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Invece di temere in eterno l’aumento dell’Iva, non sarebbe meglio una patrimoniale?

Tor, 20/02/2018 - 12:16

Qualche giorno fa ho ricevuto un messaggio tipo “catena Sant’Antonio” via Whatsapp secondo cui il governo aveva ancora una volta aumentato l’aliquota Iva , stavolta dal 22 al 25%.

Ho pensato si trattasse dell’ennesima bufala messa in giro da qualche grillino o comunista ancora rimasto in circolazione, ma prima di eliminare il messaggio ho voluto comunque cercare in rete. Non poteva essere, un aumento dell’Iva al 25% avrebbe scatenato le ire della popolazione, visti gli effetti catastrofici sul portafoglio (soprattutto alla luce delle sacrosante critiche sulle buste a pagamento per frutta e verdura) e poi non ricordavo di aver letto una tale notizia in giro.

I risultati della mia ricerca mi hanno subito rassicurato. Con un articolo di Aprile 2017 di Repubblica Def, Padoan conferma: “Niente aumenti Iva nel 2018. Manovra in arrivo domani e un altro di Settembre 2017 Non scatta l’aumento dell’Iva dal 22 al 25%. In buona compagnia, sempre a Settembre, il Corriere Più crescita, bloccato l’aumento Iva Gentiloni: manovra non depressiva se non fossero bastate le solenni promesse di Matteo Renzi, di Aprile 2017, rilanciate dal Corriere Renzi: Non c’è nessun aumento dell’Iva, ma un bel tesoretto.

Ero già pronto a segnalare alla Polizia Postale, tramite l’apposito modulo on-line , l’ennesima fake news inventata ad arte per danneggiare il governo Renzi-Alfano-Gentiloni, ma qualcosa mi diceva di non fidarmi e continuare a cercare.

Così, ho trovato altri siti specializzati come money.it o informazionefiscale.it, grazie ai quali ho appreso che il governo ha previsto l’aumento dell’Iva, ma in uno slancio di bontà (le malelingue diranno a causa delle elezioni) ha preferito rinviarlo di un anno. Come si legge in un articolo del Fattoquotidiano.it, “Spetterà al prossimo governo trovare almeno 14 miliardi per evitare che a partire dall’1 gennaio 2019 l’aliquota Iva ordinaria del 22% passi al 24,2% e poi al 24,9%“.

Quale miglior modo per rilanciare la crescita e i consumi se non aumentare una delle tasse più ingiuste e che colpisce maggiormente le fasce più deboli? Quando Oxfam ci informa che in Italia l’1% più ricco ha 240 volte il 20% più povero e il divario si allarga, vorremmo mica cambiare la tendenza instaurando un’imposta sui grandi patrimoni per far pagare l’1% più ricco o inserire scaglioni progressivi più adeguati a ridurre le diseguaglianze? Stiamo scherzando? Idee malsane come queste possono averle solo irriducibili e pericolosissimi comunisti come quelli di Potere al Popolo.

Molto meglio continuare ad aumentare l’Iva e far impoverire sempre più le fasce più deboli, facendo arricchire gli ingordi con una bella (e incostituzionale) “flat tax” con aliquota Irpef unica.

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Armi nelle scuole, Crozza a Che fuori tempo che fa: “Via di mezzo tra welfare europeo e far-west americano: è farwelfare”

Tor, 20/02/2018 - 12:13

Crozza, nel corso della copertina di Che fuori Tempo che fa di Fabio Fazio in onda ieri sera su Rai 1, commenta la didattica dell’istituto di Vicenza che prevede il tiro a segno tra le materie di insegnamento:  “Portano  gli studenti al poligono e li addestrano a fare centro con bersagli fissi. Poi, magari ai più bravi – commenta sarcastico –  prima della maturità insegneranno a centrare dei nigeriani in movimento, ma per ora i bersagli sono fissi! Ora la scuola pubblica che insegna a sparare non è bellissima? È una via di mezzo tra il Welfare europeo e il far west americano, è il farwelfare”

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Usa, il gesto del fanatico di armi dopo la strage in Florida: “La libertà di detenere un’arma vale davvero una vita?”

Tor, 20/02/2018 - 11:57

Si chiama Scott-Dani Pappalardo, dichiara di essere un convinto sostenitore del secondo emendamento, quello che garantisce il diritto ad ogni americano di avere accesso legale alle armi da fuoco, imbracciando il suo fucile d’assalto ha registrato un potente messaggio, che nel giro di poche ore ha totalizzato oltre 15 milioni di visualizzazioni. Ha spiegato le sue ragioni e ha tagliato la canna del suo fucile, spiegando che la sua arma non ucciderà mai nessuno: “Ora c’è un’arma in meno in grado di togliere una vita”

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Una Maserati Levante trascina lo snowboarder, è record di velocità – FOTO

Tor, 20/02/2018 - 11:54

A 150 orari su una tavola, “trascinato” da una Maserati Levante. E’ quanto ha fatto Jamie Barrow, lo snowboarder inglese più veloce di tutti i tempi sul lago ghiacciato di St.Moritz, stabilendo il nuovo (quello vecchio apparteneva sempre a lui) record di velocità al traino di un veicolo: 149,65 km/h, ovvero la media tra il tragitto di andata (151,57 km/h) e quello di ritorno (147,72 km/h). Tragitto di 400 metri a lato, quanto necessario cioè per raggiungere quel tipo di velocità facendo segnare la performance di punta in uno spazio di 100 metri. Performance che riguarda anche lo sport utility di lusso del Tridente, che grazie alla trazione integrale intelligente Q4 e a speciali pneumatici chiodati, i Pirelli Scorpion Winter, è riuscito a mantenere la giusta motricità anche sul ghiaccio. L’impresa di Barrow è stata naturalmente inserita nel Guinness World Record.

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Snapchat, l’aggiornamento che fa arrabbiare gli utenti: ora dominano disordine e pubblicità non desiderata

Tor, 20/02/2018 - 11:53

È la dura legge dei numeri: alcuni ti sorridono, altri preoccupano. A pagarne le conseguenze, questa volta, è Snapchat, il servizio di messaggistica e di condivisione di immagini e video creato da Evan Spiegel, Bobby Murphy e Reggie Brown. L’aumento del numero degli utenti e dei ricavi rispetto all’anno scorso, infatti, deve fare i conti con la pioggia di critiche giunta dopo il rilascio dell’ultimo aggiornamento dell’applicazione, un restyling rivoluzionario che proprio non è piaciuto agli utenti. È una questione di numeri, insomma.

Se infatti il social network del fantasmino ha iniziato il 2018 con il segno “più” nella casellina degli iscritti e in quella dei ricavi (gli snapchatters oggi sono 187 milioni mentre i ricavi sono saliti a 285,7 milioni di dollari, pari ad un incremento del 72% rispetto ad inizio 2017), sono gli altri numeri, quelli dei “critici”, a far scattare l’allarme. Oltre un milione di utenti infatti, ha firmato una petizione apparsa sul sito change.org per protestare contro l’ultimo aggiornamento di Snapchat. Un cambiamento che gli users non hanno gradito e che hanno deciso di contestare con una firma digitale sulla nota piattaforma online chiedendo, inoltre, il ripristino della versione precedente.

Ma cosa porta il nuovo Snapchat? Come spiegato dallo stesso Spiegel, l’aggiornamento punta ad una personalizzazione di Snapchat attraverso la riorganizzazione dell’applicazione attorno alle relazioni di ogni utente. Il restyling ridisegna Snapchat separando la parte “social” dalla parte “media” ponendo a sinistra le chat e le storie (marchio di fabbrica dell’App) dei propri contatti, a destra, invece, i contenuti di publisher e aziende (che hanno accordi commerciali e di visibilità con Snapchat) apparentemente creati e “scelti” per l’utente. Dove sta dunque il problema? Riprendendo i commenti di migliaia di utenti sotto il profilo Twitter di Snapchat Support, ora dominano disordine e pubblicità non desiderata. Il nuovo aggiornamento, infatti, sposta conversazioni e storie tutte insieme sulla sinistra e ciò sta creando confusione e scomodità per chi prima era abituato ad avere le stories facilmente fruibili sull’altro lato. Anche la sezione di destra, però, sembra non convincere: scorrendo con il dito sul right-side, infatti, i contenuti e le storie di aziende, personaggi pubblici e siti che appaiono disturbano gli utenti. Una rivoluzione all’insegna della personalizzazione che però sembra aver sortito l’effetto opposto, mobilitando una vera critica di massa.

La petizione, creata da un utente australiano su change.org, chiede di tornare alla vecchia versione di Snapchat. L’appello mette anche in luce un aspetto delicato: molti, pur di tornare indietro, si sono affidati e metodi e applicazioni poco sicuri e rischiosi per il proprio profilo Snapchat. L’azienda, in una nota, ha fatto sapere che cambiamenti grandi e rivoluzionari come quest’ultimo possono richiedere del tempo per abituarvisi e che spera che alla fine la comunità arrivi presto ad apprezzarla. Snapchat, dunque, punta forte sul nuovo look e tira dritto per la propria strada. Un milione e più di critiche potrà ostacolare una corsa così vincente?

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Rifiuti Napoli, Cantone smentisce De Luca: “Non ci occupiamo della Sma. Le nostre ispezioni girate in procura”

Tor, 20/02/2018 - 11:44

L’inchiesta del sito Fanpage sul sistema della gestione dei rifiuti in Campania? “Non avrei mai pensato che certi metodi di smaltimento illegale dei rifiuti continuassero, forse sono stato ingenuo, ma vedere il filmato in cui un delinquente criminale afferma di smaltire i fanghi buttandoli nelle fogne, mi ha colpito molto”. Parola di Raffaele Cantone, presidente dell’autorità Anticorruzione che così commenta l’inchiesta giornalistica che ha portato alle dimissioni di Roberto De Luca, assessore al Bilancio del Comune di Salerno, secondogenito del governatore della Campania nonché protagonista della seconda puntata del servizio della testata web napoletana.

Nella prima parte dell’inchiesta, invece, si vedeva Nunzio Parrella, l’ex camorrista infiltrato da Fanpage, discutere di appalti con Lorenzo Di Domenico, amministratore delegato della Sma, la società della Regione Campania che si occupa della gestione dei rifiuti. “Della Sma, la società che si occupa dello smaltimento dei fanghi non ci siamo occupati, è totalmente controllata dalla Regione Campania, nei mesi scorsi abbiamo fatto delle ispezioni, il sistema degli appalti è risultato essere molto problematico, gli esiti di quella ispezione li abbiamo trasmessi alla procura della Repubblica di Napoli”, ha raccontato Cantone in un’intervista al Mattino.

Un racconto che in pratica smentisce le rivendicazioni del governatore Vincenzo De Luca in tema di trasparenza: un proclama rilanciato nelle ultime ore, insieme agli insulti ai giornalisti. “Tutto il ciclo dello smaltimento dei rifiuti e delle acque è controllato dall’Anac”, ha detto il presidente, che nei giorni scorsi ha rimosso Di Domenico dal vertice di Sma. De Luca, infatti, ha sottolineato pià volte in queste ore di avere chiesto vigilanza collaborativa all’Anac. Le parole di Cantone, però, si riferiscono probabilmente alla gara del 2015 da 118 milioni di euro per le ecoballe. Come racconta il Corriere della Sera, infatti, nonostante le richieste di collaborazione da parte della Regione, i documenti erano stati inviati dopo aver compiuto numerosi adempimenti.
Quell’appalto era stato diviso in otto lotti: tre non avevano ricevuto alcuna offerta. Il sospetto dei magistrati della procura di Napoli e dell’ Anac è che i lotti vengano lasciati appositamente “liberi” per poi poterli assegnare con procedura d’urgenza e saltando dunque ogni controllo.

“Quello dei rifiuti è in assoluto il sistema a più alto tasso di inquinamento criminale. Basterebbe guardare quante interdittive antimafia lo attraversano. Sono un segnale inequivocabile della presenza di interessi della camorra. Questo settore non solo garantisce enormi utili, ma rappresenta anche un serbatoio di lavoro nero o grigio per la manovalanza”, dice sempre Cantone spiegando che l’Anac ha “stipulato con la Regione Campania un protocollo di vigilanza collaborativa, dal momento in cui furono messi a disposizione dal governo i fondi per lo smaltimento delle ecoballe. Questo protocollo ci ha consentito di monitorare tutta l’attività connessa alle gare eseguite. Abbiamo preso visione degli atti prima che fossero adottati, lavorando sulle bozze di capitolati e di bandi di gara. I nostri rilievi sono stati in gran parte accolti”. Per Cantone poi la stessa inchiesta di Fanpage smentisce “chi in questa campagna elettorale propone di archiviare il nuovo codice degli appalti, per tornare ad avere mani libere sulle procedure”.

Nella terza puntata dell’inchiesta giornalistica, tra l’altro, viene coinvolto un altro collaboratore di De Luca: è Biagio Iacolare, presidente del consiglio di amministrazione di Sma Campania. Insieme a lui anche Mario Oliviero, ex presidente del Consiglio comunale di Ercolano, che fa da mediatore tra Iacolare e Perrella. I tre si ritrovano nella hall di un albergo – mentre Perrella filma tutto – e parlano di affari e della necessità di coinvolgere nella discussione anche Fulvio Bonavitacola, vice presidente della Regione Campania, e anche assessore all’Ambiente e all’Urbanistica.  “Siamo in grado di fissare a 95 euro a tonnellata il trasporto dei fanghi mentre l’affidamento è ormai a quota 220 euro a tonnellata. Noi siamo in grado per 50 euro a voto di procacciare consensi elettorali, dice l’ex camorrista. Iacolare fissa in 140 euro la base di partenza: la differenza con i 90 offerti da Perrella diventa tangente.

In attesa che l’appalto venga assegnato direttamente in emergenza, senza gara pubblica, Oliviero incontra un’altra volta Perrella, chiedendo una mazzetta da 50mila euro. L’ex boss della camorra incontra Oliviero il 9 febbraio e gli consegna una valigetta: dovrebbe essere piena di soldi ma è vuota. Nella terza puntata dell’incheista si vede la borsa finire nel bagagliaio della macchina del mediatore. È a quel punto che la testata giornalistica accelera i tempi di pubblicazione, mentre la procura di Napoli ordina le perquisizioni che svelano l’inchiesta sui 17 indagati.

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Montalbano imbattibile: 42% di share. Successo annunciato (e come ogni anno l’Isola dei Famosi ‘non ci prova nemmeno’)

Tor, 20/02/2018 - 11:33

Il lunedì sera è il “Montalbano day“. Chiunque possieda una TV, è molto probabile che alle 21 circa si sintonizzi su Rai Uno. Ancora una volta, le nuove inchieste del Commissario Montalbano hanno avuto un successo strepitoso. Un totale di 10 milioni 816mila spettatori e il 42.1% di share. La prima puntata aveva raggiunto il 45% e 11 milioni e 386mila spettatori, segnando il record dell’episodio più seguito di sempre.

Non smette di appassionare il personaggio creato da Andrea Camilleri, la cui prima serie è andata in onda nel 1999. Montalbano è talmente forte di ascolti che il suo diretto concorrente, l’Isola dei Famosi, ha preferito abbandonare il lunedì sera per passare al martedì. Il Commissario non si concede molto, solitamente i nuovi episodi sono pochi, ma quando entra in scena non c’è assolutamente gara.

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Carlo Conti contro Michelle Hunziker: il conduttore Rai torna con La Corrida, la conduttrice Mediaset con Scommettiamo Che

Tor, 20/02/2018 - 11:25

Qualcuno fermi Carlo Conti. L’abbronzato conduttore è un vero top player di RaiUno e difficilmente sbaglia un colpo, ma ora rischia di esagerare. Entro aprile sarà il protagonista di almeno tre nuovi progetti televisivi di punta. La grande attesa è riposta sul ritorno in pompa magna de La Corrida, previsto per venerdì 6 aprile su RaiUno. “Torna a casa dopo 50 anni. Era il 1968 quando Corrado la conduceva alla radio, dalle sedi Rai di Roma e di Firenze. Torneremo alle origini, daremo ai dilettanti allo sbaraglio la possibilità di esibirsi con la confezione migliore. L’esibizione durerà un minuto con il semaforo rosso, poi scatterà il verde e il pubblico si scatenerà con fischietti, pentole, coperchi, campanacci”, ha detto Conti a Tv Sorrisi & Canzoni. D’altronde, lo show di Corrado è stato l’antesignano di tutti i talent e ci ha sempre fatto divertire. Il 56enne, prima dell’approdo in tv, lo porterà anche in radio, lì dove tutto era nato. La speranza è che rimanga intatta quella leggerezza che solo Corrado, insieme al maestro Pregadio, sapeva dare. Sotto questo punto di vista, la presenza della moglie Marina Donato come co-produttrice sembra rassicurare.

Ma nonostante l’attesa, non sarà facile vincere la sfida Auditel. Dopo anni di presidio incontrastato al venerdì sera, Conti dovrà fare i conti (perdonerete il gioco di parole) con un’altra operazione nostalgia che rischia di minare i suoi piani. Quella di Mediaset. Il Biscione sta preparando da mesi una nuova edizione di Scommettiamo che, che per l’occasione si chiamerà Ci puoi scommettere o Scommettiamo che lo fa (titolo non ancora definitivo). Di definitivo ci sono solo la conduttrice, una Michelle Hunziker in grande spolvero dopo Sanremo, e il giorno di messa in onda, il venerdì sera da inizio aprile. Anche in questo caso delle persone comuni dovranno mettere in mostra il proprio talento e superare delle prove (senza campanacci e pentole): “Ci sono i concorrenti che sostengono di poter realizzare una prova spettacolare, tipo andare in moto su una ruota sola facendo lo slalom tra dodici torte. Se perdono la scommessa, hanno una punizione”, fa sapere il produttore da Il Messaggero. Due people show a confronto per una sfida all’ultimo scampolo di nostalgia: scommettiamo che qualcuno ne uscirà con le ossa rotte?

Tornando all’asso pigliatutto, Conti il 21 marzo sarà il gran cerimoniere della serata dei “David di Donatello”: la prestigiosa premiazione cinematografica è tornata in casa Rai dopo due annate proficue in Sky e ora tenta il rilancio nazionalpopolare con il volto più popolare di tutti. Sette giorni dopo, il toscanaccio condurrà Lucio&Lucio, una serata speciale dedicata ai geni Dalla e Battisti: “Avrebbero compiuto 75 anni e ci piace festeggiarli con tanto di ospiti che verranno a cantare le loro canzoni e a ricordarli con i loro racconti”, ha spiegato.

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L’ultimo bacio della sonda Cassini a Saturno. Le immagini della Nasa

Tor, 20/02/2018 - 11:23

A cinque mesi dell’addio della sonda Cassini con il relativo tuffo nell’atmosfera di Saturno il Jet Propulsion Laboratory della Nasa, che ha gestito la missione, mostra le immagini del bacio tra la sonda e il pianeta con gli anelli. Nelle ultime ore Cassini ha azionato le sue apparecchiature fotografiche registrando vedute di un gruppo di nuvole notturne illuminate dalla luce del sole, che riflette innumerevoli minuscole particelle di ghiaccio negli anelli del pianeta. Un collage di immagini mostra una zona dell’atmosfera di Saturno nel lato del pianeta non esposto al Sole.

Il collage è stato messo insieme con alcune delle ultime foto scattate da Cassini il 14 settembre scorso, prima che la sonda precipitasse su Saturno e venisse distrutta dalla pressione dell’atmosfera del pianeta, composta prevalentemente da idrogeno. I colori seppiati dell’atmosfera di Saturno sono illuminati dalla luce del sole, riflessa dagli anelli del pianeta.

Le immagini sono state fissate a una distanza approssimativa di 634mila chilometri da Saturno. Cassini ha orbitato intorno al pianeta per più di 13 anni, registrando molti passaggi ravvicinati a Titano, la Luna più grande di Saturno, e a e Encelado, una Luna molto brillante grazie al ghiaccio che la ricopre e che riflette la luce del Sole. Gli ultimi dati registrati da Cassini forniscono conoscenze sulla massa degli anelli di Saturno e potrebbero suggerirne l’età e l’origine. Gli strumenti di Cassini hanno anche comunicato via radio misure dall’interno della parte più alta dell’atmosfera di Saturno durante la picchiata finale del 15 settembre scorso.

Foto dal sito del Jet Propulsion Laboratory della Nasa

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Aida Yespica e Jeremias Rodriguez pizzicati insieme in un locale di Milano

Tor, 20/02/2018 - 11:10

Entrambi single ed entrambi a Milano. Secondo alcuni rumors, Aida e Jeremias sarebbero stati visti in atteggiamenti intimi in un locale di Milano. Nelle loro Instagram stories hanno detto di essersi incontrati per caso, ma sembrerebbero nascondere qualcosa di più.

I due ex concorrenti del Grande Fratello Vip 2 avevano mostrato già all’interno della casa di avere una certa complicità, cosa che infastidì l’allora fidanzato di Aida. Ma una volta fuori, e a telecamere spente, avevano smentito di avere un flirt e l’argentino era tornato insieme alla sua ex storica. Ora, però, sembrerebbe esserci un riavvicinamento. Lo stesso Jeremias, in un’intervista, aveva dichiarato che gli avrebbe fatto piacere rivedere Aida. Per gli amanti del gossip, e non sono pochi, è in arrivo una nuova coppia “d’oro”?

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Pistoia, 5 minori aggrediscono pensionato disabile e postano video: identificati

Tor, 20/02/2018 - 11:07

Hanno aggredito un pensionato claudicante, rubandogli il bastone e facendolo cadere a terra. Si tratta di un gruppo di minorenni, che ha colpito l’anziano nel pomeriggio di venerdì 16 febbraio a Casalguidi, in provincia di Pistoia. Successivamente i giovani, di età compresa tra i 14 e i 16 anni e uno di 13 anni e quindi non imputabile, hanno postato sui social network il video della loro azione, poi rimosso dalla polizia. Sono stati tutti identificati e denunciati dalla squadra mobile della questura di Pistoia il 19 febbraio, che è venuta a conoscenza del filmato postato su Facebook. I cinque sono ritenuti responsabili di tentato furto con strappo.

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Attraverso alcune persone che avevano partecipato alle chat in rete è stato identificato l’anziano aggredito e il ragazzo che nel video afferra il suo bastone facendolo poi cadere in terra. Successivamente sono stati identificati gli altri componenti del gruppo di minorenni. La polizia ha sequestrato i telefoni cellulari in uso a tre degli indagati e alcuni capi di abbigliamento indossati dai ragazzi durante la bravata trasformatasi in aggressione. Trattandosi di indagati minorenni, tutte le attività di indagine sono state svolte alla presenza dei genitori. La vicenda è al vaglio della Procura della Repubblica presso il Tribunali per i Minorenni di Firenze.

Nel video si vedevano i ragazzi che, dopo aver avvistato l’anziano dirigersi verso di loro, preparavano l’aggressione tra risa e schiamazzi; in particolare uno di loro gli andava incontro e gli strappava di mano il bastone al quale si appoggiava facendolo rovinosamente cadere a terra. Poi sono scappati. Uno degli aggressori aveva documentato la scena con riprese effettuate dal suo telefono cellulare e successivamente ha postato il video online e su Facebook dove ha provocato numerose reazioni di riprovazione da parte degli utenti. Il personale della squadra mobile ha avviato immediatamente un’attività investigativa volta sia all’identificazione della vittima del reato e sia degli autori del fatto effettuando una capillare ricerca sul territorio di Casalguidi, luogo dell’aggressione.

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Jovanotti mostra su Instagram il nuovo look di Marco Mengoni (ma non tutti apprezzano)

Tor, 20/02/2018 - 11:03

No ma i capelli di Mengoni che fine hanno fatto?“. “Mengoni?? Ma cosa ha fatto?”. E ancora, “Marco che ti è successo?”. Sono alcuni dei commenti apparsi sotto una foto postata da Jovanotti sul suo profilo Instagram. Nello scatto, Lorenzo è insieme a Marco Mengoni che sfoggia un inedito look: capelli rasati e piercing al naso. Una scelta che non tutti hanno apprezzato e infatti non sono in pochi a manifestare un certo disappunto. Naturalmente però c’è chi apprezza ancora Mengoni e anzi, lo preferisce rispetto a prima: “Che razza di fighi siete?“, scrive qualcuno. “Bellissimi”, rilancia un altro utente.

sono la guardia del corpo di @mengonimarcoofficial nei backstage milanesi #forumassago #colleghiamici #lorenzolive2018

Un post condiviso da lorenzojova (@lorenzojova) in data: Feb 18, 2018 at 3:56 PST

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Fabrizio Moro: “Abusavo di droga e alcool e non volevo più fare l’amore”

Tor, 20/02/2018 - 10:50

Lo abbiamo visto felice e trionfante, insieme a Ermal Meta, sul palco di Sanremo. Ma per Fabrizio Moro si sono stati anche momenti difficili da superare. “Per anni ho abusato di alcol e droghe. Ho iniziato a 18 anni: con gli amici andavo in discoteca e prendevo pasticche, tipo l’ecstasy, per ‘sballare’. E l’alcol scorreva a fiumi. Poi a 27 anni ho smesso”, ha confessato il cantautore in un’interista a DiPiù. Oggi Moro ha 42 anni e due figli, Anita e Libero. Al settimanale ha spiegato anche come sia riuscito a disintossicarsi: “Io sono un vigliacco, ho il terrore della morte. A un certo punto ho iniziato a stare male, mi sentivo debole. Sono andato a fare le analisi del sangue. E i risultati mi hanno spaventato”.

Non solo problemi di alcol e droghe. Fabrizio Moro ha raccontato di avere avuto problemi anche con le donne e con il sesso. “Quando ho capito che dovevo disintossicarmi, un altro disagio è arrivato: la paura di ammalarmi ha iniziato a condizionarmi. Ero ipocondriaco: non uscivo più di casa se non ero sicuro di andare in un luogo con vicino un ospedale. E pure con le donne avevo problemi. Per paura delle malattie, non volevo più fare l’amore. Ho rinunciato al sesso per un bel po’”.

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Elezioni, Adinolfi contro Renzi: “Era al mio fianco al Family Day del 2007. Poi ha tradito noi e il Vangelo”

Tor, 20/02/2018 - 10:32

Renzi vuole recuperare con il mondo cattolico e dice ‘abbiamo avuto delle ragioni di discussione col mondo cattolico’, queste ragioni erano un milione di persone in piazza con un cartellone con su scritto ‘Renzi ci ricorderemo‘. Renzi era mio amico era alla mia destra al Family Day del 2007, ma la rottura per noi è irrecuperabile perché ha tradito contemporaneamente la Costituzione ed il Vangelo.”Queste le parole Mario Adinolfi alla presentazione torinese dei candidati del Popolo della Famiglia.

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Pyeongchang 2018: clima impossibile, piste indecenti e pubblico assente. Il disastro dei Giochi che nessuno vuole più

Tor, 20/02/2018 - 10:21

Gare rinviate, pubblico sparuto, percorsi modesti: le Olimpiadi di Pyeongchang 2018 sono un disastro. Per questioni economiche e geopolitiche, hanno portato i Giochi in un posto sperduto del mondo che sembra la “Barriera” del Trono di spade, più che una rinomata località sciistica: solo neve, gelo e null’altro intorno, nemmeno le montagne. Ma ormai solo i grandi colossi mondiali possono permettersi una manifestazione da oltre 10 miliardi di costo e ritorno quasi inesistente, così l’Olimpiade deve rassegnarsi a finire in località improbabili. E i risultati sono sotto gli occhi di tutti: questa rischia di passare alla storia come una delle peggiori edizioni invernali di sempre.

“DOVE SIAMO FINITI?” – Il simbolo maggiore del fallimento è forse la discesa libera maschile: quella che può essere considerata la gara regina dei Giochi invernali, un po’ come i 100 metri di atletica leggera per quelli estivi, andata in scena in una cornice desolante. Dimenticatevi le emozioni della mitica Streif di Kitzbühel, o le masse di pubblico festante della Val Gardena o di Madonna di Campiglio: gli assi della velocità sono scesi su un tracciato che non era una vera discesa libera, e forse nemmeno un Super-G, piuttosto una pista rossa d’allenamento per amatori che si era già rovinata irrimediabilmente dopo una decina di atleti. Salti impercettibili, velocità contenute, difficoltà quasi nulla, e ad attenderli al traguardo una manciata di coreani poco entusiasti. Le colline di Pyeongchang (parlare di montagne sarebbe davvero eccessivo) non offrono di meglio. In compenso abbondano le avversità meteorologiche, tipiche di tutte le località sciistiche vicine al mare: raffiche di vento fortissimo, temperature che nei giorni peggiori sono scese anche sotto i -15°, condizioni di gara (per non dire di vita) al limite del praticabile. Tanto che ormai da una settimana la maggior parte di atleti e addetti ai lavori si chiedono straniti: “Ma dove siamo finiti?”.

PERCHÉ IN COREA – La vera domanda, in realtà, non è tanto dove, ma perché. Per la prima volta nella storia, i Giochi si disputano in Corea del Sud, Paese che ha una tradizione quasi nulla nelle discipline invernali (con la sola eccezione di short track e pattinaggio, in cui è una potenza mondiale): non a caso, la risposta del pubblico è stata molto tiepida e gli impianti (specie per lo sci) non appaiono all’altezza. È la terza edizione in Oriente, dopo che i due precedenti in Giappone (Sapporo ’72 e Nagano ’98) non erano stati particolarmente infelici. Ma questo non ha impedito di scegliere Pyeongchang, e nel 2022 si tornerà di nuovo a Est con Pechino. La ragione è molto semplice: non c’era di meglio a disposizione. Le Olimpiadi sono sempre più un grande evento antieconomico, inviso alle popolazioni locali in tempi di crisi. Se quelle estive mantengono ancora un certo prestigio, le invernali hanno un appeal quasi nullo per i Paesi organizzatori. Specie dopo Sochi 2014 e le follie megalomani di Putin, che hanno trasformato una manifestazione tutto sommato low-cost nell’ennesima corsa al gigantismo: per reggere il confronto col passato, anche per organizzare l’edizione in corso sono stati spesi circa 13 miliardi dollari. In Europa, dove ci sono le nazioni con maggior tradizione (Francia, Scandinavia, la stessa Italia), nessuno vuole spendere più certe cifre. Solo i grandi colossi mondiali possono permettersele. Russia, Corea, nel 2022 Cina: l’alternativa sarebbe stata Almaty in Kazakistan, sai che divertimento.

PAGA LO SPETTACOLO –  Peccato che a rimetterci sia soprattutto lo spettacolo, di cui il pubblico è senza dubbio una componente importante: a Pyeongchang proprio non ce n’è. Il Comitato organizzatore aveva annunciato la vendita dell’84% dei biglietti disponibili, e provato a mettere una pezza spedendo 17mila volontari ad infoltire le tribune, ma gli spalti continuano ad essere desolatamente vuoti. Le gare diventano una questione fra pochi adepti, atleti, addetti ai lavori e qualcun altro. E non sono nemmeno un granché. Il meteo ha rinviato e condizionato tanti appuntamenti, intasando il calendario e riducendo i tempi di recupero. Nello sci, le prove sono di livello tecnico abbastanza basso a causa dei tracciati. Nello slittino le temperature rigide hanno indurito troppo il ghiaccio del catino e portato a errori grossolani. Nel biathlon gli atleti si sono ritrovati a sparare con le dita congelate in mezzo a raffiche di vento, con alcuni dei favoriti penalizzati (la nostra Dorothea Wierer, ma pure il grande Martin Fourcade che ha perso due medaglie praticamente certe) e risultati sorprendenti. Solo nel pattinaggio (forse non a caso: sono le uniche discipline in cui i coreani sanno il fatto loro) si sono viste prestazioni di eccellenza. Ecco i Giochi di Pyeongchang 2018: non a misura di tifoso, ma nemmeno degli atleti.

Twitter: @lVendemiale

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Tasse universitarie, ricorso degli studenti contro la Statale di Milano: “Il bilancio di previsione è fuorilegge”

Tor, 20/02/2018 - 10:17

“Agli studenti dell’università Statale di Milano vengono richiesti oltre 34,1 milioni in più rispetto al tetto imposto dalla legge”. Questa l’accusa dell’Unione degli Universitari che ha appena depositato un ricorso al Tar contro le tasse definite “fuorilegge” dell’ateneo milanese. Così come aveva fatto a Pavia, dove due anni fa il Consiglio di Stato ha condannato l’Università a rimborsare agli studenti 1,7 milioni di euro di tasse universitarie più gli interessi. Secondo le cifre inserite nel bilancio di previsione del 2018, la Statale prevede di incassare dagli studenti 87,5 milioni di euro. Lo stesso bilancio riporta che, per il 2018, l’ateneo prevede di ricevere 267 milioni di euro dallo Stato come Fondo di finanziamento ordinario (Ffo). “La legge però – spiega Carlo Dovico, coordinatore dell’Udu Milano – stabilisce che il rapporto tra il gettito complessivo della contribuzione studentesca e il Ffo non possa superare il 20%, mentre nell’ateneo milanese la percentuale è addirittura del 32,8%”. Il limite è fissato nel decreto del Presidente della Repubblica 306/1997 ed è stato poi confermato proprio dal Consiglio di Stato. Il ricorso al Tar per la Statale è stato depositato con l’obiettivo di restituire questi soldi agli studenti. Ma non basta. “Crediamo sia fondamentale che la prossima legislatura – spiega Elisa Marchetti, coordinatrice nazionale dell’Udu – metta in atto una progressiva abolizione delle tasse universitarie, iniziando a toglierle a chi si trova in condizioni economiche più svantaggiate”.

GLI ATENEI FUORILEGGE – Quella delle tasse “fuorilegge” è una situazione che non riguarda solo la statale di Milano. I dati, però, sono fermi al 2011, quando 36 atenei pubblici su 61 totali, secondo i calcoli dei propri bilanci preventivi, sforavano quel limite con tasse medie di oltre i mille euro. Tanto che anche il Codacons ha lanciato un’azione risarcitoria sul proprio sito, pubblicando l’elenco degli atenei coinvolti, i cui studenti potrebbero avere diritto ad un rimborso. Nell’elenco, oltre all’Università di Pavia, l’Università degli Studi Insubria Varese-Como, quelle di Bologna, Bergamo, Statale, Bicocca e Politecnico di Milano, la Ca’ Foscari di Venezia, l’Università Iuav di Venezia, gli atenei di Padova, Modena, Reggio Emilia, Torino, Verona e Ferrara. Cosa accade ora? “Stiamo aggiornando i dati nazionali in merito, per capire quanti atenei ancora superano quel 20%”, dicono dall’Udu.

UN PO’ DI DATI SULLE TASSE – Come già evidenziato nel rapporto sulla tassazione universitaria ‘Dieci anni sulle nostre spalle’, però, i dati sulle tasse sono significativi. Nell’anno accademico 2015/2016, a fronte di una tassa media nazionale di 1.250 euro e di 1.500 euro al Nord, l’Università Statale di Milano ha richiesto una tassa media di 1.640 euro, risultando tra le dieci più costose in Italia. “La nostra inchiesta – sottolineano gli studenti – dimostrava come le tasse fossero costantemente cresciute negli ultimi 10 anni, con impennate molto brusche successivamente ai tagli della Legge 133/2008 e della Legge 240/2010, dell’accoppiata Tremonti-Gelmini”. Il sottofinanziamento universitario consolidato con quelle due leggi è stato fatto pesare in prevalenza direttamente sulle spalle degli studenti, che in tutta Italia si sono trovati a pagare tasse schizzate alle stelle in pochissimo tempo. “Il gettito complessivo della contribuzione studentesca in Italia delle sole università statali si aggira attorno a 1 miliardo e 600 milioni di euro. La sola Università Statale di Milano – ricorda l’Udu – dal 2011 in poi ha prelevato dagli studenti, ogni anno, non meno di 90 milioni di euro”.

I PARADOSSI – Secondo l’Unione degli Universitari la situazione allo Statale di Milano è ancora più paradossale se si considera che l’anno scorso è stato riformato il sistema di contribuzione studentesca: “È stata mantenuta la discriminazione della tassazione studentesca per tre macro aree a cui sono afferenti i corsi di laurea”. In particolare è stata introdotta una no tax area fino a 14mila euro di Isee che può arrivare fino a 23mila euro nel caso in cui si abbiano anche una serie di requisiti di merito. “Si mantiene inoltre – aggiunge l’Udu – una maggiorazione per gli studenti fuori corso e per gli studenti silenti”.

IL LIMITE AL GETTITO – Tornando al limite stabilito dalla legge per il gettito totale delle tasse recepito da ogni ateneo, il principio di non superare il 20% di quanto ricevuto dallo Stato come Fondo di finanziamento ordinario è stato confermato dalle tre sentenze del Tar della Lombardia sui ricorsi presentati dall’Udu ai bilanci dell’Università di Pavia per gli anni 2010, 2011 e 2012 e, successivamente confermato anche dal Consiglio di Stato per tutti e tre gli anni. “Quelle sentenze – sottolineano gli studenti – confermavano un altro punto sostanziale, ossia che gli atenei non possono escludere dal conteggio del 20% la contribuzione degli studenti fuori corso”. Il governo Monti aveva modificato la normativa dopo il ricorso proposto nel 2010. Con il decreto Legge 95/2012, convertito con la Legge 135 del 7 agosto 2012, era stata infatti modificata la normativa sul 20%, introducendo la possibilità di escludere dal conteggio le tasse degli studenti fuori corso, secondo criteri da definirsi con un successivo decreto ministeriale. “Questo decreto – spiega l’Udu – non è mai uscito. Con la Legge di bilancio 2018, inoltre, è stata inserita una ulteriore tipologia di studenti che potrebbero essere estrapolati dal conteggio, ossia gli studenti internazionali. Riteniamo entrambe queste distinzioni fortemente discriminatorie e sbagliate e pensiamo possano sussistere anche elementi tali da renderle illegittime perché in contrasto con la nostra Costituzione”. Secondo Marchetti è inaccettabile “che il sottofinanziamento dell’università pubblica sia scaricato sulle spalle degli studenti, e che gli atenei decidano persino di ignorare quei limitati ed irrisori argini posti dalla legge a tutela degli studenti. È offensivo – conclude – verso gli studenti dichiarare, attraverso il bilancio di previsione, che l’ateneo non ha intenzione di rispettare la legge”.

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Italy 2018: Back To Fascism

Tor, 20/02/2018 - 10:10
Long before Luca Traini carried out a drive-by shooting spree that targeted African immigrants in Macerata at the beginning of February 2018, Italy had seen many demonstrations displaying symbols and slogans inspired by nazi-fascism, such as No Ius Soli, March for the homeland or anti-Roma garrisons. Patrols, or rather “walks for safety” as the promoters define them, were organized, in the Roman neighborhood of Tiburtino III and in the Roman coastal area of Ostia. Footage of episodes recorded in the last few months are quite scary. For example, the attack against the headquarters of the Como association without borders by Veneto Fronte Skinheads, or the following demonstration by Forza Nuova at the headquarters of the newspaper La Repubblica. Since the end of Italy’s fascist era the echoes of fascism have never really ceased to resound. Even in a violent way. But never as now have they been so deafening. Never as in this period have they gathered support, making a breach in public opinion. Leveraging on the fears of the last, they draw strength from the moods of disadvantaged classes, insinuate themselves in the urban outskirts and in the forgotten corners of provincial Italy. The far-right tendencies of the new millennium are visible the indifference as well as in the bravado of the public positions assumed by the movements of neo-post-fascist inspiration. So for Luca Castellini of Forza Nuova “people do not give a damn about fascism and anti-fascism”. Words that pair with those of Roberto Fiore who explained to ilfattoquotidiano.it that “the Italian people have no longer been anti-fascist for years” and today “there is a strong wind, of Christian patriotism, which can not fail to strongly enter in Western Europe “. This new fascism is not just an Italian phenomenon, we have seen and heard it in recent months and in the recent past. The recent electoral results in Austria, Germany, the Netherlands, Poland and Hungary speak of an actual ferment in the area of ​​the extreme right. The wind of identity, nationalist and sovereignty, loses its strength everywhere and in our country it has taken different forms. There is a great deal of contention for the broad consensus that has opened up on the anti-immigration front. At different levels: the populism of the Lega by Salvini, is only the first step. A path of consensus building on the fear that leads, already at the next election, to Casapound, but which continues in the “extreme” initiatives of Forza Nuova.

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Embraco, Calenda a Bruxelles: “Non molliamo. Chieste verifiche a Ue”. Lavoratori in presidio: operaio si incatena

Tor, 20/02/2018 - 10:00

Non molliamo stiamo lavorando a tutti i livelli, qua in Europa, con Invitalia che è partita con la mappatura di altri progetti alternativi. Siamo trattando la vicenda con la stessa attenzione data ad altri tavoli. La differenza tra altre e questa multinazionale è che Embraco si è rifiutata di gestire questa fase minimizzando impatto su lavoratori. Questa è la cosa estremamente negativa”. Dopo lo sfogo contro la Embraco che ha deciso di confermare i licenziamenti dello stabilimento di Riva di Chieri (Torino), ritorna sulla difficile trattativa con la società brasiliana. Il ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, parlando con i giornalisti a Bruxelles, manda un messaggio ai lavoratori che stanno protestando all’esterno dello stabilimento Embraco, dove un operaio si è incantenato. “Per ragioni che non si comprendono c’è stato un avanti e indietro assolutamente negativo sull’accettare o meno la proposta – aggiunge – il tema non è obbligare un’azienda a rimanere, come lo fai con i carabinieri? Ma qualsiasi cosa succeda bisogna gestire la vicenda in maniera utile per noi e comportarsi in modo decoroso come deve fare una grande azienda”. L’incontro con la Vestager “è andato bene”, domani “la commissaria farà una conferenza stampa”, ha “molto ben chiaro il problema” e “mi ha assicurato che la Commissione è molto intransigente nel verificare i casi segnalati in cui c’è un problema o di uso sbagliato o non consentito degli aiuti o, peggio, di aiuto di Stato per attrarre da Paesi che sono parte dell’Ue”.

Intanto davanti ai cancelli dello stabilimento circa cento lavoratori si sono ritrovati alle 8 davanti alla fabbrica dove ci sono fotografi e televisioni. C’è delusione, rabbia e sconforto. I lavoratori sono disgustati dall’atteggiamento dell’azienda e sfiduciati perché non vedono alcun tipo di prospettiva positiva. Daniele Simoni, da 25 anni operaio, si è incatenato per proesta: “Non voglio mollare, è la mia fabbrica che mi ha dato da mangiare per 25 anni, finché c’è uno spiraglio non mollerò“. “Bisogna vedere il ministro Calenda se riesce a far tornare indietro le ragioni della multinazionale – spiega ai microfoni ci Rainews24 – Noi chiediamo di non mollare e combattere con noi. L’esasperazione di sente a fior di pell”. Il delegato Fiom Daniele Barbuto, presente fuori dalla fabbrica ribadisce: “Noi abbiamo bisogno della cassa integrazione”. I lavoratori proseguiranno le 4 ore di sciopero per ogni turno. “Lavoreremo fino al 25 marzo per far cambiare idea all’azienda afferma Dario Basso, segretario generale della Uilm torinese. “A questo punto il governo deve agire, i tempi sono strettissimi. Se un’azienda vuole insediarsi bisogna fare in fretta” osserva Ugo Bolognesi della Fiom. jwplayer("jwp-HMwKD4Bz").setup({ playlist: [{"mediaid":"HMwKD4Bz","description":"","pubdate":1519126359,"tags":"torino,operaio,bauducco,embraco","image":"https:\/\/cdn.jwplayer.com\/thumbs\/HMwKD4Bz-720.jpg","title":"Embraco, operaio si incatena ai cancelli: \"Lo faccio per tutti i miei compagni, vogliamo solo tornare a lavorare\"","sources":[{"type":"application\/vnd.apple.mpegurl","file":"https:\/\/cdn.jwplayer.com\/manifests\/HMwKD4Bz.m3u8"},{"width":320,"height":180,"type":"video\/mp4","file":"https:\/\/cdn.jwplayer.com\/videos\/HMwKD4Bz-2kLOQlpN.mp4","label":"180p"},{"width":480,"height":270,"type":"video\/mp4","file":"https:\/\/cdn.jwplayer.com\/videos\/HMwKD4Bz-mgX5kRUd.mp4","label":"270p"},{"width":720,"height":406,"type":"video\/mp4","file":"https:\/\/cdn.jwplayer.com\/videos\/HMwKD4Bz-DGOVPaTh.mp4","label":"406p"},{"width":1280,"height":720,"type":"video\/mp4","file":"https:\/\/cdn.jwplayer.com\/videos\/HMwKD4Bz-00rmffRE.mp4","label":"720p"},{"type":"audio\/mp4","file":"https:\/\/cdn.jwplayer.com\/videos\/HMwKD4Bz-jz9FGUIN.m4a","label":"AAC Audio"},{"width":1920,"height":1080,"type":"video\/mp4","file":"https:\/\/cdn.jwplayer.com\/videos\/HMwKD4Bz-4X01Yi7v.mp4","label":"1080p"}],"tracks":[{"kind":"thumbnails","file":"https:\/\/cdn.jwplayer.com\/strips\/HMwKD4Bz-120.vtt"}],"link":"https:\/\/cdn.jwplayer.com\/previews\/HMwKD4Bz","duration":96}] });

Questa mattina Calenda, in una intervista Radio Anch’io su Radio1 Rai, aveva spiegato gli obiettivi della missione a Bruxelles: “Chiederò a commissaria Vestager di verificare se norme per attrarre investimenti in Slovacchia sono rispettose norme su aiuti di Stato. Ci sono condizioni che sono strutturali”, per cui alcuni paesi in una diversa fase di sviluppo come la Polonia hanno un costo del lavoro più basso: “Io non potrei – ha detto – fare una norma che dice che per Embraco il costo del lavoro è un x più basso, perché sarebbe un aiuto di Stato. Ma penso si possano interpretare i trattati nel senso di dire che in questo specifico caso, cioè di un’azienda che si muove verso la Slovacchia, verso la Polonia, questa normativa può essere derogata. Vedremo quale sarà la risposta della Vestager”.

In una interevista al Corriere della Sera Calenda ha proposto un fondo per evitare le fughe all’estero. “Ci vuole un globalization adjustment fund, un fondo di reindustrializzazione che prevenga le delocalizzazioni e metta pacchetti che vadano oltre la normativa sugli aiuti di stato per chi vuole andare a produrre altrove in Europa in condizioni di vantaggio legate al diverso grado di sviluppo dei Paesi. Siamo economie in continua transizione, gestirle sarà sempre più fondamentale, quindi abbiamo bisogno di strumenti più forti”, dice Calenda, che sul caso Embraco fa sapere: “Embraco ha la nostra proposta, se tornano indietro siamo disponibili a prenderli in considerazione, ma io altre riunioni che si chiudono con ‘forse..’, ‘ma..’, non ne faccio più. Preferisco partire in quarta con Invitalia per capire se ci sono proposte e supportarle”. “Noi – spiega Calenda – abbiamo l’obiettivo di tenere le multinazionali in Italia, tutt’altra cosa di quello che propugna chi vuole mettere in atto politiche che le farebbero scappare. La situazione sleale dell’Est – sottolinea – però è intollerabile. Se un lavoratore è pagato la metà di quello italiano, noi non possiamo competere ad armi pari visto che questi Stati hanno pari accesso al mercato europeo. Questo – aggiunge – è il nodo su cui si deve intervenire. E lo dirò alla commissaria Vestager”. Ai lavoratori di Embraco, il ministro assicura: “Continuiamo a combattere. Il mio impegno è in prima persona, tutto quello che potrà essere fatto lo faremo”.

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Inchiesta Napoli, Di Maio: “Campania deve ritornare al voto. Vergognose le minacce ai giornalisti”

Tor, 20/02/2018 - 09:48

“L’inchiesta di Napoli dimostra che la terra dei fuochi è responsabilità politica prima ancora che camorristica, e responsabile dell’assassinio della mia gente, gente che sta morendo di tumore da anni, c’è anche la famiglia De Luca e anche il centrodestra con i consiglieri regionali di Giorgia Meloni che sono coinvolti nell’inchiesta di ‘fanpage‘”. Lo ha dichiarato il capo politico del M5s, Luigi Di Maio, a Cagliari per un incontro elettorale. “Sentir minacciare i giornalisti dal governatore De Luca è vergognoso – ha aggiunto – la Campania deve tornare a votare, facciamo dimettere questa Giunta regionale del Pd”.

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Ostia, per riscuotere il pizzo il clan degli Spada usava gli ex campioni di boxe

Tor, 20/02/2018 - 09:44

Arruolava ex campioni di boxe per riscuotere le estorsioni. È quello che faceva il clan degli Spada per minacciare i proprietari delle attività commerciali di Ostia. A raccontarlo è Il Messaggero, che spiega come sul litorale romano tutti pagasssero il pizzo, anche le attività gestite da stranieri: per chi si rifiutava c’erano minacce e violenze. È quello che sta emergendo dalle indagini. Gi esattori degli Spada venivano chiamati i “pugilatori” e nessuno osava denunciarli.

Spesso arrivavano a piedi, in due, chiedendo di parlare con il titolare. Il quale sapeva già di cosa si trattava. Non usavano mezzi termini: se il proprietario chiedeva tempo, loro rispondevano con un semplice “ripassiamo tra due giorni”. Altrimenti, come è successo al bar di via Alessandro Piola Caselli lo scorso aprile, venivano lasciate taniche di benzine accanto all’attività. Un messaggio chiaro per costringere i commercianti a pagare. È il caso di Fabrizio Rutilo, che ad un debitore diceva: “Ti faccio cercare da tutta Ostia… sai che vuol dì? … Ti spezzo tutte le costole. Io pijo le tenaglie e ti strappo i denti“.

Il reclutamento dei pugili non era un problema, data la gestione, da parte del clan, di varie palestre. L’offerta dei boss era sempre la stessa: “Vuoi guadagnare?”. E molti trovavano difficile rifiutare. Lo scorso 25 gennaio, furono eseguiti 32 arresti nella famiglia Spada e tra le accuse, per la prima volta, l’associazione mafiosa che fu poi confermata dalla Cassazione. Dai giorni successivi a quel blitz, gli investigatori hanno cominciato ad acquisire maggiori dettagli proprio dai commercianti che erano costretti a pagare il pizzo agli Spada.

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