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Vaccino ergo sum (e votatemi)

Ned, 14/01/2018 - 16:34

di Tito Borsa

Pare incredibile che nell’anno Domini 2018, in un Paese relativamente evoluto chiamato Italia, tra gli argomenti della campagna elettorale ci sia anche l’obbligatorietà dei vaccini, argomento molto delicato trattato con un pressapochismo raro e inquietante. Se nel centrodestra il decreto Lorenzin è motivo di scontri fra Lega (favorevole all’abolizione dell’obbligo) e Forza Italia (contraria), Matteo Renzi distorce e strumentalizza su Facebook: “Mettere in discussione i vaccini obbligatori, come stamani ha fatto Salvini, significa scherzare col fuoco sul futuro dei bambini: è un errore drammatico”.

E nel calderone del cosiddetto antivaccinismo mette anche i 5 Stelle che invece sin dall’introduzione del decreto Lorenzin a maggio sostengono una linea più eticamente sensata, volta “allo sviluppo di una politica di raccomandazione dei vaccini capillare nel territorio, sostenuta dalle necessarie risorse finanziarie ed infrastrutturali, affinché le famiglie siano accompagnate dai propri pediatri e dai propri medici verso la vaccinazione, e affinché venga rimosso ogni ostacolo pratico alla vaccinazione stesso”.

Chiunque dotato di buon senso non può che essere favorevole all’uso dei vaccini, ma contrario alla loro obbligatorietà, basandosi su considerazioni molto concrete, ma anche su argomenti più elevati e non immediati. Se da una parte, in un Paese come il nostro, in cui quasi nessuno ha fiducia nelle istituzioni, l’imposizione dall’alto di qualunque cosa crea sospetto nella domanda cui prodest? Dall’altra ci si scontra con l’annoso duello fra libertà individuale e libertà collettiva: quale deve prevalere?

Se è vero che la copertura vaccinale serve anche alla collettività, e più precisamente a coloro che per questioni mediche non possono vaccinarsi, è anche vero che esiste un principio, proprio del pensiero liberale, all’autodeterminazione, che ripudia ogni imposizione di cure mediche all’individuo consapevole. Ed è proprio la consapevolezza a essere centrale in questo dibattito: la trasparenza e la divulgazione, una scienza più orizzontale possibile, sono forse i compromessi migliori per non violare né la libertà individuale né quella collettiva.

Un’utopia? Sono 15 (tra cui Austria, Germania, Regno Unito e Svezia) i paesi europei senza vaccinazioni obbligatorie, non certo pericolosi covi libertari, Paesi che puntano invece sulla divulgazione e sull’informazione, ottenendo risultati altrettanto buoni e in più dei cittadini con più fiducia nelle istituzioni. È così difficile? Senza dubbio più complesso di una semplice imposizione calata dall’alto, ma nulla di impossibile. Ed è fondamentale muoversi in questa direzione, perché in gioco non ci sono soltanto le coperture vaccinali ma anche i diritti individuali fondamentali. Assurdo che, ricordiamo che siamo in Italia nel 2018, una discussione così delicata debba essere espressa politicamente nell’aberrante dicotomia provax-antivax. La questione è invece molto più profonda e problematica e riguarda, lo ripetiamo, la libertà individuale contrapposta al vantaggio collettivo. Temiamo però di parlare di concetti che i nostri rappresentanti non riescono neanche a comprendere, figuriamoci a discuterne.

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Usa, “pornostar firmò accordo per tacere su bacio e incontro con Trump. A lei 10mila dollari”

Ned, 14/01/2018 - 16:23

Dopo la notizia dei 130mila euro dati a una pornostar per comprare il suo silenzio, Donald Trump finisce di nuovo sotto attacco, e di nuovo a causa di una pornostar. Secondo quanto scrive il Daily Beast, Jessica Drake avrebbe firmato un accordo che le vieta di raccontare il suo incontro con il presidente Usa, che l’avrebbe baciata contro la sua volontà e le avrebbe offerto 10mila dollari per un appuntamento nell’ottobre 2006, quando il tycoon era già sposato con Melania Trump e aveva da poco avuto il figlio Barron. Insieme alla Drake, prosegue il sito, ci sarebbero state altre due donne.

L’episodio raccontato dal Wall Street Journal secondo cui l’avvocato di Trump, Michael Cohen, avrebbe pagato 130 mila dollari per pagare il silenzio dell’ex pornostar Stephanie Clifford, in arte Stormy Daniels, risale sempre all’ottobre 2006. Il tycoon l’ha incontrata, come la Drake, in un hotel dopo un evento sui campi da golf di una località tra la California e il Nevada. Con la Clifford il tycoon – secondo quanto scrive il Wsj – avrebbe avuto un rapporto sessuale. Un’altra attrice, Alana Evans, ha raccontato inoltre al Daily Beast che Trump e la Clifford la invitarono a partecipare al loro incontro nell’hotel. L’ex stratega della Casa Bianca Steve Bannon nel libro Fire and Fury racconta come i legali di Trump ottennero a suon di dollari il silenzio di almeno cento donne durante la campagna elettorale del 2016.

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Brunetta-show a Reggio Calabria: “Renzi un cannibale, si è mangiato gli alleati. Nazareno? Atto di responsabilità”

Ned, 14/01/2018 - 16:23

Tra citazioni in latino contro i traditori che sono tornati a Forza Italia e la promessa di ottenere, il 4 marzo, un risultato migliore del Partito democratico, ieri sabato 13 gennaio a Reggio Calabria è andato in onda lo show di Renato Brunetta. L’auditorium del Consiglio regionale era pieno e l’esponente berlusconiano ne ha approfittato per attaccare Renzi ricostruendo gli ultimi anni di governo del Pd. “Grazie Matteo Renzi perché hai distrutto il Partito democratico, – dice Brunetta – grazie perché hai distrutto la sinistra e te stesso”.
Per l’ex ministro di Forza Italia, “Renzi è un cannibale che non è in grado di dialogare con chi gli sta attorno. Abbiamo fatto una riforma elettorale che prevedeva le coalizioni. Lui ha accettato di gran carriera questa legge elettorale solo che nel frattempo si è mangiato tutti gli alleati. Aveva detto che si sarebbe ritirato dalla politica, lui, la Boschi e tanti altri. Dopo il referendum non poteva fare altro che dimettersi e si è ricandidato a fare il segretario del suo partito. I militanti del Pd, affetti da masochismo strutturale, l’hanno anche rivotato. Dopo Renzi, è arrivato Gentiloni la fotocopia”. Adesso Brunetta critica il segretario del Partito democratico, ma al Nazareno c’è andato proprio Berlusconi: “Quello – conclude l’ex ministro – è stato un atto di responsabilità. Quando ci siamo resi conto che era un imbroglio, abbiamo fatto cadere il Nazareno e abbiamo fatto cadere Renzi”.

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Migranti, Di Maio: “Prima politiche di sostegno alle famiglie italiane”. Salvini: “Meglio tardi che mai, è la nostra idea”

Ned, 14/01/2018 - 16:09

“Il problema è che in tutti questi anni le politiche dalla famiglia sono state totalmente ignorate e oggi quando hai un figlio è un problema tuo. Lo dico con il massimo della moderazione e senza fare polemiche, ma non voglio rassegnarmi all’idea che siccome ci sono poche nascite dobbiamo favorire l’immigrazione. Prima lavoriamo alle politiche di sostegno alle famiglie italiane“. Sceglie la Giornata internazionale dei migranti e dei rifugiati Luigi Di Maio per proporre la sua ricetta per contrastare il calo delle nascite e per proporre l’inedita idea che gli ultimi governo abbiano voluto utilizzare i fenomeni migratori per far fronte al problema degli italiani che non fanno più figli.

Le parole pronunciate dal candidato premier del M5s a Ivrea destano l’attenzione di Matteo Salvini: “Ho visto che Di Maio ha detto ‘prima gli italiani‘ – è il pensiero articolato dal leader della Lega a In Mezz’ora su Rai 3- meglio tardi che mai. Prima gli italiani è la nostra idea, e io lo invito alla manifestazione che faremo il 24 febbraio. Ho letto che i 5 stelle vogliono cancellare la Fornero: è la mia battaglia. Non sono geloso delle nostre idee e le nostre sono piazze aperte”. Ma la sua, specifica Salvini, non è un’apertura al dialogo con i pentastellati: “I 5 stelle cambiano idea troppo spesso”.

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Molestie, modelli accusano Mario Testino: “Predatore sessuale”. Il fotografo di moda cacciato da Vogue insieme a Bruce Weber

Ned, 14/01/2018 - 15:48

Mario Testino “era un predatore sessuale“. Le accuse al fotografo di moda peruviano di fama mondiale arrivano da Ryan Locke, top model negli anni novanta, e da più una decina di altri modelli ed ex collaboratori. Racconti di molestie riportati dal New York Times che coinvolgono anche un suo collega, Bruce Weber, e che si aggiungono alla lunga serie di scandali che hanno coinvolto il mondo dello spettacolo, dei media, della politica e appunto della moda, a partire dal caso del produttore americano Harvey Weinstein.

Testino, 63 anni, ha realizzato decine di campagne per grandi case di moda e i suoi lavori sono stati pubblicati da grandi media come Vogue. Al numero di febbraio risalgono per esempio gli scatti della tennista Serena Williams con la figlia neonata. Condé Nast, editore del magazine, a seguito delle accuse ha annunciato che non lavorerà più con i due fotografi. Una scelta in linea con quella di ottobre scorso, quando varie riviste e case di moda avevano annunciato che non avrebbero più collaborato con il fotografo Terry Richardson, accusato di aver molestato modelle e modelli, dopo che per anni erano circolate voci su suoi abusi.

Ad accusare Testino di avance sessuali sempre più aggressive c’è innanzitutto Locke. Ha raccontato che durante una sessione fotografica, Testino fece uscire lo staff dalla stanza e salì sul letto dove il modello veniva fotografato, mettendosi sopra di lui e dicendo: “Io sono la ragazza, tu sei il ragazzo”. Il modello ha raccontato di aver lasciato la stanza. Un ex assistente, Hugo Tillman, ha rievocato un episodio simile, mentre un altro, Roman Barrett, ha raccontato che il fotografo si masturbò di fronte a lui. Altri 15 modelli, attuali o del passato, hanno anche accusato Bruce Weber, fotografo e regista statunitense di 71 anni, di molestie sessuali.

Condé Nast ha annunciato l’interruzione delle collaborazioni con i fotografi tramite il ceo, Bob Sauerberg, e la direttrice di Vogue, Anna Wintour. “Alla luce di queste accuse, non commissioneremo nuovi lavori a Bruce Weber e Mario Testino nel prossimo futuro”, hanno affermato in una nota congiunta. Inoltre, l’editore sta stilando un codice di condotta per proteggere modelle e modelli dagli abusi sessuali, riporta il Times. Tra le linee guida ci sono il divieto di modelli di età inferiore ai 18 anni sul set, così come il divieto di alcol, e la raccomandazione che i modelli non siano lasciati soli con fotografi o altri membri dello staff. Inoltre, nudità o pose “a sfondo sessuale” dovranno essere dettagliate e concordate prima dei servizi fotografici.

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Berlusconi sulla tomba di Craxi? La figlia Stefania: “Pronti ad accoglierlo”. Ma la segreteria dell’ex premier smentisce

Ned, 14/01/2018 - 15:24

Non è prevista nessuna visita del presidente Berlusconi ad Hammamet nelle prossime settimane. La notizia è destituita di ogni fondamento”. Così una nota della segreteria del leader di Forza Italia, chiude il caso aperto domenica mattina da Repubblica, che aveva parlato di una partenza della campagna elettorale proprio dalla tomba di Bettino Craxi nell’anniversario della morte.

Già in mattinata Stefania Craxi, rispondendo da Hammamet a ilfattoquotidiano.it aveva fatto capire di non avere avuto contatti con Berlusconi: “Ho letto anch’io, ma non posso confermare né smentire. Semplicemente non ne so nulla”. La prossima settimana si celebra l’anniversario di morte del padre Bettino, avvenuta il 19 gennaio 2000 dopo anni di latitanza in Tunisia. Ogni anno, in occasione della ricorrenza, inizia il toto-visite, ma questa volta l’appuntamento annunciato era particolarmente significativo. Repubblica annunciava infatti l’arrivo di Silvio Berlusconi, pronto a iniziare la campagna tornando (15 anni dopo la sua ultima apparizione) a omaggiare l’uomo che gli ha regalato la prima legge ad personam legittimando il suo impero mediatico.

La figlia Stefania, da sempre custode della memoria pubblica dell’ex leader socialista condannato complessivamente a 10 anni in via definitiva per corruzione e finanziamento illecito, aveva auspicato la visita: “Se Berlusconi vorrà venire sarà accolto a braccia aperte da me, da mia madre e da tutta la Tunisia. Ma davvero non ne so nulla, magari è una fake news. Se vorrà venire chiamerà”. E in effetti, almeno ufficialmente, la notizia è stata smentita.

Nel 2003 l’ultima visita di Berlusconi (all’epoca premier) ad Hammamet fu quasi in incognito e lontano dai riflettori. 15 anni dopo (secondo la versione di Repubblica) la Tunisia sarebbe stata invece – secondo Repubblica – teatro di un’importante iniziativa elettorale proprio basata sulla riabilitazione di Craxi a uso e consumo degli elettori “anziani”. Una ricostruzione che Stefania Craxi aveva respinto: “Berlusconi c’è sempre stato nella battaglia di verità su mio padre. Non può mica venire ogni anno…”. Ma l’ex Cavaliere ha ancora un debito con suo padre? “C’è stato un forte rapporto personale. Craxi aiutò Berlusconi sull’iniziativa imprenditoriale della tv, che fu volàno dell’industria nazionale”.

Quindi Berlusconi non ci sarà. E gli altri? Arriverà un charter pieno di parlamentari nostalgici come è accaduto qualche volta in passato? Stefania Craxi risponde riaccendendo le polemiche con i politici ex comunisti: “Molti verranno. Semplici cittadini e anche politici. In questi anni sono passati un presidente della Camera (Casini), uno del Senato (Pera) e tanti altri. Solo la sinistra ha paura di fare i conti con la sua storia, che incrocia quella di Craxi. quest’anno sono 18 anni, ma non credo che per loro sarà l’età della maturità”.

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M5s, Di Maio in viaggio verso Aosta. E alla radio c’è Orietta Berti: “Fin che la barca va…”

Ned, 14/01/2018 - 15:18

“Fin che la barca va, lasciala andare”, celebre canzone di Orietta Berti, è la colonna sonora che ha accompagnato il candidato premier di M5s, Luigi Di Maio, ad Aosta, dove ha incontrato alcune associazioni di categoria. È stato lui stesso a postare su Facebook un video del viaggio, come commento scherzoso alla polemica che nelle ultime ora ha coinvolto la cantante

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Ku Klux Klan, morto l’ex capo Edgar Ray Killen che ispirò “Mississippi burning”: era stato condannato a 60 anni di carcere

Ned, 14/01/2018 - 15:07

Era stato condannato nel 2005 a 60 anni di carcere per l’uccisione nel 1964 di tre militanti per i diritti civili, James Chaney, Andrew Goodman e Michael Schwerner. Uno dei più efferati omicidi a sfondo razziale in America vicenda che nel 1988 ispirò il film Mississippi Burning- Le radici dell’odio, interpretato da Gene Hackman e Willem Dafoe e premiato con sette Oscar.

Edgar Ray Killen, ex capo del Ku Klux Klan, è morto venerdì notte in un carcere del Mississippi. Ex predicatore battista, Killen aveva 80 anni al momento della condanna e dopo la lettura del verdetto, che coincise con il 41/mo anniversario del triplice omicidio, fu portato via in sedia a rotelle.

L’ex KKK aveva organizzato il pestaggio e l’uccisione dei tre attivisti, impegnati nella campagna che intendeva estendere il diritto di voto ai neri negli stati del Sud in un momento in cui il tema divideva le coscienze e infiammava gli animi istillando l’odio di razza. I tre ragazzi, due bianchi e un nero, erano impegnati in una campagna per registrare nuovi elettori in aree rurali del paese dove i discendenti degli schiavi non avevano mai votato. Vennero intercettati dagli “incappucciati”, pestati di santa ragione e uccisi a colpi di pistola. I loro cadaveri vennero fatti scomparire: furono ritrovati dopo 44 giorni di ricerche, sepolti sotto un monticello di terra sul ciglio di una strada.

Killen era già stato processato una prima volta nel 1967 per reati legati alla vicenda, ma era stato assolto. Goodman, Chaney e Schwerner erano stati uccisi poco dopo essere stati arrestati e poi rilasciati dalla polizia. Gli agenti erano a quanto pare d’accordo con i membri del Klan.

Riaperta anni dopo che il triplice omicidio era rimasto impunito, l’inchiesta dell’Fbi che portò alla condanna di Killen permise di scrivere l’ultimo capitolo della drammatica storia. Killen è morto a un mese dal suo 93esimo compleanno. Era l’ultimo incappucciato rimasto in un carcere del Mississippi per un delitto risalente agli anni degli scontri per i diritti civili. Un altro membro del Ku Klux Klan, Thomas Blanton, che quest’anno compie 80 anni, resta in prigione in Alabama per l’attentato del 1963 a una chiesa nera di Birmingham in cui morirono quattro bambine.

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RecuperAle, pane e birra finalmente insieme

Ned, 14/01/2018 - 15:02

In fondo, non si sono inventati niente. Anzi, la leggenda racconta che la birra sia nata proprio così: uno sbadato contadino sumero si scorda un pezzo di pane dentro a un vaso in cortile, la pioggia vi finisce dentro, fermenta insieme al tozzo e dopo una settimana lo stesso contadino improvvisa una festa con i vicini innaffiata da quella brodaglia inebriante.

Non serve oggi un genio per collegare pane e birra (che infatti alle origini veniva chiamata proprio “pane liquido”) anche senza rifarsi all’archeologia; gli ingredienti sono da sempre praticamente gli stessi: acqua, cereali e lieviti, al netto dei luppoli introdotti di ufficio dal Reinheitsgebot tedesco (l’Editto di purezza per il bravo birraio) nel 1516. Eppure dietro al progetto di RecuperAle, la bread ale brassata dai detenuti col pane recuperato dallo scarto, i geni ci sono davvero, e allora presentiamoli per capire perché.

Equo Evento è una onlus nata a Roma nel 2014 da tre professionisti che continuano a dirigerla: raccoglie il cibo avanzato da eventi di ogni genere (150 all’anno tra matrimoni, convegni, partite di calcio e via dicendo) e lo sposta materialmente dal destino segnato di un cassonetto ai tavoli di circa 20 mense caritatevoli sparse per la Capitale. Oggi, oltre che a Roma, è presente a Milano, Torino, Lecce, Parigi e Madrid.

Anche Vale La Pena inizia la sua attività quattro anni fa, sempre a Roma; è un birrificio artigianale con 16 diverse etichette, l’impianto è situato all’interno dell’Istituto agrario Emilio Sereni e a lavorarci sono un gruppo di detenuti del carcere di Rebibbia. Gli studenti partecipano alle cotte, come parte del loro curriculum formativo, e tra una fermentazione e l’altra imparano in cantina il significato dell’inclusione e di come il lavoro possa rigenerare dignità.

Era inevitabile, è bello pensare, che due percorsi così limpidi, procedendo parallelamente, prima o poi deviassero all’improvviso per incontrarsi; e ancora sorrido pensando a quello scarto, così come me lo racconta Paolo, il presidente di Semi di Libertà, la onlus che ha germogliato Vale La Pena: “Una domenica mattina, prestissimo, mi chiama Carlo (uno dei soci di Equo Evento) svegliandomi e mi assale con l’entusiasmo di chi ha avuto l’idea del secolo: ‘Recuperiamo tutte le volte una caterva di pane – premette – e se ci facessimo… la birra?'”.

Solo dopo si accorgeranno che in Belgio, nel 2015, è già stata presentata al Brussels Beer Project una bread bitter, Babylon, o che dal 2016 un’altra associazione contro lo spreco del cibo, l’inglese Feedback, produce con il birrificio londinese Hackney la Toast Ale, grazie alla quale, una fetta di pane per bottiglia alla volta, intende scalfire la montagna di 15 milioni di tonnellate di alimenti buttati nel cestino ogni anno nel Regno Unito. Al di là della casuale combinazione degli eventi (e comunque ogni birraio alla fine dovrebbe pagare le royalties a quel famoso contadino sumero, ammesso che si riesca a trovarlo), RecuperAle rappresenta un esperimento unico, che coinvolge diversi soggetti e condensa una serie impressionante di messaggi positivi in un sorso di birra.

Ci sono una cinquantina di chili di pane per ogni cotta salvati dalle discariche da Equo evento e rimessi in circolo, contro lo spreco di cibo che ogni giorno si consuma tra tavole di casa, magnifici vassoi da catering e la sequela senza fine di format tv sui fornelli; ci sono i detenuti che imparano un mestiere mentre scontano la loro pena, con la speranza di rafforzare i dati che indicano un drastico abbattimento del tasso di recidiva per chi sperimenta percorsi attivi di reinserimento in società. Ci sono i ragazzi e le ragazze di una scuola professionale, testimoni di questo faticoso, edificante rilancio di riscatto attraverso il lavoro, mentre imbottigliano una birra “che è buonissima, – mi ricorda Paolo – mica quella robaccia industriale piena di alcool che sballa i loro coetanei”.

C’è questo e tanto altro, anche se siamo solo agli inizi: dopo una serie di cotte-pilota per individuare la ricetta giusta e calibrare l’apporto di mezzo quintale di pane in fase di ammostamento, il progetto prevede lo sviluppo di due diverse linee di RecuperAle, una classica pale ale dominata inevitabilmente dalle note di crosta di pane, di corpo sostenuto, e una bassa fermentazione giocata sullo stile delle Pils, rinfrescante e di più facile beva. Per strutturare l’iniziativa e dare corpo al loro sogno, Vale La Pena e Equo Evento hanno lanciato una campagna di crowdfunding che punta a raccogliere entro la fine del mese almeno 5800 euro, per servirsi di un impianto più grande dove realizzare 1800 litri del loro “pane liquido”. Un giorno, mi suggerisce l’entusiasmo di Carlo, si potrebbero sviluppare altre ricette, magari una sour aromatizzata con la frutta bruttina scartata dagli scaffali di un supermercato.

Non lo so, ma questa storia a me piace moltissimo, e se qualcuno oggi mi chiedesse una definizione definitiva di cosa accidenti sia la birra artigianale, invece di arrampicarmi tra tecnicismi e numeri o lanciarmi in un’invettiva contro le multinazionali, incomincerei così: “Allora, ci sono questi ragazzi che recuperano il pane vecchio…”.

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Lazio, Pirozzi: “Mie parole riabilitano Mussolini? L’unico busto che ho dietro la scrivania è quello di Padre Pio”

Ned, 14/01/2018 - 14:28

“Le mie parole su Mussolini sono state strumentalizzate”. Lo ha detto il sindaco di Amatrice e candidato alla presidenza della Regione Lazio, Sergio Pirozzi, intervenendo in merito alla polemica suscitata dalle dichiarazioni su Benito Mussolini. In un’intervista radiofonica Pirozzi aveva elogiato “le opere pubbliche, sociali e le infrastrutture realizzate durante il fascismo”. Parole che avevano scatenato una scia di reazioni politiche. “Anche Raitre – replica Pirozzi in una diretta Facebook pubblicata sul suo profilo – che non è certo una televisione vicina al mondo della destra, aveva fatto un servizio sulle opere infrastrutturali realizzate da Mussolini. E se a riconoscere il merito di queste opere era Raitre, io non potevo di certo che essere d’accordo. Io  – ha aggiunto -l’unico busto che ho dietro la mia scrivania è quello di Padre Pio

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Antonella Clerici, addio su Instagram al cane Oliver. Gli utenti: “Ero sul suo profilo per ridere, ora sto piangendo”

Ned, 14/01/2018 - 14:27

Un post su Instagram dedicato al suo cane scomparso. A postarlo è Antonella Clerici, che pubblica una sua foto, commentata da decine di utenti. “Ciao Oliver grazie di tutto. Sei stato uno straordinario compagno di vita. Con te ho condiviso tutto. Hai avuto una vita meravigliosa e x me sei stato il mio primo figlio. Oggi ti ho accompagnato nel paradiso dei cani dove potrai correre e nuotare come amavi fare tu. Ti porterò sempre nel mio non ti dimenticherò mai. Ti voglio ricordare cosi mentre guardi il mare che amavi tanto…..e ti lascio andare come estremo atto di amore x te”.

Ciao Oliver grazie di tutto.sei stato uno straordinario compagno di vita.con te ho condiviso tutto.hai avuto una vita meravigliosa e x me sei stato il mio primo figlio.oggi ti ho accompagnato nel paradiso dei cani dove potrai correre e nuotare come amavi fare tu.ti portero’ sempre nel mio ❤️non ti dimentichero’ mai.ti voglio ricordare cosi mentre guardi il mare che amavi tanto…..e ti lascio andare come estremo atto di amore x te

Un post condiviso da @ antoclerici in data: Gen 13, 2018 at 2:24 PST


Tanti i commenti di solidarietà degli utenti anche su Twitter:

Un grande dolore lo so…..col tempo rimarranno solo i bei ricordi! Un abbraccio

— AlessioAlPa (@alpalfa) January 14, 2018

Comprendo il tuo dolore

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Finale Emilia, senatore dem “si interessò” per evitare lo scioglimento per mafia. E lo rivendica: “Non potevo non farlo”

Ned, 14/01/2018 - 14:01

“Non potevo disinteressarmi, nella mia doppia veste di parlamentare e componente della Commissione Antimafia, di quanto stava accadendo a Finale Emilia ad un sindaco e a una giunta sostenuti dal Partito Democratico. Sarebbe stato curioso il contrario”. Risponde così il senatore Stefano Vaccari alla notizia, diffusa dalla Gazzetta di Modena, che tra la fine del 2015 e l’inizio del 2016 si spese in prima persona per aiutare il sindaco Fernando Ferioli ed evitare lo scioglimento per mafia del Comune. Secondo la Gazzetta i Carabinieri consegnarono al pubblico ministero Marco Niccolini indagini ed intercettazioni che mettevano in evidenza “tentativi di protezione politica, benedetti da Vaccari, che arrivarono fino a Roma”.

Iniziative che gettano un’ombra postuma sul provvedimento assunto dal Ministro dell’Interno il 18 gennaio 2016: nonostante il parere della Commissione Prefettizia istituita a Modena, Alfano dichiarò concluso il procedimento avviato nei confronti del Comune senza rilevare “elementi necessari e sufficienti” per lo scioglimento del Consiglio comunale. La sorpresa per la decisione del ministro Alfano risulta evidente nella relazione inviata il 31 maggio 2016 dalla Presidente della Commissione Antimafia Rosy Bindi ai Presidenti di Camera e Senato Boldrini e Grasso. È la relazione che riguarda 13 comuni, Roma compresa, sciolti per infiltrazione mafiosa o sotto le lenti di una Commissione d’Accesso. Tra gli altri c’è Finale Emilia dove l’11 giugno 2015 si era insediata la Commissione per accertare l’eventuale presenza di infiltrazioni della criminalità organizzata.

La relazione ricorda, anche ai parlamentari che se lo fossero dimenticati, come le indagini di Aemilia avessero portato all’arresto, “tra gli altri, del responsabile del settore lavori pubblici del comune di Finale Emilia (Giulio Gerrini, poi condannato nel rito abbreviato del processo a due anni e quattro mesi di carcere) ed evidenziato l’esistenza di rapporti di varia natura tra detto funzionario, il sindaco di Finale Emilia e il titolare di una ditta di costruzioni coinvolto nell’inchiesta (Augusto Bianchini, a processo nel rito ordinario assieme a moglie e figli), parimenti sottoposto a misura cautelare, nonché altre irregolarità nella gestione delle attività connesse alla ricostruzione successiva al terremoto del maggio 2012”.

Ma già senza aspettare gli esiti del processo la Commissione Prefettizia aveva segnalato “la non impermeabilità dell’attività del Comune a ingerenze e pressioni esterne della criminalità organizzata”. Quanto fosse permeabile il Comune alla ‘ndrangheta lo hanno poi raccontato le udienze e le indagini del processo Aemilia. La Bianchini Costruzioni srl impiegava finti dipendenti, secondo la Direzione Distrettuale Antimafia, forniti dai capi della ‘ndrangheta emiliana. Otteneva subappalti dalla grandi cooperative ed appalti diretti dal dirigente del Comune Giulio Gerrini, che a sua volta riceveva un premio del 2% sul monte lavori post terremoto dal responsabile comunale Giuseppe Silvestri, che a sua volta aveva un piede nella Bianchini Costruzioni di cui è stato anche presidente dopo l’esclusione dall’azienda dalla white list. Il cerchio perfetto.

Nel maggio scorso la DDA ha messo sotto indagine anche il senatore modenese Carlo Giovanardi per avere cercato in tutti i modi, “rivelando segreti d’ufficio”, di far rientrare la Bianchini Costruzioni nella white list delle imprese ammesse a lavorare alla ricostruzione post sisma, malgrado i contatti con la cosca Grande Aracri. Ed anche il sindaco Fernando Ferioli fu generoso con i titolari dell’impresa, quando chiuse un occhio sull’assegnazione di lavori ad una neonata società del figlio di Bianchini per aggirare l’ostacolo dell’interdittiva antimafia. “L’ho fatto perché le colpe dei padri non ricadano sui figli” si è giustificato in aula davanti ai giudici l’ex sindaco l’8 marzo 2017.

Ma nel suo Comune di cose sbagliate ce n’erano un po’ troppe, dicono le indagini di Carabinieri e Procura. Documentazioni amministrative inesistenti, date cambiate sulle relazioni di fine lavori per farle risultare consegnate anzitempo e pagarle, frazionamenti privi di ragione e logica, sopralluoghi nei cantieri fatti da imprese prima dell’assegnazione lavori, subappalti attivati senza il preventivo assenso del Comune, pagamenti autorizzati nonostante il parere contrario dei responsabili, tecnici delle aziende private che preparano i documenti di competenza del Comune, una società che riceve il primo appalto pubblico solo quattro giorni dopo essere stata costituita. E stiamo parlando di lavori post terremoto, di quell’evento che ha azzoppato una mezza regione tra il 20 e il 29 maggio 2012 con 27 morti, centinaia di feriti, quindicimila sfollati.

Dice ancora la relazione della Commissione Antimafia che la presidente Rosy Bindi invia a Camera e Senato con la richiesta di inserirla nel calendario dei lavori dell’Assemblea: “Era quindi venuta meno (nel Comune di Finale Emilia) quella diversità di ruoli che, in un Comune, appare essenziale per assicurare un efficace controllo della legittimità dell’azione amministrativa e per garantire il buon andamento complessivo e l’imparzialità. L’impropria situazione configurata nell’apparato amministrativo e gestionale del comune di Finale Emilia era apparsa alla commissione di indagine ancor più evidente in relazione alle modalità operative dell’ufficio lavori pubblici, ambiente, manutenzione ed energia di cui era responsabile il geometra Giulio Gerrini. Nel quadro di generale disordine amministrativo è stata, inoltre, riscontrata l’inesistenza di 143 determine e di 39 delibere, assunte fittiziamente solo attraverso la protocollazione. Irregolarità queste che apparivano inserirsi in un quadro di frequentazioni e contiguità di alcuni amministratori e dipendenti con i titolari di ditte vicine a noti clan mafiosi. Lo scenario complessivo emerso dalle attività di indagine denotava un quadro tale da poter legittimare l’adozione delle misure normativamente previste in un’ottica di prevenzione.

Il ministro dell’Interno, tuttavia, con provvedimento del 18 gennaio 2016 ha dichiarato concluso il procedimento ritenendo che gli elementi emersi non presentassero la necessaria congruenza per disporre la misura dissolutoria”. Oggi apprendiamo che anche il senatore Stefano Vaccari si “interessò” della vicenda. Il senatore aggiunge: “Sarebbe stato curioso il contrario”. Ma un conto è interessarsi, altro conto è spingere per una soluzione che privilegia l’appartenenza al merito.

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Elezioni, bavaglio AgCom agli opinionisti in tv. Da Berlinguer a Formigli, da Giletti a Porro, protesta dei conduttori dei talk

Ned, 14/01/2018 - 13:56

Con una leggendaria supercazzola l’Autorità di garanzie cerca di spiegare all’Ordine dei giornalisti il folle regolamento sui cronisti e gli opinionisti, costretti a svelare le loro preferenze politiche e culturali per partecipare ai dibattiti tv durante la campagna elettorale in periodo di par condicio: “La norma sul contraddittorio tra opinionisti fa riferimento al caso specifico di programmi extra tg il cui format venga focalizzato sull’approfondimento, esclusivo o prevalente, di un tema specifico”. Resta il mistero sul significato di queste parole, ma intanto abbiamo chiesto ai conduttori – i quali dovranno rispettare diverse astruse norme per non far rischiare all’editore una multa dell’Agcom – come faranno a lavorare da qui al voto del 4 marzo sotto la mannaia dell’Autorità. Prima di loro, il direttore del Tg La7 Enrico Mentana aveva parlato, intervistato dal Fatto, di “lesione dell’intelligenza di chi organizza i talk show”.

BIANCA BERLINGUER – Norme inapplicabili e inutili: il pluralismo lo pratichiamo già
Che esistano giornalisti che sanno influenzare più dei politici, che risultano politicamente più efficaci dei politici stessi, è un fatto. Ma questo non è un motivo sufficiente per codificare con codicilli e clausole, per istituire una normativa che imponga un pluralismo che già di per sé esiste. Ci vuole misura, saggezza nel fare il mestiere che facciamo. Chi conduce programmi di informazione politica non ha alcun interesse a invitare ospiti che la pensino nello stesso modo; al contrario, è nostro dovere invitare persone che occupano posizioni antitetiche. E non c’entra la par condicio. Questo è un principio cui ci si attiene anche in tempi lontani dalle elezioni politiche. Quindi, al netto delle premesse, questi provvedimenti dell’Agcom mi paiono di difficile applicazione, se non addirittura inapplicabili. Non penso inizierò ora a sondare gli orientamenti politici degli ospiti, anche perché io baso il mio lavoro sul pluralismo, e lo faccio da sempre.

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Terremoto del Belice, sono passati cinquant’anni ma paesi fantasma e scuole a rischio non sono un ricordo

Ned, 14/01/2018 - 13:55

Io sono nato nel 1978, dieci anni dopo il terremoto del Belice. Per questione anagrafica le fotografie, qualche articolo dei giornali del tempo, libri di storia e i racconti dei miei nonni e dei miei genitori e delle loro notti passate in una macchina per scappare dalla paura e dalle scosse, violente anche a Palermo, dovevano essere gli unici ricordi. Dovevano. Ma non è cosi. Per anni le ferite del Belice sono state sotto gli occhi di tutti, a neanche un’ora di auto da Palermo. Paesi fantasma spopolati dalla miseria e dal terremoto. Morte e dolore che ricordano la terribile fragilità della nostra terra. Un memento ignorato.

Ignorato già a pochi mesi di distanza dal disastro. Quando spenti i timidi riflettori del tempo che avevano immortalato le visite di presidenti e deputati e le parole, ferme e auliche, che promettevano interventi e sviluppo, rimase solo la voce di Danilo Dolci e della sua radio libera. E gli articoli de L’Ora e della stampa di sinistra che, si sa, ama solo denigrare e polemizzare. Intanto dal Belice si scappava in Germania, in Australia, in Belgio, nel Sud America. E restavano solo paesi fantasma a ricordare che lì vivevano uomini. E con la stessa noncuranza dei soccorsi e della ricostruzione mai avviata si continuava a costruire in Sicilia. A ignorare che qui, come in poche altre parti del mondo, la terra è viva.

Cemento e cemento sui fiumi e sui movimenti franosi, cemento e cemento gettato senza criteri antisismici, spesso da ditte mafiose. Ulteriore attentato alla Sicilia. Lo ricorda in uno studio l’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv) che parla degli effetti devastanti di una scossa a Messina, documento che non ha prodotto nessun intervento e neanche mobilitazione. Lo ricorda l’ordine dei geologi che annualmente invocano interventi sul patrimonio edilizio. Nel silenzio più assordante. Lo stesso silenzio che, raccontano, si avverte nei secondi dopo una scossa distruttiva. Prima delle urla e dei pianti.

Ma cosa stiamo facendo per evitare quei pianti? Nulla. Sappiamo i rischi, le università da anni producono mappe precise sui rischi, sappiamo che questa terra è a rischio. Sappiamo anche che il 60% dei nostri edifici è a rischio (stime dell’Ordine regionale dei geologi), che 4300 scuole necessitano di interventi per la sicurezza, che i nostri ospedali avrebbero bisogno di un certosino e accurato lavoro ispettivo che ne accerti la vulnerabilità. Sappiamo, soprattutto, che un intervento per la messa in sicurezza costerebbe 14 miliardi (stima Ance), una cifra. Quasi quanto quella per la ricostruzione, mai avviata, post 1968: 9,2 miliardi secondo l’ufficio studi della Camera.

Cinquant’anni dopo, il Belice continua a parlarci. Ma noi non vogliamo ascoltare.

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M5s, Di Maio: “Presto diremo dove prendere i soldi per le nostre proposte. Calo nascite? Non si risolve favorendo immigrazione”

Ned, 14/01/2018 - 13:54

“Alla fine di questo mese a Pescara in un’iniziativa per la presentazione del programma vi diremo anche dove andremo a prendere tutti i soldi per realizzare le proposte”. Lo ha detto il candidato premier del Movimento 5 stelle, Luigi Di Maio, in un’iniziativa pubblica a Ivrea, in provincia di Torino, con il candidato sindaco del M5s e Davide Casaleggio.  Di Maio ha toccato il tema del calo della nascite: ” “Non rassegniamoci alle poche nascite favorendo l’immigrazione – ha aggiunto – Prima sosteniamo le nostre famiglie che decidono di avere dei figli”

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Elezioni, Grasso: “Movimento 5 stelle ondivago, difficile capire le sue posizioni”. E a Boldrini risponde così

Ned, 14/01/2018 - 13:52

“Il nostro è un sistema proporzionale e valuteremo dopo le elezioni quale sarà la situazione. Certo il Movimento 5 stelle è così ondivago, difficile capire le sue posizioni: quando riuscirà a dare un’esatta valutazione anche noi potremo fare le nostre”. Lo ha detto Pietro Grasso, presidente del Senato e leader di Leu, nel corso de’“L’Intervista” di Maria Latella (in onda sui canali 100 e 500 di Sky e su Sky TG24, canale 50 del Digitale Terrestre) rispondendo a una domanda su una possibile intesa con il M5s dopo le elezioni. Mentre così ha risposto a Laura Boldrini che qualche giorno fa aveva chiuso all’ipotesi di un accordo con la formazione guidata da Di Maio: “Nessun problema, comprendo Boldrini ma decide qualcun altro”. Decido io? “Certo”

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Napoli, ancora un pestaggio di una baby gang: in 10 armati di catena aggrediscono 14enne e 15enne per rubare smartphone

Ned, 14/01/2018 - 13:30

Questa volta erano in dieci, armati di catena, e hanno preso di mira un 14enne e 15enne per rubare i loro smartphone. L’ennesimo pestaggio compiuto da una banda di minorenni è accaduto nella tarda serata di sabato nella villa comunale di Pomigliano d’Arco, nel Napoletano. Le vittime – medicate in ospedale e poi dimesse – si sono rivolte ai carabinieri che hanno identificato due degli aggressori, anche loro di 15 e 13 anni. Quest’ultimo non è quindi imputabile. L’episodio è avvenuto a un giorno di distanza dall’aggressione subita da un altro 15enne, picchiato senza una ragione da un branco di circa 15 minorenni appena fuori dalla metropolitana di Chiaiano, quartiere della periferia di Napoli.

A fermare due dei componenti della banda entrata in azione a Pomigliano d’Arco sono stati i carabinieri di Castello di Cisterna. Chiamati sul posto, hanno raccolto le descrizioni degli aggressori e poco dopo hanno arrestato per rapina un 15enne incensurato del luogo e bloccato un 13enne di Somma Vesuviana. Il primo era ancora in possesso della catena con cui aveva minacciato e picchiato i due studenti. Questi ultimi, trasportati in ospedale a Nola, sono stati medicati e dimessi: entrambi hanno riportato contusioni al volto e all’addome. Sono invece ancora in corso le indagini per dare un nome agli altri aggressori.

L’episodio di venerdì a Chiaiano – Continuano anche le ricerche per individuare i responsabili del pestaggio di venerdì pomeriggio fuori dalla stazione della metropolitana di Chiaiano. “Allo stato le indagini non hanno determinato né fermi né denunce di minorenni”, ha scritto in una nota la questura di Napoli. A investigare sono gli agenti dei commissariati di polizia Scampia e Chiaiano e al momento il sostituto procuratore del tribunale dei minorenni ha ascoltato alcuni giovani come persone informate sui fatti. Prosegue anche l’analisi delle immagini  riprese dalle telecamere di sorveglianza presenti in zona, per trovare riscontro con le dichiarazioni dei testimoni. Al Tgr Campania la madre della vittima aveva detto: “Queste cose non devono più accadere. La prossima volta, a chi toccherà?

Gli altri casi – E proprio sabato lungo le strade del centro di Napoli c’è stata la marcia degli ombrelli per la legalità, una manifestazione per dire no alle violenze e dare sostegno ad Arturo, 17enne che fu gravemente ferito a coltellate da alcuni minorenni lo scorso 18 dicembre in via Foria. Tra cori contro le autorità cittadine e striscioni, i manifestanti si sono disposti in cerchio, con i loro ombrelli colorati, i cartelli e la richiesta di una città tranquilla. Tra loro anche dei bambini al seguito dei genitori. Nel mirino una movida troppo spesso ostaggio dei violenti. “Ieri è toccato a un ragazzo – uno degli slogan più ripetuti – domani potrebbe essere il turno di un vostro figlio“.

Il movimento delle madri – Un “movimento di madri che educano” contro il “terrorismo urbano”. Maria Luisa Iavarone, la mamma di Arturo, sta pensando alla costituzione di un movimento “assolutamente civico” di madri “ferite, che, in questo momento, purtroppo sono tante“. “Domani vorrei andare a far visita al 15enne aggredito alla metro di Chiaiano – dice – ho sentito la madre. Ha avuto parole molto forti”. Perché, continua la donna, “l’aggressione è il chiaro segnale che nessuno è escluso, nessuno è al riparo da questa violenza”. Poi lancia un appello alle mamme dei ragazzi protagonisti delle aggressione: “Collaborate, parlate con i vostri figli, a voi daranno ascolto”. “Educare alla ‘disomertà‘ – è la sua richiesta – come opposto dell’omertà, a rompere insomma il silenzio”. Suo figlio domenica sera tornerà a casa e lunedì sarà di nuovo tra i banchi del liceo, anche se ancora con orari ridotti a causa delle sue condizioni fisiche.

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Molestie sessuali, cosa c’è di pericoloso nella posizione di Catherine Deneuve

Ned, 14/01/2018 - 13:04

Corteggiare e importunare hanno in comune la volontà di entrare nella sfera d’intimità dell’altro, scaturita da un desiderio di natura sessuale. Nel primo caso, si è in grado di gestire un rifiuto, nel secondo non si riesce ad accettarlo, talvolta, neanche a percepirlo, bloccando l’elaborazione necessaria a porre un limite ad  qualcosa che diventa lesivo della tranquillità di coloro a cui rivolgiamo l’attenzione. La paura del rifiuto, seppure con modalità diverse e con presupposti diversi, rischia di paralizzare o innescare dinamiche disfunzionali, sia negli uomini che nelle donne, e spesso lo fa senza guardare in faccia nessuno.

Gestire un rifiuto rimane per un uomo un ostacolo, mina il suo stesso essere tale, ha appreso che gli uomini, per essere tali, ottengono dei risultati, mentre una donna ha appreso che, per essere accettata, non (si) deve rifiutare. Permettetemi questa semplificazione, ha ovviamente le sue eccezioni. Molto clamore e molta discussione stanno nascendo dopo il caso Weinstein e quello che ne è seguito e le parole di Catherine Deneuve e delle altre firmatarie dell’appello sul giornale francese Le Monde e quello che ne sta seguendo.

Credo che, comunque la si voglia pensare, la Deneuve raccolga e faccia sua una buona parte del malessere maschile circolante, in merito a queste vicende, il che non è necessariamente un male, in quanto intercetta dei pensieri e dei sentimenti maschili reali con cui bisogna confrontarsi, senza subito delegittimarli, per quanto scomodi e in parte dettati probabilmente da un retro pensiero patriarcale.

Se è vero che l’uomo non può più riproporre certi atteggiamenti e certi comportamenti, è anche vero che non ancora appreso delle alternative valide. Se è vero che la donna non può più tollerare certi atteggiamenti e certi comportamenti, è anche vero che non sempre ha ancora la possibilità di rilevarli e denunciarli nelle modalità più opportune. Una certa confusione mista a rabbia e paura è comprensibile e inevitabile, ma non va fomentata, altrimenti riproduciamo gli stessi meccanismi che proviamo a sradicare. Esistono delle regole relazionali generali per lo più condivise, anche se non scritte, ma anche delle regole relazionali di due specifiche persone che non necessariamente coincidono con le generali.

Tutto questo non toglie nulla al fatto che non si possa più fare finta che certi soprusi non avvengano e che bisogna abbassarne, quanto più possibile, la soglia di tolleranza, affinché vengano smascherati ogni volta che vengono riproposti.

Se una cosa esiste, la si affronta, così come la violenza di genere e il sessismo esistono e vanno affrontati. La metodica deve essere la stessa per tutti, usare parametri diversi significa non aver compreso da dove nasce in origine la violenza, ossia dall’incapacità di ascoltare e dall’impossibilità di sentirsi ascoltati. Non nego di aver pensato, vedendo i vari commenti e dibattiti in giro, che, ancora una volta, per un problema degli uomini (la violenza sulle donne) sembrano essere le donne coloro che si fanno maggiori domande, ma che purtroppo arrivano talvolta anche a contrapporsi fortemente.

Il vero cambiamento nasce dal non sentire la necessità di rispondere a quel che si vive come un’aggressione, in modo aggressivo, farsi esempio di gestione della rabbia, anche quando questa legittimamente straborda. Deneuve dichiara: “Lo stupro è un crimine. Ma tentare di sedurre qualcuno in maniera insistente o maldestra non è un reato, né la galanteria è un’aggressione del maschio. Noi difendiamo la libertà di importunare, indispensabile alla libertà sessuale”.

Ecco il passaggio che lancia un messaggio sbagliato e pericoloso: “la difesa della libertà di importunare”. Importunare e corteggiare sono due cose diverse, non si può trattarle alla stessa stregua. Il tentativo, non credo intenzionale, di confonderle denota la difficoltà che abbiamo, in questo momento, di fare distinzione tra il lecito e l’illecito.

Il corteggiamento non ha bisogno del consenso, perché venga espresso un si o un no, bisogna fare la richiesta. Il permette di continuare a mostrare sempre maggiore interesse, il no non permette che questo accada e dovrebbe costituire uno stop netto. L’andare avanti con un no è molestia e non è un diritto di nessuno, parlare di libertà di importunare è indispensabile non alla libertà sessuale, ma alla legittimazione della violenza sessuale.

E se molti uomini dichiarano di non capirci più granché o che le donne dicono no, ma in realtà intendono si, rispondo che questo non giustifica comunque il riproporsi con modalità via via più insistenti e invadenti. Credo che, se due persone vogliono conoscersi e frequentarsi, questo succede e basta.  L’essere umano può essere ambiguo e anche emozionalmente confuso, gli stessi codici comportamentali sono soggetti ai tempi e agli stati emotivi che cambiano in ognuno di noi, ma nella forzatura e nell’insistenza dubito ci sia qualcosa di funzionale. Interagire con l’altro non nasce come una forma di violenza, ma come una forma di comunicazione, il violare ne è un possibile disfunzionale risultato.

 

Vignetta di Pietro Vanessi

Chiunque volesse raccontare una molestia subita, può segnalare la propria storia scrivendo a tiraccontolamia@ilfattoquotidiano.it, sarà parte del progetto di denuncia in forma anonima Ti racconto la mia, curato dai giornalisti de ilfattoquotidiano.it e giunto alla sesta puntata.

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Joyce Carol Oates, la fine dell’Epopea americana

Ned, 14/01/2018 - 12:55

Il Saggiatore ha iniziato, dalla primavera del 2017, a pubblicare i testi di Joyce Carol Oates che compongono Epopea americana (Wonderland Quartet), una quadrilogia capace di ripercorrere un’epoca intensa e travagliata, caratterizzata da profondi mutamenti sociali e politici e di far rivivere ai lettori la straordinaria avventura a stelle e strisce del Ventesimo secolo. I primi due volumi, Il giardino delle delizie (traduzione di Francesca Crescentini) e I ricchi (traduzione di Grazia Bosetti, Valeria Gorla, Camilla Pieretti, Sara Reggiani), sono usciti prima dell’estate, mentre da poco sono apparsi nelle librerie loro (traduzione di Bruno Oddera) e Il paese delle meraviglie (traduzione di B. Alessandro D’Onofrio, Giulia Poerio, Alessandro Vezzoli).

Seppur li trovi entrambi dei testi bellissimi, ho preferito, per la costruzione della storia, loro. È una vicenda che inizia negli anni Trenta e si conclude, in un crescendo di tensioni e colpi di scena nella Detroit messa a ferro e fuoco dalla rivolta razziale del 1967. Loretta, incinta di Jules, fugge dopo che il suo amante è stato ammazzato a colpi di pistola. Trova un precario rifugio nelle braccia di un ex poliziotto assente e triviale, succube della vecchia madre e che dà a Loretta un’altra figlia: Maureen. Di città in città alla ricerca di una nuova vita, tra quartieri degradati, esistenze misere, privazioni domestiche, la famiglia si sposta verso l’Est degli Stati Uniti, verso il mito della grande metropoli industriale. Poi Loretta rimane di nuovo vedova e di nuovo si getta tra le braccia dell’ennesimo uomo consolatorio. Jules si perde e si ritrova in un cammino di violenza, delinquenza, un amore folle e devastante fino a diventare una sorta di antieroe arrivista tipico di una certa America povera e bianca, mentre Maureen, coinvolta in un giro di prostituzione, viene ridotta in fin di vita dalle botte dell’ennesimo marito della madre e cerca una risalita condita da una clausura culturale e di lontananza dopo un lungo stato vegetativo.

Il loro è un libro straordinario, teso, sanguigno e morboso. Niente è lasciato al caso e l’elaborazione psicologica e ottica dei personaggi e delle situazioni che devono affrontare è perfetta. Per tutto il romanzo si legge un costante senso di precarietà e di miseria, tipico, anche oggi, di tante esistenze quotidiane, statunitensi e non solo. Mirabili, indimenticabili, le ultime cinquanta pagine dell’opera, quando il distruttivo magnaccia e bipolare Jules si trasforma, suo malgrado, in una delle tante voci della rivolta di Detroit.

Il paese delle meraviglie più che richiamare la celebre opera di Lewis Carroll rimanda a una White Rabbit dell’orrore e dell’angoscia e tratteggia, con piglio gotico, le conseguenze psicologiche del giovane sopravvissuto allo sterminio della propria famiglia da parte del padre. Jesse, salvo per miracolo al massacro, dopo un periodo in affidamento con un nonno materno indifferente e silenzioso, viene aggregato a una famiglia convenzionale. Diviene un neurochirurgo attratto da tutto ciò che è strano, inquietante, mostruoso mentre la controcultura esplode radiosa e altrettanto velocemente si sfracella a terra insieme ai miti del decennio. Sua figlia Michelle scappa in una comune hippie, sedotta dal clima di amore libero e droghe lisergiche e dal carismatico Noel, un guru visionario. Jesse fa di tutto per riprendersi Michelle, fino ad arrivare all’inevitabile resa dei conti con il suo passato.

Uscito per la prima volta nel 1971, un anno dopo Joe, il film di John G. Avildsen, condivide con il lungometraggio l’incompatibilità dei padri americani di capire il mondo dei figli e l’esaltazione per una poetica della violenza tutta statunitense. Ma se nel film il protagonista, dopo aver fatto irruzione nella comune, ammazza la figlia, nel libro di Joyce Carol Oates la salvezza di Michelle assomiglia comunque a una dannazione, sia per lei che per Jesse, dimostrando che non esiste redenzione per chi ha camminato a lungo in compagnia delle proprie tenebre.

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M5s, Di Maio a Berlusconi: “Se vinciamo vai in Russia? Il biglietto te lo facciamo noi”

Ned, 14/01/2018 - 12:53

”Berlusconi qualche giorno fa ha detto ‘se vincono quelli del Movimento 5 Stelle vado in Russia‘. Non c’è problema il biglietto glielo facciamo noi”. Così il candidato premier del M5s, Luigi Di Maio, a margine di un incontro a Ivrea, ha commentato le affermazioni del leader di Forza Italia che qualche giorno fa ha detto di essere pronto a partire i caso di un governo a 5 stelle

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