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Alla Lavagna, Vladimir Luxuria: “Hanno spostato di nuovo la puntata con me protagonista: forse certi temi sono scomodi perfino per Rai3”

Tor, 11/12/2018 - 11:17

Alla Lavagna!“, programma in onda nell’access prime time su Rai3, torna nuovamente al centro delle polemiche dopo essere stato accusato dalla critica di offrire spazio per operazioni simpatie ai politici di ogni fazione “usando” televisivamente i bambini. Questa volta ci ha pensato Vladimir Luxuria che non ha gradito un nuovo spostamento della puntata che la vede protagonista: “Ho appena saputo che per la seconda volta il programma “Alla Lavagna” previsto su Rai3 in cui parlo di bullismo e omofobia in una classe con i bambini è stato spostato, non so quando e se andrà in onda: forse in questo periodo certi temi sono troppo scomodi persino per Rai3?”.

L’ex parlamentare usa un tono duro lanciando accuse precise nei confronti della rete diretta da Stefano Coletta, nel tardo pomeriggio la Rai3 replica alle accuse attraverso una nota stampa precisando che lo slittamento della puntata è avvenuto “esclusivamente per ragioni di palinsesto, l’ultima settimana di programmazione di ‘Alla lavagna’ dall’access feriale di dicembre si sposterà nella seconda serata del sabato di gennaio. Dal 12 gennaio al 9 febbraio le puntate di ‘Alla lavagna’ che hanno come protagonisti Paolo Cirino Pomicino, Vladimir Luxuria, Nicola Molteni, Daniela Santanche’ e Maurizio Landini andranno quindi in onda subito dopo ‘Le parole della settimana’.”

Il comunicato continua sottolineando poi l’impegno della rete su queste tematiche: “E’ sorprendente che una scelta tecnica di palinsesto possa aver suscitato tanto clamore, proprio nei confronti di una Rete come Rai3 che recentemente ha dedicato “Stato civile” alle unioni civili e “Storie del genere” ai percorsi di transizione di genere. Una  Rete che da sempre fa servizio pubblico dando spazio a tutte le voci.

Luxuria, fresca di partecipazione a Tale e Quale Show, ha nuovamente replicato usando i 280 caratteri di Twitter: “Rai3 fa sapere adesso che la puntata dove sarò io Alla Lavagna la spostano non solo a gennaio ma soprattutto dalle 20.20 alle 22.30: peccato perché a cena era proprio l’orario in cui l’avrebbero vista i bambini ai quali parlavo di bullismo: meglio mandare prima i bimbi a letto?”.

 

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Manovra, Conte: “Europa superi rigorismo miope, così non si combatte l’instabilità”

Tor, 11/12/2018 - 11:15
“Se populismo è ridurre lo iato tra popolo ed elités, restituendo al popolo la sovranità, rivendichiamo di essere populisti”. Così il premier Giuseppe Conte nel corso dell’informativa alla Camera in vista del Consiglio Ue. Parole poco apprezzate dai banchi Pd, dai quali non sono mancate polemiche. Conte ha ricordato come sulla manovra “saranno quantificati i costi delle misure” che più preoccupano la Commissione europea. E ancora: “Non andrò con il libro dei sogni“. Alle parole di Conte però, sono seguite le proteste dem: “Ma se la manovra ancora non c’è, noi che cosa abbiamo approvato?”, ha attaccato Delrio, dopo l’informativa del premier Giuseppe Conte.  “Abbiamo appreso che i saldi cambieranno eppure noi abbiamo approvato qui delle tabelle con previsioni di crescita e di saldi occupazione, che se cambiano i saldi andranno riviste. Cosa ci avete costretti ad approvare una manovra che come dice lei cambierà?”, ha aggiunto. Per poi concludere: “Se la manovra del popolo è cosi’ importante sarebbe importante che anche il Parlamento la conoscesse”.

 

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Roma, incendio in deposito rifiuti Ama Fumo nero sulla città. Comune: “Tenere finestre chiuse”. Raggi: “L’Italia ci aiuti”

Tor, 11/12/2018 - 11:00

Un vasto incendio è divampato nella notte in un capannone adibito a deposito rifiuti nell’impianto Ama di via Salaria a Roma. Le fiamme – secondo le prime informazioni – sarebbero scoppiate nell’area di ricezione della spazzatura, dove scaricano i camion. Non sono note al momento le cause del rogo, contro il quale combattono 12 squadre dei vigili del fuoco, per un totale di circa 40 uomini.

“In seguito all’incendio nell’impianto Tmb Salario, per ragioni precauzionali, le raccomandazioni sono di chiudere le finestre laddove si percepisce odore, ma soprattutto evitare attività all’aria aperta ed evitare di consumare prodotti colti nell’area circostante all’incendio”, avverte il Campidoglio in una nota. Dall’area interessata dall’incendio, infatti, si è alzata una colonna di fumo denso, visibile anche da altre zone della Capitale, mentre l’odore acre ha invaso la zona e quelle vicine, da Fidene al Tufello.  jwplayer("jwp-af8ZSSSc").setup({ playlist: [{"mediaid":"af8ZSSSc","description":"","pubdate":1544517195,"title":"Maxirogo a Roma, 40 pompieri al lavoro","image":"https:\/\/cdn.jwplayer.com\/thumbs\/af8ZSSSc-720.jpg","variations":[],"sources":[{"type":"application\/vnd.apple.mpegurl","file":"https:\/\/cdn.jwplayer.com\/manifests\/af8ZSSSc.m3u8"},{"width":320,"height":180,"type":"video\/mp4","file":"https:\/\/cdn.jwplayer.com\/videos\/af8ZSSSc-2kLOQlpN.mp4","label":"180p"},{"width":480,"height":270,"type":"video\/mp4","file":"https:\/\/cdn.jwplayer.com\/videos\/af8ZSSSc-mgX5kRUd.mp4","label":"270p"},{"width":720,"height":404,"type":"video\/mp4","file":"https:\/\/cdn.jwplayer.com\/videos\/af8ZSSSc-DGOVPaTh.mp4","label":"406p"},{"type":"audio\/mp4","file":"https:\/\/cdn.jwplayer.com\/videos\/af8ZSSSc-jz9FGUIN.m4a","label":"AAC Audio"}],"tracks":[{"kind":"thumbnails","file":"https:\/\/cdn.jwplayer.com\/strips\/af8ZSSSc-120.vtt"}],"link":"https:\/\/cdn.jwplayer.com\/previews\/af8ZSSSc","duration":127}] });

“L’impianto Tmb è completamente compromesso. Che il fumo sia tossico è evidente perché brucia spazzatura, olio e plastica, ma i vigili del fuoco ci hanno tranquillizzato sul fatto che si sta dirigendo verso zone non abitate. Quindi al momento non siamo allarmati per questo. Per precauzione però l’asilo vicino al Tmb è stato chiuso”, ha spiegato presidente del Municipio III Giovanni Caudo. jwplayer("jwp-yg7NIdFm").setup({ playlist: [{"mediaid":"yg7NIdFm","description":"di Agenzia Vista","pubdate":1544524897,"tags":"rifiuti,roma,rogo,salaria","image":"https:\/\/cdn.jwplayer.com\/thumbs\/yg7NIdFm-720.jpg","title":"Incendio in un impianto di rifiuti sulla Salaria, l'impressionante nube nera ripresa dalle case Unlisted","variations":[],"sources":[{"type":"application\/vnd.apple.mpegurl","file":"https:\/\/cdn.jwplayer.com\/manifests\/yg7NIdFm.m3u8"},{"width":320,"height":180,"type":"video\/mp4","file":"https:\/\/cdn.jwplayer.com\/videos\/yg7NIdFm-2kLOQlpN.mp4","label":"180p"},{"width":480,"height":270,"type":"video\/mp4","file":"https:\/\/cdn.jwplayer.com\/videos\/yg7NIdFm-mgX5kRUd.mp4","label":"270p"},{"width":720,"height":406,"type":"video\/mp4","file":"https:\/\/cdn.jwplayer.com\/videos\/yg7NIdFm-DGOVPaTh.mp4","label":"406p"},{"type":"audio\/mp4","file":"https:\/\/cdn.jwplayer.com\/videos\/yg7NIdFm-jz9FGUIN.m4a","label":"AAC Audio"}],"tracks":[{"kind":"thumbnails","file":"https:\/\/cdn.jwplayer.com\/strips\/yg7NIdFm-120.vtt"}],"link":"https:\/\/cdn.jwplayer.com\/previews\/yg7NIdFm","duration":28}] });

La procura di Roma ha avviato un’indagine. In base a quanto si apprende il pm Carlo Villani, già titolare di un fascicolo sulla struttura nel quale si ipotizzava il reato di inquinamento ambientale e attività di rifiuti non autorizzata, si è recato per un sopralluogo sul luogo dell’incendio. Al momento, spiega chi indaga, è ancora prematuro stabilire la natura dolosa o colposa del rogo. A piazzale Clodio si attendono anche le informative delle forze dell’ordine intervenute.

Sul poso è arrivato il ministro dell’Ambiente Sergio Costa, che ha tenuto una conferenza stampa con la sindaca Virginia Raggi. “Lascia perplesso che proprio ora che si stava affrontando il problema, è scoppiato l’incendio – ha detto il ministro – Non faccio sillogismi, ma ha il dovere di essere scocciato di questa vicenda”. Una rappresentanza dei comitati che lottano per la chiusura dell’impianto è riuscita a entrare nel luogo della conferenza e ha chiesto le dimissioni della sindaca.

Sul posto da questa mattina ci sono anche i tecnici di Arpa Lazio per monitorare la qualità dell’aria e in Campidoglio è stata convocata una cabina di regia con la Protezione Civile e il Dipartimento comunale tutela ambientale per fare il punto della situazione è prendere i dovuti provvedimenti. La Regione ha fatto sapere “le prime misurazioni effettuate da Arpa Lazio nelle tre centraline vicine al Tmb Salario non registrano valori fuori norma per quanto riguarda l’inquinamento dell’aria. Le tre centraline della rete fissa di monitoraggio più vicine all’impianto sono: Bufalotta, Villa Ada, Francia. I dati orari dei parametri di biossido di azoto, monossido di carbonio, biossido di zolfo e benzene risultano in linea con quelli misurati nelle giornate precedenti e al di sotto dei limiti di legge”.

Il vento, poi, ha fatto propagare le fiamme verso l’area del trattamento. Al momento non risultano né feriti né intossicati. Si stimano danni importanti, non solo nella parte della ricezione ma anche in quella del trattamento dei rifiuti. Sul posto stanno arrivando i camion per trasportare in un altro luogo le balle di cdr dall’impianto e sgomberare quella parte del sito. Per la Capitale, ora, potrebbe aprirsi un capitolo legato allo smaltimento dell’indifferenziata. Non a caso, la sindaca Raggi ha lanciato un appello “a tutte le città del Lazio e alle altre Regioni per collaborare in questo momento, soprattutto alla vigilia di Natale, per supportare Ama nel risolvere temporaneamente e nel minor tempo possibile questa situazione”. Un invito chiaro agli altri territori ad aiutare la municipalizzata romana attraverso la ricezione dei rifiuti che venivano trattati nel Tmb Salario.

“L’impianto andava chiuso prima, ora ovviamente non potrà arrivarci più nulla e bisognerà affrontare seriamente e tutti insieme la questione rifiuti di Roma, affinché l’immondizia che non riesce più ad arrivare qui non finisca per strada”, aggiunge Caudo. Si tratta, spiega, di “quasi il 25% dell’indifferenziata di Roma” ed è “impossibile rimettere in funzione il Tmb perché tutti i macchinari sono compromessi e per spegnere completamente, come ci hanno spiegato i vigili del fuoco, ci vorranno un paio di giorni”.

I residenti, che da mesi protestano contro esalazioni e cattivo odore, sono disperati. “Siamo rinchiusi in casa con le finestre chiuse – racconta Simonetta Anaclerio, presidente del Comitato di quartiere Nuovo Salario – non possiamo andare al lavoro e ci dobbiamo muovere con le mascherine”, continua. “I bambini vanno a scuola a 100 metri da lì. Non sappiamo come muoverci, ci sono elicotteri che ci sorvolano sulla testa costantemente. Siamo in uno stato di agitazione e non ci hanno dato indicazioni. La sindaca Virginia Raggi non ci dice nulla”. “Avevamo denunciato – aggiunge – che era anche arrivata la voce che qualcuno voleva dar fuoco, ma ovviamente non possiamo sapere se l’incendio è doloso o no. Potrebbe anche trattarsi di autocombustione”. “Qui – prosegue – è come la Terra dei fuochi a Napoli perché siccome nel Tmb non c’entrava più niente, l’hanno lasciata fuori l’immondizia e sotto ci sono le falde acquifere del Tevere”.

“Questo incendio – dichiara Paolo Cento di Liberi e Uguali – è la conferma che non bisogna più perdere tempo nel decidere l’immediata chiusura dell’impianto Tmb di via Salaria. Ognuno ora si prenda le proprie responsabilità. Da Ama , Comune di Roma e Regione Lazio ci aspettiamo atti chiari e non il solito scaricabile a cui abbiamo assistito negli ultimi anni”. In realtà la Regione Lazio, almeno finora, sembrava più che intenzionata a prorogare i permessi sia per l’impianto di via Salaria sia per quello di Rocca Cencia.

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Anche Instagram supporta i messaggi vocali, si salvi chi può

Tor, 11/12/2018 - 10:53

I messaggi vocali sbarcano anche su Instagram. Dopo WhatsApp, Snapchat, iMessage e Facebook Messenger, adesso anche l'”app delle foto” permette di registrare e inviare messaggi vocali ai propri contatti. Nel bene e nel male, il successo di questo metodo di comunicazione sta spingendo tutti i social ad adeguarsi, Instagram è solo l’ultimo in ordine di tempo.

Il modus operandi non è differente da quello che ormai tutti conosciamo con le altre app, ci piaccia o no. Per inviare un messaggio vocale basta selezionare l’icona di messaggistica dell’app, tenere premuto il pulsante che raffigura un microfono all’interno della casella originariamente predisposta per digitare il testo dei messaggi, e dire quello che si vuole trasmettere.

 

Una volta terminato, basta rilasciare il pulsante e il messaggio audio verrà immediatamente inviato. Se vi siete “impappinati”, invece di togliere il dito dall’icona del microfono, trascinatela verso il cestino e il messaggio sarà eliminato.  Funziona anche selezionando l’icona di messaggistica e portando il telefono all’orecchio come se aveste avviato una chiamata. Sentirete un segnale acustico, a indicare che potete iniziare a parlare. Come con le segreterie telefoniche, insomma.

Per ascoltare i messaggi non serve una guida: funziona tutto come con le altre app, ed è oltremodo intuitivo. Tutto a patto che abbiate scaricato l’ultimo aggiornamento dell’app, sia per iOS che per Android. Nel tweet in cui ha annunciato la novità, l’azienda invita gli utenti a parlare in modo naturale. Naturale e, aggiungiamo noi, sintetico. Per un racconto di 20 minuti esistono ancora le telefonate!

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Oliviero Toscani, un libro fotografico per celebrare i 200 anni del sigaro Toscano

Tor, 11/12/2018 - 10:49

Faccia da Toscano. Al rintocco dei 200 anni dalla nascita del sigaro toscano la casa editrice Skira lo celebra con un delizioso e tabaccoso libro fotografico gigantesco firmato da Oliviero Toscani. Sono decine e decine i fumatori “nobili” di quel casuale gingillo biconico composto da foglie di tabacco Kentucky ad aver prestato volto, busto, gambe e pippata fumosa al fotografo milanese. Insolito sfondo nero, nerissimo, angolo retto di due pareti di una stanza, luce di tre quarti proveniente dall’alto, le icone del Toscano diventano veri e propri modelli eleganti con in bocca il sigaro accesso avvolto in nuvole morbide e soavi.

Paolo Mieli se la ride. Virman Cusenza scherza. Ma forse la categoria più rappresentata dopo quella del mondo degli affari tra gli scatti ravvicinati in Duecento anni – Sigaro Toscano sono proprio i giornalisti. Luca Sommi, Antonello Piroso, Gianluigi Paragone, Sebastiano Barisoni, Andrea Purgatori, Claudio Brachino, l’immancabile Giuseppe Cruciani. C’è chi parla di “esperienza sensoriale”, di “intervallo perduto” citando Gillo Dorfles, ma quei 23 centimetri che la storia racconta nacquero per caso, grazie all’intuizione del direttore dello stabilimento della Manifattura di Firenze, che non volle gettare una partita di tabacco bagnata da un alluvione per farne sigari a basso costo, è il trait d’union che porta a qualche minuto di meritato relax. I paragoni con il vino non si contano.

Il ristoratore Joe Bastianich parla di “ricompensa”. La cantante Nada si sofferma sul “pizzicore amaro”. Beatrice Segoni usa le foglie del sigaro per combinare pietanze per la cena. Mentre Gad Lerner ne fa una questione di contrasto tra “vegetale, naturale, biodegradabile (…) a confronto con la sigaretta chimica”. Insieme, però, mescolati alle facce bellissime dei dipendenti delle Manifatture Sigaro Toscano spa, tutte le star riconoscono il fascino di una posa, di un atteggiamento, di un legame di vita condiviso che passa attraverso la fumata ambita del Toscano. Giovanni Malagò è fotografato a fianco di Umberto Smaila. Lo chef Pasquale Torrente finisce tra Gianni Letta e Mario Luzzatto Fegiz. Domenico De Masi appare in compagnia di Davide Croff, Giorgio Mulé e Altan. A proposito: anche le donne fumano il Toscano. E Toscani, Oliviero, a buon intenditor pochi scatti, le ritrae maliziosamente con tra le labbra un sigaro nemmeno fosse Helmut Newton. Da podio: l’esperta di comunicazione Barbara Castorina, la musicista Caroline Koch e la giornalista Gemma Favia.

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Manovra, Conte: “No al rigorismo miope, favorisce l’instabilità”. Ma la Ue vuole correzione del deficit/pil sotto il 2%

Tor, 11/12/2018 - 10:45

“Occorre superare un rigorismo miope, che pretende di combattere l’instabilità con misure che invece finiscono per favorirla“. E ancora: “La manovra è concepita considerando bene la realtà economica del Paese” e nella consapevolezza di “rispettare i vincoli derivanti dall’appartenenza all’Europa” ma “non possiamo limitarci a considerare solo i dati contabili“. A 24 ore dall’incontro con il presidente della Commissione Jean Claude Juncker, che vedrà insieme al ministro dell’Economia Giovanni Tria, il premier Giuseppe Conte non cambia linea e, nelle comunicazioni alla Camera in vista del Consiglio europeo, non chiarisce come il governo italiano intenda modificare la legge di Bilancio per andare incontro alle richieste della Ue e cercare di evitare la procedura di infrazione.

La Commissione domenica sera ha ribadito che servono correzioni “considerevoli” al deficit/pil, che con la manovra per il 2019 salirebbe al 2,4% secondo il governo e al 2,9% secondo Bruxelles. “Il tempo è molto poco”, ha sottolineato il vicepresidente della Commissione Valdis Dombrovskis. Dombrovskis ha ricordato che Bruxelles nelle sue valutazioni non considera solamente il deficit nominale ma anche e soprattutto quello strutturale, vale a dire depurato dagli effetti del ciclo economico. Sulla carta, per fare le modifiche il governo ha tempo fino al 19 dicembre, quando i commissari europei si riuniranno per l’ultima seduta dell’anno e potrebbero dare il via libera definitivo alla proposta di procedura. Il termine per presentare gli emendamenti parlamentari alla manovra, che è all’esame della commissione Bilancio del Senato, è stato fissato per giovedì 13 dicembre. L’obiettivo è quello di chiudere l’esame del testo in commissione al più tardi lunedì mattina in modo che il testo possa arrivare in aula martedì 18. Prima del 31 dicembre dovrà poi tornare alla Camera per la terza lettura.

Il calcolo delle risorse effettivamente necessarie per reddito di cittadinanza e quota 100 potrebbe forse consentire di ridurre di un paio di miliardi entrambi i fondi previsti. Ma non sarebbe comunque abbastanza per portare il deficit sotto il 2% del pil – non oltre l’1,95% – come continua a chiedere Bruxelles. In più entrambe le forze politiche continuano a rivendicare la necessità di mettere in campo le proprie misure bandiera senza penalità e nei tempi previsti. Domenica sera, dopo un incontro tra Conte, il sottosegretario Giancarlo Giorgetti e altri esponenti di Lega e M5s, il Carroccio ha fatto sapere che i pensionamenti anticipati rispetto a quanto previsto dalla Fornero sono confermati senza penalità e nei tempi previsti

Conte: “Agire ora per evitare contestazioni”. E evoca i gilet gialli – Ad aggiungere complessità contribuisce ora la situazione francese: se al Consiglio Ue di giovedì e venerdì la manovra italiana sarà oggetto di discussione, anche Parigi rischia di essere al centro del dibattito dopo gli annunci di Emmanuel Macron su un aumento di 100 euro dei salari minimi attraverso la detassazione e dello stop alla contribuzione sociale generalizzata per i pensionati che guadagnano meno di 2mila euro al mese, misure che potrebbero pesare circa 10 miliardi sul deficit portando la Francia a sforare nuovamente il 3%. Non è affatto detto però che, come spera qualcuno nella maggioranza, uno sforamento francese vada a vantaggio dell’Italia. Il fronte dei rigoristi potrebbe al contrario irrigidirsi, notano molti osservatori.
Il governo però coglie l’occasione per ribadire di essere argine a proteste simili. “Se oggi siamo qui è per soddisfare i bisogni concreti dei cittadini, per difendere chi vede cadere le sue prospettive di vita, chi ha figli abbandonati a un precariato esistenziale”, ha detto Conte parlando nell’Aula della Camera. “Questo è il modo più efficace per recuperare la crisi di rappresentanza: se vogliamo evitare contestazioni dobbiamo agire ora per allineare obiettivi di stabilità finanziaria a stabilità sociale”. Chiaro il riferimento alle proteste dei gilet gialli. Per questo, ha aggiunto, “logorare l’azione riformatrice del governo sarebbe una strategia miope, un tentativo di reprimere istanze che resterebbero comunque vive nella nostra società e che potrebbero ripresentarsi in prossimo futuro in forme che difficilmente potremmo prevedere”.

Le aspettative dell’Europa e la trattativa nella maggioranza – Il commissario agli Affari economici Pierre Moscovici, intanto, assicura che per l’Italia spazi di trattativa ancora ci sono, e apre alla possibilità di giocare su “tutte le flessibilità” concesse dalle regole Ue. Ma “serve trovare impegni concreti, cifre, se vogliamo cambiare la nostra analisi”. Cioè un nuovo Documento programmatico di bilancio con un chiaro taglio del deficit e uno sforzo strutturale con un percorso credibile di rientro del debito. Intanto nella maggioranza a tre settimane dal 31 dicembre, scadenza ultima per il varo della legge di bilancio, restano ancora diversi nodi, a partire dal taglio alle pensioni d’oro. Salvini ha sponsorizzato un blocco degli adeguamenti degli assegni invece della decurtazione. Ma sarebbe “suicida” non tagliare, replica Di Maio, appellandosi alla mediazione del premier. E Conte, nell’incontro a Palazzo Chigi con i sindacati, ha difeso la misura “di equità”, ma senza indicare in concreto come si intende procedere. I sottosegretari continuano a trattare e mediare sulle misure. Ma solo i leader di M5s e Lega possono dare l’avallo politico.

La scelta cruciale, quella che a cascata determinerà tutte le altre, non è ancora compiuta: quanto far calare il deficit e come rimodulare le misure possono deciderlo solo Salvini e Di Maio, con Conte. Un conto, esplicita Di Maio, è trattare, altro è “tradire gli italiani”. Anche perché, ribadisce Salvini, “qui non vogliamo vedere le immagini di Parigi“. Perciò M5s e Lega non vogliono concedere più di un taglio da 3,5 miliardi del fondo per reddito e pensioni. L’ipotesi è introdurre per il reddito oltre al paletto dell’Isee anche quello del possesso della casa (per chi ce l’ha si riduce di 200-280 euro). Mentre per quota 100, che potrebbe arrivare con decreto a manovra approvata, si studia un anticipo della finestra degli statali a giugno anziché a ottobre. Non certo il segnale di chi vuole “cedere”.

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Bari, sequestrata sede di Casapound: 30 indagati per riorganizzazione del partito fascista. “Aggredirono antirazzisti”

Tor, 11/12/2018 - 10:36

Riorganizzazione del partito fascista e manifestazione fascista. Sono i reati contestati dalla procura di Bari ai militanti di CasaPound che lo scorso 21 settembre aggredirono alcuni partecipanti al corteo antifascista e antirazzista, compresa l’europarlamentare Eleonora Forenza. Tre persone rimasero ferite in quella azione con “sfollagente, manubri, manganelli” e portata avanti con “premeditazione”, secondo quanto ricostruito dagli agenti della Digos.

L’indagine dei poliziotti, coordinata dal procuratore aggiunto Roberto Rossi, ha anche fatto scattare il sequestro preventivo – disposto dal gip Marco Galesi – della sede del partito di estrema destra nel capoluogo pugliese. Nel corso delle perquisizioni sono stati ritrovati anche busti di Benito Mussolini, copie del Mein Kampf di Adolf Hitler e una bandiera della X Mas.

I magistrati contestano agli indagati di “aver partecipato a pubbliche riunioni” compiendo “manifestazioni usuali del disciolto partito fascista e di aver attuato il metodo squadrista come strumento di partecipazione politica”. Per i pm, insomma, fu un’aggressione fascista organizzata quella che si consumò vicino alla sede di CasaPound in via Eritrea 29, nel quartiere Libertà, nella quale rimasero ferite tre persone tra i quali l’assistente della Forenza e Claudio Riccio di Sinistra Italia. jwplayer("jwp-2CrcUwtO").setup({ playlist: [{"mediaid":"2CrcUwtO","description":"","pubdate":1537601542,"tags":"salvini,Bari,cronaca","image":"https:\/\/cdn.jwplayer.com\/thumbs\/2CrcUwtO-720.jpg","title":"Bari, corteo mai con salvini: \"Noi aggrediti da fascisti\"","variations":[],"sources":[{"type":"application\/vnd.apple.mpegurl","file":"https:\/\/cdn.jwplayer.com\/manifests\/2CrcUwtO.m3u8"},{"width":320,"height":180,"type":"video\/mp4","file":"https:\/\/cdn.jwplayer.com\/videos\/2CrcUwtO-2kLOQlpN.mp4","label":"180p"},{"width":480,"height":270,"type":"video\/mp4","file":"https:\/\/cdn.jwplayer.com\/videos\/2CrcUwtO-mgX5kRUd.mp4","label":"270p"},{"width":720,"height":406,"type":"video\/mp4","file":"https:\/\/cdn.jwplayer.com\/videos\/2CrcUwtO-DGOVPaTh.mp4","label":"406p"},{"width":1280,"height":720,"type":"video\/mp4","file":"https:\/\/cdn.jwplayer.com\/videos\/2CrcUwtO-00rmffRE.mp4","label":"720p"},{"type":"audio\/mp4","file":"https:\/\/cdn.jwplayer.com\/videos\/2CrcUwtO-jz9FGUIN.m4a","label":"AAC Audio"}],"tracks":[{"kind":"thumbnails","file":"https:\/\/cdn.jwplayer.com\/strips\/2CrcUwtO-120.vtt"}],"link":"https:\/\/cdn.jwplayer.com\/previews\/2CrcUwtO","duration":78}] });

Il video dell’aggressione dello scorso settembre Nell’inchiesta sono indagate 35 persone: 30 militanti – non 28, come appreso in un primo momento – del movimento di estrema destra e cinque antifascisti. Gli appartenenti a Casapound rispondono tutti di ‘riorganizzazione del disciolto partito fascista’ e ‘manifestazione fascista’ e dieci di loro di aver materialmente compiuto l’aggressione. Mentre sette antifascisti sono accusati di violenza e minaccia a pubblico ufficiale.

Stando alle indagini della Digos, la sera del 21 settembre dieci militanti di CasaPound, dinanzi alla sede di via Eritrea, “in esecuzione di un medesimo disegno criminoso giustificato dalla ideologia fascista” con “sfollagente, manubri da palestra, manganello telescopico, cintura dei pantaloni” e con premeditazione, hanno causato lesioni personali ad almeno quattro manifestanti.

Dopo l’aggressione un gruppo di manifestanti antifascisti, compagni delle vittime, avrebbero minacciato e colpito con calci, pugni e spintoni poliziotti e carabinieri intervenuti per sedare gli animi e contenere il tentativo di sfondamento del cordone”, hanno ricostruito i magistrati.

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Mel B operata d’urgenza: le Spice Girls si riuniscono in ospedale. Tre ore di intervento ma resta il mistero

Tor, 11/12/2018 - 10:11

Mel B è stata operata d’urgenza in un ospedale di Londra. La cantante 43enne si è rotta due costole e si è ferita gravemente ad una mano e al braccio: per questo è stata sottoposta ad un intervento chirurgico durato tre ore. A darne notizia è stata la stessa Mel B con un post sul suo profilo Instagram in cui si mostra in un letto d’ospedale con accanto tutte le sue amiche Spice Girls, riunite per l’occasione.

 

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When your besties show up to hospital with hugs laughter and ALOT of love,ahhhh I love my spice girls yipppeee #friendship #family #spicegirls

Un post condiviso da Scary Spice Mel b (@officialmelb) in data: Dic 10, 2018 at 5:39 PST

Rimane però il mistero sulle cause che abbiano provocato a Janine Brown, questo il vero nome della cantante, le ferite e le fratture subite: nessun accenno infatti da parte sua su quanto accaduto. “Grazie a tutte le meravigliose infermiere e al mio chirurgo per le cure e la loro competenza – ha scritto -. Con due costole rotte e un taglio alla mano destra che necessitavano di cure d’emergenza, mi hanno sottoposta a intervento chirurgico di 3 ore per sistemare le cose”. Poi ha voluto scusarsi con i suoi fan per la cancellazione della presentazione del suo libro prevista a New York. “Braccio e mano sono stati ricuciti, ora devo stare immobile affinché le mie costole rotte guariscano, sento dolore ma sono in mani sicure. Grazie a tutti per la comprensione, vi amo”, ha detto ancora pubblicando una sua foto con il braccio completamente avvolto da un tutore.

 

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Thankyou to all the wonderful nurses dr’s and my amazing surgeon for the care and expertise given to me here at the hospital I’ve been staying at,suffering 2 broken ribs a severed right hand needing emergancy care,to having had to have over a 3 hr surgery to repair the damage hence the purple sling,I’ve had to unfortunately cancel my book signing today in NY,I appolagise to each and everyone one of you who bought there tickets to meet me today

Fabrizio Corona aggredito mentre girava servizio nel “boschetto della droga” a Milano: “Preso a pugni e derubato”

Tor, 11/12/2018 - 09:59

L’ex re dei paparazzi Fabrizio Corona è stato vittima nella tarda serata di ieri di un’aggressione da parte di alcuni pusher mentre stava realizzando un servizio nel cosiddetto ‘Boschetto di Rogoredo‘, la principale piazza di spaccio di droga alla periferia di Milano. Corona è stato soccorso da una pattuglia dei carabinieri ed era sdraiato a terra, con una leggera ferita al volto. I militari hanno chiamato un’ambulanza ma il 44enne non ha voluto salirci. “Ero con la troupe di una società che fornisce materiale per la trasmissione ‘Non è l’Arena’ di Giletti – ha raccontato al Corriere – Io volevo documentare lo spaccio di droga in un posto dove spesso le forze dell’ordine non entrano. Avevo una telecamera nascosta e insieme a un ragazzo mi sono addentrato nel bosco. In cima a una collina, ho trovato due persone, che si sono fatte subito avanti con fare minaccioso. Mi hanno riconosciuto, sia io che il ragazzo abbiamo rimediato dei pugni in faccia“. Allo stato non risulta che l’ex re dei paparazzi abbia sporto una denuncia formale. La troupe era formata da sei dipendenti, rimasti illesi, che sono stati ascoltati dai militari.

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Grande Fratello Vip, vince Walter Nudo: storica doppietta per lui. Solo quinto il favoritissimo Francesco Monte

Tor, 11/12/2018 - 09:55

È Walter Nudo a vincere la terza edizione del Grande Fratello Vip con il 56% dei voti, il primo a portare a casa una “storica” doppietta nel mondo dei reality show. Quindici anni fa, il 14 novembre 2003, vinceva a sorpresa la prima edizione de L’Isola dei Famosi su Rai2.

Un’avventura che si conclude con un TRIONFO: Walter Nudo vince questa edizione di #GFVIP! pic.twitter.com/5FiyiZNZUV

— Grande Fratello (@GrandeFratello) 11 dicembre 2018

Proprio la partecipazione nella trasmissione con Simona Ventura è tornata al centro della scena, Nudo ha infatti chiesto scusa ai suoi figli per averli lasciati soli durante quel periodo: “Il piccolino non parlava più all’asilo, quando partii rimase tramautizzato e per due settimane non ha parlato. Si era chiuso in un cerchio, ha alzato la mano un lunedì mattina e ha detto ‘Mio papà è andato su un’isola e non è più tornato’. Erano ancora piccoli i ragazzi. Quest’anno ho accettato e stare lontano da loro e non sentirli è stata dura. Per me ma anche per loro. Ho chiesto scusa per questo, perché per colpa delle mie cose devono andare incontro alla sofferenza, anche se più lieve.”

 

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Questa vittoria è tutta nostra #Nudofamily

Fioramonti invita i precari a non votare 5 stelle. L’ennesima storia paranormale della politica italiana

Tor, 11/12/2018 - 09:52

Pensavamo di averle viste tutte. Chi, come noi, è impegnato a sensibilizzare la politica per la dignità della ricerca italiana, negli ultimi anni ha avuto l’opportunità di sbalordirsi di fronte a una serie di fenomeni paranormali. Per esempio la ministra Mariastella Gelmini che, mentre approva la sua sciagurata riforma dell’Università, si inventa un tunnel che collega Ginevra al Gran Sasso. Fantascienza. Oppure la sua collega Valeria Fedeli che, per gonfiare un po’ il curriculum, si attribuisce una laurea pur non avendo mai messo piede in Università. Magia. O anche il ministro del Lavoro Giuliano Poletti che dichiara, senza vergognarsi, che i ricercatori precari non sono dei lavoratori. Orrore! E l’elenco potrebbe continuare. Insomma, dopo due legislature da Stranger Things pensavamo di averle viste e sentite tutte. E invece no. Evidentemente la politica è ancora capace di regalare sorprese ed emozioni a chi ha a cuore la ricerca, tanto che la settimana scorsa abbiamo potuto assistere a un viceministro che invita una platea di ricercatori a non votare per il suo partito. E non stava scherzando, era proprio serio.

Riassumiamo le puntate precedenti. Giovedì 6 dicembre i ricercatori precari hanno manifestato in tutta Italia per rivendicare più investimenti sulla ricerca e maggiori prospettive per sé e per i propri progetti. Dopo un decennio di tagli forsennati, infatti, l’università italiana è al collasso. Dal 2008 ha perso il 25% del personale, ha ora la popolazione di docenti più anziana d’Europa e la percentuale di precari è schizzata al 58%. Largamente ignorati dai media, ricercatori e docenti sono scesi in strada in 15 città al grido di “Perché noi no?”, per chiedere un piano di assunzioni e stabilizzazioni come nel resto del settore pubblico. A Roma i manifestanti hanno occupato l’aula del Senato accademico della Sapienza ed è qui che, dopo qualche ora, entra in scena il protagonista di questa ennesima storia paranormale. Lorenzo Fioramonti, viceministro con delega all’Università del Movimento 5 stelle, si presenta per parlare coi precari e ascoltare le loro richieste.

Fin dall’inizio appare in difficoltà. E non potrebbe essere altrimenti visto che, dopo le promesse di cambiamento, può presentare un misero aumento dello 0,5% dei finanziamenti all’Università. Il viceministro per più di mezz’ora si denuda in tutta la sua impotenza dicendo che voleva ottenere di più, ma è isolato: per il suo governo e il suo partito (ahinoi) la ricerca non è una priorità. Però dice di essere d’accordo con noi, che è dalla nostra parte e ci invita a protestare di più. Di lotta e di governo, direbbe qualcuno, niente di nuovo. Poi un biologo lo incalza dicendogli che il Movimento 5 stelle dovrà pure preoccuparsi di conservare il consenso, visto che tanti in quella platea gliel’hanno dato. Difficile dire se abbia ragione, sebbene sia lecito attendersi che un ricercatore precario non voti chi ha approvato e portato avanti la legge Gelmini e i tagli di questi anni. Ma non c’è tempo per rifletterci su perché in quell’istante Fioramonti sfonda le pareti del mondo reale ed entra nel sottosopra della politica. “Togliete il consenso”, dice battendo i pugni sul tavolo. “Ci stanno delle elezioni a breve termine: toglietelo, mandate un segnale. Così che qualcuno possa svegliarsi”. Attoniti, realizziamo. Altroché di lotta e di governo, in un inedito capovolgimento di ruoli e di valori Fioramonti ci ha appena invitato a non votare il suo partito alle Europee! Per aiutarlo ad aiutarci! Siamo sottosopra pure noi.

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Risparmieremo qui le facili critiche chiedendo quanto guadagna per dire queste cose e prenderemo sul serio i suoi suggerimenti. Il segnale lo daremo e il 14 dicembre saremo di nuovo in piazza. Da tutta Italia noi precari dell’Università ci ritroveremo insieme a Roma, per protestare uniti. E, se il viceministro proprio ci tiene, non voteremo 5 stelle alle Europee e potremo invitare chi ha a cuore la ricerca a fare altrettanto. Ma qui ci sorge un dubbio. Se escludiamo Pd e centrodestra per le sciagure del passato, per chi votiamo? Chi ha a cuore la ricerca in Italia? Fioramonti ci dia un ultimo consiglio. Dal suo mondo capovolto, lei alle Europee per chi voterà?

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La disfunzione erettile non è una malattia. Tutto quello che dovete sapere per vivere tranquilli

Tor, 11/12/2018 - 09:52

Ho già spiegato su Il Fatto Quotidiano che l’eiaculazione precoce non è una malattia e come prolungare l’erezione senza farmaci. Tutti devono sapere che anche la disfunzione erettile non è una malattia e i sessuologi, andrologi, urologi, medici, psicologi ecc. non devono più usare i termini impotenza e impotente in educazione sessuale, in articoli e interviste nei mass-media, in televisione. Il pene non è il simbolo della potenza maschile: per una vera liberazione sessuale di tutti gli uomini (e donne), quando si fa educazione sessuale si deve spiegare che è la capacità di amare (e la conoscenza del fare l’amore) quello che conta veramente, non il pene e la sua erezione.

La disfunzione erettile può essere un sintomo di alcune malattie neurologiche e cardiovascolari, del diabete, di interventi sulla prostata, oltre che un effetto di alcuni farmaci antidepressivi, antipsicotici, ecc. Dopo i 50-60 anni la disfunzione erettile è frequente, anche se non ci sono malattie e i sessuologi dicono che è per l’età. Invece è causata da una non corretta educazione sessuale, infatti si può prevenire allenando i muscoli ischiocavernosi (i muscoli dell’erezione rigida) con gli esercizi perineali di Kegel. Un’altra frequente conseguenza dell’assenza di una corretta educazione sessuale è quella che i sessuologi chiamano disfunzione erettile psicologica, vedi l’ansia da prestazione, che causa una mancata erezione con una partner, nonostante l’anatomia e la fisiologia dell’erezione sia perfettamente normale.

Tutti, specialmente gli adolescenti, devono sapere che una mancata erezione inspiegabile, soprattutto le prime volte, può accadere per tanti motivi, oltre che per l’ansia e l’ignoranza su come fare l’amore, anche per stanchezza, stress, eccessi alimentari, farmaci, droghe (quindi anche alcol e sigarette), l’abuso/dipendenza di pornografia (che poi inibisce l’eccitazione mentale nella vita reale), pensieri economici o familiari, farlo senza desiderio o “scopare” solo per dimostrare di essere un uomo, mentre il vero uomo è quello che si è liberato dalle ossessioni/schiavitù sessuali e sa anche dire di no a una donna che non conosce o che non ama.

Quando capita una disfunzione occasionale per non farla diventare permanente, non bisogna preoccuparsi e cercare subito di mettersi alla “prova”, cioè riprovare subito ad avere un altro rapporto sessuale, perché è facile entrare in un circolo vizioso: mancata erezione occasionale, ansia, mettersi alla prova, controllo eccessivo delle proprie reazioni o previsione dell’insuccesso, mancata erezione, ansia ecc. Da un episodio occasionale – dopo il quale bastava un periodo di riposo, il non dargli importanza o parlarne con un medico per tranquillizzarsi – si può arrivare davvero a una disfunzione che solo il sessuologo poi potrà risolvere.

Per questo è importante anche non lasciarsi condizionare dalla pubblicità di farmaci che permettono di avere facilmente erezioni con una pillola. Gli uomini, e oggi soprattutto anche gli adolescenti (da alcuni anni mi chiedono una consulenza anche 18-20enni, è assurdo!), devono capire che quando si parla di farmaci significa che certe sostanze possono essere assunte solo dopo gli opportuni accertamenti e non da persone che vogliono prenderli (viagra ecc.) per superare l’ansia, perché credono di avere un’inesistente malattia o soltanto perché pensano di potenziare le proprie prestazioni.

Perciò se capita una disfunzione occasionale, a tutte le età, è molto importante che nei successivi rapporti sessuali l’attenzione non sia rivolta alla propria eccitazione e fare l’amore alcune volte senza pensare alla penetrazione del pene in vagina, limitandosi con la partner a massaggi sensuali, baci e carezze in tutto il corpo. Se compare un’erezione bisogna non avere fretta e imparare ad avere orgasmi reciproci senza penetrazione, altrimenti l’ansia della prestazione potrebbe riprendere il sopravvento.

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Sondaggi: Lega stabile al 32%, M5s cala nelle intenzioni di voto. Sale la sfiducia verso la manovra

Tor, 11/12/2018 - 09:50

La Lega continua a essere il primo partito, alta e stabile al 32%. Il Movimento 5 Stelle, invece, scende di un punto e un decimale e si assesta al 26,2. Tra i due alleati ci sono ormai sei punti di stacco, e il consenso per il governo in carica è oltre il 58%. Sono i dati dell’ultimo sondaggio di Swg, diffusi dal TgLa7 il 10 dicembre. Dalla rilevazione emerge che il Pd è stabile al 17,5 (-0,1 rispetto al 3 dicembre), Forza Italia cresce di mezzo punto percentuale e arriva all’8,7% e Fratelli d’Italia guadagna un +0,4% assestandosi sul 3,7%. Oltre alle preferenze di voto, il sondaggio ha chiesto anche il grado di soddisfazione rispetto alla manovra. E a differenza della rilevazione del 12 ottobre, quando i giudizi positivi erano superiori a quelli negativi (51-49), ora il quadro si è ribaltato: soddisfatti della proposta di bilancio solo il 47% degli intervistati, negativo invece il giudizio del 53%. Dati che arrivano a poche ore dal confronto tra Conte e Juncker a Bruxelles prima del Consiglio europeo, mentre l’Europa spinge per un taglio del deficit intorno all’1,8-1,9% e l’accordo in maggioranza non è ancora stato raggiunto.

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Censis: ‘Italiani incattiviti e rancorosi’. Il merito è di Lega e 5 stelle

Tor, 11/12/2018 - 09:50

Il 52° rapporto Censis presenta gli italiani come un popolo “incattivito e rancoroso”. La definizione impietosa è credibile perché si accorda con molti episodi della cronaca recente, dai Vaffa Day ai cittadini che sparano a lavoratori di colore. Il rancore è stato coltivato con cura dai due partiti oggi alleati di governo ed evidentemente ha pagato in termini di consenso. Le tecniche comunicative della Lega e del M5s sono state diverse tra loro, ma hanno condiviso un messaggio: la gente ha meno di quello che potrebbe avere e a cui avrebbe diritto, per colpa di qualcuno. Tutti potremmo sempre avere di più, quindi la prima parte del messaggio passa facilmente e ciascuno può interpretarla nel modo in cui appare più plausibile: potremmo avere più soldi, più lavoro, più servizi, meno tasse, etc. Dove i due messaggi si sono differenziati, raccogliendo consensi in gruppi elettorali diversi è sulla scelta del colpevole. La Lega di Salvini ha svolto una propaganda semplice e diretta: il colpevole è il migrante. Dietro il migrante, il secondo colpevole è chi lo accoglie (e Salvini spesso ci presenta queste idee mentre sgrana un rosario). jwplayer("jwp-nh0nCrdc").setup({ playlist: [{"mediaid":"nh0nCrdc","description":"","pubdate":1521387204,"tags":"salvini,politica,lega,Calabria,lucio musolino","image":"https:\/\/cdn.jwplayer.com\/thumbs\/nh0nCrdc-720.jpg","title":"Lega, Salvini fa festa in Calabria tra rosari e supporter in felpa verde: \"Ora si occupi di immigrati e difenda valori cristiani\"","variations":[],"sources":[{"type":"application\/vnd.apple.mpegurl","file":"https:\/\/cdn.jwplayer.com\/manifests\/nh0nCrdc.m3u8"},{"width":320,"height":180,"type":"video\/mp4","file":"https:\/\/cdn.jwplayer.com\/videos\/nh0nCrdc-2kLOQlpN.mp4","label":"180p"},{"width":480,"height":270,"type":"video\/mp4","file":"https:\/\/cdn.jwplayer.com\/videos\/nh0nCrdc-mgX5kRUd.mp4","label":"270p"},{"width":720,"height":406,"type":"video\/mp4","file":"https:\/\/cdn.jwplayer.com\/videos\/nh0nCrdc-DGOVPaTh.mp4","label":"406p"},{"width":1280,"height":720,"type":"video\/mp4","file":"https:\/\/cdn.jwplayer.com\/videos\/nh0nCrdc-00rmffRE.mp4","label":"720p"},{"type":"audio\/mp4","file":"https:\/\/cdn.jwplayer.com\/videos\/nh0nCrdc-jz9FGUIN.m4a","label":"AAC Audio"},{"width":1920,"height":1080,"type":"video\/mp4","file":"https:\/\/cdn.jwplayer.com\/videos\/nh0nCrdc-4X01Yi7v.mp4","label":"1080p"}],"tracks":[{"kind":"thumbnails","file":"https:\/\/cdn.jwplayer.com\/strips\/nh0nCrdc-120.vtt"}],"link":"https:\/\/cdn.jwplayer.com\/previews\/nh0nCrdc","duration":268}] });

La propaganda M5s è stata più articolata e ha costruito un vero e proprio sistema di disinformazione, intorno alla tesi “non è vero che ogni decisione ha dei pro e dei contro: le nostre hanno solo pro, quelle del governo attuale solo contro”. Oppure: “non è vero che ogni medaglia ha il suo rovescio: le nostre non lo hanno affatto, quelle del Pd hanno solo il rovescio”. Questo messaggio è stato declinato negli ambiti più diversi e nel totale disprezzo della logica. Ad esempio, secondo Beppe Grillo, i vaccini avevano solo svantaggi ed effetti collaterali e le malattie infettive stavano scomparendo indipendentemente dalle vaccinazioni; ma il Pd ha svenduto a Big Pharma la salute degli italiani. La tesi è stata sostenuta e creduta anche durante l’epidemia di morbillo del febbraio scorso che in Europa ha causato 21mila casi e 35 morti, e ha visto l’Italia tra le nazioni più colpite, sebbene l’Oms indicasse tra le cause il calo della copertura vaccinale.

Oppure, per fare un altro esempio, il salvataggio di banche in crisi è stato indicato come un vergognoso favore a finanzieri fraudolenti e si è ignorato il fatto che il fallimento di una banca ha ripercussioni pesanti sui cittadini che vi depositano i risparmi e sul tessuto economico del Paese. È vero che ci sono stati molti episodi di corruzione tra i politici del Pd, ma questi di per sé non provano che le decisioni prese fossero cattive, provano solo la disonestà di alcuni. Allo stesso modo è vero che i vaccini possono avere effetti collaterali anche gravi e che sono venduti dall’industria produttrice con guadagno o che salvare una banca significa anche fare un favore immeritato ai suoi dirigenti; ma in ogni decisione politica occorre pesare i pro e i contro e ignorare i primi a favore dei secondi può forse incoraggiare la rabbia della gente e spostare, ma non raggiungere visioni equilibrate.

Come siano andate le elezioni del 4 marzo è noto a tutti: i partiti della rabbia hanno vinto e governano. Però apparentemente da allora è successa anche un’altra cosa: la Lega ha guadagnato molto consenso e il M5s ne ha perso. L’analisi svolta sopra aiuta a capire perché: la propaganda leghista sceglieva come colpevole il diverso e non poteva ritorcersi contro i cittadini elettori. La propaganda M5s invece è un autogoal perché molte scelte politiche del governo precedente si sono rivelate (come prevedibile) dei compromessi plausibili: l’accordo sull’Ilva, il Tap, etc. Molti cittadini, educati da Beppe Grillo a vedere in quelle scelte il male assoluto cominciano a dubitare delle differenze tra l’amato M5s e l’odiato Pd. E chi protestava prima contro il Pd si è messo a protestare contro il M5s. Di Maio aveva promesso coperture inesistenti per il reddito di cittadinanza e addirittura la contemporanea diminuzione del debito pubblico, accusando i comunisti in cachemire di non aver realizzato queste operazioni per sudditanza verso la finanza; poi l’asta dei Btp è stata un flop. La rabbia sta tornando indietro su chi l’ha aizzata; purtroppo un discorso più pacato è maturo al momento non è in vista.

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Auto, quali sono i gusti dei millennials? Ecco le scelte dei più giovani

Tor, 11/12/2018 - 09:49

Cosa cercano i millennials in un’auto? Cosa sono le auto per i millennials? E quali sono i loro gusti in merito? Come scelgono i propri acquisti? A queste domande ha voluto dare una risposta Seat, che ha condotto uno studio specificatamente sulla generazione di automobilisti nata tra la metà degli anni Ottanta e la metà dei Novanta: una generazione nata con le musicassette e cresciuta con i cellulari, oggi diventati smartphone. Una generazione che si è divertita a “derapare” tirando un secco freno a mano e che adesso delicatamente preme il pulsante di stazionamento elettronico.

Per i millennials, le auto oggi rappresentano innanzitutto uno status e servono a esprimere la propria personalità: ecco perché il 40% di questi (tra i 25 e i 37 anni) valuta come primo aspetto l’estetica e quindi per gli esterni è attento a linee e tinta, per gli interni valuta gli equipaggiamenti e in particolare il sistema infotelematico, quindi la connettività che l’auto permette. A un automobilista che vive costantemente connesso.

Ed è proprio in virtù del loro essere iperconnessi e in perenne condivisione con il mondo, che quella dei millennials è la prima generazione a prendere parte al dibattito sulla mobilità alternativa e condivisa: almeno il 26% è assiduo frequentatore di piattaforme per servizi di car sharing e car pooling e l’asticella di questo trend è destinata ad alzarsi ancora nei prossimi anni, toccando i 36 milioni di utilizzatori di mobilità condivisa entro il 2025.

Per quanto riguarda le dimensioni, invece, i nati a cavallo tra gli Ottanta e i Novanta preferiscono le auto compatte almeno per quasi la metà, ma una discreta quota di loro si rivolge anche alle Suv (20%). E se ci si chiede in quanti riescano ad acquistarne una – sia compatta che Suv – con i propri risparmi, la risposta è uno su cinque; allo stesso tempo, al mercato dell’auto fruttano il 12% delle vendite totali in Europa.

La collaborazione della famiglia, per questi, è fondamentale anche in fase di ricerca e scelta dell’auto più adatta: pur cercando notizie prevalentemente sul web, il 23% dei millennials, nelle sue (stimate) nove settimane di ricerca, è molto attento a ciò che amici e familiari consigliano. Conducono quindi una ricerca lenta, graduale, fatta di tante informazioni che a loro volta dilatano i tempi per arrivare a una decisione finale.

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Marco Bussetti: dopo 50 anni, una circolare sui compiti. Finalmente, ma sostituiamoli con esperienze

Tor, 11/12/2018 - 09:40

Dopo quasi 50 anni arriva una circolare sui compiti. L’annuncio è di quelli che fa rumore quanto una foresta che cade. A farlo è stato il ministro dell’Istruzione Marco Bussetti che a Radio1 Un giorno da pecora ha detto: “Vorrei sensibilizzare il corpo docente e le scuole a un momento di riposo degli studenti e delle famiglie affinché vengano diminuiti i compiti durante le vacanze”.

L’ultima circolare su questo tema è stata firmata del ministro femocristiano Mario Ferrari Aggradi che il 14 maggio 1969 scriveva: “Questo ministero è venuto nella determinazione di disporre che agli alunni delle scuole elementari e secondarie di ogni grado e tipo non vengano assegnati compiti scolastici da svolgere o preparare a casa per il giorno successivo a quello festivo, di guisa che nel predetto giorno non abbiano luogo, in linea di massima, interrogazioni degli alunni, almeno che non si tratti, ovviamente, di materia, il cui orario cada soltanto in detto giorno. Si potrà del pari far luogo ad interrogazioni quando ciò sia richiesto dallo stesso interesse degli alunni, in vista di scrutini o di esami imminenti, ad esempio per poter riparare in caso di precedenti valutazioni sfavorevoli”.

Dopo di lui sotto le feste natalizie ci provò la ministra Maria Chiara Carrozza, che disse agli studenti: “Convincete i vostri insegnanti a non darvi troppi compiti per le vacanze”. Un attimo di silenzio, sguardi stupefatti e poi ecco un’ovazione da stadio. Interrotta dalla seconda parte del discorso della ministra dell’Istruzione: “Ma il tempo che avete in più, dedicatelo alla lettura. Perché leggere un libro significa avere consapevolezza dell’importanza della cultura e può essere anche un gesto d’evasione, importante per la crescita degli individui senza ricorrere a scorciatoie come lo sballo per sentirsi più grandi o stare meglio insieme agli altri”. Ora tocca a Bussetti che non parla di eliminarli ma di diminuirli. Il tema compiti è tra i più discussi. L’annuncio di una circolare che faccia chiarezza è più che auspicato. L’importante è che non si tratta di una circolare “timida”, di quelle che usano i giri di parole per lasciare spazio alla libera interpretazione.

Forse dovremmo farci una domanda: cos’è un compito? Etimologicamente è qualcosa che si porta a compimento. E anche in questi casi l’etimologia aiuta. Perché il problema di fondo resta quello che non possiamo caricare i ragazzi di esercizi di matematica, ripassi di tabelline e frazioni da fare oltre ai verbi da studiare e alla poesia da imparare a memoria per religione come se quei 15 giorni a casa fossero un mese. È invece più logico pensare a delle esperienze che possano portare a compimento quanto studiato a scuola. In questa mission devono essere alleati i genitori. Se Marco in terza ha studiato le Alpi, una gita a Bormio sarà non solo un’occasione per stare insieme ma il modo più concreto per comprendere quanto studiato a scuola. Così se Maria avrà fatto le moltiplicazioni potrà continuare a moltiplicare comprando i pandori al supermercato con mamma. Resta il fatto che la circolare è benvenuta. Se poi, oltre a occuparsi del Natale, il ministro volesse dire la sua anche sui compiti d’ogni giorno non sarebbe male.

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Milano, fiaccolata per “Diritti a testa alta”. Strada: “Non dobbiamo tacere. Ci vuole politica non fascista”

Tor, 11/12/2018 - 09:18

Le associazioni umanitarie Emergency, ActionAid, Amnesty International Italia, Caritas, Emergency e Oxfam si sono ritrovate a Milano, in Piazza della Scala, per ricordare il settantesimo anniversario della Dichiarazione universale dei diritti umani.  Una fiaccolata che si aggiunge a quella organizzata contemporaneamente in oltre 80 piazze d’Italia. Presente anche Pierfrancesco Majorino, assessore alle Politiche sociali del comune di Milano, che ha definito il Decreto sicurezza una “legge finalizzata ad aumentare l’insicurezza e l’illegalità”: “Nei prossimi mesi misureremo i danni”. Critico verso il governo anche Gino Strada: “Ci vorrebbe una politica diversa, non razzista e non fascista. Stanno usando una vecchia tecnica, mettendo i poveri contro i più poveri, una campagna d’odio nata da persone con poco cervello.” “L’unica cosa che non va fatta è stare zitti – conclude Strada –  Quando milioni di persone chiederanno più diritti, dovranno ascoltarle”.

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Brexit, la palla passa agli inglesi. Ora che lo sanno votino o chiedano una proroga

Tor, 11/12/2018 - 09:14

Stamattina la Corte di giustizia europea si è pronunciata positivamente sulla revocabilità unilaterale della notifica di recesso dall’Unione da parte di uno Stato membro, secondo l’articolo 50 del trattato sull’Unione Europea.

Queste le conclusioni della Corte: “L’articolo 50 TUE deve essere interpretato nel senso che, qualora uno Stato membro abbia notificato al Consiglio europeo, conformemente a tale articolo, la sua intenzione di ritirarsi dall’Unione europea, tale articolo consente a tale Stato membro – fino a quando un accordo di ritiro concluso tra tale Stato membro e l’Unione europea non è entrato in vigore o, in mancanza di tale accordo, per il periodo di due anni previsto all’articolo 50 (3) TUE, eventualmente prorogato conformemente a tale paragrafo, non è scaduto – di revocare unilateralmente tale notifica, in modo inequivocabile e incondizionato, mediante comunicazione scritta indirizzata al Consiglio europeo, dopo che lo Stato membro interessato ha adottato la decisione di revoca conformemente alle sue norme costituzionali. Lo scopo di tale revoca è quello di confermare l’appartenenza all’UE dello Stato membro interessato in base a termini che rimangono invariati per quanto riguarda il suo status di Stato membro. La revoca pone fine alla procedura di recesso”.

La decisione della Corte [qui il testo] ci dice che gli Stati membri dell’Unione Europea sono liberi di esercitare la loro sovranità. Si può lasciare l’Ue? Nulla lo impedisce. Si può restare nell’Ue? Nessuno può opporsi. I diritti e le responsabilità relative si assumono solo su base volontaria.

C’è una certa ironia in questo giudizio che riconosce pienamente la sovranità degli Stati membri: non è forse quella stessa sovranità che, secondo i sostenitori della Brexit, sarebbe stata sottratta dall’Unione europea ai singoli Stati? Da questo punto di vista risulta assai curiosa la prima reazione del grande vincitore del referendum del 2016, l’ex leader dell’Ukip, Nigel Farage, appena appresa la notizia di stamattina: “Nessuna sorpresa – ha scritto – continua la congiura per fermare la Brexit”.

No surprise there, the collusion to stop Brexit continues. https://t.co/aqiVREltBM

— Nigel Farage (@Nigel_Farage) 10 dicembre 2018

Non sembra soddisfatto Farage, non si rallegra, eppure la Corte lascia qualsiasi decisione nelle mani dei rappresentanti del Regno Unito, a patto che lo facciano in conformità con le loro norme costituzionali. Padroni in casa loro, dunque, senza condizionamenti o veti esterni, padroni di scegliere il metodo migliore per realizzare la volontà popolare: con il vecchio referendum, con un nuovo referendum, con una legge ad hoc, con nuove elezioni. Unica condizione, il rispetto delle norme costituzionali del Regno Unito.

La Corte è stata imparziale, non ha dato pieghe politiche alla sua decisione, non ha accolto la pretesa di assoggettare la revoca dell’intenzione di recedere all’approvazione unanime del Consiglio europeo perché “tale requisito trasformerebbe un diritto sovrano unilaterale in un diritto condizionato soggetto a una procedura di approvazione” e “Tale procedura di approvazione sarebbe incompatibile con il principio […] secondo cui uno Stato membro non può essere obbligato a lasciare l’Unione europea contro la sua volontà”.

Si è invece mantenuta fedele ai principi del contesto dell’articolo 50, quelli del Trattato sull’Unione Europea (TUE) e del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea (TFUE), da cui risulta che i trattati “hanno come scopo la creazione di un’unione sempre più stretta tra i popoli d’Europa” e che “l’Unione europea mira a eliminare le barriere che dividono l’Europa”.

La palla quindi passa ora ai britannici che, senza riconoscerlo, l’avevano sempre avuta in mano: sta a loro decidere. I fautori della Brexit da oggi sanno che, nel caso non votassero a favore dell’accordo della signora May, che ritengono troppo soft, si apre una nuova possibilità, cioè quella di restare nell’Ue alle stesse condizioni precedenti alla notifica di recesso: a loro la scelta. Forse sarebbe preferibile uscire con un accordo sgradito piuttosto che tornare al punto di partenza? Votino a favore dell’accordo!

Il 29 marzo non è lontano, il tempo per un nuovo referendum non c’è, ma si può chiedere al Consiglio europeo la proroga prevista dall’articolo 50: i remainers la chiedano! Se il Consiglio si pronuncerà positivamente ci sarà anche il tempo per un nuovo referendum.

L’unica cosa certa, al momento, è che il 29 marzo 2019, se non si prende una qualsiasi decisione, il Regno Unito sarà fuori dall’Ue senza nessun accordo. Forse sarebbe il momento di assumere i propri rischi in Parlamento, prendendo una posizione chiara, pensando molto al bene del Paese e un po’ meno alla possibilità di essere rieletti.

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Gilet gialli, Sallusti a Scanzi: “Grillo solidale? Avvisatelo che è al governo”. “Macron non era idolo di M5s e di Salvini”

Tor, 11/12/2018 - 09:05

Botta e risposta a Otto e Mezzo (La7) tra il giornalista de Il Fatto Quotidiano, Andrea Scanzi, e il direttore de Il Giornale, Alessandro Sallusti. Quest’ultimo commenta le parole di Beppe Grillo (“Noi e i gilet gialli francesi vogliamo le stesse cose”): “Veramente i gilet gialli sono in piazza contro chi governa e forse bisognerebbe avvisare Grillo che al governo c’è lui. E’ un ossimoro”.
Scanzi replica: “Non si tratta di due governi identici. I gilet gialli stanno contestando Macron, che era l’idolo del centrodestra e del centrosinistra. Non era l’idolo né di Salvini, né di Di Maio“.
Sallusti ribadisce il suo punto di vista: “Bisognerebbe avvisare Grillo che è lui al comando”.
“Dell’Europa?” – ribatte la firma del Fatto – “Lui dice di essere d’accordo coi gilet gialli nel contestare una idea di Europa, non il governo italiano. Mica è scemo Grillo”.
“Non è che uno scende in piazza contro l’Europa” – controbatte il direttore de Il Giornale – “ma perché il governo non riesce a ottenere dalla Ue quello che dovrebbe ottenere. E’ compito del governo portare a casa il risultato con l’Europa. Se è come dici tu, allora, non si tratta più di chiamare le piazze, ma fare delle adunate, come nei regimi di destra e di sinistra in cui si chiamavano le piazze a sostegno delle proprie tesi. Quindi, parliamo di un’altra piazza, quella delle dittature. C’è una terza e ultima ipotesi: chiamare le piazze per fare casino, in modo da coprire l’inefficienza del fallimento del tuo governo. E questo è un atto irresponsabile. Chi è al governo deve tenere tranquille le piazze, non agitarle”.
Scanzi osserva: “La tua terza ipotesi può avere un fondamento di verità. A proposito dei tuoi parallelismi regimi-adunate, l’unica cosa che vedo di vagamente simile con la dittatura è la reazione del governo francese di Macron nei confronti degli studenti. Ho visto manifestanti disabili buttati a terra dalle forze dell’ordine francesi. Quindi, francamente se vedo qualcuno che sta esagerando con la violenza in piazza, sono proprio i poliziotti che trattano i manifestanti e gli studenti come se fossero terroristi. E parliamo di un Paese governato dal famoso maestro Macron, che, in una intervista al Fatto, Fitoussi definisce ‘imbecille’“.
“Sì, ma quegli studenti sono in piazza contro Macron, che li fa randellare” – risponde Sallusti – “Se tu chiami le piazze, contro chi le chiami? Contro te stesso? Sei tu al governo”.
“Allora è stupido anche Salvini che ha manifestato contro l’Europa sabato scorso” – replica Scanzi – “Eppure Salvini non è che ti dispiaccia tanto”.
“No, quella era un’adunata, una cosa diversa” – afferma Sallusti – “Cioè convochi il tuo popolo e gli dici: ‘Sono il vostro dio'”.

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Mafia, blitz contro i fiancheggiatori di Matteo Messina Denaro. Le immagini delle perquisizioni

Tor, 11/12/2018 - 08:54

Dalle prime ore di questa mattina, i Carabinieri del Ros e del Comando Provinciale di Trapani,coordinati dalla Direzione distrettuale antimafia di Palermo, stanno effettuando delle perquisizioni nei confronti di 25 indagati ritenuti a vario titolo fiancheggiatori e favoreggiatori della latitanza di Matteo Messina Denaro . Contestualmente è stato eseguito il fermo di indiziato di delitto di un esponente di spicco della famiglia di cosa nostra di Mazara del Vallo, indagato per associazione mafiosa, trasferimento fraudolento di valori e violazione degli obblighi riguardanti la sorveglianza speciale

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