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Il futuro di Di Battista

Pon, 20/11/2017 - 21:13

 

Il futuro di Di Battista #DiBattista #M5s #addio #natangelo

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Tari gonfiata, ministero apre ai rimborsi: “Si possono chiedere dal 2014. La parte variabile si calcola una sola volta”

Pon, 20/11/2017 - 20:58

“Qualora il contribuente riscontri un errato computo della parte variabile della tassa sui rifiuti effettuato dal Comune o dal soggetto gestore del servizio può chiedere il rimborso del relativo importo in ordine alle annualità a partire dal 2014“. Una circolare del ministero dell’Economia apre il capitolo dei rimborsi della tassa sui rifiuti a seguito del calcolo fatto da diversi Comuni che hanno così moltiplicato la parte variabile della tassa per il numero delle pertinenze.

“Con riferimento alle pertinenze dell’abitazione, appare corretto computare la quota variabile una sola volta in relazione alla superficie totale dell’utenza domestica. Un diverso modus operandi da parte dei comuni non troverebbe alcun supporto normativo, dal momento che condurrebbe a sommare tante volte la quota variabile quante sono le pertinenze, moltiplicando immotivatamente il numero degli occupanti dell’utenza domestica e facendo lievitare conseguentemente l’importo della Tari”, spiega la nota del Mef che precisa che “per ‘superficie totale dell’utenza domestica’ si intende la somma dei metri quadri dell’abitazione e delle relative pertinenze”.

Con quella tipologia di calcolo sono risultati importi decisamente più elevati rispetto a quelli che sarebbero risultati applicando la quota variabile una sola volta. Entrando nel dettaglio, si legge nella circolare: “La quota fissa della tariffa per le utenze domestiche è determinata applicando alla superficie dell’alloggio e dei locali che ne costituiscono pertinenza le tariffe per unità di superficie parametrate al numero degli occupanti”. Quindi, la quota fissa di ciascuna utenza domestica deve essere calcolata moltiplicando la superficie dell’alloggio sommata a quella delle relative pertinenze per la tariffa unitaria corrispondente al numero degli occupanti dell’utenza stessa, mentre la quota variabile è costituita da un valore assoluto, vale a dire da un importo rapportato al numero degli occupanti che “non va moltiplicato per i metri quadrati dell’utenza e va sommato come tale alla parte fissa”. Con riferimento alle pertinenze dell’abitazione, si legge nella circolare, “appare corretto computare la quota variabile una sola volta in relazione alla superficie totale dell’utenza domestica”.

La questione è spinosa e risale al 2014, anno di nascita della Tari e a partire dal quale potranno essere chiesti i rimborsi. Il legislatore ha definito la tassa con una parte fissa computata in euro al metro quadrato e una variabile in funzione del numero di persone che compongono il nucleo familiare. Il calcolo della parte variabile avrebbe dovuto basarsi sui chili di rifiuti indifferenziati annui conferiti. Per far questo le municipalizzate avrebbero dovuto “pesare” i rifiuti indifferenziati e trasferire i dati al comune che avrebbe dovuto premiare i cittadini virtuosi. Un’operazione complessa che raramente è stata poi realmente realizzata. Spesso invece è accaduto che il calcolo della parte variabile della Tari sia stato effettuato tenendo conto solo del numero di componenti del nucleo familiare senza un “peso” reale di rifiuti indifferenziati a persona. A questa soluzione-tampone poi, in diversi comuni italiani, fra cui anche Milano, si è aggiunto un calcolo “creativo” imputato alla quota variabile.

Il risultato di questa operazione è che in alcuni casi la parte variabile della tassa è stata applicata due o più volte: una per la casa e una per ogni pertinenza annessa. Per intenderci, come aveva spiegato ilfattoquotidiano.it, si può fare il caso di un’abitazione da 100 metri quadrati per 4 persone con una garage da 15 metri e una cantina da 10 per una superficie totale di 125 metri quadrati. Con una quota fissa da 2 euro al metro quadrato, l’imposta fissa sarebbe pari a 250 euro cui andrebbero aggiunti 141 euro di variabile. Nel calcolo illegittimo, restano 250 euro di quota fissa. Ma la quota variabile di 141 euro viene moltiplicata per tre.

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M5s, Alessandro Di Battista: “Non mi ricandido in Parlamento alle prossime elezioni. Ma non lascio il Movimento”

Pon, 20/11/2017 - 20:10

Alessandro Di Battista non si ricandiderà in Parlamento alle elezioni politiche del 2018. Ad annunciarlo è lo stesso deputato, durante una diretta facebook annunciata nelle ore precedenti sulla sua pagina.”In maniera molto leale e sincera sono qui per darvi una notizia: ho deciso di non ricandidarmi in Parlamento alle prossime elezioni. È una scelta mia, non è legata al Movimento”, dice Di Battista nel video diffuso sul social network.  “Ma – precisa – non lascio il Movimento, non succederà mai. È una mia seconda pelle. Lo sosterrò sempre ma al di fuori dei palazzi istituzionali”.

Il parlamentare romano era stato eletto a Montecitorio nel febbraio del 2013: dopo aver raccolto 313 voti alle parlamentarie del Movimento 5 Stelle era stato inserito al quarto posto nella lista della circoscrizione Lazio 1. In precedenza si era candidato senza successo con la lista Amici di Beppe Grillo alle comunali di Roma nel 2008. Non ricandidandosi alle prossime politiche, quindi, Di Battista avrebbe all’attivo soltanto un mandato da portavoce: per le regole del Movimento 5 Stelle, dunque, può ancora ricoprire un nuovo mandato da eletto. “Chi mi conosce sa che qualche tempo fa avevo già detto che se si fosse andati a fine legislatura non mi sarei ricandidato per un secondo mandato, per adesso“, ha sottolineato il parlamentare. .meride-video-container{width:100%!important; height:0 !important; padding-top:56% !important;} .meride-video-container > video, .meride-video-container > object {position: absolute; top:0; left:0; width: 100% !important; height:100% !important} @media screen and (min-width: 641px){ .left-column .meride-video-container{width:675px!important; max-width:675px!important; padding-top:70% !important;} }

“Io già mi immagino che qualcuno nei prossimi giorni dirà o scriverà qualcosa per speculare su questa mia scelta”, ha detto Di Battista nello stesso video in cui ha annunciato la volontà di non ricandidarsi. “Diranno – ha ipotizzato il deputato – che ci sono dissidi tra Beppe (nel senso di Grillo ndr) e me o tra Luigi (inteso Di Maio ndr) e me: per me Beppe è un esempio e Luigi è un esempio e un fratello. Li sosterrò in campagna elettorale solo che farò una campagna elettorale da non candidato perché in questo momento ho delle altre aspirazioni. Si può fare politica anche fuori dai palazzi. Io prima di fare politica mi occupavo di cooperazione internazionale, scrivevo per il blog. Sarà questo che tornerò a fare dall’estate prossima”. Poi una critica al mondo dell’informazione: “Diranno che ho anticipato i titoli dei giornali perché non ho fiducia nel sistema mediatico italiano: è vero, questo è assolutamente vero”.

“Non nego – ha poi aggiunto -che la nascita di mio figlio è come se avesse dato ancora più benzina a una scelta che era già presa. Quando ti nasce un figlio inizi a pensare moltissimo al tuo futuro, alle tue reali aspirazioni, ai tuoi sogni. E tra i miei sogni c’è la scrittura: continuare a combattere dal punto di vista politico anche attraverso la controinformazione e la scrittura. Tra qualche giorno uscirà un libro che ho scritto sul Movimento, su questa scelta e sulla paternità”.

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Vicenza, tifoso della Samb in coma e con fratture al cranio. I dubbi del fratello: “Diteci se è stato picchiato dalla polizia”

Pon, 20/11/2017 - 20:08

Come ogni settimana, era andato a vedere la partita della squadra del cuore, la Sambenedettese. Ma, per il marchigiano Luca Fanesi, 44 anni, guardia antincendio e padre di due bambini, quella del 5 novembre a Vicenza, è stata l’ultima trasferta. Da allora, infatti, è ricoverato nel reparto di Rianimazione intensiva all’ospedale San Bortolo di Vicenza, in stato di incoscienza, con il cranio fratturato in 4 punti, il cervello compresso da ematomi multipli e la fronte segnata da una contusione.

Come sia successo, non è ancora chiaro, perché esistono due versioni. La prima, sostenuta dalla questura di Vicenza sostiene che Luca sia scivolato accidentalmente. “C’è un procedimento penale in corso, la Digos sta lavorando. Se stanno ascoltando tifosi? Non posso dirlo. Se stanno ascoltando gli abitanti affacciati ai balconi? Non posso dirlo – dice al Fatto.it Stefano Veronese, commissario capo della questura vicentina e portavoce della stessa – Se la polizia è intervenuta a tafferuglio in corso o a scontri finiti? Non posso dirlo. Mi dispiace essere un disco rotto ma sono tutte cose che sono negli atti che sta raccogliendo la Digos”. La seconda, avanzata da alcuni tifosi e dalla famiglia, che leva inquietanti domande sull’operato delle forze dell’ordine: i segni sono compatibili o no con delle manganellate? A fine partita, infatti, la polizia è intervenuta, a seguito di un tafferuglio tra tifosi fuori dallo stadio. Per la questura vicentina, Luca sarebbe scivolato e avrebbe sbattuto la testa contro un’inferriata, procurandosi così i traumi che lo hanno portato, in meno di 24 ore, da uno stato confusionale al coma. Non ne è convinta la famiglia, che, assistita dall’avvocato Andrea Balbo, ha sporto denuncia contro ignoti: le ferite, secondo Massimiliano, uno dei due fratelli di Luca, non possono essere accidentali.

“Sarà una perizia a stabilirlo. Non sono un medico legale, ma mi viene istintivo avere qualche dubbio sulla dinamica fornita dalle autorità. Io credo che una persona che scivoli non riporti quattro fratture craniche, varie ematomi cerebrali e una contusione frontale. C’è qualcosa di concreto che ci fa pensare che sia stato picchiato alla testa. Per questo abbiamo fatto denuncia, anche se al momento non sappiamo ancora se sono state aperte le indagini”, rivela a ilfattoquotidiano.it Massimiliano Fanesi.

Intanto, domenica scorsa, alcuni tifosi rossoblu hanno organizzato un sit-in davanti allo stadio, prima del match con il Bassano. “Il nostro obiettivo è arrivare a mettere quel numero sul casco, sulla divisa, che identifica il poliziotto. Ci abbiamo provato in passato e non ci siamo mai riusciti. Forse questo episodio può aiutare”, ha detto, ai microfoni di Riviera Oggi, l’ultras sambenedettese Piergiorgio Trionfi.

Non solo i marchigiani: anche gli ultras del Vicenza hanno dato immediato appoggio alla famiglia del tifoso, che nei giorni scorsi è stato sottoposto a un intervento urgente di decompressione al cranio. “Quelli di Vicenza sono stati i primi a dare a me e alla mia famiglia supporto morale e logistico, sono stati eccezionali. Il fattore logistico non è secondario, visto che Vicenza è a quattro ore d’auto da dove abitiamo io, l’altro mio fratello, la moglie di Luca e nostra madre, di 72 anni: tutti noi ci diamo il turno per non lasciarlo solo”.

Per Luca si sono mobilitati anche tifoseria estere, come quelle del Bayern Monaco e del Friburgo. La polizia? “È venuta un pomeriggio in ospedale, c’era mia cognata da sola. Le hanno detto di contare su di loro per qualsiasi cosa. Non voglio puntare il dito contro gli agenti e creare una tensione da curva nord contro curva sud – spiega Fanesi – Se mi mostrassero un video in cui Luca cade e batte la testa, ben venga: ci mettiamo l’anima in pace. Ma adesso abbiamo solo dubbi. Viviamo in uno stato d’ansia continuo”.

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Sanità, chiedevano rimborsi doppi per l’assistenza a malati terminali: sequestrati oltre 7 milioni a tre cliniche

Pon, 20/11/2017 - 20:03

Per quattro anni avrebbero chiesto e ottenuto dalla Regione Lazio rimborsi doppi rispetto a quelli a cui avevano diritto, accumulando 7 milioni e 300 mila euro di extra. Le cliniche private romane Villa Speranza, Fondazione Roma, Casa di cura Sant’Antonio da Padova e i rispettivi responsabili sono accusati di truffa ai danni dello Stato dalla dalla Procura di Roma. La truffa al Servizio sanitario regionale risale al periodo 2011/2015 e ruota attorno ai rimborsi erogati per le prestazioni domiciliari sanitarie e parasanitarie a malati terminali: queste strutture inviavano alla Regione parcelle gonfiate per ottenere la cifra massima prevista per il servizio di assistenza domiciliare, anche senza aver raggiunto lo stesso tetto di visite necessarie per usufruire dell’intero ammontare. Un servizio, quello dell’hospice, offerto dalle cliniche private ai malati terminali. Quando non ci sono posti a disposizione l’assistenza sanitaria e parasanitaria si svolge nelle abitazioni dei pazienti.

Nel corso dell’operazione, condotta dai carabinieri del Nas e coordinata dal sostituto procuratore Alberto Pioletti, sono stati posti sotto sequestro un centinaio di conti bancari in tutta Italia, intestati agli istituti e alle quattro persone finite sotto indagine (due di loro si erano avvicendate a capo di una clinica). Le verifiche sono partite da un esposto di alcuni medici che evidenziava anomalie nelle richieste di rimborso. Analizzando tutte le fatture e le corrispettive richieste di rimborso effettuate in quei quattro anni è emersa la diffusa abitudine di chiedere rimborsi gonfiati da parte delle tre strutture convenzionate.

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Agenzia europea del farmaco, peccato averla persa. Ma cosa volevamo farci?

Pon, 20/11/2017 - 19:54

L’Agenzia Europea del Farmaco andrà ad Amsterdam, l’ha deciso un sorteggio, resta l’amaro in bocca a tutto il sistema Italia che ha sostenuto la candidatura di Milano.

Da milanese oltre che da italiano non c’era motivo da parte mia per non sostenere la candidatura della mia città, certamente la presenza dell’Ema avrebbe potuto portare a Milano non solo un surplus di immagine, ma anche dei posti di lavoro nell’indotto dell’industria del farmaco.

Ma il mio sostegno è stato in queste settimane tiepido, privo di entusiasmo; il dibattito sulla collocazione geografica dell’Ema, così come si è svolto, è apparso monco e specchio di una logica che al centro poneva ancora una volta l’interesse del mondo industriale che ruota attorno alla fabbrica dei medicinali.

Si è infatti discusso del contenitore ma non del contenuto; oltre che a litigare sul nome della città che avrebbe dovuto ospitare la nuova sede sarebbe stato bene che i governi avessero discusso anche sul ruolo e sul modo di lavorare di tale Agenzia che, per la funzione che svolge, ha un ruolo fondamentale per la salute dei 500 milioni di cittadini europei, se non altro perché decide quali farmaci possono entrare in commercio e per quali patologie.

Ad esempio, come è stato denunciato recentemente da un pool di scienziati di tutta Europa, l’Ema non conduce delle ricerche indipendenti per valutare l’efficacia di un farmaco, né per analizzare gli effetti collaterali di un medicinale o di un vaccino segnalati dalle agenzie nazionali preposte al rilevamento di tali effetti (nei Paesi dove tali agenzie ci sono); i giudizi dell’Ema si fondano solo sulle ricerche presentate dalle aziende farmaceutiche produttrici del farmaco o del vaccino in discussione. Non vi è alcuna possibilità che l’Agenzia europea possa svolgere una ricerca indipendente e confrontarne i risultati con quelli presentati da Big Pharma, per il semplice motivo che gli Stati europei non l’hanno dotata dei fondi necessari.

Sarebbe opportuno anche conoscere quali sono le garanzie sull’assenza di un conflitto d’interesse tra chi lavora per le agenzie internazionali nel campo della salute, come l’Ema, e chi lavora per le multinazionali del farmaco.

La vicenda della falsa influenza epidemica H1N1 è ancora troppo recente; nel 2009 gli Stati spesero centinaia di milioni per acquistare farmaci contro un’epidemia inesistente, salvo poi scoprire che nelle commissioni dell’Oms che avevano lanciato l’allarme siedevano i rappresentanti delle aziende farmaceutiche coinvolte

La vicinanza geografica a Milano tra la collocazione dell’Ema e il futuro progetto Human Technopole, affidato ai colossi di Big Pharma e alle grandi aziende multinazionali con interesse nei brevetti sul genoma, sarebbe stato elemento di grande preoccupazione e non certo motivo di entusiasmo, come lo era invece per Diana Bracco, rappresentante degli industriali nel comitato per portare Ema a Milano.

Non dimentichiamo che la prima mossa verso il nuovo insediamento è stato l’accordo – scoperto da il Fatto Quotidiano – con il quale il nostro governo ha garantito all’Ibm di fornirgli tutti i dati sanitari prima della popolazione lombarda e poi di tutta la popolazione italiana. Grandi banche dati nelle mani dell’Ibm che, insieme con i colossi dei farmaci e delle sementi, potranno sviluppare ricerche sul genoma e temo che non siano lontani i tempi nei quali parti dell’essere umano verranno privatizzate come lo sono stati semi e piante che da secoli erano presenti nella natura.

Questi enormi progetti oltretutto si sviluppano fuori da qualunque controllo democratico; parlano di un futuro fondato su una medicina personalizzata ma personalizzata per chi? Futuro per chi? Quando la maggioranza della popolazione umana non può accedere alle terapie già disponibili oggi.

In campo farmaceutico oggi abbiamo necessità di una ricerca anche sovranazionale ma pubblica, indipendente, orientata verso le urgenze della salute pubblica; di regole aggiornate sulla sperimentazione clinica e sui criteri per l’approvazione dei nuovi farmaci; di Stati e di agenzie internazionali che abbiano il coraggio di denunciare le tremende conseguenze degli accordi sui brevetti, i TRIPs  (Trade Related Aspects of Intellectual Property Rights) che garantiscono il monopolio ventennale della produzione di un farmaco all’azienda che per prima l’ha prodotto, permettendo quindi di arrivare alla follia di antitumorali che costano oltre 100.000 euro a ciclo.

Di tutto questo, durante il dibattito sulla nuova sede dell’Ema, nessuno ha discusso eppure questi sono i temi dai quali dipende la possibilità o meno di curarsi per i cittadini europei. E sono gli argomenti sui quali la società civile organizzata che si occupa di salute insiste da anni scontrandosi con l’indifferenza dei governi, compreso quello italiano.

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Sottomarino scomparso in Argentina, non suoi i segnali rilevati. Ma captati rumori: “Ipotesi che sbattano attrezzi su scafo”

Pon, 20/11/2017 - 19:42

Quelle che nelle scorse ore erano state identificate come chiamate satellitari provenienti dal sottomarino scomparso in Argentina, non erano in realtà state fatte dal sommergibile. Nel pomeriggio però sono stati captati dei suoni sul fondo di “qualcuno che sbatte degli attrezzi contro lo scafo” e che potrebbero, secondo le prime ipotesi, venire dal sommergibile stesso. Sono queste le ultime informazioni che arrivano dagli ufficiali della Marina militare argentina in merito al mezzo scomparso mercoledì con a bordo 44 membri dell’equipaggio.

Nel corso della conferenza stampa che si è tenuta in mattinata, i vertici della marina hanno anche dichiarato che durante l’ultima comunicazione arrivata era stata segnalata un’avaria alle batterie. “Eravamo stati informati di questo il giorno della scomparsa, e per questo motivo si è cambiata la rotta della nave, dirigendola verso Mar del Plata“, ha spiegato Gabriel Galeazzi, portavoce della Marina di Mar de La Plata, base operativa del sottomarino. Galeazzi ha confermato inoltre che non ci sono state ulteriori comunicazioni: “Abbiamo analizzato oltre 400 segnali diversi e nel loro rapporto hanno confermato che nessuno veniva dal San Juan”. Le ricerche continuano nonostante le pessime condizioni atmosferiche: “Prevediamo che il tempo migliorerà in fretta – ha continuato Galeazzi – c’è da sperare che la ricerca sarà più efficace”.

Intanto il presidente argentino Mauricio Macri ha voluto mostrare la propria solidarietà alle famiglie dei membri dell’equipaggio. Un incontro di mezz’ora nella sede della Marina militare di Mar de La Plata, dove le famiglie stanno aspettando sviluppi sulle ricerche. “Il presidente – ha informato il portale Infobae – ha offerto il suo appoggio a coloro che sono direttamente coinvolti in questa vicenda”.

Il sottomarino militare Ara San Juan risulta sparito nelle acque dell’Atlantico meridionale, al largo della costa della Patagonia, da mercoledì scorso. A bordo 44 membri dell’equipaggio. Il San Juan stava tornando da Ushuaia, nell’estremo meridionale dell’Argentina, verso la sua base operativa a Mar del Plata, nella provincia di Buenos Aires, quando si sono perse le sue tracce. “L’unica informazione ufficiale e certa è che non è stato ancora ritrovato”, aveva dichiarato alla stampa Balbi, smentendo diverse versioni diffuse dai media riguardo a un presunto ritrovamento del San Juan o un incendio che sarebbe scoppiato a bordo del sottomarino.

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Jobs Act, Esposito (Pd) vs Stumpo (Mdp): “L’Italia cresce”. “Se ne saranno accorti due sul tuo pianerottolo”

Pon, 20/11/2017 - 19:42

Polemica incandescente a L’Aria che Tira (La7) tra il deputato di Mdp, Nico Stumpo, e il senatore del Pd, Stefano Esposito. A dare il ‘la’ allo scontro è Stumpo, che ribadisce la rottura tra il suo partito e i democratici: “Renzi ha un passato tutt’altro che roseo. Per le macerie e i disastri che ha combinato è bene per l’Italia che il suo nome appartenga al passato. Io mi auguro che si possano attuare politiche di centrosinistra e non le politiche fallimentari del Pd, che hanno tirato la volata al centrodestra e hanno consentito a Berlusconi di essere nuovamente in pista, dopo che è stato messo ai margini della politica per varie ragioni, a partire dalle sconfitte elettorali. Forse chi ha sbagliato queste politiche qualche responsabilità ce l’ha”. Immediata la replica di Esposito: “Nel 2013 l’alleanza per sostenere Enrico Letta come presidente del Consiglio, nella direzione nazionale del Pd, arrivò da Bersani. Speranza si fa dettare la linea politica da D’Alema e poi dice che Renzi è un uomo del passato: mi sembra una battuta semi-comica”. Stumpo ricorda le sconfitte del Pd a Genova e in Sicilia. E ribadisce che è necessario rinnovare il centrosinistra prima delle elezioni politiche: “Ricordiamo la vicenda dell’articolo 18. Basterebbe anche evitare alcune vergogne che sono state fatte come quelle dei licenziamenti collettivi. Sono vergogne che gridano vendetta. Vogliamo parlare delle pensioni, che si stanno discutendo in queste ore? C’è una trattativa coi sindacati. Si può trovare un modo per non umiliare persone che fino a 67 anni, senza potercela fare, devono continuare a lavorare?”. Esposito ribatte: “Il tema dell’art.18 per 10-15 anni è stato utilizzato come strumento di propaganda, ma nella sostanza dei problemi del mercato del lavoro credo che abbia un inciso pari a 0 o al massimo allo 0,1. Ricordo uno straordinario scontro tra D’Alema e Cofferati sull’art.18“. “Fu nel 1997” – obietta Stumpo – “ma solo chi non è intelligente non sa ammettere i propri errori”. Il deputato Pd risponde: “In questo Paese c’è un pezzo della sinistra che è più portata alla bella sconfitta che alle responsabilità del governo”. Stumpo replica: “Venti anni fa, cioè nel 1997, l’Italia era un Paese che cresceva“. “Anche adesso” – ribatte Esposito – “ti do questa notizia”. “Certo, se ne saranno accorti due sul tuo pianerottolo” – controbatte il deputato di Mdp – “perché io tra le persone che conosco, una che ha trovato lavoro non c’è”. “Un milione di persone ha trovato lavoro“, obietta Esposito. “A differenza di 20 anni fa, oggi la gente viene buttata dai posti di lavoro” – continua Stumpo – “Abbiamo tolto i diritti e non abbiamo dato nessuna opportunità. Nel 1997 si stava facendo una discussione che è fallita. La terza via è fallita, lo devi accettare. E D’Alema ha ammesso di essersi sbagliato “

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La resa di Tavecchio, tutte le frasi shock: francese, rabbia e rivendicazioni. Il video-blob

Pon, 20/11/2017 - 19:32

La raccolta dei momenti salienti della conferenza stampa dell’ex presidente della FIGC Carlo Tavecchio: un lungo sfogo tra attacchi agli avversari, rivendicazioni del lavoro fatto e alcune frasi in francese. Assunzioni di responsabilità? Zero

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Ostia, Raggi: “Abbatteremo il lungomuro, 50% spiagge libere. Roma torna ad affacciarsi sul mare”

Pon, 20/11/2017 - 19:31

“Roma torna ad affacciarsi sul mare in maniera pulita e legale. Restituiremo il mare ai cittadini di Ostia e della Capitale: il 50% delle spiagge sarà libero“. Queste le parole del sindaco capitolino Virginia Raggi, nel corso di una conferenza in cui è stato presentato il Pua (piano di utilizzazione degli arenili), alla quale hanno partecipato anche il prefetto Domenico Vulpiani, nominato commissario del X Municipio dopo lo scioglimento per mafia, l’assessore capitolino all’Urbanistica Luca Montuori e il capogruppo M5S Paolo Ferrara. Raggi ha illustrato le linee guida del piano, che intende rimettere ordine a un settore, quello degli stabilimenti balneari, negli anni divenuto il “bottino” per le mafie del litorale capitolino. “Verranno preservati gli edifici storici. È un lavoro imponente, si è trattato di mettere mano a 71 concessioni. È un punto di partenza, un inizio”. ha rivendicato l’esponente M5s, il giorno dopo la vittoria della grillina Giuliana Di Pillo alle elezioni municipali. L’iter dell’approvazione è stato chiarito dallo stesso Vulpiani: prevede una fase preliminare di 105 giorni dal via libera dell’Assemblea capitolina. Affinché il Piano sia efficace serviranno però 550 giorni tra adozione, pubblicazione, fase delle osservazioni dei cittadini, poi l’invio alla Regione, la base, la conferenza dei servizi. Infine, l’approvazione e pubblicazione delle concessioni. Solo al termine di questo percorso potranno essere bandite le gare: “La proposta che abbiamo fatto all’assemblea Capitolina – ha aggiunto – è quella di ripartire da zero. Chi ha rispettato tutte le regole dovrà adeguarsi alle disposizioni dell’assemblea e parteciperà alla gara ed avrà dei vantaggi”, ha concluso Vulpiani

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Corea del Nord, disertore scappa a Sud: “Nel suo corpo dieci parassiti e un verme lungo 30 centimetri”

Pon, 20/11/2017 - 19:12

E’ fuggito dalla Corea del Nord ed è arrivato in Corea del Sud lunedì 13 novembre. Ma le condizioni del disertore nordcoreano, pur essendo stabili, non sono rassicuranti. A preoccupare non sono soltanto le numerose ferite da arma da fuoco riportate durante la fuga in varie parti del corpo, dalle spalle alle ginocchia. In cura da giorni presso un ospedale nei pressi di Seul, una volta passato sotto i ferri, il ventenne è risultato avere nel suo apparato digerente circa una decina di parassiti oltre a un verme cilindrico lungo quasi 30 centimetri.

“Ho più di vent’anni di esperienza come chirurgo alle spalle, ma cose così si trovano soltanto nei libri di testo”, ha commentato alla stampa internazionale Lee Cook-jong, uno dei medici del team che si sta adoperando per salvare la vita al giovane. La scoperta lascia intuire le privazioni a cui è sottoposta la popolazione nordcoreana, tanto più se si considera la posizione privilegiata in cui si sarebbe dovuto trovare il ragazzo come membro – seppur in qualità di semplice sergente – dell’esercito, ovvero dell’elite locale. Non solo i militari hanno diritto a quote alimentari più generose rispetto al resto della popolazione. Ma, talvolta, ricorrono addirittura a veri e propri furti nelle campagne per placare la fame.

La Corea del Nord spende il 22% del proprio Pil nello sviluppo militare lasciando i civili ad arrabattarsi nei mercati informali spuntati dopo la terribile carestia che ha investito il Regno Eremita tra il 1994 e il 1998. Secondo un rapporto delle Nazioni Unite, due nordcoreani su cinque risultano denutriti e il 70% della popolazione – tra cui 1,3 milioni di bambini di età inferiore ai 5 anni – necessita di assistenza alimentare per sopravvivere. Secondo uno studio del 2009, i piccoli del Nord in età prescolare risultavano 13 centimetri più bassi e sette chili più leggeri dei loro coetanei sudcoreani. Colpa di un’alimentazione quasi priva di proteine e grassi essenziali. Oltre ai parassiti, nello stomaco del giovane è stato ritrovato del granoturco, ingrediente cardine della dieta nordcoreana nei periodi di magra, in quanto più economico del riso. Tra gennaio e settembre, in concomitanza con un periodo di grave siccità, le importazioni del cereale dalla Cina hanno toccato quota 49mila tonnellate, rispetto alle 3.125 registrate in tutto il 2016.

Dalla guerra di Corea ad oggi, oltre 30mila persone sono fuggite al Sud per cercare prospettive di vita migliori, la maggior parte passando per la Cina. La defezione della settimana scorsa è la quarta da parte di un soldato in tre anni ad essere avvenuta attraverso la zona demilitarizzata che divide le due Coree, ma soltanto la prima dal 2007 ad aver interessato la sorvegliatissima area di sicurezza congiunta (JSA) situata nel paese di Panmunjeom, l’unico punto di incontro tra le milizie di Seul e Pyongyang. L’ultima fuga di un militare risaliva a giugno.

Per quanto preoccupante, il caso del giovane soldato non è l’unico e sembra confermare uno stato di scarsa igiene già riscontrata su altri connazionali. Nel 2014, medici sudcoreani hanno rilevato la presenza di vermi parassiti in sette disertrici su diciassette. Le donne avevano inoltre manifestato altre patologie, dall’epatite B alla tubercolosi. Lo studio, condotto dall’ospedale di Cheonan su nordcoreani scappati oltreconfine tra il 2006 e il 2014, mostrava chiaramente una più alta incidenza di malattie infettive e parassitarie sui pazienti del Nord rispetto ai “cugini” a Sud del 38esimo parallelo. Qui, infatti, il problema delle infezioni da parassita è stato ampiamente debellato di pari passo con un generico miglioramento delle condizioni economiche. L’ultima grande epidemia risale agli anni ’60-’70, quando circa l’80% della popolazione sudcoreana risultava ancora contagiata. All’epoca, il caso eclatante di una bambina di nove anni deceduta dopo aver contratto un migliaio di vermi spinse il governo di Seul ad avviare una campagna di eradicazione a livello nazionale. Da allora il fenomeno è scomparso quasi completamente.

A fare la differenza tra Nord e Sud, pare sia l’impiego diffuso di escrementi umani per concimare i terreni agricoli. Secondo quanto racconta un fuggiasco alla Reuters, “fino agli anni ’70 era lo stato a distribuire fertilizzanti chimici, ma dagli anni ’80 la produzione ha cominciato a calare tanto che negli anni ’90 il governo non ne forniva più”. E’ stato allora che i contadini hanno cominciato a ripiegare sui pozzi neri. Nel 2014, lo stesso leader supremo Kim Jong-un ha esortato gli agricoltori a utilizzare le feci umane, oltre agli scarti animali e ai composti organici. “I vegetali coltivati con gli escrementi vengono considerati più gustosi”, spiega Lee Min Bok, esperto di tematiche agricole.

Ma secondo il professor della University of Seoul Andrei Lankov, intervistato dalla Bbc, rispetto ai cittadini di paesi con un reddito pro capite analogo, come Bangladesh e varie nazioni africane, in generale lo stato di salute dei nordcoreani è migliore: “Le aspettative di vita in Corea del Nord sono ben oltre la media considerato il livello di povertà”.

di China Files per il Fatto

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Torna a casa, Iceberg! Sequestrato in Danimarca, il Dogo rischiava l’abbattimento: l’abbraccio col padrone a Fiumicino

Pon, 20/11/2017 - 19:01
Storia a lieto fine per Iceberg, la cagnolona di razza Dogo argentina sequestrata a fine maggio in Danimarca perché considerata una specie proibita e pericolosa e destinata, per questo, all’abbattimento. Ma anche per il suo proprietario, il cuoco avellinese, Giuseppe Perna che oggi, all’aeroporto di Fiumicino, ha potuto riabbracciare il suo amico a quattro zampe. Dopo aver viaggiato con lo stesso volo da Copenaghen a Roma, cane e proprietario hanno dato sfogo a tutta la loro gioia nella zona arrivi del Terminal 3 dove Iceberg, festante e scodinzolante, è stata fatta uscire dal trasportino da viaggio. “L’incubo è finito – ha detto Perna all’arrivo – finalmente dopo 6 mesi ci siamo potuti riabbracciare. L’avevo vista da lontano quando l’hanno imbarcata. Ringrazio tutti quelli che ci hanno sostenuto, la gente comune. Ora la porto subito a casa”. Con Perna è tornata in Italia anche la presidente dell’ associazione animalista Enpa – Ente Nazionale Protezione Animali, Carla Rocchi, che ha seguito tutta la vicenda e che ha partecipato alla campagna per la liberazione del cane, coinvolgendo anche la cantante Noemi. “Finalmente l’abbiamo riportata a casa – ha detto Rocchi – ci sono stati dei momenti molto difficili. Siamo molto felici di questo e siamo felici che sia stata cambiata la legge in Danimarca, perché non ci saranno più altri casi di Iceberg. Grazie a chi, con perseveranza, ha lavorato su questo, a cominciare da Giuseppe, il proprietario”. “E’ una bella battaglia – ha detto a sua volta Rinaldo Sidoli, del Movimento Animalista – che abbiamo vinto grazie alla mobilitazione dell’ on. Brambilla che si è mossa per prima che ha contattato subito il ministero dell’Ambiente. Oggi abbiamo ottenuto la liberazione di un cane detenuto per 6 mesi”. All’uscita Iceberg è stata accolta anche da diversi volontari dell’Enpa. Lo scorso 9 novembre c’é stato il passaggio decisivo per la liberazione. Il Parlamento danese aveva infatti approvato all’ unanimità e con effetto retroattivo la legge che ha permesso alla polizia di Copenaghen di rilasciare la dogo argentina. La legge “Salva Iceberg” è entrata in vigore subito dopo la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale danese. La nuova legge danese, approvata sull’onda della mobilitazione popolare in Italia, prevede che animali di specie proibite in Danimarca, introdotti da stranieri in buona fede, possano essere rimpatriati e non abbattuti. Dall’inizio di questa vicenda, grande è stata la mobilitazione sui social network con l’hashtag #saveIcerberg. Una raccolta firme per la liberazione del quattrozampe era stata avviata su charge.org. Il nuovo hashtag che si è poi diffuso è stato #IceTornaACasa

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Cona, striscioni Forza Nuova contro la Chiesa che ha accolto i migranti. Ancora proteste nel centro di accoglienza

Pon, 20/11/2017 - 18:55

La decisione delle diocesi di Padova e di Venezia di aprire le chiese e i patronati per ospitare gli extracomunitari in fuga dalla base-tendopoli di Cona ha scatenato la reazione dei militanti di Forza Nuova. Nell’area di Piazza San Marco hanno affisso striscioni di contestazione nei confronti del patriarca Francesco Moraglia. Il movimento ha diffuso una nota in cui spiega: “Riteniamo che gli appelli al ‘dovere’ dell’accoglienza a tutti i costi, che, da tempo e quotidianamente, provengono dalla Chiesa guidata da Papa Bergoglio e dai responsabili delle diocesi, per ultimo anche Moraglia, vada contro gli interessi degli italiani”. Si tratterebbe di un “gesto propagandistico che legittima, creando ‘terreno fertile’ e ‘brodo di coltura’ a chi dell’immigrazione selvaggia fa un cinico business sulle spalle dei cittadini e della loro sicurezza”.

I neofascisti attaccano la Chiesa che, sia attraverso le parrocchie, sia attraverso i centri di accoglienza della Caritas Italiana, “partecipa attivamente al sistema economico che vive di immigrazione, per lo più clandestina; questa accoglienza non è gratis, ma è foraggiata per la quasi totalità dallo Stato e quindi dai cittadini italiani”. Il coordinatore regionale del movimento, Andrea Visentin, si è rivolto a monsignor Moraglia: “Ci chiediamo Eccellenza se, dalle stanze dorate del Suo palazzo, veda gli italiani, sempre più schiacciati dalla crisi e non tutelati nei loro più elementari diritti sociali dalle istituzioni, dormire al freddo in una macchina, risparmiare sulle spese sanitarie, non arrivare alla prima settimana; apra le porte degli immobili diocesani anche a loro, ci dimostri con gesti concreti verso i suoi connazionali in difficoltà che ci stiamo sbagliando”.

Da una settimana la protesta degli extracomunitari ammassati nella base di Cona, ai confini tra le province di Padova e Venezia, è alla ribalta della cronaca. Una settimana fa partiva la marcia verso Venezia di circa 250 di loro, che sono stati ospitati in centri parrocchiali e chiese durante la notte. Alla fine era stato deciso di accogliere la richiesta di lasciare Cona e così erano stati dirottati verso altre strutture, in particolare la caserma “Serena” a Treviso. Ma una cinquantina di loro si erano rifiutati e avevano chiesto di tornare da dove erano partiti.

Intanto a Cona è stata una nuova giornata di passione perché un altro gruppo di migranti ha cominciato a protestare. Alcune decine di loro hanno lasciato la base missilistica e si sono incamminati lungo la strada, raggiungendo le località Pegolotte e Correzzola. Insomma, la tensione continua a crescere, mentre giovedì 23 novembre è attesa la visita di una delegazione di parlamentari per verificare le condizioni di vita degli oltre mille ospiti della tendopoli.

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Pd: e dopo il Tafazzellum, per la segreteria è pronto il signor Masochismo

Pon, 20/11/2017 - 18:40

Torna Berlusconi con le sue promesse da bancarotta, torna Prodi con la sua tenda, torna Pecoraro Scaniointravisto a una cena elettorale della carneade a Cinque stelle in corsa per il ballottaggio di Ostia – tornano le Spice Girls, e penso che per le spalline sia proprio solo una questione di giorni. Questo è un po’ lo scoraggiante quadro della politica italiana di oggi.

Da amante delle soluzioni chiare, del tipo sapere chi ha vinto la sera delle elezioni, già avevo trovato del tutto indigesto l’ennesimo compromesso sulla legge elettorale. Quel Rosatellum Bis, che secondo me si presta meglio a essere chiamato #Tafazzellum: una orrenda legge elettorale mista, per 2/3 proporzionale e un terzo maggioritario, sprovvista di premi di maggioranza e che premia le coalizioni e i piccoli partiti che si uniscono a una coalizione.

Logico che tale sistema abbia trovato i voti di Berlusconi e Salvini, leader di due formazioni politiche che sono in alleanza appena dal 1994. Logico anche che il M5S, movimento gentista allergico alle coalizioni con gli altri partiti politici abbia votato contro, non essendo in grado di costruire coalizioni nemmeno con il Lego Duplo. Logica perfino la posizione contraria di Giorgia Meloni, nel solco di quella filosofia politica da Fascisti su Marte, che già fu di AN contro il referendum Segni dei primi anni Novanta: da quelle parti non si capisce mai il portato di una novità politica.

Del tutto inspiegabile invece l’harakiri del Pd, che pure una coalizione non aveva da anni, che predicava dai tempi di Veltroni l’autosufficienza del Pd (ricordate la coalizione fatta solo con Idv fregandosene di Socialisti e Comunisti vari?) e che aveva di recente subito una cosa come cinque scissioni (Binetti e i teodem, Rutelli e i suoi boys, Civati e Possibile, il sindaco Marino, Bersani e Mdp). Se la legge elettorale fosse rimasta quella risultante dalle sentenze della Consulta, avremmo avuto due leggi differenti ma simili per le due Camere, quindi probabilmente nessuna maggioranza di governo vincitrice la sera delle elezioni, come probabile anche col Tafazzellum per altro, ma almeno si sarebbero dovuti comporre realisticamente solo 4 gruppi al Senato (dove il quorum dell’8% lo avrebbero passato solo Pd, M5S, FI, e LN) e non più di 6-7 alla Camera, dove il quorum più basso, del 3%, avrebbe fatto entrare anche deputati di FlI e, forse, di una lista centrista e una di sinistra identitaria.

Invece no: il Pd, preparandosi evidentemente alla sua prossima segreteria von Sacher-Masoch, ha deciso di votare per la legge che favorisce le coalizioni e dal giorno dopo si è messo all’opera per trovarsene una.

Lì per lì sembrava che dovessimo accontentarci della sempreverde tipologia Biancaneve (Pd) e i Cinque Nani: Radicali, Alleanza Popolare, Campo Progressista, PSI, Verdi. Poteva essere un esperimento interessante, perché forse tutti e cinque sarebbero riusciti a rimanere ciascuno sotto l’1% e quindi la gara per sapere chi si sarebbe piazzato secondo sarebbe stata entusiasmante. Poi però è tornato il campeggiatore Romano Prodi, quello che aveva tolto la tenda dal Pd, e s’è messo all’opera per riportare Bersani e D’Alema, cioè chi brindò la sera delle dimissioni di Renzi da Presidente del Consiglio, alleati indovina un po’ con chi? Ma con Renzi, ovviamente.

Per carità, siamo tutti uomini di mondo e sappiamo che in politica i grandi odi personali si sanano con una giusta manciata di collegi uninominali in Toscana e Umbria, il punto è che fra Mdp e Pd c’è la stessa distanza politica che esiste fra Pd e Lega Nord: dal Jobs Act alla riforma della scuola, dalle politiche estere a quelle interne, dalla meritocrazia alla Legge Fornero, per non dire del giudizio politico sull’alleanza con Alfano e Verdini. D’Alema e Renzi hanno oggi una visione del tutto opposta, e non importa che solo nel 1997 le posizioni di D’Alema fossero ben più socialiste-liberali di quelle di Renzi oggi (vedere il video sotto per ricordarsi, visto che in questo paese l’elettorato ha la memoria del famoso pesciolino rosso).

D’Alema al congresso del PDS, febbraio 1997

Tutto questo in nome di cosa? Del “divisi si perde”. E allora? Ma poi, perché, uniti con questi si vince? Ci vorrebbe Ilvo Diamanti per capire quanti voti di classe media, di giovani, di imprenditori, di socialisti-liberali il Pd perderà qualora si alleasse con Mdp e rinnegasse le politiche degli ultimi 4 anni. Qual è il rischio, che rivinca Berlusconi e si rialzi lo spread? Perché, non accadrebbe lo stesso introducendo l’articolo 18 anche per le aziende sopra i 5 dipendenti, una roba che nemmeno Ingrao? Oltretutto, portando una pattuglia di eletti di Mdp in Parlamento, non è nemmeno sicuro che alla fine non siano queste le quinte colonne che andranno a sostenere un governo di minoranza del M5S, sulla falsa riga di ciò che sta già accadendo a Ostia. Capisco che tutto questo teatro si faccia per lasciare il cerino in mano della mancata alleanza a Mdp, ma il Pd non tiene conto di quanto bruci, sul piano dell’immagine, un simile cerino.

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Renault Clio Duel, la best seller tra le auto estere si dà alla moda – FOTO

Pon, 20/11/2017 - 18:16

La vettura straniera più venduta in Italia nei primi 10 mesi dell’anno rinnova l’operazione già effettuata un paio d’anni fa, ovvero si “cuce” addosso un abito Duel con tanto di personalizzazioni nel look sia degli esterni che dell’abitacolo. Cerchi in lega, sellerie e colori esclusivi, ma anche contenuti tecnologici aggiuntivi, dalla telecamera e sensori di parcheggio alla navigazione di ultima generazione fino alla radio DAB, giusto per citarne alcuni. Il tutto con 750 euro in più rispetto al prezzo d’attacco che è di 16.050 euro. Ma si tratta solo dell’ennesima serie speciale? Qualcosa di più in realtà, almeno stando ai numeri: dal 2015 ad oggi il 45% dei clienti Clio ha scelto una Duel (parliamo di 20 mila auto), che nelle previsioni della filiale italiana diventeranno il 60%. Il che significa che dare una connotazione “fashion” ai propri prodotti dà una bella spinta alle vendite. Ovviamente quando se lo possono permettere, come nel caso della Clio.

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Caserta, marito e moglie trovati sgozzati in casa a Parete. Fermato il figlio della coppia

Pon, 20/11/2017 - 18:06

Sgozzati mentre erano a letto. Un uomo e una donna, marito e moglie, sono stati trovati uccisi all’interno della propria abitazione a Parete, nel Casertano. Sono morti dissanguati. Nel pomeriggio il figlio della coppia, Graziano Afratellanza, è stato fermato per il duplice omicidio dei suoi genitori dopo essere fuggito a bordo di una Passat. A suo carico sono stati raccolti gravi indizi, tra questi un coltello a lama liscia compatibile con quella dell’omicidio, rinvenuto lungo una strada sterrata.

A dare l’allarme era stata una nuora. Le due vittime, Francesco Afratellanza e Antonietta Della Gatta, avevano rispettivamente 82 e 79 anni. I Carabinieri di Aversa e della stazione di Parete sono intervenuti intorno alle 9.30 nell’abitazione in via Scipione l’Africano. In un primo momenti i quotidiani locali avevano riportato la notizia che il figlio si fosse impiccato. Sicuramente in passato era stato sottoposto a un trattamento sanitario obbligatorio.

Secondo l’indagine, coordinata dalla pm Valeria Esposito della procura di Napoli Nord, all’origine del duplice omicidio potrebbe esserci un raptus di follia. La tragedia famigliare ha scosso la cittadina, 11mila abitanti nel casertano. A Parete si conoscono tutti e poco dopo l’arrivo delle forze dell’ordine al civico 18 di via Scipione l’Africano la notizia si è diffusa in tutto il paese.

“Li conoscevo personalmente. Parete è una piccola comunità e ci conosciamo tutti; con loro spesso chiacchieravamo, erano brave persone, molto umili, che facevano gli agricoltori; conosco anche il figlio, so che andava in campagna a lavorare, ed è in cura presso l’Asl per problemi psichici” ha raccontato il sindaco di Parete (Caserta), Gino Pellegrino. “Stamani ho saputo – riferisce ancora il sindaco – che in passato il figlio aveva subito un Tso (Trattamento sanitario obbligatorio, ndr); in ogni caso non se l’era mai presa con i genitori, che ripeto, sono persone che non hanno mai creato tensione”.

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Migranti, una condanna in appello per scafista: 4 anni e 2 mesi

Pon, 20/11/2017 - 18:04

Un anno fa l’assoluzione per entrambi considerati “scafisti” per forza. La corte d’Assise d’appello di Palermo ha condannato a 4 anni e 2 mesi per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e morte come conseguenza di altro reato Jammeh Sulieman, originario del Senegal. Confermata l’assoluzione per Dampha Bakary, gambiano. Per i due era stato chiesto l’ergastolo con l’accusa di omicidio plurimo.

I due migranti erano accusati di avere pilotato un gommone stracarico di altri migranti, 12 dei quali annegarono a luglio 2015 perché l’imbarcazione di fortuna si sgonfiò nel Canale di Sicilia, durante la traversata tra la Libia e la Sicilia. Il gup Gigi Omar Modica aveva applicato la discriminante dello “stato di necessità”, perché i due fecero da scafisti ma non decisero “autonomamente e liberamente di avventurarsi per il Mediterraneo alla guida di un mezzo di fortuna, carico all’inverosimile di persone”, con un centinaio di passeggeri in un natante di dieci metri. Tutto fu organizzato piuttosto da soggetti libici armati. Gli imputati erano difesi dagli avvocati Cinzia Pecoraro e Chiara Bonafede.

Foto di archivio

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Roma, caos al liceo Virgilio: dopo l’occupazione e le bombe carta è fuga degli iscritti. Fedeli: “Ripristinare dialogo”

Pon, 20/11/2017 - 17:51

È caos al liceo Virgilio di Roma. Dopo l’occupazione con tanto di festino dove circolavano droghe, il video hard girato a scuola e finito su internet, le bombe carta esplose nel cortile e il possibile rinvio dell’open day previsto il 15 dicembre, sulla vicenda interviene direttamente la ministra dell’Istruzione Valeria Fedeli. “Ho chiesto al direttore generale dell’Ufficio scolastico regionale per il Lazio di incontrare al più presto le rappresentanze dei genitori, delle studentesse e degli studenti, i vertici della scuola e gli insegnanti e di farsi promotore di un rinnovato dialogo all’interno dell’Istituto”, spiega la titolare del dicastero di viale Trastevere.

Uno stop che arriva in un momento di alta tensione e preoccupazione per il possibile calo del numero degli iscritti. Persino parlare con la dirigente Carla Alfano è impossibile. Il motivo? Si nega ai giornalisti: “Non può ricevere chiamate. Mi è stato detto di non disturbarla. Non possiamo proprio passare le telefonate, mi spiace. Aspetti un attimo”. Qualche secondo di attesa e poi: “Mi dicono che non ha volontà di rilasciare interviste. A lei non deve interessare chi le risponde, mi è stato detto di dire così. Buona giornata”. Tutto al Virgilio era cominciato con l’occupazione dell’istituto, dal 15 al 20 ottobre, negli stessi giorni in cui erano in corso i lavori per la messa in sicurezza del tetto crollato. In quelle ore dentro ai locali del liceo – come mostrano le foto diffuse sui social network – è successo di tutto compresa una festa con buttafuori, biglietto d’ingresso, spacciatori di pasticche e compresse di Xanax.

Ma non solo. Durante la festa ci sarebbe stato anche chi gestiva le chiavi delle aule per consentire a chi ne avesse bisogno di appartarsi. E in una di quelle aule che probabilmente sono stati registrate le immagini di due giovani in intimità. Il video è poi finito su whatsApp: chi lo ha registrato potrebbe a questo punto essere denunciato per produzione, diffusione di materiale pedopornografico e violenza privata. A destare la preoccupazione degli insegnanti, della dirigente e di molti genitori ci sono anche due bombe carta esplose nel cortile della scuola. Ed è per questo motivo che adesso sull’istituto scolastico capitolino inteviene direttamente la ministra Fedeli.

“I fatti emersi in questi giorni dalle cronache – dice la ministra – sono preoccupanti e meritano i dovuti approfondimenti. Abbiamo letto di episodi di spaccio, di bombe carta lanciate in cortile, di video rubati con minorenni coinvolti. Sono episodi che vanno condannati e affrontati con fermezza. Ci sono gli strumenti per prevenirli e sanzionarli, anche in ambito scolastico. Sono certa che la comunità educante del Virgilio saprà trovare le modalità per farlo. E che tutte le istituzioni coinvolte faranno la loro parte per aiutare a fare chiarezza. Per questo è urgente ripristinare il dialogo che si è interrotto fra le varie componenti della comunità scolastica. Arginando immediatamente anche la fuga di studentesse e studenti che stanno chiedendo il nulla osta per cambiare istituto”. A difendere la dirigente è intervenuto anche Mario Rusconi, vice presidente dell’Associazione nazionale presidi: “Occorre un’attenta riflessione non solo sulla situazione del Virgilio ma anche su quegli istituti occupati, spesso nell’indifferenza di chi deve intervenire, per evitare conseguenze pesanti come quelle del liceo romano”.

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Ema, Milano sempre in testa ma poi al sorteggio “con la monetina” e vince Amsterdam

Pon, 20/11/2017 - 17:50

Due buste, ma di fatto un sorteggio con la monetina. Non per scegliere in quale metà del campo di calcio giocare la partitella della domenica, ma per assegnare la nuova sede dell’Ema, l’Agenzia del farmaco persa da Londra a causa della Brexit. E la sorte ha premiato Amsterdam dopo che Milano – la cui candidatura era molto accreditata tanto che la possibile sede era stata già individuata nel vecchio Pirellone – era stata in testa alle prime due votazioni. “Grazie a Milano e grazie a tutti coloro che si sono impegnati per Ema, nelle istituzioni e nel privato. Una candidatura solida sconfitta solo da un sorteggio. Che beffa!” scrive il premier Paolo Gentiloni commenta su Twitter.

La delusione di Sala e Maroni e la rabbia dei leghisti
“C’è grande delusione ma anche la consapevolezza che si è fatto tutto quello che si poteva fare per avere un dossier di candidatura molto competitivo, lo si è visto nelle prime due votazioni. Dispiace, eravamo prontissimi” ha detto il presidente della Regione Lombardia, Roberto Maroni, in una conferenza stampa col sindaco di Milano, Giuseppe Sala, al Pirellone. “Veramente un po’ assurdo essere esclusi perché si pesca da un bussolotto. Tutto regolare ma non normale”, ha proseguito il sindaco di Milano. L’ex manager di Expo spiega che “è possibile che alla fine ci sia stato anche qualche accordo politico“. “La mia valutazione – ha precisato Sala – è che nelle prime due votazioni è stato fatto valere il valore dei dossier, mentre dalla seconda votazione in poi sono partite le telefonate tra governi“. “Pazzesco che una scelta che riguarda migliaia di posti di lavoro e due miliardi di indotto economico – dice Matteo Salvini – venga presa in Europa tramite sorteggio con lancio di una monetina, ennesima dimostrazione della follia con cui è governata l’Unione Europea. Prioritario per il prossimo nostro governo sarà  – ha dichiarato il leader della – ridiscutere i 17 miliardi all’anno che gli italiani versano a Bruxelles”. Per il titolare dello Sviluppo economico Carlo Calenda, la scelta del sorteggio è “quantomeno stravagante”, mentre il ministro della Salute Beatrice Lorenzin si dice “delusa” e “amareggiata” per la sconfitta al sorteggio “dopo due turni vinti”. Resta, aggiunge, “il valore della candidatura di Milano sul quale l’Italia ha fatto sistema”.

Alla terza votazione parità: 13 a 13
I criteri dell’assegnazione era noti a tutti: in caso di pareggio assoluto, si sarebbe passati alle ‘buste’. E l’ultima votazione si era conclusa proprio in parità: 13 voti per entrambe le città, dopo che Milano era stata in testa nei primi due turni. Decisiva l’astensione della Slovacchia, che aveva preso la stessa decisione al secondo turno. Bratislava, data tra le favorite perché accreditata dei voti dell’Est, era infatti uscita subito dalla competizione e da quel momento la Slovacchia si è astenuta. Al termine della seconda votazione, Milano aveva ottenuto 12 punti, Amsterdam 9 e Copenhagen 5. È facile pensare che, come avviene all’Eurovision Song Contest, che i voti di chi avrebbe preferito la capitale danese siano andati a quella olandese. Le città che si erano candidate ad accogliere l’Agenzia erano 19 ma, in mattinata, prima La Valletta e Zagabria e poi anche Dublino avevano ritirato la propria candidatura. Oltre a Milano, restavano in corsa Amsterdam, Atene, Barcellona, Bonn, Bratislava, Bruxelles, Bucarest, Copenhagen, Helsinki, Lille, Porto, Sofia, Stoccolma, Vienna e Varsavia. Il capoluogo lombardo era dato tra i favoriti e sembrava potesse contare anche sull’appoggio dei dipendenti dell’Authority: il 69%, in un questionario, l’aveva indicato come meta preferita.

Le stime tra indotto e business
Il bagaglio che porta con sé Ema è consistente: uno studio condotto dall’università Bocconi parla di un indotto di 1,7 miliardi di euro. Una stima per eccesso che tiene conto di diversi fattori. Innanzitutto il budget annuale di 325 milioni di euro destinato dall’Agenzia alla gestione ordinaria della struttura, dagli stipendi ai servizi. I consumi dei 900 dipendenti con le loro famiglie potrebbero raggiungere un valore complessivo di quasi 40 milioni di euro l’anno. A questi dati si sommano le ricadute dirette sulle imprese che intratterranno rapporti di lavoro con Ema, che potrebbero superare i 30 milioni l’anno. Nello studio, si è tenuto conto poi del fatto che l’Agenzia ogni anno organizza almeno 500 eventi con circa 60mila visitatori professionali, con un giro d’affari superiore ai 25 milioni di euro. Il grosso dovrebbe arrivare dai laboratori e siti di produzione – con relativi posti di lavoro – che le multinazionali già presenti sul territorio potrebbero decidere di creare grazie alla presenza di Ema. Senza contare il prestigio e la visibilità a livello internazionale.

Le ambizioni di Milano tra ricerca e salute
Come sede Milano aveva offerto il Pirellone, il palazzo che ospitava la Regione Lombardia: un grattacielo di 32 piani e oltre 24mila metri quadri a pochi passi dalla Stazione Centrale. Il capoluogo lombardo ha poi ottimi collegamenti ferroviari e aerei con le principali capitali europee e scuole d’eccellenza per le famiglie dei dipendenti. Sullo slancio di Expo 2015, la città della Madonnina vive un nuovo rinascimento, sia in termini di consumi che di turismo e prestigio internazionale. Milano punta ora a diventare un punto di riferimento europeo anche nel settore della salute e della ricerca: l’area espositiva di Expo si sta trasformando in un polo di ricerca, con un progetto di riconversione che prevede la creazione di un ‘Parco della Scienza’, con il nuovo campus dell’Università Statale, Human Technopole e l’ospedale Galeazzi. In cantiere c’è poi anche la Città della Salute e della Ricerca, un progetto di valenza internazionale che sorgerà nelle aree ex Falck di Sesto San Giovanni, dove si trasferiranno  l’Istituto Nazionale Neurologico Carlo Besta e l’Istituto Nazionale dei Tumori. A ciò si aggiunge il fatto che il settore farmaceutico in Italia dà lavoro a oltre 60mila persone, di cui 28mila proprio in Lombardia. L’arrivo dell’Agenzia del Farmaco sarebbe quindi un completamento di questo percorso, che permetterebbe alle aziende farmaceutiche lombarde di avere contatti diretti con Ema. Ma la monetina non poteva tenere conto di questo e neanche di altro.

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Molestie, Bisio al Fatto.it: “Il mio consiglio alle attrici? Non fate mai provini senza telecamere e da sole”

Pon, 20/11/2017 - 17:41

Ospite nella redazione del FattoQuotidiano.it Claudio Bisio, nelle sale cinematografiche dal 23 novembre con “Gli sdraiati”, il film diretto da Francesca Archibugi e tratto dal libro di Michele Serra. Intervistato dal direttore Peter Gomez e dal giornalista Davide Turrini l’attore ha anche commentato la vicenda di Fausto Bruzzi, in questi giorni sulle pagine di tutti i giornali per le numerose accuse di molestie sessuali ricevute

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