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Il debito pubblico è davvero colpa di socialisti e Dc?

Sob, 20/10/2018 - 11:07

di Domenico Moro

I trattati europei e l’euro, imponendo austerità e inibendo l’implementazione di politiche economiche su misura per le necessità dei singoli Paesi, hanno ottenuto il risultato opposto a quello previsto dai decisori politici e dalla dirigenza della Banca d’Italia negli anni 80 e 90: il debito pubblico italiano è aumentato.

Il debito pubblico è in Italia uno dei temi principali, se non il principale, attorno al quale ruotano il dibattito economico e le scelte politiche. Il debito pubblico, giudicato eccessivo, è stata una delle motivazioni per l’adesione all’euro e ai trattati europei, allo scopo di costringere governi e parlamenti a una maggiore disciplina di bilancio, incidendo anche oggi sulle scelte di spesa e di politica economica. La maggior parte del debito pubblico attuale si è formata tra l’inizio degli anni 80 e l’inizio degli anni 90, raddoppiando dal 59,9% sul Pil del 1981 al 124,9% del 1994. Nonostante i vincoli europei alla spesa pubblica, oggi il debito risulta superiore ai livelli dei primi anni 90, raggiungendo il 131,8% sul Pil contro il 75,7% della media Ue e il 79% della media dell’area euro, ed essendo inferiore in Europa al solo debito greco.

L’obiettivo del presente post è capire perché il debito è raddoppiato tra 1981 e 1994 e perché successivamente non si è riusciti a ridurlo in modo significativo e duraturo.

Fig. 1 – Andamento del debito pubblico di Italia, Francia, Regno Unito, Germania e Spagna (in % sul Pil; 1861-2017)

Bisogna premettere che l’Italia è caratterizzata storicamente, sin dai primi decenni dopo l’Unità, da un debito pubblico relativamente alto rispetto al Pil, in conseguenza delle ingenti spese sostenute per lunghe guerre d’indipendenza, per la politica coloniale, l’organizzazione di una amministrazione nazionale e il sostegno pubblico dell’accumulazione autoctona di capitale.

Tuttavia, il divario con gli altri grandi Paesi europei non è mai stato né così ampio né così completo come nell’ultima fase storica, compresa tra il 1982 e il 2017 (Fig.1). Ad esempio, nell’ultimo ventennio del XIX secolo il debito pubblico italiano era in linea con quelli spagnolo e francese e, tra 1915 e 1945, nonostante le enormi spese dovute al continuo stato di guerra (Prima e Seconda guerra mondiale, Libia, Etiopia, Spagna) e la socializzazione delle perdite del capitale bancario e industriale durante la Grande crisi degli anni 30, rimase ben al di sotto di quello britannico e francese. Anche tra il 1945 e il 1975 il livello del debito rimase abbastanza basso e non troppo dissimile da quello degli altri Paesi.

L’interpretazione prevalente, ormai radicata nel senso comune, attribuisce il raddoppio del debito pubblico all’eccesso di spesa da parte dei governi socialisti e democristiani degli anni 80, dovuta in particolare alla corruzione e al clientelismo. Un’altra interpretazione riconduce l’accumulo del debito al saldo negativo del rapporto entrate/spese, quindi a un eccesso di spesa relativamente alla scarsità di entrate, dovuta alla bassa pressione fiscale e/o alla evasione ed elusione fiscale.

Fenomeni di corruzione e di clientelismo si sono verificati e hanno inciso sull’efficienza e sulla redistribuzione della spesa pubblica tra le classi sociali, ma non sono stati determinanti per la crescita del debito in rapporto al Pil.

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Dl Fiscale, Salvini: “Prossima volta che Conte leggerà e Di Maio scriverà chiederò una copia”

Sob, 20/10/2018 - 11:00
Conte ha la mia stima ma stavolta chiederò che quando lui leggerà il decreto e Di Maio prenderà nota una copia la voglio anche io”. Lo ha detto il ministro dell’Interno Matteo Salvini al Forum Internazionale Coldiretti a Cernobbio

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M5s, ho sognato che Di Maio rompeva con Salvini. Ed era tutto bellissimo

Sob, 20/10/2018 - 10:41

di Andrea Taffi

Ho fatto un sogno. Ho sognato che Luigi Di Maio, dopo le minacce (poi ritirate) di andare in procura a denunciare una indebita aggiunta sul testo del provvedimento istitutivo della cosiddetta pace fiscale (o condono: ognuno lo chiami come crede), tornasse in tv da Vespa e annunciasse l’immediata e irrevocabile decisione del Movimento 5 stelle di rompere l’alleanza di governo con la Lega.

Certo, visto il delicatissimo momento politico, dentro e fuori dall’Italia, il mio più che un sogno sembra un incubo. Eppure (credo) non è così, perché nel mio sogno Luigi Di Maio si sfogava e raccontava a Vespa e a tutti gli italiani che il rapporto con Salvini e la sua Lega non poteva proprio più continuare.

Lui, Di Maio, aveva sino a quel momento fatto di tutto per assecondare il suo alleato di governo, dimostrandosi (a quello scopo) disposto anche a perdere i consensi di parte del suo elettorato, a passare da leader politico incoerente e smanioso solo di potere e di poltrone. Ma adesso – dopo il tentativo di Salvini di fregarlo su una questione così importate per i 5 Stelle come il rifuggire da ogni impunità per gli evasori e i riciclatori – la misura era colma e non rimaneva altro che la rottura di ogni rapporto di governo con la Lega.

E alla obiezione di Vespa che così facendo consegnava il Paese nelle mani della destra pura rappresentata dal trio Salvini-Belusconi-Meloni, Luigi Di Maio calava l’asso e dichiarava il suo amore verso il Pd (non renziano). Sì, diceva ai candidati alla segreteria del Pd – tutti (in un modo o nell’altro) apertamente schierati contro Matteo Renzi e i renziani – che la crisi di governo e le future elezioni non avrebbero dovuto spaventare, anzi avrebbero rappresentato la vera opportunità di dare all’Italia un grande governo di sinistra (di varia natura e composizione, ma pur sempre di sinistra) voluto e amato non solo dal popolo italiano, ma anche dall’Europa.

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Di Maio, nel mio sogno, tornava a proporre un alleanza col Pd, senza però chiamarla “secondo forno”, ma, all’opposto rivendicandola con forza. E per dimostrare la sua sincerità, prometteva di non toccare la Legge Lorenzin sui vaccini, di non modificare le norma sulla legittima difesa, di non fare nessuna pace fiscale. Prometteva, persino di rivedere il reddito di cittadinanza per renderlo digeribile al Pd e all’Europa.

Poi mi sono svegliato, e ho letto che la crisi tra Movimento 5 stelle e Lega è finita e che tutto è tornato come prima. Allora mi sono chiesto: quale dei due scenari è quello giusto? Quello che ho sognato o quello che sto (che stiamo) vivendo? Non lo so e non mi rimane altro che aspettare quello che succederà quando, fra qualche giorno, sarà scaduto il tempo che la Commissione europea ha concesso all’Italia per rivedere i conti della manovra e quando, con molta probabilità, il governo giallo-verde risponderà che la manovra va bene così. Uno scenario futuro senza precedenti che mi fa chiedere a me stesso cosa, tra ciò che viviamo e ciò che ho sognato, sia il l’incubo.

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Balle Spaziali, Marco Travaglio smonta tre fake news e svela cosa è davvero successo tra Lega e M5s sul condono fiscale

Sob, 20/10/2018 - 10:16

E’ vero che i Cinque stelle hanno firmato un mega condono e poi se ne sono accorti e se ne sono pentiti? E’ vero che tutta l’Europa è preoccupata perché l’Italia vara il reddito di cittadinanza? E’ vero che Angela Merkel ha incontrato Giuseppe Conte e ha promosso le sue riforme che l’hanno molto impressionata?

Questa settimana Marco Travaglio in esclusiva su Loft smonta queste tre fake news per il 40esimo appuntamento di Balle Spaziali, disponibile in abbonamento su app e sito di Loft. Su piattaforma e app di Loft sono disponibili, sempre in abbonamento, anche le altre 39 puntate.

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Manovra, i banchieri invocano la Costituzione ma dimenticano un paio di cose

Sob, 20/10/2018 - 10:12

I deliri di onnipotenza dei banchieri raggiungono livelli di follia incontrollata quando le certezze consolidate e protette degli ultimi 25 anni sono messe in discussione o addirittura abbattute. Fanno quasi tenerezza. E’ avvenuto anche durante questa settimana quando si è avuta conferma che pure le banche contribuiranno alle coperture della manovra finanziaria con una deducibilità degli interessi passivi ridotta all’86% dall’attuale 100%.

Ricordiamo che per le banche gli “interessi passivi” rappresentano il prezzo che le stesse pagano ai risparmiatori per il fatto che questi ultimi depositano i loro soldi nelle casse degli istituti di credito. E’ il costo della “provvista” per poter fare poi gli “impieghi”, cioè erogare prestiti da cui ricevono invece in cambio interessi (attivi) da parte dei beneficiari.

Un normale processo produttivo, molto simile a quello di un fornaio che, per produrre il pane e venderlo a 2 euro al Kg, ha bisogno di comprare farina a 50 centesimi al kg.

Impudente invece lo sdegno con cui Giovanni Sabatini, direttore generale Abi, ha dichiarato che “il taglio della deducibilità degli interessi passivi delle banche è una misura contraria ai principi della Costituzione”. Ed ha aggiunto che “non si tratta di rimozione di agevolazioni ma di deducibilità dei costi di produzione. Gli interessi per le banche sono come la farina per il fornaio. Questa tipologia di misura andrà a incidere sul costo del credito”.

Memento per Sabatini, portavoce dell’associazione nostrana degli istituti di credito:

– il riferimento alla Costituzione da parte dei banchieri andrebbe evitato visto che nessuno ha mai ricordato, in questi ultimi 10 anni, all’indomani dei vari fallimenti bancari, che la Costituzione prevede anche che “La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme”. Ripetere ed imparare a memoria l’art.47 prima di parlare, con cattivo gusto, di carta costituzionale!

– Il terrorismo psicologico è un’arma ormai spuntata. Minacciare di chiudere ulteriormente i rubinetti del credito o di alzare il prezzo dei finanziamenti è un atto di autolesionismo gestionale che conduce le banche direttamente verso il default. Il panorama che si presenta dinanzi mostra una vulnerabilità del business bancario tradizionale minacciato dalle FinTech. Cosa stanno facendo le banche sul piano della Fintech per adeguarsi al nuovo modo di “consumare”? E come pensano di combattere i nuovi competitor che si stanno affacciando sul mercato? Nessuna risposta. Stanno arrivando i colossi come Google, Facebook, Yahoo ed il nostro sistema bancario utilizza ancora l’intimidazione come arma per ottenere privilegi. La preistoria! 

– L’ultimo “aiutino” alle banche da parte di un governo è del maggio 2017 quando è stata introdotta una modifica alla disciplina sulle imposte anticipate che di fatto si è tradotto in una agevolazione fiscale per le banche italiane in crisi. Un effetto delle correzioni alle norme sulle dta (deferred tax asset) varate dal governo Gentiloni con il decreto legge 50 del 2017 ovvero la manovra correttiva sui conti pubblici. La correzione ha consentito agli istituti di credito di beneficiare di uno sgravio maggiore sulle perdite fiscali grazie alla riformulazione dell’Ace (aiuto alla crescita economica). Il fornaio non ha beneficiato di questa agevolazione!

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Leopolda, Scalfarotto lancia comitati civici: “Non è embrione del partito di Renzi”. Ma c’è chi spera nel nuovo soggetto 

Sob, 20/10/2018 - 10:06

“I Comitati civici? Non saranno l’embrione del nuovo partito di Renzi”. Taglia corto Ivan Scalfarotto, l’ex sottosegretario allo Sviluppo economico e deputato dem, pronto a presentare l’iniziativa alla nona edizione della Leopolda. “Nessun tentazione di abbandonare un simbolo logoro e un partito abbattuto dalle sconfitte? No, siamo orgogliosi di quanto fatto.

I comitati serviranno a reagire a un governo che mette in dubbio le regole condivise”, ha continuato Scalfarotto. “Nessun nuovo partito, ma solo l’esigenza di aprirsi”, fa eco pure la senatrice ed ex ministra dem Valeria Fedeli. E non è l’unica a negare, tra i parlamentari più fedeli a Renzi, che i comitati civici possano servire a raccogliere le truppe in vista di un possibile addio. Eppure, al contrario, è nella base della Leopolda, storicamente più eterogenea rispetto a quella del Pd, che c’è chi spera nello strappo, più o meno lontano nel tempo. “Basta, è l’ora del nuovo partito di Renzi”, c’è chi rilancia. Altri ancora rivendicano: “Nel Pd non ci sono renziani e antirenziani, ma solo una corrente che vuol fare e una che traccheggia.

Spero che un nuovo partito di Renzi si porti con sé la prima”. Diversi insistono: “Non bisogna perdere più tempo”. Ma la base è divisa. Perché chi invece arriva alla Leopolda con in tasca pure la tessera del partito, o quantomeno arriva da una militanza storica nel Pd, vorrebbe invece evitare una possibile scissione: “I comitati? Non sono di certo la base di un nuovo soggetto, ma solo un modo per aprirsi alla società”. E ancora: “Bello pensare che possano farne parte ragazzi giovani, che magari non farebbero mai la tessera Pd”, spiega la millennial Arianna Furi. Altri, invece, sono certi che un nuovo soggetto renziano non ci sarà perché avrebbe percentuali di consenso minime: “Prenderebbe il 3%” – sentenzia un leopoldino, tesserato dem – “e non credo Renzi si voglia attestare a queste percentuali”.

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Leopolda, il ritorno del finanziere Davide Serra. Renzi lo esalta e attacca: “Salvini-Di Maio? Persi 700 milioni al mese”

Sob, 20/10/2018 - 10:01

C’è chi ricorda ancora le sue dichiarazioni esplosive sullo sciopero alla Leopolda 2014, quando Davide Serra – finanziere amico di Renzi e storico sponsor delle sue campagne elettorali – rivendicò la necessità di limitarlo, convinto che creasse più disoccupati. Parole che costrinsero l’ala renziana del Pd a immediate rettifiche, dopo uno scontro con la Cgil nel mezzo della riforma (contestata) del Jobs Act. Ora, anni dopo quelle polemiche, Serra ha fatto ritorno sul palco della Leopolda, alla sua nona edizione. Chiamato dall’amico ed ex premier per spiegare ai militanti i rischi sui mercati legati all’avvento del governo Conte pentaleghista.

Dopo più di vent’anni di residenza londinese, Serra aveva deciso di trasferire in Italia il suo domicilio, usufruendo dei vantaggi fiscali garantiti ai super ricchi che si trasferiscono in Italia, come aveva raccontato il Sole 24 Ore. In pratica, un’imposta sostitutiva forfettaria da 100mila euro all’anno sui redditi prodotti all’estero, introdotta dal governo del Pd con la legge di Bilancio 2017. Dalla Leopolda 9, Renzi ha invece esaltato l’amico, compresa la scelta di tornare nel nostro Paese: “Lui è stato considerato il demonio. Sono fiero di avere amici come Serra, ha scommesso sul suo cervello e ce l’ha fatta. Ora è tornato in Italia, credo possa dare il suo contributo”, ha aggiunto Renzi. Per poi attaccare il governo: “Di Maio ha abolito i vitalizi, tranne il suo. Per i vitalizi si pensa di ricavare trenta milioni l’anno. Ma a settembre 2018 lo stato ha già pagato 700 milioni di euro a causa della diminuzione della fiducia dei mercati sull’Italia, che ha portato alla crescita dello spread”. E ancora: “Settecento milioni di euro buttati per le dirette Facebook di Salvini e Di Maio”, ha aggiunto l’ex premier.

Da Serra, invece, una ‘lezione’ di finanza alla platea dei militanti renziani: “Cos’è la finanza? Non è un concetto astratto, ma la sommatoria dei risparmi di tutte le persone sul pianeta. Chi gestisce il risparmio deve portare delle opportunità, dire se un investimento è conveniente o no. Quando la Germania vuole fare un ponte prende in prestito 100, dopo cinque anni deve ridare 105. L’Italia quando chiede un prestito deve ridare 110-115. In quattro mesi questo 115 è diventato 120. Sembra poco, ma si sta parlando di 45 miliardi in più. Ogni anno se paghiamo il 2% in più c’è una tassa occulta”, ha attaccato.

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Rating, l’agenzia Moody’s taglia quello dell’Italia, ma l’outlook rimane stabile. Matteo Salvini: “Il governo va avanti”

Sob, 20/10/2018 - 10:00

L’agenzia Moody’s ha tagliato il rating dell’Italia: ora è stato fissato in Baa3 mentre prima era Baa2. L’outlook, però, rimane stabile. Le motivazioni che hanno portato i tecnici dell’agenzia internazionale al downgrade sono legate al sostanziale cambio di rotta del governo italiano sul fronte della strategia di bilancio. “L’Italia è un Paese solido“, ha commentato il vicepremier Matteo Salvini durante il suo intervento al Forum di Coldiretti a Cernobbio. “Mi dicono gli esperti che l’importante è che l’outlook sia stabile. È un ottimo avvicinamento al derby. Il governo andrà avanti nonostante le agenzie di rating, i commissari europei e qualche incomprensione interna. Faccio esercizio yoga per superarli”, ha detto ancora il leader leghista, ribadendo che “siamo qui per rispondere ai problemi degli italiani, non per far saltare i governi né per farci impaurire dalle agenzie di rating che in passato hanno clamorosamente dimostrato di fallire i loro giudizi come falliranno questa volta. È una buona manovra e andremo fino in fondo”.”Tutto come previsto“, è stato invece l’unico commento rilasciato da fonti di Palazzo Chigi alle agenzie di stampa.

La decisione di Moody’s si riferisce al “cambio concreto della strategia di bilancio, con un deficit significativamente più elevato” rispetto alle attese, spiega l’agenzia in una nota. Un comunicato in cui si parla anche di “mancanza di una coerente agenda di riforme per la crescita”, e questo ”implica” il prosieguo di una “crescita debole nel medio termine”. “È evidente che sia la lettera della Commissione europea che il declassamento erano nelle cose. La sfida che il governo deve fare propria è sulla crescita, spiegare l’analisi di impatto di questa manovra, evidentemente correggerla, postando più risorse sulla crescita, altrimenti la partita è persa“, ha detto il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, dal convegno dei Giovani imprenditori.

In più, secondo l’agenzia, le stime del governo italiano sulla crescita sono definite “ottimiste”: il debito “non calerà concretamente nei prossimi anni”, rimanendo stabile attorno al 130% del pil. Moody’s sottolinea poi che i piani dell’esecutivo non rappresentano un “coerente programma di riforme” che può spingere “la mediocre performance della crescita su base sostenuta”. L’agenzia si sofferma anche sulle possibilità di un’uscita dell’Italia dall’euro: al momento sono “molto basse”, ma potrebbero aumentare “se le tensioni fra il governo italiano e le autorità europee” sulla manovra e sugli impegni sui vincoli bilancio “dovessero subire una ulteriore escalation”.

Le critiche dell’agenzie di rating in pratica sono molto simili a quelle arrivate dall’Unione Europea: troppe spese aggiuntive, debito che non scende e stime di crescita troppo ottimistiche. Insomma, la manovra italiana continua a spaventare Bruxelles, che però non teme un effetto ‘contagio‘. Lo spread, infatti, continua a essere sopra quota trecento punti anche per le tensioni sul condono inserito nel dl fisco che hanno contrapposto le due forze di governo: il M5s e la Lega.

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Leopolda, Renzi contro tutti: dai dirigenti Pd “beneficiati e rancorosi” al governo di “cialtroni”. Poi rilancia: “Non starò zitto”

Sob, 20/10/2018 - 09:48

Dopo le batoste elettorali, le dimissioni da premier e segretario dem, almeno per una notte, tra i suoi militanti, Renzi torna nei panni del “rottamatore”, attaccando tutti, alla nona edizione della Leopolda a Firenze: dai dirigenti Pd che gli hanno voltato le spalle, bollati come “beneficiati e rancorosi“, fino al governo M5s-Lega, con Salvini e Di Maio accusati come “cialtroni“. Quasi sembra aver preso una macchina del tempo, come quella ‘DeLorean‘ sul palco, che accompagna lo slogan del film ‘Ritorno al futuro’, adottato dalla convention renziana. “Con me c’è un popolo che non si arrende”, ha continuato Renzi, di fronte a una sala gremita (quattro mila persone secondo gli organizzatori, ndr). Così, di fronte ai suoi militanti, Renzi è tornato ad attaccare il governo, evocando pure i dissidi tra Lega e M5s per irridere il premer Giuseppe Conte e il vice Luigi Di Maio  (“Uno detta e l’altro scrive”). E ancora: ”Al governo manca qualche cervello, altro che manine. State mettendo in pericolo il Paese, per colpa della vostra incompetenza”. Ma Renzi ne ha anche per la stampa. “Non starò mai zitto. Parlo come cittadino, come parlamentare e come innamorato dell’Italia”.

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Leopolda, l’entrata da star di Renzi. La base lo acclama: “Matteo, Matteo”. Lui ironico: “Il Fatto scriverà che osannate Salvini”

Sob, 20/10/2018 - 09:42

Si è aperta a Firenze la nona edizione della Leopolda, la kermesse di Matteo Renzi. L’ex segretario ha scelto un’entrata trionfale, da ‘star’, in mezzo ai militanti che lo applaudivano e lo abbracciavano. Poi, una volta sul palco, si è lanciato in una battuta ironica contro il Fatto Quotidiano, mentre la sua base lo acclamava invocando il suo nome “Matteo, Matteo”. “State buoni, tanto domani il Fatto scriverà che osannavate Salvini“, ha rivendicato sarcastico.

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Mondiali volley, in finale l’avversario più forte: la Serbia si presenta da favorita, ma l’Italia ha già smentito i pronostici

Sob, 20/10/2018 - 09:36

È più esperta, ha vinto un argento alle ultime Olimpiadi e l’Europeo l’anno successivo, era tra le favorite della vigilia e ha eliminato tutte le altre. La Serbia ha dimostrato di essere la squadra più forte di questi mondiali giapponesi, l’unica capace di battere anche l’Italia. Le azzurre invece sono partite in sordina, da outsider, è così arrivano anche alla finale (ore 12.40, diretta su Rai2) che potrebbe consegnare alla Nazionale femminile il secondo oro iridato della storia, a 16 anni dal primo. “Dobbiamo studiare la Serbia e vedere il match giocato contro l’Olanda. Cercheremo di individuare delle situazioni per metterle in difficoltà”, ha detto coach Davide Mazzanti, pochi minuti dopo la vittoria in semifinale. Le sue ragazze, trascinate da Paola EgonuMiriam Sylla, hanno superato tutti gli ostacoli anche contro i pronostici: manca l’ultima sorpresa.

La Serbia ci ha già sconfitto 3 set a 1 solo quattro giorni fa. Certo, l’Italia affrontava quella partita con la tranquillità di essere già qualificata alle semifinali e Mazzanti ne aveva approfittato per far riposare qualche titolare dando spazio alle riserve, come la schiacciatrice 18enne del Club Italia, Elena Pietrini, autrice di una buona prestazione in attacco e in servizio. Ora però siamo alla finale del mondiale: sarà una gara molto diversa.

Dall’altra parte della rete c’è una generazione di giocatrici serbe che negli ultimissimi anni ha dimostrato il suo valore, al punto che è stata ritenuta sin dall’inizio una delle favorite. Una squadra che per la prima volta nella sua storia arriva a questo traguardo, ma che nel 2016 alle Olimpiadi di Rio ha vinto la medaglia d’argento (perdendo la finale contro la Cina) e l’anno successivo ha trionfato nel campionato europeo sconfiggendo l’Olanda. Tutte le titolari sono esperte dei campi internazionali e questo può essere un elemento a loro vantaggio contro una squadra giovane come l’Italia, la cui età media è sotto i 23 anni. “Abbiamo qualche sassolino da toglierci con la Serbia, come ad esempio la prima gara di Rio 2016 – ha ricordato Miriam Sylla dopo la semifinale con la Cina – Ci sono tante cose che noi quest’anno vogliamo riprenderci”.

Nonostante giochino nei campionati più disparati (Russia, Turchia, Svizzera, Germania e altri ancora), uno dei loro punti di forza della squadra allenata da Zoran Terzic è l’essere un gruppo molto ben rodato: “È una formazione fortissima, non per niente considerata tra le favorite già alla vigilia del Mondiale da molti addetti ai lavori – spiega a ilfattoquotidiano.it Francesca Piccinini che un mondiale lo ha vinto – Possono contare su un opposto eccezionale, come Tijana Boskovic, ma anche su un collettivo equilibrato in cui spiccano delle attaccanti molto forti sia in posto 4, come Brankica Mihaijlovic, sia al centro, come Milena Rasic e Stefana Veljkovic”.

Bisognerà fare attenzione soprattutto alla Boskovic. Gioca opposto come Paola Egonu, ma ha una caratteristica che la rende insidiosa: è mancina. Nella classifica degli attaccanti è quinta con 167 punti realizzati (l’italiana è prima a quota 291), ma questo vuol dire anche che le alzatrici, la capitana Maja Ognjenovic e Bojana Zivkovic, variano molto il gioco: sfruttano di più le centrali e si affidano molto anche alla schiacciatrice Mihaijlovic, che è settima tra le top scorer dietro Miriam Sylla. In sostanza, ci vorranno tutti i muri di Cristina Chirichella e Anna Danesi per fermare gli attacchi, ma anche i migliori interventi difensivi del libero Monica De Gennaro e di chi si troverà in seconda linea, soprattutto Lucia Bosetti che con la sua esperienza può fare la differenza in un gruppo giovanissimo. Per il resto, Ofelia Malinov dovrà dirigere i giochi con fantasia, sapendo però che nei momenti difficili può sempre affidarsi alla solita Egonu.

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Omicidio Khashoggi, l’Arabia Saudita ammette: “Il giornalista è stato ucciso nel nostro consolato a Istanbul”

Sob, 20/10/2018 - 09:36

Di fronte alle richieste sempre più pressanti di chiarimenti da parte della comunità internazionale, e minacciata di sanzioni dal suo maggiore alleato, gli Usa, l’Arabia Saudita ha ammesso che il giornalista dissidente Jamal Kashoggi è stato ucciso “per errore in una colluttazione”, durante un interrogatorio finito male nel suo consolato a Istanbul. Ma sulla dinamica dell’episodio, e su dove sia finito il corpo, continua a regnare il mistero. L’annuncio è stato dato dalla tv di Stato nella tarda serata di venerdì, anticipando le conclusioni preliminari della commissione d’inchiesta interna sulla scomparsa dell’editorialista del Washington Post, entrato nel consolato il primo pomeriggio del 2 ottobre e mai ritrovato.

La televisione di Riad, citando i risultati preliminari di un’inchiesta ufficiale, ha affermato che Khashoggi è deceduto in seguito ad una rissa con alcune persone che lo avevano incontrato per un appuntamento nella sede diplomatica. Diciotto cittadini sauditi sono stati arrestati, mentre è stato rimosso dall’incarico il generale Ahmed al Asiri, uomo di punta dei servizi segreti e consigliere della Corona. La televisione ha aggiunto che il re Salman intende presentare una proposta per riformare i servizi d’Intelligence. In serata il presidente americano Donald Trump, che giovedì aveva detto di considerare probabile la morte di Khashoggi, era tornato a minacciare sanzioni contro l’Arabia Saudita se fossero emerse chiaramente le sue responsabilità. L’inquilino della Casa Bianca aveva detto che probabilmente entro lunedì avrebbe ottenuto tutte le informazioni del caso. “Scopriremo chi sapeva cosa, quando e dove, e decideremo”, ha affermato Trump. Un segnale che la pressione per Riad si stava facendo ormai insostenibile.

Che il cerchio si stesse ormai stringendo era apparso chiaro anche dalle parole pronunciate ieri dal ministro degli Esteri turco Mevlut Cavusoglu: “Abbiamo alcune informazioni e prove e condivideremo con tutto il mondo i risultati dell’inchiesta“, aveva spiegato il capo della diplomazia di Ankara. Secondo quanto ricostruito dal New York Times sulla base delle rivelazioni di un “alto funzionario saudita”, Jamal Khashoggi “ha tentato di fuggire dal Consolato, lo hanno fermato, preso a pugni. Lui ha iniziato a urlare, allora uno dei presenti lo ha preso per il collo, strangolandolo fino alla morte“. “C’è un ordine generale del Regno di far rientrare i dissidenti che vivono all’estero. Quando Khashoggi ha contattato il Consolato, il generale Assiri ha inviato il team di 15 uomini”, aggiunge la fonte citata dal quotidiano.

Giovedì la procura di Istanbul ha interrogato come testimoni 15 dipendenti turchi della sede diplomatica di Riad. Tra loro contabili, tecnici, operatori telefonici e anche l’autista del console. Non c’era lui però alla guida del minivan nero modello Mercedes Vito con targa diplomatica ispezionato dai tecnici della scientifica turca utilizzando sostanze chimiche in grado di rendere evidenti tracce ematiche non visibili a occhio nudo. Sarebbe questo il mezzo con cui il corpo di Khashoggi – o i suoi resti – sono stati trasportati fuori dal consolato. Prima, alle 15:09, poco meno di due ore dall’ingresso del reporter, nella residenza del console. Poi in una località lontana, forse la Foresta di Belgrado, il bosco meta di escursionisti alla periferia europea di Istanbul, dove in queste ore proseguono le ricerche della polizia.

Nonostante le prime notizie sull’inchiesta saudita, l’immagine in Occidente di Riad, e in particolare del principe ereditario Mohammed bin Salman, appare sempre più compromessa. Boicottata dai ministri economici di Europa e Stati Uniti e dal Fondo monetario internazionale, la sua “Davos del deserto” inizierà martedì decimata dalle defezioni. Ieri ha annunciato il forfait un altro gigante economico, Airbus, che si unisce a diverse grandi aziende e banche, da Uber a Hsbc, e ai big dell’editoria Usa, tra cui Cnn e New York Times. Il segretario al Tesoro americano, Steve Mnuchin, anche lui tra i disertori dell’evento, sarà però a fine mese a un incontro sulla lotta al terrorismo a Riad. E sul caso alzano la voce anche gli avversari dell’Arabia Saudita in Medio Oriente. Dal Libano il capo di Hezbollah, Hassan Nasrallah, l’ha invitata a prendere una decisione “coraggiosa” e porre fine alla guerra in Yemen, sostenendo che “l’immagine nel mondo dell’Arabia Saudita è al suo minimo storico”.

 

 

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Via d’Amelio, il pm Petralia: “Contrada e i vertici del Sisde a pranzo con i magistrati di Caltanissetta durante le indagini”

Sob, 20/10/2018 - 09:27

I vertici dei servizi segreti guidati da Bruno Contrada andavano a pranzo con quelli della procura di Caltanissetta durante le prime indagini sulla strage di via d’Amelio. Incontri conviviali con magistrati e 007 seduti allo stesso tavolo mentre si andava delineando quello che i giudici della corte d’Assise nissena hanno definito come uno “dei più grandi depistaggi della storia italiana“. A raccontarlo è uno dei pm che a quegli incontri partecipò di persona: Carmelo Petralia, sostituto procuratore applicato a Caltanissetta subito dopo le strage di via d’Amelio. “Fu un pranzo all’Hotel San Michele a Caltanissetta, al quale partecipammo: il procuratore capo, l’aggiunto, io ed altri colleghi della distrettuale, tra applicati e titolari. E c’erano i vertici del Sisde,  tra questi, questo signore dai capelli bianchi, che io non avevo mai visto, se non forse in fotografia che, poi, insomma, seppi essere Contrada. C’erano anche un po’ di battute, c’era molta, non dico familiarità, comunque, un ambiente dove tutti gli altri si conoscevano abbastanza bene”.

Un fatto inedito emerso durante l’audizione del magistrato davanti alla commissione Antimafia dell’Assemblea regionale siciliana. Il presidente, Claudio Fava, ha aperto un’indagine dedicata alla strage che ha ucciso il giudice Paolo Borsellino. Una decisione successiva al deposito delle motivazioni dell’ultimo processo, il Borsellino Quater, nata proprio per focalizzare l’attenzione dei commissari siciliani sul depistaggio delle prime indagini su via d’Amelio. Alla sbarra attualmente ci sono i poliziotti Mario Bo, Michele Ribaudo e Fabrizio Mattei: accusati di calunnia in concorso, per la pubblica accusa sono gli agenti che indottrinarono il falso pentito Vincenzo Scarantino.

Il lavoro della commissione Fava, però, punta più in alto: alle ingerenze nelle indagini dei servizi segreti, all’epoca guidati da Bruno Contrata. E su questo hanno puntato alcune delle domande rivolte a Petralia, audito l’11 ottobre a Palazzo dei Normanni. A cominciare dalla nota del Sisde dell’10 ottobre del 1992, che conteneva una dettagliata radiografia con tutto ciò che, al tempo, risultava alle forze dell’ordine su Vincenzo Scarantino e i suoi familiari, con i precedenti penali e giudiziari a carico degli stessi. Compresi i rapporti di parentela e le affinità con esponenti delle famiglie mafiose palermitane. Quella nota è un atto fondamentale del depistaggio perché comincia a costruire il curriculum criminale di Scarantino, che in realtà era solo un balordo di borgata. Perché i servizi collaborarono in maniera così decisiva al depistaggio? E i magistrati attivi all’epoca a Caltanissetta avevano percezione del coinvolgimento degli 007 nelle loro indagini? “Sì. Io ne ebbi una chiara, proprio, una plastica, materiale percezione perché vi fu un incontro a cui venni invitato a partecipare”, ha raccontato Petralia rievocando il pranzo con Contrada. Un incontro successivo alla nota del Sisde, che tra l’altro era stata richiesta espressamente da Giovanni Tinebra, all’epoca procuratore capo di Caltanissetta. “A me il fatto che sia stata fatta una richiesta al Sisde, espressamente, di dare un contributo alle indagini –  cosa assolutamente anomala per una procura – sfuggiva”, dice Petralia, spiegando di avere appreso questa coincidenza solo successivamente.

L’anomalia in quel caso – cioè una delle stragi più efferate e misteriosa della storia italiana – non era tanto che i servizi collaborassero alle indagini, ma che il loro impiego fosse stato chiesto in via ufficiale. “Tutti quelli che abbiamo lavorato per anni nelle procure sappiamo che noi non possiamo avere un contatto diretto con i servizi. In nessun fascicolo processuale può comparire un foglio dove ci sia scritto ‘Centro Sisde‘ o ‘Centro Aisi‘, però saremmo ipocriti se non dicessimo che una certa collaborazione a volte la si ha, ma attraverso le forze di polizia. Che ci siano rapporti tra la magistratura inquirente.  Stiamo parlando di rapporti istituzionali normali, sia pure mediati dalle forze di polizia giudiziaria. Ma lì si era andato oltre “, continua il magistrato.  Rimasto molto impressionato da quel pranzo con gli 007 di Contrada: “Quello che veramente mi ha colpito è stato il pranzo, per questo ve l’ho citato per primo”. Anche perché una settimana dopo quell’incontro dell’hotel San Michele Contrada venne arrestato: sarà condannato a dieci anni di carcere per concorso in associazione mafiosa. La Cedu ha poi cancellato quella condanna ma non i fatti per i quali è stata emessa: il numero due dei servizi era un concorrente di Cosa nostra. Ma indagava sugli assassini di Borsellino. Comincia così il depistaggio di via d’Amelio: a pranzo, a Caltanissetta.

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Pace fiscale, oggi il Cdm della verità: si media sul condono. L’incognita del rapporto tra Di Maio e Salvini

Sob, 20/10/2018 - 09:22

L’ora X è per le 13. Ma sul tavolo del vertice di governo prima, e su quello del consiglio dei ministri poi, non ci sarà solo lo scontro sul condono nel decreto fiscale. Si parlerà anche di quello edilizio per Ischia, dell’Rc auto e del decreto sicurezza. In mezzo ci sarà il presunto “chiarimento” tra i leader. Matteo Salvini è “arrabbiato” perché il Movimento 5 stelle gli dà dell’amico degli evasori e sostiene di non voler “passare per scemo”. Nel pomeriggio di ieri ha attaccato Giuseppe Conte e Luigi Di Maio: “Lunedì in Cdm uno leggeva e l’altro verbalizzava”. A stretto giro la replica dell’altro vicepremier: “Da bugiardo non voglio passare e anche per questo quando mi si dice che ero distratto, io non ci sto”.

Il rischio è che 48 ore di litigio possano comunque lasciare tossine nei rapporti interni alla maggioranza e che qualcosa nell’alleanza stretta intorno al contratto di governo si sia “rotto”. È in questo clima che si lavora a una mediazione sulla “pace fiscale” voluta dalla Lega. Di Maio chiede di eliminare la depenalizzazione del riciclaggio, visto che applicandola ai capitali all’estero si rischia di far ripulire proventi mafiosi. La Lega replica che senza depenalizzazione tanto vale togliere di mezzo la misura, perché nessuno aderirebbe. Ma l’ipotesi c’è: fissare il tetto totale della sanatoria a 100mila euro, escludere beni e capitali all’estero, sanzionare il riciclaggio. L’altra alternativa è stralciare la norma: il mancato gettito, sarebbe – secondo fonti di governo citate dall’agenzia Ansa – compensabile con altro.

Anche ieri Conte ha tentato di gettare acqua sul fuoco: ha declassato la questione a “problema tecnico“, assicurando che non solo la “maggioranza è solida”, ma anche “responsabile”: “Si farà sintesi”. Ma il clima tra i due vicepremier non è serenissimo. Il Carroccio, come spesso capita, ha mandato avanti il sottosegretario Giancarlo Giorgetti: A furia di invocare “complotti”, avverte a Repubblica, “non si va avanti”, ci si “schianta”. “Se c’era qualcosa che non andava potevano chiamarmi”, dice Salvini, innervosito da parole come quelle di Roberto Fico (“No al condono, non siamo uguali alla Lega”). E così, la replica che sembra ritorsione. Mentre Salvini fa sapere che vuole ricucire e sarà a Roma per il Cdm, la Lega annuncia un emendamento per restringere le maglie del condono a Ischia (“A condono, condono e mezzo”, dice un leghista) e lo stop alla norma su Rc auto voluta da M5s. “Ci auguriamo che non facciano scherzi sulla legittima difesa”, dice Nicola Molteni. Ma è il decreto sicurezza a fare infuriare Salvini: “Il M5s ha annunciato 81 emendamenti, come se fosse all’opposizione. Nel decreto dignità c’erano cose che non mi andavano bene e che ho accettato”, dice rivolgendosi a DI Maio.

Il leader M5s ha ribattuto sempre su facebook: “Lui è in Trentino in campagna elettorale, non si lamenti”. Riccardo Fraccaro prima giudica le proposte M5s “81 buone idee“, poi assicura che passeranno solo norme condivise. Nel frattempo è arrivata la precisazione di Palazzo Chigi : una nota per chiarire che la norma sul condono, frutto di un accordo politico, è arrivata in Cdm “in bianco” e perciò non è stata verbalizzata da Di Maio, come accusa Salvini. Solo a riunione in corso  dai tecnici è giunta una “bozza” di testo nelle mani di Conte e non tutti l’hanno letta. Questione chiusa? Salvini e Fraccaro assicurano che si risolverà: il governo durerà “cinque anni”. Ma intanto, dicono dal M5s, per evitare nuovi errori in futuro passerà tutto dal preconsiglio: “Domenica scorsa Giorgetti non ha voluto farlo“. Qualunque cosa uscirà dal Cdm, Di Maio proverà a ricendicarla come una sua vittoria: in serata, infatti, a Roma arriva la manifestazione nazionale dei 5 Stelle.

 

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Sul Fatto del 20 ottobre – Intervista a Conte sul Condono: “Ora si azzera tutto, vale solo il contratto”

Sob, 20/10/2018 - 00:31
L’intervista Giuseppe Conte: “Mai aiuti ai grandi evasori, vale il contratto di governo”

Il premier – Oggi si tiene il Consiglio dei ministri che deve decidere sul condono: “Nessuna crisi, faremo una nuova deliberazione”

di Contratto o tutti a casa di

Com’è ridotta la maggioranza, con la Lega che gioca a fregare i 5Stelle, i 5Stelle che si fanno fregare e il Contratto di governo ridotto a carta straccia da un condono partito mini e arrivato maxi, lo vediamo. Come sono ridotte l’opposizione e l’informazione al seguito, lo leggiamo. Nessuno conosce tutti i particolari del casus […]

I mercati Scure di Moody’s sulla manovra: ora lo spread fa paura

Il voto L’agenzia Usa ha tagliato il rating dell’Italia a Baa3, un solo gradino sopra la soglia del debito spazzatura: “Deficit elevato”

di La Storia La terra dei fuochi ora parla lumbard

Fiamme in Val Padana

di Quasi amici Il governo non cade, ma tra i gialloverdi volano schiaffoni

Manina – Salvini rinuncia alla sanatoria ma insiste: “Di Maio sapeva” Il 5Stelle: “Non passo per bugiardo”. E i suoi ce l’hanno con Giorgetti

di Luca De Carolise Tommaso Rodano Commenti La manina e il colle: chi nega i fatti

Al netto di tutte le opinioni politiche che si possono avere sulla manina che ha esteso e allargato la pace fiscale o condonino, c’è un dato oggettivo nelle cronache di queste ore che evidenzia il pregiudizio generale della stampa italiana, se non la malafede, nei confronti del vicepremier Luigi Di Maio e del movimento che […]

di Fabrizio D’Esposito L’arte deve circolare: è dell’umanità

Caro Direttore, con Tomaso Montanari ci conosciamo da anni, e non nascondo l’amicizia e la simpatia reciproca che ci lega. Abbiamo punti in comune, come il disgusto per una certa classe politica, e punti non in comune, come la circolazione del bene culturale. Una cosa però condividiamo entrambi: l’amore per il patrimonio storico artistico. Io […]

di Fabrizio moretti* Il sabato del villaggio È ora di rimettere il trattino fra centro e sinistra

“Se la democrazia esiste, se non è un puro interregno, si può dire che la sua condizione naturale di vita sia la crisi” (dalla prefazione di Sergio Corduas in “La crisi della democrazia” di Josef Ludvìk Fischer – Einaudi, 1997 – pag. VII) Nel solco della migliore tradizione del cerchiobottismo italico, riaffiora una corrente di […]

di Giovanni Valentini Politica Scalata Alitalia (finta) Baldassarre e Valori, la Cassazione annulla l’assoluzione

Due anni fa l’ex presidente della Consulta, Antonio Baldassarre, e l’ex Presidente di Autostrade, Giancarlo Elia Valori, furono assolti in Appello dall’accusa di manipolazione del mercato. Ieri la Cassazione ha annullato l’assoluzione. I due erano stati condannati in primo grado a 2 anni di reclusione per la scalata presuntamente finta all’Alitalia. Secondo i Pm della […]

di La storia Fu fallo di mano? Il Senato al Var decide su D’Anna

Diritto – L’ex verdiniano si difende in Giunta: un Gip vuole processarlo per un gestaccio rivolto a Lezzi nel 2015. Lui giura: “È un equivoco”

di Ilaria Proietti “Che tempo che fa” Fazio invita il sindaco Mimmo Lucano, ma la Lega si oppone

Fabio Fazio ha invitato a “Che tempo che fa”, domani sera, Mimmo Lucano, il sindaco di Riace (Reggio Calabria) finito agli arresti domiciliari poi trasformati in divieto di dimora con l’accusa di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina attraverso uno o due matrimoni di convenienza e frode in pubbliche forniture per l’appalto dei rifiuti a due società non […]

di Cronaca Pena patteggiata Fonsai, Giulia Ligresti in carcere: dovrà scontare 2 anni e 6 mesi

È stata arrestata Giulia Ligresti, figlia dell’imprenditore Salvatore Ligresti, come conseguenza del patteggiamento a 2 anni e 8 mesi di reclusione concordato a Torino nel 2013 nell’ambito dell’inchiesta Fonsai. Il Tribunale di sorveglianza del capoluogo piemontese ha infatti respinto la richiesta di scontare il residuo della pena svolgendo dei lavori socialmente utili. È scattato così […]

di Roma “Marra aveva un ruolo, altro che passacarte”

Processo Raggi. Sentita un’investigatrice sull‘incarico al fratello del dirigente. Il 23 parla la sindaca

di Vincenzo Bisbiglia La sentenza Quando il tabulato non basta per difendere un giornalista

Il caso Montolli-Genchi. L’autore condannato per diffamazione: la parola di un ex generale smonta le risultanze telefoniche

di Mondo Brasile Elezioni, ondata di fake news su Whatsapp: Haddad chiede estromissione di Bolsonaro

Il secondo turno delle Presidenziali il 28 ottobre

di Londra Assange ospite sgradito: gatto compreso

Divorzio – Il fondatore di Wikileaks fa causa all’Ecuador che lo accoglie nell’ambasciata da sei anni

di Il personaggio – Ideologo – I legami dell’ultra-putiniano con “l’internazionale sovranista” Dugin, il Rasputin che ispira il Cremlino (e anche i leghisti)

Come il suo mentore, Gianluca Savoini, 54 anni, leghista da sempre, non parla il russo – ci pensa la moglie Irina che è di San Pietroburgo – però è lo sherpa di Matteo Salvini alla corte di Putin, e soprattutto è il gran tessitore dei fili sempre più stretti fra il Carroccio e Russia Unita, […]

di Cultura Sofia Goggia L’infortunio

A 10 giorni dall’inizio del Gigante di Soelden in Austria, Sofia Goggia è caduta durante gli allenamenti sulla pista di Hintertux. Dolorante al malleolo della gamba destra, la campionessa olimpica ha interrotto la discesa e oggi sarà visitata a Milano dalla Commissione Medica Fisi. Se l’infortunio dovesse rivelarsi grave, metterebbe a rischio la sua partecipazione […]

di IlPronostico Neanche la Juve oscura le luci a San Siro

Per il derby della Madonnina di domenica sera saranno 169 i Paesi tele-collegati

di Mondiali Cercatrici d’Oro: le azzurre del volley e la rivincita Finale

Stamattina l’ultima sfida contro la Serbia, l’unica squadra che finora ha battuto l’Italia (che però era già qualificata). Ieri la partita al cardiopalma contro la Cina olimpica

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Rai, il presidente Marcello Foa: “Soros finanzia gli eurodeputati del Pd”. Il gruppo dem a Bruxelles: “Lo quereliamo”

Pet, 19/10/2018 - 21:56

“Un numero enorme di eurodeputati, fra cui l’intera delegazione del Pd, ha ricevuto finanziamenti dal miliardario George Soros“. Lo sostiene il neo-presidente Rai, Marcello Foa, in un’intervista al quotidiano israeliano Haaretz. Foa ha citato un “rapporto” che confermerebbe la sua tesi, la cui esistenza il quotidiano specifica di “non poter confermare“. Haaretz cita a questo proposito il portavoce del Pd, Roberto Cuillo. Secondo quest’ultimo Foa si riferisce a un rapporto di una società di consulting che aveva stilato una lista di eurodeputati le cui posizioni erano ritenute vicine a Soros, circolato l’anno scorso sui media populisti ed euroscettici. Gli attacchi a Soros da parte di Donald Trump e Viktor Orban, ha aggiunto il numero uno del servizio pubblico, non si possono considerare antisemiti, perché dovuti ai comportamenti. “Se fosse attaccato in quanto ebreo sarebbe antisemitismo, ma non è quello che accade e ritengo sia offensivo usare l’antisemitismo come alibi per soffocare questo dibattito”, ha argomentato.

Indignate le reazioni degli esponenti democratici. “Da mesi ripetiamo che il profilo di Marcello Foa alla presidenza della Rai non è quello giusto. Ad ogni sua uscita pubblica ne abbiamo una disarmante conferma. Per risolvere il problema basta che ci venga finalmente garantito l’accesso agli atti della commissione di Vigilanza relativi alla sua elezione. Tutti sanno che è illegittima. È il modo più elegante per uscire dall’imbarazzo e liberare il servizio pubblico, da polemiche che saranno continue e sempre più pesanti”, dice il capogruppo al Senato Andrea Marcucci. “Può un presidente che la legge vuole di garanzia dire amenità e sparare fake news contro la principale forza di opposizione? Forse in Venezuela, speriamo non ancora in Italia”, conclude.”Le parole di Marcello Foa al quotidiano israeliano Haaretz sono gravissime e vergognose. Foa parla come un esponente politico, addirittura come un portavoce del governo Salvini-Di Maio e attacca anche un partito di opposizione, il Pd, inventando balle“, afferma il deputato Pd Michele Anzaldi.

E il gruppo del Pd all’europarlamento, invece, minaccia le vie legali. “Foa, ricicla una vecchia balla su presunti rapporti tra gli eurodeputati Pd e George Soros, aggravandola con una diffamazione nei nostri confronti. Abbiamo deciso tutti insieme di portarlo davanti ad un tribunale della Repubblica. Dovrà rispondere in sede penale con relativo risarcimento danni”, fa sapere l’europarlamentare Patrizia Toia in rappresentanza dei colleghi. Gli fa eco David Sassoli, eurodeputato ed ex conduttore del Tg1:” Non avrei mai immaginato di dover querelare e chiedere i danni al presidente della Rai“, dice.

 

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Manovra, Moscovici: “Un’Italia senza euro non avrebbe senso, i cittadini sono a favore della moneta unica”

Pet, 19/10/2018 - 21:23

Un’eventuale uscita dell’Italia dall’euro “non avrebbe alcun senso: i cittadini italiani, nella loro grande maggioranza, sono attaccati l’euro, secondo i sondaggi, più del 60% sono a favore”. Lo ha detto il commissario europeo per gli Affari economici, Pierre Moscovici, in conferenza stampa alla Rappresentanza Ue a Roma. “Naturalmente gli italiani si pongono molto quesiti sull’euro – ha sottolineato Moscovici – ma dobbiamo fare di tutto affinché questo patrimonio comune sia consolidato e rafforzato, perché so quanto la questione delle ineguaglianze siano sentite. Un’uscita dall’euro sarebbe contro gli interessi degli italiani, contro tutti”.

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Salute, la privacy e il fascicolo digitale. Regione che vai e regole che trovi. Medici obiettori: “Vanno tutelati gli assistiti”

Pet, 19/10/2018 - 21:09

Serve a semplificare la vita al cittadino e a garantire migliori servizi a minori costi. Il Fascicolo sanitario elettronico (Fse) però continua a dividere e generare caos, per chi vi accede e perfino per chi gli resiste: sta partendo ora in Sicilia, mentre in altre 15 regioni è attivo da tempo. Restano ancora escluse Abruzzo, Basilicata, Calabria e Campania. Regione che vai, regole che trovi. Così la “rivoluzione” della sanità digitale, nonostante i tentativi unificanti siano partiti nel 2012, ad oggi resta disponibile solo per una parte degli italiani, per altri è ancora preclusa.

La misura di questo incedere scomposto del Fse la offre anche il diverso “trattamento” riservato al medico che per motivi legati alla tutela della privacy e alle garanzie sulla corretta conservazione del dato personale degli assistiti, si rifiuta ostinatamente di inserire i dati. Anche qui, Regione che vai e trattamento che trovi. La dimensione plastica del caos e delle implicazioni di questa delicata fase della digitalizzazione sanitaria sarà oggetto domani in un incontro pubblico dal titolo “Salvaguardia e sicurezza della relazione medico-paziente nella Sanità digitale” (ore 15:30, via Roma 98) al centro polifunzionale del comune magentino di Marcallo con Casone, dove interverranno docenti del Politecnico di Milano esperti in organizzazione della sanità, medici di base e promotori dell’associazione SicurDott che si occupa di privacy e sanità elettronica.

L’incontro avviene nel piccolo comune lombardo perché qui si è materializzato il limite del sistema, allorché il medico di base Nicola Di Lorenzo, che da una vita curava i cittadini di Marcallo, ha deciso di mettersi di traverso e fare il medico-obiettore, contravvenendo così alle indicazioni del Ministero, delle rispettive Ast e delle Regioni che rincorrono la digitalizzazione e il consenso dei pazienti anche a suon di incentivi in busta paga ai medici di base. A Di Lorenzo l’Ast ha revocato la convenzione, provocando la sollevazione di un migliaio di pazienti, una raccolta firme con petizioni e ad oggi il suo caso è tutt’altro che chiuso, perché ha innescato la prevedibile girandola tribunalizia. Al suo fianco ci sarà Francesco del Zotti, vicepresidente di SecurDott e membro di una Commissione della federazione degli  ordini nazionali dei medici in merito alla Information Communication Technology. Sarà lui a raccontare come un altro medico, stavolta in Friuli, abbia apposto analogo rifiuto senza incorrere in alcuna sanzione.

Sempre per la regola della Regione di appartenenza. Si tratta di Stefano Vignando, medico di medicina generale di Palmanova (Udine) che esercita da 36 anni e così – al fattoquotidiano.it – testimonia la sua “resistenza”: “Io lavoro con carta e penna come 10 anni fa per scelta, non perché sia rimasto indietro con la tecnologia ma perché quando uso il mio pc, rigorosamente disconnesso alla rete, sono in grado di garantire la riservatezza e la certezza dell’inviolabilità dei dati dei miei assistiti. E se tali dati vengono diffusi impropriamente è per mia responsabilità professionale, penale e civile e deontologica. Ma se io li metto in un sistema che porta quel dato nella disponibilità di altri, nello specifico della regione e dei ministeri della Salute e dell’Economia, non sono più in grado di garantire nulla, cioè l’inviolabilità del dato sensibile. Ma l’ho messo in rete io e ne sono il responsabile. Siccome abbiamo come medici un codice deontologico che supera leggi e leggine, vado avanti così e nessuno mi viene a dir nulla. Sanno come la penso”.

“Nelle mani di chi finisca la storia clinica dell’assistito, le sue patologie ed eventuali prescrizioni non è ad oggi così certo”, mette il dito nella piaga Del Zotti. “Mentre sulle schede informative del farmaco vengono riportati benefici attesi, controindicazioni ed eventuali effetti collaterali, tutto lo stile comunicativo che accompagna questa scomposta e massiccia operazione di raccolta dati tramite Fse è improntato all’accentuazione degli aspetti positivi e sottovalutazione, se non proprio omissione, di rischi connessi. Che non sono neppure latenti, visto l’interesse delle industrie e il commercio di big data. Può il medico rifiutarsi di fare da sostituto di garanzie così carenti sotto il profilo della sicurezza? Secondo noi no, deve operare nel supremo interesse del paziente, respingere eventuali pressioni contingenti e semmai adoprarsi per una diffusa cultura del trattamento dei dati sanitari che funga da anticorpo alla tentazione dei click facili che portano ad adesioni non pienamente informate”.

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La videodenuncia di Salvini: “Un nuovo sconfinamento della polizia francese, è atto ostile”. Le immagini a Claviere

Pet, 19/10/2018 - 20:50

Una provocazione e un atto ostile“. Di più: un episodio che rischia di danneggiare i rapporti tra Italia e Francia. Così Matteo Salvini ha definito lo sconfinamento da parte della polizia francese per riportare migranti in territorio italiano, denunciando l’accaduto con un video postato su Facebook, prima ancora che la polizia e la Procura abbiano acquisito gli elementi per aprire un’indagine”. Ma per la Francia si tratta solo di “una una procedura di non ammissione alla frontiera del tutto conforme alla prassi concordata tra la polizia francese e la polizia italiana, nonché al diritto europeo”, come si legge in un comunicato della prefettura della regione francese delle Hautes-Alpes.

L’episodio è avvenuto venerdì mattina alle 9.30 ed è stato ripreso da un cittadino di Claviere, lo stesso paese a 3 chilometri dal confine francese dove una settimana fa la Digos ha notato e fotografato un furgone della gendarmeria francese scaricare due migranti nelle vicinanze di una galleria. Nel filmato, che dura una trentina di secondi, si vede una jeep bianca con i lampeggianti sul tetto, ferma sul bordo della strada. Secondo il Viminale è territorio italiano ma dalle immagini non è chiaro (sullo sfondo c’è il cartello blu con l’indicazione di un Paese europeo). L’auto è ripresa dall’alto e accanto ci sono tre persone, presumibilmente migranti, due dei quali con uno zaino. Un uomo indica loro la strada da intraprendere, poi risale in auto. “È una provocazione e un atto ostile  i rapporti tra Italia e Francia rischiano di essere gravemente danneggiati”, ha detto Salvini.

“La Francia ha ammesso che venerdì scorso ha trasportato, ‘per errore‘, un paio di immigrati in territorio italiano . A Parigi si sono perfino risentiti, perché non ho accettato le scuse e ho chiesto mi venissero fornite le generalità degli stranieri abbandonati nei boschi. I francesi non hanno risposto”. dice ancora il leader della Lega segnalando un presunto nuovo caso:”La polizia di Macron entra in Italia e lascia per strada un gruppo di persone. Chi sono? Da dove vengono? Perché non siamo stati avvertiti? Senza spiegazioni rapide, complete e convincenti – minaccia il ministro – ci troveremmo di fronte a un atto ostile” che inciderà sui rapporti tra i due paesi, “non per colpa nostra”.

Toccherà alla procura far luce sull’ennesimo episodio su un confine dove da un pezzo girano voci di comportamenti disinvolti da parte dei francesi e dove da mesi si ripetono situazioni controverse. Il 29 dicembre dell’anno scorso un documentarista ha ripreso a Bardonecchia un furgone bianco con all’interno personale in divisa della gendarmerie francese arrivare e ‘scaricare’ davanti alla stazione due persone di origine africana”, a marzo una pattuglia di doganieri francesi ha fatto irruzione a Bardonecchia in un locale utilizzato da una Ong per sottoporre un nigeriano ad un test antidroga. E ad agosto a Gimont sono stati chiesti i documenti a due cittadini italiani da quattro soggetti “verosimilmente francesi”, sbucati dalla boscaglia all’improvviso armati, in mimetica e giubbotto antiproiettili.

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Processo Raggi, investigatore: “Raffaele Marra aveva ruolo attivo nelle nomine”

Pet, 19/10/2018 - 20:42

Raffaele Marra aveva un ruolo “attivo e sostanziale” nella nomina dei dirigenti del Campidoglio. A raccontarlo in tribunale è stata Maurizia Quattrone, commissario capo della Squadra Mobile di Roma e responsabile dell’anticorruzione, chiamata a testimoniare nel processo in cui è imputata Virginia Raggi. La sindaca della capitale è accusata di falso in merito alla nomina di Renato Marra, fratello dell’ex capo del personale del Campidoglio Raffaele, alla direzione turismo del Campidoglio.

“Dalle indagini condotte abbiamo potuto accertare che Raffaele Marra ha avuto un ruolo attivo e sostanziale e non meramente compilativo nella procedura di interpello, e non ha svolto un ruolo di mero passacarte”, ha detto Quattrone. La linea dell’accusa punta a dimostrare che Raffaele Marra abbia partecipato in modo attivo nelle nomine dei dirigenti capitolini, e in particolare a quella del fratello. Ora si tratta di capire se la sindaca fosse a conoscenza del ruolo “sostanziale” di Marra, come l’ha definito Quattrone. Raggi, rispondendo all’Anticorruzione. si difese dicendo che la funzione di Marra fu di “mera pedissequa esecuzione delle determinazioni da me assunte senza alcuna partecipazione alle fasi istruttorie di valutazioni e decisionali”.

Oggi in udienza la Quattrone ha letto vari messaggi e chat intercettate tra Raffaele Marra e gli altri protagonisti della vicenda nel periodo in cui vennero scelti i nuovi incarichi dirigenziali fino a quando scoppiò il caso mediatico per la nomina del fratello Renato, all’epoca capo Gssu dei Vigili Urbani, che con la nuova nomina ricevette un aumento di stipendio di circa 20mila euro. In ballo per lui c’era anche la possibilità di proporsi come vicecomandante della Polizia Locale, ma essendo già un capo dei vigili urbani si preferì evitare di nominarlo nello stesso settore “per non subire attacchi”, come si legge in un messaggio tra la sindaca e Raffaele del 25 giugno 2016 in cui Raggi allega uno screenshot di un messaggio inviatole da Marcello De Vito, presidente dell’Assemblea capitolina.

Quando la vicenda finisce su tv e giornali fra Marra e Raggi c’è un duro scambio di messaggi. Lei gli fa notare l’aumento dello stipendio dicendo che non era a conoscenza, e Marra le dice: “È lo stesso aumento che avrebbe ricevuto come vicecomandante dei vigili urbani, se vuoi scaricarmi scaricami“. “Smettila – risponde la sindaca – sapevi che avrei subito attacchi e non mi dici nulla? Avevamo detto che restava da Adriano (Meloni, ndr.)”. “C’era dunque un accordo fra i due – ha detto Quattrone in aula – per non promuovere Renato Marra vicecomandante dei vigili urbani, e di farlo restare con l’assessore Meloni. Oggi però in aula è stato letto un messaggio fra i due fratelli Marra in cui Renato dice: “È stato Adriano (Meloni, ndr.) che mi ha voluto al Turismo, mi ha telefonato 30 minuti prima della chiusura dell’interpello”. Raffaele Marra è stato convocato in aula per il 25 ottobre: ha fatto sapere di volersi avvalere della facoltà di non sottoporsi all’esame perché coinvolto in un procedimento connesso. Il pm Francesco Dall’Olio ha chiesto di poterlo comunque citare.

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