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Festival di Sanremo 2019, le 24 canzoni in gara in anteprima. Claudio Baglioni: “Ci sono dei testi poco sanremesi”

Pet, 18/01/2019 - 18:52

Milano, sede Rai di Corso Sempione. È il 18 gennaio e mancano (manco a farlo apposta) 18 giorni all’inizio del Festival di Sanremo, il secondo targato Baglioni.“Un’élite” composta da un centinaio di giornalisti ha il privilegio di ascoltare in anteprima i ventiquattro brani in gara. Baglioni precisa: “Anche io finalmente potrò farmi un’idea dei brani che abbiamo scelto”. Perché, non li ha già ascoltati? Forse no, dato che scoprirà insieme ai colleghi che Daniele Silvestri non si esibisce da solo ma in coppia con il rapper Rancore.

Si parte con Nek, si finisce con Il Volo, con pausa tartine a metà. Tutti scambiano opinioni e sentenze, come se fosse facile giudicare un brano al primo ascolto (la storia insegna che ce ne vogliono almeno un paio per capirci qualcosa). Noi usciamo dagli ascolti con la testa in fiamme e solo tanta confusione. Qualche certezza, però, ce l’abbiamo anche noi. Motta, i The Zen Circus e i Negrita saliranno sul palco dell’Ariston con canzoni che (non) piaceranno ai nostri politici. Il primo canta di un qualcosa “a due passi dal mare”, che arriva con l’aria stravolta di chi non si ricorda neanche più cos’è l’amore, fino a chiedersi – come dice il titolo – “Dov’è l’Italia?”. La canzone, dirà Baglioni, è stata scritta a Lampedusa. I The Zen Circus cantano la paura del diverso: citano “porte aperti e porti chiusi”, citano l’anarchia, raccontano degli sguardi “attoniti” che ricevono due uomini che si baciano. Quasi una filastrocca che parte con il suono del carillon e un orologio che detta il tempo che passa. Il brano dei Negrita, invece, racconta di un uomo che – con una chitarra in mano – vuole fare pace con il mondo “dei confini e dei passaporti”. Anche qui si parla di barche senza porto e, qui il riferimento è abbastanza palese, “come vuole un comandante a cui conviene il gioco sporco”.

“Ci sono dei testi poco sanremesi”, dice Baglioni. Le sorprese arrivano dagli “insospettabili”. La canzone di Achille Lauro – che porterà un po’ di sano rock (sì, un trapper porterà il rock a Sanremo) – rompe tutti gli standard sanremesi: alle signore in platea cadrà la mascella. Cita i grandi come Marilyn, i Doors, Elvis, Axel Roses, Billie Joe, Amy, ma poi chiede a Dio di salvarci da questi giorni e si chiede: “Di noi che ne sarà?”. Poco sanremese anche Mahmood, un’altra bella sorpresa: lui parla a un padre che se n’è andato, a cui urla “dimmi se ti manco o te ne fotti”. Cita anche alcune parole arabe come “habibi”, d’altronde la canzone ha richiami “arabeggianti”. I Boomdaash si presentano con un coro di bambini per il ritornello, ma funzionerà tanto in radio (fosse inizio estate, avremmo già il tormentone tra le mani).

“Alcuni testi hanno tantissime parole e addirittura neanche il ritornello”. Daniele Silvestri e Rancore propongono un testo smisurato: racconta di un 16enne in prigione senza aver commesso alcun reato, con lo scorrere del testo si scoprirà che la prigione è il mondo del web, che lo costringe a rimanere seduto – immobile e muto – per ore. Simone Cristicchi ricorda per certi versi l’interpretazione-recitata di Signor Tenente (sì, è un paragone azzardato): il testo invece non c’entra niente con Faletti, qui c’è un’esaltazione della vita (che “è un miracolo”), del vivere come se fosse l’ultimo giorno, del senso delle cose che ci circondano e dell’amore. Anche Enrico Nigiotti punta a far commuovere con una dedica struggente e nostalgica dedicata al nonno scomparso. Parla di “una generazione con nuovi discorsi” e di una rete (il web?) “che non prende pesci, ma prende noi”.

Ma, ovviamente, c’è anche tanto di sanremese. Come la canzone di Einar, che si tormenta di un amore che sta per finire. Anna Tatangelo e Francesco Renga non propongono niente di diverso da quello che ci si aspetta da loro: Anna parla di un amore ritrovato (quello con Gigi D’Alessio?), mentre Renga di un amore che lenisce il dolore della perdita della mamma “che mi manca da trent’anni”. C’è amore anche nella canzone de Il Volo (vogliono vincere e arrivano con una canzone “gigiona”): “Siamo il sole in un giorno di pioggia” potrebbe essere una frase da bacio perugina. Shade e Federica Carta, che ricalcano perfettamente lo schema che ha portato al successo il loro precedente brano, cantano di un amore tormentato. Ultimo fa Ultimo: convince e regala una canzone struggente, che farà piangere.

Dall’indie con furore, anche gli Ex Otago parlano di amore, strizzando l’occhio ai TheGiornalisti: dicono che “non è semplice” restare complici, scoprire nuove tenebre e restare insieme. Anche Paola Turci fa una dedica d’amore: dice che, nonostante tutto, è bello cadere insieme a qualcuno e superare insieme gli ostacoli. Irama convince con una ballata (anche lui fa uso del carillon) che parla di Linda, una ragazza fragile e con il cuore di latta, che nonostante le sofferenze della vita e un padre violento rimane incinta.

La stranezza arriva da una sorprendente Arisa. Il brano parte con eleganza, con l’uso degli archi, ma alla seconda strofa inizia proprio un’altra canzone e un’altra atmosfera: allegra, strampalata, quasi da cartone animato, che la riporta ai tempi di Sincerità e L’Amore No. Lei canta di quanto sta bene se non pensa al tempo lasciato alle spalle. Nek farà muovere il piede per tenere il tempo con una ballata molto elettronica (e radiofonica). Grande tema è l’autotune, che arriverà sul palco del Festival con Livio Cori e Nino D’Angelo. La loro non è la classica canzone neomelodica che ci si aspetta, il loro incontro generazionale rende il tutto contemporaneo (e Livio Cori, che è Liberato?, fa uso massicciamente uso di autotune). Ne faranno uso anche Achille Lauro e Mahmood.

Enigmatico Ghemon, che sorprende sempre e non riesci mai a etichettarlo: fa uno stile tutto suo e ogni volta cambia le carte in tavola, come stavolta. Loredana Bertè propone una ballata martellante, che canta a tutta voce. “Non posso credere che esista un altro amore come te”, canta. Ha bisogno di più ascolti la miscela composta da Patty Pravo e Briga, con quest’ultimo ormai più cantautore che rapper. In sostanza: non c’è la perla che rimane impressa su cui possiamo già puntare, ma neanche la canzone brutta da distruggere a priori. Ci rileggiamo al prossimo ascolto, durante la prima serata di Sanremo.

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Mattarella rassicura Berlino sui saldi della manovra. Merkel: “Apprezzo Conte, mi concentro su di lui più che sui ministri”

Pet, 18/01/2019 - 18:47

La cancelliera tedesca Angela Merkel si informa sulla manovra con il reddito di cittadinanza e quota 100 e dice di apprezzare lo stile del presidente del Consiglio Giuseppe Conte: “Mi concentro su di lui piuttosto che su quello che dicono i singoli ministri“. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella la rassicura sui saldi e rilancia le parole del presidente della Commissione europea Jean Claude Juncker sull’uso eccessivo dell’austerity, di cui Berlino è stata tutrice per anni dopo la crisi. Un tema che “richiama tutti i Paesi dell’Unione ad una riflessione accurata nell’avvicinarsi alle elezioni europee” dice il capo dello Stato. Mattarella e Merkel si sono confrontati per quasi un’ora a Berlino, dove il presidente della Repubblica è in visita ufficiale e ha incontrato anche il capo dello Stato tedesco Frank-Walter Steinmeier. Un incontro che nelle intenzioni del Quirinale serve a rilanciare l’Europa e soprattutto le sue riforme, in vista delle elezioni di maggio, “un grande esercizio democratico – ha detto Mattarella – un passaggio importante che sottolinea quanto i destini dei Paesi europei siano legati tra loro”. Come il presidente sostiene da anni, l’Unione ha bisogno di riforme per essere rafforzata.”L’Unione Europea – ha spiegato tra l’altro il capo dello Stato durante la visita a Berlino – non è un comitato d’affari ma una comunità di valori sulla quale si costruisce la convivenza dei popoli europei e la coesione sociale è importante nella vita comunitaria”. La chiave è “trovare soluzioni condivise”. Anzi, aggiunge, “in una fase complessa come questa in Europa parlare di allargamento dell’Unione può sembrare fuori dalla realtà. Ma dobbiamo saper guardare lontano. La Ue deve avere il coraggio di completare i processi di integrazione in corso. E questo vale per i Balcani occidentali per i quali va tenuta aperta la prospettiva di un ingresso nell’Unione”.

#Berlino, dichiarazioni del Presidente #Mattarella al termine dell’incontro con il Presidente della Repubblica Federale di #Germania #Steinmeier pic.twitter.com/4HkmHES5A5

— Quirinale (@Quirinale) 18 gennaio 2019

Al centro degli incontri di Mattarella con Merkel e Steinmeier anche la contrazione dell’economia e le recenti frizioni del governo italiano con la Commissione europea. Il presidente, raccontano le agenzie, ha ringraziato la cancelliera per l’atteggiamento collaborativo tenuto dalla Germania nel confronto tra Roma e Bruxelles. Ed è su questo che la Merkel si è soffermata chiedendo conto delle ultime riforme economiche del governo. Mattarella ha confermato che i saldi sono quelli contenuti in manovra passata al vaglio della Commissione europea. Con l’Italia lavoriamo “in un clima di fiducia” ha sottolineato la cancelliera rivolta al presidente della Repubblica, “un interlocutore molto stimato” lo ha definito il portavoce della Merkel, Steffen Seibert. “Abbiamo bisogno dell’Italia, di un’Italia che dia un contributo all’Unione Europea perché sia pronta alle sfide, per affrontare il futuro. Sono fiero di avere al mio fianco un europeista italiano”.

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Europee, Calenda lancia manifesto per la lista unica. Da Zingaretti a Sala e Pisapia fino a Minniti: adesioni anche tra ex Pd

Pet, 18/01/2019 - 18:38

Qualcosa si muove a sinistra in vista delle Europee. L’ex ministro Carlo Calenda ha lanciato il suo manifesto “Siamo europei” e proposto la lista unica nella corsa per Bruxelles. L’appello ha già ottenuto decine di adesioni: dall’ex segretario Pd Maurizio Martina ai presidenti di Regione Zingaretti, Stefano Bonacini e Sergio Chiamparino fino all’esponente di Leu Enrico Rossi. Si notano tra gli altri anche il sindaco di Milano Beppe Sala e l’ex primo cittadino Giuliano Pisapia. Ma anche l’ex ministro dell’Interno Marco Minniti. Si tratta di personalità appartenenti a diverse correnti, che nei mesi scorsi si sono più volte scontrati con la linea ufficiale: il progetto comune è un tentativo nuovo di ripartire.

Da tempo Calenda aveva parlato dell’idea di fare una “nuova casa” per accogliere i vari esponenti dei partiti del centrosinistra. Ma il progetto non era mai partito proprio per la difficoltà di conciliare tutti. Ora lo scenario è cambiato: l’obiettivo è correre per le Europee, senza per forza dover usare il simbolo del Pd (sul tema il dibattito è ancora molto acceso). Tante le adesioni eccellenti già registrate: l’ex premier Paolo Gentiloni, la deputata Debora Serracchiani, l’ex ministro per la Coesione territoriale e il Mezzogiorno Claudio De Vincenti; il sindaco di Bergamo Giorgio Gori; l’ex ministro dell’Interno Marco Minniti. Poi gli esponenti della società civile: gli imprenditori Alberto Bombassei; e Andrea Illy; ma anche Walter Ricciardi, che si è appena dimesso dall’Istituto superiore di Sanità.

“Bene ci siamo”, ha scritto Calenda in rete. “Su www.siamoeuropei.it trovate il Manifesto per la costituzione del fronte lanciato insieme a 100 esponenti della politica locale e della società civile. Ora si tratta di aderire e far aderire. Partiamo. L’Italia e l’Europa sono più forti di chi le vuole deboli”. Calenda, già ministro dello Sviluppo economico nei governi di Matteo Renzi e Paolo Gentiloni nella scorsa legislatura, si è iscritto al Pd dopo la sconfitta alle elezioni del 4 marzo scorso.

Democratici e europeisti. L’appello per una lista unitaria promosso da @CarloCalenda indica una strada giusta per fermare il nazional populismo. Proviamoci #siamoeuropei

— Paolo Gentiloni (@PaoloGentiloni) January 18, 2019

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Fondo Imu-Tasi, Anci: “Torna a 300 milioni, battaglia vinta. Modifica nel decreto Semplificazioni”

Pet, 18/01/2019 - 18:35

Il fondo Imu-Tasi, che nella legge di Bilancio era stato ridotto a 190 milioni, tornerà a quota 300. L’hanno annunciato l’Anci e la vice ministro per l’Economia Laura Castelli. L’incremento, che va incontro alle richieste dei Comuni, troverà spazio nel decreto Semplificazioni. Il fondo è stato creato nel 2014 per compensare gli enti che avendo alzato l’aliquota Imu al massimo non potevano applicare la Tasi in modo generalizzato. La riduzione di 110 milioni avrebbe comportato tagli maggiori per le grandi città, da Milano a Napoli a Torino, Genova e Roma.

“Ai 1.800 Comuni che l’aspettavano torna la quota di 300 milioni di fondo Imu-Tasi alla quale avevano pieno diritto”, ha commentato il presidente Anci Antonio Decaro. “A nome di quei sindaci e di tutti i sindaci ringrazio la viceministra Castelli per l’impegno che ha profuso per centrare l’obiettivo. Si tratta di fondi vitali per i Comuni che, per via di un antico errore di calcolo, rischiavano di non poter chiudere i loro bilanci perché mancavano all’appello risorse che spettavano loro. Su questo come su altri punti, l’Anci ha condotto una battaglia a tratti anche aspra con il governo. Ne valeva la pena”.

La sindaca di Torino, Chiara Appendino, ha detto che “per Torino, come per altri comuni, si tratta di una scelta vitale perché parliamo di risorse che se non erogate avrebbero reso molto difficoltoso chiudere in pareggio il bilancio della nostra e di altre amministrazioni comunali”.

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De Benedetti rischia multa da 36 milioni: “Una sua società non ha dichiarato yacht con bandiera di Cayman da 120 milioni”

Pet, 18/01/2019 - 18:27

La Guardia di Finanza di Torino contesta a una società di Carlo De Benedetti “l’omessa dichiarazione di investimenti detenuti in Stati o territori a fiscalità privilegiata per un valore annuo pari a 19 milioni e 995mila euro”. Un’accusa legata allo yacht My Aldabra, una barca di 51 metri realizzata a Viareggio, ma registrato alle Cayman, un paradiso fiscale. L’evasione ipotizzata dalla Fiamme Gialle è stata quantificata in quasi 120 milioni di euro e viene punita una multa compresa tra i 7 milioni e i 36 milioni di euro. L’atto è stato notificato a fine settembre alla Aldabra società semplice, che è detenuta al 99 per cento dall’Ingegnere e all’uno per cento da Massimo Segre.

Tutto nasce da una verifica compiuta nel corso del 2016 su questa società che ha sede in via Valeggio 41, stesso indirizzo dello studio Segre. Bisognava verificare se quella società semplice fosse una società di comodo, fatta soltanto per poter intestarle dei beni che restano nella disponibilità dei soci. In sostanza: la società serviva soltanto a gestire lo yacht in uso all’Ingegnere? I finanzieri si mettono a controllare i conti della Aldabra s.s. negli anni dal 2011 al 2017. Dai controlli delle fiamme gialle è emerso che la società non aveva dichiarato al Fisco il valore di mercato della nave che porta il suo stesso nome, “Motor yacht Aldabra”, battente bandiera delle isole Cayman, paradiso fiscale nei Caraibi.

Quello yacht era stato preso dalla società torinese in leasing: uscito nel 2011 dal cantiere navali Codecasa Tre di Viareggio, era stato venduto all’Unicredit Leasing per 19.995.000 euro e poi subito affittato alla Aldabra. Secondo la Guardia di finanza, soltanto De Benedetti poteva utilizzare la nave e lo faceva tenendosi fuori dalle acque territoriali dell’Unione europea. Sarebbe stato lui, ad esempio, a pagare con bonifici partiti dai propri conti la gestione alla “Fraser Yachts Monaco”, società monegasca specializzata nel settore degli yacht di lusso.

La società torinese, quindi, non svolgeva nessuna attività commerciale e non aveva profitti. Gli investigatori ipotizzano che questa società dovesse indicare nel quadro “RW” della sua dichiarazione dei redditi l’ammontare dell’investimento all’estero, come richiede una circolare dell’Agenzia delle Entrate del 2013. Per questo contesta alla Aldabra di non aver dichiarato al Fisco questo reddito negli anni tra il 2011 e il 2017.

Una notizia che raccoglie l’immediata replica del patron di Repubblica. “Esprimiamo profonda sorpresa” per la notizia circolata oggi. Premesso che da un punto di vista formale non sono stati rispettati i dovuti obblighi di riservatezza, l’Ingegner De Benedetti non ha mai evaso, o omesso di dichiarare, alcuna proprietà estera, in particolare per quanto riguarda l’imbarcazione My Aldabra, che era di proprietà di UniCredit Leasing SpA in Italia”, fa sapere il portavoce dell’imprenditore .“Un’informazione data al pubblico – aggiunge – e basata sul nulla, gravemente lesiva. L’Ingegnere avvierà pertanto azioni a tutela della sua reputazione, e in tal senso ha già dato mandato al professor Franco Coppi di procedere giudizialmente”. 

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Sanremo 2019, Saverio Raimondo escluso dal Dopo Festival: “Rai1 l’ha deciso dopo aver visto di cosa avrei parlato”

Pet, 18/01/2019 - 18:20

Il comico Saverio Raimondo è stato escluso dal Dopo Festival di Sanremo 2019. Ad annunciarlo è lui stesso in un lungo post su Facebook, in cui spiega che Rai1 avrebbe preso questa decisione dopo le polemiche suscitate dalle dichiarazioni di Claudio Baglioni sulla politica intrapresa dal governo Conte sul fronte migranti. 

“Rispetto ai retroscena, posso dirvi che in effetti esiste da settimane una camera a Sanremo prenotata da Rai a mio nome per i giorni del Festival – scrive Raimondo -. Ma quella camera nelle prossime ore verrà evidentemente assegnata a qualcun altro, perché la mia presenza a Sanremo, prevista e voluta da Rai1 già da mesi e condivisa a più livelli, negli ultimi giorni è stata messa in discussione fino alla cancellazione delle ultime ore. Dopo la celebre conferenza stampa, e il caso politico che ne è stato montato sopra, Rai1 ci ha ripensato e mi ha tolto tutto. A quanto pare la mia presenza lì non è più gradita“.

“Cosa avrei fatto a Sanremo di tanto pericoloso?”, si chiede il comico riferendosi agli sketch che aveva in programma di fare al Dopo Festival. “Avrei indossato un gilet giallo. Avrei fatto un collegamento dal porto di Sanremo -chiuso per la celebre politica dei porti chiusi- e speculando sulle parole del direttore artistico Claudio Baglioni, che in conferenza stampa ha detto di non volere ospiti stranieri (un festival sovranista!), avrei raccontato l’emergenza umanitaria di un barcone bloccato da giorni in mezzo al mare con a bordo un centinaio di ospiti stranieri -Shakira, gli U2, Amii Stewart…- che non vengono fatti sbarcare. Approfittando della mia somiglianza con Di Maio, sarei salito sul balcone dell’Ariston a festeggiare l’abolizione della povertà e ad annunciare un nuovo boom discografico.  Avrei rivelato l’arrivo di Cesare Battisti come super ospite sul palco di Sanremo, esibito in catene di fronte alla folla impellicciata. Insomma, avrei fatto il mio lavoro. Quello per cui mi avevano chiamato. Ma a quanto pare no, non lo posso fare. Eppure sono italiano, e bianco, e uno vale uno! Non capisco. Una cosa è certa: ci si annoia tantissimo“.

Da Viale Mazzini, hanno fatto sapere con una nota che “non esiste al momento nessun tipo di accordo contrattuale o trattativa economica che lega il comico al festival di Sanremo. Il fatto che Raimondo non faccia parte della squadra del festival non ha niente a che vedere con il contenuto delle sue eventuali esibizioni”.

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Debito pubblico, Commissione Ue: “Quello italiano nel 2029 sarà al 146,5% del pil se Paese non cambia politiche”

Pet, 18/01/2019 - 18:03

Se l’Italia non cambia rotta il debito pubblico aumenterà dal 130,1% del pil nel 2020 al 146,5% del pil nel 2029. Lo sottolinea il rapporto sulla sostenibilità di bilancio del 2018 pubblicato dalla Commissione europea in una simulazione che stima, Paese per Paese, l’andamento del debito a politiche costanti. In questo scenario, 21 Paesi membri dell’Ue vedrebbero calare il rapporto debito/pil, in particolare Cipro, Malta, Austria, Germania, Danimarca e Svezia, con una riduzione di almeno 22 punti percentuali di pil tra il 2018 e il 2029. Il debito, invece, aumenterebbe in soli cinque Paesi: Romania, Italia, Spagna, Estonia e Francia. Per la Penisola all’aumento contribuisce secondo Bruxelles “l’insufficiente sforzo fiscale”.

Nell’Ue, si legge nel rapporto, “i rating sovrani medi sono elevati e continuano a migliorare”, per effetto di “rating stabili o in miglioramento nella maggior parte dei Paesi, con qualche eccezione. In particolare, l’Italia è l’unico Paese tra quelli con i rating più bassi ad aver registrato un deterioramento del suo rating rispetto all’inizio del 2016″. E, visto che il debito non sta scendendo abbastanza, “è particolarmente esposta a improvvisi mutamenti nella percezione dei mercati finanziari, in particolare alla luce dei fabbisogni di finanziamento, tuttora consistenti”.

Secondo la Commissione le finanze pubbliche italiane sono ad “alto rischio” sia nel medio che nel lungo periodo, insieme a quelle di altri Paesi, mentre a breve termine evidenziano “qualche vulnerabilità“. “Malgrado un miglioramento complessivo dei conti pubblici dell’Ue negli ultimi anni – si legge nel rapporto della Dg Ecfin – restano dei rischi. Nel breve termine un Paese (Cipro) è a rischio di stress di bilancio, mentre in altri quattro Paesi (Spagna, Francia, Italia e Ungheria) si possono identificare alcune vulnerabilità nel breve termine. A medio termine, rischi elevati sono riscontrati in sette Paesi (Belgio, Spagna, Francia, Italia, Ungheria, Portogallo, Regno Unito). Nel lungo termine, rischi elevati sono identificati in sei Paesi (Belgio, Spagna, Italia, Lussemburgo, Ungheria e Regno Unito)”.

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Afragola, baciamano a Salvini nella città delle 8 bombe in 22 giorni. Dalla folla: “Non farci pagare più la scorta a Saviano”

Pet, 18/01/2019 - 17:55

Il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, arrivato ad Afragola per incontrare gli amministratori locali sul tema dell’emergenza racket è stato accolto dalla piazza con cori da stadio. Il Ministro si è avvicinato alla gente e ha ricevuto un baciamano. Poi, mentre si concedeva baci, abbracci e qualche selfie con i presenti, un uomo gli ha chiesto: “Matteo, non farci più pagare la scortaSaviano“.

Afragola è la città dove a cavallo tra la fine del 2018 e l’inizio del nuovo anno si sta assistendo a un’escalation criminale per il controllo del territorio, dopo il vuoto di potere lasciato dai clan storici colpiti da diverse inchieste, che ha portato all’esplosione di otto bombe in 22 giorni, come ha ricordato anche il vicepremier Luigi Di Maio in seguito all’agguato alla pizzeria Sorbillo a Napoli.

Prima dell’arrivo di Salvini, lo scrittore Roberto Saviano in un tweet lo aveva attaccato: “Oggi Salvini sarà ad Afragola a raccontare bugie. Dirà che la camorra fa schifo, ma non una parola sui chi in Campania gli ha portato voti, e cioè Pina Castiello, legata a Cosentino e a Nespoli: la peggiore politica, che ha strozzato per decenni il Sud insieme ai clan di camorra”, ha scritto in un post su Twitter. “Saviano? Lui combatte la camorra a parole, io con i fatti“, ha replicato Salvini.

Video Facebook e Agenzia Vista

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Martina Colombari preoccupata per il figlio: “È un periodo difficilissimo, a volte non ci dormo la notte”

Pet, 18/01/2019 - 17:50

“Oggi per i ragazzi giovani ci sono troppi stimoli, è un periodo difficilissimo sia per loro, sia per noi genitori”. Ospite di Caterina Balivo a Vieni da me, l’ex Miss Italia Martina Colombari ha parlato a cuore aperto del suo matrimonio con l’ex calciatore del Milan Billy Costacurta e del suo rapporto con il figlio Achille.  “Ci sono i social network che li circondano, hanno questa smania di essere coperti di marchi dalla testa ai piedi… Se mi faccio delle domande a riguardo? A volte non ci dormo la notte!“, ha detto e Caterina Balivo ha concordato con lei. “Nascere da genitori famosi non è semplice, lo capisco, ma ora che è più grande gli dico di farsene una ragione. E gli spiego anche che quel che sta vivendo lo deve, almeno per il momento, proprio a me e a suo papà. E che se deve andare a basket si prende il metrò”. 

Poi, Martina Colombari ha rivelato di aver mandato giù parecchi bocconi amari per salvaguardare il suo matrimonio con Billy Costacurta. L’ex Miss Italia, che ha sposato nel 2004 l’ex calciatore dopo otto anni di fidanzamento, ha raccontato che le cose tra loro non sono sempre state tutte rose e fiori. “Ci sono stati momenti difficili. La vita a due è complicata perché devi mandare giù tanti bocconi amari e ti devi fare andare bene tante cose. È anche dagli errori che si costruisce, che si impara. Gli errori sono dei segnali per ripartire”, ha confidato la Colombari.

“La cosa che mi pesa di più, a volte, è che noi siamo molto diversi. Io e mio marito siamo diversissimi. A Billy questa mia esuberanza spesso infastidisce, il mio tono di voce alto e magari l’essere un po’ sopra le righe a lui dà fastidio. Il fatto che lui sia sempre così calmo, dritto e rigoroso dopo un po’ mi innervosisce! Vorrei dirgli: amore smollati un pochino”, ha aggiunto la 43enne.

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Marco Omizzolo, chi è il ricercatore che ha permesso gli arresti di Latina (e che ora va protetto)

Pet, 18/01/2019 - 17:48

Un giornalista in genere non si ferma mai alla notizia. Cerca di capire e di sapere di più. Coglie le sfumature e lavora sui dettagli. E infatti. Ieri sera dopo gli arresti di Latina Marco Omizzolo – sociologo, ricercatore Eurispes e collaboratore delle università di Venezia e Pisa, che ha permesso con il suo lavoro che tutto ciò accadesse – ha scritto su Facebook due parole secche: notte in albergo.

In tanti lo hanno virtualmente accarezzato, baciato e incoraggiato perché si è capito che alludeva alla sua protezione dalle minacce. Gli ho scritto anch’io, congratulandomi con lui. Ma non mi bastava. E quindi stamattina ci siamo fatti una lunga chiacchierata al telefono. “Come stai?”, gli ho chiesto. Ovviamente felice per il risultato di un lavoro che parte da lontano, da molto lontano. È grazie alle sue ricerche, infatti, e al suo coraggio se si è potuto procedere agli arresti di ieri.

Lui vive a Sabaudia. E Sabaudia, San Felice, Formia, tutte le altre città della fascia costiera, Lepini compresi, si affidano da anni per la coltivazione dei campi agli indiani. Ai tantissimi indiani che vivono qui. Quanti sono? Difficile dirlo. C’è chi dice 9mila e chi addirittura 25mila. Ma quello che è certo è che il loro lavoro assicura frutta e verdura a tutti i mercati d’Italia. Detto così sembra una cosa del tutto normale, se non fosse che questa gente viene sfruttata in maniera indecorosa.

Per arrivare agli arresti di ieri c’è stato un impegno della Questura e della Procura di Latina lungo 15 anni. C’è stato un grande lavoro di ricerca e tante minacce ai danni di chi se ne è occupato. Di Marco Omizzolo soprattutto, che per fare la sua tesi di dottorato, anni fa, decise di conoscere e studiare la folta comunità indiana, che a Sabaudia vive prevalentemente in un residence di Bella Farnia, un tempo ambito centro turistico. Li frequenta da anni e ha guadagnato la loro fiducia. Fu il primo italiano ad occuparsi di loro e ad aiutarli. Una persona sicura su cui fare affidamento per tutto.

Marco, lo abbiamo detto, è un ricercatore: quando per conoscere meglio questa realtà decise di vivere la loro vita sotto copertura, non esitarono ad aiutarlo. Per tre mesi Omizzolo ha fatto il bracciante agricolo. La mattina lasciava la macchina a Bella Farnia e poi raggiungeva i campi in bicicletta. Come loro. La sua squadra sapeva benissimo chi era. Anche il caporale, indiano. Mi spiega infatti, che il caporale è necessariamente indiano perché è reclutatore, traduttore e mediatore nello stesso tempo. L’unico a non conoscere la sua identità era il padrone italiano. Ti mettevi anche il turbante? No, mi spiega, non tutti lo portano. Si vestiva come un bracciante e la sera tornava a casa a scaricare dati e notizie per il suo lavoro.

Passando giornate intere insieme e avendo stabilito un ottimo rapporto con tutti, qualcuno cominciò a raccontargli anche di traffici umani. Aveva già intuito dai tanti discorsi fatti che c’era un’organizzazione e una tratta dietro a tutto. Il trafficante una sera si era tradito e aveva raccontato della sua attività. Per loro, spiega Marco, è una cosa naturale. Iniziano con l’aiutare i parenti a fuggire dal Punjab e poi lo fanno con tutti.

Comunque, il trafficante sarebbe dovuto tornare in India per sposarsi e sapendo che Omizzolo avrebbe scritto un libro sui Sikh accettò di portarlo con sé. I primi tre mesi hanno vissuto gomito a gomito, tanto che non solo partecipò al suo matrimonio combinato, ma fu presente anche alle trattative con la famiglia della sposa. E anche agli accordi fatti con chi desiderava andar via. Una cosa del tutto semplice per loro. Da un punto di vista sociologico, mi spiega, sia il caporale che il trafficante ignorano di essere dei criminali. Nella loro mente esiste solo il concetto di aiuto.

Aiutare i parenti e anche altri a farsi una nuova vita. Aiutare chi lo desidera ad andar via da lì. Sono tanti a desiderarlo. Soprattutto nei villaggi più poveri. In molti vogliono venire in Italia per lavorare nei campi del padrone-reclutatore. E tutto questo è possibile solo se dietro c’è lui, il proprietario di azienda che cerca manodopera. Il padrone-reclutatore. Senza di lui non sarebbero possibili i permessi, i contratti di lavoro, etc. Questo ha però un costo per chi vuole partire. Al trafficante bisogna pagare dai 15 ai 20 mila euro, somma che poi lui divide con altri “collaboratori” che deve convincere.

E da ieri sappiamo anche chi sono queste figure. Insomma lui lì vende un pacchetto, che include il biglietto, l’alloggio, il permesso di soggiorno, il lavoro e altro. Chi non ce li ha, contrae un debito che pagherà una volta in Italia con i primi salari ricevuti. Questo sistema, come denuncia da anni la cooperativa In Migrazione, rende particolarmente difficile per i lavoratori poi denunciare le condizioni di sfruttamento. Omizzolo, che fa parte anche lui di In Migrazione, denuncia da tempo gli abusi a danno dei Sikh: denunce che negli anni gli sono costate minacce e intimidazioni. Ma lui non si lascia intimorire e continua a portare avanti il suo lavoro. Ed eccolo il risultato finale, con l’arresto di sindacalisti, funzionari pubblici e padroncini.

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Qualche mese fa Omizzolo è stato premiato. Gli è stata conferita dal presidente Mattarella l’onorificenza di Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica italiana. Su Facebook, nel ringraziare i tantissimi amici che si erano congratulati con lui, ha scritto che è il popolo Sikh a meritarsi questa onorificenza: “E soprattutto meritano quella giustizia che da anni viene loro negata per bramosia di potere e di denaro. Infine, devo ringraziare la mia famiglia che non ha mai ceduto ad alcuna minaccia e mai mi ha chiesto di fare passi indietro. In particolare ringrazio mio padre, che ora sta vivendo una fase molto difficile, perché mi ha insegnato a essere uomo prima di tutto e a stare dalla parte giusta e mai da quella più conveniente. Grazie a chi c’è stato con onestà, gratuità e generosità. E grazie a chi mi ha amato nonostante tutto. Ora, la battaglia contro ogni forma di razzismo, discriminazione, sfruttamento e mafia continua”.

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Brescia, trovato corpo carbonizzato di una donna: ipotesi omicidio

Pet, 18/01/2019 - 17:42

Il corpo carbonizzato di una donna è stato trovato nelle campagne di Erbusco, in provincia di Brescia. È stato un uomo che faceva jogging a lanciare l’allarme dove aver notato il corpo abbandonato nell’erba. “Riteniamo si tratti di omicidio”, conferma la Procura di Brescia che sta ora vagliando tutte le denunce di scomparsa. Sul posto i carabinieri.

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Migranti, la storia del 14enne annegato con la pagella cucita nella giacca

Pet, 18/01/2019 - 17:41

Chi scappa dall’Eritrea porta in genere con sé un sacchetto di terra. Lo cuce in una tasca dei pantaloni, oppure in un lembo del giubbotto. Lì il ragazzo teneva conservata, accuratamente ripiegata, la sua pagella. Aveva 14 anni, veniva dal Mali e l’aveva portata con sé per dimostrare il suo valore, una volta arrivato in Europa. Ma il suo viaggio è finito il 18 aprile 2015, la notte che il suo barcone, un peschereccio egiziano di 23 metri partito dalla Libia, è affondato nel Canale di Sicilia. Mille morti, il più grande naufragio civile avvenuto nel Mediterraneo nella storia del Dopoguerra. Una storia raccontata da IlFattoQuotidiano.it nel secondo anniversario della tragedia, una delle storie raccontate nel libro Naufraghi senza volto (Cortina Editore) da Cristina Cattaneo, responsabile del Laboratorio di Antropologia e Odontologia Forense dell’Istituto di Medicina Legale dell’Università di Milano. Che da anni lavora all’identificazione delle vittime di quel naufragio. Ora la storia del ragazzo è arrivata al grande pubblico anche grazie ad una vignetta intitolata “Tesori perduti” firmata da Makkox, il disegnatore de L’Espresso e della trasmissione tv Propaganda Live.

 

Durante l’autopsia di un ragazzino di 14 anni proveniente dal Mali, affogato durante il passaggio nel #Mediterraneo, viene fatta una scoperta commovente.
Aveva la pagella cucita dentro la tasca, per mostrare all’#Europa che lui era bravo.

La storia è illustrata da @makkox. pic.twitter.com/ElpRfQGH8E

— Guarino Serena (@GuarinoSerena1) 17 gennaio 2019

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Riscatto laurea, per chi ha meno di 45 anni costerà meno. “Si pagheranno 5.200 euro per ogni anno di studio”

Pet, 18/01/2019 - 17:40

C’è anche uno sconto sul riscatto della laurea per chi non ha versato contributi prima del 31 dicembre 1995 tra le novità sulle pensioni previste dal decreto su reddito di cittadinanza e quota 100. La possibilità viene quindi offerta a tutti i nati dopo il 1974, che nel 1995 frequentavano ancora l’università o una specializzazione post laurea. Il provvedimento consente di riscattare gli anni di studio “ai soli fini dell’incremento dell’anzianità contributiva” (cioè per lasciare il lavoro prima, ma senza incrementare il proprio assegno) pagando per ogni anno il livello minimo previsto dalla riforma pensionistica del 1990. La Fondazione studi dei consulenti del lavoro ha calcolato che la cifra ammonta a 5.241,30 euro annui, pari a uno sconto di circa il 60% rispetto ai 13.200 euro previsti dal regime in vigore fino ad oggi.

La prima parte dell’articolo, intitolato “Pace contributiva“, disciplina invece la possibilità – offerta in via sperimentale, dal 2019 al 2021 – di rimediare a eventuali scoperture contributive tra il primo e l’ultimo versamento all’Inps, alle forme sostitutive o alle gestioni speciali dei lavoratori autonomi. Potranno essere riscattati al massimo cinque anni, anche non continuativi, versando però in questo caso l’onere normale. L’agevolazione in questo caso consiste nel fatto che la cifra “è detraibile dall’imposta lorda nella misura del 50% con una ripartizione in cinque quote annuali costanti e di pari importo nell’anno di sostenimento e in quelli successivi”.

Il versamento “può essere effettuato ai regimi previdenziali di appartenenza in unica soluzione ovvero in massimo 60 rate mensili, ciascuna di importo non inferiore a 30,00 euro, senza applicazione di interessi per la rateizzazione”. La rateizzazione non può essere concessa nei casi in cui i contributi da riscatto debbano essere utilizzati per la immediata liquidazione della pensione diretta o indiretta o nel caso in cui siano determinanti per l’accoglimento di una domanda di autorizzazione ai versamenti volontari.

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Diletta Leotta, Dagospia smaschera il suo #10yearschallenge: “Quella foto è del 2014”

Pet, 18/01/2019 - 17:33

#10yearschallenge, ma una delle foto è di quattro anni fa. Diletta Leotta ha pubblicato sul suo profilo Instagram quattro fotografie con cui celebrare uno degli hashtag più twittati del momento. Quello in cui si guarda indietro di dieci anni e confrontandosi con oggi si provano a notare le differenze, ça va sans dire, soprattutto fisico-corporee. La ventisettenne conduttrice televisiva ha così pubblicato quattro scatti che la ritraggono sia nel tempo libero con amiche, sia in posa di lavoro all’interno di redazioni giornalistiche.

In una di queste appare una copia del Sole24Ore e una Leotta oggettivamente non proprio appena maggiorenne come sarebbe potuto essere dieci anni fa. I complimenti, nei commenti, giustamente si sprecano, ma bastano poche ore perché qualcuno si metta ad ingrandire la foto notando che la copia del Sole sulla scrivania è del 24 giugno 2014, quattro anni e mezzo fa. Errore nel caricare le foto? Provocazione social? Per ora Leotta non ha ancora fatto “mea culpa”, ma la “sfida” dell’hashtag paradossalmente diventa perduta.

 

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#10yearschallange maggiorenne, primo lavoro, prime interviste, iniziavo l’università e mi dilettavo tantissimo

Assassinio a Wall Street…quattro chiacchiere sul mercato finanziario. Chi sono i principali sospettati? Il 2018 è stato uno dei peggiori negli ultimi 30 anni

Pet, 18/01/2019 - 17:17

Metti una sera cena e, tra un risotto tartufato e un pollo al curry,  si gioca a “I dieci piccoli indiani”. La situazione attuale dei mercati sembra l’incipit di un giallo di Agatha Christie: c’è stato un delitto e ci sono i principali sospettati. Al posto di Nigger Island siamo invece in una splendida casa che si affaccia sul Castello Sforzesco. Anfitrione e commensali preferiscono mantenere l’anonimato. Il gioco comincia mentre il cameriere in giacca rossa gallonata mesce un Brunello di Montalcino di buona annata nei calici di cristallo. Il colpevole, più di uno in verità, si scoprirà alla fine perché il “delitto” perfetto, come il detective Poirot insegna, non esiste.

Il delitto in questione è il crollo dei mercati avvenuto alla fine del 2018. I  suoi effetti sono ancora infestanti. L’indice azionario S&P500 ha perso quasi il 20% in meno di tre mesi. Il 2018 è stato uno dei peggiori negli ultimi 30 anni (secondo uno studio di Deutsche Bank sarebbe il peggiore addirittura dal 1900). Questa la premessa. Prende la parola l’aristocratico padrone di casa che gestisce patrimoni a svariati zeri: “I sospettati sono l’inizio del quantitative tightening della Fed. La fine del quantitative easing europeo. L’aggravarsi della guerra commerciale tra Usa e Cina e il rallentamento dell’economia mondiale”. Un altro signore, industriale delle calze, mentre annusa con aria da intenditore un sigaro Cohiba, aggiunge l’altro sospettato: il mercato del 2017. Incalza un altro che la sa lunga: “Venivamo da un duraturo periodo di calma e assenza di significative turbolenze, in particolare il mercato americano a cavallo del 2017 ha registrato ben 15 mesi consecutivi chiusi con segno positivo.

Questa situazione, generando un eccesso di ottimismo, aveva persuaso molti investitori ad aumentare i rischi e a abbassare le difese, nella convinzione che il mercato fosse ormai facile da affrontare. Il fatto che ad ogni correzione era sempre seguito un immediato rimbalzo, ha spinto gli investitori sempre più al buy the dip, ovvero l’acquisto di titoli dopo ogni piccolo ribasso. Questa eccessiva compiacenza ha spinto ad aumentare il rischio in ogni porzione dei portafogli: non solo nella parte azionaria, ma anche nella componente di reddito fisso”.

Le signore presenti cominciano a sbadigliare. Una, méchata e di pizzo avorio scervinata (intendo griffata Ermanno Scervino), con fare seducente butta lì nello stagno della conversazione una citazione di Nietzsche: “Tutto quello che non uccide ti fortifica…”. Ma nessuno ci fa caso. Si continua sui massimi sistemi: il rischio di portafoglio non era mai sufficiente, per effetto della FOMO (Fear of Missing Out), la paura di rimanere fuori da un mercato in crescita. “Anche nel matrimonio si fanno investimenti sbagliati e si rimane tagliati fuori”, incalza un’altra dama che è appena stata mollata dal marito per un modello più giovane e rampante.

L’indice alcolico dei commensali inizia a salire (quello delle Borse meno, haimè): “Appare più che probabile che non vi sia una recessione dietro l’angolo: sia in Europa che in Usa si registrano livelli di crescita ancora sopra le linee tendenziali. D’altra parte, anche la guerra dei dazi ha le sue ragioni e potrebbe avere anche effetti positivi: le pratiche scorrette della Cina non erano più tollerabili né sostenibili da nessuno”. Quali sono, dunque, le prospettive future? Visioni e previsioni. La crescita del turismo, l’Internet of Things, la mobilità elettrica e l’innovazione tecnologica stanno rivoluzionando interi settori. Anche le banche centrali stanno rivedendo le posizioni sulle politiche monetarie e l’aumento dei tassi, quindi le prospettive potrebbero diventare più favorevoli.

Alla fine l’anfitrione che di mestiere deve dare fiducia ai suoi azionisti, tranquillizza il parterre: “Noi vediamo questo momento più come una opportunità che come un segnale d’allarme. D’altra parte, il panico attuale è la conseguenza inevitabile dell’eccesso di compiacenza e suggeriamo di non abbassare le difese anche in tempi non sospetti. Davanti alle turbolenze del mercato globale: non si può affrontare l’oceano in barca a remi, anche se si prende il largo in un giorno di bonaccia”.
Si è fatto tardi, domani si sgobba: la signora “scoppiata” prima di salutare ricorda la filosofia di Murphy: “Sorridi, domani sarà molto peggio“.

Instagram januaria_piromallo

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Renzi in motoscafo a Venezia sfotte Salvini e Di Maio: “Hanno esultato come con un gol in rovesciata al novantesimo ma…”

Pet, 18/01/2019 - 17:16

“Quello approvato ieri non è un decreto, ma un autogol. Hanno esultato come se avessero fatto una rovesciata al novantesimo minuto”. A dirlo, mentre è su un motoscafo a Venezia, il senatore del Pd, Matteo Renzi. “Salvini e Di Maio hanno fatto le loro misure economiche che per noi sono sbagliate concettualmente. Adesso vediamo se aiuteranno l’Italia a crescere”.

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Aborto, il report (in ritardo) sull’applicazione della 194: “Casi diminuiscono del 5%. Ginecologi obiettori restano al 68%”

Pet, 18/01/2019 - 17:14

“Dal 1983, l’Interruzione Volontaria di Gravidanza è in continua e progressiva diminuzione in Italia, attualmente il tasso di abortività del nostro Paese è fra i più bassi tra quelli dei Paesi occidentali”: è l’incipit delle conclusioni del ministro della Salute, Giulia Grillo, alla relazione sull’attuazione della legge 194 (qui l’inchiesta di Fq MillenniuM 40 anni dopo la legge) che fa il punto sui dati e la situazione italiana per le interruzioni volontarie di gravidanza nel 2017 e che il Fatto Quotidiano ha potuto leggere in anteprima. Il 17 gennaio scorso Emma Bonino ha depositato una interrogazione urgente per un ritardo di 11 mesi nella sua pubblicazione e a febbraio 2019 era atteso il report sul 2018, che a questo punto ritarderà ancora. Un ritardo che ha riguardato tutti i ministri che si sono succeduti dal 2000 in poi, ma che adesso, come ha rilevato Bonino ha raggiunto il record.

Il ministero della Salute quindi, nel comunicare i dati, ha anche garantito che “dall’anno 2018 il monitoraggio e le modalità di acquisizione da parte dell’Istat dei dati delle indagini sulla salute riproduttiva (quindi anche quella sulle IVG) sono variate”: “L’Istat”, si legge nella nota, “ha infatti predisposto un’unica piattaforma web tramite la quale vengono raccolte le informazioni e svolte le varie attività”. Proprio “il passaggio dai vecchi sistemi a questa piattaforma sta avvenendo in maniera graduale”, quindi “anche il 2019 sarà un anno di transizione per poter arrivare al 2020 al completo utilizzo del nuovo strumento”.

I numeri assoluti. Si parte dai numeri assoluti. Nel 2017 sono state notificate 80.733 interruzioni volontarie di gravidanza: -4.9% rispetto al 2016 e -65.6% rispetto al 1982. Diminuiscono soprattutto in Liguria, Umbria, Abruzzo e Bolzano, mentre Trento è l’unica con un lieve aumento di interventi. Il tasso di abortività (numero di interruzione volontaria di gravidanza rispetto a 1000 donne di 15-49 anni residenti in Italia) è pari a 6,2 per 1000 nel 2017, con un decremento del 3,3% rispetto al 2016 e con una riduzione del 63.6% rispetto al 1982. A contribuire, negli ultimi anni, le norme che hanno eliminato, rispettivamente, per le maggiorenni, l’obbligo di prescrizione medica dell’Ulipristal acetato (ellaOne), la cosiddetta “pillola dei 5 giorni dopo”, e del Levonorgestrel (Norlevo), nota come “pillola del giorno dopo”. La loro vendita risulta in costante aumento: ellaOne è passata dalle 189mila confezioni del 2016 alle 224mila del 2017. Norlevo passa dalle 214mila del 2016 alle 335mila del 2017.

Caratteristiche delle donne. I tassi di abortività più elevati sono fra i 25 e i 34 anni. Il 46.7% delle donne italiane che hanno abortito era in possesso di licenza media superiore, mentre il 45.5% delle straniere aveva la licenza media. Il 44,1% delle italiane risultava occupata (in diminuzione rispetto al 2016, quando le occupate erano il 47.4%), stabile il numero delle disoccupate (21,1%). Il numero delle nubili (59.4%) è in aumento e superiore a quella delle coniugate (34.3%), mentre nelle straniere le percentuali sono molto più simili (46,5% le coniugate, 48,1% le nubili). Il 44,0% delle donne italiane che ha eseguito una interruzione di gravidanza non aveva figli.

Donne straniere.“Dopo un aumento importante nel tempo, le interruzioni volontarie di gravidanza fra le straniere si sono stabilizzate” si legge nella relazione. Rappresentano 30,3% di tutti gli aborti volontari, un valore simile a quello del 2016 (30%). E’ in diminuzione anche il loro tasso di abortività ma “permane una popolazione a maggior rischio di abortire rispetto alle italiane: per tutte le classi di età le straniere hanno tassi di abortività più elevati delle italiane di 2-3 volte”. Si legge ancora: “In generale la popolazione immigrata è soprattutto presente nelle regioni del Centro Nord dell’Italia. Si tratta in ogni caso di donne generalmente residenti o domiciliate nel nostro Paese”. La relazione segnala poi che “da studi condotti negli anni dall’ISS, l’Istituto Superiore della Sanità, e altri enti emerge che il più frequente ricorso all’IVG da parte delle donne straniere può dipendere da una loro scarsa conoscenza della fisiologia della riproduzione e dei metodi per la procreazione responsabile e dalle condizioni di vita e non da una scelta di utilizzare l’IVG come metodo per il controllo della propria fecondità (Rapporto ISTISAN 06/17)”.

Minorenni. Tra le minorenni, invece, il tasso di abortività per il 2017 è pari a 2,7 per 1000, valore inferiore (-6,9% è il calo per le under 20) a quello del 2016, con livelli più elevati nell’Italia centrale. I 2.288 interventi effettuati per minorenni sono pari al 2,8% di tutte le interruzioni di gravidanza (erano il 3% nel 2016). “Confrontato con i dati disponibili a livello internazionale, si conferma il minore ricorso all’aborto tra le giovani in Italia rispetto a quanto registrato negli altri Paesi dell’Europa Occidentale – si legge nella relazione – in linea con la loro moderata attività sessuale e con l’uso estensivo del profilattico riscontrati in alcuni recenti studi”.

I tempi. Il 48,9% degli interventi è stato effettuato entro le 8 settimane di gestazione (rispetto al 46,8% del 2016), il 12,4% a 11-12 settimane e il 5,6% dopo la 12esima settimana. La percentuale entro 8 settimane è aumentata negli ultimi anni (nel 2012 era pari al 41.8%). Continua la tendenza all’aumento del ricorso alla procedura d’urgenza: è avvenuto nel 19.2% nel 2017 rispetto al 17.8% dei casi del 2016. Percentuali superiori alla media nazionale si sono osservate, come negli anni passati, in Puglia (38.9%), Piemonte (34.6%), Lazio (34.4%), Abruzzo (24.6%), Emilia Romagna (24.2%) e in Toscana (22.3%).

I metodi. “La metodica dell’isterosuzione secondo Karman rappresenta la tecnica più utilizzata anche nel 2017 (50.5% dei casi)”, si legge nel rapporto. Ma, secondo i dati, è in aumento il ricorso all’aborto farmacologico: “Nel 2017 il mifepristone con successiva somministrazione di prostaglandine è stato adoperato nel 17.8% dei casi, rispetto al 15,7% del 2016. Per il 2017 tutte le Regioni sono state in grado di fornire l’informazione dettagliata del tipo di intervento (suddivisione dell’aborto farmacologico in “Solo Mifepristone”, “Mifepristone+prostaglandine” e “Sola Prostaglandina”) che nel suo insieme è stato pari a 20.5%. “Il ricorso all’aborto farmacologico, tuttavia, varia molto fra le Regioni”. Valori percentuali più alti si osservano nell’Italia settentrionale, in particolare in Liguria (41% di tutte le IVG nel 2017), Piemonte (38,9%), Emilia Romagna (31,8%), Toscana (26,6%) e Puglia (26%). “Non si sono evidenziate grandi differenze sulle caratteristiche socio-demografiche delle donne che hanno fatto ricorso a questo metodo – spiega la relazione – anche se in generale sono meno giovani, più istruite, in maggior proporzione di cittadinanza italiana e nubili rispetto a tutte le altre che hanno abortito con altra metodica”.

Aborti clandestini. Per la loro natura “clandestina”, questo tipo di aborti può essere solo stimato sulla base di modelli matematici che, agiornati agli ultimi due anno, indicano in “valori instabili, seppur compresi in un intervallo abbastanza ristretto che va dai 10.000 ai 13.000 casi” il numero degli aborti clandestini in Italia.

Consultori. Si continua a rivolgersi ai consultori: anche per il 2017 il consultorio familiare ha rilasciato più documenti e certificazioni (43,6%) degli altri servizi. Le regioni con valori di molto superiori alla media nazionale, indicatore di un ruolo più importante del consultorio, sono le stesse degli anni precedenti: Emilia Romagna (70.5%), Piemonte (64.6%), PA di Trento (63.4%) e Umbria (62.2%). “In generale si osservano percentuali più basse nell’Italia meridionale ed insulare, probabilmente a causa della minor presenza dei servizi e del personale”.

Obiettori di coscienza: quante strutture. Alto il numero di obiettori di coscienza tra i ginecologi: 68,4%, seppur in linea con il 2016. “Tuttavia – spiega la relazione – per capire quale impatto tali percentuali abbiano sulla disponibilità del servizio e sul carico di lavoro degli operatori non obiettori si è ritenuto opportuno effettuare un monitoraggio ad hoc, a livello di singola struttura”. Tra gli anestesisti la percentuale è pari al 45,6%, al 38.9% tra il personale medico. Rimangono altissimi i dati degli obiettori ad esempio in Molise (96.4 per cento dei ginecologi e 71.9% degli anestesisti); Basilicata (88% dei ginecologi; 71 % degli anestesisti); Bolzano (85% dei ginecologi e 63.3% degli anestesisti).

Per quanto riguarda le strutture, è presente il servizio di interruzione volontaria nel 64,5 per cento di quelle che hanno un reparto di ostetricia e/o ginecologia (era il 60.4% nel 2016). In Molise, Campania e a Bolzano le percentuali minori. Al sud e al centro, la media è attorno al 50%. “Ogni 10 strutture in cui si fa l’IVG, ce ne sono 11 in cui si partorisce – precisa poi il rapporto – Ci avviciniamo a un rapporto di 1:1, nonostante le interruzioni di gravidanza siano il 17.6% delle nascite”. Scendendo nel dettaglio, in alcune Regioni c’è un numero maggiore o uguale di punti per abortire rispetto a quello dei punti nascita (Piemonte, Valle d’Aosta, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Emilia Romagna, Toscana, Umbria, Marche, Abruzzo, Sardegna) “addirittura in controtendenza rispetto al rapporto fra nascite e interruzioni”.

Riorganizzazioni? A questo proposito viene quindi fatta una precisazione ‘programmatica. “È importante ricordare – spiega il rapporto – che un obiettivo della politica sanitaria italiana, secondo l’Accordo Stato-Regioni del dicembre 2010, è quello della messa in sicurezza dei punti nascita, che prevede una riorganizzazione degli stessi con la chiusura di quelli in cui si effettuano meno di 500 parti l’anno. L’obiettivo è concentrare i parti in strutture più adeguate, con requisiti strutturali, tecnologici e di dotazione di personale in numero adeguato e con più esperienza. Secondo tale approccio sarebbe opportuno monitorare, per quanto riguarda le interruzioni volontarie di gravidanza, i punti che ne effettuano poche, analogamente a quanto accade per i punti nascita. Tale considerazione vale ancor di più per quelle tardive, dopo il primo trimestre di gravidanza, casi in cui l’intervento andrebbe eseguito solo nelle strutture con un reparto di terapia intensiva neonatale”.

Il carico sui non obiettori. Anche il carico di lavoro medio settimanale di ogni ginecologo non obiettore è variato di poco rispetto agli anni precedenti. Il numero di interventi di interruzione, settimanalmente, va dalle 0.2 della Valle d’Aosta alle 8.6 del Molise, con una media nazionale di 1.2 a settimana, dato in calo. “Non dovrebbe impedire ai non obiettori di svolgere anche altre attività. Quindi gli eventuali problemi nell’accesso al percorso potrebbero essere riconducibili ad una inadeguata organizzazione territoriale”.

Se rapportati al numero di interventi per struttura, invece solo due casi si discostano molto dalla media regionale e superando il riferimento ottimale di nove interventi di interruzione settimanali): una in Sicilia, con 18,2 aborti a settimana, (rispetto alla media regionale di 2,4) e una in Campania, con un carico di lavoro settimanale pari a 13.6 (rispetto alla media regionale di 3.5). “Inoltre si segnala che ben 13 strutture risultano aver effettuato IVG pur non avendo in organico ginecologi non obiettori, dimostrando la capacità organizzativa regionale di assicurare il servizio attraverso una mobilità del personale”.

Gli squilibri. E’ stato poi chiesto alle regioni se ci fossero ginecologi non obiettori non assegnati al servizio. E’ emerso che a livello nazionale il 9.8% dei ginecologi non obiettori nel 2017, pari a 146 ginecologi, è assegnato ad altri servizi e non a quello di interruzione volontaria di gravidanza, cioè non ne effettua pur non avvalendosi del diritto all’obiezione di coscienza. Si tratta di una quota rilevata in 146 strutture di otto regioni: Piemonte, Lombardia, Veneto, Marche, Campania, Puglia, Sicilia, Sardegna. “Un’ulteriore conferma del fatto che, in generale, non sembra essere il numero di obiettori di per sé a determinare eventuali criticità nell’accesso all’IVG, ma probabilmente il modo in cui le strutture sanitarie si organizzano nell’applicazione della Legge 194/78” si legge.

E nei consultori? Non pervenuto. “Sono stati raccolti i dati per l’85% dei consultori. E’ stato richiesto, come gli anni precedenti, il numero di donne che hanno effettuato il colloquio previsto dalla Legge 194/78, il numero di certificati rilasciati, il numero di donne che hanno effettuato controlli post IVG (in vista della prevenzione di IVG ripetute). Non è stato ritenuto utile rilevare il numero di ginecologi obiettori di coscienza in quanto il dato rilevato negli anni precedenti non aveva rilevato criticità”. La raccolta dati è stata però e difficoltosa “considerando anche la grande difformità territoriale dell’organizzazione dei consultori stessi, che mutano spesso di numero a causa di accorpamenti e distinzioni fra sedi principali e distaccate, la cui differenziazione spesso non è chiara e risponde a criteri diversi fra le diverse regioni”. Inoltre è emerso che “molte sedi di consultorio familiare sono servizi per l’età evolutiva o dedicati agli screening dei tumori femminili pertanto non svolgono attività connesse al servizio di interruzione volontraria di gravidanza”.

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Niccolò Bettarini, condanne da 5 a 9 anni. Gup: “Atti a procura per indagini”

Pet, 18/01/2019 - 17:13

Sono stati condannati a pene comprese tra i 5 e i 9 anni di carcere i quattro giovani imputati per l’aggressione a coltellate, calci e pugni ai danni di Niccolò Bettarini, figlio dell’ex calciatore Stefano e della conduttrice tv Simona Ventura, dello scorso primo luglio davanti alla discoteca Old Fashion di Milano. Lo ha deciso il gup del capoluogo lombardo Guido Salvini nel processo con rito abbreviato. Il pm Elio Ramondini aveva chiesto per tutti 10 anni di carcere. In particolare, il giudice Guido Salvini nel processo abbreviato (sconto di un terzo sulla pena) ha condannato tutti gli imputati per il reato di tentato omicidio, ma ha differenziato le posizioni e le pene. In particolare, a Davide Caddeo, il 29enne difeso dal legale Robert Ranieli e accusato di aver sferrato le otto coltellate (lui ne ha ammesse soltanto due) ha comminato 9 anni di carcere.

Gli altri tre imputati, invece, Alessandro Ferzoco (difeso da Mirko Perlino), Albano Jakej (difeso da Daniele Barelli) e Andi Arapi (difeso da Fabrizio Cardinali) sono stati condannati rispettivamente a 5 anni e 6 mesi, 6 anni e 6 mesi e 5 anni. A loro è stato concessa, infatti, la “diminuente” del “reato diverso da quello voluto”. Ossia, i tre volevano picchiare Bettarini e non tentare di ucciderlo e non c’è prova che sapessero che Caddeo, conosciuto a malapena dagli altri, avesse con sé un coltello. Riconosciute, poi, a tutti gli imputati le attenuanti generiche equivalenti all’aggravante contestata dalla Procura, ossia l’aver agito per motivi abietti e futili e, in particolare, “discriminatori” per quella frase “sei il figlio di Bettarini, ti ammazziamo” che lo stesso 20enne sentì quel mattino. Arapi, tra l’altro, incensurato ha anche ottenuto i domiciliari, mentre gli altri tre restano in carcere (respinta un’istanza di domiciliari per Caddeo). Alla parte civile Bettarini, col legale Alessandra Calabrò, è stata riconosciuta una provvisionale di 200mila euro. “È finito un incubo. Giustizia è stata fatta” ha detto Niccolò Bettarini. Il figlio di Simona Ventura, che ha parlato di sentenza equilibrata, ha ribadito di voler rinunciare al risarcimento chiesto e pure alla provvisionale di 200 mila. “Non mi interessano i soldi ma solo che giustizia sia stata fatta”.  Nel condannare i quattro imputati il giudice ha anche trasmesso gli atti alla Procura affinché indaghi anche su altre persone che possono aver partecipato all’aggressione. In particolare, il giudice ha disposto la trasmissione dei verbali delle testimonianze che ci sono state nel corso del processo abbreviato (sono stati sentiti lo stesso Niccolò, due suoi amici e un altro ragazzo).

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De Luca: “Di Battista? Turista pellegrino che critica lo stipendio di Juncker. Pensi alla paga di Rocco Casalino”

Pet, 18/01/2019 - 17:08

“Ho visto che il turista pellegrino lì… Di Battista, dopo 8 mesi di bagni di sole in America Latina, ci è venuto a consolare in Italia coi suoi messaggi”. Così, su Lira Tv, il presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, esordisce nella sua frecciata contro i 5 Stelle, l’ex deputato pentastellato Alessandro Di Battista e il portavoce del presidente del Consiglio Rocco Casalino.
“L’ultima che ha fatto Di Battista” – continua – “è l’aver sollevato il problema degli stipendi dei dirigenti europei: Juncker prende 24mila netti al mese, come la Mogherini, Moscovici. Questa veramente è una cosa scandalosa: provate a immaginare uno come Juncker che dirige l’Europa prendere uno stipendio quasi simile a quello di Rocco Casalino. Uno scandalo. E’ veramente uno scandalo “.
Poi ironizza: “Forse quello stipendio di Casalino è motivato dal suo lavoro faticoso. Avete visto le corse che deve fare per mettersi davanti al presidente del Consiglio, quando c’è una ripresa televisiva? Nessuno gli ha ancora spiegato che si deve mettere dietro. Il presidente del Consiglio è un altro. Però il lavoro di Casalino è faticoso e, se prende 170mila euro netti alll’anno, va bene. Ma uno come Juncker? E che è?”.
Poi attacca i consiglieri regionali M5s: “Qualche anno fa abbiamo approvato una norma che permette a ogni consigliere regionale di poter rinunciare in tutto o in parte al proprio stipendio. Dopo due anni nessuno dei 5 Stelle ha rinunciato neanche a un euro. Lo ricordo per riconfermare la differenza tra le palle che si raccontano (‘onestà onestà’) e i comportamenti concreti che vanno in direzione opposta”.

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Arnold Schwarzenegger, il figlio Joseph in posa da bodybuilder è uguale al papà

Pet, 18/01/2019 - 16:59

Si chiama Joseph Baena ed è il quinto figlio dell’ex governatore della California Alrnod Schwarzenegger: su Instagram ha già oltre 20mila follower e si sta facendo notare per la sua grande somiglianza con il papà, anche e soprattutto per il suo fisico scolpito, da perfetto bodybuilder. Il ragazzo 21enne, infatti, ha deciso di seguire le orme del padre e di dedicarsi al culturismo, raggiungendo già ottimi risultati, come dimostra una foto che ha lasciato a bocca aperta tutti i fan di Schwarzenegger.

Nello scatto, fatto in palestra, il ragazzo 21enne inarca le braccia e flette le gambe, ricreando la celebre posizione del padre quando, nel 1975, si aggiudicò per l’ennesima volta il titolo di Mister Olympia. Tantissimi i commenti dei suoi follower, entusiasti per la somiglianza: “Siete uguali. Vedo un nuovo Terminator, è ora di fare un reboot“, scrive qualcuno. Arnold Schwarzenegger segue da vicino l’allenamento di suo figlio Joseph e ne è molto orgoglioso. I due hanno trovato nella palestra e nell’amore per il culturismo un punto in comune che li ha aiutati, negli anni, a costruire un ottimo rapporto.

 

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Just a lil thicc

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