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Marcinelle, si possono avere idee diverse sui migranti ma basta col mito ‘italiani brava gente’

Čet, 09/08/2018 - 09:29

Avere opinioni diverse è il sale della democrazia, il suo pilastro principale, però questo pilastro deve poggiare su fondamenta solide, fatte da un impasto di onestà intellettuale, conoscenza e verità. Altrimenti è solo un dare aria alle parole. Quando il ministro degli Affari esteri Enzo Moavero Milanesi, ricordando la tragedia di Marcinelle dell’8 agosto 1956, dice: «Oggi che siamo nei postumi della crisi economica, e che siamo di fronte alle sfide della migrazione, non dobbiamo dimenticare queste tragedie del passato che fanno parte di noi stessi, di quello che siamo stati e di quello che siamo», dimostra di avere coscienza e conoscenza della nostra storia più recente. Lo fa pur essendo uno dei rappresentanti più importanti di un governo che certamente non vede di buon occhio il fenomeno migratorio. Lo fa perché è intellettualmente onesto e conosce il problema e tutti i drammi che si porta dietro.

Non lo sono invece altri rappresentanti della sua maggioranza, i quali subito alzano urla indignate. I capigruppo della Lega di Camera e Senato, Riccardo Molinari e Massimiliano Romeo i quali sostengono che: «Paragonare gli italiani che sono emigrati nel mondo, a cui nessuno regalava niente ne pagava pranzi e cene in albergo, ai clandestini che arrivano oggi in Italia è poco rispettoso della verità, della storia e del buon senso», non solo sono penosi, ma anche falsi o ignoranti della storia. Si può benissimo paragonare i migranti di ieri e di oggi, perché accomunati da un triste destino comune, quello che ti costringe a lasciare la tua casa, il tuo paese, la tua famiglia. Quei 262 italiani morti a Marcinelle erano “migranti economici” secondo la definizione in voga oggi, non fuggivano da guerre o dittature. Erano persone a cui la Lega oggi vieterebbe l’ingresso. E se come oggi accade ai migranti in Italia, gli italiani di allora subirono forme di razzismo e di discriminazione, va anche detto che ci furono molte persone e famiglie locali, che li aiutarono, con piccoli e grandi gesti.

Come non bastasse anche il capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera dei Deputati, Francesco Lollobrigida dice la sua: «Gli Italiani che emigrarono hanno portato lavoro e qualità e chi ci ha ospitato ha preteso che rispettassimo fino all’ultima regola, perseguitando correttamente chi non lo fece. Il richiamo di Moavero o è inutile o è fuorviante (…) Il Ministro degli Esteri eviti paragoni impropri e offensivi».

Offensivo è il non tenere conto delle condizioni che spingono milioni di persone da sempre a emigrare in qualche altro posto, diverso da quello in cui vivono. Offensivo è proporre l’idea di una sorta di razza superiore, gli italiani, migliori degli altri. Offensivo è continuare a ripetere la falsità degli alberghi, dei 35 euro al giorno, della pacchia.

Si possono avere idee diverse sul tema migrazioni, ma non si può ritirare fuori il mito degli “italiani brava gente”, solo per dire che gli altri sono cattivi. E soprattutto non lo si deve fare nel giorno in cui si commemora il ricordo di 262 morti per miseria. Esattamente come sono morti per miseria, quei braccianti rinchiusi in un pulmino scassato, che li portava a un lavoro da sfruttati.

P.S. E se oggi il principio etnico (prima gli italiani) prevale su quello di classe sociale è in gran parte colpa della sinistra, che ha abbandonato il suo ruolo storico di aiutare gli oppressi.

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Argentina, il Senato respinge la legalizzazione dell’aborto. Scontri in piazza: la polizia usa i lacrimogeni

Čet, 09/08/2018 - 09:10

L’Argentina dice no all’aborto in forma “sicura, legale e gratuita”. Il Senato ha respinto con 38 voti contrari e 31 favorevoli il progetto di legge sull’interruzione volontaria della gravidanza. Il voto ha rigettato il provvedimento trasmesso dalla Camera, che lo aveva approvato a giugno di stretta misura per la legalizzazione dell’aborto nelle prime 14 settimane di gravidanza. Subito dopo la bocciatura sono scoppiate le proteste nelle piazze della capitale: un gruppo di una trentina di militanti favorevoli alla legge ha lanciato bottiglie e oggetti verso i manifestanti pro-vita. La polizia ha risposto con gas lacrimogeni e almeno una persona è rimasta ferita. In numero minore, davanti al Congresso di Buenos Aires hanno festeggiato con fuochi d’artificio anche i movimenti pro-life.

La discussione in Senato è durata fino a tarda notte e ha portato a un risultato ampiamente previsto da analisti e media fin delle prime ore della giornata parlamentare, che in totale è durata 16 ore. Durante il lungo dibattito – si sono espressi 61 sui 72 membri che compongono la Camera – è prevalsa la politica della “difesa della vita fin dalla concezione”, in linea con la Chiesa cattolica. Tra i motivi “contro” la legge, è stato rivendicato anche l’alto costo che la sua applicazione comporterebbe per le casse dello Stato. Il Senato argentino ha così respinto la proposta di legge per la legalizzazione dell’aborto nelle prime 14 settimane di gravidanza, fortemente voluta dalle attiviste femministe di #abortolegal.

La normativa attuale in Argentina, che si rifà al codice penale del 1921, autorizza l’aborto solo quando la gravidanza è frutto di uno stupro o in caso di pericolo per la vita della madre. Il progetto di legge bocciato prevedeva che l’aborto potesse essere eseguito in qualsiasi ospedale o clinica pubblica o privata, senza costo per l’intervento, le medicine e le eventuali terapie di appoggio.

“I contraccettivi per non abortire e l’aborto legale per non morire“, era il motto del movimento pro-aborto sicuro. Una linea opposta a quella della Chiesa, esemplificata dalla parole dell’arcivescovo di Buenos Aires, Mario Poli, secondo il quale “il disegno di legge mette degli esseri umani indifesi e vulnerabili che si trovano in gestazione, in una strada senza uscita, senza possibilità di difendersi, senza giudizio né processo”.

Proprio i movimenti a favore della legge  – sfidando la giornata di temperature rigide e pioggia  – si sono riuniti in molte decine di migliaia per fare pressione sul Parlamento. In gran numero i pañuelos verdi, i fazzoletti simbolo della lotta per l’#abortolegal, ma anche i fazzoletti celesti, quelli degli oppositori, hanno atteso l’esito del lunghissimo dibattito sotto gli ombrelli. Centinaia hanno manifestato anche in Messico e Costa Rica a sostegno degli attivisti pro-aborto argentini.

Tra i senatori che hanno votato a favore c’è stata Cristina Fernandez de Kirchner, presidente della Repubblica argentina dal 2007 al 2015, che ha affermato di essersi opposta in precedenza, ma che “le migliaia di ragazze che hanno manifestato per le strade” a sostegno della legge le hanno fatto cambiare idea. “Non è una questione di credenze, ma di un problema che esiste”, ha detto Fernandez.

Il presidente Mauricio Macri, invece, aveva incoraggiato il Parlamento a discutere la questione, rimanendo neutrale sulla questione della legge in sé ma dichiarandosi comunque  “a favore della vita“. “Non importa quale sarà il risultato” del voto, ha twittato Macri. “Oggi vince la democrazia”, ha aggiunto, definendo il voto “trascendentale” e incoraggiando gli argentini ad “accettare che ci siano altri che la pensano in modo diverso”.

No importa cuál sea el resultado, hoy ganará la democracia https://t.co/BJePiAS5dd

— Mauricio Macri (@mauriciomacri) 8 agosto 2018

Le organizzazioni della società civile hanno stimato che 500.000 aborti illegali vengono eseguiti ogni anno nel Paese sudamericano, anche se gli esperti hanno messo in discussione la cifra. Secondo i dati ufficiali, nel 2016 il Paese ha registrato 245 casi di mortalità materna. Di questi, 43 erano dovuti ad aborti o aborti spontanei.

Non è la prima volta che in Argentina si cerca di rendere più permissiva la legge sull’interruzione di gravidanza. Il primo tentativo c’è stato nel 2005 e dopo di allora ne sono seguiti, senza successo, altri sei. Adesso, da regolamento, bisogna aspettare un anno per riprovare a far passare una legge sul tema. Anche se le previsioni non depongono a favore di una eventuale riproposta: il 2019 infatti sarà un anno elettorale e quindi difficilmente le forze politiche riusciranno a riportare il provvedimento nel dibattito parlamentare.

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Palermo, la Finanza abborda in mare e sequestra nave con oltre 20 tonnellate di hashish. Arrestato tutto l’equipaggio

Čet, 09/08/2018 - 08:50

Oltre 20 tonnellate di hashish immerse in migliaia di litri di gasolio. E’ il maxi-sequestro eseguito dalla Guardia di Finanza di Palermo su una nave battente bandiera panamense, la Remus, che da Las Palmas, in Gran Canaria, era diretta verso Tuzla, in Turchia, via Alessandria (Egitto). L’equipaggio – composto da 11 marittimi del Montenegro – è stato arrestato in blocco.

Il mercantile era già sotto osservazione da parte delle fiamme gialle. L’analisi delle rotte, l’attività di intelligence e veri e propri pedinamenti (con elicotteri e pattugliatori d’altura) hanno attirato l’attenzione dei finanzieri. In particolare durante la navigazione la plancia di comando – quando la nave passava davanti alle coste nordafricane – spegneva ripetutamente il proprio trasmettitore Ais (che consente l’identificazione e l’individuazione delle imbarcazioni attraverso i sistemi satellitari). E i sospetti si sono fatti più consisenti anche dopo il comportamento e le dichiarazioni poco credibili dell’equipaggio.

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Così, con il coordinamento della Dda di Palermo, la Finanza ha abbordato la Remus in acque internazionali e con l’aiuto dei vigili del fuoco l’ha scortata in porto a Palermo. Dopo lo svuotamento di due serbatoi di prua, contenenti 20mila litri di gasolio – spiega la Gdf – sono stati trovati oltre 650 sacchi di iuta con 20 tonnellate di hashish, di 13 diverse qualità, per un valore di mercato oscillante tra i 150 e i 200 milioni di euro.

In tutta l’operazione (di intelligence e di pedinamento, di abbordaggio e di svuotamento dei serbatoi) hanno partecipato a vario titolo vari nuclei e reparti della Guardia di Finanza (tra gli altri nucleo di polizia economica di Palermo, gruppi aeronavali di Palermo e di Messina e servizio centrale criminalità organizzata), Europol, il Maritime analysis and operations centre di Lisbona, la Dea statunitense (l’agenzia anti-droga), la polizia criminale del Montenegro, ma anche operatori sanitari dell’Azienda sanitaria di Palermo che hanno monitorato le condizioni di salute dei militari impegnati nelle operazioni, rese difficili dalle esalazioni del combustibile.

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Marcinelle, Di Maio: “Insegna che non bisogna emigrare. Dobbiamo far di tutto perché i nostri giovani non partano”

Čet, 09/08/2018 - 08:48

“La tragedia di Marcinelle a me fa riflettere sul fatto che non dobbiamo emigrare dall’Italia. E ricordiamo come, in quell’occasione, due Stati si sono scambiati del carbone per delle vite umane”. A dirlo, scatenando le polemiche, è stato il vicepremier Luigi Di Maio, dopo le parole del ministro degli Esteri, Enzo Moavero Milanesi, che ha ricordato come anche gli italiani furono un popolo di migranti.

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Il terremoto scuote la moschea, ma la fede dell’imam è di ferro. Guardate come reagisce (mentre gli altri scappano)

Čet, 09/08/2018 - 08:37

Il terremoto di magnitudo 7.0 che ha colpito l’Indonesia il 5 di agosto ha provocato più di cento morti e gli effetti della scossa sono arrivati anche a sull’isola di Bali. Qui, in una moschea, è in corso la preghiera con tanto di diretta Facebook. A un certo punto il sisma inizia a scuotere le pareti e alcuni fedeli si precipitano fuori dalla struttura. Non l’imam, che al contrario continua impassibile nella preghiera.

Video Facebook/Musholla As-Syuhada

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Merci pericolose, ecco leggi da rispettare per chi le trasporta. “Ma sui turni non ci sono differenze. Investire in sicurezza”

Čet, 09/08/2018 - 08:20

Le regole ci sono, ma non sempre adeguate al rischio e, comunque, è difficile farle rispettare da tutti. Perché i numeri del trasporto di merce pericolosa non consentono controlli capillari: 3,5 milioni di viaggi all’anno, a bordo di tir e camion, per trasportare liquidi infiammabili da una parte all’altra dell’Italia. Sono circa 4 milioni i mezzi pesanti sulle strade italiane e, di questi, 78mila portano a bordo materiali potenzialmente letali. Poi ci sono i veicoli che arrivano dall’estero, un capitolo a parte. Secondo Eurostat il trasporto di questi materiali continua a crescere. Dopo l’incidente sul raccordo che unisce l’A1 e l’A14 all’altezza di Borgo Panigale, il procuratore di Bologna Giuseppe Amato, titolare dell’inchiesta a carico di ignoti per disastro colposo, omicidio e lesioni colpose stradali plurime, ha ipotizzato che la causa potrebbe essere stata “un momento di distrazione o un colpo di sonno. C’è da chiedersi, allora, se il sistema di norme e controlli sia adeguato, se vi siano regole effettivamente più stringenti per chi trasporta materiali pericolosi che vadano oltre gli adempimenti burocratici e quali siano, eventualmente, le falle. “Tanto per iniziare la maggior parte dei conducenti opera in condizioni poco sicure e, dati i numeri di cui si parla, è impossibile verificare che tutti i datori di lavoro rispettino la legge”, spiega a Ilfattoquotidiano.it Giulia Guida, segretario nazionale della Filt Cgil, secondo cui sono diversi gli aspetti da rivedere nell’ambito del trasporto delle merci pericolose nel nostro Paese. “Sappiamo che c’è chi da un lato mette nero su bianco gli orari – aggiunge – ma poi chiede di ridurre il più possibile i tempi di consegna”.

LE LEGGI SULLE MERCI PERICOLOSE – Il sistema è soggetto a normative europee. Prima di tutto l’Adr (Accord europeen relatif au transport international des marchandises dangereuses par route), accordo siglato a Ginevra nel 1957, entrato in vigore nel 1968 e soggetto ad aggiornamento con cadenza biennale, tenendo conto dello sviluppo tecnologico in materia. Sono considerate pericolose tutte quelle merci che possono causare danni alle persone alle cose e all’ambiente e compromettere la sicurezza del trasporto, in seguito a eventuali danni al veicolo che le trasportano o in caso di perdita del carico. In relazione alle caratteristiche chimico-fisiche della sostanza trasportata, le merci in questione sono raggruppate in 13 classi di pericolo, tra cui materie e oggetti esplosivi, gas, liquidi o solidi infiammabili, materie tossiche, infettanti, corrosive e materiali radioattivi.

GLI OBBLIGHI – Non sono previste autorizzazioni speciali per i veicoli utilizzati nel trasporto di merci pericolose. Sia che avvenga in cisterna, in container, piuttosto che in colli o alla rinfusa, è necessario che i veicoli rispettino le disposizioni generali di circolazione e alcune prescrizioni supplementari. I veicoli destinati al trasporto di merci pericolose in cisterna o al trasporto di esplosivi in colli, per esempio, devono ottenere un certificato di approvazione. Il documento attesta la conformità del veicolo alle prescrizioni Adr in fatto di equipaggiamento elettrico, dispositivi di frenatura, limitatore di velocità, dispositivi antincendio e via dicendo. Tutti i conducenti, poi, devono essere in possesso di un certificato per il trasporto di merci pericolose, il cosiddetto patentino Adr, che ha una validità di cinque anni. A bordo non può mancare neppure la ‘scheda di sicurezza’, ossia istruzioni scritte con le precauzioni da adottare in caso di incidente o perdita accidentale del carico, fornite dal trasportatore ai membri dell’equipaggio, redatte in documento plurilingue.

I CONTROLLI – Nel 2016 un servizio delle Iene documentava come alcune aziende di trasporto, per massimizzare i profitti, spingessero gli autisti a eludere la legge, affrontando turni massacranti. E i controlli? Ogni giorno sulle nostre autostrade circolano 10mila mezzi pesanti. Ad occuparsi dei controlli è la polizia stradale. Nei primi sei mesi del  2018 sono state effettuate oltre 154mila verifiche su mezzi pesanti. Di queste, 2.895 hanno riguardato quelli che trasportavano merci pericolose. I numeri sono tendenzialmente in aumento rispetto al 2017: lo scorso anno, infatti, sono stati eseguiti 5.390 controlli, 5.486 nel 2016. “Purtroppo quanto documentano da Le Iene è la realtà – spiega Guida – e ci sono una serie di ragioni per cui controllare tutti è impossibile”. Intanto non tutti operano allo stesso modo. “Le aziende più grandi non possono rischiare perché hanno una determinata visibilità, ma per quelle più piccole il discorso cambia, hanno meno possibilità di investire, adottano scelte produttive diverse e – aggiunge il segretario – non dimentichiamoci che ci sono tantissimi ‘padroncini’, lavoratori autonomi che operano per conto terzi”. Poi c’è il capitolo a parte dei conducenti in distacco transnazionale “che lavorano con una sorta di contratti in somministrazione e che vengono soprattutto dall’Est Europa”.  Costano meno e hanno meno garanzie. In questi casi è difficile risalire alle ore di lavoro svolto, ai contributi versati e via dicendo, con il rischio che le regole restino solo sulla carta. Anche quelle che riguardano orari e riposi. “In questo modo – secondo la Filt Cgil – si crea una concorrenza sleale che porta l’intero settore ad abbassare gli standard di sicurezza”.

LA QUESTIONE DEGLI ORARI – Una questione quanto mai attuale quella dei turni massacranti. “I conducenti che trasportano questo tipo di merci sono molto professionalizzati, hanno più qualifiche rispetto alle altre categorie – spiega il segretario della Filt Cgil – e in questo senso la normativa è molto stringente, ma sotto il profilo dei turni e dei riposi non c’è alcuna differenza tra chi porta a bordo merce pericolosa e chi guida un camion con altro tipo di materiale”. Da contratto collettivo nazionale si parla di 47 ore settimanali, estendibili fino a un massimo di 67 solo su accordo sindacale. Oggi, gli autisti sono obbligati a osservare 45 ore di riposo all’interno delle due settimane continuative di servizio. Dopo quattro ore di guida si devono fermare e hanno diritto al riposo lungo di due giorni.

LA MINACCIA DA BRUXELLES – A giugno scorso i sindacati hanno protestano contro il primo voto favorevole, da parte della Commissione europea, per la modifica dell’orario di lavoro dei camionisti. Tre i punti principali della riforma che, se venisse approvata definitivamente, tra le altre cose potrebbe portare cambiamenti sull’orario di lavoro dei conducenti: le ore di riposo potrebbero essere diluite su quattro settimane, anziché su due. “Si vuole così spostare il periodo di riposo lungo alla fine delle quattro settimane”, spiega Guida, che sottolinea come già ora non si abbia contezza di chi rispetta gli orari e i riposi e chi non lo faccia.

LE CONDIZIONI DI LAVORO Ci sono camionisti che passano anche più di 14 ore alla guida (invece delle nove non consecutive previste) e questo non è l’unico aspetto da rivedere. Molto si potrebbe fare per le nostre aree di servizio non sufficientemente attrezzate”, aggiunge a Ilfatto.it la segretaria nazionale, ricordando come in alcuni Paesi europei vengono sanzionati i datori di lavoro che favoriscono il riposo a bordo dei camionisti, anziché quello in strutture alberghiere”. In Italia, invece, non esistono aree attrezzate per la sosta e i conducenti vivono praticamente a bordo dei veicoli, in condizioni igieniche precarie. Alla sicurezza a bordo pensa poi Maurizio Longo, presidente di Trasportounito: “Anziché incentivare l’acquisto dei rimorchi, perché non si incentivano i sistemi di sicurezza passiva sui mezzi pesanti come, ad esempio, la frenata automatica assistita e il warning dei cambi corsia?”.

TRAFFICO E TRASPORTO SU GOMMA  Nonostante una serie di regole da rispettare, alcune delle quali riguardano i requisiti dei mezzi che trasportano determinate sostanze, restano poi irrisolti alcuni problemi: dalla manutenzione periodica di questi veicoli, alla loro ‘compatibilità’ con il traffico stradale, soprattutto in caso di tamponamento. “Parlando dell’incidente avvenuto a Borgo Panigale – spiega Guida – c’è da chiedersi se non sia il caso di limitare il passaggio di alcuni mezzi, quando il traffico è più inteso”. In Italia il 90 per cento del traffico delle merci viaggia su gomma. Un trend molto diverso rispetto a quanto accade in altri Paesi, come la Germania o l’Olanda. L’alternativa è quella di investire nel trasporto su ferro e via mare. Secondo il presidente di Trasportounito “non è possibile pensare di trasportare, con modalità diverse, circa 60 milioni di tonnellate di merci di materie liquide infiammabili (di cui 8 milioni di gas compressi, liquefatti o disciolti) che ogni anno circolano sulle nostre strade. Soprattutto perché sono trasporti a ‘corto raggio’ e quindi non vi sono alternative”. Una via di mezzo ci sarebbe: “Sono d’accordo con Longo per quanto riguarda chi trasporta merce pericolosa – commenta Guida – ma si potrebbe iniziare a ridurre il traffico degli altri mezzi che non trasportano questo tipo di sostanze e la cui presenza sulle nostre strade rappresenta comunque un pericolo”.

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Roma, soglie massime di reddito più basse per gli alloggi temporanei: esclusa la metà dei precedenti aventi diritto

Čet, 09/08/2018 - 08:17

La soglia massima per il reddito Isee viene diminuita di un terzo e il Comune riesce (anche) così ad escludere dalle graduatorie quasi la metà delle famiglie che vivono nei residence per l’emergenza abitativa. Proponendo un nuovo bando per la ricerca di alloggi che contempli “solo” 500 appartamenti, contro i quasi 1.300 precedenti. Un taglio netto cui sono seguite una serie di bocciature “sospette”, evidenziate dai rilievi dell’Unione Inquilini e da un’interrogazione del deputato Leu e consigliere capitolino, Stefano Fassina. È bollente l’atmosfera in quelli che la Giunta capitolina a trazione M5S ha ribattezzato come Sassat (Servizio di assistenza e sostegno socio alloggiativo temporaneo) ma che non sono altro che i Caat di veltron-alemanniana memoria, moduli abitativi che il Comune di Roma utilizza da anni per dare ricovero temporaneo alle famiglie sfrattate. Interi edifici pagati a peso d’oro alle cooperative o ai proprietari immobiliari che di volta in volta si aggiudicano le gare pubbliche, sia per la gestione dei servizi sia per il semplice affitto.

L’ABBATTIMENTO DELLA SOGLIA ISEE
In sostanza, i nuovi criteri Isee riammettono nei “residence” per l’emergenza abitativa solo i nuclei il cui reddito risulti inferiore ai 12.000 euro l’anno e non più coloro che arrivano a guadagnarne 18mila. Ciò vuol dire aver tagliato tutta una fascia di famiglie (quelle il cui reddito oscilla nella forbice) che in precedenza aveva sempre potuto contare sull’assistenza alloggiativa capitolina e che, secondo i criteri vigenti, ha anche diritto alla casa popolare. Il Campidoglio, infatti, ha necessità di mettere un punto e concludere l’uscita dalle attuali strutture avviata dal commissario prefettizio Francesco Paolo Tronca, riservando i nuovi alloggi – ancora da trovare, visto che le due gare precedenti sono andate deserte – solo a chi risponda a determinati criteri, ben più stringenti dei precedenti. E non è un caso, che dei 1.181 che hanno presentato domanda (a ottobre scorso erano 1.298) ben 527 siano stati esclusi, mentre altri 654 siano stati dichiarati in parte ammessi (529) e in parte “esclusi sanabili” (125).

CENTINAIA DI RICORSI E I “DUBBI” DI FASSINA
Ma quello del reddito non è l’unico elemento di “scrematura” nella lista. Fra gli esclusi anche tante famiglie che avrebbero commesso errori formali, come non aver compilato correttamente il modulo, non aver barrato la casella del cosiddetto “flag” oppure aver allegato un modello Isee “errato”. Altri, invece, sono rimasti beffati dalla questione della residenza, ovvero aver trasferito a Roma soltanto il domicilio per evitare di modificare i documenti o per questioni prettamente sanitarie. C’e’ anche la storia di Adam, un uomo di 33 anni di origine nordafricana ma con cittadinanza italiana al quale è stata bocciata la domanda per non aver presentato il permesso di soggiorno (che non poteva esibire, ovviamente, avendo il passaporto italiano). “Naturalmente – ha risposto il dirigente Cesare Lops alle richieste di chiarimenti di Unione Inquilini – nel lavoro iniziale dei procedimenti istruttori può anche avvenire che vengano fatti degli errori, ma se l’ufficio ha motivo di rendersene conto, lo stesso opererà in autotutela correggendoli”. Sulla vicenda è intervenuto anche il capogruppo capitolino di Sinistra X Roma, Stefano Fassina, che ha presentato un’interrogazione a Virginia Raggi per chiederle di “conoscere le motivazioni alla base delle domande per accedere ai Sassat dichiarate inammissibili, specificando se tra queste figurano e in quale percentuale motivazioni qualificabili come mere irregolarità, irrilevanti e quindi sanabili”.

LA SPESA PER I RESIDENCE VA ABBATTUTA DA 30 A 5 MILIONI
Al di là di quanti ricorsi verranno accolti, va sottolineata la coincidenza che vede il numero delle domande ammesse (529) molto vicino a quello degli alloggi che verranno ricercati con un bando, appena 500 contro gli 800 della gara pubblica andata deserta nei mesi scorsi. La necessità del Campidoglio è quella di ridurre i costi per questo tipo di assistenza. Attualmente Roma Capitale spende circa 30 milioni di euro l’anno per i 30 edifici presenti sul territorio che ospitano quasi 1.300 nuclei familiari in disagio abitativo. Da Palazzo Senatorio fanno sapere che con le famiglie attualmente presenti nei residence è stato da tempo avviato un programma di reinserimento sociale e avviamento al lavoro. Il piano del Comune prevede di abbattere questa spesa fino ad arrivare ai 5 milioni di euro (il costo del nuovo bando) per rientrare nei 12 milioni stanziati nel bilancio 2018. I nuovi Sassat dovrebbero avere durata di 24 mesi e poi essere chiusi definitivamente. Il rischio, tuttavia, è che anche stavolta gli operatori del settore possano giudicare la gara poco conveniente. In fondo, essendo gli stessi che già gestiscono i residence, una nuova proroga non sarebbe probabilmente sgradita.

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In Edicola sul Fatto del 9 agosto: “Calce & Martello” B. e Chiamparino nel partito del Tav

Čet, 09/08/2018 - 00:31
UnitI È nato ieri il Nazareno del Tav

Tajani e Chiamparino visitano i cantieri dell’alta velocità e provano a tranquillizzare gli industriali: “Per noi è fondamentale”. E sul nuovo duetto Pd-Fi arriva la benedizione di B.

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Questo giornale da sempre sostiene che una seria riforma della prescrizione non può prescindere dalla considerazione che tale istituto – che non ha nulla a che vedere con il principio costituzionale della “ragionevole durata dei processi”, che esprime un diverso valore giuridico – costituisce una ipotesi di rinunzia dello Stato ad esercitare la pretesa punitiva […]

di Antonio Esposito Politica La banca nella tempesta Carige, cda a pezzi e rating a picco: torna lo spettro bail-in

La lettera della Bce che ha messo in discussione la solidità del capitale, una raffica di dimissioni dal cda (ieri il numero sei, Lucia Venuti), la lotta interna per la governance e (sempre ieri) il declassamento del debito da parte delle agenzie di rating. A sette mesi dall’aumento di capitale da oltre 500 milioni, la […]

di La storia E in Toscana si apre la faida nel Pd Nardella: “Decisione inspiegabile”

Paradossi – I dem hanno votato a favore dell’emendamento gialloverde

di Giacomo Salvini In rivolta – Soldi Periferie, il governo smonta il Bando Renzi: “Solo mance”

I sindaci arrabbiati: “Così si bloccano i progetti”

di Cronaca A Brancaleone (Rc) Tragedia nel reggino: treno investe due bambini e la madre

Due bambini di 6 e 12 anni sono morti dopo essere stati investiti da un treno mentre attraversavano i binari insieme alla madre lungo la linea jonica a Brancaleone, nel reggino. La madre dei due bambini, investita anche lei dal convoglio, è rimasta ferita in modo grave ed è stata ricoverata in ospedale con prognosi […]

di Firenze – Visite al Duomo e alla Cupola I furbetti del Brunelleschi Tour operator “bagarini” vendevano i biglietti al triplo

Compravano tutti i biglietti per visitare la Cupola del Brunelleschi e il Campanile di Giotto e li rivendevano a quasi il triplo, ignorando i giorni e gli orari di prenotazione. Così ieri mattina sono scattati i controlli dell’Opera del Duomo, in accordo con polizia e guardia di finanza di Firenze, che hanno messo in luce […]

di Giacomo Salvini Ostia – Polemiche sullo spot del Municipio La “capocciata” di Roberto Spada per pubblicizzare gli eventi estivi

Non è piaciuto a tanti lo spot radiofonico degli eventi estivi di Ostia. Non è piaciuto soprattutto il riferimento alla “capocciata”, quella che ironicamente il protagonista dello sketch vorrebbe dare al suo interlocutore: ricorda proprio quella data a novembre da Roberto Spada, esponente della famiglia che controlla la città, all’inviato della trasmissione di Raidue “Nemo”, […]

di Economia L’intervento dell’esperto Critiche al Tap sul blog di Grillo: “Il gas inquina”

La vera indipendenza è l’autonomia energetica dell’Italia”. Questo è il titolo di un post, a firma di Paolo Ermani, che Beppe Grillo ha ospitato ieri sul suo blog per stroncare il progetto del Tap. Una presa di posizione che arriva proprio nel momento in cui sta crescendo il dibattito politico sul gasdotto con approdo a […]

di Il personaggio Elon Musk non scherza e pianifica l’addio di Tesla a Wall Street

Privatizzare – L’ad dell’azienda di auto elettriche: “Così liberi dalla schiavitù degli speculatori”

di Virginia Della Sala Mondo Argentina I quaderni delle mazzette affossano la Kirchner

L’ex presidentessa oggi in Tribunale per lo scandalo corruzione che investe il sistema di potere fondato dal marito

di Guido Gazzoli Iran Troppa corruzione e inflazione a go go. Rohani non decolla

Non solo Trump – L’attacco del presidente Usa si aggiunge ai problemi economici: i prezzi salgono e le aziende chiudono

di Venezuela – Il partito PJ accusa: persecuzione Arrestato deputato opposizione accusato dell’attentato a Maduro

Juan RequesensÈ questo il nome del deputato venezuelano, appartenente al partito di opposizione Primero Justicia (PJ), arrestato martedì sera perché pubblicamente accusato dal presidente Nicolás Maduro di essere l’ideatore del presunto attentato con due droni sabato scorso durante una parata militare. Lo ha denunciato su Twitter il PJ, secondo il quale Juan Requesens e la […]

di Cultura Calcio Addio Giagnoni, l’uomo con il colbacco

In panchina – Era il tecnico “del Toro” per eccellenza. Nel 1973 rifilò anche un gancio a Causio

di Jimmy il Fenomeno, il clown al servizio della “Dolce vita”

Come ogni microcosmo umano, anche la Dolce vita aveva i suoi riti e soprattutto i suoi personaggi in commedia. Jimmy il Fenomeno era il clown della Dolce vita. Tutte le sere lo trovavo lì, protagonista volontario attraverso smorfie, gridolini, una fisicità per alcuni quasi molesta. Abbracciava. Stringeva. Saltava addosso. Toglieva ogni diaframma tra lui e […]

di Umberto Pizzi Da Milano a Catania Cadaveri e giallo tabacco

Guida ragionata ai nuovi thriller nazionali

di Fabrizio d’Esposito

L'articolo In Edicola sul Fatto del 9 agosto: “Calce & Martello” B. e Chiamparino nel partito del Tav proviene da Il Fatto Quotidiano.

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