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Quando il videogioco è troppo reale: la ragazza sgancia (per sbaglio) una granata e tenta la fuga in salotto. E finisce così

Pon, 14/01/2019 - 11:20

Il test con la realtà virtuale finisce male. Una ragazza prova il visore, guidata da due amici, che le spiegano come muoversi in un videogioco di guerra. A un certo punto, però, lei sgancia per sbaglio una granata e presa dal panico – nella realtà – tenta la fuga. Che termina con un gran botto.

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“Matteo Salvini ed Elisa Isoardi stanno ancora insieme”. Ma lei smentisce: “Notizia priva di fondamento”

Pon, 14/01/2019 - 11:19

Matteo Salvini e Elisa Isoardi non si sono mai lasciati“. Parole di Alberto Dandolo che durante la trasmissione i Lunatici di Radio 2 ha definito ancora in corso la relazione tra il ministro e la conduttrice. Cosa che lei ha però smentito con un post su Instagram: “Ho il dovere morale, per il rispetto che nutro nei confronti di tutte le persone, che mi seguono e che, quotidianamente, manifestano il loro affetto e il loro sostegno, di comunicare che ho letto delle notizie sul mio conto e sulla mia vita privata destituite completamente di fondamento. Le inverosimili interpretazioni personali di soggetti terzi, che rilasciano interviste avente ad oggetto la mia vita privata, sono lesive della mia onorabilità, della mia dignità e della mia privacy. Grazie”.

 

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#grazie #graziedicuore❤

Un post condiviso da Elisa Isoardi (@elisaisoardi) in data: Gen 13, 2019 at 5:10 PST

E Dandolo? Un’ora dopo il post della Isoardi, il giornalista ha scritto su Instagram: “Non per sminuire la news, ma quello che ieri notte ho detto ai ragazzi dei Lunatici su Radio Rai Due e’ quello che sto scrivendo sull’Oggi negli ultimi due mesi. Ho detto anche che secondo me si sposeranno e lo faranno in Piemonte. Un augurio che non vuole mettere in dubbio le parole dei diretti interessati. Io sono certo che si amino ancora e che nulla è cambiato. Ma di sicuro non sto nella loro camera da letto. Ps In caso di matrimonio mi propongo come damigella milf”.

 

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Non per sminuire la news, ma quello che ieri notte ho detto ai ragazzi dei Lunatici su Radio Rai Due e’ ne più ne meno quello che sto scrivendo sull’Oggi negli ultimi due mesi. Ho detto anche che secondo me si sposeranno e lo faranno in Piemonte. Un augurio che non vuole mettere in dubbio le parole dei diretti interessati. Io sono certo che si amino ancora e che nulla è cambiato. Ma di sicuro non sto nella loro camera da letto. Ps In caso di matrimonio mi propongo come damigella milf.

Treviso, scende dall’auto per salvare un gufo ma viene investita: 26enne muore sul colpo

Pon, 14/01/2019 - 11:18

Voleva mettere in salvo un gufo fermo sull’asfalto, ma è stata travolta da un’auto. Angela Pozzebon, 26 anni, è morta sul colpo, stringendo l’animale tra le mani. L’incidente è avvenuto sabato 12 gennaio poco dopo le 19 a Piavon di Oderzo, nel Trevigiano. La ragazza, disegnatrice e apprendista tatuatrice originaria di Montebelluna ma residente a Istrana, stava percorrendo un tratto di tangenziale particolarmente buio e ad alto scorrimento, via Serenissima, quando si è accorta dell’animale notturno.

Come spiega il Corriere del Veneto, una volta parcheggiata la sua Opel Corsa a bordo strada, è scesa per avvicinarsi al gufo e metterlo al sicuro, ma è stata travolta da una macchina proveniente dalla parte opposta, una Mercedes classe A guidata da un 78enne, che non è riuscito a evitarla. “Non l’ho vista, me la sono trovata davanti”, ha detto disperato ai carabinieri. Inutili i soccorsi. Non ci sono testimoni dell’incidente, su cui sono in corso le indagini.

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Secchio da 12 chili di pasta al formaggio precotta che scade tra 20 anni: online è subito tutto esaurito

Pon, 14/01/2019 - 11:17

Un secchio con 12 chili di pasta al formaggio precotta che scade tra 20 anni in vendita al modico prezzo di 89,90 dollari (circa 77 euro). È l’ultima trovata a stelle e strisce, messa in commercio alla grande catena di distribuzione Costco. Inutile dirlo: gli americani ne sono andati letteralmente pazzi, tanto che il bidone da 180 piatti di pasta è andato subito tutto esaurito online. 

Lo Chef’s Banquet Macaroni & Cheese Storage Bucket, come si chiama il secchio, è stato accolto infatti da commenti entusiasti di chi l’ha provato: “Delizioso”, scrivono molti sui social. “Onestamente, mi aspettavo qualcosa che avesse un sapore orribile”, gli fa eco un altro. Qualcuno, poi, si cimenta in consigli per la conservazione: “Non imballare la salsa di formaggio in polvere”. Ma, vista la scadenza nel 2039, sembra difficile che qualcosa possa andare storto. Questo è infatti l’unico punto su cui gli utenti sui social sono molto critici: com’è possibile che un prodotto alimentare duri così tanto? La risposta, suggerisce qualcuno, potrebbe essere nella quantità di conservanti e additivi presenti in massa. 

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Tecnologia per la sicurezza, progetto europeo per l’evacuazione di emergenza dai luoghi affollati

Pon, 14/01/2019 - 11:14

I piani per l’evacuazione nei casi di emergenza sono onnipresenti nei luoghi deputati a ospitare grandi folle, ma non sempre sono efficaci al 100%. È un problema diffuso, tanto che la Commissione Europea ha finanziato il progetto eVACUATE capitanato dalla Grecia e che coinvolge ricercatori di Italia, Regno Unito, Paesi Bassi, Spagna, Belgio, Francia e Germania. L’obiettivo è migliorare e rivedere dove necessario i piani di evacuazione, tenendo conto di diversi elementi fra cui i modelli di rilevazione del comportamento della folla.

Oggi i piani di evacuazione non tengono conto delle dinamiche della folla, ossia del panico che si scatena durante un’emergenza, creando schiacciamenti e altri pericoli. Per farlo è di fondamentale importanza la tecnologia. I ricercatori hanno raccolto i dati relativi a precedenti incidenti, e si sono serviti di simulazioni di realtà virtuale per analizzare ogni aspetto di quanto accaduto.

Combinando sensori, tecnologie geospaziali e modelli di rilevamento del comportamento della folla, eVACUATE ha quindi sviluppato una piattaforma che consente di prevedere a priori il comportamento della folla e di gestire un’evacuazione di emergenza in modo da evitare che una crisi si trasformi in una tragedia.

Foto: Depositphotos

 

I modelli, in particolare, utilizzano immagini visive, termiche e iperspettrali. Combinando i dati ottenuti con questi strumenti e integrandoli con l’analisi psicologica delle folle, è stato possibile identificare nuovi indicatori di comportamenti collettivi e individuali. Un software elabora tutte queste informazioni e prevede dove si potrebbero verificare potenziali schiacciamenti, indicando di conseguenza migliori vie di evacuazione.

L’utilità di eVACUATE è quindi fornire ai responsabili della sicurezza un’immagine chiara dei potenziali scenari di emergenza prima, durante e dopo l’evacuazione, sia in ambienti interni sia esterni. A questo punto tutto il personale addetto alla gestione dell’emergenza, dalle forze dell’ordine ai sanitari, potrà avere un’idea chiara di come e quando intervenire. Un passaggio fondamentale quest’ultimo, perché senza una visione completa della situazione è difficile stabilire una catena di comando efficace nel valutare il rischio ed evacuare la scena in modo controllato. Al contrario, i ricercatori stimano che un intervento coordinato e strutturato possa ridurre i tempi di risposta di oltre il 15% e i tempi di evacuazione del 20% o più.

Il coordinatore del progetto Dimitris Petrantonakis di Exodus SA ha spiegato che fra gli obiettivi c’era appunto “aumentare l’efficacia dei soccorritori nel guidare le folle verso aree più sicure, riducendo al contempo i danni collaterali e gli errori umani e ripristinando più rapidamente la sicurezza all’interno e all’esterno del sito”.

eVACUATE oltre tutto è un sistema dinamico, perché il supporto fornito dal software comunica con i posti di comando mentre gli eventi si svolgono, consentendo di modificare i piani di evacuazione a seconda di quello che sta accadendo. Non solo, consente di ottimizzare i costi e benefici perché è modulare: a seconda delle situazioni, le organizzazioni di protezione civile possono scegliere quali e quante attrezzature occorrono.

eVACUATE è stato convalidato in quattro scenari pilota: uno stadio di calcio, una nave da crociera, un aeroporto e una stazione della metropolitana. Il prossimo passo è quello di muoversi verso la standardizzazione a livello di UE delle attrezzature e dei processi di evacuazione.

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Meghan Markle, si dimette la sua bodyguard personale. E Kate non la invita al compleanno

Pon, 14/01/2019 - 11:07

I tabloid brittanici vanno avanti a colpi di notizie su Meghan Markle. Se “ci ricamino” sopra è impossibile saperlo. Quello che è certo è che all’ex attrice succedono cose di ogni tipo: l’ultima riguarda l’ormai ex bodyguard che ha lasciato il suo incarico perché giudica troppo complesso proteggere la duchessa del Sussex, “fissata” com’è con i bagni di folla che la fanno sembrare vicina al popolo. In realtà, dietro l’addio dell’ispettrice esperta di Scotland Yard potrebbe esserci anche qualcosa di diverso, come un lavoro che lei giudica migliore o qualche motivazione personale. Ma secondo il Sunday Times si tratta proprio della difficoltà di difendere Meghan.

E questa non è l’unica news che riguarda la duchessa. Oltre al fratello arrestato per guida in stato di ebrezza, c’è anche il gossip legato al compleanno di Kate Middleton che ha festeggiato i suoi 37 anni in un cottage vicina alla residenza di Sandringham. E Meghan? Non è stata invitata. A riportare l’indiscrezione il Mail On Sunday.

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Netflix, perché i sottotitoli di ‘Roma’ in spagnolo hanno fatto discutere

Pon, 14/01/2019 - 10:56

“Gli inglesi hanno veramente tutto in comune con gli americani, tranne, naturalmente, la lingua”. Il celebre aforisma, o forse dovremmo dire paradosso, di Oscar Wilde contenuto ne Il fantasma di Canterville potrebbe oggi applicarsi alle relazioni tra spagnoli e latinoamericani, tra la lingua ‘peninsular’ e il castigliano praticato nell’emisfero australe.

La decisione della piattaforma streaming Netflix di fare ricorso ai sottotitoli in spagnolo per un film prodotto e ambientato in Messico ha sollevato non poche polemiche.

La pellicola è Roma, dall’omonimo quartiere popolare di Città del Messico, scritta e diretta da Alfonso Cuarón, 57 anni, un film di successo – già premiato alla Mostra del cinema di Venezia con il Leone d’oro – ora selezionato per rappresentare il paese sud americano ai premi Oscar 2019 nella categoria per il miglior lungometraggio in lingua straniera. Per il regista messicano si tratta di una scelta «provinciale, ignorante e offensiva per gli stessi spagnoli».

Roma, un film in spagnolo sottotitolato in spagnolo” titolava pochi giorni fa El País sottolineando la sostanziale illogicità di usare sottotitoli per tradurre “mamá” con “madre” o per vedere cambiato qualche pronome personale (l’ustedes latinoamericano, il nostro ‘voi’, diventa vosotros nella lingua ‘peninsular’). Jordi Soler, scrittore messicano da anni residente a Barcellona, ha lanciato i suoi strali contro l’uso dei sottotitoli per lo spagnolo ‘peninsular’ e quello latinoamericano, scelta definita in un tweet “paternalistica, offensiva e profondamente provinciale”.

En España Roma de @alfonsocuaron está subtitulada en español peninsular, lo cual es paternalista, ofensivo y profundamente provinciano

— Jordi Soler (@jsolerescritor) December 16, 2018

Un lavoro di traduzione – in verità non particolarmente complesso – che mette in discussione il castigliano come lingua comune, come collante culturale. Non è questa la prima volta, era già successo col film colombiano Nueve Reinas o con il più noto Amores perros, opera prima del regista Iñárritu, anch’essa candidata nei primi anni 2000 all’Oscar come miglior film straniero.

Il dibattito è aperto, in un paese come la Spagna nel quale la questione linguistica è anche politica, con l’idioma spesso visto come uno strumento per affermazioni nazionalistiche, per rivendicazioni identitarie o per nuove pratiche discriminatorie.

Juan Goytisolo, uno dei massimi scrittori spagnoli, vincitore del premio Cervantes 2014, amava ripetere “catalani a Madrid e castigliani a Barcellona, la nostra ubicazione è ambigua, minacciata di ostracismo da entrambi i lati”. Un ostracismo che nella storia del paese ha significato anche messa al bando di una lingua in favore di un’altra.

La scelta dei sottotitoli ha scatenato un dibattito sull’unitarietà idiomatica dello spagnolo, con polemiche che hanno raggiunto l’effetto di far ritirare le didascalie alla produzione di Roma. I filologi da sempre discutono sull’evoluzione di una lingua che unisce (parti di) due continenti, sostenendo che in linea di massima l’idioma mantiene una unità strutturale interna respingendo così l’antico pessimismo dello scrittore Rufino José Cuervo che in una famosa frase profetizzava: «Siamo alla vigilia di una separazione, proprio come si separarono le figlie dell’Impero romano».

La conferma dell’unità sembra darla un saggio di José María Merino, di recente pubblicazione, un potente manifesto in favore dello spagnolo che dice tutto già nel titolo: “Más de 555 millones podemos leer este libro sin traducción” [Più di 555 milioni possono leggere questo libro senza traduzione].

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Europee, Di Maio e Di Battista in viaggio verso Strasburgo: “Ue così non va. Reddito di cittadinanza? A marzo il sito web”

Pon, 14/01/2019 - 10:55

Luigi Di Maio e Alessandro Di Battista in viaggio in auto verso Strasburgo. Comincia così la diretta facebook annunciata da Di Maio ieri. Un evento tutto indirizzato sulle Europee. “Quello di questa mattina è anche un viaggio in cui vi racconteremo un po’ di idee che abbiamo. Questa Ue così com’è non va“, afferma Di Maio. “Il sito internet – aggiunge poi il vicepremier – per chiedere il reddito di cittadinanza sarà pronto nel mese di marzo, da quel momento nel giro di qualche settimana vi diremo se la persona che ha fatto domanda puoò accedere oppure no, dopo si va alle Poste e si ritira la carta e si riceve il Reddito. Dopo qualche giorno riceverete la telefonata del Navigator che vi dirà come procedere”

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Citroën, i suoi primi cent’anni. Tutti i festeggiamenti del 2019 mese per mese

Pon, 14/01/2019 - 10:54

Sono arrivati i primi 100 anni per Citroën e, al contrario di quanto benevolmente si usa dire a chi sale con il numero delle candeline sulla torta, il marchio francese questo secolo di vita lo dimostra tutto. Dalla Type A alla 2CV, dalla Traction Avant alla C5 Aircross, passando per i modelli top di gamma e racing di DS: sui veicoli marchiati dal Double-Chevron si può leggere buona parte della storia automobilistica europea e francese.

Il primo grande incontro, Retromobile 2019, si terrà dal 6 al 10 febbraio al Paris Expo Porte de Versailles: uno stand espositivo di 1.200 metri quadrati che ospiterà al suo interno 3 categorie di modelli iconici del brand, per un totale di 30 tra vetture di serie, concept-car e veicoli che hanno firmato molti dei successi del motorsport.

I cento anni del “double-chevron” saranno anche un’occasione per provare nel solo mese di aprile, con il servizio di leasing a breve termine Rent&Smile Origins, non solo i modelli più recenti ma anche la gamma heritage.

A giugno, invece, la grande festa per celebrare la nascita del primo modello del marchio francese, la Type A: per lo Street Burst Day 100 veicoli, rappresentanti 100 anni di epopea automobilistica francese (e non), in arrivo dai garage dei collezionisti e dal Conservatoire Citroën, occuperanno una strada di Parigi per una notte intera, a beneficio di appassionati e curiosi.

Dal 19 al 21 luglio poi Le Rassemblement du Siècle, una tre giorni che porterà 11 mila collezionisti e circa 5 mila auto lungo il leggendario tracciato di La Ferté-Vidame, quello che fu la pista prove su cui venne messa a punto la 2CV.

Ma ancora tante saranno le iniziative che renderanno memorabile il 2019 per gli appassionati del Double-Chevron, molte delle quali correranno sui social come “Citroën Stories”, un road trip internazionale a bordo del nuovo suv C5 Aircross, e “Di generazione in generazione”, che raccoglierà le testimonianze video di quanti hanno fatto esperienza, negli anni, dei modelli del marchio francese.

I cento anni di Citroën, però, non saranno solo un’occasione per ricordare i successi del passato ma anche per guardare al futuro e presentare le due nuove concept-car: la prima, indirizzata alla mobilità urbana, sarà svelata a febbraio e poi in anteprima mondiale a marzo in occasione del Salone di Ginevra; la seconda sarà presentata a maggio a Parigi, come idea di auto ultra-comfort.

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Cesare Battisti, se da criminale diviene preda su cui banchettare

Pon, 14/01/2019 - 10:51

C’è qualcosa di esagerato nella tragica vicenda del pluriomicida Cesare Battisti, ora assicurato alla giustizia. Perché l’esultanza, legittima ed opportuna, delle autorità italiane che sono riuscite a catturare un latitante che ha goduto di così tanti sostegni, sta deviando verso forme gradasse di euforia. Trasformare Battisti in una preda, consumare il pasto (un tiramisù dice Salvini) intorno al suo arresto, utilizzare parole da stadio (“ora marcisca in galera”) fanno venire il dubbio che del profilo criminale dell’arrestato in fin dei conti interessa poco. Molto di più cercare il dividendo politico di questa brillante operazione di polizia. Intendiamoci, anch’esso è un conto legittimo ed è giusto che chi abbia avuto il merito di consegnare alla giustizia colui che per anni altri inutilmente hanno inseguito, adesso raccolga i frutti del proprio impegno. Ma c’è un contegno, un limite, una forma che se si fosse rispettata non avrebbe ridotto il senso di questa operazione, insieme giudiziaria e politica. Che due ministri, quello dell’Interno e quello della Giustizia, debbano correre all’aeroporto per timbrare il cartellino del vincitore e fare in modo che l’uno (il leghista) non si abbuffi troppo di onori a spese dell’altro (il pentastellato) fa appunto venire il dubbio che Cesare Battisti da criminale sia divenuto già preda. Pietanza gustosa da apparecchiare al banchetto della politica.

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Meghan Markle, arrestato il fratello Thomas Jr: la regina Elisabetta è “sconvolta”

Pon, 14/01/2019 - 10:49

Non c’è pace per Meghan Markle. Il fratellastro Thomas Jr infatti, è stato arrestato negli Stati Uniti, dove vive. Fonti di Buckingham Palace hanno riferito ai tabloid britannici che la regina Elisabetta non ha preso affatto bene la notizia: Sua Maestà sarebbe infatti “sconvolta e infastidita” dalla cosa. E come darle torto. Secondo quanto dichiarato dalla polizia dell’Oregon infatti, Thomas Jr guidava ubriaco quando è stato fermato dagli agenti, intorno alle due di notte. L’uomo è stato sottoposto ai test ed è risultato positivo a quello dell’alcol, così è stato arrestato e portato in centrale, mentre la sua macchina è stata sequestrata.

Nato da una precedente relazione del padre di Meg, Thomas Markle, Thomas Jr è il fratello maggiore della moglie del principe Harry ed era già salito alla ribalta delle cronache in occasione del Royal Wedding, quando aveva inviato una lettera a Harry chiedendogli di non sposare la sorella e mettendolo in guardia da lei.

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Game of Thrones 8, i fratelli Stark pronti per la battaglia finale: il primo teaser nella cripta del castello natio di Winterfell

Pon, 14/01/2019 - 10:38

Game of Thrones 8 uscirà domenica 14 aprile con sei puntate da un’ora e mezza ciascuna. Hbo ha diffuso sui propri canali il primo teaser della nuova e attesissima stagione. I tre fratelli Starks (Jon Snow, Arya e Sansa) camminano nella cripta del castello natio di Winterfell, alla fine della quale si imbattono in tre statue. Quando si voltano, una foschia azzurra, che annuncia l’arrivo dell’esercito guidato dal Night King.

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Elena Sofia Ricci rivela: “Non ho voluto dire a mia madre che stava per morire”

Pon, 14/01/2019 - 10:23

Elena Sofia Ricci è tornata sul piccolo schermo nei panni di suor Angela nella serie di Rai1 “Che Dio ci aiuti” ma gli ultimi sono stati mesi difficili per l’attrice a causa della morte della madre. Le due erano molto legate e, proprio per questo, Elena ha rivelato a Mara Venier nel corso dell’ultima puntata di Domenica In di non aver detto alla madre quelle che erano le sue reali condizioni di salute. Il motivo? Elena Sofia Ricci ha spiegato di averle voluto risparmiare ulteriore dolore e preoccupazione in quelli che sarebbero stati i suoi ultimi mesi di vita.

Poi, l’attrice è tornata a parlare degli abusi subiti all’età di 12 anni, spiegando perché non abbia mai detto nulla prima: “Una persona mi doveva riaccompagnare da un viaggio e durante questo ha abusato di me. Non voglio dire altro, perché mi fa male. Avevo 12 anni ero una bambina, ma non lo ero perché ero in piena povertà, mi è scattato un senso di colpa molto forte, la vergogna, tutti sentimenti che non dovrebbe avere una bambina che dovrebbe avere la forza di parlare. Io avevo imparato ad essere una bambina che non dava dispiaceri, quindi ho taciuto per il bene di mia mamma. Per lungo tempo ho fatto in modo di non frequentare più la famiglia, poi quel signore era grande ed è morto. Mi ero promessa però che alla prima volta dopo la morte di mia madre lo avrei detto, perché sto dalla parte delle bambine”.

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Lino Banfi: “I miei colleghi se la spassavano tra sesso e festini, io sono sempre con la mia famiglia”

Pon, 14/01/2019 - 10:12

Con qualche lacrima, Lino Banfi è tornato a parlare della moglie Lucia Lagrasta, affetta da Alzheimer: i due sono sposati da 56 anni e “nonno Libero” ha sempre parole d’amore per lei. “Non riesco ad accettare che mia moglie non stia bene e in un momento in cui mi sarei solo voluto godere la vita accanto a lei“, ha detto domenica ospite di Domenica In. “Mai un viaggio all’estero o una crociera. Adesso che potremmo non ci muoviamo per via della sua malattia, l’Alzheimer. Altri miei colleghi se la spassavano tra sesso e festini, ma io no. Sono sempre stato a casa, accanto alla mia famiglia“.

“Ho lavorato con le più belle attrici europee, ma nei miei pensieri c’è sempre stata solo lei – ha detto ancora Banfi -. Ho rifiutato di recente un ruolo che mi avrebbe portato in Germania perché le sarei dovuto rimanere tre mesi lontano. Mi sorride, mi riconosce e capisce bene qual è e quale sarà la sua condizione”. Poi, l’attore si è commosso pensando a quando la moglie Lucia non lo riconoscerà più per colpa della malattia: “A volte mi chiede come farò quando lei non riuscirà più a riconoscermi… io, per tranquillizzarla, le dico che è semplice: ci ripresenteremo un’altra volta”.

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Supercoppa in Arabia, dopo la partita che fine farà l’indignazione? Ecco con chi abbiamo a che fare

Pon, 14/01/2019 - 10:05

Tanto tuonò che… non piovve. A quanto pare, tra pochi giorni la partita di Supercoppa italiana si svolgerà, come e dove previsto: in Arabia Saudita. Ulteriore conferma del fatto che la capacità di indignarci è direttamente proporzionale al coinvolgimento  dei nostri interessi, economici e/o militari. Ricapitolando: la Lega Serie A giocherà la Supercoppa in Arabia, con un confronto tra Juventus e Milan previsto per il 16 gennaio a Gedda, in diretta Rai. Una sorpresa? Macché. L’annuncio dell’accordo per svolgere laggiù 3 edizioni, nei prossimi 5 anni, era stato dato a Zurigo il 5 giugno scorso e nessuno si era scandalizzato: un’intesa da 21 milioni di euro. Però ultimamente esponenti di ogni partito si sono indignati, da destra a sinistra. All’inizio di gennaio hanno scoperto che le donne non potranno girare liberamente per lo stadio, né seguire la partita dai posti accanto al terreno di gioco, riservati ai maschi. Circostanza che il 3 gennaio aveva spinto il ministro dell’Interno, vicepremier e capo della Lega, Matteo Salvini, a sfoderare più volte, in diretta web, una terribile minaccia: “Non guarderò la partita, quella sera farò altro”.

Molti nostri politici hanno parlato di diritti delle donne, svenduti in nome dei soldi. Il presidente della Lega Serie A, Gaetano Micciché, ha replicato: “Il sistema calcio non può assurgere ad autorità sui temi di politica internazionale”; ha poi sottolineato la contraddizione tra l’indignazione odierna e gli affari che l’Italia intrattiene con Riad. Infine ha ammesso che il caso di Jamal Khashoggi (il giornalista dissidente massacrato nel consolato saudita a Istanbul, il 2 ottobre) abbia portato “la Lega Serie A a interrogarsi”, ma poi si è deciso di andare avanti. Lo ha appoggiato il presidente del Coni, Giovanni Malagò: “Se a criticare sono enti che continuano ad avere con quel Paese rapporti istituzionali e commerciali la critica è ipocrita. La Lega ha al suo interno società che hanno fini commerciali e devono tutelare i propri azionisti”. In effetti, a giudicare anche dagli scambi di visite tra autorità italiana e saudite, il clima pacioso sembra imperare da decenni, a prescindere dal governo di turno.

Nel frattempo c’è stata anche la presa di posizione del Codacons: “La Rai è stata diffidata a non trasmettere la partita, visto che è possibile (e anzi doveroso) non rispettare un contratto se farlo costituisce reato”, scrive l’associazione dei consumatori. Nel caso la partita fosse trasmessa in diretta, chiede di far apparire una grafica continua per ribadire che l’Italia non approva la discriminazione nei confronti delle donne nello stadio. Inoltre  il Gruppo Pari Opportunità e la RSU della Rai milanese hanno proposto che “il personale in partenza sia composto tutto da donne”.

Tuttavia pare che l’unica conseguenza sarà un calo dei tifosi italiani in trasferta. È il caso della bresciana Maria Luisa Garantti, avvocata, dirigente del Milan Club Toscolano, nel Bresciano. Ha raccontato che la gita in Arabia era già in programma, ma i mille paletti sull’accesso delle signore allo stadio di Gedda hanno fatto desistere tutto il club: “Hanno concesso che le donne sole possano assistere alla partita, ma rimane il fatto che dovrei comunque guardarla da un recinto, lontana dai miei amici. Mi fa male questa segregazione in settori separati e mi fa male che il calcio italiano la accetti”.

Non si può che essere d’accordo con l’avvocata. Però quella discriminazione non dovrebbe essere l’unico motivo di indignazione. E non solo a causa del fatto che tutte le donne in Arabia Saudita, pure fuori dagli stadi, sono sempre discriminate e legalmente subordinate agli uomini, tanto da non poter prendere alcuna decisione autonoma. Non dovrebbero sfuggire dettagli ben più drammatici. Perché quel Paese, ricchissimo grazie al petrolio, è dominato da una dittatura confessionale e familiare [il principe ereditario Bin Salman, in foto]; tanto più che la corrente wahhabita dell’Islam, ufficiale in Arabia Saudita e Qatar, è una delle più conservatrici. Tuttavia i misfatti della dittatura sono ignorati dai Paesi democratici, in affari senza alcun imbarazzo con i sauditi, “stranamente” considerati alleati dell’Occidente.

Eppure bastano i rapporti di Amnesty International per farsi un’idea di ciò che succede in quello che l’associazione chiama “il regno della crudeltà”:

1. Da maggio del 2018 varie attiviste per i diritti delle donne – tra queste Loujain al-Hathloul, Iman al-Nafjan, Aziza al-Yousef, Samar Badawi, Nassima al-Sada, Mohammad al-Rabe’a, Ibrahim al-Modeimigh, Nouf Abdulaziz e Maya’a al-Zahran – sono in galera. Stanno subendo abusi sessuali, maltrattamenti e torture nella prigione di Dhahban.

2. La coalizione guidata dall’Arabia Saudita contribuisce in modo significativo a una guerra che devasta lo Yemen da quasi quattro anni: uccidendo decine di migliaia di civili, compresi i bambini, bombardando ospedali, scuole e case e riducendo alla fame intere popolazioni. I sauditi usano anche bambini-soldato. Nonostante ciò, l’Italia e altri Paesi – come Stati Uniti, Regno Unito e Francia – continuano a fare affari con i sauditi. Per esempio, sono italiane le bombe lanciate dai jet sauditi.

3. Molti attivisti per i diritti umani – come Mohammed al-Bajadi e Khalid al-Omeir – sono stati arrestati e condannati a lunghe pene detentive.

4. In Arabia si eseguono ogni anno moltissime condanne a morte, realizzate con macabre decapitazioni pubbliche, spesso dopo farse spacciate per processi. Nel 2018 sono state uccise 200 persone.

5. I tribunali dell’Arabia continuano a imporre la flagellazione come punizione per molti reati, anche di opinione. Raif Badawi è stato condannato a mille frustate e dieci anni di carcere per aver scritto commenti sgraditi su un blog. Amputazioni e accecamenti sono eseguite come punizione per alcuni crimini.

6. L’uso della tortura è costante, mentre i responsabili non sono mai messi sotto accusa.

7. Decine di attivisti e religiosi della minoranza sciita sono stati condannati a morte o a lunghe pene detentive.

L’elenco potrebbe continuare. Il 3 gennaio l’ambasciata saudita a Roma, dopo le prime polemiche, ha annunciato il “libero accesso” delle donne non accompagnate da parenti maschi nello stadio, comunque limitato a morigerati recinti. Però la coscienza di noi bravi cittadini occidentali, e soprattutto di chi ci governa, non dovrebbe essere a posto. Quindi? Forse quella partita va giocata; però cogliendo l’occasione per ricordare quotidianamente – fino al fatidico incontro e anche dopo – qual è il dramma che si vive in Arabia. Perché, mentre la folla esulterà guardandola, nel carcere accanto saranno torturati uomini e donne in galera per le proprie opinioni. Uno “spettacolo” che non vale i 21 milioni pagati dal regime di Riad per tre partite made in Italy, né giustifica il lungo rapporto d’affari – omertoso – tra lo Stato italiano e quello saudita.

Infine – last but not least, come direbbero gli inglesi – un’altra nota dolente: la propaganda politica, in Italia e non solo, si riempie la bocca di grida d’allarme contro l’estremismo islamista, di cui sono sospettati in blocco i migranti, pure quelli che non sono musulmani: sono “accusati” di essere poveri. Intanto si mantengono lucrosi  e continui rapporti diplomatici e d’affari con Paesi ricchi ma integralisti come l’Arabia Saudita (per capirci, il ruolo saudita negli attentati dell’11 settembre 2001 è stato ambiguo e gli autori furono in maggioranza sauditi, ben 15 su 19). Mentre vengono abbandonate a se stesse le comunità islamiche normali, che cercano di adottare la democrazia e che si stanno battendo contro l’estremismo dell’Isis e di Al Qaeda, come i curdi e i tunisini. Però mai che a qualcuno in Italia venga in mente di giocare la Supercoppa in Tunisia o in Kurdistan…

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Angela Grignano, riuscito l’intervento alla gamba. Il fratello: “Medici ottimisti”

Pon, 14/01/2019 - 09:58

È andato bene il secondo intervento, effettuato in una struttura specializzata di chirurgia vascolare, alla gamba sinistra per Angela Grignano, la ragazza italiana di 24 anni che lavora nell’hotel Ibis, rimasta gravemente ferita, nell’esplosione causata da una fuga di gas in una boulangerie nella zona dell’Opera, a Parigi, dove hanno perso la vita quattro persone: due pompieri, una turista spagnola e una donna il cui cadavere è stato trovato sotto le macerie dell’edificio della rue Trevise. I feriti sono una cinquantina, fra i quali 10 in gravi condizioni.

Un’operazione complessa durata oltre sei ore. “I medici ci hanno rassicurato che l’operazione è andata più che bene, sono molto contenti e ottimisti. Siamo commossi da come il Signore ha ascoltato le preghiere di tutte le persone che hanno pregato per Angela, e come questo affetto ci sta sostenendo e ha condotto le mani dei medici”, dice Giuseppe Grignano, il fratello sacerdote di Angela. “Ci hanno detto che sono riusciti a ricostruire tessuti e arterie più di quanto immaginavano e sono molto soddisfatti”. Il prete rassicura anche anche la comunità diocesana di Trapani, con cui è sempre rimasto in contatto: “Nel pomeriggio siamo andati con tutta la mia famiglia a celebrare la messa in comunione con la missione cattolica italiana di Parigi, pregando intensamente per Angela. Al rientro il Signore ci ha accarezzato con la sua grande misericordia e amore”. Dopo aver concluso gli studi universitari alla Sapienza di Roma dove ha vissuto per circa tre anni, Angela un mese e mezzo fa si era trasferita a Parigi per cercare spazi nel mondo dell’arte e dello spettacolo; aveva trovato lavoro nell’hotel Ibis, che si torva proprio accanto al luogo dove è avvenuta l’esplosione. Per dieci anni, Angela aveva frequentato a Xitta, la frazione di Trapani dove viveva con il padre elettricista e la madre casalinga, una scuola di danza, la “Crisalide”.

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Tassista investito mentre dava soccorso, Eugenio Fumagalli era un ex poliziotto gentile che sosteneva Emergency

Pon, 14/01/2019 - 09:55

Era diventato tassista nel 2011, subentrando al papà Francesco, uno dei pionieri delle cooperative di taxi degli anni Settanta. Eugenio Fumagalli, il tassista travolto a Monza per soccorrere due feriti, ha un passato da poliziotto. Quarantasette anni, brianzolo, Eugenio è l’ennesima vittima della strada. Come riporta il Corriere della Sera, nella notte di domenica, intorno alle 3.40, stava tornando a casa, a Carugo, nel Comasco. Turno finito da poco (“Faceva il numero 15, quello che inizia alle 15 e finisce all’una di notte”, spiegano i colleghi), Fumagalli riportava il suo “Zulu 15”, questo il nome del taxi, percorrendo la Milano-Meda, strada provinciale. All’improvviso, un’auto davanti a lui carambola. Accosta subito la sua Toyota, indossa la pettorina gialla e interviene in soccorso dei due fidanzati a bordo. “Ci ha salvato la vita – spiegano i due ragazzi, lui 21enne di Limbiate, lei 19enne di Meda -, senza di lui saremmo morti”. Pochi istanti dopo, lo schianto. Passano altre due macchine che trascinano la Fiat 600 contro i jersey di cemento, uccidendolo sul colpo.

Licenza milanese numero 1927, Fumagalli era un gran lavoratore, come lo descrivono i colleghi. Anche gli autisti a noleggio Ncc, in perenne competizione con i taxi tradizionali, hanno voluto rendergli omaggio, osservando un minuto di silenzio durante un presidio di Assoconducenti ed esponendo un cartello per lui: “Tassista eroe”. “Era un ragazzo tutto casa e lavoro – spiega Gege Mazza, storico rappresentante del radiotaxi 6969 a cui Fumagalli era iscritto. Ogni due settimane raggiungeva la compagna Sandra a Forlì, in Romagna. Appassionato motociclista, Eugenio si faceva voler bene soprattutto per i suoi modi di fare. “Era solare, saggio e carismatico”, racconta il suo collega e amico Antonio, che lo ricorda disponibile anche ad aiutare economicamente i colleghi in difficoltà. Educato, discreto, Fumagalli era sempre pronto ad aiutare il prossimo. Sulla fiancata del suo taxi, non esitava ad esporre un adesivo di Emergency, preferendolo ad un marchio pubblicitario.

Pochi giorni fa, il 27 dicembre scorso, cinque giorni dopo il suo compleanno, Fumagalli era intervenuto in difesa di un collega, infastidito da un cliente in periferia, con lo stesso altruismo che lo ha contraddistinto fino alla fine.

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Valentina Nappi, la provocazione choc su Instagram: “Sono stata stuprata da Salvini”

Pon, 14/01/2019 - 09:53

Una sua foto e la scritta “sono stata stuprata da Salvini”: così la pornostar Valentina Nappi in un post su Instagram che ha colto tutti di sorpresa. “Sono stata ‘stuprata’ da Salvini perché al di là di aspetti anche condivisibili (che pure ci sono) delle sue scelte concrete – ha spiegato la Nappi nella didascalia del post volutamente provocatorio – , e al di là del fatto che molte responsabilità non sono solo sue, Salvini ha riabilitato la peggiore cultura identitaria nazionalista, quella rappresentata dalla triade Dio-Patria-Famiglia”. Una denuncia che in poche ore ha fatto il giro del web, unendosi al coro “anti-Salvini”.

 

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Sono stata ‘stuprata’ da Salvini. Sono stata ‘stuprata’ da Salvini perché al di là di aspetti anche condivisibili (che pure ci sono) delle sue scelte concrete, e al di là del fatto che molte responsabilità non sono solo sue, Salvini ha riabilitato la peggiore cultura identitaria nazionalista, quella rappresentata dalla triade Dio-Patria-Famiglia. Babbo Natale, la Befana, niente Ramadan, sì al panettone rigorosamente a Natale, la colomba a Pasqua, la cucina tradizionale, i gay sì ma la famiglia solo quella tradizionale, i crocifissi rigorosamente nelle aule, Dio nei discorsi degli esponenti politici e tutta la plebe unita comunitariamente dai vecchi ‘sani’ valori identitari nazionali tradizionali. Non so voi, ma questa io la chiamo cultura di sapore fascista. Ed è uno stupro culturale di proporzioni immani. La questione dell’immigrazione, al di là dei complessi aspetti pratici su cui non intendo dilungarmi (la mia opinione è che una gestione razionale dei flussi migratori è — e soprattutto sarà — necessaria), è una questione culturale. Io non voglio vivere in un paese con una cultura ufficiale unica, cattolica di destra, nazionalpopolare. Io voglio vivere in un paese ateo, multietnico, con un’identità culturale che affondi le proprie radici nell’Illuminismo e nel marxismo più illuminato, e che sviluppi queste ultime all’altezza della modernità contemporanea. Il linguaggio grezzo, i modi spicci e i toni al limite del violento, invece, ci riportano a una cultura tribale che produce una violenza contro il diverso (come abbiamo potuto vedere) simile a quella che si dà in molte specie di primati non umani. Rispetto a tutto ciò, il genocidio è qualcosa di differente solo per grado. #salvini #immigrazione #lega #leganord #matteosalvini

Un post condiviso da Valentina Nappi (@instavalentinanappi) in data: Gen 13, 2019 at 7:00 PST

La porno attrice affronta infatti anche la questione migranti, che è il punto più caldo affrontato dal ministro degli Interni in questi sette mesi di governo: “Non so voi, ma questa io la chiamo cultura di sapore fascista. Ed è uno stupro culturale di proporzioni immani. La questione dell’immigrazione, al di là dei complessi aspetti pratici su cui non intendo dilungarmi (la mia opinione è che una gestione razionale dei flussi migratori è — e soprattutto sarà — necessaria), è una questione culturale”.

Infine Valentina Nappi lancia l’allarme sulla deriva che, a suo dire, sta subendo la società contemporanea: “Io non voglio vivere in un paese con una cultura ufficiale unica, cattolica di destra, nazionalpopolare. Io voglio vivere in un paese ateo, multietnico, con un’identità culturale che affondi le proprie radici nell’Illuminismo e nel marxismo più illuminato, e che sviluppi queste ultime all’altezza della modernità contemporanea. Il linguaggio grezzo, i modi spicci e i toni al limite del violento, invece, ci riportano a una cultura tribale che produce una violenza contro il diverso (come abbiamo potuto vedere) simile a quella che si dà in molte specie di primati non umani. Rispetto a tutto ciò, il genocidio è qualcosa di differente solo per grado”.

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Nessun medico vorrà più lavorare nei pronto soccorso. E la colpa è (anche) della giustizia

Pon, 14/01/2019 - 09:45

In quest’ultimo mese è successo che un giovane ragazzo si è recato al pronto soccorso da cui, dopo diversi accertamenti, è stato dimesso con invio al medico curante. Evento normale: ne capitano infatti centinaia di queste situazioni in cui giovani o anziani, dopo gli accertamenti standard, vengono dimessi con l’indicazione di prestare attenzione ai sintomi per capire nel tempo se c’è o meno una patologia silente non evidenziabile con gli strumenti disponibili. Purtroppo però in questo caso il ragazzo, il giorno successivo, è deceduto per cause da accertare.

Negli stessi giorni un mio paziente medico, dopo sei anni di vicende giudiziarie con l’accusa terribile di omicidio colposo, è stato definitivamente assolto. In tutto quest’iter, oltre a un esborso patrimoniale imponente per pagare avvocati, si è licenziato dal luogo di lavoro pubblico perché non si sentiva più sicuro a svolgere il suo lavoro di alta professionalità medica ma, allo stesso tempo, di alti rischi.

Si tratta di due vittime che ispirano compassione. Il ragazzo deceduto è vittima dell’inevitabile rischio insito nel fatto che siamo esseri viventi fragili e caduchi? O anche occorre cercare a tutti i costi un colpevole? La sofferenza immane per la morte prematura di un ragazzo deve per forza essere gestita sul piano giudiziario e non su quello psicologico?

Il medico, ora operante nel privato, è sicuramente vittima di un sistema giudiziario lento e farraginoso, oltre che di un accanimento mediatico contro la medicina che non sempre può guarire. Le previsioni sono che entro pochi anni nessun medico vorrà più lavorare nei pronto soccorso. Già il ministero ha proposto che anche non specialisti in medicina d’urgenza possano essere assunti per ovviare alle carenze.

In diversi Paesi si devono “importare” medici ginecologi, ortopedici o chirurghi in quanto nessuno vuole esporsi ai rischi collegati a queste professioni. Nei servizi pubblici in pochi anni assisteremo a un esodo di bravi medici che lavoreranno solo nel privato con tariffe molto alte per pagare assicurazioni e legali. La gestione giudiziaria e non psicologica della morte o della sofferenza provocherà un peggioramento dell’assistenza sanitaria.

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Ecco a voi l’esibizione perfetta: questa ginnasta lascia tutti a bocca aperta e per lei è un trionfo. I suoi salti spettacolari

Pon, 14/01/2019 - 09:41

Una prestazione da brividi quella di Katelyn Ohashi, ginnasta statunitense dell’University of California, che al Collegiate Challenge ad Anaheim ha strappato ai giudici una serie di “dieci” sulle note di Michael Jackson. Nel video, la sua esibizione perfetta.

Video Twitter UCLA Gymnastics

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