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Elezioni, La Russa (FdI) vs Fioroni (Pd): “Centri Sociali? Antifascisti da operetta, votano per voi”. “Dici balle”

7 ur 7 min ago

Botta e risposta a Omnibus (La7) tra il deputato di Fratelli d’Italia, Ignazio La Russa, e il parlamentare del Pd, Giuseppe Fioroni, sull’aggressione al segretario provinciale di Forza Nuova, Massimo Ursino. “Io sono allarmato dalla violenza” – commenta La Russa – “Non c’è alle spalle la violenza delle Brigate Rosse e di tutto quel mondo di sinistra legato alla teoria marxista-leninista. Però c’è di peggio: la volontà di usare questo inconsistente antifascismo di ritorno e in ritardo con la storia, per coprire la inconsistenza della sinistra e del governo. E’ tornato di moda, a 71 anni dalla fine del fascismo, l’antifascismo da operetta, che però produce violenza”. E aggiunge: “Sappiamo tutti che Forza Nuova e Casapound non arriveranno mai al Parlamento, ma non possono essere criminalizzati e vanno lasciati liberamente in pace. Ad esempio, non è consuetudine dell’estrema destra quella di andare a disturbare le manifestazioni altrui. E invece questo è sistematicamente il metodo usato anche dalla sinistra più violenta. Da lì partono le violenze”. “Le vicende di Casapound e FN non sono quelle di ragazzini che sbagliano” – replica Fioroni – “Noto in Fratelli d’Italia questa incapacità di riuscire a mettere un argine a destra”. La Russa scoppia a ridere e chiede: “E tocca a noi? Ma cosa vuol dire? Tu sei al governo, fate di tutto per strumentalizzare e tocca a me mettere l’argine? Questa veramente è la più grossa, non l’avevo mai sentita. Hai superato ogni limite”. E rincara: “Dillo ai centri sociali, che poi votano per voi”. Fioroni insorge: “Guarda, La Russa, di balle ne puoi dir tante, ma che i centri sociali votino per il Pd no”

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Roma, nulla di fatto per gli sgomberati dei Santi Apostoli: “Dormiamo al freddo, ma continuano a chiederci di aspettare”

7 ur 14 min ago

“È una partita da tennis tra Regione e Comune. E la pallina siamo noi”. Claudio è uno dei rappresentanti delle famiglie sgomberate in estate da Cinecittà e che da sei mesi vivono accampate nella basilica dei Santi Apostoli a Roma. I 22 nuclei famigliari che da allora avevano occupato i portici della chiesa in pieno centro, a due passi dal Campidoglio, una settimana hanno fatto i bagagli. “Andiamo sotto al palazzo che la Regione ci ha promesso ma non ancora assegnato”, spiegava Donatella tra un bustone e un materasso arrotolato. Ma quel giorno, il 15 febbraio scorso, si sono trovati davanti la polizia. E si sono sparpagliati. Alcuni tornando per la notte a Santi Apostoli, altri in occupazioni sparse per la città.

Martedì 20 febbraio, una nuova giornata di mobilitazione con un presidio sotto alla sede della regione Lazio. In serata una delegazione è stata ricevuta dalla segreteria del presidente Nicola Zingaretti. Risultato: se ne riparla tra 20 giorni, dopo le elezioni.Resta l’impegno ad assegnare loro un palazzo a Pineta Sacchetti, usando la causale dell’emergenza freddo – le politiche abitative spettano infatti al Comune, che dal canto suo in questi sei mesi ha messo a disposizione la Sala Operativa Sociale e soluzioni mai accettate dagli sgomberati per cosiddette “fragilità”, “separando di fatto le famiglie”, dicono gli occupanti.

Per la messa a norma dello stabile di via Ventura servono ancora almeno venti giorni, dice la Regione. “Queste sono famiglie non hanno un posto dove andare”, spiegano i manifestanti. “Il comune di Roma dovrebbe invece finalmente attuare la delibera per l’emergenza abitativa”. “Accogliamo con favore la decisione della Regione Lazio di finanziare i lavori che renderanno utilizzabile per l’accoglienza l’immobile di sua proprietà in via Ventura”, fa sapere il Campidoglio con una nota dell’assessora Laura Baldassarre. “La decisione è in piena sintonia con quanto condiviso e stabilito nei tavoli tecnici tra la Regione stessa e Roma Capitale, dove era stata riscontrata la necessità di realizzare alcuni lavori sull’immobile”

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Consulta, presidente: “Dj Fabo, no ad accanimento contro vita e morte”. E sul voto: “Astenersi è inaccettabile”

7 ur 21 min ago

Parla del voto del 4 marzo ma anche della decisione che dovrà prendere la Consulta sul caso di Dj Fabo e del linguaggio spesso “oscuro” dei giuristi. Il presidente della Corte Costituzionale Paolo Grossi, nell’incontro con la stampa dopo la relazione sull’anno giudiziario appena concluso, interviene sul caso di Fabiano Antoniani, il 40enne milanese che ha scelto il suicidio assistito in Svizzera. E che è stato accompagnato nella clinica della Dignitas a Zurigo da Marco Cappato, tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni, imputato a Milano per il reato di aiuto al suicidio, di cui la Consulta è stata chiamata a valutare la costituzionalità.

Per Grossi sono “da condannare sia l’accanimento contro la vita sia l’accanimento contro la morte. La domanda che mi pongo è: di quel signore paraplegico o era una semplice esistenza quotidiana fatta di insopportabili sofferenze? Credo che i giudici costituzionali partiranno da questa domanda”, ha detto facendo riferimento a Dj Fabo e sottolineando che non sarà presente quando la Consulta deciderà sul caso perché domani terminerà il suo mandato. “Quel caso mi fa porre tante domande perché ci sono dei valori che sono in gioco, preminenti, importanti, in una dimensione dove regna l’assoluto di etica e religione – prosegue – Il problema è enorme, ci sono valori confliggenti. Poniamoci queste domande. È stato un suicidio? O è stato semplicemente un tener conto di una sofferenza enorme?”.

Grossi interviene anche sul voto del 4 marzo, dichiarando che l’astensione “non è accettabile sul piano etico e sociale. Il voto – ha proseguito – è l’arma del popolo sovrano, partecipare al voto è un dovere del cittadino. Si voti come si vuole, ma si voti”. Per il presidente della Corte Costituzionale non c’è dubbio: “Votare è un dovere. Il fatto che ci sia uno scollamento dei cittadini con le istituzioni, uno scontento dei cittadini su cui il potere politico dovrebbe fare di più, non è una giustificazione” al non voto. Una considerazione anche sul linguaggio delle leggi, che è spesso “oscuro” e, aggiunge, “noi giuristi non teniamo conto dei nostri uditori”. I giuristi, ha proseguito, utilizzano “un linguaggio tecnico per comunicare tra loro ma si sono poco preoccupati del cittadino”. “Abbiamo tentato, a volte riuscendoci, di scrivere con chiarezza. Il nostro problema oggi è comunicare – aggiunge -. Se c’è un testo chiaro pensato anche per il cittadino comune è quello della Costituzione, noi giuristi non imitiamo i padri costituenti, in questo e dovremmo riuscirci. Ogni giurista dovrebbe caricarsi della responsabilità di una maggior chiarezza”. E conclude: “Accetto critica – prosegue – faccio mea culpa con collegio giudici, ma sottolineo che c’è un forte tentativo di rendere comunicabili nostre sentenze e pronunce”.

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Claudio Gentile: “M5s mi ha chiesto di fare ministro dello Sport, ma ho rifiutato. Di Maio molto serio, voterò per lui”

7 ur 26 min ago

Quando mancano pochi giorni all’annuncio della squadra di governo M5s, l’ex calciatore della Juventus e della nazionale campione del mondo 1982 Claudio Gentile ha confermato di aver ricevuto la proposta di fare il ministro dello Sport e di aver rifiutato. “Non ho accettato”, si legge in un post pubblicato sul Blog delle Stelle, “non certo perché non mi ritrovo nelle posizioni del Movimento 5 stelle, ma perché sono uno sportivo e tale voglio restare. Molto umilmente penso di non essere la persona adatta per ricoprire quel ruolo”.

Gentile, dopo aver detto che “alcune sue frasi sono state travisate dai media”, ha anche aggiunto: “Per quanto riguarda Luigi Di Maio, ho parlato con lui e l’ho trovato molto preparato e molto serio nello svolgimento del ruolo che ricopre e la sua proposta mi ha onorato. E’ bello che si pensi a persone estranee alle logiche dei partiti e delle spartizioni delle poltrone e sono convinto che troveranno le persone adatte per i ruoli di governo”. Gentile ha anche detto che voterà M5s: “Il motivo è semplice”, ha concluso, “penso che siano gli unici in grado di fermare la corruzione e far partire il cambiamento del Paese. Con il gioco di squadra ci riusciranno. Io nel mio piccolo spero di poter contribuire e ognuno di noi ha la possibilità di partecipare e scegliere il cambiamento. E’ ora di partire in contropiede”.

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Bari, presunto pedofilo picchiato in diretta Facebook. Attirato in casa del minore, trova i familiari

7 ur 32 min ago

La polizia sta indagando su un episodio avvenuto domenica 18 febbraio 2018 a Bari, dove un uomo è stato attirato in un’abitazione privata. Convinto di incontrare un bambino col quale pensava di aver chattato, l’uomo è caduto nella trappola della madre che nelle conversazioni online si era spacciata per il figlio undicenne. Accettato l’invito, l’uomo si è recato a casa del minore convinto di consumare un rapporto sessuale. Ad attenderlo i familiari del piccolo che hanno costretto l’uomo a una confessione dettagliata delle sue intenzioni e a subirne le immediate conseguenze: un pestaggio durato mezz’ora, tutto in diretta su Facebook. Nel corso della diretta, l’uomo viene costretto a esibire i suoi documenti perché non rimangano dubbi sulla sua identità. Al termine la famiglia ha chiamato la polizia, che indaga dopo il racconto degli stessi protagonisti

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Boschi candidata a Bolzano, il Pd rischia di perdere elettori se esclude i locali

7 ur 48 min ago

Dura la scelta questo giro di elezioni. Tra le notizie che riportano rincorse a sputarsi addosso fatti e misfatti, che coinvolgono un po’ tutti i partiti del panorama politico italiano, ne spicca una in particolare, che mi ha colpito in questi ultimi giorni. Quella interna al Pd altoatesino che, a soli dieci giorni dal voto e, quindi in pieno rush finale di campagna elettorale, si spacca clamorosamente e fragorosamente.

Alcuni esponenti di spicco, mica semplici tesserati, hanno deciso di uscire dal partito e prendere la porta d’uscita, sbattendola in faccia alla nomenklatura nazionale che ha imposto al partito locale le candidature di Gianclaudio Bressa e Maria Elena Boschi, lasciando a casa la deputata locale e uscente Luisa Gnecchi. La candidatura imposta di Maria Elena Boschi era già “viziata” da una forzatura nata come partita di scambio tra Pd e SVP, per garantire alla SVP l’elezione di un rappresentante nel proporzionale e per altre vicende più “materiali”, già spiegate nell’articolo del Fatto.

A Roma non si sono resi conto che la specificità del territorio altoatesino non permette imposizioni così fortemente calate dall’alto, senza nemmeno considerare la base che, poi, in campagna elettorale, serve davvero per trascinare al voto la cittadinanza. Il rischio, molto serio, è proprio quello di vedere un grande disimpegno nella base piddina altoatesina nel portare avanti la campagna elettorale. E, all’emorragia dei partecipanti di spicco, che è eclatante in forma e modo, seguirà sicuramente la perdita dei voti delle aree di riferimento dei soggetti stessi, radicati sul territorio e attivi, molto attivi politicamente. Ma, davvero questo Pd pensa di poter sempre bypassare il senso di territorialità profondamente intenso in queste regioni di confine? Davvero pensa, il Pd nazionale, di non potersi fare carico, con il dialogo e il confronto, di un coinvolgimento maggiore dei territori e dei suoi rappresentanti nella scelta dei candidati?

A mio modesto parere questa è una strada molto pericolosa, che porta a far allontanare maggiormente le persone dal voto del 4 marzo prossimo o, peggio ancora, orienta molti elettori verso forze politiche diverse. Ma, a volte, non si capisce davvero dove il Pd nazionale voglia arrivare; leggo che Renzi non ha intenzione alcuna di dimettersi, nemmeno qualora il risultato elettorale lo bocciasse pesantemente. Sarebbe a dire che il “rottamattore” non può essere rottamato, nemmeno quando nel suo progetto è finita proprio la stessa macchina che voleva creare.

Se questa è la politica nuova, non trovo differenze con quella precedente; avanti sempre i soliti, purché della stretta cerchia del “giglio magico”, sia in Alto Adige che in tutto il resto d’Italia. Poi, ripeto, non chiediamoci continuamente perché la gente, disamorata da questo schifo di politica, non vada più a votare.

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Italiani scomparsi in Messico, 33 poliziotti sotto inchiesta

7 ur 54 min ago

Il procuratore dello Stato di Jalisco, Raul Sanchez, ha annunciato, in una conferenza stampa, che 33 membri della polizia della città di Tecalitlan verranno portati nella capitale dello Stato,  Guadalajara, perché sotto inchiesta a seguito della scomparsa di Raffaele Russo, del figlio Antonio e del nipote Vincenzo Cimmino, il 31 gennaio scorso. Sanchez ha fatto anche sapere che le autorità hanno chiesto a Roma un controllo penale, il che significa che stanno “chiedendo all’Italia documenti per tutti e sei gli italiani, non solo per i tre che sono scomparsi”.

Sempre in Messico, l’altro giorno, si è svolto un primo incontro tra il procuratore Sanchez, il pm locale e il responsabile italiano dell’Interpol nel Pese del Centro America su delega della Procura di Roma, per fare il punto sulle indagini. L’ultimo messaggio inviato dai tre napoletani è stato localizzato proprio nella zona di Tecalitlan a 700 km da Città del Messico. Le autorità messicane stanno puntando la loro attenzione su appartenenti al cartello criminale “Jalisco new generation” che controlla alcune aree della zona e con cui i tre italiani potrebbero essere entrati in contatto. Sulla vicenda la Procura di Roma ha avviato una indagine coordinata dal pm Sergio Colaiocco.

Il portavoce della famiglia, Gino Bergamè, sostiene che i tre napoletani “siano rinchiusi in un carcere in Messico. Siamo stati contattati da familiari di altre persone che da tempo non hanno più avuto notizie dei loro congiunti“. Aggiungendo: “Qualcuno dei familiari ha anche pensato di raggiungere il Messico ma, a parte la mancanza di disponibilità economica, crediamo, vista la reticenza finora mostrata delle istituzioni messicane, che sarebbe un viaggio a vuoto e, forse, anche pericoloso. La nostra unica possibilità rimane affidarci alla Farnesina che deve insistere sulla pista che porta al commissariato di Tecalitlan dove, nel giorno della scomparsa, una operatrice ci assicurò al telefono che i tre italiani erano in loro custodia“.

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Jennifer Lawrence: “Il mio abito troppo scollato per il freddo di Londra? Ridicolo. Indosso quello che voglio”

8 ur 1 min ago

Il vestito è mio e me lo gestisco io. Jennifer Lawrence ha risposto alle critiche di chi ha definito la sua presenza “deprimente” durante il photocall del film Red Sparrow. Scatti fotografici rapidi effettuati pochi minuti prima dell’anteprima del film su un terrazzo ai piani alti di un grattacielo, mentre la Lawrence indossava un abito Versace scosciato e scollato sotto le rigide temperature dell’inverno londinese.

Con uno spigliato post sulla sua pagina Facebook, la 27enne star hollywoodiana ha subito fatto capire che si è arrivati oltre le soglie dell’assurdo: “Tutto questo è sessista, ridicolo, e per nulla femminista”, ha scritto. “Esagerare su tutto ciò che uno dice o fa, creare polemiche su innocue sciocchezze tipo quella di che abito scelgo di indossare o meno, non ci fa certo crescere. Significa semplicemente creare sciocche distrazioni rispetto ai problemi reali. Tutto ciò che mi vedete indossare è una mia scelta, anche se indossando un abito voglio avere freddo”.

A dare fuoco alle polveri erano stati il sito web Jezabel e il quotidiano Metro. Entrambe le testate avevano commentato come inopportuna la scelta di apparire con un abitino succinto di fianco ai colleghi, protagonisti di Red Sparrow, Matthias Schoenaerts, Jeremy Irons e Joel Edgerton. I tre vestiti con stivaloni, cappotti e sciarpe hanno subito attirato l’attenzione per contrasto dei commentatori che hanno suggerito di “offrire a Jennifer un cappotto”, oppure che la scelta era per obbedire a dettami di qualche contratto con la casa di moda che ha offerto l’abito.

“Quel vestito di Versace è favoloso. Qualcuno pensa che l’avrei dovuto coprire con qualche sciarpa o cappotto? Sono rimasta fuori all’aperto per cinque minuti. Ma sappiate che mi sarei fermata anche sotto la neve per quel vestito perché amo la moda e perché questa è stata una mia scelta”. Ciò che è accaduto a Londra all’attrice premio Oscar accade del resto ogni giorno sul red carpet del Festival di Berlino dove diverse attrici e spesso anche alcuni attori passeggiano davanti ai fotografi per gli scatti di rito con vestiti da sera leggeri prima di entrare al Berlinale Palast mentre i termometri segnano temperature sottozero. Identico discorso sulle foto scattate per i cataloghi di moda della stagione estiva, con modelle e modelli vestiti leggeri, ovviamente otto-dieci mesi prima in località di mare anche se si è realmente in pieno inverno.

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La Confessione, ospite su Nove Anna Mazzamauro: “Non è stato Brignano a picchiarmi sul set di ‘Poveri, ma ricchi'”

8 ur 2 min ago

“No, non è stato Enrico Brignano a picchiarmi sul set di ‘Poveri, ma ricchi‘”. Anna Mazzamauro consegna la sua verità a Peter Gomez, intervistata a La Confessione in onda sul canale Nove, venerdì 23 febbraio alle 23. Dopo un fuoco incrociato di interviste accusatorie, i social avevano individuato in Enrico Brignano il “colpevole” delle botte. L’attore romano aveva mostrato a Il Fatto Quotidiano le prove a sua discolpa. La Mazzamauro , per la prima volta, spiega cosa accadde sul set: “Siccome, senza volerlo, ho accavallato una mia battuta su quella di un altro attore, sono stata strattonata con tanta forza che si è spostato il menisco dell’orecchio“. “Ha subito un danno permanente?”, incalza il conduttore. “Sì, una lesione molto grave”. L’attrice punta il dito contro i collaboratori sul set del film di Brizzi che le hanno chiesto di mettere tutto a tacere: “Queste oche del Campidoglio starnazzavano per annunciare a Roma che stava per arrivare il barbaro”, lascia intendere la Mazzamauro, che nell’intervista raccconta anche aneddotti sul contrastato rapporto con Paolo Villaggio. Inoltre, “la produzione silenziato tutto, quella stessa produzione che quando è scoppiato lo scandalo Brizzi, ha lasciato che lo si dipingesse come un mostro”. “Ma insomma ci dica chi è stato a maltrattarla signora Mazzamauro”, torna a chiedere Gomez. “E allora, lei signor Gomez, mi lasci parlare…”.

L’intervista ad Anna Mazzamauro segue la puntata della scorsa settimana con ospite Marco Baldini. Dopo i buoni risultati d’ascolto, la seconda stagione del programma torna sul canale Nove il venerdì, alle 23, subito dopo Fratelli di Crozza, lo show satirico di Maurizio Crozza. Tutte le puntate della prima stagione (Emilio Fede, Alex Schwazer, Lele Mora, Vittoria Schisano, Vittorio Sgarbi, Alba Parietti, Antonio Di Pietro, Erri De Luca, Malena, Giacobbe Fragomeni, Vanna Marchi, Vittorio Cecchi Gori) e l’intervista esclusiva a Fausto Bertinotti sono disponibili in abbonamento sul sito e sulla applicazione di Loft.

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Torino, esposto di Mattiello (Pd) ai pm: “Sciogliere Casapound e Forza Nuova, tentano di riorganizzare Partito fascista”

8 ur 7 min ago

Simone Di Stefano, il leader di CasaPound, è atteso stasera a Torino. Ad attenderlo ci saranno molti antifascisti dei centri sociali, ma anche dell’Anpi e di molti partiti e movimenti di centrosinistra e sinistra. È già molto teso il clima intorno alla presentazione dei candidati locali della formazione di estrema destra e stamattina la Digos della Questura di Torino ha eseguito alcune perquisizioni ai militanti del centro sociale Askatasuna e altri di CasaPound piu vicini alle frange violente degli ultras. Un antagonista di 29 anni, L.D., è stato arrestato per il possesso di una bomboletta di gas lacrimogeno Cs, il cui uso è riservato alle forze dell’ordine. Nel frattempo alla procura di Torino il deputato Pd Davide Mattiello ha consegnato al procuratore Armando Spataro un esposto contro CasaPound e Forza Nuova per la violazione della legge Scelba. Secondo il parlamentare i due movimenti di estrema destra violano le norme che vietano la riorganizzazione del Partito fascista.

Per sostenere la sua ipotesi Mattiello ha allegato all’esposto un dossier con “documenti che dimostrano quanto CasaPound e Forza Nuova abbiano raccolto l’eredità politica del Partito Fascista”, spiega il deputato. Ci sono le dichiarazioni dei leader e degli esponenti dei due movimenti che si dichiarano eredi del Partito fascista e delle sue derivazioni. Il politico Pd ricorda che l’articolo 1 della legge Scelba pone paletti precisi: “Quando una associazione, un movimento o comunque un gruppo di persone non inferiore a cinque persegue finalità antidemocratiche proprie del partito fascista, esaltando, minacciando o usando la violenza quale metodo di lotta politica o propugnando la soppressione delle libertà garantite dalla Costituzione o denigrando la democrazia, le sue istituzioni e i valori della Resistenza, o svolgendo propaganda razzista, ovvero rivolge la sua attività alla esaltazione di esponenti, principi, fatti e metodi propri del predetto partito o compie manifestazioni esteriori di carattere fascista”, recita la legge.

Per lui i presupposti ci sono tutti, anche perché i principali rappresentanti di CasaPound e Forza Nuova non negano i legami con quell’ideologia. “Lei è fascista?”, chiedeva un giornalista del Corriere della Sera in un’intervista a Di Stefano pubblicata il 18 novembre scorso: “Certo. Siamo gli eredi della tradizione che dopo Rsi e Msi è stata interrotta da An”, rispondeva il leader di Casapound. A luglio, a Il Tempo, dichiarava di essere pronto a finire in carcere per la legge Fiano: “Se dichiararsi fascisti ed estimatori dell’opera di Mussolini comporta andare in galera ci andremo tutti”. Valerio Arenare, esponente di Forza Nuova, diceva all’Huffington Post di sentirsi “orgoglioso di essere definito fascista” e pochi giorni fa ribadiva alla testata Estense.com: “È dall’età di 16 anni che annuncio che il Fascismo è un punto di riferimento, ma oggi c’è Forza Nuova”.

Basterà questo ad arrivare allo scioglimento delle due formazioni? “La giustizia farà il suo corso”, dice Mattiello. Il procuratore Spataro ha fatto protocollare l’esposto e incaricherà un magistrato di occuparsene. Intanto però Di Stefano si sente tranquillo: all’agenzia Vista il 18 febbraio 2018 chiedeva: “Spiegatemi per quale motivo CasaPound dovrebbe essere sciolta quando il glorioso Movimento Sociale è stato seduto in Parlamento dal 1946 finché non è arrivato Gianfranco Fini e non è stato mai sciolto da nessuno. E sì che loro erano l’eredità storica del fascismo italiano, come ci consideriamo anche noi oggi”.

“Chi cerca di riorganizzare il Partito fascista, appellandosi a quell’ideologia in qualunque modo, è fuori dalla conversazione politica repubblicana italiana – dichiara Mattiello -, tanto è vero che esiste la legge Scelba per sciogliere queste organizzazioni. È già successo in passato con Avanguardia Nazionale e Ordine Nuovo, ma da quello scioglimento sono gemmate nuove organizzazioni di estrema destra i cui dirigenti arrivano proprio da quel percorso già dichiarato fuori legge”. Secondo il deputato “sollecitare l’intervento della magistratura è anche un modo per tenere questo conflitto nell’alveo del diritto oltre che del dibattito pubblico” e per arginare le derive violente. “Siamo democratici perché antifascisti e abbiamo una Costituzione repubblicana e parlamentare proprio perché antifascista”, conclude Mattiello.

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Monnezza quiz

8 ur 17 min ago

Monnezza quiz – da Il Fatto Quotidiano #DeLuca#rifiuti #bloodymoney Fanpage.it #monnezza #campania #natangelo

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Industria, Istat: “Nel 2017 fatturato su del 5,1%”. Traina l’energia grazie all’aumento del prezzo del petrolio

8 ur 17 min ago

Nel 2017 il fatturato dell’industria italiana corretto per gli effetti del calendario è salito del 5,1%. E’ il maggiore incremento dal 2011. Dai dati Istat diffusi il 22 febbraio emerge che a trainare è stato il fatturato della produzione di energia, comparto che include l’estrazione di materie prime energetiche (petrolio, gas naturale, lignite) e la raffinazione: è salito del 13%. Ha quindi avuto un ruolo importante l’aumento del prezzo del petrolio, che nel 2016 era sceso sotto i 20 dollari al barile. Se si guarda solo al manifatturiero, il fatturato è cresciuto in volume del 3,3%. Sono comunque saliti anche gli ordinativi, che hanno segnato un +6,6% anno su anno.

A dicembre il fatturato dell’industria è cresciuto del 2,5% su novembre – grazie sia al mercato interno (+2,9%), sia a quello estero (+1,9%) – e del 7,2% sullo stesso periodo del 2016. Gli ordini mostrano un incremento sia rispetto a novembre (+6,5%) sia rispetto al dicembre 2016 (+6,9%). Nel confronto con il mese di dicembre 2016, l’indice grezzo degli ordinativi segna un aumento del 6,9%. L’Istat spiega che ad aumentare sono tutti i settori, ad eccezione della metallurgia (-0,8%). Particolarmente significativi risultano gli incrementi dell’elettronica (+22,6%) e delle apparecchiature elettriche (+21,4). Nell’intero quarto trimestre del 2017, infine, la crescita del fatturato rispetto al trimestre precedente è stata del 2,9%.

Dati 2017: PIL +1,5; export +7,4; ordinativi industriali +6,6 e in beni 4.0 +11,1; produzione industriale +3; utilizzo credito imposta R&D +104; fatturato industria +5,1. Numeri non sono né di destra né di sinistra. Molto da fare ma strada è quella giusta https://t.co/n4BEy2Y6Yu

— Carlo Calenda (@CarloCalenda) 22 febbraio 2018

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Auto a colori? No, grazie. Gli italiani preferiscono il grigio

8 ur 19 min ago

Per quanto fantasiosi e creativi in tanti ambiti della vita, quando si tratta di scegliere il colore di un’auto nuova in Italia continuiamo ad essere tradizionalisti, che più non si può. Come altro commentare, infatti, l’ultima ricerca del Centro Studi Unrae (l’unione dei costruttori esteri che operano nel nostro Paese) riguardo ai gusti cromatici degli automobilisti nostrani?

La tinta preferita è infatti ancora una volta il grigio, scelto da oltre un terzo (34,7%) degli italiani: la conferma di un trend in atto ormai da parecchi anni. E non c’è da scherzare neanche con il secondo e terzo posto della classifica, appannaggio rispettivamente del bianco (28,8%) e del nero (15,4%). In pratica, il 79% delle vetture in circolazione sulle nostre strade è di questi tre colori.

Per trovare un pò di “brillantezza” bisogna scendere al quarto posto dove ci sono l’azzurro ed il blu con l’8,4% delle preferenze, seguiti da rosso (6%), marrone (4%) e verde (1,1%).

E se sembra tutto sommato normale che il grigio sia la prima scelta per le età “mature”, dai 56 anni in su, a stupire è il fatto che lo stesso accada per i giovani tra i 18 e i 45 anni. Mentre la fascia intermedia, quella tra i 46 ed i 55, opta soprattutto per il bianco.

Per quanto riguarda la tipologia delle vetture, infine, il bianco va molto per le city car di dimensioni contenute, mentre se parliamo di alto di gamma la scelta ricade più che altro sul nero, o al limite sul grigio.  Grigio che come detto spadroneggia dalle utilitarie fino al segmento E, quello delle vetture di taglia consistente.

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Olimpiadi invernali 2018, Arianna Fontana bronzo nei 1000 metri di short track. Decima medaglia per l’Italia

8 ur 21 min ago

Ancora Arianna Fontana. La pattinatrice azzurra conquista il bronzo nei 1000 metri di short track. Dopo l’oro nei 500 metri e l’argento in staffetta, la nostra portabandiera completa così il suo personale medagliere e regala all’Italia la decima medaglia alle Olimpiadi invernali di Pyeongchang: tre ori, due argenti e ora cinque bronzi. La 27enne di Sondrio, con il suo ottavio podio ai Giochi, diventa la quinta atleta italiana di tutti i tempi più medagliata alle Olimpiadi (comprese quelle estive), insieme alla schermitrice Giovanna Trillini. Fontana si mette al collo il bronzo al termine di una finale in cui partivano le migliori atlete che in questo momento può offrire lo short track femminile: Kim Boutin (Canada), Suzanne Schulting (Olanda), Sukhee Shim e Minjeong Choi (Corea). Un po’ come giocare in un Mondiale di calcio contro Argentina, Germania e Brasile. Arianna, a cui solitamente piace pattinare in testa – e così ha fatto nei quarti e in semifinale – ha scelto invece di rimanere in ultima posizione per quasi tutta la gara. Quando ha accelerato si è trovata in mezzo alle due coreane, che però nel tentativo di contenerla si sono autoeliminate a vicenda, cadendo in curva.

La più medagliata di sempre dietro solo Belmondo
Nella caduta è rimasta parzialmente coinvolta anche Fontana che ha perso il ritmo e salutato così la lotta per l’oro. Ha vinto l’olandese Schulting davanti alla canadese Boutin, mentre Arianna ha comodamente tagliato il traguardo da terza. Qualche momento di apprensione in attesa che i giudici ufficializzassero l’ordine d’arrivo, poi la gioia della pattinatrice azzurra per la sua terza medaglia sul ghiaccio sudcoreano. Per quel che riguarda solo le Olimpiadi invernali, con questo bronzo Fontana diventa la seconda italiana più medagliata di sempre, dietro solo alla fondista Stefania Belmondo. Solo in altre cinque precedenti edizioni dei Giochi invernali il medagliere azzurro aveva raggiunto la doppia cifra: era successo nelle Olimpiadi che vanno da Albertville 1992 a Torino 2006. Poi, solo 13 medaglie tra Vancouver 2010 e Soci 2014. Mancano ancora tre giorni di gare per provare a raggiungere uno dei migliori risultati di sempre nella storia azzurra ai Giochi invernali.

Male lo sci alpino – Si sono invece chiuse nella notte le gare individuali dello sci alpino. Manca solo il Team Event, la prova a squadre mista in parallelo. La spedizione maschile lascia Pyeongchang senza medaglie: nello slalom speciale vinto a sorpresa dallo svedese Myhrer, Manfred Moelgg, quarto dopo la prima discesa, ha commesso un errore nella parte centrale della seconda e ha chiuso 12esimo. Nella combinata femminile invece, dove non è partita l’oro della discesa Sofia Goggia, Federica Brignone ha finito ottava davanti a Marta Bassino, decima al traguardo. Oro per la svizzera Michelle Gisin.

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Elezioni, Bindi: “La lotta alla mafia rimossa dalla campagna elettorale. Fanno comodo i suoi voti”

8 ur 23 min ago

La lotta alla mafia rimossa dalla campagna elettorale per non disturbare le cosche. Il motivo? I voti di Cosa nostra, ‘ndrangheta e camorra fanno comodo a tutti i partiti. È l’allarme lanciato da Rosy Bindi, a dieci giorni dalle elezioni politiche del prossimo 4 marzo. “Viene il dubbio che qualcuno pensi che disturbare la mafia in campagna elettorale possa avere delle conseguenze elettorali”, ha detto la presidente della commissione parlamentare Antimafia, in un’intervista a InBlu Radio, il network delle radio cattoliche della Cei. “La domanda è: si vuole il consenso vero del Paese o in qualche modo si è anche disposti, magari solo con il silenzio senza scendere a patti, a prendere anche i voti delle mafie ? È una domanda cruciale che non possiamo non farci”, ha continuato l’esponente del Pd, non ricandidata dal partito di Matteo Renzi.

Solo ieri Bindi aveva presentato alla stampa la relazione finale che riassumeva cinque anni di lavoro della commissione di Palazzo San Macuto. Un documento in gran parte dedicato ai rapporti tra le cosche e le istituzioni, che ha provocato un decadimento della classe politica. Il risultato Bindi sembra scorgerlo nella mancanza di un tema fondamentale dai programmi dei vari partiti: la lotta alle piovre. “Sembra che il tema della mafia – dice oggi la presidente dell’Antimafia – debba essere rimosso dalla campagna elettorale e dai progetti della politica. Sappiamo bene, invece, che il tema della mafia e della corruzione rappresenta il pericolo più grande. Sono le forze più pericolose che attentano la vita democratica del Paese”.

E invece il tema della guerra alle cosche sembra non interessare a nessun leader delle principali forze politiche. “Sorprende il silenzio in questa campagna elettorale – dice Bindi – Emerge anche la mancanza di un progetto in questo senso all’interno dei progetti dei partiti. Chi fa politica non può non fare i conti con questa realtà. Siamo un Paese in cui sono insediate da oltre 100 anni mafie molto forti che nel frattempo si sono radicate non solo al Sud ma anche al Centro e al Nord. Ignorare questo fatto significa sottovalutare. E questo è veramente grave”.  jwplayer("jwp-ohz41AxH").setup({ playlist: [{"mediaid":"ohz41AxH","description":"","pubdate":1519302223,"tags":"mafia,elezioni 2018,rosy bind,inblu radio","image":"https:\/\/cdn.jwplayer.com\/thumbs\/ohz41AxH-720.jpg","title":"Elezioni, Bindi: \u201cNon si vuole disturbare la mafia perch\u00e9 fanno comodo i suoi voti\u201d","sources":[{"type":"application\/vnd.apple.mpegurl","file":"https:\/\/cdn.jwplayer.com\/manifests\/ohz41AxH.m3u8"},{"width":320,"height":180,"type":"video\/mp4","file":"https:\/\/cdn.jwplayer.com\/videos\/ohz41AxH-2kLOQlpN.mp4","label":"180p"},{"width":480,"height":270,"type":"video\/mp4","file":"https:\/\/cdn.jwplayer.com\/videos\/ohz41AxH-mgX5kRUd.mp4","label":"270p"},{"width":720,"height":404,"type":"video\/mp4","file":"https:\/\/cdn.jwplayer.com\/videos\/ohz41AxH-DGOVPaTh.mp4","label":"406p"},{"type":"audio\/mp4","file":"https:\/\/cdn.jwplayer.com\/videos\/ohz41AxH-jz9FGUIN.m4a","label":"AAC Audio"}],"tracks":[{"kind":"thumbnails","file":"https:\/\/cdn.jwplayer.com\/strips\/ohz41AxH-120.vtt"}],"link":"https:\/\/cdn.jwplayer.com\/previews\/ohz41AxH","duration":232}] });

Proprio alla classe politica si rivolge un capitolo fondamentale della relazione finale dell’Antimafia. quello dedicato allo scioglimento delle amministrazioni locali. “Il numero crescente di comuni sciolti per mafia e di procedimenti a carico di amministratori ed esponenti della politica locale, il trasformismo politico e il clientelismo su cui fa leva il voto di scambio, impongono una seria riflessione sulla moralità del sistema e sulla tenuta del principio di rappresentanza. Un decadimento allarmante che rende necessario integrare e correggere la legge Severino“, si legge nella relazione che avanza proposte ai futuri deputati eletti a San Macuto per rafforzare il sistema dei controlli e la trasparenza .

“Il mandato per la prossima commissione – continuava sempre il documento – non potrà trascurare il compito, su cui molto si è lavorato, del rapporto tra mafia e politica, soprattutto sul versante della trasparenza e della selezione delle candidature, in particolare a livello locale. Rientrano in quest’ambito, le proposte di modifica del Testo Unico degli enti locali, nella parte relativa allo scioglimento dei comuni per infiltrazione e condizionamento mafioso, alla gestione dell’ente da parte della commissione straordinaria e alle previsioni in tema di incandidabilità e ineleggibilità, ampiamente illustrate nella relazione. Tuttavia – sottolineava la commissione – il tema delle misure sulla presentazione e la qualità delle candidature, non si esaurisce certamente con l’esibizione di certificati penali privi di evidenze giudiziarie”. Resta da chiedersi come potrà inasprire la legislazione antimafia un Parlamento composto da eletti che ignorano completamente il problema in campagna elettorale.

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Ho ricevuto una multa da 6mila euro per un assegno senza la scritta ‘non trasferibile’

8 ur 25 min ago

Ho avuto in questi giorni un’esperienza surreale che ho il dovere di condividere perché altri la possano evitare e le vittime si possano organizzare per difendersi insieme. Finora non ne sapevo nulla: se si dimentica la dicitura “non trasferibile” su un assegno vecchio (dove non è già prestampata) dai mille euro in su, arriva una multa di seimila euro, indipendentemente dalla somma dell’assegno stesso. Ora che lo so, lo racconto a tutti, visto che nessuno fra quelli che conosco lo sapeva.

C’è un gruppo Facebook che riunisce moltissimi casi.

I fatti: ho pagato un notaio con un vecchio assegno (la banca diceva che si poteva usare lo stesso). Non avevo mai sentito parlare del fatto che bisognasse scrivere “non trasferibile” e non l’ho fatto. Tanto più che sul vecchio assegno una dicitura avvisava che “sopra ai 12.500 euro” era obbligatorio scrivere “non trasferibile” e l’assegno era da 3.000. Ora mi arriva una multa di seimila euro per aver emesso un assegno senza la dicitura “non trasferibile”. Da allora sono distrutta e per dormire prendo la valeriana.

Non sono stata l’unica a inciampare in buona fede su queste regole né l’unica a star male e a spaventarsi. Scrivo dunque per tutti quelli che sono in questa situazione: attenzione! Organizzatevi, ditelo a tutti!

Viviamo nel pericolo costante: di certo ci sono altre regole sconosciute che ingenuamente e senza volerlo ignoriamo, per cui non possiamo più sentirci al sicuro, nemmeno con la buona coscienza che una volta ci permetteva di dire “male non fare, paura non avere”. Oggi non basta, dato che è umano non conoscere regole formali di questo tipo, per cui una multa iniqua, di livelli assurdi, ci pende sulla testa come una spada di Damocle, in qualsiasi momento: siamo tutti passibili di incorrere in pene draconiane.

Vorrei che le banche, al posto di mandarci messaggi pubblicitari inutili, scrivessero a tutti i loro clienti e li mettessero in guardia perché non farlo significa essere complici di un sistema che sembra inventato apposta per strappare soldi dalle tasche delle persone.

Nel frattempo la mente lavora, dimostrandomi la teoria del sistema immunitario emozionale di Dan Gilbert dell’Università di Harvard: Gilbert spiega che qualche tempo dopo una qualsiasi novità, bella o brutta, il livello della felicità e del nostro umore consueto si ripristina. Questo ci aiuta a sopravvivere a una grande disgrazia e ad abituarci presto alle belle sorprese.

E infatti la mente, rispetto alla brutta sorpresa di farsi sottrarre seimila euro, mi ha offerto le seguenti razionalizzazioni:
– Beh, dai, si tratta di beneficenza coatta verso il Paese, che ha tanto bisogno;
– Beh, dai, dal punto di vista statistico c’è una probabilità di un certo numero di “tegole” che ti cadono sulla testa, ed è molto meglio che la tegola sia una rapina come questa, un danno in denaro, che non rimettendoci la salute;
– Non è che un “balzello magico”, come quello che faceva pagare la Chiesa prima delle proteste di Lutero (esattamente 500 anni, pochi mesi e qualche settimana fa). La Chiesa diceva allora: “Se paghi, ti verranno rimessi i tuoi peccati”. Oggi immaginiamo: “Se paghi, i tuoi cari resteranno in salute”. Solo al pensiero si corre a pagare volentieri.
– E poi la vetta della razionalizzazione spirituale: esercitarci all’accettazione radicale, quella del non capire quel che accade attorno a noi, dell’assurdità di questa realtà di esseri umani ansiosi, in lotta per riuscire a sopravvivere al surreale.

Chi non scrive “non trasferibile” sono persone oneste anche se un po’ sbadate, capita a tutti: è venuto il momento di difenderle insieme.

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WhatsApp, come eliminare “per tutti” i messaggi inviati (e come recuperarli): ecco la verità

8 ur 44 min ago

Ops, ho sbagliato, cancello subito il messaggio. Facile no? Ora però il salvagente in caso di burrascose tempeste digitali potrebbe non essere più così tanto sicuro. Nel mirino, infatti, sono finiti WhatsApp e la sua funzione che permette di eliminare “per tutti” i messaggi inviati, una delle ultime novità introdotte dalla piattaforma di messaggistica più usata al mondo. Quante volte è capitato di sbagliare a scrivere un messaggio e volerlo cancellare? Quante volte si è schiacciato invio per poi pentirsene e voler tornare indietro nel tempo per rimediare all’errore?

WhatsApp è andato incontro ai suoi utenti – un miliardo e mezzo di utenti al mese il dato di inizio 2018 – e lo scorso ottobre ha inserito il bottone magico che permette di cancellare qualunque messaggio inviato in chat private o in gruppi. Unico limite, il tempo: il timer dice sette minuti, passati questi sarà impossibile cancellare qualsiasi parola. La nuova feature ha riscosso critiche positive in ogni angolo del mondo e i tanti sbadati, i frettolosi o gli innumerevoli impulsivi leoni della tastiera hanno sicuramente tirato un sospiro di sollievo. Ma come spesso succede, le regole possono essere aggirate. E anche WhatsApp non è infallibile. Scripta manent? Forse. Fin dal rilascio dell’aggiornamento, infatti, scorciatoie e trucchetti per bypassare la cancellazione sono sbocciati come fiori al sole facendo il giro del mondo.

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Teatro Ferrara, nel posto per i disabili c’è balaustra di metallo che impedisce la vista. La soluzione? La promisero nel 2013

8 ur 55 min ago

Una balaustra di metallo all’altezza degli occhi che impedisce agli spettatori disabili di vedere lo spettacolo. Quando Cecilia Sorpilli è arrivata al Teatro comunale di Ferrara e ha chiesto del posto riservato per lei in carrozzina, è stata accompagnata nei palchetti di secondo ordine e lì ha trovato le sbarre che impediscono la visuale. E, denuncia a ilfattoquotidiano.it, non era la prima volta: “L’ho segnalato già nel 2013 e la responsabile del teatro mi aveva assicurato che avrebbero risolto il problema”. La presidentessa della Fondazione che gestisce la struttura, Roberta Ziosi, nega che il tema sia mai stato sollevato: “Ma quale problema, non c’è nessun problema. Qui siamo di fronte ad una singola persona che sta strumentalizzando una situazione per fini personali, forse per uscire sui giornali. Non abbiamo mai ricevuto segnalazioni in merito e comunque, siamo sempre disponibili a trovare soluzioni, magari con una pedana mobile o un rialzo per la carrozzina. Abbiamo delle leggi sulla sicurezza da rispettare”. Intanto però, Fausto Bertoncelli, dell’Ufficio benessere ambientale del comune di Ferrara, dà una versione diversa: “Già nel 2013 avevo fatto una consulenza esterna per risolvere la situazione, siamo al lavoro per trovare un’alternativa”.

Tutto inizia nel 2013, quando la 32enne affetta da distrofia di Ullrich, si presenta al Comunale con la carrozzina e un accompagnatore. Qui viene accompagna al secondo piano: il teatro del ‘700 infatti non è accessibile al piano terra a causa di alcuni scalini e la zona riservata ai disabili è al primo piano dove si arriva grazie all’ascensore. Lì però trova i ferri di fronte ai palchetti di secondo ordine. Così, cinque anni fa, procede con la prima segnalazione: “Parlai con la presidentessa che mi promise pieno appoggio e l’assicurazione di trovare una soluzione in tempi brevi”. Cecilia Sorpilli sollevò pubblicamente il caso e Ziosi volle vederla, accompagnata dal giornalista del Resto del Carlino Daniele Modica, e promise che ci sarebbe stato un intervento “compatibile con la struttura”. Tutto tace e sembra risolto per il meglio. Fino all’11 febbraio 2018, quando Sorpilli torna a teatro: “Dopo aver prenotato a dicembre 2017 un posto per me segnalando di essere una ragazza in carrozzina e preso due biglietti per mia mamma e il mio fidanzato, l’11 febbraio dentro il teatro ho trovato davanti ai miei occhi una scena incredibile: il problema non era stato ancora risolto”. Cecilia si è rivolta anche al ministro della cultura uscente Dario Franceschini. “Gli ho scritto diversi messaggi privati sulla sua pagina ufficiale di Facebook ma non mi è mai arrivata nessuna risposta. Il ministro è ferrarese, come me, e dice di volersi occupare del suo territorio ma non mi ha mai risposto”.

A confermare la ricostruzione di Sorpilli, c’è anche l’attuale responsabile dell’Ufficio benessere ambientale del Comune di Ferrara, Fausto Bertoncelli, anche lui disabile fisico che attualmente si occupa proprio di barriere architettoniche. Proprio lui, ha dichiarato a ilfattoquotidiano.it, nel 2013 aveva fatto una consulenza esterna per risolvere il problema aveva dato ai responsabili del teatro suggerimenti sul da farsi. E ora, sempre lui, assicura che ci sarà un intervento: “In questi giorni – ha aggiunto Bertoncelli – dopo la segnalazione di Cecilia ho preso in mano personalmente la questione e ho partecipato a sopralluoghi dentro il Comunale per risolvere il problema. Entro la fine della settimana la visuale dai palchetti centrali sarà resa accessibile anche alle persone in carrozzina”. Ma in che modo? “Troveremo un sistema per abbassare temporaneamente le sbarre di ferro per rendere visibili gli spettacoli per tutti. Così anche il Teatro comunale di Ferrara sarà completamente accessibile per tutte le persone con disabilità che vivono su una carrozzina”.

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Addio Capitain, il cane che ha dormito sulla tomba del suo padrone per undici anni

9 ur 4 min ago

Si chiamava Capitàn. Era un meticcio. E amava il suo padrone in modo totale e completo. Tanto che per oltre dieci anni è rimasto a vegliare accanto alla sua tomba. La storia ricorda quella di Hachiko, il cane di razza Akita fedelissimo al suo padrone, il professor Hidesaburō Ueno, diventata poi un film con Richard Gere. Ma stavolta siamo a Villa Carlos Paz, nella provincia di Cordoba.

Lì, al cimitero dove è sepolto il suo amato padrone, è morto anche Capitàn. C’è da prepararsi a versare qualche lacrima: nel 2005, Miguel Guzman regala il meticcio al figlio, Damien. Purtroppo Miguel muore prematuramente l’anno successivo e anche del cane si perdono le tracce. Damien e la mamma lo danno per disperso. Poi, l’anno seguente, lo trovano al cimitero, accanto alla tomba del suo migliore amico.

“Damiàn iniziò a urlare e il cane si avvicinò a noi, abbaiando come se stesse piangendo”, ha raccontato la vedova. Impossibile riportare Capitàn a casa: lui voleva stare lì. Dicono che di giorno vagasse per il cimitero e la sera andasse a dormire sopra la tomba del suo padrone. “Dormiva sempre sulla tomba del suo padrone, anche se negli ultimi tempi non riusciva a salirci, aveva un equilibrio incerto, ed era molto debole”, ha raccontato una donna che lavora al cimitero. “Gli mancava soltanto la parola, era dolcissimo“, ha aggiunto ancora, lei che l’ha sfamato fino all’ultimo. Ora a Villa Carlos si pensa di seppellirlo lì, dove ha passato 11 anni. Accanto al suo amico.

 

 

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Brexit, “Regno Unito vuole transizione senza data”: ultimatum dei deputati conservatori alla May

9 ur 7 min ago

Dopo aver chiesto e ottenuto il divorzio dall’Unione Europea il Regno Unito non riesce o non vuole dare una data di scadenza alla fase di transizione: un limbo che Bruxelles non potrà accettare e che viene criticato dai falchi Tory. Così giorno dopo giorno, riunione dopo riunione, il post Brexit si rivela sempre più complicato anche per il governo di Theresa May. La premier, stretta dai falchi del suo partito e messa sotto pressione anche dal leader del Labour Jeremy Corbyn, ha deciso di riunire riservatamente nella sua residenza di campagna dei Chequers i ministri senior, membri del subcomitato governativo per la Brexit, nel tentativo di limare le divisioni e fissare una strategia condivisa per la fase due dei colloqui con l’Ue.

Ultimatum a May di 62 deputati conservatori
Secondo l’euroscettico Daily Telegraph, i falchi del governo sono pronti a mettere il veto al progetto attribuito alla May di cercare un accordo di divorzio con Bruxelles che possa puntare a una transizione morbida senza scadenze rigide (finora la premier aveva indicato invece tassativamente il limite massimo di due anni) e accetti il divieto per Londra di negoziare accordi di libero scambio con Paesi terzi durante l’intero periodo transitorio. Di “turbolenze” fra i ministri riferisce pure il progressista Guardian, dopo che ieri un primo avvertimento alla premier era arrivato da 62 deputati conservatori brexiteers: largamente determinanti per la tenuta della maggioranza. E ieri Corbyn è partito all’attacco sull’argomento come raramente in passato nel Question Time settimanale ai Comuni denunciando la mancanza di una soluzione sulla questione dei confini irlandesi e sulle possibili conseguenze del divorzio dall’Ue sui diritti dei lavoratori. Diritti dei quali il Partito Conservatore è pronto “a fare un falò”, ironizzando sulle rassicurazioni del ministro per la Brexit, David Davis, secondo le quali nel dopo-Brexit non vi sarà una deregulation da incubo “alla Mad Max” e invitando polemicamente l’esecutivo a fissare la barra delle garanzie almeno “un poco più in alto”.

Il Financial Times svela la transizione senza data
L’altro ieri era stato il Financial Times a svelare la possibilità di una “transizione” senza data di scadenza fissata invece prevista per il 29 maggio 2019. Ovvio che raà necessario un periodo “implementazione“. Ma gli europei chiedono che la transizione finisca il 31 dicembre 2020 in modo da approntare il budget successivo senza i britannici, ma il governo Uk avrebbe chiesto, secondo Ft, che la durata del periodo sia determinata “da quanto ci vorrà a preparare i nuovi processi e sistemi che sosterranno la futura partnership”.

Nasce Renew, “braccio armato” del Remain
Intanto il fronte anti-Brexit pare rigorganizzarsi. Best for Britain, un gruppo sostenuto da Soros e da donazioni volontarie, ha annunciato che sta organizzando una campagna pubblicitaria che prevede poster e cartelloni che messaggi online. C’è poi un nuovo partito si chiama Renew (Rinnovare) si ispira apertamente al movimento francese En Marche che ha portato Emmanuel Macron all’Eliseo. Il partito si definisce il “braccio armato” del movimento Remain che ne 2016 aveva fatto campagna a favore di restare nella Ue, intende candidare centinaia di persone alle elezioni amministrative di maggio e fare pressioni sui deputati che non prendono posizione contro Brexit. La prima riunione pubblica di Renew si è svolta nei giorni scorsi per presentare una piattaforma nella quale l’obiettivo di rovesciare la Brexit è dichiarato.

I tre neoleader e promotori dell’En Marche d’Oltremanica – i semi sconosciuti James Torrance, James Clarke e Sandra Khadhouri – si mostrano fiduciosi. E puntano ad allineare almeno 200 candidati nei vari collegi già al prossimo appuntamento elettorale. Clarke si dice convinto che oggi i sostenitori dei Remain, contrari all’uscita dall’Ue, siano maggioranza nel Paese al contrario di quanto accaduto nel referendum del 2016. E presenta Renew come “il braccio armato” di questa (presunta) maggioranza silenziosa. “Possiamo essere un’alternativa agli estremisti per milioni di elettori che nel Paese si sentono oggi dei senzatetto politici, Remainers, ma anche Brexiteers”, fa eco Khadhouri. Un traguardo ambizioso, a cui potrebbero dare tuttavia ali il danaro e le leve di potere manovrate da figure d’establishment apertamente contrarie al divorzio da Bruxelles come Tony Blair, George Soros o lord Adonis. Figure magari impopolari, ma potenzialmente influenti se decidessero di unificare le proprie campagne anti-Brexit e radunare le forze dietro il nuovo partitino macronista senza Macron.

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