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Fontana vuole aiutare i malati siciliani. Aumentando i medici a Milano

Pon, 22/10/2018 - 12:36

In Sicilia la Lega ha quadruplicato gli iscritti, ora sono quattromila e c’è convinto ottimismo che il numero degli aderenti al partito di Matteo Salvini aumenterà. In Lombardia la Lega è al governo da anni e il presidente della Regione Attilio Fontana, indicato da Salvini a succedere a Bobo Maroni, ha appena inoltrato al governo le richieste scaturite dall’esito del referendum per l’aumento dell’autonomia regionale. La prima delle richieste è quella di eliminare i vincoli che tengono ferme le piante organiche negli ospedali. “È una nostra eccellenza – ha detto – e c’è sempre maggiore richiesta di servizi soprattutto da chi viene fuori dalla Lombardia”.

Giustamente il presidente lombardo si preoccupa anche dei siciliani che vanno a farsi curare a Milano e chiede più medici e più infermieri, più risorse, più posti letto, più attrezzature. Ma per Milano, non per Palermo. Però – va dato atto – sempre e comunque prima gli italiani.

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Manovra, Conte alla Stampa estera: “Siamo in Ue, non mettiamo in dubbio commissione. Disponibili a dialogo”

Pon, 22/10/2018 - 12:28

“Si era parlato di condono, capitali stranieri che tornavano dall’estero: no. La norma è più precisa e consente di integrare a chi ha fatto già una dichiarazione per il 30% di quanto già dichiarato fino a 100mila euro per anno, pagando un 20%”. Lo dice il presidente del Consiglio Giuseppe Conte incontrando la stampa estera. “Abbiamo ribadito nella lettera che è stata spedita poco fa che noi siamo assolutamente in Europa, vogliamo dialogare con le istituzioni Ue, vogliamo che quest’interlocuzione si svolga nello spirito di un dialogo costruttivo, non mettiamo in discussione i ruolo della commissione Ue”. E, continua: “Nella lettera all’Ue vogliamo spiegare la nostra manovra. Già in questa lettera abbiamo spiegato perché l’abbiamo impostata in questi termini, abbiamo spiegato la direzione della nostra politica economica, gli obiettivi che intendiamo raggiungere. Ma siamo disponibili a metterci a un tavolo per proseguire una interlocuzione con la Commissione europea”.

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Domenica Live, Loredana Berté: “La camicia di forza me l’hanno messa davvero”. Poi frecciatina a Mengoni: “M’ha copiato”

Pon, 22/10/2018 - 12:22

Me l’hanno messa davvero nella vita la camicia di forza“, rivela Loredana Bertè a Domenica Live. La cantante nel corso dell’intervista con Barbara D’Urso ha spiegato perché nella copertina di “LiBertè”, suo ultimo disco, compare proprio con una camicia di forza: “Io un giorno mi sono rotta le scatole di trapani che sentivo, per trent’anni, quando abitavo nell’altra casa… ma tutti i giorni, per trent’anni di seguito sentivo il rumore. Un giorno sono scesa con la spranga, mi sembra una mazza da baseball, e ho spaccato tutta la portineria, so arrivati in venti, 118, non lo so.”

L’artista continua con l’aneddoto e racconta di essere stata persino ricoverata in una clinica psichiatrica: “Mi hanno messo la camicia di forza e mi hanno portato all’ospedale psichiatrico. Io stavo benissimo perché in mezzo ai matti ci stavo da Dio. So stata tre giorni, mi volevano bene. Io ci stavo così bene che ho pure fatto un miniconcerto”. Prima di esibirsi sulle note di “Maledetto Luna Park” la Bertè ha lanciato una frecciatina: “M’ha copiato Mengoni, che è uscito anche lui l’altro ieri con due singoli.

Il riferimento è all’uscita di due singoli in anteprima, “Voglio” e “Buona vita“, del vincitore di X Factor così come la Bertè ha fatto con “Maledetto Luna park” e “Babilonia”. La D’Urso ha provato a smorzare il tutto e la cantante ha addolcito i toni: “A Mengoni comunque gli voglio bene”. L’occasione era ghiotta per Carmelita, così la chiamano i suoi fan, per ribadire un concetto, vero o falso che sia, che ripete con frequenza: “Ma che ce frega di chi ci copia… noi siamo unici!”. Lanciano anche lei, a suo modo, una frecciatina alla concorrenza. Nella lunga intervista la rockstar italiana ha parlato anche dei suoi amori: da Adriano Panatta a Robert Berger, da Bjorn Borg a Mario Lavezzi. Con il paroliere era finita dopo i numerosi tradimenti di lui, oggi hanno un buon rapporto come testimonia un videomessaggio trasmesso a Domenica Live.

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Ponte Morandi, Cantone (Anac): “Norme antimafia nel decreto Genova per evitare problemi successivi”

Pon, 22/10/2018 - 12:11

“Pensare che esistano luoghi nel nostro Paese in cui la mafia è completamente estranea credo che sia un illusione che ormai nessuno coltiva davvero, le mafie e la cosiddetta ‘linea della palma’ si è molto alzata” così il presidente dell’Anac, autorità nazionale anticorruzione, Raffaele Cantone, si è espresso oggi a Genova rimarcando le perplessità circa l’assenza di norme antimafia nel decreto Genova.

Gli ambiti dei nuovi cantieri maggiormente a rischio sono quelli di smaltimento rifiuti e movimento terra, peraltro quelle opere propedeutiche per cui il Dl Genova è in assoluto più “flessibile”. Così oggi pomeriggio il presidente dell’Anac incontrerà il sindaco Marco Bucci, commissario straordinario per la ricostruzione: “È nell’interesse di tutti fare in fretta e bene – sottolinea Raffaele Cantone – il nostro obiettivo è proprio quello di prevenire possibili problemi che potrebbero insorgere dopo. Ho indicato al Parlamento quando sono stato audito quali ritengo essere i problemi, poi sarà compito di Governo e Parlamento se ritiene quei problemi rilevanti e come intervenire. Non spetta a me dare giudizi, men che meno fare proposte. Governo e Parlamento possono fare quello che ritengono e faranno le loro valutazioni. Ne ho parlato al Parlamento, ne ho parlato personalmente col ministro Salvini e col presidente del Consiglio, ho espresso le mie perplessità che vanno nella logica collaborativa, cioè proviamo a far partire il più velocemente possibile i lavori e soprattutto a farli partire senza che si verifichino intoppi successivi”. Il decreto Genova dovrà essere convertito in legge entro il 27 novembre.

“I nodi più complicati credo siano due: il quadro delle regole complesso, soprattutto la presenza in materia di appalti delle regole europee, poi l’assenza di riferimenti specifici alle norme antimafia”.

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Lorella Cuccarini e la svolta sovranista: “Ho votato per una delle due forze al governo, non possiamo vivere con l’incubo dello spread”

Pon, 22/10/2018 - 11:57

In un’intervista al quotidiano La Verità, Lorella Cuccarini ha raccontato la sua svolta sovranista: “Ho votato per una delle due forze al governo“, dice senza giri di parole, aggiungendo di essere “un’assidua frequentatrice” del sito dell’economista Alberto Bagnai. Non solo, la Cuccarini commenta anche l’andamento del tanto temuto spread: “Pochi giorni fa ho letto un sondaggio: una delle paure più grandi degli italiani è lo spread. Non possiamo vivere con l’incubo dello spread. L’ho capito persino io!”. La showgir non nasconde poi la sua ammirazione per Paolo Savona, ministro per gli Affari europei, e, sull’Unione europea dice: “Viviamo una Unione divisa dagli egoismi, costruita sulla speculazione dei grandi mercati. Non c’è etica, c’è troppa finanza, sovranità sembra diventata una brutta parola. Eppure il concetto è scritto nel primo articolo della nostra Costituzione!”.

La Cuccarini racconta poi anche di aver letto Gli Stregoni di Marcello Foa e di averlo trovato “illuminante. Il libro di Foa mi è stato consigliato da mia sorella e mi ha molto colpito. Due anni fa ho letto Il mondo nuovo di Aldous Huxley e mi si è aperta la finestra del ragionamento sulle utopie negative”.

 

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Domenica Live, il siparietto trash tra Paris Hilton e Cristiano Malgioglio conquista il pubblico (e così la D’Urso “batte” la Venier)

Pon, 22/10/2018 - 11:53

La sfida del pomeriggio domenicale è sempre più accesa e Domenica Live ha portato a casa un colpo di primo piano per aggiudicarsi la vittoria contro Domenica In: Paris Hilton. L’ereditiera più famosa al mondo, nota per i suoi vizi e non per le sue virtù, è stata intervistata da Barbara D’Urso (il tutto registrato sabato pomeriggio negli studi di Cologno Monzese) che ha pensato bene di far entrare a sorpresa Cristiano Malgioglio.

La Hilton è una fan del cantante, tanto che la scorsa estate aveva condiviso su Instagram un video in cui l’ex concorrente del Grande Fratello Vip ballava sui tacchi. “Lo amo moltissimo“, conferma Paris e Malgioglio fa il suo ingresso ballando nuovamente sui tacchi: “Come here, for me it’s impossible to run”. Pochi secondi e in coppia si scatenano a ritmo di musica con Malgioglio che si esalta: “Questo è un momento meraviglioso”, sui divanetti le chiede: “Do you like my shoes?”, per poi aggiungere: “Queste scarpe le ho pagate 5 euro in un negozio cinese“. Il pubblico sorride e la Hilton conferma: “I love you”.

Finalmente è successo…le due regine si sono incontrate #DomenicaLive pic.twitter.com/xcLqG2pVRm

— Domenica Live (@domenicalive) 21 ottobre 2018

La scena ovviamente non è passata inosservata sui social dove sono apparsi centianaia di messaggi: “Il Dio del trash ci guarda da lassù e sorride“, ha scherzato qualche utente. Nel corso della chiacchierata con la conduttrice l’ereditiera ha parlato della sua “carriera”, dei suoi eccessi, del matrimonio imminente con il fidanzato Chris Zylka e della sua contrarietà alla chirugia estetica: “Sono orgogliosa di non essere mai ricorsa alla chirurgia estetica. Preservo la mia bellezza in altri metodi, decisamente più naturali.”

Domenica Live, con la consueta divisione in diversi blocchi, ha ottenuto: 1.987.000 e il 12.64% nell’anteprima, 2.334.000 e il 16.48% nel blocco titolato l’Attualità, 2.572.000 e il 19.11% nelle Storie, 2.464.000 e il 18.26%  nella prima parte, 2.598.000 e il 17.86% nella seconda parte e 2.290.000 spettatori e il 14.89% con L’Ultima Sorpresa. Su Rai1 Domenica In ha intrattenuto 2.567.000 e il 16.69% nella prima parte e 2.184.000 e il 15.89%, nella seconda parte. Necessaria la sovrapposizione che segnala un testa a testa con una leggera prevalenza di Canale 5: il contenitore di Mara Venier ha ottenuto il 16,09%, quello con Barbara D’Urso il 16,28%. Un nuovo capitolo è stato scritto.

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Lega-M5s, tra qualche mese sarete tutti delusi. Vi spiego perché

Pon, 22/10/2018 - 11:50

Faccio una scommessa: tra qualche mese chi ha votato Lega e Cinque Stelle urlerà tutta la propria delusione. Chi oggi applaude a ogni batter di ciglia il governo Salvimaio si schianterà contro il fallimento di chi si è spacciato troppo presto come rivoluzionario.

Capisco la speranza. Perché davvero della politica italiana c’era poco o niente da difendere. E quindi, alla fin dei conti, la rivolta è cosa buona e giusta. Capisco molto meno l’illusione. Perché la strategia economica di questa diarchia leghista-grillina è oggettivamente in perfetta sintonia con quella di troppi decenni precedenti.

La faccio semplice: servono più investimenti e meno spesa corrente, più crescita economica, più infrastrutture, più ricerca, più cultura, più turismo. E lo Stato deve essere il protagonista di questa rinascita. Lo dicono in tanti ma poco di tutto questo è stato fatto dalla politica italiana, pochissimo di tutto questo verrà fatto da questo governo. Non lo dico io, lo dicono loro.

È una questione purtroppo culturalmente strategica. Sia la Lega sia i Cinque Stelle hanno in modo diverso il vizio antico del piccolo cabotaggio, degli obiettivi terra terra, del minimo sindacale. Una grande nazione che si limita a combattere l’immigrazione e a istituire una parvenza di reddito di cittadinanza non è più una grande nazione. E non vuole nemmeno diventarlo.

Per esserlo bisognerebbe fare tutt’altro, bisognerebbe innanzitutto apportare correttivi alla manovra dando all’Italia la speranza di un obiettivo comune di crescita, che ci allontani da un altrimenti certo declino. Bisognerebbe avere la forza di lanciare la sfida, anche litigando con l’Europa se necessario, ma in nome di una grandezza da ritrovare con il coraggio dell’azzardo. Non certo di una piccolezza di prospettive che porterà l’Italia dove sta da decenni: sempre più ai margini della storia. E non potrà che essere così finché la politica racconterà una storia troppo ridicola per diventare davvero grande.

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In volo sopra le auto, l’atterraggio d’emergenza nel traffico dell’autostrada è pauroso: “Un miracolo”

Pon, 22/10/2018 - 11:30

A El Cajon, in California, un aereo da turismo, con a bordo istruttore e allievo, è stato costretto ad atterrare sull’Interstate 8, l’autostrada che passa accanto alla città della contea di San Diego. L’istruttore ha preso i comandi dell’aereo quando si è accorto di un problema al motore. “È stato un miracolo che non siano state coinvolte le auto” ha detto l’agente della California Highway, Travis Garrow. Il video è stato girato Keri Decker, che ha assistito alla scena insieme alla sua famiglia.

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Steve Bannon: “L’Italia è un modello, sta ridefinendo la politica. Ma attenti al bilancio, non possono ignorare l’Ue”

Pon, 22/10/2018 - 11:29

“L’Italia, in questo momento, è il centro dell’universo politico. Di più: state ridefinendo la politica nel ventunesimo secolo”. Parola di Steve Bannon, la controversa mente dietro la vittoria di Donald Trump alle presidenziali Usa del 2016, intervistato dal Corriere della Sera. I leader di governo, però, devono stare attenti all’economia: “Un’attenzione maniacale”, precisa. “Devono capire che in giro per il mondo ci sono leader molto duri e focalizzati, quindi, per prima cosa, va aggiustato il bilancio. C’è un’accordo di trent’anni fa e non si può ignorare, anche se resto convinto che i paesi debbano avere ciascuno la propria moneta”.

L’ex stratega della Casa Bianca è un grande fan del nuovo governo italiano. Racconta di aver seguito con attenzione la campagna elettorale e poi la fase di formazione del governo, apprezzando Salvini e Di Maio: “Sono riusciti a mettere insieme Nord e Sud, sinistra e destra, una forza più populista e una più nazionalista. È l’equivalente americano di Trump che lavora con Bernie Sanders. Entrambi hanno preso ruoli di governo di cui dovranno rispondere, e non c’è politico al mondo il quale, avendo vinto, accetti che il capo del governo sia un altro. Invece si sono messi d’accordo che il ruolo di rappresentanza spetti a un’altra persona. Un mix unico al mondo”.

Secondo Bannon, le fluttuazioni dei mercati e la fuga degli investitori dai titoli italiani non rappresentano un collasso di fiducia. “Credo che il governo si stia facendo le sea legs, le gambe forti che permettono ai marinai di restare in piedi col mare mosso. Sono nuovi, stanno un po’ improvvisando. È una cittadinanza consapevole, che non è perfetta ma migliorerà”. Sulla manovra, però, l’ex consigliere di Trump ha delle critiche da fare. “Nel contratto c’erano gli elementi di un’agenda per la crescita, che poi non sono stati ripresi nella legge di bilancio. Io apprezzo le proposte del Movimento sul reddito di cittadinanza e le pensioni. Ma date le condizioni finanziarie dell’Italia, devono fare i conti con una serie di fatti spiacevoli e uno di questi è che i mercati globali dei capitali e in particolare la Ue hanno un voto. La buona notizia è che non hanno il voto finale. Apprezzo che Salvini e Di Maio non si limitino ad adeguarsi, sono pronti a resistere per gli italiani”.

E sul suo progetto per il fronte sovranista alle elezioni europee, anticipa che offrirà alle forze politiche nei vari Paesi “la possibilità di fare eventi insieme, dove la gente condivide idee. Poi faremo sondaggi in profondità, che non sono mai stati fatti per le europee, su base nazionale e provinciale, sui segmenti sociali. Costerà molto, ma ho dei donatori, europei facoltosi che vengono da origini operaie e vedono nei populisti una voce per la gente umile, come me. Una delle differenze tra la politica europea e quella americana sono i soldi. Per le presidenziali del 2016 sono stati spesi 4 o 5 miliardi di dollari, Salvini e Di Maio insieme non saranno arrivati nemmeno a dieci milioni“.

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Claviere, l’indignazione contro la Francia non c’entra certo con i diritti umani

Pon, 22/10/2018 - 11:16

Adesso mandiamo la polizia alla frontiera italo-francese per… difendere i migranti? Davvero? Non so perché ma ogni giorno spunta un nuovo tema o episodio di interesse mediatico/politico che ha a che fare con i migranti, ma si evita rigorosamente il problema più grave e attuale. Ovvero l’entrata in vigore del decreto su immigrazione e sicurezza che sprofonda e declassa il sistema dell’accoglienza e che, abolendo il permesso umanitario, porta nella condizione di irregolari migliaia di richiedenti asilo che stavano/stanno lavorando e si stanno integrando. In questi giorni è all’esame della commissione Affari Costituzionali, dove sembra che 5 stelle voglia veramente ridurre i danni che si produrrebbero ai percorsi di integrazione. Per sabato prossimo, 27 ottobre, sono convocate manifestazioni “Con i migranti contro le barbarie” in varie città italiane, in particolare per fermare o cambiare il decreto.

Ma ripeto non è di questo che si parla, anche se riguarda tutti i richiedenti asilo, tutto il mondo dell’accoglienza. No, si parla di Riace, con decine di opinionisti chiamati a pronunciarsi alla tv sui dettagli di un’inchiesta riguardante una vicenda minore.

E adesso si parla della polizia francese che calpesterebbe illegalmente il suolo italiano. Apparentemente può sembrare una protesta in difesa dei diritti umani ma non credo sia così. Di cosa si sta parlando? Di migranti respinti alla frontiera, par di capire. E’ ingiusto un sistema nel quale le frontiere interne alla Ue sono chiuse ad alcune categorie di persone. E’ in atto un tentativo da parte del Parlamento Europeo di riformare il Trattato di Dublino che chiude i richiedenti asilo nel primo Stato in cui sono arrivati. Ma è per questo che il ministro degli Interni si sta indignando? No, non risulta un serio impegno italiano per superare il Trattato di Dublino. Più che altro quello che si nota è una opposizione di fatto ad alcune sue conseguenze. Secondo questo trattato i migranti che tentano di stabilirsi in Francia o Germania dopo essere passati dall’Italia devono essere ritrasferiti verso l’Italia (da un punto vista cosmopolita, o anche semplicemente liberale, non è giusto. E tra l’altro se le frontiere fossero aperte ben pochi si fermerebbero in Italia…). La domanda da farsi è: quali sono i flussi reali?

Se il tema dei cosiddetti movimenti secondari dei migranti è diventato importante è perché in realtà, nonostante le frontiere più o meno blindate, sono decine di migliaia i migranti che dall’Italia riescono a passare in Francia o anche in Germania. E sono molti meno quelli che vengono rispediti in Italia. Gli episodi alla frontiera, tra l’altro, non riguardano gli espulsi verso l’Italia ma con ogni probabilità persone fermate alla frontiera. Se il governo italiano ne fa un caso è per ragioni propagandistiche? Per dimostrare che la polizia francese è “più cattiva”?

Avanzo un’altra ipotesi: stanno mettendo le mani avanti. Al Viminale forse qualcuno ha spiegato al ministro che col suo decreto ci saranno più irregolari e che molti di questi andranno in Francia e che poi ci saranno maggiori pressioni francesi per rispedirceli indietro. Senza avere il coraggio e la visione di battersi per una vera revisione del Trattato di Dublino, senza ammettere che una certa ripartizione europea “di fatto” è già in corso, si vuole preparare il terreno per una battaglia nazionalista contro i gendarmi francesi all’insegna del “Teneteveli, i migranti”. Intanto si producono condizioni per cercare di spingerli verso la Francia.

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Maltempo a Roma, un metro d’acqua nella Capitale. Chiuse 6 stazioni metro, allagata la basilica di San Sebastiano

Pon, 22/10/2018 - 11:10

Stazioni della metro allagate e chiuse, automobilisti rimasti bloccati sui tetti delle auto. È la situazione critica dovuta al maltempo che si è abbattuto su Roma nel tardo pomeriggio di domenica 21 ottobre. Sono 6 le stazioni della linea A ad essere state chiuse (Colli Albani, Lucio Sestio, Cinecittà, Numidio Quadrato-Battistini, Porta Furba Quadraro) e una della linea B (Pietralata). Chiusa anche la stazione Euclide della linea ferroviaria regionale Roma-Viterbo. Le stesse auto di servizio dei vigili sono rimaste bloccate perché semisommerse dall’acqua. Su via Palmiro Togliatti, nella zona est della Capitale, l’allagamento ha raggiunto un’altezza di quasi un metro. jwplayer("jwp-wCZC3yjs").setup({ playlist: [{"mediaid":"wCZC3yjs","description":"","pubdate":1540191360,"tags":"roma,maltempo,nubifragio,cronaca","image":"https:\/\/cdn.jwplayer.com\/thumbs\/wCZC3yjs-720.jpg","title":"Nubifragio a Roma, auto e auto bloccati","variations":[],"sources":[{"type":"application\/vnd.apple.mpegurl","file":"https:\/\/cdn.jwplayer.com\/manifests\/wCZC3yjs.m3u8"},{"width":320,"height":180,"type":"video\/mp4","file":"https:\/\/cdn.jwplayer.com\/videos\/wCZC3yjs-2kLOQlpN.mp4","label":"180p"},{"width":480,"height":270,"type":"video\/mp4","file":"https:\/\/cdn.jwplayer.com\/videos\/wCZC3yjs-mgX5kRUd.mp4","label":"270p"},{"width":720,"height":404,"type":"video\/mp4","file":"https:\/\/cdn.jwplayer.com\/videos\/wCZC3yjs-DGOVPaTh.mp4","label":"406p"},{"type":"audio\/mp4","file":"https:\/\/cdn.jwplayer.com\/videos\/wCZC3yjs-jz9FGUIN.m4a","label":"AAC Audio"}],"tracks":[{"kind":"thumbnails","file":"https:\/\/cdn.jwplayer.com\/strips\/wCZC3yjs-120.vtt"}],"link":"https:\/\/cdn.jwplayer.com\/previews\/wCZC3yjs","duration":107}] });

La pioggia ha invaso anche una basilica storica di Roma, quella di San Sebastiano fuori le Mura, che fino al 2000 è stata una delle sette chiese visitate dai pellegrini del Giubileo. All’interno della chiesa, sulla via Appia, l’acqua ha raggiunto quasi il mezzo metro. La grandine ha ricoperto l’asfalto in molte zone della città, compreso il centro storico. Da lunedì, poi, la temperatura dovrebbe scendere drasticamente, con un calo di anche gli 8-10 gradi. In particolare, i vigili del fuoco sono intervenuti in via Tiburtina, via Collatina e via Prenestina, dove si sono allagati i sottopassi. Diversi automobilisti sono rimasti bloccati con le auto nell’acqua e sono stati soccorsi dai sommozzatori. Altri allagamenti si sono registrati all’interno di negozi posti al piano stradale e in terrazzi condominiali. Numerosi anche gli interventi per alberi e rami pericolanti.

“Si è abbattuto su Roma un violento temporale, con forti grandinate, che ha causato diversi allagamenti in alcuni quartieri della Capitale, in particolare nel quadrante est. Siamo subito intervenuti con volontari, Vigili del Fuoco, Protezione civile, Polizia locale e squadre del Simu e dell’Ama”, ha scritto poco dopo la mezzanotte su Facebook la sindaca Virginia Raggi. “Abbiamo prontamente riunito il Coc, Centro operativo comunale, per coordinare al meglio le operazioni. Ringrazio tutte le squadre che questa notte lavoreranno senza sosta sul territorio”.

Nubifragio in Sicilia, allagate Catania e Palermo – Una bomba d’acqua si è abbattuta nel pomeriggio nel catanese, trasformando nuovamente le strade in fiumi, questa volta attraversati da detriti. La pioggia torrenziale ha causato anche ritardi negli arrivi e nelle partenze all’aeroporto del capoluogo siciliano, con due voli dirottati su altri scali. Nella zona di Palagonia, Ramacca e Mineo l’acqua è caduta con incredibile violenza. Una pioggia battente che ha reso impossibile agli automobilisti continuare a viaggiare. Il terrore si è subito diffuso tra gli automobilisti quando hanno visto dei detriti staccarsi dalle colline, già rese fragili dal nubifragio di pochi giorni fa. Sono stati gli stessi automobilisti a chiedere aiuto chiamando i soccorritori, che quando sono arrivati hanno trovato quasi 50 centimetri d’acqua sull’asfalto. Sull’emergenza pioggia in Sicilia il presidente della Regione, Nello Musumeci, che ha definito la situazione “drammatica”, ha convocato d’urgenza una riunione con i dirigenti dei dipartimenti interessati.

Allagamenti in numerose zone della città e alberi caduti è invece il bilancio del nubifragio che la notte scorsa si è abbattuto su Palermo. Numerose le squadre dei vigili del fuoco impegnate a prestare soccorsi. La zone maggiormente interessate sono via dell’Olimpo, Favorita, via Bonanno a Montepellegrino. In via Falconara numerosi alberi si sono abbattuti sulla strada anche su auto. Allagamenti si sono registrati in via Messina Marine e Ugo la Malfa.

La Protezione Civile regionale siciliana ha diffuso un avviso per rischio meteo-idrogeologico valido fino alle ore 24 di lunedì 22 ottobre. In particolare, il bollettino emesso segnala “dalle prime ore della giornata precipitazioni diffuse, anche a carattere di rovescio o temporale, specie nei settori settentrionali. I fenomeni saranno accompagnati da rovesci di forte intensità, frequente attività elettrica e forti raffiche di vento. Dal pomeriggio del 22 ottobre venti forti o di burrasca dai quadranti settentrionali, specie nelle zone occidentali. Mareggiate lungo le coste esposte”.

Scuole chiuse a Napoli – La Protezione civile campana ha diramato l’allerta meteo arancione dalle ore 22.00 del 21 ottobre alle ore 22.00 del 22 ottobre 2018, prevedendo rovesci di notevole intensità. Il sindaco Luigi De Magistris, in via precauzionale, ha disposto per la giornata di lunedì 22 ottobre la chiusura delle scuole di ogni ordine e grado.

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Magneti Marelli, Fca la vende alla Calsonic Kansei per 6,2 miliardi di euro

Pon, 22/10/2018 - 11:03

Alla fine, la prima decisione “pesante” dell’era Manley è arrivata: Magneti Marelli è stata ceduta da FCA ai giapponesi della Calsonic Kalsei per 6,2 miliardi di euro, e le sue attività verranno effettuate sotto il nome di Magneti Marelli CK Holdings. La Calsonic Kalsei, di proprietà del fondo Usa Kkr, è uno dei principali supplier di componentistica giapponesi, che insieme all’azienda italiana formerà un colosso da top ten dei fornitori mondiali, dal fatturato di 15,2 miliardi di euro e dalla forza lavoro di ben 65 mila persone distribuite in quasi 200 impianti e centri di ricerca e sviluppo in Europa, Giappone, America e Asia-Pacifico.

“Questa è una giornata di trasformazione sia per Magneti Marelli che per Calsonic Kansei, che creano così un business globale con una gamma eccezionale, presenza geografica, competenza e prospettive future: una combinazione ideale”, ha dichiarato il numero uno di Fca Mike Manley, al quale ha fatto eco l’ad di CK Beda Bolzenius: “Insieme beneficeremo di una presenza geografica e di linee di prodotti complementari, mentre i nostri rispettivi clienti beneficeranno di un maggiore investimento in persone, processi e prodotti innovativi”.

Le trattative per la cessione iniziarono quando sul ponte di comando di Fca c’era ancora Sergio Marchionne, che più che altro in mente aveva lo scorporo di Magneti Marelli: un modo per far entrare denaro fresco da distribuire agli azionisti. Lui stesso, tuttavia, aveva affermato di poter riconsiderare l’ipotesi della vendita, in cambio di un “big check”: insomma, di fronte a un’offerta irrinunciabile l’affare si poteva andare in porto.

Quell’offerta, nondimeno, tardava ad arrivare. Prima di stringere coi giapponesi Fca aveva parlato anche con altri, tra cui Apollo Global Management e Bain Capital, come riporta il sito specializzato Autonews.com. Una volta focalizzata la trattativa con Calsonic Kalsei, c’era da trovare il punto d’incontro tra domanda e offerta: Marchionne aveva fatto sapere che il suddetto “big check” era una cifra non inferiore ai sei miliardi di euro. Dopo l’estate ballava ancora circa un miliardo, differenza poi colmata con l’ultima offerta appunto da 6,2 miliardi di euro. A quel punto è arrivata la mossa Pietro Gorlier, l’ex amministratore delegato “riassorbito” dandogli la poltrona di responsabile Fca per l’area Emea lasciata libera dopo le dimissioni di Alfredo Altavilla.

Infine, c’è il capitolo lavoratori. Sia Fca che CK hanno fatto sapere con una nota ufficiale di voler tutelare i livelli occupazionali e le operazioni in Italia, anche per questo il quartier generale resterà a Corbetta (vicino Milano), almeno per i prossimi cinque anni. Anche perché Magneti Marelli continuerà ad essere il fornitore di Fca, che manterrà nel suo perimetro la divisione plastica. Soddisfatti i sindacati, che restano comunque guardinghi: “La cessione di Magneti Marelli non provocherà effetti diretti e immediati sui rapporti di lavoro, poiché avverrà tramite passaggio azionario e fusione con la società acquirente”, ha dichiarato il segretario generale della Uilm Rocco Palombella, “e il fatto che la giapponese Calsonic sia concentrata in Asia (e che magneti Marelli non sia presente in Giappone, ndr) dovrebbe escludere pericolose sovrapposizioni, mentre la prosecuzione dei rapporti di fornitura con Fca dovrebbe assicurare piena continuità produttiva. Ma la nostra attenzione come sindacato sarà massima”. Sulla stessa lunghezza d’onda il segretario generale Fim Cisl Marco Bentivogli: “L’accordo prevede la salvaguardia integrale della forza lavoro, su cui vigileremo affinché l’operazione sia una grande occasione di crescita“. “E’ fondamentale avviare sin da subito un confronto sul futuro del gruppo”, commenta infine la segretaria generale della Fiom-Cgil Francesca Re David, “sia dal punto di vista occupazionale sia produttivo e della ricerca e sviluppo su cui chiederemo un ruolo attivo del Governo“. A metà mattinata, spinto dalla cessione di Magneti Marelli, il titolo Fca guadagnava il 4,26% a Piazza Affari.

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Flavio Bucci dice “no” a Domenica Live e fa saltare il collegamento all’ultimo. Ecco cosa è successo

Pon, 22/10/2018 - 11:03

Flavio Bucci non ha voluto parlare a Domenica Live e così, all’ultimo, è saltato il collegamento previsto dalla casa famiglia in cui vive a Fiumicino. Anche l’inviata del programma domenicale di Barbara D’Urso, che aspettava davanti alla struttura di incontrarlo per l’intervista, alla fine ha dovuto rinunciare all’intervista. “Flavio Bucci in questo momento è in una situazione legale particolare – ha spiegato – è il fratello che si occupa di lui. Nonostante avessimo concordato un collegamento video con lui perché potesse raccontare la situazione, il fratello ha cambiato idea all’ultimo minuto. Speriamo non sia nulla di grave“. Nei giorni scorsi, Bucci, divenuto famoso per la sua interpretazione del pittore Ligabue, aveva dichiarato di aver speso tutto in vodka e cocaina e di esser rimasto ora senza soldi. 

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Decreto Genova, dopo gli idrocarburi anche la diossina nei fanghi sui terreni agricoli

Pon, 22/10/2018 - 10:51

Oggi alla Camera dei Deputati (in Commissione Ambiente) tenteranno di far passare una norma pericolosa che consentirà di spandere nei terreni fanghi con elevatissime concentrazioni di diossina. Dopo gli idrocarburi nel decreto Genova, ci infilano anche la diossina. Proprio così.

La cosa è stata già segnalata dai VerdiMa occorre ritornarci perché l’allarme è più che fondato alla luce del disastro ambientale avvenuto a Taranto a causa della diossina. Vale la pena ricordare un paio di cose a chi sta cercando di far passare quella norma pericolosa.

La prima è che le pecore a Taranto si sono contaminate da diossina con concentrazioni molto inferiori a quelle proposte nel decreto Genova per i fanghi. Per i fanghi la concentrazione ammessa nella avventata proposta è fino a 25 ng/kg di diossina mentre sui suoli della masseria Fornaro a Taranto sono state rilevate concentrazioni massime di 10,1 ng/kg. Su quei terreni stanno tentando una difficile ma interessante bonifica con la canapa.

La seconda cosa da ricordare è che, invece, di introdurre queste norme pericolose e avventate, andrebbe invece previsto un saggio limite di 4 ng/kg per i terreni di pascolo. Questa era la proposta di PeaceLink nel 2012 di fronte al disastro ambientale di Taranto, con l’abbattimento di pecore e capre che avevamo pascolato su terreni la cui contaminazione variava dai 5 ai 10 ng/kg.. La questione fu sollevata dall’onerevole Pierfelice Zazzera che presentò una apposita interrogazione parlamentare ma senza alcun esito. Da allora il mondo della politica dorme su quella che, invece, dovrebbe essere una questione di vitale importanza per la tutela di latte, formaggi, carne.

Riassumendo: se per evitare la contaminazione da diossina occorre scendere sotto 4 ng/kg, perché tollerare nei fanghi una concentrazione fino a 25 ng/kg?

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L’accordo sulla manovra placa lo spread: differenziale Btp-Bund a 286 punti base

Pon, 22/10/2018 - 10:50

Apertura in forte calo per lo spread tra i Btp decennali italiani e i Bund tedeschi, che si attesta a 286 punti base nei primi scambi: dopo poco più di un’ora di contrattazioni, però, il differenziale è risalito a quota 300, la stessa a cui aveva chiuso venerdì. Il rendimento dei titoli a dieci anni italiani sul mercato secondario si attesta al 3,46% per cento. Venerdì il differenziale si era assestato a 301,6 punti base, dopo essere schizzato nel mattino a quota 340, un livello che non si vedeva da marzo 2013. A causare l’apertura in positivo, con tutta probabilità, la ritrovata intesa raggiunta nel weekend tra le forze di governo con l’accordo sulla manovra, che stabilizza le prospettive politiche dell’Italia.

Per quanto riguarda le borse, piazza Affari ha aperto in netto rialzo, con l’indice Ftse Mib che guadagna lo 0,78 (1,75 in apertura). Il “rimbalzo” positivo era atteso dagli analisti dopo il mancato declassamento a ‘junk’ (spazzatura) da parte dell’agenzia Moody’s del rating sovrano italiano, che è stato invece tagliato a Baa3 (un gradino sopra) ma con outlook stabile. Volano in particolare Fca, che guadagna il 4,97% (6,55 in apertura) in scia alla cessione di Magneti Marelli a Calsonic Kansei, e Salvatore Ferragamo (+ 7,95%) Positive anche le aperture di Londra (Ftse 100 a +0,35) Parigi (Cac +0,72) e Francoforte (Dax +0,93). Sul fronte valutario, il cambio euro-dollaro si attesta a 1,154.

Secondo gli esperti, la reazione positiva in apertura è dovuta al fatto che il downgrading ha rimosso un fattore di incertezza, oltre che al cambio della prospettiva sul merito di credito, da “negativa” a “stabile“, che non fa presagire nuove bocciature nell’immediato.  “I mercati – spiega in una nota Lorenzo Codogno, economista di Lc Macro – avevano già prezzato un downgrade, che è arrivato prima di quanto è atteso, ma anche un possibile outlook negativo. Dunque, nel complesso, la mossa di Moody’s venerdì dovrebbe essere una buona notizia per lo spread.” “Nel giro di poche settimane”, spiega l’analista, “è probabile che tutte le tre maggiori agenzie di rating avranno messo l’Italia a un solo gradino dal livello spazzatura, ma gli spread dovrebbero essere già coerenti con questo sviluppo atteso”.

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Adriano Celentano difende Asia Argento e critica X Factor: “Una così bella non è il tipo da violentare qualcuno, non doveva essere esclusa”

Pon, 22/10/2018 - 10:44

Può una, bella come te, violentare qualcuno che poi, casualmente, questo qualcuno è anche un uomo? No, non può perché io ti conosco Asia. Se c’è qualcuno, davvero capace di violentare non sei tu, ma quei tizi che si incipriano la faccia per coprire lo sporco che hanno dentro”. A dirlo è Adriano Celentano che, in una lettera inviata alle agenzie di stampa l’esclusione di Asia Argento da X Factor dopo le accuse di Jimmy Bennett. “È un vero peccato, perché X Factor è un bel programma, intelligente e fatto bene – scrive il Molleggiato -, soprattutto grazie al prezioso apporto dei magnifici quattro, mi riferisco ai giudici: Manuel Agnelli, Fedez, Mara Maionchi e Asia Argento, naturalmente senza nulla togliere al nuovo arrivato (ancora presto per dire)”, dice rivolgendosi direttamente ai vertici della multinazionale americana.

“Con un programma così, uno si immagina che anche i padroni siano all’altezza di ciò che producono, e invece no – continua il Molleggiato -. Improvvisamente scopriamo che alle spalle della bella X si nasconde un mostro dal falso moralismo pronto a condannare e a eliminare in nome della sua traboccante ipocrisia”. “Per cui senza minimamente riflettere“, conclude Celentano, si finisce con il credere a chi “l’ha ricattata””.

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Apple, Tim Cook smentisce lo spionaggio cinese tramite i suoi server: nessun circuito spia nascosto

Pon, 22/10/2018 - 10:40

Il numero uno di Apple Tim Cook è sceso in campo per negare l’intricata vicenda dei chip spia di fattura cinese che sarebbero stati inseriti nei server Apple. La vicenda si era aperta con un articolo del sito Bloomberg, riconosciuto come fonte attendibile, che tratteggiava quella che sembra la trama di un intricato film di spionaggio. In sostanza nei server di aziende multinazionali di grande importanza come Apple, Amazon e Supermicro ci sarebbero dei microscopici chip di produzione cinese, messi lì appositamente per attività di spionaggio.

Le accuse hanno avuto una fortissima eco soprattutto negli Stati Uniti, dove il produttore di server Supermicro ha subito un vero e proprio tracollo finanziario con un tonfo delle azioni da 21,40 dollari a 9,55 dollari. L’articolo è stato contestato con veemenza da tutte le parti coinvolte: sono piovute smentite sia delle tre aziende coinvolte che da parte del ministero degli Esteri cinese. Adesso scende in campo anche Tim Cook, Amministratore Delegato di Apple, che in un’intervista con BuzzFeed News è arrivato a chiedere espressamente a Bloomberg di ritirare il contenuto pubblicato.

Crediti: Depositphotos

 

Per capire i motivi di tutto questo clamore bisogna andare indietro nel tempo, alle vecchie accuse di spionaggio nei confronti dell’industria e delle istituzioni mosse dagli Stati Uniti verso le aziende cinesi, soprattutto quelle produttrici di architetture e prodotti per le reti. Secondo le accuse, alcuni piccoli circuiti spia non dichiarati venivano integrati nei dispositivi prodotti in Cina proprio a scopo di spionaggio. L’articolo di Bloomberg si collegava a queste accuse e ridava loro vita e vigore a distanza di tempo, riaprendo un vaso di Pandora che di fatto non è mai stato del tutto sigillato.

La differenza con il passato è che oggi non è (solo) la Cina a smentire, ma anche le aziende coinvolte e in modalità più diplomatica anche la Nacional Security Agency e l’FBI. “Ho ogni genere di rappresentanti industriali e commerciali che ci stanno perdendo la testa, ma nessuno ha trovato niente”, ha dichiarato il portavoce dell’NSA, Rob Joyce.  “Voglio assicurarmi che il mio commento non possa portare a inferire o implichi, se si può dire così, che esista un’indagine”, ha commentato in modalità più sibillina il direttore dell’FBI Christopher Wray.

Insomma, la priorità al momento è  far sentire al sicuro i clienti in Oriente come in Occidente, poiché in mancanza di prove solide il clamore mediatico può essere assordante, con gravi effetti collaterali sul settore. A questo punto solo un’indagine ufficiale ad ampio spettro potrebbe rispondere a ogni dubbio, ma pare che non siano ancora individuate prove adeguate.

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Sono stato alla Leopolda. Tutto vero e non virtuale: questo è il vero Pd

Pon, 22/10/2018 - 10:26

Appena finiti i tre giorni della Leopolda.

La nuova e bellissima canzone-poesia di Elisa e Francesco De Gregori, Quelli che restano, racchiude perfettamente tutta l’emozione e lo spirito di chi partecipa alla Leopolda: un sentimento vero e sincero che unisce migliaia di persone ogni anno intorno a Matteo Renzi.

Questa edizione, la nona, ha registrato un’affluenza ancora maggiore. Oltre 45mila persone in tre giorni e tante persone rimaste fuori ad assistere davanti ai maxischermi.

Tanti sono gli elementi che rendono la Leopolda particolare ed amata da chi partecipa. Prima cosa: tutte le persone che raggiungono Firenze lo fanno autonomamente e senza pullman o treni organizzati. Arrivano da ogni parte d’Italia spinti da un forte legame d’intenti. Tante persone di diverse città in questi anni hanno stretto amicizie e condiviso idee grazie alla Leopolda.
Si sentono a casa.
Si sentono rappresentanti, capiti ed ascoltati.
Si sentono uniti e parlano la stessa lingua.
Si sentono in questo momento storico proprio come nelle stupende parole cantate da Elisa e De Gregori:

È che mi lasciavo trascinare in giro dalla tristezza quella che ti frega e ti prende le gambe
Che ti punta i piedi in quella direzione opposta così lontana dal presente
Ma noi siamo quelli che restano in piedi e barcollano su tacchi che ballano
E gli occhiali li tolgono e con l’acceleratore fino in fondo le vite che sfrecciano

Mai come questa volta ancora più vicini ed emozionati intorno al proprio leader Renzi. Tanto fango, tante bugie in questi anni. Tante scorrettezze e tante vigliaccherie. Ma il tempo sarà galantuomo: sono stati tre giorni ricchi di vera politica. In nessun’altra occasione i liberi partecipanti possono discutere e dialogare direttamente con i propri rappresentanti politici. Oltre 80 tavoli tematici in due giorni di approfondimenti con esperti e parlamentari.

Tutto libero e senza filtri. Tutto vero e non virtuale.
Tanta cultura, tante storie di amministratori e persone che aiutano il nostro paese a crescere.
Tantissime donne.
Tantissimi giovani protagonisti.
Tanti sogni, tanta concretezza e tanto voglia di lottare e fare squadra.

Questo il vero Pd. Non c’è bisogno di bandiere o falsi compagni. Questo chiede il popolo della Leopolda: rispetto per i propri leader e per chi ha sempre messo la faccia nella buona e soprattutto nella cattiva sorte, rispetto per chi viole stare in una comunità; rispetto e lealtà all’interno di una stessa squadra. E non a caso la numerosa platea andava in visibilio a sentire queste parole.

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Lo respiravi nell’aria.
In questi tre giorni lo percepivi in maniera chiara e costante.
Voglia di poter lottare uniti contro il populismo ignorante e saccente.
Voglia di spendere tutte le energie senza distrazioni interne stupide e insensate.
Voglia di poter usare il tempo in maniera utile per la propria comunità.
Costanza e pazienza.

Un momento politico difficile e che potrebbe portare il nostro Paese ad enormi difficoltà. Renzi lo ha ricordato anche con un gesto simbolico (ha racchiuso le cose fatte dentro un bussolotto) con la forza dei dati e dei numeri. Nasceranno i Comitati civici tematici e per la difesa della cultura e dei valori democratici ed europei. Come sempre accade, perché il male e l’ignoranza trionfi è sufficiente che i buoni e i competenti rinuncino all’azione.

Per questo c’è bisogno di tutti.
Chi all’interno del Pd continua a non capirlo e pensa solo a qualche minuto di notorietà per sparare su quello che dovrebbe essere il proprio compagno di squadra prima o poi dovrà comprenderlo.
Perché è sempre più chiaro il popolo della Leopolda è sempre più vivo.

E per concludere le impressioni di queste tre giornate fiorentine ancora una volte le parole della canzone di Elisa e De Gregori sono quanto mai precise ed rispecchiano le nostre emozioni di questi giorni…

Avremo gli occhi vigili e attenti e selvatici
Siamo quelli che guardano una precisa stella in mezzo a milioni
Quelli che di notte luci spente e finestre chiuse non se ne vanno da sotto i portoni
Quelli che anche voi chissà quante volte ci avete preso per dei coglioni
Ma quanto siete stanchi e senza neanche una voglia
Siamo noi quei pazzi che venite a cercare

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Caro Gattuso, ha ragione Salvini: il Milan non può giocare il derby da provinciale

Pon, 22/10/2018 - 10:22

Un derby si può perdere. Si può perdere anche al novantesimo e fa più male. Si può perdere al novantesimo per un’uscita a vuoto del proprio portiere: beffa nella beffa, capita. Ma non si può non giocare: è questo il peccato capitale di Gattuso, per cui il Milan è stato punito.

“Il derby è stato perso dalla coppia Donnarumma-Gattuso. Quando non giochi per vincere, hai già perso“. Seduto in tribuna con tanto di maglia rossonera e look da ultras, l’onnipresente ministro Salvini non poteva esimersi dal dare il suo commento tecnico pure sulla partita. Ha ragione, però: ieri il Milan ha giocato dichiaratamente per lo 0-0. Come fosse una provinciale qualsiasi e neanche delle più intraprendenti: la piccola Spal, per fare un esempio, di questi tempi rimedia figure (e risultati) di gran lunga migliori.

Mettiamo da parte l’errore di Donnarumma, non il primo per il baby-portiere a cui per i trascorsi contrattuali turbolenti e l’eccessiva eco mediatica (grazie Raiola) non si perdona più nulla, tantomeno la giovane età: ha ancora 19 anni, è titolare indiscusso in un grande club e nella nazionale, ha sbagliato ma non è l’unico a farlo nell’azione che porta al gol di Icardi (pure il ben più esperto Musacchio va fuori tempo sul cross di Vecino, non facile da leggere). Intanto il processo è cominciato, ma chi se la prende con “Gigio” dimentica i numeri della partita, che dicono molto di più del singolo episodio.

C’è il 57% a 43 di possesso palla, i 7 tiri in porta a 2, i 9 angoli a 4, le 69 azioni d’attacco a 45: sembrano le statistiche di una Inter-Bologna (tanto per citare una squadra di un altro rossonero come Pippo Inzaghi, che in panchina pratica catenaccio senza pudore), non di Inter-Milan. Il problema è che Gattuso ha deciso di giocarsela scientificamente così, accettando fin troppo di buon grado il ruolo di sfavorita suggerito dalle gerarchie del campionato e schierando la sua squadra tutta in attesa, con tre reparti dietro la linea della palla e una vaga idea di ripartire in contropiede che non si è mai concretizzata.

Forse la strategia attendista non era neanche del tutto sbagliata: in questo inizio di stagione l’Inter aveva faticato soprattutto in partite bloccate, contro squadre arroccate in difesa, infatti anche domenica sera ha trovato difficoltà nella manovra. Ma il Milan non è il Parma, o il Bologna, o una provinciale qualsiasi: non può permettersi di non giocare il derby. Con il suo atteggiamento Gattuso ha ammesso esplicitamente di sentirsi inferiore all’Inter, cosa che magari in questo particolare momento storico delle due milanesi è anche vero, ma non così tanto: il divario c’è, non tale però da decidere di rinunciare a priori a giocarsela alla pari. E’ anche una questione di immagine: è soprattutto la dichiarazione d’inferiorità, più della sconfitta al novantesimo, che proprio non può andare giù ai tifosi rossoneri.

Partite come queste fanno venire il dubbio che non potrà essere Gattuso il futuro del Milan: alla fine bisognerà anche ringraziarlo, per aver ridato dignità e ordine in un momento difficilissimo della storia rossonera. Ma probabilmente non sara “Ringhio” l’allenatore giusto, quando il Milan vorrà tornare veramente grande.

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Autonomia, Veneto e Lombardia vogliono ‘regionalizzare’ 200mila cattedre: la scuola italiana rischia di avere 2 velocità

Pon, 22/10/2018 - 10:20

Staccare due pezzi dal sistema nazionale, rendendoli autonomi, con programmi personalizzati, stipendi diversi, insegnanti propri. E non due pezzi qualsiasi, ma Veneto (per cominciare) e presto anche Lombardia, due delle regioni più importanti d’Italia: significa “regionalizzare” quasi 200mila cattedre, un quarto del totale del Paese. Per alcuni sarà la grande occasione per rispondere davvero alle esigenze degli istituti, per altri l’inizio della fine della scuola italiana: di certo la riforma della cosiddetta “autonomia differenziata” avrà grandi conseguenze sul settore dell’istruzione. Specie se il testo finale dell’accordo tra Stato e Regioni sarà quello che approderà la prossima settimana in consiglio dei ministri (ma dovrà passare poi in parlamento), e che ilfattoquotidiano.it è in grado di anticipare.

LA RIFORMA DELL’AUTONOMIA – Lunedì 22 ottobre è l’anniversario del referendum con cui i cittadini di Veneto e Lombardia hanno detto sì all’autonomia. Il governatore Luca Zaia, suo grande sostenitore, vorrebbe festeggiarlo con l’inizio dell’iter per l’approvazione della legge, a maggior ragione ora che al governo c’è anche la Lega, che attraverso la ministra per gli Affari regionali, Erika Stefani, ha preso a cuore la questione. Nel ddl ci sarà di tutto, visto che il Veneto chiede addirittura 23 nuove materie di competenza, ma fra queste ce n’è una che avrà di sicuro un impatto importante sul resto del Paese: l’istruzione. Di definitivo non c’è ancora nulla: la proposta veneta è praticamente pronta (tanto che dovrebbe essere subito a Palazzo Chigi), quella lombarda non ancora (ognuno ha il suo accordo) e comunque saranno oggetto di trattativa parlamentare. Entrambe, però, ragionano sulla stessa piattaforma: il modello di riferimento è la provincia autonoma di Trento, che ha il suo sistema scolastico, indipendente da quello nazionale. L’obiettivo è regionalizzare la scuola.

DOCENTI REGIONALI – Al Nord hanno sempre puntato il dito sul problema delle cattedre vuote. Non è solo la retorica, vagamente discriminatoria, dell’invasione dei professori meridionali, c’è anche un dato oggettivo: vuoi perché la maggior parte dei docenti viene dal Sud, vuoi perché tanti dopo aver preso servizio al Nord chiedono il trasferimento, in alcune Regioni settentrionali, e su alcune particolari materie (ad esempio sostegno, lettere, matematica), c’è una forte carenza di personale, che nemmeno i recenti concorsi hanno risolto. Ecco perché gli autonomisti sono determinati a trasformare gli insegnanti in dipendenti regionali: in capo all’amministrazione locale, e non più al Ministero dell’istruzione, con tutto ciò che ne consegue.

STOP AI TRASFERIMENTI E CONCORSI LOCALI – La conseguenza più ovvia riguarda la mobilità: fermata, o quantomeno molto limitata. I docenti veneti saranno assunti dalla Regione, e dunque potranno spostarsi solo al suo interno. Chiedere il trasferimento fuori Regione non sarà del tutto impossibile (dovrebbero essere previste delle finestre temporali ad hoc), ma sarà come chiedere il trasferimento presso un’altra amministrazione pubblica, quindi molto più difficile (e meno conveniente). Questo varrà per tutti gli insegnanti assunti in futuro, mentre a quelli già in cattedra sarà data possibilità di scegliere se rimanere in servizio presso il Miur o transitare alla Regione.

LE ALTRE NOVITÀ: STIPENDI PIÙ ALTI, PROGRAMMI E UFFICI –  Potrebbe valerne la pena anche per lo stipendio: il Veneto studia forme di retribuzione maggiore per i suoi insegnanti. Sarà possibile farlo, del resto, con la nuova autonomia e le risorse a disposizione di una Regione ricca come il Veneto. Il minimo sarà garantito e livellato sui contratti nazionali, il “bonus”, invece, sarà su base meritocratica, un po’ come voleva fare la “Buona scuola” renziana (prima che venisse smontata dai sindacati), ma con un sistema di valutazione locale. Le altre novità riguardano i programmi e l’offerta formativa, che potranno essere personalizzati: il Veneto, ad esempio, ha già firmato un accordo col Miur che prevede l’insegnamento di storia e cultura veneta (all’interno dei corsi esistenti), dalle elementari alle superiori; in Lombardia, invece, spariranno gli istituti tecnici (i cosiddetti Its) che verranno assorbiti dai percorsi di istruzione e formazione professionale (uno dei vanti della Regione). Dappertutto gli uffici (l’Usr regionale o l’ex provveditorato) con relativo personale transiteranno all’amministrazione locale, e non saranno più delle propaggini del Miur.

EFFICIENZA O DISCRIMINAZIONE ? – Molto dipenderà dai soldi, e da quante risorse saranno effettivamente trasferite dallo Stato alle Regioni (il pacchetto scuola per il Veneto potrebbe valere circa 2 miliardi). La trattativa è in corso, però queste prime indicazione contenute nella bozza già tracciano una strada: il cambiamento sarà graduale, non tutti i docenti passeranno subito alle Regioni, ma potenzialmente Veneto e Lombardia valgono da sole un quarto delle cattedre del Paese; portare 200mila docenti fuori dal sistema nazionale sarebbe una svolta epocale. Positiva, secondo Elena Donazzan, assessore all’Istruzione del Veneto in prima fila nella riforma: “L’organizzazione militare del Miur, fatta di uffici, vincoli, regolamenti incrociati, non è in grado di gestire le esigenze della scuola. Affidarle al territorio è l’unica soluzione possibile”. Così, ad esempio, il Veneto potrà bandirsi i suoi concorsi per le materie scoperte, senza aspettare i tempi macchinosi del Ministero: “A noi mancano 9mila insegnanti di sostegno, nel 2020 finalmente potremo assumerli”. L’altra faccia della medaglia è il rischio di smontare il sistema nazionale: se il Veneto otterrà ciò che chiede, potrebbe essere seguito da Lombardia e altre Regioni ricche, mentre in capo al Miur resterebbero poche Regioni. Sindacati, tecnici, ed esponenti del governo e dell’opposizione attenti alle esigenze del Meridione si chiedono se sia questo il futuro della scuola italiana. Anzi, delle scuole italiane, visto che ne esisteranno diverse, di Serie A, B e C, e non più una sola.

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