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Regionali Lombardia, Fontana (Lega): “Mia candidatura? Fino al 31 dicembre non sapevo nulla”

Čet, 11/01/2018 - 13:06

Fuorionda del candidato del centrodestra alla presidenza di Regione Lombardia Attilio Fontana in occasione della sua prima uscita elettorale al mercato di Via Maroncelli a Cologno Monzese. Parlando della candidatura si lascia scappare il fatto che questa gli è stata comunicata in extremis: “Fino al 31 dicembre non sapevo nulla. Stavo lavorando per un posto in Parlamento”.  Di Niccolò Lupone/alaNEWS

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Mafia, il pentito Santino Di Matteo fa causa allo Stato per essere stato escluso dal programma di protezione

Čet, 11/01/2018 - 13:01

“Lo Stato non mi protegge più”. Il pentito Santino Di Matteo fa causa allo Stato presentando un ricorso al Tar contro l’esclusione dal programma di protezione. Santino è il padre di Giuseppe che aveva 13 anni quando fu rapito, il 23 novembre 1993. I boss provarono così a far ritrattare il padre. Dopo 779 di prigionia, l’11 gennaio di 21 anni fa, il ragazzino fu strangolato e sciolto nell’acido su ordine di Giovanni Brusca. Per l’omicidio sono stati condannati all’ergastolo decine di boss mafiosi. Il padre del bambino è stato invece condannato per detenzione di armi ed è stato escluso dal programma di protezione. Due anni fa la procura di Palermo aveva chiesto il reinserimento di Santino Di Matteo: ne è nata una battaglia legale, come riporta oggi l’edizione locale di Repubblica. “Mi accusano di essere tornato a delinquere. Sì, è vero – dice – nel 1996 sono tornato in Sicilia per cercare mio figlio. Vorrei sapere chi sarebbe rimasto a casa ad aspettare?”.

Per l’omicidio del ragazzo il 25 febbraio del 2014 erano state confermate dalla Cassazione le condanne all’ergastolo per il boss Giuseppe Graviano e per Salvatore Benigno per l’uccisione e il sequestro. Sono stati condannati in appello anche Luigi Giacalone, Francesco Giuliano e il boss latitante trapanese Matteo Messina Denaro. Ma solo Graviano e Benigno avevano fatto ricorso alla Suprema corte. A lanciare le accuse contro i suoi complici era stato il collaboratore di giustizia Gaspare Spatuzza, condannato a 12 anni con l’applicazione dell’attenuante speciale per i pentiti. Il piccolo Di Matteo fu sequestrato il 23 novembre 1993 da un commando di mafiosi travestiti da poliziotti che su ordine di Graviano catturarono il bambino mentre si allenava in un maneggio ad Altofonte.

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Roberto Maroni: “Salvini? Mi ha trattato con metodi stalinisti”. Il segretario della Lega: “Non rispondo a insulti”

Čet, 11/01/2018 - 12:49

Dispiaciuto. Arrabbiato. Ufficialmente fuori dai giochi per sua volontà, ma per molti – specie tra i suoi colleghi di partito – pronto al grande salto. A due giorni dell’annuncio della sua non ricandidatura al Pirellone, Roberto Maroni parla con Il Foglio e non le manda a dire. Obiettivo del suo attacco? Il segretario del Carroccio Matteo Salvini. “Io sono una persona leale. Sosterrò il segretario del mio partito. Lo sosterrò come candidato premier. Ma da leninista, non posso sopportare di essere trattato con metodi stalinisti e di diventare un bersaglio mediatico solo perché a detta di qualcuno potrei essere un rischio” dice il governatore della Lombardia. A cui il leader del Carroccio risponde indirettamente sui suoi profili social: “Preferisco usare il mio (e vostro) tempo per lavorare e costruire, non per litigare o rispondere agli insulti” dice Salvini, secondo cui “o l’Italia riparte in fretta, e io ci credo, o sarà tardi. Le polemiche – aggiunge – le lascio agli altri. Scusatemi, mi conoscete, sono fatto così”.

Ma di quale rischio parla l’ex Maroni? Nel centrodestra, in molti hanno visto il passo indietro dell’ex ministro nell’ottica di un possibile suo impegno come premier di un governo di coalizione da far nascere dopo le elezioni. Da qui, spiega Maroni, l’attacco di Salvini (“Che è stato il primo, mesi fa, a sapere della mia intenzione di non candidarmi”) nei suoi confronti. “Consiglierei al mio segretario – continua il presidente lombardo – non solo di ricordare che fine ha fatto Stalin e che fine ha fatto Lenin, ma anche di rileggersi un vecchio testo di Lenin. Ricordate? L’estremismo – dice – è la malattia infantile del comunismo. Se solo volessimo aggiornarlo ai nostri giorni dovremmo dire che l’estremismo è la malattia infantile della politica”.

Maroni, per questo motivo, si dice “dispiaciuto” delle dichiarazioni “sprezzanti e sorprendenti che ho sentito nei miei confronti”. In questi giorni “sono stato massacrato dai miei compagni di squadra, che hanno scelto di dare alla mia vita nuova un’interpretazione del tutto arbitraria, mentre sono stato ricoperto di affetto e amicizia da un mondo politico lontano da me, e questo mi ha colpito”. Per esempio c’è stato un sms di Matteo Renzi e tanti altri, tra cui una telefonata che “mi ha fatto particolarmente piacere: quella di Giorgio Napolitano“. Ma la nota dolente è sempre Salvini: “Il mio addio? Incompatibilità con lui – aggiunge – La politica non è solo marketing”. E sul suo futuro? Il Foglio avanza l’ipotesi che fra i tratti di incompatibilità culturale tra Maroni e il suo segretario vi è anche un’idea diversa del rapporto che deve avere la politica con la giustizia: “Possiamo dirlo – conferma il governatore –  È così. È questo uno dei tanti motivi che mi hanno spinto a ragionare su un futuro diverso, lontano da un modo di fare politica che capisco ma che, le dico la verità, proprio non mi appartiene”.

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Roma, Macron visita la Domus Aurea: “Cosa mi ha ispirato? Umidità e ammirazione”

Čet, 11/01/2018 - 12:48

Prima del vertice bilaterale in programma a Palazzo Chigi, il presidente della Repubblica francese Emmanuel Macron è stato accolto dal premier Paolo Gentiloni alla Domus Aurea per una breve visita. Uscendo Macron ha risposto alle domande dei giornalisti: “Cosa mi ha ispirato la visita? Umidità e ammirazione. Rivedere questo periodo di Nerone e il lavoro dei tecnici e degli archeologi con la realtà aumentata è favoloso, è una testimonianza del genio europeo. Continueremo a fare delle grandi cose con l’Italia e a procedere con l’intesa dei nostri due paesi e l’intesa europea”. Gentiloni ha aggiunto: “Una comunanza di storia”

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Barcellona, Eric Abidal racconta la sua battaglia contro il cancro: “Messi mi disse: ‘Non farti vedere, ci rendi tristi'”

Čet, 11/01/2018 - 12:47

Si è confessato davanti al suo ex compagno di nazionale Olivier Dacourt, raccontando la malattia e il recupero. E ha svelato alcuni dettagli controversi dei suoi mesi più difficili. Eric Abidal, ex calciatore del Barcellona, club con il quale ha vinto 4 volte la Liga e una Champions League, ha spiegato come ha affrontato la battaglia contro il tumore al fegato che lo ha colpito sette anni fa nel reportage “La mia zona d’ombra”, andato in onda su Canal Plus mercoledì sera.

E durante il racconto sono emerse anche le reazioni dei suoi compagni di squadra di allora. “Feci un video prima di una gara per tentare di dare ulteriori motivazioni, dicendogli di non preoccuparsi per me, perché era come se fossi lì con loro – spiega il calciatore originario della Martinica davanti alle telecamere – Sapete cosa mi rispose Messi? Di non mandare più certe cose, perché così facendo avrei ottenuto l’effetto contrario. Io pensavo di avere un bell’aspetto e quindi dicevo: “Forza ragazzi”. Ma loro mi vedevano come un cadavere e questo li rendeva tristi”.

La battaglia, il difensore francese, l’ha poi vinta ed è tornato a giocare a calcio dopo una prima operazione e poi ancora in seguito al trapianto di fegato, donato dal cugino Gérard nel 2012. “Avevo questo dolore che non avevo mai sentito in tutta la mia vita. Era insopportabile, come un coltello che lentamente s’infila in una ferita aperta – ha spiegato a Dacourt – Quando il medico mi disse che avrei dovuto fare un’ altra operazione, paradossalmente ero felice”.

Tra coloro che lo andarono a trovare durante la degenza, ricorda Abidal, c’è Thierry Henry, allora sotto contratto con i New York Red Bulls. Il difensore era ricoverato proprio in una clinica della Grande Mela: “Quando lo vidi in fondo al corridoio cominciai a piangere. Non volevo che mi vedesse così, ma mi faceva davvero tanto piacere che fosse venuto a trovarmi”.

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Meghan Markle, addio social: la futura sposa del principe Harry chiude i suoi account

Čet, 11/01/2018 - 12:45

Addio social. Meghan Markle, la futura sposa del principe Harry, dice addio a Instagram e Twitter. Da ora in poi, per lei, la comunicazione sui social network sarà solo quella fatta attraverso i canali ufficiali, come ad esempio Kensington Palace. Se sia una precisa regola di corte non si sa, quel che è certo è che evidentemente l’uso dei social non viene considerato adatto ai membri della casa reale, tanto che nessuno ha un proprio account. Meghan ha già abbandonato la carriera di attrice, e adesso tocca ai social. Prezzo ‘giusto’ da pagare per diventare ‘principessa’?

Prince Harry and Ms. Meghan Markle this afternoon visited @reprezentradio in POP Brixton to see their work supporting young people through creative training in radio and broadcasting.

Centrosinistra, appello di Veltroni e Prodi per l’unità: “Buon senso”. Ma sulle Regionali scontro con Liberi e uguali

Čet, 11/01/2018 - 12:38

Li avevano invocati come l’ultima carta da giocare nel caso la situazione nel centrosinistra si fosse fatta più critica del previsto. E, a meno di due mesi dal voto, gli eventi li hanno spinti a prendere posizione. I padri nobili del Pd, l’ex premier Romano Prodi e l’ex segretario dem, Walter Veltroni, dalle pagine di Repubblica e della Stampa, hanno lanciato un appello all’unità della sinistra alle prossime elezioni, almeno nelle regionali di Lazio e Lombardia. “Le forze del centrosinistra”, ha detto Prodi, “recuperino il buon senso e si mettano insieme per le elezioni regionali e anche per quelle nazionali. Sono preoccupato perché non vedo prevalere quello spirito di coalizione che è sempre indispensabile per vincere una competizione elettorale. Quello spirito è fondamentale per le elezioni regionali, ma lo è anche per il voto nazionale. Per un semplice motivo: è stata approvata una legge che prevede proprio le coalizioni”. Per Prodi servirebbe “un rigurgito di buon senso in un mondo che sembra davvero aver perso tutto il buon senso”. A Prodi si è accodato anche Veltroni: “Sarebbe un vero e proprio delitto presentarsi divisi in due regioni fondamentali per il Paese. È evidente a tutti che le condizioni sono cambiate. È possibile un’inversione di tendenza e allora sarebbe doveroso che i partiti del centrosinistra, tutti i partiti, trovassero una unità contro le destre”.

A parole sembrano tutti fare appello al buon senso, ma nella pratica l’intesa è lontana da venire. Il punto riguarda essenzialmente il sostegno alle prossime Regionali dei candidati dem per Lazio e Lombardia. Il leader Pietro Grasso ha rimandato la decisione dopo le assemblee locali: “Siamo un progetto politico plurale, è normale che ci siano posizioni diverse. Abbiamo concordato di ascoltare le indicazioni del territorio, domani ci saranno le assemblee sia in Lombardia che nel Lazio, poi prenderemo una decisione”. Sul tema il primo a intervenire è stato il governatore della Toscana Enrico Rossi: “Con Gori in Lombardia è opportuno aprire un confronto sul programma, perché rispetto a Maroni non basta #faremeglio, come dice lo slogan Gori, ma si deve cambiare idee e politiche”, “nel Lazio non sostenere Zingaretti, un uomo di sinistra, è un errore perché dobbiamo impedire che la Regione passi a Gasparri”. Il candidato lombardo a Radio1 è andato oltre, dicendo che secondo lui l’intesa c’è già nella testa del leader: “Io lo interpreto in questo modo: se fosse per lui sarebbe un Sì. Io credo che se l’alleanza è possibile in Lazio allora lo è anche in Lombardia, dove da 23 anni governa il centro-destra. Aspetto l’esito delle riunioni con il Pd sulle elezioni regionali, fosse per me avrei già deciso, no?”. Quindi Bersani ha garantito che ci proveranno a trovare un’intesa: “Proviamo a trovare un’intesa. Ci stiamo lavorando”. Con Nicola Zingaretti, ha ammesso, la strada di un accordo è meno complicata di quella con Giorgio Gori. Comunque, ha specificato, “non ha senso fare ammucchiate contro la destra, operazioni di ceto politico. Serve una proposta chiara di sinistra di governo, alternativa alla destra. Altrimenti i cittadini non ce li portiamo a votare. Vediamo che succede nelle prossime ore”.

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Lazio, Brunetta manda messaggio a Pirozzi: “Non ci si autocandida, è la coalizione a decidere”

Čet, 11/01/2018 - 12:26

“Oggi continueremo gli incontri con tutti gli esponenti del centrodestra per gettare le basi per il programma: un elenco di otto punti da cui partire con la campagna elettorale, mettendo insieme culture e valori del centrodestra in tema di fisco, economia, giustizia, politiche europee e via dicendo. Per quanto riguarda le regionali, Fontana è assolutamente un candidato giusto per la Lombardia, mentre nel Lazio voglio dire a Pirozzi, che è un bravo sindaco e che stimo molto, che non ci si autocandida nelle regioni ma è la coalizione a decidere”. Così Renato Brunetta, capogruppo uscente di Forza Italia alla Camera

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Bacia uno sconosciuto sulla Tour Eiffel e poi lo trova con l’aiuto dei social. Ma il finale non è quello atteso…

Čet, 11/01/2018 - 12:26

“Salirò in cime alla Tour Eiffel e lì bacerò un ragazzo. Sarà il più grande rimpianto della mia vita, se non lo farò”. Potrebbe essere la prima battuta di una commedia romantica con Jennifer Aniston e invece è la frase che una 18enne californiana, Juliana Corrales, ha detto alle sue amiche prima di partire per Parigi. Non una frase detta tanto per dire perché Juliana l’ha fatto veramente e il bacio è finito su un video postato su Twitter. Anzi, i baci. Perché la madre del ragazzo scelto come principe azzurro, presente durante il romantico gesto, ha chiesto un secondo bacio. Il fatto è che poi la giovane californiana ‘si è fatta prendere la mano’ e ha deciso di voler rincontrare quel Gavin che ha definito “bellissimo”. E’ iniziato così il classico giro di messaggi social e il ragazzo è stata rintracciato in Texas. Lieto fine? No. Perché lui è fidanzato. “Ho visto che siete riusciti a trovare Gavin e, anche se ha una fidanzata, vorrei ringraziarvi tutti per l’aiuto che mi avete dato. Se non vi dispiace, però, vi chiedo di non disturbare oltre lui e sua madre, non vorrei davvero causare loro problemi“, ha chiosato Juliana. Per un finale romantico, forse, dovremo aspettare che la storia arrivi davvero al cinema.

 

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California, frane e smottamenti in tutto lo Stato: 17 morti. Cani e padroni salvati in elicottero

Čet, 11/01/2018 - 12:25

E’ salito ad almeno 17 morti il bilancio delle frane che hanno investito il sud della California. Lo ha comunicato lo sceriffo della contea di Santa Barbara, Bill Brown, ai giornalisti. “È una coincidenza che ci siano 17 vittime e 17 dispersi”, ha detto Brown. “Purtroppo non crediamo che le persone scomparse siano quelle che abbiamo nell’ufficio del nostro coroner”, ha aggiunto.
La maggior parte delle vittime si è registrata nell’area di Montecito, nella contea di Santa Barbara, che si trova appena sotto la zona devastata nelle scorse settimane dal gigantesco Thomas Fire.

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La morte di Paola Manchisi e quei fannulloni di Stato – L’Istantanea di Caporale

Čet, 11/01/2018 - 12:19

Quattordici dei suoi trentuno anni Paola li ha trascorsi segregata in casa, vittima delle turbe familiari, tolta dal mondo civile, dal suo bellissimo paese, Polignano a Mare, dalla scuola, dai suoi amici. Come ci ha raccontato “Chi l’ha visto?” l’11 gennaio, sapevano dell’oltraggio alla dignità e alla identità di questa ragazza non soltanto i parenti, ma i vicini di casa, le nonne che la sentivano piangere e, come ha confessato una di esse, piangevano con lei afflitte dalla incapacità di offrirle un aiuto.

Tutti sapevano tutto, primi fra gli altri gli assistenti sociali, che hanno pure verbalizzato le condizioni igieniche e ambientali disastrose in cui Paola versava. Dovevano sapere per forza anche i carabinieri della locale stazione, le altre autorità di Pubblica sicurezza, il magistrato della Procura territoriale.

Nessuno però ha liberato Paola dalla sua prigione. Nessuno che poteva farlo. Fino a quando il carro funebre non si è fermato sotto casa e l’ha trasferita al cimitero.Nella trasmissione televisiva di Federica Sciarelli era precedentemente andato in onda un analogo caso di pubblica inettitudine e disumanità: l’agonia fino alla morte di un uomo al binario 14 della stazione centrale di Napoli nell’attesa vana che un’ambulanza gli andasse in soccorso.

Ebbene, tutti abbiamo chiesto conto delle responsabilità degli operatori del 118 giustamente sottoposti a procedimento disciplinare e tutti speriamo che la sanzione nei loro confronti sia la più severa possibile. Invece il conto alle forze dell’ordine non è stato richiesto con la forza e la pubblicità che hanno accompagnato il caso napoletano, forse in omaggio a una retorica nazionale per cui coloro che portano la divisa non possono che essere integri, coraggiosi, devoti alla causa. Invece sappiamo che non è così,sappiamo che sacche di dabbenaggine e inettitudine esistono anche tra i carabinieri, i poliziotti e i magistrati.

La vita di Paola è stata infatti immolata sull’altare della disumanità, della trascuratezza, della assoluta mancanza ai doveri da parte di dipendenti dello Stato che sono pagati per svolgere l’unico compito del loro ufficio: far rispettare la legge, aiutare chi ha bisogno, testimoniare la civiltà agli incivili.

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Altro che università gratis, si dovrebbe intervenire alla scuola dell’obbligo

Čet, 11/01/2018 - 12:18

La contraddizione in termini, contenuta nell’idea di aiutare i meno abbienti fiscalizzando l’onere di un servizio usato prevalentemente dai ricchi, come l’accesso all’università, che oggi è parzialmente a carico degli studenti, potrebbe essere tranquillamente liquidata come propaganda elettorale, seppure un po’ zoppicante sotto il profilo della logica.

Val la pena tuttavia provare a fare qualche ragionamento meno superficiale in tema di benessere collettivo.

La riforma illustrata da Pietro Grasso non è solo carente dal punto di vista dei nessi di causa-effetto, perché otterrebbe conseguenze opposte a quelle desiderate dai suoi fautori, ma pecca anche di ingenuità, assumendo che l’unico ostacolo all’accesso all’istruzione universitaria consista nel pagamento della retta, laddove è abbastanza evidente che l’onere più rilevante della frequenza universitaria consiste invece nel mancato reddito da lavoro del periodo in questione. Ne consegue quindi una conclusione a dir poco rocambolesca ossia che la mera eliminazione delle rette universitarie possa incentivare l’affluenza negli atenei (lasciando perdere la questione che questo sia o meno un obbiettivo desiderabile).

Proviamo a fare un passo indietro e a inquadrare la questione in termini di benessere collettivo e distinguiamo tra competenze di base e competenze avanzate. Le prime servono a comprendere la realtà che ci circonda, consentendoci di esprimere a ragion veduta i nostri diritti politici e di evitare le truffe e i raggiri meno sofisticati, una volta si limitavano a leggere, scrivere e far di conto e oggi potrebbero includere nozioni di statistica, calcolo attuariale oltre alla abilità di discernere le fonti attendibili su Internet.

Le seconde, tra le quali rientrano quelle acquisite mediante studi universitari, hanno invece la funzione di rendere possibile l’esercizio di alcuni lavori o professioni, oppure di consentire lo svolgimento di attività di tipo edonistico (es comprensione e valutazione di opere d’arte per finalità ludiche etc).

Come si può comprendere facilmente, mentre è chiaro che le competenze di base costituiscano un bene meritorio, che andrebbe garantito a tutti e per il quale esiste un interesse collettivo alla maggiore diffusione possibile, per le competenze avanzate il discorso è differente: si tratta in primo luogo di una scelta personale (non tutti necessariamente vogliono svolgere studi avanzati) e, dunque, non è affatto detto che far crescere il numero dei soggetti che vanno all’università costituisca un obbiettivo desiderabile per la collettività soprattutto senza entrare nel merito della qualità e tipologia degli studi universitari.

Dal momento che è troppo complesso quantificare il beneficio apportato alla collettività dall’avere un medico in più o un ingegnere in meno, l’unico profilo che può rilevare in termini collettivi riguarda il cosiddetto “ascensore sociale” ovvero la possibilità per tutti gli individui di migliorare la propria condizione economica.

Nella misura in cui gli studi universitari consentono di accedere a professioni più qualificate e redditi più elevati dovrebbe essere auspicabile rimuovere gli ostacoli di carattere materiale che impediscono a chi lo desidera di accedere a questo tipo di istruzione. In quest’ottica sono ampiamente già ampiamente presenti (laddove ovviamente l’università non è gratuita) in tutti i paesi sviluppati esenzioni dalle rette universitarie e agevolazioni per gli studenti provenienti da famiglie a basso reddito oppure che affiancano il lavoro agli studi.

Messa in questi termini la questione è ben più articolata di quanto si possa affrontare esentando o meno dal pagamento delle rette universitarie coloro i quali oggi vi sono soggetti: occorre concentrarsi sugli anni precedenti per consolidare la formazione ricevuta durante la scuola dell’obbligo, in modo che al momento di valutare se e quali studi universitari intraprendere la scelta sia fatta in modo informato e consapevole e, l’aspirante studente disponga degli strumenti necessari, sia in termini di nozioni di base che di metodo di studio per affrontare i corsi universitari con profitto. Inoltre, per rimuovere veramente gli ostacoli economici non è sufficiente l’esenzione dalle rette, ma occorre intervenire con trasferimenti che possano compensare il costo opportunità di un eventuale lavoro alternativo e le spese di sostentamento presso le sedi universitarie: detti trasferimenti potrebbero assumere la forma di borse di studio per i più meritevoli o di “prestiti a lungo termine” per tutti gli altri. Che questo discorso possa valere per tutti i corsi di studio, a prescindere dal carattere scientifico o umanistico oppure solo per alcuni, ritenuti più utili o meritevoli è una scelta di tipo politico e culturale che non rileva in questa sede.

Ragionando fuori dalla propaganda politica, tesa ad acchiappare voti in vista delle elezioni, quello che è veramente rilevante per il progresso della società e il benessere di tutti è che una solida ed estesa formazione di base sia garantita a tutti i cittadini e che esistano ampi sussidi e incentivi per fare in modo il più ampio numero di persone possa comprendere correttamente quanto avviene nel mondo che lo circonda. Con riferimento alla formazione successiva, nella misura in cui essa possa assolvere alla funzione di “ascensore sociale” val la pena che venga promossa solo nei confronti di chi denota una adeguata motivazione e capacità sufficienti a mettere a frutto il supporto ricevuto: fuori da questi ambiti “farsi una cultura” costituisce un consumo di lusso per il quale ognuno dovrebbe provvedere da se, senza gravare sulla collettività.

@massimofamularo

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Processo Trattativa, la requisitoria del pm Nino Di Matteo: “Canali di comunicazione tra Berlusconi, Dell’Utri e Riina”

Čet, 11/01/2018 - 12:09

“Erano diversi i canali di comunicazione tra Riina-Dell’Utri-Berlusconi. È lo stesso Riina che lo racconta mentre è intercettato in carcere senza sapere di essere ascoltato”. È uno dei primi passaggi della requisitoria del pm Nino Di Matteo al processo sulla trattativa tra Stato e mafia. Il magistrato recita alcune delle frasi intercettate in carcere al capomafia: “Ma noi altri abbiamo bisogno di Giovanni Brusca per cercare Dell’Utri? Questo Dell’Utri è una persona seria…”, diceva Riina al codetenuto Alberto Lorusso. E ancora: “…Berlusconi in qualche modo mi cercava… si era messo a cercarmi… mi ha mandato a questo… Gli abbiamo fatto cadere le antenne – diceva Riina in un’altra intercettazione del 2013 – e non lo abbiamo fatto più trasmettere”. Le intercettazioni del capomafia di Corleone, morto lo scorso novembre, sono state lette in aula dal pm. “Nei dialoghi intercettati in carcere – dice il magistrato – Riina più volte parla dei canali tramite i quali avrebbe potuto contattare Dell’Utri“, l’ex senatore imputato nel processo per minaccia a corpo politico dello Stato e detenuto perché condannato per concorso in associazione mafiosa. Non solo. Secondo Di Matteo “Riina dimostra di essere consapevole dei rapporti che i fratelli Graviano avevano per i loro canali con l’imprenditore e poi politico Berlusconi. Alterna momenti di sincera confidenza con dei momenti in cui invece assume ufficialmente la parte di chi non sa nulla”. Proprio in una controversa intercettazione, pubblicata in esclusiva da Sekret, Giuseppe Graviano, parla riguardo alle stragi mafiose di un favore chiesto a Graviano da ‘Berlusca’ secondo l’interpretazione delle parole data dai periti di pm e giudice.

Pm: “Riina non consapevole di essere intercettato”
Secondo la procura di Palermo comunque Riina “non era consapevole di essere intercettato nello spazio esterno del carcere” in cui era detenuto. “Se fosse stato consapevole o avesse avuto un sospetto serio, non avrebbe parlato così a lungo e approfonditamente di quasi tutti gli omicidi di cui si è reso protagonista e non si sarebbe vantato, con profili di autoesaltazione che stridono con la purezza del racconto delle stragi e di omicidi eccellenti. Inoltre, non avrebbe parlato tante volte dei suoi congiunti, della moglie e dei figli” ha proseguito Di Matteo nell’udienza in corso all’aula bunker del carcere Ucciardone di Palermo. Una replica a distanza a chi sostiene da tempo che il capomafia di Corleone “sapeva di essere intercettato in carcere”. Le intercettazioni a cui fa riferimento il pm della Dna sono quelle del 2013 tra Totò Riina e il codetenuto Alberto Lorusso, che sembrava il depositario degli sfoghi e dei propositi di morte del boss.

L’odio per i magistrati Chinnici, Falcone e Borsellino
In quelle lunghe ore di conversazioni, tutte registrate dalle cimici del carcere, Riina aveva parlato degli anni Ottanta e inizio Novanta, e del suo odio contro i magistrati, da Rocco Chinnici a Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, fino allo stesso Nino Di Matteo e gli altri pm antimafia. E quasi si lamentava, Riina, che gli affiliati a Cosa nostra ancora liberi avessero seguito la strategia dell’inabbissamento: “Mi viene una rabbia a me… ma perché questa popolazione non vuole ammazzare a nessun magistrato?”, diceva a Lorusso. “Se avesse saputo di essere intercettato – prosegue il pm Di Matteo – Riina non avrebbe parlato così approfonditamente di suo nipote Giovanni Grizzafi e delle aspettative che nutriva rispetto alla prossima scarcerazione di Grizzafi che gli avrebbe permesso di tessere le fila di tante situazioni. Se avesse avuto un serio sospetto di essere intercettato nello spazio esterno non avrebbe mai parlato di beni patrimoniali riconducibili alla sua famiglia. In alcuni momenti delle conversazioni con Lorusso parla di beni che ha nella disponibilità di cui nessuno aveva sospettato”. “Inoltre – dice ancora il pm Di Matteo – Riina non avrebbe sollecitato l’eliminazione di uno dei pm del processo”, facendo riferimento a lui stesso, nel mirino del capomafia Riina. Parlando del magistrato, Riina aveva detto nelle intercettazioni: “Ti farei diventare il primo tonno, il tonno buonoAncora ci insisti? Perché, me lo sono tolto il vizio? Inizierei domani mattina… Minchia ho una rabbia… Sono un uomo e so quello che devo fare, pure che ho cento anni”. Il nome del pm venne fuori anche in riferimento alle polemiche seguite alla citazione come testimone dell’ex capo dello Stato Giorgio Napolitano (‘Questo Di Matteo, questo disonorato, questo prende pure il presidente della Repubblicà), a cui Riina immagina di fargli fare la fine del procuratore Scaglione, assassinato nel 1971: “A questo ci finisce lo stesso”. Nelle intercettazioni Riina parlava anche della strage di Capaci in cui morirono Giovanni Falcone, sua moglie Francesca e tre agenti di scorta. Per Riina fu “una mangiata di pasta”.

“Riina disse che fu lo stato a cercarlo”
Nel 1992, secondo la procura, non sarebbe stato il boss mafioso a volere avviare una trattativa con pezzi dello Stato. Ma sarebbero stati esponenti delle Istituzioni a volere dare vita a un accordo per fare cessare le stragi mafiose. Di Matteo, durante la requisitoria, ha letto la relazione fatta nel 2013 da due assistenti penitenziari del carcere di Opera a Milano sulle parole pronunciate dal boss Riina. Riina disse “Non mi hanno arrestato i Carabinieri ma Vito Ciancimino e Bernardo Provenzano – dice il magistrato – E lo stesso Riina ha poi sottolineato, come emerge dalla relazione dei due assistenti penitenziari: ‘Non ero io a cercare loro per trattare con loro ma era loro che cercavano me per trattare, io non cercavo nessuno‘”. Secondo il pm Di Matteo un “riscontro alle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia Cancemi e Brusca” ma anche del “dichiarante Massimo Ciancimino“, quest’ultimo imputato nel processo per concorso esterno in associazione mafiosa.

Comunque Riina “è stato il principale ideatore e artefice ed esecutore di quel vero e proprio ricatto allo Stato condotto a suon di bombe ed omicidi eccellenti. Successivamente c’è stata una evoluzione della trattativa – dice ancora il magistrato – con la individuazione, sotto l’aspetto del terminale mafioso, di Provenzano, a partire da una certa data in poi, quale soggetto mafioso più affidabile per trattare”.

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CES 2018: le novità di Razer dal mouse wireless senza batteria all’accordo con Philips

Čet, 11/01/2018 - 12:04

Il CES di Las Vegas è uno dei palcoscenici più importanti per l’elettronica di consumo, se non in più importante, e vede ogni anno i produttori annunciare le proprie novità più succulente per il nuovo anno. Razer reduce da un buon 2017, culminato con la presentazione  del RazerPhone, riparte nel 2018 con alcune importanti novità, dal mouse wireless senza batteria a bordo, all’accordo con Philips, passando per una nuova linea di speaker ed un nuovo prototipo, Project Linda, vediamole nel dettaglio

Razer HyperFlux
HyperFlux è una nuova tecnologia sviluppata da Razer, simile alla ricarica ad induzione, che permette di alimentare un mouse wireless compatibile mediante un campo magnetico generato da un apposito mousepad, ottenendo così un dispositivo più leggero grazie all’eliminazione della batteria a bordo. Entro il primo quadrimestre dell’anno dovrebbe arrivare sul mercato la prima coppia di dispositivi con supporto a Razer HyperFlux  formata dal mouse  Razer Mamba HyperFlux, dotato di sensore ottico da 16000DPI, switch meccanici e 9 pulsanti programmabili, e dal Razer Firefly HyperFlux, 355 mm x 282.5 mm con doppia superficie cambiabile (rigida o tela), entrambi compatibili con Razer Chroma, il sistema di illuminazione RGB di Razer; il prezzo previsto di 279,99€ è certamente non economico, posizionando il prodotto nella parte superiore della fascia premium, però va ricordato che si tratta di una nuova tecnologia e nonostante ciò il prezzo finale risulta di poco superiore a quello richiesto per l’acquisto in tandem delle versioni standard di Mamba Wireless e Firefly.

Razer Nommo
A Las Vegas debutta la nuova famiglia di altoparlanti Razer Nommo, dedicata a chi è alla ricerca di un ottimo audio stereo posizionale, con 3 diversi modelli: Razer Nommo, una coppia di altoparlanti dotati di driver da 3pollici con membrana in fibra di vetro e risposta in frequenza tra 50-20000Hz, Razer Nommo Chroma, simili alla versione standard ma aggiungono un DAC interno, la connettività USB (oltre ai jack da 3,5mm) ed il supporto a Razer Chroma. A chiudere l’offerta il modello di punta Razer Nommo Pro dotato di una coppia di speaker composti ciascuno da un driver full range da 3 pollici rivestito da Dupont™ Kevlar  sovrastato da un tweeter  in seta intrecciata da 0,8 pollici, affiancata da un subwoofer da 6 pollici; il sistema Razer Nommo Pro è certificato THX, supporta la tecnologia Dolby Virtual Speaker per un effetto 5.1 virtuale ed offre connettività ottica, Bluetooth, USB ed ingressi da 3,5mm.

Razer Nommo e Razer Nommo Chroma sono già disponibili online sullo store ufficiale di Razer rispettivamente a 124,99€ e 169,99€, ancora da annunciare invece la data di arrivo sul mercato della versione Pro per cui è previsto un prezzo di 579,99€.

Project Linda
Come da tradizione Razer porta al CES ogni anno un concept di prodotto per saggiarne la risposta del pubblico. Se per il 2017 è stata la volta del notebook con triplo monitor, Project Valerie, quest’anno è la volta di Project Linda, un notebook Android dotato di display QuadHD 13.3″ che sfrutta il Razer Phone come cuore pulsante. La proposta di Razer vede la docking station fornire allo smartphone, oltre a schermo e tastiera, 200GB di memoria, una batteria in grado di ricaricare completamente il dispositivo 3 volte, un jack audio da 3,5mm,  una porta USB-A ed USB-C (usata per la ricarica), una webcam da 720p e un microfono, mentre il telefono assume la posizione tradizionalmente occupata dal touchpad, sostituendolo con il suo schermo da 5,7″. L’idea però non è propriamente originale, Motorola ad esempio ci provò nel 2011/2012 con il suo Atrix, ma forse oggi i tempi sono più maturi per dispositivi simili, data anche la maggior potenza di cui sono dotati gli smartphone odierni.

La partnership con Philips Lighting
Al CES 2017 era stato preannunciato che Razer stesse lavorando con vari partner per estendere Razer Chroma oltre i confini delle proprie periferiche, dopo un anno arrivano i primi risultati: Razer e Philips Lightining hanno annunciato l’integrazione di Razer Chroma con Philips Hue Entertainment, dando così modo di vedere gli effetti del sistema di illuminazione RGB di Razer, inclusi quelli gestiti dai titoli che lo supportono (es. Overwatch), estendersi da mouse, tastiere, cuffie e laptop  all’intera stanza, requisito minimo la v2 dell’Hub di Philips Hue e Razer Synapse3 installato sul PC.

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Olimpiadi invernali Corea 2018, la Rai sborsa 10 milioni per i diritti tv in chiaro (e per far felice il Coni di Malagò)

Čet, 11/01/2018 - 11:57

Le Olimpiadi invernali tornano sulla Rai, dopo il buco storico di Sochi 2014 e le pressioni del Coni e del governo. Anche se per la tv pubblica non sarà proprio un grande affare, in un momento in cui c’è già grande agitazione per la perdita dei Mondiali di calcio (passati a Mediaset): secondo quanto risulta a ilfattoquotidiano.it, i giochi di Pyeongchang 2018 costeranno 10 milioni di euro. E tra discipline di nicchia e orari di trasmissione improbabili per il fuso coreano, sarà praticamente impossibile rientrare della spesa a livello commerciale. Di fatto, si tratta di un “tributo al Coni di Malagò”, come spiegano da viale Mazzini. La notizia era arrivata già a meta dicembre, con l’ufficializzazione dell’acquisto dei diritti tv da parte della Rai. Ora è stato presentato anche il palinsesto, nel salone d’onore del Coni di un raggiante Giovanni Malagò: 110 ore di programmazione dedicata su Rai 2 e Rai Sport HD tra dirette, repliche e approfondimenti, 3mila atleti, 102 gare e oltre 300 medaglie da assegnare. “Sarà una grande finestra sul mondo, sugli sport del ghiaccio e della neve, un racconto a 360 gradi. La Rai c’è”, ha detto il direttore generale Mario Orfeo. Di tutte le cifre snocciolate mancava però la più importante, sia nella presentazione del Foro Italico, che nel comunicato stampa Rai di dicembre. Quanto sono costati i Giochi alla tv pubblica?

Le Olimpiadi, infatti, appartengono al Gruppo Discovery, che trasmetterà tutti gli eventi sulle reti satellitari di Eurosport, e ha ceduto in Italia i diritti in chiaro alla Rai. Sulla parte economica, Orfeo ha glissato elegantemente: “Ringraziamo Discovery per la disponibilità, che s’intende non è stata gratuita”. Non è stata nemmeno troppo a buon mercato: da fonti interne all’azienda, il costo sarebbe di circa 10 milioni di euro (ci sarebbero 3 milioni di cambio merce, in spazi pubblicitari sui canali pubblici). In termini assoluti, non si tratta neppure di una cifra esorbitante: per Vancouver 2010 (l’ultima edizione trasmessa prima del “gran rifiuto” di Sochi) viale Mazzini aveva sborsato 45 milioni di euro, ma in accoppiata con Londra 2012, che era il pezzo forte del pacchetto. E la notizia avrà sicuramente fatto felici gli appassionati, che potranno seguire in chiaro le gare e tifare per la nazionale. Per l’azienda, però, c’è un piccolo problema: le Olimpiadi invernali in generale, e queste coreane in particolare, hanno un valore commerciale praticamente pari a zero. Il perché è presto detto: a fronte di qualche appuntamento clou (la discesa e lo slalom di sci alpino, lo short track della portabandiera Arianna Fontana, la sprint di sci di fondo con Federico Pellegrino), i Giochi invernali propongono ore e ore di curling, slittino, skeleton e altre discipline di nicchia, poco adatte alla tv generalista. Mettiamoci pure che il fuso orario con Pyeongchang dice +9, e che la maggior parte delle gare cadrà in piena notte italiana, e si capisce come questa Olimpiade non potrà essere un affare per l’emittente di Stato.

Non lo sarà di sicuro sul piano dei ricavi pubblicitari. Già Rio de Janeiro 2016, nonostante spettacolo e vittorie, era stata un bagno di sangue per la Rai: come rivelato all’epoca da Il Giornale, appena 7,5 milioni di euro di introiti dagli sponsor, a fronte di circa 60 milioni spesi tra cash e cambio merce per i diritti. Per Pyeongchang 2018 l’esborso è minore, ma si attendono entrate quasi nulle. Né i Giochi possono essere considerati un buon investimento per il palinsesto, considerando che non risolverà il problema di prime serate e prime time. Al massimo potrebbe portare qualche buon ascolto con le repliche della mattina, in una fascia in cui Rai 2 tradizionalmente fa fatica. Troppo poco, comunque, un simile investimento che si giustifica essenzialmente con la volontà di offrire a tutti gli italiani le Olimpiadi. Giusto? Sbagliato? Di sicuro in nome del servizio pubblico, e di qualche pressione politica, il Cda ha autorizzato in extremis (a neanche due mesi dalla cerimonia d’inaugurazione) una spesa che in altri casi non avrebbe mai avallato: “Si tratta di un tributo che un’istituzione, la Rai, paga a un’altra istituzione, il Coni”, spiegano da viale Mazzini. Nel 2014, infatti, la decisione dell’allora dg Luigi Gubitosi di rinunciare ai Giochi di Sochi aveva creato molte polemiche: Malagò si era anche scontrato apertamente col suo vice, Antonio Marano. “Abbiamo voluto riparare a quel vulnus con questa scelta”, si è quasi scusato stavolta Orfeo, guadagnandosi la benedizione del numero uno dello sport italiano. “Sono felice, le Olimpiadi sono al primissimo posto per quello che rappresenta il servizio pubblico”. Malagò, insomma, è contento. Le casse della tv di Stato forse un po’ meno.

Twitter: @lVendemiale

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Pompei, non c’è pace per gli scavi. Atto vandalico contro affresco di Bacco e Arianna

Čet, 11/01/2018 - 11:40

Non c’è pace per gli scavi di Pompei. Neanche il tempo di esultare per il ritrovamento di reperti intatti che dal sito archeologico arriva l’ennesima brutta notizia. Ignoti hanno danneggiato l’affresco di Bacco e Arianna, presente in una delle domus chiuse al pubblico. La scoperta nel pomeriggio di mercoledì ad opera dei custodi che hanno segnalato lo sfregio. Si tratta di una piccola porzione di affresco per il quale il direttore generale del parco archeologico di Pompei, Massimo Osanna, ha presentato denuncia ai carabinieri per atti vandalici.

“Un custode ha segnalato alla direzione un atto vandalico in una domus chiusa al pubblico (Regio IX, insula 5, 14-16). A seguito di un immediato sopralluogo dei tecnici del parco archeologico – ha spiegato Osanna – è stato rinvenuto il danneggiamento di una porzione di circa 10 centimetri di un quadretto raffigurante Bacco e Arianna. La responsabile degli Scavi, Grete Stefani – ha aggiunto Osanna – ha subito presentato denuncia presso la stazione dei carabinieri presente negli Scavi. La direzione ha successivamente mobilitato i propri restauratori per avviare le procedure di recupero e restauro. Mi auguro che vengano presto identificati i responsabili – ha concluso Osanna – chi compie questi atti ferisce l’Italia e il suo patrimonio culturale”.

Non è la prima volta che, specie all’indomani di periodi di alta affluenza turistica, si fa la conta dei danni nel sito alle porte di Napoli. L’aumento del numero dei visitatori, infatti, aumenta anche il rischio di danneggiamenti. L’allarme era stato già lanciato da Osanna alla fine dello scorso anno. Ultimo episodio, in ordine di tempo, l’imbrattamento con succo di melagrano di una fontana recentemente restaurata. Il problema era stato sollevato con maggior forza il 23 dicembre scorso da una guida turistica, Annamaria Durante la quale, in occasione dell’ultima visita del ministro per i Beni Culturali, Dario Franceschini, puntò l’indice contro le “domeniche gratis”, in cui – sottolineò – “si vedono gruppi di visitatori a frotte, e senza i dovuti controlli, aggirarsi senza alcun rispetto tra le domus e gli affreschi di 2000 anni fa, provocando danni immensi al patrimonio culturale non solo a Pompei, ma anche nella Reggia di Caserta”.
Potrebbe quindi essere una casualità, o forse no, che proprio tre giorni fa Pompei abbia vissuto la prima “domenica gratis” del 2018 registrando un altro boom di presenze.

Il 2017 si era chiuso con la scoperta di danni a uno degli edifici ancora chiusi e in un’area interessata al restauro con i fondi del Grande Progetto Pompei. A seguito di una copiosa pioggia, lo scorso il 19 dicembre fu rilevato il crollo di un muro di una domus non visitabile, dovuto al cedimento di una cisterna nella Casa della Caccia ai Tori. Era quello l’ultimo episodio fino alla scoperta di oggi dell’ennesimo atto vandalico ai danni di uno dei più preziosi siti culturali al mondo.

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Gli invisibili, la Resistenza di quattro ragazzi nella Berlino “liberata dagli ebrei”. Clip in esclusiva

Čet, 11/01/2018 - 11:39
Ci sono ancora storie sconosciute o poco conosciute nella Storia della Seconda Guerra Mondiale. Questo film – che è anche un documentario – racconta della Berlino nel 1943. Il regime nazista ha ufficialmente dichiarato la capitale del Reich “libera dagli ebrei”. Tuttavia alcuni di loro sono riusciti in un’impresa apparentemente impossibile: sono diventati ‘invisibili’ agli occhi delle autorità.  Tra questi Cioma, Hanni, Eugen e Ruth, quattro giovani coraggiosi troppo attaccati alla vita per lasciarsi andare ad un triste destino. Questo film racconta la loro incredibile e commovente storia vera, rivelando un capitolo poco conosciuto della resistenza degli ebrei durante la Seconda Guerra Mondiale. In sala come evento speciale per la Giornata della Memoria da 25 al 27 gennaio.

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Wanda Nara e Mauro Icardi, le loro vacanze raccontate su Instagram: il capitano è nudo

Čet, 11/01/2018 - 11:29

Wanda Nara e Mauro Icardi stanno trascorrendo le vacanze tra Dubai e le Maldive. Le cosa è nota, e non per via di paparazzi/James Bond che hanno azzardato scatti impossibili: è la stessa Wanda a raccontare in dettaglio le sue vacanze extra lusso col marito. E tra i suoi post, ecco che ne arriva uno con il calciatore completamente nudo (non fosse per un cappello): Icardi prende il sole e si rilassa in vista della sfida contro la Roma del prossimo 21 gennaio. Wanda Nara gongola.

Espero que el viento

Falsi (?) Modigliani in mostra a Genova, un abuso ai visitatori che va risarcito

Čet, 11/01/2018 - 11:25

Raymond Cutter, alias John Travolta, pur di uscire di prigione è disposto a sottostare al ricatto di un ex socio. Deve tornare a fare il falsario di opere d’arte, in particolare, di un Monet. Il quadro originale dovrà essere rubato e sostituito con la copia. Nella trama di The Forger, il film di Philip Martin del 2014, a colpire è la motivazione che spinge Cutter a delinquere ancora. Il figlio è gravemente malato e così per rivederlo sembra non avere scelta.

Immaginare che anche dietro i falsi Modigliani esposti nel luglio scorso a Palazzo Ducale, a Genova, ci sia una storia così straziante, sembra davvero difficile. Mostra pubblicizzata e però chiusa in anticipo proprio a causa del divampare delle polemiche e dei sospetti sulle opere esposte. Dopo l’esposto alla Procura di Genova e il sequestro delle 21 opere esposte, ora la perizia di Isabella Quattrocchi afferma che tutte le tele sono “grossolanamente falsificate” sia “nel tratto”, sia “nel pigmento”. Naturalmente non è tutto risolto perché manca ancora una sentenza definitiva. Proprio per questo ogni giudizio è sospeso. Il che non significa che non sia possibile provare a ragionare su quanto sarebbe avvenuto. Il che non significa che sia necessario attendere ancora per farsi un’idea su questa mostra finita male.

Una prima considerazione riguarda la corsa a discolparsi dalla macchia di non aver scoperto che si sarebbe trattato di falsi. Lo fa Palazzo Ducale, sede della mostra, che si dichiara “parte lesa, anzi fortemente lesa”. Lo fa Rudy Chiappini, il curatore dell’evento. In coincidenza con la chiusura anticipata della mostra, a luglio scorso, lo avevano fatto entrambi. In particolare Palazzo Ducale che rimarcava “di non avere organizzato direttamente la mostra avendo commissionato la realizzazione e la selezione delle opere a un partner di prestigio nazionale e internazionale come MondoMostre Skira”. Non solo. L’istituzione chiariva che “MondoMostre Skira ha scelto un curatore, Rudy Chiappini, per oltre 20 anni direttore del Museo d’Arte di Lugano, curatore riconosciuto di mostre di respiro internazionale, tra cui anche su Modigliani, e mai in alcun modo discusso dalla comunità scientifica”. Insomma si ha l’impressione che non esistano responsabili. Ognuno ha fatto quel che doveva, al meglio. La perizia della Procura invece almeno qualche dubbio in proposito lo alimenta. La sensazione che a difettare almeno in parte siano stati quei “tradizionali criteri di prudenza e di attenzione” richiamati proprio da Palazzo Ducale per difendersi, rimane.

Per ora risultano indagati il presidente di MondoMostre Skira, Massimo Vitta Zelman, il collezionista e mercante d’arte Joseph Guttmann, proprietario di alcune delle opere ritenute false, e il curatore della mostra Rudy Chiappini.

Una ulteriore considerazione la suggerisce la notizia della class action che Assoutenti Nazionale ha dichiarato di voler far partire per tutelare i visitatori della mostra. Secondo l’associazione i consumatori che hanno visitato la mostra hanno subito un’autentica frode. Chi può dimostrare di essere stato a visitare la mostra “potrà chiedere il risarcimento”, spiega il presidente nazionale di Assoutenti Furio Truzzi. Iniziativa che sembra aprire uno spiraglio sulla tutela dei fruitori delle mostre, i visitatori. Già, perché, considerando che nella enorme quantità di mostre che annualmente arricchiscono il cartellone degli eventi culturali del Bel Paese, un numero cospicuo di esse non hanno nessun altro fine se non quello di “fare cassa”, è necessario che ci si preoccupi di fornire ai visitatori un prodotto valido. Ancora più necessario è che si tutelino i visitatori. Come? Ad esempio non esponendo opere false, insomma patacche.

Di fronte ad un prodotto, le opere esposte appunto, che non corrisponde a quello pubblicizzato, la questione di Palazzo Ducale quasi scompare. Diviene più marginale il problema della individuazione dei falsari dei Modigliani esposti. In gioco ci sono i fruitori delle mostre. Non soltanto la loro soddisfazione ma il loro rispetto. Quello che è stato per certi versi calpestato a Palazzo Ducale esponendo Modigliani che non sono originali.

Foto d’archivio tratta dalla mostra svoltasi a Barcellona nel 2016

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Elezioni, Boldrini: “Di Maio dice che non farà mai accordo con me? Ha ragione, 5 stelle non hanno valori di sinistra”

Čet, 11/01/2018 - 11:17

“I valori della sinistra non combaciano con quelli del Movimento 5 stelle. Di Maio dice che non vorrebbe mai fare un accordo con noi? Ha ragione perché anche io la penso nello stesso modo”. Lo ha detto la presidente della Camera ed esponente di LeU, Laura Boldrini negli studi di Otto e Mezzo su La7 intervistata da Lilli Gruber.  La presidente della camera ha anche accettato la sfida lanciata da Salvini: “Non so ancora dove mi candido ma ovunque sia sfido comunque Salvini, quel simpatico che mi ha paragonato ad una bambola gonfiabile. Sfiderò sempre le sue idee basate sul razzismo e sulla paura”

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