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Brasile, Bolsonaro: “Se eletto ordinerò subito l’estradizione di Cesare Battisti”. La replica: “Non è lui che decide”

Tor, 16/10/2018 - 18:31

Jair Bolsonaro, il candidato di estrema destra favorito per il ballottaggio nelle elezioni presidenziali in Brasile, ha annunciato che se verrà eletto ordinerà “immediatamente” l’estradizione di Cesare Battisti, l’ex membro del Proletari Armati per il Comunismo (Pac), condannato a diversi ergastoli in Italia. “Riaffermo qui il mio impegno – ha scritto Bolsonaro su Twitter in italiano – di estradare il terrorista Cesare Battisti, amato dalla sinistra brasiliana, immediatamente in caso di vittoria alle elezioni. Mostreremo al mondo il nostro totale ripudio e impegno nella lotta al terrorismo. Il Brasile merita rispetto!”.

Bolsonaro ha poi pubblicato un secondo messaggio in italiano inviandolo personalmente a Matteo Salvini. “Grazie per la vostra considerazione, vice primo ministro italiano! Un grande abbraccio qui dal Brasile!”, si legge nel tweet inviato in risposta a quello con cui il leader della Lega ha celebrato la vittoria di Bolsonaro al primo turno delle presidenziali scrivendo che “anche in Brasile si cambia! Sinistra sconfitta e aria nuova!”.

Bolsonaro “non ha niente a che fare con la questione perché non è lui che decide“, ha commentato Battisti ai microfoni dell’Afp – Non mi preoccupo perché non è l’esecutivo che decide su questo in questo momento, è la magistratura”, ha detto l’ex Pac, ricordando che la Corte suprema brasiliana (Stf) deve ancora esprimersi sul suo caso.

Chi è Cesare Battisti – Battisti nel 1993 è stato condannato in Italia all’ergastolo per quattro omicidi e per complicità in omicidio, per fatti risalenti alla fine degli anni ’70. Fra prigione, fuga e asilo politico, l’oggi 63enne ha vissuto prima in Italia, poi circa 15 anni in Francia e poi dal 2004 in Brasile. L’attuale governo brasiliano del presidente uscente Michel Temer aveva già manifestato un anno fa la sua intenzione di estradare Battisti in Italia, ma la Corte suprema brasiliana, che a ottobre del 2017 doveva decidere se un’estradizione fosse legale o meno, alla fine aveva rinviato la decisione sine die per motivi tecnici. L’ex presidente di sinistra Luiz Inacio Lula da Silva, nell’ultimo giorno del suo mandato nel 2010, aveva respinto la richiesta di estradizione di Battisti decisa all’epoca dalla Corte suprema, per decreto. Un decreto che la difesa di Battisti considera irrevocabile. Negli ultimi anni, Roma ha moltiplicato le richieste di estradizione.

Il ballottaggio per le presidenziali – Al primo turno, lo scorso 7 ottobre, Bolsonaro è arrivato in testa con il 46% dei voti, seguito dal candidato del Partito dei lavoratori (Pt) Fernando Haddad, che si è fermato al 29%. I due si sfideranno nel ballottaggio il 28 ottobre e a meno di due settimane dal secondo turno Bolsonaro consolida il suo vantaggio su Haddad, l’erede politico di Lula da Silva, ottenendo poco meno del 60% delle intenzioni di voto, contro il 41-42% del suo rivale. Così lo indicano due sondaggi il cui risultato è stato diffuso nelle ultime 24 ore. La prima inchiesta demoscopica della Ibope dopo il primo turno dello scorso 7 ottobre, pubblicata ieri sera, attribuisce il 59% dei voti a Bolsonaro e il 41% al candidato del Pt.

Sono esattamente gli stessi numeri emersi dal sondaggio della Fsb diffuso poche ore prima, e in linea con quelli del sondaggio della Datafolha reso noto due giorni dopo il primo turno delle elezioni, che prevedeva il 58% dei voti al ballottaggio per Bolsonaro e il 42% per Haddad. L’inchiesta della Ibope, d’altra parte, registra che per prima volta il tasso di rifiuto elettorale di Haddad – cioè la percentuale di elettori che dicono che non voterebbero mai per il candidato – supera quello di Bolsonaro, per 47 a 35%. Il candidato di estrema destra era in testa a questa classifica negativa dall’inizio della campagna elettorale.

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Riace, vicesindaco Gervasi: “Non me la sento di dare la colpa al governo attuale o a Salvini. Tutto è iniziato 18 mesi fa”

Tor, 16/10/2018 - 18:18

Accanimento di Salvini nei confronti di Riace? Non condivido la visione politica del ministro, ma siamo in democrazia e ognuno lotta per i suoi valori. Tuttavia, la verità è che i problemi sono iniziati prima che si insediasse questo governo, cioè ben 18 mesi fa. Per onestà intellettuale non me la sento di scaricare la colpa sul governo attuale”. Sono le parole pronunciate ai microfoni di “Un giorno da ascoltare”, su Radio Cusano Campus, dal vicesindaco di Riace, Giuseppe Gervasi. “I problemi di cui sto parlando” – spiega – “viaggiano su due binari: il procedimento penale, che è iniziato 18 mesi fa, e quello amministrativo, che risale a più di un anno e mezzo fa e all’epoca il ministro era Minniti. Non me la sento di dare la colpa a nessuno, è pure probabile che abbiamo commesso degli errori. Ne avrò commessi alcuni anche io, ma la bontà del modello Riace deve essere assolutamente salvaguardata. Secondo me, la sanzione è esagerata rispetto agli errori commessi”.
Gervasi descrive la situazione critica in cui versa il paese calabrese: “Sono successe troppe cose. Troppe. Non abbiamo fatto nemmeno in tempo ad assorbire l’arresto del sindaco Mimmo Lucano e a capire quello che è successo, che mercoledì è arrivata questa circolare del Ministero dell’Interno. E subito abbiamo parlato con i legali esperti in studi giuridici sull’immigrazione cercando di comprendere perché le loro controdeduzioni non fossero state prese in considerazione. Si farà ricorso ma, al di là delle carte e dei ricorsi, quello che sta accadendo è molto grave”.
E aggiunge: “Il paese in questi giorni è in ginocchio, i laboratori sono chiusi, i ragazzi che sono in accoglienza hanno paura di andare via, le attività commerciali stanno venendo meno, la gente non lavora. La situazione è molto più grave di quel che può apparire. Riace è troppo famosa rispetto alla sua grandezza. Riace è inserita in un contesto povero. Sono state contestate 34 penalità, tra cui alloggi fatiscenti dove abitavano gli immigrati. Questa è una delle cose che mi fa ridere. Io ho dormito per trent’anni in una casa del centro storico e non avevo neanche la stanza da letto, quindi dormivo in cucina”. Il vicesindaco spiega: “Le case in questi paesi sono state costruite prima del 1967 ma hanno un’anima, lontana dalla concezione delle nuove case moderne. Se venissero anche in questo momento a fare un controllo a casa mia, si accorgerebbero che qui tutti viviamo così, in questi alloggi lontani dalla modernità odierna, ma in ogni caso ci si vive bene, non ci manca nulla. Questa è la differenza tra vivere in un hotel o in una baraccopoli: qui si vive dignitosamente”.
Poi si sfoga sul voltafaccia di alcuni abitanti di Riace: “Non mi piace il vento che ora sta soffiando a Riace, purtroppo quel vento politico che tira in Italia è arrivato anche nel nostro paese. Si sa che noi italiani spesso siamo molto bravi a salire sul carro del vincitore e a scendere non appena chi lo guida ha delle difficoltà. Questo è accaduto per Mimmo Lucano. E’ una percentuale molto bassa di persone, ma prima questa percentuale non esisteva. Il difetto di noi italiani, calabresi, e così via, è che non abbiamo un modo di pensare costruttivo, ma crediamo che sia sufficiente seguire una persona e che quest’ultima sia in grado di tirarci fuori dai problemi. Ma non è così”

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Manovra, Ufficio parlamentare di bilancio contro il governo: “Nessuna informazione obsoleta dietro la nostra bocciatura”

Tor, 16/10/2018 - 18:15

“Nessuna informazione obsoleta all’origine della mancata validazione del quadro macroeconomico programmatico per il 2019″. A una settimana dalla bocciatura delle previsioni inserite dal governo nella Nota di aggiornamento al Def, l’Ufficio parlamentare di bilancio pubblica un comunicato durissimo contro il governo che nel Documento programmatico appena inviato a Bruxelles sembra attribuire alle “informazioni parziali e obsolete” in mano ad alcuni analisti lo scostamento delle sue stime da quelle dell’authority indipendente.

L’Upb definisce “sorprendente” quel paragrafo del Dpb e ribadisce che la validazione “riguarda il quadro nella sua interezza” e la decisione è stata presa “sulla base esclusivamente delle variabili esogene e delle informazioni sulla struttura della manovra fornite dal Ministero dell’Economia e finanze dopo la pubblicazione della Nadef, informazioni che non si devono ritenere né parziali né obsolete”.

Anche il ministro Giovanni Tria, durante l’audizione in cui ha annunciato che il governo avrebbe confermato le proprie previsioni a dispetto della bocciatura, aveva usato parole simili a quelle messe nero su bianco nel Documento programmatico di bilancio, ma con una differenza sostanziale: le stime “pubblicate in tempi diversi e sulla base di informazioni parziali o obsolete” erano attribuite a “analisti di mercato o istituzioni internazionali“. Il Dpb invece recita: “Oggetto di discussione dovrebbe essere unicamente la valutazione dell’impatto sul quadro macroeconomico della manovra di finanza pubblica, e non la misura in cui la previsione ufficiale si discosta da quelle formulate da altri analisti, pubblicate in tempi diversi e sulla base di informazioni parziali o obsolete”. Una formulazione che, spiegano dall’Upb, risulta ambigua perché può far pensare che gli “altri analisti” siano i tre istituti (Cer, Prometeia e Ref.ricerche) delle cui stime l’Ufficio tiene conto per valutare se i numeri del governo sono credibili.

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Pippa Middleton è diventata mamma

Tor, 16/10/2018 - 18:04

E’ nato, ed è maschio. Pippa Middleton, sorella di Kate, ha dato alla luce il suo bambino: William e Kate, secondo una dichiarazione diffusa da Kensington Palace, si sono detti “entusiasti” per la notizia. Pippa ha sposato l’anno scorso l’amministratore di hedge fund James Matthews. E la nascita del piccolo arriva a un giorno di distanza dall’altro “grande annuncio reale”: anche la duchessa del Sussex Meghan Markle e il principe Harry aspettano il loro primo figlio.

 

 

 

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Vitalizi, M5s esulta al Senato dopo il taglio. Taverna: “Niente mal di pancia per la pace fiscale, oggi finisce un privilegio”

Tor, 16/10/2018 - 17:51

Dopo la Camera, anche l’ufficio di presidenza del Senato ha approvato la delibera per il taglio dei vitalizi, bocciando gli emendamenti delle opposizioni. Dopo il via alla delibera (10 i voti a favore e un astenuto, mentre i senatori di Pd, Leu e Forza Italia non hanno partecipato al voto, ndr) gli eletti pentastellati sono usciti da Palazzo Madama muniti di palloncini gialli, bandiere del movimento e cartelli con la scritta “Bye bye vitalizi“, esultando per la riforma, cavallo di battaglia da anni del M5s.

Festeggiamenti che seguono il compromesso contestato sulla pace fiscale, raggiunto dopo le tensioni con la Lega: un provvedimento che varrà anche per chi ha omesso fino a 100mila euro. Ma Taverna, tra le senatrici più esposte nei festeggiamenti per il taglio dei vitalizi, ha replicato: “Festeggiano pure evasori? Oggi celebriamo la fine di un privilegio, si risparmierà fino a 56 milioni di euro, tra Camera e Senato. Pace fiscale un controsenso rispetto alla nostra storia? Conte e Di Maio hanno già spiegato, non c’è alcun mal di pancia tra le nostre fila”, ha tagliato corto Taverna.

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L’intervento di Boldrini alla Camera diretto a Conte: “Perché continuate a mentire agli italiani?”. Poi la spiegazione

Tor, 16/10/2018 - 17:41

Viktor Orban vi considera degli eroi perché state facendo i suoi interessi. I vostri alleati (i Paesi di Visegrád, ndr) sono i più intransigenti nei confronti di chi ha un debito pubblico alto come il nostro. Avete sbagliato comitiva”. A dirlo, la deputata di Liberi e Uguali, Laura Boldrini, che in un’accalorato intervento alla Camera ha spiegato perché, secondo lei e il suo partito, il governo a guida M5s-Lega sta sbagliando scelte e strategia politica in Europa. Boldrini si è rivolta direttamente al presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, in Aula per riferire in vista del prossimo Consiglio europeo.

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Pompei stupisce ancora, un’iscrizione a carboncino supporta teoria dell’eruzione del Vesuvio a fine ottobre

Tor, 16/10/2018 - 17:30

Non smette di sorprendere e incantare Pompei. Dopo le scoperte nella casa di Giove, la scoperta di uno scheletro due dimore con preziose decorazioni vengono sono venute alla luce. C’è un’iscrizione a carboncino, in particolare, traccia tangibile di un momento di vita quotidiana, supporta la teoria che la data dell’eruzione fosse a ottobre e non ad agosto. La scritta è, infatti, datata al sedicesimo giorno prima delle calende di novembre, corrispondente al 17 ottobre. L’iscrizione appare in un ambiente della casa in corso di ristrutturazione, a differenza del resto della stanze già completamente rinnovate; ci dovevano essere, pertanto, lavori in corso nell’anno dell’eruzione.

Inoltre, trattandosi di carboncino, fragile e evanescente, che non avrebbe potuto resistere a lungo nel tempo, è più che probabile che si tratti dell’ottobre del 79 d.C., una settimana prima della grande catastrofe che, secondo questa ipotesi, sarebbe avvenuta il 24 ottobre. Il grande intervento che sta interessando gli oltre 3 chilometri di fronti che costeggiano i 22 ettari di area non scavata ha lo scopo di riprofilare i fronti, rimodulandone la pendenza e mettendoli in sicurezza, al fine di evitare la minacciosa pressione dei terreni sulle strutture già in luce.
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Riace, cosa leggo nel documento sui migranti inviato dal Viminale

Tor, 16/10/2018 - 17:25

Il ministero degli Interni ha spedito un documento di 21 pagine al Comune di Riace, un documento che per Riace sembra sancire la fine di quei progetti di integrazione e ospitalità diffusa per i migranti, che hanno funzionato così bene da attirare l’attenzione di tantissima gente, dall’Italia e dall’estero: giornalisti, registi, attori, religiosi, scrittori, politici, persone di tutti i tipi, a vedere, conoscere, sperimentare, raccontare, l’accoglienza.

Su questo documento non è facile esprimere un’opinione che non sia ideologica e per entrare nel merito bisognerebbe conoscere nel dettaglio le contestazioni mosse, le risposte alle contestazioni, le contestazioni alle risposte e così via. E poi l’emotività è tanta. A leggerlo ciò che si capisce meglio è la conclusione, la mezza pagina al fondo del documento, più precisamente il passaggio in cui il ministero dispone ”la revoca dei benefici accordati” e “il trasferimento/uscita degli ospiti in accoglienza”.

Dove c’è scritto “benefici” si deve leggere “soldi”, se no non si capisce. Dove c’è scritto “trasferimento/uscita” si può leggere “deportazione”, ma è, lo ammetto, una sovra lettura emotiva, perché in effetti non verrà deportato nessuno, non ce ne sarà bisogno: gli ospiti (che bell’eufemismo) potranno comodamente auto-deportarsi, in mancanza di “benefici”.

Come al solito allora mi aggrappo alle parole, a due in particolare, che trovo in questo documento: perché le parole hanno peso e leggerezza insieme, possono essere punto di appoggio per stare e vela per alzarsi un po’ più in alto, possono tracciare un senso; e poi mi piacerebbe sottrarle alla freddezza del linguaggio burocratico e alla gravità delle esternazioni di quel ministro che abitualmente parla con la pancia e alla pancia degli italiani, quasi fosse ministro delle Interiora, più che degli Interni.

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Le parole sono “beneficio” e “accoglienza” e penso che bene si adattino a parlare, ragionare, sentire ciò che è giusto fare e da che parte stare, quando è in gioco la nostra capacità di essere autenticamente umani. Beneficio arriva dalla parola bene e dalla parola fare: fare bene. Accogliere arriva da raccogliere: ha a che fare con il coltivare, con il prendersi cura. Sono parole il cui significato e la cui origine dovremmo masticare, mandare a memoria e lasciare decantare, a lungo.

I benefici dell’accoglienza
sono stupore
presenza e fatica
sono dividere moltiplicare
sono sottrarre
sono sommare
sono l’inversione dell’ordine
degli addendi
ma in questo caso il risultato cambia
sono aritmetica sghemba
verrebbe da dire che sono poesia
non fosse per il senso di realtà
che avere o non avere
un piatto (di minestra)
un tetto (sulla testa)
un letto (di speranza)
il beneficio dà

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Decreto fisco, M5S chiede le dimissioni del capo di Gabinetto. Ma il ministro Tria difende lui e la norma per la Croce Rossa

Tor, 16/10/2018 - 17:21

“Garofoli spieghi, o si dimetta“. Poche righe, lapidarie quanto un cartello: il M5S chiede la testa del capo di Gabinetto del ministro Tria, Roberto Garofoli, presunto autore della norma che destina risorse alla Croce Rossa apparsa alla vigilia del Decreto fiscale, senza che nulla sapessero il premier Conte e tutti i suoi ministri, che pure erano chiamati a firmarlo. Ma in serata è proprio il ministro Tria a difendere quel testo e il dirigente finito nel mirino dei Cinque Stelle. In una nota, il titolare di via XX Settembre spiega che “quei soldi sono per pagare il Tfr ai dipendenti” e che “l’esigenza era stata condivisa con il ministero della Salute e sottoposta alla valutazione della Presidenza del Consiglio“.

Una versione incompatibile con quelle, convergenti, fornite da chi era presente al pre-consiglio dei ministri di domenica scorsa, con il premier Giuseppe Conte che leggendo le ultime bozze del decreto si imbatte in un “articolo n.23” che non aveva mai letto prima, come pure i suoi ministri e sottosegretari. Il testo assegna 28 milioni di euro di fondi l’anno per tre anni alla gestione commissariale della Croce Rossa, ente ufficialmente in liquidazione coatta da gennaio. Sono tanti soldi, atteso che meno di un mese fa un decreto ha sbloccato 117 milioni per questa partita. Tutti attinti dal Fondo Sanitario Nazionale.

Conte chiede l’origine della norma, nessun ministro la rivendica, neppure quello della Salute Giulia Grillo, che pure ha compiti diretti di vigilanza sulla Cri. Il giallo si scioglie solo quando Garofoli, grand commis di molti governi, spiega che effettivamente è stata scritta in sede di Ragioneria Generale dello Stato dopo un’interlocuzione con l’ente. Versione ribadita a sera in una nota del Mef che difende bontà e necessità della norma.

Il Ministero sostiene che l’articolo incriminato in parte nasca dall’esigenza di rimediare a “profili di ambiguità” e “lacune” nel decreto che nel 2012 ha fissato in 117,13 milioni di euro la “dote” massima per la riorganizzazione della Croce Rossa, somma poi effettivamente stanziata a metà settembre: all’Associazione CRI è assegnato l’importo di 60.089.085 euro per il finanziamento della convenzione fra Mef e ministero della Salute, alle regioni  24.004.637 euro a titolo di finanziamento per l’anno  2018  dei  trattamenti economici del personale trasferitosi presso gli enti del Servizio sanitario nazionale; all’ente in liquidazione sono arrivati 15.190.765 di euro per analoga voce.

Avanzavano 17.845.706 euro che sono stati accantonati, rinviandone a successivi atti l’eventuale assegnazione. E l’atto di assegnazione è prontamente arrivato, con la Ragioneria dello Stato e il Mef che intravedono nel Decreto Fiscale la prima occasione utile, e scrivono – qui il punto delicato di tutta la storia – la norma che destina altri 28,1 milioni l’anno per tre anni proprio alla gestione commissariale.

Ora il ministro dell’Economia in persona assicura che “la proposta normativa in questione che, come sempre accade, è stata sottoposta alla valutazione della Presidenza del Consiglio, è volta, quindi, a dare soluzione a un’esigenza rappresentata al MEF in modo ripetuto dal Commissario liquidatore e dal Ministero della Salute“. Ma né il capo del governo, né il ministro della Salute – evidentemente – sapevano che la “soluzione” si sarebbe materializzata all’ultimo nel decreto fiscale su cui avrebbero messo la firma l’indomani.

In una nota i sindacati Fp Cigil, Cisl Fp e Uilpa rimarcano come quei fondi non siano un “regalo” all’ente in liquidazione, ma “una soluzione tecnica, ad invarianza di spesa per la finanza pubblica, individuata dai competenti uffici del Mef per garantire la tutela previdenziale dei lavoratori”. Anche se, in vero, il riparto delle somme riproposto da Tria dice chiaramente che quasi la metà del nuovo stanziamento, per totali 18 milioni in tre anni, sarebbe andata a coprire “spese di funzionamento“. Il punto, in ogni caso, è che la “soluzione tecnica” – posto che di questo si tratti – è stata così condivisa che chi doveva firmarla ha deciso di non farlo.

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Vitalizi, approvato il taglio al Senato. Festa M5s davanti a Palazzo Madama: “Giornata storica”

Tor, 16/10/2018 - 17:10

“La delibera è stata approvata con 10 voti favorevoli, un astenuto e altri che non hanno partecipato al voto”. A dirlo è stato il questore del Senato Paolo Arrigoni (Lega), uscendo dal Consiglio di presidenza che ha approvato il taglio sui vitalizi.

Con un doppio striscione con la scritta “56 milioni di euro risparmiati” e “#bye bye vitalizi“, i senatori del Movimento 5 Stelle hanno festeggiato l’approvazione della delibera sul taglio dei vitalizi davanti all’ingresso principale di Palazzo Madama.

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Oumuamua e la panspermia galattica, “la vita trasportata per migliaia di anni luce”

Tor, 16/10/2018 - 16:46

L’intruso del Sistema Solare potrebbe non essere solo: altri oggetti come la cometa Oumuamua potrebbero vagare nella Via Lattea trasportando i mattoni della vita. Lo indica una simulazione secondo la quale una stella simile alla nostra vicina di casa, Alpha Centauri, potrebbe liberare ogni anno migliaia di corpi celesti simili a Oumuamua e che il Sistema Solare potrebbe catturarli al ritmo di uno al secolo.

La simulazione, anticipata sul sito arXiv e in via di pubblicazione sull’Astrophysical Journal, si deve al gruppo dell’americano Harvard-Smithsonian Center for Astrophysics coordinato da Idan Ginsburg. “La vita potrebbe potenzialmente essere trasportata per migliaia di anni luce”, rileva Ginsburg. Secondo i ricercatori, infatti, la cometa Oumuamua, divenuta celebre per essere stata il primo corpo celeste proveniente da un altro sistema planetario, dimostra che le comete possono essere espulse dai loro sistemi solari e, se contengono i mattoni della vita, li possono trasportare ovunque della Via Lattea. In questo modo, si rafforzerebbe anche la teoria, chiamata panspermia, secondo la quale gli elementi della vita si diffonderebbero in tutto il cosmo trasportati da comete e asteroidi.

La simulazione ha calcolato, a esempio, che una stella come Alpha Centauri potrebbe espellere ogni anno migliaia di oggetti delle dimensioni di Oumuamua e il nostro Sistema Solare potrebbe catturane uno ogni secolo. I ricercatori hanno poi moltiplicato questa percentuale di cattura per il numero di stelle che un oggetto interstellare può incontrare sulla sua strada. È emerso così che se gli oggetti si muovono nello spazio interstellare alla velocità di 26 chilometri al secondo, come Oumuamua, 10 milioni di essi saranno catturati da qualche parte nella Via Lattea in un milione di anni.

La simulazione sul sito arXiv

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Dieselgate, Audi condannata a pagare una multa da 800 milioni di euro

Tor, 16/10/2018 - 16:44

La procura di Monaco ha comminato una multa da 800 milioni di euro ad Audi, per il contenzioso nato dopo lo scandalo del dieselgate. In particolare, il procedimento dei magistrati bavaresi riguardava la non conformità dei motori diesel V6 e V8 che equipaggiavano alcuni modelli costruiti tra il 2014 e il 2018 della casa degli Anelli. La quale, in un comunicato ufficiale, ha dichiarato di aver ammesso le proprie responsabilità e accettato di pagare per chiudere il contenzioso, precisando che questo avrà un “impatto negativo” sia sui conti di Audi stessa che su quelli del gruppo Volkswagen, di cui fa parte, per l’anno fiscale 2018.

In questo modo, le indagini sul marchio automobilistico sono ufficialmente chiuse, come confermano in una nota i pubblici ministeri di Monaco: “Il procedimento amministrativo contro Audi Ag aperto a causa dello scandalo diesel è con la presente chiuso in modo giuridicamente vincolante”.

A rimanere aperte sono tuttavia quelle sui singoli manager e dirigenti del colosso di Wolsfburg. In particolare l’ex amministratore delegato del gruppo Vw Martin Winterkorn e l’ex ad di Audi Rupert Stadler, attualmente sotto custodia e indagato per possibili coinvolgimenti nel caso emissioni, dopo aver risolto il proprio contratto con l’azienda tedesca all’inizio di questo mese. Al suo posto Audi ha messo ad interim Bram Schot, manager che nel nostro Paese conosciamo bene per aver guidato in passato la filiale italiana di Daimler.

Tornando ai conti, la sanzione di 800 milioni di euro ad Audi si somma a quella già subita da Volkswagen a giugno da un miliardo di euro (pagata senza fare appello, proprio come nel caso di Audi) da parte di un tribunale tedesco, portando a ben oltre 27 miliardi di euro i costi sostenuti per far fronte allo scandalo dieselgate dal 2015, anno in cui scoppiò negli Usa, ad oggi.

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Vitalizi, dopo 3 mesi anche il Senato dà via libera al taglio: Pd e Fi non votano. Di Maio: ‘Ora tocca a Regioni o stop fondi’

Tor, 16/10/2018 - 16:34

Privilegio addio anche al Senato. Tre mesi dopo la Camera, anche Palazzo Madama ha approvato la delibera che taglia i vitalizi per gli ex parlamentari. Dopo le resistenze della presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati e i temporeggiamenti tra audizioni e richieste di pareri ulteriori per evitare i ricorsi, il consiglio di presidenza ha messo in votazione il documento con un testo identico a quello di Montecitorio: 10 i voti a favore e un astenuto, mentre i senatori di Pd, Leu e Forza Italia sono usciti al momento del voto. Proprio in questi giorni il Fatto Quotidiano ha sollevato il caso del vitalizio della Casellati: la presidente ha vinto il ricorso per ottenere il privilegio relativo agli anni in cui era consigliera al Csm e secondo il senatore M5s Primo Di Nicola “non le spetta e deve rinunciare”. Intanto oggi si è arrivati al taglio per tutti gli ex parlamentari e i 5 stelle hanno festeggiato nel cortile del Senato con striscioni e palloncini: “Stiamo facendo risparmiare agli italiani 56 milioni di euro“, uno degli slogan pronunciati. Un funzionario ha poi chiesto al gruppo di allontanarsi. “Detto, fatto”, ha esultato il vicepremier M5s Luigi Di Maio su Instagram. “Promessa mantenuta. Bye bye vitalizi anche per gli ex senatori. Questo privilegio non esisterà più per nessuno. Evviva”. E ha poi rilanciato: “Nella manovra di bilancio ci sarà una norma che impone alle Regioni di tagliare i vitalizi, così come accade per Camera e Senato”. E ha specificato che in assenza di questi tagli si bloccheranno i trasferimenti per pagarli. Anche i portavoce a Bruxelles hanno annunciato battaglia: “Prossimo obiettivo #byebyevitalizi anche al Parlamento europeo“, hanno scritto su Twitter, “dove i privilegi e la casta resistono ancora. Antonio Tajani calendarizziamo subito nella Commissione competente la proposta già depositata del Movimento 5 Stelle?”. In serata è intervenuto anche il premier Giuseppe Conte: “La riduzione di sprechi e costi della politica è anch’essa una misura di equità sociale, un segno di attenzione che la ‘buona’ politica deve offrire per poter parlare con credibilità ai cittadini”.

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Anche il Carroccio ci ha tenuto a rivendicare il risultato: “Abbiamo agito in tempi rapidissimi”, hanno dichiarato i senatori della Lega Paolo Arrigoni, Roberto Calderoli, Tiziana Nisini e Paolo Tosato, “per portare avanti una battaglia della Lega e per mantenere una promessa che le forze del governo del cambiamento hanno fatto ai cittadini. Dalle parole ai fatti, contro i privilegi di pochi, in favore di tutti gli italiani”. Uno dei rischi era quello di approvare un documento diverso rispetto a Montecitorio e creare una diversità di trattamento tra ex deputati ed ex senatori. Gli emendamenti fatti al provvedimento di Palazzo Madama sono stati tutti respinti. Rimane naturalmente aperta la questione ricorsi. A Montecitorio già più di 700 hanno annunciato che si opporranno alla decisione, mentre al Senato altri potrebbero seguire la stessa strada. “Siamo pronti ad affrontarli”, ha replicato la questora Laura Bottici, uscendo dall’ufficio di presidenza del Senato.

Per i 5 stelle è un “risultato storico” e soprattutto una battaglia portata avanti da anni. I deputati, guidati dal capogruppo Francesco D’Uva, hanno aspettato i colleghi senatori davanti a Palazzo Madama e consegnato loro un salvadanaio giallo che rappresenta i risparmi ottenuti col taglio dei vitalizi della Camera. I senatori hanno simbolicamente dato il loro contributo ‘scenografico’, inserendo nel salvadanaio monetine di cioccolato da un euro. Il taglio dei vitalizi, ha sottolineato D’Uva, “dimostra che c’è una classe politica che taglia i privilegi e non se li va a dare, come è successo finora. Questa è una vittoria incredibile per noi”. “Possiamo far risparmiare 56 milioni di euro, che possono essere impiegati sicuramente per cose migliori rispetto a quello che erano i vitalizi. Oggi gioiamo per una grande vittoria del M5s”, ha ribadito Paola Taverna, vicepresidente del Senato. “Non solo risparmiamo 280 milioni di euro a legislatura tra Camera e Senato”, ha detto Alessandro Amitrano, portavoce M5s e segretario dell’Ufficio di presidenza alla Camera, “ma facciamo giustizia: i privilegiati dovranno rassegnarsi al cambiamento. Dopo la Camera anche il Senato mette fine a questo ingiusto privilegio. Nella Terza Repubblica non c’è spazio per le ingiustizie e quella di oggi è una vittoria per tutto il Movimento 5 Stelle, che ancora una volta dimostra di saper mantenere le promesse”.

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La tecnica di atterraggio sulla portaerei è rivoluzionaria: ecco come si ferma il caccia della Royal Navy

Tor, 16/10/2018 - 16:31

Un atterraggio “in verticale” che permette al caccia di fermarsi in poche decine di metri. La Royal Navy, la Marina militare inglese, ha messo a punto per la prima volta una nuova tecnica di atterraggio per i suoi F-35B, chiamata Shipborne Rolling Vertical Landing, che permette agli aerei di aumentare il carico di circa tre tonnellate. “È un metodo rivoluzionario” scrivono dalla Royal Navy. Nel video, il pilota Peter Wilson “parcheggia” il caccia sulla portaerei HMS Queen Elizabeth.

Video Youtube/Royal Navy

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Milano, inchiesta sui rifiuti in fiamme: l’azienda era senza licenza, poi il cambio di amministratore. Forti odori in città

Tor, 16/10/2018 - 16:17

Tre giorni prima il controllo e la scoperta che l’azienda non aveva le autorizzazione per stoccare 16mila metri cubi di rifiuti. Il giorno prima il sospetto cambio di amministratore societario. Poi il maxi rogo nel capannone di rifiuti di domenica notte che ancora oggi provoca forti odori di fumo e plastica bruciata in varie zone di Milano. Mentre l’Arpa Lombardia tranquilizza i cittadini informando che per ora non sono state rilevate criticità nell’aria, prosegue l’inchiesta della procura di Milano sull’incendio che ha distrutto il capannone di via Chiasserini nella zona della Bovisasca, periferia nord della città.

Squadre mobile e i vigili del fuoco che conducono le indagini stanno aspettando ora di sentire i primi testimoni e soprattutto di poter analizzare le immagini di videosorveglianza. Intanto, visti i primi aspetti emersi, il lavoro del pm Donata Costa si sta concentrando anche su possibili collegamenti con altri fascicoli in mano alla Procura. Sono state infatti coinvolte il procuratore aggiunto Tiziana Siciliano e il pm Sara Arduini per il filone sullo smaltimento illecito e il pm della Dda Silvia Bonardi che si occupa, invece, dei traffici illeciti di rifiuti. Si indaga anche su eventuali collegamenti con l’altro incendio di lunedì mattina a Novate Milanese.

Il cambio di amministratore – Sabato scorso, quindi alla vigilia dell’incendio, stando a quanto risulta dai dati acquisiti alla Camera di Commercio, Mauro Zonca, amministratore di Ipb Italia – a cui Ipb srl (amministrata dalla famiglia Pettinato, non collegata agli amministratori di Ipb Italia) ha ceduto un ramo d’azienda e il capannone – ha rimesso la carica a favore di un nuovo amministratore. Al suo posto risulta esserci ora Patrizia Geronimi. Ipb Italia, con sede a Cureggio, in provincia di Novara, aveva chiesto la licenza per lo stoccaggio e lo smaltimento di rifuiti dopo la cessione del ramo d’azienda da parte di Ipb srl, e, scrive il Corriere della Sera, l’iter era ancora in corso, anche se aveva già ottenuto un diniego preliminare visto che i titolari erano privi della fideiussione necessaria per coprire i rischi di eventuali danni ambientali, come stabilito dalle norme.

Il controllo di giovedì scorso – Il sopralluogo di polizia locale e tecnici della città metropolitana non fa altro che portare alla luce la mancanza delle autorizzazioni, nonostante nel capannone vengano stoccati migliaia di metri cubi di rifiuti, tra cui plastica, gommapiuma, carta e materiale tessile. Gli agenti compiono il controllo giovedì scorso, tre giorni prima del rogo. Ora emerge che Ipb srl – sempre in regola negli anni con i via libera a trattare rifiuti e poi in crisi finanziaria – dopo la cessione del ramo d’azienda, era intenzionata ad aprire un contenzioso relativo alla cessione, proprio perché la nuova società stoccava rifiuti senza essere autorizzata.  Gli investigatori stanno cercando, intanto, di capire chi abbia mandato quei rifiuti stoccati illecitamente nel capannone della Ipb Italia, anche perché si potrebbe trattare di soggetti già coinvolti in altre indagini sui traffici illeciti. E si stanno analizzando eventuali collegamenti con la recente inchiesta che ha portato a sei arresti dopo un rogo nel Pavese lo scorso gennaio.

L’odore di fumo in varie zone di Milano – Qualcuno si è coperto con la mascherina il naso e la bocca, i bambini sono andati a scuola con la sciarpa portata appena sotto gli occhi per difendersi dal forte odore di fumo. Sono i racconti dell’Ansa da varie zone di Milano, non solo Bovisa e Quarto Oggiaro. Anche dalle parti di San Siro, via Solari e via Washington diversi residenti hanno chiuso le finestre per difendersi dall’odore di plastica bruciata provocato dall’incendio di domenica sera. Arpa Lombardia spiega che è portato dal debole vento che, sin dalla notte, sta spirando da Nord a Sud investendo il settore occidentale della città. Per l’agenzia regionale – che ricorda che dalle misure speditive non sono state rilevate criticità rispetto agli inquinanti più pericolosi nell’immediato (monossido di carbonio, ammoniaca, acido solfidrico, aldeidi, chetoni) – si tratta di “molestie olfattive”. Intanto il monitoraggio dei microinquinanti proseguirà almeno per tutta la durata dell’incendio alla periferia di Milano, dove sono presenti sei mezzi dei vigili del fuoco per ultimare le operazioni di spegnimento.

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Salvini va in gita in Russia a revocare le sanzioni di Putin

Tor, 16/10/2018 - 16:16

Toccata e fuga a Mosca. Domani (mercoledì), Matteo Salvini farà una gita in Russia: in programma, solo l’Assemblea della Confindustria locale. Obiettivo: accelerare la rimozione delle sanzioni. La delegazione scelta per questo viaggio è ristretta: oltre allo stesso ministro dell’Interno, ne fanno parte Andrea Paganella, suo capo di gabinetto, ma soprattutto braccio destro dello spin doctor digitale Luca Morisi, l’inventore della “Bestia” (il sistema che gestisce la potente comunicazione social del segretario della Lega), anche lui oggi al Viminale. Poi, ci saranno il portavoce, Matteo Pandini e un ragazzo dello staff comunicazione. Gruppetto interessante per un incontro tutto economico.

“Abbiamo bisogno – ha detto il presidente di Confindustria russa, Ernesto Ferlenghi, in un’intervista al quotidiano Izvestia alla vigilia della visita – che il governo ascolti la nostra voce, comprenda come le imprese stanno soffrendo a causa delle sanzioni e fornisca sostegno, attraverso canali politici. Il sogno del 99% dei nostri soci è che le sanzioni vengano revocate, perché limitano e impediscono il nostro sviluppo in Russia”.

Va ricordato che l’Unione europea e gli Stati Uniti hanno varato una serie di sanzioni contro la Russia dopo l’annessione della Crimea da parte di Mosca, nel marzo del 2014, in seguito alla rivolta ucraina nel Donbass per ripristinare la Costituzione contro il presidente filo-russo, Yanukovich. Proprio quell’episodio è al centro, oggi, del rovesciamento della comunicazione ufficiale. Capofila dell’operazione, Marcello Foa, attualmente presidente della Rai: da anni sostiene come in quella rivolta contro la Russia, ci fu un contributo importante di milizie paramilitari neo naziste. D’altra parte, lo stesso Salvini sostiene la legittimità di quell’annessione: “C’è stato un referendum”, ha detto a giugno al Washington Post, senza accennare al fatto che si trattò di una consultazione viziata. E nella stessa intervista ha accusato “potenze straniere” di aver finanziato “la pseudo-rivoluzione” ucraina.

Ecco dunque che il cerchio si chiude e si rivela il nesso tra imprenditori e comunicatori: la strada della rimozione delle sanzioni passa per un nuovo racconto di quella storia.

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Lodi, Alessandra Mussolini vs Friedman: “Povero stronzo, tornatene in America”. “Cafona, dici solo parolacce”

Tor, 16/10/2018 - 16:15

Bagarre a L’Aria che Tira (La7) tra l’europarlamentare del Ppe, Alessandra Mussolini, e il giornalista Alan Friedman sul caso dei bambini stranieri esclusi dalla mensa di Lodi. Viene interpellato sull’argomento un lavoratore licenziato della Nilfisk di Guardamiglio (Lodi): l’azienda, specializzata nella produzione di macchine idropulitrici, ha annunciato la chiusura dello stabilimento nel paese lombardo e la sua delocalizzazione, determinando il licenziamento di 100 dipendenti. L’operaio afferma che la legge deve essere uguale per tutti.
Alessandra Mussolini si dichiara concorde, ma viene interrotta da Friedman che commenta: “Certo che è d’accordo, lei è la nipote di un dittatore statalista”. “Io non lo sento proprio, né lo vedo”, replica l’europarlamentare, esibendo il dito medio. Poi spiega: “Ci sono tanti cittadini italiani che hanno figli e che vengono messi in fondo alle graduatorie perché purtroppo ci sono tante famiglie di extracomunitari che, magari, non hanno il diritto alla mensa, visto che hanno le possibilità economiche. Le regole devono valere per tutti”.
Francesca Donato, presidente del Progetto Eurexit, condivide il parere della europarlamentare, ma Friedman dissente: “Non scendo a livelli bassi con gli interlocutori, che non sono informati. L’Italia che amo e che conosco è un Paese di solidarietà”.
Mussolini insorge: “Con chi ce l’ha? Con il lavoratore?”. Ed esplode la polemica in studio.
“Potrei finire la frase o vuole continuare a essere volgare?” – protesta Friedman – “Lei sta facendo la cafona per non farmi finire di parlare?”.
Mussolini insiste: “Friedman ha offeso il lavoratore e bisogna reagire”.
“Cerchiamo di non offenderci a vicenda”, ammonisce la conduttrice Myrta Merlino.
“Io mi sento offeso solo dalle persone che stimo” – risponde Friedman – “Quindi, non mi offendo”.
Povero stronzo”, commenta Mussolini.
Attimi di gelo in studio con Friedman che chiede: “Scusami? Ho sentito una parola brutta”.
No, ho detto ‘povero sciocco’”, replica Mussolini, che poi ammette di aver pronunciato l’altro epiteto.
Scoppia nuovamente la polemica e Friedman si rivolge alla conduttrice: “Myrta, io non credo che questo sia signorile”.
“Myrta, io non posso ogni giorno subire”, si lamenta Mussolini.
“Lei è molto volgare” – ribadisce Friedman, che ripete per sei volte “parolacce”.
“E chi se ne frega”, ribatte l’ex esponente di Forza Italia.
Lo scrittore poi ribadisce: “L’Italia che conosco e che amo è un Paese di solidarietà. C’è una Chiesa cattolica che predica solidarietà”.
E Mussolini lo interrompe nuovamente: “Ma perché non te torni in America? Stai in Italia a rompere le cose, ma tornatene in America

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Manovra, dal reddito di cittadinanza alla salute: la videoscheda punto per punto

Tor, 16/10/2018 - 16:15

Reddito di cittadinanza, assunzioni, flat tax, taglio dell’Ires, le pensioni quota 100 fino allo stop (graduale) al numero chiuso per la facoltà di Medicina. Ecco in pillole i principali provvedimenti inclusi nella manovra varata dal Governo nella video-scheda dell’Ansa.

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Fabrizio Corona: “Ho subito un furto. Mi hanno rubato i soldi che avevo messo via per Carlos e ho perso la testa”

Tor, 16/10/2018 - 16:13

Chiedo perdono a Silvia Provvedi”. Dopo averla lasciata e dopo aver detto ai microfoni di Verissimo di non averla mai amata, Fabrizio Corona fa ora mea culpa e, in una lunga intervista a Chi, chiede perdono all’ex fidanzata. “Ho visto Silvia piangere in tv: lei mi ha dato tanto e io ho sbagliato a dire che non l’ho amata. Bisogna avere le palle per chiedere scusa. Ma in quel momento vedevo nemici ovunque. Ho iniziato a dubitare di tutti, anche di Silvia, lo ammetto”.

Poco prima che la Provvedi entrasse nella casa del Grande Fratello Vip infatti, l’ex re dei paparazzi si era lasciato “scappare” che nel suo cuore c’erano posto solo per Nina Moric e Belen Rodriguez. Un duro colpo per lei, soprattutto dopo “tutto quello che ho fatto per lui, gli avevo promesso che mi avrebbe trovato una volta uscito dal carcere e così è stato”. Ma ora Corona si dice pronto ad incontrarla per confrontarsi e scusarsi personalmente: “Il giorno che ho detto di non amarla avevo subito un furto in casa e ho sporto denuncia. Mi hanno rubato i soldi che avevo messo via per mio figlio e ho perso la ragione”, spiega ancora Fabrizio che precisa però, come questo riavvicinamento da parte sua non debba essere frainteso con un ritorno di fiamma: “Lo so che ha bisogno di me e con estremo affetto, adesso, sono pronto a darglielo, a farla sorridere. Parlo di affetto, non di amore, perché l’amore è finito, lo confermo”.

Poi l’ex re dei paparazzi torna a parlare del periodo difficile da lui vissuto e di come si sia pentito per quanto detto a Silvia Provvedi: “Ho avuto il diavolo in corpo. Dentro un girone infernale, non salvi nessuno: vuoi bruciare con tutti quelli che hai intorno. Ora sono più sereno – continua -. Ho ascoltato e riascoltato le parole di Silvia nella Casa e solo ora posso ammettere che sono pronto a fare un passo indietro. Silvia mi è stata vicina quando stavo male, sono in debito, ma conosco le sue debolezze. So che non sta bene. E credo che solo io posso capire che cosa si nasconde dietro quelle lacrime. C’è un dolore profondo. Oggi allungo una mano verso di lei. Silvia non è una ragazza forte come appare, è molto debole”.

A complicare le cose tra i due però, ora ci sono le accuse lanciate contro Fabrizio Corona dalla madre della Provvedi che lunedì sera, durante la puntata del Gf Vip, ha accusato l’ex paparazzo di non aver mai restituito a Silvia dei gioielli che aveva lasciato a casa di lui.

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Il Verdetto, un giudice e un ragazzo malato. Lo scontro tra scienza e religione diventa un film vibrante

Tor, 16/10/2018 - 16:11

Niente sesso, siamo inglesi. L’incipit lo rubiamo alla rivista Sight and Sound. Anche se in The Children Act – Il verdetto non c’è traccia di umorismo, bensì di sentimenti strazianti e vive pulsioni dell’anima ricoperti da un sottile strato di frenante formalità culturale da alta società britannica. Il matrimonio della 59enne giudice Fiona Maye (Emma Thompson, inarrivabile e suprema) va a rotoli, e nella corte del tribunale da lei presieduto deve contemporaneamente decidere sul caso di Adam Henry, un diciassettenne figlio di Testimoni di Geova, che per principi religiosi rifiuta le trasfusioni di sangue che gli salverebbero la vita. jwplayer("jwp-QnvLWs6z").setup({ playlist: [{"mediaid":"QnvLWs6z","description":"","pubdate":1539696251,"tags":"cinema","image":"https:\/\/cdn.jwplayer.com\/thumbs\/QnvLWs6z-720.jpg","title":"Il verdetto, children act","variations":[],"sources":[{"type":"application\/vnd.apple.mpegurl","file":"https:\/\/cdn.jwplayer.com\/manifests\/QnvLWs6z.m3u8"},{"width":320,"height":180,"type":"video\/mp4","file":"https:\/\/cdn.jwplayer.com\/videos\/QnvLWs6z-2kLOQlpN.mp4","label":"180p"},{"width":480,"height":270,"type":"video\/mp4","file":"https:\/\/cdn.jwplayer.com\/videos\/QnvLWs6z-mgX5kRUd.mp4","label":"270p"},{"width":720,"height":406,"type":"video\/mp4","file":"https:\/\/cdn.jwplayer.com\/videos\/QnvLWs6z-DGOVPaTh.mp4","label":"406p"},{"width":1280,"height":720,"type":"video\/mp4","file":"https:\/\/cdn.jwplayer.com\/videos\/QnvLWs6z-00rmffRE.mp4","label":"720p"},{"type":"audio\/mp4","file":"https:\/\/cdn.jwplayer.com\/videos\/QnvLWs6z-jz9FGUIN.m4a","label":"AAC Audio"},{"width":1920,"height":1080,"type":"video\/mp4","file":"https:\/\/cdn.jwplayer.com\/videos\/QnvLWs6z-4X01Yi7v.mp4","label":"1080p"}],"tracks":[{"kind":"thumbnails","file":"https:\/\/cdn.jwplayer.com\/strips\/QnvLWs6z-120.vtt"}],"link":"https:\/\/cdn.jwplayer.com\/previews\/QnvLWs6z","duration":122}] });

L’incontro con il minorenne Adam sul letto d’ospedale, inusuale per il protocollo e i codici della giustizia, avrà conseguenze decisive sul verdetto che la donna emetterà, come sul rapporto in frantumi con suo marito (Stanley Tucci), ma soprattutto sul rinnovato slancio vitale del ragazzo morente (Fionn Whitehead). Affidato nelle delicate e composte mani di un regista british drama come Richard Eyre (Iris, Diario di uno scandalo), The children act rimane chiaramente una riflessione attorno al basculante crinale dell’etica pubblica di fronte allo scontro tra religione e scienza; ma assume un ulteriore spessore drammatico, anzi attorno al minuto cinquanta diventa un altro film, ancora più compatto e vibrante, concentrando la voluminosità dell’intensità drammaturgica nella classica crisi sentimentale che travolge i protagonisti dei romanzi di Ian McEwan.

Già, perché The children act è tratto dal  tredicesimo titolo dello scrittore inglese che qui si prodiga nella realizzazione di una sceneggiatura asciutta, e senza sbrodolature da io narrante, che a memoria di chi scrive risulta molto meglio del claudicante romanzo. Dicevamo della compostezza del tratto fine ed essenziale di Eyre, ma la standing ovation è tutta per la Thompson. Racchiusa in un ruolo sociale rigido e imparruccato, ma comunque conquistato alla pari degli altri uomini, Fiona è il nucleo pulsante del film. La coriacea corazza che nemmeno il marito con scappatella annunciata riesce a scalfire, viene tagliata come burro dalle ovvie velleità di un adolescente (un Whitehead un tantino anagraficamente fuori parte, ma ci sta). Dopo che Fiona ha diretto narrativamente il traffico, come un vero giudice per tutto il tempo del racconto, la sua performance finale con trasformazione di voce, corpo e azione è qualcosa di cinematograficamente e poeticamente memorabile. La trasposizione di McEwan è un tantino superiore al “suo” Enduring Love di Roger Michell (2004) e un millimetro inferiore all’Espiazione di Joe Wright (2007). Per una volta la traduzione del titolo del romanzo originale in italiano fatta dell’editore Einaudi, La ballata di Adam Henry, risulta più contenutisticamente più attinente del pur razionalista The children act- Il Verdetto.

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