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Grande Fratello Vip, Naike Rivelli si mette in posa dentro un armadio e dice la sua sulla presunta scena di sesso orale tra Cecilia e Ignazio

Sre, 22/11/2017 - 13:44

Naike Rivelli è una che di trash se ne intende. E anzi, con orgoglio propone un’immagine di sé disinibita e, appunto, molto trash. Ecco perché proprio lei, una che non si fa problemi a utilizzare immagini e linguaggio esplicito, ha deciso di dirne un paio a Cecilia Rodriguez e Ignazio Moser sul presunto sesso orale consumato dentro un armadio al GF VIP. Per farlo, la “nostra” si è sistemata dentro un’anta con posa da contorsionista. “Se gli armadi potessero parlare”, ha scritto. Aggiungendo sull’inutilità di “finte messe in scena con tanto di lezione di morale”. Fan, va da sé, in visibilio.

IF CLOSETS COULD SPEAK!!! se gli armadi potessero parlare!!!!!!!!!!

Grande Fratello Vip, perché Daniele Bossari e Filippa Lagerback convincono più di Cecilia Rodriguez e Ignazio Moser

Sre, 22/11/2017 - 13:25

“Amore mio”. Filippa Lagerback usa questo hashtag per accompagnare un post nel quale esprime la sua felicità per la finalissima del Grande Fratello Vip raggiunta dal suo Daniele Bossari. Un post sobrio, dove i due si tengono per mano e sorridono. Un post che potrebbe essere quello di tante coppie. Lei bella, con un lungo kaftano. Lui in costume e maglietta. Niente pose plastiche, niente sguardi sexy o forme in vista. Per carità, niente contro gli sguardi sexy e le forme in vista. Ma se è vero che questa edizione del GFVip è stata costellata da coppie scoppiate e nate davanti all’occhio impietoso delle telecamere, è altrettanto innegabile che Filippa e Daniele hanno tenuto alta, con onore, la quota della “normalità”. Da un lato i triangoli da soap opera, dall’altro una quotidianità romantica. Un po’ come quella resa da Simona Izzo e Ricky Tognazzi, solo in “quota over”. Niente scene epiche, niente prese di posizione nette, niente sceneggiate.

Ora, signora mia, lei sa meglio di me che probabilmente entrambe queste coppie, così longeve, affronteranno le immancabili beghe del vivere quotidiano. Ma il messaggio che, a dispetto dei lustrini dello showbiz e delle ospitate in discoteca, si possa pure pensare di stare insieme per un periodo considerevole, è un messaggio che ci piace. E che piace al pubblico dei social. È divertente, sì, spettegolare sui dolori della giovane Cecilia e sulle presunte pulsioni della bella Aida, ma in fondo niente più del romanticismo solletica l’immaginazione dello spettatore. E a poche settimane dalla finale del reality di Canale 5 non resta che sperare che vinca il migliore. O forse il più romantico.

Davvero magnifico, grazie a tutti!❤️ – #TeamBoss #GfVip #AmoreMio

Un post condiviso da Filippa Lagerback (@filippalagerback) in data: 21 Nov 2017 alle ore 00:39 PST

più uomini come Daniele Bossari che la notte stringe e legge la lettera di Filippa e meno “uomini” come mr stellina Ignazio Moser #GFvip pic.twitter.com/onR6dMvdFa

— Gemmo Galgani (@gemmogalgani) 2 novembre 2017

Solitamente sono gli uomini che chiedono alle proprie compagne di sposarli, x la finale del #GFVip sarebbe una bella sorpresa vedere @filippala che lo chiede al suo Dani! ❤❤❤

— ANTONELLA RONCO (@antoronco78) 22 novembre 2017

E a poche ore dalla diretta Daniele cosi

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Riciclo, gli scarti tessili di Prato? Diventano pannelli isolanti per riqualificare le case. “Ma ora servono incentivi”

Sre, 22/11/2017 - 13:22

Stracci che diventano pannelli isolanti e fonoassorbenti. Un gioco di prestigio? No, accade in Toscana dove la materia prima certo non manca: si parla degli scarti tessili dell’area industriale di Prato, per esempio. Si calcola che in Toscana si producano circa 10 milioni di tonnellate di rifiuti speciali all’anno: di questo volume, 50mila tonnellate sono riconducibili al settore tessile di Prato. Scarti non classificati come sottoprodotto tessile, ma come rifiuti speciali e soggetti a una gestione particolare secondo la quale possono essere immediatamente riutilizzabili o altrimenti destinati ai termovalorizzatori, nelle discariche o ancora peggio ad ingrassare la camorra che da anni si arricchisce con la rivendita degli abiti usati infilati nei cassonetti per i più poveri.

Nonostante gli ostacoli delle normative, circa il 60-70 per cento degli scarti tessili viene riciclato e trasformato in tessuti da riutilizzare. Ma l’innovazione, ora, è farli diventare pannelli isolanti da impiegare nell’edilizia. In Italia esiste solo una sola azienda abilitata: la Manifattura Maiano, azienda medio-piccola di Capalle (nel comune di Campi Bisenzio) con 80 dipendenti, ma attiva da 60 anni che – al pari di altre aziende sul territorio – ha iniziato con il recuperare feltro dei molleggi in arredamento e il cardato buono per confezionare cappotti e ha finito diventando l’unica azienda italiana che può produrre un pannello isolante con gli scarti tessili a chilometro zero (o meglio nel raggio di 15 chilometri). I pannelli sono realizzati con una nuova lavorazione, che ha richiesto un investimento per nuovi impianti e ora il prodotto non è più sperimentale e, anzi, vanta anche la certificazione di qualità rilasciata dalla Scuola superiore Sant’Anna di Pisa. Il progetto è entrato a far fare di un importante percorso formativo sull’economia circolare indirizzato a tutte le aziende regionale patrocinato dalle di Commercio di Prato e Firenze in collaborazione con la scuola Sant’Anna.

Ma far decollare il progetto è impegnativo. Di sicuro non esiste un vantaggio economico per il cliente e questo impedisce una diffusione su larga scala. “C’è molta più offerta che domanda del prodotto – dice Sara Casini, una delle titolari della Manifattura Maiano e responsabile del settore Ricerca e Sviluppo – Non esiste un vero vantaggio economico per chi acquista un pannello come il nostro”. Così accade, aggiunge Casini, che il prodotto dia “soddisfazione a chi ha a cuore l’ambiente, ma in termini economici non c’è nessun vantaggio per chi acquista”. Cosa servirebbe, dunque? “Basterebbero attenzioni intuitive e banali come non far pagare l’Iva. Siamo tenuti d’occhio su come ricicliamo e su come differenziamo, ma non c’è un incentivo affinché il pannello venga acquistato. E pensare che tutti gli scarti tessili impiegati per questi pannelli, se non finiscono nel riuso, finiscono in discarica perché nel termovalorizzatore brucerebbero a temperatura troppo alte e sono difficili da tagliare”.

Così la politica non deve far solo volare gli stracci, ma può avere la possibilità farli diventare apparati utili nella riqualificazione edilizia. Un’idea sposata dai Cinquestelle che – primo firmatario Giacomo Giannarelli – hanno presentato una proposta di legge ora all’attenzione del consiglio regionale della Toscana. La politica a livello regionale e nazionale – si spiega nel testo M5s – potrebbe incentivare l’uso dei pannelli con agevolazioni fiscali per aziende e privati, anche se con strumenti fiscali limitati, Irap e bollo. Ma non solo: con nuove norme potrebbe inserire nei disciplinari degli appalti la possibilità di utilizzare materiale riciclato dal tessile con detrazioni fiscali per chi ne fa uso e promuovere così, attraverso i pannelli, la riqualificazione energetica degli immobili.

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M5S, Dibba-Test tra i parlamentari. Dentro o fuori? Da Colletti a Colonnese ecco chi dice no al secondo mandato

Sre, 22/11/2017 - 13:10

Non sarà l’unico a saltare un giro tra le fila del Movimento 5 Stelle. Se Alessandro Di Battista ha scelto di non ricandidarsi per un secondo mandato alle prossime politiche, tra Camera e Senato altri parlamentari pentastellati seguiranno l’esempio di uno dei leader più noti del M5s. Rinunce, possibili o già decise, che si aggiungeranno a chi sarà costretto a restare fuori per la regola – discussa, ma mai cambiata – del limite dei due mandati. Numeri alla mano, su un totale di 123 eletti, una quindicina non dovrebbe presentarsi alle prossime elezioni: circa il 14% dei parlamentari grillini. 

I nomi? Oltre a Di Battista, tra chi ha già scelto di restare fuori, ci sono già Vega Colonnese (“Ho scelto di fare la mamma”, ha precisato), Vincenzo Caso e Silvia Giordano. Ma non saranno i soli: in bilico c’è Andrea Colletti: “Deciderò, ma c’è la voglia di tornare al mio vecchio lavoro, quello di avvocato“. Anche perché, precisa, se il M5S non arrivasse primo o non riuscisse a formare un governo, sarebbe “difficile fare altri cinque anni di opposizione“, ha spiegato. “Possiamo lasciare questa opportunità a nuovi eletti che facciano esperienza sul campo con il nostro supporto“, è la sua idea. 

Nella rosa dei possibili “non candidati” c’è anche la senatrice Rosa Enza Blundo, che invece azzarda: “Se mi ricandido? Io non mi ricandido, non mi sono mai candidata e mai lo farò. Mi metto a disposizione del Movimento“. Anche il deputato Matteo Mantero, marito di Silvia Giordano, sembra voler escludere la corsa per un secondo mandato, almeno per ora. Altri, invece, come Luigi Gallo, si trincerano in un lungo silenzio, dopo le critiche ai vertici del M5S sulla scelta di attribuire la carica di “capo politico” a Luigi Di Maio, prima dell’incoronazione come candidato premier. 

Tra chi non potrà ricandidarsi ci sono invece i senatori Enrico Cappelletti Luigi Gaetti, quest’ultimo capogruppo nei giorni delle consultazioni al Quirinale, prima della nascita del governo Gentiloni. “Io ho già fatto due mandati. Sono stato eletto nel mio Comune per tre anni. Ma la regola è giusta, solo così si è perfettamente liberi”, ha rivendicato Gaetti. Una posizione condivisa pure dal deputato Angelo Tofalo, che al contrario pensa già al bis: “Ma se questa regola dovesse cambiare, io lascerei il M5S”, ha precisato.

Non pochi big, come la senatrice Barbara Lezzi, il deputato Alfonso Bonafede o Alberto Airola, preferiscono non sciogliere la riserva: “Ci penserò. E comunque sceglieranno i nostri iscritti”, è il leitmotive pentastellato. Ma c’è anche chi, come Roberta Lombardi, preferirà altre avventure politiche, come quella da candidata governatrice alle prossime regionali del Lazio. 

Certo, c’è anche si dice già sicuro di volersi ricandidare: “Io amo il Movimento”, ha spiegato Danilo Toninelli, pronto al secondo mandato. Con lui, anche Carlo Sibilia: “Io sarei per completare il mio ciclo”. 

Tutti, però, difendono la decisione di Di Battista, allontanando ombre su possibili scelte tattiche: “Salterà un giro per poter poi fare il leader, in caso di fallimento di Di Maio e di impossibilità di formare un governo? Non c’è nulla di vero, fantascienza”, taglia corto Gaetti. “Chi lo dice, dice una sciocchezza”, condivide Lezzi. L’unico a lanciare una mezza “stoccata” verso il leader movimentista del M5S è Carlo Martelli: “Se mi ricandido? Non lo so, ma di certo non seguirò l’esempio di Di Battista. Non è nel mio stile comunicarlo con un video: valuterò se il M5S avrà ancora bisogno di me”, ha replicato. C’è poi il nodo dei “sospesi”, come Nuti, Mannino e Di Vita, ai quali non dovrebbe essere permesso il bis, dopo lo scandalo delle firme false a Palermo. Tutto in attesa delle regole per le prossime candidature. 

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Conti pubblici, la Ue: “Italia non faccia dietrofront sulle pensioni. Il vostro debito preoccupa l’Eurozona”

Sre, 22/11/2017 - 12:43

Un’operazione trasparenza sugli impegni che l’Italia ha preso e non ha mantenuto da fine 2014 a oggi. E un ammonimento inviato al ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan ma rivolto a tutti gli italiani: “L’elevato debito pubblico limita lo spazio di manovra del governo per investimenti produttivi a beneficio dei suoi cittadini. Data la dimensione dell’economia italiana, questo è fonte di preoccupazione per l’intera area euro”. La Commissione europeacome da attese, rinvia il giudizio definitivo sulla legge di Bilancio al maggio 2018, quando a Palazzo Chigi ci sarà un nuovo inquilino. Ma, in vista delle urne, coglie l’occasione per mettere in fila tutte le concessioni fatte a Roma in termini di “flessibilità” e non giustificate alla luce dell’andamento dello stato attuale delle finanze pubbliche. Il risultato è un invito alle autorità italiane a “prendere le necessarie misure per assicurare che il budget 2018 rispetti il Patto di crescita e stabilità e a usare eventuali sopravvenienze per accelerare la riduzione del debito/pil”. L’esecutivo che uscirà dalle urne a marzo dovrà dunque cimentarsi per prima cosa con una manovra correttiva da almeno 3,5 miliardi – l’aggiustamento strutturale aggiuntivo richiesto per il 2018 – che potrebbero arrivare a 5 se dovremo rimediare anche all’ammanco emerso per il 2017.

“Malgrado il fatto che l’Italia non ha rispettato il criterio del debito nel 2015“, ricordano il vicepresidente della Commissione europea Valdis Dombrovskis e il commissario agli Affari economici Pierre Moscovici nella lettera inviata a Padoan, “la Commissione ha concluso, dopo aver esaminato tutti i fattori rilevanti, che una procedura per deficit eccessivo fondata sul debito non dovesse essere aperta, a patto che l’Italia assicurasse un complessivo rispetto dei requisiti del braccio preventivo nel 2016”. Ma il governo Renzi non ha mantenuto i patti: “I dati per il 2016 indicano che questa complessiva ‘compliance’ è stata ottenuta solo grazie alla flessibilità che all’Italia era stata provvisoriamente garantita in quell’anno per le riforme strutturali e gli investimenti. Parte di questa flessibilità era condizionata al fatto che l’Italia fosse largamente in linea con i requisiti del braccio preventivo nel 2017″. E nemmeno questo si è verificato.

“Ciò ora appare a rischio”, continua la missiva. “Le previsioni economiche di primavera avevano previsto un deterioramento strutturale del deficit nell’ordine dello 0,2% del Pil nel 2017, dopo aver tenuto conto dello 0,2% del Pil di misure addizionali attuate in primavera. Ciò denotava una complessiva compliance con il braccio preventivo, dopo aver scontato le concessioni per gli eventi inusuali della crisi dei rifugiati e dell’attività sismica. Tuttavia, secondo le nostre previsioni di autunno, il deterioramento è previsto essere dello 0,4% del Pil, cosa che implica un rischio di deviazione significativa dai requisiti, anche dopo aver tenuto conto degli eventi inusuali”.

“Le autorità prendano le necessarie misure” – “L’aggiustamento fiscale non è adeguato alla luce delle sfide di sostenibilità che l’Italia fronteggia”, si legge poi nella più ampia Opinione pubblicata sul sito della Commissione. “Di conseguenza la Commissione invita le autorità a prendere le necessarie misure per assicurare che il budget 2018 rispetti il Patto di crescita e stabilità e a usare eventuali sopravvenienze per accelerare la riduzione del debito/pil”. Fonti del Tesoro continuano nonostante tutto ad ostentare fiducia sul fatto che “attraverso il dialogo costruttivo con la Commissione potranno essere chiariti i diversi punti di vista, senza la necessità di ricorrere ad ulteriori interventi”.

“No a retromarce sulle pensioni” – Dombrovskis in mattinata aveva anticipato che a suo giudizio l’Italia deve attenersi “alle importanti riforme di bilancio strutturali, come quella delle pensioni che supporta la sostenibilità a lungo termine del debito”. Una sponda al governo Gentiloni, che con i sindacati ha tenuto il punto rispetto all’aumento dell’età pensionabile dal 2019. Ma l’affermazione va letta nella cornice dei pesanti rilievi dello staff di Bruxelles. Che nella sua analisi del Documento programmatico di bilancio presentato da Roma rileva “un rischio di significativa deviazione dal sentiero di aggiustamento richiesto” e risponde, pur senza citarlo, alla lettera con cui Padoan giustificava lo scostamento con i “differenti metodi di calcolo”: “L’aggiustamento strutturale non appare adeguato nemmeno considerando la necessità di bilanciare i due obiettivi di rafforzare la ripresa e assicurare la sostenibilità fiscale”. Tra i 16 Paesi nel braccio preventivo del patto di stabilità, Bruxelles prevede che né l’Italia né il Belgio rispetteranno “il parametro della riduzione del debito“. La Commissione, però, ha deciso di inviare una lettera al riguardo solo a Roma, il cui debito “elevato” continua a preoccupare e con cui c’era già stato uno scambio epistolare a fine ottobre. La valutazione finale, come detto, è rimandata comunque ai Country Reports 2018, “nell’ambito delle raccomandazioni specifiche per il Paese che saranno proposte dalla Commissione nel maggio 2018“.

A rischio anche Austria, Portogallo e Slovenia – I documenti programmatici di bilancio di sei Paesi (Germania, Lituania, Lettonia, Lussemburgo, Finlandia e Paesi Bassi) hanno già ottenuto il via libera, mentre altri cinque (quelli di Estonia, Irlanda, Cipro, Malta e Slovacchia) sono “largamente in linea” con i requisiti. Oltre a Italia e Belgio, anche Austria, Portogallo e Slovenia sono a rischio di non rispetto dei requisiti 2018 ai sensi del patto di stabilità. Per i due Paesi che restano nel braccio correttivo del patto, Francia e Spagna, i giudizi sono diversi. Per Parigi, che “potrebbe passare al braccio preventivo dal 2018 se verrà ridotto il deficit in eccesso in modo puntuale e sostenibile”, il documento programmatico di bilancio “è a rischio di non rispettare i requisiti 2018, dato che le previsioni economiche stimano una significativa deviazione dal percorso di aggiustamento verso l’obiettivo di medio termine e il non rispetto del parametro della riduzione del debito”. Per la Spagna, il dpb è “complessivamente in linea” con i requisiti, dato che il deficit previsto per il 2018 è sotto il 3% del Pil, sebbene “l’obiettivo del deficit nominale si prevede che non sia raggiunto e ci sia una significativa carenza nello sforzo di bilancio, rispetto al livello raccomandato”.

La Commissione raccomanda inoltre la chiusura della procedura per deficit eccessivo nei confronti del Regno Unito; per quanto riguarda la Romania, secondo Bruxelles “nessuna azione efficace è stata intrapresa” riguardo alle raccomandazioni del Consiglio di giugno (quando era stata chiesta al Paese una correzione strutturale annua dello 0,5% del Pil), pertanto si propone che il Consiglio adotti la raccomandazione a Bucarest di “correggere la significativa deviazione dal percorso di aggiustamento verso l’obiettivo di medio termine”.

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Le tre fasi della nuova ‘la Repubblica’

Sre, 22/11/2017 - 12:43

Le tre fasi del cambio di grafica de La Repubblica #NuovaRepubblica #eugeniamento #natangelo

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Russia, Nord Italia “contaminato” da Rutenio 106. Negli Urali l’origine della nube radioattiva. I russi minimizzano: “Nessun rischio per le persone”

Sre, 22/11/2017 - 12:38

Erano stati rilevati tra fine settembre e inizio ottobre a Verona, Vicenza, Belluno e Bergamo. In generale nel Nord Italia. Parliamo di piccoli quantitativi di Rutenio 106 (Ru 106), – raro
metallo utilizzato in ambito medico per la cura dei tumori oculari – rilevati nei monitoraggi sulla radioattività effettuati sul particolato atmosferico. Una “contaminazione” che secondo quanto pubblicato dall’agenzia meteorologica statale russa Rosidromet, su richiesta di Greenpeace, sono dovuti all’altissima concentrazione di ‘rutenio 106’ rilevata nell’area che ospita anche il complesso nucleare russo Rosatom di Mayak, negli Urali meridionali. L’analisi, sottolinea l’associazione ambientalista in una nota, coincide con le precedenti scoperte dell’ente di ricerca nucleare francese IRSN e l’agenzia tedesca per la protezione dalle radiazioni BFS. Sulla base di questi dati, Greenpeace Russia invierà una lettera alla procura per richiedere un’indagine sul “possibile occultamento di un incidente radioattivo e per il rilascio di informazioni sullo stato dell’ambiente”. Per Rosidromet i livelli di rutenio, pur superiori alla norma, “erano ampiamente entro i limiti consentiti”. Il complesso di Mayak invece, riportano i media russi, rigetta invece ogni accusa.

Maxim Yakovenko, capo di Rosidromet, ha dichiarato che “lo scorso settembre il sistema di monitoraggio automatico ha registrato un incremento di Rutenio-106 in Russia, Polonia, Bulgaria e Ucraina ma la sua concentrazione nel territorio della Federazione Russa era migliaia di volte sotto i livelli di guardia e non ha mai posto rischi per la popolazione”. E ha precisato che l’agenzia non sta conducendo analisi per rintracciarne la sorgente. “Perché farlo se non vi è pericolo? Lasciamo che lo facciano coloro i quali hanno interesse a farlo”, ha aggiunto. La Rosatom, proprietaria dell’impianto degli Urali di Mayak, indicato da diverse fonti come il responsabile della contaminazione, ha smentito ogni responsabilità. “Nel 2017 non vi è stata produzione di Rutenio-106 a Mayak, le emissioni nell’atmosfera sono nella norma così come le radiazioni di base”, ha detto la Rosatom in un comunicato.

La presenza di piccole quantità del radionuclide era stata confermata dal sistema nazionale e internazionale per la misura della radioattività. Ne era stata rilevata la presenza da vari laboratori in Italia, Repubblica Ceca, Austria, Svezia, Polonia e Svizzera. Il Ru 106 è utilizzato in radioterapia ed esistono impianti di produzione di questo radionuclide a scopo sanitario. La presenza di questo radionuclide, in assenza di altri radionuclidi artificiali tipici di una fissione, porta a escludere incidenti a un impianto di energia nucleare o esplosioni di ordigni bellici.

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Renzi ha “due palle come un cestello…”. Colpa della tappa al ponte borbonico, e scatta la battuta del segretario Pd

Sre, 22/11/2017 - 12:28

Continua il viaggio di Matteo Renzi per l’Italia a bordo del treno partito in ritardo questa mattina dalla stazione Ostiense di Roma. Il segretario del Pd al suo arrivo, dribbla le telecamere e approfittando del ritardo si fa offrire un caffè da Roberto Giachetti. E poi ripassa le tappe del suo tour: “Ci hanno fatto due palle come un cestello sull’idea di vedere questo ponte”, dice Renzi parlando al ministro Graziano Delrio della prima tappa a Minturno sul ponte Borbonico. Sempre a Delrio, poi: “Facciamo i focus group sul perché la gente non vota Renzi”. Insomma, nell’attesa del treno il segretario Pd ha una campagna elettorale da preparare, tra e-news, slide e tappe per l’Italia

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Il Regno Unito nega che gli animali provino dolore. Così si faceva con gli schiavi

Sre, 22/11/2017 - 12:26

Il voto di questi giorni potrebbe essere cruciale per il futuro gli animali del Regno Unito. I parlamentari si sono infatti trovati a discutere sulla European Union (Withdrawal) Bill, il documento che stabilisce quali leggi saranno in vigore dopo marzo 2019, ovvero dopo l’uscita effettiva dall’Unione europea, e la maggioranza ha deciso di non includere il protocollo sulla sensibilità animale definito nell’articolo 13 del Trattato di Lisbona. Di fatto hanno scelto di fare un enorme passo indietro dal punto di vista legislativo, negando agli animali la capacità di provare emozioni e dolore.

Questi parlamentari sembrano pensare di saperne più di tutta la comunità scientifica, oramai concorde su questo argomento. E di più di tutti i politici ed esperti che hanno redatto, discusso e firmato il Trattato di Lisbona nel 2009. Con quello storico trattato era stato infatti sancito che “l’Unione e gli Stati membri tengono pienamente conto delle esigenze in materia di benessere degli animali in quanto esseri senzienti”.

E la questione non è da poco. Perché le peggiori violenze e forme di sfruttamento, anche su altri esseri umani, sono state messe in atto quando si è negata la capacità di sentire dolore o di esserne consapevoli delle vittime. I mercanti di schiavi e i suprematisti bianchi hanno messo in dubbio a lungo che le persone di colore provassero emozioni o dolore. Cartesio torturava cani dicendo che i loro lamenti erano paragonabili al cigolio di una macchina, che non fossero segno di sofferenza. Ma oggi chi avrebbe il coraggio di validare queste affermazioni?

La comunità scientifica si è poi tolta i paraocchi e ha esplorato la natura cercando di capire le reali capacità emotive e cognitive degli animali. Le scoperte non sono mancate e ormai è ampiamente riconosciuto che praticamente tutti gli animali hanno diverse forme di intelletto, sono in grado di apprendere, provare dolore e anche emozioni molto simili alle nostre. È stata riconosciuta la capacità di provare dolore, e si è riscontrata un’elevata intelligenza e capacità comunicativa, perfino nei pesci.

Il voto di questi giorni potrebbe avere serie ripercussioni per gli animali inglesi. Non certo per cani e gatti che si godono la vita nelle case, ma per quelli utilizzati nei laboratori di ricerca o sono chiusi a milioni negli allevamenti intensivi. Non vederne riconosciuta la capacità di esseri senzienti e di provare dolore, come potrà portare a rispettare il loro benessere o approvare leggi che portino a un superamento di attuali pratiche che sono fonte di sofferenza?

Se si calcola poi che circa l’80% delle leggi sul benessere animale in vigore nel Regno Unito sono direttive europee, viene proprio da chiedersi quale sarà il futuro per gli animali dopo la Brexit. Gli inglesi soprattutto sono sempre stati un popolo di amanti degli animali e proprio da loro è nato il moderno movimento per i loro diritti, ma la politica dei Tory potrebbe mandare a rotoli decenni di mobilitazioni e campagne, perfino leggi ormai date per assodate.

E soprattutto lo sta facendo senza avere nemmeno chiesto alle persone cosa ne pensino. Perché non siamo così sicuri che oltre a quei politici che hanno votato l’altro giorno sia così diffusa nel paese l’idea che gli animali non provino dolore ed emozioni.

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Silvio Berlusconi alla corte di Strasburgo, le domande dei giudici su “discrepanze” tra il suo caso e quello di Minzolini

Sre, 22/11/2017 - 12:26

Quando otto mesi fa il Senato salvò dalla decadenza Augusto Minzolini, ex direttore del Tg1 condannato per peculato, tra i parlamentari che votarono contro ce ne fu uno che fu più contento di altri: Niccolò Ghedini. Lo storico avvocato di Silvio Berlusconi aveva assistito in diretta alla rottamazione – grazie ai voti di Fi e Pd – della legge Severino, norma che aveva portato all’espulsione da Palazzo Madama dell’ormai ex Cavaliere. Una decisione quella dei parlamentati che si potrebbe trasformare nel grimaldello capace di scardinare la tanto odiata legge. “Fatti identici trattati in maniera diversa” disse al fattoquotidiano.it il legale già pensando a Straburgo. E oggi diversi giudici della Corte europea dei diritti umani, dove si tiene l’unica e ultima udienza per il ricorso presentato dall’ex premier davanti a oltre 500 persone tra giornalisti, studenti e avvocati, hanno chiesto conto ai rappresentanti del governo italiano sulle “discrepanze” tra il caso di Berlusconi e quello di Minzolini. Il giudice islandese Robert Spano ha chiesto se le regole possono spiegare “se in un particolare caso può essere esercitato un potere discrezionale” da parte del Senato. Il magistrato portoghese Paulo Pinto de Albuquerque, ha chiesto ragione di un altro punto sottolineato dai legali di Berlusconi: “La scelta di procedere al Senato con uno scrutinio pubblico malgrado il regolamento preveda un voto segreto in tutti i casi”.

Gli avvocati del governo italiano: “Rispettata la Convenzione”
“Il governo italiano ha rispettato la Convenzione dei diritti dell’uomo, nessuna violazione può essergli attribuita – ha dichiarato il rappresentante del governo, Maria Giuliana Civinini – Il diritto è stato scrupolosamente rispettato”. La decisione della decadenza da senatore e della sua ineleggibilità “non è stata arbitrariaè arrivata al termine di una procedura che ha rispettato tutti i diritti” del Cavaliere. Ma non solo: “L’applicazione della legge Severino non è stata né persecutrice né ad personam” ha aggiunto Civinini parlando davanti ai 17 giudici della Corte. Civinini ha attaccato tutti i punti della difesa, in particolare quello della presunta retroattività nell’applicazione della legge Severino. “La legge – ha replicato – si è applicata alle elezioni di febbraio 2013, vale a dire dopo l’adozione della legge”. Civinini ha ricordato la cronologia del caso all’esame della Corte: la condanna di Berlusconi per frode fiscale a ottobre 2012, l’entrata in vigore della legge Severino a novembre, le elezioni a febbraio, la condanna in appello a maggio 2013 e il pronunciamento in Cassazione ad agosto. L’avvocato del governo ha sostenuto che la procedura seguita nei casi di Berlusconi e Minzolini “è stata esattamente la stessa” aggiungendo, secondo quanto riporta l’Ansa, l’affermazione che “la differenza è che per il primo si tratta di una non validazione del risultato elettorale, per Minzolini si tratta di decadenza. Al Senato c’è stata una discussione ampia e libera e bisogna sottolineare che molti anche nel Pd hanno votato contro la decadenza di Minzolini”, per il quale “il Parlamento ha valutato che ci fossero dubbi sull’imparzialità del tribunale d’appello“.

Gli avvocati dell’ex premier: “Legge di natura penale e retroattiva”
Poco prima infatti il legale di Silvio Berlusconi, Edward Fitzgerald, aveva sottolineato che nel caso del Cavaliere “la legge Severino è stata applicata a fatti contestati per gli anni 1995-1998, quindici prima che la legge fosse adottata”. Berlusconi, ha aggiunto davanti alla Corte di Strasburgo “è stato privato del suo seggio con un voto in un Senato composto a maggioranza da suoi avversari: non era giustizia ma ma un anfiteatro romano in cui una maggioranza di pollice versi o pollici in alto decidono se uno va su o giù”. Per Fitzgerald la legge Severino “è di natura penale e retroattiva”. Ciononostante la decisione del Senato, ha aggiunto, “non è stata in seguito sottoposta ad alcuna corte”. Il legale aveva anche sottolineato la differenza di applicazione della legge nel caso Minzolini: “Se la legge non è chiara nel suo esercizio c’è ogni volta un rischio reale di abuso. Una situazione non conforme allo Stato di diritto”. Una tesi però smentita dai giuristi italiani e dalla stessa corte Costituzionale.

Il precedente: Gabetti-Ifil
In verità a favore dell’ex Cavaliere potrebbe giocare anche una precedente sentenza della Corte europea dei diritti umani sul caso Grande Stevens, citata dal professor Franco Coppi durante la sua arringa in Cassazione per il processo Mediaset il 18 marzo del 2014. Il verdetto della Cedu era stato emesso solo il 4 marzo e aveva esteso il principio giuridico del “ne bis in idem”  (che prevede che non si possa essere condannati due volte per lo stesso fatto), sinora limitato alle sanzioni penali, anche alle pene amministrative. La corte di Strasburgo aveva stabilito che, istruendo un processo penale contro Franzo Grande Stevens e Gianluigi Gabetti per Ifil-Exor (poi conclusosi con l’assoluzione), l’Italia aveva commesso un abuso, perché i due erano già stati condannati in via amministrativa dopo una procedura promossa dalla Consob, l’organo di vigilanza della Borsa. Di qui, per Strasburgo, la violazione dell’articolo 4 del protocollo 7 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, che stabilisce che non si può essere giudicati e puniti due volte per lo stesso reato. L’avvocato Coppi aveva sostenuto che il verdetto di Strasburgo aveva attinenza con la vicenda del Cavaliere in quanto “affronta il problema della cumulabilità delle sanzioni penali e rileva che qualora una sanzione accessoria, non importa se di natura penale o amministrativa, incide su diritti fondamentali, allora non può essere cumulata con un’altra sanzione simile”. La Cassazione aveva poi confermato la condanna per l’ex Cavaliere e di fatto messo in moto il meccanismo che lo portò alla decadenza.  “Sono state fatte domande molto acute dalla Corte, alle quali è stata data risposta, ora aspettiamo la decisione con una qualche fiducia” dice oggi Coppi. I tempi per la sentenza “non sono brevissimi noi avremmo tutto l’interesse a conoscere l’esito nel più breve tempo possibile ma non possiamo farci niente”. I termini della questione, ha aggiunto “erano quelli che avevamo rappresentato nei motivi scritti”.

La Commissione di Venezia: “Legge Severino rispetta diritti”
Al vaglio dei magistrati ci sarà anche il parere della Commissione di Venezia. organo d’esperti costituzionalisti del Consiglio d’Europa. L’iter seguito in Italia per decretare la decadenza di Silvio Berlusconi da parlamentare è in linea con le condizioni minime di tutela dei diritti umani. Un parere tutt’altro che positivo per l’ex premier. Che invece si dice fiducioso: “In queste ore sono davvero sereno e soprattutto fiducioso. Mi aspetto che la Corte di #Strasburgo accolga il mio ricorso. Il mio ruolo nella prossima campagna elettorale è comunque chiaro: sarò in campo per portare il centrodestra al governo del Paese”. Ad aspettarlo c’è Matteo Renzi che conferma di sperare che il Cavaliere possa essere candidabile e poter “fare campagna elettorale”.

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Belen Rodriguez e Andrea Iannone si sono lasciati

Sre, 22/11/2017 - 12:14

Belen Rodriguez e Andrea Iannone si sono lasciati. Il gossip più succulento di fine autunno è servito, e a servirlo è il settimanale Chi in edicola questa settimana. A quanto pare i due avevano diverse visioni sul futuro. Il pilota sarebbe stato pronto a sposarsi e a comprare casa sia a Milano che a New York ma la bella argentina non voleva saperne e così ognuno per la propria strada. Adesso Belen avrebbe voglia di dedicarsi solo al figlio Santiago avuto con Stefano De Martino che, secondo alcuni rumors, passerebbe molto tempo a casa della ex compagna. Archiviata l’esperienza dei fratellini Rodriguez al Grande Fratello Vip (seguita dalla sorella maggiore con un’attenzione quasi “manageriale”), per Belen è tempo di pensare al piccolo Santiago e allo shopping con le amiche. Chi l’ha infatti immortalata intenta in una “sessione di acquisti” milanese.

 

 

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Massacro di Srebrenica: Mladic condannato all’ergastolo dal tribunale dell’Aja

Sre, 22/11/2017 - 12:07

Carcere a vita per i crimini commessi nella ex Jugoslavia. Questa la sentenza di primo grado emessa dal Tribunale penale internazionale dell’Aja nei confronti di Ratko Mladic, il “boia di Srebrenica”. I giudici lo hanno ritenuto colpevole di 11 dei 10 capi di accusa. Confermate le accuse di genocidio, crimini di guerra e contro l’umanità. Una sentenza che l’ex generale non ha nemmeno ascoltato. Mladic è stato infatti allontanato dall’aula dopo aver urlato contro i giudici.  Quando la corte ha cominciato lettura del verdetto, Mladic ha chiesto di poter andare al bagno dove è rimasto per oltre 40 minuti. Al suo ritorno, gli avvocati difensori hanno chiesto di rinviare la sentenza di un altro giorno a causa delle condizioni di salute del generale. Alla risposta negativa della corte, Mladic ha avuto uno scatto d’ira e ha cominciato a protestare ed è stato quindi allontanato. L’ex generale si era sempre proclamato innocente: “Ho difeso il mio Paese”. La sua difesa aveva chiesto l’assoluzione.

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“A Sarajevo Ratko Mladic volle portare avanti una campagna micidiale di bombardamenti e cecchini – ha letto il giudice nella sentenza – A Srebrenica volle perpetrare genocidio, persecuzione, sterminio, assassinio e atti disumani attraverso trasferimenti forzati”. Mladic, ex capo militare delle forze serbo-bosniache, era accusato del massacro di 8.000 musulmani a Srebrenica, in quella che è considerata la peggior esecuzione di massa in Europa dalla Seconda guerra mondiale. Soddisfatto l’alto commissario Onu per i diritti umani, Zeid Raad Al Hussein: “Mladic è il paradigma del male, questa è un’importantissima vittoria per la giustizia”.

Ad attendere la decisione della corte c’erano anche le associazione delle vittime di guerra che sono scoppiati in lacrime al momento della lettura della sentenza. “Hanno dimenticato per un momento il male che ci è successo per mostrare la soddisfazione per ciò che è successo oggi” ha dichiarato l’ex sindaco di Srebrenica e sopravvissuto al massacro. Fuori dal tribunale si è registrato uno scontro tra Bakira Hasecic, presidente dell’associazione “Donne vittime della guerra”, e un sostenitore dell’ex generale che sventolava una bandiera serba. La polizia è intervenuta per calmare la situazione. “E’ triste vedere come oggi si glorifichino persone che si sono macchiate dei crimini più orrendi – ha dichiarato la donna a un’emittente balcanica – Fa male assistere all’esaltazione del genocidio e degli stupri di massa ai danni delle donne non serbe”. L’uomo, invece, ha rivendicato il diritto di poter sostenere il generale Mladic: “Se loro possono farlo, posso farlo anch’io”.

Mladic fu arresto nel 2011 dopo una lunga latitanza. Accusato nel 1995 dal tribunale penale internazionale per l’ex Jugoslavia, il processo non si era mai svolto a causa dell’assenza dell’imputato che si era reso irrintracciabile. Gli Stati Uniti offrirono una taglia di 5 milioni di dollari per la sua cattura. Alla fine l’ex generale venne arrestato in un villaggio poco distante da Belgrado. Pochi giorni dopo l’arresto Mladic venne estradato all’Aja per essere processato.

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Alessandro Di Battista non ne poteva più, ma per il M5s è un disastro

Sre, 22/11/2017 - 11:12

La decisione di Alessandro Di Battista di non ricandidarsi nel 2018 può stupire solo chi non lo conosce. In realtà era una scelta prevedibilissima. Quasi scontata. I retroscena, che lo vogliono in rottura con Luigi Di Maio o refrattario al ruolo di “secondo”, sono deliranti. Molto semplicemente, Di Battista è uno che ama godersi la vita. E il godersela non può andare di passo con (direbbe lui) “la vita nel Palazzo”. Ho conosciuto Di Battista ad aprile 2013. Siamo diventati amici e ciò ha fatto sì che l’uno vedesse in diretta l’altro mentre gli cambiava la vita. A lui più che a me. Di Battista tutto sogna nella vita, tranne fare il sindaco di Roma o il presidente del Consiglio.

Credo che preferirebbe una detartrasi praticata senza anestesia da Sandro Gozi col trinciante. Molti fan lo immaginano vivere di politica. Macché: Di Battista si è ritrovato a fare politica. Attenzione: non sto dicendo che non si senta parte di una battaglia, di un progetto, di un cambiamento. Tutt’altro. Alludo, adesso, a ciò che gli esperti chiamano politique politicienne. La “politica da professionisti”: quella è proprio una cosa che odia. Lo annoia oltremodo, e non posso certo dargli torto. Ha svolto al meglio delle sue forze il ruolo di deputato, ma non vedeva l’ora che finisse. Lo aveva detto proprio a me nel 2014, durante una puntata di Reputescion: “Se la legislatura dura fino alla fine, non mi ricandido”. Appunto. E’ uomo di parola. Di Battista non è un disimpegnato e ora che è padre – variabile felice che ha accelerato una decisione già presa – non si rifugerà nella casa in collina.

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Continuerà, come ha detto due giorni fa, a fare politica. Ma la farà come accadeva prima del 2013: scrivendo, facendo controinformazione. Oppure viaggiando, in Africa come nel Sudamerica. E’ sempre stata la cosa che ha amato di più. Anche da deputato, non appena poteva, partiva in tour: per difendere la Costituzione, per provare a vincere in Sicilia. Una volta parlamentare, Di Battista ha scoperto doti innate da guitto: da oratore schietto, che arringa le piazze e buca lo schermo. Si è rivelato, tra i 5 Stelle, il più efficace. Ora che si defila – senza abbandonare quel Movimento in cui crede ciecamente – per il M5S è un mezzo disastro. Esce “Dibba”, rientra la Lombardi (Roberta): poveri loro.

Ma era una scelta (per lui) inevitabile. La notizia deluderà qualcuno, ma ogni volta che ci siamo visti non ci è mai capitato di parlare di politica per più di cinque minuti. Quando Fedez mi disse (scherzando) in un’intervista del 2015 che “Di Battista parla solo di politica e mai di figa”, lui mi telefonò fintamente arrabbiato perché sapeva quanto quella cosa fosse falsa. Una delle sue ferite più grandi fu quando, prima del 2013, alcuni giornalisti gli promisero di leggere e pubblicare alcuni reportage. Poi però si dileguarono, salvo tornare a cercarlo dopo che era divenuto famoso (per esempio Luca Telese).

A Gianroberto Casaleggio voleva bene per l’esatto opposto: si fidò e gli pubblicò tutto subito. Di Battista lascia – per ora – a un passo dall’uscita del nuovo libro Meglio liberi. Anche qui posso dire come andò: era il 2013 e Rizzoli mi chiese su quali politici puntare. Feci il nome di Di Battista. Lui prima nicchiò e poi accettò. Di Battista ama scrivere e aveva bisogno di staccare: è nella sua natura. E’ fatto così: è sincero anche quando gli capita di dire o fare qualche cazzata. A volte è sinceramente retorico (e spesso talebano). Crede davvero (illuso) che uno valga uno e non ha alcuna voglia di essere “leader” (se non della sua vita).

E forse, per dirla con Gustavo Zagrebelsky, avverte pure lui – non è certo il solo – un desiderio latente di “impolitica”. Diranno (dicono già) che ha saltato un giro per tornare alle elezioni successive, magari dopo una legislatura breve che “eliminerebbe” tutti gli altri big vittime del limite (che lui adora) del doppio mandato. Ma Di Battista non è uno stratega: è possibile che torni nel 2023 o prima, ma oggi non lo sa neanche lui. L’unica cosa che gli è chiara è che, tra uno scazzo con la Boldrini e un viaggio on the road, la prima opzione non è certo quella più desiderata.

Versione ampliata del commento pubblicato sul Fatto quotidiano premium 

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Alzheimer, “estratto di zafferano potenziale arma contro la malattia”

Sre, 22/11/2017 - 11:11

L’Alzheimer colpisce nel mondo una persona ogni tre secondi. Per contrastare questo trend, i ricercatori puntano sulla prevenzione e la diagnosi precoce, anche in assenza dei sintomi della malattia, ed esplorano ogni strada possibile. Un estratto di zafferano potrebbe entrare a far parte dei potenziali farmaci contro la malattia. In uno studio italiano è risultato infatti in grado di favorire la degradazione della proteina tossica beta-amiloide (che resta la principale indiziata tra le cause della malattia) in cellule di pazienti studiate in provetta. Inoltre è risultato in grado di attivare l’enzima degradativo catepsina B, rendendolo più efficiente. La ricerca è stata pubblicata sul Journal of the Neurological Science da Antonio Orlacchio del Laboratorio di Neurogenetica – Centro Europeo di Ricerca sul Cervello (CERC) – IRCCS Santa Lucia di Roma, e colleghi.

Lo zafferano è un complesso di molecole che include potenti antiossidanti, come pure molecole bioattive, quali crocine e crocetine, i due principali componenti attivi della spezia con un potenziale neuroprotettivo enorme. In altri studi lo zafferano si è dimostrato efficace nel trattamento di tessuti neurali degenerati come la retina mentre crocine e crocetine hanno mostrato effetti antinfiammatori in cellule cerebrali in provetta. Nel presente studio, spiega Orlacchio all’Ansa, cellule immunitarie di 22 pazienti con la forma più diffusa di Alzheimer e con un quadro di declino cognitivo ancora lieve sono state trattate in provetta con un componente attivo dello zafferano, una trans-crocetina. È emerso che questa potenzia la degradazione della proteina tossica beta-amiloide attraverso il potenziamento dell’attività di un enzima di degradazione cellulare chiamato catepsina B.

Questi dati, conclude Orlacchio, suggeriscono che l’integrazione dietetica con zafferano potrebbe essere testata su pazienti con la forma non ereditaria di Alzheimer (quella più diffusa) al fine di verificare “in vivo” il potenziale di questa spezia nel contrastare l’accumulo di beta-amiloide, che è probabilmente il risultato di uno sbilanciamento tra i processi di produzione e degradazione del peptide. L’Alzheimer è una patologia subdola che, a causa della morte delle cellule nervose provocata all’accumulo progressivo e tossico di molecole come la proteina tau e la beta amiloide, offusca la mente e la capacità di un individuo di riconoscere ciò che lo circonda, a partire dagli affetti più cari.

Lo studio

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Corea del Nord, violato l’armistizio: dissidente inseguito e colpito nella zona demilitarizzata. Il video diffuso dall’Onu

Sre, 22/11/2017 - 10:57

La Corea del Nord ha violato per due volte, quando i suoi soldati hanno sparato verso il Sud e attraversato il confine nella ‘caccia’ al commilitone fuggitivo, l’armistizio che chiuse la Guerra di Corea del 1950-53: il caso è quello del 13 novembre che ha visto un militare disertare al varco di Panmunjom. I risultati delle indagini sono stati diffusi dal Comando Onu, a guida Usa, accompagnate dal rilascio del video di 7 minuti che riprende la drammatica successione degli eventi accaduti alla cosiddetta ‘Joint Security Area‘.

Il generale Vincent K. Brooks, a capo del Comando Onu, ha rilevato che la condotta delle truppe alleate è stata appropriata e rispettosa dell’armistizio evitando la “ripresa delle ostilità” tra le due parti. Le indagini hanno coinvolto rappresentanti di Usa, Corea del Sud, Australia e Nuova Zelanda, con la presenza di membri di Svezia e Svizzera della Commissione di supervisione delle Nazioni neutrali.

L’armistizio è stato messo a dura prova “ma resta in vigore”, ha osservato Brooks, in un comunicato. Il Comando Onu ha notificato al Nord le violazioni rilevate chiedendo un meeting di discussione sul caso con i militari. La contestazione sulla violazione dell’armistizio si collega ai circa 40 colpi sparati dai soldati del Nord per impedire la fuga del commilitone, colpito tuttavia da almeno 5 proiettili, mentre un militare ha superato sia pure brevemente la “linea di demarcazione” armato di fucile.

Il disertore, soccorso e portato in ospedale, è stato poi sottoposto a due delicati interventi chirurgici, complicati da stomaco e intestino infestati da parassiti: attualmente, secondo l’ultimo bollettino medico, l’uomo, poco più che ventenne, ha ripreso conoscenza nel mezzo di condizioni generali di ripresa.

Il video rilasciato dal Comando Onu, ricavato dalle telecamere di sicurezza a circuito chiuso, mostra il fuoristrada guidato dal fuggitivo che taglia a tutta velocità la strada alberata sul lato del Nord prima della brusca frenata forse per la foratura di di pneumatico e della corsa a piedi verso il Sud. Quattro guardie nordcoreane, con pistole, fucili e mitra, lo inseguono sparando colpi a ripetizione, con 5 che vanno a bersaglio e altri che finiscono nel territorio sudcoreano. Altre immagini, con altre telecamere, mostrano tre membri del battaglione di sicurezza sudcoreano della Jsa strisciare per recuperare il disertore ferito e nascosto sotto un muretto.

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John Lasseter, boss di Disney e Pixar lascia dopo caso molestie sessuali. “Chiedo scusa”

Sre, 22/11/2017 - 10:28

Mi autosospendo per sei mesi e chiedo scusa a tutte le persone che ho fatto sentire a disagio”. Anche il regista e produttore John Lasseter, capo della Disney Animation e direttore creativo della Pixar, finisce tra i molestatori seriali di Hollywood. La notizia l’ha data in anteprima Hollywood Reporter citando diverse testimonianze anonime di insider aziendali che nel breve volgere di alcuni giorni si sono sommate e hanno travolto il creatore di Cars, Toy Story e Frozen. Un’autentica valanga di “abbracci, baci, commenti sugli attributi fisici” mai richiesti o voluti, subiti a quanto risulta da parecchie donne in decine di occasioni pubbliche, come ai party o alle anteprime dei film, e private, direttamente tra gli uffici e gli studios della Pixar.

“Ho sempre desiderato che i nostri studi di animazione fossero luoghi in cui i creatori potessero esprimere la loro visione con il supporto e la collaborazione di altri animatori e narratori di talento”, ha affermato Lasseter in un promemoria inviato al suo staff. “Questo tipo di cultura creativa richiede una costante vigilanza da mantenere, basata sulla fiducia e sul rispetto, e diventa fragile se i membri del team non si sentono valorizzati. In qualità di leader, è mia responsabilità garantire che ciò non accada; e ora credo di non essere stato all’altezza di questo compito, e so di aver mancato su questo punto”. Nel memo che la rivista statunitense ha pubblicato in anteprima, Lasseter ha parlato di generici “passi falsi (…) mai facili da affrontare”, per poi aggiungere riferito ai suoi dipendenti “È stata portata alla mia attenzione il fatto che abbia fatto qualcosa di irriguardoso nei vostri confronti e che vi mettesse a disagio.  In particolare, desidero scusarmi con chiunque abbia mai ricevuto un abbraccio indesiderato o qualsiasi altro gesto che ha superato il limite, in qualsiasi stato o forma. Non importa quanto fosse innocuo il mio intento, perché ognuno ha il diritto di stabilire i propri limiti oltre i quali altri non possono andare e di farli rispettare”. La Disney, il più grande produttore di animazione mondiale che ha acquisito la Pixar dal 2006, ha risposto in una nota ufficiale gettando acqua sul fuoco: “Ci impegniamo a mantenere un ambiente in cui tutti i dipendenti siano rispettati e autorizzati a fare del loro meglio. Apprezziamo il candore e le sincere scuse di John e sosteniamo pienamente il suo anno sabbatico”.

A questo punto per capire cosa si cela dietro le scuse di Lasseter e il ringraziamento della Disney bisogna sfogliare l’ennesimo dossier sulle voci che accusano il gran mogul dell’animazione contemporanea, l’unico vero erede di Walt Disney, pubblicate da Hollywood Reporter. Fonti anonime pubblicate dalla rivista Usa parlano del caso di Rashida Jones, sceneggiatrice di Toy Story 4, nonché attrice, e il suo socio Will McCormack, che hanno lasciato il progetto proprio a causa delle avances indesiderate di Lasseter. Contattati direttamente i due però non hanno rilasciato commenti né una propria versione dei fatti. Sempre su HR è apparso un lungo elenco di testimonianze anonime tra impiegate tenute in braccio con mani in movimento su fianchi e ginocchia, o di abbracci continui e reiterati accompagnati da parole sussurrate all’orecchio, o ancora diverse dipendenti Pixar raccontano di come incrociando Lasseter nei corridoi facevano di tutto per evitare i suoi tentativi di baciarle. 60 anni, camicie hawaiane e modellini dei suoi personaggi sulla scrivania, Lasseter è sposato dal 1988 con Nancy, dalla quale ha avuto cinque figli. Vincitore di due Oscar, ha diretto solo 5 delle sue numerose e popolarissime creazioni cinematografiche: Toy story 1 e 2, A bug’s life, e da quando la Pixar è stata acquisita dalla Disney, Cars e Cars 2 (2006, 2011). Mentre in almeno un’altra quarantina di titoli è stato lungimirante executive producer (tra gli altri Monster&co, Ratatouille, Alla ricerca di Nemo, Wall-E e Up) dall’alto del suo ruolo di capo del settore creativo di Pixar Animation Studios, Walt Disney Animation Studios e DisneyToon Studios, facendo guadagnare solo sul territorio del Nord America oltre 4 miliardi di dollari. Nelle prossime ore, nelle sale statunitensi, è prevista la distribuzione del nuovo titolo Pixar, Coco, che nelle previsioni dello studio Disney dovrebbe sbancare il botteghino del Giorno del Ringraziamento.

Lo scandalo molestie e violenze sessuali nel mondo del cinema hollywoodiano era scoppiato con il caso Harvey Weinstein, per poi travolgere nell’immediato personalità del calibro di Kevin Spacey, Dustin Hoffman, Brett Ratner, Louis CK, e in Italia del regista Fausto Brizzi. Nei giorni scorsi negli Stati Uniti avevano fatto scalpore le dimissioni dell’attore pluripremiato Jeffrey Tambor dalla serie Transparent per molestie ripetute sul luogo di lavoro, ma anche del licenziamento dell’anchorman della CBS e della PBS Charlie Rose accusato di molestie da otto donne. Per ora Asia Argento, una delle più grandi accusatrici dei “grandi maiali” del cinema mondiale, non ha ancora twittato nulla sul caso Lasseter.

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Di Maio, Gene Gnocchi lo sfotte per gli strafalcioni. Ecco il Sussidiario di geografia: “Quando Marco Polo andò in Senegal…”

Sre, 22/11/2017 - 10:22

“Dopo l’ultimo straordinario strafalcione geografico di Di Maio, che ha sostenuto che la Russia è sul Mediterraneo è finalmente uscito, te lo faccio vedere… Il Sussidiario di geografia di Luigi Di Maio”, Gene Gnocchi non si risparmia nella sua copertina satirica a DiMartedì (La7): “È un sussidiario per gli asili nido, perché oltre Di Maio preferisce non spingersi. Lo apro a caso: Pagina 28. Quando Marco Polo giunse in Senegal, fu accolto da Re Artù che gli chiese notizie sulle scie chimiche. Questa è geografia. La prossima settimana vi leggo quella di Cristoforo Colombo che circumnavigando la Sardegna scoprì il Bosforo”.

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Scuola-lavoro, Fedeli vs studenti. Irruzione durante la cerimonia, ma la ministra non ci sta e tiene botta

Sre, 22/11/2017 - 10:21

Il ministro dell’istruzione Valeria Fedeli, intervenuta alla cerimonia di inaugurazione dell’Anno Accademico dell’Università Bicocca a Milano, ha avuto un accesso confronto con alcuni studenti che hanno fatto irruzione in aula per manifestare il loro dissenso in merito all’alternanza scuola-lavoro

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Usa, aereo militare con 11 persone a bordo precipita nel Pacifico

Sre, 22/11/2017 - 10:19

Un aereo della marina militare americana con 11 persone a bordo è precipitato nell’oceano Pacifico mentre stava rientrando verso la portaerei Uss Ronald Reagan. A dare la notizia è stata la stessa Marina americana in un comunicato. Le cause dell’incidente non sono ancora note, mentre le prime operazioni di soccorso sono partite proprio dalla portaerei americana. L’aereo stava operando nel mare delle Filippine ed è precipitato a sud-est dell’isola di Okinawa alle 14.45 ora giapponese. Il ministero della Difesa giapponese ha comunicato che 8 persone sono state recuperate e sono in buone condizioni. Continuano invece le ricerche per gli altri tre. Secondo le prime ricostruzioni, l’incidente può essere stato causato da problemi al motore.

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Il primo impatto con la scuola e le relazioni che si imparano

Sre, 22/11/2017 - 10:17

La scuola è una palestra di vita, un luogo in cui si trascorrono molte ore della giornata e dove si costruiscono rapporti significativi, positivi e negativi. E’ un luogo che attraverso le sue relazioni, può rappresentare un sostituto, o un prolungamento, degli attaccamenti familiari, e anche compensare disagi conseguenti ad attaccamenti familiari insicuri o a contesti sociali sfavorevoli.

Ne parliamo nel libro Attaccamenti a Scuola, edito da Alpes Italia, in uscita in questi giorni.

Il primo impatto con il nido è un misto di sentimenti contrastanti per i genitori che affidano i bambini; sono le reazioni dei bambini, che al nido sperimentano la prima separazione dalle figure di riferimento e dal contesto familiare; sono le emozioni delle educatrici che iniziano a immaginare i bambini settimane prima del loro arrivo, creando così quello spazio mentale necessario per accoglierli nel modo migliore.

Lavorare per una relazione educativa che riconosca il bambino nella sua individualità, che lo sostenga nel gioco, nelle attività di esplorazione, che lo aiuti a fronteggiare lo stress che è insito nella relazione con i pari, è la prima sfida scolastica.

La scuola materna offre al bambino l’opportunità di mettersi in gioco in un ambiente diverso da quello familiare. Se non è andato al nido, il bambino passa da una situazione di accudimento quasi esclusivo, come quella sempre più frequente del figlio unico, a una in cui deve confrontarsi con bambini che hanno i suoi stessi bisogni e le sue stesse esigenze. Nei rapporti con gli altri egli impara a riconoscere e comprendere le proprie emozioni e quelle degli altri, a collegarle a cause esterne, impara ad autoregolarsi.

Un approccio positivo alla sessualità sin dalla prima classe, è uno degli obiettivi della scuola elementare. Il tema della sessualità coinvolge la relazione con l’altro, il confronto tra due personalità. Trattare l’argomento significa parlare anche d’amore, di rispetto, di reciproca attenzione, significa parlare della differenza tra tenerezza e altro, significa proteggere i bambini dai messaggi distorti e fuorvianti che emergono dai canali di comunicazione.

Metterli in guardia dal cyberbullismo è un’altra sfida per la scuola. Nella preadolescenza, età tumultuosa e confusa, il corpo comincia ad assumere caratteristiche adulte mentre la mente è ancora infantile, e l’autonomia è il bisogno più prepotente. E’ in questo periodo, che corrisponde agli anni della scuola media, che la ricerca dell’autonomia può spingere i ragazzi verso esposizioni incontrollate soprattutto se si sentono protetti da uno schermo.

Nell’adolescenza, la metamorfosi fisica è completata, e si avvia alla conclusione anche il percorso di autonomia dai genitori. Amicizie e innamoramenti sono fondamentali per sperimentarsi nella competizione, nella cooperazione e soprattutto per avventurarsi verso la scoperta della sessualità e dell’amore.

Nel percorso già ricco di ostacoli che avviene per la maggior parte all’interno della scuola superiore, si inseriscono le frustrazioni scolastiche e a volte, la ferita narcisistica della bocciatura. Per qualcuno questa diventa una sfida da raccogliere, per altri un carico in più di sfiducia in se stessi e se lo studente è straniero, la vulnerabilità del periodo adolescenziale si somma ai fattori di rischio della condizione di immigrato.

Ognuno però può sentire la scuola un porto sicuro in cui rifugiarsi, dove trovare un insegnante preferito o un amico fidato che lo sappia aiutare e sostenere.

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