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Chieti, né suicidio né caduta accidentale: la moglie di Fausto Filippone spinta giù dal balcone

Sre, 23/05/2018 - 09:06

Non una caduta accidentale e non un suicidio: Marina Angrilli sarebbe stata spinta giù dal balcone. Lo confermano le prime indiscrezioni trapelate sull’esito dell’autopsia sul corpo della moglie di Fausto Filippone, l’uomo che tre giorni fa ha lanciato da un viadotto sua figlia e poi, dopo ore di trattative, si è tolto la vita nello stesso modo. E a scaraventarla di sotto, sono convinti gli inquirenti, sarebbe stato proprio lui. L’uomo, ha poi riferito un testimone, era presente sul posto sia all’arrivo delle ambulanze che della polizia: soccorsa la donna sarebbero andati via tutti insieme. Cosa poi è successo è al vaglio degli inquirenti: di fatto nessuno ha impedito a Filippone di andare a prendere la figlia, raggiungere il viadotto, lanciarla nel vuoto e poi fare la stessa fine.

L’autopsia avrebbe consentito di appurare che, per tipologia di lesioni e di traiettorie, la donna non si sarebbe suicidata. Esclusi anche malore e colluttazioni. Si sarebbe trattato di una caduta improvvisa. A far propendere per l’ipotesi dell’omicidio c’è la valutazione tra il punto di caduta e il punto di impatto, oltre alla tipologia delle lesioni riportate. L’accertamento ha consentito di appurare che si è trattato di una caduta estremamente improvvisa. La donna è poi morta nel primo pomeriggio, in ospedale. L’autopsia sul corpo della figlia, Ludovica, ha stabilito che la bambina di 10 anni è morta sul colpo, come anche il padre.

Questa, dunque, la ricostruzione dei fatti, secondo quanto emerso finora. Il 49enne, la mattina di domenica 20 maggio porta la moglie, 51 anni, nella casa di Chieti Scalo. Non si sa cosa succede, ma l’autopsia suggerisce che sia stato lui a spingerla improvvisamente giù dal balcone. L’uomo che ha soccorso per primo la donna, Giuliano Salvio, è un medico. Intorno alle 12 esce di casa per prendere l’auto e nel cortile trova Marina Angrilli a terra. Perde molto sangue. Capisce che è una caduta dall’alto. Chiama i soccorsi. Arriva Filippone, racconta Salvio alla Tgr Abruzzo. Lui vuole andare via. Gli lascia un biglietto con un numero di telefono. Salvio chiede chi sia e quando Filippone gli risponde il marito lui lo trattiene fino all’arrivo del 118. La chiamata al 113, aveva riferito ieri il questore di Chieti, Raffaele Palumbo, arriva alla centrale alle 12:06. “Quando è arrivata l’ambulanza – racconta Salvio – Filippone era lì vicino, si muoveva nervosamente nel cortile. Dopo qualche secondo è arrivata una seconda ambulanza e dietro una volante della Polizia. I poliziotti sono scesi. Non ho badato a cosa facessero né a cosa facesse il marito che era lì presente perché a un certo punto un operatore del 118 gli ha chiesto se avesse un documento della signora. Lui ha detto: ‘Vado a cercarlo’. Poi è tornato subito dopo dicendo di non averlo. Poi sono andati via tutti insieme: le due ambulanze, la volante e il marito della signora”. A questo punto Filippone va a prendere la figlia dai parenti. Si dirige sul viadotto Alento della A14, getta la bambina dal viadotto di 40 metri, resta appeso per sette ore alla rete di recinzione al di là della balaustra e alle 20 si lascia andare.

Il movente della tragedia, però, ancora non c’è. Gli uomini della squadra Mobile di Chieti, diretti da Miriam D’Anastasio e coordinati dal pm Lucia Anna Campo, stanno lavorando senza sosta anche per capire cosa sia scattato nella mente dell’uomo e perché. Gli unici dati certi, secondo quanto ricostruito, sono il cambiamento caratteriale e lo stato di tristezza dell’uomo, sopraggiunti in seguito alla morte della madre. Non si tratta, però, di problemi psichici documentati. “La morte della madre è stato uno dei fattori che hanno provocato la decisione di Fausto Filippone”, dice lo psichiatra Massimo Di Giannantonio, che per sette ore ha cercato di convincere l’uomo a non gettarsi. “Ha detto – spiega Di Giannantonio – che la sua vita era irreversibilmente iniziata a cambiare in termini intollerabili 15 mesi prima”. Secondo lo psichiatra, l’uomo fino alla fine ha voluto portare a termine il suo piano: “Mi sono trovato davanti a un muro. Nella mente di Filippone tutto era già finito”.

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Giovanni Falcone, il buco nelle agende elettroniche e il mistero del viaggio negli Usa: tutti i rebus 26 anni dopo la strage

Sre, 23/05/2018 - 08:41

Nel ventiseiesimo anniversario della strage di Capaci pubblichiamo un estratto de I Diari di Falcone di Edoardo Montolli edito da Chiarelettere. L’autore ha studiato per otto anni le agende elettroniche del giudice, entrate e uscite troppo rapidamente dai processi sulla strage di Capaci, nonostante le richieste di approfondimento dei due consulenti che se ne occuparono, le cui perizie furono depositate nel 1992. Sono l’ingegnere Luciano Petrini (assassinato nel 1996, il colpevole non è mai stato preso) e il vicequestore aggiunto Gioacchino Genchi.

Dall’analisi delle agende, l’autore rivela un particolare inquietante inerente il marzo del 1992, quando una “circolare dei prefetti” allertava su un piano di destabilizzazione volto a colpire l’Italia, con attentati (puntualmente avvenuti) tra marzo e luglio. La notizia era emersa il 18 marzo (dopo il delitto di Salvo Lima del 12 marzo) giorno in cui Falcone si trovava a Palermo con Paolo Borsellino e con il presidente della Repubblica Francesco Cossiga. Ma stranamente entrambe le agende elettroniche del giudice, su cui era annotato ogni suo impegno (perfino successivi alla sua morte) solo nel mese di marzo 1992 risultano completamente vuote. Nell’intero mese di marzo, quello dell’allarme sulla destabilizzazione dell’Italia, Falcone non risulta aver annotato nulla (nemmeno l’impegno con Cossiga e Borsellino) in alcuna delle sue inseparabili agende. E dire che il giudice rimase molto colpito dall’assassinio di Lima, tanto da scrivere su La Stampa: “Il rapporto si è invertito: ora è la mafia che vuole comandare. E se la politica non obbedisce, la mafia si apre la strada da sola”. Eppure sui suoi diari elettronici non appuntò nulla. Perché? E cos’accadde?

Ma non solo. Perché l’autore ricostruisce come Genchi e Petrini avessero recuperato l’appunto di un impegno a Washington di Falcone, datato tra la fine di aprile e gli inizi di maggio 1992. L’episodio fu sempre seccamente smentito dal ministero della giustizia nonostante diversi testimoni italiani e americani ne avessero parlato ben prima che i consulenti recuperassero l’appunto. Dal confronto tra le agende elettroniche e le dichiarazioni in aula dei testimoni, l’autore ha scoperto tuttavia come nessuno sappia ancora dire dove si trovasse Falcone tra fine aprile 1992 e i primi giorni di maggio, quando i suoi cellulari non chiamarono né ricevettero telefonate. Sullo sfondo spunta l’ipotesi di un incontro con Tommaso Buscetta perché, tempo dopo, il pentito, dal suo rifugio negli Stati Uniti fu in grado di profetizzare le stragi del 1993 al patrimonio artistico italiano prima ancora che i corleonesi decidessero di attuarlo. Cosa sapeva Buscetta? E perché lo sapeva? Era al corrente di un piano di destabilizzazione dell’Italia e ne aveva messo al corrente il giudice?

Di seguito il prologo del libro.

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I DIARI DI FALCONE – DI E. MONTOLLI – CHIARELETTERE (PP. 256, € 16)

Prologo

Giovanni Falcone annotava tutti i suoi impegni su due databank, due agende elettroniche tascabili. Apparecchi che restarono in voga per qualche anno, fin quando la loro funzione non fu sostituita dai cellulari. Quelle di Falcone vennero recuperate poco dopo la strage di Capaci. Una memoria esterna, su cui il giudice riversava i suoi appunti, scomparve per sempre. Ma nei processi, nonostante alcuni punti oscuri rilevati dai due consulenti che le analizzarono, le agende furono liquidate in fretta. Ne fu sminuita la portata. E vennero smentiti alcuni impegni che lui si era segnato e che apparivano su una di esse, risultata misteriosamente cancellata solo dopo il sequestro.

Passo tutto in secondo piano, come il fatto che, dopo la sua morte, qualcuno ne avesse letto i file sui computer al ministero, lasciandovi traccia. L’indagine, d’altra parte, puntava a prendere gli assassini, i mafiosi che, per ucciderlo, il 23 maggio 1992 avevano fatto saltare in aria addirittura un’autostrada. Un’esplosione perfetta nei tempi e devastante nella portata, simile a un atto di guerra, che Cosa nostra non si era mai sognata di fare prima. E che in seguito non avrebbe piu ripetuto. Per più di un paio di decenni, cosi, le copie cartacee del contenuto delle due agende sono rimaste sepolte negli archivi giudiziari, all’interno delle relazioni che ne fecero i consulenti, senza che fossero più studiate.

Vi sono incappato nove anni fa, quando mi sono occupato di Gioacchino Genchi, vicequestore aggiunto palermitano e consulente di procure e tribunali di mezza Italia in alcuni tra i processi piu delicati del paese, che era stato anche uno dei periti a occuparsi di quelle agende. L’altro, l’ingegnere Luciano Petrini, e stato ammazzato molto tempo fa, senza che sia mai stato preso il responsabile.

Genchi era stato consulente del pm Luigi De Magistris nell’inchiesta Why Not. Era stato scritto e detto che aveva intercettato qualcosa come 350.000 persone. Bollato dall’allora premier Silvio Berlusconi come “il più grande scandalo della Repubblica“. Accusato di avere un archivio segreto. Convocato dal Copasir, il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica, era stato indagato dalla Procura di Roma. Sospeso dalla polizia e successivamente destituito. Non era vero niente: negli anni a seguire i processi penali lo avrebbero visto definitivamente assolto e sarebbe stato reintegrato in polizia.

Ma in quei mesi la vicenda occupava ogni giorno le prime pagine dei quotidiani. Lo conoscevo da qualche anno. Ne avevo scritto su alcuni settimanali per poi realizzarne un lungo ritratto su L’Europeo. All’epoca dirigevo la collana di libri inchiesta Yahoopolis della casa editrice Aliberti. L’editore mi chiese cosi di scrivere un libro-intervista. Genchi non si capacitava della campagna d’odio imbastita nei suoi confronti. E voleva cosi non solo pubblicare gli atti dell’inchiesta che non gli avevano fatto terminare a Catanzaro, ma far conoscere a tutti il suo intero percorso professionale, che coincideva con le indagini sui veleni di Palermo e con quelle sulle stragi del 1992. Le sue mai concluse consulenze sulla strage di Capaci e su quella di via D’Amelio.

Quando è uscito il libro Il caso Genchi c’e stato un diluvio di polemiche. Richieste di sequestro, cause civili e penali inoltrate da un gran numero di esponenti istituzionali. Da parte mia ho avuto tuttavia come la sensazione che, comunque la si vedesse, non fosse stato detto tutto sul suo lavoro. Soprattutto per ciò che riguardava le indagini del 1992. Ho cominciato così a riprendere in mano i contenuti dei due databank, che Genchi mi aveva consegnato insieme a gran parte del suo lavoro utile a stilarne una biografia.  Raccontavano molto degli ultimi mesi del giudice, delle sue frequentazioni e delle sue amicizie: dettagli che, come le sue convinzioni su Cosa nostra, i suoi appunti e i suoi stessi verbali, erano stati interpretati in più modi, e mai presi alla lettera.

Ma, riguardandoli bene, studiandoli a fondo, i databank rivelavano anche altro. Confrontandoli con l’agenda grigia di Paolo Borsellino – l’unica rinvenuta –, con gli eventi di quegli anni e con una lunga serie di atti processuali, ma anche con gli scritti e i verbali di Falcone, emergevano diversi nuovi misteri, a partire dalla genesi stessa della strage di Capaci e dal racconto che ne avevano fatto gli esecutori.

Qualcuno sapeva. Cos’accadde allora? E una domanda che continuo a pormi. Di certo, come si vedrà in questo libro, se vogliamo accettare l’idea che la strage di Capaci e quelle successive siano state esclusivamente opera di Cosa nostra, non dobbiamo solo ignorare le anomalie sui reperti informatici di Falcone e ciò che vi era scritto, non dobbiamo solo ritenere marginale cio che accadde a Paolo Borsellino nei cinquantasette giorni in cui rimase ancora in vita, no.

Dobbiamo accettare anche che piu di qualcuno sia stato in grado di leggere il futuro e trasformarsi in un infallibile veggente. Uno su tutti il pentito dei due mondi, Tommaso Buscetta, che, lontano da tantissimi anni dall’Italia e sotto protezione negli Stati Uniti, riuscì a prevedere gli attentati al nostro patrimonio artistico prima ancora che fossero ideati proprio dai suoi acerrimi nemici, con cui evidentemente non aveva contatti.

Un suo incontro con Falcone a Washington, un mese prima della morte del giudice, venne confermato da autorevolissimi esponenti istituzionali americani e italiani. Negli stessi giorni Falcone aveva annotato sull’agenda rinvenuta un viaggio negli Stati Uniti. Il viaggio fu smentito dal ministero e dalle autorità. Ma cosa avrebbe fatto in quei giorni nessuno lo disse mai.

 

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M5s-Lega, Travaglio: “Conte? Chiarisca suo curriculum. Vedo molti cani da riporto trasformarsi in cani da guardia”

Sre, 23/05/2018 - 08:37

Governo M5s-Lega? Sicuramente non avrà l’accoglienza che hanno avuto gli altri esecutivi della Repubblica italiana. Vedo molti cani da compagnia e da riporto trasformarsi immediatamente in cani da guardia. E ne sono felice”. Sono le parole dl direttore de Il Fatto Quotidiano, Marco Travaglio, a Otto e Mezzo (La7). E aggiunge: “Se avessimo avuto tutti questi cani da guardia anche coi precedenti governi, ci saremmo risparmiati tanti guai e forse non avremmo questo strano governo, né M5s e Lega stravincitori delle elezioni, né la maggioranza giallo-verde. Avremmo ancora i partiti tradizionali, se fossero stati aiutati a sbagliare di meno da un’informazione un po’ più aggressiva. C’è sempre una prima volta. È giusto sottoporre questo governo ai raggi X, l’importante è che si aspetti almeno che si insedi per poter dire qualcosa”. Travaglio poi si pronuncia sulla vicenda relativa al curriculum vitae del premier in pectore, Giuseppe Conte: “Quelle discrepanze sono segnali di allarme se non verranno chiariti. Conte deve assolutamente spiegare. È uno che aspira a fare il premier, quindi mi meraviglia che siano passate tante ore dalla notizia pubblicata da un prestigioso giornale internazionale e ancora non abbia chiarito. Speriamo di non dover scoprire che Conte ha anche copiato una tesi di dottorato, altrimenti il ministero della Pubblica Amministrazione non glielo leva nessuno. E speriamo che non abbia inventato una laurea, altrimenti sarebbe ministro della Istruzione “de plano”. Io” – continua – “sono stato severo con la Madia e la Fedeli e dobbiamo essere severi anche con lui, benché al momento non risulti che abbia millantato titoli di studio che non ha. Però quelle discrepanze tra il suo cv e le dichiarazioni di quegli Atenei vanno immediatamente spiegate e spero che Conte lo faccia al più presto. Altrimenti non sarebbe degno di ricoprire la carica di premier”. Il direttore del Fatto sottolinea ancora: “Questa guerra preventiva che coinvolge il prof. Conte mi sembra prematura, come tutte le cose preventive. Io penso che un premier vada giudicato per le cose che fa, quindi l’idea che si possa cannoneggiare uno che nemmeno è stato incaricato di fare un governo, prima ancora di sapere chi sono i suoi ministri è un segnale abbastanza imbarazzante per quanto riguarda chi lo fa. Aspettiamo e vediamo. Magari sarà un pessimo premier, magari dovrà sforzarsi molto per fare peggio di chi lo ha preceduto, magari farà bene”

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La Cina abbassa i dazi sulle importazioni di auto. E gli Stati Uniti ringraziano

Sre, 23/05/2018 - 08:18

C’eravamo tanto amati. In realtà, nonostante gli alti e bassi ricorrenti nelle relazioni di lungo periodo, i “bisticci” tra Cina e Stati Uniti tendono con gran frequenza a ricomporsi in accordi adeguati ad entrambe le parti. L’ultimo atto distensivo è costituito dall’annunciato ribasso dei dazi di importazione in Cina relativi agli autoveicoli: con effetto dal prossimo 1° luglio l’aliquota sarà tagliata dall’attuale 25% fino al 15%, mentre le tariffe relative ai componenti (ricambi, in primo piano) scenderanno a quota 6% dagli attuali livelli compresi tra 8% e 25% a seconda del codice merceologico.

Ne dà notizia… interessata, tra le tante fonti di informazione, la testata statunitense Automotive News nella sua componente online, suggerendo come questo accesso “facilitato” al più grande mercato automobilistico del mondo dia concreta sostanza all’allentamento delle tensioni commerciali con gli Stati Uniti, ultimamente in fermento con Trump che ha citato spesso questo dazio al 25% come esempio per denunciare la politica commerciale “protezionista” del colosso asiatico.

Secondo il ministero cinese delle Finanze, questa operazione farebbe in effetti parte degli sforzi per aprire i mercati cinesi e stimolare lo sviluppo del settore automobilistico locale. La mossa, aggiunge autonews.com, rappresenterà una grande spinta per le case automobilistiche d’Oltreoceano, in particolare aiutando i marchi premium come BMW, Tesla, Audi e Mercedes-Benz – già molto popolari in Cina – a chiudere un gap di prezzo sui rivali locali.

Attualmente la diffusione dei marchi stranieri è preponderante nel grande Paese asiatico, rappresentando all’incirca il 55% del mercato (primo trimestre del 2018); la maggior parte dei costruttori esteri, tuttavia, produce anche localmente aggirando almeno in parte l’importante tassa di importazione.

Pechino si è inoltre impegnata, di recente, a cancellare il limite del 50% per le società straniere nelle joint-venture del settore automobilistico. Il tetto sarà rimosso già quest’anno per le auto elettriche ed ibride, mentre entro il 2022 la misura riguarderà più in generale tutti veicoli per trasporto passeggeri. Un ulteriore traguardo di grande importanza per il mercato auto più grande al mondo, forte di 28,9 milioni di vetture vendute nel corso del 2017 ed una crescita annuale che resta importante, seppur a una sola cifra nelle ultime stagioni.

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Philip Roth morto, addio allo scrittore di Pastorale americana: fu premio Pulitzer ma mai Nobel

Sre, 23/05/2018 - 08:17

“Nella tua vita sii regolare e ordinato come un borghese, così da poter essere violento e originale nella tua opera”. Addio Philip Roth. Lo scrittore statunitense è morto per insufficienza cardiaca congestizia la scorsa notte a New York. L’autore de Il Lamento di Portnoy e Pastorale americana aveva 85 anni. Dissacrante, corrosivo, esuberante, godibilissimo e leggibilissimo, Roth lascia un segno indelebile nell’ambito letterario americano e mondiale forse con un unico neo, ovviamente non dipendente da lui: quel Nobel per la letteratura tanto sventolatogli sotto al naso ma mai realmente vicino alla consegna. Ed in questa distanza incolmabile tra il mancato trionfo elitario del Nobel e l’assoluta popolarità del riservato letterato, che risiede la grandezza del romanziere: troppo letto, celebre e amato (almeno in patria) per diventare esempio universale.

Famiglia di origine ebraica europea, laurea alla Bucknell University e master in letteratura alla Chicago University, la carriera di Roth inizia all’improvviso con la notorietà sul finire degli anni sessanta (Il Lamento di Portnoy, 1969) e si conclude con inscalfibile autorità sul finire dei novanta con i capolavori Pastorale americana (1997), Ho sposato un comunista (1998), La macchia umana (2000).  Nel corso delle sua lunga carriera Roth ha assunto molte sembianze letterarie: il celebre alter ego Nathan Zuckerman ad esempio, oppure David Kepesh, ma anche quel Philip Roth di Operazione Shylock che non era il vero Philip Roth, esplorando comunque sempre l’angoscia del singolo, sia in modo ironico che tragico, e cosa significhi essere un americano, un ebreo, uno scrittore, un uomo. Ha messo in primo piano con un linguaggio accessibile e mai criptico riflessioni profonde sull’identità, sulla paternità e sulla mortalità dell’uomo, immergendo il lettore in tour de force letterari sulle più recondite inquietudini della condizione umana, mantenendo in tutto questo una brillantezza di scrittura che l’ha portato ad essere tra gli autori più letti del ventesimo secolo.

L’ “angoscia” in versione comica esplode letteralmente nel ’69 con Il Lamento di Portnoy. La strabordante sessualità che non lascia requie al protagonista Alexander Portnoy è accoppiata ad un ovvio e contrastante senso di colpa morale dovuto all’educazione familiare e religiosa. Roth tratteggia fin da subito la doppiezza morale dell’uomo contemporaneo senza troppi infingimenti e a sfogliare ancora oggi il romanzo che gli diede notorietà mondiale non possiamo che ricordare, tra i tanti capitoli del libro, l’esilarante masturbazione a cui lo sottopone controvoglia l’amica Bubbles che si conclude per una strana traiettoria del destino con lo schizzo di sperma dentro al proprio occhio. La nostra gang (1971) e Il grande romanzo americano (1973), i titoli successivi allo scandalosa celebrità del Lamento di Portnoy sono l’uno un pamphlet politico anti Nixon non proprio memorabile, l’altro il tentativo già affrontato da Malamud e Coover, e successivamente in modo ancor più sottile da Don De Lillo con Underworld, di raccontare la storia americana utilizzando lo sport del baseball (De Lillo si concentrerà su una pallina da baseball…). Niente da fare: Roth però non vuole uscire dai canoni dell’alter ego che somiglia a sé ma che mai lo è del tutto. La mirabile e tenace cifra stilistica del suo autobiografismo è questa, e diventa una manna dal cielo con risultati altissimi. Intanto nel 1972 con Il seno inizia la trilogia con protagonista David Kepesh (Il professore di desiderio 1977 e L’animale morente 2001), professore di letteratura in un college della East Coast che indaga la presenza del desiderio e della passione nella letteratura contemporanea. Mentre nel 1974 in My life is a man appare la fugace traccia di Nathan Zuckerman che poi proromperà in Zuckerman scatenato (1981), La lezione di anatomia (1983) e L’orgia di Praga (1985).

Zuckerman, figura che filtra più con il comico e l’assurdo, capace di un’introspezione più profonda rispetto alla bulimia erotica di Kepesh, è anche l’anfitrione che in Pastorale americana, capolavoro di Roth del 1997, introduce uno dei personaggi più tragici e dolorosi della letteratura del romanziere statunitense: lo Svedese. Seymour Levov è il fratello di un amico che Zuckerman incontra ad un ritrovo di ex alunni. La storia che l’amico gli racconta in un lungo flashback è l’ascesa e la caduta di un esempio borghese della rinascita americana del dopoguerra. Lo svedese è stato il vincente, eccellente giocatore di football, famiglia armoniosa e moglie bella e premurosa, successo nella vita e negli affari (la fabbrica di guanti, che poesia). Poi all’improvviso lo sprofondo. La balbuziente e amata figlia Merry, proprio in mezzo alle contestazioni antiVietnam di fine anni sessanta cresce e si politicizza fino a mettere una bomba in un ufficio postale che provoca morti e feriti. La ragazza fugge scomparendo, e lo Svedese si strugge nel dolore cercandola ovunque nell’arco di cinque anni, raccogliendo i cocci di una vita distrutta mentre l’America comunque cambia a suon di morti e scandali politici.

Pastorale americana è sì il “grande romanzo americano” anche perché Roth si allontana dall’epiteto, e dalla grande famiglia, comunque limitante, della tradizione degli scrittori ebreo-americani (Saul Bellow, per dire), e fa partire la seconda trilogia di Zuckerman (Ho sposato un comunista, La macchia umana) dove il suo alter ego si mette come da parte e fa da osservatore delle vicende di uno scaricatore di porto sindacalizzato che diventa attore radiofonico di successo ma che poi viene travolto dalle accuse di maccartismo (Ho sposato un comunista); così come proprio mentre sta per andare in pensione l’affermato accademico Coleman Silk de La macchia umana finisce accusato di razzismo e vede finire la sua vita in mille pezzi, facendo emergere momenti del suo passato non proprio limpidi come si credeva che fossero. Il talento di Roth sta proprio nell’immergere il lettore in una spirale ammaliante del dolore marcata dalla distruzione dell’affermazione sociale dei protagonisti dei suoi racconti. Affermazione che crolla con l’incursione devastante dei grandi moti della storia e della politica nell’universo minimale privato del singolo. Eventi inspiegabili almeno nello spazio circoscritto di una famiglia, di una vita privata, che per molti biografi di Roth nascono dal trauma della prima moglie, Margaret Martinson, morta in un incidente stradale nel 1968. Il nucleo pulsante e poetico proprio delle opere massime di Roth è questo esplicito dannarsi dei suoi protagonisti nel capire se esiste una colpa lontana, profonda, nascosta in sé che ha portato alla disgrazia, alla caduta, all’inizio della fine di una vita che sembrava normale.

Negli anni duemila Roth torna con un libro all’anno dal 2004 al 2010, confermando, se ce ne fosse ancora bisogno la classe cristallina e lo scorrevolezza di una letteratura colta pronta per essere divorata da chiunque. Tra questi ricordiamo Il complotto contro l’America (2004) che è uno spassoso esempio di fantapolitica con Charles Lindbergh che al culmine della sua popolarità diventa presidente degli Stati Uniti. Tra l’altro Roth, ritaratosi ufficialmente dal mestiere di scrittore nel 2012, aveva rilasciato una delle sue rare interviste al New York Times nel gennaio del 2018 definendo l’attuale presidente Donald Trump un “arrogante buffone”. Nella stessa intervista aveva risposto con un coraggio e una forza d’animo mai doma ad una domanda sulla vita e la morte: “È come giocare a un gioco, giorno dopo giorno, un gioco ad alta posta che per ora, anche contro le probabilità, continuo a vincere. Vedremo quanto durerà la mia fortuna

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Annunci Auto, arriva una nuova sezione nei Motori de Il Fatto Quotidiano.it

Sre, 23/05/2018 - 07:24

Se guardate in alto a destra nella home page dei Motori del Fatto Quotidiano.it, troverete una novità. Oltre alle nostre sezioni tradizionali (Prove su Strada, Auto&Moto, Eco Mobilità, Fatti a Motore, Quanto mi Costi! e Foto del Giorno), da oggi se ne aggiunge un’altra: Annunci Auto. Non temete, non siamo diventati ad un tratto un sito di compravendita auto nuove ed usate. Anche perché non è il nostro mestiere. A quello ci pensano i nostri partner di CarAffinity, la piattaforma made in Italy specializzata nel far incontrare domanda e offerta nel campo dell’automotive.

CarAffinity.it, nonostante sia operativa solo da due anni, può infatti contare su una community di 380 mila iscritti, a cui se ne aggiungono circa 400 nuovi al giorno. La maggior parte di sesso maschile (64%) ed età compresa tra i 29 ed i 49 anni. Una rete che comprende anche oltre 5.000 tra concessionari e autosaloni, e che permette di poter scegliere tra oltre 150 mila automobili in vendita ogni mese.

In particolare, ogni utente può disporre di una pagina personale in cui archiviare le proprie auto preferite, leggere e scrivere articoli confrontandosi con gli altri utenti all’interno del sito. Ma può anche, facilmente e con pochi click, mettere in vendita e ricevere informazioni sulle auto di sua proprietà.

Questa sezione è un servizio ulteriore a voi lettori, dunque, ma anche un modo per stare al passo coi tempi. Circa il 40% di acquisti e vendite di autovetture avviene ormai sul web, e anche un cliente su tre che decide di recarsi in concessionario per una trattativa “tradizionale”, prima si è fatto un bel giro sui siti di annunci. In generale, poi, tre contratti su quattro vengono chiusi dopo aver scelto la propria auto online. Ora vi mettiamo in condizione di farlo anche dalle nostre pagine.

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In Edicola sul Fatto Quotidiano del 23 maggio: Conte traballa: sotto attacco per il curriculum

Sre, 23/05/2018 - 00:32
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Aemilia, chiesta la condanna a 6 anni per il campione del mondo Vincenzo Iaquinta

Tor, 22/05/2018 - 22:18

La requisitoria del processo Aemilia si chiude con la richiesta di condanna per tutti i 147 imputati. E alcune sono molto pesanti, come quelle per Vincenzo e Giuseppe Iaquinta. Per l’ex attaccante della Juventus e campione del mondo nel 2006, accusato di reati relativi alle armi con l’aggravante mafiosa, sono stati chiesti 6 anni di carcere, 19 per il padre Giuseppe per affiliazione alla ‘ndrangheta.

Nell’aula bunker di Reggio Emilia, dove sta andando in scena il più grande processo contro la ‘ndrangheta mai celebrato nel nord Italia, i magistrati della Dda di Bologna hanno contestato, a vario titolo, i reati di associazione a delinquere di stampo mafioso, false fatturazioni, usura, estorsione e frode. Oltre a Iaquinta padre e figlio, le richieste di pena più alte sono arrivate per Michele Bolognino (30 anni in ordinario e 18 in abbreviato), Gaetano Blasco (26 anni e 6 mesi in ordinario e 16 anni in abbreviato), Pasquale Brescia (14 in ordinario e 4 anni e 6 mesi in abbreviato).

Sono state chieste condanne importanti anche per Antonio Valerio (10 anni in abbreviato e 15 anni e 10 mesi in ordinario) e Salvatore Muto (8 anni in abbreviato), due imputati che nel corso dei mesi hanno scelto di collaborare. Per alcuni dei 147 imputati sono state fatte, nel corso degli ultimi due anni, integrazioni d’accusa da parte della Procura, secondo cui gli atti criminali sarebbero proseguiti anche dal carcere. In 24 hanno chiesto di essere processati in rito abbreviato per quei capi di imputazione.

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Giuseppe Conte, L’Espresso: ‘Casa di Roma gli venne ipotecata da Equitalia nel 2009’

Tor, 22/05/2018 - 22:00

Un’ipoteca da 52mila euro sulla casa di proprietà “per un importo capitale di 26mila euro“. Giuseppe Conte, premier indicato da Lega e M5s per il nascente governo, se l’è vista arrivare nel 2009. Lo scrive L’Espresso, che ha consultato il database della Conservatoria di Roma. Lo staff del docente dell’università di Firenze ha spiegato che l’iscrizione è stata poi cancellata nel 2011.

“Il professore nel 2009 ha avuto una richiesta di documentazione inerente le sue dichiarazioni dei redditi – ha detto al settimanale Gerardo Cimmino, commercialista di Conte – l’agenzia ha mandato le comunicazioni via posta, ma il portiere non c’è. La cartolina è stata smarrita. Quando il contribuente non si presenta, e non porta i giustificativi della dichiarazione, iscrive al ruolo tutto l’Irpef sulla dichiarazione non presentata”.

La cartella, prosegue L’Espresso, non sarebbe mai stata consegnata. Motivo per il quale, prosegue Cimmino, “è scattata l’ipoteca. Quando il professore se ne è accorto, ha saldato tutto. Ad oggi Conte non ha alcuna pendenza con il fisco”. Come mai, è la domanda posta dal settimanale, se Conte aveva tutte le carte in regola, invece di pagare non ha fatto ricorso contro la sanzione e  presentato le certificazioni delle ritenute d’acconto richieste dall’Agenzia, in modo da non dover pagare? Secondo L’Espresso, i tempi per fare un ricorso c’erano tutti.

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Governo, Di Maio: “Io premier? Il nome è Conte, con la Lega siamo allineati. Sul professore violenza inaudita”

Tor, 22/05/2018 - 21:29

“Sul nome di Conte siamo allineati con la Lega, non è in bilico. Quello a cui stiamo assistendo oggi è un’opera di piccionatura, una violenza inaudita nei suoi confronti. Siamo con lui”. Così Luigi Di Maio, uscendo dalla Camera dei deputati, ha confermato il nome di Giuseppe Conte, dopo le voci sull’incarico in bilico, i tempi lunghi del Colle e l’ipotesi Di Maio rievocata. “Noi siamo pronti, quando si vuole si può partire con questo governo. Quando il giuramento? Dovete chiedere a Mattarella”, ha poi tagliato corto. Silenzio, invece, sul nome di Savona, già apprezzato da Salvini per l’Economia: “Decide il Capo dello Stato”.

 

 

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Saviano a Di Battista: “Fai parte di una gloriosa categoria patria: i paraculo”

Tor, 22/05/2018 - 21:18

“Qualche giorno fa Alessandro Di Battista mi ha ascritto alla categoria degli ‘intellettuali di sinistra incapaci di capire le persone comuni e i loro bisogni’, solo per aver osato opporre ragione e pietas alla violenza di una campagna elettorale giocata sulla pelle degli ultimi. Dopo aver visto questo video anch’io credo che Di Battista possa essere annoverato in una gloriosa categoria patria: i paraculo“. Firmato Roberto Saviano. Continua la polemica a distanza tra l’autore di Gomorra e l’esponente del Movimento 5 Stelle.

L’ultima puntata della querelle la firma lo scrittore su Facebook: “Quelli che credono che solo a loro sia consentito dire tutto e il contrario di tutto, senza pagarne mai le conseguenze. Quelli che “fate come dico non quello che faccio”: l’attitudine cialtrona più antica del mondo”, scrive Saviano. Che posta un filmato in cui Di Battista critica la Lega, con la quale ora il M5s sta cercando di far partire un governo: “In questo video del 2015 a cui il M5S ha dato un titolo eloquente (Smontare la Lega in 5 minuti), Di Battista parla di Salvini come del “nemico da distruggere”. Quindi al M5S sono bastati 5 minuti per smontare la Lega e tre anni per cambiare le carte in tavola. Da nemico da distruggere ad alleato di governo”.

“Caro Di Battista – conclude Saviano – faccio mio il tuo appello finale e, con le tue parole, dico: +++GUARDATE QUESTO (VIDEO PRIMA CHE LO CANCELLINO), CONDIVIDETE QUESTE INFORMAZIONI+++. A proposito, buon viaggio, PARACULO”.

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Brescia, dalla Montessori a don Milani apre la casa dei grandi maestri d’Italia

Tor, 22/05/2018 - 21:02

Nelle università se ne parla poco. A scuola non sempre ciò che hanno insegnato entra a far parte della didattica dei docenti. Nelle riforme mai un cenno su di loro. Sono i grandi maestri e ora hanno trovato una “casa” a Chiari, in provincia di Brescia. Maria Montessori, Mario Lodi, don Lorenzo Milani, le sorelle Agazzi, Alberto Manzi ma anche Gian Franco Zavalloni, Gianni Rodari, Loris Malaguzzi: tutti nomi di maestri che torneranno a far parlare di loro grazie al lavoro di “Officina EducAzione”, un progetto nato per riportare nella scuola statale l’eredità che hanno lasciato questi protagonisti della storia dell’istruzione in Italia.

Ad ognuno sarà dedicato un anno di lavoro: convegni, mostre, film, viaggi, raccolta di materiale, laboratori e atelier. “Non saranno occasioni estemporanee – spiegano gli organizzatori – faremo un percorso di studio che coinvolgerà insegnanti ma anche coloro che saranno i futuri maestri. Di alcune di queste persone ci sono centri, associazioni, fondazioni ma di altri si conosce poco. Vogliamo rendere “pop” o meglio popolare il loro straordinario lavoro perché siamo convinti che non vi possa essere alcuna riforma che non tenga conto dei loro insegnamenti”.

A OfficinaEducazione hanno trovato una sede provvisoria nei locali del festival della Microeditoria, ma presto potrebbe esserci uno spazio più prestigioso messo a disposizione dall’amministrazione comunale. Un’idea che è supportata da un gruppo di pedagogisti e di esperti di primo piano: Patrizia Enzi; Monica Guerra; Raffaele Mantegazza; Paolo Mottana; Daniele Novara; Alberto Oliverio; Anna Oliverio Ferraris; Franca Pinto Minerva; Gianfranco Staccioli; Alessandro Vaccarelli e Silvia Vegetti Finzi.

Intanto nei giorni scorsi è stato inaugurato il progetto dando inizio al primo anno, dedicato ad un maestro della scuola dell’infanzia che è stato anche dirigente scolastico: Gian Franco Zavalloni, autore de “La pedagogia della lumaca”. A villa Mazzotti oltre duecento insegnanti si sono incontrati per ascoltare la moglie Stefania Fenizi che è anche docente, Simonetta Ferrari che è stata direttrice didattica del maestro Zavalloni, l’artista giocattolaio Roberto Papetti che ha lavorato con lui e Roberto Morselli, oltre alla pedagogista Monica Guerra dell’università Bicocca di Milano. Per la prima volta sono stati mostrati al pubblico i taccuini sui quali lavorava Zavalloni e le sue programmazioni fatte attraverso il disegno.

La moglie ha raccontato di quella volta che nei panni di presidente di commissione all’esame di Stato firmò gli attestati di promozione facendo un fiorellino mentre al Museo della Città è stata inaugurata una mostra con i disegni originali del maestro Zavalloni: venti pannelli che portano nei mondi e sulle “lune” che sapeva immaginare e ritrarre su qualsiasi pezzo di carta. A settembre la casa dei grandi maestri aprirà di nuovo le porte per ospitare dei laboratori dove gli insegnanti potranno, con l’aiuto di mani esperte, lavorare su alcuni concetti della “pedagogia della lumaca”, che chiama tutti all’appello per una scuola “lenta e non violenta”.

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Governo M5s-Lega, il Quirinale prende altro tempo per Conte e Savona. Salvini: “Se qualcuno vuole fermarci, lo dica”

Tor, 22/05/2018 - 21:00

Le consultazioni a vuoto, la prospettiva di un governo istituzionale e le minacce di ritorno al voto a fine luglio, le trattative sul contratto di governo firmato da M5s e Lega andate avanti a rassicurazioni e correzioni, grandi e piccole: eppure non è ancora finita. L’arrivo sul traguardo del possibile governo di Di Maio e Salvini è al rallentatore: l’esecutivo “del cambiamento” vede ancora da lontano le Camere a cui chiedere la fiducia. Il 78esimo giorno dopo le elezioni è interlocutorio, una volta di più. Questa volta è il presidente della Repubblica Sergio Mattarella a prendersi altro tempo: un altro giorno, forse due. E anche i problemi sono un altro, anzi due: c’è da riguardare il profilo di Giuseppe Conte, soprattutto dopo il lento impallinamento dei giornali sul curriculum e c’è il problema vero, quello del possibile ministro dell’Economia Paolo Savona, fiero anti-euro. La situazione è sospesa, anzi appare tesa, anche tra M5s e Lega. Se Luigi Di Maio sfoggia sorrisi, è Matteo Salvini a far oscillare ancora la spada di Damocle: “Ormai è da dieci giorni che sul programma ce la stiamo mettendo tutta – dice in diretta su facebook, ormai quotidiana – Se c’è qualcuno che vuole fermare questa marcia in Italia o all’estero, lo dica. Abbiamo fatto tutto il lavoro possibile e immaginabile. O si parte o ce lo si dica subito“.

Mattarella ha scelto la via della decantazione. Ha ricevuto i presidenti delle Camere, Roberto Fico e Maria Elisabetta Alberti Casellati, poi ha partecipato alla partenza della “Nave della legalità” a Civitavecchia. Un percorso non rettilineo, quello deciso dal capo dello Stato, e d’altra parte Di Maio e Salvini non possono dire di non averlo saputo. Mattarella ha spiegato più volte quali sarebbero state la strada da percorrere, il ruolo di ciascuno, le regole del gioco: in pubblico (come nel discorso su Einaudi), in privato come durante il giro consultazioni di ieri al Quirinale (il settimo tra Colle e mandati esplorativi), quando ha rammentato ai due giovani leader l’articolo 95 della Costituzione che assegna al presidente del Consiglio un ruolo politico, di indirizzo del governo, e non quello di esecutore di un programma deciso da altri e capo di una squadra formata da altri (tra i quali i veri leader). Un presidente “fantoccio”, “burattino”, per giunta sconosciuto a livello internazionale. Per tutti questi motivi Mattarella ha visto Fico e Casellati invece di convocare direttamente Conte per l’incarico, come indica la prassi. Secondo alcune fonti interne è stato un normale incontro istituzionale, ma secondo altre ha voluto condividere queste riflessioni anche con loro.

Per giunta in queste ore il nome del professore di diritto è stato sottoposto allo stillicidio dei giornali sul curriculum: gli studi all’università di New York e poi la battaglia giudiziaria al fianco dei genitori che volevano far curare la figlia con le cure del metodo Stamina. “Non sanno più cosa inventarsi” dice Luigi Di Maio, “Su Conte ho già letto diversi tentativi diffamatori” aggiunge la capogruppo alla Camera Giulia Grillo, “E’ un italiano senza santi in paradiso” si legge sul Blog delle Stelle in un intervento a firma di tutto il Movimento.

Così, a un certo punto della giornata, è tornato d’attualità il nome di Luigi Di Maio. Alla Lega, magari con un dirigente come Giancarlo Giorgetti (non sgradito al Colle), potrebbe andare l’Economia e altri ministeri di peso. Ed è Matteo Salvini a far intendere che non se ne parla nemmeno: non ci sono ripensamenti, dice, e non acceteremo mai Di Maio a Palazzo Chigi, “lo abbiamo detto e lo ripetiamo”. Un governo Di Maio, per un paradosso frutto di un’alleanza tra due movimenti così diversi, avrebbe i contorni favoriti dal Quirinale (perché il presidente sarebbe una figura politica, leader del primo partito italiano), ma renderebbe l’esecutivo più fragile perché la Lega potrebbe non accettare una guida “non terza”.  jwplayer("jwp-xF7hukvz").setup({ playlist: [{"mediaid":"xF7hukvz","description":"","pubdate":1527007961,"tags":"salvini,Conte,Savona","image":"https:\/\/cdn.jwplayer.com\/thumbs\/xF7hukvz-720.jpg","title":"Governo, Salvini: \"Nessuna marcia indietro: avanti con Conte. Savona? A me piace molto\"","sources":[{"type":"application\/vnd.apple.mpegurl","file":"https:\/\/cdn.jwplayer.com\/manifests\/xF7hukvz.m3u8"},{"width":320,"height":180,"type":"video\/mp4","file":"https:\/\/cdn.jwplayer.com\/videos\/xF7hukvz-2kLOQlpN.mp4","label":"180p"},{"width":480,"height":270,"type":"video\/mp4","file":"https:\/\/cdn.jwplayer.com\/videos\/xF7hukvz-mgX5kRUd.mp4","label":"270p"},{"width":720,"height":406,"type":"video\/mp4","file":"https:\/\/cdn.jwplayer.com\/videos\/xF7hukvz-DGOVPaTh.mp4","label":"406p"},{"width":1280,"height":720,"type":"video\/mp4","file":"https:\/\/cdn.jwplayer.com\/videos\/xF7hukvz-00rmffRE.mp4","label":"720p"},{"type":"audio\/mp4","file":"https:\/\/cdn.jwplayer.com\/videos\/xF7hukvz-jz9FGUIN.m4a","label":"AAC Audio"}],"tracks":[{"kind":"thumbnails","file":"https:\/\/cdn.jwplayer.com\/strips\/xF7hukvz-120.vtt"}],"link":"https:\/\/cdn.jwplayer.com\/previews\/xF7hukvz","duration":84}] });

Ma il vero problema di questo governo non è il possibile presidente, ma il possibile ministro dell’Economia. E’ su Paolo Savona che si consuma un braccio di ferro tra i contraenti del governo e il Quirinale. E anche su di lui arriva un nuovo timbro di Salvini: “A me piacerebbe molto. Non indico niente a nessuno ma è una persona la cui storia è una garanzia per 60 milioni di italiani“. M5s e Lega ostentano sicurezza, ma resta una situazione appesa. Da una parte tutti dicono che va tutto liscio, dall’altra, però, i due leader si vedono un’altra volta. “Stiamo cercando di fare un governo” abbozza Di Maio. Forse partecipa anche lo stesso Conte: fonti del M5s confermano, altre della Lega smentiscono. Fatto sta che è intorno a Savona che si sta giocando una partita delicatissima tra Di Maio e Salvini.

Il governo che non arriva mai ha ricevuto la benedizione dei vescovi e quanto ce n’è bisogno. Il presidente della Cei Gualtiero Bassetti dice che i “i vecchi partiti si sono sgretolati” e che “è giunto il momento di cogliere la sfida del nuovo che avanza“ perché d’altra parte “nessuno può negare che nelle migliaia di Comuni italiani ci sono persone che senza alcuna visibilità e senza guadagno reggono le sorti della nostra fragile democrazia“. Ma Bassetti avverte: “Ricordiamo a tutti come non basti nemmeno avere un governo per poter guidare il Paese. Occorre – questo Paese – conoscerlo davvero, conoscerne e rispettarne la storia e l’identità; bisogna conoscere il mondo di cui siamo parte e nel quale la nostra Repubblica (cofondatrice dell’Europa unita) è desiderosa di ritornare a svolgere la sua responsabilità di Paese libero, democratico e solidale”.

CRONACA ORA PER ORA

21.14 – Di Maio: “Nessun ripensamento su Conte”
“Non c’è nessun ripensamento sul nome di Conte. Nei suoi confronti c’è una violenza inaudita… Si chiama opera di piccionatura, proprio per questo non molliamo. Conte è una brava persona e ha la mia solidarietà”. Così Luigi Di Maio alle telecamere, uscendo da Montecitorio. “Con la Lega siamo allineati” sul nome di Conte, ha sottolineato il capo politico grillino.

20.29 – Fontana: “Agricoltura andrà alla Lega”
“L’Agricoltura andrà alla Lega ma non sarò io. Non voglio diventare ministro a tutti i costi. Io mi sono occupato di rapporti internazionali quando ero al Parlamento europeo”. Lo ha detto Lorenzo Fontana (Lega) a Porta a Porta.

20.29 – Fontana (Lega): “Veto su Fontana? Sarebbe un bel problema”
“Si è trovato un accordo sul nome di un premier, è brutto parlare di rottura, noi aderiamo su quello. Su Savona sarebbe un bel problema se ci dovesse essere” un veto da parte del Quirinale. “Su Savona anche M5 era d’accordo. Un veto sarebbe sarebbe un bel problema”. Lo ha detto Lorenzo Fontana a Porta a Porta a proposito del governo tra m5s e Lega.

20.20 – Fontana (Lega): “Istruzione a M5s, ma non so chi”
“Il ministero dell’Istruzione a Vincenzo Spadafora? Andrà al Movimento 5 Stelle, ma non conosco il nome”. Così il vicepresidente della Camera e vicesegretario della Lega, Lorenzo Fontana, a Porta a Porta.

20.17 – Giorgetti: “Conte? Il nome non vacilla”
“Non capisco perché avete dubbi, il nome non vacilla. Il Quirinale ha chiesto tempo per riflettere, aspettiamo”. Lo dice Giancarlo Giorgetti, capogruppo della Lega alla Camera.

20.14 – Fontana (Lega): “Il nome di Savona è molto importante”
“Il nome di Savona è molto importante per noi, piace anche a M5s, non è un nome scontato, non andrà in Europa a dire che va tutto bene”. Lo ha detto Lorenzo Fontana (Lega) a Porta a Porta a proposito del possibile titolare del Ministero dell’Economia. Quanto all’ipotesi che al Tesoro vada il Direttore di Bankitalia Rossi, Fontana ha risposto: “Per carità, una brava persona, ma non serve uno che vada in Europa a dire che va tutto bene”.

20.10 – Salvini: “Un ministero per la digitalizzazione”
“Istituire un ministero che si occupi solo di disabili, ma magari anche un ministero per la digitalizzazione, per togliere un po’ di scartoffie e di burocrazia”. E’ la proposta lanciata da Matteo Salvini, leader della Lega, nel corso di una diretta Fb.

20.08 – Salvini: “Se pensate che abbia paura avete sbagliato”
“Se pensate che mi metta paura avete sbagliato, io non mi spavento. Sorrido quando si dice che il governo Lega-M5s farebbe aumentare il debito pubblico. Ma se seguiamo le ricette imposte da Bruxelles, Parigi e Berlino e la sinistra, il debito pubblico sale e il lavoro scende. Noi vogliamo fare il contrario. E per questo bisogna dire dei no”. Lo ha detto il leader della Lega, Matteo Salvini, in diretta su Facebook.  jwplayer("jwp-smS65BAJ").setup({ playlist: [{"mediaid":"smS65BAJ","description":"","pubdate":1527014168,"tags":"salvini,governo","image":"https:\/\/cdn.jwplayer.com\/thumbs\/smS65BAJ-720.jpg","title":"Governo, Salvini: \"Basta perdere tempo. O si parte o si torna al voto\"","sources":[{"type":"application\/vnd.apple.mpegurl","file":"https:\/\/cdn.jwplayer.com\/manifests\/smS65BAJ.m3u8"},{"width":320,"height":180,"type":"video\/mp4","file":"https:\/\/cdn.jwplayer.com\/videos\/smS65BAJ-2kLOQlpN.mp4","label":"180p"},{"width":480,"height":270,"type":"video\/mp4","file":"https:\/\/cdn.jwplayer.com\/videos\/smS65BAJ-mgX5kRUd.mp4","label":"270p"},{"width":720,"height":406,"type":"video\/mp4","file":"https:\/\/cdn.jwplayer.com\/videos\/smS65BAJ-DGOVPaTh.mp4","label":"406p"},{"width":1280,"height":720,"type":"video\/mp4","file":"https:\/\/cdn.jwplayer.com\/videos\/smS65BAJ-00rmffRE.mp4","label":"720p"},{"type":"audio\/mp4","file":"https:\/\/cdn.jwplayer.com\/videos\/smS65BAJ-jz9FGUIN.m4a","label":"AAC Audio"}],"tracks":[{"kind":"thumbnails","file":"https:\/\/cdn.jwplayer.com\/strips\/smS65BAJ-120.vtt"}],"link":"https:\/\/cdn.jwplayer.com\/previews\/smS65BAJ","duration":176}] });

20.07 – Salvini: “Savona? E’ poco gradito all’establishment”
“Pare che nella lista dei ministri proposta da Lega e M5S ci sia qualcuno poco gradito all’establishment, come Paolo Savona”, un professore “conosciuto in tutto il mondo, con una solida base di studi e di lavoro alle spalle. Che torto ha? Ha osato dire che l’euro è una gabbia studiata dai tedeschi… allora ecco gli attacchi del governo francese, dell’europarlamentare tedesco, del ministro lussemburghese, dei giornali americani… ma allora cosa ci fate votare a fare se quando i popoli votano per un cambiamento, dite ‘attenti che è pericoloso'”. Così Matteo Salvini, leader della Lega, nel corso di una diretta Fb, a proposito di Paolo Savona, l’uomo che la Lega vorrebbe a capo del ministero dell’Economia.

20.04 – Salvini: “O si parte o urne per maggioranza assoluta”
“O si parte o si cambia. Oppure se c’è qualcuno che ci dice non si fa, non potete, non dovete, allora si torna alle urne per avere la maggioranza assoluta”. Lo ha detto il leader della Lega, Matteo Salvini, in diretta su Facebook.

20.01 – Bonafede: “Conte confermato, noi siamo seri”
“Noi facciamo le cose sul serio, quando facciamo un nome è perchè ci crediamo. Se confermo il nome di Conte? Certo”. Lo ha detto il deputato M5S Alfonso Bonafede intervistato dai cronisti vicino alla Camera, escludendo un ritorno in auge di Luigi Di Maio come possibile presidente del Consiglio.  jwplayer("jwp-OdHmREhv").setup({ playlist: [{"mediaid":"OdHmREhv","description":"","pubdate":1527014977,"tags":"Bonafede,Centinaio","image":"https:\/\/cdn.jwplayer.com\/thumbs\/OdHmREhv-720.jpg","title":"Governo, Bonafede (M5s): \"Nome resta Conte, facciamo cose sul serio\". Centinaio (Lega): \"Di Maio premier? Non e\u0300 carnevale\"","sources":[{"type":"application\/vnd.apple.mpegurl","file":"https:\/\/cdn.jwplayer.com\/manifests\/OdHmREhv.m3u8"},{"width":320,"height":180,"type":"video\/mp4","file":"https:\/\/cdn.jwplayer.com\/videos\/OdHmREhv-2kLOQlpN.mp4","label":"180p"},{"width":480,"height":270,"type":"video\/mp4","file":"https:\/\/cdn.jwplayer.com\/videos\/OdHmREhv-mgX5kRUd.mp4","label":"270p"},{"width":720,"height":404,"type":"video\/mp4","file":"https:\/\/cdn.jwplayer.com\/videos\/OdHmREhv-DGOVPaTh.mp4","label":"406p"},{"type":"audio\/mp4","file":"https:\/\/cdn.jwplayer.com\/videos\/OdHmREhv-jz9FGUIN.m4a","label":"AAC Audio"}],"tracks":[{"kind":"thumbnails","file":"https:\/\/cdn.jwplayer.com\/strips\/OdHmREhv-120.vtt"}],"link":"https:\/\/cdn.jwplayer.com\/previews\/OdHmREhv","duration":65}] });

19.49 – Castelli: “Moavero? Non so se ministro, magari avrà solo delega”
“Moavero non so se sarà ministro, magari avrà solo la delega, ma sa parlare con quel mondo. Noi non siamo contro l’Europa, non vogliamo spaccar tutto, vogliamo ridiscutere certe cose”. Lo ha detto Laura Castelli (M5s) commentando l’ipotesi che Moavero Milanese sia il ministro per i rapporti con l’Ue del governo M5s-Lega.

19.31 – Salvini: “Mattarella ci aveva detto che avrebbe aspettato un giorno”
“Non ho sentito assolutamente nessuno del Quirinale”. Mattarella “ieri ci aveva detto che avrebbe lasciato passare la giornata di oggi, non è una novità”. Così risponde Matteo Salvini, leader della Lega, interpellato dalle telecamere. “Conte è l’indicazione che abbiamo dato. Noi stiamo lavorando ai progetti: siamo pronti, io avrei cominciato già oggi a partire ma aspettiamo i tempi che dobbiamo aspettare”. A chi gli fa notare che sembra preoccupato, risponde: “Avere la responsabilità di un Paese sulle spalle non è roba da poco…”.

19.31 – Salvini: “Conte non eletto? Più sostenuto che dal 50% degli italiani…”
Conte non sarebbe un premier non eletto? “Più sostenuto di qualcuno che ha il 50% di voti degli italiani non ce n’è… La differenza è che Monti ha messo le tasse, noi vogliamo toglierle. Conte era nella squadra di governo dei Cinque Stelle e sarebbe sostenuto da chi ha più del 50% dei voti degli italiani”. Così risponde Matteo Salvini, leader della Lega

19.20 – Salvini: “Conte premier, no a Di Maio”
Giuseppe Conte è il candidato premier di M5s e Lega? “Abbiamo accolto le indicazioni degli amici dei Cinque stellesu questo. Continuiamo a lavorare”. Lo dice Matteo Salvini, parlando alle telecamere. Ripensamenti? “No”. Per ora rimane Conte? “Sì”. Lei garantisce che non accetterete Di Maio premier? “Lo abbiamo detto e lo ripetiamo”, risponde Salvini.

18.53 – Toninelli: “Manca l’ultimo tassello”
“Il contratto di governo c’è. Una maggioranza politica pure. Il cambiamento non è mai stato così vicino. Manca solo l’ultimo tassello”. Lo scrive su Facebook il capogruppo al Senato del M5S, Danilo Toninelli.

18.36 – Castelli: “Conte? E’ stato votato”
Per l’incarico e la nascita del governo ci vorranno “i giorni tecnici che ci vogliono – dice la deputata M5S Laura Castelli -, aspettiamo che Mattarella convochi Conte. Oggi ha voluto sentire i presidenti delle Camere, poi ha degli impegni istituzionali”. Che ruolo avrà Conte? “Quelli che hanno avuto tutti i premier della storia della Repubblica – risponde -. Era nella squadra di governo proposta dal M5s, chi ha votato M5s il 4 marzo ha votato anche Conte. Farà esattamente il ruolo politico che deve fare e che avrebbe fatto se ci fosse stato un governo cinquestelle. Quella persona è stata votata”.

18.28 – Paragone: “Di Maio? No, Conte”
“Di Maio? Chi l’ha detto? Forse fonti extraparlamentari. Fonti parlamentari dicono che il candidato premier del governo M5s-Lega ‘resta Conte'”. Così il senatore M5s Gianluigi Paragone risponde a chi, fuori dalla Camera, lo interpella sull’ipotesi che torni in pista la candidatura alla premiership di Luigi Di Maio.
Quanto al possibile ministro dell’Economia, Paragone risponde: “Paolo Savona a me piace tantissimo, salterei di gioia…”.

18.26 – Castelli: “Conte? Assolutamente sì”
“Assolutamente sì”, resta in pista come premier Giuseppe Conte, secondo la deputata M5S Laura Castelli. “Sarà Conte a proporre la squadra di governo a Mattarella”, ha risposto poi ai cronisti che le chiedevano di Paolo Savona.

18.20 – Giulia Grillo: “Conte? Ci mancherebbe altro!”
Giuseppe Conte resta il candidato alla Presidenza del Consiglio del governo Lega-M5s. E’ quanto assicura la capogruppo alla Camera Giulia Grillo che alla domanda afferma: “Ma ci mancherebbe altro!”. La deputata si è invece detta “dispiaciuta” per la “macchina del fango” che è stata accesa nei suoi confronti.  jwplayer("jwp-Jm3PIZsj").setup({ playlist: [{"mediaid":"Jm3PIZsj","description":"","pubdate":1527006683,"tags":"giulia grillo,Conte Giuseppe","image":"https:\/\/cdn.jwplayer.com\/thumbs\/Jm3PIZsj-720.jpg","title":"Governo, Grillo (M5s): \"Conte premier? State tranquilli, nessuna Apocalisse. Sar\u00e0 un presidente autonomo\"","sources":[{"type":"application\/vnd.apple.mpegurl","file":"https:\/\/cdn.jwplayer.com\/manifests\/Jm3PIZsj.m3u8"},{"width":320,"height":180,"type":"video\/mp4","file":"https:\/\/cdn.jwplayer.com\/videos\/Jm3PIZsj-2kLOQlpN.mp4","label":"180p"},{"width":480,"height":270,"type":"video\/mp4","file":"https:\/\/cdn.jwplayer.com\/videos\/Jm3PIZsj-mgX5kRUd.mp4","label":"270p"},{"width":720,"height":406,"type":"video\/mp4","file":"https:\/\/cdn.jwplayer.com\/videos\/Jm3PIZsj-DGOVPaTh.mp4","label":"406p"},{"width":1280,"height":720,"type":"video\/mp4","file":"https:\/\/cdn.jwplayer.com\/videos\/Jm3PIZsj-00rmffRE.mp4","label":"720p"},{"type":"audio\/mp4","file":"https:\/\/cdn.jwplayer.com\/videos\/Jm3PIZsj-jz9FGUIN.m4a","label":"AAC Audio"},{"width":1920,"height":1080,"type":"video\/mp4","file":"https:\/\/cdn.jwplayer.com\/videos\/Jm3PIZsj-4X01Yi7v.mp4","label":"1080p"}],"tracks":[{"kind":"thumbnails","file":"https:\/\/cdn.jwplayer.com\/strips\/Jm3PIZsj-120.vtt"}],"link":"https:\/\/cdn.jwplayer.com\/previews\/Jm3PIZsj","duration":93}] });

17.33 – Nome di Conte al vaglio del Quirinale, 48 ore di riflessione
Su Giuseppe Conte non è stata ancora presa una posizione e la sua figura è al vaglio scrupoloso del Quirinale. E’ possibile quindi, anche alla luce di notizie di stampa sul suo curriculum, che il presidente Mattarella possa aspettare domani per tirare le somme. E, in caso positivo, convocare il professore di diritto privato nella giornata di giovedì. Al momento non risulta che ci siano stati contatti tra le forze politiche e il Colle.

17.30 – Gelmini: “M5s vittima della politica dell’odio da sempre praticata dai 5 stelle”
“Curriculum Conte vittima della ‘politica dell’odiò da sempre praticata dai #5Stelle. Chi la fa l’aspetti! #cinecurriculum”. Lo scrive su Twitter Mariastella Gelmini, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati.

17.20 – Fonti Lega: “Incontro con Di Maio costruttivo”
“È terminato l’incontro tra Salvini e Di Maio. Il faccia a faccia, che si è svolto a pranzo in una mensa del centro di Roma, è durato circa un’ora e mezza. Clima sereno e costruttivo. Si va avanti, al centro della discussione gli ultimi dettagli in attesa della convocazione del Presidente Mattarella”. Così l’ufficio stampa della Lega.

17.05 – Borghi: “Savona? Se lui fosse all’Economia, persona indiscutibile”
“Io non so nulla al riguardo, ma se il candidato al ministero dell’Economia fosse Paolo Savona sarebbe una persona indiscutibile, a meno che uno non faccia un processo alle idee e a meno che non ci siano limiti di età…”. Lo dice Paolo Borghi, responsabile Economico della Lega e dato dai più in corsa per un posto da ministro, parlando con i cronisti alla Camera. A chi gli domanda se ci siano problemi sul nome di Savona all’Economia, “chiedete a Mattarella… -replica – Savona è una persona stimatissima. Non capisco perché una persona con lo standing di Savona, per lunghi anni a fianco di Guido Carli, se fosse in una lista, dovrebbe essere messa in discussione”. In sintonia con la Lega, dunque, per le sue teorie anti-euro? “Non è questione di essere anti-euro, ma pro-Italia”.

17 – Giulia Grillo: “Mattarella? E’ normale che si prenda i suoi tempi”
“E’ normale e fisiologico che il capo dello Stato decida i suoi tempi: sono tutte cose che già conosciamo”. Così la capogruppo alla Camera Giulia Grillo risponde a chi le chiede un giudizio sull’allungamento dei tempi circa l’incarico a Conte.

16.10 – Di Maio: “Ho visto Salvini per definire la squadra. Conte? Non sanno più cosa inventarsi”
“Ho visto Salvini, stiamo cercando di fare un governo”. Così, arrivando a Montecitorio, Luigi Di Maio risponde a chi gli domanda se abbia visto il leader della Lega.

16 – Ministra francese: “Lavoreremo con l’Italia nel rispetto degli impegni presi”
“La Francia lavorerà con questo governo italiano perché l’Italia è un paese vicino, partner, un alleato importante per la Francia”: lo ha detto la ministra incaricata degli Affari europei, Nathalie Loiseau, ai media francesi. La ministra ha aggiunto che la Francia lavorerà con l’Italia “nel rispetto degli impegni presi” nell’Unione europea e nella zona euro.

15.20 – Blog delle Stelle: “Chi ha paura di Giuseppe Conte?”
Dopo qualche ora è intervenuto anche il Blog sul caso del cv di Conte: “Uno spettro”, si legge, “si aggira per l’Europa: lo spettro di un governo votato dal popolo italiano. Tutti i media italiani e stranieri, alcuni burocrati europei, alcuni rappresentati di governi delle potenze straniere e gran parte dell’establishment si sono coalizzati, uniti dalla paura che finalmente nasca in Italia un governo con pieni poteri legittimato dal voto dei cittadini. La genesi di questo governo non è stata semplice, anche perchè per la prima volta nella Storia della Repubblica, il dibattito post voto non è stato sull’occupazione delle poltrone, ma sulla realizzazione del programma proposto ai cittadini”.

15 – Grillo posta sul suo blog “L’Attesa” di Giorgio Gaber
Ore frenetiche di contatti, incontri, totonomi. E in questo clima che Beppe Grillo sul suo blog posta “L’Attesa” di Giorgio Gaber e l’aria “stranamente tesa” che richiede “un gran bisogno di silenzio”, canzone dell’album “Anni Affollati”.

14.58 – Ex moglie Conte: “Sarà un buon premier, Stamina e curriculum sono stupidaggini”
“Sarà un buon premier, quelle sul curriculum e su Stamina sono tutte stupidaggini”. Così all’ANSA la ex moglie di Giuseppe Conte.

14.41 – Cottarelli: “Contratto farà arrabbiare i mercati”
“I consigli si possono sempre dare ma se non mi stanno a sentire è inutile che faccia una consulenza al governo. E se mi dovessero chiamare per una consulenza vi avverto”. Lo ha detto l’ex commissario alla Spending review, Carlo Cottarelli, in un’intervista a InBlu Radio, il network delle radio della Cei, secondo quanto riferisce un comunicato dell’emittente. “Nel programma di governo – ha aggiunto Cottarelli – c’è scritto che come cura per i problemi del debito pubblico italiano bisogna fare più deficit, cioè bisogna spendere di più per ridurre il debito. Ovviamente chi l’ha scritto conta sul fatto che il Pil cresca e tutto si risolva con la crescita economica. Credo che questa sia una cosa che faccia arrabbiare i mercati. Chiunque dunque andrà alla guida dell’economia si troverà a gestire un programma in cui ci sono cose non molto rassicuranti per i mercati”.

14.05 – Incontro Di Maio-Salvini-Conte: sul tavolo la ‘grana Savona’
E’ in corso fuori da Montecitorio un incontro tra i leader di Lega e M5S Matteo Salvini e Luigi Di Maio. All’incontro, riferiscono fonti politiche, dovrebbe essere presente anche il premier designato dai due partiti, Giuseppe Conte. All’esame dei due leader la composizione della squadra di governo che, a quanto risulta, sarebbe comunque completata mantenendo, allo stato, l’indicazione di Paolo Savona all’Economia. Sul’assetto della squadra il candidato premier e i due leader starebbero comunque facendo gli approfondimenti.

13.30 – Ue: “Aspettiamo esito della procedura prevista dalla Costituzione”
In Italia “il procedimento previsto dalla Costituzione è in corso e aspetteremo fino a che questo procedimento non sarà concluso”. Lo dice il portavoce capo della Commissione Europea, Margaritis Schinas, a Bruxelles durante il briefing con la stampa. Schinas ha ricordato le dichiarazioni della settimana scorsa del presidente Jean-Claude Juncker, secondo il quale “l’Italia è della massima importanza per l’Ue. L’Ue non sarebbe completa senza la nazione italiana e senza il popolo italiano”. Alla domanda se la Commissione prenda dunque le distanze dalle dichiarazioni dei singoli commissari sul governo in corso di formazione in Italia, che si sono susseguite in questi giorni, Schinas si è limitato a ribadire che l’esecutivo Ue non farà commenti sul governo in corso di formazione in Italia finché non ci sarà un nuovo esecutivo.

13 – In corso incontro Di Maio-Salvini-Conte

12.30 – Casellati lascia il Quirinale
Il presidente del Senato Elisabetta Casellati ha lasciato il Quirinale.

12 – Casellati a colloquio con Mattarella
La presidente del Senato, Maria Elisabetta Alberti Casellati, è al Quirinale per incontrare il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.

11.30 – Fico ha lasciato il Quirinale dopo 25 minuti di incontro
Il presidente della Camera Roberto Fico ha lasciato il Quirinale dopo circa 25 minuti di incontro con il Capo dello Stato, Sergio Mattarella, e non ha rilasciato alcuna dichiarazione ai cronisti che lo attendevano nel Salone alla Vetrata.

11 – Fico è arrivato al Colle
Il Presidente della Camera, Roberto Fico, è al Quirinale per incontrare il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che, nell’ambito delle consultazioni per la formazione del governo, ha voluto sentire di nuovo i presidenti dei due rami del Parlamento. Alle 12 è attesa al Colle quella del Senato, Maria Elisabetta Alberti Casellati.

10.50 – Il leghista Centinaio contro Malmstroem: “Vada a lavorare”
“Vada a lavorare, la Malmstrom, vada a lavorare”. Così ha risposto Gian Marco Centinaio, Capogruppo della Lega al Senato, ad Agorà su Rai tre, a proposito delle critiche dell’Unione europea in vista della formazione del Governo Cinque Stelle-Lega.

10.45 – Austria: “Giudicare il nuovo governo italiano sui fatti e non sulle parole”
“Dobbiamo giudicare” il nuovo governo governo italiano “sui fatti e non sulle parole, e vedere cosa farà”. Così la ministra dell’economia austriaca Margarete Schramboeck al suo arrivo al Consiglio Ue commercio. Per l’Austria “l’Italia è un partner importante, in particolare un partner economico molto importante”, ha sottolineato.

10.30 – Malmostroem: “Alcuni elementi preoccupanti nelle idee del nuovo governo”
“Non abbiamo visto ancora tutte le questioni, ascolteremo e parleremo con loro, ma sì, ci sono alcuni elementi preoccupanti” nelle idee di politica commerciale del nuovo governo italiano. Così la commissaria Ue al commercio Cecilia Malmstroem. “Il nuovo governo non è ancora stato confermato quindi non abbiamo ipoteticamente discusso” con nessun interlocutore dell’esecutivo che sarà formato a breve, ha aggiunto la commissaria a chi le chiedeva se avesse avuto contatti con qualche rappresentante di M5S o Lega sulle questioni commerciali.

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Governo, Bonafede (M5s): “Nome resta Conte, noi seri”. Centinaio (Lega): “Di Maio premier? Non è carnevale”

Tor, 22/05/2018 - 20:57
“Il nome di Conte reso pubblico soltanto per bruciarlo? No, lo confermiamo. Noi facciamo le cose sul serio, se lo abbiamo fatto è perché ci crediamo”. Così il deputato M5s Alfonso Bonafede, dopo i tempi lunghi del Colle, a proposito delle voci sull’incarico di Giuseppe Conte in bilico e l’ipotesi Di Maio tornata a rimbalzare. “Di Maio premier? Non è carnevale, il nostro nome resta Conte”, ha tagliato corto pure Gian Marco Centinaio, capogruppo leghista al Senato, allineandosi al niet già espresso da Salvini.

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Graziano Mesina, confermata in appello la condanna a 30 anni per l’ex bandito

Tor, 22/05/2018 - 20:54

È arrivata dopo una breve seduta della Corte di Appello di Cagliari la conferma della condanna a 30 anni per “Grazianeddu”. Così era conosciuto il 76enne Graziano Mesina, uno dei più famosi esponenti del banditismo sardo del dopoguerra, arrestato per l’ultima volta nel 2013 con le accuse di associazione a delinquere finalizzata al traffico di droga dall’Italia alla Sardegna, ma anche estorsioni e altri gravi reati. Una vita, quella di Mesina, segnata da una lunghissima serie di arresti e altrettante evasioni, ventidue in tutto, di cui dieci andate a buon fine.

La conferma della condanna a 30 anni spazza via la grazia concessa dal Presidente della Repubblica nel 2004 all’ex primula rossa, che dopo aver trascorso 40 anni dietro le sbarre era tornato a Orgostolo, il suo paese di nascita nel cuore della Barbagia, dove aveva iniziato a fare da guida turistica. Ma in poco tempo si era di nuovo avvicinato al mondo criminale tornando, secondo i magistrati della Direzione distrettuale antimafia sarda, ai vertici di due bande: una cagliaritana guidata dal boss Gigino Milia, l’altra con a capo lo stesso Mesina. Quasi tutti gli affiliati avevano scelto l’abbreviato, tranne Mesina, Gigino Milia, Vinicio Fois e l’avvocato Corrado Altea, il legale che secondo la Dda avrebbe fatto vari piaceri ad una delle bande, condannato a 16 anni.

“Se verrò condannato, sarò condannato da innocente“. L’ultimo appello di Mesina prima della sentenza è arrivato in videoconferenza dal carcere nuorese di Badu ‘e Carros dove è rinchiuso da cinque anni. “Droga? Mai toccata in vita mia – aveva detto in aula durante il processo di primo grado, terminato due anni fa con la condanna a 30 anni – mai nessuno può dire di avermi visto anche solo ubriaco. Se vedo la droga, neanche so che cosa sia”. E anche nel processo d’appello Mesina ha ripetuto di non aver mai avuto nulla a che fare con traffici illeciti. “Mi mantenevo con vari lavori – ha spiegato in aprile ai giudici di secondo grado – rilasciando interviste a pagamento. Facevo anche intermediazioni: mi sono occupato di un affare della figlia di Berlusconi vicino Olbia, perché un pastore che c’era da anni in quelle aree doveva essere sfrattato e sono stato contattato perché si mettessero d’accordo”.

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Governo, Salvini su Facebook: “Basta perdere tempo: in Italia e all’estero ci vogliono fermare. O si parte o si torna al voto”

Tor, 22/05/2018 - 20:45

“Noi siamo pronti: o si parte o si torna al voto”. A dirlo, in diretta Facebook da Roma, è il segretario della Lega, Matteo Salvini. Che poi difende Paolo Savona, il cui nome è stato accostato in questi giorni al Ministero dell’Economia: “È una persona competente, con un solido curriculum. Ha osato dire che questa Unione Europea, così com’è, non va bene, e che l’euro fu una gabbia costruita dai tedeschi. Per questo è stato attaccato dai governi e dai giornali esteri”.

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Giuseppe Conte e il “caso curriculum”. Ecco perché l’università italiana spinge a “pompare” le attività all’estero

Tor, 22/05/2018 - 20:42

L’università italiana è malata (anche) di esterofilia. Ed è anche per questo motivo che ricercatori e professori tendono a infilare nei curriculum anche le attività meno rilevanti svolte presso università di altri Paesi. Un vezzo, anzi una distorsione del sistema, che ha finito per inguaiare anche il presidente del consiglio in pectore Giuseppe Conte, finito sotto accusa proprio per i dubbi sulla reale consistenza di esperienze vantate online, dalla New York University a un istituto austriaco. “Curricula di questo tipo non hanno alcun peso nella valutazione formale per i passaggi di carriera, ma certamente il nostro sistema universitario esalta in modo eccessivo tutto quello che si fa all’estero”, commenta Gianfranco Viesti, ordinario di Economia applicata all’Università di Bari e autore di diversi libri critici sul funzionamento del mondo accademico (di quest’anno “La laurea negata”, Editori Laterza).

Le valutazioni di carriera, per esempio per il passaggio da professore associato a ordinario, vengono fatte in modo assolutamente preponderante sulle pubblicazioni. Quelle uscite su riviste all’estero, magari con coautori stranieri, “valgono molto di più di quelle in italiano, in base ai criteri stabiliti dall‘Anvur“, l’organismo di valutazione dell’università e della ricerca italiana, precisa Viesti. Certo è positivo che un aspirante docente abbia messo il naso fuori e abbia una formazione internazionale, “ma in una ricerca la cosa più importante è quello che c’è scritto dentro. E’ un meccanismo perverso: se un economista studia lo sviluppo regionale, perché un articolo pubblicato in inglese negli Stati Uniti deve valere di più, per fare carriera, di uno pubblicato in italiano su una rivista italiana?”. Da qui la pressione ad accentuare un’immagine “international” di sé, mettendo in evidenza anche le attività di minor rilievo svolte oltreconfine, “per esempio passare qualche tempo a consultare volumi nella meravigliosa New York University Library in Washington Square”.

Attività che possono anche non lasciare traccia negli archivi, come quelle svolte – fino a prova contraria – da Conte alla New York University. Proprio la mancanza del suo nome dai file dell’ateneo, rilevata da un giornalista del New York Times, ha aperto il caso. “Le esperienze che contano davvero per la carriera sono per esempio una docenza all’estero o il coordinamento di un progetto di ricerca internazionale”, conferma Alberto Vannucci, professore ordinario e direttore del Master sul contrasto alla criminalità organizzata e alla corruzione  dell’Università di Pisa (nonché blogger di ilfattoquotidiano.it e rubrichista di FqMillenniuM). “Ci sono poi attività che, anche se realmente svolte, non sono registrate dagli atenei, per esempio se vengo invitato da un docente”. O il semplice “visiting”, una sorta di ospitalità accademica concessa dalle università a studiosi stranieri in relazione a esigenze di ricerca di questi ultimi.

Nell’accademia italiana “le cattive pratiche non mancano (Vannucci ha firmato fra l’altro una lettera aperta per le dimissioni da deputato di Francesco Boccia, in seguito a un’accusa di plagio, ndr) ma casi come questi, che sulle valutazioni di carriera hanno un peso nullo o quasi, credo dimostrino più la volontà di dare di se stessi una rappresentazione il più possibile internazionale”.

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Milan, Uefa dice no al patteggiamento per i conti in rosso: la società rischia l’esclusione dall’Europa League

Tor, 22/05/2018 - 20:16

Il Milan rischia di perdere l’Europa. L’Uefa ha bocciato il settlement agreement del club rossonero: in pratica, la società aveva proposto un “patteggiamento” delle sanzioni per aver sforato i parametri del fair play finanziario negli ultimi tre anni. La commissione giudicante è ora chiamata a pronunciarsi a stretto giro, al massimo un mese. Tra le possibili pene che Nyon potrebbe applicare c’è anche l’esclusione dalle prossime coppe europee che quindi comprometterebbe la qualificazione in Europa League, conquistata sul campo dalla squadra allenata da Rino Gattuso. L’eventuale punizione massima inflitta al Milan, che aveva chiuso al sesto posto la stagione, garantirebbe all’Atalanta il passaggio diretto ai gironi saltando i turni preliminari e gli eventuali playoff, ai quali parteciperebbe da ripescata la Fiorentina.

 

Già lo scorso dicembre, il Milan si era visto respingere dall’Uefa il voluntary agreement. All’epoca, l’ad Marco Fassone aveva spiegato che Nyon “aveva chiesto di completare prima della decisione il rifinanziamento del debito con Elliott che scade a ottobre e fornire garanzie sufficienti per dimostrare la capacità della società di finanziare il club e le perdite che farà nei prossimi anni attraverso una garanzia bancaria o un deposito di una cifra molto importante. Cose impossibili non solo per noi ma per qualunque club si trovi nella situazione del Milan”.

Il no era frutto di due motivazioni. Secondo la Uefa c’erano ancora troppe incertezze sulla reale possibilità di rifinanziare il debito da oltre 300 milioni di euro contratto con Elliott in scadenza ad ottobre 2018. In aggiunta, c’erano anche dubbi “sulle garanzie finanziarie fornite dall’azionista principale” Yonghong Lisul quale diverse inchieste giornalistiche continuano a sollevare numerosi dubbi. E sugli stessi punti insiste oggi Nyon.

“Dopo un attento esame di tutta la documentazione e delle spiegazioni fornite dal club, la camera di investigazione considera che le circostanze del caso non consentano la conclusione di un settlement agreement”, scrive la Uefa in una nota. “Tra gli altri fattori, permangano incertezze sul rifinanziamento del debito e sugli effetti passivi da pagare entro ottobre 2018. La camera arbitrale prenderà una decisione in merito a tempo debito”. Di fatto, la decisione del massimo organismo europeo del calcio blocca il mercato dei rossoneri per circa un mese, con il ds Mirabelli paralizzato nelle trattative in attesa delle sanzioni.

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Governo, studenti e prof promuovono Conte: “Le sue lezioni sono avvincenti. Durante gli esami ti aiuta”

Tor, 22/05/2018 - 19:46

È un professore che “ti mette a tuo agio“, che “coinvolge e motiva gli studenti” ed è, in generale, “apprezzato“. Gli studenti di Giurisprudenza dell’Università di Firenze, intervistati dall’Ansa, promuovono Giuseppe Conte, indicato in questi giorni come possibile, futuro, presidente del Consiglio. “Le sue lezioni sono avvincenti” dice chi ha frequentato i suoi corsi.

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Contratto di governo, a che serve parlare di Ambiente se non lo si tutela

Tor, 22/05/2018 - 19:45

Non voglio sparare sulla Croce Rossa ma francamente, in attesa del nuovo governo, mi sembra il momento giusto per chiedersi se realmente sia utile per gli interessi collettivi continuare a mantenere in vita un ministero dell’Ambiente quale l’attuale. Intendiamoci, non voglio offendere la suscettibilità di alcuno ma, con il massimo rispetto per tutti, mi sembra innegabile che, a partire dal “governo dei professori”, ormai questo ministero, più che difendere l’ambiente, privilegia scelte coincidenti con quelle dei grandi gruppi industriali pudicamente nascoste sotto la cortina fumogena delle “esigenze di produttività” e della “crescita” ovvero con la “tutela dei posti di lavoro“.

Trattasi di un percorso, peraltro, largamente coincidente con l’atteggiamento verso il binomio “ecologia-economia” assunto dal Pd di governo (l’apice è il periodo renziano) e da alcune associazioni ambientaliste ad esso satelliti. Ho già detto che non voglio sparare sulla Croce Rossa, e pertanto tralascio argomenti che tutti conosciamo, dalle trivelle alla rete nazionale di inceneritori, dall’Ilva alla depenalizzazione per le violazioni connesse all’Aia (cioè delle maggiori aziende inquinanti) ecc..

Mi limito, quindi, ad alcuni cenni su quattro recenti argomenti poco conosciuti che evidenziano con grande chiarezza il ruolo del ministero dell’Ambiente, avvertendo da subito che, ovviamente, chi vuole approfondimenti tecnici può trovarli in rete attraverso articoli (anche a mia firma) pubblicati in varie riviste specializzate.

1. Il primo riguarda le terre e rocce da scavo anche pesantemente contaminate (si pensi ai lavori per la Tav). Ebbene, attraverso un Regolamento (Dpr 120 del 2017) di 31 articoli (con 10 allegati) ed una “circolare interpretativa”, il ministero dell’Ambiente è riuscito a liberalizzarne l’uso, giungendo addirittura a dichiarare ex lege “non contaminate” – e, quindi, escluse dalla disciplina sui rifiuti – anche terre da scavo non allo stato naturale ma contenenti rifiuti di origine antropica con materiali artificiali di ogni tipo, dal calcestruzzo alla vetroresina. E così tante discariche scompaiono per miracolo ministeriale.

2. Il secondo riguarda la problematica dei rifiuti con “voci a specchio” di quei rifiuti che, a seconda della composizione e delle loro caratteristiche, possono essere pericolosi o non; accertamento che, ovviamente, in prima battuta spetta al produttore, dato che conosce la composizione del rifiuto. Principio sancito, dopo accese polemiche, da una legge italiana del 2014 la quale aveva stabilito la procedura di accertamento che il produttore del rifiuto doveva seguire, a partire dalla sua composizione, concludendo che, per il principio di precauzione, in caso di dubbio, il rifiuto doveva essere considerato pericoloso.

Ebbene, in concomitanza con alcuni delicati processi a carico di noti industriali, il nostro governo, riprendendo una tesi già adombrata in una nota “interpretativa” della Direzione generale per i rifiuti e l’inquinamento del ministero Ambiente del 28 settembre 2015, infilava nel decreto legge n. 91 del 2017, intitolato a “Disposizioni urgenti per la crescita economica nel Mezzogiorno“, un art. 9 che, evidentemente per il bene del Mezzogiorno, abrogava la legge “garantista” del 2014, dicendo che si applicano solo le disposizioni comunitarie.

Provocando, a questo punto, notevole confusione, perché, in mancanza di una procedura certa, ciascun produttore può fare quello che vuole per accertare la pericolosità di un rifiuto. Tanto è vero che la Cassazione ha chiesto, in proposito, l’intervento della Corte europea di giustizia.

3. Il terzo riguarda il momento importantissimo di quando un rifiuto, dopo il recupero, cessa di essere tale (Eow, fine rifiuto); momento che una legge italiana del 2010 fa dipendere dal rispetto di alcune condizioni fissate, per le singole categorie di rifiuti, dal ministero dell’Ambiente. Ebbene, a tutt’oggi il ministero, tranne un caso, non ha fatto niente e nel 2015 ha tentato di lavarsene le mani demandando, con la solita “circolare interpretativa”, alle regioni la competenza a lui attribuita per legge. Circolare che, ovviamente, pochi giorni fa è stata pesantemente sconfessata dal Consiglio di Stato il quale, tra l’altro, ha evidenziato giustamente che in proposito occorre una disciplina uniforme per tutto il territorio nazionale. Con conseguenze (per colpa del ministero) pesanti per le aziende che vi avevano fatto affidamento.

4. Il quarto riguarda la gravissima questione dei numerosissimi “incendi” liberatori in impianti di rifiuti, oggetto di una completa e recentissima relazione da parte della Commissione bicamerale “ecomafia”, dove il Ministero, invece di affrontare il nodo della qualità della raccolta differenziata e del recupero di rifiuti, ha tentato di uscirsene con la solita “circolare” del tutto generica che non fornisce alcuna indicazione operativa su come eseguire i controlli, come coordinarli nonché sui provvedimenti da adottare in caso di inadempienza. Potrei continuare ma mi sembra sufficiente. Un ministero dell’ambiente ha un senso se tutela l’ambiente ed adempie ai suoi obblighi, lasciando alla magistratura il compito di interpretare le leggi. Altrimenti, meglio abolirlo e lasciare tutto al ministero dell’industria.

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