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Pd, in Alto Adige dem spaccati sulla candidatura della Boschi: 14 esponenti della minoranza lasciano il partito

Sre, 21/02/2018 - 12:46

A 10 giorni dal voto il Pd altoatesino si spacca. Quattordici esponenti della minoranza che fa riferimento al presidente del consiglio provinciale Roberto Bizzo hanno annunciato la loro uscita dal partito in polemica contro la “candidatura imposta dall’alto” di Gianclaudio Bressa e Maria Elena Boschi nel collegio Bolzano-Bassa Atesina. Tra i dissidenti l’assessora bolzanina Monica Franch, l’assessore del comune di Ora Luigi Tava, l’attuale consigliere comunale Mauro Randi e Miriam Canestrini, membro della segreteria provinciale.

“Lascio il partito – ha detto Randi – per coerenza. Nonostante l’impegno del segretario provinciale Alessandro Huber ci siamo trovati due candidature paracadutate“. A partire da quella della sottosegretaria alla presidenza del Consiglio, attivissima nella campagna elettorale a Bolzano e dintorni. “E’ una questione di metodo. Sono venuti meno i principi del confronto e del cambiamento per i quali all’epoca ho aderito al Pd”. La minoranza ormai ex Pd ha contestato inoltre l’esclusione della deputata uscente Luisa Gnecchi dalle recenti decisioni.

I dissidenti formeranno un nuovo gruppo consiliare, confermando comunque il sostegno al sindaco Renzo Caramaschi che “è espressione del centrosinistra”, ha detto  Randi. Per quanto riguarda invece le elezioni politiche del 4 marzo Randi ha rivolto un invito ai suoi elettori a “votare nell’area del centrosinistra”. L’ex assessore ha contestato che “Liberi e Uguali sono riusciti a trovare candidati locali, mentre il Pd non ha nessuna espressione del territorio in lista”.

L’assessora Franch ha detto che i dissidenti ora attendono la decisione del presidente del consiglio Bizzo, che non ha ancora sciolto le riserve ma che da sempre è vicino alla minoranza del Pd altoatesino. “Il Pd – ha aggiunto – è diventato un luogo preposto alla gestione del potere, un pezzo per volta ha smesso di essere il luogo della discussione politica e della pianificazione e della ricerca del bene comune. Lascio il partito democratico non per smettere di fare politica ma per iniziare davvero a farla”.

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Carlo Cracco, siamo stati nel suo nuovo ristorante in Galleria a Milano (FOTO)

Sre, 21/02/2018 - 12:37

Ad entrare nel nuovo ristorante di Carlo Cracco sembra quasi di disturbare. Tanto è il senso di riservatezza e di isolamento dal mondo che si ha nell’attraversare il primo piano di Cracco (in Galleria). Giusto uno spicchio, un quarto, della nuova creatura dello chef stellato che apre i battenti in Galleria Vittorio Emanuele II a Milano. Atmosfere modello bar alla Shining di Kubrick e sfondi de Il Grande Gatsby di Baz Luhrmann per i quattro piani – cantina con degustazione, bar bistrot direttamente tra i passanti, Ristorante per la cena, spazio di lusso all’ultimo piano – che provano a ricomporre il mistero della fede sorto attorno all’affascinante e rinomato chef milanese.

 

Mistero che è già nel nome. Ristorante Cracco? Ristorante Cracco in Galleria? Cracco in Galleria (perché il termine ristorante è desueto)? Difficile chiederlo all’ex moschettiere di Masterchef, perché dopo i soliti affettati e istituzionali convenevoli, Cracco in completo grigio, gilet scuro, e pantalone che occhieggia per lunghezza, larghezza e orlo l’hypstermania, fugge via assieme al sindaco Sala, Fabio Fazio, all’intero studio Peregalli (per inciso: Lapo Elkann non c’era). Lasciando i convenuti alle soavi composizioni di finger food, risotto alla milanese con spolverata di midollo, Dom Perignon del 2009 e qualche tartina di fegatelli con tartufo nero. Si diceva del “do not disturb”.

Una cinquantina di posti nello spazio elegante che ricorda strusci e ritrovi d’inizio novecento, vertigini di specchi per acquisire luce (che non ce n’è tanta), carta da parati con disegni floreali. Lì si potrà cenare senza essere importunati da alcun scocciatore d’oltre vetrina. Tre le sale e un privé da urlo a cui si accede con una porticina nascosta tra pampini e frasche. Sui tavoli servizi di piatti Richard Ginori cangianti rispetto alle sfumature cromatiche e di luce/buio di ogni piano.

Inaccessibili per ora le cucine, anche se dal laboratorio del caffè bistrot, dove lavorerà il pastry chef Marco Pedron, siamo passati. E udite udite: i croissant al cioccolato, alla crema, al pistacchio hanno la stessa forma di altri bar della Galleria. Ecco, allora che Cracco prova a interloquire con i comuni mortali. Dopo la tirata modello Potere al Popolo sui ragazzi “sottopagati” alla deliveroo che scorrazzano per Milano (“ma poi la pizza arriva a casa fredda e non è più buona”) l’idea è quella di far avvicinare i passanti, tra torte e cioccolatini permettere una annusatina alle delizie, un rapido sogno di benessere altezza pop che già i Cova o i Marchesi di via Montenapoleone fanno da anni con qualche piccolo surplus sul conto della colazione. Sui prezzi vedremo a breve. Sul menù, invece, nei comunicati ufficiali si parla di “continuità”, con la cucina del ristorante in Victor Hugo. Insomma “il primo ristorante tutto mio”, come spiega Cracco, si affaccia al mondo. Ed è probabile che i primi clienti non saranno di certo i producer di Sky che hanno inscenato il suo funerale nel lanciare la nuova edizione di Masterchef.

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Perugia, accoltellato militante di Potere al popolo. Grasso: “E’ odio politico, non aspettiamo il morto”

Sre, 21/02/2018 - 12:36

Un militante di Potere al popolo accoltellato mentre attaccava manifesti elettorali a Perugia. Poche ore prima il responsabile provinciale di Forza Nuova legato e picchiato a sangue in centro a Palermo. Nella notte le scritte “A morte le guardie” e una svastica sulla lapide di via Fani a Roma, dove il 16 marzo 1978 venne rapito Aldo Moro e uccisi gli uomini della sua scorta. A meno di due settimane dalle elezioni politiche del 4 marzo, la cronaca racconta di un clima di tensione crescente in tutto il Paese. “Palermo, Perugia, Roma: l’odio politico che sta divorando il Paese ribolle da troppo tempo”, ha scritto su Twitter l’ex presidente del Senato e ora leader di Liberi e uguali Pietro Grasso. “Non aspettiamo oltre, non aspettiamo il morto per fermare tutto questo”.

Perugia, militante di Potere al popolo accoltellato – La sera del 20 febbraio un militante di Potere al popolo è stato accoltellato mentre attaccava manifesti nella provincia di Perugia. Il 37enne ha detto di essere stato attaccato con quattro coltellate da un gruppo di persone a volto coperto. Con lui anche un altro attivista che è stato invece colpito alla testa. Medicati in ospedale, sono stati entrambi dimessi in mattinata. L’aggressione è avvenuta nella zona di Ponte Felcino e sono attualmente in corso accertamenti da parte della Digos. La polizia è intervenuta dopo che una telefonata anonima al 113 aveva segnalato una rissa, ma arrivata sul posto non ha trovato nessuno. Il 37enne ha riferito di essere stato accerchiato da un gruppo di persone con sciarpe e volto coperto.

Viola Carofalo, leader di Potere al popolo, in una conferenza stampa convocata poco dopo la diffusione della notizia ha parlato di “gravissima aggressione neo fascista”. Poi in una nota, il partito ha messo sotto accusa il “clima di odio” delle ultime settimane: “Da tempo stiamo denunciando il pesante clima di odio creato da un lato dai gruppi neofascisti”, si legge, “dall’altro da una classe politica irresponsabile e dal governo del Pd che concede agibilità politica a organizzazioni violente che andrebbero messe fuori legge. Si sta cercando di far salire la tensione in ogni modo per non parlare dei veri problemi del paese, la disoccupazione, il taglio dei servizi, le disuguaglianze sociali, i disastri ambientali. Quattro colpi a uno, di cui due in zone vitali, un trauma cranico per l’altro”. Quindi l’attacco al Partito democratico: “Il Pd che non può rivendicare i ‘risultati’ del suo governo e non può promettere nulla perché è poco credibile, cerca di recuperare voti presentandosi come il partito dell’ordine. È una strategia vecchia a cui i cittadini non abboccheranno. Il fascismo cresce a causa delle politiche di austerità, della guerra tra poveri, della disinformazione mediatica. Mentre chiediamo lo scioglimento delle organizzazioni neofasciste vogliamo mettere al centro della nostra campagna elettorale i contenuti, il programma, le pratiche di solidarietà che portiamo avanti ogni giorno sui territori, le lotte per i diritti sociali e in favore dell’ambiente, contro le speculazioni mafiose”.

Roma, sfregio sulla lapide di via Fani – “Intorno alle 7.15 di questa mattina, sono state segnalate alcune scritte sul basamento di cemento della lapide commemorativa della strage di via Fani, dove il 16 marzo 1978 venne rapito Aldo Moro. “A morte le guardie”, si legge, e fianco una svastica e una runa. Qui morirono il maresciallo dei carabinieri Oreste Leonardi e i poliziotti Giulio Rivera, Francesco Zizzi e Raffaele Iozzino. La targa era stata momentaneamente rimossa per lavori di restauro. Sul posto la polizia, che ha attivato il Comune per la cancellazione. Indagano gli uomini del commissariato Monte Mario.

“Ho la sensazione che, purtroppo, stiamo tornando a quei tristi anni di piombo”, ha detto all’Adnkronos Marco Falvella, presidente dell’Associazione internazionale vittime del terrorismo. “Temo che ci siano delle rivendicazioni: la violenza chiama violenza. Non vedo un bel futuro. Si è riacceso lo scontro politico di quegli anni violenti e i social non fanno altro che fomentare la violenza. E, vedendo lo scenario politico di questi ultimi anni, credo che la politica debba fare di più per arginare la situazione prima che degeneri”. Il concetto di fondo, rileva il presidente dell’Aivit, “è che oggi è stata imbrattata la lapide di Moro, domani succederà su altre targhe. Viviamo in un periodo in cui non c’è etica, umanità; non c’è nulla”. I familiari delle vittime di via Fani, tramite il levale Valter Biscotti hanno commentato: “Una azione vergognosa e un insulto per i tanti servitori dello stato che hanno perso la vita per mantenere la schiena dritta alla democrazia di questo Paese”.

Palermo, pestato il dirigente di Forza Nuova – Sarebbero cinque le persone individuate dalla Digos nell’ambito dell’indagine sull’aggressione subita ieri pomeriggio dal segretario provinciale di Forza Nuova di Palermo Massimo Ursino. Accompagnati in questura, la loro posizione è al vaglio degli inquirenti. La polizia sarebbe arrivata ai presunti responsabili del pestaggio, legati alla “sinistra antagonista”, esaminando le immagini di alcune telecamere della zona. Questa mattina sono stati perquisiti i locali dello studentato “Malarazza” di via Cavour. L’aggressione – Ursino è stato imbavagliato, legato con del nastro adesivo e malmenato in pieno centro – è stata rivendicata con una email inviata ad alcuni organi di informazione insieme al video del pestaggio realizzato da una ragazza del “commando” con uno smartphone. Nel video si sente la voce della giovane che ripete “è uno scherzo” e i lamenti della vittima.

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Olimpiadi invernali 2018: Sofia Goggia, quella bambina che a sei anni sognava di regalarci l’oro

Sre, 21/02/2018 - 12:28

E tre. Sofia Goggia conquista il terzo oro olimpico della spedizione azzurra a Pyeongchang da favorita. Quella della discesa libera era la sua gara e rispettare il pronostico, non subire la pressione, non pensare all’amica monumento di questo sport Lindsey Vonn che ti contende il metallo più prezioso, non è cosa da poco. La 25enne bergamasca ce l’ha fatta a realizzare un sogno partito 20 anni prima, come svela lei in un post: “Quella bambina che a sei anni sulle nevi di Foppolo aveva sognato di vincere le Olimpiadi, oggi sarebbe fiera di me”.

Tante peripezie, anche fisiche prima dell’anno della riscossa, il 2017, che nel 2018 ha trovato la sua incoronazione definitiva con la prima storica medaglia d’oro per l’Italia nella discesa libera femminile alle Olimpiadi invernali di Pyeongchang. Il destino talvolta è segnato, e a dimostrarlo anche l’episodio raccontato al microfono (strappato di mano alla giornalista) dell’emittente svizzera Rsi.

Sofia si era rotta il ginocchio a Lake Louise nel 2013 e in aeroporto la sciatrice elvetica Dominique Gisin, le cedette il suo posto in business class per permetterle un volo più comodo. Nel 2014, ancora lontana dalle piste Sofia commentava le gare per Sky. Quella di discesa fu vinta da Dominique Gisin che invece oggi, quattro anni più tardi rende omaggio a colei che le succede nell’albo d’oro. La sensazione è che Sofia possa regalarci qualcosa di bello anche in combinata, il suo entusiasmo è incontenibile e tutto può succedere.

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Impara il DeLuchese!

Sre, 21/02/2018 - 12:03

Corso DeLuchese-Italiano – da Il Fatto Quotidiano #DeLuca #Rifiuti #Fanpage #Campania #Natangelo

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Whatsapp e Messenger, il carattere indiano che blocca l’iPhone: ecco come risolvere il problema

Sre, 21/02/2018 - 11:58

Apple ha finalmente risolto il problema del carattere della lingua indiana che bloccava temporaneamente il funzionamento degli iPhone e dei Mac. Oggi è stato diffuso l’aggiornamento del sistema operativo iOS 11.2.6 che rende la ricezione del carattere innocua. Negli iPhone che ancora non sono aggiornati, quando il carattere viene visualizzato sulle app di messaggistica istantanea come iMessage, Messenger e WhatsApp, accadeva che il dispositivo andasse in crash e chiudesse l’app in questione riavviandosi, in alcuni casi.

Questo il simbolo della lingua indiana Telegu, che da giorni “terrorizzava” i possessori di iPhone. Nel caso non abbiate ancora aggiornato iOS, se ricevete il messaggio tramite WhatsApp, il bug dovrebbe interrompersi alla ricezione di un nuovo messaggio, o cancellando il messaggio ricevuto con il carattere indiano tramite WhatsApp Web. Nel caso in cui, però, non si riesca a sbloccare il telefono questo dovrà essere resettato, ripristinando le impostazioni di fabbrica.

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Madonna in topless su Instagram manda in delirio i fan: “Per te il tempo si è fermato”

Sre, 21/02/2018 - 11:50

59 anni, bionda e sempre sopra le righe. Madonna torna a far parlare di sé, stavolta postando su Instagram uno scatto che la ritrae in topless con indosso solo un cappello e un gioiello. Inutile dirlo, ha fatto il pieno di like e apprezzamenti da parte dei suoi fan.

Sunday Bloody Sunday

La tronista e le contumelie delle figlie, delle mamme e delle nonne

Sre, 21/02/2018 - 11:36

“Sei la persona più cattiva che abbiano mai visto”, “sei ridicola”, “livorososa” “pettegola” “falsa e impicciona”. “Fai schifo”, “sei grassa”, “hai il doppio mento”. “Sei lurida”, “meriti insulti peggiori di quel che ricevi”. “Sei una psicopatica di merda, curati”. “Vergognati di come sei, dovrebbero farlo anche i tuoi genitori”. “Chi ti credi essere, complessata, maleducata”. “Leggi i commenti stampateli e piangi”. Sono per lo più donne, figlie, mamme e nonne che scrivono a Nilufar, una diciannovenne napoletana, “tronista” di Uomini e donne, il programma televisivo pomeridiano di Maria De Filippi. E’ vero che la cattiveria è di questo mondo, e che i social espongono ciò che ieri era nascosto nel nostro animo. E’ certo che internet fa da moltiplicatore dell’accidia umana. Espande e innalza a trono la contumelia. Ciò che forse era impensabile invece è che tutta questa bile divenisse utile compost per lo spettacolo. La ragazza che legge in tv le cattiverie sulla sua persona, le lacrime che le scendono sul viso, il pianto di chi guarda e magari si ripromette di scriverne altre. E poi? Pubblicità.

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Sede Ema ad Amsterdam, pubblicato documento top secret: via i due edifici provvisori. Sala ricorre a Corte dei Conti

Sre, 21/02/2018 - 11:18

Più passa il tempo più l’affaire Ema, con l’assegnazione per sorteggio ad Amsterdam della sede dell’agenzia del farmaco europea, svela anomalie. Il Fattoquotidiano.it aveva scoperto che la città olandese aveva dato garanzie sulla continuità operativa che non sarebbe stata mai in grado di onorare. Adesso, dopo il pressing del sindaco di Milano Beppe Sala, si scopre che due edifici offerti da Amsterdam come sede transitoria sono spariti dal dossier per lasciare il posto allo Spark Building che ha sollevato i dubbi del direttore esecutivo dell’ente, Guido Rasi. È stato pubblicato ieri l’Annex 1, il documento top secret, dopo la richiesta di accesso agli atti presentata dal primo cittadino di Milano. Sala dopo aver presentato ricorso alla Corte di Giustizia europea, ora presenterà una richiesta anche alla Corte dei Conti europea. Nel documento compaiono due edifici transitori, sostituiti in seguito dallo Spark Building, poi abbandonate perché palesemente inadeguate. Senza dimenticare che l’edificio finale, il Vivaldi Building, non è stato ancora costruito: fino a pochi giorni c’era solo un cantiere.

I due edifici indicati sono il Tripolis, Burgerweeshuispad 200 e 300, e l’Infinity Business Centre, Amstelveenseweg 500.  “A seconda della decisione del Consiglio Ue e a seguito di ulteriori consultazioni con l’Ema su requisiti specifici, uno di questi edifici può essere affittato come sede temporanea”, si legge nel documento. Un affitto, che stando al Corriere della Sera comportrebbe un aumento di spesa del 34%. l documento era stato secretato dal Governo olandese perché, “non essendo pubbliche le prenotazioni” per ospitare l’Ema, “e non essendo stato firmato ad oggi alcun contratto di locazione – riporta il testo – è essenziale che le informazioni contenute nel presente allegato siano mantenute riservate per evitare possibili speculazioni di mercato e relativi aumenti di prezzo per le proprietà in affitto identificate”. Quando erano emersi i primi dubbi sul dossier l’Olanda aveva replicato che l’edificio provvisorio era già nella proposta, ma il riferimento era allo Spark Building. 

“Il governo olandese è stato costretto a rendere pubblici gli atti che aveva secretato – ha detto Sala – da questo abbiamo capito che i nostri sospetti erano fondati“. Secondo il sindaco il documento, di cui è entrata in possesso anche l’Ansa, dimostrerebbe che le due sedi temporanee proposte dall’Olanda nel dossier di candidatura sono scomparse. “La nuova sede che propongono – prosegue Sala – è diversa e non ha nemmeno le dimensioni sufficienti. Pensate se avessimo fatto una cosa del genere noi italiani…. A questo punto – ha concluso Sala – aggiungo un ricorso alla Corte dei Conti europea, perché qui si configura un danno per i cittadini europei e quindi anche per le nostre tasche”.

Ieri l’Ema ha dato spunto anche a una polemica politica in piena campagna elettorale. “Garantisco che l’agenzia tornerà a noi perché in Europa ho vinto tante battaglie”, ha detto Silvio Berlusconi, ricordando agli imprenditori di Assolombarda che l’assegnazione della nuova sede dell’Agenzia europea del farmaco l’hanno “decisa un certo giorno a Bruxelles, dove non c’era il sindaco di Milano, non c’era il ministro della Salute, non c’era il ministro degli Esteri e non c’era il presidente del Consiglio”. Immediata la risposta, via social, del sindaco di Milano: “Prego il Presidente di Forza Italia di astenersi da facili battute su Ema, per rispetto di chi ha dato e sta dando l’anima su questa partita”. Intanto domani 22 febbraio un sopralluogo della commissione Ambiente e Salute dell’Europarlamento ad Amsterdam, proprio per verificare lo stato dei lavori relativi alla nuova sede dell’Ema. Sono 51 gli emendamenti presentati, molti anche di europarlamentari non italiani, all’Assemblea.

Dubbi poi sono stati sollevati – sempre dal quotidiano di via Solferino – anche sulle modalità del sorteggio: con le delegazioni che stavano uscendo dalla sala perché era prevista una pausa di 30 minuti. Inoltre il verbale di rito non sarebbe stato redatto e le schede bruciate delle votazioni bruciate. “La città, la regione e il governo stanno lavorando e continueranno a lavorare per verificare che il processo sia stato fatto con correttezza e trasparenza, perché se così non fosse non sarebbe un torto solo a Milano ma un torto all’Italia e all’Europa” ha il premier Paolo Gentiloni. Diversi giuristinei giorni scorsi hanno riordato che “due principi nelle gare europee non possono essere derogati: la veridicità delle dichiarazioni da parte dei concorrenti e la non mutabilità delle condizioni che hanno costituito requisito o elemento essenziale per la partecipazione alla gara”.

Intanto il Sole24Ore scrive il board di Ema ha spedito nei giorni scorsi una lettera al segretario generale della Commissione Ue, l’olandese Alexander Italianer, responsabile della valutazione tecnica dei requisiti delle città candidate a ospitare l’agenzia in cui vengono sottolineate le anomalie dell’offerta a partire proprio dalle due sedi provvisorie presenti nel documento desecretato.

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Isola dei Famosi 2018, il reality di Canale5 “è naufragato”: tanta noia. E si continua a parlare del ‘canna gate’

Sre, 21/02/2018 - 11:17

L’isola dei famosi numero 13 sembra naufragata. La quinta puntata si può riassumere con una parola: noia. Le dinamiche fra i concorrenti sono nulle, tant’è che la trasmissione si fa da Milano tra talk sulla “droga in trasmissione”, sorprese ai concorrenti per allungare il brodo e grande spazio (come non mai) agli eliminati in studio. Alessia Marcuzzi è costretta a tornare sul “canna gate”, pur non avendone granché voglia, dopo le pressioni ricevute da Striscia la notizia che continua a indagare sulle accuse che Eva Henger ha rivolto a Francesco Monte nelle settimane scorse.

“Ho ascoltato gli audio di Striscia. Ci sono testimonianze contrastanti – ha detto la Marcuzzi -. Striscia mi ha chiesto di prendere una posizione e io l’ho giurato: io sono fermamente contraria all’uso delle droghe. Detto questo, le prove tangibili che chiediamo alla nostra produzione per adesso non sono visive. Chiedo agli amici di Striscia di continuare le loro indagini perché le prove sono necessarie per andare avanti, anche noi vogliamo fare chiarezza su certe cose. Ma qui non siamo un tribunale perché queste persone si devono poter difendere nelle sedi opportune e questa è una trasmissione di intrattenimento dove si è sempre parlato di altro. Questo è un tema delicato e in accordo con Mediaset e Magnolia avevamo deciso di tenere i toni morbidi per non creare un caso incredibile”. “Questa è L’Isola, non è Un giorno in pretura”, ha ironizzato Mara Venier.

A metà puntata, però, si è tornati sull’argomento con i concorrenti eliminati in studio. Cecilia Capriotti ha fatto sapere: “Non avrei denunciato il fatto: non è nel mio stile, non mi interessa e non ho fatto caso a niente. Lì eravamo tutti fumatori”. Anche Craig Warwick e Nadia Rinaldi sostengono di non aver visto la droga in Honduras, mentre Eva Henger continua a sostenere la sua tesi accusatoria. “Non ho capito quale sia lo scopo di Eva”, ha stuzzicato Daniele Bossari. “A me interessa solo la verità”, ha risposto l’ex pornoattrice. L’argomento viene trattato di nuovo con omertà e il processo stavolta è nei confronti della Henger.

Al netto del “canna gate”, la puntata è apparsa spenta e senza grandi guizzi. Si è salvata solo grazie a una trashissima prova di ipnosi orchestrata da Giucas Casella ai danni di Francesca Cipriani (che si è dovuta buttare di nuovo dall’elicottero pur di vincere una pizza). I due hanno recitato manco fossero attori della serie The Lady di Lory Del Santo, ma perlomeno ci hanno strappato una risata. Poco dopo, però, anche Casella – come già successo con Francesco Monte, Craig Warwick e Chiara Nasti – ha dovuto lasciare l’Isola a causa di una piccola contusione a una costola. Il paragnosta, però, ha espresso la sua contrarietà: “Io sto bene qui. Se torno mi intossico di nuovo con lo stress, il fumo, … Non ho più dolore, sono in forma, qui mi sento come un leone. Non voglio tornare in Italia”. In realtà si tratta di una sospensione, perché dopo aver fatto le lastre a Milano potrebbe tornare in Honduras.

Il reality di Canale 5, insomma, ha perso per strada tutti i suoi concorrenti più forti e le dinamiche – che sono il pane quotidiano per questo genere televisivo – latitano sempre più. E anche quando si vedono all’orizzonte vengono subito smorzate, come successo con la lite fra Rosa Perotta e Alessia Mancini conclusasi con un nulla di fatto (“Ci siamo chiarite”, hanno abbassato i toni le due). La speranza è che dalla prossima puntata entri in gioco qualche nuovo concorrente, altrimenti la noia regnerà imperante.

Ah, per dovere di cronaca: Filippo Nardi è l’eliminato con il 66% dei voti nonostante abbia dimostrato tutta la sua sensibilità con una bellissima lettera indirizzata all’ex compagna e al figlio; Simone Barbato è il mejor della settimana e ha deciso di portare Elena Morali sull’Isla Bonita; Paola Di Benedetto è la pejor della settimana e dovrà stare legata con Bianca Atzei per tutta la settimana; Franco Terlizzi, Nino Formicola e Paola sono in nomination. Stefano De Martino c’è ma non si vede.

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Borse, la ‘correzione’ dei mercati è partita. Ma è solo l’inizio

Sre, 21/02/2018 - 11:10

Vista dall’Italia, l’inizio della “correzione” dei mercati finanziari registrato un paio di settimane fa alla borsa newyorkese di Wall Street sembra quasi un episodio di poco conto, già superato: tutta l’attenzione degli italiani è attualmente “sequestrata” dalla martellante propaganda per le prossime elezioni politiche di fine legislatura. Chi però sa decifrare i messaggi “criptati” di Wall Street capisce subito che certi segnali non sono da prendere alla leggera. Essi ci avvisano infatti che una burrasca finanziaria è in arrivo.

Qualcuno si chiederà perché sono così pessimista visto che siamo proprio all’inizio di una ripresa economica che finalmente ci fa vedere un po’ di luce in uscita dal tunnel di una crisi lunghissima. Perché quando si vuole prendere una decisione è sempre meglio avere la memoria lunga invece che quella corta. E’ già successo nella primavera del 2011 di leggere i titoli dei giornali annunciare la fine della crisi e verificare invece solo pochi mesi dopo che stavamo entrando nella peggiore recessione economica del dopoguerra.

Nessuno può sperare che una singola e semplice “correzione di borsa” in mercati sempre più liberalizzati possa risolvere l’allegro andazzo dei mega-speculatori che comandano ormai i mercati in forza anche di operazioni eseguite per mezzo di algoritmi e di super-computer che operano alla velocità dei nano-secondi (milionesimi di secondo).

Non c’e’ solo Robert Shiller (premio Nobel economia 2013) a ricordarci che per ben 13 volte nel passato il mercato è crollato puntualmente con perdite più o meno pesanti, fino alla Grande Recessione di dieci anni fa, dopo aver raggiunto il top delle quotazioni.

Anche Joseph Stiglitz, Nobel Economia 2011, nel suo “The Global Economy’s Risky Recovery” dice tra l’altro: “In other words, the market is once again showing its proclivity for short-term thinking and pure greed (…) 2018 is likely to be a better year than 2017, but there are large risks on the horizon”(in altre parole, il mercato ancora una volta mostra la sua propensione per il breve termine e l’ansia di guadagno immediato (…) il 2018 sarà probabilmente migliore del 2017, ma ci sono grossi rischi all’orizzonte).

Anche i giornalisti del New York Times Matt Phillips e Tiffany Hsu nel loro documentato articolo dell’8 febbraio: “Stocks plunge as Market enters ‘Correction’ Territory” (Le azioni crollano mentre il Mercato entra in territorio di “Correzione”) ricco di riferimenti, tabelle ed allegati avvertono anch’essi che la festa è finita! I tassi tenderanno al rialzo, sarà più difficile (e più caro) ottenere mutui, ci saranno meno soldi da spendere  in giro, sia per le imprese che per i privati e, naturalmente, dato che in questi anni non si è fatto nulla di veramente serio per mettere i piccoli e medi risparmiatori al riparo dalle incursioni dei professionisti della speculazione finanziaria.

Cosa possono dunque fare i piccoli risparmiatori in difesa di quel misero gruzzoletto faticosamente accantonato?

Poco, veramente poco. Il mio consiglio sarebbe, intanto, in questa fase, di stare lontano da tutti gli investimenti finanziari, specialmente quelli a maggior rendimento (quindi a più alto rischio). Ma anche tenere tanti soldi “liquidi” in banca, con le nuove regole (bail-in, tasse, ecc.) può essere altrettanto pericoloso. Comprare oggetti d’arte o da collezione? Sì e no (bisogna essere intenditori!). L’unico facile investimento che può in questo particolare momento (in Italia) dare ragionevoli certezze di risolversi positivamente è l’investimento immobiliare. I valori sono scesi parecchio negli ultimi quattro o cinque anni (dal 10 al 30%, a seconda delle zone). Comprando casa adesso ci sono ottime possibilità di centrare un bersaglio da tutti ambito ma non sempre disponibile (comprare quando i prezzi sono al minimo). Inoltre, essendo i tassi dei mutui ancora molto bassi, se ci si muove in fretta si fa in tempo a prendere un mutuo di lunga durata ad un tasso (fisso!) che presto non sarà più disponibile. Potrebbe essere proprio, letteralmente, l’affare del secolo!

Per chi è invece alla guida di una piccola-media impresa il consiglio è di evitare eccessive esposizioni proprio adesso. Presto la liquidità (anche bancaria) incomincerà di nuovo a scarseggiare. Le banche centrali non potranno continuare a “pompare” (vedasi grafico allegato) nel sistema economico-finanziario miliardi a palate per sostenere l’economia. I tassi non potranno scendere, essendo già al minimo. Quindi ci troveremo proprio nell’occhio dell’uragano. Quello sarà il momento della vera “correzione”.

Qualcuno spera ancora nel “soft landing” (l’atterraggio morbido) teorizzato una trentina d’anni fa da Greenspan ma già fallito miseramente nel 2008.  Adesso che il mondo è più globalizzato di allora e che nessuno più riesce (o vuole) mettere regole nei mercati tutto sarà persino più difficile di prima. Non solo, ma mentre prima (nel 2009) si è trovato nei tassi negativi e nei “Quantitative easing” (l’indebitamento delle banche centrali) la soluzione per sostenere le economie e riportare a galla i mercati (scaricando le perdite sulle classi medie e sui piccoli risparmiatori), nella prossima crisi, se grave come quella che è appena terminata, purtroppo nessun economista sa ancora se, e come, sarà possibile risolverla, perché quelle “medicine” non basteranno più e nuove “medicine” non se ne vedono ancora per quei malanni.

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Aldo Moro, “A morte le guardie”: imbrattata con svastiche la targa di via Fani a Roma. Famigliari vittime: “Vergognoso”

Sre, 21/02/2018 - 11:06

Lo sfregio è arrivato 40 anni dopo il peggior momento attraversato dalla Repubblica italiana nella sua storia e nel clima di scontro politico che si registra nel Paese a dieci giorni dal voto del 4 marzo. “A morte le guardie” recita la scritta comparsa questa mattina in via Fani nel luogo in cui il 16 marzo 1978 le Brigate rosse rapirono il presidente della Democrazia Cristiana Aldo Moro dopo aver trucidato gli uomini della sua scorta. La scritta, in vernice nera e con a lato disegnate una svastica e una runa, è stata trovata intorno alle 7.15 disegnata sul basamento di cemento della lapide commemorativa della strage nella quale trovarono la morte il maresciallo dei carabinieri Oreste Leonardi e i poliziotti Giulio Rivera, Francesco Zizzi e Raffaele Iozzino. La targa era stata infatti momentaneamente rimossa per lavori di restauro. Indagano gli uomini del commissariato Monte Mario.

“Una azione vergognosa e un insulto per i tanti servitori dello stato che hanno perso la vita per mantenere la schiena dritta alla democrazia di questo Paese”, il commento dei familiari delle vittime di via Fani. “Dopo quarant’anni c’è ancora un imbecille – dicono i familiari per bocca del loro legale, l’avvocato Valter Biscotti – che va in giro a fare cose del genere. Oggi più che mai dobbiamo ricordare tutti gli agenti, carabinieri e appartenenti alle forze dell’ordine che sono caduti in quei terribili ‘anni di piombo‘ sacrificando la propria vita per la tenuta democratica“. Biscotti annuncia che i familiari degli agenti “si costituiranno parte offesa nel procedimento a carico di chi ha apposto quelle scritte vergognose sulla lapide”.

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Smartphone al volante, ecco la app che tradisce chi lo usa. E la Rc Auto sale

Sre, 21/02/2018 - 11:00

È ormai risaputo che l’utilizzo del telefonino mentre si è alla guida è uno dei principali fattori di rischio per gli incidenti stradali ed è pertanto vietato dal codice della strada. Presto questa cattiva abitudine potrebbe incidere pure sul premio della polizza Rc auto: infatti la compagnia assicurativa statunitense Allstate ha avviato la sperimentazione di una tecnologia che potrebbe consentire di capire se il conducente di una vettura sta usando lo smartphone in maniera impropria. L’obiettivo è premiare gli automobilisti che rispettano la legge e punire quelli che si lasciano distrarre dal cellulare.

I dati sull’utilizzo del telefonino alla guida vengono raccolti tramite un’app collegata a due sensori (giroscopio e accelerometro) del device: in questo modo è possibile stabilire se il dispositivo viene riposto in tasca o in un cassetto portaoggetti oppure tenuto in mano e utilizzato dal guidatore. Tramite l’app – che, per motivi di privacy, sarebbe utilizzabile solo previo consenso del cliente – l’assicurazione potrebbe quindi stabilire se l’automobilista è solito smanettare con lo smartphone mentre guida e quindi “punirlo” con tariffe più salate (o più leggere per chi è in regola).

Resta da stabilire come farà la app ad attivarsi automaticamente – magari collegandosi autonomamente al sistema infotelematico dell’auto o se la velocità rilevata dal GPS supera una certa soglia – ma l’idea sembra buona, vista anche la diffusione universale degli smartphone. Dopo l’analisi di 160 milioni di viaggi in auto, Allstate ha concluso che i conducenti che usano il cellulare alla guida costano alla compagnia il 160% in più rispetto ai clienti rispettosi delle norme: e questo, naturalmente, danneggia le tasche di tutti gli utenti. Secondo l’assicuratore americano, grazie all’utilizzo dei metadati trasmessi dagli smartphone, le varie compagnie potranno stabilire premi più equi ed essere più concorrenziali sul mercato.

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Siria, il regime bombarda sobborghi di Damasco controllati dai ribelli. “350mila civili intrappolati, 57 bambini uccisi”

Sre, 21/02/2018 - 10:58

Almeno 250 persone, tra cui 57 bambini e adolescenti, sono morte nei bombardamenti del regime siriano sull’enclave ribelle del Ghouta orientale, vicino Damasco. Lo ha confermato alla Bbc il coordinatore umanitario regionale delle Nazioni Unite Panos Moumtzis, dopo tre giorni di attacchi delle forze governative sui sobborghi orientali della capitale. Secondo Amnesty International, più di 350.000 civili sono intrappolati all’interno dell’enclave in mano all’opposizione. L’Onu aggiunge che nelle ultime 48 ore sono stati colpiti sei ospedali e tre sono fuori uso. Un altro, ad Arbin, sarebbe stato colpito dalla Russia, stando a quanto riporta l’Osservatorio siriano per i diritti umani.

“Il governo siriano, sostenuto dalla Russia, sta intenzionalmente colpendo i suoi cittadini della Ghuta orientale”, ha dichiarato Diana Semaan, ricercatrice di Amnesty International sulla Siria. “Non solo questa popolazione soffre a causa di un assedio crudele che si protrae da sei anni, ma ora è anche intrappolata sotto intensi bombardamenti quotidiani che hanno lo scopo di uccidere e ferire civili e che per questo costituiscono evidenti crimini di guerra”.

Secondo Andrea Iacomini, portavoce di Save The Children, “se le notizie sugli ultimi attacchi aerei nel Ghouta Orientale saranno confermate, ieri in Siria sono morti altri 100 civili, di cui decine di bambini. Bambini che si uniscono ai 60 uccisi nel solo mese di gennaio e alle migliaia di vittime di questa guerra. È un eccidio peggiore di quello di Aleppo”. La ong ha fatto sapere che “domenica sono stati colpiti quattro ospedali. Nei rifugi sotterranei i bambini sono senza acqua e servizi igienici, esposti al rischio di contrarre malattie”. “Le strade sono completamente deserte a parte le sirene delle ambulanze che trasportano i feriti in cliniche di fortuna. In alcune zone del Ghuta orientale la distruzione degli edifici e dei servizi ha raggiunto livelli impressionanti, ancor più gravi di quelli registrati durante il picco della crisi di Aleppo nel 2016″.

Iacomini prosegue: “Sette anni di guerra hanno portato la Siria al collasso: nel Ghouta orientale, dove vive il 95% dei siriani sotto assedio oggi, mancano i servizi fondamentali come scuole ed ospedali e i beni di prima necessità come cibo, acqua e medicine. È una vera emergenza umanitaria”. “Solo negli ultimi mesi – aggiunge – la malnutrizione è aumentata di cinque volte, centinaia di bambini sono gravemente malati e hanno bisogno di lasciare la città per essere curati». «È una continua lotta per la sopravvivenza – conclude – è una continua strage di innocenti. Fermiamoci un secondo e torniamo a guardare quello che accade in Siria. La guerra non è finita e l’indignazione a intermittenza non è bastata per fermare questa strage di bambini. Dobbiamo unirci e dire basta a questo massacro. I bambini, ovunque essi siano in Siria, devono essere protetti. Da tutti”.

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Elezioni, Gnocchi a DiMartedì: “Berlusconi non ha ancora indicato candidato premier, non riescono a trovarne uno incensurato”

Sre, 21/02/2018 - 10:41

Gene Gnocchi nella consueta copertina della trasmissione DiMartedì (su La7) fa un viaggio nel tempo e mostra come sarà Berlusconi in futuro, quando tornerà a firmare altri famosi contratti con gli italiani

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Tomorrowland 2018, in Italia per la prima volta. Il festival della musica dance ed elettronica sarà al Parco di Monza

Sre, 21/02/2018 - 10:38

L’Italia è per la prima volta tra le magnifiche sette nazioni che sabato 28 luglio ospiteranno Tomorrowland, il più grande festival della musica dance ed elettronica. A far da cornice all’evento sarà il Parco di Monza, che l’estate scorsa ha ospitato gli I-Days: sul palco si alterneranno diversi dj di fama internazionale e numerosi collegamenti in diretta streaming con l’esibizione principale in Belgio, dalle 16 fino alle 3 di notte. Non una semplice diretta streaming, ma un evento che riprodurrà le emozioni uniche dell’evento belga, con un mega stage, scenografie ed effetti speciali in puro stile Tomorrowland.

“Nel 2017 400mila visitatori provenienti da tutto il mondo hanno partecipato in Belgio alla doppia edizione del festival: in contemporanea oltre 100mila persone di sette nazioni differenti hanno vissuto la stessa magica esperienza in una maniera differente – si legge nell’annuncio – . E sarà così anche quest’anno: Unite With Tomorrowland collegherà Tomorrowland con Abu Dhabi, Italia, Libano, Malta, Messico, Spagna e Taiwan”. Gli artisti che si esibiranno sul palco del Parco di Monza e quelli che verranno trasmessi in diretta streaming in tutti gli eventi “Unite” saranno svelati nelle prossime settimane. Intanto, da martedì 20 febbraio sono aperte le pre-registrazioni per accedere alle prevendite per l’evento al Parco di Monza, che saranno successivamente acquistabili dalle 14 del 28 febbraio per 24 ore. L’evento è vietato ai minori di 18 anni.

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Pamela Mastropietro, i dubbi dei genitori: “Temiamo che qualcuno le abbia fatto del male in comunità”

Sre, 21/02/2018 - 10:05

I dubbi di Alessandra Verni e dell’ex marito Stefano Mastropietro, madre e padre di Pamela Mastropietro, la 18enne romana il cui corpo, fatto a pezzi, è stato ritrovato in due trolleya a Macerata, sono emersi durante un’intervista a Porta a Porta. I genitori della ragazza temono che sia successo qualcosa dentro la comunità in cui la giovane era ospitata. “Pensiamo dal più piccolo problema a quello più grave cioè che qualcuno le abbia fatto del male“. Qualcosa è successo, perché Pamela vomitava da giorni, “dal 25 dicembre la ragazza ha cominciato a vomitare – ha spiegato la madre – ma a me lo hanno detto soltanto il 15 gennaio”. Stefano Mastropietro ha sostenuto che “quando fai i bagagli e lasci un posto, hai avuto per forza un problema“.

Altre perplessità erano emerse giorni fa, espresse dallo zio di Pamela e legale della famiglia, l’avvocato Marco Valerio Verni, che aveva sostenuto che qualcun’altro potrebbe averle fatto un’iniezione. Anche i genitori sostengono che la ragazza non facesse uso di siringhe. “La sostanza stupefacente, Pamela, non l’ha mai assunta per endovena, la inalava o la fumava. Non ha mai usato una siringa: questo è un dato di fatto, una certezza. Per questo escludiamo che possa essere morta per overdose“, ha detto il padre sempre intervistato da Bruno Vespa. Secondo la madre di Pamela, invece, “può essere stato il nigeriano ad averle detto comprami questa siringa, mi serve. Lui è padre, ha una bambina piccola, non so come l’abbia ingannata”.

L’ultima volta che Alessandra Verni e Stefano Mastropietro sono andati a trovare Pamela in comunità, hanno sostenuto che stesse bene e che fosse contenta del suo incarico come responsabile della lavanderia all’interno della struttura. Per questo sostengono che sia successo qualcosa al’interno del posto in cui Pamela era ospitata e che l’ha costretta a fare i bagagli e scappare. Per loro, la figlia era una ragazza ingenua che si fidava troppo degli altri. “Pamela – ha raccontato il padre – aveva un disturbo della personalità, la droga era una conseguenza. Per questo non ci spieghiamo come possa essersi allontanata“.

Ad Innocent Oseghale, il primo nigeriano arrestato, che ha detto, tramite il proprio legale, “vorrei riabbracciare mia figlia e la mia compagna”, i genitori di Pamela dicono: “Anche noi vorremmo riabbracciare nostra figlia”. Al nigeriano, la mamma di Pamela ha chiesto: “E se fosse successo a tua figlia? Perché l’hai fatto? Se tu rimani lì ad assistere a quello scempio, tu sei complice uguale agli altri se non fai nulla”. “Nostra figlia – dicono Alessandra Verni e Stefano Mastropietro – deve avere giustizia“.

 

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Contratto statali, firmato anche l’accordo sul rinnovo per i dipendenti degli enti locali e gli agenti municipali

Sre, 21/02/2018 - 10:03

A 11 giorni dal voto si aggiunge un nuovo tassello al puzzle dei rinnovi contrattuali per i dipendenti pubblici. Dopo le intese sugli aumenti che verranno riconosciuti a ministeriali, militari e forze di polizia e agli 1,2 milioni di lavoratori della scuola, nella notte tra martedì e mercoledì è stato firmato l’accordo preliminare per il rinnovo del contratto nazionale per il comparto delle Funzioni Locali. “Un contratto di valore, che produce miglioramenti concreti per le lavoratrici e i lavoratori”, secondo la segretaria generale della Funzione Pubblica Cgil, Serena Sorrentino. “Dopo nove anni arriva una buona notizia per i dipendenti di Regioni, Province, Comuni, Camere di Commercio, enti e agenzie regionali, circa 467.000 lavoratori”, aggiunge il presidente della Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome, Stefano Bonaccini. “Ora stiamo lavorando perché si chiuda anche il contratto per il comparto Sanità“.

Federico Bozzanca, segretario nazionale della Fp Cgil Funzioni Locali, sottolinea che è prevista “una ulteriore categoria economica per ogni area, la definizione delle sezioni speciali per la Polizia Locale, la previsione della costituzione della sezione per il settore educativo, nonché un rinvio per poter rivedere il sistema di classificazione. Inoltre rimane la normativa di miglior favore sul turno festivo infrasettimanale“. Ai dipendenti della polizia locale “poi viene dato più valore grazie all’introduzione di un’identità di funzione collegata ai gradi”.

Tra gli obiettivi raggiunti, aggiunge Bozzanca, c’è “l’erogazione, per il 2018, degli aumenti retributivi di 85 euro mensili medi alle categorie del comparto, nonché un incremento delle risorse destinate alla contrattazione integrativa ed una rivalutazione del sistema indennitario. Non solo, è stato realizzato un reale e visibile aumento dei diritti delle lavoratrici e dei lavoratori con un avanzamento complessivo degli istituti del rapporto di lavoro: permessi, congedi, ferie, malattia, ecc. Le ferie potranno essere sospese in caso di lutto e, in via sperimentale, potranno essere fruite a ore”. Inoltre “più materie andranno alla contrattazione integrativa, dando finalmente più potere alle Rsu”.

La Uil con Antonio Foccillo e Michelangelo Librandi ricorda che è previsto “un incremento contrattuale in media di 85 euro e al tempo stesso la salvaguardia del bonus degli 80 euro. Il contratto avrà decorrenza dal primo marzo 2018 e auspichiamo che già nella busta paga di aprile ci sia l’incremento contrattuale a regime e gli arretrati che si attestano intorno ai 450 euro medi”. Tra le novità la Uil definisce “importantissima” quella per “il riconoscimento alla polizia locale di un’apposita sezione contrattuale che dà una risposta alle specificità e alle criticità decennali in questo settore, come ad esempio, il riconoscimento di un’indennità di funzione legata ai gradi e all’attività disagiata”. “Vista la ristrettezza dei tempi – sottolinea il sindacato – si tratta di un contratto ponte che non risponde a tutte le problematiche del comparto, ma attraverso l’istituzione di una commissione paritetica, si procederà entro luglio 2018 alla rivisitazione della declaratoria dei profili professionali e alla semplificazione del sistema, nonché all’analisi di specifiche professionalità”.

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Caso Romeo, Raggi dopo l’archiviazione: “Contenta, riconosciuta trasparenza e bontà del mio operato”

Sre, 21/02/2018 - 09:39

La nomina di Salvatore Romeo a capo della segreteria politica di Virginia Raggi non è stata in alcun modo illecita da parte della sindaca di Roma. Lo ha stabilito il gip della capitale archiviando su richiesta della Procura l’accusa di abuso d’ufficio per “infondatezza della notizia di reato”. “Sono contenta che sia stata fatta finalmente chiarezza – ha commentato la sindaca Raggi – È stata riconosciuta la bontà e la trasparenza del mio operato”

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