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Bmw X4, la prova de Il Fatto.it – Suv o coupé? Di certo sportiva – FOTO

Pet, 21/09/2018 - 12:21

BMW X4, atto secondo. Per la verità il primo è durato meno del previsto, appena quattro anni: l’arrivo della nuova X3 e la conseguente necessità di adeguare le linee produttive – le due auto condividono la stessa base telaistica e meccanica – ha spinto la marca tedesca a lanciare la seconda edizione del suo suv-coupé di medie dimensioni in tempi record; “automobilisticamente” parlando, s’intende. Ciononostante il vecchio modello è stato venduto in oltre 200 mila unità e questo la dice lunga sulle sue possibilità commerciali.

Quindi come è la X4 atto secondo? Nuova da cima a fondo: la piattaforma costruttiva è inedita, il design è ora in linea con gli ultimi prodotti della marca, gli interni più curati e spaziosi e il comportamento stradale come ci si attende da una BMW. Tutto molto bello. Tutto, tranne il listino: per portarsene a casa una servono almeno 54 mila euro. Un prezzo “di ingresso” impegnativo anche per un veicolo trendy come questo, che unisce la fruibilità di una sport utility alla sportività di un coupé. Inoltre la lista delle opzioni è assai lunga e la maggior parte della clientela acquisterà optional per un valore compreso fra 9 e 14 mila euro: ciò la dice lunga sulla redditività che generano auto come la X4.

Lunga 4,75 metri complessivi, nel salto generazionale il modello ha guadagnato ben 8 cm, col passo fissato a 2,86. I cambiamenti più evidenti a livello stilistico sono concentrati nella fiancata, ora più slanciata grazie alla lunghezza superiore rispetto al modello uscente, e nel design della coda, completamente stravolto rispetto alla vecchia X4 e caratterizzato da una sottile fanaleria a sviluppo orizzontale. A proposito di fanaleria, quella dell’ultima nata in casa BMW e a Led. L’impostazione degli interni, pur migliorati sotto il profilo della qualità e dei materiali adoperati, rimane fedele a quella della precedente X4: la plancia è orientata al guidatore con lo schermo da 10,2” del sistema infotelematico posto all’apice della plancia. A richiesta l’head-up display, che proietta le principali informazioni di guida sul parabrezza.

Il sistema di intrattenimento – controllabile dalla console posta sul tunnel centrale, coi comandi vocali, gestuali e tramite touchscreen – è quanto di meglio si possa chiedere ad un’auto: è connesso alla rete, fa quasi le veci di un ufficio ed è anche piuttosto intuitivo. Fra le novità c’è il cruscotto della strumentazione digitale con schermo da 12”, estremamente leggibile e dotato di una grafica che cambia in funzione delle modalità di guida. All’interno sta comodo anche chi siede dietro, l’accessibilità posteriore è però inferiore a quella della X3 ed il vano di carico – con portellone elettrico di serie – è grande quanto serve (di base la capacità è di 525 litri) e modulabile a seconda delle necessità.

L’adozione della nuova piattaforma costruttiva – su cui verrà assemblata anche la nuova generazione di Serie 3 – ha permesso di limare il peso del veicolo di 50 kg, a tutto vantaggio del comportamento dinamico e dell’efficienza. In questo senso aiutano anche il centro di gravità, ora più basso, le carreggiate allargate e la distribuzione della massa 50:50 fra i due assali. Inoltre l’altezza complessiva e quella da terra sono ridotte rispetto all’X3, anche grazie all’adozione di serie dell’assetto sportivo (che sulla X3 è opzionale). Mentre sulle versioni più curate ci sono le sospensioni a regolazione elettronica. I motori benzina e diesel hanno potenze da 184 a 360 Cv. Presenti la trazione 4×4, il cambio automatico a 8 marce e i più avanzati sistemi di ausilio alla guida.

Il propulsore “baricentrico”, quello che sarà più apprezzato in Italia, è il 2 litri diesel da 190 Cv, un quattro cilindri dall’erogazione rotonda, vivace a tutti i regimi e anche molto silenzioso. L’accoppiata con la trasmissione automatica è perfetta e la X4 fila via fra le curve mascherando assai bene la sua stazza, con limitati movimenti di rollio. Al volante risulta agile e piacevole, complice anche la trazione integrale che ottimizza la motricità: e sulle motorizzazioni più spinte è completa di differenziale posteriore autobloccante a controllo elettronico, per un comportamento dinamico ancora più sportivo.

BMW X4 – LA SCHEDA

Il modello: seconda generazione del suv-coupé tedesco di segmento D premium, concorre con modelli come Alfa Romeo Stelvio e Mercedes GLC Coupé.

Dimensioni: è lunga 4,75 metri, larga 1,92 e alta 1,62.

Motori: motori benzina e diesel a quattro e sei cilindri, con potenze da 184 a 360 Cv.

Consumi omologati nel ciclo misto: da 5,6 a 5,4 l/100 km per il turbodiesel 2 litri da 190 Cv con cambio automatico e trazione 4×4.

Emissioni di CO2: da 142 a 149 g/km per il turbodiesel 2 litri da 190 Cv con cambio automatico e trazione 4×4.

Prezzi: da 53.850 euro

Ci piace: piacevolezza di guida, cura costruttiva, infotainment sofisticato

Non ci piace: prezzo molto elevato, assenza di versioni elettrificate (mild-hybrid e full hybrid)

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Rai, il Cda dà (di nuovo) il via libera a Foa presidente con 4 sì. Il centrosinistra: “La maggioranza si allarga a Berlusconi”

Pet, 21/09/2018 - 12:14

Marcello Foa sembra un po’ più vicino alla presidenza della Rai. Il consiglio d’amministrazione della tv pubblica ha infatti votato a maggioranza la nomina del giornalista e manager dopo la bocciatura del primo agosto, quando la commissione parlamentare di Vigilanza aveva respinto l’indicazione del cda per effetto dei voti di tutte le opposizioni parlamentari. Ora però il quadro appare molto modificato, soprattutto per via dei due incontri nel giro di una settimana (il primo ad Arcore, il secondo a Palazzo Grazioli) tra il segretario della Lega Matteo Salvini e il presidente di Forza Italia Silvio Berlusconi. Martedì, infatti, l’indicazione di Foa come presidente da parte del cda della Rai sarà sottoposta di nuovo – dopo un’audizione dello stesso presidente in pectore – al voto della Vigilanza. A questo giro Forza Italia potrebbe non seguire le altre minoranze come avvenuto nel voto di agosto e dare il via libera a Foa, garantendo così la maggioranza qualificata dei due terzi (27 parlamentari su 40) necessaria per la ratifica della nomina. Un passaggio che – evidentemente dopo i faccia a faccia con Berlusconi – il capo del Carroccio non teme più: “Io non temo niente – dice – Penso che (Foa, ndr) sia una persona che insieme ad altre potrà fare tanto per il servizio pubblico”. “Sono contento” della scelta del cda, continua Salvini, “e non vedo l’ora che tutti lavorino al 100 per cento. Presentiamo persone di spessore, non amici degli amici. La Rai deve tornare a correre“.

Il centrosinistra: “La maggioranza si allarga a Berlusconi”
Il (probabile) patto Lega-Forza Italia suscita la reazione dell’altra minoranza, quella del Pd. “Ormai i vertici 5 Stelle sono al servizio del patto Salvini/Berlusconi . scrive il segretario Maurizio Martina su Twitter – Dalla Rai, ai condoni per gli evasori, alle elezioni amministrative, di decide tutto ad Arcore #ritorni”. Ironico il vicepresidente della Camera Ettore Rosato: “Mi sembrano molto più compatti. Adesso hanno anche un nuovo partner di maggioranza che è Berlusconi, che con l’accordo sulla Rai ha fatto un passo ulteriore nel solidificare e rafforzare questo governo”. “La maggioranza gialloverdeazzurra da oggi si allarga, noi costruiamo l’alternativa” twitta Benedetto Della Vedova, di PiùEuropa. “Foa che ad agosto non andava bene come presidente della Rai – sottolinea il capogruppo di Liberi e Uguali alla Camera, Federico Fornaro – miracolosamente un mese e mezzo dopo diventerà il candidato anche di Forza Italia. Sulle nomine, infatti, si appalesa sempre la seconda maggioranza (M5S-centrodestra unito) con buona pace dei proclami di Di Maio sul fatto che loro mai con Berlusconi. Foa 2 è la vendetta di Arcore e la fine dell’innocenza dei Cinquestelle”.

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Per Foa 4 voti. La consigliera Borioni: “Illegittimo”
Foa ha ottenuto 4 voti favorevoli: hanno votato sì l’amministratore delegato Fabrizio Salini e i consiglieri Beatrice Coletti (eletta in quota M5s), Igor De Biasio (quota Lega) e Gianpaolo Rossi (quota Fratelli d’Italia). Rita Borioni (eletta in quota Pd) ha votato contro, mentre Riccardo Laganà – il consigliere eletto dall’assemblea dei dipendenti della Rai – si è astenuto. Foa, invece, non ha partecipato alla votazione. Uno “scrutinio” identico a quello del 31 luglio. La nomina di Foa è arrivata “anche a seguito dell’atto di indirizzo della commissione di Vigilanza Rai” spiega una nota ufficiale di Viale Mazzini. Due giorni fa, infatti, la bicamerale aveva approvato una risoluzione che invitava il cda a indicare un nome tra i propri componenti, senza alcuna limitazione: una formulazione studiata per riaprire le porte della presidenza a Foa, con l’impegno a chiederne l’audizione in commissione prima del via libera definitivo. Ma per la consigliera Borioni la nomina è “illegittima“: “Mi riservo qualsiasi azione a tutela dell’azienda stessa. La Rai non dovrebbe forzare regole e procedure consolidate per sottostare ai diktat di alcune fazioni politiche”.

Fnsi e Usigrai: “Nomina sull’altare del conflitto d’interessi”
Una tesi accolta dalla Federazione della Stampa (il sindacato dei giornalisti) e dall’Usigrai, il sindacato interno all’azienda di viale Mazzini. “Il cda della Rai – scrivono le due organizzazioni in una nota congiunta – ha eseguito ancora una volta gli ordini arrivati da fuori. Prima ha accettato l’illegittimo diktat governativo, poi ha piegato gli interessi aziendali lasciando l’azienda in stallo per oltre un mese e mezzo, e infine – come nel gioco dell’oca – è tornato al punto di partenza nominando la persona prescelta dal governo e ora santificata sull’altare del conflitto di interessi“. Ancora una volta, concludono Fnsi e Uisgrai, “dopo le promesse di una Rai libera e autonoma dai partiti ci troviamo di fronte a una Rai con vertici scelti dal governo, in alleanza con il partito del conflitto di interessi”.

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A X Factor Leo Gassman: il figlio di Alessandro e nipote di Vittorio fa scattare in piedi il pubblico con l’inedito “Freedom”

Pet, 21/09/2018 - 12:09

Sul palco di X Factor è salito Leo Gassman, figlio 19enne di Alessandro e nipote di Vittorio. Il giovane si è esibito con l’inedito “Freedom” e ha strappato quattro sì dai giudici (che hanno avanzato perplessità sul testo e sull’uso dell’inglese). Più convinto il pubblico del talent di Sky (in onda ogni giovedì alle 21.15 su Sky Uno), che è scattato in piedi. “La canzone è dedicata a chi cerca la libertà” ha detto Gassman (una sola “n” a differenza del padre).

Immagini concesse da Sky

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Settimana della moda Milano 2018, giorno due: grande show da Re Giorgio (Armani) con Robbie Williams scatenato in gonna plissettata

Pet, 21/09/2018 - 12:06

La seconda giornata della fashion week milanese si è chiusa sulle note di “Angel” di Robbie Williams, cantata all’unisono dai 2300 invitati presenti all’aeroporto di Linate per il faraonico show di Emporio Armani. Re Giorgio ha trasformato in suo hangar in modo davvero scenografico, rendendolo il set perfetto per un concerto rock più che non per una sfilata. Appunto. Tanto più con un Robbie Williams scatenato a fare da mattatore sul palco in gonna plissettata con paillettes e giacca coordinata. Ha cantato i suoi successi, soprattutto pezzi molto a tema, tipo Let Me Entertain You, e la sua esibizione è un vero spettacolo con tanto di rivelazioni tra una canzone e l’altra. Come quando ha detto “non sono omosessuale ma per George Michael potrei fare un’eccezione”. Intorno a lui i suoi ballerini, fantastici come sempre. In platea ad applaudirlo una lunga serie di ospiti famosi nazionali e internazionali come Patrick Schwarzenegger, Leona Lewis, Mauro Icardi, Cameron Dallas, Ilaria D’amico, Fabio Rovazzi, Ghali e altri ancora.

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Un evento in grande stile, come solo Armani sa fare, voluto per rilanciare il marchio Emporio, la linea più giovane e sportiva della maison milanese. In passerella sono il blu e il grigio (naturalmente!) a farla da padroni, accostati a tocchi di follia come il verde acido, il fucsia, il viola e grandi paillettes di tutti i colori. Le forme sono morbide e iperfemminili, c’è un’eleganza semplice e spontanea, cifra costante delle collezioni Armani. Ma a rendere la giornata davvero memorabile ci ha pensato Jeremy Scott per Moschino, che ha lasciato ancora una volta il segno con la sua Gigi Hadid in versione sposa/crisalide avvolta con un abito a palloncino bianco dallo strascico lunghissimo su cui aleggiavano centinaia di leggerissime farfalle colorate e svolazzanti (sorrette da una schiera di valletti). La sua collezione Primavera/Estate 2019 è un tuffo indietro nel tempo di una trentina di anni, quando la moda era nel suo massimo splendore: vistosa, eccentrica ma ultra chic. La sua sfilata è stata lo spettacolo della sartorialità, letteralmente, perché gli abiti delle modelle erano ancora attaccati al rullo di stoffa, che le modelle tenevano sottobraccio al posto della borsetta, per poi lanciarlo con nonchalance in passerella. Gli strumenti da couturier che si trasformano in rouches, capocchie per gli spilli che diventano corone, abiti multicolor con grafiche “scarabocchiate” che ricordano un po’ quando da piccoli si provavano le penne per vedere se scrivevano ancora. Così tutti i look, mini o extra long, elegantissimi o pop, si sono riempiti di tratti “a mano libera” che hanno ricoperto gli abiti, le minigonne e le giacche e persino le gambe delle più affezionate modelle del brand: Kendall Jenner, Bella Hadid con la sorella, Kaia Gerber e, naturalmente, Joan Small.

 

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@moschino #2019ss #mfw #moschino

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Insomma, Scott non ha scordato le origini della maison, anzi continua ad omaggiarle e con l’ironia che lo caratterizza ci ricorda la vera essenza di Moschino. Tutt’altra atmosfera da Miuccia. Prada, of course. Da lei c’è una donna sicura di sé e in corsa per il successo, che trasforma cose tipicamente “brutte e sbagliate” in dettagli di stile, come pantaloni a pinocchietto con gambaletti in vista, ma anche maglioncini dai gomiti così lisi da bucarsi. Abbandonati i toni fluo della collezione Autunno/Inverno, negli spazi della Fondazione il bon ton torna a regnare sovrano, reso sexy da trasparenze quasi inedite per la maison. CI sono i pinocchietti aderenti e gli scolli tondi molto profondi e femminili, cerchietti borchiati ma soprattutto c’è il ritorno delle leggendarie gonne con stampe in tie&dye di Miuccia (prossimo oggetto del desiderio di molte fashion addicted). La parola d’ordine è casual ma con eleganza, data dai tessuti corposi e dai tagli sartoriali.

50 sfumature di beige invece per Fendi. La storica maison romana, sotto la direzione creativa di Karl Lagerfeld (i cui palloncini hanno invaso il centro di Milano) e Silvia Venturini, porta in passerella una donna sofisticata che si ispira ai colori della terra. A fare da contrasto solo il bianco candido. Torna in voga il pvc, insieme alla vernice e ai pantaloni stretching da ciclista (che, però, non sono proprio facilissimi da portare). La cosa più divertente sono le scarpe, décolleté e sandali sempre in pvc, dai tacchi “a banana” con la sagoma come disegnata a penna. Stesso materiale usato anche per le borse, (super logate) in particolare il secchiello rivisitato. Ma a contendersi i flash dei fotografi c’erano i Ferragnez da una parte della passerella e Nicki Minaj dall’altra, che si instagrammavano a vicenda.

 

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@gigihadid in @moschino MARIE #meg #2019ss #gigihadid #moschino

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Un po’ fuori dal coro invece Max Mara, che ha aperto la seconda giornata di sfilate con una collezione dall’aria molto poco primaverile. Per i toni soprattutto, ma anche per i trench e i giacconi visti in passerella al 20 di settembre con ancora 30 gradi fuori. Ma tanto si sa, ormai non esistono più le mezze stagioni. Così, la donna di Max Mara ricorda molto un’amazzone, decisa e combattente, che si ispira alle linee della tradizione del brand per vestirsi di blu notte e verde oliva, con un tocco di giallo paglierino giusto per risvegliare l’attenzione. A completare il panorama della giornata la presentazione di The Attico, il nuovissimo brand di Gilda Ambrosio e Giorgia Tordini, che, come vuole il nome, si è svolta su un attico con vista mozzafiato sullo skyline milanese, dove l’editor di Vogue Japan Anna Dello Russo ha fatto il bagno in una fontana sfoggiando un minidress di paillettes verde smeraldo.

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Ius soli approvato a Livorno: la politica non c’entra, è merito dello spirito della città

Pet, 21/09/2018 - 12:03

di Andrea Taffi

“Se vuoi fare come ti pare vai a Livorno”. È questo uno dei motti della città, un motto del quale i livornesi vanno fieri. Da quando, dopo l’insabbiamento del fiume Arno, Livorno è diventato l’unico sbocco al mare del Granducato, il vecchio villaggio inospitale ha assunto via via le vesti di una vera e propria città commerciale. E da subito, grazie alla lungimiranza e all’impulso di Cosimo I dei Medici, Livorno è divenuto un porto franco: un rifugio per tutti coloro che, per un motivo o per l’altro, erano invisi alle altre città, non solo toscane. A Livorno si insediò, quindi, una comunità ebraica numerosa e crescente, che poté lavorare e vivere in pace. Ancora oggi quella comunità è forte e consolidata, e la Sinagoga è uno dei simboli architettonici e culturali della città.

E allora, a me piace credere che sia stato per ridare forza e vitalità alla filosofia e alla cultura livornese (da sempre aperte) che il Consiglio Comunale di Livorno ha riconosciuto la cittadinanza onoraria a tutti i bambini di genitori stranieri: uno Ius soli sui generis. Si è voluto in tal modo rivendicare (questo voglio credere) quella vecchia dignità di porto franco della città di Livorno, dove tutti sono uguali e liberi solo perché nati in quella città o perché lì ci vivono. E con questo, si badi bene, non voglio dire che i 5 stelle sono bravi e gli altri (alleati di governo compresi) sono cattivi. Non voglio svilire quella filosofia e quella cultura riducendole a una pura manovra politica. No, la volontà del Consiglio Comunale di Livorno non è una questione politica, non si tratta di una scelta totalitaria e retorica, come sostenuto dalla Lega. Quella decisione è (puramente e semplicemente) una rivendicazione in chiave moderna dello spirito livornese, della livornesità, di quella cosa cioè che, per secoli, ha fatto di Livorno un posto dove essere accolti e lasciati vivere in pace.

Da oggi, dunque, se sei straniero, ma sei nato in Italia e per questo è giusto che tu sia italiano, hai due possibilità: o hai la fortuna di essere nato a Livorno, oppure vai a Livorno e prendi la cittadinanza onoraria. Si dirà che non è molto, che non significa niente. Può darsi, però io credo che sia un primo importante passo verso il riconoscimento di quel sacrosanto principio che si chiama Ius soli.

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Stipendi staff premier, Casalino: “Prendo 6mila euro netti al mese, è lo stipendio per il mio ruolo. M5 meritocratico”

Pet, 21/09/2018 - 11:57

“Sono portavoce e capo ufficio stampa, dirigo una trentina di persone, sono reperibile giorno e notte, sette giorni su sette, lavoro 13-14 ore al giorno. Sempre. Ho responsabilità enormi, nelle mie mani c’è la comunicazione di Palazzo Chigi“. Rocco Casalino parla al Corriere della Sera all’indomani della pubblicazione dei compensi dello staff del presidente del Consiglio. Dati dai quali emerge che l’ex capo dell’ufficio comunicazione del Movimento 5 Stelle al Senato – oggi portavoce di Giuseppe Conte – guadagna 169mila euro. Più del premier. Uno stipendio che è in linea con quello che percepiva Filippo Sensi, suo predecessore, con Matteo Renzi a capo del governo. “Il Movimento è sempre stato per la meritocrazia – continua Casalino -, ciò che abbiamo sempre criticato sono gli eccessi e i privilegi ingiustificati e non il giusto riconoscimento, anche economico, delle competenze professionali. Guadagno poco più di 6 mila euro netti al mese, è uno stipendio alto, non lo nego, ma è quello che è previsto per chi svolge il mio ruolo”.

Casalino poi specifica: “Sono ingegnere elettronico e giornalista professionista, parlo 4 lingue. Ho diretto per 4 anni l’ufficio comunicazione M5S del Senato e sono stato il capo comunicazione di una campagna elettorale al termine della quale il Movimento ha preso quasi il 33%. Se parliamo di merito e lo confrontiamo con lo stipendio dei miei predecessori non ho nulla di cui vergognarmi, anzi”, dice ancora. “Se mi sento in imbarazzo perché guadagno più del premier? La scorrettezza – continua – sta nel paragonare la retribuzione di una carica politica con quella di un professionista. Oltretutto la mia è in linea con quelle dei miei predecessori. Faccio notare che sono centinaia i dirigenti della Pubblica amministrazione con uno stipendio più alto del premier, una anomalia dovuta al fatto che in anni passati la retribuzione del presidente del Consiglio era cumulabile con quella da parlamentare. È evidente che con me si sta giocando sporco”, conclude.

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Pechino Express, Eleonora Brigliadori (Aron Noel) fa causa alla Rai per l’esclusione: “Causa ideologiche occulte alla base dell’esclusione”

Pet, 21/09/2018 - 11:42

Eleonora Brigliadori torna a parlare della sua esclusione da Pechino Express e attraverso la sua pagina Facebook annuncia azioni legali: “In occasione della messa in onda della prima puntata del programma Pechino Express ho dato incarico, allo Studio dell’Avv. Lo Foco, di depositare la vertenza giudiziaria contro Magnolia e RAI, per l’ingiusta esclusione, mia e di mio figlio Gabriele, dal programma stesso. In fede Eleonora Brigliadori, (iscritta all’ufficio di collocamento lavoratori dello spettacolo e scritturata dal programma stesso) con il nome Artistico Spirituale Aron Noel.

Il caso era esploso lo scorso giugno a pochi giorni dall’inizio delle registrazioni. La Brigliadori, sostenitrice del metodo Hamer e contraria alla chemioterapia, aveva commentato un servizio di Nadia Toffa realizzato per Le Iene proprio sul cancro: “Chi è causa del suo mal pianga se stesso. Il destino mostra le false teorie nella vita e dove la salute scompare la falsità avanza.” Il messaggio era stato rimosso dopo poco tempo ma l’indignazione sui social era già esplosa, con Rai2 costretta all’esclusione dell’attrice e del figlio dal programma.

L’azienda di Viale Mazzini aveva giudicato le sue dichiarazioni “in evidente contrasto con la missione e i valori di servizio pubblico della Rai, con il codice etico aziendale e con la linea editoriale della rete“. La Brigliadori torna all’attacco e conclude il suo post con una puntualizzazione, secondo la mancata concorrente il vero motivo della sua esclusione sarebbe da ricercare non nella frase riferita alla iena Toffa ma nelle sue posizioni sui vaccini non condivise da Costantino Della Gherardesca e dalla trasmissione. “In merito allo stralcio dell’intervista, sotto riportata, faccio notare come, il conduttore, eviti tassativamente di rispondere alla domanda della giornalista, e involontariamente e nel più totale imbarazzo, confessi indirettamente con la sua affermazione di sostenitore dei vaccini, quali siano state, le vere cause (ideologiche occulte e non etiche come si voleva far credere), dell’esclusione dal programma”, ha così dichiarato. Quali saranno i risvolti legali lo scopriremo nelle prossime settimane, l’adventure show ha preso il via con ottimi ascolti. La prima puntata è stata vista quasi 2 milioni di telespettatori e il 10% di share, superando nella gara auditel anche Canale 5.

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La tempesta perfetta su Mondello: un’impressionante “secchiata” d’acqua investe spiaggia e centro abitato

Pet, 21/09/2018 - 11:41

Su Mondello, in provincia di Palermo, si è abbattuta una tempesta degna di un film. Come si vede nel video, pubblicato su Facebook da Salvatore Spina, una sorta di secchiata d’acqua ha investito la costa e il centro abitato.

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A Vicenza il ‘capitano’ prof ha fatto firmare un contratto ai suoi allievi

Pet, 21/09/2018 - 11:15

“Con la firma e la sottoscrizione del presente contratto mi impegno a rispettare i punti seguenti, consapevole che il non rispetto comporta una netta modulazione del rapporto didattico-educativo e conseguenti azioni e scelte da parte dell’insegnante”. Il contratto è quello sottoscritto all’inizio del nuovo anno scolastico dai diciassette alunni di una classe terza dell’Istituto Magistrale Statale “Don Giuseppe Fogazzaro” di Vicenza. L’ideatore? Simone Ariot, l’insegnante di lettere e storia dei ragazzi tra i 16 e i 18 anni iscritti all’indirizzo di Scienze applicate dell’istituto.

Un regolamento per gli alunni, ma anche per il professore. Un patto, con delle regole. Da rispettare.

Si va dalla necessità di “mantenere un clima favorevole all’apprendimento”, a quello di “accogliere le diversità dei compagni”. Passando per la cura dei luoghi e il senso di collettività. Evitando episodi di bullismo. Si parla anche dell’abbigliamento. “Posso scegliere lo stile che preferisco, sentendomi rappresentato da un modello estetico o da un altro, ma non mi dimenticherò di essere in uno spazio di formazione. Non confonderò la scuola con una palestra, una piscina, una discoteca. Eviterò quindi pantaloni corti, strappati in modo diffuso, canotte, scollature eccessive o gonne troppo corte, nel rispetto mio e della comunità apprendente”, si legge al punto 10. Si parla di smartphone, che in classe non può essere usato.

Regole. Semplicemente una lista di regole. Perché, dice il professor Ariot, “I ragazzi hanno voglia di regole”.

Certo, già esisteva il Ptof, il Piano triennale dell’offerta formativa modificabile ogni anno. Ma l’iniziativa del professore Ariot ha voluto rinsaldare ancor più il patto scuola-famiglie, decidendo di investire i ragazzi di una responsabilità che generalmente spetta ai genitori. Decidendo di responsabilizzarsi maggiormente. E’ consuetudine di molti insegnanti, soprattutto all’inizio di un nuovo ciclo di studi, ricordare agli alunni norme di comportamento. Ribadire l’importanza della solidarietà, dell’inclusione. Insomma le regole dello “stare insieme nel rispetto comune”. Il professore del Fogazzaro ha deciso di scrivere per punti quel che generalmente si argomenta, verbalmente. Così ecco il contratto. Da leggere insieme, in classe, per capire. Per spiegare. E poi da portare a casa per decidere se sottoscriverlo. Come è andata? Tutti i ragazzi hanno firmato e quindi accettato il documento. Sorpresi, almeno un po’, ma felici.

L’anarchia contrabbandata per libertà di espressione da almeno un decennio ha portato troppo spesso la scuola a diventare un luogo di sperimentazione selvaggia. Un luogo nel quale le regole non di rado sono state riviste. Ripensate fino a mutarne forma e contenuto, in modo sostanziale.

I sostenitori del cambiamento rivendicano la necessità di adeguarsi ai tempi. Di rimodulare le richieste sulla base delle esigenze dei ragazzi, nati nel nuovo secolo. Molti di quei sostenitori guardano con sospetto alle regole, “inattuali” ed “inutili”, a loro dire. La storia recente sembra dimostrare il contrario. Il regolamento del Liceo di Vicenza sembra confermarlo.

“Le regole servono per vivere insieme, senza regole rimani da solo”, ha scritto in un componimento nel corso dell’anno scolastico 2009-10 Lorenza Raggi, alunna della classe III D della Scuola primaria “Anna Frank”, di Binasco. Pensiero che sintetizza quel che “le cose da fare e quelle da non fare” vogliono rappresentare. Non costrizioni. E neppure limitazioni, oltre misura. Ma strumenti di reale libertà. Elementi imprescindibili per avvicinare “gli altri”. Innanzitutto rispettandoli.

“L’insegnante non è un nemico, ma un membro della stessa squadra. È il nostro capitano e ci fornisce i suggerimenti per vincere la partita. La sua vittoria è anche la nostra vittoria. La nostra vittoria è anche la sua”. Così il professore Ariot definisce il ruolo del docente. Un capitano coraggioso e non un rigido burocrate. Una figura autorevole e non autoritaria. Nonostante riforme e tentativi di circoscriverne il ruolo e ridefinirne gli spazi, a fare la differenza sono ancora i buoni insegnanti.

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Conti pubblici, Istat rivede all’insù la crescita 2017 e al ribasso il debito/pil. Cala la propensione al risparmio

Pet, 21/09/2018 - 11:12

L’Istat ha rivisto al rialzo il tasso di crescita del pil 2017, portandolo dall’1,5 stimato in aprile all’1,6%. I dati incorporano la revisione dei conti nazionali annuali relativa al triennio 2015-2017. Nel 2017, in base ai nuovi dati, il prodotto interno lordo si è attestato a 1.724,9 miliardi di euro: 8 miliardi in più rispetto alla stima precedente. Revisione all’insù anche per il tasso di crescita del 2016, portato all’1,1% rispetto al +0,9% della stima di aprile. Al contrario il tasso di crescita del 2015 è stato rivisto allo 0,9%, in discesa dall’1% della stima precedente.

Per effetto della crescita del denominatore, nel 2017 risulta in lieve calo rispetto alle stime precedenti anche il rapporto tra debito pubblico e prodotto interno lordo che passa dal 131,4% del 2016 al 131,2%. I nuovi dati mostrano un profilo di lenta discesa da tre anni a questa parte. Il rapporto tra il debito e il pil era infatti al 131,8% nel 2014 (in salita dal 129% dell’anno precedente), è passato al 131,6% nel 2015 ed è appunto sceso al 131,4% nel 2016 e al 131,2% l’anno scorso.

L’andamento del deficit in rapporto al pil nel 2017 è stato invece peggiore del previsto nonostante in denominatore sia cresciuto di più: 2,4% contro il 2,3% della stima di aprile e il 2,5% del 2016.

Leggermente giù anche il rapporto tra pil e pressione fiscale, ora al 42,2% rispetto al 42,7% del 2016. Il potere d’acquisto delle famiglie in compenso frena bruscamente. La notizia è che la spesa continua a crescere portando con sé una diminuzione della propensione al risparmio tipica degli italiani. Secondo i dati Istat, nel 2017 il reddito lordo disponibile delle famiglie è aumentato dell’1,6% in valori nominali, ma solo dello 0,5% in termini di potere d’acquisto (contro il +1,2% del 2016 e il +1,3% del 2015). La spesa per consumi è cresciuta del 2,6%, causando un calo di 0,9 punti della propensione al risparmio che scende dall’8,6 al 7,7%.

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Pronto soccorso, mancano oltre mille medici. “A rischio la qualità delle cure”

Pet, 21/09/2018 - 11:09

I medici di pronto soccorso italiani effettuano ogni anno quattro milioni e mezzo di visite in più del normale. Questo perché l’organico è scoperto di oltre mille unità: lo denuncia la Società italiana della Medicina di emergenza-urgenza (Simeu) il cui presidente, Francesco Rocco Pugliese, avverte: “È in pericolo la qualità delle cure ai cittadini”.

Il 22% del totale delle visite di Pronto soccorso, comunica la Simeu, supera il normale carico di lavoro dei professionisti, secondo uno standard di prestazione calcolato tenendo conto del tempo necessario per una visita media. Secondo il calcolo, ogni medico dovrebbe eseguire al massimo tremila visite l’anno: sono invece quasi quattromila per ciascun professionista.

I medici assunti a tempo indeterminato nei Pronto soccorso, infatti, sono solo 5.800, mentre le piante organiche ne prevedono oltre 8.300. Anche considerando i 1.500 precari, dunque, mancano all’appello più di mille medici. I dati sono stati raccolti da Simeu su un campione di circa 110 strutture che registrano 6 milioni di accessi l’anno, circa un terzo del totale nazionale. “È una situazione di grave sofferenza del servizio pubblico, che mette in serio pericolo la qualità delle cure ai cittadini ed a cui è necessario trovare rapidamente una soluzione“, dice Pugliese. “Quest’anno le borse di specializzazione per la medicina di emergenza sono aumentate di circa il 40% – spiega – ma nello stesso tempo è aumentato anche il fabbisogno di medici. L’emergenza c’è già oggi, mentre i nuovi posti in specialità porteranno un miglioramento soltanto fra cinque anni”.

“Se dieci anni fa un medico di pronto soccorso vedeva due pazienti ogni ora – avverte ancora Pugliese – oggi ne vede quattro: un’attività raddoppiata, che dà la misura del sovraccarico. Inoltre, a causa del sovraffollamento, fino al 40% dei medici, nei momenti peggiori, è assorbito dalla cura per i pazienti che non è possibile ricoverare“. Questa situazione, conclude il presidente Simeu, “può mettere concretamente a rischio la salute dei pazienti, a causa della necessità di provvedere ad attività molteplici, alcune delle quali non fanno parte dei compiti delle strutture d’urgenza“.

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Peugeot e-Legend, il prototipo old-style a emissioni zero – FOTO

Pet, 21/09/2018 - 11:04

Quasi nessuno tra i costruttori ci aveva pensato, impegnati come sono a dare nuova forme all’auto di domani. Peugeot invece dimostra che nonostante sia infarcita di tecnologia, tra emissioni zero, connettività e guida autonoma, le linee di quel che verrà possono ancora strizzare l’occhio al passato. E’ con queste premesse che nasce la concept e-Legend, al debutto ufficiale tra meno di due settimane al salone di Parigi, che si ispira dichiaratamente alla 504 Coupé del 1969, tratteggiata dall’abile matita di Pininfarina. Un look accattivante, che come detto va di pari passo con i contenuti: supportata da una batteria da 100 kW con autonomia di 600 km (500 km in 25 minuti con ricarica rapida) secondo il nuovo ciclo Wltp, la e-Legend ha 462 Cv di potenza e 800 Nm di coppia, esaltata dalla trazione integrale, che la spingono fino a una velocità massima di 220 orari. Ma le chicche sono anche all’interno dell’abitacolo, col display davanti al guidatore che riproduce digitalmente il cruscotto analogico della 504 Coupé (e dei suoi pannelli in legno dell’epoca) e con un “assistente” molto particolare che risponde ai comandi vocali con la voce di Gilles Vidal, il direttore dello stile Peugeot. Per quanto riguarda le modalità di guida, ci sono due livelli di automazione (Soft e Sharp) che fanno sparire il volante nella plancia creando più spazio nell’abitacolo, e due di guida d’ordinanza (Legend e Boost).

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Tanzania, si ribalta un traghetto nel lago Vittoria: “Centinaia di morti”. Le immagini del disastro

Pet, 21/09/2018 - 11:00

Un traghetto con a bordo circa 400 passeggeri si è ribaltato nella parte meridionale del Lago Vittoria, in Tanzania, vicino all’isola Ukara. A renderlo noto la televisione pubblica Tbc, che ha citato il governatore della provincia di Mwanza. Il numero dei morti, al momento, è salito a 86, ma si teme che la cifra sia destinata a crescere.
Ancora ignote le cause del disastro, ma secondo fonti locali l’imbarcazione poteva portare un centinaio di persone. Le operazioni di soccorso, iniziate giovedì pomeriggio, sono state sospese per poi riprendere questa mattina. Alcuni passeggeri sono stati tratti in salvo ma, stando al governatore John Mongella, sono “in gravi condizioni”.

Video Twitter

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Fake news, come trovare un antidoto. Ecco i Bot (robot digitali), alleati dei signori del web

Pet, 21/09/2018 - 10:53

150 volte al giorno controlliamo il nostro smarthphone, mediamente ogni sei minuti. Lo scrive il guru della comunicazione Giuseppe Riva nel suo pamphlettino Fake News (Il Mulino). Da questo dato spaventoso è partito il Forum Web e comunicazione. La verità ai tempi delle fake news, promosso da Casa Corriere. Dall’alba dell’era Gutenberg alla società liquida di Zygmunt Bauman, il suo incipit fa scuola: “La modernità è la convinzione che il cambiamento è l’unica cosa permanente e che l’incertezza è l’unica certezza” .

Simbolica la scelta del luogo fortemente voluto dall’eclettica Laura Valente, presidente della Fondazione Donnaregina per le Arti contemporanee: la Biblioteca Nazionale di Palazzo Reale a Napoli, un scrigno di sapienza sottochiave che custodisce anche una pietra di basalto datata 1000 a.c. con caratteri del primo alfabeto berbero. Il contrasto è ancora più stridente, sale solitamente non aperte al pubblico (per mancanza di personale) in mezzo alle boiserie che racchiudono papiri ercolanesi, libri del Quattrocento e  i manoscritti di Giacomo Leopardi aleggia il fantasma delle fake news.

Come riconoscerle, come difenderci e perché ci caschiamo.  Cosa fare per distinguere disinformazione (la deliberata creazione e diffusione di informazioni false) dalla misinformazione (la condivisione involontaria di informazioni false).

Fa gli onori di casa Enzo d’Errico, direttore del Corriere del Mezzogiorno: “Oggi i grandi editori non sono più quelli storicamente noti, ma Google e Facebook. Sono loro che divulgano le informazioni in tempo reale. Ma ovviamente sono notizie non certificate. Un giornale, pur non esente da errori, verifica le fonti e crea coscienza critica”. Alla stampa dunque  il ruolo del contro/potere, fare da cane da guardia contro gli avvelenatori del pozzo. Un passo indietro: la madre di tutte le fake news fu quella sparata grossa da Colin Powell al Consiglio delle Nazioni Uniti sul possesso delle armi di distruzione di massa da parte di Saddam Hussein che portò l’America all’invasione dell’Iraq. Le fake news di propaganda ci sono sempre state, anche in regimi democratici, ma oggi invadono e influenzano quotidianamente la politica e sono mosse da differenti interessi. Un tempo si diceva: lo ha detto la televisione, lo ha scritto il giornale e ci credo. Oggi si va su wikipedia e le false notizie sono più difficili da rimuovere. Fake news è il termine dell’anno 2017 secondo il Collins Dictionary, una sorta di bibbia della filologia. Secondo una ricerca dell’Osservatorio News-Italia il 70 per cento degli italiani si informa su Internet (carta stampata al capolinea) e il 53 per cento afferma di essersi imbattuto in contenuti falsi o parzialmente falsi.

Con l’avvento dei social media è scomparso il solco che divideva il mondo reale dal mondo virtuale. Oggi quello che si trova on line è un mondo post-verità, al cui interno le notizie deliberatamente false o distorte sono usate per orientare anche in maniera significativa decisioni individuali, soprattutto in relazione allo scontro politico e alle scelte elettorali. Fake news è solo un nuovo modo per definire i processi di disinformazione che da sempre sono presenti nella sfera pubblica, dai tempi dell’agorà. Fake news sono le spine nel fianco della libertà di stampa. Fake news sono le nostre care bufale.

I falsi profili delle “cyber truppe” sono invece l’altra faccia della stessa medaglia: come smascherarli. “Su Instagram e Facebook proliferano profili fake seguiti da 100mila e passa followers – spiega Luca Morieri, social media manager di celebrities – si tratta di modelle e modelli creati digitalmente al computer che riescono a trovare un enorme consenso e una schiera di fan. Unico problema non sono reali. Sui social network si ingegnano i maghi del Photoshop: ormai tutto viene ritoccato, non più solo viso e  corpo, ma anche luoghi e  panorami, per cercare di far colpo con la foto perfetta. Sui social è facile mentire, d’altronde si tratta di un nostro avatar, un profilo virtuale che possiamo modificare come meglio crediamo e che non deve per forza rispecchiare la nostra identità”.

Soprattutto se ci piacciamo poco. Basta, poi, mettere cento like su Facebook ed è possibile costruire giudizi molto accurati  sulla personalità di un individuo. Informazioni utili per somministrargli pubblicità ma anche per manipolare il suo consenso. E, a dargli una mano, scendono in rete i Bot (robot digitali), grandi alleati dei signori della rete, che comprano manciate di falsi follower. Sul Far West della rete vigilano i content moderator, i censori della rete. Ma sono ancora troppo pochi. Ragazzi alla ricerca di un impiego e con un minimo di conoscenza dei social media, cosa aspettate, compilate i vostri curriculum e spediteli a Google.

Nel web 2.0, 3.0, raggiungere la fama velocemente è un must dal quale nessuno vuole sottrarsi. Profetico Andy  Warhol, influencer senza social: “In futuro tutti saranno famosi per 15 minuti”. Invece ci sono dubbi anche sulla paternità della frase, simbolo di un’intera ideologia. A detta del critico d’arte Blake Gopnik  potrebbe non essere altro che una falsa attribuzione: non è stato infatti Warhol a pronunciarla per la prima volta, ma il fotografo Nat Finkelstein. Andy ha solo preso quella frase e l’ha fatta sua. Fake news ante-litteram.

Instagram januaria piromallo

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Il coinquilino ideale? Per gli italiani no a tirchi e festaioli

Pet, 21/09/2018 - 10:40

Ordine e pulizia. Sono queste le due parole d’ordine di chi si mette alla ricerca di un coinquilino.

Secondo una recente indagine di Immobiliare.it, infatti, il principale motivo di litigio nelle case degli italiani è relativo proprio alla pulizia e all’ordine delle aree comuni: il 35% delle discussioni tra coinquilini sarebbe proprio determinato da questi due fattori.

La pulizia è apprezzata soprattutto dalle donne: il 46% del campione interrogato la considera una caratteristica imprescindibile per un coinquilino. Agli uomini (35%) ciò che interessa di più è invece l’ordine di chi condivide con loro la casa. Oltre alla sporcizia, inaccettabile per il 55% degli intervistati, in molti non sopportano l’invadenza del proprio coinquilino. Solo il 5%, invece, dichiara di non tollerare l’avarizia nel suo compagno di convivenza. Eppure, tra i profili più odiati (22%) c’è proprio quello del “tirchio che risparmia pure sulla carta igienica”, superato in questa speciale classifica solamente dal festaiolo: i fanatici di feste e alcol sono infatti da evitare per il 25% degli italiani interpellati.

In ogni casa, poi, c’è la gelosia per i propri oggetti personali: spazzolino da denti e computer sono off limits per la maggioranza delle persone. E anche il tempo non sempre viene condiviso con piacere con il proprio coinquilino: il 19% del campione infatti preferisce non condividere alcuna attività con la persona con cui vive. Per quanto riguarda invece i metodi di selezione del coinquilino, il passaparola vince su tutti: nel 53% la persona viene infatti individuata grazie ad amici e conoscenti. Seguono, a distanza, altre tre modalità: i siti specializzati (29%), i social network (9%) e le bacheche delle università (8%).

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Sgarbi difende la massoneria e se la prende con Sarti (M5s): “Imbecille diventata deputata grazie a un comico”

Pet, 21/09/2018 - 10:38

“È un imbecille diventata deputata grazie a un comico. Speriamo di potercene liberare presto”. L’attacco è del deputato di Forza Italia, Vittorio Sgarbi, che ha criticato l’iniziativa di Giulia Sarti (M5s), presidente della Commissione Giustizia, intenzionata a dare il via libera a una commissione stragi perché “cosche, servizi segreti e massoni sono legati da un filo conduttore“. Sgarbi era ospite a Roma di Stefano Bisi, gran maestro del Grande oriente d’Italia.

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Caso Maugeri, Roberto Formigoni dopo la condanna e il blocco della pensione: “Ho solo 2mila euro, era mio sostentamento”

Pet, 21/09/2018 - 10:27

“Sono costernato”. Così Roberto Formigoni, ex presidente della Regione Lombardia, in un’intervista al Corriere della Sera in merito alla condanna in appello a sette anni e mezzo per corruzione per il caso Maugeri. Il Tribunale ha disposto anche la confisca dei beni per un valore di 6i milioni e mezzo di euro e il blocco della pensione. Il Celeste, a domanda diretta del giornalista, sostiene di aver fatto “le vacanze da un amico” e di avere da parte “2mila euro”, dichiarando poi di aver fatto ricorso per il blocco della pensione perché “era la mia unica fonte di sostentamento, non ho il vitalizio”. I giudici hanno anche dichiarato per l’ex senatore l’interdizione “in perpetuo dai pubblici uffici”– che diventerà definitiva in caso di conferma della condanna in Cassazione – per cui Formigoni ha dichiarato di essere “condannato al rogo e alla damnatio memoriae“.

Una pena più dura in appello – – caduta, invece, l’accusa di associazione a delinquere – rispetto a quella nel processo di primo grado, dove i giudici avevano stabilito una condanna a 6 anni di reclusione. Secondo l’accusa Formigoni ha ricevuto una serie di utilità, tra cui l’uso di yacht, vacanze e cene, per favorire la Fondazione Maugeri e il San Raffaele – tramite l’imprenditore Pierluigi Daccò – e con delibere di giunta per circa 200 milioni di rimborsi pubblici. Al Corriere, l’ex governatore lombardo sostiene che “si sono inventati il concetto di utilità” dal momento che “nei paradisi fiscali” non hanno trovato “un solo euro riconducibile a Formigoni”. Quella che l’accusa ha chiamato utilità, per l’ex rappresentante del centrodestra è solo “uno scambio amicale”: “Daccò da 30 anni organizzava vacanze con gli amici e per due anni ha invitato anche me”. Il fatto che un rappresentante di una istituzione sia ospitato in a carico di un amico è vista da Formigoni come “inopportunità“: “I tribunali devono condannare per i reati commessi, non per eventuali inopportunità”. “Se hai un amico facoltoso che per il compleanno ti regala un orologio, tu rispondi con una cravatta – ha continuato Formigoni – Funziona così tra amici”.

Oltre ai sette anni e mezzo di reclusione, i giudici hanno disposto anche la confisca di beni per un valore di sei milioni e mezzo di euro e il blocco della pensione. I magistrati, in particolare, hanno calcolato il danno erariale in relazione alle somme “retrocesse” a favore dei “partecipanti al sistema illecito”, tra cui Formigoni, e su un “complessivo finanziamento regionale” alla Maugeri, tra il 1998 e il 2010, di oltre 73 milioni di euro. Cifra però da cui è stata sottratta la somma di 14 milioni di euro già risarciti dalla Fondazione Maugeri alla Regione: il danno finale è di circa 60 milioni.

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In Edicola sul Fatto Quotidiano del 21 settembre: Parnasi, s’indaga sui fondi al Pd. Ma sparisce la legge-fondazioni

Pet, 21/09/2018 - 10:22
Indagini – Grazie al sistema trojan è stato intercettato un colloquio tra il costruttore, il tesoriere dem e un responsabile Fondazione Eyu Roma, Parnasi torna dai pm: “Incontrai Bonifazi al Pd”

La Procura di Roma sta indagando sui soldi dati da Luca Parnasi alla Fondazione Eyu, legata al Pd. Per questo ieri il costruttore romano è stato risentito dal pm Barbara Zuin. Al vaglio dei magistrati ci sono 150 mila euro (Iva compresa) pagati da Immobiliare Pentapigna Srl di Parnasi a cavallo delle scorse elezioni politiche […]

di Rivieni avanti, aretina di

Avevamo giurato, e sperato, di non occuparci mai più di Maria Etruria Boschi, lasciando agli storici la pratica di compilarne un breve profilo nel reparto “Minori del Novecento”. “Avvocaticchia della provincia aretina, classe 1981, inopinatamente promossa da Renzi nel 2014 ministra delle Riforme e Rapporti col Parlamento, e nel 2016 dall’incolpevole Gentiloni sottosegretaria a Palazzo […]

Lo scandalo Eni e le mazzette nigeriane. Condannati i mediatori

La sentenza – Per il giudice del rito abbreviato ai due uomini che trattarono le tangenti al governo della Nigeria la corruzione ci fu. Pessima notizia per il gruppo

di Tim Vivendi e Elliott, pace provvisoria per far fuori Genish

I due azionisti cercano l’accordo sull’Ad. Il manager israeliano tratta l’acquisto di una società in Brasile senza dirlo al cda. Oggi e lunedì riunioni di fuoco

di l’intervista “Chi depistò aiutò – la mafia: ora si può dire grazie ai pm”

Fiammetta Borsellino – Al via l’udienza preliminare per l’inquinamento delle indagini su via D’Amelio: contestata ai tre poliziotti l’aggravante

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Meglio copiare gli altri o se stessi? Nicola Porro non ha di questi problemi, lui prende tutto, non butta via niente. Il nuovo talk politico Quarta Repubblica al debutto lunedì è un centone composto da cloni che nemmeno a Shanghai. A prima vista si mimetizza nella “rivoluzionaria” Rete4, il cui palinsesto ricalca a sua volta […]

di Nordisti Milano, se volete bene alle periferie salvate il Perini

“Salvate il soldato Iosa”, scrivevamo in questa colonna nel gennaio 2012, oltre sei anni fa. Ci riferivamo ad Antonio Iosa e al circolo Perini, da lui fondato nel 1962. Dopo 50 anni d’attività, il Comune di Milano minacciava allora di togliere ogni sostegno a quel circolo culturale nato nella periferia milanese, a Quarto Oggiaro, quando […]

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L’Intelligenza Artificiale disegna fumetti, ecco come se la cava

Pet, 21/09/2018 - 10:13

Quella del disegnatore di fumetti potrebbe essere la prossima professione minacciata dai robot, come suggerisce la ricerca di Maciej Pęśko e Tomasz Trzciński dell’Università di Varsavia. I due scienziati hanno esteso alcuni esperimenti precedenti, scoprendo che si può partire da semplici fotografie per ottenere immagini disegnate piuttosto piacevoli.

L’approccio in questione si chiama trasferimento neurale di stile, perché si ottiene usando una combinazione di hardware e software che si chiama appunto rete neurale – progettata per funzionare in modo simile, il più simile possibile, alle sinapsi.

Studi precedenti avevano già dimostrato come sia effettivamente possibile usare più reti neurali per “scomporre” un’opera d’arte in alcuni elementi fondamentali (colori, linee, luce, etc…), e successivamente definire in modo abbastanza preciso le relazioni tra questi stessi elementi. L’idea è che lo stile artistico si possa estrapolare proprio tramite l’analisi di tali relazioni.

Il problema è che il compito, seppure possibile, richiede molte risorse: si parla di diversi secondi per immagini da 512×512 pixel (una misura piccolissima, praticamente un francobollo). Per un’applicazione realmente utile di questo approccio è necessario tutto il sistema più efficiente. Esistono tuttavia diversi algoritmi, alcuni più veloci di altri.

Ed è qui che entra in gioco il lavoro dei due studiosi polacchi, che hanno messo a confronto diversi tipi di trasferimento neurale di stile per cercare quello più veloce ed efficiente. “Ci siamo concentrati su metodi che non richiedessero più di due secondi“, hanno spiegato.

Per testare la bontà dei risultati hanno preso diversi fumetti e quadri, ne hanno estratto lo stile e lo hanno applicato a immagini scaricate a caso da Internet. Poi hanno chiesto a cento persone cosa pensassero del risultato, per definire quale tra i metodi testati fosse il migliore: ha vinto il metodo noto come adaptive instance normalization.

A questo punto l’ipotesi è che un’ulteriore riduzione dei costi possa rendere praticabile questa sorta di disegno automatico. Un autore potrebbe progettare la propria storia, scattare fotografie e poi elaborale con questo sistema per ottenere le vignette.

Per quelli che sono i risultati ora, sarebbe comunque necessario l’intervento di un disegnatore in carne e ossa per completare il lavoro. Ma l’evoluzione procede in fretta, e non è detto che tra qualche anno tutto questo diventi possibile all’interno di uno smartphone; si scatta e si elabora come oggi applichiamo un filtro Instagram. Resterebbe agli umani il compito di scrivere una bella storia, con personaggi convincenti e scene appassionanti. Una cosa che per ora i computer non sanno fare.

Immagine: nella colonna A il fumetto scelto per lo stile, in colonna B la fotografia a cui applicare lo stile. Le colonne C-G riportano i risultati con i vari algoritmi testati.

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Di Maio: “Reddito di cittadinanza solo a italiani. Berlusconi? Cose in programma gli provocano un coccolone”

Pet, 21/09/2018 - 10:03

Luigi Di Maio corregge Tria sul reddito di cittadinanza e manda segnali anche a Silvio Berlusconi e Matteo Salvini, dopo il vertice di giovedì del centrodestra a Palazzo Grazioli. Dopo la spiegazione fornita giovedì durante il question time al Senato, in cui il ministro dell’Economia ha ribadito che il reddito di cittadinanza sarà rivolto anche ai cittadini stranieri presenti regolarmente sul nostro territorio, il vicepremier e ministro del Lavoro ha ribattuto, durante un’intervista a Radio Anch’io su Radio 1, che il provvedimento sarà rivoltò solo ai cittadini italiani. Poi punzecchia il leader di Forza Italia: “Ho sentito dire (dopo il vertice tra Lega, Fi e Fdi, ndr) che si applicherà il programma di governo del centrodestra. Ma nel nostro contratto di governo c’è la legge anticorruzione, il taglio dei vitalizi e delle pensioni d’oro. Tutte cose che hanno fatto venire un coccolone a Berlusconi”. Una reazione forte che porta Giorgio Mulè (Fi) a dire che “la verità è che, messo all’angolo dalla realtà, Di Maio straparla”.  jwplayer("jwp-e63due9h").setup({ playlist: [{"mediaid":"e63due9h","description":"di Manolo Lanaro","pubdate":1537457790,"tags":"tria","image":"https:\/\/cdn.jwplayer.com\/thumbs\/e63due9h-720.jpg","title":"Reddito di cittadinanza, FdI a Tria: \"Assicura che \u00e8 solo per italiani?\". Il ministro: \"Sar\u00e0 per tutti, lo richiede la legge\"","variations":[],"sources":[{"type":"application\/vnd.apple.mpegurl","file":"https:\/\/cdn.jwplayer.com\/manifests\/e63due9h.m3u8"},{"width":320,"height":180,"type":"video\/mp4","file":"https:\/\/cdn.jwplayer.com\/videos\/e63due9h-2kLOQlpN.mp4","label":"180p"},{"width":480,"height":270,"type":"video\/mp4","file":"https:\/\/cdn.jwplayer.com\/videos\/e63due9h-mgX5kRUd.mp4","label":"270p"},{"width":720,"height":406,"type":"video\/mp4","file":"https:\/\/cdn.jwplayer.com\/videos\/e63due9h-DGOVPaTh.mp4","label":"406p"},{"width":1280,"height":720,"type":"video\/mp4","file":"https:\/\/cdn.jwplayer.com\/videos\/e63due9h-00rmffRE.mp4","label":"720p"},{"type":"audio\/mp4","file":"https:\/\/cdn.jwplayer.com\/videos\/e63due9h-jz9FGUIN.m4a","label":"AAC Audio"}],"tracks":[{"kind":"thumbnails","file":"https:\/\/cdn.jwplayer.com\/strips\/e63due9h-120.vtt"}],"link":"https:\/\/cdn.jwplayer.com\/previews\/e63due9h","duration":235}] });

Il clima torna a farsi teso nell’esecutivo, dopo la frecciata lanciata dal leader M5S dalla Cina, pochi giorni fa: “Nessuno ha chiesto le dimissioni del ministro Tria – aveva assicurato -, ma pretendo che il ministro dell’Economia di un governo del cambiamento trovi i soldi per gli italiani che momentaneamente sono in grande difficoltà. Gli italiani in difficoltà non possono più aspettare, lo Stato non li può più lasciare soli e un ministro serio i soldi li deve trovare”. Parole che erano suonate come un ordine al titolare dell’Economia che oggi torna a essere smentito proprio dal vicepremier: “Abbiamo corretto la proposta di legge anni fa – ha detto – È singolare che torni in auge una proposta di legge che non prevedeva ancora la platea (per l’assegnazione del reddito). Ma è chiaro che è impossibile, con i flussi migratori irregolari, non restringere la platea e assegnare il reddito di cittadinanza ai cittadini italiani”.

Parole che fanno esultare l’altro vicepremier che parla di “precisazione che accogliamo con grande piacere“. Già nella serata di giovedì era stata anticipata la precisazione da parte dei membri del governo: il ministro dell’Economia si riferiva a una proposta di legge del Movimento di anni fa, poi corretta nell’ultima versione. Un’esclusione che non trova d’accordo il presidente del Cnel ed ex ministro del Lavoro, Tiziano Treu: “Inaccettabile, secondo il diritto europeo, che una prestazione assistenziale come il reddito di cittadinanza possa essere data solo agli italiani”. Treu spiega che la Corte europea di giustizia si è pronunciata più volte su prestazioni simili ribadendo l’estensione anche agli stranieri con permesso di lungo soggiorno.

Il vicepresidente del Consiglio è poi intervenuto anche sulla possibilità di sforamento del deficit: “Il tema non è di quanto sforare – ha continuato durante la sua intervista radio – ma quante risorse ci servono per migliorare la qualità della vita degli italiani, per mandare in pensione e assumere giovani, per dare un reddito di cittadinanza, meno tasse con la flat tax” alle imprese. “È in base a questo – ha continuato – che calibriamo il deficit e la spending review. La maggior parte delle risorse arriverà dai tagli agli sprechi, se andranno a regime tra un anno e mezzo facciamo un po’ di deficit, tanto l’economia crescerà e poi rientriamo, lo hanno fatto tutti i Paesi che oggi stanno crescendo. Il ministro Tria dice che l’1.6% non si supera? Credo che in questi giorni si stia giocando per dare una narrazione che il governo è nel caos ma noi, invece, lavoriamo ogni giorno per una legge di bilancio che metta al centro gli italiani e non le banche e le lobby”.

Incalzato dai giornalisti sulla possibile “rinascita del centrodestra”, il vicepremier non si dice preoccupato, visto che “noi con la Lega alle elezione regionali non ci vogliamo andare e neanche alle politiche e alle europee. Poi però è chiaro – ha aggiunto – che due partiti come Forza Italia e Fratelli d’Italia, che insieme non fanno il 10%, vogliano stare con Salvini. A me ricorda un po’ la moglie che torna dal marito anche se il marito continua a tradirla”.

“Messo all’angolo dalla realtà che obbliga i 5Stelle a prendere atto della irrealtà delle loro proposte lunari, il vicepremier si rifugia come al solito nella caverna della propaganda. E da lì immagina malesseri (un “coccolone”) del presidente Silvio Berlusconi per alcune iniziative dell’esecutivo”, dice il deputato forzista Mulè in una nota. “La verità è che Di Maio è da tempo politicamente affetto da un terribile fuoco di Sant’Antonio: questa patologia lo porta a straparlare in modo sempre più disordinato – afferma il portavoce dei gruppi azzurri di Camera e Senato –  basti pensare all’improvvisata uscita sulle chiusure domenicali. Va compreso: guarirà, grazie alle iniezioni di capacità del centrodestra e di Forza Italia che presto torneranno alla guida del Paese”.

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