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Stazione Termini, aggredivano le vittime con calci e pugni e poi le derubavano. Incastrati dai video: 2 fermi, un ricercato

Pon, 13/08/2018 - 10:56

Due rapine a distanza di tre giorni vicino alla stazione Termini, a Roma. Grazie alle  indagini degli investigatori del commissariato Viminale, sono finiti in manette due dei rapinatori. Il modus operandi era lo stesso: aspettavano le vittime all’uscita di un noto fast food di via Giolitti, poi, con la complicità di altri giovani, le aggredivano con pugni e calci.
Gli agenti, dopo un’attenta visione delle telecamere di videosorveglianza presenti nella zona, sono riusciti a identificare tre dei responsabili delle rapine: N.M.A. 18enne tunisino e E.C.M.M. 30enne egiziano, entrambi con numerosi precedenti penali. I due sono stati rintracciati e sottoposti a fermo di Polizia Giudiziaria, mentre il terzo, S.M.A.S. egiziano di 22 anni, al momento risulta irreperibile.
Il primo è uno degli autori della rapina avvenuta il 04.08.18 in via Giolitti ai danni di uno straniero, che in compagnia di altri amici, è stato rapinato e picchiato. A seguito dell’aggressione la vittima è stata ricoverata per le lesioni subite tra cui la frattura dell’orbita. Il secondo episodio invece, è avvenuto il 7 agosto scorso: i due giovani, dopo essersi avvicinati a una coppia, hanno aggredito il ragazzo strappandogli la collana e poi si sono dileguati.

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Milleproroghe, i fondi tolti alle periferie sono un furto. Praticato con destrezza

Pon, 13/08/2018 - 10:51

Nel codice penale il furto con destrezza vede in azione una o più persone che per distogliere il malcapitato usano astuzia e rapidità di gesta, talvolta anche con mezzi fraudolenti. Ebbene quello che è avvenuto in questi giorni in aula Senato, dentro il Milleproroghe, ha queste caratteristiche. È un furto perché toglie (ruba) circa un miliardo di euro, in modo spudorato, ciò che già apparteneva a ben 96 comuni italiani e città metropolitane, di medie e grandi dimensioni per progetti risultati idonei a ridimensionare il disagio e le lacune esistenti nelle loro periferie degradate.

Tali fondi, attesi come il pane per gli affamati, e già convenzionati con atti del dicembre scorso, è stato dichiarato dalla sottosegretaria Castelli, verranno frazionati in ottomila rivoli, perché tanti sono i comuni italiani ma…leggiamo bene, solo per permettere loro l’uso di fondi propri in avanzo di bilancio, senza l’aggiunta materiale di un euro dallo Stato. In poche parole si tolgono almeno un miliardo (soldi veri ed esigibili in quattro anni) per un progetto generale volto a riqualificare quelle periferie da tutti i gruppi politici ritenute “le grandi dimenticate” della politica italiana, solo per dare corso ad una riapertura di cassa che permetta l’uso degli avanzi di bilancio (dunque scritture non soldi veri) dei comuni italiani. Opera quest’ultima utile, ma di pura burocrazia, dunque azionabile, come già avvenuto nel recente passato, con un normale intervento sulla Pubblica amministrazione.

Dunque furto è stato, ma perché con destrezza? Perché l’astuzia ai limiti della frode, è stata quella di far passare l’idea di un blocco del progetto determinato da più ragioni, tutte fasulle. Prima appendendosi alla sentenza n. 74 della Corte Costituzionale che, chiamata in causa per l’ennesima volta dalla sola Regione Veneto, si è pronunciata su tutt’altro, ovvero sui rapporti tra Comuni, Stato e Regioni. Tanto che i progetti periferie già finanziati nel 2017 seguono senza alcun blocco il loro corso.

Al più, volendo esagerare, esiste una conferenza Stato-Regioni che in qualche giorno può dare proprio parere positivo, ulteriore, al progetto periferie. Dunque il fatto non si pone, non esiste. Ma la giostra delle astuzie non finisce qui, come in un gioco di prestigio è apparso si voglia moltiplicare la platea degli aventi diritto quando, in realtà, si tagliano le uniche realtà che le periferie ce le hanno davvero, ovvero le città di notevoli dimensioni. Impensabile che il tema periferie sia sentito nei medi, piccoli o micro comuni dove, magari, il problema sarà altro, quali il dissesto idraulico o le scuole da mettere in sicurezza.

Ma già, dimenticavo, qui i furti sono avvenuti fin dall’inizio, ad avvio mandato. Il “governo Frankenstein degli annunci infiniti”, infatti, ha tra le prime cose eliminate proprio le due realtà che meglio hanno funzionato in questi anni, per opinione unanime, sui temi citati, ovvero le unità di missione dedicate a realizzare nuove scuole e la loro messa in sicurezza (decine di migliaia i progetti già finanziati e in larga parte realizzati, per 9,4 miliardi di euro il più grande piano dal dopoguerra!) e l’unità di missione destinata a sanare il dissesto, anche qui con interventi trasparenti in tempo reale indicati nel sito destinato con miliardi a disposizione degli enti preposti. Di furto in furto, di blocco in blocco, di scippo in scippo il governo del cambiamento sta cambiando una sola cosa. Il significato, e dunque il valore, delle parole. Anzi della parola.

Quella che un tempo, che pare sempre più lontano, era la fonte del contratto e prima ancora della fondamentale credibilità delle persone. Mala tempora currunt..e il risveglio sarà amaro, se si eliminano le cose migliori e meglio funzionanti in un Paese non così ricco di best practices ministeriali, solo per raccattare denari. Senza una valutazione su efficacia e qualità delle risposte offerte e pure con mano lesta e mente distorta.

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Emily Ratajkowski, la modella in vacanza in Sardegna: il balletto sexy sulla barca fa impazzire i fan

Pon, 13/08/2018 - 10:38

Anche la bellissima Emily Ratajkowski ha scelto l’Italia per le sue vacanze estive. La modella si trova infatti in vacanza in Sardegna, a bordo di un superyatch, e ha lasciato a bocca aperta i suoi followers con un video in cui improvvisa un balletto molto sexy. Nel buio della notte, Em è sdraiata su un divano bianco, indossa un abito rosso molto aderente, che le mette in risalto le forme, e inizia ad ancheggiare muovendo le braccia in modo sinuoso, come ad imitare le onde del mare. E per finire, poi, si dà una pacca sul sedere. “Vi siete accorti che amo andare in barca?” scrive nella didascalia del post su Instagram. Nel giro di poche ore, il video ha già avuto quasi due milioni di visualizzazioni e i fan sono letteralmente impazziti, commentando entusiasti.

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Nubifragio a Segrate, alberi abbattuti e auto distrutte. Il Comune: “Sembra la Thailandia dopo i monsoni”

Pon, 13/08/2018 - 09:56

Un forte nubifragio si è abbattuto su Segrate e Pioltello, in provincia di Milano. Diverse decine gli alberi sradicati dal vento, alcuni dei quali sono finiti sulle auto parcheggiate. I rischi maggiori, tuttavia, li hanno corsi gli automobilisti che ieri, domenica 12 agosto, hanno percorso la Cassanese. La Protezione civile e i vigili del fuoco sono intervenuti per limitare i danni e nel corso delle operazioni un pompiere si è ferito all’avambraccio con la motosega. Il Comune di Segrate, su Facebook, ha scritto: “Sembra la Thailandia dopo i monsoni, invece siamo in via Fratelli Cervi a Milano 2. Sono presenti i vigili del fuoco e siamo operativi per ripristinare la situazione. Il nubifragio ha causato diversi danni per le strade della città, prestate attenzione e guidate con prudenza”.

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Al via il Piano lavoro della Campania. Cosa dobbiamo aspettarci?

Pon, 13/08/2018 - 09:41

Linda Maisto e Francesco Pastore

Negli ultimi 20 anni, è venuto meno un datore di lavoro importante che in passato aveva dato speranza a molti giovani, anche laureati, soprattutto con alcuni tipi di laurea, come Giurisprudenza, Scienze Politiche e Lettere, che altrimenti sono meno richiesti sul mercato del lavoro delle aziende private. Secondo una statistica che amiamo citare, nei primi anni Novanta, ogni anno il settore pubblico assumeva circa 30 giovani su cento.

A partire già dai primi anni 2000, i giovani che sono assunti nel pubblico sono scesi a 7-8 in media. Mancano 23 giovani all’appello che frattanto sono andati ad affollare le fila della precarietà, della disoccupazione o, per i più dotati di spirito di iniziativa, delle professioni libere, facendo cadere gli onorari di molti professionisti a livelli più bassi di quelli di un operaio. Molti diventano manodopera a buon mercato per i call center. Così facendo, però, non riescono ad accumulare competenze lavorative specifiche, restando così per sempre outsider. Il problema è più marcato nel Mezzogiorno, dove le imprese private sono di meno e sono marginali, cioè operano in settori a forte competitività di prezzo. Queste ultime, più attente ai costi, vogliono pagare di meno e assumere in modo precario o informale.

Le ragioni per cui da anni il datore di lavoro pubblico ha tirato i remi in barca sono note a tutti. Il debito pubblico è enorme e risalente. Gli accordi europei hanno frenato non solo il governo centrale, ma anche quelli locali, imponendo tre tipi principali di vincoli:
a) La possibilità di assumere solo il 20% di coloro che escono dal settore pubblico. L’ex ministro Marianna Madia ha portato questa percentuale al 40% di recente e solo a partire dal 2020 i vincoli al turnover saranno rimossi;
b) Il Patto di stabilità e crescita imponeva un vincolo del 3% al deficit pubblico, portato in seguito dal Fiscal Compact all’1% o meno. Un Piano di stabilità e crescita locale impone analoghi vincoli alla spesa delle regioni e degli enti locali;
c) I piani di rientro dal debito di diverse amministrazioni pubbliche locali – Asl e settore sanitario di molte regioni meridionali a esempio – impediscono già da anni a molte Asl del Mezzogiorno di assumere.

Le conseguenze sono drammatiche poiché diverse amministrazioni hanno ormai una tale carenza di personale altamente specializzato da non essere in grado di garantire ai cittadini di importanti città meridionali diritti costituzionalmente garantiti, come la salute. Si parla di cliniche delle principali Asl campane nelle quali sono già mancanti medici specialisti e lo saranno sempre di più, visto che il blocco totale delle assunzioni continuerà per diversi anni. Torna ad aumentare il numero dei cittadini del sud che vanno negli ospedali del nord per farsi curare.

La pubblica amministrazione stenta a modernizzarsi con gravi rallentamenti dei processi di informatizzazione e digitalizzazione che creano ostacoli importanti alla competitività del settore privato. Molte riforme mancano delle risorse necessarie per poter essere realizzate e restano solo sulla carta. Il decreto 150/2015, ad esempio, quello che doveva riformare i centri per l’impiego e realizzare le politiche attive del lavoro resta inattuato. L’Alternanza scuola lavoro, una vera e propria rivoluzione del nostro sistema d’istruzione, è stata realizzata a costo zero.

Come è stato spiegato bene sul fattoquotidiano.it, questo rischia di bloccare anche il reddito di cittadinanza. Come se ne esce? Crediamo che con il suo Piano Lavoro della Campania, in dirittura d’arrivo in questi giorni da parte della giunta regionale, il governatore, Vincenzo De Luca, abbia avuto il merito di porre al centro del dibattito non solo regionale, ma nazionale, un tema importante. Il piano consiste nella programmazione di diverse decine di migliaia di assunzioni per tutti gli enti pubblici: regione, province, comuni, Asl secondo il fabbisogno da loro dichiarato. Per ridurre i costi di selezione del personale, la Regione incaricherà un ente di selezionare un certo numero di candidati, di formarli per un paio d’anni, mentre già percepiranno una borsa di circa 1000 euro mensili, e renderle disponibili per la chiamata degli enti che ne faranno richiesta.

Come trovare le risorse? In parte, il piano si autofinanzierà con il pensionamento, sempre più vicino di un largo numero di dipendenti pubblici. Inoltre, ci si aspetta che un rinnovamento della pubblica amministrazione dovuto anche all’aumento del capitale umano del personale contribuisca a rilanciare la crescita anche del settore privato, garantendo nuove risorse anche al settore pubblico. Altri fondi verranno da una riqualificazione ulteriore della spesa. Naturalmente, il Piano Lavoro non eliminerà il bisogno di lavoro nella regione, poiché tale bisogno è più ampio di quello che il settore pubblico può garantire, ma anche la crescita del settore privato sarà favorita dal rinnovamento della Pa.

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Belgio, fumettista italiano e marito presi a sprangate: “Colpiti perché siamo gay”

Pon, 13/08/2018 - 09:30

Tagli, lividi e volti insanguinati dopo essere stati picchiati e presi a sprangate dai vicini di casa perché gay. È la denuncia è di un fumettista italiano residente a Gand, in Belgio, e di suo marito. “È stato brutale“, il commento stringato che Mauro Padovani ha scritto su Facebook una settimana fa, il 7 agosto, pubblicando le crude foto dopo l’aggressione omofoba. Lui e suo marito, Tom Freeman, sono stati soccorsi in ospedale: hanno riportato contusioni, profondi tagli e due vertebre schiacciate per Freeman.

“Il Belgio è gay friendly. Abbiamo avuto la possibilità di sposarci qui. Amo Gand, ma ora non mi sento più al sicuro”, è la paura di Padovani che ha raccontato di essere stato minacciato altre volte e e di aver denunciato le intimidazioni alla polizia senza essere ascoltato, senza essere protetto. Il fumettista italiano di 46 anni, nato a Lavagna, in provincia di Genova, e trasferitosi in Belgio cinque anni fa per stare con il suo compagno -italoamericano naturalizzato belga  –  ha raccontato al Corriere della Sera l’aggressione di lunedì scorso: “Ci hanno sputato in faccia. Ci hanno insultato. E poi hanno iniziato a picchiarci con un bloccasterzo. In testa, sulla schiena, sulle gambe. Ovunque”. I due ragazzi, poco più che vent’enni secondo Padovani, li hanno picchiati e li hanno lasciati a terra sanguinanti. Il giorno dopo Mauro ha pubblicato le foto dei loro volti tumefatti e insanguinati: “Voglio sia fatta giustizia”, ha detto al Corriere. Dietro la violenza della coppia di vicini il movente è quello dell’omofobia: “Tutto questo solo perché siamo gay“, è stata la dichiarazione di Padovani.

Adesso, “abbiamo paura di uscire sulla nostra terrazza perché dal piano di sopra possono lanciare qualcosa – si è sfogato l’uomo –  non può essere che qualcosa di simile accada in una città meravigliosa come Gand”. Le aggressioni contro la i due, infatti, duravano da tempo. Da quando i nuovi vicini – lui bulgaro, lei croata-  si sono trasferiti nel quartiere che aveva accolto Mauro e Tom “con affetto”. Da quel momento per la coppia gay non c’è stata più pace. Al quotidiano hanno spiegato che le ostilità sono iniziate fin dalle presentazioni: “Quando ci siamo andati ci hanno detto subito: ‘Noi odiamo i gay‘”. Dopo tutta una serie di aggressioni verbali, minacce e violenze fisiche – “una volta ci hanno tirato addosso dei mattoni” , “ci urlavano sempre contro” – Mauro e Tom hanno raccontato di essersi rivolti alla polizia, “ma non ci hanno mai dato ascolto”.

Fino all’aggressione dello scorso lunedì quando la polizia ha dovuto credere a Mauro e Tom. I due stavano uscendo per festeggiare il compleanno del secondo e il vicino si è avvicinato e ha sputato sul vetro della macchina. Inutili i tentativi di calmare il ragazzo: “per tutta risposta ha dato un pugno in faccia” a Tom. Così Padovani ha “preso il bloccasterzo. Ma il ragazzo me l’ha strappato dalle mani e ha iniziato a colpirci”, è la ricostruzione di Mauro. Le forze dell’ordine hanno fermato i due presunti aggressori e stanno ricostruendo la dinamica dell’accaduto.

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Volkswagen Gran California, il nipote “grande” del Bulli – FOTO

Pon, 13/08/2018 - 09:30

Un van costruito su base Bulli merita ogni attenzione, e per il Vw California è così dal 1988. Nel frattempo è diventato un veicolo camperizzato tra i più apprezzati al mondo, coi suoi 160 mila esemplari venduti. Oggi la casa di Wolfsburg ne presenta un secondo modello, il Gran California. O meglio presenterà, visto che i mezzo farà il suo debutto ufficiale al Salone Internazionale del Caravan di Düsseldorf, in programma dal 24 agosto al 2 settembre. Questa nuova “creatura” è stata realizzata sulla base del nuovo Crafter e si inserisce a metà strada tra i veicoli commerciali e quelli per il tempo libero, intorno ai sei metri di lunghezza e comprensivi di bagno. Oltre ovviamente ad avere un’ampia area notte al posteriore il Gran California, che arriverà ad inizio 2019, sarà disponibile anche con tetto alto a mansarda per i bambini.

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Juventus, Allegri dopo il debutto di Cristiano Ronaldo: “È il giocatore più forte del mondo. Fortunato ad allenarlo”

Pon, 13/08/2018 - 09:16

“Siamo migliorati e punteremo a tutti i traguardi, ma ci affronteranno tutte per fare l’impresa e noi dobbiamo lavorare sodo e con grande umiltà. Se mi aspettavo di allenare Ronaldo? La società ha fatto un ottimo lavoro e io sono molto fortunato. C’è stata troppo eccitazione, anche se comprensibile, ora cerchiamo di calmarla perché sabato ci attende il Chievo Verona“. Così Massimiliano Allegri dopo il debutto di Cristiano Ronaldo nell’amichevole di Villar Perosa.

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Il gesto che ha commosso la Rete: il dialogo silenzioso tra il ragazzo e il bambino sulla metro. Guardate cosa succede

Pon, 13/08/2018 - 09:06

Il video è stato pubblicato su Facebook, in tre parti, da Kia Tatiyana Davis. Che ha scritto: “Ecco ciò che ho visto oggi in metro. Ho quasi pianto“. In effetti la scena tra un ragazzo che gioca con lo smartphone sulla metro di New York, sotto l’attento e interessato sguardo di un bambino, è diventata presto virale sui social, strappando più di un sorriso e di un commento positivo.

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Furti auto, nel mirino utilitarie e suv. E l’Italia fa da crocevia per il mercato nero

Pon, 13/08/2018 - 09:00

Quali sono le auto più richieste dal mercato nero? Utilitarie ma anche sport utility, queste ultime sempre più vendute nell’ultimo biennio. Secondo i dati riportati dalla Polizia di Stato e raccolti dal gruppo di lavoro EuVID (European Vehicle Identification Database) in collaborazione con le case automobilistiche, nel 2017 è stato registrato un interessante calo dei furti di veicoli (autoveicoli, motoveicoli e mezzi pesanti): si è passati, infatti, da 156.923 del 2016 ai 147.117 dello scorso anno.

Soprattutto per quanto riguarda le autovetture, la flessione è stata di quasi il 6%. Se da un lato diminuiscono i furti, dall’altro però diminuiscono anche i ritrovamenti: su un totale di 103.030 auto rubate, solo 44.040 sono state poi recuperate.

Come anticipato, i suv entrano a pieno titolo tra le categorie di auto più rubate: nella top 10 del segmento spicca la Nissan Qashqai con 675 vetture, rappresentando il 14,37% di tutta la categoria; a seguire Kia Sportage con 433 furti, mentre il bronzo va al Range Rover con 407 vetture. All’ultima posizione troviamo invece la Bmw X5 con appena 122 vetture, che rappresentano il 2,6% del segmento.

Le utilitarie, però, si confermano ancora come le preferite dai ladri: tra queste non può mancare di certo Fiat, che detiene le tre posizioni del podio del segmento, con ben 9.719 furti per la Panda, (quasi l’11% dell’intera categoria delle autovetture); la Punto in seconda posizione a quota 8.395 e alla terza la Cinquecento (7.008 furti): al decimo posto della classifica la Opel Corsa, con 1.231 vetture rubate.

Passando alla statistica regionale, la Campania è l’area che registra più furti (20.293), con il 19,79%; segue il Lazio con 18.690 e, subito dopo, Puglia e Lombardia, mentre l’ultima è la Valle d’Aosta, con soli 41 mezzi rubati. Tuttavia, se la Campania risulta essere la prima regione, Roma è invece la prima provincia, con 17.146 furti di autovetture.

Gli autori dei furti sono sempre più esperti, dei veri e propri informatici in alcuni casi: il piede di porco è un vecchio ricordo e oggi bastano un pc e strumenti come Jammer, Skniffer e Key Programmer. Questo perché l’apertura e l’accensione delle auto avviene con sistema ‘keyless’, quindi senza che si utilizzi una vera chiave meccanica: ai ladri, perciò, basta intercettare il segnale radio che passa tra la chiave elettronica e il mezzo per operare, “clonare” la chiave e portarsi a casa il bottino a quattro ruote.

Le auto vengono poi destinate al mercato nero di Serbia, Slovenia e Albania, e anche del Medio Oriente, Africa e Brasile: la stessa Italia funge ancora da crocevia per tutti quei mezzi che arrivano, invece, da Spagna, Germania e Francia.

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Turchia, la lira crolla ancora sul dollaro. Ankara: “Subito misure straordinarie”. Ma le Borse europee vanno di nuovo giù

Pon, 13/08/2018 - 08:55

Le rassicurazioni che arrivano dalle autorità della Turchia, inclusa la liquidità iniettata dalla Banca centrale nel sistema finanziario, non frenano le vendite sulla lira turca e i timori di una nuova giornata di passione sui mercati internazionali. La moneta di Ankara ha aperto in deciso ribasso sul dollaro scivolando, secondo i dati di Reuters, fino al minimo record di 7,22, dunque al di sotto di quella soglia pari a 7,1 in corrispondenza della quale gli analisti di Goldman Sachs avevano avvertito che tutti gli eccessi di capitale delle banche turche sarebbero stati erosi.

Le notizie sulla valuta turca turbano l’apertura delle principali borse europee. Piazza Affari ha aperto in ribasso: a soffrire in particolar modo i titoli delle banche e delle imprese italiane particolarmente esposte in Turchia. Avvio di contrattazioni difficoltoso anche per Francoforte, Londra e Parigi. Per l’Italia cattive notizie anche dallo spread: il differenziale tra Btp e Bund tedesco ha inaugurato la settimana con rialzo a 270,2 punti base, da 266 punti della chiusura di venerdì, per poi salire ancora a quota 275.

A poco finora sono servite le rassicurazioni di Ankara. Nelle prime ore della mattina la Banca centrale ha annunciato di aver adottato alcune misure per “supportare la stabilità finanziaria e sostenere l’effettivo funzionamento dei mercati”. Lo si legge in una nota dello stesso istituto. In particolare, per la gestione della liquidità della Lira, la banca fa sapere che “fornirà tutta la liquidità di cui le banche hanno bisogno”. L’istituto assicura infine che “monitorerà da vicino il mercato e la formazione dei prezzi e assumerà tutte le misure necessarie per mantenere la stabilità finanziaria, se lo riterrà necessario”.

Per allentare le tensioni degli investitori Ankara ha messo a punto un “piano di azione economico” che sarà attuato da subito, già questa mattina, ha assicurato il ministro delle Finanze Berat Albayrak in una intervista apparsa in piena notte sul sito del quotidiano online Hurriyet. Albayrak ha descritto la debolezza della lira turca come “un attacco“, rimandando alle valutazioni espresse dal presidente e suocero Recep Tayyip Erdogan.

“Da lunedì in avanti le nostre istituzioni prenderanno le misure necessarie e condivideranno gli annunci col mercato”, ha aggiunto il ministro senza fornire dettagli se non che le misure sono destinate a banche ed economia reale, incluse le piccole e medie imprese, le più colpite dalle oscillazioni valutarie. “Prenderemo le misure necessarie con le nostre banche e le autorità bancarie a un passo veloce”, ha aggiunto. Albayrak ha escluso le voci di interventi sui conti correnti bancari denominati in dollari, rilevando che qualsiasi azione era fuori discussione.

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Il cane più protettivo del mondo? È questo. La bambina gioca in acqua, ma per lui è troppo pericoloso. Ecco come reagisce

Pon, 13/08/2018 - 08:43

Ci troviamo a Gouville-sur-Mer, in Normandia (Francia). Una bambina sta giocando col cane di famiglia, Matyas, mentre il nonno riprende la scena col telefono. Quando entra in acqua, un’onda la investe. Lei sembra divertirsi moltissimo, ma per il cane l’onda e il mare rappresentano, nei confronti della piccola, un pericolo. Così interviene. E tra le risate generali della nipotina, la porta a riva.

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Euroinomani, il libro anti-euro di Alessandro Montanari: “Populista? Un complimento. Negato dibattito sul tema”

Pon, 13/08/2018 - 08:42

“Gli euroinomani? Sono tutte quelle persone che si sono rifiutate di ammettere che l’euro fosse un problema e un’anomalia economica. In Italia per tutto questo tempo ci si è rifiutato di affrontare questo dibattito”.  Così Alessandro Montanari, autore televisivo, spiega il motivo che l’ha spinto a scrivere il libro “Euroinomani”. Un testo che, nonostante il tema trattato, in pochi giorni è schizzato al primo posto nella classifica di vendite di Amazon. Un piccolo fenomeno editoriale quello di Montanari, che racconta perché due sue trasmissioni (L’ultimaparola in Rai e La Gabbia a La7) sono state chiuse: “Un certo fastidio lo abbiamo dato, poi ogni direttore si prende le proprie responsabilità”.

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Art director a Düsseldorf, “In Italia mi pagavano 500 euro. Qui dopo 5 anni ho avuto già tre promozioni”

Pon, 13/08/2018 - 08:21

Anche sognare ad occhi aperti può diventare un mestiere. Eppure in pochi avrebbero scommesso un euro su quel ragazzone milanese, partito solo sei anni prima dalla periferia per realizzare quello che, fino al 2012, pareva poco più di una chimera: lavorare come art director per una grande agenzia internazionale, come sognava fin da ragazzino quando, dai banchi di scuola, amava collezionare campagne pubblicitarie – ritagliate ossessivamente da ogni rivista – invece delle solite figurine Panini. Per riuscirci però, dopo tanta gavetta e un’esperienza agrodolce a Manchester, dove per mantenersi gli studi arriva a lavorare persino come netturbino, Martino Monti (oggi 35 anni) decide – come tanti protagonisti delle storie raccontare in questa rubrica – di mollare tutto per accettare una proposta dalla Jun von Matt di Amburgo. Otto mesi di stage, a 500 euro che “in Germania, al di là dei luoghi comuni, bastano per sopravvivere”, prima della “sliding door” che a ottobre di quell’anno, questa volta in modo quasi definito, gli spalanca le porte del mercato internazionale. Oggi Martino abita a Düsseldorf dove lavora con un contratto a tempo indeterminato alla BBDO, una delle agenzie pubblicitarie più prestigiose al mondo (la sede principale è a New York). Il suo primo vero successo arriva con lo spot di Snickers, le tavolette di cioccolata prodotte da Mars: un breve e ironico storytelling con cui omaggia il mondo delle arti marziali. Poi lo scorso giugno, alla faccia di tutti i detrattori e di chi, durante gli anni della gavetta lo aveva bollato come fallito, si porta a casa due statuette al Festival della pubblicità di Cannes. Grazie alla campagna sociale Remember Me, dedicata ai malati di Alzheimer.

Ma per farlo, dicevamo, è costretto a lasciare Milano dove, cresciuto col mito di Armando Testa, per tanti anni si ritrova a campare con brevi contratti a 500 euro al mese. “La prima agenzia me ne dava 250 ogni tre e mi faceva sentire pure fortunato. Quando ho mollato il mio primo stage, perché lavorare dieci ore al giorno per pochi euro è dura, mi hanno detto che il mio stile era vecchio e in questo mondo non avrei mai combinato niente. Il premio lo dedico anche a loro. In Germania, dopo cinque anni, ho avuto già tre promozioni e uno stipendio che è il triplo rispetto a chi in Italia fa il mio stesso lavoro. Si dice poi che il costo della vita sia più alto: nulla di più falso”.

Certo il lavoro del creativo, di chi – partendo da un foglio bianco – sogna e crea gli spot che vedremo poi alla televisione o sui muri delle metropoli internazionali, è di quelli usuranti. “Sembrerà strano, ma a volte vorrei solo usare le mani e fare il cameriere. Il nostro è un mestiere molto concettuale e dopo tre mesi sopra una campagna, pensando ossessivamente alla sessa cosa dieci ore al giorno, hai bisogno di una vacanza”. Di sicuro, rispetto all’Italia, non mancano le gratificazioni. “Per un latino come me, con il mio carattere, non è facile vivere in un Paese come la Germania. Ma qui, anche se sembra il solito discorso da emigrato, c’è una meritocrazia che noi ci sogniamo. Vengono premiati i meriti, l’impegno, la dedizione e non soltanto le relazioni. Vivendo fuori ho tagliato professionalmente tutti i ponti con l’Italia e, nel caso volessi tornare, potrebbe essere un problema: senza contatti, senza amicizie non vai da nessuna parte a Milano. È brutto dirlo, perchè all’estero sono orgoglioso di essere italiano e tra noi ci aiutiamo molto, facciamo squadra. Il problema è l’italiano in Italia, che vive la competizione con l’unico obiettivo di fare le scarpe al vicino”.

“Il futuro? Mi piacerebbe girare un po’ per il mondo. Sono già stato a Singapore, in futuro chissà. Magari New York. Sa, noi creativi ci annoiamo facilmente, abbiamo bisogno di cambiare aria, di avere nuovi stimoli. In Italia vorrei tornare un giorno, magari dopo aver vinto un Leone d’Oro e un Grand Prix a Cannes. Sono convinto che sarebbe un bel lasciapassare”.

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Vincent Bolloré, così il gruppo del finanziere bretone ha messo in ginocchio la ravennate Adrialogica

Pon, 13/08/2018 - 08:14

Non solo Telecom, Mediobanca e Mediaset. Negli interessi dell‘impero costruito in Italia da Vincent Bolloré c’è spazio anche per la logistica da e per l’Africa. Con i metodi duri, sia pur leciti, che mettono in ginocchio una piccola azienda di Ravenna, Adrialogica, ormai sull’orlo del fallimento. Che cosa è accaduto esattamente? Secondo il gruppo Bolloré, interpellato dal fattoquotidiano.it, assolutamente nulla dal momento che “non abbiamo mai avuto delle negoziazioni” con Adrialogica. Ma, secondo i documenti di cui siamo in possesso, c’è stata invece una lunga trattativa fra i francesi e l’azienda di Ravenna. Tutto perfettamente regolare, ma la procedura lunghissima ha finito per sfiancare la piccola azienda italiana. Innanzitutto fra le due imprese c’è stato un accordo per lo scambio di informazioni riservate cui è seguito poi un documento ufficiale francese di offerta non vincolante. E poi una serie di mail che hanno ritoccato al ribasso la proposta iniziale senza mai sfociare in un’intesa definitivamente vincolante per il gruppo Bolloré. Nel mezzo il calo delle commesse da parte del gruppo Bolloré ad Adrialogica che ha così visto svanire uno dei suo migliori clienti e l’ultima chance di rilancio.

Ma che cosa è successo esattamente? La storia risale a circa tre anni fa. Adrialogica è un’impresa con circa 3 milioni di fatturato operativa nel settore delle spedizioni in Costa d’Avorio, Camerun e Ghana, Paesi in cui è presente anche il gruppo francese con la divisione Bolloré Africa Logistics. Nata nel 2006, la società creata da Cristina Arlango è una piccola realtà rispetto al gigante francese. In compenso, nel nostro Paese, è al terzo posto dopo l’italiana Setoa e il gruppo franco-libanese Centrimex. Proprio per questo forse Adrialogica diventa un target per il gruppo francese che è fra le prime dieci realtà al mondo nella logistica da e per l’Africa, ma che in Italia stenta a decollare. Così, ad ottobre 2015, i vertici di Adrialogica vengono contattati dalla SDV LI (gruppo Bolloré) che si affida proprio all’impresa italiana per gestire i trasporti terrestri delle merci dai luoghi d’origine ai porti d’imbarco, oltre ad espletare le formalità doganali nella Penisola. Per Adrialogica, SDV LI, che poi si fonderà con Saga france per diventare Bolloré Logistics, é infatti uno dei clienti più importanti capace di generare un margine operativo lordo da circa 70mila euro annui.

Pur essendo in lieve utile, Adrialogica ha delle difficoltà per alcuni crediti bloccati in Camerun dove però il gruppo Bolloré domina e non dovrebbe aver difficoltà a sbloccare la situazione. Così la Arlango decide di accettare le avances francesi. La questione viene anche discussa a Parigi dove l’azienda di Ravenna ribadisce l’esigenza di recuperare i crediti incagliati per far fronte alle pendenze con le banche e con i fornitori. Esaminata la documentazione, il gruppo francese si dice pronto ad andare avanti: l’azienda transalpina è del resto interessata a chiudere l’operazione per mettere mano al portafoglio clienti e assicurarsi il know how dell’impresa di Ravenna che fornisce tutti i documenti riservati richiesti dai francesi sulla base di un primo accordo di riservatezza.

A marzo 2016, Bolloré Logistics mette nero su bianco una prima lettera d’intenti non vincolante da 150mila euro, più il 30% del margine lordo dei primi cinque anni di attività. “Stante la marginalità 2016, l’offerta avrebbe portato nelle nostre casse circa 730mila euro, al netto del traffico svolto per il gruppo Bolloré (382mila euro). La proposta, che includeva lo sblocco dei crediti africani incagliati, ci è sembrata interessante”, ammette la Arlango, che è decisa a dismettere l’azienda. Ma, ad un certo punto, qualcosa non va come dovrebbe. Secondo quanto riferisce la Arlango, l’azienda di Bolloré inizia inspiegabilmente a tagliare le commesse. Di conseguenza Adrialogica va in affanno. Così i francesi, cinque mesi dopo la prima proposta non vincolante, riducono drasticamente l’ipotesi di acquisto a 380mila euro. Il motivo? Adrialogica non è più quella di una volta. “Abbiamo contestato questa seconda offerta perché riteniamo che il gruppo Bolloré ci abbia tolto lavoro approfittando delle informazioni ricevute”, prosegue la Arlango che racconta come i francesi “non hanno mai recuperato un euro dei crediti incagliati, ma hanno progressivamente tagliato le commesse fino ad azzerarle nel maggio 2016”.

La situazione diventa giorno dopo giorno più pesante finchè, a dicembre 2016, non arriva da Parigi una terza ipotesi di lavoro ulteriormente peggiorativa: 160mila euro, il 78% in meno rispetto alla cifra offerta all’inizio della trattativa. “Nonostante l’offerta al ribasso il gruppo Bolloré si sarebbe occupato di sbloccare i nostri incassi in Africa – spiega Arlango – All’epoca erano 500mila euro, ora circa 300mila. Lo sblocco dei crediti avrebbe permesso ad Adrialogica di sistemare molti debiti bancari e di poter in effetti liquidare senza traumi, al limite con un piccolo mutuo personale nell’ordine di 200mila euro e dunque facilmente sostenibile con il mio stipendio”. Ma anche questa proposta francese evapora e, con il trascorrere del tempo, a Ravenna arriva un’ultima offerta informale: acquistare solo i crediti incagliati per circa 230mila euro e liquidare l’azienda italiana. Tuttavia la cifra non è sufficiente a pagare i debiti dell’impresa di Ravenna. Inoltre “i francesi mi hanno chiesto di firmare una carta privata in cui assicuro che Adrialogica non fallirà e di accettare la compensazione dei crediti fra la sua azienda e il gruppo Bolloré. Un accordo che, in caso di fallimento, implicherebbe una mia personale responsabilità per aver pagato un creditore prima degli altri”, conclude la Arlango che intanto ha venduto la casa di famiglia nell’intento di riuscire almeno a pagare i debiti legati a banche e personale. “Quello che abbiamo subito, ha tolto all’azienda ogni possibilità di potersi assestare, privandoci di tutti gli asset. Pertanto oggi, anche riprendendo da zero, sarebbe impossibile riuscire a ricostruire quello che era stato fatto negli undici anni di vita dell’impresa”, conclude amaramente.

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Toninelli: “Ritiro della patente per chi usa lo smartphone mentre è al volante”

Pon, 13/08/2018 - 07:49

Danilo Toninelli pensa a misure più severe per chi si ostina a parlare con lo smartphone in mano mentre guida. Come il ritiro della patente, provvedimento forte già ventilato alla fine di luglio e sul quale il ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture – in questa estate funestata da incidenti gravissimi come quello di Bologna, per il quale è in corso l’acquisizione di tabulati telefonici e traffico web dell’autista che ha causato il maxitamponamento – insiste.

Secondo l’Istat tra le prime cause degli incidenti stradali figura la distrazione che, in crescita esponenziale, è sempre più spesso dovuta all’uso scorretto dei cellulari per parlare e stare sui social, leggere e mandare sms, da guidatori incuranti delle conseguenze di questa abitudine fuorilegge. Nell’ultimo anno, secondo il report dell’Istituto nazionale di statistica dedicato alla sicurezza stradale, sono state quasi 150mila le contravvenzioni scattate per questo tipo di infrazione.

“Penso sia giunto il momento di valutare qualche intervento nel Codice della strada” sull’uso degli smartphone alla guida, ha annunciato Toninelli il 31 luglio rispondendo in audizione al Senato. “Penso sia il momento di inasprire qualche sanzione”, aveva aggiunto il ministro sottolineando anche la necessità di fare cultura della prevenzione contro questa piaga. Domenica, Toninelli è stato ancora più esplicito e tornando sul tema ha precisato che “stiamo ragionando su un inasprimento delle sanzioni” per chi usa lo smartphone mentre sta guidando, “fino all’eventualità del ritiro immediato della patente”. Poiché solo la ‘repressione non basta, lo stesso Toninelli ha spiegato che “prima ancora di una scelta sulle norme, servono più controlli e una doverosa opera di sensibilizzazione culturale, specie tra i giovani: senza un cambio di mentalità, i risultati saranno sempre parziali”.

Per il ministro dei Trasporti, il flagello degli incidenti causati dal cellulare al volante “è un fenomeno gravissimo, perché ha a che fare con le nostre abitudini più radicate e con l’idea, errata, che in fondo certe cose possano accadere solo agli altri. Ciò rappresenta una tragica sottovalutazione dei rischi”, ha concluso Toninelli.

In base alle tabelle dell’Istat, tra le prime cause degli incidenti, ci sono la distrazione alla guida, il mancato rispetto della precedenza o del semaforo e la velocità troppo elevata (nel complesso il 40,8% dei casi). I mesi estivi, inoltre, si confermano quelli con il maggior numero di incidenti mortali. Maggio, giugno e luglio, hanno picchi di oltre 16mila sinistri e 300 vittime per ogni mese. Ad agosto si verificano gli incidenti più gravi, con due morti ogni 100 incidenti. Le violazioni più sanzionate riguardano l’eccesso di velocità, il mancato utilizzo di dispositivi di sicurezza, come le cinture, e l’uso del cellulare alla guida.

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Sul Fatto Quotidiano del 13 agosto- Mappa del potere giallo-verde: nomi nuovi e di seconda mano

Pon, 13/08/2018 - 00:32
Sfida Lega-M5S, il pareggio sulle nomine

La doppia strategia – I pentastellati puntano su tecnici indipendenti ma poco conosciuti (anche da loro), i leghisti hanno un serbatoio di amministratori locali da cui attingere

di Stefano Feltri e Giunio Panarelli Ma mi faccia il piacere di

Alta stupidità. “La grave esplosione di Borgo Panigale è stata causata dal mancato stop di un’autocisterna, come si vede dal video. Ecco a cosa serve la Tav, a far viaggiare più merci su rotaia e ridurre il numero di camion in strada, a ridurre il rischio che una distrazione provochi una strage” (Michele Anzaldi, deputato […]

L’inchiesta Famiglia Renzi, i 38 mila euro per l’Africa ancora in cassa

Il caso finisce in Portogallo – Parte dei soldi sono stati usati dalla società del parente Conticini per immobili a Lisbona

di L’indagine Migranti annegati: l’ipotesi è “omissione di soccorso”

Mentre il Viminale annunciava la chiusura dei porti, il 14 luglio quel barcone fu “schivato”

di Periferie La via Crucis di Paola: figlia, madre, puttana e assassina

Malata di epatite, ha rubato, ucciso e si è prostituita per i camorristi nelle piazze di spaccio di Castel Volturno. Il dolore di una donna, tre le contraddizioni e la sofferenza di chi vive ultimo tra gli ultimi

di Pietrangelo Buttafuoco Commenti Storie Italiane L’orchestrina magica che ci rapisce il cuore in una serata di Sicilia

Cantastorie su musiche d’altri tempi: i Kanta e Kunta ci regalano un piccolo miracolo a Sampieri

di Il Marmidone Cent’anni fa le stimmate di Padre Pio: irriducibile all’élite, populista in Cielo

Nella sua cella a San Giovanni Rotondo il frate ingaggiò una battaglia contro il diavolo che voleva strapparlo al suo popolo

di Pietrangelo Buttafuoco Le Fattucchiere – Famiglia e diritti secondo Fontana L’ideologia serve a poco se non ci sono asili gratis

Nel Paese dove ogni tre giorni una donna viene uccisa a martellate, dove gli omosessuali – vent’anni dopo gli altri Paesi – hanno avuto le unioni civili, ma senza figli, dove una legge che impediva alle coppie infertili di ricorrere all’innocua eterologa o alla diagnosi preimpianto è stata distrutta solo grazie ai tribunali, ecco in […]

di Politica Portfolio “Dignità” tra sbadigli, coppie stranissime e la miss di zio Silvio

Tutti al mare – Il Parlamento chiude per ferie e si congeda con la legge gialloverde sul lavoro: l’afa e lo stress producono visioni incredibili. Grillini che parlano con Renzi, Sgarbi che corteggia Di Maio, lo sfondo hot dello smartphone della deputata berlusconiana e la sonnolenza dell’ex ministro Padoan

di fd’e Naia – Abolita nel 2004 da Berlusconi Un coro di no per Salvini sulla leva obbligatoria. Trenta: “Idea romantica”

Reazioni di prevalente scetticismo all’idea del vice premier Matteo Salvini di reintrodurre la leva militare obbligatoria. “Un’idea romantica, ma i nostri militari sono e debbono essere dei professionisti”, ha detto ieri la collega della Difesa, Elisabetta Trenta. Più caustico l’ex presidente del Senato e senatore di Leu, Piero Grasso: “Cambiamo le regole del gioco: commentiamo […]

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Medaglia d’oro in volata e sotto la pioggia. Matteo Trentin ha vinto così la prova su strada agli Europei di ciclismo di Glasgow, al termine dei 230,4 chilometri previsti dal percorso. Trentin ha preceduto al traguardo l’olandese Mathieu Van der Poel e il belga Wout Van Aert, rispettivamente medaglia d’argento e di bronzo. Decisivo nella […]

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Ci ha impiegato sette minuti Cristiano Ronaldo a trovare il suo primo gol con la maglia della Juventus. Il contesto era ancora amichevole – la tradizionale sgambata Juventus A contro Juventus B a Villar Perosa – ma il portoghese ha comunque esaltato i quasi 10mila tifosi presenti, anche se non tutti sono riusciti a trovare […]

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Aquarius intercetta barchino da Tunisia: “Salvataggio? No grazie, noi andiamo a Lampedusa”

Ned, 12/08/2018 - 22:50

Un barchino con 11 persone a bordo, 9 uomini e 2 bambini apparentemente intorno ai 13-14 anni, tutti di nazionalità presumibilmente tunisina, è diretto a Lampedusa. Uno “sbarco fantasma” che potrebbe avvenire in nottata.

Lungo la sua rotta, in zona Search and Rescue maltese, la piccola imbarcazione a motore è stata avvistata dall’Aquarius, la nave operata da SOS Mediterranée in collaborazione con Medici senza Frontiere che ha già a bordo 141 persone salvate in due diverse operazioni il 10 agosto scorso. Gli occupanti dell’imbarcazione, avvicinati dalle lance dell’Aquarius, hanno rifiutato di essere soccorsi e hanno proseguito il loro viaggio verso l’Italia.

“Questa mattina, mentre facevamo rotta verso nord, siamo stati informati dal JRCC di Tripoli (il centro di coordinamento libico per le operazioni di ricerca e soccorso, ndr) di un’imbarcazione in difficoltà che si recava a nord”, spiega a ilfattoquotidiano.it Aloys Vimard, coordinatore di MSF a bordo dell’Aquarius. “Abbiamo quindi alterato la nostra corsa e li abbiamo trovati nel pomeriggio”.

La nave non si trova ora più in zona SAR libica ma ha raggiunto quella maltese, sempre in acque internazionali, e proprio qui ha avvistato il barchino segnalato da Tripoli. “Abbiamo informato Malta che ci trovavamo nella loro area Search and Rescue e abbiamo chiesto se avessero maggiori informazioni sull’imbarcazione”, dice Vimard. “Ci hanno detto di non interferire, che per loro si tratta di un caso di law enforcement (forze dell’ordine) e non SAR e di essere informati in caso di avvistamento del barchino. Ed è quello che abbiamo fatto”.

Aquarius avvista l’imbarcazione partita dalla Tunisia nel pomeriggio: “Le nostre lance si sono avvicinate per verificare la situazione e per stabilizzarla”, dice il coordinatore di Medici senza Frontiere. “Abbiamo distribuito i salvagenti”. Le persone a bordo erano nervose. “Stavano andando a Lampedusa e non volevano essere salvati. Abbiamo dato loro cibo e acqua e il team medico ha constatato che non c’erano casi clinici”, anche se i minori sembravano provati dalla lunga esposizione al sole: hanno infatti dichiarato di essere in mare da due giorni.

(Foto di Angela Gennaro)

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Strage di Sant’Anna di Stazzema, sindaco contro il ministro Fontana. “Abolire legge Mancino? Venga a dirlo ai sopravvissuti”

Ned, 12/08/2018 - 20:25

Nel 74esimo anniversario dell’eccidio nazifascista di Sant’Anna di Stazzema, dove vennero trucidati 560 italiani tra i quali 130 bambini, Maurizio Verona, il sindaco del paese in provincia di Lucca, ha attaccato il ministro Lorenzo Fontana, che negli scorsi giorni aveva proposto l’abolizione della legge Mancino. Ecco il suo intervento integrale al Sacrario di Sant’Anna.

“Oggi, invece, di preoccuparci, di creare un cordone culturale contro il pericolo di una deriva, si minimizza, si distorce lo sguardo altrove: certe posizioni, come quelle del ministro Fontana che, lo diciamo a chiare lettere, sono incompatibili con l’incarico di Ministro della Repubblica e più in generale di un amministratore della cosa pubblica. Il 7 Agosto il Consiglio Comunale di Stazzema ha votato un ordine del giorno con cui si chiede conto delle affermazioni del Ministro Fontana che ha proposto di abolire la cosiddetta Legge Mancino che a suo dire ‘si è trasformata in una sponda normativa usata dai globalisti per ammantare di antifascismo il loro razzismo anti-italiano’. Attendiamo le sue scuse, attendiamo le sue dimissioni“.

“Dico al Ministro Fontana di venire a Sant’Anna di Stazzema a dire che bisogna togliere le leggi che puniscono i reati contro i sostenitori di razzismi e violenze. Che venga a raccontarlo ad Enrico, Enio, Adele, Cesira, Mauro, Milena, Siria, Mario e a tutti gli altri superstiti della strage che hanno visto cadere accanto a loro padri, madri, fratelli e sorelle, che negli anni successivi non hanno più ritrovato amici di scuola e compagni di gioco perché nazisti e fascisti avevano distrutto tutto. Vorrei capire e sentire con quali parole riesce a convincerli, vorrei vedere dove e se trova il coraggio di dire loro che fascismo e nazismo sono un qualcosa che si può dimenticare; a loro che hanno avuto una giustizia che è arrivata solo dopo 60 anni in Italia grazie al cittadino benemerito di Stazzema il Procuratore Marco dei Paolis da poco meritamente promosso a procuratore generale Militare presso la Corte militare d’Appello di Roma, e mai in Germania, lo dica a loro che hanno dovuto accettare che nessuno abbia mai pagato per quei crimini atroci“.

“In un momento in cui forse è fuori moda, non abbiamo avuto paura di parlare di valori e principi: non abbiamo scelto l’indifferenza di fronte a questa evidente crisi di valori, siamo partiti perché qualcosa di preoccupante sta accadendo. Abbiamo sentito il dovere di non rassegnarci. Principi che credevamo forti e stabili ci sembrano in pericolo. Aderire all’Anagrafe significa parlare e praticare di nuovo tutti giorni quei valori. A sostegno dei valori della nostra Costituzione. A tutti abbiamo chiesto un impegno per la democrazia”.

“Siamo onorati che il vice presidente del Parlamento Europeo David Sassoli abbia accolto il nostro invito. Abbiamo bisogno di una Europa più protagonista, meno monetaria e più vicina ai cittadini. Un grande europeista come Carlo Azeglio Ciampi, a cui dedicheremo uno spazio nel Parco Nazionale della Pace, con la sua visita in questo luogo il 25 aprile 2000, ha ispirato la nascita del Parco Nazionale della Pace, unico in Europa, assegnandoci un compito gravoso di parlare del passato perché esso non ritorni e non si ripeta né qui né per costruire un mondo senza più guerra. Migliaia di ragazzi ogni anno vengono a Sant’Anna, ma ne vogliamo ospitare di più, vogliamo ospitarli nella casa donata dal superstite Enrico Pieri quando sarà finalmente recuperata ad Ostello e per questo abbiamo chiesto un impegno anche alla Cancelliera Merkel“.

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Vibo Valentia, agguato in spiaggia tra i bagnanti a Nicotera: ucciso a colpi di pistola un 45enne

Ned, 12/08/2018 - 19:37

In una spiaggia tra i turisti e i bagnanti. Il killer non ha avuto scrupoli nel portare a termine la sua missione di morte. Dopo aver fatto irruzione nel lido “Il Gabbiano” a Nicotera Marina intorno alle 15.30, ha cercato il suo bersaglio e, dopo averlo individuato, gli ha scaricato addosso alcuni colpi di pistola prima di dileguarsi. È morto sul colpo Francesco Timpano, di 45 anni e con precedenti per reati legati alla droga. È morto davanti a testimoni che, in queste ore, i carabinieri stanno interrogando nel tentativo di ricostruire la dinamica dell’omicidio.

Le modalità dell’agguato sono tipicamente mafiose e sembra che non ci siano dubbi sul reale obiettivo dell’attentato. La vittima non ha avuto scampo. I medici del 118 intervenuti non hanno potuto fare altro che costatarne la morte. Si è consumato così l’ennesimo omicidio nel territorio sotto l’influenza della cosca Mancuso di Limbadi. Sul posto sono intervenuti i carabinieri del comando provinciale di Vibo Valentia che stanno eseguendo i rilievi sulla scena del delitto consumato in un lido collegato a un campeggio.

Non si esclude nulla, ma tra le piste privilegiate dagli investigatori c’è sicuramente quella di un collegamento con la sparatoria avvenuta nel maggio scorso tra Nicotera e Limbadi. Francesco Timpano, infatti, era il fratello di Pantaleone, una delle tre persone ferite in quella circostanza da Francesco Olivieri, il giovane di 32 anni che, quel pomeriggio uccise a Nicotera Giuseppina Mollese e Michele Valerioti per poi andare in un bar nel centro di Limbadi e sparare contro tre persone: Pantaleone D’Agostino, Francesco Di Mundo e, appunto, Pantaleone Timpano, il fratello di Francesco.

Dopo qualche giorno in fuga, Francesco Olivieri si è costituito motivando il suo gesto con il tentativo di farla pagare alle persone che riteneva coinvolte nell’omicidio, avvenuto molti anni fa, di uno dei suoi fratelli. Nelle settimane scorse, mentre era già in carcere, Francesco Olivieri è stato coinvolto nell’inchiesta “Giardini segreti”. Il gip di Catanzaro ha emesso nei suoi confronti un’ordinanza di arresto per un traffico di droga gestito da Emanuele Mancuso, oggi collaboratore di giustizia e figlio del boss Pantaleone Mancuso conosciuto con il soprannome di “Ingegnere”. Nella stessa inchiesta è stato coinvolto un altro fratello di Olivieri per il quale non è stata disposta alcuna misura cautelare.

Ritornando all’omicidio di oggi pomeriggio, gli investigatori stanno cercando di capire se qualcuno sta continuando il progetto criminale di Francesco Olivieri o se l’agguato in cui è morto Francesco Timpano è da inquadrare in altri contesti. Di certo però stiamo parlando del sottobosco della cosca Mancuso.

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