche di stampa e oggetto di proteste da parte dei cittadini, Bolsonaro si è appigliato alle uniche cose rimastegli. La famiglia che gestisce i social network che alimentano i sostenitori fanatici e chi lo tiene realmente in vita: i militari. Usando la tecnica del bastone e la carota con Bolsonaro, cavalcando la retorica della difesa della patria e del popolo, le forze armate hanno dilagato sempre più, anche approfittando dell’emergenza coronavirus. Su invito del presidente, incapace di governare il paese e gestire la dialettica democratica con i ministri messi sempre più da parte, i militari hanno assunto una sorta di tutela mutua nei confronti di Bolsonaro che, in difficoltà, sentendosi in guerra e circondato da nemici, si è affidato all’unica alternativa per rimanere in sella. Convinto che, forse, neanche i militari vorranno assumere una posizione più esposta in quello che sarà probabilmente il peggiore momento della storia brasiliana dal punto di vista economico e sanitario.

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Coronavirus – Viaggio nella Milano sospesa: tra conta delle vittime, danno economico e nuovi poveri. “Ma pronti quando si potrà ripartire”

1 ura 54 min ago

Alle 10 in punto lungo la banchina della stazione di Porta Genova non c’è nessuno. Sui vagoni della linea verde viaggiano in otto. Uno in più da Sant’Agostino in poi, un altro sale a Sant’Ambrogio, due a Cadorna e Lanza. Zero a Garibaldi, solitamente crocevia di migliaia di vite della Milano che andava a cento all’ora e oggi vive sospesa nel silenzio. Il calo dei passeggeri nella metropolitana è una fotografia nitida del rallentamento della città: 70mila al giorno rispetto agli 1,4 milioni trasportati normalmente. Meno -95%. Appena fuori dalle scale mobili della fermata Gioia resistono le locandine del Bergamo Jazz Festival in programma dal 15 al 22 marzo. Una settimana in cui tra capoluogo e provincia, nella Bergamasca, sono stati scoperti 2.800 casi di coronavirus e i decessi ufficiali sono stati centinaia. Poco dopo è arrivata l’ondata anche in città, con oltre mille morti nello scorcio finale del mese.

La piazza simbolo svuotata. E la torre Unicredit quasi deserta
È mercoledì mattina e lungo le viuzze della Biblioteca degli alberi scodinzolano tre cani con i padroni e un runner, imperterrito, scappa via verso il Bosco Verticale. I prati che in primavera ospitano le prime pause pranzo al sole e le aree giochi per i bambini sono delimitate con il nastro rosso e bianco della Polizia Locale, come fossero una scena del crimine. Piazza Gae Aulenti, simbolo della Milano che negli ultimi dieci anni si è rifatta il trucco, è vuota. Sono sbarrati tutti i grattacieli. La torre Unicredit con il suo pennacchio è quasi deserta. “A regime qui lavorano più di 4mila dipendenti. Oggi la presenza è ben sotto al 10%”, dice la banca assicurando che a chi entra in sede o negli altri edifici di direzione viene misurata precauzionalmente la temperatura con il termoscanner. Nelle poche filiali rimaste aperte – ne sono state chiuse 33 su 55 – si lavora su turni e i clienti entrano solo su appuntamento. Sarà qui e nelle altre sedi dei grandi istituti bancari che si giocherà una fetta della ripartenza di Milano e, dietro alla locomotiva, del resto dell’Italia. “La sfida è sostenere le piccole e medie imprese, che sono il tessuto economico e produttivo e la base della ricchezza del Paese rappresentando il 60-70% dei posti di lavoro – spiegano da Unicredit – E devono quindi essere messe in condizione di attraversare questa fase di secca, anche per tutelare l’occupazione”. Che sarà la prossima preoccupazione della Milano che “fà e desfà l’è tut un laurà”. Tra turismo dall’estero che, con ogni probabilità, resterà ancorato al palo a lungo e un pezzo di città che ruota attorno a servizi di ristorazione ed eventi. Il Salone del Mobile, principe degli appuntamenti milanesi, è stato cancellato e nei prossimi mesi sarà difficile tenere insieme le ‘Week’ con le misure anti-Covid.

Gli ultimi ora visibili ma sempre più soli (e in aumento)
Senza contare la vita notturna, caratteristica e altro motore della città. Tra corso Como e largo La Foppa, una delle zone più frequentate dello struscio serale, solo Eataly resiste alla chiusura. In piazza Venticinque Aprile non c’è nessuno se non quattro clochard e i loro fagotti all’ombra di Porta Garibaldi. Nella quotidianità perduta di Milano erano gli invisibili, invece, insieme ai rider che sfrecciano lungo le strade deserte, oggi sono più visibili e soli che mai. Si è fermato Pane Quotidiano, punto di riferimento per centinaia di poveri ogni giorno, mentre l’Opera San Francesco ha chiuso la mensa di corso Concordia e distribuisce circa 2.400 pasti in un sacchetto invitando a consumarli altrove. E le richieste aumentano, come testimonia il +30% di pacchi di viveri offerti dalla Caritas ambrosiana. La crisi, evidentemente, sta toccando anche chi fino a poche settimane fa riusciva a mettere un piatto in tavola senza essere costretto a chiedere. La sfida del Comune, per ora, è riuscire ad assistere tutti con i 7,2 milioni messi a disposizione del governo per i buoni spesa, grazie alle donazioni dei privati e al lavoro della rete di associazioni solidali. Poi verrà la scommessa cruciale: far coesistere e avvicinare la Milano al di là dei viali ora vuoti delle circonvallazioni con quella più vicina alla cerchia delle mura.

Pubblicità e orologi, la città ferma al 9 marzo
Puntando verso Brera, gli unici rumori sono le sirene delle ambulanze, lo sferragliare dei tram e quello di una perpetua che passa l’aspiravolvere sui marmi della chiesa del Carmine. La città si è fermata nella notte tra il 7 e l’8 marzo. Lo raccontano vecchie pubblicità, il cartellone che annuncia il concerto mai nato di Brunori Sas in programma il 13 marzo al Forum di Assago e l’orologio a led di un negozio di articoli sportivi che segna le 9.58 quando mancano 2 minuti alle 11. Come se l’ora legale non fosse mai tornata. Il consueto brulicare tra negozi di design e scintillanti locali turistici si è trasformato in code mute fuori da un forno e davanti al lampeggiare delle luci verdi delle farmacie. Quella all’angolo con via Pontaccio ha la serranda abbassata: “Battenti chiusi, servizio attivo”, hanno scritto sui cartelli all’esterno con i quali annunciano che le mascherine ci sono. Fanno 2,50 euro l’una per quelle chirurgiche usa e getta. La Milano che sa cavalcare le mode ha trovato il suo pertugio anche nell’emergenza.

La moda ibernata. Capasa: “Danni enormi”
Quella dei lustrini e dell’abito all’ultimo grido è invece ibernata. Da corso Buenos Aires a via Montenapoleone le uniche buste piene sono quelle della spesa nei supermercati. Idem nel cuore di una corso Vittorio Emanuele spettrale, dove un senzatetto ha piantato una tenda verde sotto il porticato a due passi da piazza San Babila: le grandi griffe hanno vetrine già quasi demodé, tra ultimi fuoritutto marzolini e primi capi primaverili. “In città ci sono 800 showroom che rappresentano 3mila brand”, fa di conto Carlo Capasa, presidente della Camera della Moda. Dietro le vetrine immobili, c’è un motore fermo. “Parliamo della seconda industria italiana, che da sola rappresenta il 41% della produzione europea – spiega a Ilfattoquotidiano.it – Una catena chiusa che ha già perse l’ultima coda della produzione primavera-estate. Non siamo riusciti a mandare la merce nei Paesi orientali, dove il mercato sta ricominciando. Un danno enorme”. Anche perché sono diversi gli appuntamenti mancati: “Le collezioni crociera di maggio sono ormai andate. La Fashion Week uomo di giugno è stata spostata a settembre – elenca Capasa – E abbiamo posticipato all’autunno una round table sulla sostenibilità che solitamente si tiene a maggio”. Il settore chiede di tutelare innanzitutto le piccole aziende e di fare ognuno la propria parte: “Imprenditori, governo e Unione Europea remino nella stessa direzione, altrimenti non se ne esce – ragiona Capasa – E permettiamo di pagare le imposte direttamente a fine anno o impicchiamo chi è già a corto di liquidità”.

Senza Salone del Mobile e fiere, il lamento degli albergatori
Problemi che il virus ha replicato di settore in settore. “La situazione è tirata, speriamo che il mercato italiano riparta presto. L’estero resterà una chimera fino agli ultimi mesi dell’anno”, lamenta Maurizio Naro di Federalberghi. Il comparto a Milano conta 400 strutture con 35mila camere per un totale di 55mila posti letto e 12mila occupati diretti, ai quali bisogna aggiungere i servizi in outsourcing, dalla ristorazione alle pulizie e alle manutenzioni. “Gli studi dei consulenti ci hanno prospettato diversi scenari. Tutto concordano in un ritorno, forse, al segno più nel 2021. Ci aspettiamo un tasso di occupazione delle camere molto basso nei prossimi 7-8 mesi”. Senza Salone del Mobile, secondo Federalberghi, sono già scomparsi circa 120 milioni di euro di fatturato. A marzo sono evaporati altri 100 milioni. “E parliamo solo di camere. Se aggiungiamo ristorazione e convegni la cifra lievita attorno ai 350 milioni. Sono soldi che non recupereremo”, dice Naro spiegando che il coronavirus ha fatto tabula rasa di congressi e fiere già programmati fino a luglio. “C’è la speranza di vedere delle conferme da settembre. E poi bisognerà capire cosa rimarrà in tasca ad aziende e famiglie per viaggi di lavoro e di piacere. Un punto, quest’ultimo, sul quale ci siamo già fatti sentire”. L’idea degli albergatori è quella di “permettere di detrarre dalla dichiarazione dei redditi le vacanze fatte in Italia, facendo riscoprire il nostro Paese e aiutando le imprese senza ossigeno”. Solo attorno al Duomo sono una trentina ad aver sbarrato le porte.

Il Duomo deserto tra militari e piccioni
“Non siamo fatti per fermarci, ma solo per ripartire ancora più forti”, si legge sulle vetrine della vicina Rinascente che, alla vigilia dell’inaugurazione nel 1917, venne distrutta da un incendio e oggi è ancora lì. La piazza di fronte alla basilica è presidiata da poliziotti, carabinieri e militari. Sfreccia qualche corriere, volano i piccioni. Dentro la Galleria Vittorio Emanuele rimbomba ogni passo e davanti a Palazzo Marino due agenti della Polizia Locale ricordano a un cittadino in cerca di informazioni che non è proprio possibile entrare nella sede del Comune. Le camionette dell’Esercito sono accanto alle barriere di cemento, posizionate agli accessi di piazza Duomo nell’agosto 2017 dopo gli attentati di Barcellona. Dovevano servire a riparare dallo spettro del terrorismo, una minaccia che oggi appare lontana di fronte al coronavirus che Milano ha visto arrivare e non è riuscita a stoppare.

I pubblici esercizi e la paura per il turismo estero in calo
Lungo via Torino, davanti alle colonne di San Lorenzo e risalendo corso di Porta Ticinese #Milanononsiferma sembra ieri. Ora c’è una mamma a spasso con il figlio per una boccata d’aria e due finanzieri che chiedono l’autocertificazione a quei pochi che passano. Pokè house, ristoranti, hamburgerie e pizzerie si arrangiano come possono con il delivery. Un palliativo. “Prevediamo una perdita di fatturato nei pubblici esercizi di circa il 40 per cento nel corso del 2020”, stima Lino Stoppani, presidente di Fipe-Confcommercio. “Circa 5mila posti di lavoro aggiuntivi che il settore genera nel periodo febbraio-giugno sono già andati in fumo e se la contrazione sarà confermata sono a rischio altre 20mila persone”, aggiunge. Il comparto a Milano conta circa 9mila attività, spiega Stoppani, che ogni settimana producono un fatturato di “oltre 100 milioni” e un valore aggiunto di circa 88. “Il cibo, dopo l’arte, è la maggiore attrazione turistica del Paese – aggiunge – e il primo per il quale si torna in Italia una seconda volta. Se impoveriamo l’offerta, nel lungo periodo rischiamo di perdere attrattività. Chiediamo tutele perché sarà già difficile sopportare nei prossimi mesi l’assenza degli stranieri”. A Milano, dati Istat, gli arrivi dall’estero sono stati 12,1 milioni nel 2018 rappresentando il 64,9% dei turisti in città.

I Navigli immobili e i ristoratori al servizio della trincea
La scorsa estate passeggiavano a frotte tra la Darsena e il Naviglio Grande, dove prima del decreto una catena di vinerie stava per aprire un nuovo punto vendita. L’opening soon sulla facciata resterà lì per un po’ e lo stesso faranno gli ombrelloni chiusi delle altre decine di locali affollati fino ai primi di marzo. In questa e in altre zone, da Porta Romana a Isola, gli ultimi cinque anni sono stati un fiorire di inaugurazioni e ristrutturazioni sulla spinta di Expo 2015. Spesso giovani imprenditori, che ora si reinventano. Alberto Cartasegna, ceo e fondatore di miscusi, cinque locali in città e 300 dipendenti in Italia, ha chiuso prima che il governo imponesse la serrata. “Abbiamo lanciato la miscusi bottega, un negozio virtuale nel quale poter acquistare la pasta ed i condimenti per poi replicare a casa propria i piatti e siamo attivi con il delivery. Quella che verrà sarà una Milano diversa, mi auguro più attenta alle imprese e ai piccoli negozi”, spiega. Coinvolgimento viene chiesto anche da Stefano Saturnino, fondatore di Pizzium, 17 locali in città e 8 aperture previste nel 2020: “Sarà necessario sedersi a un tavolo con la Regione, che pare curerà la ripartenza. Milano è da sempre spinta da imprenditori preparati e sicuramente, in un modo o nell’altro, tornerà a essere la città che tutti conosciamo, a patto che queste persone vengano davvero coinvolte nella ricostruzione”. Nel frattempo entrambi, con altri 8 ristoratori, da metà marzo consegnano pasti gratuiti a medici e infermieri negli ospedali. Un servizio alla città. Silenziosamente, da settimane, ne svolgeva uno simile il tassista Giuseppe Allegri, 63 anni, portando i sanitari dalla zona di Famagosta al San Paolo. Poi si è ammalato e in quello stesso ospedale è deceduto. Come lui altre centinaia di contagiati da Niguarda a Lorenteggio negli ultimi dieci giorni di marzo. Nel silenzio di una Milano sospesa.

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In Edicola sul Fatto Quotidiano del 5 Aprile: Centri-anziani: “Fu la Regione a vietarci di chiuderli”

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Così truffiamo pure i cinesi: 500 dollari per le certificazioni

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Filo diretto – Ecco alcuni chiarimenti a interrogativi e dubbi arrivati alla redazione sulle misure previste dal decreto “Cura Italia”

di L’intervista “C’è da ricostruire, sono pronto a dare una mano a Conte”

Carlo Calenda – “Non penso al governo, ma a un comitato unitario per la ripartenza. L’ipotesi Draghi è una trappola di Salvini e Renzi”

di L’intervista “C’è chi ha usato quest’emergenza per farsi notare”

Stefano Buffagni – Il viceministro al Mise

di I controlli In troppi in giro: mascherine obbligatorie in Lombardia

Più multe – Nuova ordinanza della regione dove aumenta la mobilità: +2% in pochi giorni. Misure non condivise da Protezione civile: “Basta mantenere la distanza”

di Val. Pac. Le protezioni Dalla filiera italiana zero dispositivi medici

Il commissario – Arcuri ammette: solo un’azienda del consorzio ha l’ok per quelli chirurgici

di Vds Palazzo Chigi Morto l’agente della scorta di Conte colpito dal coronavirus

Perfino l’assessore alla Sanità della Regione Lazio, Alessio D’Amato, ha voluto precisare che “è stato fatto di tutto per salvarlo”. Ma Giorgio Guastamacchia, ricoverato due settimane fa nel reparto di terapia intensiva del Covid Hospital di Tor Vergata, non ce l’ha fatta ed è morto ieri, a 52 anni. Poliziotto, attualmente era in servizio nella […]

di Pa.za. Perù Quarantena, la polizia spara in aria per farla rispettare

Testimonianza – Il racconto del docente italiano a Lima: “Uomini e donne escono a giorni alterni, ma non nelle favelas. Se il contagio aumenta, Roma ci aiuti”

di Non solo virus – Reti degli ospedali vulnerabili I pirati informatici in agguato, facile rubare i dati sanitari

Secondo l’esperto Schneier, governi e hacker possono avere interesse a manipolare le informazioni sul virus

di Siria “Prima il regime, poi l’Isis: l’altra guerra è sulle donne”

Ilham Amare – La fondatrice della Casa per le vittime di abusi domestici nel Rojava curdo, lotta per la parità dall’età di 16 anni: “È il cardine della nostra rivoluzione”

di Benedetta Argentieri L’intervista “Mia moglie sostiene: basta vittimismo. Ma preferisco SuperPippo a Superman”

Nicola Savino – È il co-conduttore di “Deejay chiama Italia”. Ora è dj anche su Instagram…

di Signori, si chiude? Il futuro dei talent appeso al Covid

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Salvatores e Muccino chiedono l’aiuto degli spettatori per realizzare film sulla “Cuorantena”

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Coronavirus, Decaro: ‘Troppa gente in giro, noi sindaci preoccupati: se va avanti così a Pasquetta rischiamo di trovarci le strade piene’

Sob, 04/04/2020 - 20:56

Un messaggio vocale su WhatsApp, 43 secondi. I cellulari che lo ricevono sono quelli di migliaia di cittadini baresi, la voce è del sindaco Antonio Decaro. Dice questo: “Lo so che vuoi uscire, magari starai pensando ‘c’è il sole, mi vado a fare un giro, tanto chi mi deve vedere’. E invece ti sto guardando io, ti stanno guardando gli altri, ti stanno guardando Rocco e Tarquinio. Rocco che voleva tornare a correre ogni giorno sul lungomare e Tarquinio che voleva vedere il Bari in Serie A. E invece non ci sono più, sono morti, sono morti per il coronavirus. Magari sono morti perché sono stati contagiati da qualcuno che è uscito per fare la spesa anche se non era necessario. O da qualcuno che come te è uscito perché voleva vedere il sole. Senti a me, se vuoi vedere il sole stai a casa e guardalo dalla finestra“.

Sindaco, ha deciso di puntare sul terrorismo psicologico come deterrente?
Non so più che fare. Dopo controlli, restrizioni, droni, auto della polizia locale che diffondono l’ordine di stare a casa, ho provato con questo messaggio. Ora non so cos’altro inventarmi.

I suoi colleghi sindaci denunciano che nelle loro città ci sono troppe persone in giro e che i dati di mobilità sono in aumento.
Al Nord c’è un allentamento, è chiaramente percepito dai primi cittadini. Ma anche al Sud non va meglio: qui sono in molti a considerare il Covid un problema lontano, tranne poi cambiare idea quando si ammala un parente o un amico. Se va avanti così a Pasquetta rischiamo di trovarci la gente in strada.

E’ un pericolo concreto?
Certamente. Io sono preoccupatissimo. Faccio una diretta al giorno per dire alle persone di stare a casa. Sui social mi arrivano segnalazioni di persone che si organizzano per trascorrere le feste nelle seconde case in campagna. L’altro giorno ho dovuto organizzare un blocco sulla Statale 16, una strada a sei corsie: abbiamo fatto entrare tutte le automobili nelle stazioni di servizio per far controllare chiunque dalla polizia stradale. Così le persone sanno che durante le feste ci saranno controlli a tappeto anche sulle arterie principali e che blocchiamo chi non ha motivo di uscire di casa.

Preoccupazione comune anche ad altri sindaci?
Sì. Tra colleghi ci sentiamo spesso, abbiamo la nostra chat comune e ognuno di noi ha rapporti personali con altri primi cittadini, che siano di piccole o grandi città non cambia. Negli ultimi giorni ho sentito il sindaco di Alzano Lombardo, spesso sento quello di Codogno, spessissimo Giorno Gori, oggi ho sentito Emilio Del Bono. Ci confrontiamo, ci scambiamo idee e impressioni. E siamo preoccupati: Pasquetta, 25 aprile e Primo Maggio specie al Sud sono da sempre le tappe maggiori della nostra socializzazione. Dobbiamo farlo capire ai cittadini: Natale con i tuoi, Pasqua pure, chiusi in casa.

Bari come Bologna, Piacenza, Milano? Le persone in strada aumentano invece che diminuire?
Oggi ho avuto problemi anche io, come tutti i sabati. Qui c’è stato una sorta di accordo tra le catene della grande distribuzione, che hanno deciso di non aprire i punti vendita di domenica. Per questo motivo di sabato c’è grande affollamento nei mercati rionali e nei supermercati, il che dimostra come ci sia l’abitudine a uscire quotidianamente per fare la spesa, mentre bisognerebbe farlo ogni tre quattro giorni.

Quindi la soluzione è il terrorismo psicologico?
Ammetto che il mio messaggio odierno è un po’ macabro, fa venire l’angoscia. Ma è utile. Bisogna usare più strumenti: da un lato i controlli, le verifiche, le sanzioni; dall’altro ci tocca spaventare le persone.

I suoi video mentre sgrida le persone in giro per Bari hanno fatto il giro del web
Il primo, quello in cui mi sono commosso, era una diretta: mi è sfuggita una lacrima, forse ho sbagliato, non so. Gli altri sono registrazioni, li ho voluti pubblicare per due motivi: per dire a chi sta fuori casa che stiamo facendo molti controlli e per rassicurare chi rispetta le regole. Perché chi sta a casa magari può vedere le persone in giro e credere che i propri sacrifici servano a nulla. E non è così.

Sta passando un messaggio sbagliato, ovvero che l’appiattimento della curva di crescita dei contagi sia una notizia tale da allentare le restrizioni?
Può essere. E’ un momento molto complicato, le persone sono chiuse in casa da tre settimane. Si cerca il pretesto per uscire, anche solo per fare la spesa. Ma è sbagliato. Altro che allentare le misure, dobbiamo tutti stringere. E serve un messaggio chiaro e univoco da sindaci e governo: per venirne fuori il prima possibile, tutti dobbiamo sacrificarci. Non è che teniamo le aziende e i negozi chiusi, blocchiamo l’economia e poi non riusciamo a superare l’emergenza sanitaria perché non siamo in grado di restare in casa.

Maggiori poteri ai sindaci?
No, anzi. Da un mese e mezzo abbiamo ceduto alcune nostre prerogative sterilizzando l’articolo 50 del Testo unico degli enti locali, ovvero il potere di ordinanza. Questo per evitare migliaia di iniziative singole dei sindaci e perché è giusto che sia il governo a dare le restrizioni a seconda dei territori. Noi ci impegniamo a farle rispettare. Questo è l’ultimo sforzo, non possiamo allentare e fermarci ora. Sarebbe una cavolata imperdonabile.

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Coronavirus, ministro Gualtieri: “Pronto il decreto liquidità. Prestiti fino a 800mila euro garantiti al 100%”

Sob, 04/04/2020 - 20:41

“Stiamo finalizzando il decreto sulla liquidità. Garantiremo prestiti fino a 800mila euro al 100% e aumenteremo le garanzie al 90% per 200 miliardi di prestiti fino al 25% di fatturato delle imprese di tutte le dimensioni”. Ad annunciarlo è il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, in un’intervista al Tg1.

Le sue parole arrivano dopo la decisione della Commissione europea di cambiare le regole permettendo agli Stati di concedere garanzie per l’intero importo dei prestiti a interessi zero. Il governo ha sfruttato l’occasione e si è subito adeguato alle nuove norme, come preannunciato dal ministro dello Sviluppo Economico, Stefano Patuanelli, su Facebook: “Nel prossimo decreto garantiremo tutta la liquidità necessaria con il 100% di garanzia dello Stato”, aveva scritto.

Fino a venerdì questo non sarebbe però stato possibile. Le regole europee, anche dopo le ultime modifiche dovute proprio all’emergenza coronavirus, fissavano il tetto al 90% del capitale, oltre a stabilire il limite massimo pari al 25% del fatturato dell’anno precedente. Con il Tesoro che aveva dovuto adattare a questi paletti l’ultima bozza di decreto prima del 3 aprile.

Lo stesso Gualtieri, giovedì, aveva annunciato: “Faremo un provvedimento molto importante per potenziare l’intervento sulla liquidità delle imprese con altri 200 miliardi di prestiti garantiti che coprano fino al 25% del fatturato di tutte le imprese con il 90% di garanzia dello Stato”.

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Coronavirus, Locatelli: ‘Lombardia obbliga a coprire volto? Distanziamento sociale è misura fondamentale’. Borrelli: ‘Non uso mascherine’

Sob, 04/04/2020 - 20:24

“In questo momento certamente non l’abbiamo ancora data come indicazione“. Così il presidente del Consiglio superiore di sanità (Css), Franco Locatelli, in conferenza stampa alla Protezione civile sull’emergenza Covid-19 risponde a chi gli domandava se il comitato tecnico scientifico abbia in programma di consigliare l’uso obbligatorio di mascherine (o di altri sistemi di copertura di naso e bocca) come dettato da un’ordinanza in Lombardia.

“Quello della mascherine – ha spiegato – è un argomento in cui non esistono evidenze fortissime, sappiamo perfettamente che sono utili per prevenire il contagio da parte di un soggetto che alberga Covid-19 considerando anche l’esistenza di una quota di asintomatici infettanti. In questo possono essere di utilità, ma la misura fondamentale rimane quella del rispetto del distanziamento sociale“. Gli fa eco il capo della Protezione civile, Angelo Borrelli: “Non uso la mascherina rispettando le regole del distanziamento sociale”.

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Stefano Bollani reinterpreta il cult ‘Jesus Christ Superstar’: “Mi innamorai del film, musica fresca su impianto operistico”

Sob, 04/04/2020 - 20:03

È uscito in tutto il mondo il nuovo album di Stefano Bollani, Piano Variations on Jesus Christ Superstar prodotto da Alobar, l’etichetta indipendente dello stesso pianista, disponibile in tutti gli store. A 50 anni dalla pubblicazione dell’album originale Jesus Christ Superstar, Bollani ha deciso di creare la sua personale versione del capolavoro di Andrew LIoyd Webber & Tim Rice. Piano Variations on Jesus Christ Superstar è una versione totalmente inedita e interamente strumentale per pianoforte solo, ma che custodisce come un tesoro l’originale: “Ho scelto la forma del pianoforte solo perché la storia d’amore è tra l’opera rock e me” – spiega Bollani – “E una storia d’amore cresce in bellezza se resta intima”. Non bisogna però aspettarsi una trascrizione intera per pianoforte solista. Stefano Bollani, grato per l’eccezionale permesso ricevuto da Andrew LIoyd Webber di reinterpretare la sua opera cult, si è liberamente, ma rispettosamente, avvicinato al capolavoro improvvisando sui motivi originali e sulle canzoni seguendo il suo guizzo giocoso e il suo spirito musicale, formato dalle tante tradizioni musicali, dai tanti generi e incontri che hanno influenzato, forgiato e consolidato quello che è considerato il suo linguaggio musicale.

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Coronavirus, oltre 60mila morti nel mondo. Già 290mila contagi negli Usa. Germania, superati i 90mila casi. Francia, 600 soldati positivi

Sob, 04/04/2020 - 19:49

Le morti dovute al coronavirus nel mondo hanno superato le 60mila, di cui oltre 45mila in Europa. Lo rivela la Johns Hopkins University, secondo cui i casi totali hanno raggiunto quota 1.134.418. E nelle ultime 24 ore si è registrato un nuovo record di decessi in Gran Bretagna, dove i morti sono stati 706, per un totale di 4.313. In Germania i casi registrati hanno superato i 90mila, in Spagna sono quasi 125mila e in Belgio più di 18mila, mentre è record di casi giornalieri in Giappone (più di 300) e in India (più di 600). In Francia, circa 600 soldati sono risultati positivi. E l’Oms avverte: “Sempre più giovani si stanno ammalando, il timore è per un imminente aumento dei casi in Africa“.

Il bilancio delle vittime negli Usa continua a crescere, così come quello dei contagi: sono oltre 7.800 i morti e i casi accertati in tutto il Paese sono oltre 290mila. New York, lo Stato più colpito, in un giorno ha registrato 10.841 nuovi casi, che portano il totale a 113.704, come ha fatto sapere il governatore Andrew Cuomo aggiungendo che i morti sono 630 in un giorno, nuovo record, e 5.565 in tutto. Nonostante ciò, Donald Trump ha ribadito che non lancerà un ordine di isolamento a livello nazionale: “Lasceremo la decisione sull’ordine ai cittadini di stare a casa ai singoli governatori, Stato per Stato”, ha detto in risposta alle pressioni di una parte della comunità scientifica, con in testa il virologo in chief, Anthony Fauci. “In Italia e Spagna è diverso – ha aggiunto – loro hanno un problema più grande”.

E proprio il nome di Fauci ha scatenato di nuovo il nervosismo del presidente, dopo il botta e risposta a distanza tra i due, su posizioni opposte riguardo alla lotta al coronavirus. A chi gli ha chiesto perché il medico non fosse presente al briefing con la stampa, Trump ha risposto: “Non lo so. Ogni volta che non è qui i fake media mi chiedono di lui”. E ha poi, in una nota, la Casa Bianca annunciato lo stop all’esportazione di mascherine e guanti chirurgici se non diretti verso Paesi che “ne hanno veramente bisogno”: “L’ordine di oggi è un altro passo nella nostra lotta per impedire l’accaparramento, il rincaro dei prezzi, l’azione degli approfittatori impedendo la pericolosa esportazione di strumenti di protezione di cui abbiamo estremo bisogno – si legge – Aiuterà a garantire che rimarranno nel nostro Paese e verranno distribuiti dove sono necessari per sconfiggere il virus”.

Anche la Francia vede crescere il numero dei casi e dei decessi (quest’ultimi hanno superato i 7.500), ma deve fare i conti anche con un’altra emergenza: circa 600 soldati si sono ammalati. La ministra della Difesa, Florence Parly, in un’intervista pubblicata oggi sui quotidiani regionali del gruppo Ebra, ha comunque assicurato che la capacità dell’esercito di svolgere le sue missioni rimane intatta.

In Spagna, invece, a preoccupare è il crescente numero di medici e personale sanitario che ha contratto il virus. Il ministero della Salute spagnolo ha fatto sapere che sono 18.324, pari al 15% del totale delle infezioni nel Paese. Per rafforzare il sistema sanitario sotto pressione per la pandemia, il governo di Madrid ha assunto 356 operatori sanitari stranieri che vivono in Spagna, nonché studenti di medicina e infermeria. Inoltre, il capo del governo, Pedro Sanchez, come preannunciato venerdì, ha deciso di prorogare di due settimane, fino al 26 aprile, le misure restrittive.

L’Organizzazione mondiale della sanità avverte che un crescente numero di persone giovani, o comunque sotto i 60 anni, si sta ammalando gravemente o sta morendo a causa del coronavirus: “Stiamo vedendo un maggior numero di persone più giovani gravemente malate”, ha affermato Maria Van Kerkhove, responsabile tecnico del programma per le emergenze. “Nel complesso, gran parte delle persone affette gravemente da questa malattia e ricoverate nei reparti di terapia intensiva sono più anziane e sono persone con malattie pregresse – ha proseguito – Ma in alcuni Paesi stiamo vedendo individui sulla trentina, la quarantina e la cinquantina che vengono ricoverati in terapia intensiva e muoiono”.

Il direttore generale dell’Oms, Tedros Adhanom Ghebreyesus, in teleconferenza con vari capi di Stato africani ha invece rinnovato il suo allarme per l’Africa, dove i casi registrati superano i 7.700 in 54 diversi Paesi, parlando di un “imminente aumento”. Ha anche chiesto loro di aprire corridoi umanitari per consegnare forniture mediche indispensabili.

Gran Bretagna – Nuovo record di 708 morti in 24 ore negli ospedali del Regno Unito per coronavirus, secondo gli ultimi dati aggiornati del ministero della Sanità britannico. I decessi totali registrati salgono a 4.313, mentre i contagi passano da 38.168 a 41.903, con un incremento giornaliero di poco più di 3.700. Allarme coronavirus anche per Carrie Symonds, compagna e promessa sposa 31enne di Boris Johnson, da qualche mese in attesa di un figlio dal premier conservatore britannico. Symonds, riferisce Sky News, è in isolamento a letto da una settimana con i sintomi del Covid-19, anche se a differenza di Johnson non è stata al momento testata.

Germania – I casi accertati hanno superato i 90mila (sono quasi 91.600) secondo l’ultimo conteggio dell’istituto americano Johns Hopkins University. Rispetto a ieri si registrano circa 7.000 nuovi casi. Le vittime complessive sono 1.293, quasi 200 in più in 24 ore.

Spagna – Con altre 809 nuove vittime nelle ultime 24 ore, sale a 11.744 il bilancio dei morti per il coronavirus in Spagna. Secondo i dati odierni del ministero della Salute, i nuovi contagi sono 7.026, per un totale di 124.736.

Belgio – Con i 140 decessi registrati nelle ultime ventiquattro ore, il numero totale dei morti per coronavirus in Belgio è salito a 1.283. I casi sono arrivati a essere 18.431, un incremento di 1.661 rispetto a ieri.

Paesi Bassi– In Olanda nelle ultime 24 ore ci sono stati 164 morti per il coronavirus, portando il bilancio totale delle vittime a 1.651. I positivi finora accertati sono 16.627, mille in più rispetto a ieri.

Svizzera – In Svizzera sono stati superati i 20mila casi di Covid-19, altre 1.000 in un giorno. Il numero complessivo di morti è 540, 76 nelle ultime 24 ore.

Giappone – Per la prima volta dall’inizio dell’emergenza coronavirus, il Giappone segnala più di 300 nuovi casi di Covid-19 in un giorno. Secondo i dati delle autorità sanitarie rilanciati dalla Cnn, ieri si sono registrati 314 nuovi casi, 89 dei quali a Tokyo, e sei decessi. Il bilancio ufficiale parla di 89 morti compresi i passeggeri deceduti della nave da crociera Diamond Princess che a febbraio è stata per due settimane in quarantena nel porto di Yokohama. Il bilancio complessivo del Giappone è di 3.837 casi, compresi i 712 della Diamond Princess. Il maggior numero di casi, precisa la Kyodo, si registra a Tokyo dove i contagi sono almeno 773

India – L’India ha registrato ieri un record di 601 nuovi casi di coronavirus: lo ha reso noto il ministero della Sanità del Paese, secondo quanto riporta la Cnn. Si tratta di un incremento del 26% rispetto a giovedì. I dati della Johns Hopkins University indicano intanto che il totale dei contagi in India ha raggiunto quota 3.082, con 86 decessi e 229 persone guarite. L’impennata dei casi giornalieri, secondo un funzionario del ministero della Sanità, è legata ad un raduno religioso che ha avuto luogo in una moschea di New Delhi il mese scorso.

Iran – L’Iran ha registrato 2.560 casi di contagio da coronavirus nelle ultime 24 ore, con un totale che sale così a quota 55.743: lo ha detto oggi il portavoce del ministero della Sanità, Kianoush Jahanpour, sottolineando che i morti provocati finora dal virus sono 3.452, inclusi 158 nelle ultime 24 ore.

Turchia – È giunto a 500 il numero di morti per coronavirus in Turchia. Lo ha reso noto il ministro della Salute, Fahrettin Koca, precisando che il numero di casi è salito a quasi 24 mila.

Israele – Sono 42 i morti con coronavirus in Israele, dove i casi confermati sono almeno 7.589.

Russia – La Russia conferma 582 nuovi casi di coronavirus registrati nelle ultime 24 ore e il Paese sfiora la soglia dei 5.000 contagi (4.731). I morti con coronavirus sono 43, dopo i nove decessi delle ultime 24 ore.

Africa – L’Africa supera la soglia dei 300 morti a causa della pandemia di coronavirus. Nei Paesi del continente sono 313 i decessi, 29 in più rispetto ai dati di ieri, e 7.741 i casi di contagio in 54 Stati, secondo il Centro di controllo delle malattie dell’Unione Africana (Cdc Africa). Primo Paese per numero di vittime resta l’Algeria, con gli 83 decessi già confermati dai dati di ieri. Il più colpito, il Sudafrica: qui si contano nove morti, ma 1.505 casi diagnosticati di Covid-19. Oltre ad Algeria e Sudafrica ci sono altri 27 i Paesi del continente in cui si registrano vittime: Egitto (66), Marocco (48), Burkina Faso (16), Tunisia (18), Repubblica democratica del Congo (16), Camerun (8), Mauritius (7), Ghana (5), Niger (5), Nigeria (4), Kenya (4), Congo (3), Mali (3), Togo (3), Angola (2), Sudan (2), Gabon (1), Libia (1), Botswana (1), Gambia (1), Zimbabwe (1), Zambia (1), Costa d’Avorio (1), Capo Verde (1), Senegal (1), Tanzania (1) e Mauritania (1).

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Autostrade, La Stampa: “Accordo a un passo, 51% di Aspi ad Allianz. Niente revoche o penali”. Il governo e la stessa Atlantia smentiscono

Sob, 04/04/2020 - 19:26

Allianz che acquista alle attuali quotazioni di mercato il 51% delle quote di Autostrade per l’Italia, con il gruppo Atlantia dei Benetton a cui resterebbe in mano il restante 49%. Niente revoca della concessione e niente penali, ma l’impegno a mantenere congelate almeno per due anni le tariffe dei pedaggi, oltre a un piano di investimenti in aumento da 2,8 a 4 miliardi. Secondo La Stampa, sarebbe questo l’accordo quasi raggiunto tra il premier Giuseppe Conte e la holding Atlantia: una ricostruzione che però viene smentita in toto da tutti gli attori della trattativa.

A partire da Palazzo Chigi che parla di notizie prive di fondamento. Per il governo si espone il ministro dello Sviluppo Economico, Stefano Patuanelli, con una nota diffusa dal suo stesso ministero, così come la ministra dei Trasporti, Paola De Micheli, citata nell’articolo: “Le notizie riportate sono prive di fondamento”. A stretto giro arriva la smentita secca anche della stessa Atlantia: “La società – è scritto in una nota – intende chiarire che quanto riportato è totalmente privo di fondamento”.

Secondo il sito del quotidiano torinese edito da Gedi, il premier e la ministra dei Trasporti Paola De Micheli avrebbero appunto raggiunto un’intesa su Autostrade. Il colosso tedesco delle assicurazioni avrebbe la quota di maggioranza, Atlantia scenderebbe dall’88,06% al 49%, mentre verrebbero liquidati gli altri soci cinesi. L’accordo, sempre secondo La Stampa, non prevede quindi la revoca della concessione, su cui il governo è al lavoro fin dal crollo del Ponte Morandi in cui morirono 43 persone. Questo nonostante nel Milleproroghe sia stati inserita una clausola che consente la revoca in caso di inadempienza, con un penale quasi nulla.

L’intesa raggiunta prevederebbe invece la garanzia di un piano di investimenti più corposo che preveda anche la realizzazione della Gronda di Genova, oltre a una manutenzione straordinaria di tutta la rete autostradale e alla conclusione dei lavori sulla Pisa-Livorno-Firenze. Infine, scrive La Stampa, Autostrade si impegnerebbe a mantenere invariato per 2-3 anni il costo dei pedaggi.

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Coronavirus, Locatelli (Css): “Calo di ricoveri in rianimazione? Non abbiamo scampato nulla, non abbiamo superato la fase critica”

Sob, 04/04/2020 - 19:20

“I numeri confortanti di oggi ci dicono che non abbiamo scampato il pericolo, ma che le misure messe in atto hanno contenuto il contagio epidemico”. Così Franco Locatelli, presidente del Consiglio superiore di sanità, in conferenza stampa dalla sede del dipartimento della Protezione civile.

“Se guardiamo ai numeri, dal 27 marzo a oggi in 9 giorni si è passati da più di 120 accessi nelle terapie intensive a un saldo negativo di 74 malati, che non sono più oggi nelle terapie intensive rispetto al numero di ieri – ha spiegato Locatelli – Anche il numero di deceduti si è ridotto dai 970 ai 680 attuali. Ma non abbiamo superato la fase critica. Il pericolo non è scampato”.

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Coronavirus, la diretta – Arcuri: “Battaglia non è vinta, non si torna a normalità”. Locatelli (Css): “Non abbiamo scampato proprio nulla”. Nuova ordinanza Lombardia: in giro solo con naso e bocca protetti

Sob, 04/04/2020 - 19:00

La “battaglia contro il Coronavirus” prosegue, ma, “bisogna evitare di cominciare a pensare che stiamo vincendo e astenersi dal pensare che sia arrivato il momento di tornare alla normalità“. Con queste parole Domenico Arcuri, durante la conferenza stampa per fare il punto sull’emergenza frena sull’ottimismo dato dai numeri degli ultimi giorni che vedono un trend positivo della curva dei contagi. Numeri che continuano sullo stesso ritmo anche oggi: i nuovi casi sono 4805, mentre i morti sono 681. In totale sono 124632 i casi dall’inizio dell’epidemia. La guardia però non va abbassata, come ha ricordato anche il presidente del Consiglio superiore di Sanità, Franco Locatelli, durante la conferenza stampa quotidiana. “Il pericolo non è scampato“, ha detto l’esperto, richiamando al rispetto delle norme. Lo sforzo per affrontare l’epidemia, ha sottolineato in mattinata il commissario, “è stato gigantesco”. “I posti letto in terapia intensiva sono diventati 9.284, cioè il 79% in più rispetto agli iniziali 5179″, ha detto, mentre “nei reparti in malattia infettiva e pneumologia ci sono 69.890 rispetto a 34.420, oltre quattro volte di più”. Ma l’impegno sarà ripagato solo “se ognuno farà la sua parte”. Il riferimento è alle immagini circolate sui social che mostrano un aumento delle persone in circolazione, che, dice ancora Arcuri “vanno deplorate”. Secondo i dati diffusi da Fabrizio Sala, vicepresidente della regione Lombardia, il dato della mobilità nella regione più colpita è negativo: siamo al 38%, il dato più alto dal 20 marzo”. Percentuali che hanno spinto la regione Lombardia ad emanare una nuova ordinanza: da domani, fa sapere in una nota, si potrà uscire solo con naso o bocca coperti, e cioè, si legge, “con mascherine o anche attraverso semplici foulard e sciarpe”.

Al momento l’unica data indicata per un (lento) inizio della ripresa è quella inserita nell’ultimo dpcm, e cioè il 13 aprile. Difficile però, come ricordando gli esperti, pensare di tornare rapidamente alla normalità: la cosiddetta fase 2, quella di convivenza con il virus, ci imporrà ancora rigide distanze interpersonali, “l’unica arma per ridurre il contagio”, come l’ha definita il ministro della Salute Roberto Speranza. Bisognerà, secondo il viceministro Pierpaolo Sileri, intervenuto all’appuntamento streaming del sabato dell’Associazione Luca Coscioni “convivere con il virus e con il distanziamento sociale fino al vaccino”. Ma non solo: “Dovremo investire in educazione, abituarci all’uso delle mascherine, che sono in arrivo. Ne serviranno milioni”, dice Sileri. Finché non sarà disponibile un vaccino, conclude, “è ipotizzabile il verificarsi di nuovi focolai, ma sicuramente saranno più controllabili”. Secondo un’analisi del Corrirere della Sera, per la riapertura di negozi e bar, invece, ci vorrà ancora molto. A “decidere” il quando sarà l’andamento dell’indice R con zero, l’indice di contagio, che ora oscilla intorno a 1 ma deve scendere almeno fino a 0,5. Intanto, fa sapere il presidente dell’Istituto superiore di Sanità, Silvio Brusaferro, in un’intervista al quotidiano di via Solferino, sono stati sbloccati i permessi di 50 aziende per la produzione di mascherine, introvabili ma necessarie per la “fase 2”. È di oggi, inoltre, la notizia della morte di un agente della scorta del premier Giuseppe Conte, Giorgio Guastamacchia. Il poliziotto non aveva avuto recenti contatti con il presidente del Consiglio. In mattinata sono arrivati a Pratica di Mare ulteriori aiuti: un’equipe di 30 medici dall’Ucraina. Mentre si attendono gli aerei dall’Egitto.

CRONACA ORA PER ORA

20.03 – Pregliasco: “Giusto obbligare le persone a uscire con la mascherina”
“È corretto uscire con la mascherina. In Lombardia per precauzione dovremmo considerarci tutti positivi a Covid, inoltre vedere le persone con naso e bocca coperte rafforza il messaggio di distanziamento sociale, importante per non far tornare il virus a correre”. A dirlo all’Adnkronos Salute è il virologo dell’Università di Milano, Fabrizio Pregliasco, commentando l’ordinanza del presidente della Regione Lombardia.

18.48 – Locatelli (Css): “Misure di contenimento hanno salvato più di 30mila vite”
“Uno studio autorevole ha di fatto definito in almeno superiori a 30mila il numero delle vite che sono state salvate o delle morti evitate attraverso queste misure di contenimento”. Lo ha detto in conferenza stampa il presidente del Consiglio Superiore di Sanità (Css) Franco Locatelli.

18.43 – Css: “Uso mascherine? Fondamentale distanza”
“Le mascherine sono utili per prevenire il contagio da parte di un soggetto con Covid-19. L’idea che esista una quota di asintomatici infettanti può essere di utilità, ma la misura fondamentale è quella del distanziamento sociale. In questo momento noi non abbiamo dato” l’utilizzo obbligatorio come indicazione. Lo ha detto in conferenza stampa il presidente del Consiglio Superiore di Sanità (Css) Franco Locatelli.

18.25: Locatelli (Css): “Il pericolo non è scampato. Non abbiamo superato fase critica”
“Il pericolo non è scampato, ma è solo la dimostrazione che quanto messo in atto è servito per contenere la diffusione epidemica”. Lo ha detto il presidente del Consiglio superiore di Sanità, Franco Locatelli. “Se guardiamo ai numeri, dal 27 marzo a oggi in 9 giorni si è passati da più di 120 accessi nelle terapie intensive ad un saldo negativo di 74 malati, che non sono più oggi nelle terapie intensive rispetto al numero di ieri. Anche il numero di deceduti si è ridotto dai 970 ai 680 attuali. Ma non abbiamo superato la fase critica. Il pericolo non è scampato, non abbiamo scampato proprio nulla”, ha aggiunto.

18.14 – 124632 casi totali: superati i 15mila morti

Sono in tutto 124632 i casi totali da inizio epidemia. Di questi 3994 sono in terapia intensiva, un numero in calo di 67 unità rispetto a ieri. Crescono invece i morti: sono 681 più di ieri, in totale 15632. 20996, invece, i guariti

18.07 – A Milano 428 nuovi contagiati
Crescono ma a ritmi sempre più contenuti i dati dei contagi nelle province lombarde, con Milano prima per numero di covid positivi con 10819 contagiati, 428 più di ieri. In città, in particolare, sono cresciute di 178 le persone risultate positive, arrivate così a 4362.
A Bergamo i positivi sono 9588, in crescita di 273, a Brescia 9189 (+166), a Como 1319 (+63), a Cremona 4154 (+57), a Lecco 2238 (+24), in Monza brianza 2935 (+161), a Mantova 1981 (+97), a Pavia 2499 (+168), a Varese 1148 (+63). “ormai sono numeri molto bassi” il commento dell’assessore lombardo Giulio Gallera.

17.48 – Nuova ordinanza in Lombardia: in giro solo con protezione per naso e bocca
In Lombardia si dovrà andare in giro indossando la mascherina o comunque con una protezione su naso e bocca: è quanto prevede la nuova ordinanza del governatore Attilio Fontana che entrerà in vigore domani.

17.39 – In Emilia-Romagna 16540 positivi: 608 in più
Sono 16.540 casi di positività al Coronavirus in Emilia-Romagna, 608 in più rispetto a ieri; 67.075 i test effettuati, 3.393 in più. I decessi sono passati da 1.902 a 1.977: 75 in più, quindi, di cui 51 uomini e 24 donne. Questi i dati – accertati alle 12 di oggi sulla base delle richieste istituzionali – relativi all’andamento dell’epidemia in regione. Lo si legge in una nota.

17.36 – Troppa gente ai funerali di Lorena Quaranta a Favara: aperta inchiesta
Troppa gente ha partecipato, ieri a Favara (Ag), all’addio a Lorena Quaranta: la 27enne laureanda in Medicina che è stata uccisa, a Furci Siculo (Me), dal fidanzato Antonio De Pace di Vibo Valentia. Le immagini della cerimonia, fatte di fotografie tratte da social network, fanno parte di un fascicolo della Procura di Agrigento che ha aperto un’inchiesta al momento senza notizia di reato, né indagati, per appurare se sia stata una partecipazione spontanea e incontrollabile o se organizzata. Indagano i carabinieri della tenenza di Favara.

17.35 – Nel Lazio 3106 positivi

Sono 3.106 gli attuali casi positivi a Covid-19 nella Regione Lazio. Di cui 1677 sono in isolamento domiciliare, 1236 sono ricoverati non in terapia intensiva, 193 sono ricoverati in terapia intensiva. Sono 212 i pazienti deceduti e 439 le persone guarite. In totale sono stati esaminati 3757 casi. Lo comunica l’assessorato alla Sanità del Lazio sui social.

17.34 – In Campania 2828 positivi
E’ di 2.828 soggetti positivi, 186 decessi e 146 guariti, il bollettino aggiornato alla mezzanotte per quanto concerne le conseguenze del Coronavirus in Campania. Sono 21.534 i tamponi effettuati. Questo il riparto dei positivi per provincia: – Provincia di Napoli: 1.498 (di cui 657 Napoli Città e 841 Napoli provincia) – Provincia di Salerno: 426 – Provincia di Avellino: 351 – Provincia di Caserta: 279 – Provincia di Benevento: 86 – Altri in fase di verifica Asl: 188 In serata – informa l’unità di crisi regionale – sarà inviato il bollettino aggiornato alle ore 22 di oggi con il totale complessivo dei tamponi e dei positivi del giorno.

17.24 – Toti: “Importante evitare arrivi e partenze di Pasqua, intensificati controlli”
Tavolo interistituzionale composto da prefetture, Anci e istituzioni per decidere le modalità di potenziamento dei controlli per il week end di Pasqua . E’ stato deciso dopo una lunga telefonata tra il governatore della Liguria Giovanni Toti e il prefetto di Genova. Lo rende noto la Regione. “L’obiettivo – ha detto Toti – è attivare una cabina di regia per mettere in campo i necessari controlli sul territorio per evitare l’arrivo in Liguria di turisti dalle regioni limitrofe e comunque evitare spostamenti dei nostri cittadini nelle seconde case nelle località di villeggiatura. È indispensabile mantenere alta l’attenzione nei giorni delle festività pasquali e continuare a rispettare le misure di isolamento e distanziamento sociale

17.11 – In Calabria 741 positivi
“In Calabria ad oggi sono stati effettuati 10.700 tamponi. Le persone risultate positive al Coronavirus sono 741 (+8 rispetto a ieri), quelle negative sono 9959”. Lo si legge nel bollettino della Regione Calabria.

17.10 – Bonaccini firma una nuova ordinanza: misure restrittive prorogate al 13 aprile
Il presidente della Regione Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini, ha firmato un’ordinanza che proroga, da oggi fino al prossimo lunedì 13 aprile, le misure restrittive adottate fino ad ora nella nostra regione per contenere la diffusione del Coronavirus, non evidenziate in quella sottoscritta nella serata di ieri insieme al ministro della Salute, Roberto Speranza. In particolare, viene confermata la chiusura al pubblico di parchi e giardini pubblici per evitare assembramenti di persone.

16.40 – Lunedì i primi pazienti nell’ospedale Covid di Milano Fiera
Complessivamente si sono candidati circa 500 medici e 3.500 infermieri. Per ogni posto letto sono previsti un medico e due infermieri.
Non verranno aperti subito tutti i 208 posti letto disponibili perché la richiesta di ricoveri in terapia intensiva in Lombardia sta calando, e quindi si valuterà in base alle condizioni dei pazienti quanti letti rendere via via disponibili.

16.26 – In Toscana 173 nuovi casi: 5672 contagi totali. Sono 173 i nuovi casi positivi al coronavirus registrati in Toscana a ventiquattro ore dal precedente bollettino, analizzati nei laboratori toscani; e 18 i nuovi decessi. Continua a scendere il trend dei nuovi casi positivi (ieri erano stati 226). Diminuisce il numero dei decessi: 18, rispetto ai 22 di ieri. Così come diminuisce di 20 unità il numero dei ricoveri rispetto a ieri; nelle terapie intensive si registra una diminuzione di 2 unità. Continuano ad aumentare, rispetto a ieri, i pazienti clinicamente guariti +7 (da 216 a 223), e anche quelle virali +3 (da 84 a 87). Ad oggi sono dunque 5.672 i contagiati dall’inizio dell’emergenza

16.08 – Sta bene prima bimba nata a Latina da mamma positiva
E’ in buone condizioni la prima bambina nata a Latina da una donna Covid19 positiva all’Ospedale Goretti. Lo rende noto l’assessorato alla Sanità della Regione Lazio. Alla Asl di Latina sono stati registrati oggi 17 nuovi casi positivi Covid19. Nessun decesso, mentre due pazienti sono guariti e 3265 persone sono uscite dall’isolamento domiciliare.

16.01 – Sale a 10 il numero di pazienti morti nella casa di cura di Chiaravalle
Sono dieci i morti fra i pazienti provenienti dalla casa di cura “Domus Aurea” di Chiaravalle Centrale, in provincia di Catanzaro, all’interno della quale sono risultati “positivi” più di 70 persone fra ospiti e dipendenti. L’ultimo decesso è avvenuto nel reparto Malattie Infettive dell’ospedale “Pugliese-Ciaccio” di Catanzaro, nosocomio che ha in cura sei persone (cinque ospiti e un operatore) provenienti dalla casa di riposo.

16.00 – Autostrada del Brennero (A22) gratuita per gli operatori sanitari
Autostrada del Brennero, d’intesa con il Ministero dei Trasporti e delle Infrastrutture e in coordinamento con Aiscat, ha disposto l’esenzione del pagamento del pedaggio per tutti gli operatori sanitari che hanno necessità di muoversi, anche nel quotidiano percorso casa-lavoro, per motivi di servizio legati all’emergenza Covid19. L’esenzione è entrata in vigore con il 3 aprile 2020 e resterà valida fino al termine dell’emergenza sanitaria.

15.41 Boccia: “Se necessario manderemo volontari in carceri e Rsa”
“Le Rsa e le case circondariali stanno attraversando momenti non semplici in questa emergenza da Coronavirus e le Asl hanno meglio di tutti la percezione di quanto stia accadendo sui territori. Per questo motivo, chiedo alle Regioni di avviare un monitoraggio, attraverso le Asl, di Rsa e carceri e di segnalare alla Protezione civile, in tempo reale, l’eventuale necessità di nuovo personale sanitario volontario, in particolare infermieri”. Così il ministro per gli Affari regionali e le Autonomie, Francesco Boccia, intervenendo dalla sede della Protezione civile alla videoconferenza con Regioni e Enti locali, insieme ai viceministri all’economia, Laura Castelli e Antonio Misiani.

15.29 – Federscherma sospende attività fino al 31 agosto
La Federazione Italiana Scherma (Fis) sospende l’attività agonistica fino al 31 agosto 2020. E’ questa la deliberazione assunta dal Consiglio federale riunitosi ufficialmente in videoconferenza. L’evoluzione della pandemia e della diffusione del Coronavirus, ma anche il rinvio di dodici mesi dei Giochi Olimpici e Paralimpici Tokyo2020 e delle altre manifestazioni internazionali, ha indotto il Consiglio federale a scegliere di sospendere l’attività agonistica per i prossimi cinque mesi. Si potrà tornare in pedana solo per le attività addestrative, quando ciò sarà permesso dalle norme che saranno emanate dal Governo.

15.25 – Boccia: “Bene confronto con regioni, accolte proposte Cura Italia”
“È stato un ottimo confronto con Regioni, Anci e Upi, in un clima di lealtà e collaborazione; le proposte al decreto cura Italia che avaveno avanzato nei giorni scorsi sono state accolte. L’unità tra i diversi livelli istituzionali che ognuno di noi rappresenta, rafforza ancora di più lo Stato e ci consente di dare più sicurezza agli operatori sanitari e agli italiani a cui stiamo chiedendo di restare a casa”. Così il ministro per gli Affari regionali e le Autonomie, Francesco Boccia, chiudendo, dalla sede della Protezione civile, la videoconferenza con Regioni e Enti locali, insieme ai viceministri delll’economia, Laura Castelli e Antonio Misian

15.24 – Spadafora: “I volontari del Servizio civile universale in attività dal 16 aprile”
“I volontari del Servizio Civile Universale torneranno in attività il 16 Aprile. Potranno farlo impegnandosi in diverse attività anche al servizio delle amministrazioni comunali che ne avranno bisogno. Saranno linfa vitale per la nostra ripresa, la nostra leva per risollevare il Paese. Grazie ragazze e ragazzi, siete il nostro orgoglio!” Lo dice il ministro dello Sport e delle Politiche Giovanili Vincenzo Spadafora annunciando la circolare emanata dal dipartimento per le Politiche giovanili e il servizio civile universale di Palazzo Chigi.

15.22 – Sileri: “Dovremo convivere con il virus fino al vaccino”
La data di inizio della ripresa “dopo Pasqua solo se calano i contagi” ma “bisognerà convivere con il virus e con il distanziamento sociale fino al vaccino”. Così il viceministro della Salute, Pierpaolo Sileri, all’appuntamento del sabato su Facebook e You Tube dell’Associazione Luca Coscioni. “Dovremo investire in educazione, abituarci all’uso delle mascherine, che sono in arrivo. Ne serviranno milioni”, dice Sileri. Finché non sarà disponibile un vaccino, conclude, “è ipotizzabile il verificarsi di nuovi focolai, ma sicuramente saranno più controllabili”.

14:59 – In 10 giorni requisite 1,8 milioni di mascherine
Negli ultimi dieci giorni l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli ha requisito nelle dogane di tutta Italia circa 1,8 milioni di mascherine, oltre a numerosi articoli sanitari, come guanti in lattice, dispositivi per la respirazione e ventilatori polmonari. La requisizione è prevista dal Decreto “Cura Italia” firmato dal presidente del consiglio, Giuseppe Conte. Il materiale viene poi messo a disposizione della Protezione Civile che decide quale ente ne beneficerà. In totale, in Italia – come confermato nei giorni scorsi anche dal ministro degli Esteri, Luigi Di Maio – sono state sdoganate oltre 50 milioni di mascherine.

14.46 – Morti altri due medici, totale casi sale a 80
Altri due medici sono deceduti per l’epidemia di Covid-19. Sono, si apprende dalla Federazione nazionale degli ordini dei medici (Fnomceo), Paolo Peroni (medico chirurgo specialista in Oftalmologia) e Giandomenico Iannucci (medico di famiglia). Il totale dei decessi sale a 80.

14.42 – Salvini: “Serve Golden Power”. E sul Mes: “È come un furto”
“La prima richiesta che come Lega e tutto centrodestra unito abbiamo fatto al Governo e al presidente del Consiglio è di approvare la Golden Power, cioè che l’Italia possa dire no alla possibilità di acquistare da parte straniera, che può essere tedesca ma anche cinese. Sento che qualcuno si è dimenticato che il virus è arrivato dalla Cina, poi gli scienziati ci diranno come e perché, e che l’economia cinese è l’unica che crescerà quest’anno. Sarà una mazzata per l’economia occidentale, l’economia europea e americana ma l’economia cinese crescerà”. Così Matteo Salvini, leader della Lega, a”L’Intervista di Maria Latella” su Sky TG24. “Il MES – ha proseguito – semplificando, è come un furto e a me se il furto viene portato avanti a mano armata, con il coltellino, con il cloroformio o con una botta in testa non interessa. Non mi interessa se il furto ha delle lievi condizioni, se mi feriscono tanto o poco, ma rimane pur sempre un furto. Le condizioni che non ci sono oggi, da statuto del Trattato ci saranno doman”.

14.14 – Poliziotto morto faceva parte della scorta di Conte
Faceva parte della scorta del premier Giuseppe Conte il sostituto commissario della Polizia di Stato Giorgio Guastamacchia, morto oggi a Roma. Il poliziotto aveva contratto il virus alcune settimane fa ed era stato subito ricoverato e intubato, ma non aveva avuto contatti con il presidente del Consiglio nelle ultime settimane.

14.08 – Scotti (Fmmgc): “Pronti a chiudere studi dei medici di famiglia”
“Per la Ragioneria di Stato la vita di un medico di famiglia non vale il costo di una mascherina. Siamo pronti a chiudere gli studi”. E’ durissima la reazione del segretario generale Fimmg (Federazione italiana medici di medicina generale), Silvestro Scotti, dopo l’ennesimo decesso di un medico di famiglia contagiato da Covid-19 e il parere negativo della Ragioneria dello Stato all’emendamento 5.1 al decreto Cura Italia, depositato in Commissione Bilancio del Senato. Un emendamento “che mirava a chiarire che la fornitura dei dispositivi di protezione individuale doveva essere estesa ai medici di medicina generale, ai pediatri di libera scelta e ai farmacisti”, ricorda Fimmg. Fimmg dunque avvierà al più presto un dialogo con le altre sigle sindacali per mettere in campo le azioni che, “in coerenza con le norme vigenti, consentano la chiusura degli studi di medicina generale”. Un messaggio lanciato con estrema chiarezza al presidente del Consiglio Giuseppe Conte e al ministro della Salute Roberto Speranza. “Vogliamo anche sapere – conclude Scotti – quali mascherine sono state fornite e stanno usando i funzionari della Ragioneria dello Stato e se, per fornirgliele, sia stata richiesta una relazione tecnica per l’alto profilo assistenziale che svolgono”.

13.57 – Di Maio: “Senza acquisti dall’estero non ce la faremmo”
“C’è gente che fa polemica anche sui soldi che spendiamo per comprare mascherine e ventilatori all’estero. Non è il momento delle polemiche perché senza acquisti dall’estero sarebbe impossibile fronteggiare il nostro fabbisogno di oltre 100 milioni di mascherine al mese e di ventilatori” per combattere il coronavirus. Lo ha detto il ministro degli Esteri Luigi Di Maio. “Ringrazio tutti i governi che ci stanno aiutando consentendoci di comprare e di esportare quello che compriamo a prezzo di mercato”, ha aggiunto.

13.47 – Morto altro medico: totale vittime sale a 78
Aumenta il bilancio degli operatori sanitari deceduti per Covid-19: oggi è mancato un medico di famiglia, Giovanni Battista Tommasino, di 61 anni, originario di Castellammare di Stabia. Ne dà notizia la Federazione nazionale dei medici di famiglia (Fimmg).

13.43 – Morto poliziotto 52enne a Roma
Si è spento nella scorse ore a Roma il Sostituto Commissario della Polizia di Stato Giorgio Guastamacchia di 52 anni, in servizio presso il Dipartimento della Pubblica Sicurezza, in seguito alle complicazioni di una polmonite da Coronavirus. Lascia 2 figli e la moglie. Il Capo della Polizia ha espresso sentimenti di cordoglio e di vicinanza ai familiari attorno ai quali si stringe la grande famiglia della Polizia di Stato.

13.39 – Viminale: in tutto 173mila denunciati
Ieri le forze di polizia hanno controllato 254.959 persone e 93.064 esercizi commerciali e attività. Le persone sanzionate per i divieti sugli spostamenti sono state 8.187; quelle denunciate per false attestazioni nell’autodichiarazione sono state 83 e quelle denunciate per violazione della quarantena 30. I titolari di esercizi commerciali sanzionati sono stati 136 e 29 i provvedimenti di chiusura delle attività. Lo indica il Viminale. Dall’11 marzo, data d’inizio delle prescrizioni, sono state controllate complessivamente 4.630.583 persone e 2.040.055 esercizi commerciali. I denunciati sono stati oltre 173mila. Quelli per violata quarantena negli ultimi 9 giorni sono stati 384: rischiano il carcere da uno a 4 anni per aver attentato alla salute degli altri cittadini.

13.34 – Caso disservizi Inps, Catalfo: “Riferirò in aula, massima trasparenza”
Il ministro del lavoro, Nunzia Catalfo, riferirà in parlamento sulle difficoltà registrate in settimana dal sito dell’Inps “con la massima trasparenza”. Lo afferma il ministero del Lavoro in riferimento alle dichiarazioni del presidente dei senatori di Italia Viva, Davide Faraone. “Il Ministro Catalfo – è scritto – reputa doveroso chiarire di fronte al Parlamento circa i quesiti che le vengono posti e lo farà immediatamente dopo aver acquisito tutti gli elementi utili per garantire ai cittadini e agli eletti la massima trasparenza possibile”.

13.30 – Ministro D’Incà: “Prudenza su aperture, bonus 600 euro aumenterà”
Le riaperture? “Prima di tutto bisogna pensare alla salute. Noi vogliamo come tutti tornare alla normalità ma dobbiamo affidarci alla scienza, alla medicina. Noi cerchiamo di venire incontro alle partite Iva, agli autonomi, prevediamo anche di aumentare il bonus di 600 euro”. Lo spiega, a Skytg24, il ministro per i Rapporti con il Parlamento Federico D’Incà.

13:25 – Assessore Lazio: “Riparte laboratorio al San Camillo”
“Penso che già oggi, quando verrà validato il laboratorio, potranno ripartire superando il danneggiamento”. Così in conferenza stampa allo Spallanzani l’assessore alla Sanità della Regione Lazio Alessio D’Amato in merito al laboratorio del San Camillo, sabotato giorni fa.

13: 23 – A Pratica di Mare un aereo con a bordo operatori sanitari da Ucraina
“Senza questi aiuti non ce l’avremmo fatta e non ce la faremmo”. Lo ha detto il ministro degli Esteri Luigi Di Maio, accogliendo a Pratica di Mare un aereo con a bordo 30 operatori sanitari provenienti dall’Ucraina e in attesa di altri due voli dall’Egitto, parlando degli aiuti stranieri per sostenere la nostra lotta contro il coronavirus.

13:20 – Zaia: “Riapertura graduale non solo per attività produttive”
“La riapertura graduale dovrà essere graduale non solo per le attività produttive, ma penso possa avvenire anche per i cittadini: ad esempio credo che i giovani potrebbero essere i primi a poter uscire, mentre dobbiamo mettere ‘in sicurezzà gli anziani”. Lo dice il governatore del Veneto Luca Zaia nel corso del quotidiano punto stampa nella sede della Protezione Civile di Marghera.

12:46 – Pizzarotti: “No a bollino antifascista a bonus spesa”
I bonus spesa per l’emergenza coronavirus a Parma non saranno negati a nessuno, nemmeno a chi non si afferma antifascista: “a Parma nessuno viene lasciato indietro”. Lo precisa il sindaco Federico Pizzarotti gettando acqua sul fuoco dopo le polemiche sul ‘bollino antifascistà – chiesto dal Comune a chi chiede agevolazioni o patrocini – che sarebbe stato richiesto anche per l’erogazione dei bonus spesa. “Si è trattato di un errore”, dice il sindaco.

12:29 – Arcuri: “Regioni verificano materiale consegnato”
“Le regioni verificano il materiale che viene loro consegnato. Questo offre a noi un’altra opportunità, ci permette di impiegare il nostro tempo per rispondere a chi frequentemente continua a puntualizzare. E’ tutto trasparente e tracciato”. Lo ha detto in conferenza stampa il commissario per l’emergenza, Domenico Arcur

12.27 – Arcuri: “Aumento 79% dei posti di terapia intensiva, sforzo gigantesco”
“I posti letto in terapia intensiva sono diventati 9.284, cioè il 79% in più rispetto agli iniziali 5179”. Così il commissario Straordinario per l’Emergenza Coronavirus, Domenico Arcuri, nel corso di una conferenza stampa. “Nei reparti in malattia infettiva e pneumologia ci sono 69.890 rispetto a 34.420, oltre quattro volte di più. E’ stato fatto uno sforzo gigantesco”

12:24 – A Rieti 200 tamponi a operatori sanitari a rischio
La direzione generale della Asl di Rieti e l’Unità di Crisi Covid-19 informano “che sono stati eseguiti 250 tamponi agli operatori sanitari ospedalieri ad alto rischio”. E’ attivo, inoltre, il Piano di screening che prevede l’esecuzione di ulteriori tamponi a tutti gli operatori effettivamente in servizio. Proseguono, intanto, le indagini epidemiologiche nella ‘zona rossà di Contigliano, il comune del Reatino dove si è registrato un alto numero di contagi tra degenti e operatori di una casa di riposo. I 200 tamponi eseguiti dall’equipe medica dello Spallanzani e dell’Ordine dei medici di Roma, fa sapere ancora l’Azienda sanitaria reatina, “si aggiungeranno ai tamponi in fase di esecuzione nelle Case di riposo della ‘zona rossà, da parte dall’Unità valutativa e di controllo della Asl di Rieti, in collaborazione con la Croce Rossa Italiana, di Roma e Rieti”. Parallelamente, proseguono le indagini epidemiologiche e le verifiche nelle 77 tra case di riposo e Rsa presenti in provincia di Rieti, “con indagini incrociate per l’individuazione di eventuali casi sospetti, l’esecuzione dei test, ripetuti nel tempo e di monitorare i 311 soggetti in sorveglianza domiciliare”.

12:23 – Fratoianni: “Garantire reddito universale”
“L’emergenza sanitaria si protrae e con essa si protraggono le misure di contenimento, e la crisi sociale. È necessario garantire un reddito universale che tuteli tutti e tutte.” Lo afferma Nicola Fratoianni di Sinistra Italiana-Leu in un video che appare su Facebook e Twitter. “Per farlo oltre alla mobilitazione necessaria e non più rinviabile dell’Europa, – prosegue l’esponente di Leu – servono anche scelte coraggiose nel nostro Paese”. “È l’ora di immaginare – conclude Fratoianni – una tassazione sulle grandi ricchezze che inneschi un meccanismo di solidarietà”.

12.20 – Arcuri: “Battaglia non vinta, non si torna a normalità”
“La nostra battaglia contro il Coronavirus prosegue senza sosta dobbiamo però evitare di cominciare a pensare che stiamo vincendo, che abbiamo costretto avversario in un angolo e stiamo per avere il sopravvento: gli indicatori ci dicono solo che stiamo cominciando a contenerne la portata. Ma la sua dimensione seppure non uniforme è ancora rilevante. Bisogna astenersi dal pensare che sia già arrivato il momento di tornare a normalizzare comportamenti”. Lo ha detto il commissario per l’emergenza, Domenico Arcuri

11.45 – Confindustria Bergamo: “Senza aiuti 1 su 2 destinata a chiudere”
Il 52% delle aziende bergamasche non ritiene di poter continuare la propria attività se non riceverà immediatamente un supporto dal Governo o più in generale dalle istituzioni. Lo afferma il primo Osservatorio mensile di Confindustria Bergamo sull’impatto dell’emergenza: l’84% delle imprese ha già chiesto o richiederà la cassa integrazione al massimo entro sei mesi.

11.30 – A Milano 339 multe
Sono 12.513 le persone state controllate solo nelle ultime 24 ore a Milano e in provincia dalle forze dell’ordine: di queste 339 sono state sanzionate con una multa. Controllati anche 4.325 esercizi commerciali, con 15 denunce.

11.00 – Muore carabiniere nel Salernitano
Il luogotenente Raffaele Palestra, carabiniere in servizio presso il Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Salerno, è morto in ospedale a 51 anni a causa delle complicanze di una polmonite da coronavirus. Dal 17 marzo, dopo che era risultato positivo al virus, era stato ricoverato in ospedale.

10.48 – Brusaferro: “Autorizzate 50 aziende a produrre mascherine”
Sulla questione delle mascherine mancanti – o arrivate con il contagocce – è intervenuto il presidente dell’Iss, Silvio Brusaferro, in un’intervista al Corriere della Sera: Abbiamo già autorizzato 50 aziende a produrre in attesa che, dopo averci inviato un’autocertificazione, ci consegnino la certificazione completa che dimostri il rispetto dei requisiti di standard richiesti. Solo quando ci arrivano questi elementi diamo il via libera all’autorizzazione al commercio, e lo facciamo in poche ore”. L’istituto, spiega, si occupa di autorizzare le mascherine chirurgiche prodotte da aziende che si sono riconvertite usufruendo del decreto Cura Italia. “La prima azienda ha avuto l’ok il primo aprile (la Fippi di Rho, ndr)”, dice Brusaferro. “I certificati possono essere prodotti da centri universitari e in alcuni casi sono stati i nostri uffici a indicare la strada più veloce da seguire. Puntiamo allo stesso risultato e non è vero che in mezzo c’è la burocrazia”. Per quanto riguarda i modelli con i filtri, gli Ffp 2 e 3 “destinati ai professionisti sanitari esposti a maggiori rischi, non rientrano nelle nostre competenze. Quelle mascherine hanno requisiti diversi, sono studiate per filtrare particelle ancora più piccole”.

10.37 – Speranza: “Chi non rispetta norme mette a rischi la sua vita e quella degli altri”
Il ministro della Salute, Roberto Speranza, intervistato da RaiNews, ha ribadito che “il distanziamento sociale è l’unica arma per ridurre il contagio e dobbiamo insistere su questa strada, l’unica al momento che dà certezze”. Quindi fa appello a tutti al rispetto delle regole: “Siamo consapevoli di aver chiesto sacrifici molto difficili” ma “chi non rispetta le norme mette a rischio la sua vita ma anche quella degli altri, in modo particolare quella dei più fragili. Quindi il mio appello è a continuare ad essere rigorosi”. Con le misure restrittive adottate infatti “l’indice di contagio ha iniziato la discesa“. “L’indice ‘R0’ – ha spiegato Speranza – nel mese di febbraio e nei primi di marzo ha sfiorato i 3, quindi ogni persona contagiata ne contagiava altre 3, producendo una moltiplicazione molto significativa. Con l’applicazione delle misure che abbiamo disposto in maniera rigorosa a partire dal 10 di marzo ha iniziato la sua discesa. Ma la battaglia è ancora nel suo pieno“.

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