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Sicilia, Corte dei Conti: “Condanne per danni erariali raddoppiate, sottrazione di fondi Ue e di quelli per i disabili”

Pet, 23/02/2018 - 16:13

“Il livello di corruzione nella pubblica amministrazione in Sicilia è tale e quale al resto d’Italia. Chi ha i soldi in mano, chi gestisce potere è indotto in tentazione“. Se questa è la premessa, quel che segue non stupisce. A dirlo è stata la presidente della sezione giurisdizionale della Corte dei Conti per la Regione siciliana Luciana Savagnone a margine dell’inaugurazione dell’anno giudiziario 2018. Il quadro fatto durante la cerimonia? Raddoppio, in un anno, delle condanne per danni erariali, spreco di fondi comunitari anche grazie alla “sostanziale inerzia da parte delle amministrazioni a procedere ad un controllo”, “mala gestio” e sperperi dei soldi destinati all’assistenza ai disabili, “un pozzo senza fondo di abusi, sperperi, appropriazioni indebite, intrallazzi vari”.

Nel 2017 sono state 105 le sentenze di condanna pronunciate nel 2017 dalla Sezione giurisdizionale della Corte dei Conti siciliana nei confronti di amministratori, pubblici dipendenti, percettori di contributi pubblici e soggetti legati alla pa da un rapporto di servizio, per un importo complessivo di 14,4 milioni di euro: oltre il doppio dell’importo delle condanne pronunciate nell’anno precedente. “Si è accertata – ha sottolineato Savagnone nel suo intervento – una sostanziale inerzia da parte delle amministrazioni a procedere ad un controllo in merito alla spendita di denaro pubblico, così che sembra che nessuno si accorga di chi, agendo al suo interno, sperpera, sottrae denaro, spende male. Anche nel complesso meccanismo della concessione del finanziamento pubblico e specie nella fase che precede la definitiva erogazione delle risorse economiche, che proprio per consentire un’osservazione costante dell’attività del soggetto beneficiario vengono corrisposte in più tranche, occorrerebbe intensificare le verifiche, al cui esito deve essere condizionata via via l’assegnazione delle somme ed il saldo finale”.

In particolare “i fondi comunitari sono sprecati al massimo. Già ci sono quelli che non vengono assegnati, e quello è un danno erariale di cui non ci possiamo occupare perché l’inerzia non viene purtroppo sanzionata, né si può sapere perché non ci sono stati progetti. E poi ci sono i fondi che vengono sprecati e assegnati male. C’è sempre un problema di controllo interno che manca”. Nel 2017, si legge nella relazione del presidente, la Sezione giurisdizionale della Corte dei Conti “si è occupata innumerevoli volte di danni erariali provocati dallo spreco di fondi comunitari perché indebitamente erogati in favore di soggetti che non avevano i requisiti richiesti ovvero perché utilizzati in modo improprio”. Risorse a sostegno dell’imprenditoria e dell’agricoltura e per le quali “sono state emesse numerosissime sentenze di condanna alla restituzione delle somme”. “La diffusione del fenomeno delle illegittimità riscontrate – aggiunge Savagnone – induce a ritenere che difetti nel meccanismo di concessione dei suddetti contributi un attento controllo delle sue varie fasi, da quella di individuazione dei possibili beneficiari fino a quella di erogazione delle risorse”. In particolare, una “responsabilità va attribuita alle banche che sono soggetti intermedi nell’erogazione dei contributi alle imprese”.

Poi c’è il capitolo dell’assistenza ai disabili. Tema che è stato al centro di un’accesa polemica politica contro la Regione accusata di non avere messo a disposizione risorse e servizi adeguati. La gestione dell’Iridas, istituto regionale per l’integrazione dei diversamente abili, e l’Aias, associazione italiana assistenza agli spastici, è stata secondo Savagnone all’insegna di sprechi e scandali: le risorse sono state dilapidate, i componenti del consiglio di amministrazione dell’Iridas, il direttore generale, il direttore dei servizi amministrativi e il segretario nonché il presidente dell’Aias hanno avuto comportamenti “volti alla locupletazione personale e al depauperamento di denaro pubblico in uno scenario di assenza di controlli esterni che ha consentito loro di perpetrare le condotte illecite nel tempo e di agire come veri e propri padroni delle strutture”. E sullo scandalo della gestione dei fondi, aggiunge Savagnone, c’è stata una “sostanziale inerzia delle amministrazioni danneggiate”: la Regione e, per l’Aias, l’Asp di Palermo.

Infine non mancano problemi nei rapporti finanziari tra la regione e Riscossione Sicilia. Il procuratore regionale Gianluca Albo ha evidenziato che ammonta a oltre 68,5 milioni di euro il mancato versamento all’ente da parte dell’agente che riscuote i tributi. “Lo stesso agente della Riscossione, affidatario del ruolo iscritto per la riscossione dei crediti derivati alla Regione dalle condanne della Corte dei conti, non risulta poi particolarmente efficace nelle azioni di recupero del credito erariale derivante da titoli esecutivi del giudice contabile”, ha aggiunto Albo, “e si è rivelato, non di rado, un vero e proprio ‘muro di gomma’ allorché la Regione creditrice, l’Avvocatura dello Stato e la medesima procura regionale hanno chiesto informazioni sullo stato delle procedure esecutive”.

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Toyota Aygo, una citycar giapponese a Ginevra – FOTO

Pet, 23/02/2018 - 16:13

Debutti importanti per Toyota al salone di Ginevra, come da tradizione. Tra pochi giorni, sulle rive del lago Lemano, sarà la volta della nuova Aygo, di cui potete vedere le immagini nella galleria qui sopra. La prima novità che salta all’occhio, rispetto al modello attuale, è la parte anteriore: linee più dinamiche e avvolgenti, per un frontale senza dubbio con personalità. Quanto alle caratteristiche tecniche ne sapremo di più dopo la presentazione ala kermesse svizzera, ma stando a quanto dichiarato dalla casa giapponese nella nota ufficiale sono state migliorate sia le prestazioni che la maneggevolezza. Doti indispensabili per ritagliarsi uno spazio commerciale importante in un segmento affollato come quello delle cittadine di piccole dimensioni.

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Acciaierie Piombino, Calenda: “Accordo tra Cevital e Jindal”. Ma la firma per la cessione agli indiani ancora non c’è

Pet, 23/02/2018 - 15:58

Oltre tre anni per consegnare la fabbrica nelle mani di chi aveva perso. Le acciaierie ex Lucchini di Piombino passano dal gruppo algerino Cevital al colosso indiano Jindal, al quale nel 2014  andò male la corsa all’acquisizione del siderurgico. L’annuncio del ministro Carlo Calenda era arrivato giovedì sera, ma le firme ancora non ci sono. Erano attese in mattinata, ma dall’India tardano a ratificare l’accordo. “Con il presidente della Regione Toscana abbiamo atteso la firma di Jindal che però era in Corea del Sud e ora sta tornando in India e deve riunire il board. Loro hanno il documento firmato dall’Algeria”, sottolinea Calenda dopo che inizialmente il via ufficiale era atteso per le 9 al ministero dello Sviluppo Economico. Alla domanda se fosse fiducioso per la firma, Calenda ricorda di avere “sempre detto che ci voleva prudenza, finché non vedo la firma ci sono sempre rischi in queste operazioni ma spero che rischi non ci siano”.

La situazione di incertezza viene inquadrata dal governatore Enrico Rossi: “Gli indiani hanno chiesto tempo per effettuare alcuni approfondimenti circa i termini dell’intesa. Resto ancora fiducioso circa l’esito positivo della trattativa”. Se e quando tutto sarà nero su bianco, il governo potrà dire di aver completato il ‘gioco dell’oca’ iniziato quando l’esecutivo era guidato da Matteo Renzi, che festeggiò la vendita descrivendola come un “grande successo”. Ma del poderoso piano industriale incensato dall’allora viceministro Claudio De Vincenti, in Toscana non hanno mai visto nulla e nell’ultimo anno – con gli impianti sostanzialmente fermi – è toccato al ministero dello Sviluppo Economico trovare una soluzione, arrivata mediando tra Cevital e chi il governo aveva escluso.

Dopo anni di rassicurazioni e un rilancio mai arrivato, infatti, Cevital è stata spinta a disimpegnarsi e ha trattato la vendita con Jindal, interessata ad entrare nel mercato europeo dell’acciaio per contrastare ArcelorMittal, che l’ha sconfitta nella gara per l’Ilva. Piombino è un’occasione strategica, un cavallo di Troia che gli indiani avevano provato a piazzare già negli scorsi anni. Ma il progetto di Cevital aveva convinto maggiormente il governo: “È un’acquisizione strategica. Piombino è un pezzo di futuro dell’Italia”, twittava felice Renzi nel giorno dell’accordo.

Un anno fa la prima marcia indietro, poi la situazione è precipitata costringendo il governo a prolungare l’amministrazione straordinaria ed estendere i contratti di solidarietà fino alla fine del 2018. A novembre è arrivata alla messa in mora da parte di Calenda che ha parlato apertamente di “presa in giro”. Eppure gli algerini hanno comunque voluto trattare sul prezzo, anche a fronte delle inadempienze messe nero su bianco dal commissario Piero Nardi. Adesso l’acquisizione di Jindal, che richiederà ancora diverse settimane e alcuni passaggi formali. Al momento sulla società rimane forte il controllo del ministero dello Sviluppo e della Regione Toscana. Gli indiani dovranno ora fare la due diligence per verificare gli impianti e i conti di Aferpi, la controllata attraverso cui Cevital detiene l’impianto, poi la parola passerà ai consigli di amministrazione delle due società per suggellare definitivamente l’accordo.

L’impegno all’acquisto non contiene ancora dettagli ma è stato salutato positivamente sia dai sindacati che dai rappresentati della Regione e del Comune di Piombino. Jindal – ha spiegato Calenda – prenderà “gli stessi impegni” e anche “dal punto di vista occupazionale non ci sono modifiche”. In pratica è prevista la piena occupazione dei circa 2.200 dipendenti. Non mancano però le incognite. In particolare, il Comune aveva predisposto la “variante Aferpi” che prevede lo spostamento dell’area a caldo lontano dalla città. Un’operazione che potrebbe cozzare con i tempi di Jindal, intenzionata a sfruttare il momento positivo del mercato e a contrastare velocemente il rilancio dell’Ilva da parte della cordata guidata da ArcelorMittal.

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Elezioni, da Forza Nuova al corteo antifascista: le manifestazioni a Bologna, Roma e Palermo

Pet, 23/02/2018 - 15:53

Dal corteo antifascista a Roma, dove arriveranno 350 pullman da tutta Italia, fino a quello di Forza Nuova a Palermo. Sono tante le manifestazioni previste nel fine settimana, l’ultimo prima delle elezioni di domenica 4 marzo. Nella capitale, per limitare i disagi, tutte le iniziative si concentreranno nel pomeriggio di sabato tra le 14 e e 16. Tremila gli uomini delle forze dell’ordine impiegati tra cortei e manifestazioni. L’obiettivo è quello di garantire un elevato standard di prevenzione antiterrorismo ed evitare che gruppi di facinorosi possano infiltrare i cortei condizionando l’ordine e la sicurezza pubblica. Tra le indicazioni contenute nel piano, il divieto di partecipare agli eventi con oggetti contundenti di ogni tipo, aste rigide di bandiere, vestiario utile al travisamento ed ogni altro strumento potenzialmente utilizzabile per occultare la propria identità. Vietati anche caschi, elmetti o cappelli rigidi.

Dalla sparatoria di Macerata si sono verificate infatti una serie di violenze. Dal carabiniere ferito a Piacenza durante un corteo degli antifascisti contro un presidio dell’estrema destra, gli scontri a Bologna in occasione del sit in di Forza Nuova tra gli antagonisti e le forze di polizia, l’aggressione al leader di Fdi Giorgia Meloni a Livorno, il segretario provinciale di Fn pestato e legato a Palermo, lo scontro tra militanti di Casapound e di Potere al Popolo conclusosi con l’accoltellamento di un esponente del movimento di sinistra, la lapide che ricorda la strage di via Fani imbrattata con una svastica e la scritta “morte alle guardie” e l’incursione dei militanti di Fn negli studi di La7.

Roma – Ci saranno anche le Acli e la Regione Lazio alla manifestazione antifascista e contro il razzismo di sabato, convocata dall’Associazione nazionale partigiani (Anpi) dopo la sparatoria di Luca Traini a Macerata contro i migranti di colore. Le associazioni cristiane dei lavoratori e l’Ente guidato dal presidente Pd Nicola Zingaretti sono tra le ultime adesioni al corteo che andrà da piazza della Repubblica a piazza del Popolo, nel centro storico. A queste manifestazioni si aggiungerà anche quella di Fratelli d’Italia con Giorgia Meloni a Piazza Vittorio.

Il rischio individuato dagli esperti della questura di Roma e del ministero degli Interni sono gli infiltrati, specie nel corteo della sinistra più radicale, assieme ai sindacati autonomi Cobas contro il Jobs Act, da piazza Esquilino a piazza Madonna di Loreto, nel centro storico. Attese alcune migliaia di manifestanti, contro i 20mila del corteo principale con lo slogan Mai più fascismo“. Gli antagonisti saranno anche al Centro identificazione ed espulsione (Cie) di Ponte Galeria in sit-in contro la politica sull’immigrazione. Circa 200 quelli attesi per la manifestazione Mai più fascismo, 70 per il corteo dei Cobas contro il Jobs Act e 80 circa per il sit-in No-Vax. Attesi, inoltre, circa mille manifestanti che arriveranno in treno e duecento in nave dalla Sardegna per partecipare al corteo contro il fascismo.

Palermo – Previsti cortei di Forza Nuova e dei centri sociali e dopo l’aggressione di Massimo Ursino, segretario provinciale di Fn, è previsto un grande spiegamento di forze dell’ordine per garantire il regolare svolgimento delle iniziative. Centri sociali e Potere al Popolo organizzano un corteo che partirà da piazza Verdi alle 16 e, passando per il centro storico, raggiungeranno palazzo delle Aquile. Forza Nuova ha dato appuntamento ai suoi per le 18.30 in piazza Crispi, dove è previsto il comizio del leader Roberto Fiore. “Potere Al Popolo Palermo è convinto della necessità di manifestare l’antifascismo per le vie di Palermo – si legge in una nota – Per questo motivo, nei giorni scorsi, abbiamo promosso insieme ad un cartello di movimenti, collettivi ed associazioni, una manifestazione che sfilerà per le vie del centro palermitano testimoniando l’opposizione a chi approfitta della libertà di opinione per veicolare idee pericolose per la tenuta dell’ordine democratico nel nostro Paese”.

Bologna – Dopo il comizio di Roberto Fiore in centro storico lo scorso 16 febbraio, il candidato premier di Casapound Simone Di Stefano sarà alle 10:30 all’hotel Europa di via Boldrini. Previsti un centinaio di agenti.

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La giornalista di Piazzapulita viene portata via di peso durante un’inchiesta sull’abusivismo vicino a Roma

Pet, 23/02/2018 - 15:51

La collega Chiara Proietti D’Ambra, inviata per Piazzapulita, è stata sollevata e portata via di peso da una delle persone che cercava di intervistare nel corso dell’inchiesta girata ad Ardea (Roma) per documentare il mancato controllo da parte del comune sugli abusivi. “Io non pago” è il titolo del servizio andato in onda il 22 febbraio nella trasmissione di La7 condotta da Corrado Formigli. QUI il servizio integrale

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Elezioni 2018, la maledizione della Terza Via colpisce ancora

Pet, 23/02/2018 - 15:51

Un commando composto da fedelissimi di Matteo Renzi, capo supremo della resistenza alle orde populiste, si era impadronito di una “tempomobile” parcheggiata nella sede lumbard di via Bellerio: l’automezzo in grado di retrodatare la politica fino al tempo di Gengis Khan, che si era rivelato utilissimo alla Lega di Matteo Salvini per redigere il proprio programma elettorale, ispirato alle pulizie etniche dell’Orda mongola. Mentre l’alleato Silvio Berlusconi preferiva seguire l’esempio del suo coetaneo mago Houdini (1874-1926), illusionista impareggiabile nel far credere qualunque assurdità al proprio pubblico e formidabile “escapologo” (maestro nell’arte di evadere). Anche se l’incantatore americano d’origine ungherese sapeva essenzialmente divincolarsi da catene, corde e camice di forza, mentre il suo emulo meneghino è più portato a farlo con manette e tribunali. Tra l’altro, l’ex Cavaliere, redivivo ma ormai trasformato in Nosferatu, va inserendo nelle sue linee programmatiche anche la gag del prelievo mordace di sangue ai danni dei verginelli cinquestelle, tentando di vampireggiare i loro futuri parlamentari già in lista di espulsione per impresentabilità varie (un pregio decisivo agli occhi del Berlusca, avendone viste di tutti i colori).

Ma torniamo al commando renziano. In quel viaggio a ritroso nel tempo cui si accingevano, il loro compito era appurare la comparsa e la natura del virus che aveva contagiato il Pd, minandone irrimediabilmente la fibra. Insomma, la causa della malattia incurabile che ne stava riducendo la presa elettorale anno dopo anno.

La task force era composta da Matteo Orfini e Luca Lotti, puffi malignazzi capaci di intrufolarsi in tutti gli ambienti, e Dario Nardella, più torpido ma esperto in parcheggi e relativi pass, incaricato di custodire il mezzo meccanico del ritorno al passato il tempo necessario per scoprire l’arcano oggetto della missione. Avrebbe coperto loro le spalle un cyborg terminator con fattezze e parlantine terrorizzanti di Pina Picierno.

Intanto il “policantometro”, la bussola d’oro di orientamento nel viaggio a ritroso attraverso le stagioni politiche, aveva fissato il cursore temporale sulla data del 26 aprile 1999, a Washington. Il seminario della politica in carriera che dava seguito al precedente, tenutosi a New York il 21 settembre 1998, sempre sul tema della Terza Via mondiale; però sostituendo Romano Prodi con Massimo D’Alema. Cui facevano compagnia, oltre al padrone di casa, il presidente Usa Bill Clinton, Tony Blair e Gerhard Schroeder: nasceva così l’internazionale dei carrieristi cinici.

Valter Veltroni provò a farsi notare buttandola sul nazional popolare e prospettando la nascita di un “Ulivo Mondial”, ma fu subito stoppato con l’abituale bonomia da Massimo D’Alema: un amichevole “roba da provinciali!”.

Mentre Nardella parcheggiava la tempomobile dietro la Casa Bianca, i due mini gurka si intrufolarono tra i convegnisti incominciando a raccogliere informazioni su quanto stavano escogitando i terzaviari. Fu così che si resero conto che la ricetta era identica a quanto trent’anni dopo avrebbe fatto finta di escogitare il loro boss: dare ai ricchi e taglieggiare i poveri, sbaraccare ogni controllo per far contenti gli speculatori, correre in soccorso di banche e finanzieri per ottenerne la benevolenza. Il problema era capire le conseguenze di allora: trionfi elettorali o flop?

Per questo decisero una rapida puntata nel decennio successivo e – solo allora – il quadro si fece chiaro: la Terza via standard partiva sempre come “sindrome da cicala” con un gran battage pubblicitario e pubblici apprezzamenti mediatici, ma presto metteva in luce li suo vero effetto: portare sfiga.

Astuzia virata a autogol: Clinton fu impiombato dallo scandalo sexgate già durante i lavori di Washington, D’Alema si giocò per sempre la reputazione a sinistra, prima con i giochetti collusivi in Bicamerale per poi impantanarsi in Kosovo e nei traffici con i presunti “padani coraggiosi”, saccheggiatori della Telecom privatizzata, Blair sprofondò nelle sabbie irachene e Schroeder finì come portaborse per gli oligarchi russi di Gazprom. Una serie di carriere stroncate dal momento che la dannata “Via” era stata imboccata. Ecco dunque la spiegazione dei capitomboli renziani: la maledizione della Terza Via aveva colpito ancora e non si poteva più rimediare. Semmai contare sulle robuste terga di fortunello Gentiloni, premier a propria insaputa.

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Robinho e la violenza sessuale: “Assoluto dispregio” per la vittima “esposta a ripetute umiliazioni”

Pet, 23/02/2018 - 15:41

Lo scorso 23 novembre era arrivata la condanna per l’ex calciatore del Milan Robinho e un suo amico in abbreviato. Nelle motivazioni il giudice Tribunale sottolinea come gli imputati abbiano mostrato un “assoluto dispregio” per la giovane donna “esposta a ripetute umiliazioni, oltre che ad atti di violenza sessuale”, descritta nelle loro conversazioni intercettate “con epiteti (…) e termini spesso crudi e sprezzanti, segni inequivocabili di spregiudicatezza e quasi di consapevolezza di una futura impunità”. I giudici della IX sezione penale  hanno condannato l’ex giocatore del Milan, Robinho, al secolo Robson de Souza Santos, e un suo amico, Ricardo Falco, a 9 anni di carcere e a versare in solido 60mila euro alla vittima, una ragazza di origini albanesi che all’epoca aveva 23 anni. I due rispondono di violenza sessuale di gruppo avvenuto con abuso delle “condizioni di inferiorità psichica e fisica” della ragazza in quanto sarebbe stata fatta ubriacare. Nel caso sono coinvolti altri quattro brasiliani per i quali il procedimento è sospeso in quanto sono irreperibili. I giudici hanno stabilito di non concedere al calciatore e al suo complice le attenuanti generiche in quanto il loro comportamento, sin dall’inizio dell’indagine, si è “caratterizzato per molteplici e continui tentativi di ostacolare l’accertamento della verità, attraverso la ricerca di un accordo sulle versioni da rendere agli inquirenti”.

La consapevolezza di imunità, come si legge nelle 28 pagine di motivazioni depositate nei giorni scorsi i giudici Mariolina Panasiti, presidente, Piera Gasparini (estensore) e Simone Luerti a latere, ha indotto gli imputati persino a ridere più volte dell’accaduto. La giovane donna violentata, di 23 anni, a distanza di quasi quattro anni ha mostrato “ancora i segni” di una “trauma psichico”. E ciò, per il Tribunale, è testimoniato dalla sua testimonianza in aula: “Un racconto caratterizzato ora da intensa emotività ora da toni sommessi, propri di una persona giunta con travaglio a determinarsi alla denuncia, e che è parsa particolarmente debole di fronte alla vicenda”.Secondo l’accusa, l’ex giocatore del Milan e i suoi complici, la sera del 22 gennaio 2013, avrebbero fatto bere la ragazza fino al punto da renderla incosciente e poi l’avrebbero violentata a turno senza che lei potesse opporsi in un guardaroba di un locale notturno della movida milanese dove si era recata per festeggiare il suo compleanno. Ora si attende il processo in appello.

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Torino, intimidazione a un sostituto procuratore: indagano carabinieri e Digos

Pet, 23/02/2018 - 15:35

Una bomboletta spray avvolta nella carta, con un messaggio rivolto a uno dei sostituti procuratori della Procura di Torino, è stata trovata nel parcheggio delle biciclette di fronte al palazzo di giustizia “Bruno Caccia” intorno alle 15. Via Giovanni Falcone è stata chiusa al traffico in via precauzionale da sette volanti della polizia. Sul posto sono intervenuti anche i carabinieri e la Digos della Questura.

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Così nasce una supernova, astronomo amatoriale fotografa l’evento eccezionale

Pet, 23/02/2018 - 15:11

Succede tutto in un’ora. E non si sa mai dove. Il che per uno “spazio” infinito nel vero senso della parola, cioè l’univero, può significare anche mai. È per questo motivo che è eccezionale la scoperta di Victor Buso, artigiano argentino vicino ai 60 anni, che fa invidia a un lungo stuolo di astrofisici che da decenni sognano qualcosa del genere. Mentre riprendeva il cielo con la nuova telecamera installata al suo telescopio si è accorto che qualcosa stava accandendo nella galassia NGC613, a circa 80 milioni di anni luce da noi.

The birth of a new supernova, captured serendipitously by an amateur astronomer who was testing a new camera, is reported in Nature this week https://t.co/gXlVGR2xhX

— nature (@nature) 21 febbraio 2018

L’astronomo amatoriale ha subito avvisato i professionisti che non hanno potuto fare altro che complimentarsi con per aver immortalato la nascita di una supernova. Nelle fotografie si vede luce emessa durante le primissime fasi dopo l’esplosione della stella. Riuscire a catturarne i primi istanti è quasi impossibile, un po’ come vincere alla lotteria cosmica. Le osservazioni di Buso insieme a quelle compiute successivamente, sono state quindi pubblicate sulla rivista Nature perché non si tratta solo di immagini, ma aiuteranno a comprendere meglio i meccanismi all’origine delle esplosioni di supernovae.

L’articolo su Nature

La foto dal sito di Nature di Victor Buso and Gaston Folatelli

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Sciuragram, dimenticate le fashion blogger. È questo il vero nuovo trend delle sfilate milanesi

Pet, 23/02/2018 - 15:03

In prima fila alle sfilate della settimana della moda milanese non c’è più Chiara Ferragni (in ritiro pre-parto a Los Angels) ma Sciuragram, l’account Instagram che elogia l’eleganza delle signore milanesi over 50. Già a settembre Angelo (così si chiama l’ideatore del profilo, ma di lui parleremo più avanti) è stato avvistato nella front row di Gucci: gli scatti delle sciure milanesi hanno infatti conquistato Alessandro Michele, direttore creativo della maison fiorentina, che è tra i follower dell’account.

Occorre però definire prima di tutto il concetto di “sciura“, parola che suonerà strana a tutti i non milanesi. Il termine viene dal dialetto lombardo e letteralmente significa signora. A Milano però, ha preso un’accezione particolare: la “sciura” è la tipica signora che si vede passeggiare per le vie del centro con la pelliccia, tutta ingioiellata, con la borsa firmata e la piega ben fatta. “Una donna non più giovanissima ma elegante e raffinata in tutto, dal portamento all’abbigliamento” precisa Angelo a ilfattoquotidiano.it. E lui, studente 24enne arrivato nella città della Madonnina dalla Basilicata per studiare Biotecnologie, ne è rimasto affascinato, tanto da trasformarle in un vero fenomeno social: “All’inizio mi scambiavo le foto di queste signore pazzesche immortalate in giro per Milano con un amico, poi, un po’ per gioco, è nato l’account @Sciuragram – racconta ancora -. Erano solo scatti rubati, fino a quando poi sono riuscito a fare una foto che per me era “instagrammabile”: lì ho aperto il profilo”.

E il “sciura” style ha davvero conquistato il mondo della moda, anche in passerella: “Le pellicce di Fendi sono quanto di più vicino c’è all’estetica di una sciura – ci dice Angelo -, insieme a quelle della scorsa collezione di Gucci, che incontravano ancora di più la mia estetica”. E tra gli spettatori: “Tutti questi inviti alle In questi giorni ne ho viste molte sfilate -prosegue – certo dipende molto dai brand: da Gucci ho conosciuto Rossana Orlandi e Marina Cicogna, due icone nella moda quanto poi rispettivamente nel design e nel cinema. Ma anche da Numero 21 e addirittura da MSGM, per la collezione maschile a gennaio, c’erano molte sciure”.

Oggi @Sciuragram conta 112 mila seguaci e si è conquistato l’apprezzamento anche di molti vip, da Laura Pausini a Stefano Gabbana. Anche lo Stato Sociale lo ha taggato per l’esibizione sanremese con la “vecchia che balla“. “Tutti questi inviti alle sfilate erano inaspettati. Non era e non è tuttora mia intenzione fare l’influencer – spiega Angelo – ho altri piani per il futuro e per me questo resta solo un gioco”. La cosa più divertente dell’account sono le didascalie geniali con cui Angelo commenta i look in foto e il profilo è molto apprezzato anche dalle dirette interessate: “Talvolta sono addirittura loro a mandarmi le foto, solo in un paio di casi i miei scatti non sono stati graditi e li ho subito rimossi, ma probabilmente è solo perché chi ha parlato loro dell’account non aveva colto la mia idolatria nei loro confronti” conclude. Insomma, @Sciuragram ha portato alla ribalta un genere di donna che riesce senza alcun dubbio a rubare la scena alle millennials più gettonate del momento.

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Contratto statali, firmato anche quello per la sanità. Madia: “Concluso rinnovo per 3 milioni di dipendenti pubblici”

Pet, 23/02/2018 - 14:56

A nove giorni dal voto si completa il quadro del rinnovo contrattuale – con relativi aumenti – per gli oltre 3 milioni di dipendenti pubblici. E’ stato infatti firmato anche il nuovo contratto del comparto Sanità, che interessa circa 600mila lavoratori fra infermieri, operatori sanitari e amministrativi del Servizio sanitario nazionale. Anche in questo caso sono previsti aumenti medi di 85 euro al mese. Si è “concluso un percorso a cui stiamo lavorando da quattro anni”, ha twittato la ministra della pubblica amministrazione Marianna MadiaStefano Bonaccini, presidente della Conferenza delle Regioni, parla di “giornata positiva per la sanità italiana e per i lavoratori che giorno dopo giorno, con dedizione, fanno in modo che il servizio sanitario nazionale continui a funzionare, abbia una buona qualità e garantisca un diritto fondamentale dei cittadini come quello della tutela della salute”.

Soddisfatti anche i sindacati. Il segretario della Cgil Susanna Camusso sottolinea: “Per noi è una notizia importante non solo perché abbiamo rinnovato così tutti i contratti del settore pubblico, dopo un’intensa fatica, ma perché con il contratto della sanità si raggiunge un risultato estremamente importante: si torna al regime di orario che prevede il riposo, che è stato il grimaldello con cui in sanità in questi anni sono successe anche cose insopportabili per le condizioni dei lavoratori e delle lavoratrici”.

“Lo spirito che ha caratterizzato la tornata contrattuale per il comparto Sanità si è basato sull’assunto per cui il servizio sanitario è un bene comune e va difeso nel suo modello universale e nella sua articolazione nei servizi sul territorio e che questo potrà essere favorito attraverso un ruolo attivo delle lavoratrici e dei lavoratori”, è il commento del segretario confederale della Cisl, Ignazio Ganga, responsabile del pubblico impiego. “Al di là della mera rivendicazione economica che vede aumenti contrattuali medi di 86,94 euro, essenziali dopo anni di vuoto salariale assoluto, il contratto rivestirà importanza anche per la capacità di restituire diritti alle lavoratrici e ai lavoratori attraverso un rinnovato impianto normativo utile a rafforzare quella necessaria visione prospettica che dovrà assumere il sistema sanitario del Paese”.

 

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Razzi e l’appello a Veronica Lario: “Non sprema Silvio come un limone. Bunga bunga? Ma dove lo faceva? Non è mai esistito”

Pet, 23/02/2018 - 14:55

“Dico a Silvio di non ascoltare Veronica Lario. Acqua passata non macina più mulino. E’ lei che fa i capricci, ha voluto lei la separazione. Berlusconi è sempre stato innamorato di lei”. Così, ai microfoni di Ecg Regione (Radio Cusano Campus), si pronuncia Antonio Razzi, senatore uscente e non ricandidato di Forza Italia, sul ricorso di Veronica Lario contro la sentenza della Corte d’Appello di Milano, che aveva annullato il suo assegno di mantenimento e l’aveva obbligata a restituire a Berlusconi una somma di 45 milioni di euro. “Veronica Lario si tranquillizzi un po’ e si metta il cuore in pace” – continua – “Ormai se Silvio se n’è andato, se n’è andato. Lei non deve stare sempre a rompere le scatole al presidente Berlusconi, che ha i suoi impegni per gli italiani e non può dedicarsi a cose passate”. E aggiunge: “Bunga bunga? Ma non è vero niente. Io sono stato ad Arcore, ho incontrato pure la figlia Marina che mi ha fatto vedere la casa. Ma com’è possibile? Ma dove lo fa il bunga bunga? Sono favole. Veronica ci ha creduto e ha sicuramente sbagliato, perché lei deve credere a quel che vede con gli occhi suoi. Queste, in realtà, sono tutte scuse per andare via. E allora è meglio che diceva che non provava più niente e che aveva deciso di lasciare Silvio”. Razzi continua: “E’ una vergogna avere tutti quei soldi quando c’è gente costretta a vivere con 300-400 euro al mese. E a Veronica quei soldi non bastano. Ma quanto consuma al giorno? Io non lo so. Molte volte ho 100 euro in tasca e e li conservo per vari giorni, perché non li consumo. E questa c’ha tutti questi milioni. Ma come fa? Dove li mette? A chi li dà? Veronica non può stare sempre a spremere il limone”. Ultima sciabolata a Renzi e a Di Maio: “Mi hanno citato tutti e due. Con loro vorrei fare un confronto. Si devono sciacquare la bocca prima di parlare con me e prima di nominare Antonio Razzi. Magari fossero sinceri e onesti come me”

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Imola, c’era una volta il parco delle Acque minerali (ora nelle mani dell’autodromo)

Pet, 23/02/2018 - 14:51

C’era una volta, nel cuore di Imola, il parco delle Acque Minerali.

Nato 188 anni fa intorno ad alcune sorgenti di acque ferruginose e sulfuree, ospita i residui delle sabbie gialle, a testimonianza che qui una volta arrivava il mare. Nel 1972 questo parco ebbe la sfortuna di essere ingabbiato dentro all’autodromo Ferrari: separato dalla città, la sua fruizione da parte dei cittadini divenne più difficoltosa. Il Comune decise di trasformare la pista in impianto stabile (nonostante le proteste della cittadinanza) e da allora le cose sono ulteriormente peggiorate. Nel 1981 arrivò la Formula 1.

Nel 1994, dopo le tragiche morti sul circuito dei piloti Roland Ratzenberger e Ayrton Senna, la pista fu modificata sottraendo ulteriore superficie al parco. Nel 2007, dopo aver fatto spendere 13 milioni di euro di soldi pubblici, provenienti dal fondo della protezione civile, per la ristrutturazione e la messa in sicurezza del circuito, la Formula 1 se ne andò. Da allora l’Autodromo è caduto sempre più in deficit. Per cavare un po’ di reddito da quella ormai inutile striscia di cemento, il Comune (proprietario dell’autodromo) e Formula Imola (società pubblica al 60% che ha in gestione l’autodromo) hanno deciso di affittarla anche a privati (per lo più ricconi stranieri), che la usano per sfrecciare e gareggiare con i loro costosi “giocattolini”.

Non solo una gestione fallimentare e un enorme deficit coperto con soldi pubblici, ma anche controlli “taroccati” sui decibel che hanno fatto infuriare cittadinanza e associazioni ambientaliste.

Se prima erano “solo” (si fa per dire) 30 giorni all’anno concessi in deroga ai limiti massimi di rumorosità, dal 2013 il Comune ne concede 60 e misura la regolarità delle immissioni in postazioni lontane dalle aree più esposte. Secondo la normativa 304 del 2001 che tutela le persone che vivono intorno ai circuiti automobilistici, se i veicoli sono “a scarico libero” (Formula 1 e simili) il limite di sforamento deve essere di 30 giorni, se  i veicoli non sono “a scarico libero” il limite è 60 giorni. In ogni caso, secondo le proteste dei residenti e del circolo Legambiente ImolaMedicina, il limite imposto dalla normativa non viene rispettato. Anche Arpae ha certificato che il 10 ottobre 2017 correvano vetture a scarico libero “le attività di pista si sono svolte non rispettando quanto dichiarato da Formula Imola e recepito dalla Delibera Comunale di approvazione del calendario di attività 2017 relativamente al non utilizzo di autovetture  a scarico libero”.

Rumori assordanti (con picchi di 120-130 decibel) e scarichi inquinanti, che danneggiano non solo i residenti, ma anche i bambini della scuola primaria Pelloni-Tabanelli, divisa dalla pista solo da una recinzione. Raccolte di firme e manifestazioni sono state inutili. La giunta Manca ha fatto sempre orecchie da mercante. A partire dal gennaio 2016 il Comune di Imola ha addirittura modificato (con l’approvazione del Piano Strutturale Comunale) la classificazione acustica dell’area, declassandola dalla I alla IV classe, quella riservata alle aree artigianali.

Non c’è limite al peggio! Contro questo “declassamento” il comitato Autodromo Imola, Legambiente Imola Medicina e altre associazioni, hanno vinto nel dicembre 2016 un ricorso al Tar.

Lieto fine? Nemmeno per sogno. Il Comune non si è difeso davanti al Tar, ma ha fatto appello al Consiglio di Stato, che ha ribaltato la sentenza del Tar, con motivazioni secondo Legambiente a dir poco assurde. Quindi via libera alle corse, al rumore e all’inquinamento. Morale della storia, come spesso succede, hanno prevalso gli interessi privati, l’inquinamento e la furia automobilistica. Ha perso la città, ha perso il parco, abbiamo perso tutti.

E dove una volta c’era il Parco delle Acque Minerali, c’è adesso il “Parco della Pista”.

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Brescia, rogo di libri al Magazzino 47. Centro sociale denuncia: “Infame attacco fascista”

Pet, 23/02/2018 - 14:20

Nella notte è stato appiccato un incendio all’interno del centro sociale Magazzino 47 di Brescia. Secondo le prime ricostruzioni dei carabinieri che stanno indagando, qualcuno sarebbe entrato all’interno del centro sociale, avrebbe raggruppato alcuni libri al centro di una stanza e avrebbe dato fuoco.

L’incendio è stato contenuto dal tempestivo intervento del custode che ha chiamato i vigili del fuoco. “Possiamo affermare con certezza che si è trattato dell’ennesimo infame attacco di fascisti e razzisti che cercano di seminare un clima di odio razziale e intolleranza in città”. E’ quanto scrivono i militanti del centro sociale Magazzino 47 sul loro sito.

Ieri il centro sociale aveva annunciato una manifestazione per sabato mattina in centro città contro la presenza nel quartiere Carmine di un banchetto di Forza Nuova con Laura Castagna, candidata sindaco alle prossime amministrative. Nella notte l’incendio, sul quale sono in corso le indagini da parte dei carabinieri di Brescia.

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Elezioni 2018, una guerra incivile tra leader di partito. In attesa della realtà

Pet, 23/02/2018 - 14:01

di Paolo Bagnoli  

A pochi giorni dalle elezioni quello che succede in Italia potrebbe entrare nei programmi della Nasa tanto è lunare; ossia lontano, opaco, pallido e a sé rispetto a tutto il resto. Quasi nessuno sembra rendersene conto e quella che viene chiamata per consuetudine, campagna elettorale, è solo un giostra misera, modesta e provincialistica mentre da una campagna elettorale si esigono scatti di orgoglio, di ideale e di programmi che dal presente guardino al futuro. Di tutto ciò in Italia non c’è nemmeno la percezione. Infatti, assistiamo ad una specie di squallido film sulla bramosia del governismo, categoria dominante oramai da molto tempo ogni qualcosa si riferisca alla politica italiana e ai suoi soggetti. Abbiamo un qualche pudore a chiamarli partiti poiché non è possibile assimilare le pere alle mele.

Ciò che si sta svolgendo, infatti, è una guerra “incivile” condotta senza esclusione di colpi dai ceti dirigenti che, le varie formazioni in lizza, si fanno le une contro le altre. Il tragico è che tali lotte destinate, in vari modi, a ricadere sul popolo italiano, si svolgono in un luogo lontano da quello della democrazia; vale a dire dal popolo, dalla gente che, come ci dicono i fatti di cui veniamo a conoscenza e i sondaggi di questi ultimi giorni, non segue praticamente niente e dichiara la sua intenzione di voto per motivi di pancia. Non certo per “merito distinto”, tanto per adoprare una dizione che una volta si dava nella pubblica amministrazione per qualificare in senso positivo un operato amministrativo qualificato.

Tale confronto, se mai così si può chiamare, è appunto lunare poiché si svolge in territori lontani sulla testa della gente che, anche se volesse, non avrebbe modo di inserirsi per parteciparvi in qualche modo. Basta guardare le nostre strade. I tabelloni per i manifesti richiamanti l’attenzione politica della gente sono vuoti; le cassette della posta, una volta stracolme di materiale propagandistico altrettanto vuote; le sedi che sono state aperte nelle città quali presidi di candidati appaiono tanto ben ordinate, coi manifesti in evidenza, le seggiole ben allineate, la luce sempre accesa, ma tristemente vuota. Se qualcuno pensasse di fermarsi interessato a chiedere qualcosa non troverebbe nessuno. Sono tristi rappresentazioni manieristiche. Non solo la gente non c’è, ma non è nemmeno previsto che ci sia, tanto oramai tutto si svolge nella rappresentazione dei social; in un’informazione drogata dal vuoto della critica politica.

Allora: quale democrazia è quella che non contempla la soggettività attiva e partecipante della gente? È una democrazia sofferente di una grave patologia, di cui, peraltro, sembra che nessuno si curi e non pare esservi nemmeno una giusta percezione. In un Paese messo vis à vis con se stesso il problema susciterebbe diversi interrogativi. Qui no. Il tutto naviga tra le accuse di Renzi ai 5Stelle; alla narrazione di quest’ultimi che appaiono come i pifferi di montagna andati per suonare, ma suonati visto che il pifferaio capo, Luigi Di Maio, non sembra proprio conoscere la musica che la sua orchestra dovrebbe suonare; all’elogio di Paolo Gentiloni che sciorina banali discorsi sulle riforme da cui si ricava emozionandoci che occorre ridurre la spesa; da un Silvio Berlusconi che recita se stesso e che appare uscito dal museo delle cere di madame Truffault; da un Romano Prodi accigliatamente e pateticamente invocante il fu centro-sinistra e da Pietro Grasso che è stato tanto bravo quale presidente del Senato quanto appare inadatto quale leader di una forza che non si sa a quale libertà si richiami e di quale eguaglianza sia portatrice; ad una Confindustria che non riesce a dire niente di forte testimoniando pure la decadenza della sua untuosa e interessata arroganza.

Le nostre idee, al pari di tutte le idee, devono impattare la controreplica della realtà. Quando ciò avverrà si potrà capire lo stato di maturazione della crisi italiana e la sua evoluzione che ci auguriamo positiva. Al momento ci sembra che la seconda Repubblica sia morta senza nemmeno essere nata. Così: bipolarismo, piattaforma Rousseau, centro-sinistra, primarie e via dicendo sono tragiche fole di un Paese che vaga in un’incertezza strutturale. Il futuro non è mai ipotecabile, ma da noi non appare nemmeno ipotizzabile. Per cui, la progettualità che il futuro implica, risulta del tutto estranea al nostro presente.

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Settimana della moda Milano 2018, le pagelle delle sfilate. Dalla Jackie di Moschino ai cuccioli in passerella da Tod’s

Pet, 23/02/2018 - 13:55

 

MOSCHINO – Voto 10 e lode: Jeremy Scott non sbaglia un colpo: in passerella porta una Jackie Kennedy in chiave super pop. L’eleganza è quella molto bon-ton degli anni Sessanta ma i colori sono fluo. Le sue modelle sembrano delle Barbie disegnate da Andy Warhol: è come fare un tuffo nel passato. La sfilata inizia con una serie di tailleur monocromatici in bouclé, dalla linea classica, gonna longuette al ginocchio, giacchino aderente in vita e cappellino coordinato. Delle perfette hostess in technicolor (anche la loro pelle è stata dipinta in contrasto con gli abiti). Poi arrivano gli abiti da sera: gli orli si allungano, la stoffa si impreziosisce e si arricchisce con paillettes e lustrini.

Vestiti lunghi, a tubino con strascico messi in risalto da fiocchi e decori geometrici sulla gonna. A indossare le sue creazioni ci sono tutte le super top del momento: le sorelle Bella e Gigi Hadid e Kaia Gerber, la figlia di Cindy Crawford. Dopo la stravaganza delle precedenti collezioni che puntavano tutto sull’esagerazione di oggetti simbolo della cultura pop, Jeremy Scott si concede una vena più romantica e femminile, trasportando nel presente le grandi icone di stile del passato, da Jackie a Audry Hepbourn  e riportando un po’ di classe in questo 2018.

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Palermo, Fiamme gialle scoprono la maxi truffa dei falsi biglietti per stadio. Le intercettazioni: “Io qui tutto comando”

Pet, 23/02/2018 - 13:45

La Guardia di Finanza ha posto agli arresti domiciliari nove persone e notificato un obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria nell’ambito di un’inchiesta della Procura sulla vendita di biglietti falsi allo stadio ‘Renzo Barbera’. Le indagini delle Fiamme Gialle hanno permesso di smantellare due presunte associazioni per delinquere accusate di essere dedite alla truffa e all’accesso abusivo a sistemi informatici che avrebbe consentito la falsa intestazione, l’emissione e la vendita dei tagliandi per le partite casalinghe del Palermo. In particolare, i biglietti risultavano intestati a soggetti inesistenti e titolari di agevolazioni e sconti (under 14, over 65, donne).

E’ stato accertato come oltre il 60% dei titoli ridotti emessi per gli incontri di campionato erano intestati a soggetti inesistenti con la successiva e fraudolenta immissione sul circuito di vendita di oltre 4.000 tagliandi. Secondo le indagini, le due organizzazioni che gestivano l’affare erano composte da titolari di ricevitorie autorizzate, dai cosiddetti ‘bagarini’, da capi ultras e esponenti di spicco del tifo organizzato rosanero. Le indagini, durate circa un anno, hanno portato anche alla segnalazione all’autorità giudiziaria di altri 23 indagati e al deferimento alla Prefettura di 65 persone per violazioni amministrative. Sequestrati, inoltre, 123 titoli falsi, alcuni dei quali acquistati e intestati addirittura a persone decedute

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Film in uscita al cinema, cosa vedere e cosa no nel weekend del 24 e 25 febbraio

Pet, 23/02/2018 - 13:27

PHANTOM THREAD – IL FILO NASCOSTO di Paul Thomas Anderson. Con Daniel Day-Lewis, Vicky Krieps, Leslie Manville. USA 2017 Durata: 130’ Voto 5/5 (AMP)

Oltre se stesso. Anderson lavora sullo sconfinamento del proprio cinema e con questa sua nuova nonché ottava meraviglia, sembra riuscirci. Al suo fianco complici eccellenti: Daniel Day-Lewis ovvero il performer a breve più compianto di tutti; dall’altra il musicista poligrafo e insaziabile di sperimentazioni, Jonny Greenwood. Si sfiora la perfezione, per non dire si realizza, praticamente in gran parte dell’opera ambientata nella Londra post war ancora troppo grigia per godere della vita. A colorarla pensano i tessuti e le “cromazie” del designer Reynolds Woodcock: artista e artigiano di meticolosità scientifica ancorché di intuizioni profetiche sul senso dell’alta moda “coming to place” di quegli anni. Ma egli anche un uomo ossessivo, egoista ed egocentrico, capace di meschinità estrema quando qualcosa o qualcuno osa rompere gli schemi autoimposti. Abita una magione lussuosa con la sorella Cyril, dove è perennemente corteggiato da dame e modelle ognuna egualmente snobbata. L’elemento disturbatore si chiama Alma. Giovane straniera della classe operaia con cui nasce un legame misterioso, un idillio da sublimare con giochi di parte dove la vittoria si alterna. Il filo nascosto è la trama per comprendere il senso occultato di tutta l’opera, che PTA scrive e dirige come un sogno antico e da sempre tenuto vibrante nella memoria. Il geniale cineasta americano ce lo confida e consegna a patto di mantenervi una certa distanza, quella giusta per gustarlo anche nelle sue solventi provocazioni. La raffinatezza dell’abito di Phantom Thread – Il filo nascosto è post gotica, l’accompagnamento musicale scelto da Greenaway è di quel jazz inquietante e seducente che sussurra fra interni sontuosi e campagne solo apparentemente composte. E la notizia è che Anderson nel suo variare armonie e sfumature offre sempre la medesima melodia sull’esistenza umana, così estrema nel mostrare di essa le perversioni sottili, le relazioni malate, le assunzioni oblique del potere. Daniel Day-Lewis alla sua annunciata ultima e impeccabile performance ci lascia da perfetto romantico, risuonando come un verso di John Keats “Le melodie ascoltate sono dolci, ma quelle inascoltate sono le più dolci”.

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Etruria, Travaglio vs Ricci (Pd): “Non dovete mettere becco nei palinsesti tv. Levatevi quella faccia da padroni”

Pet, 23/02/2018 - 13:20

Bagarre a Tagadà (La7) tra il direttore de Il Fatto Quotidiano, Marco Travaglio, e il sindaco Pd di Pesaro, Matteo Ricci, resosi protagonista di un alterco verbale con la conduttrice della trasmissione, Tiziana Panella, e con una risparmiatrice truffata di Banca Etruria. Travaglio, interrotto più volte da Ricci, esordisce: “Questa pretesa dei politici di fare i palinsesti televisivi dovrebbe finire. La par condicio non esiste per le notizie”. “Pensi alla pretesa dei capi di giornale di fare propaganda per altri partiti” – urla il sindaco di Pesaro – “Anche i direttori di giornale dovrebbero evitare e lei lo fa quotidianamente. Ognuno fa i propri errori”. “Voi non dovreste mettere becco nella televisione” – replica il direttore del Fatto – “voi dovreste essere ospiti e chiedere il permesso. Siete ospiti e non padroni. Levatevi quella faccia da padroni”. “L’unica che ha la faccia da padrone arrogante è lei, Travaglio, non di certo io”, ripete a più riprese Ricci. “Controllate tre reti della Rai dove fate carne di porco della libertà di informazione” – continua Travaglio – “Rispettate la libertà di informazione. E rispettate anche il senso dell’umorismo e della decenza. Dire che non si possono fare collegamenti tra il governo e Banca Etruria, quando uno dei banchieri con cui se la dovrebbe prendere la risparmiatrice truffata si chiama Pier Luigi Boschi, padre di un ministro della Repubblica che si chiama Maria Elena Boschi, e che è diventato vicepresidente dei Banca Etruria un mese dopo che sua figlia è diventata ministro, significa evidentemente che lei non rispetta nemmeno il senso dello humour”. “Ma roba da matti” – insorge Ricci – “Se lei non parla della Boschi, faccio fatica di cosa può parlare lei in una trasmissione. Un bell’assist gli hanno dato quei risparmiatori”. “Ho appena scritto un libro su Berlusconi, quindi, come vede, ho vari argomenti” – risponde Travaglio – “E’ un dato storico ormai che il governo Renzi abbia lasciato incancrenire per mesi le crisi bancarie per non disturbare la sua infausta campagna elettorale referendaria. Tant’è che Gentiloni, appena si è seduto a palazzo Chigi a Natale del 2016, ha dovuto tirare fuori 20 miliardi di euro per riparare dei buchi che, se si fossero riempiti prima, ci sarebbero costati molto meno”. E chiosa: “Questa è proprio cronologia, quindi di banche è meglio che parliate il meno possibile, perché i risparmiatori arrabbiati col governo non sono 14, come dice lei, ma sono centinaia di migliaia. Non fateli incazzare tutti, perché tra due domeniche si vota”

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La Confessione, stasera alle 23 su Nove Anna Mazzamauro: “Paolo Villaggio era geniale, ma snob”

Pet, 23/02/2018 - 13:14

Geniale, ma snob. Anna Mazzamauro, a La Confessione, in onda sul canale Nove venerdì 23 febbraio alle 23, racconta a Peter Gomez il rapporto ambivalente avuto con Paolo Villaggio nel corso della sua lunga carriera. “Un giorno gli ho chiesto perché non eravamo mai diventati amici, né sul set, né fuori. La risposta di Paolo? ‘Io amo quelli che sono arrivati, ricchi e famosi’”, racconta. “Un po’ stronzo, come la Silvani”, commenta Gomez. “No, solo snob!”. Al punto che una volta, in un salotto tv, Villaggio disse che la Mazzamauro aveva avuto il ruolo “perché serviva un cesso”. La replica dell’attrice? “Un cesso sul quale avresti molto volentieri poggiato le chiappe, caro Paolo”. Perché la Silvani, ruolo che all’inizio non doveva nemmeno essere ricoperto dalla Mazzamauro, che si era candidata per fare la moglie di Fantozzi, “era la donna dei sogni del ragionier Ugo”, ricorda l’attrice – “Al provino, il regista Luciano Salce confessò: ‘Anna, ti ricordavo più brutta‘”. Una bruttezza sulla quale Anna Mazzamauro ha giocato per tutta la vita: “Non so se fosse bella, di sicuro la signorina Silvani era un po’ stronza….Come Villaggio, del resto”.

Nell’intervista, l’attrice parla anche dell’episodio di violenza subito sul set di ‘Poveri, ma ricchi’ scagionando Enrico Brignano e del regista Fausto Brizzi, al centro di alcune accuse per molestie sessuali: “Io sono dalla parte del signor Brizzi, perché i fatti personali non devono interessare. Ho letto i suoi libri e un uomo che scrive così non può essere uno squallido come si tenta di dipingerlo”

L’intervista ad Anna Mazzamauro segue la puntata della scorsa settimana con ospite Marco Baldini. Dopo i buoni risultati d’ascolto, la seconda stagione del programma torna sul canale Nove il venerdì, alle 23, subito dopo Fratelli di Crozza, lo show satirico di Maurizio Crozza. Tutte le puntate della prima stagione (Emilio Fede, Alex Schwazer, Lele Mora, Vittoria Schisano, Vittorio Sgarbi, Alba Parietti, Antonio Di Pietro, Erri De LucaMalena, Giacobbe Fragomeni, Vanna Marchi, Vittorio Cecchi Gori) e l’intervista esclusiva a Fausto Bertinotti sono disponibili in abbonamento sul sito e sulla applicazione di Loft.

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