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Milano, vandali in metropolitana incastrati dal video. 6 minori denunciati per danneggiamento

Čet, 18/01/2018 - 16:46

Un folto gruppo di giovani che la vigilia di Natale e il 7 gennaio scorsi aveva danneggiato un treno della metropolitana milanese è stato individuato dalla Polizia di Stato. Il gruppo, secondo quanto riferito oggi dalla Questura tra le 30 e le 40 persone, aveva provocato estesi danni e interrotto più volte la corsa del mezzo, l’ultimo, dai Navigli verso Vimodrone (Milano), sulla Linea Tre. A commettere i reati di danneggiamento erano stati una decina di ragazzi: tra questi 6 sono stati già identificati e denunciati alla Procura per i minorenni.

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Lea smuove l’elefante Siae. Noi ribelli abbiamo raggiunto un obiettivo

Čet, 18/01/2018 - 16:28

La notizia è dovunque: nasce Lea – Liberi Editori Autori, l’associazione che – forte delle nuove disposizioni legislative – si pone come alternativa concreta alla Siae. E io in Lea ci ho creduto ancora prima che nascesse, tanto è vero che ne sono stato uno dei fondatori.

Più volte ho scritto, su queste pagine, di diritti degli autori indipendenti: quella folla di artisti che raramente genera i numeri delle grandi star ma che, probabilmente, rappresenta la parte più vera e irrinunciabile della cultura musicale italiana. Il parametro con cui si misurerà il successo e il ruolo sociale di Lea sarà – secondo me – appunto la sua tutela degli indipendenti, e non soltanto dei fenomeni che fanno girare numeri enormi fornendo, come è ovvio, liquidità e benzina alla macchina.

Fino a pochi anni fa, il ruolo della Siae sembrava scolpito nella roccia, ma altrettanto lo era la sua immobilità, supponenza, assoluta impermeabilità al cambiamento e alla trasparenza. Adesso anche da quel lato vedo cambiare qualcosa, anche se in colpevole ritardo e forse solo come reazione all’emorragia di artisti (e di denaro…). Da questo punto di vista posso dire di essere già contento, di poter rivendicare a nome di tutti noi “ribelli” l’avere già raggiunto un primo obiettivo: quello di aver smosso l’elefante fondato da Giuseppe Verdi e, in buona parte, rimasto lì dov’era fin quasi ad oggi.

Certo, sempre parlando di Siae, mi fa un po’ sorridere leggere le loro accuse di una sorta di controllo nascosto da parte di Soundreef, loro che probabilmente su controlli e controllori avrebbero bisogno di fare un ricco esame di coscienza. Del rapporto tra Lea e Soundreef apprezzo, al contrario, la trasparenza. Lea non esisterebbe – o esisterebbe con un’importanza decisamente minore – senza il catalogo degli artisti Soundreef. Soundreef, dal canto suo, non potrebbe operare sul mercato italiano se non ci fosse Lea. Potrebbe sembrare un pasticcio all’italiana, e forse in parte lo è. Ma è un modo per tornare a parlare di autori, di rimetterci al centro della scena e di ricominciare a parlare dei nostri diritti.

A questo punto, se ci faremo fagocitare dalle logiche del profitto di aziende private, o schiacciare da vecchi elefanti e fantasmi del passato, sarà solo colpa nostra.

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Matrimonio a sorpresa sull’aereo del Papa: Francesco celebra le nozze tra due assistenti di volo

Čet, 18/01/2018 - 16:02

E’ la prima volta che un Papa celebra delle nozze in aereo. Durante il volo da Santiago del Cile a Iquique, Papa Francesco ha infatti unito in matrimonio uno steward e una hostess cileni della compagnia Latam. Carlo e Paula, 41 e 39 anni, convivevano già da tempo con due figli ed erano già sposati civilmente. Quando il Pontefice ha chiesto loro perché non si fossero sposati con matrimonio religioso i due hanno spiegato che è stato per via del crollo della chiesa a causa del terremoto del 2010. A quel punto, la decisione del pontefice di celebrare lui il rito: il Papa ha fatto tutte le domande riguardanti le loro convinzioni sul valore del matrimonio e dell’unione di coppia. Come testimoni, sono stati rapidamente reclutati il sacerdote Felipe Herrera e il presidente della Latam, Iniacio Cueto. Enorme la gioia e l’emozione dei due novelli sposi che, nel trambusto creatosi immediatamente tra i giornalisti al seguito del viaggio papale, hanno raccontato la loro storia: lei è il capo delle hostess della Latam e lui un semplice steward. Il portavoce della Santa Sede, Greg Burke, ha sottolineato la validità a tutti gli effetti del matrimonio celebrato dal Pontefice, corredato anche dal rilascio di un certificato scritto.

 

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Elezioni, Berlusconi: “Se vinciamo Salvini ministro dell’Interno. Ho nome autorevolissimo come premier”

Čet, 18/01/2018 - 15:58

Ospite di Myrta Merlino a L’Aria che Tira (La7), Silvio Berlusconi esordisce denunciando, come sempre, il pericolo del M5S: “Mi sento un giovane in campo. Mi sono sempre stancato della politica, non mi è mai piaciuta e non mi piace assolutamente neppure adesso. Ma ho sempre sentito forte il dovere di essere in campo, adesso perché il Paese non finisca nelle mani di una setta pericolosa che si chiama 5 stelle e che distruggerebbe il Paese e il ceto medio con ogni tipo di tassa”. Nel caso poi la corte di Strasburgo dovesse giudicarlo candidabile, Berlusconi sentirebbe “il dovere di tornare a Palazzo Chigi”. Ma aggiunge: “Lo ritengo poco probabile, perché conosco i tempi delle decisioni della corte di Strasburgo. Se andassi a Palazzo Chigi, Salvini potrebbe andare bene al ministero dell’Interno, centravanti da sfondamento qual è. Se invece non sarò al governo, ci sarà un autorevolissimo primo ministro, che saprà certamente dirimere tutti i contrasti. Ho un nome nel cassetto, ma non lo rivelo assolutamente”. E sottolinea: “Non si può uscire dall’euro e anche Salvini ne è assolutamente convinto, penso che usi diplomaticamente questo strumento per far paura all’Europa che, con un’altra uscita, sarebbe finita. L’unico punto del programma su cui abbiamo da discutere io e Salvini è la legge Fornero. Salvini insiste sull’azzeramento della legge, noi insistiamo sull’azzeramento dei suoi effetti negativi”. Commento finale sulle dichiarazioni rese ieri a Otto e Mezzo dall’imprenditore Carlo De Benedetti: “Ci siamo sentiti e lui con me non è stato affatto sprezzante. Gli avevo detto che volevo telefonare ai direttori dei suoi giornali per correggere certe loro posizioni. E lui mi ha detto: ‘Fallo pure’. Su De Benedetti io direi che ‘de minimis non curat praetor’. E’ una cosa assolutamente minore. C’è gente che si diverte a fare battute e a dare pagelle come Scalfari e chi, come me, si rimbocca le maniche e lavora sodo per restituire la democrazia nel nostro Paese”

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Elezioni 2018: italiani bamboccioni! E anche un po’ rincoglioniti

Čet, 18/01/2018 - 15:58

Ogni volta che si va a votare i partiti progressisti si rendono conto che la destra rischia di vincere “parlando alla pancia degli italiani”.
Così quel topinambur di Berlusconi può andare in tv a dire che la criminalità è aumenta. E puoi affannarti quanto vuoi a snocciolare i dati che dimostrano che la criminalità è molta meno di quando al governo c’era lui col suo cerchio magico ricco di superman inquisiti e condannati.
In Italia ci sono 5 milioni di persone che in vario modo si danno da fare per migliorare il mondo (anche in questo siamo tra i primi del mondo!) ma ci sono 45 milioni di svaporati che si limitano a dire che fa tutto schifo e poi votano col culo.

La crisi italiana dipende innanzitutto dal disinteresse dei politici per la crescita culturale dei propri elettori. E non mi riferisco a quanti libri si leggono ma agli stili di vita.
I partiti se ne fregano di diffondere quei comportamenti che farebbero crescere la partecipazione della gente. Esperienze concrete che formano nuovi modi di pensare. Il vecchio Marx diceva che sono le condizioni materiali di vita a formare il modo di pensare…
Ad esempio, nel 2007 dopo una strenua battaglia riuscimmo a far passare la legge sul fotovoltaico.
Gli incentivi rendevano possibile finanziare l’impianto con un mutuo ventennale che veniva ripagato con tre quarti del rendimento elettrico. In questo modo famiglie e imprese potevano da subito ottenere un utile annuo pari a un quarto della produzione elettrica! Quindi molta energia gratis subito!

Una legge eccellente!
Solo che i partiti progressisti si scordarono di spiegarla agli italiani.
E nessuno si occupò di sistemi di garanzia sulla qualità degli impianti, accordi quadro con le banche per i mutui…
Non lo fecero i partiti e neppure le grandi associazioni, Arci, Acli, lega delle cooperative, sindacati, e quella che allora era l’associazione Amici di Beppe Grillo.
Noi cercammo di smuovere la situazione agendo direttamente, da soli.
Organizzammo corsi per 260 elettricisti e ingegneri, tenemmo assemblee paese per paese in provincia di Perugia, creammo un consorzio di installatori e progettisti che si certificavano reciprocamente, stabilimmo prezzi trasparenti, contrattammo condizioni collettive con le banche e le assicurazioni, offrimmo un servizio di informazione, assistenza e garanzia post impianto per gli aderenti al nostro gruppo di acquisto. E realizzammo 450 impianti.
Qualcun altro scelse di puntare nella stessa direzione, ma furono in pochi. A Reggio Calabria e Messina, Accorinti e una torva di boy scout e suore riuscì a ottenere moltissimi tetti ecclesiali e privati, costruendo un enorme impianto sociale. Ogni mese usavano il 25% dell’energia prodotta per finanziare attività sociali. Poi Accorinti fu eletto sindaco.

Il movimento progressista italiano perse l’occasione di migliorare l’economia di milioni di persone, creare posti di lavoro, ridurre l’inquinamento.
E perse un’occasione per far capire a milioni di italiani che la politica può servire a migliorare le condizioni di vita.
E non solo. Essere produttori di energia cambia il modo di pensare. Le collettività autosufficienti energeticamente, che producono cibo, gestiscono acquisti collettivi, barattano manufatti e servizi, riusano, riciclano non hanno solo vantaggi materiali, è una questione di cultura e di prospettive di vita.

Ed è anche un passaggio evolutivo strategico: il lavoro come oggi lo concepiamo diminuirà radicalmente grazie alla digitalizzazione e ai robot. Una quota del tempo lavoro dipendente potrà essere rimpiazzata solo da gruppi di cittadini che impiegano parte del loro tempo gestendo l’acquisto e la produzione dei beni.
Oggi i lavoratori hanno una sola fonte di guadagno che permette loro di pagare al sistema del commercio una tassa cospicua. Organizzando acquisti consociati e programmati possono risparmiare molto denaro, dal 20 al 30% di quanto spendono.

Si tratta di immaginare un modo diverso di ricomporre l’economia delle famiglie, aumentando autoconsumo, riuso, gestione di sistemi d’acquisto e servizi collettivi.
Il che vuol dire chiedere ai cittadini un impegno diretto, una capacità di iniziativa, una visione. E quando hai gente così poi non la imbrogli con le fake news.
Non si tratta di idee nuove, il movimento cooperativo italiano è stato per decenni un gigantesco sistema di gruppi di acquisto, avevamo anche banche e assicurazioni.
La socializzazione dei consumi ha fatto a lungo la differenza tra poter comprare il cappotto per i bambini o non poterlo comprare. Poi il boom economico e un certo benessere ha diminuito la necessità della cooperazione e le organizzazioni progressiste hanno smesso di vedere la cultura cooperativa come centro strategico.

Oggi la società non ha altre possibilità: i robot sono alle porte.
La scelta è tra una società dominata da disoccupazione, demotivazione e ignoranza e coglioni eletti da un popolo rimbesuito e una società nella quale i cittadini diventano imprenditori collettivi e crescono culturalmente via via che prendono il controllo del loro tempo e della loro economia.
E se le persone comprano sulla base di scelte ragionate non sono più ammaliate dagli oggetti griffati, dagli status symbol, dai mantra televisivi. Chi sceglie di rivoltare il colletto della camicia non risparmia solo i soldi di un acquisto superfluo.
È una scelta culturale profondamente diversa che prevede un ragionamento sulle priorità della vita.

Lo stesso discorso potremmo farlo per la vita sociale, per la  prevenzione del crimine, per lo sviluppo di nuove tecnologie e per qualità della scuola. In questi settori il movimento progressista ha rinunciato a mettere il coinvolgimento della gente al centro della propria iniziativa.
Ma lo spazio è abbondantemente finito, ne parliamo la prossima settimana, ma intanto anticipo che non voglio fondare un nuovo partito, voglio fare la rivoluzione culturale.

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Padoan: “Troppi giovani lasciano l’Italia”. I tweet: “Li avete ridotti alla fame”

Čet, 18/01/2018 - 15:36

Per il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan il bilancio dell’andamento del mercato del lavoro è caratterizzato da “luci ed ombre”. Perché se è vero che “la disoccupazione è calata ma risulta ancora troppo alta, intorno all’11%, il numero dei laureati sta crescendo ma è ancora troppo basso”. E soprattutto per il ministro, che ha parlato all’inaugurazione dell’anno accademico alla Sapienza di Roma, “ancora troppi giovani lasciano il nostro Paese per migliori opportunità all’estero”. Poche parole che in rete, però, scatenano la polemica. “Non sanno più a chi togliere la pensione”, scrive Matteo, mentre Mc79 sottolinea: “Quale competente partito ha governato negli ultimi anni?”.

Quello della fuga degli italiani all’estero è un tema che è stato sollevato molte volte in ambito politico. Matteo Renzi, ad esempio, l’aveva bollato come mera “retorica”, e il ministro del lavoro Giuliano Poletti a fine 2016 aveva detto: “Non è che qui sono rimasti 60 milioni di pistola. Conosco gente che è andata via e che è bene che stia dove è andata, perché sicuramente questo Paese non soffrirà a non averli più fra i piedi”. Parole che poi aveva rettificato, dicendo di essersi “espresso male”.

Ma l’esodo all’estero continua a essere un nodo anche economico, oltre che sociale. Per Confindustria, ad esempio, ha un costo annuo di 14 miliardi di euro l’anno. E la fuga negli ultimi anni continua a coinvolgere decine di migliaia di persone. Diplomati, laureati, over 50 e anche figure specializzate che altrove trovano stipendi più alti o una qualità della vita migliore. Secondo il Rapporto Italiani nel Mondo 2017 di Migrantes, il flusso di chi decide di andarsene è in costante crescita: secondo i dati dell’Aire, nel 2006 erano poco più di 3 milioni oggi sfiorano i cinque. E in tutto nel 2016 sono stati 124mila gli italiani che hanno scelto di andarsene.

Padoan: “Troppi giovani lasciano l’Italia”. Che bravi che siete! e sapete i giovani perchè lasciano l’Italia? perchè siete degli incapaci! non sapete far altro che dar fiato alla vostra bocca, idioti! https://t.co/NNvvHtGg8M

— Corrado Griffa (@CorradoGriffa) January 18, 2018

L’allarme di #Padoan: “Troppi giovani lasciano l’Italia”. Non sanno più a chi togliere la pensione.

— Matteo Capponi (@pirata_21) January 18, 2018

#Padoan: “Troppi giovani lasciano l’Italia”: (quale partito ‘competente’ ha governato negli ultimi anni?)

— MC79 (@Virus1979C) January 18, 2018

L’allarme di #Padoan: “Troppi #giovani lasciano l’Italia”. Tutti quelli che non hanno un padre come lui.

— Gaetano Scavuzzo (@GaetanoScavuzzo) January 18, 2018

#Padoan: “Troppi giovani lasciano l’Italia”.
Forse perché li avete ridotti alla fame e privati del futuro?

— Emmanuele Parente (@manuelparente) January 18, 2018

#Padoan: “Troppi giovani lasciano l’Italia”. A persone che pensano ai propri interessi.#ElezioniPolitiche2018 #elezioni #18gennaio

— Giuseppe Giustolisi (@peppegiustolisi) January 18, 2018

Mah…! E i giovani chi li mantiene in questa Italia dentro in un tunnel chiamato crisi, da cui non si vede l’uscita? Anche se per fare campagna elettorale Renzi, Padoan & co ci fanno intendere che siamo in ripresa…

— AndreaLG (@And_CL) January 18, 2018

#Padoan E quando li insultavano dandogli dei BAMBOCCIONI o CHOOSY abbiamo già dimenticato? La classe politica ha fatto di tutto per far andar via i migliori giovani. Qui è una maxi casa di riposo per anziani, se potrò me ne andrò via anch’io.

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Bologna, niente udienza al Tar con il velo. Vale anche per le suore?

Čet, 18/01/2018 - 15:24

Non è ancora finita l’eco dello scandalo Bellomo che la giustizia amministrativa offre subito spunto per una nuova polemica.

Il fatto, se come riportato fosse vero, sarebbe davvero grave. Un giudice del Tar Bologna avrebbe infatti invitato ad uscire dall’aula una praticante avvocato che indossava il velo, motivando su esigenze di rispetto della nostra cultura.

Ed è questo il punto. A mio avviso la decisione non era in astratto sbagliata, dovendosi applicare la norma di legge che, disciplinando le udienze, impone il capo scoperto. Ciò che sarebbe inammissibile, ove si rivelasse vera, sarebbe la motivazione: il rispetto della nostra cultura.

Così ragionando, verrebbe da chiedersi, alle suore potrebbe essere permesso assistere ed alle donne musulmane no?

Saggio e provvidenziale, quindi, l’intervento del presidente del Tar, dott. Giuseppe Di Nunzio, che ha subito sconfessato il collega che era intervenuto in udienza, riconoscendo alla dottoressa il diritto di poter entrare con il velo. Il buon senso non guasta mai.

Giova invece ricordare che si tratta di quella stessa giustizia amministrativa che fu chiamata a giudicare sul crocifisso nelle scuole.

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Poste italiane, “vendute a pensionati senza istruzione quote di un fondo ad alto rischio: restituisca 100mila euro”

Čet, 18/01/2018 - 15:13

I fondi immobiliari chiusi non portano fortuna a Poste Italiane. Da un lato il gruppo pubblico guidato da Matteo Del Fante deve fare i conti con la scadenza di Europa Immobiliare 1, dall’altro è costretto a confrontarsi con gli obblighi di informazione ai clienti, che quasi mai sono esperti in materia finanziaria. Quest’ultimo aspetto è emerso in un recente caso relativo a due anziani coniugi di Modica che hanno chiesto e ottenuto dal tribunale la restituzione di 100mila euro (più gli interessi) investiti nel 2004 nel fondo Europa Immobiliare 1. Per il giudice del tribunale di Ragusa, Rosanna Scollo, il modulo prestampato di autorizzazione all’investimento “rischioso” firmato dai due risparmiatori non è infatti sufficiente a dimostrate la “dovuta diligenza” dell’intermediario rispetto agli obblighi informativi. Soprattutto quando l’investitore non è “qualificato”, e cioè non è in grado di valutare effettivamente il rischio di un prodotto finanziario complesso come i fondi immobiliari chiusi.

Al giudice, insomma, non è bastato che i due coniugi avessero firmato un modulo in cui era indicato che “pur essendo informato che l’ordine impartitivo si riferisce a titolo a rischio, si autorizza comunque ad eseguirlo”. Poste avrebbe dovuto fare di più per informare i clienti che peraltro avevano una bassa scolarizzazione: solo uno dei due aveva infatti raggiunto la licenza elementare. Nella sentenza numero 8 del 15 gennaio 2018, il magistrato precisa infatti che quanto indicato nel modulo prestampato “è da ritenere, pertanto, del tutto inidoneo ad assolvere agli obblighi informativi prescritti a carico dell’intermediario finanziario” perché mancano “le ragioni per cui non è opportuno procedere all’esecuzione, secondo quanto previsto dall’articolo 29 Regolamento Consob n. 11522/98”. Il monito sull’inadeguatezza dell’operazione “non può essere dato dall’intermediario mediante una generica frase prestampata, ma comunicato mediante una condotta intesa a rappresentare in modo puntuale e compiuto le caratteristiche dell’operazione, con peculiare riguardo ai rischi”, si legge nella sentenza che evidenzia come il prestampato avrebbe almeno dovuto essere accompagnato “da una, sia pure sintetica, indicazione dei titoli, in relazione al profilo dell’investitore”.

Per il magistrato, insomma, Poste non ha sufficientemente allertato i due anziani coniugi sulla rischiosità del prodotto. Di conseguenza, gli ordini di acquisto delle quote risultano nulli e il gruppo deve restituire l’intera cifra (più oneri di rivalutazione e interessi) ai due pensionati, assistiti nella causa dall’avvocato Francesco Toto. Per Poste la sentenza del tribunale di Ragusa è una vera e propria spina nel fianco soprattutto nel momento in cui la società si prepara ad affrontare la chiusura del fondo Europa Immobiliare 1, gestito dalla Vegagest. Il prodotto, collocato da Poste nel 2004 in piccoli tagli (2500 euro a quota), è scaduto a dicembre 2017. Ma per conoscerne la performance, gli investitori dovranno attendere marzo quando sarà pronto il bilancio definitivo che includerà anche la cessione di due immobili (le caserme di Tivoli e di sala Consilina, per 2,85 milioni di euro alla società Gianicolo Real Estate Prima srl) avvenuta a fine dicembre. Tuttavia, sin d’ora, è possibile una prima stima: considerati i rimborsi di capitale e la distribuzione dei proventi, Europa Immobiliare 1 potrebbe archiviare la sua avventura nel mattone con una perdita superiore al 20 per cento. In pratica su 2500 euro investiti, ne torneranno indietro circa duemila.

Se così fosse, i piccoli risparmiatori scenderebbero immediatamente sul piede di guerra come è accaduto nel caso Invest Real Security che, venduto come un prodotto sicuro con un rendimento atteso attorno al 7%, ha poi invece chiuso con un tracollo del 60 per cento. In quel caso, Poste era corsa ai ripari risarcendo i risparmiatori sia pure con modalità diverse a seconda dell’età. Non è chiaro al momento se accadrà lo stesso anche per Europa Immobiliare 1. Interpellata in merito dal fattoquotidiano.it, Poste Italiane ha fatto sapere che “con l’obiettivo di consolidare il rapporto con la propria clientela dopo l’approvazione del rendiconto finale di liquidazione del fondo da parte della sgr, il gruppo valuterà di porre in essere un’iniziativa a tutela dei propri clienti che abbiano sottoscritto quote del fondo nel 2004 e che ne abbiano mantenuto continuativamente il possesso presso Poste fino al 31 dicembre 2017”.

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Milano, droga dello stupro a una 22enne e poi la violenza sessuale: tre arresti. La pm: “Donne trattate come selvaggina”

Čet, 18/01/2018 - 15:07

L’avevano invitata a bere un cocktail in un locale di via Crema, zona Porta Romana, a Milano. Si conoscevano e lei si fidava. Ma l’hanno poi narcotizzata con le benzodiazepine, la cosiddetta droga dello stupro. Ci sono anche le immagini delle telecamere a riprendere il momento in cui versano la sostanza nel drink all’interno del locale. E hanno poi abusato di lei per tutta la notte.

Sono stati arrestati in tre, due dei quali recidivi e incastrati dall’esame del dna. Mentre il ruolo del terzo è emerso grazie alle intercettazioni. Il gruppo aveva ideato il piano approfittando dell’amicizia della ragazza, una 22enne, con uno di loro. La vittima ha raccontato che la sera del 13 aprile 2017 ha accettato l’invito del 29enne, con cui era uscita un paio di volte. Lui era molto preso da lei e non accettava di essere considerato solo un amico, ma tale rapporto era stato sottolineato dalla ragazza anche la sera stessa.

Agli investigatori ha raccontato di aver raggiunto il locale in via Crema sull’auto dell’amico che aveva già a bordo gli altri due uomini. Durante la serata ha bevuto diversi drink, alcuni dei quali consegnati direttamente dal conoscente. Le telecamere nel locale hanno registrato il momento in cui versano per tre volte le benzodiazepine nel bicchiere della vittima. Stordita, la ragazza è stata poi portata in un appartamento in Brianza, dove è avvenuta la violenza.

Il giorno dopo la ragazza si è svegliata in stato confusionale e mezza nuda. Presa dal panico ha chiamato il primo numero in rubrica e ha chiesto aiuto ma a quel punto gli aggressori si sono svegliati e hanno accettato di accompagnarla a casa. Durante il tragitto – e anche successivamente con messaggi – ha ripetuto che doveva smettere di “prendere tutta quella cocaina” e che di fatto l’avevano salvata.

Poche ore dopo il ritorno a casa, la 22enne ha iniziato ad avere dolori e alcuni flash della notte. Alla clinica Mangiagalli, specializzata nel supporto che hanno subito violenze sessuali, hanno confermato lo stupro e dalle analisi è emerso che la ragazza aveva un livello di benzodiazepine superiore di oltre quattro volte quello massimo. Dal certificato si legge che erano superiori a 900 a fronte di una positività superiore a 200.

L’inchiesta è stata coordinata dalla procuratrice aggiunta Letizia Mannella e dal pm Gianluca Prisco. “Difficilmente dimenticherò questa vicenda. Al risveglio questa ragazza si è sentita dire dai suoi aguzzini che era drogata e che erano stati loro a salvarla”, spiega Mannella. “Il nostro impegno è costante per i delitti ai danni delle donne – aggiunge la magistrata – Particolare attenzione è data alle situazioni in cui le donne vengono aggredite in strada, come fossero selvaggina“.

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Usura, arrestato funzionario Protezione Civile a Roma. Diversi commercianti tra le vittime

Čet, 18/01/2018 - 15:04

Arrestato dai carabinieri a Roma un funzionario del dipartimento della Protezione Civile, ritenuto responsabile di usura continuata, tentata estorsione ed esercizio abusivo di attività finanziaria. A quanto accertato dai carabinieri della compagnia San Pietro il 59enne romano avrebbe concesso prestiti a tasso usurario, anche del 40%, a vari commercianti del quartiere Prati e si sarebbe avvalso del suo ufficio della Protezione Civile in via Ulpiano come “base”.

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Roma, l’insegnante arrestato per abusi resta in carcere. Il legale: “Ha confermato i fatti. Ha tentato il suicidio”

Čet, 18/01/2018 - 14:59

Fabio Lattanzi, difensore di Massimo De Angelis, il docente arrestato per abusi su una studentessa di 15 anni, risponde ai giornalisti sull’interrogatorio di garanzia nel carcere Regina Coeli di Roma. Il suo cliente ha ammesso le responsabilità, dichiarando però di essere stato innamorato della minorenne

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Norvegia, entro il 2040 voli a corto raggio soltanto su aerei elettrici

Čet, 18/01/2018 - 14:32

Vuole puntare ad essere il gestore aeroportuale primo al mondo a passare al trasporto aereo elettrico. Per questo entro il 2040 i voli a corto raggio delle compagnie aeree norvegesi dovranno essere offerti con aerei completamente elettrici. Ad annunciarlo è stato Dag Falk-Petersen, amministratore delegato della società statale norvegese Avinor.

“Riteniamo che tutti i voli di una durata fino a un’ora e mezza possono essere offerti con aerei interamente elettrici”, ha detto Falk-Petersen, secondo quanto riporta il quotidiano britannico The Guardian, aggiungendo che la misura riguarda tutti i voli interni e quelli verso le vicine capitali scandinave. A breve la Avinor prevede di lanciare una gara d’appalto per la sperimentazione di una rotta commerciale con un aereo elettrico da 19 posti che dovrebbe partire dal 2025.

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Brescia, 87enne accusò di stupro giovane romeno. La Procura chiede archiviazione: “Violenza inventata”. Scagionato dal Dna

Čet, 18/01/2018 - 14:04

Rimase 45 giorni in carcere, ma dopo oltre un anno la sua posizione è stata definitivamente archiviato. La procura di Brescia ha deciso di non procedere nell’inchiesta su Saint Petrisor, un giovane romeno accusato di stupro dalla vicina di casa 87enne.

I fatti risalgono all’ottobre del 2016, quando la donna aveva denunciato l’uomo, raccontando di essere stata minacciata con un coltello e poi abusata. Subito dopo la denuncia della donna – fatta con tanto di riconoscimento – il 32enne romeno, era stato arrestato e portato in carcere, dove rimase per 45 giorni.

Ma in seguito, grazie alla prova del Dna, l’uomo fu scagionato: le tracce biologiche trovate sulle lenzuola non erano dello straniero, ma di un altro vicino di casa, che aveva una relazione con l’anziana. Non c’era stato quindi alcuno stupro da parte di Petrisor.

Dalle indagini è emerso che il giovane è stato “vittima” della donna, che lo ha incolpato di violenza sessuale per allontanarlo dalla palazzina, teatro dell’intera vicenda. Tra i due infatti ci sarebbero stati degli screzi in passato. “Non so perché si è inventata la violenza, ma la perdono e la rispetto vista l’età”, ha commentato l’uomo sottolineando come senza l’esame del Dna “sarei rimasto in carcere”.

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Roma, prete schiaffeggia bimbi a catechismo perché rumorosi: denunciato

Čet, 18/01/2018 - 13:55

Stava facendo catechismo in parrocchia ai bimbi di 10 e 11 anni, che si preparano per la prima comunione. Ma facevano chiasso, per cui ne avrebbe schiaffeggiati alcuni. A seguito delle segnalazioni di alcuni genitori, il vicario parrocchiale della parrocchia Santa Maria Regina dei Martiri a Dragona è stato denunciato per lesioni dalla polizia. Alcuni bimbi si sarebbero fatti refertare in ospedale.

“Mi dispiace enormemente per quanto accaduto ieri con don Angelo – scrive sul suo profilo Facebook don Leonardo Bartolomucci -. Il fatto non potrà ripetersi. Don Angelo è rammaricato e si è ritirato, conscio di doversi probabilmente curare. Chiede perdono ai bambini delle comunioni e al loro catechista verso i quali ha alzato le mani” prosegue don Leonardo, spiegando che “ha accettato di essere immediatamente rimosso dall’incarico e sospeso dalla pastorale“.

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90 Special, ascolti ottimi per il programma di Nicola Savino. Ma appena Jovanotti e Fiorello ‘escono di scena’, addio entusiasmo

Čet, 18/01/2018 - 13:39

Nicola Savino e 90 Special partono col botto, ma non entusiasmano granché. Il programma di Italia 1 dedicato alla rievocazione, gagdet, bagagli e ugole impolverate, dell’ultimo decennio del Novecento, raccoglie un eccellente 11,8% di share con 2milioni e 286mila spettatori piazzandosi al secondo posto nel prime time di mercoledì 17 gennaio 2018. Insomma un’affermazione coi fiocchi negli ascolti che però nella sostanza lascia molto a desiderare. Intanto la prima puntata in diretta di 90 Special è stata letteralmente spezzata in due tronconi per esigenze personali, esilaranti come sempre, di Fiorello. Lo showman catanese ha aperto come primo ospite 90 Special, perché alle “22.15 va a letto”, commentando un lungo flashback su un programma cult della tv italiana come il Karaoke, andato in onda su Italia 1 dal 1992 al 1994.

Striscia canterina girata in esterni che lo consacrò mattatore totale. Giacchette fluorescenti, capelli a coda da cavallo, Fiore diventò il divo di quel decennio come forse nessun altro personaggio tv, imitando grandi successi della musica leggera italiana e straniera, componendo a sua volta diverse hit che scalarono le classifiche di quegli anni. Savino ha visto giusto nel piazzare Fiorello in studio a spiegare del successo improvviso e inatteso del Karaoke. Come del resto nel riunire anche Jovanotti, impegnato a Lugano in un live per la tv svizzera, intervenuto in collegamento con l’intera sua band a ricordare la sua affermazione canora ancora con capelli corti, capellino in testa e canotte da giocatori di basket si dimenava sulle note di Una tribù che balla. L’epoca di Giovani Jovanotti e del Jovanotti che canta la sigla del telefilm Classe di ferro. Insomma, una puntata, come ha scritto su Twitter il professor Paolo Noto, di “Amici di Claudio Cecchetto”. Gradevole, leggera, con un paio di numeri live del cantante toscano e di battute di Fiorello da ricordare.

Poi 90 Special dopo una buona oretta dal via si arena sulla pallida formula che strutturerà altre cinque puntate. Una specie di Meteore senza il piacere del ricordo intonso. L’estrazione di una copertina di un lp, di un frame televisivo, di un pupazzetto (i Trolls, per dire), l’esclamazione “beeello” ad accompagnarla come commento, e a chiudere uno stacchetto non amplificato del due di dj Two Fingerz. Poi ancora una comparsata al ribasso (la simpatica Sellerona, Ela Weber, di Bonolis) e una partita di giro di ospiti fissi senza appeal: Malgioglio conciato come la Jolie in Maleficent (la Littizzetto c’è pure bisogno di copiarla?); Michele Cucuzza (volto storico del TG2 anni novanta) alla postazione social (sic) e la solita vallettona – Ivana Mrazova – pronta per un’edizione hard dell’Isola dei Famosi.

Chiaro, l’intrattenimento è intrattenimento, ma andare oltre la foto da scartare modello notifiche di Facebook, o oltre il ritornello musicale caricato modello clip di Youtube, non sarebbe nulla di noioso e proibitivo. Dare un senso (storico?) ad un’epoca, oltre lo stupore fanciullesco e naturale del bambino, non è roba da settantenni incartapecoriti, ma stimolante compendio di contenuto oltre la superficie della forma. Probabile che il decennio dei novanta non abbia quell’omogeneità estetica e culturale, ad esempio, dei settanta. Proprio per quel lato pop a perdere già innestato nell’edonismo degli ottanta, e già presente nei prodromi “liquidi” dei primi anni duemila. Vedi così l’esempio di Rocco Siffredi, ospite del blocco finale di 90 Special. Il re del porno che negli anni novanta semplicemente iniziava ad affermarsi, ma che non ha proprio caratterizzato un decennio, un’epoca, un mondo cinematografico in quegli precisi anni novanta. Siffredi era disponibile. È simpatico, attira spettatori, ma ancora una volta sacrificato con le solite censure linguistiche tv sul porno anche se in onda quasi a mezzanotte.

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Alluvione Parma, chiuse le indagini per disastro colposo per il sindaco Pizzarotti e altri cinque

Čet, 18/01/2018 - 13:38

La Procura di Parma ha chiuso le indagini avviate in seguito all’alluvione del 2014. A notificarlo ai sei indagati con l’accusa di disastro colposo aggravato, tra i quali figura il sindaco di Parma, Federico Pizzarotti, assieme a Maurizio Mainetti, responsabile regionale della Protezione civile, Francesco Puma, segretario generale dell’autorità di bacino del Po, Gaetano Noè, all’epoca comandante della polizia municipale di Parma, e a Gabriele Alifraco e Claudio Pattini, rispettivamente responsabile della Protezione civile provinciale e funzionario comunale, è il sostituto procuratore Paola Dal Monte.

L’indagine riguarda l’alluvione del torrente Baganza, che il 13 ottobre del 2014 investì l’area sud di Parma causando oltre 100 milioni di euro di danni. Nel 2016, il primo cittadino del capoluogo emiliano romagnolo era finito iscritto nel registro degli indagati, a cui ora ha fatto seguito la notifica dell’avviso di chiusura indagine, che potrebbe precedere una richiesta di rinvio a giudizio.

Tra le contestazioni mosse dalla procura al sindaco, ci sarebbe il mancato allarme: Pizzarotti, infatti, secondo le ricostruzioni degli inquirenti, non avrebbe lanciato l’allarme relativo all’alluvione, nemmeno quando fu superata la soglia idrometrica di preallarme, dopo il crollo del ponte della Navetta. Inoltre, il piano di protezione civile di Parma non sarebbe stato aggiornato all’epoca dell’alluvione, ma sarebbe stato fermo al 2007, né sarebbe stato attivato un adeguato sistema di osservazione e monitoraggio della piena.

“Sono fiducioso e rispetto le istituzioni, perciò attenderò il tempo necessario per raccontare i fatti, concreti, di quei giorni – scrive oggi Pizzarotti, sempre tramite il suo profilo Facebook -. Tempo al tempo. E pazienterò anche per capire come mai si parla solo del Comune di Parma quando l’alluvione toccò diversi altri Comuni della provincia. Però voglio ripetermi, perché è doveroso e pure necessario: abbiamo fatto tutto quello che si poteva e doveva fare, lo racconteremo con estrema chiarezza sia per il bene dell’istituzione che rappresento sia per il bene di Parma”. “Mi è stata comunicata l’informazione della chiusura delle indagini sull’alluvione del 2014 – ha annunciato ieri su Facebook lo stesso Pizzarotti – un fatto drammatico che ci ha colpito nel profondo. Ma lo sapete: come comunità l’abbiamo affrontato e ci siamo rialzati. Tutti insieme, spalla a spalla. Ricordo bene quelle ore e quei giorni. Eravamo tutti lì, nella sala operativa a coordinare i lavori e gli interventi, o per le strade a spalare acqua e fango. Abbiamo fatto tutto quello che si doveva fare, prima, durante e dopo. Mattino, pomeriggio e sera. Una Parma che ha agito come una squadra”.

Un sindaco, però, ha aggiunto Pizzarotti, “è sempre in prima fila. Oneri e onori. L’unica categoria politica che ha sempre meno poteri ma il massimo delle responsabilità. Nonostante tutto siamo persone, a volte sentiamo le dita puntate addosso, i giudizi facili, le lamentele per scaricare le proprie responsabilità su qualcuno”. “Ma andiamo sempre avanti – scrive Pizzarotti – io continuerò a fare quello che ho sempre fatto, nel rispetto e a tutela dei miei concittadini. Infine, con estrema chiarezza continuerò a tenere aggiornati i parmigiani sugli sviluppi della vicenda”.

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“Mio figlio nato morto in una prigione libica”. La fuga di una ragazza che sperava nell’Europa: “Sto sotto un ponte”

Čet, 18/01/2018 - 13:37

“Dopo 4 mesi in questa prigione libica, una notte ho cominciato ad avere le contrazioni. Stavo molto male ma non c’era nessuno che mi potesse aiutare. Nessuno ha chiamato un medico. Così dopo due giorni ho partorito, ma il mio bambino era morto. Non so dire cosa abbiano fatto del suo corpo”. È il racconto di una donna eritrea al microfono dell’inviato Massimiliano Cochi, in un’intervista al Tg2000. La giovane al momento si trova a Ventimiglia in attesa di poter andare in Francia per poi raggiungere il fratello in Germania. “Quando sono partita dall’Eritrea, un anno fa, – ha proseguito la donna – ero incinta di cinque mesi. Avevo appena finito le scuole superiori ed ero stata chiamata per il servizio militare, che da noi è obbligatorio e può durare anche tutta la vita. Per questo, con mio marito, abbiamo deciso di partire. Quando siamo arrivati in Libia, i trafficanti ci hanno rinchiuso in un magazzino. Eravamo 120 persone, uomini e donne, tutti insieme. È stato terribile. Molte donne sono state stuprate, anche davanti ai mariti. Gli uomini invece venivano picchiati”. “Quando la mia famiglia – ha aggiunto la donna – è riuscita a mandare i 450 dollari per i trafficanti, mi hanno fatto salire su un gommone e sono partita per l’Italia. Questo è successo un mese e mezzo fa”. “Pensavo che finalmente – ha concluso la giovane eritrea – sarei stata trattata come una persona. Pensavo: sono in Europa. Volevo raggiungere mio fratello in Germania. Volevo avere i documenti, studiare, lavorare. Invece dormo sotto ad un ponte, al freddo. Ho provato per tre volte ad andare in Francia ma ogni volta sono stata arrestata dalla polizia e mi hanno riportato indietro. Vi prego aiutatemi, ditemi come si fa ad andare in Francia” –  video da Tv2000

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Bianco, il nuovo disco è un omaggio a Niccolò Fabi e Led Zeppelin

Čet, 18/01/2018 - 13:20

Dopo aver trascorso la scorsa estate in tour con Niccolò Fabi, il cantautore torinese Alberto Bianco pubblica il suo quarto disco –  Quattro, titolo dal sapore ledzeppeliniano  – in uscita domani 19 gennaio, seguendo esclusivamente gusti personali e istinto. “Lavorare a stretto contatto con Niccolò è stato come fare un master in scrittura delle canzoni e sul mestiere di musicista. Ogni giorno mi ha fatto apprezzare ancora di più la nostra professione, dandomi quella giusta leggerezza nello scrivere, che è diversa da chi è impegnato a creare hit per fare questo lavoro”. Composto da 11 brani, Quattro è un album che si allontana dalla forma-canzone tradizionale (su tutti spiccano Tutti gli uomini e Ultimo chilometro), musicalmente si lascia andare a divagazioni e improvvisazioni, come in Padre e In un attimo, e  rappresenta l’apice finora raggiunto da un artista di talento che ha prospettive di crescita ulteriore.

Alberto, sin dal primo ascolto di Quattro, appare evidente la tua volontà di allontanarti dalla forma canzone tradizionale, qual è il motivo che ti ha portato a questa scelta?
Fondamentale era allontanarsi da quello che funziona: con la mia band ci siamo detti ‘facciamo solo cose che ci piacciono e di cui possiamo andare fieri, allontanandoci dalla scena romana perché è Roma che attualmente comanda in ambito cantautorale. In Quattro spero che emerga la nostra volontà di dare una impronta torinese, perlomeno dal punto di vista del suono.

Le sonorità fanno venire in mente un po’ di cose, in primis i Subsonica, esponenti di spicco di quella torinesità riversata in musica, e i Radiohead di In Rainbows.
Avevamo il timore che scegliendo sonorità diverse, e appartenenti a epoche diverse, si potesse rendere poco coerente il disco, dandogli sì gran carattere, ma col rischio di un difficile ascolto. Invece col missaggio siamo riusciti a rendere il disco omogeneo, coerente, e oggi sono orgoglioso di affermare che è un piccolo viaggio nel nostro gusto. C’è tutto quello che mi piace, il suono anni 80, la dark wave, come in Punk Rock con le Ali, c’è Sufjan Steven in Ultimo chilometro, con la doppia chitarra stereo: più passa il tempo e più me ne convinco: c’è solo il nostro gusto, l’unica arma di autenticità e originalità. Bisogna andare fino in fondo ai propri gusti!

Da questo album potrebbero essere estratti vari singoli: 30 40 50, Felice, Fiat, Tutti gli uomini… direi che è il disco della maturità. Mi racconti come nascono le canzoni?
Tutti gli uomini è un pezzo che racchiude una gran quantità di ironia e ambiguità: chiacchierando con Niccolò Fabi, con cui ero in tour l’estate scorsa, ci è venuto in mente l’idea di raccontare varie storie, di raccontare più episodi, quasi come fosse una miniserie, tipo una Black Mirror da una canzone sola. E ci siamo immaginati i personaggi. La prima strofa  l’ho scritta sul divano di Niccolò, mentre lui mi guardava e mi diceva sì con la testa oppure no, in base a quello che stavo scrivendo. È stato divertente immaginare storie di altri mescolandole alla mia. Mentre 30 40 50 è uno degli apici tra le cose che ho scritto e che rappresenta il linguaggio che mi piacerebbe usare, approfondire. Anche a livello di suono, armonia, melodia.

A livello di scrittura si sente l’influenza di Fabi, e del suo disco Ecco.
È un complimento enorme perché reputo quel disco una delle cose più belle che ha scritto. Inconsciamente, avendo avuto la possibilità di lavorare a stretto contatto con lui, è stato come fare un master in scrittura delle canzoni e sul mestiere di musicista. Ogni giorno mi ha insegnato a vivere apprezzando ancora di più la nostra professione. Dando quella giusta leggerezza, diversa nello scrivere rispetto a chi è impegnato a creare hit per fare questo mestiere. In questo disco sono andato a esplorare il pop più estremo rispetto alle cose che ho fatto prima,  ma con delle grandi ombre come in Fiat, In un attimo oppure la coda di Padre svariando molto, improvvisando e facendoli durare più del dovuto, dando il giusto spazio alla musica.

Il titolo è un po’ velleitario, in stile Led Zeppelin…
Ti confido che 4 o 5 ore prima di mandare il disco in stampa non avevo il titolo. Sentivo che non c’era un pezzo più importante dell’altro, e così ho pensato che Quattro fosse il titolo ideale per indicarli tutti. E poi oltre a essere il quarto disco, è un album nato in quattro anni, insieme con altre tre persone con cui formiamo i Fantastici 4. Così ho pensato che questo titolo fosse il modo migliore per omaggiare la nostra band formata da quattro persone.

Bianco presenterà il suo nuovo album in una serie di live instore a partire dal 19 gennaio, mentre in seguito partirà il vero e proprio tour, curato da Inri e Ronzinante dal 15 febbraio dal Locomotive Bologna con la band al completo composta da Filippo Cornaglia, Damir Nefat e Matteo Giai. INSTORE TOUR
19.01 ROMA Discoteca Laziale ore 17,30 21.01 BARI La Feltrinelli via Melo, ore 17 22.01 NAPOLI La Feltrinelli via Chiaia, ore 18 23.01 MILANO La Feltrinelli Piazza Piemonte, ore 18 24.01 TORINO La Feltrinelli Stazione Porta Nuova, ore 18 25.01 BOLOGNA La Feltrinelli Piazza Ravegnana, ore 18 LIVE
15.02.18 Locomotiv – Bologna
17.02.18 Soul Kitchen – Sulmona
23.02.18 Smav – Santa Maria a Vico – Caserta
24.02.18 Monk – Roma
28.02.18 Salumeria della Musica – Milano 
03.03.18 Capanno Black out – Prato
09.03.18 Hiroshima Mon Amour -Torino
10.03.2018 Latteria Molloy – Brescia – Ronzinante Festival

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Elezioni, Salvini: “Bongiorno candidata. Non è riciclata della politica”. E lei: “Vaccini? Condivido posizione della Lega”

Čet, 18/01/2018 - 13:18

Giulia Bongiorno si candida come capolista della Lega in diversi territori del Paese”. Lo annuncia Matteo Salvini presentandosi in conferenza stampa a Montecitorio con l’avvocato penalista, protagonista delle campagne contro la violenza sulle donne e che difese, tra gli altri, Giulio Andreotti.

La Bongiorno è stata già deputata dal 2008 al 2013, quando ricoprì l’incarico di presidente della commissione Giustizia della Camera, eletta nelle file del Pdl e poi confluì in Futuro e Libertà di Gianfranco Fini. Nel 2013 si ricandidò con Scelta Civica di Mario Monti ma non fu eletta. Eppure per Salvini lei “non è una riciclata della politica. Sarà capolista della Lega e Berlusconi è felicissimo della sua candidatura”.

La Bongiorno afferma: “La nitidezza di pensiero di Salvini in materia di sanzioni è fondamentale. Le sanzioni servono”. Sanzioni che oggi ci sono anche per chi non ottempera l’obbligatorietà dei vaccini, ma per la Bongiorno, pur affermando che “ho vaccinato mio figlio, ho una lista di circa 12 vaccini – spiega – quando Salvini dice di riflettere sull’obbligatorietà dei vaccini rende manifeste alcune perplessità che vengono espresse anche dalla comunità scientifica. Ho sempre condiviso la posizione di Salvini”.

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Rigopiano, un anno dopo: fiaccolata dei soccorritori in ricordo delle vittime

Čet, 18/01/2018 - 13:17

Sole e cielo azzurro, anche se freddo pungente e ghiaccio sulla strada che sale fin su, al posto di metri di neve e della tormenta: questo lo scenario che oggi, a un anno dalla valanga che distrusse l’hotel Rigopiano a Farindola (Pescara), provocando la morte di 29 persone, accoglie la giornata di commemorazione promossa dal Comitato vittime che riunisce superstiti e familiari degli scomparsi. Nella mattinata un momento di raccoglimento e preghiera, in forma privata, e corteo con Fiaccolata fino alla chiesa parrocchiale dove l’arcivescovo di Pescara-Penne Tommaso Valentinetti celebrerà la messa. Alle 14.30 commemorazione nel palazzetto dello sport di Penne (Pescara) che fu base dei soccorritori

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