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Palermo, “elezioni per nominare i capi”: 27 arresti tra gli affiliati della famiglia Santa Maria di Gesù

Tor, 21/11/2017 - 09:23

Anche la mafia indice le “elezioni”. Ed è così che i capi vengono nominati. O almeno è quello che succedeva tra gli affiliati della famiglia Santa Maria di Gesù di Palermo. È uno degli aspetti che emerge dall’inchiesta che ha portato i Carabinieri del Ros e del Comando provinciale all’esecuzione di ventisette arresti per associazione mafiosa, estorsione, esercizio abusivo di attività di gioco e scommessa, traffico di droga, trasferimento fraudolento di valori.

L’indagine ha consentito “di accertare il processo di riorganizzazione interna del sodalizio e la pervasiva capacità di infiltrazione del tessuto economico locale, ricostruendo l’organigramma degli associati e individuando gli attuali vertici, designati attraverso un vero e proprio meccanismo elettorale cui partecipavano gli uomini d’onore“.

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Bari, Decaro inaugura “lo schifoso del giorno”. Ecco l’invettiva social del sindaco contro il cittadino incivile

Tor, 21/11/2017 - 08:51

“Inauguriamo la rubrica Lo Schifoso del Giorno. Buona visione. Sì, insomma, diciamo così…”. Il sindaco di Bari Antonio Decaro ha pubblicato su facebook un video-commento contro un anonimo cittadino, colpevole di aver insozzato i marciapiedi della città. Le parole del primo cittadino sono accompagnate dal filmato che inchioda il gesto di inciviltà di un uomo che non raccoglie le deiezioni del suo cane. Alla fine l’invito ad amici e parenti del colpevole: “Non invitatelo a cena!”

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Sciopero taxi del 21 novembre: stop al servizio dalle 8 alle 22. Protesta a Roma

Tor, 21/11/2017 - 08:48

I tassisti non fanno passi indietro. L’incontro di ieri al ministero dei Trasporti, durato più di tre ore, non ha avuto esito positivo e allo sciopero aderiscono tutte le sigle sindacali di categoria. Il servizio sarà sospeso dalle 8 alle 22 e a Roma dalle 10.30 alle 18 è prevista la manifestazione nazionale a Porta Pia. Partecipano delegazioni di tassisti provenienti da tutte le regioni.

“Le proposte che il governo ci ha presentato sono irricevibili soprattutto per quanto riguarda il principio della territorialità e il rientro in rimessa per gli ncc“, spiega Valter Drovetto, vicesegretario dell’Ugl Taxi. “Rispetto all’ultimo documento ricevuto dal ministero, a parte qualche piccola irrilevante variazione sul discorso piattaforme tecnologiche, non c’è nessun elemento che possa farci pensare di sospendere lo sciopero di domani”, dichiara Alessandro Alzeni di Uiltrasporti Lazio settore Taxi.

“L’obiettivo che il governo intende raggiungere – ribatte il viceministro dei Trasporti, Riccardo Nencini – è regolare il mercato perché i servizi resi ai cittadini siano più efficienti e più adeguati alla domanda. E’ nostra intenzione perseguire questo obiettivo, superando le varie forme di abusivismo, regolamentando le piattaforme tecnologiche, promuovendo su base regionale i servizi Ncc”.

Il governo, prosegue Nencini, si è inoltre impegnato “a valutare la possibilità di concedere incentivi pubblici per la realizzazione di piattaforme tecnologiche direttamente da parte degli operatori di settore. Sia taxi che Ncc – conclude – resteranno servizi pubblici non di linea. Lo sciopero non ha alcuna giustificazione, non possiamo mettere fuori legge le piattaforme come qualcuno chiede”. I rappresentanti dei tassisti sostengono invece che le misure del governo hanno deregolamentato il servizio pubblico dei taxi aprendo il mercato alle multinazionali e favorendo concorrenti come Uber.

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Germania senza governo, contro Merkel la maledizione delle alleanze e l’ombra della deposizione come Helmuth Kohl

Tor, 21/11/2017 - 08:47

“Chi si candida a un ruolo di responsabilità politica non può tirarsi indietro quando lo ottiene” sostiene Frank-Walter Steinmeier, “Meglio il voto che un governo di minoranza”, risponde Angela Merkel. Dopo una giornata di caos dovuta all’uscita di Fdp dai negoziati sulla Jamaica Koalition, la voce della cancelliera è dissonante da quella del Presidente della Repubblica tedesca socialdemocratico. Il sogno di un governo tra Cdu-Csu, Fdp e Verdi si è concluso domenica poco prima della mezzanotte. L’antifona era arrivata già la settimana passata quando i punti di scontro erano aumentati invece che diminuire. Immigrazione, clima e finanze i principali punti di rottura, ma anche il carico che ogni partito si portava dietro sembra essere arrivato sul tavolo delle trattative.

Il risultato rappresenta un fallimento non solo per Angela Merkel, nota per le capacità negoziali e per la pacatezza, ma anche per Horst Seehofer, capo della Csu, che attraverso questi negoziati sperava di portare a casa un buon risultato e di ripulire la propria immagine in vista delle elezioni del Land della Baviera nell’autunno 2018. Per quanto riguarda Fdp, invece, dopo anni di assenza dal Bundestag, la strategia di Lindner è stata quella di ottenere il più possibile. “Le concessioni sono state fatte tutte ai Verdi, ad Fdp sono rimaste solo le briciole” ha dichiarato il presidente del partito alla stampa tedesca.

L’impressione è che chiunque si avvicini ad Angela Merkel e provi a costruire una coalizione ne risenta a livello elettorale alle elezioni successive. Per questo Lindner ha provato ad alzare l’asticella. Come dargli torto del resto, i governi passati confermano la profezia. Proprio Fdp dopo un governo di coalizione con Cdu-Csu non riuscì a superare lo sbarramento del 5% per accedere al Bundestag, sorte simile per Spd che alle recenti elezioni ha avuto una drastica riduzione delle preferenze. A giochi quasi chiusi si prospettano ormai 4 possibilità per il futuro tedesco.

Una nuova Große Koalition
I socialdemocratici sono stati chiari già il 24 settembre, l’esperienza di governo insieme a Cdu-Csu è conclusa e non c’è nessuna speranza di poter ricucire il patto di governo e ridare nuovamente stabilità alla Germania. Martin Schulz ha escluso questa opzione nonostante una frangia del partito sia sempre stata favorevole. “Crediamo sia importante che i cittadini possano valutare nuovamente la situazione” ha dichiarato l’ex presidente dell’Europarlamento. Malgrado le dichiarazioni di Martin Schulz, Spd, seguendo il richiamo di Steinmeier, potrebbe fare appello alla responsabilità e provare a trovare un’intesa con Angela Merkel, cercando di ottenere il miglior accordo possibile.

Governo di minoranza
Questa opzione non si è mai verificata dal 1946 e sembra piuttosto difficile in vista delle sfide europee che attendono la Germania. Cdu-Csu potrebbero provare a creare un governo di minoranza con Fdp o con i Verdi. Nel primo caso mancherebbero circa 29 voti per la maggioranza assoluta, nel secondo oltre 40. Angela Merkel, per carattere e per necessità politica è poco favorevole ad un governo di minoranza, in quanto preferisce stabilità e non ama cercare coalizioni possibili su ogni proposta di legge. “Sono una donna che ha delle responsabilità e sono pronta a prendermene delle altre” ha dichiarato la cancelliera, avanzando l’ipotesi di una nuova tornata elettorale. Inoltre, questa eventualità fornirebbe un’immagine debole non solo della Kanzlerin, ma anche dello stesso paese.

Nuove elezioni
Al momento il voto sembra essere l’opzione più probabile oltre a quella più desiderata dagli elettori(63% secondo Infratest-Dimap), ma non immediatamente realizzabile. La Costituzione tedesca, infatti, non permette al Presidente della Repubblica Frank-Walter Steinmeier di sciogliere il Bundestag nell’immediato, in quanto punta prioritariamente alla formazione di un governo. Quindi, il presidente presenterà un candidato cancelliere al parlamento che dovrà ottenere la maggioranza assoluta. Nel caso in cui questa maggioranza non venisse trovata, si andrebbe di nuovo ad una votazione parlamentare che necessiterebbe una maggioranza relativa, facile da trovare in questo caso. A questo punto, vedendo che il nuovo governo di minoranza formatosi non avrebbe i numeri, il presidente scioglierebbe le camere e indirebbe nuove elezioni da svolgere entro 60 giorni.

Nuove elezioni significherebbero un’altra campagna elettorale che non gioverebbe a nessuno e che verterebbe ancora di più sul tema dell’immigrazione. I sondaggi non mostrano sostanziali variazioni nelle preferenze degli elettori, ma la paura è che l’unico partito ad uscire vittorioso da questa situazione di stallo potrebbe essere Afd. Spd non naviga in acque calme, il partito è spaccato e Martin Schulz non è ancora riuscito a fornire una linea chiara, non chiarendo nemmeno se si presenterà di nuovo come candidato cancelliere. Una campagna elettorale corta non gioverebbe ai socialdemocratici che devono ancora smaltire la dura sconfitta di settembre. Linke grida elezioni e attribuisce la colpa a Merkel, Afd, consapevole della situazione, si unisce al coro. Fdp, vero colpevole dell’impasse punterà a fare il pieno di voti e a provare a contare di più in un esecutivo futuro.

Un governo senza Merkel
Infine, non è da escludere che i maggiori partiti si possano accordare per un esecutivo che escluda la Mutti (mamma, ndr), che insieme ai migranti sembra essere il problema maggiore. Angela non è amata dagli altri schieramenti e da un parte del suo stesso partito, anche se gode ancora di un appoggio superiore a quello di Cdu. A Berlino si parla di un governo di minoranza Cdu-Csu con Fdp senza la presenza di Merkel, ma anche di una Große Koalition senza la cancelliera. La probabilità, nel caso in cui Merkel venga deposta, sarebbe quella di fare la fine del suo mentore, Helmuth Kohl, che venne ripudiato in seguito ad uno scandalo di finanziamenti illeciti proprio dalla sua delfina. Insomma, sarebbe la conferma che chi di spada ferisce di spada perisce

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Tennis, Jana Novotna morta a 49 anni. “Talento senza controllo. Pura grazia”

Tor, 21/11/2017 - 08:32

Credo di non avere mai adorato una tennista come Jana Novotna. Era talento puro. Un talento senza controllo: pura grazia, pura estetica. Emotivamente fragilissima, la ricordo soprattutto nel 1993, quando giocò un tennis divino a Wimbledon. Spazzò via la Sabatini e pure la Divina Navratilova: insieme generavano un genio senza pari nel tennis femminile. In finale trovò la ferocissima e freddissima Graf. Jana aveva già vinto, ma si spense sul 4-1 40-30 terzo set. Ebbe uno dei suoi black-out e addio. Sconfitta dolorosissima. Non l’unica. Due anni prima, avanti di un set, aveva perso la finale agli Australian Open con la Seles. Ma il suo torneo prediletto era Wimbledon: lì il suo serve and volley creava abracadabra continui. Nel 1997 un’altra chance: finale con la Mirabile Martina Hingis. Jana andò ancora una volta avanti di un set. E ancora una volta perse al terzo. Tre finali Slam perse su tre. Sembrava una maledizione. E invece, quando non pareva più possibile, riuscì a vincere il “suo” Wimbledon. Nel 1998, contro la Tauziat. Più che una vittoria, fu il giusto risarcimento a una carriera bella e maledetta. Una vittoria per cui gioirono tutti. Oggi Jana se n’è andata. A 49 anni. Grazie di tutto, Artista.

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Roma, il mercatino di Piazza Navona torna alla famiglia Tredicine. Per altri nove anni

Tor, 21/11/2017 - 08:13

“La nuova Festa della Befana premierà qualità, sostenibilità e artigianato”. Queste furono le parole pronunciate, nel settembre scorso, da Andrea Coia, presidente della Commissione capitolina Commercio, il giorno della presentazione del nuovo bando per il tradizionale mercatino natalizio di Piazza Navona, a Roma. E invece, nonostante gli annunci, anche quest’anno – e per i prossimi 9 anni – a vendere dolciumi e giochi natalizi ai bambini romani saranno ancora una volta i membri della famiglia Tredicine, incontrastati dominatori del settore degli ambulanti capitolini. D’altronde, la determinazione dirigenziale contenente le graduatorie e le assegnazioni, firmata lunedì 20 novembre dal direttore del Dipartimento Sviluppo di Roma Capitale, Luigi Maggio, parla chiaro: a vincere, nel 90% dei casi sono stati gli operatori con una maggiore “anzianità di posteggio”.

Fra i nomi degli assegnatari, ci sono quelli che i romani ormai conoscono a memoria: Alfiero Tredicine, Dino Tredicine, Elio Tredicine, Tania Donatella Tredicine, Mario Tredicine, Anna Maria Cirulli (moglie di Mario Tredicine), Irene Rina Cirulli (sorella di Anna Maria), Sandro Cirulli, Pierina Maria Franceschelli (moglie di Dino Tredicine). Alfiero è anche zio di Giordano Tredicine, ex consigliere Pdl condannato a 3 anni nel processo sul Mondo di Mezzo. Un cartello familiare – su cui da anni indagano a vario titolo magistratura e Guardia di Finanza – ben organizzato che è riuscito ad accaparrarsi la bellezza di 16 postazioni sulle 51 a disposizione, mentre gran parte dei posteggi restanti sono comunque stati vinti da commercianti “esperti” del settore. La famiglia Tredicine – originaria di Schiavi d’Abruzzo, in provincia di Chieti – gestisce da anni la stragrande maggioranza degli spazi riservati ai camion bar (in molti casi posizionati proprio davanti ai monumenti più importanti), alle bancarelle e ai venditori di caldarroste. Grazie a un forte sodalizio con la comunità bengalese – documentato dalle informative delle Fiamme Gialle – i concessionari utilizzano ai banchi quasi esclusivamente i migranti di quella nazionalità.

Ma com’e’ stato possibile? Non si doveva “resettare tutto” e consegnare alla Capitale d’Italia un mercatino di Natale degno di quelli europei? I motivi vanno ricercati probabilmente nella struttura del bando, che ha sì assegnato l’80% del punteggio alla qualità dichiarata nelle autocertificazioni, ma ha anche riservato il 20% alla cosiddetta “anzianità”, un criterio forse meno influente ma maggiormente riscontrabile, rispetto alla valutazione soggettiva di una commissione che si trova a valutare delle dichiarazioni d’intenti. “Si tratta di un parametro contenuto nelle indicazioni della conferenza Stato-Regioni”, prova a spiegare Coia, contattato da ilfattoquotidiano.it, che si è detto “piuttosto sorpreso dell’accaduto”. “Dobbiamo comunque verificare se tutto ciò corrisponde a verità – ci spiega, nonostante l’evidenza delle graduatorie emesse – e comunque sia ci sarà un fortissimo controllo dei nostri ispettori fra quanto dichiarato in sede di partecipazione al bando e il servizio realmente erogato, pena la revoca dell’assegnazione”.

Almeno sotto il profilo dei protagonisti, si torna dunque al 2014, ovvero all’ultima edizione del mercatino di Piazza Navona, dopo la quale iniziò la guerra messa in campo prima da Ignazio Marino e poi dal commissario prefettizio Francesco Paolo Tronca. Fu proprio il sindaco del Pd a dichiarare guerra ai Tredicine, cercando (invano) di disegnare una Festa della Befana più moderna servendosi di un regolamento finito poi inapplicato a causa dei numerosi ricorsi e alle sospensive dei tribunali amministrativi. Una battaglia all’epoca sostenuta anche dal M5S all’opposizione (nelle cui file militava l’attuale sindaca Virginia Raggi). Per questo Natale 2017, basterà il dimezzamento dei banchi e “il controllo inflessibile della polizia locale”? In attesa di saperlo l’assessore capitolino al Commercio, Adriano Meloni, esulta già: “Finalmente, dopo diversi anni di assenza, i romani e turisti riavranno la festa della Befana da Piazza Navona. Questo è stato possibile grazie alla predisposizione di un bando che ha fatto proprie tutte le indicazioni per il rispetto del decoro di uno dei luoghi più belli al mondo e per la migliore gestione della sicurezza”.

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Padova, genitori a ricevimento col cronometro: 180 secondi a disposizione per parlare coi prof

Tor, 21/11/2017 - 08:12

Colloqui con i genitori col cronometro alla mano. All’istituto “Francesco Severi” di Padova mamme e papà avranno a disposizione non più di 180 secondi per parlare con i professori. Lo ha deciso la dirigente della scuola Nadia Vidale che in una circolare inviata nei giorni scorsi ha spiegato le ragioni della scelta motivando il tutto con l’opportunità in questo modo di rendere accessibile a tutti l’incontro con i docenti. Una decisione che non è piaciuta a molti insegnanti ma anche ai parenti dei ragazzi che dovranno parlare dell’andamento didattico e disciplinare del figlio stando ben attenti all’orologio.

Difficile reperire la circolare. Sul sito della scuola nella sezione albo online il documento in questione non è stato pubblicato ma è la stessa preside a farcela avere: “Molti genitori stanno lamentando l’impossibilità di prendere appuntamento per il ricevimento generale (e talvolta anche per tutto il primo periodo nei ricevimenti settimanali), perché trovano tutti i posti già occupati. Si prega di considerare che, in sede di ricevimento generale, non possono essere dedicati in media più di tre minuti a colloquio, salvo impedire alla maggioranza dei genitori dei propri studenti di accedere alla comunicazione con il docente. Si invita perciò ad aumentare al massimo il numero dei posti disponibili (3 minuti per colloquio equivalgono a 20 colloqui all’ora)”.

La stessa preside interpellata da ilfattoquotidiano.it prova a spiegare: “La mia è una comunicazione non un ordine di servizio che nasce dalla segnalazione di alcuni genitori rispetto al fatto che non riuscivano ad incontrare gli insegnanti. Il collegio docenti, non la sottoscritta, ha deciso di fare tre ore di udienze. Basta fare un semplice calcolo per capire che per accontentare tutti l’unica è ridurre il tempo per ogni genitore ampliando così la possibilità di incontrare tutti i parenti. Se i professori ritengono che questo non sia corretto mi auguro che il collegio docenti decida di ampliare il numero di ore per le udienze”.

A difendere la scelta della dirigente c’è il professor Marino Bait: “Purtroppo le classi sono tante e ci sono solo tre ore. Ci sarà anche chi impiega meno di tre minuti. Quel tempo è più che sufficiente. I professori si arrangeranno. Di sicuro non mandano via i genitori. Se fossi un genitore le avrei spiegato ma non ho assolutamente tempo di parlare con i giornalisti. Sono da solo, non c’è la preside, ne ho fin sopra i capelli”.

Di fronte all’insistenza poi Bait aggiunge: “Da sempre facciamo così: diamo tre ore in novembre e aprile per i ricevimenti generali. Ci sono poi quelli settimanali dove ogni docente è disponibile per un’ora. Questa è la regola. E’ sempre stato così, non è mai successo niente a nessuno: non preoccupatevi. Se so chi ha segnalato ai media questa cosa lo vado a prendere per le orecchie. Non è mai successa una cosa di questo genere scomodando la stampa”. E sullo scritto della preside Bait alza le barricate: “La circolare non l’ho fatta io, l’ha scritta la dirigente; avrà avuto i suoi buoni motivi. Si fa così da sempre. Adeguiamoci. Non capisco questo modo di fare, il protestare sempre. Bisogna adeguarsi. Perché mettere di mezzo i giornali. Mi lasci finire il mio lavoro ora”.

La scelta presa al “Francesco Severi” lascia dubbi anche ad Elisabetta Scala, presidente del Moige, il Movimento italiano genitori: “Non credo che i colloqui si possano regolamentare con dei minuti ma con il buon senso. Serve un rapporto sano tra professori e famiglie. Bisogna certo avere delle regole per il rispetto degli altri genitori ma come si fa a dire che bastano 180 secondi per tutti i ragazzi? Capisco la difficoltà delle scuole nel tentare di dare spazio a tutti i genitori. Bisognerebbe trovare un’organizzazione più efficace. Ci sono insegnanti che hanno più classi e altri meno. Non ho una soluzione in tasca ma ogni scuola con gli insegnanti e i genitori dovrebbe valutare l’opportunità da dare a seconda dei bisogni e della realtà tenendo conto delle eccezioni ed esigenze quotidiane che possono accadere”.

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Incompiute, capolavoro dell’acquedotto marchigiano: è costato 55 milioni e serve metà dei comuni. Che però lo pagano

Tor, 21/11/2017 - 08:10

E’ costato la bellezza di 55 milioni di euro, in gran parte pagati in bolletta dai cittadini di 22 comuni marchigiani delle province di Macerata e Ancona.  A distanza di 50 anni però l’acquedotto ne serve solo la metà e gli altri, pur avendo contribuito a costruirlo e a mantenerlo, non vedono una goccia d’acqua che sia una. E forse non la vedranno mai. Perché? Perché la Regione, che pure ha contribuito all’opera, ha bocciato la valutazione di impatto ambientale (Via) del potenziamento proposto dalla Società acquedotto del Nera, lasciando così i comuni non raggiunti dal servizio a rifornirsi da un altro invaso dal quale deve essere estratta e depurata. Mentre proprio lì accanto passa quella purissima del fiume che scende naturalmente dai Sibillini. La stessa acqua che fin dal progetto degli Settanta, poi ancora nel 1981 e quindi nel 2003 si era deciso di distribuire a tutte le popolazioni delle valli fino al mare. Ma non arriva mai.

I lavori partirono effettivamente nel 1986, l’anno di Chernobyl, dell’Argentina campione del mondo. Di Sindona e del primo Dylan Dog. Ma si interrompono poco dopo i primi 40 km dei 226 previsti perché i finanziamenti all’acquedotto procedono goccia a goccia, scatta il fermo per mancanza di soldi. Stop a progettazione e lavori, come si evince anche dal sito del consorzio dei comuni. Il completamento dell’intero schema idrico richiede investimenti per complessivi altri 45 milioni. Seguono nuovi impegni, promesse e progetti fino alla richiesta nel 2016 di aumentare la portata del bacino e ultimare la rete che viene però cassata dal niet della Regione e ora è rimessa al Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche di Roma cui l’ente ha fatto ricorso, l’udienza a gennaio. Insomma, una storia arcitaliana che fa acqua da tutte le parti e in ultimo vede la perla di un cambio al vertice con il presidente che è espressione dei comuni con l’acqua e di un vice che rappresenta quelli senza. Il bicchiere mezzo vuoto e mezzo pieno che devono dare un senso a tutto questo.

A denunciare la situazione – tra gli altri – è Roberto Ascani, sindaco M5S di Castelfidardo che è uno dei comuni rimasti a bocca asciutta pur facendo parte del consorzio ed esprimendone addirittura il presidente. “Siamo di fronte a un’incompiuta che si trascina dietro una serie incredibile di paradossi”, dice il primo cittadino del comune marchigiano. “Il primo è che con questo blocco in sostanza si costringono i comuni a mantenere l’impianto costato già decine di milioni senza trarne alcun beneficio, perché di fatto qui si paga l’acqua due volte. Quella pulitissima del Nera che non possiamo usare e quella che ci tocca estrarre e bonificare da altro bacino non esente da problemi tra nitrati, alga rossa e fluoruri. Non si è capito se le fumose e molto discutibili motivazioni con cui la Regione si è messa di traverso originino da un reale interesse pubblico o se dalla pressione che possono aver esercitato interessi diversi, come quelli per lo sfruttamento idroelettrico del bacino e relative concessioni ai privati”.

Di sicuro la questione però è ben lontana dall’essere risolta, sia perché ci sono i ricorsi pendenti e sia perché alcuni comuni beffati dalla logica dell’incompiuta starebbero valutando di uscire dal consorzio cui non più tardi di dieci anni fa hanno ridato ossigeno, versando 15 milioni di euro come aumento del capitale sociale. Ma non ce la fanno più a vedersi addebitare solo i costi di investimenti che finiscono in bolletta. La bile scorre più dell’acqua tra le valli, e infatti oggi c’è chi addirittura pensa a farlo fallire per poi chiedere i danni. “Ufficialmente non è ancora stato comunicato ma anche a me arrivano segnali in questo senso, di una possibile rottura nella compagine tra i soci-comune che beneficiano dell’acquedotto e gli altri. Sarebbe una sconfitta pesantissima per il pubblico”, dice il presidente della società Paolo Giacomucci. Che aggiunge: “Respingendo la richiesta di aumentare la portata dagli attuali 150 litri al secondo a 550 la Regione ha di fatto bloccato la costruzione dell’impianto di distribuzione: l’opera definitiva potrebbe non vedere la luce, vanificando gli investimenti fatti finora, e quella che resta rimanere ampiamente sovradimensionata rispetto ai bisogni”. Insomma, uno spreco. O forse un guadagno, per altri. Perché il fiume dalla dorsale marchigiana corre giù verso quella adriatica e porta al Tirreno, “lungo quel percorso è plausibile che ci siano portatori di interessi contrapposti”.

Si tenta allora il compromesso. Sono appena state rinnovate le cariche sociali della società di gestione e i nuovi vertici cristallizzano di fatto l’assurda divisione tra comuni serviti e non. Il presidente è l’ex assessore del Comune di Macerata, servito dall’acquedotto. Il suo braccio destro è proprio Giacomucci di Castelfidardo che non ha mai visto una goccia d’acqua. Entrambi si ritrovano a gestire il bicchiere mezzo pieno e mezzo vuoto del Nera. Che per tutti è un costo, ma disseta solo qualcuno.

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In Edicola sul Fatto Quotidiano del 21 novembre: Adesso Del Sette deve promuovere i suoi coindagati

Tor, 21/11/2017 - 00:04
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Figc, Moratti: “Tavecchio? La vita è crudele, dopo una sfortuna del genere… l’ha presa male”

Pon, 20/11/2017 - 22:31

“Dispiace da un punto di vista umano perché certamente ce l’ha messa tutta, ha fatto tutto quello che era necessario. E’ stato anche molto sfortunato, ma il tutto ha una sua logica. Purtroppo la vita è così”. Lo ha detto l’ex presidente dell’Inter Massimo Moratti parlando a Milano a margine della cerimonia di premiazione di ‘Sport Movies & Tv’ a proposito delle dimissioni di Carlo Tavecchio da presidente della Figc. “Per lui è stato uno shock, l’ha presa male. Ce l’aveva con il destino soprattutto mi sembra di capire – ha aggiunto – Ma d’altro canto era un qualcosa che poteva aspettarsi dopo una sfortuna di questo genere”

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Taxi, sciopero nazionale confermato. Il ministero: “Scelta che non ha alcuna giustificazione”

Pon, 20/11/2017 - 21:33

I tassisti confermano lo sciopero nazionale previsto per martedì 21 novembre. Non sono bastate le tre ore di confronto al Ministero dei Trasporti. Oltre lo sciopero dalle 8 alle 22, che riguarderà tutte le sigle, ci sarà una manifestazione a Roma, con un presidio a Porta Pia a partire dalle 10:30. “Non c’è nessun elemento che possa farci pensare di sospendere lo sciopero di domani – ha dichiarato Alessandro Atzeni di Uiltrasporti Lazio settore taxi – Rimangono gli irricevibili principi legati all’uso incontrollato delle autorizzazioni di noleggio con conducente, con l’aggravante delle deroghe legate al principio di operatività territoriale e le incognite sugli strumenti di controllo contro l’abusivismo“. Pochi gli sforzi nei confronti di Uber, l’applicazione di noleggio con conducente che tanto fa infuriare i tassisti: “Rispetto all’ultimo documento ricevuto dal ministero delle infrastrutture e trasporti, a parte qualche piccola irrilevante variazione sul discorso piattaforme tecnologiche”.

Uno sciopero che il governo vede però come una manovra puramente politica: “Lo sciopero non trova alcuna giustificazione. Ci hanno chiesto di mettere fuori gioco le piattaforme: questo non è nello spirito del governo” ha commentato Riccardo Nencini, vice ministro alle infrastrutture. Negli ultimi mesi si sono tenuti già cinque incontri con i rappresentanti dei tassisti, dei ncc (noleggio con conducente), tutti con esito negativo: “Vogliamo regolare il mercato affinché i servizi siano più efficienti e adeguati alla domanda”. Una strada che secondo Nencini è percorribile non chiudendo le piattaforme tecnologiche ma regolamentandole: “Sia taxi che ncc resteranno servizi pubblici non di linea. Abbiamo accolto molti suggerimenti provenienti dai rappresentanti delle due categorie, per questo lo sciopero non trova alcuna giustificazione”.

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Il futuro di Di Battista

Pon, 20/11/2017 - 21:13

 

Il futuro di Di Battista #DiBattista #M5s #addio #natangelo

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Tari gonfiata, ministero apre ai rimborsi: “Si possono chiedere dal 2014. La parte variabile si calcola una sola volta”

Pon, 20/11/2017 - 20:58

“Qualora il contribuente riscontri un errato computo della parte variabile della tassa sui rifiuti effettuato dal Comune o dal soggetto gestore del servizio può chiedere il rimborso del relativo importo in ordine alle annualità a partire dal 2014“. Una circolare del ministero dell’Economia apre il capitolo dei rimborsi della tassa sui rifiuti a seguito del calcolo fatto da diversi Comuni che hanno così moltiplicato la parte variabile della tassa per il numero delle pertinenze.

“Con riferimento alle pertinenze dell’abitazione, appare corretto computare la quota variabile una sola volta in relazione alla superficie totale dell’utenza domestica. Un diverso modus operandi da parte dei comuni non troverebbe alcun supporto normativo, dal momento che condurrebbe a sommare tante volte la quota variabile quante sono le pertinenze, moltiplicando immotivatamente il numero degli occupanti dell’utenza domestica e facendo lievitare conseguentemente l’importo della Tari”, spiega la nota del Mef che precisa che “per ‘superficie totale dell’utenza domestica’ si intende la somma dei metri quadri dell’abitazione e delle relative pertinenze”.

Con quella tipologia di calcolo sono risultati importi decisamente più elevati rispetto a quelli che sarebbero risultati applicando la quota variabile una sola volta. Entrando nel dettaglio, si legge nella circolare: “La quota fissa della tariffa per le utenze domestiche è determinata applicando alla superficie dell’alloggio e dei locali che ne costituiscono pertinenza le tariffe per unità di superficie parametrate al numero degli occupanti”. Quindi, la quota fissa di ciascuna utenza domestica deve essere calcolata moltiplicando la superficie dell’alloggio sommata a quella delle relative pertinenze per la tariffa unitaria corrispondente al numero degli occupanti dell’utenza stessa, mentre la quota variabile è costituita da un valore assoluto, vale a dire da un importo rapportato al numero degli occupanti che “non va moltiplicato per i metri quadrati dell’utenza e va sommato come tale alla parte fissa”. Con riferimento alle pertinenze dell’abitazione, si legge nella circolare, “appare corretto computare la quota variabile una sola volta in relazione alla superficie totale dell’utenza domestica”.

La questione è spinosa e risale al 2014, anno di nascita della Tari e a partire dal quale potranno essere chiesti i rimborsi. Il legislatore ha definito la tassa con una parte fissa computata in euro al metro quadrato e una variabile in funzione del numero di persone che compongono il nucleo familiare. Il calcolo della parte variabile avrebbe dovuto basarsi sui chili di rifiuti indifferenziati annui conferiti. Per far questo le municipalizzate avrebbero dovuto “pesare” i rifiuti indifferenziati e trasferire i dati al comune che avrebbe dovuto premiare i cittadini virtuosi. Un’operazione complessa che raramente è stata poi realmente realizzata. Spesso invece è accaduto che il calcolo della parte variabile della Tari sia stato effettuato tenendo conto solo del numero di componenti del nucleo familiare senza un “peso” reale di rifiuti indifferenziati a persona. A questa soluzione-tampone poi, in diversi comuni italiani, fra cui anche Milano, si è aggiunto un calcolo “creativo” imputato alla quota variabile.

Il risultato di questa operazione è che in alcuni casi la parte variabile della tassa è stata applicata due o più volte: una per la casa e una per ogni pertinenza annessa. Per intenderci, come aveva spiegato ilfattoquotidiano.it, si può fare il caso di un’abitazione da 100 metri quadrati per 4 persone con una garage da 15 metri e una cantina da 10 per una superficie totale di 125 metri quadrati. Con una quota fissa da 2 euro al metro quadrato, l’imposta fissa sarebbe pari a 250 euro cui andrebbero aggiunti 141 euro di variabile. Nel calcolo illegittimo, restano 250 euro di quota fissa. Ma la quota variabile di 141 euro viene moltiplicata per tre.

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M5s, Alessandro Di Battista: “Non mi ricandido in Parlamento alle prossime elezioni. Ma non lascio il Movimento”

Pon, 20/11/2017 - 20:10

Alessandro Di Battista non si ricandiderà in Parlamento alle elezioni politiche del 2018. Ad annunciarlo è lo stesso deputato, durante una diretta facebook annunciata nelle ore precedenti sulla sua pagina.”In maniera molto leale e sincera sono qui per darvi una notizia: ho deciso di non ricandidarmi in Parlamento alle prossime elezioni. È una scelta mia, non è legata al Movimento”, dice Di Battista nel video diffuso sul social network.  “Ma – precisa – non lascio il Movimento, non succederà mai. È una mia seconda pelle. Lo sosterrò sempre ma al di fuori dei palazzi istituzionali”.

Il parlamentare romano era stato eletto a Montecitorio nel febbraio del 2013: dopo aver raccolto 313 voti alle parlamentarie del Movimento 5 Stelle era stato inserito al quarto posto nella lista della circoscrizione Lazio 1. In precedenza si era candidato senza successo con la lista Amici di Beppe Grillo alle comunali di Roma nel 2008. Non ricandidandosi alle prossime politiche, quindi, Di Battista avrebbe all’attivo soltanto un mandato da portavoce: per le regole del Movimento 5 Stelle, dunque, può ancora ricoprire un nuovo mandato da eletto. “Chi mi conosce sa che qualche tempo fa avevo già detto che se si fosse andati a fine legislatura non mi sarei ricandidato per un secondo mandato, per adesso“, ha sottolineato il parlamentare. .meride-video-container{width:100%!important; height:0 !important; padding-top:56% !important;} .meride-video-container > video, .meride-video-container > object {position: absolute; top:0; left:0; width: 100% !important; height:100% !important} @media screen and (min-width: 641px){ .left-column .meride-video-container{width:675px!important; max-width:675px!important; padding-top:70% !important;} }

“Io già mi immagino che qualcuno nei prossimi giorni dirà o scriverà qualcosa per speculare su questa mia scelta”, ha detto Di Battista nello stesso video in cui ha annunciato la volontà di non ricandidarsi. “Diranno – ha ipotizzato il deputato – che ci sono dissidi tra Beppe (nel senso di Grillo ndr) e me o tra Luigi (inteso Di Maio ndr) e me: per me Beppe è un esempio e Luigi è un esempio e un fratello. Li sosterrò in campagna elettorale solo che farò una campagna elettorale da non candidato perché in questo momento ho delle altre aspirazioni. Si può fare politica anche fuori dai palazzi. Io prima di fare politica mi occupavo di cooperazione internazionale, scrivevo per il blog. Sarà questo che tornerò a fare dall’estate prossima”. Poi una critica al mondo dell’informazione: “Diranno che ho anticipato i titoli dei giornali perché non ho fiducia nel sistema mediatico italiano: è vero, questo è assolutamente vero”.

“Non nego – ha poi aggiunto -che la nascita di mio figlio è come se avesse dato ancora più benzina a una scelta che era già presa. Quando ti nasce un figlio inizi a pensare moltissimo al tuo futuro, alle tue reali aspirazioni, ai tuoi sogni. E tra i miei sogni c’è la scrittura: continuare a combattere dal punto di vista politico anche attraverso la controinformazione e la scrittura. Tra qualche giorno uscirà un libro che ho scritto sul Movimento, su questa scelta e sulla paternità”.

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Vicenza, tifoso della Samb in coma e con fratture al cranio. I dubbi del fratello: “Diteci se è stato picchiato dalla polizia”

Pon, 20/11/2017 - 20:08

Come ogni settimana, era andato a vedere la partita della squadra del cuore, la Sambenedettese. Ma, per il marchigiano Luca Fanesi, 44 anni, guardia antincendio e padre di due bambini, quella del 5 novembre a Vicenza, è stata l’ultima trasferta. Da allora, infatti, è ricoverato nel reparto di Rianimazione intensiva all’ospedale San Bortolo di Vicenza, in stato di incoscienza, con il cranio fratturato in 4 punti, il cervello compresso da ematomi multipli e la fronte segnata da una contusione.

Come sia successo, non è ancora chiaro, perché esistono due versioni. La prima, sostenuta dalla questura di Vicenza sostiene che Luca sia scivolato accidentalmente. “C’è un procedimento penale in corso, la Digos sta lavorando. Se stanno ascoltando tifosi? Non posso dirlo. Se stanno ascoltando gli abitanti affacciati ai balconi? Non posso dirlo – dice al Fatto.it Stefano Veronese, commissario capo della questura vicentina e portavoce della stessa – Se la polizia è intervenuta a tafferuglio in corso o a scontri finiti? Non posso dirlo. Mi dispiace essere un disco rotto ma sono tutte cose che sono negli atti che sta raccogliendo la Digos”. La seconda, avanzata da alcuni tifosi e dalla famiglia, che leva inquietanti domande sull’operato delle forze dell’ordine: i segni sono compatibili o no con delle manganellate? A fine partita, infatti, la polizia è intervenuta, a seguito di un tafferuglio tra tifosi fuori dallo stadio. Per la questura vicentina, Luca sarebbe scivolato e avrebbe sbattuto la testa contro un’inferriata, procurandosi così i traumi che lo hanno portato, in meno di 24 ore, da uno stato confusionale al coma. Non ne è convinta la famiglia, che, assistita dall’avvocato Andrea Balbo, ha sporto denuncia contro ignoti: le ferite, secondo Massimiliano, uno dei due fratelli di Luca, non possono essere accidentali.

“Sarà una perizia a stabilirlo. Non sono un medico legale, ma mi viene istintivo avere qualche dubbio sulla dinamica fornita dalle autorità. Io credo che una persona che scivoli non riporti quattro fratture craniche, varie ematomi cerebrali e una contusione frontale. C’è qualcosa di concreto che ci fa pensare che sia stato picchiato alla testa. Per questo abbiamo fatto denuncia, anche se al momento non sappiamo ancora se sono state aperte le indagini”, rivela a ilfattoquotidiano.it Massimiliano Fanesi.

Intanto, domenica scorsa, alcuni tifosi rossoblu hanno organizzato un sit-in davanti allo stadio, prima del match con il Bassano. “Il nostro obiettivo è arrivare a mettere quel numero sul casco, sulla divisa, che identifica il poliziotto. Ci abbiamo provato in passato e non ci siamo mai riusciti. Forse questo episodio può aiutare”, ha detto, ai microfoni di Riviera Oggi, l’ultras sambenedettese Piergiorgio Trionfi.

Non solo i marchigiani: anche gli ultras del Vicenza hanno dato immediato appoggio alla famiglia del tifoso, che nei giorni scorsi è stato sottoposto a un intervento urgente di decompressione al cranio. “Quelli di Vicenza sono stati i primi a dare a me e alla mia famiglia supporto morale e logistico, sono stati eccezionali. Il fattore logistico non è secondario, visto che Vicenza è a quattro ore d’auto da dove abitiamo io, l’altro mio fratello, la moglie di Luca e nostra madre, di 72 anni: tutti noi ci diamo il turno per non lasciarlo solo”.

Per Luca si sono mobilitati anche tifoseria estere, come quelle del Bayern Monaco e del Friburgo. La polizia? “È venuta un pomeriggio in ospedale, c’era mia cognata da sola. Le hanno detto di contare su di loro per qualsiasi cosa. Non voglio puntare il dito contro gli agenti e creare una tensione da curva nord contro curva sud – spiega Fanesi – Se mi mostrassero un video in cui Luca cade e batte la testa, ben venga: ci mettiamo l’anima in pace. Ma adesso abbiamo solo dubbi. Viviamo in uno stato d’ansia continuo”.

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Sanità, chiedevano rimborsi doppi per l’assistenza a malati terminali: sequestrati oltre 7 milioni a tre cliniche

Pon, 20/11/2017 - 20:03

Per quattro anni avrebbero chiesto e ottenuto dalla Regione Lazio rimborsi doppi rispetto a quelli a cui avevano diritto, accumulando 7 milioni e 300 mila euro di extra. Le cliniche private romane Villa Speranza, Fondazione Roma, Casa di cura Sant’Antonio da Padova e i rispettivi responsabili sono accusati di truffa ai danni dello Stato dalla dalla Procura di Roma. La truffa al Servizio sanitario regionale risale al periodo 2011/2015 e ruota attorno ai rimborsi erogati per le prestazioni domiciliari sanitarie e parasanitarie a malati terminali: queste strutture inviavano alla Regione parcelle gonfiate per ottenere la cifra massima prevista per il servizio di assistenza domiciliare, anche senza aver raggiunto lo stesso tetto di visite necessarie per usufruire dell’intero ammontare. Un servizio, quello dell’hospice, offerto dalle cliniche private ai malati terminali. Quando non ci sono posti a disposizione l’assistenza sanitaria e parasanitaria si svolge nelle abitazioni dei pazienti.

Nel corso dell’operazione, condotta dai carabinieri del Nas e coordinata dal sostituto procuratore Alberto Pioletti, sono stati posti sotto sequestro un centinaio di conti bancari in tutta Italia, intestati agli istituti e alle quattro persone finite sotto indagine (due di loro si erano avvicendate a capo di una clinica). Le verifiche sono partite da un esposto di alcuni medici che evidenziava anomalie nelle richieste di rimborso. Analizzando tutte le fatture e le corrispettive richieste di rimborso effettuate in quei quattro anni è emersa la diffusa abitudine di chiedere rimborsi gonfiati da parte delle tre strutture convenzionate.

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Agenzia europea del farmaco, peccato averla persa. Ma cosa volevamo farci?

Pon, 20/11/2017 - 19:54

L’Agenzia Europea del Farmaco andrà ad Amsterdam, l’ha deciso un sorteggio, resta l’amaro in bocca a tutto il sistema Italia che ha sostenuto la candidatura di Milano.

Da milanese oltre che da italiano non c’era motivo da parte mia per non sostenere la candidatura della mia città, certamente la presenza dell’Ema avrebbe potuto portare a Milano non solo un surplus di immagine, ma anche dei posti di lavoro nell’indotto dell’industria del farmaco.

Ma il mio sostegno è stato in queste settimane tiepido, privo di entusiasmo; il dibattito sulla collocazione geografica dell’Ema, così come si è svolto, è apparso monco e specchio di una logica che al centro poneva ancora una volta l’interesse del mondo industriale che ruota attorno alla fabbrica dei medicinali.

Si è infatti discusso del contenitore ma non del contenuto; oltre che a litigare sul nome della città che avrebbe dovuto ospitare la nuova sede sarebbe stato bene che i governi avessero discusso anche sul ruolo e sul modo di lavorare di tale Agenzia che, per la funzione che svolge, ha un ruolo fondamentale per la salute dei 500 milioni di cittadini europei, se non altro perché decide quali farmaci possono entrare in commercio e per quali patologie.

Ad esempio, come è stato denunciato recentemente da un pool di scienziati di tutta Europa, l’Ema non conduce delle ricerche indipendenti per valutare l’efficacia di un farmaco, né per analizzare gli effetti collaterali di un medicinale o di un vaccino segnalati dalle agenzie nazionali preposte al rilevamento di tali effetti (nei Paesi dove tali agenzie ci sono); i giudizi dell’Ema si fondano solo sulle ricerche presentate dalle aziende farmaceutiche produttrici del farmaco o del vaccino in discussione. Non vi è alcuna possibilità che l’Agenzia europea possa svolgere una ricerca indipendente e confrontarne i risultati con quelli presentati da Big Pharma, per il semplice motivo che gli Stati europei non l’hanno dotata dei fondi necessari.

Sarebbe opportuno anche conoscere quali sono le garanzie sull’assenza di un conflitto d’interesse tra chi lavora per le agenzie internazionali nel campo della salute, come l’Ema, e chi lavora per le multinazionali del farmaco.

La vicenda della falsa influenza epidemica H1N1 è ancora troppo recente; nel 2009 gli Stati spesero centinaia di milioni per acquistare farmaci contro un’epidemia inesistente, salvo poi scoprire che nelle commissioni dell’Oms che avevano lanciato l’allarme siedevano i rappresentanti delle aziende farmaceutiche coinvolte

La vicinanza geografica a Milano tra la collocazione dell’Ema e il futuro progetto Human Technopole, affidato ai colossi di Big Pharma e alle grandi aziende multinazionali con interesse nei brevetti sul genoma, sarebbe stato elemento di grande preoccupazione e non certo motivo di entusiasmo, come lo era invece per Diana Bracco, rappresentante degli industriali nel comitato per portare Ema a Milano.

Non dimentichiamo che la prima mossa verso il nuovo insediamento è stato l’accordo – scoperto da il Fatto Quotidiano – con il quale il nostro governo ha garantito all’Ibm di fornirgli tutti i dati sanitari prima della popolazione lombarda e poi di tutta la popolazione italiana. Grandi banche dati nelle mani dell’Ibm che, insieme con i colossi dei farmaci e delle sementi, potranno sviluppare ricerche sul genoma e temo che non siano lontani i tempi nei quali parti dell’essere umano verranno privatizzate come lo sono stati semi e piante che da secoli erano presenti nella natura.

Questi enormi progetti oltretutto si sviluppano fuori da qualunque controllo democratico; parlano di un futuro fondato su una medicina personalizzata ma personalizzata per chi? Futuro per chi? Quando la maggioranza della popolazione umana non può accedere alle terapie già disponibili oggi.

In campo farmaceutico oggi abbiamo necessità di una ricerca anche sovranazionale ma pubblica, indipendente, orientata verso le urgenze della salute pubblica; di regole aggiornate sulla sperimentazione clinica e sui criteri per l’approvazione dei nuovi farmaci; di Stati e di agenzie internazionali che abbiano il coraggio di denunciare le tremende conseguenze degli accordi sui brevetti, i TRIPs  (Trade Related Aspects of Intellectual Property Rights) che garantiscono il monopolio ventennale della produzione di un farmaco all’azienda che per prima l’ha prodotto, permettendo quindi di arrivare alla follia di antitumorali che costano oltre 100.000 euro a ciclo.

Di tutto questo, durante il dibattito sulla nuova sede dell’Ema, nessuno ha discusso eppure questi sono i temi dai quali dipende la possibilità o meno di curarsi per i cittadini europei. E sono gli argomenti sui quali la società civile organizzata che si occupa di salute insiste da anni scontrandosi con l’indifferenza dei governi, compreso quello italiano.

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Sottomarino scomparso in Argentina, non suoi i segnali rilevati. Ma captati rumori: “Ipotesi che sbattano attrezzi su scafo”

Pon, 20/11/2017 - 19:42

Quelle che nelle scorse ore erano state identificate come chiamate satellitari provenienti dal sottomarino scomparso in Argentina, non erano in realtà state fatte dal sommergibile. Nel pomeriggio però sono stati captati dei suoni sul fondo di “qualcuno che sbatte degli attrezzi contro lo scafo” e che potrebbero, secondo le prime ipotesi, venire dal sommergibile stesso. Sono queste le ultime informazioni che arrivano dagli ufficiali della Marina militare argentina in merito al mezzo scomparso mercoledì con a bordo 44 membri dell’equipaggio.

Nel corso della conferenza stampa che si è tenuta in mattinata, i vertici della marina hanno anche dichiarato che durante l’ultima comunicazione arrivata era stata segnalata un’avaria alle batterie. “Eravamo stati informati di questo il giorno della scomparsa, e per questo motivo si è cambiata la rotta della nave, dirigendola verso Mar del Plata“, ha spiegato Gabriel Galeazzi, portavoce della Marina di Mar de La Plata, base operativa del sottomarino. Galeazzi ha confermato inoltre che non ci sono state ulteriori comunicazioni: “Abbiamo analizzato oltre 400 segnali diversi e nel loro rapporto hanno confermato che nessuno veniva dal San Juan”. Le ricerche continuano nonostante le pessime condizioni atmosferiche: “Prevediamo che il tempo migliorerà in fretta – ha continuato Galeazzi – c’è da sperare che la ricerca sarà più efficace”.

Intanto il presidente argentino Mauricio Macri ha voluto mostrare la propria solidarietà alle famiglie dei membri dell’equipaggio. Un incontro di mezz’ora nella sede della Marina militare di Mar de La Plata, dove le famiglie stanno aspettando sviluppi sulle ricerche. “Il presidente – ha informato il portale Infobae – ha offerto il suo appoggio a coloro che sono direttamente coinvolti in questa vicenda”.

Il sottomarino militare Ara San Juan risulta sparito nelle acque dell’Atlantico meridionale, al largo della costa della Patagonia, da mercoledì scorso. A bordo 44 membri dell’equipaggio. Il San Juan stava tornando da Ushuaia, nell’estremo meridionale dell’Argentina, verso la sua base operativa a Mar del Plata, nella provincia di Buenos Aires, quando si sono perse le sue tracce. “L’unica informazione ufficiale e certa è che non è stato ancora ritrovato”, aveva dichiarato alla stampa Balbi, smentendo diverse versioni diffuse dai media riguardo a un presunto ritrovamento del San Juan o un incendio che sarebbe scoppiato a bordo del sottomarino.

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Jobs Act, Esposito (Pd) vs Stumpo (Mdp): “L’Italia cresce”. “Se ne saranno accorti due sul tuo pianerottolo”

Pon, 20/11/2017 - 19:42

Polemica incandescente a L’Aria che Tira (La7) tra il deputato di Mdp, Nico Stumpo, e il senatore del Pd, Stefano Esposito. A dare il ‘la’ allo scontro è Stumpo, che ribadisce la rottura tra il suo partito e i democratici: “Renzi ha un passato tutt’altro che roseo. Per le macerie e i disastri che ha combinato è bene per l’Italia che il suo nome appartenga al passato. Io mi auguro che si possano attuare politiche di centrosinistra e non le politiche fallimentari del Pd, che hanno tirato la volata al centrodestra e hanno consentito a Berlusconi di essere nuovamente in pista, dopo che è stato messo ai margini della politica per varie ragioni, a partire dalle sconfitte elettorali. Forse chi ha sbagliato queste politiche qualche responsabilità ce l’ha”. Immediata la replica di Esposito: “Nel 2013 l’alleanza per sostenere Enrico Letta come presidente del Consiglio, nella direzione nazionale del Pd, arrivò da Bersani. Speranza si fa dettare la linea politica da D’Alema e poi dice che Renzi è un uomo del passato: mi sembra una battuta semi-comica”. Stumpo ricorda le sconfitte del Pd a Genova e in Sicilia. E ribadisce che è necessario rinnovare il centrosinistra prima delle elezioni politiche: “Ricordiamo la vicenda dell’articolo 18. Basterebbe anche evitare alcune vergogne che sono state fatte come quelle dei licenziamenti collettivi. Sono vergogne che gridano vendetta. Vogliamo parlare delle pensioni, che si stanno discutendo in queste ore? C’è una trattativa coi sindacati. Si può trovare un modo per non umiliare persone che fino a 67 anni, senza potercela fare, devono continuare a lavorare?”. Esposito ribatte: “Il tema dell’art.18 per 10-15 anni è stato utilizzato come strumento di propaganda, ma nella sostanza dei problemi del mercato del lavoro credo che abbia un inciso pari a 0 o al massimo allo 0,1. Ricordo uno straordinario scontro tra D’Alema e Cofferati sull’art.18“. “Fu nel 1997” – obietta Stumpo – “ma solo chi non è intelligente non sa ammettere i propri errori”. Il deputato Pd risponde: “In questo Paese c’è un pezzo della sinistra che è più portata alla bella sconfitta che alle responsabilità del governo”. Stumpo replica: “Venti anni fa, cioè nel 1997, l’Italia era un Paese che cresceva“. “Anche adesso” – ribatte Esposito – “ti do questa notizia”. “Certo, se ne saranno accorti due sul tuo pianerottolo” – controbatte il deputato di Mdp – “perché io tra le persone che conosco, una che ha trovato lavoro non c’è”. “Un milione di persone ha trovato lavoro“, obietta Esposito. “A differenza di 20 anni fa, oggi la gente viene buttata dai posti di lavoro” – continua Stumpo – “Abbiamo tolto i diritti e non abbiamo dato nessuna opportunità. Nel 1997 si stava facendo una discussione che è fallita. La terza via è fallita, lo devi accettare. E D’Alema ha ammesso di essersi sbagliato “

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La resa di Tavecchio, tutte le frasi shock: francese, rabbia e rivendicazioni. Il video-blob

Pon, 20/11/2017 - 19:32

La raccolta dei momenti salienti della conferenza stampa dell’ex presidente della FIGC Carlo Tavecchio: un lungo sfogo tra attacchi agli avversari, rivendicazioni del lavoro fatto e alcune frasi in francese. Assunzioni di responsabilità? Zero

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