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Stefano Cucchi, Ilaria denuncia: “Insulti, minacce e auguri di morte da profili di simpatizzanti della Lega”

Sob, 20/10/2018 - 20:26

L’onda lunga delle dichiarazioni di Francesco Tedesco, il carabiniere imputato nel processo per la morte di Stefano Cucchi che ha accusato due collehi del pestaggio, non si ferma e continua a generare reazioni e polemiche. “Stiamo ricevendo una serie impressionante di insulti, minacce ed auguri di morte da profili di simpatizzanti della Lega, che è partito di governo, e da (mi auguro) sedicenti appartenenti a polizia e carabinieri. Confesso che ho paura, per me, per la mia famiglia e per Fabio (Anselmo, il legale della famiglia Cucchi – ndr) poiché – scrive Ilaria Cucchi in un post su Facebook – nessuno persegue queste persone ma pare ci si debba preoccupare solo di Casamassima, Rosati e Tedesco. Io e Fabio non sappiamo più cosa pensare“. La sorella del geometra, arrestato per droga dai carabinieri e morto dopo una settimana all’ospedale Pertini,  Stefano, affida a Facebook le sue riflessioni dopo le giornate tese e le polemiche seguite alle dichiarazioni del carabiniere che ha raccontato come il 31enne fu colpito più volte dai colleghi.

La donna, che da anni si batte per conoscere la verità sulla fine di Stefano, al post ha allegato profilo di una delle persone dalle quali dice di aver ricevuto minacce e che, da quanto si legge, lavorerebbe “presso la Polizia di Stato”. Il condizionale è d’obbligo perché sul profilo scarno, attivato solo un mese fa, alla voce lavoro compare la scritta “libero professonista”.  “Spero che ti facciano fare la stessa f…” l’augurio rivolto dall’account in questione. Oltre ad una serie di post segnalati dalla Cucchi, ieri è stata recapitata all’abitazione dei genitori a Roma una lettera anonima scritta a mano con insulti: “Dovreste essere voi, e non Salvini, a scusarvi per tutte le persone che suo figlio ha rovinato con la droga. Mi spiace abbia pagato con la vita, ma se l’è cercata“, si legge in un parte del testo della missiva, indirizzata a Giovanni Cucchi, il padre di Stefano. Subito dopo le rivelazione dei verbali di Tedesco si era innescata una nuova polemica con il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, che in passato aveva pesantemente criticato un post della Cucchi. Il responsabile del Viminale – che in molte occasioni aveva dichiarato che gli era difficile pensare a un pestaggio – aveva invitato la famiglia Cucchi ad andare al ministero, ma Ilaria – memore delle parole del leader leghista sul caso del fratello – aveva respinto l’offerta in attesa delle scuse. 


Nei giorni scorsi Ilaria Cucchi era stata a colloquio con la ministra della Difesa Elisabetta Trenta e con il comandante generale dei carabinieri, Giovanni Nistri. Ma a ventiquattro ore dal faccia a faccia aveva dichiarato: “Dal generale Nistri mi sarei aspettata non dico delle scuse, perché avrebbe potuto essere per lui troppo imbarazzante, ma certo non 45 minuti di sproloquio contro Casamassima, Rosati e Tedesco, gli unici tre pubblici ufficiali che hanno deciso di rompere il muro di omertà nel mio processo”. Riccardo Casamassima e la moglie, Maria Rosati, sono i due carabinieri che con le loro dichiarazioni hanno permesso la riapertura del processo. Davanti ai giudici avevano raccontato di avere subito conseguenze sul lavoro per avere parlato del pestaggio di Cucchi. Vicende che Casamassima ha ripercorso in un’intervista al fattoquotidiano.it. Francesco Tedesco, invece, è uno degli imputati del procedimento in corso: dopo aver  accusato del pestaggio di Cucchi i coimputati Alessio Di Bernardo e Raffaele D’Alessandro si è trasformato in un testimone chiave. Contro cui si è scagliata la difesa di un altro imputato nel processo.

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Dl fisco, in conferenza stampa hanno tutti fretta di andare. Di Maio: “Emendamenti M5s? Devo andare” e Salvini: “Mia figlia mi denuncia”

Sob, 20/10/2018 - 20:17

Dopo il lungo vertice e il Consiglio dei Ministri che hanno segnato la giornata della ritrovata sintonia dopo lo scontro sullo scudo fiscale contenuto nel DL Fiscale, Matteo Salvini  ha fretta durante la conferenza stampa e già dopo la terza domanda si rivolge a Conte e Di Maio: “vado a recuperare mia figlia che senno’ mi denuncia al telefono azzurro”.

Giuseppe Conte dimentica di rispondere ad una domanda di un giornalista: “Io non segno e dimentico…”, poi il Presidente del Consiglio risponde e Salvini, intanto, raccomanda allo staff di palazzo Chigi: “facciamo l’ultima domanda”. Domanda che è rivolta a Luigi Di Maio, con il giornalista che chiede se verranno ritirati gli 81 emendamenti M5S al DL Sicurezza fortemente voluto da Salvini: “Troveremo una soluzione è solo che negli ultimi giorni è stato difficile parlarci – ironizza Di Mio, che aggiunge – ora scusate ma io devo andare all’Italia a Cinque Stelle” (in corso al Circo Massimo di Roma, ndr). Al Termine i fotografi chiedono una foto con i tre leader del governo giallo-verde assieme e Salvini esclama: “Gioia, letizia, yeah”

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Dl fisco, Conte: “Manina? Trascrizione tecnica non rispecchiava accordo politico”

Sob, 20/10/2018 - 19:58

Sulla storia della manina “essendo io anche il garante, ci tengo a fare chiarezza, anche perché siamo il governo non solo del cambiamento ma anche della trasparenza”. Così il premier Giuseppe Conte, durante la conferenza stampa a palazzo Chigi dopo il consiglio dei ministri. “E’ stato raggiunto un accordo politico in zona Cesarini, poco prima di entrare in Cdm. E’ successo spesso in passato che non ci fosse nemmeno un testo scritto. Questa volta sull’articolo 9, che non era presente nell’articolato originale con cui siamo entrati in riunione” ha spiegato.

“Mi è stato portato questo foglio con l’articolo 9. Ovviamente se anche faccio leggere una norma di natura fiscale a un commercialista è molto complessa, ho preferito dunque io riassumere i termini dell’accordo politico raggiunto, riservandoci poi di valutare la trascrizione tecnica – ha concluso – Il problema è nato perché, dopo le opportune verifiche, ci siamo resi conto che non rispecchiava l’accordo politico, quindi c’è stato bisogno di questo passaggio che ha portato a un’ulteriore deliberazione del Cdm”.

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Italia 5 stelle, Di Maio: “Nell’ultimo anno abbiamo cercato di tenere alti i valori del M5s. Noi al governo, ma riempiamo le piazze”

Sob, 20/10/2018 - 19:49

“In questo ultimo anno abbiamo cercato di tenere sempre alti i valori del Movimento. E fino a che li abbiamo rispettati ci hanno fatto crescere”. Lo ha detto il vicepremier Luigi Di Maio dal palco di Italia 5 Stelle, la kermesse del Movimento 5 stelle in programma al Circo Massimo di Roma. “Vi assicuro che ogni mattina mi sveglio e penso a come tenere fede ai nostri valori che ci ricordano ogni giorno che siamo cittadini nelle istituzioni”.

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Epidurale, mancano gli anestesisti: così in Italia il diritto a un parto dolce rimane solo sulla carta

Sob, 20/10/2018 - 19:12

“Ci dispiace ma qui non le possiamo garantire l’epidurale. Di notte non ci sono anestesisti e di giorno, essendo pochi, c’è il rischio che siano impegnati in sala operatoria per le urgenze”. È quello che i medici hanno detto a Sonia (nome di fantasia per tutelare la privacy della signora) qualche giorno prima di dare alla luce il suo primo figlio. Una storia da terzo mondo se non fosse successa all’ospedale Ramazzini di Carpi, in provincia di Modena. E se non si ripetesse tutti i giorni nella maggior parte degli ospedali italiani, dove il diritto a un parto dolce è solo sulla carta. Inserita il 18 marzo 2017 nei Lea (i livelli essenziali di assistenza che il Servizio sanitario nazionale è tenuto a fornire), oggi l’anestesia epidurale, che consente di controllare il dolore durante il travaglio e il parto, riesce a farla in media il 20 per cento delle partorienti, cioè una su cinque. Con le solite differenze geografiche: accessi più alti al Nord (25 per cento) e più bassi al Centro (tra il 15 e 20 per cento) e al Sud (10), come emerge dal censimento nazionale Siaarti (la principale società scientifica italiana di anestesia) appena presentato a Palermo. Il problema è la cronica e drammatica carenza di anestesisti: 4mila in meno all’appello. Il sindacato di categoria Aaroi-Emac il 15 ottobre ha denunciato l’emergenza in una lettera aperta alle future mamme, dopo aver raccolto l’ennesima testimonianza di una gestante che al Santissima Annunziata di Taranto si è vista negare il diritto del parto indolore per insufficienza di personale.

Senza un anestesista di guardia dedicato alla sala parto infatti, è impossibile garantire l’epidurale h24. Che nei punti nascita con più di mille nati dovrebbe essere una pratica da assicurare a tutte le donne che ne fanno richiesta, a tutte le ore. Come a Carpi. Dove “mancando 6 anestesisti su 22 in pianta organica – ci fa sapere Matteo Nicolini, presidente Aaroi per l’Emilia Romagna – è difficile garantire il trattamento. Non per volontà dei medici quindi, ma per colpa dello Stato. Servono più borse di formazione specialistica altrimenti i bandi continueranno ad andare deserti”. Nell’indagine Siaarti, l’Emilia Romagna risulta comunque una delle regioni più virtuose, con un’incidenza della partoanalgesia del 27,7 per cento, insieme a Lombardia (26,6%), Liguria (26,5%), Veneto (26,4%), Friuli (21,7%) e Umbria (20%). “In Piemonte solo all’ospedale Sant’Anna di Torino l’epidurale è h24 – dichiara Gilberto Fiore, capo regionale del sindacato -. In alcuni ospedali è limitata dal lunedì al venerdì, dalle 8 alle 20, ma è raro che ci sia un medico libero per avviarla”. A volte si deve fare i conti con una certa resistenza culturale. “Ci sono donne riluttanti e ostetriche di vecchio stampo che non l’approvano – continua Fiore -, si pensa che il dolore faccia sviluppare un rapporto più intenso con il figlio”. Nel Lazio il ricorso all’epidurale avviene nel 35 per cento dei parti vaginali, tutti però concentrati nella capitale, l’unica che offre questa tecnica. “A parte Frosinone, che l’ha introdotta solamente da giugno, nelle altre province non se ne parla” specifica Maria Grazia Frigo, responsabile del servizio di anestesia del Fatebenefratelli, che gira l’Italia per formare i colleghi sulla partoanalgesia. La Sardegna presenta due soli punti nascita con l’equipe attrezzata, quello di Sassari e di Olbia. L’Abruzzo, uno (Chieti). Il Molise, zero. “Come facciamo con un organico ridotto di otto unità? Alle pazienti lo spieghiamo che non dipende da noi e tante decidono di andare a partorire a Roma o a Foggia”, racconta David Di Lello, presidente regionale Aaroi.

L’Oms all’inizio di quest’anno ha stabilito in un documento che la partonalgesia è un diritto di tutte le partorienti. Ma l’Italia rispetto a tanti altri Paesi del mondo è parecchio in ritardo. In Francia riguarda il 75% dei casi, negli Stati Uniti il 67%, in Svezia il 66, in Spagna il 56,3 e il 24 nel Regno Unito. “Siamo indietro è vero, ma abbiamo fatto dei passi in avanti da quando l’epidurale è entrata nei Lea, soprattutto al Sud – afferma Ida Salvo, coordinatrice del Gruppo di studio Siaarti per l’Ostetricia -. Per esempio, oggi in Calabria in due punti nascita, Cosenza e Reggio, non è più un diritto fantasma”. Con indubbi benefici per la mamma e il bambino. “Se la mamma è meno sofferente anche il bambino starà meglio – spiega la dottoressa -. E poi è dimostrato che dove aumenta il ricorso all’epidurale, il numero di cesarei non sale. Pensate che il 50 per cento delle donne che fanno il cesareo, un intervento con molte controindicazioni, lo richiede perché ha paura del parto naturale”.

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Italia 5 stelle, sul maxischermo la conferenza stampa da palazzo Chigi: applausi per Di Maio e Conte

Sob, 20/10/2018 - 19:09

Gli organizzatori di Italia 5 stelle al Circo massimo a Roma hanno deciso di trasmettere sul maxischermo la conferenza stampa con il presidente del Consiglio Conte e i due vicepremier Salvini e Di Maio, fatta al termine del cdm. Il pubblico ha accolto con un’applauso le parole di Di Maio sulla ritrovata intesa con la Lega e sulla cancellazione del condono e dello scudo penale dal decreto fiscale 

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Figc, dal flop delle Squadre B all’ultimo regalo a Lotito: il disastro di Fabbricini, commissario dell’occasione persa

Sob, 20/10/2018 - 19:09

Lo invocavano tutti, sembrava l’ultima spiaggia per il nostro calcio: commissariare la Figc, spazzare via il passato per cambiare, finalmente, il pallone. La mancata qualificazione ai mondiali (e poi la successiva assemblea elettiva andata vuoto) è stata la spallata decisiva: lo scorso febbraio la FederCalcio veniva commissariata dal Coni, come successo in altri gravissimi momenti della storia (l’eliminazione dai Mondiali del ’58, oppure Calciopoli). In questi sei mesi, però, il reggente Roberto Fabbricini ha combinato (suo malgrado) un autentico disastro ed è riuscito a far rimpiangere persino Tavecchio: pasticci burocratici di ogni tipo, guerre intestine, il caos della giustizia sportiva e dei ricorsi sulla Serie B. Oggi il calcio italiano sta peggio di ieri, tanto che lunedì 22 ottobre la vecchia dirigenza (che si è riorganizzata sotto la guida di Gabriele Gravina) si riprenderà la Federazione. Mettendo fine al commissariamento, che verrà ricordato solo come una grande occasione persa.

LA “SQUADRA” SBAGLIATA DI MALAGÒ E LE RIFORME MANCATE – Le cause del fallimento sono da ricercare alle origini. Giovanni Malagò ha fatto un errore madornale: ha brigato tanto per commissariare la Figc, ma poi non ci ha messo la faccia, preferendo occuparsi della Lega calcio e dirottando in via Allegri il suo braccio destro Fabbricini. Uomo di sport, grande lavoratore, non certo un decisionista: la persona sbagliata, al posto sbagliato. E circondata dalle persone sbagliate: come sub commissari il Coni ha puntato su Angelo Clarizia, potente avvocato dalle mille influenze, e Alessandro “Billy” Costacurta, ex calciatore più a suo agio nei panni dell’opinionista Sky. Una squadra troppo debole e impreparata per far passare le riforme. Alcuni tecnici avevano proposto di rivedere completamente la Covisoc con poteri di reale controllo sui conti dei club; di cambiare i pesi elettorali o addirittura di eliminare le componenti (che hanno paralizzato con i loro veti incrociati la Figc), di eleggere i consiglieri sul territorio così che fossero vera espressione del movimento: tutte le proposte sono state bocciate come “troppo radicali” o “inattuabili”. Anche perché ci sarebbe voluta la ratifica dei tre quarti dell’assemblea, mentre Fabbricini e Malagò con i loro metodi si inimicavano tutti. I pochi provvedimenti realizzati, invece, sono finiti uno peggio dell’altro.

LA FRETTA SULLE SECONDE SQUADRE – Una delle prime delibere è stata quella delle seconde squadre: progetto invocato come soluzione del mancato impiego dei giovani, inviso alla precedente governance (in particolare a Claudio Lotito che puntava invece sulle multiproprietà, da patron della Lazio e della Salernitana), gradito soprattutto alla Juventus di Andrea Agnelli, che ha trovato terreno fertile durante il commissariamento e non a caso è stato il primo e unico club a aderire. Nella smania di rinnovamento, le seconde squadre sono state introdotte in Serie C in fretta e furia, senza un programma organico, senza nemmeno l’accordo della Serie B che ha fatto ricorso (poi respinto) contro l’eventuale promozione fra i cadetti. Risultato: tutti i club si sono sfilati, vedendo il provvedimento come una spesa inutile e non come un’occasione. Per ora in Serie C gioca solo la Juventus Under 23: che gran riforma.

L’INUTILE GUERRA DEL CALCIO FEMMINILE (E LA POLTRONA ALLA COLOMBARI) – L’altro fronte su cui la gestione Fabbricini si è (inspiegabilmente) accanita è quello del calcio femminile, da strappare a tutti i costi dalle mani della Lega Dilettanti, di cui le calciatrici hanno sempre fatto parte in quanto non professioniste (senza tenere conto però del reale stato del movimento e di tutte le difficoltà che comporterebbe il professionismo). Il provvedimento unilaterale, senza nemmeno avvisare la Lnd, ha generato un contenzioso che alla fine ha dato ragione al commissario (ma ha anche spaccato in due il movimento: i campionati di A e B saranno organizzati dalla Federazione, quelli inferiori dai dilettanti). Come se non bastasse, prima di andar via la gestione commissariale ha provato a piazzare alla guida della nuova divisione Martina Colombari, ex miss Italia (non proprio una dirigente sportiva, insomma) e moglie del sub commissario Costacurta. Il colpo di mano è rientrato: anche il problema di chi dovrà occuparsi del pallone in rosa è rinviato al prossimo governo.

IL DISASTRO DEI RICORSI IN SERIE B – Il “capolavoro” (si fa per dire) è stato però senza dubbio quello del blocco dei ripescaggi in Serie B. Scelta apparentemente di buon senso (il torneo a 22 è insostenibile), avvenuta in violazione di tutte le norme. Il regolamento non permette di cambiare formula senza un anno di anticipo, così Fabbricini ha modificato il regolamento stesso, con un provvedimento sottobanco alla vigilia di Ferragosto. Ovviamente una riforma partorita in questo modo non poteva che causare guai e ricorsi (quelli delle 5 società escluse): i calendari sono stati a lungo paralizzati, è dovuto intervenire il governo con un decreto d’urgenza per sottrarre la competenza ai tribunali federali e affidarla alla giustizia amministrativa (il contenzioso non è ancora finito, l’udienza è fissata al Tar il 23 ottobre); senza dimenticare il caso paradossale della Virtus Entella, squadra fantasma che non gioca né in B né in C. Tutto grazie al commissariamento.

L’ULTIMO REGALO A LOTITO – La gestione commissariale non è riuscita a chiudere i conti col passato, riscrivere le regole e gettare le basi per il cambiamento. Almeno una cosa, però, spalleggiata dal governo l’aveva ottenuta: grazie alla legge sul limite dei mandati i “baroni” del pallone, da Lotito al sindacalista Tommasi, non avrebbero più potuto ricandidarsi. La ciliegina sulla torta è stata riuscire a neutralizzare anche questo rinnovamento. Il solito Lotito, ovviamente, ha fatto ricorso e sulla sua incandidabilità ci sono stati due pareri opposti, uno della Corte federale a lui favorevole, l’altro del Collegio di garanzia contrario. Ma a far fede doveva essere quest’ultimo, di giurisprudenza superiore: la Figc doveva solo ufficializzare la sua esclusione, così che poi quando si fosse arrivati all’ultimo grado di giudizio il patron della Lazio sarebbe stato taglio fuori per sempre. Ma il commissario non l’ha fatto: stanco, demotivato e desideroso di evitare ulteriori grane, Fabbricini non ha prodotto alcun atto sulla candidatura di Lotito; così la sentenza favorevole della Corte federale non è impugnabile e lui ha la strada spianata per entrare anche nel prossimo governo del pallone. La degna conclusione del grande commissariamento del Coni, che doveva cambiare tutto e non ha cambiato nulla.

Twitter: @lVendemiale

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Italia 5 stelle, in 30mila al Circo Massimo. Fico: “Governiamo con la Lega finché la nostra identità sarà forte e salda”

Sob, 20/10/2018 - 19:00

“Governiamo con la Lega finché la nostra identità sarà forte e salda”. L’anno scorso non era nemmeno salito sul palco in segno di polemica, quest’anno è tra le voci che più ricevono applausi. Roberto Fico si è presentato davanti alla folla del Circo Massimo, 30mila secondo gli organizzatori, come presidente della Camera, ma soprattutto come esponente di quella parte del Movimento che più tiene alle origini e teme gli effetti di stare a Palazzo Chigi con la Lega. “Il governo”, ha detto, “nasce su un contratto e non su un’alleanza. Ma non ci sarà un’alleanza né alle elezioni Regionali, né alle Europee. E’ una trasformazione che stiamo cercando di fare nel Paese. Dobbiamo essere nella post ideologia e sapere come muoverci. Io dico: lavoriamo saldi su ciò che riteniamo giusto”. Sono parole che poi in qualche modo ripercorrerà anche il vicepremier M5s Luigi Di Maio nel suo discorso di chiusura, pure lui preoccupato di dare un’immagine di fedeltà alle origini mentre le tensioni con i soci di governo hanno rischiato di far saltare tutto.

L’appuntamento ormai tradizionale per il M5s quest’anno ha un sapore diverso dal solito. I 5 stelle si ritrovano per la prima volta in piazza dopo l’arrivo al governo e fanno i conti con i loro elettori. L’assenza di Beppe Grillo è solo una delle tante novità: è impegnato in uno spettacolo in Svizzera e raggiungerà i suoi solo domenica in giornata. Ma gli occhi sono tutti puntati su altro. Di Maio ad esempio che prima tutti seguono sui maxischermi durante la conferenza stampa dopo il consiglio dei ministri, e poi accolgono a braccia aperte quando arriva trionfante in camicia per farsi abbracciare dai suoi. Si è spaventato ed è venuto a tranquillizzare la sua base: “Mi sono arrabbiato per difendere il principio del Movimento 5 stelle: l’onestà”, ha detto ricevendo in tutta risposta un coro di “onestà, onestà”. E il Movimento di governo per un attimo è sembrato essere tornato agli entusiasmi dell’opposizione. “Siamo al governo e riempiamo ancora le piazze di gente. Io vi voglio bene, forse non vi ho mai detto quanto”, è stato l’esordio. “Grazie per tutto quello che ci avete dato in questi anni. A me preoccupa tenere alti i valori dei 5 stelle“. Quindi la parte che più gli premeva rivendicare di fronte agli attivisti: “Stasera dopo tre ore di cdm posso dirvi che nel decreto fiscale non ci sarà nessuno scudo e nessun condono. Non voglio enfatizzare nulla. Non c’è tanto bisogno di raccontare quello che abbiamo fatto. Non ci sarà bisogno della propaganda, saranno i fatti a parlare. Al di là dei numeri voi comincerete a sorridere un po’ di più. E questo è il nostro obiettivo. E’ frutto di anni e anni di lavoro nei gazebo. Siamo arrivati fino qui ed è solo l’inizio”. Sul palco per tutta la serata sono sfilati alcuni dei volti principali del Movimento al governo: il ministro dell’Ambiente Sergio Costa, la ministra della Salute Giulia Grillo e quello dei Rapporti con il Parlamento Riccardo Fraccaro. Poi è arrivato il ministro dei Trasporti Danilo Toninelli che ha ribadito “il ponte a Genova ci sarà entro fine anno”. La vicepresidente della Camera Maria Edera Spadoni ha invece portato i capigruppo in Parlamento sul palco con i palloncini usati per la festa del taglio dei vitalizi: “Lo avevamo promesso e lo abbiamo fatto”. La chiusura è stata per i truffati delle banche che Luigi Di Maio ha voluto sul palco con lui prima di chiudere il comizio. Tra loro anche Giovanna Mazzoni, la signora famosa per aver contestato Matteo Renzi alla Festa dell’Unità di Bologna. “Ve lo spiego io perché hanno vinto i 5 stelle”, ha gridato accolta tra gli applausi.

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Roberto Fico: “Governiamo con la Lega finché la nostra identità sarà forte e salda”
Il presidente della Camera è salito sul palco con l’emozione di chi solo un anno prima ne era stato escluso, consapevole che una parte del Movimento guarda a lui come voce alternativa al leader. “Sembrava impossibile fino a qualche anno fa che il percorso ci portasse fino a qui”, ha detto. “Voglio dirvi quando è importante e quanto sia fondamentale la Camera dei deputati per il nostro Paese. Noi stiamo lavorando in modo molto caparbio, senza mollare mai su niente. E uno degli esempi sono i vitalizi. Sembrava un obiettivo irraggiungibile, però abbiamo lavorato fino in fondo. Significa riparare una ferita che gli italiani sentivano con le istituzioni e io in questo momento devo riparare queste ferite. Questo è quello che noi dobbiamo poter fare”. Quindi Fico ha ribadito la sua volontà di ascoltare i cittadini: “Io ho molti appuntamenti e spesso vengono coloro che hanno raccolto le firme per le leggi di iniziativa popolare. Quando arrivano io do precedenza a loro”. Poi la frase più importante per Fico: “Noi oggi non dobbiamo dimenticarci chi eravamo ieri. Tutte le voci devono avere un grande rispetto. Questo è uno dei punti fondamentali perché spesso si arriva nei Palazzi e ci si accomoda. E oggi le porte di Montecitorio sono aperte a tutti”. Quindi ha ricordato la tragedia del ricercatore Giulio Regeni morto in Egitto: “I suoi genitori hanno subito un’ingiustizia. Io chiedo di aprire un processo a Il Cairo. Perché lo Stato che chiede verità a se stesso è uno Stato che può cambiare. E’ questo che noi dobbiamo portare dentro di noi e dentro l’Egitto”. E poi, l’economia: “Non è mai svincolata dai diritti umani, dalle persone. E’ impossibile girarsi dall’altra parte. Dobbiamo riflettere su tutto ciò che noi facciamo”. Fico ha anche parlato dell’importanza del confronto con l’opposizione: “Il governo deve fare meno decreti, bisogna portare in parlamento discussioni molto forti, ampie, anche lunghe. Anche gli emendamenti delle opposizioni sono buoni e ciò che fa la maggioranza può  essere migliorato. Il tempo, il dialogo porta delle buone leggi. Dobbiamo far diventare il Parlamento centrale perché il Parlamento rappresenta i cittadini. Stasera vi sto parlando da presidente della Camera perché io sento molto forte il mio compito”.  jwplayer("jwp-CAHepBnt").setup({ playlist: [{"mediaid":"CAHepBnt","description":"","pubdate":1540067626,"tags":"m5s,fico","image":"https:\/\/cdn.jwplayer.com\/thumbs\/CAHepBnt-720.jpg","title":"Italia 5 stelle, Fico: \"Il governo nasce su un contratto, non su un'alleanza. Teniamo saldi i nostri valori\"","variations":[],"sources":[{"type":"application\/vnd.apple.mpegurl","file":"https:\/\/cdn.jwplayer.com\/manifests\/CAHepBnt.m3u8"},{"width":320,"height":180,"type":"video\/mp4","file":"https:\/\/cdn.jwplayer.com\/videos\/CAHepBnt-2kLOQlpN.mp4","label":"180p"},{"width":480,"height":270,"type":"video\/mp4","file":"https:\/\/cdn.jwplayer.com\/videos\/CAHepBnt-mgX5kRUd.mp4","label":"270p"},{"width":720,"height":406,"type":"video\/mp4","file":"https:\/\/cdn.jwplayer.com\/videos\/CAHepBnt-DGOVPaTh.mp4","label":"406p"},{"width":1280,"height":720,"type":"video\/mp4","file":"https:\/\/cdn.jwplayer.com\/videos\/CAHepBnt-00rmffRE.mp4","label":"720p"},{"type":"audio\/mp4","file":"https:\/\/cdn.jwplayer.com\/videos\/CAHepBnt-jz9FGUIN.m4a","label":"AAC Audio"},{"width":1920,"height":1080,"type":"video\/mp4","file":"https:\/\/cdn.jwplayer.com\/videos\/CAHepBnt-4X01Yi7v.mp4","label":"1080p"}],"tracks":[{"kind":"thumbnails","file":"https:\/\/cdn.jwplayer.com\/strips\/CAHepBnt-120.vtt"}],"link":"https:\/\/cdn.jwplayer.com\/previews\/CAHepBnt","duration":154}] });

Il videomessaggio di Alessandro Di Battista
“Mi mancate”. Alessandro Di Battista non poteva mancare a Italia 5 stelle. E così ha deciso di mandare un videomessaggio registrato dal Sud America dove si trova in viaggio in questo momento insieme alla compagna e al figlio. “Mi piacerebbe essere lì con voi, qualche volta mi mangio le mani, dicendo ‘ma che hai fatto?’. Potevo fare il ministro, però la verità è che sto bene, sto davvero bene”. Ma ha anche detto: “Quando ho deciso di partire, non avrei mai pensato che mi sarebbe mancata così tanto l’attività politica”. Quindi l’ex deputato ha difeso la decisione del vicepremier M5s di andare da Bruno Vespa e denunciare il “condono” in televisione: “I panni sporchi si lavano in famiglia? Fino a un certo punto. Perché io voglio essere informato delle cose che accadono o non accadono. Luigi anche in questa fase del condono ha dimostrato ancora una volta da che parte sta, dell’onestà intellettuale. Questo vogliono le persone, vogliono vedere qualcuno che si incazza perché è successo qualcosa che non si aspettavano”.

Il benvenuto di Virginia Raggi: “Bentornati”
Fare gli onori di casa è toccato a Virginia Raggi, sindaca M5s di Roma. “Bentornati”, ha detto. L’ultima volta di Italia 5 stelle era il 2014, Beppe Grillo cercava di tenere alti gli animi dei suoi dopo la botta delle Europee e l’elezione grillina in Campidoglio ancora lontana. “Nove anni fa è partita la nostra rivoluzione”, ha detto oggi la Raggi. “Nove anni fa abbiamo iniziato a costruire un’Italia a 5 Stelle. Siamo partiti avendo 5 punti che per noi sono e restano la nostra guida. Acqua pubblica; mobilità sostenibile; sviluppo; connettività e ambiente. Le nostre 5 stelle. Nove anni fa nessuno ci credeva. Dicevano che eravamo dei folli, che le nostre erano idee strampalate. Ora, però, siamo al governo e – cosa più importante – stiamo realizzando i nostri sogni. Stiamo mantenendo le promesse che ci eravamo fatti tanti anni fa. Non abbiamo mai tradito noi stessi. E’ una rivoluzione che parte dal basso e che noi dobbiamo portare avanti e difendere da chi vuole la restaurazione del passato, da chi non vuole scalfire i privilegi dei soliti noti. Da chi ha provato a privarci della capacità di immaginare un futuro diverso per la nostra nazione. Sono i brontoloni, sono quelli pronti sempre a lamentarsi; a prospettare un futuro negativo. Quelli che distruggono e non costruiscono mai. In Sicilia si utilizza un’espressione meravigliosa per definirli: sono i nemici della contentezza”.

Il ministro Sergio Costa: “Via i criminali dalla nostra terra. Chi inquina paga, questo è il concetto”
Subito dopo Di Maio è intervenuto il ministro dell’Ambiente Sergio Costa. Dal palco ha annunciato la riforma che sta preparando per l’ambiente. “Ho un sogno: Italia Paese parco. Fate girare lo slogan”, ha gridato. Una legge che parte dalla tragedia della Terra dei fuochi e fondata, ha spiegato, “sulla prevenzione. Dobbiamo salvaguardare prima che le cose diventino un male. Per questo sto scrivendo una nuova legge, che incardinerò tra qualche mese, ora c’è prima la manovra. Faremo prevenzione e bonifica, e per chi non li accetta – io sono un generale dei carabinieri -, la mannaia dello Stato deve cadere. I criminali fuori dalla nostra terra. Chi inquina paga, questo è il concetto”. Costa ha chiuso rilanciando la sua battaglia “plastic free”: “La prima università che ha accettato di essere plastic free è stata Foggia. Grazie Foggia, ci andrò lunedì per dire grazie Foggia”. E agli attivisti: “Siate plastic free tutti, a casa”.

La ministra della Salute Giulia Grillo: “Puntiamo a eliminare del tutto il superticket”
Meritocrazia e superticket. La ministra della Salute M5s, quella stessa che nelle scorse settimane era data in bilico nel governo (voci sempre smentite), ha parlato dal palco di Italia 5 stelle per annunciare quelle che sono le priorità del suo ministero. “Puntiamo a eliminare del tutto il superticket, vediamo per la prossima legge di bilancio”. La Grillo ha dato la sua parola al coordinatore nazionale del Tribunale dei diritti del malato-cittadinanza attiva Tonino Aceti garantendo che sul tema andrà avanti la sua battaglia. “Purtroppo i finanziamenti a disposizione per eliminarlo erano davvero pochi”, ha detto. Poi la Grillo ha parlato delle nomine all’Agenzia italiana del farmaco: “Volevamo portare la meritocrazia nella Sanità. E un primo grande passo l’abbiamo già fatto con la nomina di Luca Li Bassi a Direttore generale dell’Agenzia italiana del farmaco (Aifa), scelto da esperti che hanno valutato un centinaio di curriculum senza conoscere il nome ma prendendo in considerazione solo il lavoro fatto”.

Il ministro dei Rapporti con il Parlamento Fraccaro: “Stiamo facendo impazzire tutti”
“Sono passati 4 anni dalla prima Italia 5 Stelle e poco più di 4 mesi da quando siamo al governo. Eppure e’ cambiato il mondo, stiamo facendo impazzire tutti perché avevamo un sogno”. Lo ha detto il ministro per i rapporti con il Parlamento, Riccardo Fraccaro, alla kermesse M5s. “Prima è arrivata la consapevolezza, poi il coraggio” di “mantenere le promesse”, ha aggiunto. “Noi vogliamo che i cittadini possano controllare i loro rappresentanti, noi vogliamo che i cittadini si possano votare le leggi di cui hanno bisogno”, ha detto ancora, notando che M5s non si è dimenticato l’obiettivo di “restituire le chiavi delle istituzioni ai cittadini”, la democrazia “diretta”. Quindi ha ribadito che è iniziato l’iter delle “riforme del cambiamento”: abolire 345 parlamentari, il referendum propositivo senza quorum. In questo Paese “nessun politico si deve permettere di dire andate al mare” e non andate a votare, ha sottolineato.

Il ministro dei Trasporti Danilo Toninelli: “Per la fine dell’anno prossimo ci sarà un nuovo ponte a Genova”
Naturalmente la domanda per il ministro dei Trasporti è stata sul futuro del ponte Morandi, dopo il crollo del 14 agosto scorso. “Siamo passati dalla politica in cui vincevano gli interessi e i profitti alla politica in cui vincono i cittadini. Se non si garantisce la sicurezza togliamo le concessioni”, ha esordito dal palco. “Nella ricostruzione del Ponte Morandi ci deve essere il timbro dello Stato, sarà fatto tutto da società pubbliche, dalla progettazione alla realizzazione e al collaudo. Incrociamo le dita, entro la fine dell’anno prossimo ci sarà questo ponte, durerà tantissimo”. Il nuovo ponte di Genova dovrà essere “il simbolo dello stato, perché sono i privati che lo hanno fatto crollare. Ora torniamo noi, con le progettazioni, i collaudi e tutto sarà fatto da società pubbliche: il nuovo ponte sarà il simbolo della rinascita dell’Italia”.

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Pace fiscale, Conte: “Tecnicamente un ravvedimento operoso”. Salvini: “Faremo rottamazione cartelle Equitalia”

Sob, 20/10/2018 - 18:49

L’articolo 9 è tecnicamente un ravvedimento operoso per chi ha fatto una dichiarazione di recuperare un imponibile che non era stato dichiarato. Una dichiarazione integrativa“. Lo ha detto il premier Giuseppe Conte, in conferenza stampa a Palazzo Chigi, dopo il Consiglio dei ministri, rispondendo a una domanda sul Dl fisco.

“Quello che poteva essere un passo indietro, poi è diventato un passo avanti, visto che ora faremo la rottamazione delle cartelle di Equitalia”. Lo ha detto il vicepremier Matteo Salvini, tornando sulla querelle della presunta manipolazione del testo del decreto fiscale. “Io, Di Maio e Conte siamo uomini di parola”.

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Dl fisco, Conte: “Evitiamo equivoci. Nel decreto nessuna causa di non punibilità”

Sob, 20/10/2018 - 18:36

“A scanso di equivoci abbiamo anche valutato che tutto sommato poteva prestarsi a equivoci qualche causa di non punibilità, che avrebbe consentito di stimolare contribuenti ad aderire ma avrebbe dato un segnale di fraintendimento, quindi non ci sarà nessuna causa di non punibilità”. Così il presidente del Consiglio Giuseppe Conte al termine del Cdm che ha approvato di nuovo il decreto fiscale collegato alla manovra.

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Festa del Cinema di Roma, il comizio di Michael Moore: “Be Italy again! Salvini razzista, bigotto e omofobo”

Sob, 20/10/2018 - 18:13

“Be Italy again!”. È la supplica di Michael Moore alla platea in chiusura del suo incontro ravvicinato alla Festa del cinema di Roma, di cui è l’odierno protagonista assoluto. “E con questo non intendo lo slogan alla Trump ‘Italy First’, cioè non siate l’Italia voluta dai politici oggi al potere, ma quella vera, quella che sapete di essere all’origine”. Standing ovation. Tornato alla ribalta con l’energia trascinante che l’ha sempre distinto, il documentarista premio Oscar è alla Festa capitolina accompagnando la premiere nazionale di Fahrenheit 11/9, radicale e toccante testimonianza dell’America e del mondo nell’era di Trump che sarà nelle dal 22 al 24 ottobre per Lucky Red e prossimamente su La7. È  infatti Corrado Formigli a moderare l’attesissimo incontro/conferenza stampa in una sala sold out. Un incontro dilagante e sconfinante nel comizio politico, d’altra parte i tempi sono roventi.

Arrabbiato e “devastato” dalle preoccupanti ferite alle democrazie contemporanee, Moore usa i consueti toni diretti e precisi, senza risparmiare alcuno né qua né soprattutto oltreoceano. Ma è chiaro che anche la situazione italiana gli stia a cuore, “il Paese che 30 anni fa mi fece mangiare il miglior pomodoro della mia vita e che mi intervistò attraverso un quotidiano comunista capace di vendere mezzo milione di copie al giorno e che oggi non esiste più (L’Unità, ndr). A quel tempo pensai: che Paese meraviglioso è l’Italia!”. Bei tempi andati, però, perché se negli States imperversa quel “grande performance artist di The Donald, da voi italiani trionfano Berlusconi, Salvini e Di Maio, gente che fa divertire e si presenta per quello che è veramente. Ma questi politici non hanno nulla di divertente in quello che fanno”. In tal senso Moore ci mette un secondo a definire l’atteggiamento del ministro italiano dell’Interno verso i migranti: “Salvini è un razzista”. E rincara la dose “smettetela di indorare la pillola e definitelo per quello che è, cioè anche un bigotto e omofobo, e ditegli che se non ama i matrimoni gay semplicemente può sposarsi con una donna, ma non impedire agli altri di vivere l’amore come desiderano”.

Come ben spiega nel suo nuovo lavoro, certamente incentrato sui motivi che hanno portato Trump a vincere le ultime elezioni americane fuori da ogni previsione (tranne le sue, essendo stato il primo a mettere in guardia i suoi connazionali nel famoso intervento sull’Huffington Post datato 24 luglio 2016) ma che spazia su diversi territori di denuncia, la vera colpa non è della gente in sé ma “dei compromessi dei leader di sinistra, da noi come da voi”. Insomma, quella sinistra “che non dice più cose di sinistra” (Moretti docet) è la vera colpevole. Obama incluso. Produce molto sgomento, infatti, vedere nel documentario la visita del presidente “black and dem” a Flint durante lo scandalo dell’acqua inquinata. Dopo averne assaggiata da un bicchiere non fece nulla di quanto era atteso dalla cittadinanza che si ammalava per un’ingiustizia palese legata ad interessi economici. “In conseguenza a questo gesto sbagliato di Obama i miei concittadini – incalza Moore – non hanno votato per Trump ma neppure per Hillary: semplicemente non sono andati a votare, e The Donald si è preso il Michigan”. Un esito questo che Michael prevede per il presente e immediato futuro – l’imminente mid term – se qualcosa di importante e positivo non accadrà, specie dalle parti di sinistra. Perché “i liberal dei nostri tempi hanno paura a dichiarasi tali: temono di non vincere più, e allora si dichiarano moderati, centristi, e invece devono rimpadronirsi della loro identità radicalmente democratica per salvare il salvabile”.

Tornando alla sua America e ricordando “le lacrime versate sulla cartella elettorale votando nel 2008 per Barack Hussein Obama, con quel nome mussulmano nonostante le suppliche del suo partito affinché lo togliesse, il primo presidente nero a soli 150 anni dalla fine della schiavitù: in quel momento milioni di americani razzisti hanno messo il loro sentimento da parte per il bene del Paese, fu un miracolo”, Moore non nasconde di vivere in un territorio profondamente razzista ed ora governato dal più razzista di tutti, ai limiti del fascismo e nazismo tanto da utilizzare un espediente satirico che accosta The Donald a Hitler. In pratica il regista mostra materiali di archivio dei discorsi propagandistici del Führer montandovi l’audio della voce di Trump. “Vedete come viene bene il lip synch?” Ma quando gli chiedono se sta dando del neonazi all’attuale presidente americano precisa bene: “Esattamente l’opposto, sto dicendo che Hitler è Trump! La popolazione tedesca degli anni ‘30 era intelligente, democratica e colta, ma c’è voluto poco per cambiare quella democrazia in qualcosa d’altro. Questo perché all’interno del sistema democratico non esiste un meccanismo di autocorrezione, la democrazia non possiede sistemi frenanti automatici, quindi bisogna stare attenti, vigilare perché altrimenti vi si mettono al volante personaggi come Trump o Salvini”. E mentre mette in guardia “da quel genio malvagio di Steve Bannon che sta irretendo i nazionalisti europei”, Michael Moore annuncia il suo più grande timore: “se Donald Trump dovesse vincere le prossime elezioni e rimanere fino al 2024 non ci sarà più speranza, perché avrà il tempo necessario a distruggere ogni cosa, uccidendo il cuore della democrazia”.

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Congresso Pd, Minniti arriva ‘blindato’ alla Leopolda: “Candidarmi? Al momento no”

Sob, 20/10/2018 - 18:10
Poche parole, dopo l’arrivo alla Leopolda ‘blindato’ dalla scorta. Ma la riserva, di fatto, resta. “Candidarmi come segretario? Al momento no“. L’ex ministro dell’Interno Marco Minniti, possibile candidato renziano al Congresso dem, prende ancora tempo prima di decidere. Entrato nella stazione di Firenze passando da un ingresso laterale, Minniti ha preso posto in terza fila, accerchiato dai cronisti e dalle telecamere, mentre Ivan Scalfarotto iniziava la presentazione dei comitati civici. Una platea, quello della Leopolda, che, al di là delle sue intenzioni, sembra già invocarlo come prossimo segretario dem.

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Leopolda, Bonolis a Renzi: “Di Maio e Salvini? Coppia di comici come Totò e Peppino o Franco e Ciccio”

Sob, 20/10/2018 - 18:06

“Nella commedia all’italiana abbiamo avuto grandi coppie comiche come Totò e Peppino o Franco e Ciccio. Ora abbiamo Salvini e Di Maio. Anche loro hanno il tormentone, come le grandi coppie comiche: per loro sono sempre i migranti“. Così Paolo Bonolis scherza con il senatore Pd, Matteo Renzi, sul palco della Leopolda a Firenze, parlando dei due vicepresidenti del Consiglio. “Salvini e Di Maio usano il decreto in maniera definitiva” – continua – “perché per decreto la povertà non esiste più, proprio come le buche a Roma“. Bonolis, che ironizza anche sulla manipolazione del decreto fiscale denunciata da Luigi Di Maio, si è presentato all’evento, regalando un presente all'”anfitrione”: “Tieni, questo è un poncho degli Intilimani. Così c’hai ancora qualcosa di sinistra“. Poi si rivolge scherzosamente a Renzi: “Pure tu hai voluto cancellare delle cose, ad esempio il Senato. E mo’ sei senatore, perché l’Italia ti vuole bene. Ma lo sapete che si frega il ciambellone al bar del Senato?”. “E’ vero, ma lo pago” – replica Renzi – “è un atto di resistenza civile, mi avete mandato lì, anche se costa poco”. Il conduttore, infine, punzecchia l’ex presidente del Consiglio: “Fortissimo era anche il trio composto da te, D’Alema e da Bersani. Ve lo ricordate il pezzo che facevano sulla rottamazione? Ammazza, quanto faceva ride, aoh. I bambini miei hanno voluto anche il dvd”. Renzi ribatte sarcasticamente: “E’ che non te l’avevo detto, ma alla Leopolda, appena dici il nome D’Alema, parte subito l’entusiasmo

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Helen Mirren e il marito indagati per presunti abusi edilizi in Salento

Sob, 20/10/2018 - 17:44

L’attrice premio Oscar Helen Mirren, e suo marito, il regista Taylor Edwin Hackford, sono indagati per presunti abusi edilizi che sarebbero stati commessi nella ristrutturazione e costruzione ex novo di alcuni muretti a secco di un villino, di circa 80 metri quadri, a ridosso del mare, in località Tiggiano, nel parco naturale Otranto-Leuca. La notizia è riportata da alcuni quotidiani locali. La villetta – ha appreso l’Ansa dagli investigatori – fu costruita abusivamente negli anni ’80, poi fu condonata nel 2012, poco prima dell’acquisto da parte della coppia Mirren-Hackford.

I coniugi sono accusati, insieme con il direttore dei lavori e il titolare dell’impresa che si occupa delle opere, anche di deturpazione di bellezze naturali e dell’esecuzione di lavori in assenza o in difformità di autorizzazione in area sottoposta a vincolo paesaggistico e idrogeologico. La polizia provinciale di Lecce, che indaga su delega della Procura in seguito a un esposto anonimo, ha sequestrato la costruzione. Secondo gli investigatori, le irregolarità riguarderebbero i muretti a secco esterni. Quelli già esistenti, per cui era stato autorizzato l’intervento, sarebbero stati restaurati in difformità rispetto al progetto originario, utilizzando cemento non previsto dalla tecnica con cui si realizzano i muretti a secco. Inoltre, i muretti preesistenti erano più bassi e creavano una depressione verso il mare che nella ristrutturazione sarebbe stata eliminata per creare delle terrazze abitabili, con vista mare, modificando la morfologia dei terreni.

I muretti, infatti, sarebbero passati da un’altezza originaria di un metro a quella attuale di circa 3 metri e 60 centimetri. L’utilizzo del cemento, secondo gli investigatori, rischierebbe inoltre di causare un effetto diga pericoloso, poiché impedirebbe il deflusso dell’acqua permesso invece dai muretti a secco tradizionali. Inoltre, sarebbero stati anche realizzati nuovi muretti, non previsti dal progetto originariamente autorizzato. I coniugi Mirren-Hackford possiedono anche una masseria in agro di Tiggiano, città di cui hanno ricevuto la cittadinanza onoraria, mentre l’attrice è da tempo impegnata nella difesa dei tipici ulivi del Salento, colpiti dalla Xylella fastidiosa.

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Nick Clegg alla corte di Zuckerberg. L’ho visto da vicino e mi ha colpito la sua faccia per bene

Sob, 20/10/2018 - 17:32

Una buona notizia, sicuramente per lui. Ma, forse, anche per noi. Nick Clegg, ex vice ministro inglese, è stato appena nominato responsabile della comunicazione di Facebook. Sì, proprio lui che quando era in carica prendeva il tè una volta al mese con la regina a Buckingham Palace. E di Sua Maestà ricorda il suo appuntito (sharp) senso dell’umorismo. Lui che dopo l’esito del referendum del 2016 si è battuto come un leone perché l’Inghilterra rimanesse in Europa.

Ho conosciuto Nick qualche mese fa al Maloja Palace in Engadina. Ospiti entrambi del filantropo, ambientalista ed europeista Amedeo Clavarino, uno che ha la vista lunga. Tre giorni di chiacchiere smart, euro-visioni e qualche sciata con moglie e figli. La prima cosa che colpisce di Nick è la sua normalità ( “Siamo una famiglia normale, come tante”), la sua faccia per bene, parla senza filtri e lo fa in quattro lingue, si fa capire e mantiene le promesse. E oggi, soprattutto, in politica, è merce rara. Leggiucchia anche un po’ d’italiano tant’è che in quell’occasione gli regalai con dedica una copia del mio Te la do io la Svizzera. Heidi non abita più qui. Rise sul titolo e aggiunse: “Speriamo di non fare la stessa fine”.

Quante possibilità ci sono che la Gran Bretagna rimanga in Europa?, gli chiesi. “Al momento siamo a un 20% per cento. C’è il mio movimento “Open Britain”. Non è molto, ma siamo in crescita”. Cosa farà se la Gran Bretagna rimane fuori? “Mi ritiro dalla politica, cosa che tra l’altro ho già fatto, e ritorno a insegnare”. Ma visto che le possibilità che la GB rimanga in Europa si sono praticamente azzerate, in tanti fanno le valigie. Anche Nick che è stato a lungo corteggiato da Mark Zuckerberg a gennaio si trasferirà nella Silicon Valley.

Immagino che la moglie Miriam Gonzales Durantez, spagnola, avvocato e paladina dell’Associazione “Inspiring Women” sulla parità dei diritti e di sensibilizzazione nelle scuole, sarà come sempre la sua musa (“Sono solo onorato quando mi chiamano Mr. Gonzales”).

Padre di tre adolescenti, Antonio, Alberto e Miguel, i giovani sono la sua priorità. E adesso lo farà dalla plancia di comando di Facebook. In nome dei giovani affronterà problemi à gogo: dalla protezione dati, all’uso e abuso da parte dei minori, oltre a imporre una maggiore regolamentazione ai governi. Si metterà ancora una volta dalla parte dei giovani. Mi disse: “Il voto di Brexit è stato un voto di protesta della old generation. Tutto a discapito della nuova generazione che invece vuole rimanere in Europa. E saranno proprio i giovani a pagarne le conseguenze”.

A capo della Comunicazione di Facebook credo che Nick sia l’uomo giusto al posto giusto! Staremo a vedere.

@januariapiromal 

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Afghanistan, serie di attentati durante il voto: almeno 50 morti e oltre 100 feriti

Sob, 20/10/2018 - 17:18

Serie di attentati nel giorno delle elezioni parlamentari in Afghanistan. Sono ben 192 gli attacchi, secondo quanto riferito dal ministro degli Interni, Wais Barmak. I talebani hanno preso di mira i seggi con colpi di mortaio a Nangarhar, Kudduz, Ghor, Kunar e altre provincie. Un attacco suicida invece ha provocato almeno 15 vittime nella capitale Kabul. Complessivamente le autorità riferiscono di circa 50 morti e oltre centro feriti. Il governo ha dispiegato fin dalle prime ore della mattina 54mila unità delle forze afghane, tra soldati e poliziotti.

L’ong Emergency riferisce invece di esplosioni e attentati ai seggi che hanno causato decine di feriti in tutta la capitale. Funzionari della provincia orientale di Nangarhar hanno affermato che nelle violenze sono state uccise almeno 20 persone. Nella provincia settentrionale di Kunduz, in seguito all’attacco dei talebani, sono stati uccise almeno cinque persone. Sono state segnalate violenze infine a Badakhshan, Balkh e in altre province, ma non sono stati riportati dettagli confermati su eventuali vittime.

Gli afghani sono chiamati alle urne per il rinnovo della camera bassa del Parlamento di Kabul, dove siedono 250 deputati con mandato quinquennale. Gli elettori sono poco di più 8,8 milioni (oltre 3 milioni sono donne), secondo i dati della Commissione elettorale indipendente: dovranno scegliere tra oltre 2.500 candidati. I seggi sono più di 5mila sparsi in 33 delle 34 province (a Ghazni e a Kandahar il voto è stato rinviato di una settimana per precedenti attentati). I risultati provvisori dovrebbero essere annunciati a metà novembre, per quelli definitivi bisognerà attendere un altro mese.

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Rieti, un 20enne morto durante una battuta di caccia al cinghiale

Sob, 20/10/2018 - 17:17

Un 20enne reatino è morto, questa mattina, in seguito alle ferite riportate in un incidente avvenuto durante una battuta di caccia al cinghiale nella zona di Santa Rufina-Cupaello, una frazione del comune di Cittaducale (Rieti).

Il giovane, intorno alle 10, è stato colpito al basso addome da un proiettile esploso da un compagno di battuta che si trovava nei pressi. Il 20enne, soccorso dal 118, è arrivato all’ospedale San Camillo de Lellis di Rieti in condizioni disperate, è stato subito sottoposto a un’operazione chirurgica, necessaria per fermare la forte emorragia che era in corso, ma non ce l’ha fatta.

Sull’accaduto indagano ora i carabinieri che stanno ricostruendo la dinamica dell’incidente, la procura di Rieti ha naturalmente aperto un fascicolo a carico dell’uomo che ha esploso il colpo con l’ipotesi di reato di omicidio colposo. Lo scorso 30 settembre un 19enne è morto in provincia di Imperia sempre durante una battuta di caccia al cinghiale. 

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Decreto fisco, vince la linea M5s: c’è l’accordo in consiglio dei ministri, via il condono tombale e lo scudo penale

Sob, 20/10/2018 - 17:00

Via il condono tombale e lo scudo penale: il consiglio dei ministri, seppur con tempi più lunghi rispetto ai pronostici della mattina, ha confermato il ritrovato feeling di maggioranza tra Movimento 5 Stelle e Lega, che si è allineata alle richieste di Di Maio e soci. Tradotto: il braccio di ferro è stato vinto dai grillini, che dopo circa tre ore di riunione hanno portato a casa il decreto fisco che volevano. L’accordo prevede lo stralcio del cosiddetto “scudo penale” e della questione dei capitali e beni all’estero. E introduce una sorta di “ravvedimento operoso” – per dirla alla Giuseppe Conte – per chi ha “specifiche, oggettive, oggettiva, difficoltà economica”. “Uno Stato amico“, ha aggiunto Luigi Di Maio, con chi “è debole” ma non con gli evasori. “Riguarda solo persone che hanno fatto la dichiarazione dei redditi“, ha ribadito più volte Matteo Salvini. “Il testo regola la dichiarazione integrativa che già c’è nel nostro ordinamento, ma ora noi mettiamo un tetto: 100mila euro di imponibile“, ha precisato Di Maio in conferenza stampa.

Si è conclusa così la riunione che doveva essere un gabinetto di guerra e che invece ha sancito la ritrovata intesa tra i leader dei due partiti di governo dopo giorni di polemica aspra che aveva addirittura messo in dubbio la tenuta dell’esecutivo guidato da Giuseppe Conte. Resta da capire, tanto per rimanere in tema, se le tensioni tra Salvini e Di Maio saranno definitivamente ‘condonate’ o se invece le accuse reciproche hanno lasciato cicatrici che rischiano di influire sul lavoro dei gialloverdi. Stando alle dichiarazioni dei diretti interessati questo rischio non c’è: “I leghisti? Sono amici ritrovati” ha detto in mattinata Di Maio. “Amici mai persi” ha puntualizzato Salvini. Una situazione che fino a ieri sera sembrava davvero impronosticabile.  jwplayer("jwp-ycX8DDOT").setup({ playlist: [{"mediaid":"ycX8DDOT","description":"","pubdate":1540053306,"tags":"politica,fisco,Conte","image":"https:\/\/cdn.jwplayer.com\/thumbs\/ycX8DDOT-720.jpg","title":"Dl fisco, Conte: \"Evitiamo equivoci. Nel decreto nessuna causa di non punibilit\u00e0\"","variations":[],"sources":[{"type":"application\/vnd.apple.mpegurl","file":"https:\/\/cdn.jwplayer.com\/manifests\/ycX8DDOT.m3u8"},{"width":320,"height":180,"type":"video\/mp4","file":"https:\/\/cdn.jwplayer.com\/videos\/ycX8DDOT-2kLOQlpN.mp4","label":"180p"},{"width":480,"height":270,"type":"video\/mp4","file":"https:\/\/cdn.jwplayer.com\/videos\/ycX8DDOT-mgX5kRUd.mp4","label":"270p"},{"width":720,"height":406,"type":"video\/mp4","file":"https:\/\/cdn.jwplayer.com\/videos\/ycX8DDOT-DGOVPaTh.mp4","label":"406p"},{"width":1280,"height":720,"type":"video\/mp4","file":"https:\/\/cdn.jwplayer.com\/videos\/ycX8DDOT-00rmffRE.mp4","label":"720p"},{"type":"audio\/mp4","file":"https:\/\/cdn.jwplayer.com\/videos\/ycX8DDOT-jz9FGUIN.m4a","label":"AAC Audio"}],"tracks":[{"kind":"thumbnails","file":"https:\/\/cdn.jwplayer.com\/strips\/ycX8DDOT-120.vtt"}],"link":"https:\/\/cdn.jwplayer.com\/previews\/ycX8DDOT","duration":18}] }); di Manolo Lanaro

PREMIER CONTE: “ACCORDO SU AIUTO A CHI È IN DIFFICOLTA’ CON LE TASSE”
“Abbiamo approvato il decreto fiscale nella sua stesura definitiva, abbiamo raggiunto un pieno accordo” ha detto il premier Giuseppe Conte nella conferenza stampa convocata dopo la fine del consiglio dei ministri. “La dichiarazione integrativa riguarda il 30% in più di quanto già dichiarato con il tetto di 100mila per anno d’imposta” ha aggiunto il presidente del Consiglio, che poi ha ripetuto: “No a scudi di sorta all’estero“. “A scanso di equivoci – ha detto ancora Giuseppe Conte – abbiamo anche valutato che tutto sommato poteva prestarsi a equivoci qualche causa di non punibilità, che avrebbe consentito di stimolare contribuenti ad aderire ma avrebbe dato un segnale di fraintendimento, quindi non ci sarà nessuna causa di non punibilità”. Il premier, poi, ha annunciato un altro particolare, non di poco conto: “C’è un accordo politico per cui in sede di conversione di questo decreto legge troveremo una formulazione adeguata a tutti i contribuenti che versano in situazioni di specifiche, oggettive, oggettiva, difficoltà economica – ha detto Conte – Nella sostanza ora consentiremo un ravvedimento operoso ma abbiamo pensato che forse resta scoperto una delle promesse contenute nel contratto“. Il riferimento del premier è al famigerato articolo 9 del decreto, quello che aveva creato la polemica tra M5s e Lega e la cui modifica ora “nella sostanza è un ravvedimento operoso” ha detto Conte.  jwplayer("jwp-Bovzrhec").setup({ playlist: [{"mediaid":"Bovzrhec","description":"di Manolo Lanaro","pubdate":1540053761,"tags":"di maio,salvini,politica,Conte,pace fiscale","image":"https:\/\/cdn.jwplayer.com\/thumbs\/Bovzrhec-720.jpg","title":"Pace fiscale, Conte con Di Maio e Salvini spiegano cosa \u00e8 e come funziona","variations":[],"sources":[{"type":"application\/vnd.apple.mpegurl","file":"https:\/\/cdn.jwplayer.com\/manifests\/Bovzrhec.m3u8"},{"width":320,"height":180,"type":"video\/mp4","file":"https:\/\/cdn.jwplayer.com\/videos\/Bovzrhec-2kLOQlpN.mp4","label":"180p"},{"width":480,"height":270,"type":"video\/mp4","file":"https:\/\/cdn.jwplayer.com\/videos\/Bovzrhec-mgX5kRUd.mp4","label":"270p"},{"width":720,"height":406,"type":"video\/mp4","file":"https:\/\/cdn.jwplayer.com\/videos\/Bovzrhec-DGOVPaTh.mp4","label":"406p"},{"width":1280,"height":720,"type":"video\/mp4","file":"https:\/\/cdn.jwplayer.com\/videos\/Bovzrhec-00rmffRE.mp4","label":"720p"},{"type":"audio\/mp4","file":"https:\/\/cdn.jwplayer.com\/videos\/Bovzrhec-jz9FGUIN.m4a","label":"AAC Audio"}],"tracks":[{"kind":"thumbnails","file":"https:\/\/cdn.jwplayer.com\/strips\/Bovzrhec-120.vtt"}],"link":"https:\/\/cdn.jwplayer.com\/previews\/Bovzrhec","duration":236}] }); di Manolo Lanaro

SALVINI: “TUTTO FINISCE BENE, SIAMO TRE UOMINI DI PAROLA”
Parole di soddisfazione anche da Matteo Salvini: “Finalmente si chiudono due o tre giorni surreali – ha detto – nessuno aveva intenzione di scudare, condonare regalare, non tutto il male vien per nuocere, tutto è bene quel che finisce bene”. C’è l’accordo, ha aggiunto ancora il ministro dell’Interno, “per recuperare quello che c’era nel contratto e non aveva trovato spazio, il saldo e stralcio delle cartelle di Equitalia, per le persone che versano in difficoltà economiche. Chiudiamo questa settimana – ha sottolineato – con serenità fiducia compattezza e con questo impegno, e qua ci sono tre uomini di parola“.

DI MAIO: “CON DL FISCO ECCO LO STATO AMICO PER I CONTRIBUENTI”
Sulla stessa linea Luigi Di Maio: “Potenziamo lo strumento di saldo e stralcio delle cartelle Equitalia per tutte le persone in difficoltà – ha detto il ministro del Lavoro – Abbiamo ribadito all’unanimità in Cdm che non c’è alcuna volontà di favorire chi ha capitali all’estero. Grazie a questo decreto – ha aggiunto – nasce oggi uno Stato amico che aiuterà la parte più debole dei contribuenti. E’ stato un pomeriggio di lavoro proficuo”. Poi il vicepremier M5s ha anche precisato che il decreto andrà a regolare la dichiarazione integrativa che “già c’è nel nostro ordinamento, ma ora noi mettiamo un tetto: varrà solo su base annua e il tetto è di 100mila euro di imponibile“.

IL ‘CASO-MANINA’
“Essendo io anche il garante, ci tengo a fare chiarezza” sulla storia dell’ormai famosa ‘manina‘, ha detto il premier Conte in conferenza stampa tornando su quanto avvenuto nel cdm di lunedì scorso in merito all’articolo 9 del decreto.  “E’ stato raggiunto un accordo politico in zona Cesarini, poco prima di entrare in Cdm – ha spiegato – E’ successo spesso in passato che non ci fosse nemmeno un testo scritto. Questa volta sull’articolo 9, che non era presente nell’articolato originale con cui siamo entrati in riunione”. “Mi è stato portato questo foglio con l’articolo 9. Ovviamente se anche faccio leggere una norma di natura fiscale a un commercialista è molto complessa – ha proseguito Conte – ho preferito dunque io riassumere i termini dell’accordo politico raggiunto, riservandoci poi di valutare la trascrizione tecnica“. Poi “il problema è nato perché, dopo le opportune verifiche, ci siamo resi conto che non rispecchiava l’accordo politico, quindi c’è stato bisogno di questo passaggio che ha portato a un’ulteriore deliberazione del Cdm”, ha concluso il premier.

LA LETTERA DELL’UNIONE EUROPEA
Sul tavolo, oltre al superamento del ‘caso-manina’, c’erano anche i rilievi alla manovra contenuti nella lettera inviata al governo dalla Commissione Ue. Lunedì infatti il ministro dell’Economia Giovanni Tria dovrà rispondere a Bruxelles. Oggi il vicepremier Luigi Di Maio ha escluso un ritocco alla percentuale del rapporto defict -Pil prevista al 2,4 che, secondo indiscrezioni, poteva essere abbassata al 2 per cento. “Ho riferito delle interlocuzioni con Merkel e Macron, 50 minuti e non in piedi – ha detto Conte in conferenza stampa – Il clima che abbiamo in Europa è di dialogo e di disponibilità e lo abbiamo ribadito, siamo comodamente collocati in Europa“. Mentre i due vicepremier all’unisono hanno voluto ribadire che “non c’è alcun proposito di uscire dall’Ue o dalla moneta unica, stiamo bene in Ue le cui regole vogliamo modificare”. Così si è espresso Salvini, mentre Di Maio ha aggiunto: “Finche resterò capo politico del M5S e finché ci sarà questo governo non c’è nessuna volontà di lasciare Ue o la zona euro, c’è la volontà di sedersi con le istituzioni Ue”. Parole rivolte soprattutto ai mercati.

IL TAGLIO DEL RATING E LA QUESTIONE PATRIMONIALE: “NON CI SARA'”
Sabato infatti Moody’s ha declassato il rating dell’Italia, seppur fissando un outlook stabile. Tra gli indicatori positivi il comunicato ha anche citato “l’alto livello di benessere delle famiglie italiane, considerato un importante cuscinetto contro gli shock futuri e anche un sostanziale potenziale fonte di risorse per il governo”. L’accenno è stato letto come l’indicazione ad un possibile uso del risparmio privato degli italiani, storicamente a livelli molto alti, nel caso ci fosse necessità di consolidare i conti pubblici. Ipotesi smentita in conferenza stampa all’unisono da Conte e dai due vicepremier: “Non c’è nessuna volontà di fare una patrimoniale“. Secondo quanto emerge dalle agenzie di stampa, invece, non c’è stata discussione nel consiglio sul condono edilizio per Ischia inserito nel Decreto Genova, sull’Rc auto e sul decreto sicurezza.

PRIMA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI: DAI TONI SOFT AL PRE VERTICE
Il consiglio dei ministri della verità è iniziato con due ore di ritardo, è stato preceduto da un vertice tra il premier Conte e i due vicepremier, ma soprattutto da un abbassamento dei toni sintomo di una pace ritrovata. Lo si è capito sin dalle prime dichiarazioni di giornata, con Salvini e Di Maio che hanno cambiato il registro della dialettica di maggioranza, smorzando parole e atteggiamenti incendiari dei giorni scorsi. “Alla Lega il condono non interessa, vogliamo solo rispettare il contratto” ha detto Salvini, che poi – ironizzando, ma fino a un certo punto – ha annunciato che oggi “chiederà una copia del testo” che uscirà dal cdm. “Gliene daremo due” gli ha fatto eco Di Maio, confermando la distensione in atto tra i due partiti di governo. “Ci fa molto piacere e siamo felici del no della Lega al condono” ha sottolineato il ministro del Lavoro. Poi parole al miele.

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Roma, Settecamini contro il nuovo Cas per 25 migranti. Casapound e residenti: “Abbiamo già i nostri problemi”

Sob, 20/10/2018 - 16:35

“Siamo uno spazio aperto e pronto per qualsiasi dialogo. Quando volete, citofonate e risponderemo a qualsiasi dubbio”. Si chiude così la lettera che sta girando per le strade di Settecamini, periferia est della Capitale. Un quartiere in agitazione, in questi giorni, a causa dell’apertura di un centro accoglienza straordinario che dovrebbe ospitare venticinque migranti.

La lettera è firmata da Francesco, nipote di Bruna Galli, colei che “ha dato vita a Villa Drina, casa/laboratorio di moda/maglieria”. Casa che ospiterà il Cas e davanti alla quale in questi giorni c’è stato un presidio di CasaPound, cui si sono affiancati due presidi di giornata di Lega e Fratelli d’Italia. “Questa periferia ha già i suoi problemi. Non possono metterci anche il centro di accoglienza e gli immigrati della Diciotti”, dicono da CPI. Che si tratti proprio delle persone sbarcate dalla nave della Guardia Costiera e poi portate a Rocca di Papa, non risulta però confermato.

Mia nonna, scrive Francesco nella lettera, “ha sposato, nel 1965, un rifugiato politico fuggito in Italia perché dissidente del regime Jugoslavo”. E Villa Drina “è sempre stata una struttura aperta agli immigrati, i rifugiati, i più deboli. Fin dal 1961”, si legge ancora. “Così è nata l’idea dell’accoglienza”. Ora la Prefettura di Roma – che fa capo, come tutte le prefetture, al ministero dell’Interno, “ha la gestione e il controllo dell’accoglienza”, la cooperativa Astrolabio “ha già contrattualizzato 15 persone, la maggior parte di Settecamini, Case Rosse e Lunghezza per lavorare nel progetto”. Insomma, il Cas si farà.

Mentre il quartiere, chiacchierando con i residenti, si divide tra favorevoli e contrari al centro, CasaPound è stata ieri al Viminale “al fianco di una delegazione di cittadini per portare all’attenzione del ministro Matteo Salvini le istanze dei residenti di Settecamini che non vogliono il centro di accoglienza per gli immigrati della Diciotti”, dice Mauro Antonini, responsabile del Lazio per CasaPound Italia, in presidio per impedire l’apertura del centro di via di Salone.

“Ci hanno promesso un incontro per la prossima settimana”, dice Michela. “Vogliamo portare la situazione all’attenzione del ministro Salvini e chiedergli di fare quello che ha promesso: stop all’immigrazione incontrollata”.

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Leopolda, renziani e militanti incoronano Minniti: “E’ la carta giusta per il Congresso Pd. Non è rincorsa alla Lega”

Sob, 20/10/2018 - 16:34

Sarà pure un argomento tabù quello del Congresso Pd alla Leopolda, con Matteo Renzi e i suoi fedelissimi tutt’altro che interessati a rilanciarlo. E, al di là di quanto dichiarato pubblicamente, magari con l’ambizione di rinviarlo, dopo le Europee. Eppure, con la candidatura di Marco Minniti in stand-by e in attesa che lo stesso ex ministro arrivi alla kermesse fiorentina, la Leopolda sembra già incoronarlo. Dai parlamentari renziani, fino ai militanti legati all’ex premier e ai fedelissimi della Leopolda, il coro è quasi unanime. Sarà Minniti la “carta giusta” per sconfiggere Zingaretti al prossimo Congresso dem.

“Una scelta per rincorrere la Lega? Basta con questa storia, la nostra proposta è alternativa”, rilancia il sindaco di Firenze Dario Nardella, tra i sindaci Pd che hanno sottoscritto la lettera con cui si chiede all’ex titolare del ministero dell’Interno di candidarsi. Ma non è il solo: pur in attesa che sciolga la riserva, da Ettore Rosato a Simona Malpezzi, passando per Raffaella Paita e Valeria Fedeli, diversi parlamentari rilanciano le quotazioni di Minniti come possibile prossimo segretario. “Ha reso sicuro un Paese, ma puntato anche sull’integrazione”. E la platea dei leopoldini segue la linea: “Servirebbe un modello alternativo? No, nessun inseguimento a Salvini sull’immigrazione”, rivendicano diversi militanti. In pochi chiedono invece una svolta a sinistra: “Sì. servirebbe tutt’altro, sull’immigrazione abbiamo perso”. Altri preferirebbero Richetti, e c’è pure “un’infiltrata” seguace di Zingaretti. Ma è una linea minoritaria alla Leopolda: “Salvini non ha alcun merito, da lui solo slogan, sull’immigrazione e sui flussi Minniti ha indicato che si può tenere insieme sicurezza e integrazione”, si ascolta in coro. In attesa che il diretto interessato decida se correre o meno. Ma, soprattutto, di una data per il prossimo Congresso.

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