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Russia 2018, le palle di Putin / A Mosca impazziscono i taxi. E pure i prezzi dei menù

Ned, 17/06/2018 - 16:26

A proposito di sicurezza ai Mondiali. C’è un filmato ormai virale, l’ho postato stanotte anch’io su Facebook. Siamo a Mosca, sabato pomeriggio. La videocamera riprende un tratto della centralissima via Iliynka, vicino alla Piazza Rossa, non lontano dal Gostiny park. È un senso unico, trafficato. C’è un gruppo di turisti messicani, fanno shopping. Tre auto incolonnate rallentano, si fermano. All’improvviso, una quarta vettura, un taxi giallo della compagnia Yandex.Taxi (la società ha rimpallato ogni responsabilità alla flotta di taxi NexT), sterza bruscamente, piomba sul marciapiede, falcia i pedoni, si schianta su un palo.

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La folla, inferocita, si avventa sull’auto. L’autista riesce a divincolarsi, schizza fuori dall’abitacolo, sguscia come un anguilla tra la gente che lo vorrebbe linciare. Corre come Usain Bolt, inseguito da tutti. Uno cerca di sgambettarlo, senza riuscirci. Il tassista si dilegua. Più tardi la polizia russa comunicherà di averlo arrestato: è un kirghizo di 28 anni. Secondo gli inquirenti, si sarebbe trattato di un “atto non volontario”. Frutto di uno stato psicofisico alterato. Due sombrero rotolano sull’asfalto. La strada è stata transennata. Attentato o incidente? La polizia ha escluso la prima ipotesi e ha diffuso il video dell’interrogatorio sul sito del Moi (il ministero degli Interni), “data la significativa risonanza dell’incidente”. Trasparenza esemplare, quanto mai opportuna per dissipare dubbi e paure, soprattutto tra i turisti.

L’autista si chiama Chingiz Anarbek, ha confessato di aver premuto il pedale dell’acceleratore al posto del freno perché distrutto dalla stanchezza: “C’era un ingorgo, ho avuto un colpo di sonno, ho premuto meccanicamente il piede sul gas e ho girato il volante a destra”. Il test sull’alcol è risultato negativo. Sette pedoni, due dei quali messicani, sono finiti in ospedale. Da dove vedranno Germania-Messico?

Le cronache helzapoppin del Mondiale russo raccontano della colossale torta di compleanno – 100 chili di crema sormontati da una corona dorata! – che i fan ceceni hanno regalato a Mohammed Salah (infortunato nella finale di Coppa dei Campioni, è stato costretto a disertare l’esordio Mondiale) per festeggiare i suoi 26 anni, peraltro compiuti nel giorno di una sconfitta bruciante: l’Egitto, infatti, ha perso in extremis contro l’Uruguay. Un happy birthday tristanzuolo, insomma, nulla a confronto con il mitico Diego Armando Maradona che si scusa per aver fumato un sigaro cubano in tribuna durante Argentina-Islanda: l’ha spento, “non sapevo che fosse vietato”. Ma ha continuato imperterrito a fumare lo stesso. Di rabbia. Per gli errori di Lionel Messi.

I social del web russo sono pieni di lamentele per i prezzi dei biglietti, la gente protesta, dice che in certi casi raggiungono i 5mila €. Ecco perché i posti degli stadi non sono esauriti, osservano in molti. Vi siete accorti dei vuoti negli spalti di Uruguay-Egitto che si è giocata venerdì a Ekaterinburg? Imbarazzante: un autogol nella Rete. La cosa non è rimasta confinata al web. È intervenuta la Fifa. Che ha confermato i vuoti. Scaricando però la responsabilità agli organizzatori. I quali hanno affermato di aver venduto 32mila 278 biglietti, dei 33mila disponibili. All’appello, tuttavia, sono mancati più di 5mila spettatori che hanno disertato il match.

La Fifa ha spiegato le assenze: “Si tratta di una questione legata principalmente ai no-show di tutti i gruppi costituenti”. Che cosa sono i gruppi costituenti? Semplice: i gruppi che sono associati all’organizzazione. Tradotto: ci sono stati troppi biglietti per autorità, funzionari e sponsor, non abbastanza per i tifosi. E quelli ancora disponibili costavano troppo, buoni cioè per le tasche degli sceicchi e degli oligarchi.

Nulla di nuovo, comunque. Ogni evento sportivo globale riproduce sempre gli stessi effetti collaterali. Come ben sa chi in questi giorni ha osato sedersi al tavolo di qualche ristorante nei pressi degli stadi, dove è tornata prepotentemente in auge la vecchia regola sovietica del doppio menù. Quello per i russi. E quello per gli stranieri, coi prezzi più che raddoppiati. Due anni fa ci fu una martellante campagna dei media russi contro questa pratica adottata a Kiev, in occasione degli Europei, oggi succede l’opposto. Cambiando l’ordine dei ristoratori, il conto non cambia.

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Amalia “Milly” Gualteroni, morta la giornalista e scrittrice: caduta accidentale dal quinto piano

Ned, 17/06/2018 - 15:58

Amalia Gualteroni, giornalista e scrittrice, è morta a Sondrio all’età di 61 anni. La donna, conosciuta come Milly, è precipitata dal quinto piano di un palazzo mentre stava pulendo i vetri. La Polizia di Stato ha aperto le indagini per ricostruire la dinamica dell’incidente ma secondo i primi rilievi sembra che la scrittrice abbia perso l’equilibrio mentre era impegnata nel lavoro di pulizia. Il corpo di Amalia è stato trovato senza vita da un inquilino del palazzo. Collaboratrice di Vogue Italia e Cosmopolitan, è suo il libro “Strappata all’abisso: dagli psicofarmaci alla fede”.

 

 

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Iraq, Angelina Jolie si commuove tra le rovine di Mosul: “Mai vista una devastazione simile”

Ned, 17/06/2018 - 15:47

In Iraq come Inviata Speciale UNHCR, Angelina Jolie visita Mosul e alla vista delle rovine: “Mai vista devastazione simile. Questa gente ha perso tutto. Hanno pochissimo sostegno e stanno ricostruendo le macerie a mani nude”

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Germania, Merkel aspetta Conte e lavora a un vertice speciale sui migranti con Italia, Grecia e Austria

Ned, 17/06/2018 - 15:37

Lunedì il premier Giuseppe Conte volerà a Berlino per incontrare Angela Merkel. Troverà un ambiente teso, con la cancelliera impegnata a risolvere i contrasti con il suo ministro dell’Interno, il leader della Csu bavarese Horst Seehofer. Sarà infatti una giornata decisiva per la crisi di governo tedesca, come scrive la Bild am Sonntag: il ministro ha intenzione di varare il suo masterplan sull’immigrazione che Merkel ha bloccato.

Per la cancelliera è una partita cruciale. Per questo cercherà un’intesa con Conte per presentarsi forte al Consiglio Ue in programma il 28 e il 29 giugno. Anzi, sempre secondo la Bild, Merkel sta lavorando per organizzare un summit speciale sui migranti con i paesi particolarmente esposti agli arrivi, come Italia, Grecia e Austria. L’obiettivo è arrivare ad avere in mano un accordo da portare a Bruxelles e contrastare la diplomazia parallela che lo stesso Seehofer ha portato avanti parlando sia con Matteo Salvini che con il cancelliere austriaco Sebastian Kurz.

“Siamo in fase di pianificazione – dice una fonte del governo italiano al tabloid – Non è ancora chiaro quando potrebbe tenersi questo vertice”. È “possibile” che si tenga il prossimo weekend, scrive ancora la Bild. Intanto domani il premier Conte è atteso in cancelleria per la prima visita a Berlino dall’insediamento del nuovo governo.

Il ministro dell’Interno, esponente del partito bavarese gemello dell’Unione cristiano-democratica, ha trascinato il governo nella crisi ostinandosi sui respingimenti ai confini tedeschi dei migranti che hanno già fatto richiesta di asilo in un altro Paese Ue. Merkel si oppone, in attesa di un accordo nell’Ue. “Nessuno ha interesse nella Csu a far cadere la cancelliera, a sciogliere l’Unione della Cdu e della Csu, o a far saltare la coalizione“, ha affermato Seehofer secondo il quotidiano.

“Noi vogliamo una soluzione sostenibile per i respingimenti dei migranti ai confini”, ha aggiunto. È invece la Welt am Sonntag a riferire che lo stesso ministro dell’Interno, nei giorni scorsi, si sarebbe sfogato dicendo: “Non posso più lavorare con questa donna”. La Csu bavarese ha invece smentito la notizia secondo cui Seehofer sarebbe disposto a concedere due settimane di tempo alla Merkel, per trovare un accordo sui respingimenti ai confini con i partner europei. “La notzia è inventata, pura disinformazione“, ha affermato il segretario generale dei cristiano-sociali Markus Blume alla Dpa.

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Caterina Balivo, dopo l’addio a Detto Fatto le prime indiscrezioni su cosa farà la conduttrice

Ned, 17/06/2018 - 15:22

Caterina Balivo ha appena salutato il pubblico di Detto Fatto e arrivano le prime indiscrezioni sul programma che la mora conduttrice si prepara a guidare su RaiUno. Dopo sei anni a RaiDue, la conduttrice torna infatti alla rete ammiraglia, come lei stessa ha annunciato qualche giorno fa in un post su Instagram. E da TvBlog arrivano i primi particolari: il programma dovrebbe chiamarsi Vieni da me e l’ora di messa in onda dovrebbe essere dalle 14 alle 16. Il modello è quello dell’Ellen Show, guidato dalla maestosa e inimitabile Ellen DeGeneres e che è ormai un vero cult, non solo negli Stati Uniti. Sembra che l’obiettivo della Balivo sia quello di invitare personaggi famosi ma anche gente comune. Dopo di lei in palinsesto ci sarà La Vita in Diretta con Francesca Fialdini e Tiberio Timperi al posto di Marco Liorni (che ci aspettiamo di vedere presto in un nuovo programma).

Sei anni fa, dopo due anni di stop dalla tv, il direttore Angelo Teodoli mi propose di portare per la prima volta sulla tv generalista i tutorial per vedere come sarebbe andata… Oggi sono fiera di aver contribuito, con tutta me stessa e con tanti sacrifici, alla nascita di un brand forte per la rete che proseguirà in ottime mani e che resterà nel mio cuore per sempre (è stata una decisone più difficile di quanto io stessa pensassi). Per me è giunto il tempo di tornare a casa dalla mia amata famiglia che tanto mi è mancata in questi otto anni trascorsi in una città frenetica e sorprendente come Milano. Ed è tempo di tornare su Rai1, dove firmai il mio primo contratto nell’ottobre del 1999… Già mi mancano la super squadra di Endemol Shine e della Rai di Mecenate, voi da casa che mi avete sostenuta in questa non facile avventura, rendendola un successo. Da settembre avrò sempre bisogno di voi per creare una nuova famiglia televisiva e divertirci insieme, come ai vecchi tempi. Quindi non ci perderemo di vista, ma ci vedremo ancora su Rai1! Vi amo

Migranti, in Niger lo straniero è ancora un dio

Ned, 17/06/2018 - 15:22

“Mon étranger c’est mon Dieu” (“Il mio straniero è il mio Dio”). Lo affermava come un’evidenza un nigerino non pentito e la tradizione del suo popolo lo raccomanda senza ambiguità: Dio è uno straniero oppure lo straniero è lui stesso un dio. Non sapevano della via della seta cinese o delle vicende dell’Aquarius sulla via della Spagna. Seduto come un patriarca su una sedia di ferro il vecchio Lawali non aveva dubbi in proposito.

Lo straniero, il suo straniero, è il suo Dio. Un’ovvietà per la quale non c’è bisogno di spiegazione. Chissà che cosa si nasconde dietro uno straniero. Un messia, un razziatore oppure un campione di calcio. Desta timore e ammirazione, proprio come un dio preso alla sprovvista e senza documenti. Uno straniero divino che potrebbe piantare in asso il cielo da un momento all’altro e poi sparire nel mare o nella sabbia del deserto. Proprio dove il Sahel e il Sahara inventano insieme frontiere mobili che creano un Paese chiamato di cognome Utopia.

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C’è poi una signora di Niamey che lo ricorda con un certo rammarico. Qui nel Niger, mormora con un sospiro, ogni straniero è un re. Si tratta dello stesso concetto elaborato dalla sapienza con altre parole. Sarà anche vero ma intanto Agadez e il nord del Niger sono zone di caccia riservata. In Algeria prima si ruba il lavoro dei migranti, poi i loro averi e infine li si deporta nel deserto più vicino. La solidarietà africana non ha limiti e per questo le stesse frontiere cercano di migrare altrove.

Un’analoga storia si sviluppa in Europa, in America, in Asia e persino nell’Oceania, che pure di mare e di isole se ne intende. Guerra dichiarata a chiunque si azzardi a prendere sul serio la propria missione divina. Portare contenitori di speranza senza etichette o data di scadenza. L’altro mondo vuole una migrazione concordata, sicura, ordinata e se possibile scelta. Intanto fomenta un’economia, una politica e una guerra permanente che tutto sono meno che ordinati. Impresa impossibile ordinare quanto prima si distrugge, rapina e sfrutta.

L’unico dio riconosciuto, in quella porzione del mondo, è il “signore del denaro“’. Per questo in god we trust, sta scritto sui dollari di colore verde che sono come tute mimetiche. In quel dio si confida e allora tutto e tutti diventano funzione del sistema di accumulazione da spogliamento. Le prime a farne le spese sono non casualmente le donne: spogliate, violentate e infine rivendute come mercanzia deperibile. Difficile o forse inevitabile perché dalla colonizzazione in su, donna, terra, risorse naturali e presa di possesso sono un tutt’uno.

Una parte del mondo assediata e l’altra in vendita, ecco perché si travestono da dei e arrivano come e quando possono per metterlo sottosopra, ossia finalmente ordinarlo. Sono cacciati, sfruttati financo dall’umanitario che di loro prospera, imprigionati e fatti percepire pericolosi. Ogni giovane che viaggia verso il nord del Paese è considerato un potenziale migrante, se non terrorista, almeno pericoloso e dunque da imprigionare. Potrete tagliare tutto dell’albero e dei fiori ma non fermerete la primavera.

Anche Euripide ci mette la sua quando nelle Baccanti del suo teatro sostiene con Dionisio che ogni straniero è un dio. Siamo dunque rei di deicidio, crimine dalle conseguenze non sempre prevedibili. Nell’eliminazione dello straniero si elimina l’estraneità, la stranezza, la possibilità di orizzonti meno scontati, la scoperta della propria dimensione di straniero a se stesso. Quando, come sembra essere stato affermato ai più alti vertici dello Stato, il viaggio è in realtà una crociera, la perdita irreversibile dell’umano non è lontana. Sulla strade, nella sabbia e nel mare ci sono degli dei sconosciuti che, mandati con una missione da compiere, non saranno fermati da nessuno. Con paziente tenacia continueranno a smontare fili spinati e accordi di riammissione. La speranza che con loro e in loro si nasconde è seminata nel mare. Ogni nome perso tra le onde è quello di un dio sconosciuto.

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Milano, senegalese ucciso in strada con dieci colpi di pistola a Corsico. La moglie: “Insulti razzisti durante un litigio”

Ned, 17/06/2018 - 15:15

Ucciso in mezza alla strada con dieci colpi di pistola, sei alla testa e quattro al petto, esplosi a distanza ravvicinata. L’omicidio del senegalese Assane Diallo, 54 anni, trovato morto nella tarda serata di sabato in via delle Querce a Corsico, nel Milanese, ha tutte le caratteristiche di un’esecuzione. Gli investigatori al momento non escludono nessuna ipotesi e tra queste anche la pista di un crimine a sfondo razziale, dopo che la moglie ha riferito ai carabinieri di una lite tra il marito e un’altra persona che avrebbe rivolto all’uomo insulti razzisti. jwplayer("jwp-bwFqUAPC").setup({ playlist: [{"mediaid":"bwFqUAPC","description":"","pubdate":1529233718,"tags":"milano,ansa,omicidio,Senegalese","image":"https:\/\/cdn.jwplayer.com\/thumbs\/bwFqUAPC-720.jpg","title":"Senegalese ucciso a colpi di arma da fuoco nel milanese","sources":[{"type":"application\/vnd.apple.mpegurl","file":"https:\/\/cdn.jwplayer.com\/manifests\/bwFqUAPC.m3u8"},{"width":320,"height":180,"type":"video\/mp4","file":"https:\/\/cdn.jwplayer.com\/videos\/bwFqUAPC-2kLOQlpN.mp4","label":"180p"},{"width":480,"height":270,"type":"video\/mp4","file":"https:\/\/cdn.jwplayer.com\/videos\/bwFqUAPC-mgX5kRUd.mp4","label":"270p"},{"width":720,"height":404,"type":"video\/mp4","file":"https:\/\/cdn.jwplayer.com\/videos\/bwFqUAPC-DGOVPaTh.mp4","label":"406p"},{"type":"audio\/mp4","file":"https:\/\/cdn.jwplayer.com\/videos\/bwFqUAPC-jz9FGUIN.m4a","label":"AAC Audio"}],"tracks":[{"kind":"thumbnails","file":"https:\/\/cdn.jwplayer.com\/strips\/bwFqUAPC-120.vtt"}],"link":"https:\/\/cdn.jwplayer.com\/previews\/bwFqUAPC","duration":168}] });

A dare l’allarme, intorno alle 23, sono stati alcune persone che hanno sentito il rumore dei colpi d’arma da fuoco. Le indagini riguardano anche l’attività di buttafuori in alcuni locali del senegalese, che era addetto alla sicurezza anche nei supermercati. Diallo, sposato e con una figlia di 11 anni, aveva dei piccoli precedenti penali risalenti a oltre 20 anni fa per utilizzo di denaro falso e per una patente contraffatta.

“Se gli investigatori accerteranno che si tratta di crimine razziale, come afferma la moglie, la condanna mia e dell’intera Amministrazione sarà senza se e senza ma”, ha detto il sindaco di Corsico Filippo Errante. “Credo però che non sia corretto giungere a conclusioni affrettate perché ritengo che i carabinieri debbano poter svolgere il proprio lavoro fino in fondo. Si è trattato di un’esecuzione, su questo credo non ci siano dubbi”, ha aggiunto Ferrante. Intanto il primo cittadino ha deciso “di rafforzare il presidio di alcune zone fino alle 22 e, due giorni la settimana, fino alle 24″.

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Aquarius, Salvini: “Grazie alla Spagna, ma spero ne accolga altri 66mila. Ama il prossimo tuo? Sì, nel mio condominio”

Ned, 17/06/2018 - 14:56

“Ringrazio il governo spagnolo ma mi auguro che ne accolga altri 66.000. E spero arrivino anche i portoghesi, i maltesi e gli altri…”. Lo ha detto il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, segretario della Lega, parlando della vicenda Aquarius in un comizio elettorale in vista dei ballottaggi a Seregno (Monza e Brianza). “Il governo italiano – aggiunge Salvini – promuoverà interventi di sviluppo in Africa, per arginare l’immigrazione verso l’Europa“. Il vicepremier non ha aggiunto dettagli, spiegando però di voler “senza armi, col sorriso e con le leggi, costruire strade e scuole in Africa per permettere ai loro figli di crescere nelle loro civiltà e ai nostri di crescere tranquilli”. “Ci stiamo lavorando“, ha risposto Salvini ai giornalisti. “Stiamo lavorando – precisa – su come spendere meglio in Africa quei soldi, che finora sono arrivati non agli africani ma ai governi. Lavoreremo per coinvolgere anche soggetti privati per andare direttamente su quei territori parlando anche coi governi africani ma non solo”.

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Mondiali Russia 2018, Paola Ferrari: “Balalaika? Programma maschilista, umilia l’immagine delle donne”

Ned, 17/06/2018 - 14:30

Il Mondiale gestito da Mediaset? Non posso nascondermi dietro a un dito, sono critica e mi riferisco solo ai contenuti, non alle persone coinvolte. Mi occupo e commento i Mondiali dall’82 per la Rai, dunque ho guardato con grande curiosità questo Mondiale trasmesso da un’altra emittente. Ero curiosa di guardarmelo da normale spettatrice. Ma sono rimasta basita”. Chi parla è Paola Ferrari, una delle giornaliste sportive più conosciute della televisione italiana: i suoi tweet “contro” la gestione dell’attuale campionato mondiale di calcio da parte del Biscione hanno fatto rumore. Ora chiarisce la sua posizione con  ilfattoquotidiano.it.

Balalaika (il post-partita di Canale 5 condotto da Ilary Blasi e Nicola Savino con la Gialappa’s Band, ndr) è tutto tranne che una trasmissione sui Mondiali di calcio. Una scelta editoriale legittima, per carità, ma non si è vista un’immagine di calcio, non un approfondimento sulle prodezze di Cristiano Ronaldo, non un accenno alle altre partite, non una parola sulla Russia che è il Paese ospitante. Gli ingredienti di una trasmissione sui Mondiali non c’erano”, il suo commento “tecnico”.

Ma quello che ha più infastidito il volto Rai è stato il trattamento riservato alle figure femminili della trasmissione. “L’ho trovata una trasmissione fortemente maschilista. La stessa Belen Rodriguez si è risentita in alcuni momenti. Quando sento una battuta come “Che bel pezzo di fifa” mi indigno perché ha come unico scopo quello di prendere in giro le donne. E pensare che i Mondiali sono davvero uno spettacolo per tutti e anche una alta percentuale di pubblico femminile che, pur non amando il calcio, si avvicina a questa manifestazione. Così si offende anche loro”, dice.

Eppure sin dai tempi di Valeria Marini e Alba Parietti (si parla dei Mondiali del 1994, gestiti dalla Rai) la “fifa” è sempre stata presente. “Non è la stessa cosa. Valeria e Alba, che avevano al loro fianco un pezzo da novanta come Fabrizio Maffei, erano protagoniste di momenti di spettacolo che si alternavano allo sport. Non erano in alcun modo vittime di prese in giro o di battute da caserma di seconda categoria. Qui si parla di tutt’altro. Le battute che ho sentito hanno umiliato l’immagine della donna, siamo tornati indietro di trent’anni. Essendo io una donna che lotta da sempre per imporre una figura femminile emancipata e autorevole anche nel campo calcistico, da sempre maschilista, non posso accettare questo trattamento. Le donne non possono essere messe alla berlina di battute sessiste e fastidiose. La vecchia cantilena del ‘mettiamo la bella donna con la coscia di fuori per attirare il pubblico’ mi ha stufato non poco”.

Anche gli ascolti non sono certo stati dalla parte del programma messo in piedi da Canale 5: 1.680.000 spettatori con il 10,4% di share nonostante un traino importante al 33,35%. “A loro discapito devo dire che non c’è l’Italia in gara e questo fa calare l’attenzione. Era anche la loro prima puntata, una sorta di numero zero: sapranno cambiare in corsa perché sono dei veri professionisti e se cambieranno io sarò la prima a esserne felice. Altrimenti esiste sempre la democrazia del telecomando”.

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Migranti, l’eurodeputata Schlein (Possibile) contro Salvini: “Metodi vigliacchi. Lui assente quando si discutevano le riforme”

Ned, 17/06/2018 - 14:28

“La battaglia sulla migrazione si fa sui tavoli dove si sta provando a cambiare il sistema di Dublino, non certo in modo vigliacco sulla pelle dei migranti come ha fatto la Lega”. Al “Forum Internazionale sulla riforma del sistema asilo in Europa” di Bardonecchia, l’eurodeputata di Possibile Elly Schlein punta il dito contro il partito di Matteo Salvini accusandolo di essere stato assente quando si decidevano le riforme in tema di migrazione. “Bisogna cambiare i sistema – aggiunge Lorenzo Trucco, presidente di Asgi – le frontiere stanno diventando degli spazi dove i diritti dei migranti vengono violati sia in mare, come dimostra il caso Aquarius, sia in terra come accade a Ventimiglia e Bardonecchia”

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Stadio della Roma, cosa rischia il M5s con il caso Lanzalone

Ned, 17/06/2018 - 14:25

di Marco Gigante

Quasi non fa notizia che un esponente del Partito Democratico o di Forza Italia risulti coinvolto in un’indagine della magistratura. Per anni, le vicende giudiziarie dei due partiti hanno fatto da protagoniste assolute sulla scena politica italiana, producendo una sempre crescente disaffezione dei cittadini nei loro riguardi. Lo scalpore suscitato, negli ultimi giorni, dall’arresto dell’imprenditore Luca Parnasi e del super consulente della giunta capitolina Luca Lanzalone, sembra però costituire un’eccezione a tale sentimento, in quanto a essere coinvolti nell’indagine sullo stadio romano non sono  soltanto gli esponenti delle forze politiche tradizionali (con l’aggiunta di LeU) ma anche uomini che si trovano in rapporti stretti con il M5s e che da anni collaborano insieme in diverse attività politiche.

L’aggravante per i pentastellati, rispetto agli altri partiti, consiste in particolare in due aspetti: il primo riguarda, come si è detto, l’incrinatura dell’immagine etica del Movimento o più in generale l’incoerenza delle sue scelte politiche; il secondo concerne invece l’incapacità dei vertici nello scegliere con accortezza i propri collaboratori (fatto che si era già verificato con l’insediamento della prima giunta Raggi a Roma), nonché la loro sempre più evidente difficoltà nel prevedere eventuali comportamenti difformi dagli ideali del partito.

L’assenza di una classe dirigente all’altezza degli obiettivi preposti rischia pertanto di condurre i pentastellati verso problematiche gravi, in cui a essere in gioco non è tanto e solo l’identità del Movimento ma anche la sua stessa sopravvivenza. Il fatto che gran parte dell’elettorato a 5 stelle si ponga sotto l’ombra delle scelte e delle priorità del suo leader (con modalità che ricordano più i cori da stadio che una sana e dovuta auto-analisi), l’assunzione a-critica delle posizioni leghiste sul caso Aquarius e un’attenzione morale ristretta quasi esclusivamente al mantenimento di un’immagine integerrima dei propri rappresentati lasciano sempre di più credere che il raggiungimento dell’identità del partito fondato da Beppe Grillo e da Gianroberto Casaleggio sia ancora lontana e che ci sia da fare quindi molta strada prima di giungere a una forma precisa e definita.

Probabilmente è per questo che l’azione di Matteo Salvini è a dir poco debordante in queste prime fasi governative o che, per converso, le decisioni prese dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte o dallo stesso Luigi Di Maio appaiono copie sbiadite delle affermazioni perentorie del leader leghista. Il timore è che fin quando il Movimento 5 stelle continuerà a cedere su molti dei suoi principi ispiratori per andare incontro alle richieste del Carroccio e alla spregiudicatezza politica del ministro dell’Interno, difficilmente potrà dimostrare di governare nell’esclusivo interesse dei cittadini e non anche per il proprio tornaconto personale.

Il mantenimento della sua coerenza programmatica è in tal senso un punto saldo della tanta rivendicata differenza morale dagli altri partiti, che se il  Movimento non riuscirà  a preservare dalla furbizia opportunistica dei suoi avversari e dal gattopardismo 2.0 della Lega (ancora stretta alla non sempre ricordata morsa del leader di FI) potrà rilevarsi un boomerang politico di non poco peso. E se questo si dovesse verificare, allora sì che non ci saranno più né scuse né giustificazioni di sorta che potranno, ancora una volta, assolverlo.

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Larissa Iapichino salta lunghissimo: 6.38 ai campionati italiani. E mamma Fiona May reagisce così

Ned, 17/06/2018 - 13:51

Nella seconda giornata dei Campionati Italiani Allievi di Rieti, 53esima edizione, la scena è tutta per Larissa Iapichino. La lunghista figlia d’arte, sotto gli occhi di mamma Fiona May e Gianni Iapichino, pizzica il grande salto all’ultimo respiro della gara del lungo, con il titolo italiano già in tasca. La 15enne dell’Atletica Firenze Marathon atterra a 6,38 (+0.7) e diventa anche all’aperto la migliore allieva azzurra al primo anno di categoria (precedente 6,29 di Anastassia Angioi del 2011) e la quarta under 18 di sempre.

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Mondiali Russia 2018 / Matrioska – Elogio di Giorgia Rossi, la risposta di Mediaset a Cristiano Ronaldo

Ned, 17/06/2018 - 13:48

Da Mosca a Kaliningrad, il torneo russo visto dall’Italia che resta a casa. Tante storie nella storia: paradossi, tele-visioni, stranezze e cinismi assortiti. Perché chi non c’è ha sempre torto, ma può divertirsi lo stesso senza prendersi troppo sul serio.

Non vedere l’ora che le partite finiscano. Chi se ne frega delle interviste ai calciatori a fine match. Via anche il commentino tecnico a spalti semivuoti. Veloci per cortesia anche con gli spot pubblicitari. Perché al centro di Russia 2018 ci sono gli occhi di Giorgia. Quando un tacco dodici sovrasta quarantaquattro scarpini coi tacchetti. La storia di Giorgia Rossi, conduttrice di tutti gli inserti in studio tra una partita e l’altra dei Mondiali Mediaset, va oltre ogni parità di genere. Lei gli uomini che le stanno attorno li sovrasta. Siano essi goleador di fama o mediani di sfondamento, difensori dediti al fallo o allenatori guru. Parola che dà, parola che toglie (con garbo). Collegamento che viene, collegamento che va (tanto il satellite oramai…).

Giorgia ha il polso della situazione come nemmeno Tito Stagno alla Domenica Sportiva. Nella mano destra una bic multiuso, in quella sinistra la più classica cartelletta. Giorgia ha il ritmo dei tempi di regia nel sangue. Sa cosa significa uno stacco tra una telecamera e l’altra. Capisce quando si passa dalla figura intera al primo piano. E non si fa mai trovare impreparata. Giorgia anticipa addirittura il regista. Il primo piano è suo dalla notte dei tempi. L’attenzione ipnotica verso i suoi occhi marroni è vinta per k.o. tecnico al primo sguardo. E allora basta con le donne soprammobile e mute che mostrano le cosce o le scarpette fetish mentre Mughini o Franco Ordine di fianco slumano come lama peruviani. Finalmente in tv, per i mondiali putiniani e russofobi, c’è un donna bellissima e competente (snocciola i panchinari dell’Iran che nemmeno Pierluigi Pardo) a dirigere il traffico degli ometti infervorati per un fuorigioco di Mandzukic.

Multa i furbetti, Giorgia. Perché non esibisce sezioni di corpo a buon mercato ma semplicemente con eleganza d’abito fa sapere che c’è tutto quel che ci deve essere. Magnetica con gli occhi, Giorgia. Tra un rigore di Messi sbagliato e l’orribile prestazione della Nigeria potrebbe venderti un servizio con un gol di Ronaldo con assist di Pelé dal girone E dallo stadio di San Pietroburgo. Basterebbe un primo piano, quell’accenno di sorriso, quell’iride che splende e che mai ti tradirà. Da ventiquattro angolazioni diverse.

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MotoGp Catalogna, vince ancora Lorenzo. Poi Marquez e Rossi, cade Dovizioso

Ned, 17/06/2018 - 13:45

Jorge Lorenzo ha capito come guidare la Ducati dopo aver firmato per la Honda. Il maiorchino in Catalogna si prende la seconda vittoria consecutiva, dopo il Mugello, sempre con il suo stile: cercare la testa della corsa fin da subito e poi ritmo martellante per evitare la bagarre finale. Infatti la gara sul circuito di Montmelò, per quel che riguarda le prime posizioni, regala poche emozioni. L’unico brivido è la caduta di Andrea Dovizioso che assicura a Marc Marquez la tranquillità del secondo posto e permette a Valentino Rossi di conquistare ancora il podio.

Le due Ducati e Marquez scappano fin dai primi giri, con lo spagnolo leader del Mondiale che prova a stare davanti ma deve arrendersi al suo futuro compagno di squadra. Con la sua Yamaha parsa ancora non all’altezza, Rossi prova a tenere il ritmo, ma quando capisce che non ce n’è preferisce salvare le gomme e difendersi da un possibile ritorno di chi gli sta dietro. Lorenzo è indiavolato: per seguire il suo ritmo Dovizioso incappa nella scivolata al nono giro. Con un altro zero in classifica l’idea di lottare ancora per il Mondiale si allontana sempre di più.

Al Mondiale ci pensa a quel punto Marquez che preferisce non seguire la Ducati (probabilmente non ce l’avrebbe fatta comunque) e si accontenta della seconda piazza che gli permette di allungare su Rossi. Sì, Valentino nonostante tutto è sempre secondo nella classifica iridata, distante 27 punti. Dietro di lui c’è Vinales, solo sesto in gara.

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Diesel, taglio agli incentivi? Il ministero dell’Ambiente: “Noi al lavoro su trasporto pubblico locale elettrico e ibrido”

Ned, 17/06/2018 - 13:33

Il pilastro sarà “lo sviluppo del trasporto pubblico locale elettrico e ibrido“. Così il ministero dell’Ambiente ha intenzione di combattere la guerra allo smog cara al M5s ed evitare che da Bruxelles, dopo il deferimento alla Corte di Giustizia europea per aver violato le leggi anti inquinamento, possano arrivare ulteriori ammonimenti, o peggio una multa. Nulla a che vedere con il taglio del bonus diesel che secondo il Corriere della Sera era invece allo studio per portare in cassa 5 miliardi di euro l’anno e ridurre le emissioni nocive. Il ministero infatti smentisce, spiegando al Fattoquotidiano.it che l’idea di riallineare le accise del gasolio e quelle della benzina faceva probabilmente parte di un vecchio dossier. Non è escluso che questa ipotesi sia al vaglio di qualche altro ufficio del governo, per esempio il ministero dei Trasporti che è competente in materia.

Sicuramente non fa parte delle prospettive di azione del dicastero dell’Ambiente, che si attiene quindi all’obiettivo della “progressiva riduzione dell’utilizzo di autoveicoli con motori alimentati a diesel e benzina”, inserita nel contratto tra Cinquestelle e Lega, in cui si parla esplicitamente di “strumenti finanziari per favorire l’acquisto di un nuovo veicolo ibrido ed elettrico“, ma anche dell’eliminazione delle accise che invece renderebbe i carburanti più convenienti. Quindi il contrario di quello che prospettava un eventuale taglio degli incentivi al diesel.

Resta il fatto che la necessità di ridurre la circolazione di auto a gasolio è un obiettivo anche di questo governo e del ministero dell’Ambiente. I danni prodotti dai diesel e dalla loro emissioni di particolato sono ormai noti e tutte le grandi città, a partire da Milano e Roma, stanno vietando le loro strade alle auto a gasolio. Beppe Sala ha varato lo stop in città da gennaio 2019: banditi tutti i veicoli fino a Euro 3, poi da ottobre anche Euro 4. La sua collega Virginia Raggi ha annunciato una Capitale completamente free-diesel nel 2024.

L’Italia, da questo punto di vista, è tra l’altro molto indietro. Il 17 maggio scorso è stata deferita alla Corte di Giustizia europea per aver violato le leggi europee anti smog. E’ stato bocciato il piano presentato dall’ex ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti, che aveva dovuto presentare al Commissario Ue per l’ambiente, Karmenu Vella, le misure per ridurre i livelli di emissioni inquinanti. Misure presentate ma che sono state giudicate insufficienti. L’Italia è stata deferita per il superamento delle soglie di Pm10, insieme a Ungheria e Romania mentre per Danimarca, Gran Bretagna e Francia il deferimento riguarderà le emissioni di NO2. E’ il primo passo verso una multa che potrebbe arrivare anche a un miliardo di euro e che scatterebbe se il deferimento dovesse ripetersi e l’Italia dovesse continuare a non risolvere la situazione.

Per questo sul tavolo del ministro Sergio Costa c’è appunto un piano smog da dover presentare all’Europa. Al centro però non c’è il taglio del bonus diesel, bensì lo sviluppo della mobilità sostenibile: “Bisogna favorire il ricorso ai mezzi ibridi, o totalmente elettrici, cominciando dal trasporto pubblico”, ha detto lo stesso Costa in una recente intervista a La Stampa. Rispetto al piano originario, sono pronti nuovi fondi da destinare alle Regioni proprio per favorire l’acquisto di mezzi elettrici e ibridi.

Questa è la soluzione principale messa in atto dal nuovo esecutivo, intenzionato a fornire in tal senso un supporto sia economico che logistico. Le misure inserite nell’accordo di governo prevedono inoltre “meccanismi premiali per l’incentivazione dei mezzi a bassissime emissioni”, oltre alla realizzazione di nuove colonnine per la ricariche delle auto elettriche e alla concessione di spazi pubblici a servizi di car sharing, insieme alla promozione di reti ciclabili e bike sharing.

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Kanye West, chi è davvero il rapper di Chicago? Nel suo “Ye” prova a raccontarlo

Ned, 17/06/2018 - 13:32

Un narcisista, un innovatore, un cazzone, un genio. Chi è davvero Kanye West? È la domanda che ci siamo fatti un po’ tutti in questi anni ascoltando la sua musica. Una domanda che è tornata attuale il 1 giugno quando è uscito il suo nuovo disco, Ye. Un progetto particolare composto da sette tracce per una durata di appena 23 minuti. Gli ultimi due anni sono stati difficili, se non drammatici per il rapper di Chicago. Prima l’annuncio in pompa magna di una sua possibile candidatura alle prossime elezioni del 2020, poi un esaurimento nervoso con tanto di ricovero in ospedale e infine la depressione. Senza dimenticare ovviamente il suo rapporto di amicizia e stima con Trump, gli istinti suicidi, il problema con gli psicofarmaci e alcune dichiarazioni discutibili sulla schiavitù che gli hanno causato un harakiri mediatico.

In Ye è come se Kanye si inginocchiasse davanti all’ascoltatore raccontandogli tutto quello che ha combinato nel corso della sua vita. “I hate being bi-polar. It’s awesone” (odio essere bipolare, è fantastico) si legge sulla copertina del disco. West ancora una volta ha spiazzato un po’ tutti, con un disco neanche paragonabile ad alcuni suoi capolavori del passato (The Life of Pablo su tutti), ma con una propria identità. Ye non ha un singolo, una hit, ma propone tre/quattro pezzi di assoluto spessore. La scrittura è curata nei minimi dettagli. Ci sono alcuni versi che catturano e tormentano l’ascolto.

L’album si apre con queste frasi: I pensieri più belli stanno sempre accanto ai più scuri/ Oggi ho seriamente pensato di ucciderti/ Ho contemplato, premeditato l’omicidio/ E penso al suicidio. In “I Thought About Killing You” la prima traccia del disco Kanye parla della sua depressione, dei suoi istinti suicidi della sua dipendenza da oppiacei senza nascondersi. È l’album del riscatto, scritto e registrato in un paesino del Wyoming, uno degli stati più piccoli d’America popolato in gran parte dalla destra bianca. Tra le montagne sperdute il rapper di Chicago in completa solitudine si è messo a nudo e si è sfogato. In Wouldn’t leave, forse il pezzo migliore di Ye, Kanye sembra quasi scusarsi per le sue uscite a vuoto. In un’intervista a Tmz, il rapper aveva definito la schiavitù una scelta. In Wouldn’t leave ecco che arriva il mea culpa. Kanye si genuflette: “La schiavitù è una scelta”, hanno risposto “Come, Ye?”/ Ora sono su cinquanta blog, ho cinquanta chiamate/ Mia moglie mi chiama e grida, “Perderemo tutto!”/ Ho dovuto calmarla, non riusciva a respirare/ Le ho detto che poteva lasciarmi subito ma non ha voluto andarsene.

Ye è un album personale ma allo stesso tempo sfuggente. West accenna ai suoi problemi senza andare fino in fondo, galleggia sulla superficie. Mike Dean, Benny Blanco, Che Pope, i principali compositori del disco, hanno realizzato un’avventura sonora molto interessante. Nonostante duri una manciata di minuti, il disco ha tante sfumature particolari. No Mistakes, il brano in cui Kanye risponde al dissing di Drake, ha influenze molto soul, mentre Violent Crimes crea un’atmosfera seducente in cui ci si immagina di percorrere le lunghe strade d’America con il braccio fuori dal finestrino e lo stereo a palla. All Mine, che vede la partecipazione di Valee e Ty Dolla, è più il classico pezzo da club.

Ma chi è davvero Kanye West? Quello che in Ghost Town ripete più volte “Sto provando a farmi amare/ Ma tutto quello che faccio non fa che allontanarvi” o quello che si fa i selfie e omaggia Donald Trump? Difficile dirlo. La verità è che dal rapper di Chicago ti puoi aspettare sempre un po’ di tutto. Fino a qualche tempo il passatempo preferito dei media americani era leggere i suoi tweet sparava sentenze assurde in 140 caratteri. Di colpo poi è sparito dai social chiudendo il suo profilo. In questo disco forse sarebbe potuto andare più in fondo. Farci capire davvero chi è diventato Kanye West. Per molti Ye è l’album del riscatto, della purificazione. Difficile prendere una posizione così netta davanti a un personaggio contrastante e divisivo come West. In alcuni pezzi è così geniale che viene quasi da perdonargli le sciocchezze fatte e dette nell’ultimo periodo. La speranza è che nei prossimi mesi o anni quando si parlerà di Kanye West lo si farà solo per la sua musica e non per qualche sparata a vuoto.

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Benessere equo e sostenibile, cosa ci dice l’ultima indagine Istat

Ned, 17/06/2018 - 12:53
Fonte grafici: Istat, Rilevazione sulle Forze di lavoro

L’indagine Istat che riporta il sistema di indicatori del Benessere equo e sostenibile, valutati sulle 110 province e città metropolitane italiane, restituisce l’immagine di un Paese in cui si vanno moltiplicando i divari che l’attraversano, persino superando, in alcuni casi, la tradizionale distinzione tra Sud e CentroNord. Oltre alla geografia dei divari tipici della cosiddetta questione meridionale si vanno articolando, in modo non omogeneo, nuove differenze in tutto il Paese, anche entro le macroaree tipicamente più ricche.

Nondimeno, restano in piedi le drammatiche differenze strutturali di sempre. Occorre – qui lo ripeto da anni – investire su settori nei quali si è fortemente depotenziata l’attenzione, come la scuola, l’università e la ricerca. Bisogna attutire gli effetti del federalismo sulle Regioni del Sud, per compensarne gli effetti. Soprattutto in ambiti come la sanità, dove il dato della mobilità ospedaliera suona come una denuncia. Emergono mediamente al Sud la peggior dotazione di servizi e minore speranza di vita, a fronte di redditi significativamente più bassi.

Il pregio di questo rapporto risiede nella possibilità di visualizzare sul territorio l’andamento di ben 61 indicatori statistici, che rendono conto di vari domini tra cui salute, lavoro, benessere economico, istituzioni, paesaggio, qualità dei servizi. Come anticipavo, pur permanendo le differenze strutturali nel Paese, emergono differenze anche sostanziali tra territori limitrofi di una stessa regione e, soprattutto, emerge una articolazione più complessa anche nelle regioni del Centro-Nord.

Ad esempio, permane una differenza di un anno nella speranza di vita alla nascita tra Nord e Mezzogiorno, che, però, arriva a 3,4 anni tra Caserta e Firenze. Nella parte bassa della classifica si collocano le province campane e parte di quelle siciliane. Le province italiane che presentano la maggiore mortalità per tumori sono in Campania e in Sardegna. A fronte di una media nazionale di nove decessi per 10mila abitanti, il Rapporto mostra per Napoli un valore di 11,4. Incidenze superiori a 10 si trovano anche a L’Aquila, Crotone, Vercelli, Biella, Aosta e Pavia.

Persone aventi almeno il diploma

Il numero di diplomati continua a segnare una marcata distanza tra Mezzogiorno al resto del Paese a fronte di una media nazionale del 60,1%, con poche eccezioni. Le province coi dati peggiori sono quelle meridionali, tra cui Foggia, Taranto, Lecce, Crotone, Trapani e altre province siciliane e sarde.

Cresce la differenza tra la percentuale di laureati nel Centro-Nord e quella riscontrata nel Mezzogiorno. Era del 4,7% nel 2004 ed è arrivata a 8,4% nel 2016. Vi sono al Sud delle eccezioni positive come L’Aquila, Pescara, Cosenza, Vibo Valentia, CampobassoIsernia, Benevento e Potenza.

Il 24,3% dei giovani italiani di età compresa tra 15 e 29 anni risultava in condizione di completa inattività (Neet) nel 2016. In termini territoriali l’articolazione cambia e
la percentuale degli inattivi diventa del 17% al Nord, del 20,4% al Centro e del 34,2% nel Mezzogiorno. I Neet sono raddoppiati tra il 2004 e il 2016 in alcune province del Piemonte, come Vercelli, Asti e Alessandria, nelle province di Varese e Mantova e a Rovigo. Le province meridionali invece hanno mostrato una crescita più contenuta, pur essendo i valori di partenza già elevati.

Mobilità dei laureati italiani

Quanto gli indicatori del mercato del lavoro, le aree più critiche del Sud sono Napoli e Caserta, Foggia, Bat, Brindisi e Lecce in Puglia, le Province calabresi e quelle siciliane eccetto Ragusa e parte della Sardegna. Esiste una marcata differenza di retribuzione media dei lavoratori dipendenti. Nel rapporto scopriamo che il reddito medio di un lavoratore dipendente è stato di € 24mila 400 al Nord contro i € 16mila 100 nel Sud nell’anno 2016. Le prime 22 province della classifica del reddito da lavoro dipendente sono tutte nel Nord, a eccezione di Roma.

Il 15,3% dei pensionati del Mezzogiorno nel 2015 non superava i 500€ lordi mensili. Tale percentuale si dimezzava nel Nord, dove risultava pari al 7,9%.

Tasso di occupazione (20-64 anni)

La sicurezza. La peggiore provincia per tasso di omicidi (media italiana 0,7 per 100mila abitanti) nel 2016 è stata Rovigo, che raggiunge un valore di 2,9 seguita da numerose province del Mezzogiorno, tra cui Foggia, Napoli, Nuoro, Vibo Valentia e Trapani.

Dall’indagine emerge che non è omogenea la distribuzione delle discariche sul territorio. Infatti nel 2016 la presenza di discariche autorizzate interessava 75 province su 110 e tale rapporto risulta più alto nel Mezzogiorno rispetto al Nord con 68% contro 60%. La distribuzione più omogenea sul territorio si ha nel Centro del Paese. Accade così che a Crotone nel 2016 sia stata smaltita una quantità di rifiuti urbani pari a sei volte rispetto a quella prodotta dai residenti; a Taranto l’afflusso raggiunge il 238,5% e a Isernia il 197%. Migliora l’incidenza della raccolta differenziata nel Mezzogiorno, con una crescita molto intensa rispetto al resto del Paese. Dal 2004 al 2016 il tasso è passato dal 8% all’attuale 37,6%.

Per quanto attiene allo sviluppo della ricerca e dell’innovazione, il contesto più sfavorevole si conferma il Mezzogiorno dove nel 2016 si registra una perdita netta di 23 giovani laureati ogni mille laureati residenti, con un saldo negativo in tutte le province meridionali. A Foggia sfiora il meno 40‰. Anche la qualità dei servizi si dimostra più svantaggiosa al Sud, in particolare quelli socio-educativi per la prima infanzia.

Nel 2015 la mobilità ospedaliera fuori dalla propria regione ha interessato 6,4 pazienti su 100. Al Sud tale valore raggiunge il 9,3%, contro il 4,4% del Nord.

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VisualMusic, creare presentazioni tridimensionali durante un’esibizione musicale? E’ facile: ecco come si fa

Ned, 17/06/2018 - 12:30

Arriva dalla Spagna, ma con due partner italianissimi, l’innovazione tecnologica che mira a semplificare e livellare, dal basso verso l’alto, il mercato dell’intrattenimento legato soprattutto alla musica elettronica sperimentale, quello delle notti folli di Berlino, Londra o Ibiza, della creatività che diventa business. Se oggi sono solo i grandi colossi dell’entrainment gli unici a potersi permettere i costi esorbitanti delle faroniche performance audiovisive, indispensabili per giocare sulla magia sinergica tra deejay set e arti visive, da domani anche le piccole medie imprese (che rappresentano l’85% nel settore dell’industria creativa) potrebbero riuscire a competere, in un mercato sempre più globale, con le grandi produzioni internazionali. Dal momento che progettare, sviluppare e produrre certe presentazioni video è considerato un costo spesso insostenibile sia in termini di tempo che di budget. Obbligando le imprese a farsi carico non solo di video artisti in grado di creare contenuti animati, ma anche di operatori esperti, i cosiddetti VJ, capaci di sintonizzare i contenuti video in tempo reale, direttamente durante l’esibizione del deejay.

Si chiamerà VisualMusic il nuovo supporto tecnologico progettato dalla società spagnola Brainstorm Multimedia, leader nel settore della grafica 3D in real time per trasmissioni televisive e produzioni cinematografiche (tra i clienti BBC, CNBC, ESPN e altri), cofinanziato dall’Unione Europea attraverso Horizon 2020, il nuovo programma per la ricerca e l’innovazione. Un consorzio internazionale a cui partecipano anche due realtà italiane: l’Università di Padova, tramite il suo centro di ricerca interdipartimentale ‘Human Inspired Technology‘ e il celebre Link di Bologna, che in città non gestisce soltanto lo spazio di via Fantoni, ma rappresenta – ormai da vent’anni – un vero laboratorio di produzione e fruizione multidisciplinare, fucina di artisti e talenti esportati in tutto il mondo. Un riconoscimento prestigioso per una realtà che in Emilia, ma non solo, è stata precorritrice del vjing, fenomeno sociale e culturale forse ancora troppo sottovalutato in Italia, capace di unire la videoarte al mondo notturno della musica elettronica.

Insomma, attraverso questo nuovo software sperimentale sarà possibile creare presentazioni animate e grafiche trimensionali in real time, durante l’esibizione musicale. L’applicazione è facile da usare, anche in modalità “plug e play” come si dice in gergo, con potenzialità semi automatiche. L’utente potrà controllare pienamente il design, lo sviluppo e la messa in scena del contenuto animato senza bisogno di know how avanzato in grafiche animate 3D. E senza l’obbligo di progettare, e dunque investire, prima dell’evento: video e clips saranno sostituiti con scene interattive che reagiscono ad impulsi esterni come musica, interazioni del pubblico o interventi del VJ, senza per questo limitare l’estro dell’artista che avrà comunque la possibilità di sviluppare il proprio talento creativo in nuovi contesti.

Visual Music sarà rivolto non solo a DJ e VJ coinvolti in performance live, ma anche musicisti, artisti grafici e animatori che utilizzano le animazioni grafiche, club che organizzano eventi di intrattenimento (night club, discoteche, luoghi di villeggiatura eccetera) e tutti i luoghi deputati alla musica dal vivo, dai teatri agli stadi. Una rivoluzione democratica in grado di semplificare molto la vita, non solo in termini economici, a tutte le piccole medie imprese creative, che da domani avranno la possibilità di lavorare con un’applicazione tecnologica a costi più contenuti senza abbassare la qualità necessaria a competere in un mercato sempre più competitivo.

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Frosinone in Serie A, ma il Palermo annuncia ricorso. Lo spareggio: 2 a 0, tra palloni tirati in campo e invasione

Ned, 17/06/2018 - 12:26

Palloni lanciati in campo, un rigore non dato, poi assegnato, infine tolto, e l’invasione dei tifosi prima del triplice fischio. Nella finale di ritorno dei playoff di Serie B il Frosinone allo Stirpe batte il Palermo 2-0, ribalta la sconfitta per 2-1 subita all’andata e conquista la promozione in Serie A. Almeno per ora, perché i rosanero hanno annunciato ricorso subito dopo: “Abbiamo incaricato i nostri legali di fare ricorso e di supportarlo con tutte le prove”, ha affermato il patron Maurizio Zamparini.  jwplayer("jwp-I6NRvzH2").setup({ playlist: [{"mediaid":"I6NRvzH2","description":"","pubdate":1529236691,"tags":"calcio,sky,palermo,frosinone,palle","image":"https:\/\/cdn.jwplayer.com\/thumbs\/I6NRvzH2-720.jpg","title":"Frosinone Palermo, palle in campo in pieno recupero","sources":[{"type":"application\/vnd.apple.mpegurl","file":"https:\/\/cdn.jwplayer.com\/manifests\/I6NRvzH2.m3u8"},{"width":320,"height":180,"type":"video\/mp4","file":"https:\/\/cdn.jwplayer.com\/videos\/I6NRvzH2-2kLOQlpN.mp4","label":"180p"},{"width":480,"height":270,"type":"video\/mp4","file":"https:\/\/cdn.jwplayer.com\/videos\/I6NRvzH2-mgX5kRUd.mp4","label":"270p"},{"width":720,"height":406,"type":"video\/mp4","file":"https:\/\/cdn.jwplayer.com\/videos\/I6NRvzH2-DGOVPaTh.mp4","label":"406p"},{"width":1280,"height":720,"type":"video\/mp4","file":"https:\/\/cdn.jwplayer.com\/videos\/I6NRvzH2-00rmffRE.mp4","label":"720p"},{"type":"audio\/mp4","file":"https:\/\/cdn.jwplayer.com\/videos\/I6NRvzH2-jz9FGUIN.m4a","label":"AAC Audio"}],"tracks":[{"kind":"thumbnails","file":"https:\/\/cdn.jwplayer.com\/strips\/I6NRvzH2-120.vtt"}],"link":"https:\/\/cdn.jwplayer.com\/previews\/I6NRvzH2","duration":5}] });

Non è ancora chiaro per cosa i siciliani faranno ricorso. Zamparini nella sua dichiarazione ha fatto cenno all’episodio del calcio di rigore. E’ il 18′ quando Coronado viene atterrato da Brighenti: l’arbitro La Penna prima decide per la punizione, poi concede il tiro dal dischetto su indicazione del guardalinee, infine cambia di nuovo idea e conferma il calcio da fermo dal limite. “Credo l’arbitro abbia cambiato la decisione sul rigore perché assediato e intimidito da tutta la squadra avversaria a tal punto da non sanzionare con un cartellino rosso chi ha dato una testata davanti a lui a Nestorovski“, dice Zamparini.

Ma difficile possa essere accolto un ricorso su questo punto. Molto più al limite invece l’invasione di campo dei tifosi del Frosinone, dopo il gol del 2-0 di Ciano segnato al 96′. In quel momento l’arbitro non aveva ancora fischiato la fine del match, spiega La Gazzetta dello Sport, e non è chiaro se lo abbia fatto subito dopo. Tanto che appena terminata la partita, ai microfoni di Sky, il presidente del Palermo Giammarva ha detto: “Abbiamo preparato la riserva contro l’omologa del risultato, sicuramente presenteremo ricorso”.

L’altro episodio dubbio è stato ripreso dalle telecamere dell’emittente satellitare durante i minuti di recupero. Si vedono i giocatori della panchina del Frosinone lanciare in campo un pallone mentre è in corso l’azione, in modo da interrompere il gioco. Il sito sportivo Mediagol sottolinea come ci sia nel Regolamento FIGC, all’articolo 17, un comma che sanziona questo tipo di condotta. E ricorda il precedente di un Bari-Latina del campionato Primavera 2015, quando i pugliesi furono penalizzati con la sconfitta a tavolino per “la particolare gravità del comportamento dei raccattapalle“.

La partita, sbloccata al 52′ da un gol dalla distanza di Maiello, è stata segnata dal nervosismo: 9 i cartellini gialli coi rosanero in inferiorità numerica dal 63′ per l’espulsione di Dawidowicz. Per il Frosinone è la gara della vita: i ciociari raggiungono Empoli e Parma in Serie A dopo la clamorosa beffa della regular season e il secondo posto perso per il pareggio all’ultimo secondo contro il Foggia. Ma prima di festeggiare definitivamente, bisognerà aspettare l’esito del ricorso.

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The Billionaire Boys Club, Kevin Spacey torna al cinema (ma i grandi siti web statunitensi non ne parlano)

Ned, 17/06/2018 - 12:14

Kevin Spacey torna al cinema. No, non in sala a vedere un film da spettatore. Magari con gli occhiali scuri e l’impermeabile per non farsi riconoscere e linciare dalla folla. Bensì come interprete di The Billionaire Boys Club. Film diretto da James Cox (bello il suo Wonderland – Massacro a Hollywood del 2003) che uscirà nelle sale statunitensi il 17 agosto 2018 (in Russia il 19 luglio). Complice un trailer in cui Spacey appare con barbetta e toupée nella parte di tal Ron Levine e online si ricomincia timidamente a parlare di un presunto fine embargo nelle produzioni hollywoodiane rispetto alla presenza del 58enne protagonista de I soliti sospetti.

Spiace contraddire molti avventati titoloni ma la damnatio memoriae per Spacey è tutt’altro che sospesa. Non che il film di Cox sia un capolavoro della cinematografia mondiale, ma i grandi siti web del cinema americano (Variety e Hollywood Reporter) nemmeno hanno fatto cenno dell’uscita del film, figuriamoci del fatto che vi reciti Spacey. Accusato da oltre una dozzina di attori uomini di “comportamenti inadeguati” se non proprio di vere e proprie molestie sessuali che si sarebbero succedute negli anni sia sui set cinematografici che tra le salette e poltroncine del teatro londinese dell’Old Vic, l’interprete di American Beauty è sparito dai radar di giornali e riviste da oramai otto mesi dopo essere stato cancellato dal film che aveva già interpretato per la regia di Ridley Scott – Tutti i soldi del mondo -, dopo lo stop al progetto dove doveva interpretare Gore Vidal,  e dopo l’allontanamento forzato dalla produzione della prossima stagione di House of Cards.

Alcune fonti riportano il fatto che il film di James Cox è stato girato oltre due anni e mezzo fa, e che l’attore Richard DuPont che interpreta il ruolo minore in The Billionaire Boys Club ha affermato, non si sa quanto in modo scherzoso, che tanto Spacey “è quasi irriconoscibile con barba e occhiali”. Il profilo Twitter dell’attore non è mai stato né aggiornato né chiuso dal fatidico giorno della prima accusa, il 29 ottobre 2017, rilasciata alla stampa dall’attore Anthony Rapp. Quest’ultimo aveva accusato il collega più celebre e anziano di averlo molestato quando lui quattordicenne si era ritrovato da solo nella stanza da letto del 26enne Spacey dopo un party. Nell’ultimo tweet di Spacey rimane ancora in bella vista il coming out riguardante la sua omosessualità. The Billionaire Boys Club è prodotto dalla semisconosciuta Armory Films e distribuito dall’indipendente Vertical Entertainment.

L'articolo The Billionaire Boys Club, Kevin Spacey torna al cinema (ma i grandi siti web statunitensi non ne parlano) proviene da Il Fatto Quotidiano.

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