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Scuola-Lavoro, a Milano studenti occupano Zara. Storie di alternanza tra pela patate e assi da stiro: “E’ lavoro gratis”

4 ure 13 min ago

Nella giornata internazionale a loro dedicata, gli studenti milanesi sono scesi in piazza per protestare nuovamente contro l’alternanza scuola-lavoro. Erano circa in 600 quelli che hanno preso parte al corteo partito da largo Cairoli, mentre una trentina di attivisti di Rete Studenti Milano e CASC Lambrate hanno organizzato alcuni blitz per “sanzionare”, lanciando uova e vernice, Mac Donald’s, Poste Italiane e Zara, considerati tra i principali “campioni dell’alternanza scuola-lavoro”. E se nel caso delle prime due aziende si sono limitati a lanciare uova e vernice sulle vetrine, nel caso di Zara in corso Buenos Aires, i giovani hanno deciso di occupare il negozio per più di due ore, aggiungendo alla loro protesta la solidarietà ai lavoratori di Instanbul che nei giorni scorsi avevano denunciato di non essere regolarmente retribuiti dalla multinazionale. I percorsi scuola-lavoro sono stati introdotti con la riforma della ‘Buona scuola‘ dal governo Renzi nel 2015 e sono obbligatori nel triennio finale di tutti gli istituti superiori. Alcuni partecipanti alle proteste hanno raccontano la loro personale esperienza con i percorsi di alternanza. Da chi ha pelato patate a chi ha stirato e attaccato cartellini per un charity shop della Croce Rossa, gli studenti contestano che la maggior parte di queste esperienza nascondano in realtà lavoro a gratis e incapace di arricchire il percorso di studi dei giovani. A Roma l’appuntamento è stato a Piazza Montecitorio (guarda il video), e altre iniziative sono previste lungo tutta la prossima settimana, per concludersi con una serie di cortei il 24 novembre.”Le risposte del MIUR sono insufficienti – afferma in una nota Francesca Picci, Coordinatrice nazionale dell’Unione degli Studenti -: vogliamo subito uno Statuto degli studenti in alternanza che garantisca percorsi di qualità e totalmente gratuiti per gli studenti. La ministra Fedeli ha lanciato gli Stati generali dell’alternanza per fornire una passerella a Confindustria, per questo abbiamo lanciato insieme a partire dalle mobilitazioni di oggi un’intera settimana di azioni”. “Stamattina siamo in piazza come studenti – aggiunge Martina Carpani, Coordinatrice nazionale di Rete della Conoscenza – perché l’alternanza è il paradigma del lavoro gratuito, povero e sfruttato che stanno imponendo ai giovani e non solo. Oggi pomeriggio vi saranno agorà pubbliche con i lavoratori, ricercatori precari, riders, disoccupati, pensionati contro una Legge di Stabilità 2018 che regala soldi pubblici alle imprese e non garantisce opportunità ai giovani”.

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Basta sigarette nei film francesi. La proposta (ridicola) che il ministro ha preso sul serio

4 ure 54 min ago

di Federico Iarlori

Nell’istante in cui mi accingo a scrivere questo post, sulla mia scrivania, proprio accanto al pc, c’è un pacchetto di Gauloises rosse, acquistato a Berlino. Il pacchetto, come ovvio, è rosso e sotto il nome della marca campeggia il mitico slogan “Liberté toujours”, libertà sempre. Se lo avessi comprato qui a Parigi, sarebbe stata tutta un’altra storia. Da più di un anno, infatti, i pacchetti di sigarette in Francia sono delle orribili scatolette nere, tutte uguali, con la marca costretta in uno spazio ristrettissimo, nessun simbolo e solo le orrende immagini di corpi devastati e mutilati che noi fumatori conosciamo fin troppo bene a decorare il pacchetto fronte-retro. Liberté adieu.

È novembre, mese della lotta contro il fumo, e in Parlamento si discute sulle prossime mosse da attuare in tal senso. C’è un nuovo ministro, anzi, una nuova “ministra” – Agnès Buzyn ha preso il posto di Marisol Touraine (quella dei pacchetti neri) -, ma la determinazione è la stessa: per lottare contro questa piaga della società e i suoi quasi 80mila morti all’anno (in Francia), anche i senatori hanno adottato il suo disegno di legge, che porterà il prezzo delle sigarette a 10 euro da oggi al 2020, con buona pace dei poveracci, che non potranno più permettersi neanche di farsi una paglia alla fine del turno di lavoro.

Ma non finisce qui. Durante la seduta, una senatrice del Partito socialista ha sollevato un altro problema: quello culturale. Secondo lei, infatti, colpire il portafoglio non sarebbe sufficiente. Bisognerebbe agire anche sulle “incitazioni culturali a fumare”. Per esempio? Il cinema. La senatrice ha argomentato sostenendo che, secondo “Lega contro il cancro”, in più del 70% dei nuovi film francesi c’è almeno una volta una persona che fuma. Il ministro ha dichiarato di essere d’accordo con la senatrice e ha annunciato che saranno prese delle misure in tal senso. È ora di finirla, insomma. Nel frattempo, però, i nostri figli continueranno a respirare le polveri sottili in giro per le strade di Parigi (proprio ieri c’è stato un nuovo picco di inquinamento) e ad avere la tosse 10 mesi all’anno. Chissà, magari è colpa dei fumatori.

Ma la Francia non è nuova a casi in cui delle proposte ridicole come quella della senatrice vengono prese sul serio. Era già capitato con il manifesto del biopic su Coco Chanel, rifiutato dalla RATP (la società di trasporti urbani di Parigi, ndr) a causa della sigaretta tra le dita dell’attrice protagonista Audrey Tautou, oppure nel caso del manifesto di una retrospettiva cinematografica su Jacques Tati, che la Cinématèque fu obbligata a censurare, inserendo una girandola al posto della celebre pipa del regista e attore. Insomma, fatevene una ragione: d’ora in poi, Alain Delon fumerà un bastoncino di liquirizia a bordo piscina nel film di Deray, Jean-Paul Belmondo suonerà il flauto in À bout de souffle, l’ispettore Maigret lo vedremo inquadrato solo di spalle e delle conferenze di Jean-Paul Sartre ci lasceranno ascoltare solo l’audio. Quanto ai film del futuro, semplice: una sana e salutare censura preventiva. Non vi sembra già di respirare meglio?

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Gian Piero Ventura, l’ex ct parla dopo l’esonero: “Sconfitte non si spiegano con una sola verità. Ci sono interrogativi”

4 ure 55 min ago

“Le sconfitte non si possono spiegare con una sola verità”. Gian Piero Ventura parla per la prima volta dopo l’esonero. L’ex commissario tecnico della Nazionale, licenziato dopo la mancata qualificazione a Russia 2018, fornisce la sua versione all’Ansa. “Nel calcio, le vittorie sono sempre il prodotto del merito di tanti – dice – Allo stesso tempo le sconfitte, soprattutto quelle più dolorose, non si possono spiegare con una sola verità: nel momento dell’insuccesso bisogna dare risposte ad una lunga serie di interrogativi”.

Un messaggio sibillino, di fronte a diversi retroscena legati ai giorni precedenti al pareggio fatale contro la Svezia a San Siro. E pure di fronte alle mancate dimissioni di Carlo Tavecchio, che ha preferito passare per il Consiglio federale – in programma lunedì – dove si presenterà con una serie di proposte per rilanciare il calcio italiano, mai fuori da un mondiale dal 1958 a oggi.

“Sono stati, e sono, giorni difficili e di profondo dispiacere: provo una sensazione di incompiutezza dal momento in cui non ho raggiunto il traguardo dei Mondiali – spiega Ventura – Guidare la Nazionale mi ha trasmesso senso di appartenenza ed orgoglio mai provati prima perché non ci può essere niente di più grande”. Molti lo hanno accusato per diverse decisioni sia tattiche (insistere con il 3-5-2) che tecniche, in particolare l’esclusione di Lorenzo Insigne: “Ho lavorato con tutto me stesso, con serietà e professionalità: non sono riuscito là dove ero convinto di farcela alla guida di un gruppo di ragazzi che non smetterò mai di ringraziare”, afferma l’ex commissario tecnico, che riceverà 800mila euro per gli ultimi 7 mesi di contratto.

“Nel momento della ripartenza sarò il primo tifoso. Ho lavorato anche per preparare i più giovani al grande salto che potevano, e possono, ancora fare in modo da arricchire tutto il nostro movimento”, ha concluso augurando al proprio successore – Tavecchio lavora per convincere Carlo Ancelotti – di riportare l’Italia dove merita.

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Torino, ragazzina insultata sul bus per motivi razziali: indagato 60enne senza fissa dimora

5 ur 9 min ago

C’è un uomo sospettato per il calcio e gli insulti a Giulia, giovane giocatrice di basket che venerdì scorso a Torino è stata aggredita su un autobus della linea 63. È un disoccupato di 60 anni, un uomo senza fissa dimora e con problemi di alcolismo e droga. È stato rintracciato mercoledì dai carabinieri del Nucleo operativo radiomobile della Compagnia di Rivoli e dai colleghi della Stazione di Grugliasco. “Faremo di tutto per trovare il colpevole dell’atto volgare e violento che hai patito”, aveva promesso a Giulia il procuratore capo Armando Spataro. E così è stato.

I militari dell’Arma hanno visionato le immagini riprese dalle telecamere a bordo del bus e hanno incrociato i dati con le informazioni sulle obliterazioni e delle “bippature” degli abbonamenti su quell’autobus nel giorno e nell’ora dei fatti. Dopo queste analisi la loro attenzione si è concentrata su un uomo che Giulia ha riconosciuto con assoluta certezza.

Si tratta di un senza fissa dimora, già conosciuto alle forze dell’ordine, denunciato all’autorità giudiziaria e segnalato ai servizi territoriali per i suoi comportamenti antisociali provocati dall’abuso di alcool e di droga. In passato era anche stato sottoposto anche a un trattamento sanitario obbligatorio. Sarebbe lui quello che ha detto a Giulia: “È inutile che tu vada a scuola, tanto finirai sulla strada. Torna al tuo paese”. Per quella frase e quel calcio sferrato alla ragazza è indagato dalla procura di Torino. L’ipotesi di reato formulata dai pm Patrizia Caputo ed Eugenia Ghi, cioè la violenza per motivi razziali, non permette la sua custodia in carcere, ragione per cui gli inquirenti stanno valutando quale iniziativa prendere per limitare la pericolosità sociale del sospettato. Per il proseguimento dell’inchiesta e per verificare le accuse nei confronti dell’uomo saranno comunque importanti le testimonianze di altri passeggeri che possono aver assistito alla scena.

Nel frattempo Giulia, che gioca nelle giovanili di un’importante squadra torinese, ha ricevuto la solidarietà del coach della nazionale di basket femminile, Marco Crespi, e del mondo della pallacanestro.

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Giulietto Chiesa: “Io e Ingroia facciamo paura, nostra lista non è di sinistra. M5s? Crollerà, è guidato da incompetente”

5 ur 39 min ago

La ‘mossa del cavallo’? La nostra non è una lista di sinistra, ma una lista civica dalla parte del popolo. E infatti si chiama ‘Lista del popolo'”. Esordisce così, ai microfoni di Ho scelto Cusano (Radio Cusano Campus), il giornalista-saggista Giulietto Chiesa, che spiega l’iniziativa politica sua e dell’ex pm antimafia, Antonio Ingroia. “Vogliamo sottolineare subito che noi non siamo tra quelli che strillano contro il populismo” – continua – “Siamo dalla parte di quelli che stanno sotto e vogliamo batterci con loro contro quelli che stanno sopra. Facciamo un discorso rivolto a tutti i cittadini perché la Costituzione sia finalmente attuata. Non porteremo in Parlamento dei protestatari, ma gente che ha un programma serio e preciso. Facciamo già paura. Facciamo paura anche a Repubblica che stamattina ci prende in giro in prima pagina. Si rendono conto che se riusciamo a portare in giro le cose che diciamo ci saranno parecchi scossoni in Italia”. E aggiunge: “Con Ingroia ci siamo trovati sulla valutazione che l’Italia sta andando a picco e bisogna fare qualcosa. Con lui sono andato a prendere un caffè insieme e ci siamo chiesti: ‘Chi sono quelli che possono cambiare le cose?’ Le principali tre forze in Italia sono: Renzi che va a picco nel nulla. Poi c’è la vecchia destra, guidata da un uomo ormai passato di moda come Berlusconi, che si mette d’accordo con la Lega che è il nulla dal punto di vista intellettuale e politico. E infine” – continua – “c’è il M5S, che sta andando in braccio all’impero. Abbiamo visto il nuovo capo Di Maio che, violando tutte le loro regole, va negli Stati Uniti a inchinarsi di fronte all’impero per dire che sono dalla loro parte. Se il panorama è questo è chiaro a tutti che mezza Italia non va a votare. Quindi, abbiamo deciso di fare un tentativo di risvegliare un pezzo d’Italia, quello che al referendum sulla Costituzione ha votato No, nonostante tutti i giornali e le tv al servizio del potere”. Chiesa rincara sui 5 Stelle: “Io non dico che siano tutti farabutti nel panorama politico e infatti alleanze le faremo con qualcuno che ha un programma. Purtroppo il M5S non ha un programma, io ritengo che andrà indietro alle prossime elezioni, nonostante tutti i sondaggi che non corrispondono con i miei sondaggi personali. Andrà indietro, perché sta abbandonando tutti i suoi fondamentali. E’ diventato un partito” – prosegue – “guidato da un signore, che è un incompetente palese, il quale non ha nessuna esperienza politica e nessuna dignità politica. Questa mattina mi trovavo a rispondere alle mail dei più inviperiti fanatici 5 Stelle e gli ho scritto: ma secondo voi Di Maio rappresenta il M5S? Perché, se vi va bene Di Maio che decida la linea, eletto con uno scarsissimo consenso, per carità fate come volete, ma io con questa gente qui non so come discutere”

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Studenti “in mutande”a Roma per protestare contro la manovra: “La scuola non ci lascia nemmeno i vestiti”

5 ur 41 min ago

Circa duemila studenti hanno manifestato a Roma contro l’alternanza scuola-lavoro e i provvedimenti della manovra finanziaria riguardanti la pubblica istruzione. “Simbolicamente alcuni di noi si sono messi in mutande per dire che la scuola non ci sta lasciando neanche più i vestiti”, ha commentato la studentessa Elena Turchi. Il coordinatore nazionale degli studenti medi, Gianmarco Manfreda, ha aggiunto: “Non abbiamo avuto risposte chiare dalla politica e siamo tornati in piazza. Gli studenti hanno sfilato per le vie di Roma, da piazzale Ostiense fino alla sede del Miur in viale Trastevere

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Il sex toy ti registra? Meglio andare sul classico

6 ur 5 min ago

A Bologna, oltre allo strabiliante Fico, c’è Milo Manara. O meglio la mostra antologica “Nel segno di Manara”, che ho già visto e che vi segnalo perché è molto bella ed è allestita a Palazzo Pallavicini, strepitosa dimora del 1700.  Strepitoso è sempre stato per me l’illustratore, tanto che sono riuscita a farmi un selfie, a stringergli la mano mentre gli raccontavo che in passato ho raccontato in tv cosa fosse l’ovetto wireless con le immagini da lui disegnate.

Faccio un passo indietro.

“Il gioco” è forse il suo fumetto più conosciuto da cui ne fu tratto anche un film datato 1985, il cui titolo era “Le Déclic”. Ovviamente chi c’era in prima fila? Moi! La storia ruota attorno ad un telecomando collegato ad un chip inserito nel cervello della protagonista. Questo piccolo apparecchio, governato da un uomo invaghitosi della bellissima fanciulla, fa sì che la stessa, prima pudica e riservata, si lasci andare a situazioni spinte e ad alto tasso erotico.

Circa dieci anni fa, l’azienda francese Love to Love lanciò sul mercato una linea di oggetti del piacere dedicata a Manara: spanker, condoms, cosmetici erotici commestibili che ritraevano i personaggi e le donnine del celebre fumettista.

Tra tutti, a quel tempo commerciante, fui letteralmente abbagliata dall’ovetto: una piccola ogiva vibrante che veniva inserita in vagina. L’accessorio allegato era ovviamente il piccolo telecomando che poteva attivare l’ovetto – 10 modalità di vibrazione – in qualsiasi momento e a distanza.

Diciamo che l’effetto era, più che per il piacere stesso, per il senso di divertimento, di dominio e di sottomissione. Funzionava a pile e francamente lo si acquistava più per la scatola con stampato il fumetto, che per la qualità dell’oggetto stesso. Però sicuramente tante coppie si sono divertite.

Oggi l’industria si è evoluta e molte sono le aziende che propongono sex toys per l’autoerotismo o per il piacere senza fili. Si scarica l’app e se tu sei a Torino, lui a Bali, si può godere insieme.

Il problema è che ogni tanto anche la tecnologia così sofisticata, inciampa: We Vibe, il sex toy di coppia nato nel 2006 – prima! – che sembrava un auricolare, si è modernizzato a tal punto che con la sua app ha creato un pandemonio. L’azienda produttrice ha dovuto risarcire 10mila dollari canadesi (mica pizza e fichi), a chi ha dimostrato di aver usato l’oggetto in causa e la relativa applicazione tramite la quale si raccoglievano dati molto privati.

Adesso tocca alla cinese Lovense, per altro semisconosciuta: alcuni acquirenti hanno segnalato un bug della app che registrava sospiri a altro delle sessioni di autoerotismo. In più pare che per accedere a tutte le funzionalità, l’azienda non chieda nemmeno l’autorizzazione per la privacy.

Quello che predico ormai da anni, è di fidarsi dei brand più consolidati e di quello che vi consiglia la vostra coach. Meditate gente meditate e non fatevi prendere troppo dall’acquisto compulsivo dettato dall’ormone ballerino.

Per ciò che riguarda l’ovetto ormai un po’ vintage di Manara, posso dirvi che aveva la stessa frequenza del portone automatico del garage, ma la privacy, fortunatamente, era assolutamente protetta.

Potete seguirmi sul mio sito http://www.sensualcoach.it/

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Mercato circolare di giacimenti urbani, ogni rifiuto è un bene prezioso

6 ur 8 min ago

Ogni cittadino europeo consuma in media 16 tonnellate di materie prime l’anno, sei di queste diventano scarti, la metà dei quali finisce in discarica con ovvie ricadute sulle emissioni di gas climalteranti e sul mancato recupero della materia prima. Eppure, secondo lo studio McKinsey Growth within: a circular economy vision for a competitive Europe (commissionato dalla Ellen Macarthur Foundation, un caposaldo in materia e pubblicato nel 2015) il consolidamento dell’economia circolare e dell’uso di materiali circolare potrebbe ridurre il consumo di materiali primari del 32% entro il 2030 e del 53% entro il 2050 con un saldo positivo vantaggiosissimo in termini di consumo d’acqua, terra e aria.

Come ridurre questa forbice? Se ne parla alla quinta edizione del Mercato circolare di giacimenti urbani (www.giacimentiurbani.eu), in Cascina Cuccagna dal 17 al 19 novembre, manifestazione inserita nella Settimana europea per la riduzione dei rifiuti, la più grande campagna europea legata a queste tematiche.

Per tre giorni in Cascina Cuccagna ci saranno incontri, mostre, laboratori e un Green market, dedicati al tema della riduzione degli sprechi in varie fasi della filiera, dalla prevenzione, alla riparazione, compresi riuso, upcycling e riciclo. L’obiettivo? La sensibilizzazione sul valore degli oggetti che ci circondano per le ricadute che hanno nel loro ciclo di vita, dalla produzione alla dismissione, alla trasformazione in rifiuto.

Di questo si occupa la manifestazione, di accendere i riflettori sui problemi conseguenti alla civiltà dei consumi, come ben evidenzia la mostra 21st Century beach, 23 foto di rifiuti spiaggiati spiaggiati di Rosanna Maiolino, ma anche di scoprire le possibili soluzioni in atto e attuabili per ridurre i rifiuti.

Si parte venerdì 17 novembre, alle 17.00 con la proiezione di Dalla parte del mare, documentario inedito girato da Francesco Malingri nei mari del mondo, con interviste a Giovanni Soldini e ad altri uomini di mare. Dati sconfortanti, che richiedono scelte radicali anche da parte dei cittadini, a partire dalla prevenzione. Dal momento che il consumo di plastica nel mondo è perennemente in crescita, con una richiesta in Europa pari a 49 milioni di tonnellate lʼanno e di circa 4,3 milioni di tonnellate nella sola Italia. Gli impieghi?

Il 39,9% va nel packaging, il 19,7% alla costruzione, lʼ8,9% allʼautomotive, il 5,8% allʼelettronica, il 25,7% è suddiviso tra diverse categorie. Per contrastarne l’uso indiscriminato oltre alle istituzioni si deve muovere l’opinione pubblica per contenerne l’abuso. La mostra L’eterno ritorno, in natura non esistono scarti ma solo risorse (in mostra fino al 22/11 a Milano in Cascina Cuccagna e poi al Forum nazionale del riciclo di Legambiente al Pecci, Museo d’Arte Comporanea di Prato dal 24 al 30/11 ), dedicata ai materiali biodegradabili e compostabili, vuole segnalare alcune soluzioni disponibili alcuni materiali e prodotti alternativi alla plastica a più basso impatto ambientale.

Full-immersion nella bioarchitettura, con la presentazione del Manifesto dell’architettura sostenibile, e nell’economia circolare con collana Neomateriali e moda di Edizioni ambiente, con finale sui risultati di Cop23 con una diretta streaming da Bonn con la delegazione italiana di Italian Climate network in collegamento con Cascina Cuccagna con Andrea Di Stefano, Stefano Caeserini e Barbara Meggetto. Sempre alla Conferenza delle parti sul clima fa riferimento la mostra Brandalism at Cop21, opere di guerrilla art di Brandalism (www.brandalism.uk), gruppo d’artisti paneuropeo che nel corso della Cop di Parigi nel 2015 aveva tappezzato le pensiline dei tram di finte pubblicità antisistema. Giacimenti urbani e Cascina Cuccagna ne hanno selezionate 30 e le pongono in esclusiva.

E’ dedicato al Bando delle periferie del Comune di Milano l’ultimo pomeriggio, quello di domenica, con il racconto dello stato di avanzamento dei lavori di alcuni progetti. Prossimo appuntamento per un aggiornamento sul mondo rifiuti e economia circolare con i numeri delle aziende che lavorano nel settore rifiuti il 14 dicembre a Roma L’Italia del riciclo, rapporto sul riciclo dei rifiuti, a cura di Fise unire, l’Unione delle imprese del recupero

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Sondaggi, supermedia Youtrend: Pd in picchiata, centrodestra col turbo. Al voto Sud decisivo. E il tripolarismo sta finendo

6 ur 17 min ago

La tendenza delle ultime settimane è chiara e così appaiono più chiare le strategie politiche dell’ultimo mese. Il centrodestra ha messo il turbo. Il Partito democratico è sostanzialmente in picchiata, per giunta quasi isolato, ma con il centrosinistra tutto unito non cambierebbe nulla, sarebbe comunque un onorevole secondo posto. I Cinquestelle restano il primo partito, più o meno stabile, ma senza alleanze – com’è noto – restano fuori dai giochi. E così il centrodestra che ha messo il turbo, punta alla soglia del 38-40 per cento che può dargli la maggioranza in Parlamento: poiché il Nord è quasi tutto appannaggio del centrodestra e il centrosinistra resisterà al Centro, decisiva sarà la performance nei collegi del Sud. Un quadro disegnato da Youtrend che ha elaborato la supermedia dei sondaggi usciti negli ultimi 15 giorni. I dati, in generale, confermano l’effetto Sicilia, cioè l’effetto “bandwagon”, come lo chiama Lorenzo Pregliasco di Youtrend: il Pd va male e raccoglie meno consensi nei sondaggi, il centrodestra va bene e ne prende di più.

Il crollo del Pd, Forza Italia in salute
Partendo dalle liste, dunque, il M5s secondo la media dei sondaggi è al 27,3, sostanzialmente stabile da settimane se non da mesi, come dicono vari istituti (qui c’è una flessione dello 0,3 che in analisi come queste è quasi impercettibile. Il secondo partito resta il Pd che scende stabilmente sotto alla soglia del 25, con un crollo del 2,4 in un mese. Ciò che è interessante è il sorpasso di Forza Italia nei confronti della Lega Nord, grazie a un aumento di un punto e mezzo rispetto a un mese fa. Un fenomeno che può essere legato a una partecipazione più attiva di Silvio Berlusconi, ma anche all’emorragia di voti dal campo moderato delle forze di governo (la destra del Pd e i vari partiti centristi). Questa circostanza è importante perché sia Berlusconi sia Matteo Salvini hanno detto che il governo di centrodestra – se ci sarà – sarà guidato da chi avrà preso più voti. Nel campo del centrodestra portano acqua i Fratelli d’Italia (in aumento di mezzo punto), protagonisti d’altra parte sia con Nello Musumeci – neogovernatore siciliano – sia ad Ostia con la candidata mini-sindaco e probabilmente nei prossimi giorni anche con Sergio Pirozzi, sindaco di Amatrice e candidato alla presidenza della Regione Lazio. L’unità è salvifica nell’area di sinistra visto che sia Mdp sia Sinistra Italiana ballano sulla soglia di sbarramento del 3 per cento (e infatti dal 2 dicembre, con Possibile, saranno una cosa sola). Sembra spacciata al momento Alternativa Popolare di Angelino Alfano, se non farà parte di una coalizione.

La fine del tripolarismo
Con questi dati lo scenario delle coalizioni vede il centrodestra al 35,7, nel quale sono compresi non solo i risultati dei partiti più grandi ma anche i partitini della stessa galassia che nel Rosatellum portano comunque voti all’alleanza (a patto che superino l’1 per cento). “Se pochi mesi fa – spiega Pregliasco a La7, dove YouTrend ha illustrato i numeri – si parlava di tripolarismo perfetto, ora il centrodestra si trova nettamente avanti, con 6 punti di distacco sul centrosinistra a trazione Pd e 8 sul M5s”. Il centrodestra in 6 mesi ha fatto un salto di 5 punti, mentre il centrosinistra è calato di 2 (ora è poco sopra il 29) così come il M5s. Più o meno stabile l’area di sinistra che non si schioda dal 5.

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Totò Riina morto, sulle pagine Facebook dei familiari centinaia di messaggi di cordoglio: “È stato un grande uomo”

6 ur 28 min ago

Centinaia di messaggi di condoglianze, cuori e fiori virtuali. I profili Facebook delle figlie di Totò Riina, il capo dei capi morto venerdì notte nell’ospedale maggiore di Parma, raccolgono il cordoglio per la scomparsa del boss corleonese. Messaggi da tutta Italia, da Merano alla Sicilia, indirizzati a Lucia e Maria Concetta, le due donne di casa, ma anche al genero del numero uno di Cosa Nostra, Antonio Ciavarello, marito di Maria Concetta. Secondo l’uomo, centinaia di segnalazioni al post, hanno spinto Facebook a cancellarlo. Così ha postato una nuova immagine spiegando l’accaduto (“A qualcuno ha dato fastidio il vostro cordoglio”, dice) e sono piovute altre centinaia di commenti. Uno bolla come una panzata ri picuruna (una massa di pecoroni) chi non si duole o non si mostra addolorato: “Sarà solo Dio che potrà decidere se accoglierlo o no”.

“Condoglianze a te e alla tua famiglia per un grande uomo“, scrive qualcuno sotto la foto che ritrae un viso in primo piano con l’espressione “shhh”, cioè la richiesta di silenzio nel momento di lutto, postata dalla figlia. Decine e decine di “vi siamo vicini”, “condoglianze”, “tuo papà riposi in pace”. Maria Concetta, 42 anni, è stata in gioventù una studentessa dai voti eccellenti e nelle rare interviste rilasciate ha sostenuto che il padre “è un lavoratore ingiustamente accusato“, e che contro di lui parlano solo “calunniatori malvagi e senza scrupoli”.

Molto attiva su Facebook, è intervenuta su varie vicende che hanno riguardato la famiglia, così come suo marito, che pure ha voluto ricordare il suocero – sempre sul social – con un fiocco nero. “La morte ridà dignità e ripone tutti alla pari davanti alla grande di Dio”, commenta qualcuno sulla bacheca di Ciavarello. “Riposa in pace zio Totò”, si legge ancora. “Condoglianze alla famiglia, ciao zio Totò”, scrive un altro.

In pochi ricordano i trascorsi di Rina, i suoi 24 anni di latitanza e le 26 condanne all’ergastolo per decine di omicidi e stragi tra le quali quella di viale Lazio, gli attentati del ’92 in cui persero la vita Giovanni Falcone e Paolo Borsellino e quelli del 1993 a Milano, Roma e Firenze.

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Reggio Emilia, ristoratore-spacciatore sbaglia destinatario del messaggio e scrive al carabiniere: “La coca è pura”

6 ur 30 min ago

Capita a tutti di sbagliare ad inviare un messaggio su Whatsapp. Ma ad un ristoratore di Gualtieri, piccolo comune in provincia di Reggio Emilia, l’errore è costato l’arresto. Il 50enne era un insospettabile ristoratore con una seconda vita da spacciatore. “La coca è pura” ha scritto a un suo cliente per rassicurarlo sulla qualità della droga che gli avrebbe venduto. Una informazione più che chiara che, per un errore nel salvare il numero del cliente, è arrivata ad un carabiniere che ha organizzato il suo arresto.

L’uomo è stato bloccato nella notte in un’area di sosta sulla strada Provinciale 63 mentre era in compagnia di un giovane. Sulla sua auto sono stati trovati 1645 euro in contanti e, nascoste un una bomboletta spray e in una lattina modificata con del gesso, gli investigatori hanno trovato diverse dosi di hashish e cocaina. Il ristoratore è stato arrestato per detenzione ai fini di spaccio di stupefacenti. Durante una perquisizione domiciliare, sono stati trovati poi trovati altri 250 grammi di sostanze. Tutta la droga è stata sequestrata insieme ai contanti, a due bilancini di precisione e al materiale per il confezionamento e l’agenda che faceva da registro dei clienti e delle dosi vendute.

 

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Migranti, “davanti alle tragedie del Mediterraneo dovevo fare qualcosa: oggi coi barconi confiscati costruisco opere d’arte”

6 ur 43 min ago

“No, non potevo rimanere con le mani in mano. Così, mi sono chiesto cosa potevo fare, io, da artista, di fronte ad una tragedia simile”. Massimo Sansavini ha 56 anni ed è uno scultore, autore e artista forlivese. Dopo i grandi naufragi nel canale di Sicilia a partire dal 2013, è riuscito ad accedere al cimitero delle barche di Lampedusa, l’ex base militare americana Loran, dove vengono portati gli scafi oggetto di confisca da parte delle autorità, e poi distrutti. È stato il primo a ricevere l’autorizzazione dal tribunale di Agrigento, e il primo ad entrare. E, da allora, realizza opere e mostre itineranti con il legno proveniente dalle barche affondate che trasportavano i migranti nel Mediterraneo. “L’arte ha il compito di raccontare in maniera approfondita il mondo del nostro tempo”, spiega.

Tutto è iniziato nel 2013. “Ho cominciato ad interessarmi al fenomeno migratorio in seguito alle notizie delle numerose tragedie nel canale di Sicilia – ricorda Massimo –. In particolare quella del 3 ottobre 2013, quando un’imbarcazione naufragò a poche miglia da Lampedusa, provocando oltre 368 morti e decine di dispersi”. Una delle catastrofi marittime più grandi del XXI secolo. “In quel momento ho cominciato a domandarmi cosa potevo fare per andare oltre le notizie trasmesse dai mezzi d’informazione”.

Ho cominciato a domandarmi cosa potevo fare per andare oltre le notizie trasmesse dai mezzi d’informazione

Il percorso che porta alla scoperta, al lavoro e alla valorizzazione del legno utilizzato dai barconi dei migranti è lungo e complesso. “Appresi che a Lampedusa esisteva un vero e proprio Cimitero delle Barche. Un luogo, insomma, dove venivano portati tutti gli scafi oggetto di confisca da parte delle autorità competenti prima di essere distrutti”. Dopo aver atteso mesi e avanzato numerose richieste, nell’autunno del 2015 Massimo ottiene il nulla osta dal Tribunale di Agrigento: “Potevo finalmente prelevare il materiale custodito. Mai nessuno aveva ricevuto l’autorizzazione prima”.

Così l’artista forlivese comincia a lavorare il legno. Ogni opera racconta un naufragio: cuori, barche, timoni, pesci. E ancora: fiori, stelle, bandiere. Il percorso espositivo, corredato da fotografie e video, ha fatto il suo esordio nel settembre 2016, ai Musei San Domenico di Forlì. Il nome, provocatorio, dell’esposizione è Touroperator, ed è – questa – una delle prima mostre di arte contemporanea realizzate con il legno degli scafi dei migranti.

Quando i visitatori fanno il loro ingresso hanno reazioni di varia natura. Qualcuno si commuove, qualcuno prova rabbia

“Quando i visitatori fanno il loro ingresso hanno reazioni di varia natura – racconta Massimo – Qualcuno si commuove, qualcuno prova rabbia. Nessuno, insomma, rimane indifferente”. Touroperator è arrivata in vari musei e spazi espositivi, in Italia e all’estero.  Dalla sede della Regione Emilia-Romagna a Bologna, da Forlì a Bruxelles, all’interno del palazzo Altiero Spinelli. “Ricordo tanti parlamentari presenti all’inaugurazione che riconoscevano nelle opere uno dei punti di massima debolezza dell’Europa”, aggiunge l’autore.

A Salerno, invece, Touroperator ha fatto tappa alla nuova stazione marittima, disegnata da Zaha Hadid. “Ci trovavamo in concomitanza con lo sbarco di 526 migranti nel porto cittadino: è stato un momento molto significativo. E molto toccante”, ricorda Massimo. L’esibizione di opere realizzate con il legno delle barche dei migranti ha avuto numerosi apprezzamenti, ma allo stesso tempo non sono “mancate critiche, anche molto pesanti. Le domande e i messaggi che la mostra pone ci portano a riflessioni concrete: che Europa siamo? Quale valore diamo alla vita umana?”, spiega l’artista forlivese. “Siamo di fronte, oramai, ad un cambiamento sociale irreversibile”.

Credo che ci si dimentichi facilmente di problemi a cui non si riesce a dare una risposta

Per Massimo l’Italia sulla questione dei migranti “non solo è stata abbandonata, ma trova nei propri partner europei ostacoli e chiusure”. Come l’Ungheria, “che mette in carcere i migranti che entrano nel suo territorio”, la Danimarca “che ai rifugiati siriani voleva chiedere la consegna dei loro monili d’oro per pagare le spese”. O l’Austria, “che pensava a un muro al confine con l’Italia”.

La mostra, comunque, continuerà nel suo percorso itinerante. Prossime tappe Milano, Palermo e Cesena. Massimo ne è convinto: “Dieci anni? Sono pochi per gestire un fenomeno epocale come questo”. Magari con ci saranno più i barconi, e i resti di quegli scafi li vedremo raccontati come opere d’arte o memorie di un momento buio. “Spero che il messaggio sia arrivato forte. Ma credo – conclude Massimo – che allo stesso tempo ci si dimentichi facilmente di problemi a cui non si riesce a dare una risposta. L’arte riesce ad essere efficace in quanto comunica in modo trasversale argomenti che riguardano tutti noi”.

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Scanzi vs Rutelli: “Quali sono le battaglie del Pd? Jobs Act?”. “Riforma lavoro positiva, anche se mia figlia è stata licenziata”

6 ur 44 min ago

Faccia a faccia a Otto e Mezzo (La7) tra il giornalista de Il Fatto Quotidiano, Andrea Scanzi, e l’ex sindaco di Roma, Francesco Rutelli. Scanzi ricorda al politico i motivi della scissione del Pd: “Lo ha detto anche Bersani, peraltro con una verve tale che, se l’avesse avuta nel 2013, avrebbe stravinto le elezioni. Lei prima ha parlato di battaglie. Gli scissionisti dem non sono andati via per antipatie personali, ma perché delle battaglie, che erano fondanti per una certa idea di sinistra, adesso hanno preso una piega totalmente diversa. Esempi concreti: il Jobs Act è una battaglia o no? La Buona Scuola è una battaglia o no? Lo sblocca-Italia è una battaglia o no?”. E aggiunge: “Non basta che uno sherpa Fassino, con la sua grande allegrezza, vada da D’Alema e da Bersani a dirgli di unirsi al Pd. Non è più così semplice. E poi mandano contemporaneamente Guerini a cercare di convincere Casini, Dellai, e la Lorenzin, cioè Alfano. Io mi metto nei panni di un Bersani o di un Fratoianni o di un Montanari, che dicono: ‘Io vado con Renzi, sapendo che mi devo unire a Verdini, ad Alfano e a Casini? Che trionfo'”. Rutelli dissente: “Tante cose sono state fatte, anche sul tema dell’immigrazione. E’ ingeneroso e ingiusto non riconoscerlo. Il Jobs Act è una misura complessivamente positiva, ha aiutato in alcuni casi, anche se una mia figlia, che fa l’estetista, è stata licenziata per il Jobs Act. Altre riforme indiscutibilmente sono rimaste a metà e bisogna continuare su questa strada. Riguardo al Pd, c’è una classe dirigente”. “Dirigente è una parola forte”, commenta ironicamente Scanzi. “Ci sono Gentiloni, Franceschini…“, replica Rutelli. Il giornalista fa notare che sono persone e non proprio una classe dirigente, ma Rutelli sottolinea: “C’è anche una coalizione,  che comprende anche i partiti che lei ha un po’ sbeffeggiato e che, però, hanno permesso in questi anni di fare cose importanti”. “Allude ad Alfano e Verdini? Facciamo i nomi“, ribatte Scanzi. “Certo, i Marò li abbiamo riportati in Italia grazie a loro“, puntualizza Rutelli. “Anche Shalabayeva è stata portata in Italia, poi se n’è andata” – osserva Scanzi – “Ci sono milioni di italiani che non votano più Renzi che dal 2014 a oggi ha perso tutte le elezioni, quindi questi straordinari risultati che lei riscontra evidentemente tanti italiani non li vedono”

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Alicudi, la scuola più piccola d’Europa: 3 alunni, 357 gradini e nessuna campanella. E la maestra di matematica rinuncia

6 ur 50 min ago

Per arrivare nella scuola più piccola d’Europa ci sono 357 scalini da fare ogni giorno ma l’unica maestra che c’è e i suoi tre alunni li fanno senza lamentarsi e soprattutto senza l’assillo della campanella perché la scuola di Alicudi, una delle isole dell’arcipelago delle Eolie, non ha un bidello che la suona. Fa tutto l’insegnante.

E’ difficile immaginare questa scuola perché non ha aule né sezioni: è una tipica casa dell’isola affacciata sul mare, tra i colori di una vegetazione che è già una lezione di scienze. Beatrice Zullo, 57 anni, quattro figli e due nipoti, lì ha trascorso più di un anno. Poi è diventata di ruolo e quest’anno al posto del blu e del giallo del sole è finita a vedere il grigio della pianura modenese dove insegna. Non si lamenta ma il suo sogno è tornare nella scuola più piccola d’Europa. Nonostante fosse costretta a fare le pulizie, a percorrere ogni giorno quei gradini, a prendere un aliscafo per andare al collegio docenti a Lipari o a Salina, vorrebbe tornare sull’isola dove non si è mai sentita fuori dal mondo: “Mi sento più sola qui piuttosto che sull’isola di Alicudi”.

Quest’anno nella casa-scuola ci sono tre alunni, due di quarta e una che si prepara all’esame della secondaria di primo grado. Quando lì insegnava Beatrice i ragazzi erano solo due delle elementari. Ogni anno non è facile “salvarsi”. Mirella Fanti, dirigente scolastico dell’Istituto “Lipari 1” da cui dipende il plesso di Alicudi, ce l’ha fatta grazie alla buona volontà delle istituzioni e delle famiglie che hanno accolto le sollecitazioni a non abbandonare il proprio territorio. E in effetti Alicudi senza la scuola sarebbe ancora più isolata, perché tra un insegnamento e l’altro nelle ore pomeridiane si praticano anche tante attività rivolte a tutte la comunità.

Essere maestri nella più piccola scuola d’Europa è diverso da ogni altra realtà: “Si inizia alle otto, un’alunna veniva con me, l’altra arrivava con la mamma. Una faceva la prima, l’altra la terza. Facevo tutte le materie a parte inglese per il quale veniva una ragazza esperta a fare lezione. Così anche per religione. Non c’è la campanella, nemmeno la bidella. Si sistema la classe tutti insieme. Le pulizie le facevo io aiutata dalle mamme”. Sull’isola senza auto, dove per muoversi esistono solo i muli, c’è la Rete: “E’ una realtà all’avanguardia da quel punto di vista. Si fanno video-lezioni con altri istituti. Con una scuola secondaria di secondo grado di Bergamo abbiamo fatto un lavoro online sulla Costituzione”.

Quando si chiede alla maestra Zullo della palestra sorride: “Non bastano i 357 gradini?”. Ad Alicudi anche la vita dei bambini è diversa: “Il pomeriggio vanno sulla spiaggia, raccolgono le conchiglie, vivono con i pescatori. Hanno un grande senso di comunità e sono innamorati della loro isola”. Tutto dipende dal mare, è lui il vero “dirigente” della scuola: “Andare ad una riunione o meno dipende dal clima così come raggiungere la scuola. Ero io a dover decidere che fare in caso di maltempo”. Una realtà, quella della scuola di Alicudi, tanto particolare e suggestiva da aver ispirato “L’ultimo giorno”, un documentario prodotto da ZaLab e dal Museo del Cinema di Stromboli. L’autore e regista, Alberto Bougleux, ha dedicato il film alla scuola di Alicudi, pur parlando a tutte le realtà scolastiche italiane: “Un film documentario dedicato a tutti i maestri e le maestre che si battono quotidianamente per difendere il diritto dei bambini a una scuola moderna, creativa e democratica, reso possibile da un rapporto unico di collaborazione e fiducia con l’istituto Scolastico Lipari 1”.

La vita alla scuola di Alicudi non è per nulla facile. Soprattutto in quest’anno scolastico che stenta a partire per l’assenza di insegnanti. Secondo Eolie News l’ultima maestra arrivata dopo appena un giorno sull’isola, ha comunicato di stare male e che sarebbe andata via con la nave di linea. Sarebbe dovuta rimanere sino a metà dicembre. La dirigenza scolastica del Comprensivo Lipari 1 sta facendo tutto il possibile per dare ai due scolari una adeguata istruzione ma si trova di fronte a continue rinunce. E anche per l’unica alunna del CPE (Corso di preparazione esami) scuola media andare a scuola diventa un’impresa: per ora fa solo delle lezioni d’italiano, impartite da una insegnante del luogo, nominata dalla dirigente scolastica. “La docente di matematica nominata nei giorni scorsi ha dovuto rinunciare in quanto il percorso fino alla scuola, con 350 scalini, le è risultato estremamente pesante” ha detto Bartolo Pavone, vicepreside della scuola elementare di Lipari, da cui dipende Alicudi. Le lezioni, quindi, continuano a non seguire un calendario preciso, per questo i genitori degli alunni protestano. “Nel Centro preparazioni esami – ha spiegato Pavone – è stato dato incarico alla docente residente già insegnante di ruolo per una preparazione mirata alle materie letterarie, in vista dell’esame di fine anno, sempre come integrazione alla frequenza delle lezioni tenute in comune con gli alunni di primaria. La segreteria sta lavorando a ritmo serrato per individuare la nuova docente della primaria e un’altra docente di matematica per il Cpe. Per la scuola di Filicudi – ha continuato – sono state integrate le lezioni impartite per tutti gli alunni della primaria dalla docente di ruolo con lezioni di scuola secondaria”. “Riteniamo – ha concluso – che l’unica soluzione per risolvere anche i problemi scolastici nelle isole minori potrebbe essere una legge che dia la precedenza per l’insegnamento nelle isole dei docenti eoliani. Il paradosso è che una decina di insegnanti eoliani sono costretti a lavorare nel Nord Italia e pur avendo fatto richiesta anche per gravi motivi di malattia e di famiglia, non sono state autorizzati a rientrare nelle loro isole“.

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Povertà, l’allarme della Caritas: “Senza interventi sull’occupazione, nel 2030 giovani indipendenti a 48 anni”

6 ur 52 min ago

Il rapporto sull’esclusione sociale evidenzia che dal 2007 ad oggi, i più a rischio povertà sono i giovani. Una situazione “decisamente più allarmante di quella vissuta un decennio fa dagli ultra-sessantacinquenni” Nell’ultimo ventennio, osserva la Caritas, il divario di ricchezza tra giovani e anziani si è ampliato: la ricchezza media delle famiglie con capofamiglia di 18-34 anni è meno della metà di quella del 1995, mentre quella delle famiglie con capofamiglia con almeno di 65 anni è aumentata di circa il 60%. L’Italia infine è il paese dell’Ue con la più alta presenza di Neet, cioè giovani senza lavoro e che non frequentano percorsi formativi: nel 2016 3 milioni 278mila giovani, il 26% di chi ha tra 15 e 34 anni, risultavano fuori dal circuito formativo e lavorativo. Sono soprattutto donne (56,5%) e provengono dal Nord-est (65,3%). Il 16,8% è straniero.

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Riina, il boss che fece guerra allo Stato. Ascesa al potere, omicidi e stragi del padrino di Corleone

7 ur 30 min ago

Nato a Corleone il 16 novembre del 1930 da un famiglia contadina. Il metro e 58 d’altezza gli vale il soprannome di “U Curtu“. Nel 1956 viene arruolato nel gruppo di fuoco del mafioso Luciano Leggio (anche noto come Liggio, ndr), di cui diventerà vice. Nella banda anche Bernardo Provenzano. Processato viene mandato al soggiorno obbligato nel 1969, ma non lascia la Sicilia e da latitante inizia a eliminare i nemici. Coinvolto in oltre 100 omicidi, condannato a 26 ergastoli. Arrivano i primi delitti politici: l’ex segretario provinciale della Dc Michele Reina e il governatore Piersanti Mattarella. Dopo la cattura di Leggio, Riina prende il suo posto nel triumvirato mafioso assieme a Stefano Bontate e Tano Badalamenti. Condannato nel “maxiprocesso” dopo le rivelazioni del primo pentito di rango Tommaso Buscetta, dichiara guerra allo Stato. Nel mirino i giudici Falcone e Borsellino, a cui si doveva il maxiprocesso. Inizia la stagione delle stragi. Il 12 marzo 1992 muore Salvo Lima, il 23 maggio e il 19 luglio Falcone e Borsellino. Il 15 gennaio del 1993 i carabinieri del Ros lo arrestano dopo 24 anni di latitanza, ma sull’operazione restano molti punti oscuri. Nella versione ufficiale fu consegnato dal suo ex fedelissimo, Baldassare Di Maggio, che avrebbe raccontato del bacio tra Riina e l’ex presidente del Consiglio Giulio Andreotti. Per altri sarebbe stato l’amico di sempre Provenzano, contrario all’attacco frontale allo Stato, a venderlo ai carabinieri. La sua morte lascia senza risposte molte domande sul rapporto mafia-politica e sulla stagione delle stragi (Ansa)

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Scanzi a Rutelli: “Se ci sono i Renzi, i Salvini e i 5 Stelle in politica è perché avete fallito voi”

7 ur 31 min ago

Il contributo di Rutelli al centrosinistra? Lui non c’è, ma ci sono molti Rutelli boys, da Gentiloni a Giachetti. Ci ha anche regalato delle figure di cui molti probabilmente avrebbero fatto a meno, come Michele Anzaldi o Filippo Sensi”. Sono le parole del giornalista de Il Fatto Quotidiano, Andrea Scanzi, in un dibattito con l’ex sindaco di Roma, Francesco Rutelli, e il direttore dell’Espresso, Marco Damilano, a Otto e Mezzo (La7). Scanzi, prendendo spunto dal nuovo libro di Rutelli, “Contro gli immediati”, osserva: “Gli ‘immediati’ effettivamente hanno preso il potere in Italia: basti pensare al M5s, a Salvini e a Renzi. E Rutelli sa molto bene che sono saliti al potere perché hanno fallito i ‘non immediati’. Se c’è Renzi, è perché hanno fallito quelli prima. I 5Stelle hanno successo, perché hanno fallito i Rutelli, i Veltroni, i Prodi. E sto citando i migliori, perché potrei menzionare i Casini, i Fini, i Berlusconi. Rutelli ha ragione che “l’immediatezza” è un problema, ma è anche la spiegazione di una classe politica pessima”. Rutelli stigmatizza l’indolenza attuale dei giovani: “Da ragazzo ho cominciato a fare politica, perché ho seguito delle battaglie, come quelle dei Radicali. Quando vedo oggi queste conferenze coi giovani, noto che ci sono 200 o 300 ragazzi bravi, carini, fighetti, simpatici, sportivi, twittatori: o ascoltano oppure, al massimo, fanno la loro piccola performance per farsi notare. Io penso che i giovani che vogliano fare politica debbano fare battaglie, ad esempio, per il lavoro e la pensione”. Insorge Damilano: “Questi giovani ci sono, solo che a volte votano Casapound o M5s o Lega. Loro potrebbero dirle che fanno politica e che vengono anche criticati, perché tacciati di essere fautori dell’antipolitica. In realtà, manca chi fa queste battaglie e militanza appassionata e disinteressata nei partiti della sinistra”. Concorda Scanzi: “Il concetto di appartenenza è stata una delle cose che più ha nobilitato la storia della sinistra. Qui siamo di fronte a una larga parte di elettorato che non riesce a dire più ‘noi’, quando pensa al cosiddetto centrosinistra. Magari riesce a dirlo o astenendosi dal voto oppure votando altri partiti. C’è stato un crollo dell’appartenenza nel centrosinistra ed è coinciso anche con la personalizzazione del Pd di Matteo Renzi

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Tesla Roadster, l’ultimo trucco di Elon Musk è servito – FOTO e VIDEO

7 ur 35 min ago

Elon Musk è un fenomeno della comunicazione. Dategli un palco e fategli arringare la folla, il risultato è garantito. In un momento di difficoltà come questo, tra licenziamenti, conti in rosso, accuse di razzismo e, soprattutto, la produzione della Model 3 che stenta a decollare lui cosa fa? Tira fuori dal cilindro un diversivo. E nel giorno del reveal ufficiale dell’avveniristico e potente Tir elettrico Semi, in arrivo (forse) nel 2019, presenta a sorpresa la più potente e veloce auto elettrica della storia di Tesla: la nuova Roadster, erede del primo modello datato 2008.

Che al suo cospetto sembra quasi un giocattolo, soprattutto a leggere i numeri: 1,9 secondi per lo 0-100, 400 km orari di velocità massima, autonomia di 1.000 chilometri. Et voilà, la vera supercar a batterie è servita.

Quando? Non si sa, con esattezza. La produzione partirà nel 2020, ma visto che l’azienda di Palo Alto non è solita rispettare le scadenze, tutto sommato è meglio che una data ufficiale di vendita non sia stata comunicata. Così almeno si evitano brutte figure. E poi lo scopo non è tanto lanciare un nuovo prodotto, quanto coprire le magagne di cui sopra. Soprattutto quelle della Model 3. Dovevano essere 1.500 quelle prodotte alla fine di settembre, ma sono state meno di 300: è chiaro che di questo passo le 20 mila unità annunciate da fabbricare solo a dicembre (1.500 a settimana) sono una chimera. Con grande disappunto di chi l’aveva ordinata e, immaginiamo, degli azionisti Tesla a cui prima o poi bisognerà dar conto al di là dei comunicati di circostanza.

Sui prezzi, invece, come sempre c’è una solerzia ammirevole, dunque possiamo dirvi che la Roadster costerà la bellezza di 200 mila dollari (circa 170 mila euro al cambio attuale). Ma se si desiderasse una delle Founder’s Series, ovvero i primi mille pezzi a tiratura limitata, i dollari da sborsare saranno 250 mila, e tutti in anticipo sull’unghia. Per quella d’ordinanza, se così si può chiamare un bolide del genere, in fase di ordine bisognerà invece lasciare una caparra di “soli” 50 mila dollari. Niente da dire, Elon Musk oltre che un fenomeno mediatico è anche un gran furbacchione. Il problema è che qualcuno ancora gli crede.

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Milano, mozione in consiglio comunale: “Spazi pubblici solo a chi sottoscrive un documento sui valori antifascisti”

7 ur 37 min ago

Per ottenere spazi pubblici, locali o sale del comune di Milano bisognerà sottoscrivere un documento sui valori antifascisti. È questo il contenuto di una mozione che lunedì verrà presentata in consiglio comunale a Milano con la quale si chiederà al sindaco Giuseppe Sala e alla sua giunta di impegnarsi per cambiare i regolamenti. La proposta è stata avanzata dai consiglieri di Insieme X Milano, David Gentili e Anita Pirovano. E la maggioranza, ma non solo, la voterà in maniera compatta.

Nella mozione – una simile è recentemente stata approvata a Torino – si legge che quanti hanno comportamenti “fascisti, razzisti, omofobi, transfobici e sessisti” non possono avere in concessione per eventi e manifestazioni luoghi pubblici del Comune e delle sue partecipate. L’approvazione comporterebbe, ad esempio, il probabile stop alla commemorazione dello studente Sergio Ramelli, del consigliere provinciale Enrico Pedenovi e del gerarca Carlo Borsani che vede ogni anno centinaia di esponenti dell’estrema destra radunarsi – facendo saluti romani e chiamando il “presente” – nelle strade in cui il fiduciario del Fronte della gioventù fu aggredito nel marzo 1975 morendo dopo 43 giorni di agonia. Lo scorso anno, in quell’occasione, i neofascisti fecero anche un blitz al Campo X del cimitero Maggiore, dove sono seppelliti i repubblichini, dopo che era stato negato il raduno nel giorno della Liberazione.

A rischio – come segnala l’edizione milanese di Repubblica – c’è anche la concessione all’Associazione nazionale combattenti della Rsi dello spazio comunale che è stato adibito a sede o, come spiega Gentili su Facebook, il caso di ‘via Palmieri 1’, dove sarebbe stata aperta una sorta di sede di Forza Nuova grazie a un’associazione fittizia. “La sfida – sottolinea il consigliere comunale – è lanciata a Regione Lombardia. Per esempio via Palmieri 1. Si può interrompere il vergognoso spettacolo che vede protagonisti ogni 25 aprile quei fascisti che utilizzano gli spazi pubblici gestiti da Aler?”.

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Muore Riina

7 ur 43 min ago

Muore Riina – da il fatto Quotidiano – #riina #andreotti #natangelo

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