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Contratto M5s-Lega, quelle frasi sul diritto di famiglia mi hanno quasi commosso

Sob, 19/05/2018 - 10:26

Leggiamo a pagina 24 del Contratto per il Governo di cambiamento di M5sLega (Diritto di famiglia) che: “Nell’ambito di una rivisitazione dell’istituto dell’affidamento condiviso dei figli, l’interesse materiale e morale del figlio minorenne non può essere perseguito se non si realizza un autentico equilibrio tra entrambe le figure genitoriali, nel rapporto con la prole. Pertanto sarà necessario assicurare la permanenza del figlio con tempi paritari tra i genitori, rivalutando anche il mantenimento in forma diretta senza alcun automatismo circa la corresponsione di un assegno di sostentamento e valutando l’introduzione di norme volte al contrasto del grave fenomeno dell’alienazione parentale. È necessario riorganizzare e semplificare il sistema delle adozioni nazionali e internazionali”.

Nel leggere intendimenti quali “autentico equilibrio tra entrambe le figure genitoriali, nel rapporto con la prole”, “assicurare la permanenza del figlio con tempi paritari tra i genitori”, rivalutare “anche il mantenimento in forma diretta”, “contrasto del grave fenomeno dell’alienazione parentale” quasi mi assale la commozione. Perché è tutto quello che ha voluto già il legislatore 11 anni fa quando venne scritta e introdotta la Legge sull’affidamento condiviso (l. 54/06), salvo poi assistere all’immediato ritorno del c.d. falso affidamento condiviso – in pratica un affidamento pressoché esclusivo del minore al c.d. genitore collocatario, super dominus del suo sviluppo e la creazione del “genitore visitatore/frequentatore”, ossia di una sorta di Ogm umano, minorato, un genitore di serie B, in balia della bontà genitoriale del genitore collocatario – grazie all’ancien regime – ossia con le prassi giurisprudenziali che hanno immediatamente stravolto la ratio legis della l. 54/06 – che si è ispirata alla maternal preference, alla profonda e pervicace disuguaglianza tra i genitori, all’uso e all’abuso dell’affidamento del minore ai Servizi sociali.

Lo confermano oltre una decina di sentenze della Corte Edu, che innumerevoli volte ha condannato l’Italia per la violazione dell’art. 8 Cedu. Lo confermano quelle poche sentenze che riescono ad approfondire tutti questi profili e a far emergere il dolore, la sopraffazione, la rabbia, la frustrazione, la distruzione di vite intere, di generazioni di genitori annichiliti.

Ora finalmente ci sono due forze politiche che osano sfidare il mainstream e proporre una piena uguaglianza (art. 3 della Costituzione!) e il rispetto dei diritti fondamentali, della bigenitorialità e della genitorialità (artt., 2, 29, 30 Cost.). Cribbio che rivoluzionari! In Italia basta poco per essere rivoluzionari! È sufficiente voler tradurre realmente quello che i nostri padri costituenti hanno scritto e attuare una carta costituzionale. Un plauso a queste due forze politiche. Solo per questo motivo.

Quanto all’alienazione genitoriale c’è chi scrive ancora:

Alienazione parentale
Entra nella sezione Diritto di famiglia del contratto la controversa sindrome da ‘alienazione parentale'”.

Da anni spiego – e ancora lo ripeto nel libro in uscita in questi giorni Danno da deprivazione genitoriale (Ky ed.) – che “alienazione genitoriale e sindrome da alienazione genitoriale (Pas) non sono affatto la stessa cosa, come alcuni continuano a confondere anche alimentando ad arte l’equivoco, con l’intento di screditarne la fondatezza.

L’alienazione genitoriale è la condotta (alienante) che determina l’evento (l’alienazione, ossia la rimozione, allontanamento, accantonamento, diradamento di uno dei genitori, quasi sempre genitore non collocatario) che in quanto posto in violazione di diritti fondamentali (artt. 2, 29, 30 Cost.) costituisce sempre un illecito civile, oltre a configurare già un illecito penale a prescindere dall’esistenza di una fattispecie tassativa.

“L’alienazione genitoriale nasce quasi contestualmente all’essere umano, risale alla notte dei tempi. La ben nota frase “non ti farò vedere più i figli” è l’icona, assai diffusa, di una tale grave condotta. E prescinde dall’identità sessuale del genitore. (…) La sindrome da alienazione genitoriale (Pas) è la patologia che può anche manifestarsi nei casi più gravi come conseguenza dell’alienazione, tanto nel minore quanto nell’adulto, vittime e soggetti alienati. (…) In chiave di metafora potremmo descrivere dunque l’alienazione come una sberla, a seguito della quale potrebbe pure rimanere un livido, più o meno grave. Potrebbe. La sberla data esiste, è un dato fattuale, mentre il livido potrebbe emergere ove la sberla sia stata particolarmente grave”.

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Balle Spaziali, Marco Travaglio smonta 3 fake news e mostra come la riabilitazione non cambia il giudizio su Berlusconi

Sob, 19/05/2018 - 10:24

E’ vero che Pif nella fiction Rai “La mafia uccide solo d’estate” ha mascariato, screditato Giulio Andreotti attribuendogli addirittura due incontri con il boss Stefano Bontate che invece le sentenze hanno smentito esserci mai stati? E’ vero che Berlusconi è stato riabilitato e quindi non ha commesso i reati che gli erano stati addebitati anche in sentenze definitive come dice Alessandro Sallusti che si adonta quando si chiama il suo padrone delinquente? E’ vero che lo spread in questi giorni si è gonfiato soltanto per L’Italia e che questa è colpa del nascente governo Di Maio-Salvini?

Questa settimana Marco Travaglio smonta queste tre fake news per il 27esimo appuntamento di Balle Spaziali, disponibile in abbonamento su app e sito di Loft.

Su piattaforma e app di Loft sono disponibili, sempre in abbonamento, anche le 26 puntate delle scorse settimane.

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Royal wedding all’italiana

Sob, 19/05/2018 - 10:22

Royal wedding all’italiana – da il fatto Quotidiano #royalwedding #harryandmeghan #contrattodigoverno @fattoquotidiano #legaM5s #natangelo

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Con la bici in galleria, sembra un cartone animato ma è la realtà. Il video che vi lascerà senza fiato

Sob, 19/05/2018 - 10:21

Due amici stanno affrontando un’escursione in mountain bike tra Volta Redonda e Porto Real, in Brasile. A un certo punto decidono di prendere una scorciatoia, che prevede il passaggio all’interno di una galleria adibita al passaggio dei treni. Quello che troveranno, a un certo punto del tunnel, li costringerà a cambiare idea e a rivedere i loro piani.

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Roma, aspettava l’autobus: donna sequestrata e violentata dal branco

Sob, 19/05/2018 - 10:20

Stava aspettando l’autobus a Rebibbia per tornare a Guidonia quando da una Panda Rossa è sceso un uomo, probabilmente indiano o bengalese, che ha finto di volere chiedere un’informaazione per arrivare a Tivoli e poi le ha offerto un passaggio. L’uomo, che sembrava alterato da alcol e droga, dopo il rifiuto alle avances, l’ha caricata a forza sull’auto e portata, sotto la continua minaccia di un coltello, all’uscita del casello per Guidonia, sotto un cavalcavia, dove ad attenderli c’erano altri due uomini, anch’essi dall’apparente età di 30 anni.

È iniziato così un incubo durato ore per una 43enne come riporta il quotidiano Il Messaggero. A turno hanno abusato di lei, presa a morsi, picchiata e minacciata con un coccio di bottiglia. Alla fine della violenza di gruppo, la donna è stata scaricata in strada. “Avevo paura che mi avrebbero ammazzata“, ha raccontato la vittima ai soccorritori. Ora è caccia al branco che potrebbe aver compiuto altre violenze che non sono state denunciate.

La donna, soccorsa dopo aver chiamato il 113, agli operatori dell’ospedale di Tivoli e agli inquirenti ha raccontato che il primo aggressore beveva birra, fumava e guardava immagini pornografiche mentre le era accanto. Lei ha vomitato due volte: “Ho pensato che alla fine mi avrebbero ucciso, ho cercato di buttarmi dalla macchina in corsa”. Quando sono arrivati in una strada sterrata ad attenderli c’erano gli altri due uomini. Quando tutto è finito è stata scaricata sotto una cavalcavia tra i rifiuti. Senza sapere dov’era la vittima ha cercato aiuto, per fortuna era riuscita ad afferrare la borsa con il telefono: i pochi soldi che aveva non interessavano agli aggressori. I poliziotti che l’hanno soccorsa sono riusciti a individuare il punto e portarla in ospedale dove è stata medicata e aiutata nei delicati momenti in cui il soccorso diventa anche il primo passo per l’inchiesta giudiziaria. La Procura di Tivoli ha aperto un’indagine per stupro di gruppo e sequestro di persona: del caso si occpua il pool antiviolenza. Il procuratore di Tivoli Francesco Menditto ha affidato le indagini al pm che si occupa delle violenze di genere. La donna in queste ore, così come da protocollo, è assistita anche da psicologi. Le indagini sono state affidati agli uomini della squadra mobile e e del commissariato di Tivoli. Gli investigatori stanno vagliando le immagini registrate dalle telecamere di zona per risalire agli autori.

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Venezuela, Kellog’s abbandona gli impianti alla vigilia del voto. Le multinazionali fuggono da Maduro

Sob, 19/05/2018 - 10:14

Se ne è andata anche la Kellogg’s; la multinazionale americana dei corn flakes (fiocchi di mais) ha chiuso i battenti il 15 maggio “per il deteriorarsi della situazione economica e sociale”. Lo stabilimento, impiantato nella città di Maracay 56 anni fa, dava lavoro a 300 operai e produceva oltre il 75% dei cereali consumati nel Paese. E intanto si preparano le elezioni, che l’opposizione ha già bollato come taroccate.

Contorsionismo di regime
Nicolás Maduro ovviamente non l’ha presa bene. Il giorno successivo alla fuga dei consociati messicani che gestivano gli impianti, ha dichiarato di aver emesso un mandato di cattura nei loro confronti con la motivazione di sabotaggio, ordinando la riapertura della fabbrica. L’interrogativo maggiore riguarda i costi e la dinamica del meccanismo di produzione.

Secondo la testimonianza anonima di un tecnico del settore, la produzione dei corn flakes non è una passeggiata: 1. le linee di lavorazione rimaste in Venezuela probabilmente sono obsolete, 2. il costo attuale di una nuova linea varia dagli otto ai 10 milioni di dollari e ce ne vorrebbero circa una decina per far funzionare l’intero impianto. Cifre che allo stato attuale sono fuori dalla portata governativa.

Poi esiste il problema della tecnologia specializzata: l’accesso al meccanismo di alcune macchine, specie quelle dedicate ai corn flakes, era riservato a tecnici esterni, che mantenevano il segreto sulla procedura. Difficile che costoro siano rimasti a disposizione di Maduro, considerando che i tecnologi Kellogg’s (quasi tutti europei) prendono intorno ai 6mila dollari mensili. Controllo dell’umidità e delle temperature, oltre alle caratteristiche organolettiche della materia prima, sono fondamentali per la qualità del prodotto finito. Anche se bisogna dire, in un Paese ridotto quasi alla fame dove scarseggiano pane e medicine, la qualità dei fiocchi di mais è l’ultimo dei problemi.

Kellogg’s è solo una delle grandi aziende che se l’è squagliata. Le americane Kimberly-Clark, General Motors, Clorox hanno chiuso di recente. Coca-cola e Colgate hanno sospeso le operazioni. Ditte brasiliane che producevano i serbatoi per Ford e Chrysler sono emigrate altrove. Il problema più grande al momento è l’enorme stato d’indebitamento estero che affligge il colosso statale degli idrocarburi e gas naturale Pdvsa (Petròleos de Venezuela). La statunitense Conoco (dopo aver vinto la causa) ha pignorato all’interno della raffineria di Curacao beni di produzione appartenenti a Pdvsa, a fronte del risarcimento di un debito di due miliardi di dollari che risale al 2007, quando Hugo Chávez nazionalizzò a sua volta la proprietà di Conoco.

Aruba e Curacao sono piccole isole caraibiche legate al Venezuela per vicinanza geografica, oltre che per interessi economici connessi al petrolio. Il contorsionismo di Maduro ha partorito la geniale invenzione della cripto-valuta Petro, utilizzata di recente per creare una nuova area di sviluppo nella zona di Valencia. Il sito del governo riporta un investimento di 20 milioni di petros (equivalenti a mille e 400 di dollari, ai fini di tale progetto) oltre alla costruzione di 210mila unità abitative. Cifre che appaiono gonfiate dalla propaganda, tra cui spiccano i 5 miliardi in dollari ricavati dal mercato delle cripto-valute. Secondo i trader che hanno accesso al sito delle transazioni, la quantità reale dei petros venduti ammonterebbe a soli 152mila.

Lo stratagemma di Maduro – dovuto alle restrizioni Usa e all’embargo commerciale che hanno provocato il crollo del bolivar (oggi al cambio ufficiale 1 Usd = 69mila 875 Vef) rischia però di trasformarsi in una mina pronta a esplodergli tra le mani. Allo stato attuale, 1 petro oscilla tra i 60 e i 70 dollari. Se si considera la volatilità folle della regina cryptocurrency Bitcoin – che aveva raggiunto i 20mila dollari per poi crollare sotto i 9mila – e la tendenza in generale non rialzista delle cripto-valute, il progetto di affidare la ripresa dell’economia a Petro è un grosso azzardo; tenendo anche conto che la Banca europea non riconosce ancora le monete virtuali e che la Federal Reserve ovviamente lo ignora.

È poi perlomeno paradossale (direi comico se non fosse irrispettoso nei confronti della tragedia venezuelana) che il presidente affidi le sorti del Paese al più bieco strumento della speculazione capitalista, la cripto-moneta appunto. Domenica si vota: la faccia di Maduro compare dieci volte sulla scheda elettorale. La sua riconferma sembra scontata, anche perché l’opposizione boicotta questa consultazione come fraudolenta, sostenendo che il mandato di Maduro scadrebbe naturalmente a gennaio 2019.

[#VIDEO] Nicolás Maduro sale 10 veces en el tarjetón electoral del 20 de mayo https://t.co/2I0WAtJTg5 pic.twitter.com/48mQ1Fygtk

— NTN24 Venezuela (@NTN24ve) 5 maggio 2018


Bazzecole per lui: l’ex procuratrice, Luisa Ortega Diaz lo aveva già denunciato alla Corte suprema per violazione della Costituzione e sovvertimento dell’ordine democratico. Costei, riparata in Colombia, ha segnalato anche alla Corte internazionale la sua presunta complicità nell’assassinio di 8mila oppositori politici, perpetrato secondo il magistrato dai servizi segreti. A contrastarlo come indipendente,  oltre a Henri Falcon (avvocato ex chavista dissidente), rimane ora il pastore evangelico Javier Bertucci. Il quale spera forse in un miracolo, dietro intercessione dell’Altissimo.

Ultim’ora, questi sono i risultati dei sondaggi elettorali appena pervenuti:

Datánalisis: Falcon 30% / Maduro 20%
Varianza: Falcon 45% / Maduro 25%

L’indipendenza degli istituti sondaggisti qui riportati rende la divulgazione di tali dati proibita in Venezuela. Le indagini legate alla campagna elettorale di Maduro, ovviamente, lo danno invece vincente al 55%.

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Io banca compro debito, tu Stato chiudi un occhio

Sob, 19/05/2018 - 10:07

Il trend è evidente: le banche italiane continuano a vendere titoli del nostro debito e la Bce continua a comprarli. Gli istituto di credito nostrani hanno infatti ceduto titoli di Stato domestici in quantità record nell’ultimo trimestre dello scorso anno, pari a 40 miliardi di euro. Perché si sta verificando questa migrazione?

La settimana scorsa abbiamo affrontato il tema riguardante l’indice NSFR(Net Stable Funding Ratio) che dal 2018 dovrebbe rappresentare un “indicatore” della liquidità (e quindi solidità) del sistema delle banche e della intrinseca capacità di reagire a eventi traumatici, su un orizzonte di tempo limitato (un anno). Ma, come abbiamo dimostrato, si tratta di una spia “truccata” alla fonte. Ma perché Basilea ha voluto edulcorare questo indicatore? Perché consentire alle banche di “annacquare” – o se preferite “edulcorare” – l’indice con quella parte di somme che hanno una scadenza minore ai 12 mesi? Semplice: perché le banche private hanno nei loro portafogli decine di miliardi di titoli di Stato. Gli istituti di credito privati sono da sempre i primi che vanno in soccorso e incontro allo Stato per finanziare il debito pubblico. Se gli organi di vigilanza non “aggiustassero” in quel modo la normativa del Nsfr, le banche potrebbero, per esempio, per mettersi “in regola” con la questione delle scadenze, sbarazzarsi, come sta avvenendo, di tutti i titoli di Stato (soprattutto Btp a tre o cinque anni, che non rendono praticamente nulla), e sostituirli con altri titoli, più a breve termine. E questo, all’Autorità europea centrale, non conviene. Ecco perché poi “aggiustano” le normative a vantaggio delle banche.

Il dramma dell’Europa è il finanziamento del debito pubblico, che oggi possono e devono fare soltanto le banche. Perché i risparmiatori il debito pubblico non se lo “comprano” più (solo il 6%). E tra poco più di un anno (quando l’indice NSFR sarà a pieno regime) anche la Bce smetterà di acquistare i nostri BTp. Cosa succederà a quel punto? Servirà trovare nuovi acquirenti e i  sostituti saranno di nuovo le banche e le assicurazioni italiane. E  allora la relazione incestuosa proseguirà, con le conseguenze che sappiamo.

Quella tra le banche private e lo Stato è davvero una relazione pericolosa. Con il finanziamento del debito pubblico sappiamo infatti che le banche forniscono una “stampella” allo Stato. Così facendo, i governi finanziano il proprio debito – anche se non gratuitamente, certo – e le banche, acquistando titoli a “rischio zero”, raggiungono gli obiettivi di solidità patrimoniale richiesti dalla vigilanza.

All’inizio della crisi, nel 2011, quando gli indicatori macro-economici si sono fatti tutti negativi, le banche italiane avevano nelle loro casse 240 miliardi di euro in Btp e in altri titoli di Stato, diventati 340 miliardi alla fine del 2017. Un mare di soldi, dunque. Come mai così tanta generosa “accoglienza” delle banche nei confronti dello Stato? Il mio dubbio è che, lungi dall’essere paladine di una causa sociale o morale, le banche siano più prosaicamente interessate, per convenienza e per opportunismo, a tenere una poltrona riservata nel salotto buono delle lobby. Patti chiari, amicizia lunga: la banca compra i titoli di Stato e in cambio lo Stato, cioè anche Bce, Banca d’Italia, Consob e commissioni parlamentari varie, non rompe le scatole sugli affari meno nobili, chiamiamoli così, dell’istituto.

Ad ogni modo un’alternativa , come acquirente dei titoli di Stato, ci sarebbe: le banche d’affari straniere.

Vuoi vedere che il disegno è molto più semplice: I’ll buy you the public debt if you give me the banks!

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Royal wedding, Harry e Meghan sposi: la Regina li nomina duca e duchessa di Sussex. Tra i paggetti i piccoli George e Charlotte (FOTO)

Sob, 19/05/2018 - 10:03

È il giorno del matrimonio reale: nella cappella di St. George al Castello di Windsor, il Principe Harry, 33 anni, sposerà la fidanzata, Meghan Markle, 36 anni. La regina li ha nominati ufficialmente duca e duchessa di Sussex e tra le sei damigelle e quattro paggetti della coppia ci saranno anche il principino George, il figlio primogenito di quattro anni di William, che oggi sarà testimone dello sposo Harry, insieme alla sorellina di tre anni Charlotte. Secondo quanto ha comunicato Kensington Palace, sono stati i futuri sposi a scegliere i bambini. Due paggetti e una damigella sono i figli di Jessica Mulroney, la migliore amica di Meghan dei tempi in cui viveva a Toronto, sposata al figlio dell’ex premier canadese Brian Mulroney e consulente per lo stile della moglie del premier Justin Trudeau, Sophie.

Gli ospiti, ne sono previsti 600, inizieranno ad arrivare alle 10.30, solo per ultimi e alla spicciolata, a partire dalle 11.25 (le 12.25 in Italia) i componenti della famiglia reale. Ultima, alle 11.52, la Regina Elisabetta. Milioni di persone in tutto il mondo seguiranno in diretta l’evento. Centinaia di feste sono state organizzate in tutta l’Inghilterra per celebrare il matrimonio.

I due promessi sposi hanno trascorso la notte in due alberghi diversi nei pressi di Windsor. Harry, scortato dal fratello e testimone, William, Meghan, dalla madre, Dora Ragland.
Dopo la cerimonia religiosa, che durerà un’ora e sarà officiata dal ‘Right Reverend’ David Conner e solennizzata dall’Arcivescovo di Canterbury Justin Welby, i due sposi sfileranno a bordo di una carrozza trainata da cavalli per circa venti minuti, ed è in seguito previsto un ricevimento al castello offerto dalla Regina Elisabetta. In serata, un secondo ricevimento per soli 200 ospiti a Frogmore House, offerto dal Principe Carlo. E sarà lui, il papà dello sposo, a portare all’altare Maghan, dopo il forfait del padre dei lei, Thomas Markle, bloccato da problemi di salute o di immagine (o entrambi). Ma solo per gli ultimi passi, prima Meghan sarà scortata da dieci paggetti e damigelle. Proibito, per ragioni di sicurezza, il lancio di confetti agli sposi durante il corteo in carrozza.

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Crozza-Salvini in diretta su Facebook elenca i punti del contratto Lega-M5s. E spiega (a modo suo) come troverà le coperture

Sob, 19/05/2018 - 10:00

Nella diretta Facebook di Matteo Salvini, nel corso dell’ultima puntata prima della pausa estiva di Fratelli di Crozza, in onda sul Nove, il leader della Lega ha voluto elencare i punti del contratto di Governo stipulato con Luigi Di Maio

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M5s-Lega, Di Maio: “Mps? Ce ne occuperemo, ma senza shock e senza nessun tipo di preoccupazione”

Sob, 19/05/2018 - 09:59

“Di Mps, come di tutte le altre crisi bancarie, ci occuperemo senza shock e senza nessun tipo di preoccupazione”. Lo ha detto il leader del M5s, Luigi Di Maio, precisando quanto scritto sul contratto di governo

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Autostrada A4, autobus finisce fuori strada: 26 feriti di cui uno grave. Disagi per il traffico

Sob, 19/05/2018 - 09:40

Un autobus Flixbus è uscito di strada mentre percorreva l’autostrada A4 finendo in un prato vicino e adagiandosi su un lato. L’incidente ha causato 26 feriti di cui uno molto grave, gli altri in condizioni serie ma che non sarebbero in pericolo di vita. È accaduto questa mattina all’altezza del comune di San Giorgio di Nogaro intorno alle 3.30.

L’autostrada A4 è stata chiusa in direzione Trieste e automobilisti e camionisti sono obbligati ad uscire a Latisana, con disagi al traffico veicolare. È  chiuso in entrata lo stesso casello. Occorrerà terminare le operazioni di rimozione dell’autobus e di controllo prima di poter riaprire la A4. Indagini sono in corso per ricostruire la dinamica dell’incidente e stabilire le cause. Sul mezzo della linea low cost viaggivano 43 persone.

Sul posto sono state inviati soccorsi e ambulanze da Latisana, San Vito al Tagliamento e Cervignano del Friuli, con aiuti dal Veneto. Sul luogo dell’uscita di strada è stato allestito un posto medico avanzato, mentre la prima equipe trasportava in elicottero una persona che aveva riportato un trauma cranico all’ospedale di Udine: è il passeggero in condizioni più gravi, che resta in prognosi riservata anche se non sarebbe in pericolo di vita. In base al triage, due persone in codice giallo e una in codice verde sono state portate a Udine; all’ospedale di Portoguaro sono state inviate in codice giallo e due in codice verde.

Con un’altra autocorriera presente sulla scena, sono stati trasportati all’ospedale di Palmanova 15 feriti lievi, accompagnati, in ogni caso, durante il trasferimento, dal rianimatore. In precedenza, un altro paziente in codice giallo era già stato portato all’ospedale di Palmanova

 

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Juventus-Brescia, lo spareggio scudetto che porta il calcio femminile nel futuro. “Ma non bastano i soldi, servono regole”

Sob, 19/05/2018 - 09:19

C’è un’altra Juventus a cui la matematica non ha assegnato lo scudetto. È la Juventus women, la squadra femminile di proprietà della famiglia Agnelli, che, nata poco meno di un anno fa, si giocherà la vittoria del campionato di Serie A alla sua prima partecipazione. Lo farà con uno spareggio, dall’esito nient’affatto scontato, contro il Brescia calcio, società tra le più titolate in Italia a livello femminile: la sua storia è lunga 23 anni e conta due scudetti, 3 Coppe Italia e 4 Supercoppe in bacheca. Le due squadre si sono tenute testa tutto l’anno chiudendo il campionato appaiate a 60 punti: 20 vittorie, nessun pareggio e solo due sconfitte; negli scontri diretti l’ha spuntata all’andata l’una e al ritorno l’altra.

Giocano due squadre alla pari – spiega a ilfattoquotidiano.it Giuseppe Cesari, presidente del Brescia – L’estate scorsa abbiamo dovuto ricostruire la rosa da zero: pensavamo di essere competitivi ma non fino a questo punto. Ora ci giochiamo lo scudetto e la Coppa Italia. Senza avere un colosso alle spalle, una società potente come la Juventus”. Lo spareggio si giocherà a Novara domenica alle ore 20,45, non sabato alle 15 come era previsto. La Juventus, infatti, ha chiesto e ottenuto che non si disputasse in contemporanea con l’ultima partita della squadra maschile contro il Verona, a cui seguirà la festa scudetto. “Lo slittamento ci è costato 12mila euro – commenta Cesari, che pure ha dato il suo benestare all’operazione – La Lega Dilettanti ci ha chiesto di accollarci le spese del campo (che in principio doveva essere quello neutro di La Spezia, ndr) ma a quel punto ci siamo impuntati e scelto data, orario e location. Abbiamo dovuto addirittura convincere la Rai a trasmettere l’incontro. Una cosa scandalosa”.

Le parole di Cesari trovano conferma nel documento ufficiale diffuso dalla Lega Dilettanti (di cui i campionati di Serie A e B femminile fanno ancora parte) che peraltro annuncia “ogni più opportuna azione a tutela della propria dignità” contro il direttore generale della Juventus, Beppe Marotta, che di fronte a un iniziale rifiuto aveva parlato di “dirigenti ottusi” e di “comportamento da dilettanti”. “La rottura con la LND e la decisione di passare sotto il controllo della Figc a partire dal prossimo anno erano inevitabili – aggiunge il numero uno del Brescia – Dicono di aver investito ma a questi signori non importa nulla del calcio femminile”. Schermaglie di questo genere erano forse prevedibili quando i grandi club hanno fatto il loro ingresso nel femminile. Fino a due stagioni fa, infatti, lo scenario era del tutto diverso e probabilmente più facile da gestire: ad animare il campionato c’erano quasi esclusivamente squadre di provincia il cui unico “potere economico” era la passione di calciatrici e dirigenti. Per il resto pochi soldi, sponsor raccattati qua e là e stipendi bassi anche ad alti livelli.

Nel 2015 le cose cambiano: la Figc vara un nuovo regolamento che obbliga le squadre di Serie A e B maschili a tesserare venti calciatrici under 12. In alternativa le società possono mettersi in regola rilevando il titolo sportivo di un club femminile già esistente e iscrivendosi ai tornei nei quali milita. Così è nata la Fiorentina women’s, ex Firenze calcio e campione d’Italia 2016/2017, così il Sassuolo, ex Reggiana, così la stessa Juventus women frutto dell’acquisizione del Cuneo calcio. L’obiettivo della nuova direttiva è chiaro: spingere affinché l’intero movimento cresca e raggiunga la visibilità – e il giro d’affari – che muove all’estero. Percorso non facile in Italia dove il calcio è percepito come uno sport soprattutto maschile e le ragazze che lo praticano a livello agonistico non dispongono di mezzi, strutture e tutele (alle storie delle giovani calciatrici del Ravenna woman abbiamo dedicato un reportage su FqMillennium). Per le big del calcio, invece, le cifre del mercato femminile sono davvero risibili: per farsi un’idea, basti sapere che la Federazione ha stanziato nel femminile 4,2 milioni di euro per il 2017, più o meno quanto guadagna il solo Nainggolan in un anno.

L’esempio della Juventus women, poi, fa scuola: nata nell’agosto 2017, ha scelto come tecnico Rita Guarino, allora allenatrice alla Nazionale under 17, e composto un vero e proprio dream team, tanto che nove undicesimi della Nazionale che sta cercando di qualificarsi ai Mondiali di Francia 2019 giocano proprio a Torino. Molte le calciatrici strappate alla concorrente Brescia: per citarne alcune, la centrocampista Martina Rosucci, la punta Barbara Bonansea e Sara Gama, la calciatrice italiana più rappresentativa, capitano della Juve e della nazionale, e membro federale per lo sviluppo del calcio femminile.

“Ad agosto tutte le nostre migliori calciatrici sono andate via: chi alla Juventus, chi al Sassuolo – dice a ilfattoquotidiano.it il presidente del Brescia – Ma non ce l’ho con loro: il futuro è nel professionismo e hanno fatto la scelta giusta. La nostra è una bella squadra, nelle ultime stagioni abbiamo vinto quasi tutto e giocato per cinque anni in Champions League. Ma non abbiamo un centro sportivo, facciamo le trasferte in giornata per risparmiare. Al contrario delle squadre professionistiche che hanno spazi e disponibilità economica per permettere alle ragazze di crescere. Quest’anno abbiamo fatto un miracolo a contenere i costi – continua ancora Cesari – Ma diventa sempre più difficile per me competere con questi colossi”. Gli unici introiti sostanziosi per le società ancora “indipendenti” vengono dagli sponsor ed è difficile dire di no: “C’è stata molta polemica sul sito d’incontri che c’ha fatto da sponsor nelle ultime settimane – dice Cesari -: ho verificato personalmente che si trattasse di un’azienda seria e che il sito non avesse nulla di pornografico. Nel merito non accetto morali. Le ragazze stesse non hanno avuto problemi ad indossare quel logo”.

Il calcio femminile italiano, dunque, è in piena rivoluzione ma lo sviluppo sembra dover passare dal maschile: “Non c’è altro modo per far crescere il movimento. Ma devono esserci delle regole – spiega Cesari -: se l’obiettivo è aumentare il numero delle tesserate non basta che le squadre professionistiche rilevino quelle non professionistiche; bisogna piuttosto obbligare i grandi club a cominciare dalle bambine, creando nel giro di pochi anni tutto il settore giovanile”. A questo punto le piccole società, di grande tradizione, potrebbero rientrare in gioco e occuparsi proprio del vivaio. Qualche giorno fa la stampa sportiva ha parlato di un interessamento da parte del Milan a rilevare il Brescia. “Non c’è nessuna trattativa, nessun emissario cinese è venuto da me – smentisce Cesari – Ma le confesso: se dovessero offrirmi quello che dicono i giornali, cioè un milione di euro, non li farei neanche finire: correrei io a lavorare per loro”.

Foto tratta dalla pagina Facebook di Acf Brescia calcio femminile

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Assemblea Pd, nessuna intesa tra Renzi e le altre correnti: i dem si preparano alla conta. ‘Discontinuità, avanti con Martina’

Sob, 19/05/2018 - 09:17

Una prova di forza, salvo improbabili intese a un minuto dalla conta. Parte così, l’assemblea nazionale del Pd. Le trattative tra le varie correnti dem continueranno, ma sembra lontana una stretta di mano tra Matteo Renzi e le altri componenti che sono intenzionate a chiedere di votare Maurizio Martina come segretario. Uno scenario, quello dell’investitura ufficiale dell’attuale reggente, che ai renziani non piace. C’è un solo minimo comun denominatore: il congresso va svolto entro l’anno. Per il resto, è un tutti contro Renzi. Che però di mollare non ne vuol sentir parlare: niente voto, nessun mandato pieno all’attuale reggente. Così dopo il ritrovo alle 9, le registrazioni aperte fino alle 10.30 e poi sarà dibattito.

Duro, perché dall’altra parte i messaggi sono chiari e univoci da parte di tutte le correnti: questa volta non si passa. “Non si può continuare con unanimismo di facciata, occorre dare un segnale inequivocabile di discontinuità politica e del gruppo dirigente – è il riassunto dell’area di Andrea Orlando – Se Renzi prova a nascondersi dietro un nuovo rinvio dell’elezione di un segretario e dell’indizione del congresso entro l’anno non ci sarà appello unitario che tenga, noi voteremo contro“. Messaggio limpido anche da Area Dem di Michele Emiliano: “Se domani ci sarà un’ulteriore chiusura di Renzi, anche sulla proposta avanzata da Fassino a nome di tutta l’area Martina, allora si voterà sui candidati”. Fassino e l’area del reggente, appunto: “Un esito unitario è possibile se si compiono tre scelte”, dicono. Oltre al “profilo di intransigente opposizione” e alla “manifestazione di coesione”, la terza è l’unica che conta davvero, quella che farà la differenza: “Confermare Maurizio Martina nell’incarico di reggente, conferendogli un mandato politico forte“.

Ma intanto l’accordo non c’è e questo, tra l’altro, lascia immutato il programma delineando una scaletta dell’assemblea che rischia di complicare ulteriormente i piani. Il dibattito verrà aperto Renzi, che era disposto a non intervenire nel caso in cui si fosse evitata l’elezione del segretario. L’ex premier motiverà la propria decisione di dimettersi dopo il tracollo nelle urne il 4 marzo e potrebbe essere un discorso molto “renziano”, duro, fatto di messaggi subliminali e rivendicazioni. Il discorso varierà di tono a secondo di come le varie anime dem si accorderanno sul secondo punto all’ordine del giorno, vale a dire “adempimenti statutari”. E il barometro vira sempre più verso “temporale”. Lo statuto, infatti, in caso di dimissioni del segretario prevede o l’immediata convocazione del congresso, che partirebbe subito per concludersi con le primarie tra settembre e ottobre, oppure l’elezione di un nuovo segretario. Renzi spinge per la prima soluzione, tutti gli altri tifano Martina.

Il reggente ha annunciato mercoledì la propria candidatura con l’impegno però di indire il congresso in autunno, così da concluderlo entro l’anno, come chiedono tutte le correnti. L’elezione darebbe al ministro uscente dell’Agricoltura l’autorevolezza di un segretario eletto in caso di ulteriore proseguimento della crisi di governo e in tutte le altre interlocuzioni istituzionali. Ed è per questo che le componenti che fanno capo a Franceschini, Orlando, Emiliano ed anche autorevoli dirigenti come Nicola Zingaretti o Goffredo Bettini hanno appoggiato la candidatura di Martina e domani vogliono un voto.

Tra i motivi che spingono le varie anime alla conta, in particolar modo l’area di Franceschini, c’è la convinzione che, alla luce della sconfitta elettorale e delle dimissioni dell’ex segretario, gli equilibri siano cambiati e l’area di Renzi non abbiamo più tra le mani il 70 per cento del partito, ma al massimo supererà di poco la maggioranza. Un modo, se le previsioni del ministro uscente fossero confermate, per riequilibrare la forza contrattuale dell’ex segretario. Dimostrata più volte anche dopo le dimissioni, ad iniziare dall’aver mandato gambe all’aria l’idea di Martina di provare a intavolare una discussione con il M5s attorno a un programma comune di governo.

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L’Avana, boeing 737 si schianta al decollo: 107 morti. Tre donne sopravvissute. Tra le vittime una cittadina cubana naturalizzata italiana

Sob, 19/05/2018 - 09:00

Il decollo dall’aeroporto José Martì dell’Avana e poco dopo, alle 12.08 (ora locale) lo schianto in una zona agricola tra Boyeros e Santiago de las Vegas. L’aereo va in fiamme e quello che rimane è una spessa colonna di fumo. A bordo del volo DMJ 0972 operato dalla compagnia messicana low cost Damojh erano 110 le persone a bordo. 107 sono morte: tra loro, riportano i media cubani, anche un bambino di età inferiore ai due anni e altri quattro minori. I membri dell’equipaggio, tutti messicani, erano nove. Solo tre persone sono sopravvissute e sono state trasportate in ospedale in condizioni gravissime. Nella lista dei passeggeri risulta una cittadina cubana naturalizzata italiana. Lo riferiscono fonti della Farnesina sottolineando che l’Unità di crisi è in contatto con la famiglia in Italia per fornire ogni possibile assistenza. Le verifiche delle autorità cubane non sono ancora terminate, aggiungono le fonti.

Il boing 737-200, che era diretto a Holguìn, era stato noleggiato dalla Damojh, low cost con base a Guadalajara. La rotta l’Avana-Holguin era stata affidata alla compagnia messicana dalla Cubana de Aviacion, costretta negli ultimi mesi a ritirare molti suoi aerei, a causa di problemi meccanici. Arrivato sul luogo della tragedia il presidente Miguel Diaz-Canel, che è succeduto a Raul Castro il mese scorso, ha subito dichiarato: “Ci aspettiamo un numero di morti molto alto”.

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Cubana de Aviacion, i problemi della compagnia di bandiera – Giovedì il vicepresidente cubano Salvador Valdes Mesa aveva incontrato alcuni funzionari di governo per discutere di come migliorare un servizio molto criticato. Cubana, infatti, è tristemente famosa per i frequenti ritardi e cancellazioni dei suoi voli. Secondo i dirigenti, a causa della cronica mancanza di pezzi di ricambio, dovuta all’embargo americano. Il direttore generale di Cubana, il capitano Hermes Hernandez Dumas, il mese scorso aveva reso noto che negli ultimi quattro mesi i loro voli domestici hanno registrato un aumento di oltre 11mila passeggeri, che hanno reso ancora più difficile la regolarità del trasporto aereo nell’isola. E che nonostante questo, è stata migliorata la tempistica dei decolli. Tuttavia, ha rilevato il capo della compagnia, “l’embargo commerciale degli Stati Uniti ci ha impedito di acquistare velivoli di ultima generazione e di ottenere pezzi di ricambio per i nostri aerei”.

Lo schianto di queste ultime ore è stato il terzo grave incidente a Cuba dal 2010. L’anno scorso, un velivolo militare era precipitato nella provincia occidentale di Artemisa, e otto militari erano rimasti uccisi. A novembre 2010, un volo della AeroCaribbean da Santiago all’Avana si era schiantato per il maltempo, uccidendo tutte le 68 persone a bordo, tra cui 28 stranieri. L’ultimo incidente che ha coinvolto la Cubana risale al 3 settembre 1989: un charter partito dall’Avana per Milano, nonostante le pessime condizioni meteo, precipitò subito dopo il decollo, uccidendo tutte e 126 le persone a bordo, ed anche oltre venti persone a terra. La maggior parte dei passeggeri erano italiani.

Plane crash in Cuba, American flight crashed shortly after take off

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Harry e Meghan Markle, il matrimonio che imbarazza la regina

Sob, 19/05/2018 - 09:00

Per le strade di Windor la festa è già cominciata: le prove generali sono state un vero successo e tutto è pronto per il giorno del fatidico “sì”. Il programma del “royal wedding” tra il principe Harry e Meghan Markle è stato definito nei minimi dettagli, ma quello che accadrà davvero sabato è ancora tutto da vedere. Sì, perché la favola del giovane principe che si innamora di un’attrice americana si è trasformata in un reality-show dai toni trash, con protagonista la famiglia Markle. Questo matrimonio sta imbarazzando non poco Sua Maestà la regina Elisabetta, che non si trovava a dover gestire un terremoto del genere dai tempi del triangolo Carlo-Diana-Camilla.

Alle nozze, infatti, sarà presente solo la madre della sposa e pare che sarà Carlo ad accompagnarla all’altare. Dopo giorni di voci, mezze notizie e smentite, è stata infatti la stessa Meghan a confermare l’assenza del padre, Thomas Markle, con tanto di comunicato ufficiale diffuso da Kensington Palace: “Purtroppo mio padre non potrà partecipare al nostro matrimonio. Ho sempre avuto a cuore mio padre e spero che possa concentrarsi sulla sua salute”. La versione ufficiale lo vede bloccato in un sobborgo di Tijuana, in Messico, dove vive, a causa di un’operazione al cuore. Ma i tabloid inglesi ipotizzano che sia solo una scusa dopo lo scandalo che lo ha travolto quando si è scoperto che si era accordato con i paparazzi per vendere di nascosto le foto del matrimonio per 100mila dollari. In sei mesi di fidanzamento Harry non ha mai conosciuto i genitori della sua futura sposa: anche la madre è appena arrivata a Londra e solo giovedì è stata presentata a Corte.

Assente poi anche la sorellastra di Meghan, Samantha Grant, 53 anni, ex modella, che subito dopo l’annuncio del fidanzamento ufficiale aveva accusato la futura moglie di Harry di essere un’arrampicatrice sociale. Si è poi scusata, auspicando un invito al matrimonio che non è arrivato, salvo infine tornare sui suoi passi schierandosi dalla parte del padre e sostenendo in diverse interviste che Thomas Markle “è stato escluso dal matrimonio per colpa di Meghan”. L’ultimo attacco alla sorella è di qualche ora fa: “Non può permettersi di dirmi se posso parlare o no. Se si tratta di me e di mio padre, in questo Paese esiste una cosa che si chiama libertà di parola”.

In dubbio invece è la presenza del fratello Tom, come viene familiarmente chiamato: tempo fa era stato proprio lui a mettere in guardia Harry dalla sorella “cinica e presuntuosa pronta a prendersi gioco di tutti”. Non solo, sul suo curriculum vanta anche un arresto, quando ubriaco, aveva minacciato con una pistola la fidanzata. Non solo, a preoccupare la Corona è anche uno stuolo di cugini, cognate, nipoti e altri parenti della sposa non graditi alle nozze arrivati a Londra per dare interviste a pagamento ai giornali americani.

Tra questi ci sono Tracy Dooley, ex moglie del fratellastro di Meghan, e i suoi due figli (uno dei quali coltiva marjuana): tutti “corrispondenti speciali” di Good morning Britain, nonostante non vedano Meghan da 20 anni. Se la Sovrana pare essere furiosa, anche i media inglesi sono seccati dalla situazione: dalla Bbc al Daily Mail, si moltiplicano le critiche alla famiglia reale e anche verso gli stessi Harry e Meghan. “Team Markle batte palazzo reale”, titolano i tabloid che si chiedono come sia stato possibile che nessuno a Buckingham Palace abbia pensato di fare qualcosa per gestire la bizzarra e litigiosa famiglia americana dell’ex attrice, messa sotto pressione dei paparazzi. Così, se in occasione del matrimonio tra William e Kate era stata la sorella Pippa a “rubare” un po’ la scena alla sposa, in molti sono pronti a scommettere che a farlo sabato sarà la regina Elisabetta: l’anziana sovrana lascerà trapelare in volto il suo disappunto o riuscirà a restare impassibile come sempre?

 

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In Edicola sul Fatto Quotidiano del 19 maggio: Salvimaio contratto double face

Sob, 19/05/2018 - 00:32
L’ircocervo Salvimaio contratto double face

Nel programma convivono liberismo e venature keynesiane. A sinistra su scuola e reddito; a destra su migranti, fisco e lavoro. Ecco le promesse (non le coperture)

di Dimmi chi hai contro di

Si può dire tutto del contratto (finalmente) definitivo presentato ieri dalla maggioranza giallo-verde che si accinge (se troverà un premier) a fare il governo, oggi riassunto dal Fatto in un inserto che ne analizza i pro e i contro, tema per tema. Ma va riconosciuto a Di Maio di aver portato a casa quasi tutti […]

l’intervista – Michele Ainis “A guidare il governo deve essere uno degli autori del contratto”

Il costituzionalista: “La Carta prevede che il presidente non sia un esecutore”

di Massimo Cacciari “Non sono barbari, ma rischiamo il default”

Il filosofo e il contratto gialloverde: “Programma basato sulla mancia di papà”

di Gianluca Roselli Lega, scandalo conti Salvini che fai, salvi i processi?

Secondo una nuova legge, arrivata alla vigilia dell’appello, senza querela non si può procedere per appropriazione indebita. Salvini per ora ipotizza l’azione legale. Lo farà?

di Commenti Il sabato del villaggio La cuoca di Lenin e il vecchio conflitto di Berlusconi

“Ma il corso della storia è inesorabile, e come volete che non si realizzasse la geniale previsione di Lenin che un bel giorno sarebbero state le cuoche a dirigere lo Stato?” (da “Il cacciatore capovolto” di Kirill Chenkin – Adelphi, 1982 – pag. 114)   Riabilitato e quindi candidabile. O meglio, ricandidabile. Ma tuttavia ineleggibile. […]

di Giovanni Valentini the winner is Tom Wolfe e gli idoli che vanno abbattuti

Tom Wolfe non era un lupo della steppa, era un lupo in ghette e abito di lino da vecchio colonialista, sembrava l’Uomo del Monte, però lui non diceva sì. Diceva no. Da fuoriclasse del giornalismo, era sempre nel posto sbagliato al momento giusto; alla fine degli anni 60 nei salotti della borghesia progressista di Manhattan, […]

di I nuovi barbari: chissà da chi hanno preso

Aleggere i giornali democratici di questi giorni sembrerebbe che Salvini e Di Maio abbiano firmato una riedizione giallo-verde del Mein Kampf. Una deliziosa cronachetta di Repubblica ritrae Nigel Farage, CasaPound e Putin (manca il mostro di Milwaukee perché deceduto) che, all’unisono come a una veglia di Pasqua, “sperano”, anzi “plaudono” al contratto appena chiuso. Stando […]

di Politica Università Lotta alle baronie per docenti “eticamente ineccepibili”

Se il programma sulla Scuola pubblica è molto definito e in linea con le aspettative degli insegnanti, quello sull’Università è più generico ma comunque improntato al filo rosso del contratto di governo: incrementare le risorse. Si propone, come per i passati governi, di implementare il ruolo dell’Università con il sistema economico e culturale, e tramite […]

di Unione europea Più Europa sociale, ma solo per difendere gli interessi nazionali

In fondo all’elenco, rigorosamente in ordine alfabetico, c’è un capitolo che rappresenta un riposizionamento politico. Sull’Unione europea, infatti, il contratto sceglie di non attaccare frontalmente ma di farlo mettendo in luce i valori fondativi di quella che è stata definita Europa sociale e rintracciabili sia nel Trattato di Maastricht sia di Lisbona. Il capitolo quindi […]

di turismo Voglia di ministero e Web tax contro le agenzie online

Come nella Cultura, ma stavolta con qualche ragione in più, anche per il Turismo si punta a massimizzare i guadagni. A parte lo svarione di cifre – il settore viene indicato al 12% del Pil, ma vale il 4,2 – la proposta centrale è quella di istituire nuovamente il Ministero del Turismo. In due fasi: […]

di Cronaca Vince casapound Non piace ai fascisti: all’Ateneo di Verona salta il convegno Lgbt

Casapound e forza nuovaprotestano e il convegno su richiedenti asilo e il loro orientamento sessuale viene annullato. Succede all’Università di Verona, la giornata di studi era prevista per venerdì. Gli attivisti di estrema destra hanno distribuito volantini, con scritte come “No rifugiati gay a Verona”. Dopo le polemiche dei giorni scorsi, il rettore dell’ateneo, Nicola […]

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È andato al lavoro alle otto di mattina e ha lasciato la figlia di 11 mesi in macchina, dimenticandosi di portarla all’asilo. Dopo più di sette ore la drammatica scoperta della madre: la bimba è morta, probabilmente di asfissia, nella macchina parcheggiata appena fuori dallo stabilimento industriale Continental di San Piero a Grado (Pisa) dove […]

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Regione Piemonte – Iniziato nel 2011, ripudiato da Fuksas, è già costato 100 milioni in più

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Il sindaco di NapoliLuigi De Magistris e i rappresentanti della lista del sindaco di Parma Federico Pizzarotti saranno oggi e domani a Roma per il primo Congresso nazionale di DiEm25, il movimento lanciato nel 2016 dall’ex ministro delle finanze greco Yanis Varoufakis. La forza politica – il cui nome per intero è “Movimento per la […]

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Segrate – I risultati del colosso presieduto da Marina Berlusconi vanno sempre peggio. E ora punta a 600 uscite e a vendere Panorama

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L’ultimo viaggio in metro di Giulio, i pm italiani assistono al recupero delle immagini

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Terminano ai quarti di finale gli Internazionali d’Italia di Fabio Fognini. Il tennista azzurro, numero 21 al mondo, è stato sconfitto da Rafael Nadal, n. 2 del ranking mondiale. Dopo un primo set vittorioso, in cui è riuscito a ribaltare un doppio break vincendo 6-4, Fognini ha subito il ritorno dello spagnolo nel secondo (1-6) […]

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Governo, Di Maio: “Sul contratto un plebiscito degli iscritti. Ora avanti coi diritti sociali distrutti dalla sinistra”

Pet, 18/05/2018 - 21:15

Il 94% degli iscritti del Movimento 5 stelle ha detto sì al contratto di governo con la Lega. Dopo i risultati il capo politico, Luigi Di Maio, ha commentato così: “È stato un plebiscito. Ora puntiamo a ristabilire i diritti sociali che la sinistra ha distrutto in questi anni”.

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Festa del Fatto Quotidiano al Fuori Orario, ecco il programma completo

Pet, 18/05/2018 - 21:10

Venerdì 25, sabato 26, domenica 27 maggio la Festa del Fatto Quotidiano torna al Circolo Fuori Orario di Taneto di Gattatico, Reggio Emilia. Tre giorni di musica, incontri e spettacoli! Vi aspettiamo!

Ingresso libero e gratuito senza obbligo di tessera Arci.
Al Fuori Orario sono presenti punti di ristoro

Venerdì 25 maggio

22:00  Terza Repubblica
spettacolo di Andrea Scanzi*

Sabato 26 maggio

11:00  Delinquere conviene?
con Piercamillo Davigo e Marco Travaglio

15:30  Lettere d’Amore a Barbara Alberti
con Barbara Alberti e Diletta Parlangeli

16:30 La Confessione
Alessandro Di Battista si confessa a Peter Gomez 

18:30  Signore grandi firme
Bianca Berlinguer, Michela Murgia, Alessandra Sardoni
conduce Silvia Truzzi

21:30  B.Come Basta!
di e con Marco Travaglio

A seguire DJ Set Musica anni ’80 con Matteo Barchi

*Info e prevendite biglietti: www.ticketone.it

Domenica 27 maggio

11:30 Stato e mafie, trattare o convivere?
con Franco Roberti e Marco Lillo
conduce Mario Portanova

12:30  La strana coppia al governo
con Antonio Padellaro e Paolo Mieli

13:30 “La grande grigliata” con i nostri giornalisti

17:30 Reddito di cittadinanza, questo sconosciuto
con Maria Cecilia Guerra, Pasquale Tridico e Stefano Feltri

21:00 Il Grande cuore di Omar
Alessandro Ferrucci presenta il docu-ritratto della serie “Cani Sciolti”

A seguire Omar Pedrini in concerto           

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Governo, via libera degli iscritti M5s: “94 per cento ha detto sì”. Ok consiglio Lega, nel weekend consultazione ai gazebo

Pet, 18/05/2018 - 20:45

42.274 iscritti del Movimento 5 stelle hanno detto sì al contratto di governo con la Lega. Più del 94 per cento dei votanti. L’annuncio è arrivato un’ora dopo la conclusione delle votazioni sulla piattaforma online Rousseau, iniziate questa mattina. “Un plebiscito di fiducia e di entusiasmo”, ha dichiarato il capo politico pentastellato Luigi Di Maio. Al voto online, lanciato con l’hashtag #IosononelContratto, hanno partecipato 44.796 persone (più degli oltre 30mila che nel settembre del 2017 avevano consacrato lo stesso Di Maio come candidato premier del Movimento). Di queste, solo 2.522 hanno detto no al programma dell’esecutivo giallo-verde.

“Adesso mancano solo le firme e poi sarà il governo del cambiamento, perché ora c’è nero su bianco quello che abbiamo detto in campagna elettorale”, si legge in un post pubblicato dal leader pentastellato sul blog. E ripercorre i punti principali del “Contratto per il governo del cambiamento”: “Ci sarà un reddito di cittadinanza contro la povertà e la disoccupazione. Con la pensione di cittadinanza gli anziani avranno una pensione dignitosa – si legge – La Legge Fornero è destinata a diventare un brutto ricordo. E via le pensioni d’oro, una volta per sempre. Nessuno farà più affari sporchi sull’immigrazione. Le imprese avranno vita più semplice e tasse più basse”. Nel suo intervento, Di Maio attacca anche la stampa: “Tutti i media italiani ed internazionali, parte dell’establishment, e alcuni burocrati europei sono contro il contratto. La strada è giusta, ma il cammino non sarà facile. Coraggio o paura? La paura ti fa restare immobile, il coraggio ti dà la forza per cambiare tutto. E’ il momento del coraggio. Andiamo avanti insieme per l’Italia”, conclude.

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La giornata – #IosononelContratto. I Cinquestelle avevano lanciato così il voto online degli iscritti chiamati a esprimersi sul contratto di governo con la Lega: “Oggi si è finalmente definito in tutte le sue parti il Contratto per il Governo del Cambiamento. Sono davvero felice”, ha scritto sul blog delle Stelle Luigi Di Maio. Che poi ha annunciato: “Se voi deciderete che è la strada giusta da percorrere, allora come capo politico del Movimento 5 Stelle firmerò questo contratto per far finalmente partire il governo del cambiamento”. Le votazioni sono state attive sulla piattaforma Rousseau fino alle 20 di venerdì sera: “Sono stati 70 giorni molto intensi, sono accadute tantissime cose, ma alla fine siamo riusciti a realizzare quanto avevamo annunciato in campagna elettorale. La cosa più bella è che ognuno di voi, come me, oggi possa dire: #IoSonoNelContratto”, ha continuato Di Maio. Anche la Lega farà votare i propri iscritti con i gazebo installati tra sabato e domenica, ma intanto il via libera è arrivato dal consiglio federale: nella riunione in via Bellerio non c’è stata una votazione formale, ma diversi partecipanti hanno comunque sottolineato con le loro “diverse sensibilità” le loro aspettative politiche.

“I punti M5s tutti nel contratto” – Il capo politico del M5s ha sottolineato come tutte le istanze della base pentastellata siano state inserite nel patto col Carroccio. “I nostri 20 punti sono tutti entrati nel contratto di governo e faranno parte del programma del governo del cambiamento che speriamo possa partire la settimana prossima“, ha detto Di Maio chiamando gli iscritti a esprimersi su un accordo “che vincola due forze politiche, che sono e rimangono alternative, a rispettare e fare quanto hanno promesso ai cittadini”. Molti utenti, però, hanno registrato difficoltà ad accedere al sito, a conferma dell’alta partecipazione alle votazioni (come già avvenuto in passato). “So che su Rousseau le votazioni vanno un po’ a rilento, ma questo perché siamo in tanti che vogliamo votare e questo software lo sviluppiamo anche grazie alle vostre donazioni. E’ un software che non prende soldi pubblici”, ha spiegato il leader pentastellato su facebook.

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Di Maio: “Se dite sì io firmo” – Di Maio ha poi ufficializzato il suo impegno a firmare il contratto se il parere degli iscritti dovesse essere positivo: “Se voi deciderete che è la strada giusta da percorrere, nonostante quello che dicono tutti i giornaloni italiani e stranieri, nonostante qualche burocrate a Bruxelles, nonostante lo spread, allora come capo politico del MoVimento 5 Stelle firmerò questo contratto per far finalmente partire il governo del cambiamento“, ha annunciato il leader pentastellato. Che poi conclude: “Adesso è il vostro momento. Abbiamo lavorato più di 70 giorni per arrivare fino a qui e proporre quanto tutti insieme abbiamo detto in campagna elettorale. Poi questo week end i nostri attivisti, i nostri iscritti, i nostri portavoce saranno nelle piazze di tutta Italia per far conoscere i contenuti di questo contratto”. Lo stesso capo politico del M5s parlerà del patto sottoscritto con il Carroccio nel comizio di chiusura della campagna elettorale in Valle d’Aosta, dove domenica si voterà per le regionali.

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La Lega lancia 1000 gazebo – La fine del lavoro sui temi è stato ribadito anche dal leader della Lega Matteo Salvini: “Giorni e notti di lavoro, tanti punti del programma della Lega e del centrodestra in questo contratto di governo. Basta bugie di giornali e tivù, ecco la realtà: vi piace?”, ha scritto su Twitter pubblicando il testo definitivo del contratto di governo. Nel pomeriggio di venerdì la Lega ha riunito il suo consiglio federale per esaminare la situazione politica in vista della formazione del prossimo governo e della consultazione dei mille gazebo che saranno allestiti nelle maggiori piazze italiane per chiedere il parere dei suoi elettori. “Sei d’accordo sulla sottoscrizione di un contratto di governo con il Movimento Cinque Stelle per proseguire e realizzare, tra gli altri, i seguenti punti?”, è scritto sulla scheda da sottoporre ai cittadini. Sotto ci sono dieci punti del programma, dall’eliminazione della legge Fornero al blocco degli sbarchi, dall’introduzione della flat tax allo stralcio delle cartelle esattoriali, dal potenziamento delle risorse delle forze del’ordine alla garanzia della legittima difesa, dal salario minimo alla lotta agli sprechi nella pubblica amministrazione. E per finire la ridiscussione di tutti i trattati Ue, la proposta di rendere gratuiti gli asili nido e la nascita del ministero per i disabili.

Giorni e notti di lavoro, tanti punti del programma della Lega e del centrodestra in questo “contratto di governo”. Basta bugie di giornali e tivù, ecco la realtà: vi piace??

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Governo, Camusso boccia accordo Lega-M5s: ‘Disuguaglianze restano immutate. La flat tax è sbagliata e inadeguata’

Pet, 18/05/2018 - 20:42

“La flat tax è tra le misure più sbagliate ed inadeguate di tutte. Veniamo da una lunga stagione durante la quale le disuguaglianze sono aumentate e la flat tax sembra annunciare che non ci sarà redistribuzione. Chi si è impoverito continuerà ad essere povero. La legge Fornero va cambiata, ma le cose che ho letto nell’accordo di governo non mi pare ridisegnino un nuovo sistema previdenziale equo. In particolare, per i giovani, il Mezzogiorno e per le donne il lavoro continua ad essere precario”. Così Susanna Camusso, segretario generale della Cgil, a margine del convegno dei giovani imprenditori edili a Napoli.

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