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Razzismo, Salvini: “La capotreno contro i rom? Per qualcuno va licenziata, secondo me deve essere premiata”

Ned, 12/08/2018 - 11:27

“Se non hai mai preso un treno pendolari, cosa che ho fatto per anni e anni, poi non arrivi a capire perché c’è una capotreno che esasperata per l’ennesima aggressione su un treno in Lombardia ha detto: ‘Molestatori, rompipalle e zingari sono pregati di scendere perché non ne possiamo più’. Qualcuno ha detto che deve essere licenziata. Secondo me deve essere premiata”. Così il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, a Lesina, in provincia di Foggia, all’inaugurazione della sede della Lega.

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Caporalato e sfruttamento delle risorse in Africa. L”emergenza’ migranti è colpa nostra

Ned, 12/08/2018 - 11:03

Si chiama Risparmio netto rettificato (Rnr) ed è la misura scelta dalla Banca mondiale per misurare con oggettività l’economia. Un indice preferito a sorpassati indicatori come il Pil perché considera anche l’esaurimento delle risorse naturali non rinnovabili e l’inquinamento. Il principio è semplice: affinché un’economia possa dirsi sostenibile, l’Rnr deve crescere o rimanere quantomeno costante. Ecco perché quest’indice è la chiave per leggere l’ultima relazione della Banca mondiale, intitolata Evoluzione della ricchezza delle Nazioni 2018, che racconta le grandi malattie del pianeta di cui vediamo solo piccoli sintomi. Li chiamiamo “migranti”.

Parliamo di malattie croniche: dal 1990 al 2015, l’Africa subsahariana ha perso più o meno 100 miliardi di Rnr l’anno e “l’esaurimento delle risorse naturali è certamente uno dei fattori determinanti”. È la prova, l’ennesima, che le “politiche di sviluppo” per l’Africa, concessione delle risorse per attrarre investimenti stranieri, sono state un controproducente fallimento. Perché il denaro occidentale arriva – meno, molto meno di quello che dovrebbe – ma mai a beneficio di popolazioni che scavano nella povertà.

Qualche esempio: nel 2014 Anil Agarwal, presidente dell’azienda mineraria britannica Vedanta, ha ammesso – ridendo – di aver acquistato, attraverso la divisione Kcm, la maggiore miniera di rame dello Zambia con un’offerta farlocca da 400 milioni di dollari, nella realtà pari ad appena 25 milioni ma redatta con “bei documenti, professionali”. Un “investimento” con cui la Kcm ha generato profitti tra 500 milioni e un miliardo l’anno. Per non farsi mancare niente, sempre nel 2014 l’azienda ha avviato una ristrutturazione interna da 1.500 esuberi di lavoratori locali, poi sospesa dopo la minaccia dello Zambia di revocare le licenze minerarie.

Nessun vantaggio per la popolazione nemmeno in Nigeria, che ha venduto il più grande giacimento petrolifero d’Africa per 1,3 miliardi di dollari all’italiana Eni e a Shell. A effettuare la vendita, però, non lo Stato nigeriano ma la Malabu Oil&Gas, una società segretamente di proprietà dell’ex ministro del Petrolio Dan Etete, che aveva acquistato il giacimento per appena 20 milioni nel ‘98. Un’acquisizione per cui è in corso a Milano un macchinoso processo per corruzione internazionale.

Il mal d’Africa che tormenta l’Occidente, quella fame onnivora di risorse e di uomini, non riguarda però solo multinazionali troppo grandi da immaginare ma anche la piccola imprenditoria italiana “brava gente”. L’indice per misurarlo, in questo caso, è molto più alla nostra portata: tra i 3 e i 4 euro, la paga media per un’ora di lavoro sotto il sole tagliente nei campi del Bel paese. Il caporalato, quella vergogna avida di cui ci ricordiamo solo quando i furgoncini carichi di schiavi si ribaltano, esiste da anni ed esiste ogni giorno. E può essere anche peggiore di così. Secondo il quarto rapporto Agromafie e Caporalato della Flai-Cgil, il salario può scendere anche a 1 euro l’ora, a cui vanno sottratti 5 euro di trasporto per arrivare al campo, 3 euro per un pasto e 1,5 euro per una bottiglietta d’acqua da pagare direttamente al caporale che spesso, nel caso di stranieri, è un capo-etnia. Un business che vale quasi 5 miliardi di euro e che mette a rischio circa 400 mila lavoratori, oltre a 220 mila stranieri in nero.

In mezzo, tra le depredazioni e la schiavitù con cui l’Occidente affoga prima l’Africa e poi la sua gente, la macchina dell’accoglienza, che troppo spesso accoglie gli interessi di un’Italia approfittatrice. Se il sistema Sprar è considerato un’eccellenza da molti addetti ai lavori, ombre si sollevano sui Cas, i Centri di accoglienza straordinaria che avrebbero dovuto estinguersi ma che invece fioriscono: dei 173mila 783 migranti accolti in Italia (dati agosto 2017), il 91,04% è ospite di Cas, come mette nero su bianco la relazione della Commissione parlamentare di inchiesta sul sistema di accoglienza della scorsa legislatura.

La gestione dei Cas spetta ai privati a seguito di appositi bandi o, nei casi di emergenza – ed è spesso emergenza – attraverso affidamenti diretti. Il commento migliore è nelle parole dell’ex deputato Paolo Beni, relatore del documento: “È lecito dire che la criminalità organizzata in alcuni casi ci abbia messo mano. I controlli ci sono ma non abbastanza, ed è per questo che nel tempo sono venute alla luce varie situazioni irregolari”. Per esempio, limitandoci alle situazioni recentissime, i cinque arresti a Benevento dello scorso 21 giugno tra cui un dipendente del ministero della Giustizia e un carabiniere, i sei in manette a Latina il 26 giugno, l’arresto di un ex deputato regionale dell’Udc e di altre tre persone a Trapani il 5 luglio.

Il problema, però, non è solo nel margine grigio di illegalità ma nella qualità stessa di questa accoglienza, la chiave di volta su cui pesano i futuri problemi di integrazione e sicurezza: “Basta dare un’occhiata – continua Beni – al numero di strutture turistiche o paraturistiche, come esercizi commerciali riconvertiti, che oggi si sono date all’accoglienza: fiutano la convenienza dell’affare ma non sono enti che hanno esperienza a livello umanitario e solidale”. Il risultato ha spesso la forma di ghetti, da cui fuggire a qualunque costo per arrangiarsi in qualsiasi modo.

Sfruttamento vorace delle risorse, caporalato e schiavitù, accoglienza senza scrupoli né integrazione: siamo la fame da cui li costringiamo a fuggire e siamo l’illegalità in cui li costringiamo a rifugiarsi. E poi siamo l’ipocrisia: 173mila 783 migranti da gestire, per un Paese che è 7° potenza al mondo e 59° nella classifica per percentuale di popolazione immigrata (fonte Wikipedia), non dovrebbero essere un problema e invece sono un'”emergenza”. E allora delle due l’una: o siamo fortemente incapaci o non è un’emergenza. Se proprio vogliamo trovarne una, allora dovremmo guardare al di sotto del Mediterraneo. E spaventati vergognarci.

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Murialdo, fallita la cartiera è sparito tutto. Un paese in vendita in provincia di Savona

Ned, 12/08/2018 - 11:00

“Vietato passare o sostare sotto i carichi sospesi”. Quattro anni dopo il crollo del tetto, un pannello arrugginito continua a urlare le regole della prudenza aziendale mentre una piramide di putrelle spezzate e di lastre di amianto si apre all’azzurro del cielo e all’allegria fuori luogo di grilli e cicale. Sino al 2012 la cartiera di Bormida (Savona) dava lavoro a 50 persone e ad altre 50 con l’indotto.

Dopo che è fallita, nel 2012, è iniziato l’assedio degli elementi, come se la più grande macchia verde d’Europa, quella appunto della Valbormida, volesse cancellare o ingoiare la carcassa della fabbrica. Nel 2014 la neve ha schiantato il tetto e due anni dopo il fiume in piena ha invaso il capannone lasciando sul pavimento un greto sabbioso disseminato di detriti. Mentre il vento suona come un organo i rottami del tetto, dozzine di pesci in uno stagno fra le strutture di cemento che sostenevano le enormi macchine della cartiera.

“Qui c’era lo spappolatore idraulico chiamato ‘pulper’” – racconta Giampiero Icardi che alla cartiera ha lavorato 33 anni – “frantumava le balle di carta che arrivavano dai tir. Facevamo scatole da imballaggio per gli alimentari, ma dato che l’acqua non veniva rinnovata, la carta dopo un po’ ha cominciato a puzzare e così, i nostri clienti migliori, Barilla, Ferrero, Agnesi, hanno iniziato a contestare il prodotto sinché non lo hanno più voluto”.

Nel 2007 la Regione Liguria era pronta a stanziare 700mila euro per un depuratore, ma per non accollarsi i costi di gestione la ditta preferì ricorrere a procedure chimiche. “Ma come fai a mettere i biscotti del Mulino Bianco in un contenitore che puzza?” – dice Icardi – “Così le scelte sbagliate della società ci hanno portato al fallimento e da allora tanti miei colleghi sono ancora disoccupati. Su 50 persone, solo 15 hanno trovato lavoro. Gli altri si arrabattano, ma molti han dovuto andar via lasciando il paese semideserto”.

Lungo la strada che costeggia il fiume Bormida sino a Millesimo, la scritta “vendesi” ricorre su dozzine di case, vecchie e nuove. “È il risultato dello spopolamento – spiega Ezio Salvetto, il sindaco – dopo l’industria è venuta meno anche l’agricoltura di sussistenza. Quasi metà delle case sono in vendita perché i proprietari non ce la fanno a pagare le tasse. Sono rimasti 830 abitanti, la metà. Anche perché la gente abbandona le borgate periferiche dove è diventato difficile accedere con la neve e il maltempo” .

Dal luogo in cui parliamo, Pallareto, una delle 28 borgate di Murialdo, la telecamera di Mario Molinari inquadra il ponte sul Bormida divelto dall’alluvione e da una montagna di detriti che ha agito come un ariete. Chiedo al sindaco se le case in vendita trovino acquirenti. “Pochissimi ma sono venuti anche dal Belgio e dalla Svezia – risponde – un belga si è ha comprato una casa con 5mila euro. Gli costa più il viaggio che la casa, ma lui ama questa campagna”. Ma che fine hanno fatto gli operai della cartiera? “I più fortunati avevano la moglie con un lavoro, ma chi ha più di 45 anni non trova nulla” – risponde Icardo – “I fratelli Roascio hanno lavorato alla cartiera da 15 a 18 anni e si son trovati entrambi disoccupati con famiglia carico. Oggi tagliano e vendono legna ma è una risorsa minima. Si parla di sopravvivenza, non di vita”.

Claudio T, un altro collega con moglie e due figli, ha girato dal savonese al basso Piemonte e la risposta è sempre stata la stessa: ‘Lei ha superato i 50 anni e noi cerchiamo persone giovani’. Oggi coltiva pesche e cerca di campare con quello. Ha una figlia di 19 anni che studia e un’altra di 23 che lavora come giornalista part-time. Giampiero P. ha 59 anni. La sua compagna fa qualche ora al ristorante ma è dura anche perchéquando lavorava aveva acceso un mutuo per ristrutturarsi la casa. Con altri compagni ci siam persi di vista. Un’azienda è come una famiglia. Quando crolla molti si chiudono in se stessi e non escono più. È terrificante restare senza lavoro. Distrugge le persone”.

Oggi Murialdo fa parte dell’Area di crisi complessa, cioè di quel piano di sussidi di Stato che dovrebbero risollevare la provincia di Savona, la più depressa del Nord. “Forse c’è qualche spiraglio” – racconta ancora Ezio Salvetto – “Il pastificio La Ginestra di Millesimo è in trattative per venire qui a produrre pasta fresca. Cerca un sito con l’aria buona, senza inquinamento e qui l’acqua è la così buona che potremmo berla senza filtri . Darebbe lavoro a 15/20 persone e avrebbe un impatto positivo anche sull’agricoltura, perché per fare della pasta ripiena occorrono prodotti agricoli, il che consentirebbe di recuperare alcune delle terre incolte”.

Non c’è invece nessun pretendente per l’enorme carcassa della cartiera: “Territorio ed energia, una ditta di Millesimo” – racconta Icardo – “Voleva rilevare il capannone per produrre pellet, ma alcuni carotaggi hanno rivelato degli scarti di lavorazione in plastica interrati negli anni 60, quando non c’erano le leggi di oggi. A quel punto il curatore fallimentare ha chiesto all’acquirente una fideiussione di 900mila euro e l’impegno a bonificare l’area, così l’acquisto è andato in fumo. La cosa grave è che le istituzioni qui hanno fatto solo passerella”.

Gli chiedo che cosa facciano oggi i giovani di Murialdo “Una quindicina dai 20 ai 25 anni” – risponde – “sono andati a fare la stagione i nei ranch australiani, per sei mesi”. In Italia li chiamerebbero “migranti economici“.

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Siamo uomini o cellulari?

Ned, 12/08/2018 - 11:00

Divenuti trasponders, celle telefoniche vaganti in perenne attesa del segnale, noi uomini abbiamo trasferito al cellulare la nostra memoria, chiedendogli di sistemare quel che adesso non ci viene più facile né possibile: il ricordo. Poi abbiamo scelto di trasferire a lui la nostra vista, i momenti più belli e anche quelli così così, le foto di rito e quelle di lato, lo scatto memorabile e il fotogramma per l’idraulico, la necessità quotidiana e il momento clou. Foto, e poi foto e poi ancora foto e video e time lapse e ogni altra fantasticheria. Infine abbiano donato il nostro cuore. Con whatsapp o messanger innamorarsi è divenuto un po’ più facile, diretto, possibile. E abbastanza alla nostra portata. Possiamo dirci innamorati in un nano secondo. Basta un emoticon (cuore) per comunicare all’altra il nuovo inizio. Due (cuore più cuore trafitto) se siamo già sulla via dell’intramontabile unione. Tre o più (volto con gli occhietti a forma di cuore è particolarmente increscioso ma pure è all’apice della classifica dell’amore) se la coppia è solida come marmo di Carrara.

Io e voi, quasi tutti voi perché le eccezioni sono davvero poche, dobbiamo ammettere che il cellulare è corpo del nostro corpo, elemento indiscutibile non più ornamento. Siamo sempre connessi. E condividiamo tutto. Condividiamo, cioè facciamo rete, ci colleghiamo, facciamo partecipi l’altro della nostra felicità o del nostro dolore, della nostra preoccupazione, della nostra speranza, delle nostre idee, della nostra civiltà, della nostra verza, dei calli ai piedi, del nostro amato parrucchiere, eccetera. Condividiamo la pizza, il bacio, il ballo, la foto sugli scogli, la foto senza scogli, il nostro bimbo che spegne le candeline, il nostro cane che spegne le candeline, il nostro gatto, i nostri nonni, i funerali, i matrimoni, le gite al lago. Condividiamo tutto, e ci siamo capiti. E grazie a internet, che è uno strumento di conoscenza immediato, popolare, orizzontale, istantaneo, possiamo sapere ogni cosa: dal Ku Klux Klan a Geronimo Stilton, da Beethoven alla pasta frolla.

Quello che non mi torna è che, pur condividendo tanto, non siamo coesi, e pur connettendoci di notte e di giorno restiamo sempre più soli. E anche se abbiamo la fortuna della conoscenza gratuita e istantanea, promuoviamo forme di ignoranza collettiva, di analfabetismo funzionale, quando non di vera e propria idiozia. A me sembra, e chiedo scusa se sono di parere opposto al vostro, che anche nel dibattito pubblico ci sia una corsa verso la cretineria, di gruppo o singola. Forse però la risposta che dovremmo darci è più amara ma più vera: il fatto è che siamo più stupidi di quanto riteniamo, e meno talentuosi di quel che supponiamo, e forse anche un tantino più ignoranti di quanto speravamo. Internet ci ha fatto allora questo regalo: tenere lo smartphone sempre acceso, e chiedergli di fare le nostre veci: ricordare al nostro posto, e ricordare quanto più è possibile (memoria illimitata!), indicarci la retta via (con google map!), l’amore per la vita (cuoricini, uno o un suo multiplo), e infine la convinzione di essere stimabili anche se risultiamo ridicoli.

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Vaccini, la scuola materna denuncia la mamma no vax che si è vantata sui social di aver falsificato il certificato della figlia

Ned, 12/08/2018 - 10:45

Una mamma no vax si è vantata su Facebook di aver falsificato i certificati sui vaccini della figlia, ingannando la scuola materna sull’obbligo di copertura, così la paritaria “Maria Bambina” di Esine nel Bresciano ha deciso di denunciarla. La donna, non solo ne faceva un vanto, ma spiegava passaggio per passaggio come aggirare il sistema e contraffare la documentazione che permette ai bambini di poter accedere all’asilo. Nulla di più semplice per la mamma antivaccinista: basta prendere il foglio della Asl con le coperture da fare, stamparlo, cambiare data, fotocopiarlo di nuovo, presentarlo alla materna e il gioco è fatto. “Mi sono fatta furba, è andato tutto bene”, scriveva nella conversazione sul social.

Le immagini del suo scambio di messaggi con un’altra mamma erano circolate nei giorni scorsi in rete, diffuse dalla pagina “No alle pseudoscienze“. La madre era stata segnalata alla scuola, la “Maria Bambina” di Esine, che inizialmente aveva ringraziato tutti e assicurato che avrebbe portato avanti le verifiche del caso. Ma dopo qualche giorno la dirigenza si è decisa a denunciare la donna ai carabinieri. La mamma spiegava il suo “trucchetto”, dando consigli alle altre mamme: “Ti è rimasto un foglio mandato dalla Asl con le vaccinazioni che devi fare? Ecco, io ho fatto così: l’ho preso, scannerizzato, cambiato data, fotocopiato e portato alla materna. Fine!”. Ai complimenti dell’interlocutrice, la donna risponde: “Mi sono fatta furba, è andato tutto bene”, “bisogna essere originali”, e ancora “è un anno che li prendo per il c…“. Un vanto social che adesso potrebbe costarle molto caro: sempre secondo il Giornale di Brescia che ha riportato la storia, i vertici dell’asilo hanno deciso di andare dai carabinieri per sporgere una querela. Spetterà ora alle autorità verificare se effettivamente il documento consegnato dalla donna sia stato o meno falsificato.

Il caso della mamma no vax è arrivato anche in Regione Lombardia, dove Viviana Beccalossi, consigliere del gruppo Misto ha annunciato di voler presentare “una interrogazione urgente all’assessore Giulio Gallera perché sia fatta la massima chiarezza sul caso”, perché “è necessario capire se si tratta di episodi isolati, a tutela della salute di tutti i bambini che non può essere preda di comportamenti irresponsabili”. La notizia secondo Beccalossi “sarebbe la dimostrazione di quanto sia importante fare chiarezza sulla questione vaccini e che affidarsi all’autocertificazione da parte dei genitori, peraltro senza controlli, sia davvero una follia”, oltre che un vero “pericolo per i bambini, specie per quelli con problemi immunitari”.  La consigliera, in riferimento all’emendamento del decreto Milleproroghe, che ha rinviato al 2019 l’obbligo di vaccinazione per l’iscrizione a nidi e scuole per l’infanzia ma ancora non definitivo, afferma che “in attesa che il governo nazionale rendere obbligatori, senza se e senza ma”, ” è necessario il massimo rigore su un tema in cui la politica non può permettersi di ‘giocare’ per interessi elettorali, strizzando l’occhio a chi si documenta su internet e mette in discussione decenni di ricerca scientifica. Altro che obbligo flessibile!“, la conclusione.

Quella dei vaccini è una questione che sta creando non poco malcontento e divisione, sia tra le amministrazioni regionali, sia tra i dirigenti scolastici sia sull’obbligo rimandato al 2019 che sull’autocertificazione. Secondo una mappa disegnata dal Corriere della sera in Italia le amministrazioni favorevoli al rinvio all’obbligo sono Veneto, Friuli, Liguria, Puglia, Campania e la provincia di Bolzano. Cinque più una provincia. Molte le Regioni (7 in totale) contro la proposta di rinvio al 2019 dell’obbligo di vaccinazione per l’accesso ai nidi e alle materne: dal Piemonte all’Emilia Romagna, incluse le regioni centrali. Restano indecise le amministrazioni di Abruzzo, Molise, Lombardia, Valle d’Aosta, Basilicata, Calabria e Sicilia. Il provvedimento, contenuto nel Milleproroghe, dopo un primo passaggio in Senato, deve ancora avere il via libera definitivo alla Camera.

 

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Napoli, auto in centro parcheggiate ovunque. La strigliata del consigliere all’automobilista: “Le sembra normale fare così?”

Ned, 12/08/2018 - 10:33

La video-denuncia arriva dal consigliere regionale dei Verdi in Campania, Francesco Emilio Borrelli: “In via Verdi, alle spalle del Consiglio comunale di Napoli, i parcheggiatori abusivi e gli incivili fanno quello che gli pare parcheggiando anche i Suv sulle strisce pedonali e gli scivoli per disabili. Non non smetteremo mai di ricordagli quali sono le regole e le leggi da rispettare” ha scritto su Facebook.

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Decreto dignità, non lo critichi chi ha distrutto il lavoro

Ned, 12/08/2018 - 10:30

Non sono una giuslavorista, sindacalista o esperta di contratti. Però il tema del lavoro, in particolare autonomo e precario, lo seguo da anni, come seguo le politiche sciagurate che gli ultimi governi di destra e di “sinistra” hanno messo in atto nei confronti dei lavoratori. Ultima, la decisione di abolire l’articolo 18,a favore di un contratto a tutele crescenti che di tutele ha ben poco, mentre ha reso i lavoratori dipendenti meno mobili e completamente ricattabili da parte del datore di lavoro. Guardando quindi con queste lenti il “decreto dignità”, appena diventato legge, non posso che giudicare favorevolmente il principi di fondo a cui si ispira, e cioè quelli di una stretta sull’uso e abuso di contratti a termine – diminuisce l’arco di tempo per il quale possono essere usati, si introduce la necessità di una causale per il loro rinnovo, aumenta il loro costo contributivo, aumentano le mensilità a protezione del lavoratore in caso di licenziamento –  di un contrasto alla delocalizzazione delle aziende, di una promozione del lavoro stabile, attraverso l’estensione della decontribuzione già prevista dal governo Gentiloni per gli assunti sotto i 35 anni.

Al di là degli aspetti tecnici, il punto sollevato dalla legge – che tra l’altro contiene misure radicali e veramente importanti di contrasto alla ludopatia – è culturale: non possiamo unicamente parlare di introdurre misure di welfare, per quanto robuste come il reddito minimo, se non diamo anche il messaggio, alle imprese come ai lavoratori, che non si possono utilizzare i lavoratori usa e getta, che l’utilizzo selvaggio di voucher – che pure restano, anche se con regole abbastanza confuse – e di contratti volatili e costantemente a termine ha mostrato ormai la corda, generando masse di working poor che non riescono a sopravvivere, mentre al tempo stesso deprimono l’economia perché non consumano. Ci hanno esasperato con la retorica della flexsecurity, con l’unico risultato che la flessibilità è diventata estrema – oggi si lavora a qualsiasi ora del giorno e della notte per qualsiasi quantità di ore con qualsiasi contratto per qualsiasi importo – mentre la sicurezza è sparita, lasciando spazio al deserto del disagio sociale, della povertà, dell’insicurezza, un tempo appannaggio solo di non lavoratori e disoccupati.

È per questo che ho trovato pretestuose non solo le polemiche sui presunti ottomila disoccupati utilizzati come una bandiera dal Partito democratico, così come l’uso veramente strumentale di storie personali,  fatte da alcuni giornali oppure sempre dagli stessi politici – con alcuni autogol, come quello di una lavoratrice che ha risposto polemicamente a Maurizio Martina –  a dimostrare che la legge è ingiusta perché ci sono dei contratti non rinnovati: è ovvio e possibile che ci siano licenziati, ovviamente, quando si agisce ci sono conseguenze sui singoli, il problema è se c’è o meno un beneficio complessivo. Con questa logica del non toccare nulla allora dovremmo anche evitare, che so, di fare leggi di contrasto sul lavoro nero visto che alcuni datori di lavoro potrebbero non voler più far lavorare le persone se non in nero. E così via.

Tra le critiche quelle che mi hanno maggiormente e negativamente colpito ci sono quelle dell’ex senatore Pd Pietro Ichino, ideatore, com’è noto, del famoso contratto a tutele e crescenti e grande sostenitore dell’abolizione del Jobs act. In un primo articolo sul decreto dignità Ichino sostiene che secondo Di Maio la dignità del lavoro dipende dalla sua stabilità e critica questa tesi, visto che per il professore la dignità non c’entra nulla con la stabilità (anzi, un eccesso di protezione “favorisce una perdita di dignità del lavoro”). In altre parole, per Ichino, promuovere la stabilità non significa promuovere la dignità del lavoro, altrimenti questo equivarrebbe a dire che “quel lavoratore su sette che è assunto a termine lavora in condizioni non dignitose” (e infatti così è).

Ma soprattutto Ichino vorrebbe smentire l’esistenza di un eccesso di contratti a tempo determinato, sostenendo che l’Italia è in linea con l’Europa quanto a instabilità del lavoro e contratti a termine e che il concetto di “job property” è sbagliato. Infatti, spiega, tantissimi ragazzi se ne vanno in Olanda, Germania, Gran Bretagna etc dove l’articolo 18 non c’è. Argomentazioni che hanno dell’incredibile, perché allora non si spiega, appunto, perché i ragazzi italiani non si accontentino dei contratti precari italiani. Il fatto è che Ichino, professore esperto, non spreca tempo ad analizzare le retribuzioni, nonché la forma e la durata, dei contratti a termine italiani. Forse lì troverà la risposta all’emigrazione di massa di giovani, spesso iperformati, che se ne vanno dall’Italia accettando tranquillamente contratti a termine: ma ottimamente pagati e con contratti di vera flexsecurity, non la disperazione di guadagnare due o trecento euro al mese, magari per tre mesi, o peggio intascare cinque euro all’ora, per qualche ora alla settimana, solo quando qualcuno ha bisogno di te, o il lavoro a chiamata solo i weekend per poche centinaia di euro al mese.  Disperazione che Ichino, così come tanti come lui che sembrano vivere in un altro paese, non ha mai provato sulla sua pelle, da professore ordinario e parlamentare.

Tornando alla legge. Non c’è dubbio che si tratti solo di misure parziali e al momento incapaci, di per sé, di arginare il lavoro precario più selvaggio, quello che sfugge a statistiche e controlli. Per quello ci vorrebbero massicce dosi di ispettori del lavoro, ma soprattutto una conoscenza maggiore degli ambiti, alcuni inaspettati, nei quali il lavoro precario e a basso costo è ormai un fatto acquisito. Non solo: nulla c’è nella legge per le donne, che insieme ai giovani sono la parte della società in maggiore sofferenza. E’ dimostrato che l’aumento dell’occupazione femminile non solo farebbe schizzare in alto il Pil, ma è la formula più efficace per ridurre la povertà delle famiglie e quindi, in quanto secondo stipendio, dei bambini (oltre un milione e mezzo).

Di sicuro la nuova normativa ha molte falle, ma la direzione culturale, ripeto, è giusta. Ma soprattutto non può essere criticata da chi, dicendosi di sinistra, ha smontato stabilità e sicurezza del lavoro in nome di un modello europeo che mai è subentrato, a favore invece di ulteriore devastazione dei lavoratori, sempre di più poveri, instabili, insicuri.

https://www.facebook.com/elisabettambrosi/

www.elisabettaambrosi.com

Non riesco a rispondere a tutti i commenti ma leggo tutto, grazie. 

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Midterm Usa, le elezioni si avvicinano e nessuno è al sicuro. Nemmeno Trump

Ned, 12/08/2018 - 10:28

Meno di tre mesi alle elezioni di medio termine (le midterm elections) negli Stati Uniti: martedì 6 novembre, i cittadini americani saranno chiamati a rinnovare tutta la Camera – 435 seggi, i deputati hanno mandati biennali – e un terzo del Senato – 100 seggi, i senatori restano in carica sei anni -, oltre che a votare per numerosi governatori e assemblee statali e a esprimersi su tutta una gamma di referendum e consultazioni locali. Ma l’esito della consultazione sarà soprattutto letto come un giudizio sulla prima metà del mandato di Donald Trump, in chiave 2020.

Entrato alla Casa Bianca il 20 gennaio 2017, il magnate ha finora goduto della maggioranza sia alla Camera, dove i repubblicani hanno 235 seggi, sia al Senato, dove ne hanno 51. Nonostante ciò, a parte la riforma fiscale, Trump non è riuscito a realizzare altri punti cruciali della sua agenda elettorale interna come lo smantellamento dell’Obamacare, la riforma sanitaria di Barack Obama – dove procede pezzo a pezzo – o la riforma delle politiche dell’immigrazione – pure qui, procede pezzo a pezzo, non riuscendo a ottenere dal Congresso il finanziamento del muro che vuole innalzare al confine con il Messico – e in almeno due occasioni è giunto ai ferri corti con deputati e senatori, con lo “shutdown” (la chiusura) delle amministrazioni federali.

L’handicap democratico della valanga “liberal” e “sanderista”
A novembre, i democratici puntano a riconquistare almeno un ramo del Congresso per potere rendere più efficace la loro opposizione all’amministrazione Trump. Ma la polarizzazione, esacerbata nella politica americana dal magnate presidente, costituisce per loro un handicap. Infatti, dalle primarie democratiche sono usciti vincitori, a volte a sorpresa, numerosi candidati “liberal” e/o “sanderisti”, cioè sostenitori nel 2016 del senatore del Vermont Bernie Sanders, un “socialista” irriducibile antagonista di Hillary Clinton per la nomination democratica.

Fra di essi, giovani donne come Alexandria Ocasio-Cortez (28 anni, di origini ispaniche) capace d’imporsi nelle primarie a New York su un deputato di provata esperienza come Joe Crowley; o Rashida Tlaib, che diventerà la prima donna musulmana mai eletta dal Congresso dopo avere vinto le primarie democratiche in un collegio “sicuro” del Michigan – Rashida correrà praticamente senza avversari – finora tenuto da John Conyers jr. Sia la Ocasio-Cortez che la Tlaib vengono dai ranghi dei Democratic socialists of America, un’etichetta che può galvanizzare l’elettorato più progressista, ma che può anche preoccupare quello moderato e centrista e spaventare, e quindi mobilitare, quello conservatore e “trumpiano”.

I repubblicani giocano di rimessa…
E questa, al momento, appare proprio la scelta dei repubblicani, nelle cui fila avanzano i “trumpiani” e che perdono punti di forza conservatori non moderati come Paul Ryan, speaker della Camera, che non si ripresenta dopo non avere mai mascherato la mancanza di feeling con il presidente Trump: la tattica è polarizzare lo scontro e sperare di trarre profitto dallo spostamento a sinistra democratici, in un Paese dove la parola “socialista” è sempre stata e resta uno “spauracchio”.

Tanto più che, accanto alle donne – quattro potrebbero conquistare come governatrici Stati finora sempre maschili -, emerge un numero record di candidati Lgbt: reazione quasi scontata al fatto che l’amministrazione Trump e i singoli Stati stanno erodendo i diritti loro riconosciuti dall’amministrazione Obama. Oltre 400 politici Lgbt stanno facendo campagna e alcuni sbandierano esplicitamente i temi della sessualità, del genere e della razza, denunciano l’arretramento in atto sul fronte dei diritti civili.

… ma restano vulnerabili
D’altro canto, le suppletive e le primarie tenutesi negli ultimi mesi e settimane hanno fatto emergere le vulnerabilità dei repubblicani, specie nelle aree abitate dalla classe media e fra i moderati: gli uni hanno tratto scarso vantaggio dalla riforma fiscale (almeno rispetto alle loro speranze), i secondi mal digeriscono la grossolanità del presidente. Sintomatici, in questo senso, i risultati del voto nell’Ohio martedì scorso – il 7 agosto è stato l’ultimo super-Martedì di suppletive e primarie, prima delle midterm elections.

Il candidato repubblicano sostenuto a spada tratta da Trump, Troy Balderson, s’è imposto dopo una campagna dispendiosissima sul rivale democratico Danny O’Connor, ma con un margine molto risicato, tuttora soggetto alla riconta dei voti, mentre questo distretto (appena fuori Columbus, la capitale dello Stato) era dal 2010 un “feudo” repubblicano. Qui Trump aveva vinto due anni fa con oltre 11 punti di margine.

Erosioni analoghe vengono segnalate nel Kansas – dove meno di cento voti separano gli aspiranti alla carica di governatore – in Alabama e nella Georgia, tutti Stati “trumpiani”. C’è di che alimentare visioni preoccupate sulle midterm elections, specie alla Camera, dove i repubblicani devono conservare almeno 218 seggi e quindi, possono perderne una quindicina al massimo. Al Senato, invece,dove la maggioranza è molto più risicata, i seggi a rischio che vanno al voto sono più democratici che repubblicani e, quindi, le prospettive di un rovesciamento della maggioranza sono meno robuste.

Citato dal New York Times, il senatore repubblicano della South Carolina Lindsey Graham, già candidato alla nomination nel 2016, pronostica che i democratici conquisteranno la maggioranza alla Camera e arrivino a 230 seggi. E il giornale nota che il presidente, che si rallegra del successo dei suoi candidati nelle primarie repubblicane di martedì scorso in Kansas, Michigan, Missouri e nello Stato di Washington, è in larghissima misura il responsabile del clima politico che condiziona le speranze di affermazione repubblicana il 6 novembre.

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Lo spettacolo della natura lascia i turisti senza fiato: prima le bolle sull’acqua, poi l’inaspettata sorpresa

Ned, 12/08/2018 - 10:19

Un gruppo di turisti, ospiti della Great Bear Lodge, a Port Hardy, in Canada, osserva sul pelo dell’acqua la formazione di alcune bolle che assumono una forma circolare. Si tratta del bubble-net feeding, una particolare tecnica utilizzata da megattere e balene per procacciarsi il cibo, grazie al quale i grandi mammiferi riescono a stordire i piccoli pesci con l’emissione di bolle prima di mangiarli. Ed è così, infatti, che dall’acqua spuntano tre megattere. Uno spettacolo raro osservato, per di più, dalla riva.

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Leggi razziali, nell’80esimo anniversario i rettori di tutte le università chiedono scusa per studenti e docenti ebrei epurati

Ned, 12/08/2018 - 09:56

“Da un giorno all’altro mio padre mi disse che non potevamo più andare a scuola e da allora non ho più visto i miei compagni di banco”. A parlare è Guido Cava, 88 anni nato a Pisa, che fu uno tra le migliaia di studenti che nel 1938 dovettero lasciare gli studi dopo l’emanazione del Regio decreto numero 1381, ovvero le leggi razziali volute da Benito Mussolini e dall’allora Ministro dell’Educazione Nazionale Giuseppe Bottai. Cava all’epoca aveva solo otto anni e frequentava la scuola elementare Regina Margherita di Genova: “Quando mio padre venne a dirmi che non avrei più potuto frequentare la scuola insieme a tutti i miei amici, non capivo – racconta al fattoquotidiano.it – Era così frustrante: poi quando tornai a Pisa compresi subito, anche se ero bambino, che non avremmo più potuto fare la solita vita di sempre”. Il prossimo 20 settembre, in occasione dell’ottantesimo anniversario dalle leggi razziali, ci sarà anche lui alla Cerimonia delle scuse e del ricordo organizzata dall’Università di Pisa, in collaborazione con la Scuola Normale e l’Imt di Lucca, in cui i rettori di tutti gli atenei italiani chiederanno scusa per l’epurazione di studenti e professori ebrei da scuole e Università. “Mi sembra una decisione un po’ tardiva – conclude Cava che oggi è Presidente emerito della Comunità ebraica pisana – ma comunque meglio tardi che mai, le scuse fanno sempre bene”.

L’Università di Pisa fu una delle più colpite dalle leggi razziali, firmate dal re Vittorio Emanuele III proprio nella sua dimora di San Rossore a pochi chilometri dalla torre pendente: secondo i dati riportati nel libro La doppia epurazione, l’Università di Pisa e le leggi razziali tra guerra e dopo guerra scritto dalle studiose Francesca Pelini e Ilaria Pavan, qui i docenti espulsi furono 20 (pari al 5,3% dell’intero corpo docente) mentre tra il 1938 e il 1940 gli studenti che riuscirono a completare gli studi furono solo 4. Tra loro c’era il giovane livornese Elio Toaff, futuro rabbino di Roma scomparso nel 2015, che riuscì a laurearsi in giurisprudenza pur non trovando alcun relatore che lo volesse seguire per la sua tesi di laurea: alla fine accettò Lorenzo Mossa, docente di diritto commerciale, e il giorno della discussione Toaff non si presentò in camicia nera come prescritto dalle regole di ateneo ormai fascistizzato ma con una camicia bianca e un paio di pantaloni a righe. “Alla discussione finale il preside della facoltà, Cesarini Sforza, buttò la toga sulla cattedra e uscì sbattendo la porta – racconterà Toaff anni dopo – che un ebreo potesse ottenere la laurea era superiore alla sua sopportazione”.

Tra i Professori che furono costretti a lasciare la cattedra e ad emigrare ci fu Emilio Franco, docente di Anatomia Patologica e tra i medici più conosciuti d’Italia. Dopo le esperienze a Lisbona e Bari, arrivò a Pisa nel 1937 e il giorno dell’emanazione dei “Provvedimenti della razza nella scuola” fu emarginato anche all’interno dell’ateneo e nella comunità dei medici. Quel giorno ricevette un solo biglietto dal Professor Califano, ordinario di Microbiologia a Napoli, riportato nei suoi Fascicoli Personali: “In questo momento di grande, comune tristezza giunga l’espressione della mia affettuosa amicizia, con l’augurio che sia per Lei qualche possibilità, come combattente e decorato, di salvezza”. Con le leggi razziali, a Franco fu tolto il passaporto per espatriare, riottenuto un anno dopo solo grazie alla sua amicizia con l’ambasciatore reale Giacomo Paolucci a cui chiese aiuto anche per la sorella e la cugina che vivevano con lui. Nel 1939 il Professore di Anatomia riuscì a lasciare l’Italia verso Gerusalemme dove fu chiamato a dirigere l’Isitituto gerosolimitano.

A questi e alle altre centinaia di Professori e studenti, l’Università italiana chiederà scusa il prossimo 20 settembre. La cerimonia solenne, che aprirà tre giorni di conferenze sul tema, si terrà nel cortile della Sapienza di Pisa dove si riunirà anche la Crui, la conferenza mensile dei rettori di tutta Italia. Per la prima volta nella storia italiana l’Università non solo ricorderà quel periodo terribile ma chiederà ufficialmente scusa a tutto il mondo accademico e studentesco che dal 1938 in poi fu perseguitato ed espulso per la propria religione e costretto ad emigrare all’estero. “Stiamo pensando a questa iniziativa da oltre un anno – dice al fatto.it il rettore dell’Università di Pisa, Paolo Mancarella – insieme ai miei colleghi provenienti da tutta Italia sentivamo forte il bisogno di rimediare ad una mancanza durata troppo a lungo e per questo abbiamo organizzato la cerimonia delle scuse e del ricordo”. Secondo il rettore dell’ateneo di Firenze Luigi Dei, inoltre, quella di quest’anno non sarà una commemorazione come tante altre: “Le Università italiane saranno compatte in un monito forte per il presente e per il futuro – ha detto al Corriere Fiorentino – e servirà per riaccendere l’attenzione su quello che può riaccadere”.

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Aquarius, come funziona il trasponder: “È sempre acceso, ma se la stazione di terra è troppo lontana non rileva il segnale”

Ned, 12/08/2018 - 09:50

“Il nostro trasponder è sempre acceso”. Nick Romaniuk, coordinatore delle operazioni di ricerca e soccorso per SOS Mediterranée a bordo dell’Aquarius, impegnata nel pattugliamento in acque internazionali in zona SAR (Search and Rescue) di fronte alla Libia, spiega a ilfattoquotidiano.it come funziona l’AIS, l’automatic identification system, il sistema automatico di identificazione usato dalle imbarcazioni per la loro identificazione e il loro posizionamento, insieme al LRIT (Long Range Identification and Traffic)  che trasmettere automaticamente le informazioni LRIT “a intervalli di tempo che variano da 15 minuti a 6 ore in base alle disposizioni inviate da remoto dal rispettivo LRIT Data Center”.  In ogni caso “le navi devono trasmettere le informazioni LRIT almeno ogni 6 ore” e “su richiesta del rispettivo LRIT Data Center, anche a seguito di richiesta proveniente da parte di altri LRIT DC”.

“Eccolo qui: è obbligatorio per tutte le navi. Indica all’esterno la nostra posizione e riceve la posizione delle altre imbarcazioni. Ha un raggio di 40-50 miglia al massimo. È sempre acceso ed è registrato. Le informazioni, da qui, vanno in una scatola nera – diciamo come quella degli aerei – che registra tutto. Un’ispezione potrebbe richiedere la verifica del log”. C’è una cronologia, insomma, registrata e che in caso di necessità può essere verificata. 

“Che io sappia, c’è una sola area al mondo in cui il transponder può essere spento: quella del Corno d’Africa. “Tra la Somalia e lo Yemen, il comandante di una nave può, per ragioni di sicurezza, decidere di spegnere l’AIS. Lo deve riaccendere appena abbandona la zona e si trova in un luogo più sicuro, e anche in quel caso deve segnare spegnimento, riaccensione e ragione nel registro ufficiale”, dice Nick. 

E allora perché siti come MarineTraffic e VesselFinder spesso per le navi hanno una posizione aggiornata a molte ore prima, anche per Aquarius? “Fanno riferimento a una stazione di terra che dovrebbe rilevare il nostro segnale – come quello di tutte le imbarcazioni dell’area”, spiega il coordinatore. “In questa zona però, ce n’è solo uno a Misurata, in questo momento a 98 miglia nautiche da noi. Non riesce a vederci come non vede tutte le navi a noi vicine. Ce ne sono altre, di stazioni: ma sono in Tunisia, comunque troppo lontano”. 

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Italiani come noi – Rider: nuovo lavoro tra sfruttamento e opportunità. “Disposti a pagare di più per garantire diritti?”

Ned, 12/08/2018 - 09:26

I servizi di consegna del cibo a domicilio sono sempre più diffusi. Si sceglie, si ordina, si paga con pochi clic, tramite apposita app. Ma gli utenti sono consapevoli delle condizioni di lavoro dei rider, i fattorini che eseguono le consegne girando in bici o motorino? Il tema è entrato nell’agenda politica. Ne abbiamo parlato con i passanti del centro di Milano, registrando un’ampia serie di testimonianze. “Nessuno li obbliga a fare quel lavoro, se si sentono sfruttati possono cercare qualcos’altro”, taglia corto una giovane. Ma a prevalere sono le risposte a sostegno delle ragioni dei rider. “Noi clienti siamo corresponsabili del loro sfruttamento, non dobbiamo far finta di nulla”, afferma un ragazzo. “D’accordo, ma devono essere migliorate le condizioni di tutti i precari“, puntualizza un’altra voce. Alcuni si spingono oltre: “Saremmo disposti a pagare di più questi servizi, se le aziende si impegnassero a migliorare le condizioni dei lavoratori”. Di certo, dichiara un rider, “i clienti possono fare molto a nostro favore, per esempio boicottando i marchi meno virtuosi“. E voi come la pensate?

Quanto siamo disposti a metterci in gioco per il cambiamento, noi cittadini italiani? Fino a che punto siamo pronti a modificare convinzioni e comportamenti per rendere migliore la nostra vita in comune e venire incontro ai diritti degli altri? Muove da tale curiosità – che rovescia il consueto schema della contestazione all’establishment – la rubrica di vox populi che il fattoquotidiano.it presenta oggi in edizione rinnovata e con nuovo titolo: “Italiani come noi“. Dopo le centinaia di puntate di “Uomo da marciapiede”, Piero Ricca torna a girare per le strade d’Italia con telecamera e microfono. Per confrontarsi con gli italiani reali sui temi più caldi del momento e così contribuire al racconto umano di un paese in trasformazione

 

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In Edicola sul Fatto Quotidiano del 12 agosto: Salvini fonda la Lega Riciclati. Condannati (uno uccise un ladro) e voltagabbana da Pd, FI, Udc e M5S

Ned, 12/08/2018 - 00:32
Centrodestra Salvini prova a mangiarsi B. al Sud con l’esercito degli ex

Riciclati – Le Regionali in Abruzzo sono il banco di prova della Lega nazionale a cui non serve Forza Italia: per farlo, però, il Carroccio s’è caricato di tutto

di Compiti delle vacanze di

Non passa giorno senza che uno del governo o della maggioranza giallo-verde arricchisca il bestiario della politica straparlata. Le parole in libertà non sono una novità, anche se ora i social si aggiungono ai talk come moltiplicatori. Però i grilloleghisti ci avevano promesso un “governo del cambiamento” e si sperava che cominciassero proprio da un […]

Schiavi • Lavoro nero, dal Sud al Nord Il caporalato che non sospetti

Le carte delle inchieste dei pm. Si nasconde dietro agenzie interinali. Si presenta come l’amico che ti garantisce il lavoro dove la crisi morde di più. Ma se serve minaccia, chiede il pizzo, toglie quei pochi euro che garantiscono la sopravvivenza. Lo chiamano così, “caporale”

di Andrea Palladino e Antonio Massari L’inchiesta Carabinieri e Polizia: il 70% delle sedi a Roma è in affitto

Forze dell’ordine – Pagano 67 milioni di euro l’anno in locazioni da privati, nonostante ci siano molti immobili inutilizzati

di Le paure del Messico Una preghiera per la Morte

Al primo piano del Palacio de Bellas Artes di Città del Messico c’è “L’Apoteosi di Cuauhtémoc”, uno dei murales più famosi di David Alfaro Siqueiros. Siqueiros è stato il grande rivale di Diego Rivera. Rivera detestava Stalin, Siqueiros lo elogiava, Rivera ospitò Trotski, Siqueiros cercò di ucciderlo. Poche settimane prima che Ramón Mercader, agente segreto […]

di Alessandro Di Battista Commenti Senza rete Ma qualcuno si è mai chiesto cosa sia (davvero) la Rai?

  “Rai. Servono un nuovo voto e un presidente a tutti gli effetti”. Roberto Fico, “Repubblica”   Sapendo poco di Rai (se non come utente) ho chiesto lumi a chi dentro la Rai ci lavora da sempre. Ho preso appunti ma non è facile capirci qualcosa. Per esempio: perché tutto questo casino, dopo la bocciatura […]

di Rimasugli Basta il pensiero: la Bce dà il suo bentornato alla Grecia

Martedì 21 agosto, com’è noto, la Grecia uscirà dallo stivaletto malese finanziario che i poeti chiamano “programma di salvataggio”. Ci riferiamo a quella simpatica congerie di misure imposte dai creditori che va dagli aggregati macroeconomici al metodo di pastorizzazione del latte (non è uno scherzo), le quali misure però – purtroppamente, mannaggia io l’avevo detto… […]

di Rotaie e asfalto Costi e benefici per capire se serve una grande opera

Analisi costi-benefici: questa sconosciuta. Grande successo di pubblico: da argomento riservato a pochi specialisti, l’analisi costi-benefici (ACB) ha conquistato le prime pagine di giornali. Non tutti hanno però chiaro di cosa si tratta. Perfino l’ex ministro dei Trasporti Graziano Delrio ha detto che “non si può ragionare soltanto con la matematica. Bisogna tener conto del […]

di Francesco Ramella Politica Il cazzaro verde Il capitano rivuole pure il militare

Solita giornata di dichiarazioni seriali per il ministro Matteo Salvini, che ha regalato il meglio in serata a Lesina (Foggia) in occasione dell’inaugurazione di una nuova sede leghista. Ecco alcuni dei passaggi salienti, da un’intervista di Rainews 24. 1. “Non abbiamo cambiato idea sul centrodestra: è qualcun altro che vota sempre più spesso col Pd. […]

di Fq La storia Adesso Renzi pensa di ricandidarsi al congresso (e i senatori fanno la ola)

Rieccolo – Addio al partito macroniano, tanto vale riprendersi del tutto il Pd

di Viale Mazzini La mossa di Anzaldi: “Propongo Santoro presidente della Rai”

Un nome al giorno per la presidenza della Rai. È la provocazione del renziano Michele Anzaldi, segretario della commissione di vigilanza della tv pubblica, in un intervento sull’Huffington Post. E il primo è quello di Michele Santoro. “A Salvini e Di Maio, ma anche a Conte e Tria che hanno la responsabilità amministrativa di aver […]

di Cronaca Lu Bagnu, in Sardegna Due morti in barca, misterioso incidente nel litorale sassarese

Sono due medici un dentista e un urologo, le vittime del naufragio di Castelsardo (Ss). I quattro usciti ieri sera con una pilotina, sono probabilmente finiti su uno scoglio a causa del buio. Ieri mattina infatti la sala operativa della Guardia Costiera di Porto Torres è stata allertata per la presenza di un’imbarcazione semisommersa in […]

di Sicilia – L’allarme dei volontari Non è un’isola per tartarughe. A rischio il centro di Lampedusa

Da simbolo di Lampedusa a simbolo di soldi. La tartaruga “Caretta Caretta” è al centro di una contesa sull’isola agrigentina che dopo vent’anni di attività rischia di veder chiudere il suo storico centro per il soccorso dell’animale marino. Dopo la brutta fine di quello di Linosa, per il quale l’Unione europea ha sospeso i progetti […]

di Alan David Scifo Nettuno – Gli era stata ritirata la patente Ubriaco alla guida, si ribalta con la propria vettura uccidendo la figlia di 8 anni

Aveva la patenta revocata dal 2009 per guida sotto effetto di stupefacenti Gabriele Maddoni, l’uomo che nella notte di venerdì scorso ha causato l’incidente d’auto che ha causato la morte della figlia di otto anni. Il 39enne guidava in stato di ebbrezza in direzione Nettuno-Velletri la sua Bmw 320 con all’interno le due figlie di […]

di Economia Dossier Legambiente In concessione il 60% delle spiagge. Liguria al top di stabilimenti

Oltre sei metri su dieci delle spiagge italiane sono occupate da stabilimenti balneari in mano ai privati. Nonostante gli ottomila chilometri di costa, ogni estate trovare una spiaggia libera è un’impresa. E le poche che ci sono, sono situate in porzioni di costa meno attraenti, vicino alle foci di fiumi, fossi o fognature, dove spesso […]

di Italia Pignorati 300 mila euro Codacons: “Rischiamo di fallire a settembre, intervenga il governo”

“Dopo oltre 30 anni di battaglie a tutela dei cittadini e migliaia di cause vinte, il Codacons rischia di chiudere e scomparire”. A denunciarlo è la stessa associazione dei consumatori, che ha subito un pignoramento da 300 mila euro da parte dell’Agenzia delle entrate, con conseguente blocco delle risorse. “Al centro della questione – si […]

di Il reportage Niente politica per il popolo dei ragazzi di papa Francesco

A Roma in 70.000 – Dagli scout ai militanti di Cl, tra preghiere, musica e tanto desiderio di impegno sociale. Ma non con i partiti

di Mondo Egitto Svelato il giallo del monastero: il monaco ha ucciso l’abate

Wael Saad Tawadros fino a qualche giorno fa era monaco del monastero copto ortodosso di San Macario (a circa 90 km a nord-ovest del Cairo). È Wael Saad Tawadros, egiziano, l’autore dell’omicidio del vescovo copto ortodosso Epiphanius, ucciso il 29 luglio scorso nel monastero di cui era abate. L’omicida avrebbe confessato il crimine rivelando di […]

di Cuba Da L’Avana cortesia agli Usa: consegnato un ecoterrorista

Collaborazione. Il governo cubano ha consegnato agli Stati Uniti un cittadino statunitense che era ricercato dall’Interpol con ‘codice rosso’ per gravi reati commessi anni fa in territorio americano. Nel suo comunicato il ministero degli Esteri cubano non riporta il nome dell’americano ma lo fa il quotidiano Juventud Rebelde. Si tratta di Joseph Mahmoud Dibee, il […]

di “Cuadernopoli”, scandalo da 3 miliardi di dollari

Argentina – Politici e imprenditori corrono in tribunale a raccontare il sistema di tangenti che imperava con i Kirchner

di Guido Gazzoli Cultura Tutti ai piedi di Van Gogh: più che un pittore, un brand

Marketing – Abbigliamento, mostre, film: è Vincent mania

di L’intervista Alberto Angela: “Il Louvre dovrebbe restituire le opere depredate”

Il conduttore – Sta girando le puntate della prossima stagione di “Ulisse”: “Lavoriamo di notte, quando si possono ascoltare i sussurri della storia”

di

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Salvini: “Forza Italia scelga tra Lega del futuro e Renzi del passato. La capotreno Trenord andrebbe premiata”

Sob, 11/08/2018 - 21:34

Difende la capotreno che ha offeso gli zingari e chiede a Forza Italia di scegliere: o con lui o con il Pd di Matteo Renzi. Dopo la decisione di correre da soli alle regionali in Abruzzo, Matteo Salvini torna a parlare dell’unità del centrodestra. E lo fa da Lesina, in Puglia, dove ha inaugurato la nuova sede del Carroccio. “A livello locale governiamo bene tanti comuni, non è la Lega ad aver cambiato idea nelle ultime settimane: è qualcun altro che vota sempre più spesso con Renzi e col Pd“, ha detto il ministro dell’Interno inviando un messaggio a Silvio Berlusconi: “Scelga tra la Lega del futuro e il Renzi del passato“.

“Con M5s andremo avanti parecchio” – Ieri l’ex premier aveva auspicato la fine dell’alleanza tra il Carroccio e il M5s, definita un’anomalia, invitando Salvini a tornare nel centrodestra. Poche ore dopo, però, ecco l’annuncio del segretario abruzzese della Lega: alle regionali andranno da soli, senza lo storico alleato azzurro. Un vero e proprio strappo, seppur su base locale, arrivato dopo il voto contrario dei parlamentari berlusconiani alla nomina di Marcello Foa come presidente della Rai. E se Berlusconi definisce anomala il governo Lega-M5s, Salvini invece dice di essere “contento di aver dato vita a questo governo. Nei Cinque Stelle ho trovato gente seria. E Luigi Di Maio è una persona seria, con voglia di fare. Quindi, conto che andremo avanti ancora parecchio, per lo scorno di qualcuno. Stasera ci sono le stelle cadenti, è l’eclissi di Renzi”.

“La capotreno andrebbe premiata” – Quello del centrodestra non è l’unico argomento affrontato dal ministro dell’Interno in Puglia.  Secondo il vicepremier, infatti, “la capotreno” di Trenord che martedì scorso ha invitato gli zingari a scendere da un treno perché avevano “rotto i coglioni, “andrebbe premiata”. Il ministro degli Interni parlando ai microfoni di Rainews24 ha detto che la funzionaria di Trenord “andrebbe premiata perché ha difeso il diritto a viaggiar sicuri. Io i treni pendolari li ho presi, i fenomeni della sinistra no”. “Magari la capotreno una parola fuori posto l’ha detta ma il concetto era quello, viaggiare sicuri”, ha detto il leder della LEga.

Vaccini, “meglio educare e non obbligare” – Il vicepremier interviene anche sulla spinosa questione dei vaccini: “Il diritto alla scuola, all’educazione è fondamentale. Da genitore preferisco educare, spiegare, convincere piuttosto che multare e obbligare: così funziona in tanti Paesi del mondo e dovrebbe funzionare anche in Italia”, ha detto in riferimento all’obbligo di vaccinazione per l’iscrizione a scuola rimandato al 2019.

“Smonteremo la Fornero. Studiamo il ritorno alla leva” – Il leader della Lega ha poi rilanciato quella che è stata una promessa da campagna elettorale: l’abolizione della legge Fornero. “Prima dell’Europa viene il diritto a lavoro, salute e pensione. Diritto a lavoro vuol dire anche smontare pezzo per pezzo la legge Fornero. piaccia all’Europa o no”. Sempre in campagna elettorale, Salvini aveva ipotizzato il ritorno alla lega obbligatoria. Un concetto ribadito in Puglia. “Facciamo bene a studiare se, come e quando reintrodurre per alcuni mesi il servizio militare, il servizio civile per i nostri ragazzi e le nostre ragazze”. Secondo il leader leghista l’esperienza sarebbe utile perchè “così almeno impari un po’ di educazione che mamma e papà non sono in grado di insegnarti”.

 

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Scuola, a un mese dall’inizio torna il problema delle “classi pollaio”: a Todi 39 studenti in una sola aula

Sob, 11/08/2018 - 20:14

Trentanove studenti in una sola classe. A un mese dall’inizio della scuola torna d’attualità il problema delle cosiddette “classi pollaio”. A sollevarlo è una lettera arrivata al ministro dell’Istruzione, Marco Bussetti, dal liceo Jacopone di Todi, in provincia di Perugia. A scrivere la missiva – che è stata pubblicata anche sul sito Orizzontescuola.it – è Giovanni Antonelli, Presidente del Consiglio di Istituto del Liceo Jacopone, che critica la decisione dell’Ufficio Scolastico Regionale dell’Umbria. Applicando la normativa in essere – scrive – non ha previsto lo sdoppiamento della prima classe del Liceo Scientifico nonostante i 39 ragazzi iscritti di cui uno diversamente abile con sostegno. A nulla sono valse a tutt’oggi le accorate richieste fatte dal Dirigente Scolastico Sergio Guarente e, considerato il poco tempo che ci separa dall’inizio dell’anno scolastico, ho preso la decisione di rivolgermi direttamente a Lei”.

Nella missiva si spiega che i 158 iscritti alle prime classi dei quattro indirizzi del Liceo Jacopone da Todi (49 al Linguistico, 41 alle Scienze Umane, 39 allo Scientifico, 29 al Classico) devono essere ospitati al massimo in 6 classi “a prescindere dal fatto che ci sia una distribuzione non omogenea tra le scelte effettuate dagli studenti. In altre parole, l’Ufficio Scolastico Regionale auspicherebbe che fosse il Dirigente Scolastico a “convincere” i genitori circa l’indirizzo al quale iscrivere il proprio figlio”. “Il senso di impotenza e rabbia scaturisce dal fatto che, evidentemente, si ritiene che la soluzione imposta dalla normativa sia perfettamente compatibile con il diritto costituzionale allo studio e lo rispetti anche nel più ampio senso di assicurare a tutti le migliori condizioni per un’efficace formazione attuando i più elementari principi pedagogici”, scrive Antonelli.

Sulla vicenda è intervenuto anche il sindacato Anief. “Quanto si sta realizzando – dice Marcello Pacifico, leader del sindacato – è purtroppo in piena sintonia con quello che è accaduto negli ultimi dieci anni, con i tagli imposti a partire dalla Legge Berlusconi-Gelmini 133/08. Sorprende, però, che a rendersi artefice di tale conferma sia lo stesso Movimento 5 Stelle, autore in passato di diverse battaglie e interpellanze parlamentari portate avanti proprio per trovare soluzione al problema delle classi pollaio”.

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Libia, lo strappo di Haftar: “Ambasciatore italiano Perrone non è più gradito”

Sob, 11/08/2018 - 20:03

A pochi giorni dalle dichiarazioni con cui il ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi ha espresso l’intenzione di recarsi in Cirenaica in autunno per incontrarlo, Khalifa Haftar imprime strappo nei rapporti con l’Italia. “Riteniamo che l’ambasciatore italiano” Giuseppe Perronenon sia più gradito alla maggioranza dei cittadini libici e che la politica dell’Italia nei confronti della Libia necessiti di radicali riforma e cambiamento, sulla base del pieno e letterale rispetto dell’accordo di amicizia con la Libia”, ha detto il generale capo delle milizie fedeli al Parlamento di Tobruk, in un’intervista al giornale online Al-Marsad, pubblicata sul sito web.

“Le dichiarazioni fatte dall’ambasciatore italiano”, secondo cui il Paese nordafricano dovrebbe affrontare le elezioni presidenziali previste entro la fine dell’anno solo con una solida base costituzionale e con un’adeguata situazione di sicurezza, frasi interpretate come propense a un rinvio della data, “sono una chiara provocazione al popolo libico e una palese interferenza negli affari interni”, ha detto ancora il generale.

Uno strappo che arriva nel pieno dei preparativi di una Conferenza internazionale sull’andamento della situazione nel Paese nordafricano da ospitare a Roma in autunno: un’occasione di confronto operativo (che avrà lo scopo di ribadire anche la primazia di Roma nella gestione della questione libica a discapito delle mire della Francia) su cui il governo Lega-M5s vuole giocare un ruolo di primo piano, come dimostra anche l’appoggio incassato dal premier Giuseppe Conte sul “dossier Libia” da Donald Trump nel suo recente viaggio a Washington.

Secondo Haftar, “i libici hanno espresso il loro rifiuto” le dichiarazioni di Perrone “e hanno affermato il loro impegno per tenere le elezioni a dicembre, come unica via per uscire dalla crisi attuale. Qualsiasi tentativo di impedire le elezioni è inteso per prolungare la crisi, il protratto stato di divisione e caos e l’aumento delle sofferenze per i libici”. Inoltre, il generale della Cirenaica aggiunge: “Né l’ambasciatore italiano, né qualsiasi altro ufficiale, hanno il diritto di interferire in questa materia, che appartiene solo ai libici”.

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Blocco dei fondi a Riace, lettera del sindaco di Ginevra: “Solidarietà per la protesta contro le politiche disumane”

Sob, 11/08/2018 - 18:16

“Sindaco, caro fratello”. Inizia così la lettera che il sindaco di Ginevra Remi Pagani ha inviato al sindaco di Riace Mimmo Lucano che in questi giorni sta protestando con il ministero dell’Interno e con la prefettura di Reggio Calabria per il blocco dei finanziamenti destinati ai progetti di accoglienza dei migranti. Dalla città svizzera – uno dei comuni dove si registra la qualità della vita più elevata al mondo – al piccolo paesino della Locride, dove il sindaco è costretto allo sciopero della fame per non fare morire il suo territorio e per inseguire quell’utopia che, in un paese civile, dovrebbe essere la normalità.

Una lettera che Remi Pagani scrive in francese su carta del Comune di Ginevra. Frasi con le quali il primo cittadino elvetico punta il dito contro la deriva che sta prendendo l’Italia sul tema dell’accoglienza dei migranti: “Vorrei esprimere – dice il sindaco svizzero – la mia solidarietà alla tua protesta contro le politiche disumane delle autorità centrali italiane, frutto della lunga battaglia che stai conducendo con e per i tanti migranti che hanno vissuto a Riace per anni. Uomini e donne che decidono di risiedere nella tua comunità, anche se non hanno ricevuto assistenza finanziaria per due anni”.

Una premessa che vede il sindaco di Ginevra al fianco di molti altri sindaci che già si sono schierati dalla parte di Mimmo Lucano e del “modello Riace”. “Vorrei qui associarmi – continua infatti Pagani – agli sforzi del sindaco di Barcellona, la signora Ada Colau, dal sindaco di Napoli, Luigi De Magistris, al presidente della Regione Calabria, Mario Oliverio, a Padre Alex Zanotelli e al sindacalista dei lavoratori agricoli Aboubakar Soumahoro (Usb)”.

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Il sindaco di Ginevra non lo nomina mai ma è chiaro il riferimento al ministro dell’Interno Matteo Salvini (che nelle settimane scorse ha definito Lucano “uno zero”) e a tutti quelli che, in questi anni, si sono scagliati contro Riace. Rivolgendosi sempre a Mimmo Lucano, infatti, Pagani ricorda che “alcuni vogliono chiudere una pagina di storia scritta con inchiostro di solidarietà, ma tu sei un esempio virtuoso di questa solidarietà che difendi oggi a rischio della tua salute. È imperativo ripristinare questo modello di accoglienza e integrazione famoso in tutto il mondo, la cui città di Riace è l’esempio vibrante”.

“È una bellissima lettera. – è il commento del sindaco Lucano – Non posso che essere contento delle parole del sindaco di Ginevra. Lo sono ancora di più perché non lo conosco personalmente ma apprezzo tanto la solidarietà che ci esprime in questo periodo. Non ho parole”. “Nonostante il processo di disumanizzazione che è in atto da tempo, – conclude il sindaco della Locride – in maniera spontanea Riace è entrata in un’altra dimensione. E allora non è solo schierarsi con la nostra comunità. Riace diventa una metafora di un modo diverso di vedere il mondo”.

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Abruzzo, Pagano (FI): “Rottura con Lega alle regionali? Salvini sta facendo campagna acquisti volgare, anche con fake news”

Sob, 11/08/2018 - 18:00

Lo strappo della Lega con Forza Italia alle prossime elezioni regionali in Abruzzo? Qui e in vari territori del centro-sud Sud stanno facendo una vera e propria campagna acquisti anche un po’ volgare, perché stanno promettendo posti per le elezioni regionali e comunali. Ma in Abruzzo e nel Sud Forza Italia è ancora in ottima salute“. Sono le parole pronunciate ai microfoni di Radio Radicale da Nazario Pagano, senatore di Forza Italia e coordinatore abruzzese del partito di Berlusconi. Intervistato da Giovanna Reanda, il parlamentare commenta la rottura dell’alleanza con gli azzurri da parte della Lega alle prossime elezioni regionali abruzzesi, che si terranno il 21 ottobre prossimo. “Ovviamente la preoccupazione c’è” – osserva – ” perché a noi stanno a cuore i valori e i principi in cui abbiamo sempre creduto, come la libertà e il pluralismo. E soprattutto un atteggiamento ben differente da quello espresso dalle politiche di Salvini. Noi comunque abbiamo tantissimi tantissimi amministratori locali, qui in Abruzzo ci sono oltre 140 sindaci di Fi e della Lega solo 5, cioè non esiste nemmeno il termine di paragone; in consiglio regionale abbiamo 5 consiglieri, la Lega neppure uno, così come gli altri partiti di centrodestra. Forza Italia, cioè, è fortemente radicata sul territorio. Riflettano bene coloro che si sentono protesi verso quel tipo di offerta politica. Bisogna stare attenti. Fino a pochi mesi fa in Abruzzo la Lega neanche esisteva“. E aggiunge: “Rispetto a qualche mese fa tutto è cambiato: la Lega ha stretto un patto di governo con i 5 Stelle, rompendo uno schema di alleanza che reggeva da molto tempo. Ora i sondaggi volano, perché siamo in piena luna di miele, ma prima o poi finirà come tutte le lune di miele. E in Abruzzo e nel Centro-Sud gli esponenti del Lega sono quasi esclusivamente recuperati tra personaggi di secondo piano della ex Alleanza Nazionale, quindi hanno un target molto spostato a destra, anche nell’atteggiamento spesso arrogante”. Poi lancia l’allarme: “In Abruzzo e altrove nel Sud, rompendo questo schema di alleanza tra Lega e Fi, di fatto si offre al M5s la possibilità di vincere le elezioni regionali, perché, secondo tutti gli osservatori politici locali, il centrodestra unito è largamente vittorioso. Si dà un vantaggio ai 5 Stelle, ma anche al centrosinistra. Quindi, pensiamo che rompere questa alleanza sia un atto autolesionistico incomprensibile e che così si vada dritto dritto nel baratro”. Pagano poi accusa: “Noi non vogliamo rompere lo schema del centrodestra, ma se la Lega intende romperlo, è un’offensiva che non vediamo di buon occhio. Tra l’altro, i leghisti si stanno avvalendo di pretesti e di fake news, come quella secondo cui noi staremmo inciuciando col Pd, un assoluto falso storico e un atteggiamento irritante soprattutto per la ripetitività con cui si offre una notizia falsa per cercare di conquistare il nostro elettorato. Se Salvini con questa mossa in Abruzzo e probabilmente in altre regioni d’Italia vuole rompere lo schema del vecchio centrodestra, è evidente che debba nascere una nuova offerta nell’area politica più centrale e moderata che noi occupiamo, in modo da convincere la maggioranza silenziosa, cioè quelle persone che lavorano e non pensano a perder tempo con la politica”.

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Jennifer Lopez non si ferma mai: allenamento anche in vacanza a Capri. Ecco le trazioni sulla barca

Sob, 11/08/2018 - 17:57

Jennifer Lopez è in vacanza a Capri insieme al fidanzato Alex Rodriguez da qualche giorno. Dopo aver stupito tutti cantando Let’s get loud sul tavolo di un locale, la cantante statunitense si è esibita in una serie di trazioni sulla barca dopo aver cenato al ristorante “Lo scoglio”. La 49enne, manco a dirlo, è apparsa decisamente in forma.

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Michelle Hunziker: stesso bikini e stessa posa. Dopo 20 anni l’effetto è lo stesso

Sob, 11/08/2018 - 17:11

Il tempo per Michelle Hunziker non sembra essere passato: in un momento di nostalgia la showgirl ha riprovato il bikini con cui aveva posato 20 anni fa per la copertina di TV Sorrisi e Canzoni. Poi ha postato lo scatto accanto a quello di 20anni fa sul proprio profilo Instagram raccontando: “Questo costume me l’aveva regalato il mitico Frank 20 anni fa – ha scritto – un bellissimo ricordo perché proprio con questo Bikini di Jeans facemmo la nostra primissima copertina di @tvsorrisi…è stato l’inizio di un emozionante cammino lavorativo che abbiamo fatto insieme per tanti anni ed un amicizia profonda…ho ritrovato il costume e ho “provato” a riprodurre lo scatto di Rino Petrosino qui in vacanza 20 anni dopo”.

Questo costume me l’aveva regalato il mitico Frank 20 anni fa…un bellissimo ricordo perché proprio con questo Bikini di Jeans facemmo la nostra primissima copertina di @tvsorrisi…è stato l’inizio di un emozionante cammino lavorativo che abbiamo fatto insieme per tanti anni ed un amicizia profonda…ho ritrovato il costume e ho “provato” a riprodurre lo scatto di Rino Petrosino qui in vacanza 20 anni dopo…