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Corruzione, blitz della Guardia di Finanza al Tar di Catania: indagato un giudice

Pet, 18/01/2019 - 14:26

Sono entrati al Tribunale amministrativo regionale di Catania per perquisirlo. È un blitz che manda in fibrillazione il mondo giudiziario etneo quello effettuato dalla Guardia di Finanza. A dare notizia della perquisizione è il quotidiano online livesicilia.it. La procura guidata da Carmelo Zuccaro ha iscritto nel registro deglii indagati il giudice del Tar Dauno Bastoni, con l’accusa di corruzione in atti giudiziari.

L’inchiesta è collegata alle dichiaraizioni degli avvocati Piero Amara a Giuseppe Calafiore. I due potenti legali di Siracusa – il primo ha anche difeso l’Eni – sono finiti nei mesi scorsi sotto inchiesta per associazione per delinquere finalizzata alla corruzione in atti giudiziari. Da allora hanno cominciato a riempire verbali su verbali, raccontando anche i retroscena del fascicolo su un fantomatico complotto per far cadere l’amministratore delegato dell’Eni, Claudio Descalzi, contestualmente imputato a Milano per la maxi tangente pagata in Nigeria nell’acquisto del giacimento Opl 245.

Anche la perquisizione negli uffici del Tar di Catania è legata ai racconti di Amara e Calafiore. A confermarlo è anche una nota della procura. “In relazione alla notizia   relativa alla perquisizione effettuate presso gli Uffici del Tar di Catania e riguardante il giudice Dauno Trebastoni, questo Ufficio rappresenta che la perquisizione presso i locali del Tar ha riguardato esclusivamente il predetto magistrato, indagato per il delitto di corruzione in atti giudiziari unitamente ad alcuni avvocati, tra i quali Amara e Calafiore”.

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Orgia si trasforma in rissa: poliziotto interviene e trova lì la moglie

Pet, 18/01/2019 - 14:23

Mentre il marito era al lavoro, la moglie si dava alla pazza gioia, convinta che non sarebbe mai stata scoperta. Mai avrebbe pensato infatti, che l’orgia a cui stava partecipando si sarebbe trasformata in una rissa e che, chiamata la polizia, sarebbe intervenuto proprio il marito. È successo in Messico, nella città di Ciudad Victoria, dove tre cadetti della polizia dello stato di Tamaulipasm, due donne e un uomo, dopo una serata a base di alcol hanno deciso di dare inizio a un rapporto sessuale a tre in uno degli hotel del centro città.

Come riporta Fanpage, secondo il quotidiano messicano La Prensa, alcuni testimoni sostengono che gli stessi dipendenti della struttura avrebbe “applaudito” agli inequivocabili rumori provenienti dalla stanza. Poi però, la situazione è degenerata e i giochi erotici si sono trasformati in una violenta rissa, che ha richiesto l’intervento della polizia. Ma fra le pattuglie intervenute, c’era anche quella del marito di una delle due donne che, quando ha visto la scena ha avuto un mancamento. Una volta ripresosi, l’uomo “ha mantenuto la professionalità” e ha arrestato i tre amanti con l’accusa di disturbo dell’ordine pubblico. I tre cadetti sarebbero stati detenuti in attesa di pagare una multa e coprire i danni degli hotel.

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Casalino dà a Salvini il cartello con la scritta “reddito di cittadinanza” e lui reagisce così: imbarazzo prima della foto

Pet, 18/01/2019 - 14:17

È il momento della foto di rito dopo il via libera al provvedimento che contiene le due riforme più importanti per Lega e 5 stelle: reddito di cittadinanza e quota 100. Al termine del consiglio dei ministri sono state illustrate le slide del “decretone” in una conferenza stampa con il presidente del Consiglio Giuseppe Conte e i due vicepremier. Quando è tutto pronto per lo scatto finale, Rocco Casalino si avvicina a Matteo Salvini per consegnargli il cartello che contiene anche la scritta “reddito di cittadinanza”. Ma il ministro dell’Interno opta per un’altra soluzione.

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Terra dei Fuochi, 18 anni in appello all’inventore delle ecomafie Chianese. Ma il reato di avvelenamento è prescritto

Pet, 18/01/2019 - 13:54

Una sentenza storica, anche se è arrivata tardi e non assicura alla giustizia tutti i colpevoli dello scempio che si è consumato nella Terra dei fuochi. Nel processo sulla discarica Resit di Giugliano in Campania la Corte d’Appello di Napoli ha condannato l’avvocato e imprenditore Cipriano Chianese, ritenuto l’inventore delle ecomafie per conto del clan dei casalesi, a 18 anni di carcere, due in meno rispetto ai venti inflitti in primo grado per disastro ambientale e traffico illecito di rifiuti con l’aggravante mafiosa. Condannati anche l’imprenditore dei rifiuti Gaetano Cerci e il geometra Alfani Remo (consulente incaricato da Chianese per la redazione di relazioni tecniche). Assolti, però, molti altri imputati. Tra questi l’allora sub commissario all’emergenza rifiuti in Campania Giulio Facchi e altri imprenditori casertani. Nel verdetto nomi e responsabilità portate alla luce per la prima volta negli anni Novanta grazie alla determinazione del poliziotto Roberto Mancini, il primo a indagare sullo sversamento illegale di rifiuti speciali nella Terra dei fuochi. Un’indagine che gli è costata la vita. Proprio a causa del continuo contatto con i rifiuti tossici e radioattivi, nel 2002 gli fu diagnosticato un tumore. È morto nel 2014. Ha fatto in tempo a vedere, nel 2011, la riapertura delle indagini, ostacolate per diversi anni, ma non la sentenza di primo grado, arrivata solo nel 2016.

CONDANNATO IL BROKER DEI RIFIUTI – Cipriano Chianese aveva gestito a lungo l’impianto nel quale vennero fatti confluire rifiuti di provenienza lecita e illecita che, in assenza di controlli adeguati, hanno trasformato quella discarica in una bomba ecologica. Era stato già arrestato nel 1993 (e poi assolto), ma aveva continuato a gestire il traffico illecito dei rifiuti e, l’anno dopo, si era candidato alla Camera con Forza Italia (elezioni perse per pochi voti). Un altro arresto nel 2006 e infine nel 2013, nell’ambito di un’indagine sulla cessione delle quote di una società di trasporti al fratello Francesco, che sarebbe avvenuta attraverso una estorsione aggravata dal metodo mafioso. Nel processo di secondo grado sulla discarica Resit è stato prescritto il reato di avvelenamento, mentre sono stati confermati quello di associazione camorristica e disastro ambientale. Accusa costata due condanne anche a Gaetano Cerci (15 anni), l’imprenditore dei rifiuti ritenuto legato in affari al clan dei Casalesi, in particolare della famiglia Bidognetti e al geometra Remo Alfani (10 anni di reclusione, due anni in meno rispetto al primo grado).

CONFERMATA SOLO IN PARTE LA SENTENZA DI PRIMO GRADO – La sentenza riconosce soprattutto Chianese come responsabile di quel disastro, assolvendo invece altri imprenditori del clan che si occuparono del traffico di rifiuti e i funzionari pubblici di vario livello che firmarono le ordinanze disponendo, a intervalli temporali quasi regolari, la riapertura della discarica. In primis Giulio Facchi, ex sub commissario all’emergenza rifiuti tra il 2000 e il 2004, assolto con formula piena “perché il fatto non costituisce reato”, mentre in primo grado era stato condannato a 5 anni e 6 mesi (la Procura aveva chiesto 30 anni). L’accusa era legata proprio al periodo in cui, per far fronte all’emergenza rifiuti in Campania, la Resit venne fatta riaprire. Sono stati assolti anche i tre imprenditori di casertani Generoso, Raffaele ed Elio Roma, che in primo grado erano stati condannati a 5 anni e mezzo (i primi due) e sei anni.

IL PROCESSO – Il processo d’appello è iniziato nel 2016. A novembre 2017, la Corte d’Assise ha accolto le richieste dei difensori di alcuni imputati, cui la Procura generale non si è opposta, disponendo una nuova perizia che accertasse se fossero effettivamente stati inquinati i suoli sottostanti alla maxi-discarica a cavallo tra le province di Caserta e Napoli. In primo grado la corte d’Assise non aveva mai disposto una propria perizia, affidandosi alle consulenze di parte depositate dal pm Alessandro Milita e dalla difesa degli imputati. Che giungevano a conclusioni opposte: i consulenti del pm confermavano la contaminazione di suoli e delle falde acquifere mettendola in relazione con la mancanza di coibentazione delle pareti della discarica (che negli anni ha provocato l’infiltrazione nel terreno di liquidi tossici prodotti dai rifiuti, come il percolato); secondo le perizie della difesa, invece, non c’erano elementi certi per provare l’inquinamento dei terreni. La perizia chiesta dall’allora presidente del collegio giudicante Domenico Zeuli, firmata dall’ingegnere ambientale Silvia Bonapersona, dal chimico Cesare Rampi e dal geologo ambientale Stefano Davide Murgese, è stata depositata a marzo 2017. E ha confermato la contaminazione. Tra l’altro ancora in atto.  “Le acque meteoriche – hanno scritto i tre professionisti torinesi – continuano a infiltrarsi nel corpo delle discariche generando un percolato che continua a compromettere la qualità dell’acqua di falda”. Nel documento, tra le altre cose, si segnalava che non erano ancora “completate le opere di messa in sicurezza permanente dei rifiuti mediante chiusura delle discariche”. Successivamente alcune udienze sono slittate a causa del cambio alla guida del collegio giudicante, che ha visto Roberto Vescia prendere il posto di Zeuli come presidente della quarta sezione della Corte di assise di appello.

TRA SODDISFAZIONE E AMAREZZA – “Oggi è un giorno importante per lo Stato e principalmente per i cittadini e tutti i giornalisti che hanno lottato e combattuto ogni giorno per arrivare a questa sentenza. Un grazie agli investigatori e alla magistratura napoletana”. Così il ministro dell’Ambiente Sergio Costa ha commentato la sentenza della Corte di Appello di Napoli, ricordando la legge ‘Terramia’ “per la quale siamo alle battute finali e che prevede proprio una parte ad hoc per la bonifica dei siti contaminati”. Ma nella Terra dei fuochi, per bonifica l’ambiente, ci vorranno anni. “Intanto, però, cominciamo a liberarla anche dai criminali che l’hanno avvelenata. Chi inquina deve pagare”, ha commentato il presidente della Commissione d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti (Ecomafie), Stefano Vignaroli. Si chiude una pagina drammatica per la Campania, un capitolo che avrebbe potuto essere interrotto prima, diversi anni fa e con molti morti in meno. Roberto Mancini iniziò nel 1994 a svolgere le prime indagini, che lo portarono a scrivere una preziosa informativa consegnata alla direzione distrettuale antimafia di Napoli. Era il 1996.

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Sorridi

Pet, 18/01/2019 - 13:24

(Continua a sorridere) – da Il Fatto Quotidiano #decretone #dimaio #salvini #m5s #lega  #natangelo

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Spese pazze Lombardia, condannati per peculato Renzo Bossi, Nicole Minetti e capogruppo Lega al Senato Romeo

Pet, 18/01/2019 - 13:15

Furono spese pazze con soldi pubblici. E per 52 dei 57 imputati del processo Rimborsopoli, tutti ex consiglieri ed ex assessori in Regione Lombardia (tranne uno), è arrivata una sentenza di condanna. I giudici della X sezione penale del tribunale di Milano ha condannato gli imputati a pene tra un anno e 5 mesi fino a 4 anni e 8 mesi.

I giudici hanno inflitto un anno e 8 mesi Massimiliano Romeo, attuale capogruppo della Lega in Senato, un anno e mezzo ad Angelo Ciocca, attualmente eurodeputato del Carroccio. Per entrambi la pena è sospesa ed è stata decisa la non menzione. Condannati anche Stefano Maullu, attualmente europarlamentare di Forza Italia, condannato a una pena di 1 anni e 6 mesi (pena sospesa e non menzione), e Alessandro Colucci, deputato del gruppo misto, condannato a 2 anni e 2 mesi. La pena più alta di 4 anni e 8 mesi per Stefano Galli, ex capogruppo della Lega in Regione. Assolti o prescritti invece 5 ex consiglieri. Condannati a due anni e sei mesi per Renzo Bossi, figlio di Umberto Bossi detto il Trota, e a un anno e 8 mesi l’ex igienista dentale di Silvio Berlusconi Nicole Minetti.

I difensori di alcuni imputati avevano chiesto il rinvio dell’udienza in attesa dell’entrata in vigore della legge Anticorruzione. Nei giorni scorsi era emerso che è stata approvata una modifica all’articolo 316 ter (indebita percezione) che potrebbe incidere sui processi peculato.  “Non commentiamo le sentenze, siamo soddisfatti che si sia concluso il processo” ha detto il pm di Milano Paolo Filippini, dopo la sentenza del processo durato oltre tre anni. “Se c’era un sistema, c’era certamente da 30 anni e loro lo hanno ereditato in buona fede – ha commentato l’avvocato Jacopo Pensa, legale di Romeo – Faremo appello noi puntiamo alla revisione delle condotte contestate perché per noi c’è la mancanza del dolo” nel peculato.
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Pm: “Nessuna buona fede”, chieste pene fino a 6 anni
L’8 marzo dell’anno scorso il pm Paolo Filippini aveva chiesto, sostenendo che non era possibile sostenere la “buona fede” degli imputati aveva chiesto ha chiesto la condanna di consiglieri, ex consiglieri ed ex assessori, per un totale di 145 anni di carcere, e un’assoluzione, quella dell’ex assessore Massimo Ponzoni. Quasi tutti sono accusati di peculato e
alcuni anche di truffa. Tra gli imputati Giorgio Puricelli, ex fisioterapista del Milan, Nicole Minetti, l’ex igienista dentale di Silvio Berlusconi; Renzo ‘Trota’ Bossi, il figlio del Senatur, l’ex capogruppo della Lega Stefano Galli, Davide Boni, l’ex Presidente del Consiglio regionale, Paolo Valentini Puccitelli, Angelo Giammario e Gianluca Rinaldin, Massimo Guarischi, Antonella Maiolo, Gianmarco Quadrini, Marcello Raimondi, Luciana Ruffinelli, Carlo Saffiotti, Mario Sala, Pierluigi Toscani e Sante Zuffada. Ma anche Massimiliano Romeo e Angelo Ciocca, rispettivamente capogruppo al Senato e eurodeputato della Lega, Stefano Maullu, europarlamentare di FI e Alessandro Colucci, segretario alla camera per il gruppo Misto.

Il pm, oltre a sottolineare come fosse illegittimo che il capogruppo attribuisse a ciascun consigliere un plafond extra, “un tesoretto personale” per le sue spese, ha spiegato che si è trattato di rimborsi “illeciti” poiché ciascun consigliere, oltre ad aver percepito 8.500 euro al mese per “le funzioni”, aveva in busta paga un’indennità di 6.000 euro tra diaria e spese di missione “omnicomprensive” e un diritto ai rimborsi per trasporti pari a 3.500 euro netti al mese. “Esistono consiglieri che non sono stati nemmeno sfiorati da questa indagine: non hanno speso un euro in più rispetto al budget assegnato e altri hanno speso pochissimo denaro e lo hanno giustificato in modo puntuale”. jwplayer("jwp-b8hqk4tg").setup({ playlist: [{"mediaid":"b8hqk4tg","description":"","pubdate":1547819784,"tags":"milano,ansa,lombardia,Rimborsopoli,filippini,giustizia e impunit\u00e0","image":"https:\/\/cdn.jwplayer.com\/thumbs\/b8hqk4tg-720.jpg","title":"Rimborsopoli Lombardia: condannati Bossi jr, Minetti e capogruppo Lega al Senato","variations":[],"sources":[{"type":"application\/vnd.apple.mpegurl","file":"https:\/\/cdn.jwplayer.com\/manifests\/b8hqk4tg.m3u8"},{"width":320,"height":180,"type":"video\/mp4","file":"https:\/\/cdn.jwplayer.com\/videos\/b8hqk4tg-2kLOQlpN.mp4","label":"180p"},{"width":480,"height":270,"type":"video\/mp4","file":"https:\/\/cdn.jwplayer.com\/videos\/b8hqk4tg-mgX5kRUd.mp4","label":"270p"},{"width":720,"height":404,"type":"video\/mp4","file":"https:\/\/cdn.jwplayer.com\/videos\/b8hqk4tg-DGOVPaTh.mp4","label":"406p"},{"type":"audio\/mp4","file":"https:\/\/cdn.jwplayer.com\/videos\/b8hqk4tg-jz9FGUIN.m4a","label":"AAC Audio"}],"tracks":[{"kind":"thumbnails","file":"https:\/\/cdn.jwplayer.com\/strips\/b8hqk4tg-120.vtt"}],"link":"https:\/\/cdn.jwplayer.com\/previews\/b8hqk4tg","duration":63}] });

Dalle aragoste alla nutella, tra le spese anche i gratta e vinci
L’inchiesta della Procura di Milano era stata chiusa il 5 marzo del 2014. Conti alla mano, secondo i pm, i soldi pubblici spesi allegramente e illecitamente ammontavano a poco più di 3 milioni di euro. Ma lo scandalo era scoppiato alla fine del 2012. Tra le spese gli uomini della Guardia di Finanza aveva rendicontato anche scontrini per comprare dolci in pasticceria oltre che per fare colazioni con brioche e caffè, noleggi auto e taxi, lecca lecca e anche biglietti gratta e vinci.  Soldi pubblici, secondo l’accusa, erano stati utilizzare per pagare cene a base di aragosta e sushi oppure merende con piadine e nutella. Nella lista della spese dei consiglieri erano finite anche cartucce usate per la caccia comprate e le immancabili ostriche. A sorpresa erano spuntati scontrini per l’acquisto di fuochi d’artificio da un rivenditore cinese. E poi computer e moltissimi articoli di elettronica, tra cui stampanti e web cam. Poi cene in pizzerie napoletane, l’acquisto di un ovetto Kinder sorpresa, carne in macelleria, oltre a giocattoli come un Pinocchio e una clessidra. Ma anche aerei di carta da 15 euro e sono indicati anche numerosi scontrini per comprare birra, grappe e panini, in bar in orari notturni.

Memorabili le richieste di rimborsi contestate a Nicole Minetti, tra cui compaiono creme e il libro Mignottocrazia di Paolo Guzzanti, ma anche quelle di Renzo Bossi. Tra il 2010 e il 2012 il figlio del Senatur avrebbe messo in conto spese videogiochi, Red Bull, gomme da masticare, cocktail come Mojito, Campari e Negroni, patatine, barrette ipocaloriche, giornali, sigarette, un iPhone, auricolari, un computer e il libro Carta Straccia di Giampaolo Pansa.

 

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Lorella Cuccarini risponde a Heather Parisi: “Dato che non si è ancora tolta l’auricolare dai tempi di Nemica Amatissima, parlo col suo suggeritore….”

Pet, 18/01/2019 - 13:08

Ci risiamo, l’ormai storica rivalità tra Lorella Cuccarini e Heather Parisi si arricchisce di un nuovo capitolo. La svolta sovranista di quella definita un tempo come la più amata dagli italiani ha suscitato ieri su Twitter la reazione della ballerina nata a Los Angeles: “Ci sono, in ordine rigorosamente di importanza, ballerine d’étoile, ballerine soliste e ballerine di fila e, da oggi, anche ballerine sovraniste. O forse no, solo sovraniste. H*”

A poche ore di distanza attraverso i social arriva la dura replica della Cuccarini: “Noto con piacere che Heather non si è ancora tolto l’auricolare dai tempi di “Nemica Amatissima” e dunque mi rivolgo direttamente al suggeritore “Umbi”: come mai una persona che da molto tempo ha lasciato l’Italia, per motivi che io non ricordo ma forse qualcun altro si, continua ad occuparsi, twittando da paradisi fiscali, di questioni dovrebbero riguardare chi in Italia vive, lavora e paga le tasse? Ah saperlo.”

Noto con piacere che H non si è ancora tolto l’auricolare dai tempi di “Nemica Amatissima” e dunque mi rivolgo direttamente al suggeritore “Umbi”… @heather_parisi pic.twitter.com/NQHCcOzr0T

— Lorella Cuccarini (@LCuccarini) 18 gennaio 2019

L’accusa alla Parisi è quella di essere “pilotata” da “Umbi”, vale a dire il marito Umberto Maria Anzolin con cui da tempo vive a Hong Kong. Il trasferimento della coppia aveva sollevato molte polemiche perché, secondo molti, sarebbe stato legato alla chiusura della conceria di famiglia e al mancato pagamento di alcuni debiti, con conseguenti problemi con il fisco. Ipotesi smentita dalla Parisi in un’intervista al settimanale Chi: “Non sono fuggita come qualcuno insinua: l’ho fatto per amore. A Hong Kong sono arrivata con la mia famiglia il primo gennaio 2011, senza eccessi e senza clamore, ma anche senza fughe o misteri, accompagnata dalla consapevolezza di iniziare, a 50 anni, l’ennesimo importante capitolo di una vita meravigliosa”.

Il nuovo round, come dicevamo, è nato dopo le dichiarazioni della Cuccarini al settimanale Oggi dove ha difeso il lavoro dell’attuale governo: “Ma quali politiche di destra? Ha fatto più cose di sinistra questo governo di quelli precedenti. Io vorrei che i miei figli fossero liberi di scegliere se andare fuori o rimanere in un Paese che offra loro delle possibilità. Invece qui non riesci a fare nulla, siamo in austerity, abbiamo un tasso di disoccupazione altissimo, 5 milioni di poveri. E mi dite che bloccare l’immigrazione è di destra? È sacrosanto”.

Non solo, la conduttrice aveva anche criticato Papa Francesco: “Sarebbe bello che il Papa si esprimesse anche su altre situazioni, oltre che sui migranti. Ci sono rimasta male quando ha detto ‘meglio atei e buoni, che cristiani e odiatori’. Per un cristiano, Cristo è fondamentale e il posto in cui lo incontri è la chiesa; e anche se sei un cattolico tiepido incontrare Cristo in quella eucaristia è la cosa più preziosa. Bisogna distinguere buoni e buonisti: i cattolici devono essere buoni, ma devono difendere i propri figli”.

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Google versa 40 milioni di dollari a Fossil per primeggiare negli smartwatch

Pet, 18/01/2019 - 12:58

L’azienda statunitense Fossil, storico marchio di orologi, ha ceduto a Google la proprietà intellettuale relativa alla tecnologia per smartwatch che sta sviluppando, e parte del gruppo di ricerca e sviluppo che ci sta lavorando. Per portarli a casa Google ha messo sul piatto un investimento di 40 milioni di dollari. Fossil è uno dei principali costruttori di smartwatch con sistema operativo Wear OS di Google. Nonostante gli investimenti, però, l’azienda non è riuscita finora a sfondare nel settore.

La battaglia nell’arena degli indossabili è tutt’altro che chiusa, e per guadagnare terreno più velocemente Google ha deciso di portare avanti il lavoro già iniziato da Fossil, fianco a fianco con i suoi sviluppatori. Stacey Burr di Goolge ha infatti dichiarato di avere “visto alcune tecnologie che stavano sviluppando e di avere pensato che potrebbero essere realizzate in modo più pervasivo se Google avesse questa tecnologia”.

Fossil non cessa la sua attività, proseguirà parallelamente a Google con il lavoro. 200 membri del suo team infatti resteranno al loro posto e proseguiranno il lavoro, che è legato all’acquisizione di Mistif fatta da Fossil nel 2015. Il capo della strategia digitale Greg McKelvey ha infatti spiegato in un’intervista che il progetto che bolle in pentola “si basa su qualcosa di estraneo alla nostra tradizione, è nuovo alla tecnologia di mercato e pensiamo che abbia caratteristiche e vantaggi inediti nella categoria”. Un aspetto a cui potrebbe avere dato grande importanza anche Google.

Ricordiamo che al momento il settore è dominato dagli Apple Watch, seguiti dai prodotti marcati Fitbit, quindi da quelli Samsung. Nel complesso parliamo di un mercato non ancora maturo, che fra luglio e settembre 2018 ha mosso 10 milioni di unità (4,5 milioni solo gli Apple Watch). La crescita rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente è innegabile (6 milioni di unità), ma le potenzialità di crescita sono ancora molto alte. Apple ha trovato la chiave per attirare molti dei clienti già acquisiti con gli iPhone e i computer Mac. Google sta ancora faticando per convincere la clientela Android ad acquistare smartwatch con Wear OS, complice la frammentazione del mercato.

L’investimento di 40 milioni di dollari è giustificato, nella misura in cui dovrebbe mettere a disposizione degli sviluppatori nuove tecnologie da sfruttare. Sul risultato è difficile fare previsioni perché sono passate poche ore dall’annuncio dell’accordo, e peraltro la transazione si chiuderà questo mese.

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Cagliari, Berlusconi dopo 12 anni torna sul predellino: “Realizzerò i vostri sogni”. Poi sbaglia la data delle elezioni

Pet, 18/01/2019 - 12:57

“Voglio contribuire a realizzare i progetti e i sogni che portate nel cuore per voi e per le persone a cui volete bene”. Cosi’ l’ex premier Silvio Berlusconi si è rivolto alla folla che lo ha accolto a Cagliari, al secondo e ultimo giorno di tour elettorale per le suppletive del 20 gennaio. Il leader di Forza Italia per parlare alla gente, assiepata intorno alla sua auto, è salito sul predellino del veicolo per vedere meglio la folla. La scena ha ricordato lo “storico” discorso di Berlusconi alla folla, il 18 novembre del 2007, a piazza San Babila, a Milano. Anche in quel caso fece il suo discorso dal predellino dell’auto. Poi ha risposto alle domande dei giornalisti: “Questo governo rappresenta il caos, è masochista nei confronti dell’Italia e degli italiani e sono irrazionali. Io non voglio mischiarmi, ne sto fuori. Parlo a chi non ha votato o ha espresso un voto di protesta”.

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Fabrizio Barca: “Le disuguaglianze sono state una scelta, la politica ha generato rabbia e paure. Ma c’è un’alternativa”

Pet, 18/01/2019 - 12:55

“Le disuguaglianze non sono effetto di cambiamenti fuori dal nostro controllo, ma sono frutto di scelte politiche che abbiamo fatto e continuiamo a fare”: così l’economista Fabrizio Barca, a Genova per l’inaugurazione della Rassegna “Parole per la città, diseguaglianze, lavoro, nuove tecnologie”. Già Ministro per la coesione territoriale durante il governo Monti, anche a seguito del frustrante tentativo di rinnovamento delle dinamiche di partecipazione del Partito Democratico, Fabrizio Barca è tornato alla ricerca e allo studio e, con la Fondazione Basso ha fondato il ‘Forum Disuguaglianze e Diversità‘. “Un think tank di ricercatori e associazioni di cittadinanza attiva impegnati a disegnare proposte generali per l’azione collettiva e pubblica tese a ridurre le disuguaglianze”.

Così nell’affollato incontro di Genova sono stati anticipati alcuni passaggi delle proposte del ‘Programma Atkinson per l’Italia‘ che il Forum condividerà a marzo proprio allo scopo di “diffondere pratiche che possano trasformare paura e rabbia attualmente predominanti nell’avanzamento verso una società più giusta”.

La sfida sarebbe dunque quella di approfittare di questa fase critica “per trovare politiche concrete capaci di tornare ad accrescere la giustizia sociale, partendo da quanto di buono è già stato fatto in passato e viene portato avanti sul territorio, ribilanciando i poteri e cercando di incidere sul senso comune”.

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Se Salvini, Bonafede & co. sbagliano come faceva Renzi

Pet, 18/01/2019 - 12:53

Hanno criticato in molti, negli ultimi giorni, su diverse testate giornalistiche e sui social, prima l’accoglienza di Cesare Battisti all’aeroporto di Ciampino, da parte di Matteo Salvini e di Alfonso Bonafede, poi il video postato da quest’ultimo su Facebook, un cortometraggio con uno stile, un commento musicale e un montaggio tipici del più trito marketing emozionale, quello da cui oggi persino i bambini riescono a prendere le distanze. Si è parlato di spettacolarizzazione indebita, di strumentalizzazione dell’evento a fini propagandistici e di cattivo gusto, dimenticando che in politica la spettacolarizzazione di cattivo gusto c’era anche prima di questo governo, c’è anche all’estero (molto), e spesso è additata come una colpa proprio da chi solo in quel momento non la mette in scena, ma è pronto a farlo alla prima occasione.

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Tutto normale, allora? Certo che no, perché in questo caso ci sono aggravanti di rilievo. Innanzitutto le critiche più pesanti sono arrivate dall’Unione delle Camere Penali Italiane (qui la rassegna stampa) e dalla Camera Penale di Roma, che presenterà un esposto per violazione dell’articolo 114 del Codice di procedura penale e dell’articolo 42 bis dell’ordinamento penitenziario. Che l’avvocato (civilista) Bonafede sia attaccato da associazioni di avvocati (penalisti) è indubbiamente un’aggravante.

Ma la cosa peggiore, per la comunicazione a più voci di questo governo – che per diversi mesi ha funzionato molto bene – è che sia lo show a Ciampino sia il cortometraggio “emotional” sembrano il segnale più grave di un crescendo di errori, da parte di Salvini innanzitutto, ma anche di Di Maio, Bonafede, Toninelli e tutta la compagnia. Un crescendo che – pericolosamente per loro – ricorda un po’ troppo quello di Matteo Renzi: forte, sempre più forte, fortissimo, fino all’ubriacatura di consensi, ma in modo sempre autoreferenziale, senza la capacità di fermarsi per ascoltare le critiche, senza mai fare attenzione ai segnali di disagio e preoccupazione da parte dei propri stessi elettori. Fino allo schianto finale.

Cosa vuol dire forte, sempre più forte, fortissimo? Per Renzi erano le apparizioni continue in tv, la sovraesposizione, i servizi nei magazine di gossip (vi ricordate Renzi su Chi con il carrellone della spesa?), le battutine a effetto, il continuo “io-io-io”, l’etichettare come “gufi” quelli che lo criticavano. Invece era lui a non vedere la realtà. Ebbene, Salvini, Di Maio, Bonafede & Co non sono ancora a questo punto, ma se continuano così rischiano di arrivarci.

Qualche esempio? Ho già scritto dei continui buongiorno e buonanotte di Salvini, sempre accompagnati da foto con piatti di pasta, dolcetti grassi, prelibatezze locali. Per un po’ quel cibo pop ha funzionato: mangio come voi, significava. Ma ora è troppo, ha stancato, basta. Soprattutto perché in Italia ci sono 5 milioni di poveri assoluti che mangiano poco e niente, magari alle mense di carità (quando riescono), e 9 milioni di poveri relativi, che fanno la spesa al discount dove le marche fotografate da Salvini non ci sono proprio.

Un errore analogo è stato il video di Capodanno, quello in cui Di Maio e Di Battista ci facevano gli auguri, con un sorriso esagerato, dalla montagna, con le piste da sci alle spalle, in un’atmosfera da vecchio cinepanettone: dite tanto di voler rappresentare gli italiani più disagiati, i più poveri, quelli che stanno male, e vi fate ritrarre in un luogo che per i poveri, i disagiati, quelli che stanno male è del tutto inaccessibile?

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E poi guardiamo i continui cambiamanti di divisa di Salvini. L’intenzione è, ancora una volta, dire sono come voi, indicare vicinanza alla categoria: la polizia, i vigili del fuoco, la polizia penitenziaria (in questo caso anche Bonafede ci è cascato). Uno ogni tanto ci può stare. Ma farlo in continuazione implica usare le divise come abiti da cambiare a seconda della festa, e quindi svilirle, togliere loro pregnanza simbolica. Non a caso alcuni rappresentanti delle varie categorie hanno già espresso il loro disagio.

Ebbene, gli errori capitano a tutti, chi non fa non sbaglia (lo ripetono gli stessi Salvini, Di Maio & Co). Ma la capacità di imparare dagli errori e di capire cosa c’è di vero nelle critiche, la capacità di trasformare le critiche in suggerimenti preziosi per correggersi, migliorarsi, per non ripetere più lo stesso sbaglio, sono fondamentali nella comunicazione come nella vita. È questa capacità che mancò a Renzi e lo portò a schiantarsi. È la stessa mancanza che comincio a vedere in Salvini, Di Maio, Bonafede & Co.

Insomma, i vari «Me ne frego» di Salvini, più che rivolti all’Europa e ai potentati contro cui di volta in volta si scaglia, sembrano sempre più spesso rivolti al suo stesso elettorato. E più che ricordarmi un lontano passato fascista, a me ricordano il passato recente dei “me ne frego” impliciti e silenziosi di Renzi, che non pronunciava le precise parole ma si comportava come se le avesse dette e lo faceva ripetutamente, senza mai fermarsi a riflettere. Fino a schiantarsi.

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Legittima difesa, Salvini: “Entro il mese di febbraio il parlamento approverà la legge”. Poi i bacioni ai detrattori

Pet, 18/01/2019 - 12:42

“In molti mi state chiedendo quando il parlamento approverà la legge sulla legittima difesa, dopo anni di chiacchiere: entro febbraio. L’obiettivo è che il sacrosanto diritto alla legittima difesa dei cittadini per bene, dei commercianti, degli imprenditori, degli agricoltori per bene sarà riconosciuto dalla legge italiana entro il mese di febbraio. Il mestiere del rapinatore sarà un pò più difficile e rischioso” Lo ha detto in diretta facebook il ministro dell’Interno Matteo Salvini.

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Lele Mora: “Sono stato ingenuo. Non ho denunciato perché se faccio un goccio di pipì fuori dal vaso è come se allagassi mezza Italia”

Pet, 18/01/2019 - 12:38

Sono stato ingenuo, non ho denunciato perché, come si vede dal risalto che sta avendo questa storia, se faccio un goccio di pipì fuori dal water è come se avessi allagato l’Italia. Avevo paura che il fatto mi si ritorcesse contro”, Lele Mora parla al Corriere della Sera dell’episodio avvenuto lo scorso maggio, quando era stato rapinato in un campo Rom a Milano dove era entrato, con 40 mila euro in tasca, in compagnia di un pregiudicato per acquistare una partita di champagne.

Una brutta storia scoperta per caso dalla polizia mentre indagava su un’altra vicenda. Sono state arrestate tre persone, tra cui Michele Cilla, vicino al clan Fidanzati di Cosa nostra, che lo avrebbe minacciato e costretto a rimborsargli 20 mila euro: “Sono andato lì convinto di incontrare un grossista di champagne, invece mi sono trovato in un campo rom dove mi hanno rapinato. Ho preferito dare i soldi che rischiare qualche colpo di pistola. Un grande spavento, ho tremato per una settimana intera. Ho rivissuto la rapina che avevo subito nel ‘98, quando in due mi hanno aspettato in casa e appena sono entrato mi hanno puntato una pistola contro. Hanno preso i soldi e i ricordi di famiglia. Momenti drammatici”, ha spiegato al giornale diretto da Luciano Fontana.

Il peggio però sembra essere passato: “Sono sereno e felice in questo periodo. Faccio ciò che mi piace fare. Lavoro nel mondo della tv, per Top Channel in Albania, la prima privata. Invece di comprare i format, ha comprato Lele Mora che da 40 anni fa tv e ha inventato grandi programmi di successo. Mi sembra di essere tornato negli anni 80. Ma non faccio solo quello. Creo programmi.”

“Per la verità ho cominciato il primo gennaio. Sto progettando. Rifarò cose che hanno avuto successo. Programmi di intrattenimento e giornalistici. Buona domenica, Verissimo, C’è posta per te, Mattino cinque, ma diversi”, ha aggiunto nel corso della chiacchierata. L’ex manager dei vip è anche impegnato in Bulgaria dove lavora al lancio del marchio di una banca. Ora Mora si trova in Puglia, a Barletta, dove lavora come consulente per alcuni imprenditori che producono scarpe in Albania.

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Film in uscita, da Glass a La Douler: cosa ci è piaciuto e cosa decisamente no

Pet, 18/01/2019 - 12:31

GLASS di M. Night Shyamalan. Con Bruce Willis, James McAvoy, Samuel L. Jackson. Usa 2019. Durata: 122’. Voto 3,5/5 (DT)

Il Dunn di Unbreakable è diventato “il Sorvegliante”, mantello nero e capellino, intento a seguire le tracce di Kevin, il killer con 24 personalità del film Split che, questa volta, ha rapito e incatenato quattro cheerleader. Dunn salva le ragazze, inizia uno spietato duello a suon di botte con Kevin, ma i due vengono fermati dalla polizia capitanata da una psicologa. Dunn e Kevin vengono rinchiusi in un manicomio dove è già “ospite” da tempo Elijah, l’uomo dalle ossa fragilissime di Unbreakable, immobile sulla sedia a rotelle, ma che con la mente riesce a fare cose incredibili. Compito della psicologa, che ha scoperto i loro punti deboli per poterli imprigionare, è spiegare ai tre “supereroi” che avere superpoteri è solo una loro convinzione. Ma i tre non sono dello stesso avviso. Il superhero movies che non ti aspetti, zeppo di twist e di capovolgimenti di fronte, con supereroi (rigorosamente made in Shyamalan) indeboliti e ricattabili. Abilità suprema della regia è quella di abitare in modo sinistro e ambiguo luoghi e spazi poveri e risicati, spingendo però al massimo la resa spettacolare. Lo showdown nel parcheggio del manicomio, invece di quello paventato in cima all’Osaka Tower, per mostrare al mondo la “stoffa” dei tre, è la cifra artigianale in sottrazione, significante e convincente di un blockbuster che fa marameo all’immortalità vuota di XMen e compagnia. Cameo (lungo) di Shyamalan in ferramenta. jwplayer("jwp-7kUfJPz1").setup({ playlist: [{"mediaid":"7kUfJPz1","description":"","pubdate":1547809286,"tags":"trailer,Film,cinema,glass","image":"https:\/\/cdn.jwplayer.com\/thumbs\/7kUfJPz1-720.jpg","title":"Glass, il trailer italiano","variations":[],"sources":[{"type":"application\/vnd.apple.mpegurl","file":"https:\/\/cdn.jwplayer.com\/manifests\/7kUfJPz1.m3u8"},{"width":320,"height":180,"type":"video\/mp4","file":"https:\/\/cdn.jwplayer.com\/videos\/7kUfJPz1-2kLOQlpN.mp4","label":"180p"},{"width":480,"height":270,"type":"video\/mp4","file":"https:\/\/cdn.jwplayer.com\/videos\/7kUfJPz1-mgX5kRUd.mp4","label":"270p"},{"type":"audio\/mp4","file":"https:\/\/cdn.jwplayer.com\/videos\/7kUfJPz1-jz9FGUIN.m4a","label":"AAC Audio"}],"tracks":[{"kind":"thumbnails","file":"https:\/\/cdn.jwplayer.com\/strips\/7kUfJPz1-120.vtt"}],"link":"https:\/\/cdn.jwplayer.com\/previews\/7kUfJPz1","duration":172}] });

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Disoccupato trova portafoglio con 900 euro e lo riconsegna: il proprietario lo fa assumere nella sua azienda

Pet, 18/01/2019 - 12:26

Avrebbe potuto tenere per sé il portafoglio. Invece lo ha consegnato al sindaco, che ha rapidamente rintracciato il proprietario, dirigente di un’azienda, ed è stato assunto. È successo a Cartigliano, paese di 3.800 anime in provincia di Vicenza, dove il gesto di un disoccupato originario del Marocco non è passato inosservato.

Omar Chamkou, 59 anni, senza lavoro da sei anni, domenica 13 gennaio stava passeggiando lungo la riva del fiume Brenta, quando si è imbattuto in un borsello abbandonato a terra: dentro c’erano 900 euro in contanti, oltre a documenti e carte di credito. L’uomo, in Italia da 30 anni, ha portato immediatamente il portafoglio al sindaco Guido Grego, che ha rintracciato il legittimo proprietario e ha pubblicato su Facebook una foto insieme a Omar con il commento: “Bravi, cittadini onesti”.

Felice per il ritrovamento, il proprietario, dirigente che lavora per la conceria Finco di Bassano del Grappa, ha deciso subito di ricompensare l’uomo, in Italia da 30 anni, organizzando per lui un colloquio di lavoro con il titolare. “Ci sembrava il minimo – spiega Bernardo Finco, che tra le sedi di Bassano e Montebello conta circa 120 dipendenti – , non aveva fatto domanda da noi ma aveva bisogno di lavoro e in questo momento il nostro settore offre opportunità. Lavorerà in reparto, inizia lunedì”.

Chamkou, padre di tre figli, aveva perso l’occupazione come operaio dopo che la sua azienda aveva chiuso, assorbita da una multinazionale. “Quella accaduta a Cartigliano in questi giorni è una storia bellissima con un finale da favola – ha commentato il sindaco -. Spero che raccontarla aiuti tutti a riflettere sull’importanza di tenere un comportamento onesto ed essere da esempio per i propri familiari e gli altri”.

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Mia Martini, parla la sorella Leda: “E’ stata una morte avvolta nel mistero. Credo sia giusto riparlarne. Ma il film “Io sono Mia” non rispecchia la verità”

Pet, 18/01/2019 - 12:12

La morte di Mia Martini, avvenuta il 12 maggio 1995, è da anni avvolta nel mistero. Le ipotesi di suicidio sono state più volte smentite dalle sorelle Olivia, Loredana e Leda, quest’ultima torna sull’argomento in un’intervista al settimanale Spy: “Io e Loredana abbiamo visto sul cadavere di nostra sorella dei lividi sia sulle braccia sia sulle gambe. Il che fa pensare a una discussione piuttosto violenta con qualcuno, forse con nostro padre a cui si era riavvicinata? Lui è sempre stato violento.”

Accuse precise, non per la prima volta, nei confronti del genitore: “E poi perché, subito dopo i funerali, senza dire niente a nessuno, lui ha fatto cremare il corpo? Devono ancora darmi delle spiegazioni. È stata una morte avvolta nel mistero, ci sono troppi punti oscuri, anche se sono passati tanti anni credo sia giusto riparlarne“, ha aggiunto Leda Bertè. I riflettori si sono accesi nuovamente sul caso Mia Martini anche per la presenza nelle sale cinematografiche di “Io sono Mia“, film a lei dedicato in onda il 12 febbraio su Rai1: “L’idea di fare un film su mia sorella, Mia Martini, è stata mia. Tre o quattro anni fa ho incontrato Luca Barbareschi, che ora ha prodotto il film “Io Sono Mia”, e gli ho consegnato un progetto per fare qualcosa su Mimì. Tant’è vero che avevo già scritto tutta la storia dei Bertè e avevo depositato alla Siae il fascicolo. Eppure, nonostante questo, non sono stata interpellata per la sceneggiatura, a differenza delle mie sorelle Loredana e Olivia”.

Un prodotto che non ha convinto la sorella maggiore di Mimì che non risparmia critiche nemeno alla protagonista Serena Rossi: “Sono convinta che questo film non rispecchi la verità sulla vita della mia famiglia e di Mimì. Loredana e Olivia, le più piccole, non possono sapere tante cose della nostra famiglia. E poi ho intravisto la ragazza che la interpreta, Serena Rossi. Sarà pure brava a cantare, ma non ha niente a che vedere con Mia Martini, ovviamente. Fanno un film su Mimì e fanno cantare le sue canzoni a un’altra? Almeno come sottofondo potevano lasciare le voci originali”, ha spiegato a Spy.

Infine la Bertè boccia l’atteggiamento di Claudio Baglioni: “Durante l’ultimo Sanremo non ha neanche consegnato il premio Mia Martini sul palco, l’ha fatto passare sotto silenzio: queste cose non si fanno. Quel premio è stato istituito proprio per dare risalto alla memoria di Mimì e chi conduce il Festival ha il dovere di parlarne”. In realtà, da sempre, il premio annunciato in onda viene poi consegnato in sala stampa, essendo stato assegnato dai giornalisti.

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Maturità 2019, le materie della seconda prova: al Classico latino e greco, allo Scientifico matematica e fisica

Pet, 18/01/2019 - 12:04

Debutta alla maturità 2019 la seconda prova mista, cioè multidisciplinare e comprensiva delle due materie caratterizzanti l’indirizzo di studi, fatta eccezione per quegli indirizzi in cui la disciplina caratterizzante è una sola. Al liceo classico sono previsti Latino e Greco, mentre Matematica e Fisica saranno le materie del secondo giorno d’esame allo Scientifico. E ancora Scienze umane e Diritto ed Economia politica per il Liceo delle Scienze umane – opzione economico sociale, Discipline turistiche e aziendali e Inglese per l’Istituto tecnico per il turismo, Informatica e Sistemi e reti per l’Istituto tecnico indirizzo informatica, Scienze degli alimenti e Laboratorio di servizi enogastronomici per l’Istituto professionale per i servizi di enogastronomia. L’elenco completo delle discipline oggetto della prova è disponibile da oggi sul sito del Ministero.

“Comunichiamo le materie con largo anticipo – ha detto il ministro dell’Istruzione Marco Bussetti nel video di annuncio pubblicato su Facebook, rivolgendosi agli studenti -. Come sapete da quest’anno ci sono delle novità. Per questo da ottobre abbiamo cominciato a fornire tutte le informazioni utili per le prove a voi e ai vostri docenti. Per sostenervi nella vostra preparazione organizzeremo delle simulazioni della prima e della seconda prova. Si svolgeranno nei mesi di febbraio, marzo e aprile“.

Già pronte anche le date delle simulazioni, il 19 febbraio e 26 marzo. È la prima volta che il Miur le organizza. La volontà è quella di sostenere il più possibile ragazzi e docenti nella preparazione del nuovo esame, nel quale sarà eliminata la terza prova. Con un’apposita circolare saranno fornite alle scuole tutte le indicazioni operative. Intanto il Ministero ha già pubblicato, nel mese di dicembre, alcuni esempi di traccia, sia per la prima che per le seconde prove. Per illustrare a studenti e docenti le nuove regole sono stati effettuati anche specifici incontri sul territorio. Bussetti si è confrontato con oltre 300 studenti a Milano e nuovi momenti di incontro saranno organizzati con i ragazzi a febbraio e marzo. La prima prova si terrà il 19 giugno, la seconda il 20.

L’orale – Il decreto con le materie pubblicato oggi illustra anche le modalità di svolgimento del colloquio orale che sarà, come sempre, pluridisciplinare. La commissione partirà proponendo agli studenti di analizzare testi, documenti, esperienze, progetti, problemi che saranno lo spunto per sviluppare il colloquio. I materiali di partenza saranno predisposti dalle stesse commissioni, nei giorni che precedono l’orale, tenendo conto del percorso didattico effettivamente svolto dagli studenti descritto nel documento che i Consigli di classe consegneranno come ogni anno in vista degli esami. Il giorno della prova, per garantire la massima trasparenza e pari opportunità ai candidati, saranno gli stessi studenti a sorteggiare i materiali sulla base dei quali sarà condotto il colloquio. Durante l’orale i candidati esporranno anche le esperienze di alternanza scuola-lavoro svolte. Una parte del colloquio riguarderà, poi, le attività fatte nell’ambito di ”Cittadinanza e costituzione”, sempre tenendo conto delle indicazioni fornite dal Consiglio di classe sui percorsi effettivamente svolti. Sia la prima che la seconda prova scritta, da quest’anno, saranno corrette secondo griglie nazionali di valutazione che sono state diffuse nel mese di novembre. Nel decreto con le materie pubblicato oggi sono individuate anche le discipline affidate a commissari esterni.

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Audiweb: grazie allo smartphone gli italiani navigano di più in Internet

Pet, 18/01/2019 - 12:01

Sono ormai lontani i tempi in cui gli italiani usavano poco Internet e i tanti servizi offerti dalla rete. Grazie alla capillare diffusione degli smartphone, oggi i cittadini che accedono al web tramite browser mobile sono 22,5 milioni (il 69% degli utenti online), quelli che navigano tramite app installate sul proprio smartphone sono stati 27 milioni (l’82,6% degli utenti totali online).

Sono questi i dati più rilevanti contenuti nella relazione Audiweb relativa al mese di novembre 2018, che fotografa la presenza online degli italiani. Dati che suggellano (se ce ne fosse bisogno) la situazione di crisi dei PC convenzionali, siano essi notebook o desktop. A usare il computer per navigare online, infatti, nel periodo di riferimento sono stati solo 11,6 milioni.

Il succo della relazione è comunque positivo, perché a prescindere dal supporto usato per accedere a Internet, gli italiani sfruttano sempre di più le risorse online. Non c’è nemmeno più la discrepanza di un tempo fra i dati regionali: nel giorno medio era connesso online il 55,9% della popolazione dell’area Nord Ovest (8,9 milioni), il 54% dall’area Nord Est (5,8 milioni), il 57% dall’area Centro (6,5 milioni) e il 54,4% dell’area Sud e Isole (11,8 milioni). Grazie alla rete mobile, e a un costo del traffico dati sempre più accessibile sugli smartphone, la mancanza di connessioni cablate efficienti nelle abitazioni non è più una discriminante.

Per il resto, Audiweb calcola che gli italiani a novembre hanno navigato in media per 3 ore e 16 minuti a testa. Le donne hanno dedicato qualche minuto in più degli uomini alla consultazione di contenuti Web, e i cittadini nella fascia d’età compresa fra 18 e i 44 anni hanno speso più tempo online (oltre 3 ore) di quelli fra i 55 e i 64 anni (circa 2 ore e 40 minuti).

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John Bercow e il disperato tentativo di mantenere la calma durante il voto sulla Brexit: il suo “ordeeer” è già un cult

Pet, 18/01/2019 - 11:55

Alla House of Commons è il 15 gennaio, il giorno del voto sull’accordo tra Londra e Bruxelles sulla Brexit. L’intesa ottenuta da Theresa May verrà poi bocciata dalla maggioranza del Parlamento aprendo allo scenario del no deal. Lo speaker John Bercow deve fare di tutto per cercare di mantenere la calma e permettere che il dibattito vada avanti: le sue esclamazioni, da “zen” a “order“, sono diventate virali in tutto il Regno Unito.

Per Bercow, dal 1997 in Parlamento ed eletto speaker nel 2009, l'”order” era già un marchio di fabbrica. Da quando riveste questo ruolo, spesso richiami i membri per il loro comportamento “rumoroso e infantile” e continua serenamente a tentare di richiamarli all’ordine. È diventato un’icona anche per le sue cravatte, che indossa insieme all’abito nero al posto del vecchio vestito del presidente della Camera.

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Morgan torna in Rai. Giovedì 24 gennaio condurrà lo speciale “Freddie”, dedicato ai Queen. Poi arriverà The Voice

Pet, 18/01/2019 - 11:54

Morgan torna in Rai, l’ufficialità arriva da Rai2. Giovedì 24 gennaio l’artista sarà alla conduzione di “Freddie”, uno speciale dedicato ai Queen e allo storico concerto del 1981 al Forum di Montreal che portò alla realizzazione del doppio album e del dvd “Queen rock Montreal”. Il direttore Carlo Freccero cavalca l’onda del grande successo del film “Bohemian Rhapsody” affidando a Marco Castoldi, nome d’arte dell’ex giudice di X Factor, le incursioni narrative e l’analisi dei brani musicali proposti dalla rockband nel leggendario concerto.

Non solo, lo speciale si soffermerà sulla storia dei Queen e sul look del frontman, sarà curato dal capostruttura Daniele Cerioni e fimato dall’autrice Cristiana Turchetti. Giovedì dovrà sfidare il debutto della nuova edizione de L’Isola dei Famosi e la fiction Che Dio ci aiuti che anche ieri ha ottenuto quasi sei milioni di telespettatori e il 26% di share. Morgan si avvicina, dunque, al ruolo di coach di The Voice of Italy: “Ho messo a punto il talent con Simona Ventura che partirà il 16 aprile e dove spero di avere in giuria Asia Argento e Morgan. Lo spero, è un sogno”, ha dichiarato Freccero a Panorama.

Castoldi negli ultimi anni ha avuto con la Rai un rapporto turbolento e altalenante, l’ultima sua presenza sulla prima rete del servizio pubblico era avvenuta nel 2017 a Ballando con le stelle dove aveva partecipato come ballerino per una notte dopo la rottura con Maria De Filippi e Amici. L’esilio, se così si può definire, era iniziato nel 2010 con l’esclusione dal Festival di Sanremo dopo aver dichiarato di consumare crack. Dopo sei anni era tornato sul palco dell’Ariston con i Bluvertigo ma aveva poi scritto a Roberto Fico, allora presidente della Commissione di Vigilanza Rai, per sottolineare l’indifferenza dell’azienda di Viale Mazzini verso di lui e i suoi progetti.  Prima di sbarcare a The Voice potrà mettersi alla prova con lo speciale su Freddie Mercury, in simulcast alle 21.20 su Radio 2, il pubblico apprezzerà?

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